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Sad Satan – Il videogioco più terrificante del Deep Web

Sad Satan – Il videogioco più terrificante del Deep Web

Come si evince dal titolo del video, questa storia arriva direttamente dal deep web, quel vasto  e oscuro luogo di internet covo di criminali e psicopatici di ogni genere, luogo in cui la pornografia infantile dilaga mentre le droghe si acquistano con la stessa facilità con cui si comprano le caramelle. Nel deep web però oltre a trovare tutto questo materiale, ci sono una serie di oggetti digitali inquietanti creati da menti malate e che altrettante menti malate sono alla loro ricerca. Infatti il deep web è famoso per essere la fonte dei videogiochi più inquietanti mai creati in rete. Uno di questi videogiochi viene considerato il più perturbante di tutti. Questa è la storia di Sad Satan.

Nel 2015 il canale YouTube Obscure Horror Corner, aveva caricato dei gameplay di questo videogioco. Fino a quel video questo canale aveva pubblicato una serie di clip di giochi horror DOS molto vecchi o indie, ossia videogiochi amatoriali creati per lo più da privati che lavoravo in maniera indipendente. Poteva considerarsi di nicchia questo canale, ma la comunità su internet iniziò ad interessarsi in maniera esponenziale al video caricato il 25 giugno dello stesso anno, così tanto che YouTube iniziò a tenere d’occhio questa crescita anomala. Il titolo di tale video era: “Sad Satan – Deep Web Horror Game – Part 1”. Nella descrizione del video si poteva apprezzare una spiegazione molto semplice ed esplicita. A quanto pare Jamie, il proprietario del canale, si era impossessato del gioco grazie a un suo iscritto il quale gli aveva inviato un link ad un file chiamato Sad Satan, il link indirizzava verso un sito che si trovava nel deep web, in particolare si trattava di un sito speciale dove le persone potevano postare dei link anonimi e temporanei. Secondo la sua stessa testimonianza, Jamie cercò capire di più sulle origini di tale file per scoprire se si trattasse di un virus o peggio ancora di materiale pedopornografico. Il misterioso iscritto però diceva che l’aveva trovato in un forum con le iniziali “ZK” e che si trattava di un gioco horror, il più orribile a cui avesse mai giocato nella sua vita. Jamie un pò spaventato ma incuriosito decise di scaricare il file… dopo aver verificato che fosse completamente pulito grazie a un antivirus, decise di far partire l’eseguibile e iniziò a giocare il più misterioso e maledetto gioco di cui si abbiano notizie.

Come potete osservare con i vostri stessi occhi il gioco appare di per sé molto strano, ha una grafica particolare che riesce a tenere molto alta la tensione, si gioca in prima persona quindi sembra che lo scopo principale del creatore o dei creatori sia quello di far vivere sensazioni particolari ai protagonisti. Il gioco è molto semplice, si tratterebbe di una serie infinita di corridoi molto scuri dove il giocatore si muove, sembrerebbe una specie di labirinto. Inizialmente gli unici suoni che accompagnano il giocatore sono quelli prodotti dai suoi stessi passi mentre di sottofondo si apprezza una colonna sonora molto soft, ma mano a mano il protagonista prosegue attraverso le stanze, iniziano a comparire, come dei flash, fotografie in bianco e nero e la colonna sonora inizia a diventare sempre più intensa e stressante fino a raggiungere suoni irritanti e anche in questo caso delle volte si sentono dei dialoghi estremamente strani, come se fossero rallentati. Analizzando i flash di immagini che si vedono nel primo video si possono individuare questi due fotogrammi. Nella prima foto si vede Franz Joseph, nono principe di Thurn, dentro il castello di Konopiště, in Repubblica Ceca. La particolarità di questo castello è che è stata l’ultima residenza dell’arciduca Francesco Ferdinando, passato alla storia principalmente perché il suo omicidio diede inizio alla prima guerra mondiale. Nella seconda foto invece si vedono Jimmy Savile e Margaret Thatcher mentre promuovono l’organizzazione chiamata “Società Nazionale per la Prevenzione della Crudeltà verso i Bambini”. Se nel primo caso la foto sembrerebbe nascondere un messaggio un po’ velato e misterioso, come la caccia o il cacciatore, nel secondo caso invece non sembrerebbero esserci molti misteri, infatti è una cosa di dominio pubblico che Jimmy Savile è stato ironicamente accusato diverse volte proprio di abusi sessuali nei confronti dei bambini ed è proprio quest’ultimo messaggio che iniziò ad allarmare gli utenti su internet. Sad Satan… di che cosa si tratta? Di un gioco psicologico con sfumature horror oppure seriamente contiene messaggi cifrati di pedofilia?

Pochi giorni dopo, Jamie caricò la seconda parte del gioco, anche in questo caso c’erano altre immagini lampo in bianco e nero, una di queste raffigurava J. F. Kennedy pochi istanti prima della sua morte, in un’altra foto invece si può apprezzare la cosiddetta “capra sabbatica”, la famosa immagine disegnata da Eliphas Levi che rappresenta il Bafometto. C’erano anche in questo caso altri messaggi audio, di sottofondo infatti si potevano ascoltare altri dialoghi al contrario e altri effetti da stazione radio, il tutto condito dalla solita atmosfera inquietante, ma niente di tutto questo è stato così inquietante quanto la cosa che comparve nella seconda metà del video. Ad un certo punto quando sembrava che ormai la dinamica del gioco fosse sempre la stessa, qualcosa cambiò, Jamie capì di non essere più da solo perché in quei corridoi bui sembrava nascondersi qualcuno. Improvvisamente le sue sensazioni si trasformano in realtà e comparve una persona, che dai tratti e dalle dimensioni sembrerebbe proprio un bambino, un personaggio che da quel momento iniziò a comparire in tutti i luoghi e le stanze in cui si muoveva Jamie. Inizialmente questi bambini erano del tutto inoffensivi e non facevano nulla, anzi sembravano pure tristi, poi però nell’ultimo video caricato da Jamie si vede una ragazzina molto aggressiva capace di causare danni fisici ogni volta che si avvicina al giocatore. Dal momento che il personaggio impersonificato nel gioco non ha alcun mezzo di difesa, sembrerebbe che il tuo destino sia quello di morire a causa degli attacchi di questo personaggio aggressivo.

Questo raccapricciante gioco dalla storia sconosciuta in breve tempo era diventato trending topic fra gli internauti e oggetto di speculazione dei fan dell’horror e di teorie scure. Jamie aveva perfino fatto un’intervista con Kotaku, un blog di videogiochi, dove confermava la sua esperienza e di averlo trovato nel deep web. Una volta diventato famoso, però, la storia di Jamie iniziò a vacillare, infatti il link che si vedeva in descrizione e da dove lui dichiarava di averlo scaricato, non sembrava essere quello originale perché conteneva dei caratteri strani. Ben presto Jamie stranamente iniziò a togliere anche la descrizione dai suoi video oltre ai link. Si trattava quindi di una fake, solo una montatura? Tutto il contrario, infatti molti internauti iniziarono ad accusare Jamie di non aver postato il videogioco originale che si trova veramente nel deep web e che a detta delle suddette persone è molto più orribile di quello postato dallo youtuber. Dopo qualche giorno su 4chan era comparso un post di un utente che si firmava con le iniziali ZK e diceva: “Non dovete credere a quel codardo di Obscure Horror Corner, lui non vi ha mostrato il vero gioco, se volete vedere la verità guardate voi stessi” e aveva postato il link del gioco Sad Satan. Il gioco originale, che Jamie aveva censurato per non essere bannato da YouTube, conteneva immagini di ogni genere, dal gore più estremo fino alla pedofilia, immagini sataniche e molto altro ancora, inoltre gli utenti che l’avevano scaricato raccontavano che i loro computer si erano riempiti di virus e quel gioco aveva distrutto tutti i loro file. La parte più inquietante di questa storia, confermata da molti, è che nella versione originale del gioco dopo aver fatto l’installazione compare un file di testo con estensione .txt sul desktop  e piano piano inizia a riempirsi di caratteri strani che sembrerebbero casuali. Un utente su Reddit però, dopo una breve decodifica, scoprì che questi strani messaggi sono tutto tranne che casuali.

Si tratta quindi di un gioco horror creato da qualche pedofilo e rilasciato nella parte più scura della rete dove poteva avere più consensi e seguaci? Oppure al contrario è stato creato per poter scovare queste persone e poterle rintracciare? Il dibattito è ancora acceso in rete. Le uniche cose certe sono le orribili immagini e i suoni inquietanti che si sentono durante tutto il gioco, in particolare nella versione originale sembrerebbe che ci siano intere stanze composte da tante immagini di bambini reali abusati e riprodotte come un mosaico e cose di questo genere. Come ogni storia nata su internet, ci sono un’infinità di teorie a riguardo e le testimonianze sono veramente numerose, molti parlano di vero e proprio lavaggio del cervello dove le tematiche che si cercano di introdurre con questo gioco sono satanismo, pedofilia e violenza di ogni genere.  Sad Satan oggi è un vero e proprio mito di internet, ancora oggi molti ne parlano e ne sono affascinati, altri lo ritengono un motivo in più per tenersi lontani dal deep web, il luogo più strano, malato, infinito, pericoloso e inquietante di internet.

 
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Pubblicato da su 21 aprile 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Miniera Jarvis – “Qualcosa ha ucciso il mio cane!”

Miniera Jarvis – “Qualcosa ha ucciso il mio cane!”

Molte persone decidono di fare delle esplorazioni in luoghi abbandonati o addirittura mai esplorati prima e questo si potrebbe dire che è uno degli hobby più rischiosi del mondo perché in questi luoghi non più abitati di solito si trovano ogni genere di cose, da vecchi oggetti lasciati dalle persone che ci abitavano, fino a cadaveri di animali o nei casi più inquietanti, cadaveri umani… ed è proprio per questo genere di cose che su YouTube e su altre piattaforme proliferano questi tipi di video, di persone che si addentrano accompagnati da qualcuno o addirittura da soli nei luoghi più improbabili e pericolosi. Fabbriche, case, cimiteri, catacombe, sono solo alcuni di questi luoghi, non occorre aggiungere che la maggior parte di questi video vengono fatti durante la notte, sia perché spesso le autorità vietano questi tipi di esplorazioni e quindi di giorno è più difficile realizzarli, che per il valore stesso dei filmati i quali, se realizzati di notte, viene aggiunta di certo una componente importante e affascinante: il brivido.

In questo video parleremo di una persona che aveva deciso di fare una di queste esplorazioni e per sua sfortuna è finita in un modo del tutto inaspettato. Il protagonista di questa storia si fa chiamare Stan e spiega nel suo blog, aperto nel 2009, che è una persona a cui piacciono le avventure e stare all’aperto e poche righe dopo aggiunge: “Decisi di aprire questo blog perché la mia cagnolina è stata uccisa in questa miniera…” e prosegue il suo racconto con queste parole: “Non riesco a trovare molta attenzione a riguardo, sto cercando in tutti i modi di far conoscere questa storia. Ho provato a chiamare i ranger forestali, la BLM, lo sceriffo locale ma nulla. Le persone credono che sia pazzo. Non lo faccio per me, lo faccio per tutti voi là fuori. Il mio cane è morto, niente mi riporterà indietro la mia Millie e se qualcuno di voi decidesse di entrare in quella miniera non tornerà mai più, sto cercando di avvertirvi del pericolo.”

Stando alle sue parole, Stan è una persona che solitamente faceva delle passeggiate ed esplorazioni nei dintorni del Colorado. In questo stato americano ci sono una serie di miniere totalmente abbandonate, circa 23.000 secondo le stime svolte dai geologi del Colorado Geological Survey. Una di queste miniere, secondo il suo racconto, sarebbe quella di Jarvis. Con sommo rammarico, Stan, scrive che durante una di queste sue esplorazioni insieme alla sua fidata compagna, un labrador di nome Millie, si imbatté in questa vecchia miniera abbandonata. Padrone e fidato animale, ormai giunti verso la fine di una lunga giornata di escursioni sulle rocce del canyon, erano stanchi e affamati, ma quando l’avventura chiama è difficile resistergli, così i due si addentrarono nelle fauci della miniera. Stan però non si sentiva molto al sicuro e aveva dei brividi in quello spazio ristretto, quindi dopo aver percorso una decina di metri decise di fermarsi e di mangiare qualcosa prima di uscire e riprendere la sua strada, ma mentre cercava di prendere gli snack per nutrirsi, Millie che per tutto il tempo era rimasta insieme a lui iniziò ad innervosirsi. Continuava ad osservare l’oscurità della miniera, come se percepisse qualcuno. Dopo qualche secondo di tensione Millie iniziò a muoversi verso l’oscurità, Stan tentò di attirare l’attenzione dell’animale ma fu tutto inutile. Millie continuò la sua corsa ad una velocità sempre superiore, quindi Stan ormai spaventato iniziò a correre cercando di illuminare con la torcia il percorso e poco a poco vide l’animale allontanarsi sempre di più, fino a perdersi completamente nel buio più assoluto.

A questo punto Stan ammette che per la paura stava andando fuori di testa e per poco non perse il controllo dei suoi nervi. Si fermò di colpo, il tono della sua voce era diventato molto acuto quasi isterico mentre disperatamente chiamava Millie, poi dalle profondità del buio sentì abbaiare la cagnolina e ritrovando il coraggio di proseguire decise di seguire quel suono familiare sperando solo di riprendere Millie e uscire il più in fretta possibile, ma quel suono iniziò ad allontanarsi sempre di più. La sua cagnolina continuava ad addentrarsi in quelle viscere di rocce e Stan con la sua torcia cercava disperatamente di illuminare l’oscuro passaggio. Mentre si avvicinava, ad intermittenza riusciva a scorgere Millie grazie alla luce artificiale, poi di nuovo perse le sue tracce. Ormai in una corsa quasi disperata e alla cieca riuscì a raggiungere un punto dove Millie sembrava essersi distesa per terra dietro un sostegno di legno. Sentiva il suo respiro affannoso e impaurito. Avvicinandosi sempre di più Stan racconta che vide molto sangue per terra e poi successe qualcosa che l’avrebbe tormentato per il resto dei suoi giorni. Iniziò a sentire la presenza di qualcosa che egli stesso definisce non umano, come se si trattasse di una creatura, successivamente sentì un suono orrendo, che si avvicina più ad un grugnito che a qualunque altra cosa e completamente impaurito iniziò a correre con tutte le sue forze, per paura non si voltò mai indietro. Stan scrive sul suo blog che dopo essere fuggito, per la paura montò sul suo camion e guidò fino alla città più vicina che si trovava a 50 miglia. Cercò di richiamare l’attenzione delle persone, sia delle autorità che dei cittadini del posto, ma nessuno sembrava molto contento di sentire il suo racconto. Le poche informazioni che riuscì a ricavare furono che la miniera si chiamava “Jarvis Mine” e conclude il suo post dicendo che non crede nei fantasmi o roba del genere, ma vuole solo scoprire che cosa ci sia là sotto e se qualcuno, specialmente se è della zona, dovesse leggere la sua pubblicazione e sapesse qualcosa è pregato di contattarlo.

Passarono alcuni mesi prima che Stan prese la decisione di pubblicare un nuovo post e questa volta era riuscito a rimediare informazioni più dettagliate sulla miniera Jarvis. Come spesso succede in questi casi però le nuove informazioni raccolte sono così sconfortanti che le probabilità di trovare viva la sua cagnolina sono pressoché nulle… “Ho finalmente trovato prove concrete riguardo l’omicidio nella miniera Jarvis… Scavando negli archivi della contea ho trovato questi due articoli di giornale, scusate per la qualità delle immagini ma ho dovuto fare delle foto con i mezzi a mia disposizione perché non mi era concesso portarli fuori, inoltre i giornali stessi erano già molto deteriorati. Questa storia è veramente pazzesca.“. Nel suo post allega delle immagini molto sfuocate di giornali datati risalenti ai primi del 900, seppur in stato avanzato di deterioramento si possono leggere con molta chiarezza gli inquietanti titoli. Una di quelle fotografie di giornale risale al 27 ottobre 1909 e parla delle origini della miniera Jarvis e di un feroce omicidio.

Stando alle parole scritte direttamente da Stan, William Jarvis era il proprietario della miniera. William inizialmente aveva avuto un accordo con la compagnia mineraria di San Francisco per poter estrarre l’oro. Per circa cinque anni William, le sue figlie e sua moglie riuscirono a vivere una vita modesta ma tranquilla, poi per pura disgrazia egli trovò un vero e proprio tesoro nascosto nelle profondità rocciose. William che era un uomo molto fortunato ma anche molto astuto sapeva dove scavare e il suo fiuto per quelle rocce dorate lo portarono a scoprire una delle vene dorate più ricche di tutto lo stato. Ben presto strane persone si presentarono a casa sua, persone che cercarono in tutti i modi di spaventarlo, speculazioni dell’epoca parlano di veri e propri gangster pagati dalla compagnia per cercare di mandare via la sua famiglia. William però non scappò mai dalla sua terra, così i soggetti loschi decisero che era giunta l’ora di farlo fuori. Un giorno un gruppo di uomini armati giunse a casa sua, quando sua moglie andò ad aprire la porta la uccisero con un colpo violento in testa, poi presero le sue figlie e le portarono insieme a lui dentro la miniera e nella parte più scura e profonda decisero di violentarle obbligando Jarvis a osservare tale aberrazione, poi legarono le sue figlie insieme a lui e fecero esplodere la miniera a colpi di dinamite. William venne sepolto vivo insieme alle sue figlie. Da allora la miniera Jarvis è stata legata a fatti molto strani, leggende popolari tramandate dalla popolazione locale raccontano di diversi episodi funesti accaduti dentro la miniera. La compagnia infatti, dopo aver messo i propri uomini a lavorare dentro la miniera, perse così tanti soldi e vite umane che ha dovuto chiuderla in breve tempo. A testimoniare queste inspiegabili morti sono rimasti pochi giornali. La miniera Jarvis si dice sia fonte di una maledizione e nessuno che vi entra è il benvenuto.

Dopo qualche mese diverse persone iniziarono a scrivere sul blog di Stan, molti dei quali dichiaravano di aver già sentito questa storia ma per lo più si trattava di leggende metropolitane e non sapevano che fosse realmente accaduta una cosa del genere. Altre persone criticavano la sua scelta di abbandonare la miniera lasciando indietro l’animale ferito. Stan cercò in tutti i modi di giustificarsi dichiarando di aver avuto così tanta paura che temette di morire. Uno degli utenti però prese la faccenda seriamente e scrisse che non solo era della zona, ma aveva sempre avuto una certa curiosità riguardo questa miniera e presto sarebbe andato di persona a verificare se fosse tutto reale. Stan cercò in tutti i modi di persuaderlo a lasciar perdere e dopo questo post non si seppe più nulla né di Stan né dell’utente che voleva vedere con i propri occhi l’interno della miniera….

Questo blog rappresenta un mistero, alcuni dicono che sia solo una pubblicità per un film uscito nel 2013 chiamato “miniera abbandonata”, ma se fosse così il filmato sarebbe diventato virale, cosa che invece non è stato e poi per quale motivo fare un intero blog per promuovere un film e poi quattro anni dopo far uscire un film senza nemmeno nominare tale storia? Ci sono parecchie incongruenze qualunque sia l’ipotesi fatta, ma sicuramente visitare di persona la minerà Jarvis non è la soluzione appropriata per scoprirlo. Infatti se cercate di avventurarvi in una qualunque miniera abbandonata, fra serpenti, ragni, dinamite non ancora esplosa e gas tossici… Le entità paranormali saranno gli ultimi dei vostri pensieri….

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2017 in Maledizioni

 

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La macchina fantasma di mio papà

La macchina fantasma di mio papà

La storia che ascolterete a breve in realtà non ha nulla di paranormale o misterioso, non ci sono fantasmi, spettri, demoni o altre entità soprannaturali in questo video. Si tratta solo di una storia ritenuta reale che da diversi anni sta facendo il giro del mondo. Probabilmente molte persone fra di voi già la conoscono mentre gli altri che la ascolteranno per la prima volta non se la scorderanno mai più e alla fine di questo video tutti farete delle riflessioni personali.

I videogiochi non sono solo una forma di intrattenimento, come qualunque altra attività umana i videogiochi hanno un potere molto grande, ossia quello di rafforzare legami affettivi e immortalare ricordi nella nostra memoria. Chi non si ricorda il suo primo videogioco? Molti videogiochi rappresentano un’intera generazione e molti di voi in questo momento staranno avendo dei flash di ricordi di infanzia e adolescenza, pomeriggi interi trascorsi davanti a uno schermo insieme a qualcuno o da soli a premere i pulsanti del controller cercando di superare i più inimmaginabili livelli. È alquanto particolare come la nostra mente riesca ad associare i ricordi fra di loro. Così in un batter d’occhio oltre a ricordare quei pomeriggi spensierati sicuramente vi ricorderete anche le persone a cui eravate più legate in quegli anni: un amico, un cugino… i vostri genitori.

Questa storia è accaduta nel 2014 e viene ricordata come una delle più incredibili mai avvenute su internet. Proprio qui su youtube il canale PBS GAME/SHOW, un canale che si dedica ai videogiochi in generale, verso la fine di maggio di quell’anno pubblicò un video intitolato: “I videogiochi possono essere un’esperienza spirituale?”. Un video molto interessante dove si cerca di spiegare quali siano i sentimenti spirituali che alcune persone provano con i videogiochi, scatenando una serie di riflessioni fra gli internauti. In particolare un commento di uno degli utenti in breve tempo raggiunse una popolarità tale da guadagnarsi una quantità di like che superava addirittura quella del video stesso e presto capirete il motivo. L’utente con il nickname 00WARTHERAPY00 raccontò la sua incredibile esperienza vissuta diversi anni prima, ecco la sua storia.

“Quando avevo quattro anni mio papà decise di acquistare una Xbox, sapete, quella del 2001, insomma quella che sembrava un blocco ruvido di pietra. Grazie a quella console io e mio padre abbiamo trascorso così tanti pomeriggi di felicità. Tonnellate e tonnellate di divertimento insieme a lui giocando i più svariati giochi esistenti… Molto divertimento eh già! Fino al giorno della sua morte, quando avevo 6 anni.”.

Di certo perdere un genitore è uno dei colpi più duri nella vita di una persona, figuriamoci per un bambino. Molte persone agiscono in modi diversi al dolore e WARTHERAPY racconta della sua radicale decisione proseguendo con il racconto:

“Dal giorno della sua morte decisi di non giocare mai più con quella console, non la toccai per dieci anni. Poi un giorno ormai adolescente ripresi a giocare con quella vecchia console che mi faceva ricordare tante belle cose e tanto dolore contemporaneamente. Appena la accessi però osservai qualcosa di strano. Io e mio padre giocavamo soprattutto ad un gioco di corse di auto chiamato Rally Sports Challenge, un gioco veramente incredibile se si tiene conto degli anni in cui era uscito. Quando ripresi una delle gare che di solito facevamo io e mio papà notai una cosa strana: intorno a me vedevo un fantasma! Era letteralmente un fantasma! Sapete… la particolarità di questo gioco è che non soltanto viene memorizzato il tempo del giocatore che fa il giro più veloce della pista, ma il gioco memorizza l’intero percorso svolto da quel giocatore in quel giro e quando gareggi lo puoi vedere come se fosse una specie di fantasma. Proprio così, avete indovinato! Mio papà aveva registrato il giro più veloce della pista e quello che vedevo era proprio lui… la macchina fantasma era lui, mio papà! Così mi ritrovai di nuovo a vivere quei pomeriggi di felicità, stavamo gareggiando di nuovo insieme! Si vede che a mio papà gli piaceva davvero quel gioco, aveva registrato un tempo incredibile! Giocai e giocai per molto cercando di battere il suo tempo finché un giorno in una gara testa a testa riuscii a sorpassarlo e a distanziarlo per un pò, ma proprio prima di tagliare il traguardo frenai di colpo, così da non cancellare il record di papà. Ancora oggi il suo fantasma si trova memorizzato nel gioco, per la mia felicità.”.

Questa storia da allora commuove diverse persone in tutto il mondo e ancora oggi molti utenti vanno a vedere quel video solo per leggere il suo commento originale e rendergli omaggio condividendo le proprie esperienze. Il regista John Wikstrom decise di fare addirittura un corto su questa storia intitolato “Player Two”, davvero un bellissimo omaggio alla storia di WARTHERAPY.

Forse vi starete chiedendo che cosa c’entri tutto ciò con un canale di mistero, semplicemente è solo un modo di farvi comprendere che al di là dell’intrattenimento svolto dal canale con storie macabre o di mistero, in questo particolare periodo dell’anno vogliamo ricordarvi che ci sono cose molto più importanti nella vita. Indipendentemente dai regali ricevuti a Natale quello che bisogna ricordare sono le persone a cui si vuole bene, in queste feste vi auguriamo di passare dei bei momenti insieme ai vostri cari cercando di rendere ogni momento indimenticabile e ricordando coloro che non ci sono più… Un po’ come WARTHERAPY che ancora oggi corre insieme a suo papà.

Noi torneremo a metà gennaio. Buone feste da parte di Alex e Matteo!

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Marina Joyce – La cruda verità della sua storia

Marina Joyce – La cruda verità della sua storia

Qualche mese fa su internet la storia di Marina Joyce suscitò scalpore e molta preoccupazione fra gli internauti. La ragazza inquadrata è la protagonista di questa vicenda, lei è una youtuber inglese e gestisce un canale dedicato al make-up, moda e altri temi di questo genere e sebbene le tematiche dei suoi video non fossero particolarmente diverse da quelle proposte in altri canali, il suo carisma e il suo modo di porsi davanti alla telecamera l’avevano fatta guadagnare diversi iscritti fino ad arrivare quasi ai 600.000 e a metà luglio di quest’anno questa crescita è stata a dir poco drastica, così tanto che in pochi giorni raggiunse quota di 2 milioni di iscritti.  Purtroppo però non sono stati i suoi video a farle guadagnare notorietà, quanto una storia macabra che si è sparsa in rete.

I video di Marina Joyce erano interessanti per la sua personalità, il suo volto sorridente e la sua spontaneità, ma ad un certo punto i suoi video iniziano a diventare sempre più bizzarri. Lei non sembra più essere felice, spesso le sue movenze sono quasi robotiche come se fossero forzate, a questo si aggiunge anche il fatto che i suoi discorsi non sono più spontanei ma sono quelli di una persona che legge un copione. La ragazza spesso presenta uno sguardo perso e non sembra più felice. I suoi iscritti si accorgono di questo cambiamento e ben presto si insinuano diverse ipotesi come origine di questo mutamento tanto che su Twitter diventa un trending topic a livello mondiale l’hashtag #savemarinajoyce, ossia “Salvate Marina Joyce”. A far scattare l’allarme però non sono stati solo i suoi atteggiamenti e le sue movenze, ma soprattutto dei video dove lei appare con delle ferite evidenti sulle sue gambe e braccia, segni forse provocati da percosse e violenze da parte di qualcuno. Inoltre in alcuni di questi video inizia a comparire vicino a lei una figura… Evidentemente i sospetti che ci fosse qualcuno ad aiutarla e a darle un copione su quello che doveva dire o fare è un’ipotesi non molto lontana dalla realtà dei fatti.

Man mano che passano i giorni le stranezze aumentano, in uno dei suoi video tutorial di come truccarsi troviamo una Marina molto distratta, infatti nel farlo è palesemente maldestra ed imprecisa cosa alquanto inusuale. In lei inoltre gli occhi sembrano molto dilatati come se avesse assunto delle sostanze stupefacenti. La comunità su internet cerca in tutti i modi di mettersi in contatto con lei e cercare di scoprire il motivo dei suoi cambiamenti, quali sono le ragioni di questo atteggiamento così strano, ma lei si limita solo nel dire che sta bene senza aggiungere alcun tipo di spiegazione, ma è evidente che c’è qualcosa che non va nella sua vita.

Come prova che Marina abbia subito una metamorfosi, in uno dei video compare un oggetto che fece raggelare i suoi iscritti che temevano per la sua vita. Osservate voi stessi con i vostri occhi… Proprio così, nella sua camera come un qualsiasi altro oggetto di uso quotidiano compare un fucile poggiato contro il muro. Inoltre inizia a girare questo video dove molti dichiarano di sentire la frase “help me” ossia “aiautatemi” in sottofondo. A questo punto le persone di diversi paesi iniziano a dire che lei è stata sequestrata e che viene costretta con la forza a fare questi video e altre teorie alquanto macabre. In breve tempo migliaia di follower colpiti da isteria di massa contattano le forze dell’ordine della città dove abita Marina. Le chiamate raggiunsero livelli così eclatanti che perfino la polizia dovette emettere un comunicato via internet per cercare di calmare gli animi dei suoi fan. Nel comunicato la polizia di Anfield dichiara: “Degli ufficiali di polizia hanno fatto visita alla youtuber Marina Joyce. Lei sta bene e si trova al sicuro.”. Marina inoltre, probabilmente allarmata da tutta questa attenzione, pubblicò anche lei un comunicato su Twitter dichiarando che si trova bene ed e al sicuro aggiunse anche che era commossa per il fatto che così tante persone si preoccupassero per lei.

I suoi fan però non sono soddisfatti di questa spiegazione dichiarando che probabilmente è stata costretta a dire che si trovava bene, ma che in realtà fosse in pericolo. Sicuramente molti dei suoi follower esagerano in queste supposizioni e teorie, molte delle quali sono del tutto campate in aria come l’ipotesi che addirittura fosse stata rapita dall’isis e riportata perfino da qualche giornale. Ad ogni modo c’è da dire che ci sono parecchie cose strane in questa vicenda. Una pista su quello che probabilmente le è successo ce la da direttamente la stessa Marina. Infatti, proprio nel momento in cui la sua storia stava facendo il giro del mondo e le diverse teorie di rapimento stavano inondando la rete, su Twitter era comparso questo post: “Incontratemi all’evento di Bethnal Green alle 6:30 di mattina, se volete unirvi alla festa con me portate qualche amico così anche da non perdervi” e proprio su Twitter qualche ora dopo diversi internauti dichiarano che è stato pubblicato un video dove si sente solo la ragazza con una voce rotta e quasi disperata dove dice di non andare all’appuntamento, che è un inganno e che qualcuno rapisce delle persone, ma come al solito, per comprendere al meglio le emozioni della ragazza, ascoltatela voi stessi…

Diversi internauti affermano che questo audio era comparso per pochissimo tempo e poi era stato tolto dal suo account di Twitter. Altre persone invece dichiarano che il video sia un falso, l’unico dato di fatto rimanente però è che Marina non si è mai presentata a tale evento anche perché non c’è mai stato nessun evento organizzato a Bethnal Green il giorno seguente, tanto meno alle 6 di mattina. Molti quindi iniziarono a credere che lo facesse solo per aumentare ancor di più la sua popolarità, d’altronde l’hashtag #savemarinajoyce aveva raggiunto oltre 2 milioni di Tweets. Ed è proprio questo il punto, indipendentemente dal fatto che lei approfittasse o meno di questa situazione per farsi pubblicità lei aveva seriamente un problema perché era diventata così distratta da non rendersi conto di molte cose che pubblicava o che faceva. Altri youtubers attratti dal potenziale di questa storia cercarono di farle un’intervista, come per esempio Scarce. Questo youtuber che fa gameplay in un’intervista che vi invitiamo a vedere e che troverete in descrizione, con delle domande ben precise e mirate cerca di fare chiarezza su tutta la vicenda che si è creata intorno a lei. Marina risponde a tutte le domande in modo meno che sufficiente, limitandosi a dire che nessuna delle teorie in circolazione fosse reale, lei non è mai stata rapita e non viene forzata da nessuno a fare quei video, dichiara anche che il suo comportamento è del tutto naturale e i diversi tic sviluppati come il continuo sbattere di palpebre o lo sguardo perso nel vuoto e ripetere spesso alcune parole non significano nulla, solo che lei è così e basta e per lei è tutto normale, inoltre alla domanda riguardante il fucile afferma che si tratta solo di un fucile a pallini, ma quando finalmente le viene fatta la domanda sull’origine dei lividi Marina, non potendo più sfuggire, con una risposta tagliente cerca di articolare qualcosa di convincente e probabilmente per questo motivo si innervosisce ed inizia a ripetere alcune parole. Ad ogni modo il succo di quello che voleva esprimere era che in sostanza se li è procurati da sola quei lividi con una caduta accidentale mentre camminava in una foresta. Verso la fine dell’intervista però probabilmente più sciolta e più confidente, dichiara effettivamente che lei si comporta delle volte in modo normale ed altre invece no, ma che non lo fa mai apposta perché lei pensa sempre di comportarsi in modo naturale.

Ovviamente nessuna delle risposte date ci aiuta a risolvere l’enigma ma lo infittisce di più, solo le sue ultime parole nascondono l’unica verità di questa storia. Come spesso accade, la verità risulta più triste e orribile di qualunque storia inventata. Marina viene conosciuta dalle persone a lei vicine come una ragazza con dei problemi di tossicodipendenza, infatti il suo manager di YouTube Craig Dillon scrisse queste testuali parole:  “Smettetela di chiedermi di Marina Joyce, lei ha avuto un grosso problema con le droghe per diversi anni. Tutti noi stiamo cercando di aiutarla ma non accetterà il nostro aiuto.”. Anche lo youtuber inglese Sam Pepper con un Tweet in modo secco spiega: “Chiunque conosca Marina Joyce di persona sa che ha un serio problema di tossicodipendenza. Ha bisogno di una riabilitazione.” e così molte altre persone che la conoscono spiegano in modo più o meno diretto questo suo problema…

Perciò il suo cambiamento di voce, le sue occhiaie, i lividi causati da cadute, lo sguardo perso e la sua assenza mentale derivano con molta probabilità dalla droga. Ovviamente lei questi cambiamenti non li nota ed è tutto normale, ma tutti noi vediamo come una persona solare e felice è diventata piano piano in quello che oggi purtroppo si trova di fronte alle telecamere e che scatena le più tetre teorie. La parte più terribile quanto ironica di tutta questa vicenda è che fra i milioni di utenti di tutto il mondo che vogliono aiutarla, l’unica persona che davvero potrebbe farlo corrisponde anche all’unica persona che continua a sostenere che vada tutto bene, ossia Marina Joyce stessa. Una storia triste che supera qualunque teoria di sequestro. Il potere più grande delle droghe è che quando le persone si accorgono di avere un problema è già troppo tardi e quelle sostanze si sono già portate via il meglio che quelle persone avevano nella vita.

Buona fortuna Marina Joyce

 
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Pubblicato da su 19 settembre 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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John Lang – Cronaca di una morte annunciata

John Lang – Cronaca di una morte annunciata

Sebbene questa vicenda sia accaduta di recente e non siano ancora state arrestate delle persone per un perfido omicidio, alla fine del video comprenderete perché la polizia non farà delle indagini a riguardo e perché questo caso sia destinato a rimanere in uno degli archivi più nascosti di una polizia sepolta dalla vergogna e dai sensi di colpa. Purtroppo le fonti che si hanno a disposizione sono veramente così poche che sembra che avvenga una censura in rete e infatti non possiamo farvi vedere la foto reale di colui che è il protagonista dato che ora non c’è più alcuna traccia di quello che era la sua persona, ma parte della sua storia può essere narrata attraverso alcuni frammenti importanti che sono rimasti su internet. Cercheremo di costruire i fatti come i pezzi di un puzzle e mano a mano andremo a comporre questi pezzi, scoprirete i dettagli di una terribile storia.

John Lang era un padre di famiglia e attivista di Fresno in California, Stati Uniti. Normalmente John si occupava di scoprire fatti illegali o cose alquanto sospette che accadevano nella sua città e li pubblicava  online. Una delle tante ingiustizie di cui lui aveva parlato nel suo blog riguardava un’attività che la polizia locale di Fresno normalmente faceva, ossia nei quartieri più poveri conduceva delle scansioni delle targhe che si trovavano parcheggiate nei supermercati e nei grandi magazzini e poi, se si trovava una percentuale alta di persone che avevano multe arretrate o qualche altra infrazione, posizionavano un blocco nelle vicinanze e fermavano solo le targhe segnate da loro stessi così intascavano una grande quantità di profitti perché si prendevano una percentuale delle multe arricchendosi sulle spalle dei residenti più poveri. Tuttavia questo è niente in confronto alle altre storie di corruzione che vedevano protagonisti i poliziotti, infatti la polizia di Fresno, sempre secondo John, indagava spesso in rete nei blog e nei forum e risaliva addirittura attraverso l’indirizzo IP alle persone che osavano lamentarsi del loro operato, ma soprattutto quando prendevano di mira queste persone lo facevano con intimidazioni molto aggressive, avveniva un vero e proprio stalking nei loro confronti e lui essendo uno degli attivisti più costanti era una di queste persone…

Il 13 gennaio 2016 John pubblica una breve intervista scritta dove parla dei diversi motivi per cui la polizia di Fresno, da ben sette lunghi anni attraverso diverse azioni, cercava di intimorirlo attaccandolo in diversi modi fino ad arrivare a screditarlo con accuse pesanti come pedofilia e tentando di posizionare all’interno della sua proprietà delle false prove per incriminarlo di alcuni reati. Normalmente anche solo affermare metà di queste cose sarebbe una follia o uno scherzo di cattivo gusto, ma in America nessuno ha voglia di scherzare sulle leggi e sulla giustizia e John è così convinto delle sue affermazioni che cercò perfino di rivolgersi agli Affari Interni, ma le cose non fecero che peggiorare perché da allora la polizia era diventata molto più violenta e iniziò anche a scrivere sul suo account Facebook dei messaggi molto strani, per esempio uno dei poliziotti che usava lo pseudonimo di Kevin Arial gli scrisse: “La prima regola del fight club è non parlarne mai del fight club! …dovresti saperlo Mr. Lang!”. John quindi rivolgeva delle accuse molto dure nel suo blog e i poliziotti cercavano di rendergli la vita impossibile, ma a un certo punto vennero oltrepassati certi limiti non visibili che decretarono per sempre il destino di John e la pressione che egli subì fu impressionante. Spesso diceva di essere inseguito da alcune auto, di vedere delle persone che andavano a trovarlo sul suo posto di lavoro che gli sembrano sospette, diceva di vedere costantemente le stesse auto parcheggiate fuori dalla sua casa, ma nessuno lo ascolta, nessuno vuole credere alla sua storia ritenuta troppo assurda, così si affida a internet e inizia a registrare tutto quello che accadeva nelle vicinanze della sua proprietà attraverso un sistema di video-sorveglianza che registrava tutto 24 ore su 24.

Nel suo account YouTube, oggi l’unica fonte originale di questa storia che non è ancora stata oscurata, troviamo diversi filmati, diciassette in tutto, in cui effettivamente si possono osservare delle macchine strane che si fermano quasi di colpo davanti a casa sua per poi ripartire in fretta. Scrutando lentamente la casa quasi in cerca di uno sguardo, si vedono anche delle persone che passano e ripassano a notte fonda, ma la cosa più impressionante è che a un certo punto John inizia a fare dei nomi. In uno dei filmati racconta di come una volta uno dei poliziotti che egli chiama “Eli Rodriguez” cercò di entrare con dei pretesti all’interno della sua proprietà solo per cercare di inserire delle prove false dentro la sua casa così da poterlo arrestare. Eli viene descritto da John come una persona chiave che si trova coinvolta in una rete di corruzione così spessa che quando tutto verrà a galla egli trascinerà altri venti o trenta poliziotti corrotti come lui. In ogni video si può leggere anche una descrizione dettagliata dei fatti, spesso inoltre parla dei suoi vicini George e Maxine Ramirez come due informatori posizionati lì di proposito dalla polizia per sorvegliarlo e riferire quando lascia casa sua. Questa è l’unica spiegazione che John trova perché quando va a fare anche una piccola spesa di pochi minuti incrocia sempre quattro o cinque pattuglie, racconta anche che spesso queste pattuglie si affiancano a lui per fargli capire che sono e saranno sempre presenti. I suoi vicini inoltre, secondo John, cercano anche di tenerlo lontano dalla propria abitazione così da permettere a qualcun altro di entrare a casa sua allo scopo di infangarlo con delle prove false. In uno dei filmati caricati sul suo canale si può vedere praticamente come John scappa letteralmente dalla casa dei vicini dopo un breve incontro al quale era stato invitato dai Ramirez. John sente che c’è qualcosa che non va così con un pretesto decide di tornare a casa sua, i vicini ben lontani dal sembrare esterrefatti da questo comportamento, lo inseguono e cercano anche di bloccarlo per non permettergli di rientrare alla sua proprietà urlando quasi a squarciagola il suo nome, come se volessero far capire a qualcun altro che John stava rientrando a casa sua.

Purtroppo però John, anche dopo questi video, non viene preso in considerazione da nessuno, anzi, i pochi che lo vedono credono che sia malato o soffra di manie di persecuzione, ma nei filmati è sempre più evidente che accadono cose alquanto sospette davanti a casa sua, per non usare parole più allarmiste. Effettivamente a un certo punto la polizia, con uno squadrone al completo, inizia a sostare proprio di fronte a dove abita John e i poliziotti iniziano a osservare la sua casa cercando di dimostrare qualcosa, come se inviassero un messaggio. In un altro video si vede come un gruppo di uomini dentro un furgone nero e in pieno giorno, puntano una videocamera termica direttamente verso casa sua, probabilmente per sapere se si trovasse all’interno dell’abitazione. In particolare la persona alla guida sembra anche parlare con qualcuno al telefono; forse per informare se hanno via libera oppure no per entrare. Dopo aver visionato questo video particolare molte persone avranno compreso che forse John non stava esagerando quando diceva di sentirsi inseguito e di vedere dei soggetti strani intorno alla sua proprietà. Le cose diventano ancor più inquietanti quando in un altro filmato viene registrata una persona che si era introdotta nella sua casa verso le 5 di mattina. Il povero John, che non può per ovvi motivi rivolgersi alla polizia, chiede agli internauti se riescono a riconoscere il soggetto in questione, inoltre iniziano ad apparire degli inspiegabili gap temporali nella sua videocamera di sorveglianza, come se qualcuno a un certo punto avesse cominciato a manomettere i suoi impianti di sicurezza.

John, quasi disperato e logorato, il 14 gennaio 2016 pubblica un messaggio forte su Facebook: “Voglio solo dirvi una cosa ragazzi, se mi capiterà qualcosa domani o fra due giorni sappiate che sarà per colpa delle polizia di Fresno, dei miei vicini e di un dipendente del posto in cui lavoro”. Il giorno dopo, il 15 gennaio, sempre su Facebook convoca direttamente l’intervento del giornalista locale Corin Hogarth chiedendogli di investigare e forse salvargli anche la vita dai poliziotti corrotti che l’avevano preso di mira. Queste le sue parole: “Corin vuoi delle notizie? La polizia di Fresno proverà ad uccidermi questo weekend, forse questa stessa notte. Non è uno scherzo, per favore leggi qui la mia storia e non dare peso a quello che ti dirà di me la polizia…” e nei link c’erano il suo blog e il suo account di YouTube. John chiede aiuto ma nessuno arriva. Capisce di essere da solo e che presto sarebbero venuti a prenderlo. Il 16 gennaio pubblica il seguente post: “Se mi daranno per scomparso o verrò ritrovato morto domani ricordatevi di questo furgone. Credo di aver visto un paio di ragazzi sgattaiolare attraverso la porta laterale ed entrare nell’edificio quando hanno parcheggiato. Ho causato alla città di Fresno tanti problemi di cui ora mi pento”. Le sue parole così crude e cariche di rassegnazione e tristezza sono come un urlo che nessuno può sentire, John è da solo in questo mondo abbandonato dalla famiglia e dalle istituzioni. Qualche ora dopo pubblica su Facebook un post in cui chiede se qualcuno vuole rimanere con lui quella notte a casa sua ma specifica che dovrà avere il porto d’armi perché dei soggetti cattivi verranno a prenderlo. Ovviamente nessuno risponde alla sua ultima e disperata chiamata.

Quattro giorni dopo, il 20 gennaio, il TG locale manda in onda la seguente notizia: “Una casa di Fresno ha preso fuoco verso le 3 di quella notte, le fiamme sono state domate solo diverse ore dopo e all’interno dell’abitazione è stato trovato il corpo di un uomo. Dalle prime analisi risulta che la vittima sia stata pugnalata diverse volte e poi arsa insieme all’edificio. L’uomo è stato identificato come John Lang”. E’ incredibile ma in poco tempo vennero oscurati sia il blog gestito da John che altri siti di attivisti che parlavano di questa storia, inoltre anche il suo account Facebook venne chiuso, per non parlare della casa data alle fiamme, una classica strategia per eliminare le prove. Sembrano tutti indizi che collimano verso un unico colpevole. Di certo la polizia di Fresno non è nuova a scandali che vede coinvolti i suoi agenti, pensate che proprio un anno prima il secondo al comando dell’intero dipartimento di polizia venne arrestato perché gestiva una rete di traffici di droghe. L’arresto è stato fatto da agenti dell’FBI e dalla ATF. Forse se c’è una piccola luce di speranza per poter scoprire chi sia stato il killer di John Lang, sono proprio i federali. Infatti nel suo blog qualche giorno prima di morire pubblicò una lettera aperta all’FBI per chiedere aiuto e il suo penultimo video pubblicato s’intitola “Grazie a Dio i Federali mi hanno risposto” e nel video si vede una macchina che sosta davanti a casa sua. Questa storia è stata resa virale grazie a un thread pubblicato su Reddit e ben presto sono nate campagne per scoprire la verità dietro questa morte così annunciata. Addirittura è stata aperta un’iniziativa per fare una petizione online direttamente al presidente degli Stati Uniti attraverso un sito governativo per far si che i federali si occupino della faccenda.

Questo video non parla di cose paranormali o di eventi strani, ma a sapere che nel mondo tutti quelli che appena possono sono pronti a fare sfilate, flashmob e manifestazioni a supporto di valori come la libertà e l’uguaglianza, scompaiono appena sono chiamati in causa per fare davvero qualcosa di pratico per sostenere questi valori e i John Lang di turno si ritrovano da soli a combattere e morire completamente ignorati. Queste sono le cose che fanno davvero paura.

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Il canale YouTube più strano: Webdriver Torso

Il canale YouTube più strano: Webdriver Torso

Internet è un luogo virtuale dove oggigiorno tutti noi trascorriamo molte ore. È senz’altro uno strumento di vitale importanza nella società moderna, che ci consente di comunicare in modo veloce tenendoci sempre aggiornati su quello che accade nel mondo. Sebbene sia utile per cercare informazioni di ogni tipo o più semplicemente per trascorrere del tempo libero esso è anche pieno di misteri e di pericoli e se non viene usato con le dovute precauzioni potrebbe risultare perfino fatale! Ad esempio i dati di pedofilia online sono allarmanti, tant’è che l’associazione Terre Des Hommes Olanda sviluppò un software di nome “Sweetie” in grado di emulare una bambina filippina di 10 anni. Così facendo in pochi mesi sono riusciti a identificare migliaia di pedofili di tutto il mondo i quali credendo di parlare con una bambina vera le offrivano dei soldi per compiere atti sessuali davanti alla webcam. Grazie a questo software molti pedofili sono stati condannati e schedati dall’Interpol.

Ma i pericoli in rete non sono solo per i più piccoli. La persona che state guardando si chiama John Edward Robinson ed è conosciuto come il primo serial killer di internet. Questo soprannome è dovuto al fatto che John sceglieva le sue vittime in rete, soprattutto donne, e con l’inganno di offrire loro un lavoro le attirava in luoghi appartati e poi le colpiva con un oggetto contundente alla testa. Nel 2003 è stato condannato a morte per l’omicidio di 3 di loro e ormai non avendo più nulla da perdere John dopo la sentenza confessò l’omicidio di altre 5 vittime.

Bisogna stare attenti anche alle informazioni personali pubblicate in rete. Molti ladri usano i social network per scegliere con cura quale casa derubare e quando entrare in azione. Quindi l’agire con prudenza e non pubblicare i propri spostamenti sono azioni essenziali per impedire ai malintenzionati di entrare in casa vostra. Ma internet nasconde anche un altra faccia ben più inquietante, essa infatti “ospita” fra i misteri più bizzarri del mondo di cui voi stessi in prima persona ne potete essere testimoni come quello del caso Cicada 3301 di cui abbiamo ampiamente parlato in uno dei nostri video. Infatti possiamo trovare tantissimi siti il cui scopo ci è ignoto e mano a mano li perlustriamo, più un senso di inquietudine e ansia cresce dentro di noi. Perfino qui su YouTube potete trovare dei video e dei canali che rientrano in questa categoria. Uno di questi è il canale di Webdriver Torso che dal 2013 sta facendo impazzire gli internauti e i giornalisti di tutto il mondo.

Webdriver Torso è un account YouTube i cui video hanno una durata di 11 secondi e i soggetti dei misteriosi filmati caricati da questo utente sono dei rettangoli rossi bianchi e blu che si muovono in maniera apparentemente casuale. Di sottofondo invece si sentono delle note generate digitalmente. Tutti i video sono simili tra loro e di bassa qualità, inoltre non è presente nessun commento nella descrizione. Fino a qui niente di sconvolgente penserete, ma analizzando questi video ci si accorge di qualcosa di sorprendente, ovvero la massiccia quantità di video caricati! Infatti nel giro di sette mesi dalla data di creazione del account ossia dal 7 marzo del 2013 Webdriver Torso aveva caricato oltre 70.000 video misteriosi e visualizzando l’ora di caricamento si può osservare che c’erano giorni in cui Webdriver Torso aveva caricato video ininterrottamente con una media di 400 video al giorno e in particolar modo il giorno di Natale era riuscito a caricare un video ogni 2 minuti circa.

Altrettanto misteriosi sono i nomi dei video, come potete vedere ognuno di essi presenta le iniziali tmp seguito da una serie di caratteri alfanumerici, mentre in basso a sinistra dei video si osserva la scritta “aqua.flv”. Il tutto faceva pensare ad un software che in automatico caricava questi filmati bizzarri, ma poi il mistero si infittì quando indagando si scoprì che due dei primi video caricati a settembre e ottobre 2013 erano diversi dagli altri, uno di essi, della durata di 6 secondi, aveva come soggetto la Tour Eiffel avvolta da luci brillanti e nell’altro video, visibile solo ai francesi dietro pagamento di 1 euro e 99, veniva mostrato uno spezzone di un cartone animato statunitense chiamato “Aqua Teen Hunger Force”. Successivamente in un altro video i rettangoli presero le sembianze di Rick Astley, il cantante pop degli anni Ottanta che spopolò con il tormentone Never Gonna Give You Up. Il magazine Wired è stato il primo a individuare il fenomeno WebDriver Torso nel febbraio del 2014 come parte di un servizio sulle clip più bizzarre di YouTube. La stampa digitale, soprattutto quella inglese, divenne rapidamente ossessionata da questa storia. Ne parlarono il The Guardian, il Washington Post ma sopratutto la BBC la quale condusse la propria indagine guidata da Stephen Beckett che dopo aver analizzato tutti i video concluse che doveva esserci lo zampino di Google oppure delle spie francesi. Quindi verso Maggio del 2014 Stephen chiese direttamente a big G se sapevano qualcosa a riguardo o chi si celasse dietro questo misterioso account…l’azienda si rifiuto di commentare. Nei mesi seguenti gli internauti di tutto il mondo si erano scatenati con delle ipotesi più fantasiose, alcuni sostenevano che fossero dei messaggi alieni decifrabili solo da pochi eletti, altri sostenevano che si trattasse di una qualche campagna pubblicitaria, altri ancora dichiaravano che erano messaggi in codice di spie francesi o russe considerando i colori dei rettangoli. Molti dicevano che si trattava di messaggi cifrati dal governo come le number stations, e c’era anche chi era sicuro che dietro webdriver torso ci fossero gli hacker e che cicada 3301 era coinvolta.

Insomma c’era un carnevale di teorie a riguardo. Ma il mistero è stato risolto grazie all’importante contributo di un blogger italiano chiamato Soggetto Ventuno che successivamente illustrò la spiegazione in maniera dettagliata dal sito Engadget. Soggetto Ventuno nel suo blog racconta che grazie al sito Channelgraphs ha scoperto che Webdriver Torso faceva parte di una rete di account di nome ytuploadtestpartner_torso e come un detective digitale scopri altri account collegati a questo network, e in particolare una pagina Facebook che citava un tale Johannes Leitner, un dipendente di Google che è amico di un altro dipendente chimato Matei Gruber, che sta a Zurigo. Questa scoperta è stata la prova definitiva per svelare il mistero, perché uno dei pochi commenti fatti da webdriver torso fu questo “Matei è molto intelligente”. Questi e altri indizi puntavano a Google con la sede a Zurigo. Dopo tutte quest prove Big G dovette confessare e rispose al sito Engadget con questo comunicato: ”Non potremmo mai darvi un uploading lento con perdite di qualità  e non vi deluderemo mai con un youtube di bassa qualità nei video, questo è il motivo per cui eseguiamo sempre dei test come Webdriver torso”

WebDriver Torso è quindi un canale che viene usato dai tecnici di Google per testare la qualità dell’audio e delle immagini dei video. Oggi questo canale ha più di 130.000 video caricati e se provate a scrivere “Webdriver Torso” su google o su YouTube, scoprirete qualcosa di interessante…

 
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Pubblicato da su 3 febbraio 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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CASO 39: Webdriver Torso – Un canale YouTube sconcertante

Il canale più strano di tutto YouTube? Ecco a voi Webdriver Torso e i suoi bizzarri e misteriosi video

 
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Pubblicato da su 3 febbraio 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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