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Kenneka Jenkins – Caso chiuso e risolto?

Kenneka Jenkins – Caso chiuso e risolto?

Questo caso è un vero e proprio giallo pieno di strani dettagli e incognite. Secondo la ricostruzione della polizia, Kenneka Jenkins, una ragazza del west side di Chicago, si sarebbe recata con delle amiche in un hotel chiamato Crowne Plaza Chicago O’Hare Hotel & Conference Center, a Rosemont nell’Illinois, la notte dell’8 settembre del 2017 verso le 23:30.

A quanto pare lei e le sue amiche si erano recate in quell’edificio per partecipare a una festa al nono piano con altri coetanei. La festa si svolgeva sotto fiumi di alcool e marijuana, fatto confermato anche dagli interrogatori svolti dalla polizia e dalle stesse immagini pubblicate da molti ragazzi che avevano postato diversi video nei vari social network. In molti di questi filmati si può vedere Kenneka insieme alle sue amiche mentre si divertono. Verso le 2:20 la stessa Kenneka aveva postato un video su Snapchat in cui si vede lei con alcune amiche in bagno. Sembra abbastanza euforica, ma è ben lontana dallo stato in cui si troverà un’ora dopo, verso le 3:25. In altro video, ripreso dalle videocamere dell’hotel verso le 3:05, vengono riprese le amiche di Kenneka nella lobby del Crowne Plaza ormai pronte ad andare via, ma non si vede Kenneka anche se una delle sue amiche dichiara che fosse presente anche lei nella lobby dell’hotel a quell’ora. Successivamente le ragazze tornano su, nelle stanze della festa, alla ricerca delle chiavi e di un cellulare che avevano smarrito e dopo venti minuti circa viene ripresa Kenneka che prende un ascensore e scende a un piano di sotto. Le immagini riprese fuori dall’ascensore e nei corridoi, mostrano Kenneka completamente sola, in uno stato di evidente difficoltà, barcollante e che fa fatica a coordinare così tanto i suoi movimenti che deve aggrapparsi ai muri e alle scalette e sembra girovagare senza una meta precisa aprendo e chiudendo le porte senza alcuna logica.  Già a questo punto sorgono alcune domande… perché si trova da sola in quello stato? Dove erano finite le sue amiche e soprattutto dove si dirigeva Kenneka o credeva di dirigersi? Qualche minuto dopo e per qualche ragione Kenneka era riuscita a raggiungere la cucina dell’hotel e, sempre in quello stato di forte disorientamento, continua a camminare verso quella che sarà la sua tomba: il freezer della cucina… Durante le ore seguenti, le sue amiche allarmate dalla sua scomparsa la cercano in tutto l’hotel ma non la trovano, quindi chiamano la sua famiglia per avvisare della situazione. Teresa Martin, la madre della ragazza, si reca all’Hotel e comunica alla polizia la scomparsa di sua figlia. Per questioni ancora non chiare la ragazza viene ufficialmente inserita nel database delle persone scomparse solo verso le ore 13 del 9 Settembre e quindi la polizia interviene con una squadra di ricerca dentro l’Hotel solo dopo svariate ore. Iniziano così gli interrogatori sia dei suoi amici che del personale e vengono visionate ore e ore di filmati ripresi dalle più di quaranta telecamere dell’impianto, ma senza risultati immediati. Solo dopo la mezzanotte, casualmente, una delle persone dello staff dell’hotel si reca in cucina e fa la macabra scoperta, così avverte immediatamente le autorità, più di ventuno ore dopo l’ultima volta che è stata vista. Sono state fatte diverse analisi sul corpo di Kenneka e dopo l’autopsia le autorità dichiararono che la ragazza è morta di ipotermia dentro la cella frigorifera nella quale si era introdotta da sola per ragioni ancora sconosciute. Secondo il referto scientifico la giovane aveva nel suo sangue ingenti quantità di alcol e farmaci anti epilettici, fattori che avrebbero contribuito alla sua morte. Inoltre dalle analisi non sono state trovate tracce di violenza sulla ragazza.

Nel referto dei medici viene esplicitamente specificato: “Kenneka aveva bevuto, ma la causa principale della sua morte è stata il freddo. L’effetto combinato dei farmaci che prendeva Kenneka, insieme all’alcol, causano vertigini, stordimento e confusione.”. Tale spiegazione non è bastata per placare l’ondata di proteste degli afroamericani che si sono riversati nei giorni seguenti alla sua morte di fronte al Crowne Plaza, proteste che chiedevano la verità e sul perché la polizia sia intervenuta così tardi, per non parlare dei migliaia di filmati e teorie sorte su internet in cui viene dichiarato che Kenneka sia stata uccisa da qualcuno e le domande che tutti si pongono sono: com’è possibile che non ci sia neanche un filmato in cui si vede Kenneka entrare nella cella frigorifera e per quale motivo si sarebbe introdotta da sola? La polizia sotto pressione fece ancora diversi interrogatori, analizzando anche i telefoni e i messaggi di tutti gli invitati alla festa e svolse altre analisi sul corpo della giovane, ma i risultati ottenuti erano sempre gli stessi. Andrew Holmes, attivista per i diritti civili che collabora con la polizia di Chicago, dopo aver visionato i diversi filmati, diede una conferenza stampa dove dichiarava che Kenneka non è stata uccisa, ma è morta per un insieme di fattori sfortunati, provocati principalmente dal alcol combinato ai farmaci e da una negligenza della struttura. Non si è trattato di un omicidio ma di un incidente. Solo questa conferenza fece smorzare le tensioni createsi dopo la morte di Kenneka, ma molti interrogativi rimangono ancora aperti.

Dalle immagini della Lobby dell’hotel si può osservare che verso l’ora in cui la ragazza girava nei corridoi c’era molta gente, com’è possibile che nessuno dello staff l’abbia vista? Anche in cucina non c’era proprio nessuno nel momento in cui Kenneka raggiungeva la cella frigorifera? Durante la seconda settimana di ottobre, la polizia rilasciò nuove informazioni su questo caso, in particolare vennero pubblicate delle fotografie del cadavere dentro la cella frigorifera… ATTENZIONE! Sono immagini che potrebbero urtare la vostra sensibilità. In alcune fotografie si vede la ragazza accasciata a terra senza una scarpa, con un piccolo taglio su un piede e le mani contorte sopra lo stomaco. Secondo la descrizione della polizia, la maglietta sotto la giacca era stata tolta esponendo in questo modo i seni e teneva gli occhi chiusi in una smorfia. L’avvocato Larry Rogers Jr.  della famiglia Jenkins disse che tali fotografie non fanno altro che gettare altri dubbi su questo caso. In rete circolano altri video dove si cerca di analizzare tutti i filmati degli amici durante la festa e delle videocamere. Alcune di queste teorie sostengono che i filmati stessi in cui si vede la ragazza sono stati modificati, inoltre in alcuni dei video della festa, Kenneka avrebbe chiesto aiuto, ma sembrerebbero solo delle conversazioni del tutto casuali. Dalle analisi delle fotografie post mortem emergono dettagli più interessanti, dalle fotografie si vede infatti che la ragazza aveva cercato di aprire la cella dall’interno, probabilmente dando anche dei calci, ragion per cui la maniglia bianca si era rotta da una parte e si vedono perfino degli schizzi di sangue, forse è così come aveva perso la scarpa e si era fatta quel taglio alla caviglia. Il fatto che la ragazza fosse stata trovata in quella particolare posizione e quasi svestita può essere causato proprio dall’ipotermia che, negli ultimi stadi soprattutto quando i soggetti ingeriscono significative quantità di alcol, genera nel corpo umano un fenomeno noto come “paradoxal undressing”, ovvero una sensazione di caldo estremo che spinge soggetti a togliersi i vestiti. La madre della ragazza, Teresa, all’indomani della morte della figlia, aveva accusato il personale del Crowne Plaza dichiarando: “È come se avessero contribuito alla morte della mia bambina” e molti sono d’accordo nell’accusare la direzione dell’albergo per non aver reso inaccessibile al pubblico una parte “a rischio” della struttura, la zona delle celle frigorifere.

Il caso è stato dichiarato chiuso dalla polizia nella perplessità generale, classificato come uno sfortunato incidente. Ad ogni modo, sebbene la dinamica sulla sua morte sia chiara e non siano stati trovati elementi che facciano pensare ad un omicidio, l’interrogativo più importante rimane ancora irrisolto, ovvero il motivo per cui Kenneka si sia recata in cucina e sia entrata nella cella frigorifera. Resta da capire inoltre come sia stato possibile che il personale dell’albergo non si sia accorto di niente, non abbia controllato o non abbia aperto la cella per più di ventuno ore. Tutte domande che forse non troveranno mai una risposta. Come ultimo e macabro dettaglio di questo caso, in un particolare filmato molti sostengono addirittura di vedere una mano che trascina Kenneka fuori dall’inquadratura della telecamera, forse qualcuno che conosceva dove erano posizionate le telecamere. Chissà…

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Pubblicato da su 15 novembre 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Kayelyn Louder – Ultimi istanti di vita in diretta

Kayelyn Louder – Ultimi istanti di vita in diretta

Il primo video caricato sul canale Fuoco di Prometeo parlava di Elisa Lam, una giovane ragazza scomparsa e trovata morta in una cisterna d’acqua sul tetto del Cecil Hotel a Los Angeles. La ragazza venne ritratta nei suoi ultimi istanti di vita da una telecamera di sorveglianza dell’ascensore dell’hotel in cui sembra assumere comportamenti parecchio strani e inquietanti. Con il video di oggi andremo a trattare un caso sicuramente meno famoso ma non per questo meno inquietante la cui vittima è Kayelyn Louder, una trentenne americana scomparsa in circostanze dai risvolti misteriosi.

Kayelyn Louder nacque il 21 gennaio 1984 insieme a suo fratello gemello Colton dai genitori Leland Louder e Suzanne Ackerman-Louder. Nel 2006 si laureò presso la Utah State University alla facoltà di Assistenza Sociale e gli anni successivi lottò duramente per trovare un posto di lavoro passando un lungo periodo di disoccupazione per tutto il 2013 e 2014. La vità di Kayelyn venne sconvolta dalla morte dello zio per mano di suo fratello gemello che a quel tempo stava lottando con un problema di droga. Colton, dichiarandosi colpevole il 17 novembre dello stesso anno, venne condannato a cinque anni di reclusione. A metà del 2014, Kayelyn trovò finalmente lavoro in una scuola privata, ma a settembre venne licenziata. Non si conoscono i motivi della perdita del posto di lavoro, ma a quanto pare in quel periodo la ragazza stava prestando servizio come dog-sitter per rover.com, un sito web che funziona da motore di ricerca per chiunque offra servizi di dog-sitting. Kayelyn aveva anche un proprio cane, un Carlino di nome Phyllis a cui era molto affezionata e questo renderà la scomparsa della ragazza ancora più misteriosa perché quando grazie a una telecamera di sorveglianza si vede Kayelyn lasciare il condominio in cui viveva, non portò con sé il proprio fedele amico a quattro zampe.

Durante le 24 ore che portarono alla sua scomparsa, Kayelyn cominciò a mostrare un comportamento inusuale. Il 26 settembre 2014 alle ore 21, la ragazza chiamò il 911 dal suo cellulare per segnalare quella che definì come una “Lotta molto violenta” insieme a una sparatoria proveniente apparentemente dal condominio in cui viveva. Quando la polizia arrivò venne semplicemente accolta da un ricevimento nuziale dove tutti gli invitati insistettero nel dire di non aver assistito a nessuna lotta o tanto meno aver udito alcuno sparo. Dai tabulati telefonici risultò che circa un’ora più tardi Kayelyn contattò nuovamente la polizia riattaccando però prima che qualcuno potesse rispondere. Il giorno successivo, il 27 settembre alle 8.18 di mattina, Kayelyn fece ancora una chiamata al 911 dove spiega che secondo lei qualcuno stava cercando di entrare e rubare nel condominio. Durante la telefonata si può sentire chiaramente la ragazza intimare ad altre persone di andarsene. La sua compagna di stanza Carol era presente durante la chiamata e negava categoricamente la presenza di altre persone nel condominio, cosa che confermerà anche direttamente alla polizia che quando raggiunse il condominio effettivamente non trovò nessun segno di effrazione.

Oltre alle registrazioni rese pubbliche dalla polizia anni dopo, esistono anche tre video ritraenti Kayelyn mentre assume dei comportamenti strani! I video in questione sono stati ripresi da una telecamera di sicurezza fuori il condominio della ragazza. Il primo risale alle ore 15:30 e si vede Kayelyn addentrarsi in un boschetto dietro il condominio, come se fosse incuriosita da qualcosa. Il secondo video è di due ore più tardi. Subito un particolare salta all’occhio, ossia che la ragazza non ha un abbigliamento adatto alle condizioni meteo esterne, infatti piove e lei è in giro a piedi nudi con dei pantaolncini e un top leggeri, inoltre anche il comportamento pare inusuale, infatti nel secondo filmato la si vede correre, ma non con una ritmo che ci si dovrebbe aspettare se si fosse inseguiti da qualcuno, bensì sembra che stia facendo jogging. Nel terzo video si vede Kayelyn che torna nello stesso posto, come se ne fosse ossessionata, e questa volta lo fa con il suo cane Phyllis, poi lo posa mentre sembra guardarsi intorno freneticamente come se stesse cercando di capire se li, oltre a lei, ci fosse qualcun altro. Poi sembra parlare con qualcuno, anche se probabilmente lo sta facendo con il suo cane e infine è in attesa di qualcosa. Tutti e tre i video sono datati 27 settembre, giorno in cui Kayelyn scomparve senza che più nessuno la vedesse… viva!

La notizia della sua scomparsa fece subito il giro di Murray, un comune della contea di Salt Lake City dove Kayelyn  viveva, nello Utah. Suo padre riferì che la ragazza non aveva assolutamente malattie o disturbi mentali, tuttavia era un po’ depressa a causa della sua situazione di disoccupazione. A quanto pare la madre di Kayelyn, la mattina del giorno della sua scomparsa, aveva parlato con sua figlia proprio riguardo a questa situazione e la ragazza rassicurò la madre dicendo che aveva appena aggiornato il suo curriculum e che avrebbe presto fatto domanda per un nuovo posto di lavoro. Ci sono voci che molti datori di lavori non avrebbero assunto Kayelyn per via di suo fratello gemello in prigione causando alla ragazza forte stress e sconforto. Purtroppo il 2 dicembre 2014, i resti di Kayelyn vennero rinvenuti da una squadra che stava esaminando un tubo di drenaggio bloccato, quasi completamente sommersi e parzialmente nascosti dalle alghe nel mezzo del fiume Jordon sotto un ponte distante 8 km dall’appartamento dove la ragazza viveva. Subito gli inquirenti vagliarono numerose ipotesi, dall’omicidio al suicidio e come soprattutto il corpo sia potuto finire lì. Si scoprì che proprio nel punto in cui Kayelyn era stata ripresa dalle telecamere di sicurezza c’era un’insenatura, forse era scivolata all’interno del torrente che poi l’avrebbe trasportata fino al fiume Jordan e infine si sia incastrata dove poi è stata rinvenuta, una spiegazione plausibile considerando anche il fatto che il giorno in cui la ragazza scomparve pioveva molto e potrebbe aver innalzato il livello del torrente portando a qualche cedimento del terreno nei pressi dell’insenatura, tuttavia l’autopsia non evidenziò alcun livido o graffio sui resti di Kayelyn ed è altamente improbabile che fosse riuscita a percorrere un tragitto così lungo senza procurarsi alcun danno al corpo. Sempre dall’autopsia si constatò che nel corpo non c’erano residui di alcun tipo di sostanze stupefacenti o alcol e il referto finale riportò: “Causa di morte indeterminata a causa dell’esposizione all’acqua”.

A seguito del referto dell’autopsia e di giorni di indagini, si escluse infine la causa di morte accidentale e si passò al suicidio considerando anche il fatto che la ragazza stava passando un periodo non troppo felice a causa del fatto che non riusciva a trovare lavoro, ma la sua famiglia si sentì di escludere categoricamente questa opzione, per loro Kayelyn non avrebbe mai osato tanto. Cercando di andare più a fondo assunsero anche un investigatore privato che non scoprì mai nulla di concreto e fecero eseguire anche un’altra autopsia sempre privatamente senza ottenere però risultati diversi. Restava l’ipotesi dell’omicidio corroborata anche dalle ripetute chiamate al 911 della ragazza, forse c’era veramente qualcuno di pericoloso nei dintorni che stava cercando di arrivare a Kayelyn? Chi era e cosa voleva? Non si sa con certezza, la polizia non ha mai trovato nulla di concreto e si sa per certo che la giovane vittima non aveva nemici quando era ancora in vita. Forse ci troviamo ancora una volta davanti a una povera ragazza la cui vita si è spezzata troppo presto a causa della negligenza della polizia che non ha saputo dare il giusto peso alle richieste di soccorso, oppure siamo davanti a un caso di estrema paranoia finita in tragedia… le domande ancora oggi sono tante e la famiglia di Kayelin probabilmente non avrà mai modo di sapere cosa è realmente successo.

 

 
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Pubblicato da su 25 settembre 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Poltergeist di Rosenheim – Fantasmi o poteri psichici?

Poltergeist di Rosenheim – Fantasmi o poteri psichici?

Uno dei fenomeni più affascinanti e di certo controversi che riguarda il mondo dei fenomeni psichici e paranormali è quello del “Poltergeist”. La traduzione letterale dal tedesco di questa parola è “Fantasma rumoroso” e consisterebbe in energia cinetica che si manifesta da una fonte fisicamente sconosciuta. I testimoni di tali attività parlano spesso di oggetti che volano per la stanza, mobili che si spostano da soli, luci che vanno e vengono, suoni da fonti non determinate, come il bussare a una porta senza la presenza di nessuno, e persino attacchi fisici reali! Da quale fonte questa energia si manifesti è ancora oggi motivo di leggende e dibattiti tra i ricercatori paranormali e non e nel corso della storia sono numerose le storie di Poltergeist, alcune ritenute quasi sicuramente bufale, altre invece senza una spiegazione razionale.

Uno dei casi che ha sconvolto l’opinione pubblica per la sua particolarità e stranezza, nonché uno dei più documentati e conosciuti, è quello che è avvenuto negli anni 60 a Rosenheim, una cittadina dell’Alta Baviera, in Germania. Per svariati mesi, gli uffici dell’avvocato Sigmund Adam segnalarono bizzarri incidenti come oggetti che si spostavano da soli, chiamate misteriose e altre stranezze, un caso molto simile a quello del poltergeist di Enfield che sarebbe avvenuto solo dieci anni più tardi gli eventi di Rosenheim in Inghilterra e di cui abbiamo già ampiamente parlato in uno dei nostri video. Quest’ultimo caso è ancora oggi additato dai critici come una delle più grandi bufale mai create, altra storia invece per il Poltergeist di Rosenheim che avrebbe alcune prove schiaccianti che dimostrerebbero la sua veridicità.

Tutto iniziò nel luglio del 1967, quando i telefoni degli uffici dell’avvocato Sigmund Adam, ognuno dei quali aveva una sua linea telefonica, cominciarono a squillare insistentemente, centinaia di telefonate venivano registrate dalla centrale sebbene, apparentemente, nessuno usasse il telefono. In un primo momento si pensò ad un pessimo scherzo, ma più il fenomeno aumentava di intensità, più Adam si chiedeva se tutto ciò non fosse dovuto in realtà a un guasto tecnico. L’avvocato spazientito allora chiamò un tecnico che sostituì tutti i telefoni constatando anche che non c’era nessun problema sulle linee telefoniche degli uffici, tuttavia le misteriose chiamate continuarono incessantemente fino a quando, nel mese di ottobre, cominciarono ad affiancarsi altri fenomeni ancor più strani: Le valvole elettriche saltavano, le luci si accendevano e si spegnevano spontaneamente, le lampade al neon si bruciavano o si svitavano. A questo punto Adam si vide costretto a chiamare ancora una volta un tecnico e quando gli elettricisti vennero a controllare cavi e fusibili sembrava tutto nella norma finché non usarono un misuratore di tensione per determinare se ci fossero sbalzi di corrente. Vennero registrati enormi picchi di potenza che avrebbero dovuto spazzare via ogni singolo apparecchio elettronico nell’edificio, eppure nessun fusibile era stato bruciato o compromesso. Successivamente l’intero impianto venne sostituito con un generatore autonomo, ma sorprendentemente gli sbalzi continuarono anche dopo, a quel punto l’avvocato e tutto il personale che lavorava in quegli uffici letteralmente impazziti, erano con le spalle al muro dopo aver provato ogni genere di soluzione invano.

Gli strani fenomeni divennero noti in città fino ad arrivare all’orecchio del dott. Hans Bender, un noto parapsicologo che nel 1941 fondò a Strasburgo l'”Istituto di Psicologia Clinica” e nel 1950 a Friburgo in Brisgovia l'”Istituto per i territori di confine della psicologia e dell’igiene mentale”, che è tuttora il più grande istituto privato di ricerca in parapsicologia. Bender, insieme a due fisici, durante le sue indagini potè assistere ai lampadari che si muovevano da soli e alle rotazioni di quadri appesi alle pareti che a volte cadevano addirittura a terra. Con l’avanzare delle indagini fu installato un videoregistratore e si poté fotografare il dondolio delle lampade. Sorprendentemente per la prima volta nella storia si era riusciti a filmare un fenomeno di poltergeist. Durante le indagini i fenomeni non cessavano affatto: i cassetti si aprivano da soli, i soprammobili volavano via e una grande libreria del peso di oltre 180 kg si spostò dal muro di circa 10 centimetri. Gli uffici stavano subendo grossi danni, dunque l’avvocato Adam sporse una denuncia “contro ignoti”, dunque la polizia avviò un’ulteriore indagine per capire se qualcuno stesse sabotando gli apparecchi elettronici, ma non trovò nulla di sospetto.

Il dott. Hans Bender continuò le sue indagini fino a quando trovò un filo comune che sembrava collegare tutti gli incidenti che si verificavano in quegli uffici e lo trovò in una ragazza diciannovenne di nome Anne-Marie Schaberl, una dipendente che lavorava per l’avvocato. Sembrava che tutti gli incidenti avvenissero durante i momenti in cui la giovane era presente negli uffici e cessassero quando se ne andava. Durante gli ultimi mesi di “infestazione”, l’attività aumentò e ci furono numerosi avvenimenti che parevano provenire da forze esterne, tutti incredibilmente concentrati intorno ad Anne-Marie. Infine tutto cessò di colpo quando, nel mese di gennaio del 1968, Anne-Marie cambiò posto di lavoro lasciando lo studio dell’avvocato. Naturalmente la prima supposizione che si fece riguardava la proprio la ragazza, era stata forse lei ad orchestrare tutto per attirare l’attenzione? Dopotutto lei era una donna con un passato molto travagliato, con comportamenti isterici e un rapporto difficoltoso con la famiglia e con gli altri, per questo anche malvista dai suoi colleghi. Quasi tutti puntavano il dito contro Anne-Marie, si pensò anche che agì con l’aiuto di qualcuno, tuttavia non furono mai trovate delle prove che la incastrassero ed è proprio a partire da questo punto che alcune controverse teorie piuttosto interessanti prendono il largo.

Alcuni ritengono che il coinvolgimento di Anne-Marie non sia stato intenzionale, ma piuttosto si basa sulla teoria secondo cui un’attività poltergeist come quella di Rosenheim avrebbe una fonte piuttosto umana. Un esame psicologico della ragazza rivelò “labilità psichica, elevata eccitabilità, bassa tolleranza alle frustrazioni”. Si constatò quindi che gli incidenti avvenivano quando Anne-Marie era disturbata emotivamente. La giovane non era contenta del proprio lavoro e nel tardo pomeriggio, proprio quando avveniva la maggior parte delle numerose chiamate telefoniche, era disperatamente ansiosa di tornare a casa. Siamo ancora una volta di fronte agli incredibili poteri nascosti della mente umana? Purtroppo non ci sono le prove certe anche se questa spiegazione potrebbe trovar credito in numerose attività poltergeist documentate. Naturalmente gli scettici ritengono che fu tutto uno scherzo orchestrato da Anne-Marie che aveva un forte desiderio di attirare l’attenzione su di sé. Voci sulla ragazza dicono che ovunque lei andasse causava problemi simili a quelli dello studio dell’avvocato Adam, poi un giorno si sposò e non vennero riportati più incidenti, forse finalmente aveva trovato la pace con se stessa.

I bizzarri eventi accaduti a Rosenheim tra il 1967 e il 1968, di certo sono i più documentati tra le storie di attività paranormale. Sia che sia stata tutta una truffa, un caso di telecinesi o di vero e proprio poltergeist, questo caso ha fatto parlare molto di se e ancora oggi quegli eventi sono sotto esame sia dagli scettici, come prova che l’uomo è capace di architettare vere e proprie bufale a regola d’arte, sia dai sostenitori di teorie controverse, come prova che molto probabilmente il paranormale di oggi è la scienza di domani.

 
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Pubblicato da su 12 giugno 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Blue Whale – Un “gioco” malato

Blue Whale – Un “gioco” malato

Questo è uno di quei casi che fa tristezza parlarne per la crudeltà e per la poca speranza di un futuro migliore che ci aspetta a tutti noi. Abbiamo visto in altri video che su internet, in particolari nei social network, ormai proliferano persone che decidono di rendere pubblici i loro suicidi e i loro crimini, anche i più efferati. Famoso era diventato qualche settimana fa Steve Stephens, un 37enne afroamericano di Cleveland, che aveva postato un video orribile dove uccideva con un colpo di pistola una persona del tutto casuale incontrata per strada. L’uomo dichiarava di essere distrutto dal fatto che la fidanzata l’aveva lasciato ed era uscito fuori di senno… le incredibili immagini dell’omicidio sono state caricate su Facebook e molti addirittura pensavano si trattasse di un video in diretta salvo poi scoprire che era stato caricato diverse ore dopo aver commesso tale orrore. Il criminale inoltre si vantava di aver ucciso altre 13 persone e diceva di essere pronto a uccidere ancora. Prima che potesse mietere altre vittime  le autorità statunitensi lo braccarono e quando ormai si trovò senza via di fuga, Steve decise di suicidarsi, il tutto in diretta sotto gli occhi dei cittadini, come se si trattasse di una serie TV. La finzione che diventa realtà e la realtà che perde consistenza fino a sembrare finzione.

Nei social network però non ci sono solo criminali in cerca di fama, ci sono anche criminali di un’altra categoria, forse ancor più pericolosa, perché inducono migliaia di persone a infliggersi danni psicologici e fisici in modo irreparabile, persone che credono di partecipare a un gioco… un gioco in cui in palio c’è la vita stessa. Questo è uno dei motivi principali per cui il tasso di suicidi in tutto il mondo, principalmente in Russia, è aumentato in pochi anni fino a  raggiungere livelli così allarmanti che le autorità stanno cercando di porre fine a tale massacro, ma ogni tentativo di fermare quest’ondata sembra destinato a fallire. Diffuso principalmente tra gli adolescenti, questo “gioco” è nato in Russia. I primi casi risalgono circa al 2013. Inizialmente le autorità non riuscivano a comprendere perché negli ultimi anni sempre più giovani cercassero la via del suicidio, molti casi venivano classificati come semplici “incidenti” dato che le vittime spesso non avevano alcun motivo principale per commettere tale atto, ma dopo un’indagine che è durata diversi anni e un’analisi di oltre 130 casi di suicidio, è emerso un filo conduttore in grado di collegare questi casi e la realtà è molto più spaventosa di quanto sembri.

Innanzitutto il nome di questo macabro e mortale gioco è Blue Whale ovvero “Balena Azzurra” per la tendenza che hanno questi magnifici mammiferi a vivere una vita in quasi completa solitudine e quando le ombre del tramonto delle loro vite iniziano ad apparire, molti esemplari sembrerebbero decidere di incagliarsi sulla costa e quindi morire, come una specie di suicidio. Le autorità russe dovettero costruire un puzzle tanto bizzarro quanto inquietante perché molte delle vittime, o meglio…. i familiari delle vittime, dichiaravano le stesse cose dei loro defunti: i comportamenti, le loro manie di svegliarsi ad una certa ora, gli inquietanti video che guardavano in continuazione. Tuttavia non riuscivano a comprendere quale fosse la vera fonte di tutto ciò, la polizia quindi capì che la risposta per quanto assurda doveva per forza trovarsi in rete. Fu allora che le indagini fecero emergere molti gruppi e utenti della rete sociale più diffusa in Russia,  l’ormai famigerata VKontakte nota anche con le sigle VK. Qui, in questa rete, si nascondono coloro che vengono denominati curatori, tali figure sono le persone che decidono le regole di questo gioco, e persino il giorno della morte dei giocatori.

A questo punto vi starete chiedendo in che consiste di preciso questo gioco. Molto semplice, come ogni altro gioco, Blue Whale ha delle regole ben precise e definite, 50 per essere esatti. Sono 50 sfide che vi porteranno nell’ombra della valle della morte, da dove non si può più tornare indietro. Il primo passo è quello di contattare un curatore. I curatori sono i cosiddetti amministratori , coloro che si occuperanno di dirigervi fino alla vostra fine in questo gioco infernale, essi si trovano nei gruppi dei social network come appunto VKontakte, Facebook, Twitter e così via e anche in gruppi di Whatsapp, Viber e altre applicazioni di messaggistica. Una volta che viene contattato un curatore può avere inizio il gioco. il Blue Whale consiste nell’affrontare 50 sfide, una ogni 24 ore. Molte di queste sfide consistono nell’autoinfliggersi danno, annullarsi sia fisicamente ma soprattutto mentalmente e alla fine la 50esima sfida vi porterà via più di quanto possiate immaginare. In questo gioco non ci sono vincitori, ve lo sconsigliamo nel modo più assoluto di nuovo. Anche solo mettersi in contatto con i cosiddetti curatori potrebbe risultare molto pericoloso e se vi rifiuterete di arrivare in fondo al gioco, subirete pressioni di ogni tipo. Diverse testimonianze di ragazzi fanno riferimento a vere e proprie minacce ricevute non soltanto a loro stessi, ma anche ai loro familiari, infatti i gruppi dei curatori del Blue Whale riescono a rintracciarvi attraverso il vostro indirizzo IP e si impossessano delle vostre informazioni personali per ricattarvi, inoltre scelgono con cura chi potrebbe risultare più vulnerabile a questi attacchi, quindi siate prudenti e state lontani dal blue whale o da gruppi strani.

Grazie a diverse segnalazioni e su richiesta diretta della Commissione Russa di Vigilanza, l’amministrazione di “VKontakte”  ha cominciato a eliminare i link e i post contrassegnati dall’hashtag #BlueWhale e a bloccare gli utenti che avevano pubblicato questi link. La stessa cosa sta succedendo nelle altre reti sociali per cercare di emarginare questo fenomeno. Dopo l’introduzione di tali misure l’interesse per il gioco tra gli utenti della rete sembrerebbe calato, tuttavia negli ultimi mesi si sono registrati nuovi aumenti del numero di post contenenti materiali che risalirebbero al Blue Whale e adesso compaiono su Instagram praticamente ogni minuto. Dopo un’analisi sono state scoperte oltre 40.000 registrazioni su diverse piattaforme, di falsi utenti che cercherebbero di diffondere questo fenomeno. Account creati per qualche ora e poi cancellati. In italia si stanno riaprendo e analizzando alcuni casi classificati come suicidi e sembrerebbero esserci degli elementi che farebbero risalire a questo macabro gioco. Grazie anche al servizio delle Iene adesso le persone, ma soprattutto le autorità, ne parlano e non viene più semplicemente declassato come leggenda di internet. È tutto vero e accade in questo momento mentre guardi questo video. Proprio qui su YouTube inoltre, potete osservare alcuni filmati di ragazzini italiani che hanno provato a farlo e si sono pentiti, quindi si sono fermati in tempo prima che fosse troppo tardi, ma a differenza di loro ci sono ancora molti là fuori che percorrono questa strada senza via di uscita.

Come risposta a tale pazzia, dal Brasile è nato un’altro gioco, la “Balena Rosa” che consiste nell’affrontare 50 sfide che aiuterebbero le persone ad essere più felici e a vivere meglio, invece che di portarle al suicidio. Cercare di arginare il Blue Whale è possibile, ma come vi abbiamo detto all’inizio del video ogni tentativo alla fine fallirà perché ormai questo gioco ha preso piede e fermare le informazioni in rete è pressoché impossibile. L’unica soluzione vera e propria sarebbe quella di cercare di comprendere le motivazioni per cui i giovani spesso provino queste sfide che mettono a repentaglio la loro vita. Anche se tale gioco venisse cancellato per sempre, potrebbe nascerne un altro con altre sfide, forse più macabre e terribili, come quella di commettere omicidio o chissà che altro. Il problema non è nel gioco in sé ma nelle persone, sono le persone attratte da questi fenomeni che hanno una perversione verso il malato e il fondamentale senso di vuotezza interna le spinge a fare follie per sentirsi vive… fatto ironico quanto triste e sembrerebbe che le cose siano solo destinate a peggiorare.

 
 

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Nightcrawler – Creature impossibili

Nightcrawler – Creature impossibili

Quanti di voi hanno sentito la parola criptide? Questo è un termine usato nella criptozoologia per indicare un animale la cui esistenza è sostenuta da tradizioni e leggende, ma di cui mancano prove scientifiche. Molti criptidi sono stati visti camminare sulla terra ferma o soffermarsi nelle profondità degli oceani. Anche se la criptozoologia è considerata una pseudo-scienza, molto spesso mette in seria difficoltà la scienza ufficiale che cerca di spiegare il contenuto di numerosi video o foto che metterebbero alla luce creature misteriose! D’altronde ogni anno vengono scoperte nuove specie di animali, dalla più piccola a centinaia di metri sotto il mare alla più viscida nell’intricato paesaggio delle foreste. Nessuno sa stilare ancora un elenco completo degli animali che abitano il nostro pianeta, un elenco che giorno dopo giorno si arricchisce sempre più di bizzarre creature e forse un giorno quelli che oggi sono considerati dei miti, un domani saranno dettagli che riempiranno i libri di scienza.

L’elenco di queste presunte creature è lunghissimo e alcuni dei nostri video futuri parleranno proprio di alcune di esse, ma oggi ci concentreremo su un criptide poco famoso ma che attanaglia ancora le menti di molti ricercatori. Molti non lo considerano nemmeno un criptide e ci sono riferimenti in alcune leggende che non si possono considerare solo coincidenze. Nightcrawler, questo è il suo nome affibbiatogli anni fa quando comparve per la prima volta in un video.

Il Nightcrawler, nome derivato dalle parole inglesi “Night” (notte) e “Crawl” (camminare lentamente o strisciare), chiamato anche l’alieno di Fresno, è una bizzarra creatura che fece la sua prima apparizione nel 2007 a Fresno in California. L’avvistamento fu ripreso in una zona residenziale da una telecamera di sorveglianza installata appositamente da una famiglia perché capitava molto spesso che durante la notte i cani del vicinato abbaiassero. Un giorno, quando il sole era calato da ormai molte ore, i cani abbaiarono più forte del solito e la mattina dopo la famiglia decise di vedere le registrazioni non immaginando minimamente quello che avrebbero visto. Sconcertati chiamarono immediatamente la polizia la quale ne uscì altrettanto confusa e in poco tempo la notizia attirò i media locali. Il video relativamente breve e di scarsa qualità ritraeva una misteriosa creatura umanoide bianca, sottile, senza né braccia né busto. Il corpo sembra avvolto da un vestito o un mantello chiaro ed è composto da due lunghe gambe che convergono in quella che potrebbe essere la testa.

Un fatto curioso che riguarda i Nightcrawler è che stando alle leggende dei nativi americani della zona, queste creature popolerebbero la Terra da moltissimo tempo, addirittura da prima della comparsa dell’uomo e proverrebbero da un pianeta per lo più ricoperto di paludi, difatti le loro lunghe gambe servirebbero proprio per attraversare più agevolmente il terreno paludoso. Sempre secondo la leggenda queste creature sono sul nostro pianeta per assistere a una sorta di risveglio, per costruire un legame tra uomo e natura e successivamente portare la pace e l’armonia. Un altro fatto interessante che potrebbe essere legato ai Nightcrawler risale al 1931 quando a Blythe, una cittadina in California, un archeologo scoprì enormi glifi visibili nel loro insieme solo dal cielo, un po’ come le linee di Nazca. Questi glifi hanno mostrato un enorme essere con gambe e braccia lunghe e una piccola testa e il più grande misura circa 50 metri. Nessuno sa quando siano stati creati questi glifi, se ne fa solo menzione in leggende tramandate oralmente e antichi scritti dei nativi americani. Ancora una volta la leggenda si mischia con fatti apparentemente reali e anni più tardi, nel marzo del 2011, fece la sua comparsa un secondo video ripreso sempre da una telecamera di sicurezza di notte al Parco nazionale di Yosemite, un’area naturale protetta che si trova tra le contee di Mariposa e Tuolumne nello Stato della California. Questa volta vengono riprese due creature, due Nightcrawler che scendono giù per una collina con i loro strani movimenti.

Queste creature così surreali affascinarono molti ricercatori e proprio per la loro assurdità c’è chi semplicemente addita tutta la faccenda come una clamorosa bufala. Non mancano ipotesi sull’origine extraterrestre dei Nightcrawlers, ipotesi che peraltro sembra essere avvalorata proprio dalle leggende dei nativi americani. C’è inoltre chi afferma siano dei criptidi, fantasmi o una sorta di guardiani della foresta. L’unica cosa certa è che non assomigliano a nessuna creatura nota, ma allora cosa sono quelle creature? Nessuno ad oggi lo sa con certezza. Successivamente in rete apparvero anche diverse foto di statue intagliate nel legno che sembrano rappresentare appunto i Nightcrawler, tuttavia nessuno è stato in grado di determinare la fonte di quelle foto o dove siano state scattate… Sono semplicemente comparse in rete! Questo non fece altro che alimentare la teoria della bufala anche se c’è chi giustifica quelle statue come rappresentazioni realizzate dai nativi americani.

Grazie a internet i video cominciarono presto a fare il giro del mondo e le misteriose creature furono oggetto anche di una puntata di Fact or Faked: Paranormal Files, una serie televisiva statunitense di investigazioni su fenomeni paranormali in onda sul canale Syfy. Il team investigativo analizzò il primo video girato nel 2007. Le movenze delle strane creature sono apparse fin da subito molto strane, i movimenti sono fluidi e le ginocchia sembrano piegarsi all’indietro. Le analisi rivelarono che la creatura fosse alta circa un metro. Il team simulò numerosi tentativi di riproduzione di quelle movenze per cercare di dimostrare che fosse tutto un falso, ma ogni tentativo si rivelò infruttuoso. Infine l’analisi del video non mise alla luce nessun ritocco, sottolineiamo anche che la persona che mostrò il video alla polizia non aveva il minimo mezzo per poter effettuare qualche ritocco in digitale, inoltre non ha mai pubblicato di persona tale video né tanto meno venduto, insomma non ha fatto nulla per il quale avrebbe potuto ricavarne soldi o fama.

Il tempo passava, il mistero si infittiva sempre di più e la gente che cercava di dimostrare che era tutto un falso falliva miseramente perché non riusciva a ricreare perfettamente le strane movenze di quelle creature e ancora oggi il dibattito è aperto. Su YouTube esiste un video dello youtuber CaptainDisilusion che mostra come apparentemente sia stato realizzato il Nightcrawler, come vedete da queste immagini il tutto si sarebbe ottenuto tramite l’aiuto della computer grafica modificando un corpo di una persona rimuovendo digitalmente la parte superiore del corpo. Tuttavia questa spiegazione non convince per due motivi: il primo è che il video analizzato in Fact or Faked: Paranormal Files non presentava ritocchi, la seconda è che lo youtuber non è riuscito a rappresentare minimamente le strane movenze delle gambe delle creature. Dunque il mistero persiste ancora…

12 dicembre 2014, Contea di Highland, Ohio. Un ex marine e sua moglie stanno tornando a casa, fuori sta calando velocemente il sole e l’uomo accende i fari per illuminare meglio la strada, una strada buia e interminabile che costeggia la foresta da entrambi i lati. Mentre stanno scendendo da una collina la moglie indica un puntino bianco in mezzo alla strada molto lontano e l’uomo, pensando fosse un animale selvatico, comincia a rallentare per evitare il rischio di investirlo, ma mano a mano si avvicinano il puntino bianco assume una forma umanoide, ad un certo punto la creatura si accorge dell’auto in arrivo e fa un balzo nella foresta sparendo dalla vista della coppia. L’uomo rimane scioccato dalla visione di quella strana creatura e quando arriva a casa prende subito carta e penna per cercare di raffigurare ciò che aveva visto. Disegnò una creatura con lunghi arti inferiori, ginocchia piegate all’indietro senza busto e braccia… Proprio così, sembra la raffigurazione di un Nightcrawler. L’uomo affermò che la creatura fosse alta più di 2 metri e la moglie ribadì di come suo marito fosse un uomo troppo orgoglioso e non avrebbe mai e poi mai raccontato una frottola, fatto sta che l’unica prova che abbiamo di questo avvistamento rimane un disegno… Un disegno che sembra ritrarre la stessa creatura di Fresno catturata da una telecamera di sorveglianza anni prima…

Come ogni volta che si ha a che fare con un criptide non si hanno che una manciata di foto o video come prova, spesso di bassa qualità, ma come abbiamo detto a inizio video ogni anno si scoprono decine di nuove specie arricchendo la lista degli animali presenti sulla Terra e nessuno può dire se un domani un Bigfoot, un Nessie o un Nightcrawler possano far parte di questa lista…

 
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Pubblicato da su 28 novembre 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Daisy’s Destruction – Il video più atroce del Deep Web

Daisy’s Destruction – Il video più atroce del Deep Web

Ad oggi, se si vogliono vedere video dove la violenza fa da padrona, non bisogna guardare poi così tanto lontano. Per i più curiosi basta andare su motori di ricerca per trovare filmati che mostrano la morte in diretta e uno dei siti pubblici più famosi che mostrano immagini non adatte ai più sensibili è Rotten.com. Ogni settimana sembra portare con sé video virali osceni con contenuti che vanno dalla morte vera e propria di una persona a sparatorie della polizia, da decapitazioni terroristiche a disastri girati in alta definizione. La cosa incredibile è che molti di essi sono disponibili proprio qui su YouTube alla portata di tutti. Fortunatamente i contenuti più gore, come le svariate decapitazioni in diretta da parte dell’ISIS, vengono prontamente eliminati dalle autorità competenti anche se questo non vieta ai più rapidi di scaricarsi il contenuto. Tuttavia esiste un luogo dove persino le autorità faticano ad arrivare: il Deep Web, ed è proprio qui che le oscenità più indecenti dilagano senza un freno inibitore, oscenità di cui gli snuff movie ne fanno parte.

Per decenni, i dibattiti circa gli snuff movie, hanno avuto luogo coinvolgendo numerosissime persone, soprattutto dal momento in cui internet ci ha fornito i mezzi per caricare e distribuire contenuti con un semplice click. Molti sostengono che siano solo una leggenda, mentre altri insistono che la violenza nel mondo sia troppo reale per eliminare la possibilità che essa sia stata solo condivisa sotto forma di filmati, ma che ci potrebbe anche essere un intero mercato per condividerla al mondo. Arrivati a questo punto vi starete chiedendo, ma che cos’è uno snuff movie? Ebbene, nel gergo della cinematografia, l’espressione snuff, che in inglese significa “spegnere lentamente”, si riferisce a presunti video amatoriali realizzati sotto compenso in cui vengono mostrate torture su animali o essere umani realmente messe in pratica durante la realizzazione del film che terminano con la morte della vittima dopo strazianti minuti di agonia. Tali video farebbero parte di una rete commerciale enorme dai guadagni pazzeschi… Ebbene si, al mondo esiste gente così malata da pagare per vedere video di gente che viene realmente torturata e ammazzata e siccome non esiste limite al peggio, molti di questi filmati avrebbero come soggetto dei bambini aggiungendo quindi la pedofilia a questo cocktail di azioni orripilanti. In particolare esiste un video il quale si dice che sia il peggior mai creato da un essere umano, tanto terribile che la pagina dov’era stato pubblicato fu quasi immediatamente bloccata dall’FBI dopo essere stata per pochissimo tempo accessibile da chiunque. Oggi per poter recuperare questo video si deve far ricorso al Deep Web dove, con non poca difficoltà, si può trovare il filmato per non meno di 700 dollari. Sconsigliamo fortemente anche solo cercare questo video perché si possono avere grossi guai con la giustizia. In ogni singolo frame sono concentrati attimi terrificanti: pedofilia, sadismo, tortura… Il tutto subito da una bambina di non più di cinque anni. Stiamo parlando del video di Daisy’s Destruction.

Sono pochissimi quelli che hanno visto quelle terribili immagini, o almeno dicono di aver visto. Chi afferma di essere in possesso del video non lo vuole vedere di nuovo. Molti sono spinti dalla curiosità di vedere Daisy’s Destruction e considerano fortunati i pochi che hanno guardato quegli attimi di terrore, ma per il vostro bene vi auguriamo che quel video non capiti mai tra le vostri mani. Dalle svariate descrizioni, le immagini mostrerebbero una bambina che viene violentata e smembrata. Nei primi minuti la giovane viene molestata da più persone che litigano tra di loro per contendersi quella che considerano la loro preda, finché non si vede una donna. Successivamente un uomo comincia a violentare la bambina fino a lacerarli gli organi interni e dopo pochi minuti la donna comincia a smembrarla con un coltello. Chi ha visto queste scene dice che la parte più terrificante non erano tanto le immagini seppur terribili, quanto le urla della povera bambina, grida strazianti che hanno portato lo spettatore a mettere il muto o interrompere il video. Dopo questa oscenità si può vedere tutto il letto pieno di sangue, la bambina muore senza infine dire più nulla, solo la testa sembrava essere in preda a terribili convulsioni. Il video, che pare essere girato negli anni 80, è di qualità molto scadente e con tutta probabilità è parte di una sequenza più lunga. C’è una leggera sfocatura e sembra che il regista sia la prima volta che impugni una videocamera. La data e il luogo sono sconosciuti, l’unico dettaglio riguarda la bambina che viene chiamata più volte Daisy.

Ad oggi sono molte le leggende che aleggiano intorno a Daisy’s Destruction, nei vari blog su internet si leggono sempre dettagli diversi sui quei terribili attimi creando confusione sulla reale trama della storia. Questo unito al fatto che il video presenta contenuti troppo terribili per essere stato realizzato da una mente umana, ha portato a credere che il tutto fosse semplicemente una storia inventata, una classica creepypasta volta a inorridire o spaventare il lettore o in questo caso lo spettatore. Molti sono convinti che Daisy’s Destruction sia solo una leggenda, che l’uomo non possa spingersi così oltre. Invece è vero, tutto vero… Quelle grida, quelle torture, quelle sevizie a una bambina innocente non sono una leggenda, bisogna semplicemente non dare credito al primo che dice di aver visto il filmato perché ad oggi è quasi totalmente irreperibile.

20 febbraio 2015. La polizia filippina arresta Peter Gerard Scully, un cinquantunenne di origini australiane sospettato di abusi sessuali infantili, omicidio e sequestro di persona, dopo aver trovato il corpo di una ragazzina di 10 anni sepolto sotto una casa che aveva affittato a Malaybalay, nelle Filippine, dove era fuggito da Melbourne dopo essere stato accusato di bancarotta fraudolenta nel 2011. Qui ha iniziato a gestire materiale pedopornografico via internet offrendo un servizio pay-per-view in cui era possibile guardare video in streaming di torture e violenza sessuali su minori. Al momento del suo arresto, la polizia non era al corrente di tutte le atrocità commesse dall’uomo e solo in un secondo momento, grazie all’agente di ricerca Janet Francis, si scoprì l’intera rete di distribuzione di pornografia infantile creata da Scully. Dalle prime indagini si scoprì che Scully insieme ai sui complici Carmen Ann e Angel Alvarez, abusò e violentò tredici ragazze sotto i 15 anni uccidendone anche una, ma la ricerca era solo all’inizio e il peggio doveva essere ancora scoperto. Durante il processo Scully narrò eventi inquietantemente simili a quelli di Daisy’s Destruction. I video sequestrati dalla polizia riferiscono ogni tipo di abuso sessuale sui bambini, i poliziotti non erano mai stati dinnanzi a tale orrore prima d’ora quando a un certo punto, tra i svariati file di Scully, ne trovano uno intitolato “Daisy’s Destruction” e la verità su questo video è molto più atroce delle storie che si leggono su internet. Quando vennero chiesti chiarimenti del video a Scully, l’uomo non disse nulla al riguardo affermando solamente che alcune persone pagarono più di 7000 $ per vedere quel video. Successivamente si scoprì che la donna nel video è Carmen Ann e la bambina non superava i 2 anni di età. C’è anche un altro uomo presente nel video e pare essere l’altro complice di Scully, Alvarez, mentre il cameraman è lo stesso Scully.

Come fa a esistere un uomo con una mente così spregevole e perversa vi starete domandando… Secondo alcune testimonianze non confermate esisterebbe un altro video addirittura più malato di Daisy’s Destruction, girato dell’australiano, dal titolo Dafu Love. Le immagini mostrerebbero Scully che, insieme ad alcuni complici, torturerebbe a morte diversi bambini. Secondo le voci, il gruppo userebbe un martello e uno scalpello per sfondare il cranio a un bambino, ne squarterebbe un altro e sbatterebbe due bambini come cuscini uno contro l’altro fino a ucciderli. Molti hanno cercato prove dell’esistenza di Dafu Love ma mai nessuno ha trovato niente di concreto o così si dice, in quanto chi ammettesse di aver visto anche solo un frame starebbe in pratica confessando di aver commesso un crimine. Se Daisy’s Destruction è reale al 100%, forse Dafu Love rimane solo una leggenda come tanti altri presunti Suff Movie che circolerebbero nel tanto famigerato Deep Weeb.

Immagini e filmati di violenza, aggressioni, torture e omicidi sono dunque ormai onnipresenti. Tutto ciò apre una questione ben più ampia sulla natura umana e la sua perversa e oscura curiosità. A molti di voi sarà sicuramente venuto in mente anche il caso dell’omicidio di Junko Furuta, questo purtroppo famoso caso giudiziario ebbe come vittima una studentessa liceale giapponese, la cui morte fu causata da terribili sevizie subite da alcuni suoi coetanei alla fine degli anni ottanta, ma questo orribile caso di cronaca che non da spazio a ipotetiche invenzioni meriterebbe di essere raccontato in un video a parte, la lista delle torture inflitte alla povera ragazza, una più atroce dell’altra, è veramente lunga. Tornando invece all’arresto di Scully, ciò ha cancellato ogni dubbio circa la vera esistenza dei cosiddetti snuff movie e della loro rete commerciale, ma cosa ancor più certa è l’abisso sempre più profondo che la mente umana raggiunge, fin dove si spingerà ancora?

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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RAYRAY – Il misterioso Torture Soup.avi

RAYRAY – Il misterioso Torture Soup.avi

 

Esiste in rete un video noto come “Torture soup”, in italiano “La tortura della zuppa”. Non si conosce con certezza assoluta l’identità degli individui coinvolti nel video e nemmeno lo scopo stesso del filmato, l’unica cosa che si sa è che è stato caricato su YouTube per la prima volta dall’utente Adana nel 2006 con la descrizione “Figure giapponesi in un video strano”. Il video divenne virale molti anni dopo grazie alla condivisione di uno youtuber chiamato SomeOrdinaryGames. Fin da subito, per la particolarità del video, per l’ambiente e per le figure strane che sono presenti, è nata un’immensa categoria di storie che raccontano le più svariate fantasie horror riguardo a esso. Infatti si dice che la persona che si vede nel video seduta sia stata rapita e costretta a mangiare una zuppa contenente resti umani, addirittura appartenenti alla propria moglie. Al di là di queste storie immorali e strampalate, molti utenti iniziarono a indagare sui particolarissimi costumi che indossano i presunti rapitori e ben presto si scoprì che c’era un altro video, addirittura ancor più vecchio rispetto al primo, in cui si possono ascoltare con chiarezza i singhiozzi di colui che mangia una zuppa, il suo stato emotivo sembra quello di una persona umiliata e invasa dal terrore. Infatti la vittima, come nel primo video, indossa un bavaglino per bambini e non smette mai di mangiare, mentre il suo atteggiamento sottomesso viene premiato dalle carezze dei due soggetti in costume. Per quanto autentici possano sembrare i lamenti della presunta vittima e per quanto i soggetti in questione possano sembrare minacciosi, esiste sempre la possibilità che si tratti di un semplice scherzo elaborato da qualcuno per farsi pubblicità riguardante una storia macabra o un film, ma indagando si scoprono particolari a dir poco scioccanti. Facendo una semplice ricerca su Google si scopre che esistono altri filmati con i due soggetti bizzarri, in particolare su Daylimotion esiste un canale chiamato RayRay-tv il quale sembra essere abbandonato da ormai diversi anni. Il canale in questione è pieno di filmati la cui tematica principale coinvolge due personaggi che sono praticamente identici a quelli dei filmati orribili, salvo un particolare fondamentale: il loro atteggiamento.

I video che si trovano su RayRay-tv sono molto diversi rispetto a quelli della presunta tortura, effettivamente si tratta per lo più di filmati riguardanti due personaggi simpatici e infantili con un atteggiamento ben lontano da sembrare minacciosi o macabri. Inoltre guardando il contenuto di tali filmati si scoprono i nomi di questi particolari soggetti, essi si chiamano “RAY-RAY”, ma c’è dell’altro. Dopo una breve ricerca gli utenti scoprirono che il canale RayRay-tv, così come i diritti riguardanti l’utilizzo di questi due personaggi, è detenuto da Raymond Persi. Egli è un direttore, scrittore e produttore di animazione che vanta un curriculum di tutto rispetto, infatti ha diretto diversi episodi dei Simpson, ha collaborato per colossi dell’industria come Disney dando il suo contributo nel film “Ralph Spaccatutto” uscito nel 2012 , “Frozen” del 2013 ed è la voce originale del personaggio “Flash”, il bradipo del film Zootropolis che uscirà quest’anno. Quindi Stiamo parlando di una persona che ha una certa reputazione nel mondo dell’animazione ad Hollywood. Raymond, ormai logorato dalle domande degli utenti che gli scrivevano riguardo i RAY-RAY, cercò di chiarire una volta per tutte la storia su questi misteriosi personaggi. Questa è stata la sua dichiarazione:

Ho creato i RAY-RAY molti anni fa. Si chiamano Ray Ray, li ho creati allo scopo di divertirmi e di visualizzare i miei sentimenti di solitudine e isolamento. Erano una sorta di caricatura per me. I RAY-RAY non hanno gli strumenti per comunicare o per esprimere il loro sentimenti e i loro pensieri. Essi non hanno una bocca, non hanno un naso e la loro espressione è statica, ma nonostante ciò sono in grado di catturare l’attenzione del mondo esteriore e qualunque emozione che trasmettono lo fanno solo attraverso i gesti e azioni. Sono una sorta di specchio dove ognuno di noi vede i sentimenti che sta provando in quell’istante. Inizialmente erano solo degli scarabocchi, poi divennero dei dipinti fino a diventare quello che vedete nei video… Dei personaggi con un corpo fisico che si trovano nel mondo esistente ma nello stesso tempo ne sono segregati.

Successivamente Raymond spiegò di come all’inizio, l’idea di questi personaggi piacque alla sua troupe, così per divertimento spesso facevano delle recite e degli show sia nei teatri che nei diversi club sparsi in tutta Los Angeles e dintorni. In particolare racconta di un episodio che risulterà cruciale per comprendere questa storia

Una sera c’era stata un’esibizione sulla Sunset Strip, mi sembra al Key Club… Beh, fatto sta che dopo l’esibizione io e tutto il mio stuff, per staccare un attimo e riprendere fiato, ci riposammo a mangiammo qualche boccone. Al nostro rientro, quando era ormai giunta l’ora di prendere tutte le nostre cose dai camerini, scoprimmo che il lucchetto del nostro camerino era aperto… Si erano introdotti dei delinquenti, ma non erano dei semplici ladri, voglio dire, nel mio studio c’erano macchinari che costavano alcune migliaia di dollari, costosissimi strumenti, per non parlare dei costumi di scena rarissimi e molto altro ancora. Loro non presero niente di tutto ciò, loro presero i RAY-RAY, insomma qualcuno aveva semplicemente deciso di rubare i personaggi per qualche motivo. Fortunatamente avevamo dei costumi extra per poter fare le nostre successive esibizioni ma tutti noi eravamo molto arrabbiati in quel momento. Qualche settimana dopo mi arrivarono diverse segnalazioni di un video che si intitolava “La stanza bianca della zuppa” e vidi quello spettacolo strano a cui avete assistito anche voi, onestamente la cosa che più mi colpì del video fu che i RAY-RAY si muovevano nello stesso modo in cui avrebbero dovuto muoversi, voglio dire che i movimenti che facevano erano tali e quali a come erano stati concepiti da me stesso. Considerando che all’epoca non vi erano molti video dei miei personaggi in rete la cosa mi sembrò alquanto inquietante perché significava che le persone che ci avevano rubato i costumi erano persone che ci osservavano da molto tempo. Sono una persona a cui piacciono le cose stravaganti e anche se i miei costumi sono stati rubati e in qualche modo stavano insultando una mia creazione, devo dire che mi sono divertito a vedere i video…

Quindi Raymond Persi aveva creato questi personaggi stravaganti come una valvola di sfogo, quasi un hobby e di conseguenza quando è stato contattato per qualcosa di più interessante non ha più avuto tempo da dedicare alle sue creazioni. Inoltre per cercare di arginare le voci che lo vedrebbero coinvolto in questa faccenda decise di caricare i video più tardi, nel 2008, direttamente nel suo canale di RayRay-tv con le seguenti descrizioni: “In questa clip si vedono queste persone che assomigliano a noi e che fanno a qualcuno qualcosa che noi faremo mai, lo promettiamo”. Mentre la descrizione del secondo video recita: “Che cosa sta succedendo in questa clip e perché queste persone assomigliano a noi?” Una domanda però sorge spontanea, per quale motivo Raymond non ne ha mai denunciato la scomparsa alla polizia? Che si tratti di uno scherzo o addirittura di un vero e proprio crimine, i soggetti nei video utilizzavano degli oggetti di scena rubati stando alla sua testimonianza. E se invece Raymond fosse coinvolto direttamente con questi video allora perché mentire? Per quale motivo un personaggio del suo calibro dovrebbe rischiare di perdere credibilità in un ambiente come Hollywood, dove la reputazione e la professionalità hanno quasi lo stesso peso specifico del talento? Inoltre come abbiamo detto prima, i soli due video, che non sono per niente in sintonia con il resto dei videoclip preparati nel suo canale, sono proprio quelli incriminati. A tutto questo mistero si aggiunge anche un altro particolare interessante, dato che Raymond si disinteressò quasi completamente delle sue creazioni, concesse il loro utilizzo per fare spettacoli, infatti, facendo una breve ricerca si possono vedere diverse esibizioni dei RAY-RAY in rete, anche recenti. Molte di queste sono eseguite con un gruppo di musicisti circensi chiamati “Mutaytor”, inoltre cercando fra i membri del loro cast si trovano proprio loro: i RAY-RAY e nella loro pagina ufficiale si legge chiaramente che i diritti di produzione dei personaggi sono stati concessi da Raymond Persi. Osservando alcune fotografie si può anche notare che in alcuni di questi spettacoli i RAY-RAY sono completamente diversi rispetto ai primi video prodotti da Raymond dove erano amichevoli e simpatici. In queste foto assumono un atteggiamento criminale, disinteressato. Ovviamente sono fotografie artistiche e se fosse così c’è forse una remota possibilità che sia stata Mutaytor stessa a produrre i famosi filmati? Ovviamente a quel punto la domanda sorge spontanea, perché rubare i costumi? Da circa 10 anni questo è stato uno dei più grandi misteri di YouTube. Il video dei misteriosi e stravaganti RAY-RAY aveva suscitato la curiosità di migliaia di utenti con altrettanto stravaganti teorie e spiegazioni, poi un mese fa l’utente Càleon70s trovò l’ultimo puzzle di questo mistero. Caleon scopri che c’è un sito web chiamato Metacafe dove si trovavano tutti i  video dei RAY-RAY e in particolare se ne vede uno intitolato  “Gil è scomparso” con la seguente descrizione: “Un batterista scomparso, un vicolo solitario… forse i RAY-RAY hanno la risposta.”. Purtroppo il video non può più essere riprodotto per qualche motivo, però ricaviamo altre informazioni dai diversi tag, in particolare uno ci offre la risposta definitiva a questo mistero: “Stolen Babies”, ossia il nome di un gruppo che ha collaborato con i RAY-RAY nella produzione della canzone “Push Botton” e indovinate chi è  il produttore e direttore dei video? Proprio lui: Raymond Persi. Quindi è probabilmente lui l’artefice dei video che circolano in rete dal 2005 e quasi sicuramente la storia dei costumi rubati è un falso o una messa in scena per fare pubblicità alla band Stolen Babies. Questo spiega anche il perché non è mai stata denunciata alla polizia la scomparsa dei suoi costumi.

Normalmente questo canale si occupa per lo più di esporre i diversi misteri e dare a voi la possibilità di risolverli. Questo caso è senz’altro un’eccezione ed è la dimostrazione che al di là di storie affascinanti e incredibili su UFO, fantasmi e criminali, a volte la verità è molto più banale di quello che sembra.

 

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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