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Inquietanti piogge di sangue e di animali

Inquietanti piogge di sangue e di animali

Fatti bizzarri e strani fenomeni ci circondano in ogni istante, ma pochi sono quelli che riescono ad essere così interessanti e in un certo senso così…. inquietanti. Diverse sono le storie riguardanti animali piovuti letteralmente dal cielo e molte di esse sono state da sempre considerate solo delle leggende o racconti popolari. Invece durante l’arco della storia questo strano fenomeno si è ripetuto più e più volte ed è anche stato ben documentato da alcune culture. Di solito questo tipo di fenomeno coinvolge principalmente rane e pesci, ma non mancano anche storie di altri animali caduti dal cielo. Nel corso degli anni, le persone hanno sperimentato vari fenomeni di questo tipo, come ad esempio la tempesta del 1578 di Bergen, una città della Norvegia, dove si è verificata una pioggia di animali piccoli e squittenti, animali trasportatori di morte sotto forma di peste. Proprio così, quel giorno a Bergen si è verificata una pioggia di topi. Le cronache locali narrano di un evento definito apocalittico, quasi si trattasse di un castigo divino, inoltre una particolarità è che si trattava di ratti di colore giallo.

Un’altra testimonianza accaduta nel vecchio continente è avvenuta l’11 luglio 1836, giorno nel quale un professore di Cahors in Francia decise di inviare una lettera all’Accademia delle Scienze di Parigi. Nero su bianco il professore scrisse la seguente testimonianza: “Ad un certo punto vidi questa strana nuvola sui cieli, si trovava a circa sessanta tese (vecchia unità di misura) di distanza da noi. I cavalieri che venivano da Tolosa furono costretti ad usare le loro giacche perché questa strana tormenta li colse di sorpresa e li spaventò soprattutto perché furono vittime di una pioggia di rospi…”. Queste brevi parole descrivono in modo chiaro e conciso che si è verificata una pioggia di anfibi su questa città medievale. Un altro evento storico riportato in tutto il mondo non soltanto per la sua straordinarietà, ma soprattutto per la catastrofe causata e la quantità di vite umane spezzate, è la pioggia di pesci gatto avvenuta nel 1861 che durò pensate ben tre giorni! Gli abitanti della città-stato del Singapore infatti dopo aver subito un terremoto furono testimoni di questo strano evento. Le iscrizioni tramandate fino a noi raccontano che le persone raccoglievano il pesce in secchi lasciati fuori dalla porta, sembrava un modo del cielo per scusarsi del terremoto provocato. Non basterebbe un video intero per riuscire a nominare tutte le precipitazioni in massa di animali riguardanti rospi e pesci nell’arco della nostra storia. La maggior parte degli animali muore a causa dell’impatto violento quando si schianta a terra, ma una percentuale sopravvive alla caduta. Sono stati riportati anche casi molto particolari dove questi animali erano totalmente congelati o avvolti da un involucro di ghiaccio. Una delle storie più diffuse a riguardo è che nel 1997 un pescatore giapponese venne colpito da un calamaro surgelato proprio sulla testa. Lo sfortunato nipponico rimase senza sensi per diversi giorni e riportò anche danni cerebrali. Se pensiamo a un calamaro surgelato che arriva da chissà quale altezza in caduta libera si potrebbe anche dire che, nella sfortuna, gli è andata anche bene. La storia ci insegna però che non sono caduti dal cielo solo anfibi e pesci, infatti come abbiamo detto all’inizio sono precipitati a terra in diverse parti del mondo anche altri animali più strani e pericolosi. A partire da questo punto alcuni di voi, soprattutto coloro che soffrono di  aracnofobia o di ofidiofobia potrebbero avere un attacco d’ansia nei prossimi minuti… Siete stati avvertiti.

Una buona percentuale di queste tempeste di animali vede come protagonisti velenosi ragni e serpenti, inoltre la maggior parte di queste testimonianze sono molto recenti: Nella città Australiana di Goulburn, ad esempio, sia nel 2012 che nel 2015 si è verificato il fenomeno noto come “Capelli d’angelo”, che a differenza del nome, non è un fenomeno gradevole nella quale essere coinvolti in prima persona. Gli scienziati in realtà raccontano che questo fenomeno sia legato ad alcune specie di ragni migratori i quali per poter riprodursi e diffondersi in nuovi territori adottano la tecnica del “ballooning” o “floating”, ovvero si riuniscono in punti particolarmente elevati e lanciano letteralmente in aria fiotti di setta affidandosi poi alla forza del vento che li trasporta anche per chilometri fino a giungere in un nuovo territorio. Questo fenomeno non è per niente raro infatti alcuni di voi l’avranno visto nelle campagne, ma sicuramente fa più scalpore quando questi aracnidi cadono nelle zone abitate. Altre tempeste di questo genere si sono verificate nel Texas nel 2013 e in Brasile e Argentina nel 2007. Queste sono altre immagini reali riprese nei paesi americani. Ma se invece di minuscoli ragnetti piovessero enormi serpenti neri? Lo scenario sicuramente sarebbe come quello che i cittadini nel Sud di Memphis, Stati Uniti, hanno visto verso la fine di gennaio del 1877. I giornali dell’epoca narrano di un diluvio vero e proprio di serpenti neri che avevano una lunghezza anche di 45 centimetri. Questi rettili squamati avevano letteralmente invaso le strade di questa città del Tennessee. C’e n’erano così tanti che la maggior parte di essi era intrecciata fra loro in un miscuglio di squame e viscidume che si trascinava per le strade come se fosse un fiume nero in piena durante una pioggia torrenziale.

A partire da questo punto però inizieremo a parlare di un altro fenomeno inquietante e per fortuna anche meno frequente. Uno dei casi più famosi a livello mondiale di questa categoria per altro è accaduta proprio in Italia e precisamente a Messignadi, un piccolo centro abitato della Calabria. Stiamo parlando della pioggia di sangue e carne. Proprio come avete sentito, nel 1890 si è verificata una precipitazione di pezzi di carni macellate e sangue che hanno inzuppando gli increduli abitanti di un color scarlatto. A quanto pare si era trattata di una pioggia di sangue e carni di uccelli, provocata secondo gli studiosi con tutta probabilità dalla macellazione di alcuni pennuti avvenuta a causa di forti venti in quota. Non si sa tuttavia dove siano finiti ossa, muscoli e piumaggio. Un fenomeno di questa categoria più recente si è verificato in Colombia, nel villaggio chiamato La Sierra Bagadó, nel 2008. La spiegazione scientifica a tutte queste bizzarre precipitazioni però sarebbe una sola, ovvero che questa particolare tipologia di precipitazioni si verifica quando, nelle zone interessate, sono presenti fenomeni violenti di temporali accompagnati da trombe d’aria o forti raffiche di vento. I mulinelli creati dal vento, passando sulla superficie di mari, laghi o stagni, oltre a risucchiare l’acqua come abitualmente accade, portano con sé anche alcune delle forme di vita presenti nel luogo specifico. In base alla forza e alla velocità del vento si possono verificare poi situazioni diverse. Se il vento è così impetuoso da trascinare gli animali nelle zone più alte dell’atmosfera, si assiste a piogge di animali morti, congelati o inglobati in blocchi di ghiaccio o, addirittura, a brandelli di pelle e carne come nel caso di precipitazioni di sangue. Se invece le raffiche sono un po’ meno intense e non toccano altezze così elevate, spesso accade che gli animali cadano dal cielo ancora vivi. Solo un aspetto di questi fenomeni rimane ancora un mistero, ovvero la ragione per cui si verificano precipitazioni di un’unica specie di animali alla volta.

Se siete interessati a vedere dal vivo uno di questi fenomeni vi consigliamo di andare nell’Honduras, nella città di Yoro. Qui tra maggio e luglio si verifica la famigerata “lluvia de peces” (da leggere come  “gliuvia de peses”) ossia la pioggia dei pesci, un fenomeno che avviene ogni anno da più di un secolo ormai, tanto che ora fa parte del folklore nazionale dell’honduras. Però fate attenzione perché quello che cade dal cielo… potrebbe anche mordervi!

 
 

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Volti di Bélmez – Facce comparse dal nulla

Volti di Bélmez – Facce comparse dal nulla

Soleggiata, temperata e protesa nel Mar Mediterraneo, l’Andalusia è l’incarnazione del fascino del Sud spagnolo. La provincia di Jaén, lungo il confine nord-orientale dell’Andalusia, è la culla della produzione dell’olio d’oliva in Spagna e ogni anno attira numerosi visitatori locali ed esteri. Tuttavia tra i suggestivi paesaggi che quei luoghi offrono, immerso in alcune cime rocciose, vi è un villaggio con una fama alquanto sinistra.

Bélmez de la Moraleda ha una popolazione di circa 4.000 persone. La mattina del 23 agosto 1971 María Gómez Pereira andò, come ogni mattina, in cucina a preparare la colazione per la famiglia quando notò una macchia insolita sul pavimento di cemento della sua cucina. Inizialmente non ci fece molto caso, forse era solo il sole che filtrava dalla finestra o forse un gioco di ombre, inoltre quella era una casa molto vecchia e l’insorgere di muffa non era un evento poi così strano, tuttavia il giorno dopo si oscurò acquisendo lentamente una forma particolare, forma che infine rivelò il volto sofferente di un uomo. María era una donna di chiesa, per questo più fissava quella figura più le sembrava di vedere il volto afflitto di Gesù Cristo. Spaventata, in preda agli incubi, con il terrore di essere vittima di una qualche punizione divina, María cercò di lavare e sfregare via ripetutamente quel volto inquietante che si era stampato sul pavimento, ma senza ottenere alcun risultato. La faccia rimaneva sempre lì, quasi ad osservare la donna. A quel punto intervenne il marito che decise di agire drasticamente. Con l’aiuto del figlio, con un piccone distrusse quella porzione di pavimento, dopodiché con una nuova gettata di cemento finalmente tutto era tornato come prima, come nuovo… questo fino a quando il volto non ricomparve una settimana più tardi.

Questa strana storia si diffuse rapidamente nella piccola cittadina. I vicini si fermarono per ispezionare quel fenomeno in casa Pereira e presto la famiglia divenne il centro dell’attenzione. Tutto ciò che loro volevano tuttavia era porre fine a qualunque forza maligna si fosse insinuata in casa loro, ma prima che potessero distruggere il volto per la seconda volta, il sindaco della cittadina dichiarò che il sito doveva essere scavato per ulteriori studi. Gli scavi andarono molto in profondità rimuovendo il pavimento di cemento e le antiche fondazioni sottostanti. Dallo scavo iniziarono a emergere ossa sparse. Ossa umane. Certo nessuno si aspettava di trovare quello che in realtà giaceva a metri di profondità sotto la cucina. Vennero ritrovati due scheletri decapitati, delle teste nessuna traccia. Dobbiamo sottolineare che quella casa venne edificata su un terreno che tempo prima aveva ospitato parte del cimitero della locale Chiesa Cattolica, un terreno di sepoltura che addirittura risaliva all’epoca romana. I cadaveri vennero riesumati e sottoposti a diversi studi al termine dei quali si concluse che quei corpi erano risalenti al tredicesimo secolo. Infine ai resti venne data una sepoltura dignitosa con rito cattolico al cimitero locale. Gli scavi terminarono, la buca riempita e la cucina ricostruita. Ovviamente la presenza di quegli scheletri senza testa non rassicurò per niente la famiglia che credeva di essere vittima di una sorta di maledizione. Non molto tempo dopo nuovi visi riemersero.

Ormai la notizia dei volti di Bélmez si diffuse ben oltre i confini della cittadina di montagna, attirando numerosi ricercatori in lungo e in largo. Sacerdoti, giornalisti e ricercatori del paranormale percorrevano decine, centinaia di chilometri per visitare quel villaggio un tempo sconosciuto a molti, nella speranza di assistere alla comparsa di un volto. Nel 1972 il parapsicologo tedesco Dr. Hans Bender, dopo aver visto di persona il fenomeno dei volti di Bélmez, lo sancì come l’evento paranormale più importante del secolo. Intanto, i volti persistevano. Alcuni sembravano persino essere capaci di spostarsi e cambiare posizione anche mentre erano sotto esame di esperti, mutando addirittura espressione. Alcuni si dissolvevano e negli spazi lasciati vuoti apparivano nuovi volti a prendere il loro posto.

Col passare del tempo il fenomeno si ampliò a dismisura e sul pavimento apparvero anche nudi femminili. Le figure aumentavano e di pari passo si moltiplicavano anche i testimoni. Molti associarono i volti di Bélmez ad apparizioni religiose, così soprattutto la domenica intere folle visitavano quella casa con picchi di 20.000 persone al giorno, un numero enorme considerando che il paese non contava nemmeno 4.000 persone. A questo punto partì un’indagine su larga scala capeggiata dal parapsicologo German de Argumosa. I ricercatori fotografarono il pavimento della cucina mappandolo minuziosamente prima di coprirlo con un panno e sigillandolo con la cera al fine di evitare ogni genere di manomissione. Un notaio locale si trovava come testimone quando la cucina venne sigillata. Tre mesi dopo riaprirono la cucina e ciò che scoprirono ebbe dell’incredibile! Senza che nessuno potesse inquinare in qualche modo le prove, i volti si erano spostati e trasformati. Come resoconto finale dell’indagine non si arrivò a un bel niente, non venne fornita alcuna spiegazione sull’esistenza dei volti di Bélmez. Arrivati a questo punto l’ipotesi paranormale sembrava incredibilmente quella più plausibile anche se gli scettici più convinti continuavano a negare e addirittura accusarono di complicità con i presunti imbroglioni sia Argumosa che Bender.

Furono numerose le ipotesi emerse successivamente. Quella che spicca tra le altre spiega come protagonista il nitrato d’argento, una sostanza in grado di scurirsi in seguito all’esposizione alla luce solare. Questa spiegazione chiarirebbe tra l’altro l’assenza di pigmenti, oltre al dato non certo trascurabile che i volti siano comparsi anche a stanza sigillata. Infine la pareidolia avrebbe fatto il resto. La pareidolia non è nient’altro che un’illusione subcosciente che tende a ricondurre oggetti o profili dalla forma casuale a forme note, in particolare volti. Questa è la spiegazione scientifica, non mancano tutta una serie di ipotesi paranormali, tra cui quella della “fotografia del pensiero” che ritiene che i volti siano una manifestazione fisica dei pensieri e delle emozioni di Marìa. Come un catalizzatore, la psiche della donna avrebbe generato quelle espressioni contorte sul pavimento. Cambiavano in base ai suoi umori e desideri, sarebbero scomparse solo quando Maria non avrebbe abitato più in quella casa. Nel 2004 María morì all’età di 85 anni e con la sua scomparsa molti sensitivi accorsero a Bélmez per vedere se quella teoria fosse vera, se con la morte di Maria quei volti sarebbero scomparsi, ma così non fu e nuovi volti apparvero.

I media spagnoli rimangono ancora oggi affascinati dai volti di Bélmez. Oggi c’è chi sostiene che l’intero fenomeno fosse una bufala architettata dal figlio di Maria, Diego. Se queste forme siano la manifestazione di espressioni addolorate di anime perdute, dipinti di un truffatore o un trucco dell’immaginazione, nessuno oggi riesce a fornire una risposta definitiva e soddisfacente. Solo una cosa è certa: gli occhi vuoti di quei volti continuano a scrutare dal basso.

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Fratelli del Sole – Un caso bizzarro senza spiegazione

Fratelli del Sole – Un caso bizzarro senza spiegazione

Sicuramente la scienza riesce a spiegare quasi tutti i fenomeni che ci circondano, anche quelli che ci sembrano più incredibili o inquietanti… Ma cosa succede con tutti quei fenomeni a cui nemmeno la disciplina scientifica per eccellenza non riesce a dare una spiegazione?

Ci sono molti casi nel nostro mondo che hanno dell’incredibile, per esempio la combustione spontanea è uno di questi fenomeni, un evento tanto raro quanto inquietante le cui origini ancora oggi rimangono un mistero del tutto indecifrabile. Questo fenomeno è in grado di ridurre il corpo di una persona adulta a un cumulo di polvere, poltiglia carbonizzata e fumo in pochissimi minuti e la cosa più terrificante è che potrebbe capitare a chiunque di noi in qualunque momento. Di fronte a questo caso anche gli scienziati rimangono basiti data la sua straordinarietà, ma ci sarà modo di parlare in modo approfondito più avanti. In questo video invece verrà trattato un fenomeno ancor più unico nel suo genere rispetto alla combustione spontanea e che riguarda due sole persone in tutto il mondo.

I due ragazzi che state vedendo si chiamano Abdul Rasheed e Shoaib Ahmed, hanno rispettivamente 9 e 13 anni, sono originari del Pakistan e come tutti i loro coetanei vanno a scuola, giocano a cricket, che è lo sport più popolare in Pakistan, e sono molto attivi dato che spesso aiutano il proprio padre nella fattoria prendendosi cura delle capre e dell’allevamento in generale… Ma quando gli ultimi raggi di sole muoiono dietro l’orizzonte facendo spazio alle tenebre,  il piccolo villaggio dove Rasheed e il fratello abitano viene avvolto dall’oscurità e qualcosa di sconvolgente ed incontrollabile accade ai loro corpi. Infatti durante la notte questi ragazzini non sono più in grado di controllare i loro movimenti e come in preda ad un incantesimo cadono a terra, incapaci di muoversi, parlare o mangiare. Le loro condizioni sono così allarmanti che spesso per far comprenderne i sintomi i medici si riferiscono ad uno stato vegetativo in piena regola. Insomma durante la notte è come se per qualche ragione ancora sconosciuta, entrassero in coma profondo.

Mohammad Hashim, il padre dei due bambini, insieme alla sua famiglia vivono in un villaggio chiamato Mian Kundi nei pressi di Quetta, nella provincia del Balochistan che si trova a sud ovest del Pakistan. Hashim in lacrime e con profondo rammarico racconta che purtroppo a causa di problemi di salute e povertà perse due figli in tenera età ed ora solo cinque dei suoi figli sono ancora vivi. Due di loro soffrono di questo strano fenomeno mentre gli altri due sono ragazzi normali. Date le sue condizioni di povertà chiese aiuto allo stato perché dopo tutti questi anni nessun medico riuscì a trovare una soluzione o quantomeno a dare una spiegazione del perché questo strano fenomeno colpisse i suoi figli e non potendo più sostenere altre spese mediche decise di rendere pubblico questo caso. Le autorità del Pakistan dopo aver visionato il caso e date le estreme condizioni nelle quali si trovano Rasheed e Ahmed decisero di prendersi cura delle spese mediche per poter trovare una soluzione, quindi grazie ai ricercatori del “Istituto di Scienze Mediche del Pakistan” diversi furono gli esami a cui vennero sottoposti i fratelli. Il Dottor Javed Akram, professore di medicina dell’istituto a capo delle ricerche, disse che stavano impiegando tutte le risorse per poter individuare le cause di tali sintomi così particolari. Queste le sue parole: “Prendiamo questo caso come una sfida, i nostri medici stanno facendo diversi test per determinare il motivo del perché questi ragazzini sono così attivi durante il giorno mentre durante la notte a volte non possono nemmeno aprire gli occhi, parlare o mangiare.”.

L’entusiasmo iniziale e la voglia di intraprendere questa sfida scientifica si sono però scontrati con un muro di misteri di un certo spessore. Infatti i dati rilevati nei vari test risultano tutti nella norma durante il giorno, mentre durante le fasi notturne i parametri rilevati a livello neuronale così come tutti gli altri parametri fisici risultano come quelli di una persona in coma. Inizialmente tutti credevano che fosse la luce solare a causare questi effetti ma ben presto dovettero ricredersi perché anche in giornate del tutto buie e in stanze chiuse Rasheed e Hashim si comportavano normalmente, ma quando giungeva l’ora del tramonto iniziavano a sentire una stanchezza così forte che viene paragonata a quella dei cosiddetti “colpi di sonno” che il più delle volte causano incidenti mortali per chi è alla guida di un mezzo. Quando arriva la sera quindi i loro corpi si fanno più pesanti e si accasciano dove capita per poter riposare e successivamente il black out totale… Nessuna attività volontaria ha più luogo, i loro corpi rimangono paralizzati quasi in uno stato di catalessi e dal tramonto all’alba si trovano in queste condizioni.

Dopo diversi mesi senza risultati il Dottor Javed, con un tono di voce di chi con orgoglio ammette i propri limiti, in un’intervista racconta: “È veramente difficile capire quale sia la causa di questo strano evento, non riusciamo a comprendere che cosa succede a questi due fratelli e sinceramente non ho nessuna idea di che cosa provochi questi sintomi, anzi, nessun ricercatore o medico ne ha una”.

Dinanzi a questi limiti il Pakistan chiese l’intervento di esperti stranieri, quindi da maggio 2016 hanno iniziato a inviare verso i laboratori di tutto il mondo provette contenenti il sangue dei due fratelli, campioni di quello che mangiano normalmente e vengono inviati persino campioni di terra e di materiali che si trovano nell’abitazione della famiglia, tutto questo solo per farvi capire che non hanno la minima idea di quali siano i fattori che determinano questo brusco cambiamento dal giorno alla notte. I laboratori che stanno collaborando con queste ricerche sono tra i più prestigiosi del mondo come The Mayo Clinic and John Hopkins Medical Institute degli Stati Uniti e la Guys Hospital di Londra giusto per citarne alcuni ma per ora i risultati ottenuti sono pressoché delle mere congetture purtroppo dato che dalle analisi non emergono piste decifrabili per questo mistero.

Oggi la loro storia fa scalpore nella comunità scientifica mondiale e vengono conosciuti come “Solar Kids” ovvero i ragazzi che si alimentano di energia solare altrimenti noti in Italia come “I Fratelli del Sole”. Alcuni esperti pensano che addirittura sia un problema psicologico, forse i ragazzi sono influenzati da qualche fattore a livello di subconscio che li spinge in questo stato. Hashim però racconta che i due ragazzi hanno sempre avuto una vita tranquilla e non hanno subito alcun tipo di esperienza così traumatizzante da poter interferire nella loro psiche a livelli così profondi e in maniera così radicale anche perché ricorda che questi ragazzini sono sempre stati così, fin dalla nascita.

Vi abbiamo detto che dei cinque figli di Hashim due di loro soffrono sicuramente di questa patologia,  se così si può chiamare, mentre altri due sono sani… Probabilmente vi siete chiesti quale sia la sorte del quinto figlio. Beh il quinto figlio, il più piccolo che di nome fa Ilyas, ha solo un anno. Di lui suo padre racconta che delle volte si sveglia alle 5 del mattino con i primi raggi del sole e di come non pianga mai durante la notte, cosa alquanto inusuale nei bambini della sua età, ma lui aveva già sperimentato questi sintomi con i suoi figli più speciali. Hashim dopo aver raccontato questi ultimi dettagli solleva lo sguardo verso Rasheed e Ahmed e successivamente verso quello di sua moglie, nei suoi occhi tristi si legge lo sconforto e la paura di un genitore che si prepara a vivere di nuovo le stesse sofferenze e preoccupazioni che lo hanno accompagnato in questo incubo ad occhi aperti.

 
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Pubblicato da su 17 ottobre 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Wow! – Un vero e proprio segnale extraterrestre

Wow! – Un vero e proprio segnale extraterrestre

Siamo davvero soli nell’universo? Questa è una domanda retorica per molti scienziati i quali non soltanto hanno già risposto con diverse teorie, ma lo hanno dimostrato in diversi modi che non è ovviamente plausibile. In particolare grazie all’equazione di Drake possiamo anche sapere con relativa certezza quante siano le forme di vita intelligenti più vicine a noi. Allora la domanda veramente interessante è: siamo mai venuti a contatto con entità extraterrestri? Sebbene per molte persone questa sia una domanda ancora molto in discussione, in realtà per diversi scienziati la risposta è un contundente SI i quali, da uomini di scienza, si affidano ai fatti e in particolare questo contatto sarebbe avvenuto attraverso il famigerato “Segnale Wow!”.

Nei primi anni 60 Philip Morrison e Giuseppe Cocconi, due astrofisici della Cornell University, si interrogarono su quale metodo una possibile civiltà extraterrestre avrebbe usato per contattare altri esseri intelligenti. Tra le diverse ipotesi quella più plausibile secondo i loro studi fu che questo metodo comprenderebbe i segnali radio, dal momento che questi richiedono relativamente poca energia per viaggiare in punti lontani dello spazio. Inoltre degli esseri intelligenti sceglierebbero un messaggio semplice e conciso usando la matematica come linguaggio di comunicazione principale e un tipo di codifica binario. Ma l’ipotesi più interessante che fecero Cocconi e Morrison fu suggerire che la frequenza di trasmissione per la comunicazione sicuramente sarebbe la stessa di quella emessa dall’idrogeno perché è l’elemento più comune del cosmo e corrisponde a 1420 Mhz. Sulla base di tutte queste ipotesi, negli anni 70 e anche grazie al finanziamento della NASA, nacque il SETI, acronimo di Search for Extraterrestrial Intelligence, un progetto dedicato alla ricerca appunto di forme di vita intelligenti extraterrestri nella nostra galassia. Uno dei fondatori più importanti del progetto nonché ancora direttore è Frank Drake insieme al suo ormai defunto collega Carl Sagan. In tutti questi anni il SETI, attraverso potentissimi radiotelescopi, si dedicò alla trasmissione di diversi messaggi a punti distanti anche migliaia di anni luce da noi. Questi messaggi contenevano informazioni sul nostro pianeta e sulla nostra civiltà come coordinate del nostro sistema solare, una descrizione breve sulla composizione organica degli esseri sulla Terra e altre informazioni codificate, ma la parte più interessante di questo progetto è l’ascolto, cattura e analisi dei diversi segnali elettromagnetici provenienti dal cosmo. Questo perché forse diverse civiltà a noi sconosciute da migliaia di anni stanno cercando di mettersi in contatto con noi…

Sono trascorsi quasi 40 anni da quel 15 di agosto del 1977, data in cui il radiotelescopio Big Ear situato nell’Ohio, Stati Uniti, catturò un segnale proveniente dalla costellazione del Sagittario. Tale segnale viene ricordato come il più importante mai giunto sulla Terra e quello che per molti è la prova più concreta dell’esistenza di forme di vita intelligenti fuori dal nostro corpo celeste. Erano esattamente le ore 23 e 16 nella costa orientale degli Stati Uniti, quando l’elaboratore dell’osservatorio, un IBM 1130 che aveva una memoria RAM di 32 kb e un hard disk di 1 Mb, catturò uno strano segnale che aveva una potenza trenta volte superiore a quelle normalmente campionate e registrate dai radiotelescopi. Successivamente i dati vennero trasformati in codici alfanumerici e stampati su un foglio e a differenza di come viene spesso raccontata questa storia in realtà non se ne accorse nessuno di questo fatto fino a qualche giorno dopo. Infatti circa 48 ore dopo l’allora 37enne Jerry Ehman, un astronomo e investigatore presso l’università dell’Ohio che era volontario del Big Ear, posò gli occhi su ciò che era stato impresso dal calcolatore. Di certo possiamo solo immaginare la gioia e l’emozione che aveva investito Jerry quando vide quel voglio di carta in cui il segnale trasformato in codice alfanumerico annunciava 6EQUJ5. Senza pensare Jerry prese la sua biro rossa e scrisse la parola “Wow!” come espressione di stupore, nome con cui poi questo segnale verrà ricordato fino ai giorni nostri.

Il signor Ehman entusiasta si mise in contatto con il direttore dell’osservatorio John Krauss e il suo collaboratore Bob Dixon e pure loro rimasero esterrefatti dinanzi a tale scoperta. D’altronde tutti loro lavoravano al progetto SETI e dopo quasi 10 anni finalmente erano giunti a  una svolta epocale: non siamo soli nell’universo e possiamo metterci in contatto con gli extraterrestri. Il segnale Wow! è sorprendente non soltanto perché è più unico che raro ma anche per diversi aspetti che ora andremo ad analizzare. Innanzitutto la durata. Si tratta di un segnale radio di esattamente 72 secondi che corrisponde all’intera finestra di ascolto impostata al Big Ear, quindi probabilmente il segnale originale aveva una durata superiore a 72 secondi. L’intensità di questo segnale come anzidetto è notevole, gli esperti dicono che sia di circa 30 volte superiore al rumore che Big Ear normalmente catturava trasformando il segnale Wow! nell’anomalia più intensa mai registrata da un radiotelescopio in tutta la storia dell’uomo. Come ciliegina sulla torta, la frequenza con cui era stato trasmesso era esattamente 1420 Mhz, ossia la frequenza dell’idrogeno neutro come ipotizzato da Cocconi. Non poteva e non può essere solo una coincidenza…

Ma chi stava cercando di stabilire una comunicazione con noi? Presi dal fermento della scoperta tutti i radiotelescopi a disposizione del SETI vennero messi in ascolto e tutti gli astronomi del mondo setacciarono ogni angolo nella zona della costellazione del Sagittario. Gli investigatori del Big Ear, che conoscevano l’esatta posizione da cui era giunto il segnale, analizzarono le coordinate indicate e fu sorprendente sapere che il segnale sembrava provenire da un punto a nordovest dell’ammasso globulare M55 e più precisamente giunsero alla conclusione che proveniva dal gruppo di stelle Chi Sagittarii dove i corpi celesti distano mediamente dalla Terra 600 anni luce. Negli anni a seguire fino ai giorni nostri diversi furono i tentativi e i progetti avviati per cercare di cogliere questo segnale e altri simili provenienti dal cosmo… Tutti tentativi fallimentari purtroppo.

  • Nel 1987 e nel 1989 Robert Gray, ricercatore presso l’Oak Ridge Observatory, non ottenne nessun risultato.
  • Luglio 1995. L’allora direttore esecutivo del SETI, il dottor H. Paul Shuch, tentò di ascoltare il famigerato segnale con un radiotelescopio di 12 metri presso il National Radio Astronomy Observatory di Green Bank, West Virginia: nessun risultato utile.
  • Gray fece altri tentativi nel 1995 e nel 1996 utilizzando per l’occasione il Very Large Array situato nel New Mexico ma anche in questo caso gli unici segnali che arrivarono dal cosmo furono rumore spaziale.
  • 1999. il Dr. Simon Ellingsen insieme a Gray, utilizza il radiotelescopio di 26 metri presso l’osservatorio Mount Pleasant Radio e non ottenne alcun risultato positivo.

Questi sono solo alcuni dei tantissimi tentativi andati a vuoto, il segnale Wow! non è mai più stato registrato da alcun radiotelescopio. Oggi il SETI è impegnato in diversi progetti ma non è più finanziato dalla NASA ed è stato più volte messo in discussione da esponenti della comunità scientifica. Invece diverse sono le ipotesi prese in considerazione per tentare di spiegare quel segnale così incredibile. lo stesso Ehman, colui che fece la scoperta, si è sempre dimostrato abbastanza scettico riguardo al segnale Wow! tant’è vero che in un intervista del 1994 al magazine Cleveland Plain Dealer disse senza ombra di dubbio: “Dovremmo aver visto il segnale di nuovo dato che lo cercammo più di cinquanta volte all’epoca. Qualcosa mi suggerisce che si trattò di un segnale di origine terrestre e che è stato riflesso da qualche spazzatura spaziale come detriti di satelliti”. Quindi  secondo Ehman si tratta di un segnale terrestre anche se bisogna ammettere che per una serie di fattori l’ipotesi descritta da egli è alquanto improbabile. Ovviamente ci sono anche persone che affermano che quel segnale sia stato dovuto ad una trasmissione da parte di un’astronave extraterrestre che si trovava in quell’esatta posizione quarant’anni prima ed è per questo che non è mai più stato riprodotto. A partire da qui ci sono centinaia di teorie sempre più affascinanti quanto bizzarre che parlano addirittura di mostri cosmici Lovecraftiani come possibili sorgenti del segnale Wow!.

Una delle teorie oggi più accreditate risale a qualche mese fa ed è stata formulata da Antonio Paris, professore di Astronomia del St Petersburg College in Florida ed ex analista per il dipartimento della difesa americana. Egli non solo formula un’ipotesi del tutto nuova e diversa dalle altre ma è anche deciso a dimostrarla.  Secondo Paris il segnale captato circa quarant’anni addietro è stato causato da due comete, la 266P/Christensen e la P/2008 Y2 e le cui traiettorie per coincidenze fortuite si trovavano nella finestra spaziale di ascolto del Big Ear, quindi il segnale Wow! sarebbe in realtà provocato dall’idrogeno rilasciato dal loro nucleo. La ragione per cui a nessuno all’epoca venne in mente tale ipotesi è che queste due comete sono state scoperte rispettivamente nel 2006 e nel 2008 perciò la loro esistenza era del tutto ignota agli scienziati. Per dimostrare la sua teoria Paris fa una previsione: “Nel 2017 e nel 2018 le comete attraverseranno di nuovo la finestra spaziale in cui si trovava in ascolto Big Ear nell’agosto del 1977 e si produrrà di nuovo un altro segnale Wow!”. Per poter dare una spiegazione definitiva a questo caso quindi ci tocca aspettare ancora uno o due anni, ma fino ad allora il segnale Wow! è forse l’unica prova tangibile che si ha dell’esistenza di forme di vita extraterrestri.

 
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Pubblicato da su 9 maggio 2016 in Contatti exraterrestri

 

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