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Jack lo Squartatore – Il killer più folle e spaventoso

Jack lo Squartatore – Il killer più folle e spaventoso

Egli è senza dubbio il più famoso killer di tutti tempi e forse una delle più infami figure cult della storia. Non appena si menziona il suo nome si fanno smorfie di orrore al solo pensiero delle sue brutali azioni. L’identità dell’individuo, o per meglio dire, del mostro responsabile di alcuni orribili e orrendi delitti commessi nel tardo XIX secolo a Londra, è avvolta sotto una fitta nebbia di mistero ancora oggi. Per oltre un secolo, professionisti e dilettanti hanno cercato di trovare un minimo comun denominatore a quella scia di efferati delitti, ma nessuno è mai stato definitivamente in grado di rispondere ad alcune domande. Una tra le tante era: che tipo di persona sarebbe in grado di commette atti così terribili nei confronti di povere donne innocenti? La leggenda di Jack lo Squartatore e delle sue orripilanti azioni è tanto terribile quanto affascinante e fino ad oggi la serie raccapricciante di delitti avvenuti nel quartiere londinese di Whitechapel nel 1888 rimane il giallo più famoso di tutti i tempi.

Jack lo Squartatore è uno pseudonimo dato ad un serial killer che si nascondeva nei quartieri poveri ad est di Londra nell’autunno del 1888. Questo soprannome deriva da una lettera scritta al momento delle uccisioni da parte di un qualcuno che sosteneva di essere l’assassino. Le vittime di Jack lo Squartatore sono state tutte donne che risiedevano nelle baraccopoli del degradato quartiere di Whitechapel. Queste erano donne che a causa della povertà estrema si erano spinte a prostituirsi al fine di mantenersi. Quasi tutte le sfortunate vittime erano donne sulla quarantina fatta eccezione per una, Mary Jane Kelly, che era nel fiore dei suoi 25 anni al momento dell’omicidio. Non è chiaro cosa abbia alimentato la sua sete selvaggia di sangue, ma tutti gli omicidi sembravano essere metodici e calcolati. Il numero preciso delle vittime dello Squartatore non è definito, generalmente vengono riconosciute come sue vittime cinque donne, tutte prostitute che fecero davvero una brutta… brutta fine. Le gole delle vittime venivano quasi completamente recise, spesso seguivano mutilazioni addominali tra cui la rimozione degli organi in alcuni casi. Per la precisione dei tagli, si pensò che lo Squartatore avesse conoscenze chirurgiche, ma vediamo nel dettaglio tutte le sue vittime accertate…

31 agosto 1888 – Mary Ann Nichols – 44 anni. Mary Ann fu la prima vittima accertata. Venne ritrovata a Buck’s Row, di fronte a uno dei tanti mattatoi del quartiere. La vittima presentava la gola tagliata fin quasi alla decapitazione e tagli sul ventre, dai quali fuoriusciva l’intestino. Gli organi genitali presentavano gravissime ferite da taglio.

8 settembre 1888 – Annie Chapman – 46 anni. Il suo corpo fu ritrovato in un cortile al numero 29 di Hanbury Street a Whitechapel. La gola era squarciata e la testa era quasi del tutto recisa dal busto. Il ventre era aperto: gli intestini erano appoggiati sulla spalla destra, mentre l’utero e due terzi della vescica erano stati asportati. Il giorno dopo una bambina riferì alla polizia di aver visto una striscia di sangue in un cortile poco distante dal luogo del delitto: gli investigatori conclusero che probabilmente era la traccia lasciata dall’assassino, che era solito portare con sé un macabro trofeo asportato alla vittima. L’identità del killer rimaneva ignota e la polizia brancolava nel buio. Le ipotesi più probabili vedevano coinvolti fanatici o maniaci sessuali.

30 settembre 1888 – Elizabeth Stride – 44 anni. Fu trovata intorno all’una di mattina in Berner Street. Presentava un profondo taglio alla gola dal quale, al momento del ritrovamento, fuoriusciva ancora del sangue. La polizia ne concluse che lo Squartatore fuggì poco prima che venisse scoperto il cadavere, senza ultimare il suo macabro lavoro.

30 settembre 1888 – Catherine Eddowes – 46 anni. Il cadavere venne trovato lo stesso giorno di Elizabeth in un lago di sangue. L’assassino, probabilmente non essendo riuscito a ultimare il suo martirio su Elizabeth, sfogò tutta la sua pazzia su Catherine. La faccia era sfregiata: naso e lobo dell’orecchio sinistro erano stati tagliati, così come la palpebra dell’occhio destro. Il volto era sfigurato con un taglio a “V” sulla parte destra e con numerosi tagli sulle labbra, tanto profondi da mostrare le gengive. Il corpo era sventrato da un enorme e unico taglio che dall’inguine arrivava fino alla gola: lo stomaco e gli intestini erano stati estratti e appoggiati sulla spalla destra, il fegato appariva tagliuzzato, il rene sinistro e gli organi genitali erano stati portati via. La vittima come le altre era stata sgozzata quasi fino alla completa decapitazione. Vennero rinvenute tracce di sperma.

9 novembre 1888 – Mary Jane Kelly – 25 anni. È l’ultima vittima attribuita a Jack lo squartatore. Questo è considerato di certo l’omicidio più efferato di tutti. Il corpo di Mary Jane venne trovato sul letto della camera dove la donna viveva al numero 13 di Miller’s Court. La gola era squarciata, il viso severamente mutilato e irriconoscibile, il petto e l’addome aperti, molti organi interni tra cui il cuore erano stati rimossi, il fegato giaceva tra le gambe e l’intestino arrotolato presso le mani, la carne che ricopriva gli arti era stata asportata.

Ora sapete perchè Jack lo Squartatore è così tanto conosciuto. Le sue diaboliche azioni erano sulla bocca di tutti e in tutta la Londra dell’epoca aleggiava un clima di terrore puro soprattutto tra le donne che avevano paura di uscire di casa ed essere orribilmente mutilate da un pazzo di cui non si conosceva assolutamente nulla. In quel periodo si fecero centinaia di supposizioni, si ipotizzò che l’assassino fosse una donna, che fosse uno straniero, ma non si venne realmente mai a capo di nulla, inoltre durante il periodo degli omicidi la polizia ricevette centinaia di lettere da parte di ignoti che fornivano informazioni utili per la cattura dell’assassino, anche se la maggior parte di essere vennero considerate inutili. La cosa più inquietante tuttavia furono alcune lettere firmate da colui che si dichiarava l’assassino! Molte vennero considerate semplicemente come scherzi di cattivo gusto, ma altre fecero rabbrividire gli agenti di polizia non tanto per quello che c’era scritto… Ma per quello che accompagnava tali lettere. La più famosa è la lettera “From Hell” o “Dall’inferno” ricevuta il 16 ottobre 1888. La lettera era accompagnata da una piccola scatola contenente la metà di un rene umano, conservato in alcol etilico. Uno dei reni della vittima Catherine Eddowes era stato rimosso dal cadavere e il medico che lo esaminò determinò una certa somiglianza con quello sottratto alla donna.

Nel corso degli anni e dei decenni seguenti sono stati fatti talmente tanti nomi per identificare Jack lo Squartatore che si potrebbero riempire pagine e pagine, tuttavia una svolta avvenne ben 126 anni dopo gli orribili fatti. 2014. Dalle macchie di sangue e sperma ancora presenti sullo scialle di Catherine Eddowes è stato possibile risalire al DNA dell’assassino e confrontarlo con quello dei discendenti di entrambi. Venne fuori un nome: Aaron Kominski, un barbiere di origini polacche. Quest’uomo era già noto alla polizia del tempo e si ripeteva molte volte fra i documenti e le ricostruzioni di Scotland Yard. Kominksi con ogni probabilità, era affetto da una grave forma di schizofrenia, che gli causava forti istinti omicidi. Nel 1891 venne ricoverato in un manicomio. Morì nel 1919 proprio in quell’istituto. Dopo 126 anni dunque è stata finalmente svelata la vera identità di Jack lo Squartatore? A quanto pare no poiché un’equipe di esperti di DNA rivelò che i calcoli, alla base della teoria che aveva indicato il giovane barbiere polacco, erano sbagliati, dunque è tutto da rifare. A questo punto con ogni probabilità la vera identità di Jack lo Squartatore che negli anni ha assunto una figura quasi soprannaturale, rimarrà avvolta nel mistero per sempre.

 
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Pubblicato da su 11 aprile 2017 in Personaggi sinistri

 

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John Wayne Gacy – The Killer Clown

John Wayne Gacy – The Killer Clown

Nato il 17 marzo 1942 a Chicago, Illinois, ha fin da subito affrontato un’infanzia difficile e combattuto con conflitti riguardo la sua sessualità. Dopo essere stato condannato per violenze sessuali nel 1968, si scoprì anni più tardi che uccise la bellezza di trentatré giovani tutti maschi, seppellendo la maggior parte di essi sotto casa sua. Nel 1980 venne riconosciuto colpevole e la sentenza comprendeva molteplici condanne a morte. Venne giustiziato tramite iniezione letale il 10 maggio 1994. Questa è solo una breve sinossi del serial killer di cui vi stiamo per parlare ma fa già rabbrividire! Ecco la storia di John Wayne Gacy, Jr. noto con lo pseudonimo di Killer Clown.

Questo purtroppo famoso serial killer era figlio di genitori danesi e polacchi e insieme ai suoi fratelli venne cresciuto prevalentemente dal padre, un uomo violento che spesso tornava a casa ubriaco picchiando moglie e figli. Non era raro che l’uomo usasse rasoi e cinture per infliggere pesanti danni fisici ai figli non appena si fossero comportati male, ma in quel caso i danni più che fisici erano psicologici, danni che si ripercuoteranno pesantemente soprattutto nella vita di Gacy. La vita a scuola inoltre non era delle migliori, il ragazzo non riusciva a legarsi con gli altri a causa di una condizione cardiaca congenita che non gli permetteva di fare eccessivi sforzi e quindi giocare con i ragazzi della sua età, senza contare che questa sua condizione gravava ancor di più a casa in quanto il padre lo considerava un fallimento per questo. Durante la fase della sua adolescenza Gacy si rese conto che era attratto da altri uomini e quello per lui fu un periodo molto turbolento.

All’età di diciotto anni Gacy trovò lavoro in una catena di fast-food e iniziò anche a interessarsi di politica, lavorando come assistente del candidato del Partito Democratico del suo quartiere e nel 1964 si sposò. Ben voluto nella sua comunità Gacy era spesso chiamato a fare il clown alle feste dei bambini, difatti era membro di un “Jolly Joker Clown Club” i cui membri volontari, tutti mascherati da pagliacci, si esibivano regolarmente senza scopo di lucro in varie manifestazioni di beneficenza e negli ospedali dove davano spettacoli per i bambini malati. Insomma, fin qui abbiamo raccontato la vita di una persona a modo seppur con un’infanzia estremamente difficile, eppure sulle spalle di Gacy grava una storia ben più inquietante. Venne condannato nel 1968, all’età di ventisei anni, a un periodo di reclusione di dieci anni a seguito di una presunta violenza sessuale a danno di due ragazzi adolescenti. Il giorno stesso della condanna la moglie di Gacy chiese il divorzio. In prigione si rivelò un detenuto modello. Dopo diciotto mesi di carcere, il 18 giugno 1970, venne liberato sulla parola con dodici mesi di libertà condizionata, ma l’anno successivo la polizia lo arrestò nuovamente per l’accusa di un’altra violenza sessuale ai danni ancora una volta di un ragazzo adolescente, tuttavia le accuse caddero quanto il ragazzo non si presentò al processo. Anni più tardi venne scoperto che il suo primo omicidio si consumò nel 1972 prendendo la vita dell’adolescente Timothy McCoy dopo averlo attirato a casa sua. Nel corso di un’intervista a seguito dell’arresto, Gacy asserì che immediatamente dopo aver ucciso McCoy, si era reso conto di aver avuto un orgasmo completo nell’atto di uccidere il giovane, inoltre aggiunse: “Fu allora che realizzai che la morte era l’emozione più grande”.

Furono proprio gli anni 70 in cui Gacy commise i suoi più efferati crimini. Nel 1976 la seconda moglie di Gacy chiese il divorzio e otto mesi dopo iniziò a uccidere più di frequente avendo la casa tutta per sé. Tra l’aprile e l’agosto 1976 il killer uccise un minimo di otto giovani, due dei quali mai identificati. Sette di questi ragazzi furono seppelliti nella cantina di Gacy, quattro dei quali in una fossa comune sotto il locale lavanderia. Gli anni successivi furono costellati di sparizioni di giovani ragazzi, era Gacy che continuava a consumare la sua follia omicida.

Il 12 ottobre 1978 la polizia diramò l’avviso di una scomparsa: Robert Piest, un ragazzo di quindici anni le cui tracce erano scomparse da qualche giorno. Prima di sparire però, Piest aveva raccontato a parenti e amici di aver conosciuto il gioviale titolare della PDM e che l’uomo gli aveva offerto un posto di lavoro nella sua ditta. Infine aveva precisato che avrebbe dovuto incontrarlo a casa sua la sera della scomparsa. La PDM non nient’altro che una ditta edile fondata da Gacy nel 1972, l’assassino aveva colpito ancora. Dieci giorni più tardi la polizia ottenne un mandato per perquisire da cima a fondo la casa di Gacy nel quartiere di Norwood Park a Chicago. Dentro l’abitazione c’era una puzza nauseabonda, Gacy spiegò che si trattava del sistema fognario che stava dando problemi, ma poco dopo si scoprirono le orribili prove del suo coinvolgimento in numerosi atti deplorevoli tra cui l’omicidio. Vennero trovati ventotto corpi esanimi di giovani ragazzi, un vero e proprio cimitero in cui la casa era stata trasformata: corpi seppelliti in giardino, dietro la camera da letto, in garage, in cantina. La comunità locale, in cui era tra i più stimati, rimase scioccata. Non poteva essere la stessa persona che faceva divertire i figli del vicinato vestito da pagliaccio. Invece era proprio lui. In seguito Gacy confessò l’omicidio di ben trentatré ragazzi, alcuni dei quali recuperati vicino al fiume Des Plaines, probabilmente perché in casa sua non c’era più spazio per seppellire i corpi. Gacy attirava le sue vittime con la promessa di lavori nel settore edile per poi catturarli, violentarli e infine strangolarli con la corda. Molto spesso uccideva le sue vittime vestito come il suo alter ego “Pogo il Clown”, ossia le sembianze da pagliaccio che assumeva alle feste dei bambini.

Il processo a Gacy iniziò il 6 febbraio 1980. Dopo che l’uomo confessò ogni suo crimine, ci si concentrò sul suo stato mentale e se poteva essere dichiarato pazzo e quindi internato in una struttura psichiatrica. Gacy disse alla polizia che tutti gli omicidi erano stati commessi dalla sua personalità alternativa, quella che emergeva quando indossava il suo costume da pagliaccio, da qui il soprannome Killer Clown. Ad ogni modo gli psicologi stabilirono che lo stato mentale di Gacy era in perfetta salute e le perizie psichiatriche effettuate dimostrarono, come per molti serial killer “organizzati”, una notevole intelligenza. In definitiva Gacy venne considerato colpevole di tutti e trentatré gli omicidi e divenne noto come uno dei serial killer più feroci della storia degli Stati Uniti d’America. Gli vennero inferte 12 condanne a morte e 21 ergastoli. Fu imprigionato al Menard Correctional Center per quasi 15 anni durante i quali fece numerosi appelli e dichiarazioni contraddittorie sugli omicidi nelle interviste. Anche se confessò le sue azioni, negò più volte di essere colpevole e vennero registrate numerose interviste in cui si dichiarò innocente. Durante gli anni di prigionia Gacy dipinse numerosi quadri raffiguranti pagliacci mostrati al pubblico attraverso una galleria di Chicago, molti dei quali acquistati dall’attore Johnny Depp.

John Wayne Gacy morì per iniezione letale il 10 maggio del 1994 presso il Stateville Correctional Center a Crest Hill, Illinois. L’uomo portò con sé nella tomba numerosi segreti in quanto sussistono ancora scomparse misteriose avvenute a Chicago negli anni 70. Molto probabilmente in qualche luogo frequentato da Gacy giacciono senza vita i corpi di quei ragazzi i cui parenti non hanno più saputo nulla.

 
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Pubblicato da su 7 novembre 2016 in Personaggi sinistri

 

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Mostro di Firenze – Un incubo della cronaca italiana

Mostro di Firenze – Un incubo della cronaca italiana

Nella quasi totalità dei nostri casi, gli eventi narrati sono avvenuti in paesi stranieri, in particolare negli Stati Uniti. Ciò però non vuol dire che il nostro Paese, l’Italia, sia privo di fatti di cronaca inquietanti, della presenza di efferati serial killer, di eventi senza spiegazione o luoghi misteriosi. L’Italia ha alle spalle migliaia di anni di storia carica delle più disparate leggende, ma ora non siamo qui per raccontarvi di una di queste, bensì per esporvi un fatto di cronaca fin troppo reale. Questa è la storia di un assassino che divenne famoso per il suo terribile modus operandi: egli mirava sempre giovani coppie uccidendole a sangue freddo a una distanza ravvicinata con una Beretta calibro .22 e mutilava gli organi sessuali della donna. Questo killer è stato il presunto responsabile di 16 omicidi avvenuti tra il 1968 e il 1985: stiamo parlando di quello che oggi è conosciuto come Mostro di Firenze.

21 agosto 1968. È mezzanotte. In segreto due amanti, Antonio Lo Bianco di 29 anni e Barbara Locci di 32, appartati all’interno della macchina del giovane, sono intenti in preliminari amorosi. Sul sedile posteriore dell’auto dorme Natalino Mele di 6 anni, figlio di Barbara e di suo marito, Stefano Mele. Una figura misteriosa si avvicina all’auto, si sentono i rumori dei passi sull’asfalto e senza che la coppia si accorga di chi si stia avvicinando all’auto, esplodono otto colpi di pistola da distanza ravvicinata; quattro colpiscono l’uomo e quattro la donna. Le indagini successive recupereranno solo cinque bossoli di una Beretta calibro .22. Poche ore dopo il piccolo Natalino suona alla porta di una casa ad oltre 2 chilometri di distanza da dove era parcheggiata l’automobile. Il proprietario che era sveglio si affaccia alla finestra e scorge il bambino che dice: “Aprimi la porta che ho sonno e dopo riaccompagnami a casa perché mia mamma e lo zio sono morti in macchina…”. Questo è quello che anni più tardi sarà reputato come il primo assassinio del Mostro di Firenze anche se nel frattempo in carcere è finito Stefano Mele, condannato a una pena di 14 anni nonostante le molte incongruenze. Il primo delitto di una lunga e sanguinosa serie, infatti passarono ben sei anni prima che il misterioso assassino colpisse ancora. 1974. Le vittime sono ancora due giovani, una coppia: Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini di 19 e 18 anni. I colpi esplosi sono ancora otto, cinque verso l’uomo e tre verso la donna che tuttavia non la uccidono. Stefania viene trascinata violentemente fuori dall’auto, non poteva fuggire a causa delle profonde ferite alle gambe causate dai proiettili. Viene infine uccisa con tre coltellate allo sterno ma l’assassino non si accontenta, infatti la colpisce altre 96 volte così violentemente da causare, in sede processuale, lo svenimento di un Carabiniere durante l’udienza in cui venivano mostrate le foto del corpo della ragazza. Infine l’assassino le penetra la vagina con un tralcio di vite, particolare che fece pensare a un qualche rito esoterico.

Il Mostro di Firenze, nome affibbiatogli dai media, cominciò a guadagnare la sua notorietà il 6 giugno 1981, dopo che i corpi del 30enne Giovanni Foggi e della sua fidanzata Carmela di Nuccio di 21 anni, vennero trovati vicino alla loro auto nei pressi di Mosciano di Scandicci, in provincia di Firenze.  I due si conoscevano da pochi mesi ma avevano già programmato di sposarsi, probabilmente avevano dei grandi progetti per il futuro, progetti che vennero distrutti ancora da otto colpi di pistola fatali, tre a Giovanni e cinque a Carmela, mentre erano ancora in macchina. Un particolare che era già avvenuto e che si ripeterà anche in alcuni omicidi successivi è che vennero trovati meno bossoli di quelli effettivamente usati. A quanto pare all’assassino non bastò aver semplicemente ucciso i due giovani dato che infierì sui cadaveri con colpi di coltello, inoltre trascinò la donna poco distante dall’auto, recise i suoi jeans e per mezzo di tre precisissimi fendenti ne asportò interamente il pube. I corpi dei due giovani vennero rinvenuti il mattino dopo e la polizia non poté fare a meno di notare le analogie con i due duplici omicidi avvenuti nel 1968 e nel 1974. La polizia stava cominciando a rendersi conto di aver a che fare con un killer seriale molto, molto cruento…

Gli investigatori inizialmente sospettarono di Enzo Spalletti, un autista di autoambulanze che era conosciuto in famiglia per essere anche un guardone, la cui macchina era parcheggiata vicino alla scena del crimine. Quando gli agenti della polizia lo interrogarono, diede prima risposte poi dettagli inerenti al delitto che però non erano ancora stati divulgati dalla stampa, dunque venne arrestato. Tuttavia, mentre l’uomo era ancora in carcere, un nuovo efferato omicidio portò la polizia a credere di aver arrestato l’uomo sbagliato. Le vittime sono ancora una giovane coppia in auto: Stefano Baldi di 26 anni e Susanna Cambi di 24. Anche loro avrebbero dovuto sposarsi entro pochi mesi ma la sera del 23 ottobre del 1981 non tornarono mai più a casa… Vivi. Ancora una volta colpi provenienti da una Beretta calibro .22, ancora una volta vengono ritrovati meno bossoli di quelli effettivamente usati e ancora una volta alla ragazza è stato escisso il pube. La polizia brancolava nel buio e otto mesi dopo ci fu un altro omicidio, il quinto! Questa volta il delitto si differenzia dai precedenti in  quanto il luogo in cui avviene l’aggressione non è appartato, inoltre non viene eseguita l’escissione degli organi sessuali femminili. Le vittime sono Paolo Mainardi, meccanico di 22 anni, e Antonella Migliorini di 19. L’assassino sopraggiunge favorito dall’oscurità ed esplode alcuni colpi verso la coppia. La ragazza muore sul colpo mentre Paolo viene solo ferito e riesce a fuggire, tuttavia in preda al panico non controlla la macchina che sbanda fuori strada. Un colpo di fortuna per l’assassino che avvicinandosi all’auto fredda il giovane. Quando viene scoperto l’omicidio Paolo respira ancora e viene immediatamente trasportato all’ospedale più vicino dove morirà il mattino seguente. Qualche giorno dopo arrivò alla polizia una lettera anonima che recitava: “Perché non andate a rivedere il processo di Perugia contro Stefano Mele?”. Si riferiva al primo omicidio avvenuto nel 1968 in cui era stato processato e condannato Stefano Mele, evidentemente l’assassino si stava prendendo gioco della polizia.

L’ondata di omicidi è incessante: 9 settembre 1983. Avviene l’omicidio di Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch, due turisti tedeschi di 24 anni. 29 luglio 1984. Vengono uccisi Claudio Stefanacci e Pia Rontini di 21 e 18 anni. Questa volta un particolare alquanto macabro sta nel fatto che l’assassino abbia asportato il pube della donna mentre era ancora in vita, seppur in agonia. 7 settembre 1985. Avviene l’ultimo omicidio, vengono assassinati Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, ragazzo e ragazza di origini francesi. Stesso modus operandi dei delitti precedenti.

A seguito di otto duplici omicidi avvenuti nell’arco di quasi 20 anni, gli investigatori non erano ancora in grado di trovare un colpevole definitivo. Vennero interrogate oltre 100.000 persone nella speranza di raccogliere ogni tipo di prova. Le indagini portarono alle porte della casa di Pietro Pacciani, un contadino che nel 1951 venne arrestato per aver ucciso l’uomo che aveva trovato a letto con la sua fidanzata. L’uomo era stato accusato più volte di stupro. Pacciani venne rilasciato nel 1964 dopo aver scontato 13 anni di carcere e gli investigatori credettero che l’uomo ancora a piede libero fosse tornato a commettere violenti omicidi. Durante un processo nel 1994, il giudice condannò Pacciani per 14 delle 16 accuse di omicidio, ma nel 1996 una corte d’appello ribaltò la condanna citando la mancanza di prove. La polizia, ormai disperata nel vano tentativo di trovare l’assassino, iniziò a sviluppare una teoria alternativa: rituali satanici. Agendo su questa convinzione, gli investigatori conclusero che due amici di Pacciani, Mario Vanni e Giancarlo Lotti furono complici nei crimini e che commisero gli omicidi al fine di ottenere un qualche tipo di potere dagli organi sessuali delle vittime durante i loro culti. Pacciani venne tenuto in prigione per un nuovo processo mentre nel 1997 Lotti e Vanni furono condannati all’ergastolo pur avendo pochissime prove a sostegno delle rivendicazioni. Pacciani morì di arresto cardiaco nel febbraio del 1998, prima che fosse in grado di affrontare l’ennesimo processo e Lotti morì in carcere quattro anni più tardi.

Gli investigatori invertono la rotta nel gennaio del 2004, quando accusarono il farmacista Francesco Calamandrei per aver guidato il culto satanico e l’allora giornalista de La Nazione, Mario Spezi per colpa delle sue indagini private. Quest’ultimo venne anche arrestato con una serie di accuse pesantissime: dal depistaggio al concorso in omicidio, alla turbativa di servizio pubblico, fino alla calunnia. Anni prima la ex moglie di Calamandrei, si recò dai carabinieri e riferì che quando era ancora sposata con lui, aveva trovato in casa una pistola, precisamente una Beretta calibro 22, e nel frigorifero alcuni macabri feticci, a sua detta provenienti dalle vittime femminili del Mostro di Firenze. Ben presto la ex moglie fu vista come una visionaria che voleva solo vendicarsi dell’ex marito che l’aveva lasciata. Aveva forse ragione? A quanto pare no perché il 21 maggio 2008, al termine di un processo con rito abbreviato iniziato nel settembre 2007, Calamandrei venne assolto dalle accuse per mancanza totale di prove. Due anni più tardi, Vanni morì in una casa di cura e se partecipò ai crimini oppure no, è un mistero che si è portato nella tomba. Nel corso degli anni sono state fatte decine di ipotesi su questo macabro fatto di cronaca che ha sconvolto il nostro Paese, tutte ipotesi però senza prove concrete, dunque il mistero legato al Mostro di Firenze probabilmente non verrà mai risolto.

 
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Pubblicato da su 1 giugno 2016 in Personaggi sinistri

 

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The Dating Game – L’aneddoto più inquietante dei Reality Show

The Dating Game – L’aneddoto più inquietante dei Reality Show

Questa è una di quelle storie che non solo dovrebbe farvi riflettere, ma a molti di voi, soprattutto i più giovani, dovrà far cambiare modo di pensare su certi aspetti riguardanti la vostra vita e sulla visione della stessa facendovi gelare il sangue. Per come si sono svolti i fatti e per come verrà presentata a voi questa vicenda, vi sembrerà un racconto di fantasia ma è tutto reale. Qualunque introduzione che possiamo fare per questo caso sarebbe inutile, in realtà non ci sono parole per descrivere ciò che proverete alla fine di questo video.

Questa vicenda incredibile, tanto per cambiare, si è svolta negli Stati Uniti d’America. Siamo verso la fine degli anni 70 e in questa parte del globo i programmi di Reality Show riguardanti gli appuntamenti vanno per la maggiore. In particolare il programma chiamato “The Dating Game”, condotto dal carismatico Jim Lange, è uno dei più seguiti in tutta la nazione americana. Molti di voi dal nome potranno intuire in che cosa consistesse il gioco. I concorrenti solitamente erano quattro persone, una ragazza e tre ragazzi, nessuno si conosceva o aveva dei legami con gli altri partecipanti. La ragazza durante la puntata doveva fare delle domande e porre delle situazioni ad ogni ragazzo e a seconda delle risposte sceglieva il concorrente finale con cui avere un appuntamento; l’unica regola era che nessuna delle domande doveva riguardare il nome, l’occupazione, il reddito e perfino l’età del concorrente, ma soprattutto durante l’intera puntata la ragazza non poteva vedere nessuno dei concorrenti dato che erano divisi da una barriera, quindi poteva solo affidarsi all’istinto. Normalmente erano episodi pieni di situazioni imbarazzanti e divertenti, ma la puntata andata in onda mercoledì 13 settembre 1978 riservò un particolare inquietante che allora tutti ignoravano…

La puntata

Il programma era iniziato in modo consueto con la presentazione dei tre concorrenti e possibili vincitori: Jed Mills, Kevin Scott Allen e Rodney Alcala, quest’ultimo, il concorrente numero 1, sarà quello su cui ci concentreremo in particolar modo. Successivamente il presentatore fa entrare la ragazza scelta per l’appuntamento; si trattava di Cheryl Bradshaw, un’insegnante di recitazione originaria di Phoenix, Arizona…

Jim Lange: “Ciao Cheryl, non andare via, rimani pure qui… Va tutto bene. Sei rilassata? Ti senti bene? Ok, ci sono tre concorrenti dall’altra parte, puoi chiedere loro qualunque cosa tu voglia tranne il loro nome la loro età, il loro lavoro e il loro reddito, ok? Iniziamo col salutare la nostra concorrente… Concorrente numero 1, potrebbe per favore salutare Cheryl?”  

Concorrente 1: “CE LA SPASSEREMO INSIEME, CHERYL”  

Il concorrente numero 1 parte subito forte e durante l’intera puntata sorprende tutti con le sue risposte sempre divertenti e strane, anche troppo strane. Infatti Alcala, presentato all’audience come un fotografo di successo amante delle motociclette e del paracadutismo sportivo, rivela una capacità incredibile nel rispondere con astuzia a tutte le domande della concorrente, ma in tutte le risposte che dava, insieme alla sua risata furba, trasmetteva una sensazione strana che molti anni dopo avrebbe rivelato la verità. Prima ancora che finisse il programma sapevano tutti chi avrebbe vinto. Gli ascolti erano alle stelle, le risate del pubblico in studio erano sincere e probabilmente milioni di persone da casa tifavano per il concorrente numero 1… Tifavano tutti per quel mostro di Rodney Alcala fin quando Cheryl scelse proprio lui! Tutti applaudono, tutti ridono, la ragazza mostra un bel sorriso smagliante e sincero mentre a lei si avvicina Rodney Alcala con quei capelli lunghi e quello charme da attore di Hollywood, ma quello che nessuno sa è che quello stesso Rodney, quello con il sorriso furbo e la battuta sempre pronta è un pericoloso psicopatico, pedofilo, serial killer. È incredibile come quest’uomo nonostante la sua deviazione mentale fosse in grado di mantenere la calma e perfino ad essere confidente con le persone. Questa sua peculiarità l’aveva portato ad avvicinarsi a così tante donne che diverse fonti parlava no di centinaia di vittime. Effettivamente all’epoca dei fatti Rodney aveva già ucciso in modo brutale molte donne.

  • Jill Barcomb (uccisa nel 1977), una ragazza di soli 18 anni che si era trasferita da poco in California da New York. Questa povera ragazza è stata violentata,  sodomizzata, sfigurata brutalmente a sassate e strangolata a morte. Rodney gettò il suo corpo giù da un dirupo fangoso. La polizia trovo anche diversi segni di morsi sul suo corpo.
  • Georgia Wixted (uccisa nel 1977), un’infermiera di 27 anni. Il suo corpo senza vita è stato trovato nel suo appartamento a Malibu. È stata violentata, torturata, strangolata e infine uccisa a martellate.
  • Charlotte Lamb (trovata morta nel giugno del 1978) una segretaria di uno studio legale di 32 anni la quale è stata violentata e strangolata con dei lacci delle scarpe e il suo cadavere abbandonato in lavanderia.
  • Qualche anno prima invece aveva rapito Tali Shapiro, una bambina di soli 8 anni mentre andava a scuola. Vi risparmiamo i dettagli disumani in questo caso, sappiate solo che cercò di strangolarla con un filo di metallo.

Tutto questo era accaduto prima che partecipasse al programma The Dating Game, inoltre era già stato messo dalla polizia sotto il profilo di “sex offender” e spesso si aggirava nei parchi con la sua macchina fotografica. Ovviamente la sua furia omicida non si era mai fermata e anche dopo il programma questo mostro continuò con la sua scia di perversione e morte. Infatti nemmeno un anno dopo aver partecipato al The Dating Game, nel giugno del 1979, Rodney si introdusse nell’abitazione di Jill Parenteau attraverso la finestra del suo appartamento. Jill, di soli 21 anni, non poté fare niente contro quel mostro. Il suo cadavere deturpato portava gli stessi segni delle altre vittime. La polizia la trovò completamente nuda e senza vita nella sua abitazione a Burbank.

Ma com’è possibile che un criminale del genere si aggirasse a piede libero? Anche voi avete potuto constatare la sua scaltrezza al momento di parlare, quel dono così incredibile si è rivelato un’arma potente per raggirare le sue vittime, ma gli è anche stato utile per sfuggire alla giustizia. Difatti nonostante sia stato più volte indagato e perfino aver trascorso diversi anni nei penitenziari, Alcala è sempre riuscito a farla franca alla sentenza di morte o all’ergastolo. Non è stato fritto sulla sedia elettrica non solo grazie a degli errori giuridici, bensì perché soprattutto la sua parlantina, i suoi gesti e il suo sorriso erano sempre riusciti a convincere la giuria o qualche responsabile della sua riabilitazione, che egli fosse completamente guarito o addirittura che fosse del tutto innocente ai fatti di cui lo accusavano, quindi alla fine tornava sempre in libertà e continuava il suo cammino fatto di sangue e dolore.

La sua ultima vittima certa con la quale peraltro raggiunse il culmine di sadismo è stata Robin Christine Samsoe, una ragazzina di 12 anni. Alcala rapì Robin mentre si recava in bicicletta da sola a delle lezioni di ballo nel suo quartiere a Hungtington Beach. L’elenco delle perversioni applicate sul corpo della ragazza è tanto lungo quanto raccapricciante. Il suo corpo mutilato venne trovato in stato di decomposizione nel parco nazionale Angels Nation Forest nel luglio del 1979. Negli ultimi tempi però era diventando troppo impulsivo e in particolare un episodio chiamò  l’attenzione della polizia: pochi giorni prima della scomparsa di Robin Samsoe, nel quartiere era stato individuato un tizio con i capelli lunghi e mossi che cercava di convincere delle ragazze adolescenti a farsi scattare delle fotografie in costume da bagno offrendo loro in cambio marijuana. Lo stesso tizio strano venne visto aggirarsi in macchina il giorno stesso della scomparsa di Robin e grazie anche a un testimone venne individuata la targa dell’auto. La fortuna per Alcala era finita, così dopo pochi mesi di indagini venne arrestato con l’accusa di omicidio, inoltre la polizia trovò nella sua stanza il lucchetto di un magazzino di Seattle. Questo magazzino era il suo nascondiglio dove conservava diversi oggetti appartenenti alle vittime e centinaia di fotografie compromettenti. Vi sembrerà incredibile ma nonostante tutte queste prove, solo nel 2010 è stata emessa la sentenza definitiva e non poteva che essere la pena capitale. Inoltre, quello stesso anno, la polizia mise online molte delle fotografie trovate nel magazzino di Alcala, infatti centinaia di queste foto ritraggono donne mai identificate e di cui nessuno ha mai fatto denuncia. Questo è solo uno degli ultimi dettagli di questa orribile storia e in questo momento quel mostro di nome Rodney Alcala si trova nel braccio della morte di San Quentin e ha un appuntamento con la morte.

Ma ora torniamo da Cheryl Bradshaw, secondo voi che fine ha fatto questa donna dopo il programma? Lei è stata molto fortunata perché all’ultimo momento rifiutò l’appuntamento con Alcala, infatti secondo le sue stesse parole il misterioso uomo le trasmetteva una brutta sensazione e in particolare lei uso la parola “creepy” per descriverlo. Riascoltando le risposte che dava Alcala durante il programma, dopo aver sentito questa storia e aver compreso che cosa intendesse fare questo mostro con Cheryl, si avvertono sensazioni da film horror. Certamente questa storia ci offre diversi spunti di riflessione, ma uno dei principali è che spesso le persone non sono quel che sembrano… Sia nel bene che nel male.

 
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Pubblicato da su 14 marzo 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Zodiac – Lettere da un misterioso serial killer

Zodiac – Lettere da un misterioso serial killer

Io non sono malato. Io sono pazzo. Ma questo non fermerà il gioco.

Queste sono le sinistre parole scritte dall’uomo che sarebbe divenuto noto con il nome di Killer dello Zodiaco, un uomo che terrorizzò San Francisco e dintorni dal 1966 al 1970 con un numero di omicidi che potrebbe variare tra i 5 accertati e i 37 ipotizzati. Questo enigmatico killer sconcertò gli investigatori impegnati giorno e notte alla ricerca della sua vera identità che resta ad oggi ancora sconosciuta. Si ritiene che la sua prima vittima fu Cheri Jo Bates, una diciottenne matricola al Riverside City College vicino a Los Angeles. In una tranquilla sera del 30 ottobre 1966, mentre la ragazza stava studiando presso la biblioteca del campus, qualcuno manomise la sua auto. Dopo che questo qualcuno, presumibilmente un uomo, si accorse che l’auto non ne voleva sapere di partire, si avvicinò alla ragazza e con violenza la trascinò in alcuni cespugli vicini. La ragazza venne presa a calci in testa e accoltellata due volte al petto e alla gola, in particolare in quest’ultimo punto l’uomo era stato così brutale quasi da decapitarla. Pochi giorni dopo la polizia ricevette una lettera con scritti i dettagli dell’omicidio, dettagli che solo l’assassino avrebbe potuto sapere. “Era giovane e bella” erano le prime parole della lettera… “Ma ora è malconcia e morta. Non è stata la prima e non sarà l’ultima.” Questa fu solo la prima di una raffica di lettere che sarebbero state inviate alla polizia e ai media negli anni seguenti. Nelle lettere successive l’assassino cominciò a farsi chiamare “Zodiac”, in particolare ognuna di esse era contraddistinta da un simbolo particolare, quasi come fosse una firma dell’assassino, un simbolo che divenne ben presto sinonimo di terrore: un cerchio con una croce.

Dalla prima lettera passarono più di 18 mesi prima che Zodiac colpisse ancora. La notte del 20 dicembre 1968, una giovane coppia formata da David Faraday di 17 anni e Bettylou Jensen di 16, si stava dirigendo in auto al lago Herman, sul lato nord della San Francisco Bay, per passare una nottata incantanti dalla splendida vista su Vallejo, California. Mentre si stavano baciando in macchina, una torcia elettrica improvvisamente ne illuminò l’interno e la portiera dal lato del guidatore venne forzata. I due ragazzi non si rendettero nemmeno conto di cosa stava succedendo che David venne colpito a bruciapelo alla testa. Bettilou scioccata trovò le forze per aprire la portiera e scappare più veloce che poteva, ma fece solo pochi metri prima di essere colpita con un’arma da fuoco alla schiena per ben cinque volte. Quando la polizia arrivò sulla scena la ragazza era ormai morta da tempo. David, era stordito ma ancora vivo e riuscì a fornire solo alcuni dettagli circa l’aggressione, ma nessuno riguardo l’aggressore. Il ragazzo morì poco dopo l’arrivo in ospedale. Anche in questo caso non c’erano stati testimoni, le vittime non erano state derubate e nessuno dei due venne aggredito sessualmente. Per concludere, non c’era nessun motivo apparente e la polizia era perplessa.

Passarono altri sei mesi quando un incidente simile si verificò al Blue Rock Spring, a soli tre chilometri di distanza dal precedente attacco. È il 4 luglio 1969. Darlene Ferrin di 22 anni aveva frequentato un cospicuo numero di ragazzi alle spalle del marito e quel giorno in particolare aveva un appuntamento con il 19enne Michael Mageau. La coppia andò in macchina fino al punto panoramico, ma non si resero conto che erano seguiti da un’altra auto che parcheggiò a pochi metri da loro. Il ragazzo si accorse dell’auto e si innervosì, ma Darlene gli disse di conoscere il guidatore e lo rassicurò intimandogli di non preoccuparsi. L’uomo infatti pareva essere un ammiratore di Darlene, nonché un assiduo frequentatore del locale dove lei prestava servizio come cameriera. Più avanti gireranno voci che Darlene fosse al corrente che l’uomo era l’autore dell’omicidio del lago Herman e che egli l’abbia uccisa per impedirle di denunciarlo o perché lo stava ricattando in cambio del suo silenzio. Quella sera, dieci minuti dopo aver parcheggiato, un fascio di luce avvolse l’abitacolo della loro auto e partirono dei colpi di arma da fuoco. Darlene venne colpita nove molte e morì sul posto. Michael invece venne colpito al collo mandando in frantumi la sua mascella e strappando via parte della sua lingua, tuttavia sopravvisse al brutale colpo e fu in grado di dare una descrizione del killer anche se piuttosto confusa. Nel giro di un’ora dalla sparatoria, un uomo chiamò il dipartimento di polizia di Vallejo da un telefono pubblico. “Voglio segnalare un duplice omicidio” disse. “Se andate a un miglio a est sulla Columbus Parkway, al parco pubblico, troverete dei bambini in un’automobile marrone. Sono stati uccisi con una 9 millimetri con la quale ho ucciso anche quei ragazzi l’anno scorso. Arriverderci”. Dopo questo episodio, i sospetti caddero sul marito di Darlene Ferrin, ma si scoprì che l’uomo aveva un solido alibi e i sospetti svanirono. La polizia era stata ancora una volta messa in difficoltà e oltre alla telefonata, non avevano alcuna prova che collegava gli ultimi due omicidi. Fu proprio in questo periodo, nell’estate del 1969, che Zodiac cominciò a scrivere lettere ai tre giornali locali Vallejo Times-Herald, San Francisco Chronicle e San Francisco Examiner, con i dettagli dei suoi crimini. Le prime lettere contenevano un cifrario e ciascun quotidiano ricevette una parte del messaggio. In esse Zodiac rivendicava la responsabilità dei tre omicidi e inoltre includeva su ciascuna un terzo di un crittogramma che a suo dire nascondeva la sua identità. Zodiac chiedeva che ciascuna parte fosse stampata sulla prima pagina del rispettivo quotidiano, altrimenti si sarebbe infuriato e avrebbe ucciso una dozzina di persone quel weekend. Le minacce non ebbero luogo e tutte e tre le parti del crittogramma furono pubblicate. Qualche giorno dopo due lettori del quotidiano, Donald e Bettye Harden, riuscirono a risolvere il crittogramma, che non conteneva il nome di Zodiac. Il messaggio diceva:

MI PIACE UCCIDERE LE PERSONE PERCHÉ È MOLTO DIVERTENTE È PIÙ DIVERTENTE DI UCCIDERE ANIMALI SELVAGGI NELLA FORESTA PERCHÉ L’UOMO È L’ANIMALE PIÙ PERICOLOSO UCCIDERE QUALCOSA È UN’ESPERIENZA ECCITANTISSIMA PER ME È PERSINO MEGLIO DI VENIRE CON UNA RAGAZZA LA PARTE MIGLIORE È CHE QUANDO MUOIO RINASCERÒ IN PARADISO E TUTTI QUELLI CHE AVRÒ UCCISO DIVENTERANNO MIEI SCHIAVI NON VI DARÒ IL MIO NOME PERCHÉ CERCHERESTE DI RALLENTARE O FERMARE LA MIA COLLEZIONE DI SCHIAVI PER LA MIA SECONDA VITA EBEORIETEMETHHPITI

Il significato degli ultimi 18 simboli non venne mai chiarito, si fece solo un’enorme quantità di speculazioni associando tali lettere a svariati nomi come Ted Kaczynski, condannato anni dopo per aver inviato pacchi postali esplosivi a numerose persone, oppure Arthur Leigh Allen, una persona all’epoca considerata il principale sospettato della catena di omicidi.

Gli intervalli tra le uccisioni erano sempre più brevi e il prossimo attacco sarebbe avvenuto solo due mesi più tardi dall’ultimo. Due studenti, il 22enne Bryan Hartnell e Cecilia Shepard di 20, stavano facendo un pic nic sulle rive del lago Berryessa nella Napa County, California, quando un uomo alto con indosso un mantello e un cappuccio neri, si avvicinò con una pistola semi-automatica puntata direttamente verso di loro. Li legò con uno stendibiancheria, li mise a faccia in giù e cominciò a consumare la sua follia omicida a furia di coltellate sulla schiena dei giovani malcapitati. Poco dopo un uomo chiamò all’ufficio dello sceriffo della contea segnalando l’aggressione e che era stato proprio lui a commetterla. Quando le autorità arrivarono sulla scena, sulla portiera della macchina c’erano dei solchi, nonché il simbolo di Zodiac e le date dei precedenti omicidi. La donna morì il giorno dopo mentre l’uomo sopravvisse. Due settimane più tardi, un tassita di San Francisco, Paul Stine, venne ucciso a sangue freddo con una pistola 9 millimetri dello stesso tipo di quella usata per uccidere David Faraday e Bettylou Jensen. Tre giorni dopo, il San Francisco Chronicle ricevette ancora una lettera da parte di Zodiac che sosteneva di aver ammazzato proprio lui quel tassista.

L’ennesimo incidente non si sarebbe verificato prima del 22 marzo 1970. Kathleen Johns e sua figlia di 10 anni vennero fermate per strada da un uomo che affermò che le ruote posteriori della sua auto stavano andando a terra, quindi si offrì per dare alla donna un passaggio alla stazione di servizio più vicina. Lei accettò e salì in macchina non sapendo che la destinazione non era la stazione di servizio, ma un vero e proprio inferno. L’uomo infatti le disse che stava per ucciderla, tuttavia quando il rapitore sbagliò strada e si fermò, la donna afferrò sua figlia e saltò giù dalla macchina riuscendo a fuggire. Quando arrivò alla stazione di polizia più vicina cominciò a raccontare l’accaduto e a descrivere l’uomo fin quando non vide un poster raffigurante l’identikit di Zodiac, a quel punto la donna lo indicò e disse che era stato proprio lui a rapirla. Dopo questo brutto episodio e per il resto degli anni 70, la polizia e i media continuarono a ricevere lettere da parte di Zodiac. Molte contenevano biglietti di auguri, altre frasi come “Il mio nome è…” seguito da un messaggio cifrato di 13 caratteri, oppure “I hope you enjoy yourselves when I have my BLAST” ossia “Spero che vi divertirete quando avrò la mia ESPLOSIONE”, seguito dal consueto simbolo. Sul retro di questo biglietto, Zodiac minacciava di usare presto la sua bomba su uno scuolabus se il giornale non avesse pubblicato tutti i dettagli che scriveva. Inoltre avrebbe voluto cominciare a vedere la gente portare “qualche bella spilletta di Zodiac”. Decine e decine di lettere, ma la maggior parte vennero poi bollate come bufale e più nessun omicidio venne collegato a Zodiac. L’ultima lettera considerata autentica venne ricevuta il 25 aprile 1978 e diceva: “Sono tornato con voi” e si concludeva: “Ora detengo il controllo di ogni cosa.”.

Il controverso caso del Killer dello Zodiaco rimane tutt’oggi irrisolto anche se ci sono stati numerosi sospetti tra cui Charles Manson e come abbiamo detto prima, l’unabomber Ted Kaczynski, mentre Arthur Leigh Allen, che venne identificato come l’aggressore da Hartnell e Maegeu, venne completamente scagionato dal test del DNA. La polizia di San Francisco ha catalogato il caso come “inattivo” nell’aprile del 2004, ma l’ha riaperto nel marzo 2007; anche in altre giurisdizioni il caso rimane aperto, ma le speculazioni circa l’identità di Zodiac riemersero nel 2014 dopo la pubblicazione del libro “The Most Dangerous Animal of All” nella quale l’autore Gary L. Stewart affermò che il suo padre biologico era niente meno che il Killer dello Zodiaco. Stewart diceva che era stato abbandonato da bambino e in seguito adottato. Dopo aver cercato di rintracciare il padre per più di dieci anni, la sua ricerca lo portò a San Francisco dove scoprì che il padre biologico aveva dei precedenti penali e una somiglianza spaventosa con l’identikit del killer. L’uomo, ora deceduto, è stato identificato come Earl Van Miglior Jr, ma come gli altri indagati, non vi è alcuna prova concreta che lo collega agli omicidi.

L’identità di Zodiac è stata, è e rimarrà per sempre un mistero, un mistero la cui soluzione è stata forse portata nella tomba dallo stesso killer, perché chiunque abbia seminato il terrore nei dintorni di San Francisco tra gli anni 60 e 70, ora starà molto probabilmente giacendo da qualche parte senza vita.

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2016 in Personaggi sinistri

 

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Suicidi e Omicidi in Rete | P2 – I Killer di 4chan

Suicidi e Omicidi in Rete | P2 – I Killer di 4chan

 Dopo aver letto tutti gli esempi della prima parte di questo caso vi sembrerà incredibile, ma non è sui social network che sono state pubblicate le confessioni più sconvolgenti riguardo omicidi e suicidi, bensì su 4chan. Innanzitutto per comprendere come funziona questo sito dovete pensare a un forum di immagini. Chiunque su 4chan può pubblicare un’immagine con una descrizione e se gli altri utenti la trovano interessante iniziano un dibattito. Chiaramente l’immagine deve essere inerente a una delle diverse categorie d’interesse presenti sul sito. La particolarità che ha reso 4chan così popolare è che gli utenti sono tutti anonimi e in questo più completo anonimato in questo sito fra i tanti utenti normali si nascondono molti criminali che pubblicano delle immagini a dir poco sconvolgenti.

  • L’OMICIDIO DI AMBER LYNN

Nel cassetto degli aneddoti più incredibili di questo sito troviamo il caso di David kalac. Tutto inizia il 4 novembre 2014, quando nella sezione “random” che è la più famosa di 4chan venne pubblicata un’immagine raffigurante una donna giovane distesa su un letto con degli evidenti segni sul collo e una colorazione della pelle particolarmente pallida e innaturale, di fianco la descrizione in inglese recitava: “E’ alquanto più difficile strangolare realmente una persona rispetto a come sembra nei film”. Siccome normalmente su 4chan ci sono tante persone che si dedicano a fare scherzi di cattivo gusto, alcuni utenti gli rispondono dicendo che si tratta di un falso. L’utente che aveva postato la prima foto allora ne aggiunge una seconda, che sembra confermare l’ipotesi più triste e inquietante e cioè che si tratta di un vero cadavere. La descrizione della seconda foto fa rabbrividire: “Aveva lottato così tanto”. Circa cinque minuti più tardi venne postata una terza foto della donna con una confessione surreale: “Guardate fra qualche ora i notiziari di Port Orchard, Washington. Suo figlio tornerà a casa fra poco da scuola. La troverà e poi chiamerà la polizia. Ho solo voluto condividere le fotografie prima che mi trovino. Ho comprato una pistola di plastica che sembra reale. Quando verranno a prendermi la tirerò fuori e poi mi uccideranno. Capisco i vostri dubbi, vi chiedo solo di guardare i dannati notiziari. Ora devo buttare il mio cellulare”. Poche ore dopo si avvera la profezia del soggetto. I notiziari locali di Port Orchard passano la seguente notizia: “Una donna è stata trovata morta in casa a SouthPark Greens Apartments poco prima delle 3:30, il suo corpo è stato trovato da un membro famigliare”. I poliziotti inoltre trovarono le seguenti scritte nella stanza della vittima: “Cattive notizie. E’ stata lei a uccidermi prima” e sulla patente della donna vi trovarono la scritta a caratteri cubitali “MORTA”. In meno di 24 ore l’assassino, dopo essere stato braccato dalle forze del ordine, venne identificato e arrestato. Si trattava di David Kalac, americano di 33 anni, fidanzato della vittima Amber Lynn Coplin di 30 anni. David dichiarò di aver ucciso Amber perché semplicemente era ubriaco e i due avevano discusso. Ora risponderà delle sue azioni e rischia l’ergastolo.

  • IL SERIAL KILLER 4CHAN

Forse questo è il caso più inquietante per non dire unico in tutta la storia di 4chan e rimarrà per sempre come uno dei più strani mai accaduti su Internet soprattuto perché ancora oggi in questo momento, sta avvenendo una caccia digitale senza precedenti. Il 21 agosto 2015 su 4chan nella sezione random è stato pubblicato il seguente post: “Ho ucciso diverse donne per piacere. Se indovinerete il nome di una delle mie vittime posterò le sue fotografie. Non scrivete più di 10 nomi per post altrimenti verrete ignorati. Alcune fotografie sono state scattate con le polaroid mentre altre con una fotocamera usa e getta.  Ho anche delle fotografie di quando erano ancora in vita. Se indovinerete tutti i nomi vi farò vedere dove ho scaricato un cadavere nel 1999. La prima donna e la sua fotografia sono “gratis” e dato che il suo nome è difficile da indovinare ve la lascio qui”. L’immagine era di una donna distesa su un letto dissanguata con la seguente data “21 agosto 2005” e una fotografia della stessa donna quando era ancora in vita. Dopo qualche secondo qualcuno inizia a scrivere dei nomi per verificare se si trattava solo di un qualche stupido scherzo oppure no. Pochi minuti dopo, la persona che aveva postato la prima immagine dichiara: “Incredibile, si parte bene! Ora correggo anche la data, scusate” e viene pubblicata un’altra fotografia orribile, questa volta con la data 2015. Alcuni utenti ancora credono che si tratti di uno scherzo altri invece chiedono come abbia fatto a sviluppare le fotografie senza che qualcuno lo dichiari alla polizia mentre altri utenti iniziano a scrivere diversi nomi di donna seguendo il diabolico gioco della persona misteriosa. Circa 15 minuti più tardi viene pubblicata l’ennesima fotografia con la seguente descrizione: “Questa l’ho scattata prima che iniziassi a giocare con lei”. Nella foto si vede il cadavere di una donna piegata in modo strano dentro una scatola, quest’ultima sembra essere dentro un armadio pieno di vestiti da uomo. A questo punto non ci sono dubbi, con molta probabilità non si tratta di uno scherzo ma qualcosa di serio e come prova ulteriore di questa follia il presunto omicida dichiara: “Le ho sviluppate io le foto”. Quindi le fotografie sono reali, di donne realmente uccise in modo orribile. Nei seguenti post qualcuno dichiara di averlo riferito all’FBI, ma la persona misteriosa non da segni di essere impaurito, d’altronde come abbiamo più volte detto 4chan è un sito frequentato mensilmente da 20 milioni di utenti tutti quanti anonimi. Alcuni ipotizzano che la persona che sta postando queste atrocità sia probabilmente qualcuno che ha trovato delle fotografie di scene del crimine in qualche database in rete o che si tratta del figlio di qualche poliziotto che posta vecchie fotografie di omicidi, però ci sono parecchie cose contrastanti riguardo a queste ipotesi. Innanzitutto la polizia quando esegue delle foto delle scene del crimine cerca di illuminare il più possibile i cadaveri, mentre le foto postate dall’individuo appaiono con una luminosità minima e sembrerebbero scattate dentro stanze al buio con le tende abbassate. Inoltre la polizia non rilascia delle fotografie così esplicite, lasciando in vista anche le parti intime delle vittime in quanto sempre oscurate per rispettare le persone defunte e la sensibilità dei famigliari. Queste fotografie invece sembrano quelle prese da qualche infermo mentale che di proposito fotografa quelle parti con dei primi piani, come se fossero trofei. Ultimo dettaglio importante è la totale mancanza di catalogazione univoca delle tracce mediante lettere o numeri. Come promesso dal presunto omicida dopo qualche minuto venne pubblicata un’altra fotografia, si trattava della donna dentro la scatola quando era ancora in vita. A partire da questo punto ormai gli utenti non hanno dubbi; si tratta di un serial killer e quelle sono le foto dei sui omicidi.

4chan è noto per essere frequentato da tutti i tipi di persone; utenti normali, psicopatici, hacker, esperti di informatica e semplici curiosi, ma tutti quanti hanno qualcosa in comune… Hanno molto tempo libero. Così in poche ore gli utenti iniziano a raccogliere una quantità massiccia di indizi nelle foto postate. Colgono nomi, scritte, dettagli sugli indumenti e iniziano una perlustrazione in tutti i database della polizia per verificare se le fotografie corrispondono a qualche caso rimasto irrisolto negli anni 90 e cercano anche delle foto corrispondenti a donne scomparse nello stesso periodo, poi un utente attraverso una ricerca per immagini su Google trova finalmente il vero nome della prima vittima che è stata pubblicata. Si tratta di una ragazza che aveva solo 17 anni quando è stata uccisa, il suo nome era Shauna Maynard. Negli archivi della polizia non ci sono scene del crimine ma era presenta la stessa fotografia del giorno del suo diploma che è stata pubblicata dall’assassino. La descrizione della polizia diceva che il giorno 21 di marzo del 1998 era stato trovato il corpo della vittima all’incrocio di due strade a Las Vegas da alcuni passanti verso le prime ore del mattino. Qualcuno le aveva sparato diverse volte e lasciata morire sulla strada. Come conferma di tali informazioni gli utenti trovarono anche un articolo di giornale datato 1998 con la dichiarazione del sergente Rocky Alby: “Maynard era scappata dalla sua casa in California ed era stata dichiarata scomparsa a partire dal 31 di dicembre del 1997. Non è ancora chiaro con chi si trovasse quando era nei dintorni di Las Vegas. Qualcuno che conosceva Shauna si è già fatto avanti ma bisogna ammettere che ci sono parecchie cose che rimangono un mistero”. Successive indagini degli internauti portarono alla scoperta anche dell’album di classe della Maynard. Di fronte a tutte queste informazioni l’assassino probabilmente impaurito smise di pubblicare altre fotografie. Ormai il danno era stato fatto e su 4 chan la voce iniziò a correre e il thread in poco tempo cominciò a brulicare di curiosi e improvvisati detective. Purtroppo però per la seconda vittima non sono stati trovati altri file su internet, nessun indirizzo, nessun nome, l’unica cosa che fecero gli utenti a quel punto fu una ricerca tra le donne scomparse o uccise negli anni 90. Diverse sono le foto e i nomi associati a questa donna ma nessun risultato venne confermato. Altri utenti si concentrarono sul criminale e considerando che la prima vittima era stata uccisa a Las Vegas, trovarono diversi profili di serial killer che avevano ucciso donne in quelle zone negli anni 90. Uno in particolare sembra essere l’indiziato numero uno: Craig Jacobsen chiamato anche John Flowers. Egli è un uomo che nel 2003 era stato condannato a 20 anni di prigione per aver ucciso una cantante di una band di Las Vegas chiamata Ginger Rios. Jacobsen aveva rapito la donna uccidenda per poi seppellirla nel deserto del Nevada. La perizia inoltre disse che Jacobsen aveva anche abusato del suo cadavere. Per ottenere una pena minore l’uomo confesso anche l’omicidio di altre donne uccise verso la fine degli anni 90 con lo stesso modus operandi abbandonandole vicino a Las Vegas. Diceva di prediligere donne dai capelli scuri. Alcune fonti ritengono che ora Jacobsen si trovi in libertà vigilata, altre invece riferiscono che si trovi in una prigione del Nevada. C’è però Un particolare molto interessante. Quando venne arrestato per la prima volta nel 1997, dai documenti emerge che egli aveva un moglie e un bambino di 10 mesi. Forse lo stesso bambino, oggi quasi adulto, dopo aver trovato la collezione di fotografie degli omicidi di suo padre decise di pubblicarle in rete per puro divertimento. Ricordiamo che queste sono tutte ipotesi, inoltre tutti i thread originali sono stati cancellati. Probabilmente ora vi indagano sia la polizia che l’FBI. Una cosa è certa però, la persona che aveva postato queste fotografie si sarà pentita amaramente della sua ingenuità e ora si trova da qualche parte nascosto, consapevole che prima o poi verranno a prenderlo.

4chan probabilmente rappresenta l’angolo più buio della rete prima di addentrarsi nel deep web e ogni giorno si vedono cose inimmaginabili su questo sito, ma questo è quasi certamente l’aneddoto più incredibile di tutti. Per concludere ci sono diversi temi su cui si potrebbe riflettere considerando anche la prima parte di questo video. Vogliamo concludere però raccontandovi un’altra storia reale e purtroppo triste, successa in Italia. La storia di Federico Cerutti. Federico aveva 27 anni ed era candidato consigliere comunale per il comune di Vigevano, Pavia. Egli era un ragazzo giovane, brillante e intelligente. Faceva il ricercatore al dipartimento di Biologia e Biotecnologia all’università di Pavia. Era descritto dai suoi colleghi con aggettivi come “propositivo” e “allegro”, insomma aveva un futuro brillante ed era pronto ad affrontare una nuova avventura e questa volta in politica. Purtroppo però il giorno prima delle elezioni cioè il 31 Maggio 2015 decise di porre fine alle sofferenze che lo attanagliavano, infatti dopo aver pubblicato questo post che rappresenta uno sfogo e un lettera d’addio s’impiccó in camera. Vogliamo solo dire, soprattutto ai più giovani, che per quanti problemi una persona possa avere nella vita c’è sempre una via d’uscita e la morte non risolve nulla ma porta solo dolore a chi più vi ama.

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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Leonarda Cianciulli – La saponificatrice di Correggio

Leonarda Cianciulli – La saponificatrice di Correggio

Ed Gein in America, Vlad Tepes nella Valacchia e Erzsébet Báthory in Ungheria, queste sono tre persone di cui abbiamo parlato in casi precedenti che hanno avuto tutte a che fare con terribili e cruenti omicidi. Ora stiamo per narrarvi la storia di un’altra spietata serial killer e questa volta staremo in Italia. Siamo negli anni 30 e il paese si sta pian piano riprendendo dal primo conflitto mondiale e la povertà è ancora molto diffusa. Leonarda Cianciulli è una donna piena di risorse, sa come sfruttare al meglio ogni mezzo per guadagnare sempre qualche lira in più. Come abbiamo detto sono gli anni 30 e a quell’epoca il denaro scarseggiava e bisognava darsi da fare. Ecco la storia di Leoanarda Cianciulli, meglio conosciuta come la saponificatrice di Correggio.

Leonarda nacque a Montella, in provincia di Avellino nel 1894, da Emilia di Nolfi e Mariano Cianciulli. La sua fu un’infanzia difficile, era sempre stata una bambina debole ed era nata senza che i genitori la desiderassero. Più volte tentò invano il suicidio cercando di impiccarsi due volte oppure mangiando dei cocci di vetro. All’età di 22 anni sposò Raffaele Pansardi, un impiegato dell’ufficio del registro e andò a vivere nell’Alta Irpinia, ad Ariano Irpino. Leonarda era una donna molto frugale e aveva tutte le buone ragioni per esserlo poiché perdette la sua casa e tutti i suoi aver a causa del Terremoto del Vulture che causò ingenti danni in Campania e in Basilicata, nonché la morte di 1404 persone il 23 luglio 1930. Per limitare le perdite, la donna e suo marito si trasferirono a Correggio dove iniziò la sua attività di cartomante autonominandosi anche sensitiva per le donne della paese. Ben presto divenne nota tra la gente del posto come una donna per bene e una buona vicina. Nel corso del suo matrimonio Leonarda portò avanti ben 17 gravidanze. Sfortunatamente ci furono 3 aborti e 10 morti premature. Leonarda era quindi estremamente protettiva nei confronti dei restanti 4 bambini: Giuseppe, Bernardo, Biagio e Norma. Sarebbe andata fino ai confini più estremi della terra pur di proteggerli e spesso si consultava con altri cartomanti e sensitivi per placare i suoi timori che un altro dei suoi bambini sarebbe morto. Infatti quando la donna era più giovane le venne predetto che tutti i suoi figli sarebbero morti e che non le sarebbe rimasto più nulla! Ben presto arrivò il periodo che il figlio maggiore e prediletto di Leonarda, Giuseppe, divenne abbastanza grande per essere arruolato nell’esercito. Avendo constatato che l’Italia si sarebbe unita allo sforzo bellico e che suo figlio si sarebbe unito a esso, Leonarda, agonizzante su come avrebbe dovuto proteggerlo, ancora una volta si rivolse alle arti oscure impiegando mezzi sempre più oscuri al fine di tenere in vita i suoi figli rimasti. Fu proprio in questo periodo che Leonarda cambiò, ella era convinta che se qualcun’altro avesse preso posto di suo figlio, lui poteva salvarsi dalle grinfie della morte. Poteva funzionare!

Leonarda aveva imparato a conoscere un bel po’ di persone grazie al suo lavoro. Sapeva quello che esse desideravano più di ogni altra cosa. I pensieri di Leonarda dunque si concentrarono sulla sua vicina Faustina Setti che desiderava disperatamente un marito e tempo prima era venuta da lei in cerca di aiuto. Si, Leonarda le aveva detto che avrebbe fatto del suo meglio per trovarne uno. Un giorno Leonarda invitò a casa sua Faustina dicendole che finalmente le aveva trovato un marito ma era abbastanza lontano, in una città chiamata Pola. Leonarda disse alla donna di non dire nulla della sua partenza per non scatenare delle invidie, ma di scrivere solo alcune lettere e cartoline che avrebbe potuto inviare più tardi in modo che tutti potessero sapere che stava bene. Dopo aver parlato, Leonarda le offrì del vino drogato in modo tale da sacrificarla per la vita di suo figlio. Leonarda si interrogò su cosa fare del corpo della donna privo di sensi. Di recente aveva preso in considerazione di ampliare il suo repertorio di competenze e si stava occupando della fabbricazione di sapone, dunque in casa aveva della soda caustica comprata recentemente al mercato che è un ingrediente necessario per la produzione di sapone fatto in casa. Dunque la Cianciulli la uccise a colpi di scure e la trascinò in uno stanzino. Qui sezionò il cadavere mischiandone i pezzi con la soda caustica in modo tale da realizzare saponi. Inoltre, per la gioia della donna, le fu anche possibile di aggiungere un po’ di sangue all’impasto di quelli che sarebbero stati dei deliziosi e croccanti pasticcini. Leonarda servì i suoi dolci con grande orgoglio al vicinato che si complimentò per l’incredibile bontà. Forse Leonarda ritenne che una volta finite le torte e i suoi prodotti di sapone, avrebbe dovuto riempire la dispensa con qualcos’altro. Forse pensava che il destino l’avesse beffata e che la sua offerta sacrificale aveva perso l’effetto, oppure che doveva esserci un sacrificio per ogni suo figlio rimasto in vita. Qualunque sia la ragione, Leonarda fu presto ossessionata nella ricerca della prossima vittima sacrificale tra le case del vicinato per la preparazione di nuove torte e saponi. Francesca Soavi è stata un’altra donna che era venuta in cerca di aiuto chiedendo di trovare un nuovo lavoro. Dunque Leonarda si inventò l’ennesima scusa dicendo che ne aveva trovato uno per lei in un altro luogo lontano, questa volta in una scuola a Piacenza. Leonarda pensò che poteva essere una bella sorpresa per Francesca mantenere il suo nuovo lavoro un segreto, così la futura vittima disse semplicemente ad amici e parenti che se ne stava andando via. Un po’ di droga nel vino, qualche colpo d’ascia più tardi e Francesca era pronta per essere servita, il tutto ovviamente guarnito con della soda caustica. A questo omicidio ne seguì un altro, la vittima è un’altra donna: Virginia Cacioppo che aveva supplicato Leonarda di aiutarla a riavviare la sua carriera di cantante lirica. Virginia come le altre giurò di mantenere il segreto sul suo imminente viaggio, difatti le era stato promesso un impiego come segretaria di un misterioso dirigente teatrale che, magari, avrebbe potuto reintrodurla nell’ambiente. Leonarda era particolarmente soddisfatta del suo terzo sacrificio. Dopo aver preparato Virginia nel piatto, Leonarda ha aggiunto un po’ di acqua di colonia notando che i saponi risultanti erano particolarmente dolci, così come lo erano i pasticcini. Si, quella Virginia era una donna veramente molto dolce! Tuttavia le preoccupazioni intorno ai membri della famiglia di Virginia crebbero di li a poco. Sua cognata in particolare ricordò di aver visto Virginia entrare in casa di Leonarda e da allora non l’aveva più vista. Queste preoccupazioni vennero riportate quindi alla polizia che cominciò le indagini. Una volta arrivati a Leonarda, la donna confessò i suoi tre omicidi senza fare molta resistenza. Gli inquirenti però non riuscivano a credere che una donna anziana, bassa e grossa avesse potuto fare tutto questo da sola e andarono alla ricerca di un complice che l’avesse aiutata a compiere i delitti. Il sospettato numero uno era il figlio Giuseppe che al processo, avvenuto nel 1946, dichiarò di aver spedito le lettere, senza però sapere la verità. La madre, intenzionata a difenderlo con tutte le sue forze, propose una dimostrazione atta a far capire che lei era l’unica artefice di quella mattanza. Davanti a magistrati e avvocati, in soli dodici minuti, sezionò il cadavere di un vagabondo morto in ospedale e procedette con le tecniche di saponificazione.

A Leonarda vennero dati 30 anni di carcere, più altri 3 da scontare nel manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli. La donna sopravvisse in carcere lavorando a uncinetto e cucinando biscotti, ma una volta in manicomio le venne immediatamente un ictus e morì il 15 ottobre del 1970 all’età di 76 anni.

Tagliai qui, qui e qui: in meno di 20 minuti tutto era finito, compresa la pulizia. Potrei anche dimostrarlo ora

 
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Pubblicato da su 8 giugno 2015 in Personaggi sinistri

 

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