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Orrore a Krasnodar – Cannibali massacrano e divorano più di 30 persone

Orrore a Krasnodar – Cannibali massacrano e divorano più di 30 persone

Nel mondo spariscono ogni giorno mediamente 27.000 persone, molte di esse non verranno mai più ritrovate… questo è un dato che rende la storia che state per sentire ancor più inquietante. Krasnodar è una città russa che si trova a sud, vicino alle coste del Mar Nero. Conta quasi un milione di abitanti ed è diventata tristemente famosa in tutto il mondo per alcuni avvenimenti inverosimili.

Un giorno di fine estate a Krasnodar –  Settembre 2017

Sembra una giornata qualsiasi, le case che si affacciano sulla strada sembrano vecchie e logorate da qualunque direzione le si osservino e si diramano su direzioni parallele alla lunga lingua nera di asfalto che Roman Khomyakov e suoi colleghi stanno faticosamente costruendo. Roman è stanco e pensa solo che presto tornerà a casa a mangiare insieme alla sua famiglia. La giornata è quella tipica di fine estate a Krasnodar: buia e ormai quasi fredda dopo il tramonto. Immerso nei suoi pensieri osserva in lontananza lo strato di usura appena costruito e a un certo punto i suoi occhi senza volere si concentrano su di un oggetto molto piccolo e dalla superficie piatta che si trova ai bordi dell’asfalto. Inizialmente pensa che si tratti di uno specchietto, ma la curiosità lo attrae come una calamita all’oggetto misterioso. Quindi interrompe il macchinario e chiede ai suoi colleghi se anche loro vedessero l’oggetto, così tutti incuriositi decidono di avvicinarsi con calma all’artefatto. Roman per primo e con sua grande sorpresa scopre che si tratta di un cellulare e spinto dai colleghi inizia a cercare delle informazioni sul suo proprietario: Nomi, indirizzi, ma non c’era la sim inserita… Dato che loro avevano lavorato su quella strada praticamente tutta l’estate, conoscevano alcuni dei cittadini del posto e sicuramente avrebbero riconosciuto il proprietario da una fotografia, quindi decisero di aprire l’album delle foto… decisione che condannerà a soffrire notti insonne a più di uno di loro. Le immagini scattate con il telefono mostravano per lo più la figura di un uomo magro sulla trentina che avevano già visto aggirarsi in quella strada, ma l’album di fotografie era pieno di altre immagini che avevano fatto impallidire i presenti. In queste foto si vedeva lo stesso uomo mentre si faceva dei selfie con la testa mozzata di una donna, mani e piedi umani, maschere di pelle umana e altri abominevoli ritratti digitali. A quel punto Roman, insieme ai suoi colleghi, portò il cellulare alla stazione di polizia più vicina e raccontò l’accaduto.

Qualche giorno dopo…

La rivista russa Life diede per prima la notizia dell’arresto di una coppia indagata per cannibalismo i quali corrisponderebbero a Dmitri Baksheev e Natalia Shaporenko, rispettivamente di 35 e 42 anni. Dmitri fino al giorno del suo arresto lavorava come operaio e lei come infermiera e cuoca. Entrambi vivevano nella stanza degli ospiti dell’istituto superiore dell’aeronautica militare di Krasnodar, ma anche se non lavoravano più lì da anni i due avrebbero continuavano ad occupare la stanza in maniera abusiva. Dmitri, dopo essere stato arrestato dalle autorità, cercò inizialmente di giustificarsi dichiarando di aver solo commesso una “piccola stupidaggine, una leggerezza” e che lui non aveva ucciso la persona che si vedeva nelle fotografie, ma aveva trovato il suo cadavere nei boschi già decapitato e squartato portando poi a casa sua i resti per farsi dei selfie. Dopo essere stato torchiato dalla polizia, rivelò la verità e confessò l’omicidio della donna. L’indomani venne arrestata anche la sua compagna Natalia, probabile complice di altri omicidi. L’orrore vero e le più cruenti ipotesi divennero realtà quando le autorità iniziarono a perquisire l’appartamento dove la coppia di assassini conviveva.

Vennero rinvenute diverse parti di corpi umani, molte delle quali erano tenute in bottiglie di vetro. Altre parti erano tenute in sacchi dentro il freezer pronte per poter essere scongelate e consumate… pezzi di carne umana in cesti insieme alla frutta, pelle umana dentro barattoli, pezzi di carne conservati con acqua e sale. In mezzo alla sporcizia giacevano un po’ ovunque diverse fotografie che ritraevano la coppia in posa con resti umani sui loro piatti a cena e lumi di candela, come se si trattasse di qualcosa di romantico. La polizia in particolare vi trovò la fotografia di una ragazza scomparsa nel 1999. I due  poi confessarono di coltivare queste orrende pratiche da molto tempo. Le indagini portarono a scoprire che l’ultima delle loro vittime è stata uccisa probabilmente agli inizi di settembre del 2017, e che effettivamente alcune persone avevano dichiarato di aver visto questa coppia discutere con una ragazza per strada. Poco tempo dopo Dmitri e sua moglie l’avrebbero brutalmente assassinata, squartata e successivamente mangiata a pezzettini. Natalia Smyatskaya, assistente capo delle forze investigative di Krasnodar, comunicò che la fotografia della persona uccisa a settembre sarebbe Elena Vashrusheva, una ragazza di 35 anni proveniente da Omutninsk, una cittadina che si trova nella regione di Kirov. Oggi le autorità russe stanno raccogliendo altre informazioni riaprendo vecchi casi di persone scomparse e data la quantità incredibile di carne, ossa e altre prove, si pensa che sarebbero una trentina circa le vittime dei due carnefici. Per adesso ci sono ben otto omicidi confermati, ma il caso è ancora sotto inchiesta e purtroppo tale numero sarà destinato ad aumentare.

Altre macabre scoperte sono state portate alla luce grazie alle ricerche nei dintorni dell’abitazione di Dmitri, infatti le autorità trovarono quello che sembrava il cuoio capelluto appartenuto ad una persona dai capelli rossi, inoltre c’erano molte macchie di sangue nelle scale antincendio, come se qualcuno, già ferito e in gravi condizioni, avesse tentato di scappare per poi essere stato brutalmente ucciso sul posto. Proprio qualche giorno fa una fonte della polizia avrebbe riferito che dentro quella casa degli orrori c’erano tantissimi cellulari, presumibilmente delle vittime e anche dei video tutorial su come cucinare la carne umana… Molti pensano che Natalia cucinasse spezzatino di carne umana per i cadetti dell’accademia militare a loro insaputa e vendesse torte ripiene nel quartiere fatte anch’esse con la carne delle loro vittime. Secondo una prima ricostruzione, il modus operandi dei due serial killer era molto semplice: Mettevano online, sui siti di incontri, degli annunci per adescare le ignare vittime e poi davano loro un appuntamento in un luogo abbastanza transitato che non dava molti sospetti. Una volta giunta la persona nel luogo concordato veniva fatta ubriacare, forse anche drogata, e poi portata in un posto abbandonato. In questo luogo uccidevano brutalmente la persona e iniziavano il processo di smembramento. Infine trasportavano la carne già preparata in sacchi e zaini nella loro abitazione. Non sono ancora ben chiare le motivazioni di tale orrore, ma la coppia sicuramente soffre di una forma grave di antropofagia mischiata a qualche parafilia, secondo gli psicologi infatti, Dmitri e Natalia probabilmente provano piacere sessuale nell’uccidere e mangiare le persone.

Nell’immediato futuro emergeranno altri dettagli raccapriccianti su questa vicenda e sicuramente qualcuno sta già pensando di produrre un film horror a riguardo… una storia terribile, malata, infernale e soprattutto reale. Ricordando la frase iniziale di questo video, immaginate quante di quelle persone, che non sono mai più state ritrovate, hanno fatto una fine come quella di coloro che si sono imbattuti in questa coppia, solo che nessuno lo scoprirà mai… chissà quante…

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Pubblicato da su 19 ottobre 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Blue Whale – Un “gioco” malato

Blue Whale – Un “gioco” malato

Questo è uno di quei casi che fa tristezza parlarne per la crudeltà e per la poca speranza di un futuro migliore che ci aspetta a tutti noi. Abbiamo visto in altri video che su internet, in particolari nei social network, ormai proliferano persone che decidono di rendere pubblici i loro suicidi e i loro crimini, anche i più efferati. Famoso era diventato qualche settimana fa Steve Stephens, un 37enne afroamericano di Cleveland, che aveva postato un video orribile dove uccideva con un colpo di pistola una persona del tutto casuale incontrata per strada. L’uomo dichiarava di essere distrutto dal fatto che la fidanzata l’aveva lasciato ed era uscito fuori di senno… le incredibili immagini dell’omicidio sono state caricate su Facebook e molti addirittura pensavano si trattasse di un video in diretta salvo poi scoprire che era stato caricato diverse ore dopo aver commesso tale orrore. Il criminale inoltre si vantava di aver ucciso altre 13 persone e diceva di essere pronto a uccidere ancora. Prima che potesse mietere altre vittime  le autorità statunitensi lo braccarono e quando ormai si trovò senza via di fuga, Steve decise di suicidarsi, il tutto in diretta sotto gli occhi dei cittadini, come se si trattasse di una serie TV. La finzione che diventa realtà e la realtà che perde consistenza fino a sembrare finzione.

Nei social network però non ci sono solo criminali in cerca di fama, ci sono anche criminali di un’altra categoria, forse ancor più pericolosa, perché inducono migliaia di persone a infliggersi danni psicologici e fisici in modo irreparabile, persone che credono di partecipare a un gioco… un gioco in cui in palio c’è la vita stessa. Questo è uno dei motivi principali per cui il tasso di suicidi in tutto il mondo, principalmente in Russia, è aumentato in pochi anni fino a  raggiungere livelli così allarmanti che le autorità stanno cercando di porre fine a tale massacro, ma ogni tentativo di fermare quest’ondata sembra destinato a fallire. Diffuso principalmente tra gli adolescenti, questo “gioco” è nato in Russia. I primi casi risalgono circa al 2013. Inizialmente le autorità non riuscivano a comprendere perché negli ultimi anni sempre più giovani cercassero la via del suicidio, molti casi venivano classificati come semplici “incidenti” dato che le vittime spesso non avevano alcun motivo principale per commettere tale atto, ma dopo un’indagine che è durata diversi anni e un’analisi di oltre 130 casi di suicidio, è emerso un filo conduttore in grado di collegare questi casi e la realtà è molto più spaventosa di quanto sembri.

Innanzitutto il nome di questo macabro e mortale gioco è Blue Whale ovvero “Balena Azzurra” per la tendenza che hanno questi magnifici mammiferi a vivere una vita in quasi completa solitudine e quando le ombre del tramonto delle loro vite iniziano ad apparire, molti esemplari sembrerebbero decidere di incagliarsi sulla costa e quindi morire, come una specie di suicidio. Le autorità russe dovettero costruire un puzzle tanto bizzarro quanto inquietante perché molte delle vittime, o meglio…. i familiari delle vittime, dichiaravano le stesse cose dei loro defunti: i comportamenti, le loro manie di svegliarsi ad una certa ora, gli inquietanti video che guardavano in continuazione. Tuttavia non riuscivano a comprendere quale fosse la vera fonte di tutto ciò, la polizia quindi capì che la risposta per quanto assurda doveva per forza trovarsi in rete. Fu allora che le indagini fecero emergere molti gruppi e utenti della rete sociale più diffusa in Russia,  l’ormai famigerata VKontakte nota anche con le sigle VK. Qui, in questa rete, si nascondono coloro che vengono denominati curatori, tali figure sono le persone che decidono le regole di questo gioco, e persino il giorno della morte dei giocatori.

A questo punto vi starete chiedendo in che consiste di preciso questo gioco. Molto semplice, come ogni altro gioco, Blue Whale ha delle regole ben precise e definite, 50 per essere esatti. Sono 50 sfide che vi porteranno nell’ombra della valle della morte, da dove non si può più tornare indietro. Il primo passo è quello di contattare un curatore. I curatori sono i cosiddetti amministratori , coloro che si occuperanno di dirigervi fino alla vostra fine in questo gioco infernale, essi si trovano nei gruppi dei social network come appunto VKontakte, Facebook, Twitter e così via e anche in gruppi di Whatsapp, Viber e altre applicazioni di messaggistica. Una volta che viene contattato un curatore può avere inizio il gioco. il Blue Whale consiste nell’affrontare 50 sfide, una ogni 24 ore. Molte di queste sfide consistono nell’autoinfliggersi danno, annullarsi sia fisicamente ma soprattutto mentalmente e alla fine la 50esima sfida vi porterà via più di quanto possiate immaginare. In questo gioco non ci sono vincitori, ve lo sconsigliamo nel modo più assoluto di nuovo. Anche solo mettersi in contatto con i cosiddetti curatori potrebbe risultare molto pericoloso e se vi rifiuterete di arrivare in fondo al gioco, subirete pressioni di ogni tipo. Diverse testimonianze di ragazzi fanno riferimento a vere e proprie minacce ricevute non soltanto a loro stessi, ma anche ai loro familiari, infatti i gruppi dei curatori del Blue Whale riescono a rintracciarvi attraverso il vostro indirizzo IP e si impossessano delle vostre informazioni personali per ricattarvi, inoltre scelgono con cura chi potrebbe risultare più vulnerabile a questi attacchi, quindi siate prudenti e state lontani dal blue whale o da gruppi strani.

Grazie a diverse segnalazioni e su richiesta diretta della Commissione Russa di Vigilanza, l’amministrazione di “VKontakte”  ha cominciato a eliminare i link e i post contrassegnati dall’hashtag #BlueWhale e a bloccare gli utenti che avevano pubblicato questi link. La stessa cosa sta succedendo nelle altre reti sociali per cercare di emarginare questo fenomeno. Dopo l’introduzione di tali misure l’interesse per il gioco tra gli utenti della rete sembrerebbe calato, tuttavia negli ultimi mesi si sono registrati nuovi aumenti del numero di post contenenti materiali che risalirebbero al Blue Whale e adesso compaiono su Instagram praticamente ogni minuto. Dopo un’analisi sono state scoperte oltre 40.000 registrazioni su diverse piattaforme, di falsi utenti che cercherebbero di diffondere questo fenomeno. Account creati per qualche ora e poi cancellati. In italia si stanno riaprendo e analizzando alcuni casi classificati come suicidi e sembrerebbero esserci degli elementi che farebbero risalire a questo macabro gioco. Grazie anche al servizio delle Iene adesso le persone, ma soprattutto le autorità, ne parlano e non viene più semplicemente declassato come leggenda di internet. È tutto vero e accade in questo momento mentre guardi questo video. Proprio qui su YouTube inoltre, potete osservare alcuni filmati di ragazzini italiani che hanno provato a farlo e si sono pentiti, quindi si sono fermati in tempo prima che fosse troppo tardi, ma a differenza di loro ci sono ancora molti là fuori che percorrono questa strada senza via di uscita.

Come risposta a tale pazzia, dal Brasile è nato un’altro gioco, la “Balena Rosa” che consiste nell’affrontare 50 sfide che aiuterebbero le persone ad essere più felici e a vivere meglio, invece che di portarle al suicidio. Cercare di arginare il Blue Whale è possibile, ma come vi abbiamo detto all’inizio del video ogni tentativo alla fine fallirà perché ormai questo gioco ha preso piede e fermare le informazioni in rete è pressoché impossibile. L’unica soluzione vera e propria sarebbe quella di cercare di comprendere le motivazioni per cui i giovani spesso provino queste sfide che mettono a repentaglio la loro vita. Anche se tale gioco venisse cancellato per sempre, potrebbe nascerne un altro con altre sfide, forse più macabre e terribili, come quella di commettere omicidio o chissà che altro. Il problema non è nel gioco in sé ma nelle persone, sono le persone attratte da questi fenomeni che hanno una perversione verso il malato e il fondamentale senso di vuotezza interna le spinge a fare follie per sentirsi vive… fatto ironico quanto triste e sembrerebbe che le cose siano solo destinate a peggiorare.

 
 

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Aleshenka – Caso shock di un feto alieno

Aleshenka – Caso shock di un feto alieno

Questa storia è tanto strana quanto inverosimile, essa è costellata da numerose testimonianze e versioni tutte diverse tra di loro, nonché da numerose teorie. Indipendentemente da tutto ciò, sembra che tutti siano d’accordo su dove e quando questo strano caso è cominciato, in una delle regioni più povere della Russia. Ecco la strana storia dell’alieno Aleshenka.

È una calda estate quella che investe la Russia nel 1996 e il piccolo villaggio di Kaolinory, nei pressi di Kyštym, non viene risparmiato dall’ondata rovente. Tamara Vasilieuna Prosvirina è un’anziana pensionata con lievi disturbi psichiatrici che ha la strana abitudine di decorare la casa sua con i fiori colti dal cimitero di notte. La sera del 13 agosto Tamara sta andando come sua solita abitudine al cimitero quando si imbatte in qualcosa di totalmente inaspettato. Mentre sta attraversando un bosco sente degli strani lamenti provenire da dietro un albero, inizialmente pensa a un qualche lamento di animale, ma mano a mano che si avvicina alla fonte del rumore si rende conto che quello era più simile a un grido infantile misto a un fischio. Gira intorno all’albero e quello che vede non poteva essere assolutamente vero, ai piedi dell’albero c’è quello che sembra essere un bambino ancora vivo, ma che di “bambino” ha ben poco. Tamara immediatamente avvolge la creatura nel suo scialle portandola a casa nel suo appartamento, gli da anche un nome: Aleshenka e comincia a trattarlo come se fosse suo figlio.

Il giorno dopo la nuora di Tamara, che si chiama come l’anziana, va a far visita alla suocera dopo che le aveva telefonato dicendo che aveva avuto un nuovo bambino. Quando Tamara Jr. arriva a casa della suocera non riesce a credere a quello vede nella camera da letto: una creatura avvolta in uno scialle sdraiata nel letto che ella stessa descrive più tardi come qualcosa “non di questo pianeta!”. L’aspetto di Aleshenka era terribilmente inquietante: la pelle era di un color grigiastro, la testa molto più grande rispetto al resto del corpo e la forma ricordava quella di una cipolla. Gli occhi erano molto grandi e a mandorla e sotto di essi c’era un piccolo foro da cui la creatura sembrava respirare. Tuttavia ciò che faceva più impressione era come la creatura mangiava: nessuno vide mai la sua bocca muoversi, era come se succhiasse il cibo dal foro che aveva. Secondo Tamara Jr. la creatura non mangiava, consumava letteralmente il cibo!

A partire da questo punto la storia si tinge di numerose sfaccettature dettate da diverse versioni dei fatti. Qualche giorno dopo il ritrovamento di Aleshenka, venne riferito che Tamara si era ammalata ed era stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, altri affermano che in realtà fu un vicino a chiamare l’ospedale locale dopo aver visto l’anziana donna delirare di nuovo mentre affermava che aveva avuto un bambino, ovviamente nessuno le credeva a causa dei suoi disturbi psichiatrici ben noti al vicinato. Malata di mente o no, non è chiaro come Tamara finì in ospedale, quel che è certo però è che Aleshenka fu lasciato solo nella casa della donna senza che nessuno si prendesse più cura di lui. Durante tutto il periodo che Tamara passò in ospedale, cercò di avvisare il personale medico che il suo bambino era a casa da solo, ma ovviamente nessuno le credette e venne ignorata. I più curiosi cercarono di sbirciare dalla finestra della casa affermando di vedere solamente “un gatto avvolto in alcuni stracci”. Le uniche persone che avevano visto dal vivo Aleshenka furono, oltre a Tamara, sua nuora e un suo conoscente: Vladimir Nurdinov, noto alla polizia per aver commesso dei crimini di poco conto. Non si conosce il motivo per cui Nurdinov era solito visitare Tamara, fatto sta che quando l’uomo e Tamara Jr. vennero informati che Tamara era stata ricoverata, si recarono subito nella casa dell’anziana ma fu troppo tardi purtroppo, una volta entrati nella camera da letto videro la creatura ormai priva di vita, probabilmente morta di stenti. La sua mummia essiccata si trovava distesa nel letto.

Non sapendo cosa fare Nurdinov prese con sé il corpo mummificato di Aleshenka e lo portò a casa sua, li chiamò Vladimir Bendlin, un poliziotto locale. Bendlin ipotizzò subito che quelli erano i resti mummuficati di un bambino e li portò dalla dottoressa Irina Yermolaeva per delle analisi. Dichiarò subito che non si trattava di una bufala in quanto era un vero corpo mummificato una volta in vita. Le sue conclusioni furono che si trattava di un bambino prematuro deformato probabilmente dalle radiazioni causate dall’incidente di Kyštym, uno dei più gravi disastri nucleari della storia, inferiore solo agli incidenti di Černobyl’ e Fukushima. Tuttavia Lyubov Romanowa, un’assistente della dottoressa che era stata a contatto con moltissimi bambini affetti da deformazione da radiazioni, disse di non aver mai visto nulla di simile, che quella creatura non poteva essere di origina umana! C’erano troppe differenze con l’anatomia di un normale bambino, almeno venti e le più importanti riguardavano la testa che consisteva in quattro ossa che si chiudevano tra di loro con spigoli molto accentuati, completamente diversa da quella di un normale essere umano, senza contare che non aveva nessun apparato sessuale e gli mancava anche l’ombelico che tutti i mammiferi hanno.

La bizzarra storia di Aleshenka cominciò a diffondersi a macchia d’olio e i media cominciarono ad interessarsi alla vicenda facendo visita al piccolo villaggio russo. Dopo i media arrivarono molti esperti e appassionati di UFO e alieni. Passarono altri giorni e ancora non era stato fatto nessun esame del DNA sulla strana creatura, fu così che intervenne il noto ufologo russo Boris Zolotov, purtroppo noto per essere anche un ciarlatano, pronto per effettuare il test del DNA. Bendlin diede la creatura agli assistenti di Zolotov ma si pentirà presto di questa suo gesto. Il poliziotto pensò di avere il risultato entro poche settimane, ma passarono i mesi senza che nessuno sapesse più nulla su Boris Zolotov fino a quando venne rintracciato da dei giornalisti della TV russa, a quel punto Zolotov diede una spiegazione a dir poco assurda: affermò che uno dei suoi assistenti, mentre stava guidando verso il laboratorio con il corpo per le analisi, vide delle luci lampeggianti nel cielo e poi un disco volante gli bloccò la strada. Zolotov prosegue il bizzarro racconto dicendo che gli occupanti del mezzo non identificato rivollero indietro la creatura, poi se ne andarono sparendo all’orizzonte. Una storia assurda, talmente assurda che molti teorizzano che l’ufologo sarebbe stato costretto a consegnare i resti di Aleshenka non ad alieni, bensì ai servizi segreti russi, come affermarono delle fonti anonime. Altri invece affermano che Zolotov avrebbe venduti i resti a un ignoto acquirente privato a scopo di lucro. Tuttavia qualsiasi cosa fosse accaduta, i resti di Aleshenka non furono mai più visti da nessuno.

Una svolta sulla probabile vera identità della creatura si ebbe qualche giorno più avanti quando una donna sconosciuta disse di essere venuta in possesso della coperta che avvolgeva Aleshenka. La donna diede la coperta a Bendlin chiedendo di fare un esame del DNA su di essa e soprattutto assicurandosi che le analisi venissero effettuate da persone competenti. Tamara Jr. confermò che quella era veramente la coperta usata per avvolgere Aleshenka e i risultati del DNA mostrarono qualcosa di incredibile: vennero rinvenute tracce di DNA umano, presumibilmente quelle di Tamara, e tracce di un ceppo sconosciuto alla scienza, ma nonostante questo risultato, la spiegazione ufficiale afferma che Aleshenka non era altro che il corpo di un bambino prematuro di una ventina di settimane con gravi malformazioni… Una spiegazione tutto sommato credibile se non fosse per il fatto che bambini nati così prematuramente non possono sopravvivere naturalmente per più di un paio d’ore dopo la nascita, Tamara invece l’avrebbe accudito per svariati giorni, inoltre le uniche due persone che hanno visto Aleshenka, oltre all’anziana donna, furono Tamara Jr. e Nurdinov e sostengono che quella creatura non aveva nulla di umano. Ad alimentare di mistero questa già insolita storia infine, fu un fatto che accadde una notte all’anziana Tamara. La donna stava vagando nuda per strada con solo un paio di calzini ai piedi, le persone che la notarono cercarono di metterla in salvo ma fu troppo tardi perché sopraggiunse un veicolo a tutta velocità che colpì Tamara uccidendola sul colpo! Il veicolo non si fermò e non si trovò mai il colpevole. I testimoni oculari che assistettero alla terribile scena affermarono che la donna sembrava stesse reagendo a qualcuno che la chiamava. Curiosamente tutto questo è successo pochi giorni prima che Tamara venisse sottoposta a ipnosi regressiva da Mark Milkhimer, un esperto in questo campo, ma le stranezze non finiscono qui perché Mark, che godeva di ottima salute, morì subito dopo essere giunto a Kyštym di un improvviso attacco di cuore.

Ancora una volta siamo di fronte a un caso avvolto da un fitto alone di mistero e costellato di numerosi fatti che fanno davvero pensare che sotto ci sia una vera e propria azione di cover-up. Solo una cosa è certa: Aleshenka è esistito veramente ed era vivo…

 
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Pubblicato da su 26 aprile 2017 in Contatti exraterrestri

 

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Terrore dallo spazio – Inquietanti registrazioni radio

Terrore dallo spazio – Inquietanti registrazioni radio

Durante la fine degli anni 50 e gli inizi degli anni 60, la corsa allo spazio tra Stati Uniti e l’Unione Sovietica era al suo apice. Entrambe le fazioni costruivano e testavano missili il più velocemente possibile cercando di essere la prima nazione a lanciare un satellite artificiale in orbita, spesso con risultati esplosivi. Sia Stati Uniti che Unione Sovietica ebbero le loro dosi di successo come quelle di fallimento e le persone di tutto il mondo erano in attesa di sapere chi sarebbe stato il primo a conquistare lo spazio. All’epoca erano numerosi i radioamatori sparsi per il globo a captare i segnali emessi da tali sperimentazioni, tra questi la coppia di fratelli italiani Achille e Giovanni Judica-Cordiglia regnava sovrana. La loro libreria di registrazioni audio di quasi ogni volo dalla corsa allo spazio è di gran lunga la collezione privata più completa conosciuta, forse troppo completa ed è proprio su alcune di quelle registrazioni che si concentra il nostro racconto. I due fratelli italiani avrebbero catturato e impresso sui loro nastri audio missioni ed eventi mai registrati nei libri di storia perché finiti in tragedia: cosmonauti sovietici condannati a morte dalla tecnologia precaria dell’epoca nei loro ultimi istanti di vita su voli che ufficialmente non sono mai avvenuti!

Durante la Guerra Fredda, l’Unione Sovietica era un guazzabuglio di mistero e segreti di stato. Più di ogni altra cosa, la Guerra Fredda è stata una guerra di propaganda, ogni lato cercava di dimostrare al mondo intero chi era il più intelligente, il più veloce, il più alto… Insomma, il migliore! In questo contesto, non sorprende affatto che dai loro programmi spaziali trapelavano solo le notizie positive che si potevano divulgare al mondo. Con i media controllati strettamente dallo stato, i sovietici avevano la possibilità di realizzare un vero e proprio cover-up di disastri che li riguardavano personalmente, cosa che invece non era possibile agli Stati Uniti.

4 ottobre 1957: Dal Cosmodromo di Bayqoñyr, nell’attuale Kazakistan, viene lanciato un razzo che contiene quello che verrà ricordato come il primo satellite artificiale in orbita intorno alla Terra: lo Sputnik 1. Il lancio venne eseguito con successo dai sovietici tra la notte del 4 e 5 ottobre, dunque avevano appena vinto la prima battaglia! L’eco mediatico fu sensazionale e i giorni seguenti le prime pagine dei giornali non parlavano altro che dello Sputnik, ma prima che tutto il mondo sapesse, due radio amatori ventenni di Torino, i fratelli Achille e Giovanni Judica-Cordiglia, avevano già ascoltato il successo del lancio dello Sputnik. Da quella registrazione, le loro tecniche si affinarono velocemente: impararono come rilevare l’effetto doppler nei segnali dall’orbita e come calcolare la velocità e l’altitudine di un oggetto in volo. Riempirono i loro diari con tabelle di conversione e frequenze sovietiche. In questo modo quando i sovietici lanciarono lo Sputnik 2 a solo un mese distanza dall’1, erano ben preparati. Nonostante questa preparazione furono estremamente sorpresi nel rilevare qualcosa di nuovo: un battito cardiaco, quello di Kudrjavka, una piccola cagnolina conosciuta anche con il nome Laika che era il nome convenzionale russo della razza. Purtroppo per lei il viaggio con lo Sputnik 2 fu di sola andata, non era stata prevista nessuna disposizione per il rientro o il recupero. Tre mesi più tardi gli Stati Uniti lanciarono il loro primo satellite, Explorer 1. Achille e Giovanni ovviamente rilevarono anche la sua frequenza, dopodiché la loro vita come celebrità locali cominciò. Erano i beniamini dei giornali locali e delle stazioni radio. Negli anni successivi costruirono un loro personale osservatorio radio ricavandolo da un vecchio bunker della seconda guerra mondiale e lo nominarono Torre Bert. Ogni volta che veniva lanciato qualcosa nello spazio, Torre Bert era preso d’assalto da giornalisti e scienziati locali per poter assicurarsi le prime notizie in esclusiva.

I fratelli Judica-Cordiglia erano fieri ed entusiasti del loro lavoro, entusiasmo però destinato a trasformarsi in tensione e terrore il 28 novembre 1960. Quel giorno il loro osservatorio radio non è stato sintonizzato su nessuna frequenza perché non era stato annunciato nessun lancio spaziale, ma un altro osservatorio radio della Germania dell’Ovest annuncia la ricezione di uno strano segnale su una frequenza spaziale sovietica. Achille e Giovanni venuti a conoscenza della notizia corrono subito a sintonizzare Torre Bert e quello che sentono ha delle sfumature piuttosto inquietanti: è l’audio di quello che sembra essere codice morse digitato a mano che ripete più volte l’SOS. I loro calcoli stabilirono che il presunto veicolo spaziale da dove proveniva l’SOS era alla deriva. Il segnale si indebolì sempre di più fino a scomparire e non si seppe più nulla. A quanto pare, i due fratelli avevano appena registrato la prova che un veicolo spaziale con equipaggio sovietico in qualche modo era andato alla deriva lasciando l’orbita terrestre… Permanentemente!

Gli anni seguenti furono un susseguirsi di registrazioni inquietantemente preoccupanti. Il 1 febbraio 1961 viene captato un altro segnale dove si sente chiaramente un respiro affannoso e in sottofondo il suono acuto del transponder. Successivamente un altro suono che il padre dei due fratelli, un cardiologo, riconosce senza ombra di dubbio: un cuore umano. Curiosamente, il 4 febbraio l’Unione Sovietica comunicò il lancio dello Sputnik 7 senza però esseri viventi a bordo e la sua successiva disintegrazione dopo poche ore.

Nel mese di aprile del 1961, una giornalista dell’agenzia di stampa internazionale a Mosca da una soffiata ai fratelli Judica-Cordiglia affermando che qualcosa di grosso stava per accadere. Dunque i due radio amatori sintonizzarono le loro apparecchiature e il 12 aprile ascoltarono la voce di Jurij Gagarin, ufficialmente il primo uomo nello spazio, ma probabilmente a questo punto sarebbe corretto dire: il primo uomo nello spazio che è riuscito a rientrare vivo. Nonostante quelle registrazioni angoscianti, la più drammatica avvenne circa cinque settimane più tardi l’evento storico del primo uomo nello spazio. 23 maggio 1961. I fratelli Judica-Cordiglia rimangono scioccati e perplessi quando ascoltano l’audio di quella che sembra a tutti gli effetti la trasmissione in russo di una voce femminile che cerca disperatamente aiuto: “Ho caldo, ho caldo! Vedo delle fiamme, mi sto per schiantare? Sì. Ho caldo, sto rientrando…“ poi più nulla. I due fratelli rimangono sintonizzati per più di due minuti prima che il segnale sparisse, due minuti di angoscia.

Ci sono numerose storie che circolano sui cosiddetti cosmonauti perduti morti in voli spaziali già dal 1957. Secondo alcune fonti di intelligence occidentali, si sarebbero verificati ben 11 incidenti mortali sovietici, sia in volo che a terra, tutti prima del 1967. Oggi sappiamo che la prima morte di un cosmonauta fu di Valentin Bondarenko, almeno secondo le notizie ufficiali a noi oggi pervenute. I sovietici decisero di tenere segreto l’incidente e cancellarono l’immagine di Bondarenko dalle foto di gruppo dei cosmonauti, poi nel 1986, anno in cui furono declassificati molti documenti sovietici, venne rivelato per la prima volta il suo nome. Quasi vent’anni di segreto, dunque. Chi ci vieta di pensare a quanti altri documenti segreti sono ancora tenuti nascosti o stati distrutti, documenti in cui forse è scritta la verità su questi tragici eventi. Molti sostengono che l’Unione Sovietica non avesse né i mezzi né le capacità per mandare l’uomo nello spazio rendendo quindi più che plausibile l’ipotesi che molteplici cosmonauti siano morti nell’impresa oltre che affermare che il volo di Jurij Gagarin sia stato addirittura magistralmente orchestrato.

Ma se da un lato ci sono convinti sostenitori che i fratelli Judica-Cordiglia abbiano registrato cosmonauti durante i loro ultimi tragici minuti di vita, dall’altro esiste un gruppo di scettici che afferma l’esatto contrario. Secondo la loro teoria i due fratelli torinesi sarebbero stati vittime, più o meno inconsapevoli, di un grande gioco di disinformazione a danno dell’Unione Sovietica. Dato che è stato appurato il coinvolgimento del servizio segreto italiano SIFAR, il cui allora capo Generale Giovanni De Lorenzo aveva contatti con il capo della CIA Allen Dulles, non è difficile immaginare che il respiro affannoso, il battito cardiaco e le restanti registrazioni strane, fossero opera di mistificazione. Nulla di più probabile inoltre è che loro captassero registrazioni di suoni emessi non da satelliti russi bensì da quelli americani le cui date di transito sembrerebbero compatibili con i transiti su Torre Bert. Si spinge infine sul fatto di come spesso i due fratelli erano allertati in qualche modo da qualcuno di un lancio sovietico, chi poteva essere a conoscenza di un fatto così tanto segreto che neanche la CIA dell’epoca poteva sapere? Nessuno può dirlo con certezza

Achille Judica Cordiglia è morto il 21 gennaio del 2015 mentre il fratello Giovanni Battista è ancora in vita ed è probabilmente l’unica persona a conoscere la vera realtà dei fatti, una verità che oscilla tra queste due domande: opera di disinformazione ai danni dell’Unione Sovietica o voli orbitali finiti in tragedia e tenuti nascosti?

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Tunguska – L’esplosione più terrificante mai avvenuta

Tunguska – L’esplosione più terrificante mai avvenuta

È passato oltre un secolo dalla misteriosa esplosione di Tunguska, un’esplosione che ha raso al suolo un’area delle dimensioni di Tokyo, e il dibattuto sull’evento continua tutt’oggi. Esistono ancora parecchi interrogativi riguardo ciò che si è schiantò sulla Terra, quanto grande era, di cosa era fatto. Alcuni si chiedono addirittura se l’oggetto misterioso fosse davvero venuto dallo spazio, oppure sia stata un esplosione da terra, mentre le speculazioni su UFO e sul famoso raggio della morte di Nikola Tesla sono vive più che mai…

30 giugno 1908, ora locale 7:14. Una terribile esplosione nei pressi del fiume Tunguska Pietrosa rade al suolo oltre 2.000 chilometri quadrati, abbattendo 80 milioni di alberi. Il rumore dell’esplosione viene udito fino a mille chilometri di distanza. A 500 chilometri molti testimoni affermano di aver udito uno scoppio assordante e visto sollevarsi una nube di fumo. A 65 chilometri altre persone che assistettero all’evento raccontano di aver visto il cielo spaccarsi in due e un grande fuoco coprire la foresta, dopodiché videro il cielo richiudersi in un fragoroso boato che spostò numerosi oggetti a qualche metro di distanza. Inoltre in tutta Europa, per diversi giorni dopo l’impatto, vengono riportate insolite notti luminose. Questo è stato il maggiore evento esplosivo naturale registrato nella storia recente in prossimità della Terra. Gli scienziati hanno calcolato che tale esplosione ebbe una potenza pari a 10 o 20 megatoni e per fare un paragone, vuol dire che è stata 1000 volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima. La teoria ad oggi più accreditata riguarda l’impatto di un meteorite e negli ultimi anni i ricercatori hanno ipotizzato che l’evento potrebbe essere stato innescato proprio da una meteora esplosa nell’atmosfera terrestre a 5-10 chilometri di altezza, larga 30 metri e pesante oltre 500.000 tonnellate. Recenti simulazioni effettuate con supercomputer suggeriscono però che l’asteroide che causò il danno fosse molto più piccolo. In particolare il fisico Mark Boslough, presso il Sandia National Laboratory di Albuquerque, afferma che l’oggetto avesse una larghezza non superiore a 20 metri e che esplodendo nell’atmosfera avrebbe generato un’onda supersonica di gas surriscaldato. Questa palla di fuoco avrebbe poi causato molteplici onde d’urto che hanno colpito il terreno, onde d’urto più forti di quelle che si pensava inizialmente.

Negli anni immediatamente successivi vennero eseguite delle spedizioni per cercare il luogo dell’impatto, fin quando il mineralologo russo Leonid Alekseevič Kulik credette di averlo identificato in una foresta abbattuta presso il bacino del fiume Tunguska Pietrosa. Con le spedizioni tra il 1927 e il 1939, Kulik raccolse numerosi indizi ma non riuscì mai a trovare meteoriti o tracce inequivocabili di materiale di origine extraterrestre. Altre spedizioni vennero effettuate dal 1950 fino ai giorni nostri e mediante analisi chimiche è stata rilevata la presenza di polveri con tracce di Nichel e Iridio. Nel 1999, una spedizione scientifica italiana riesce a esplorare la zona dell’esplosione e in particolare un piccolo lago, il Lago Cheko, a circa 10 chilometri dall’epicentro dell’esplosione, che viene interpretato come un cratere da impatto. Tuttavia non vennero trovate prove e prima che si potesse trovare qualche informazione in più, vennero tagliati i fondi.

Come abbiamo detto a inizio video, sono tante le ipotesi che si sono fatte strada durante gli anni per spiegare l’evento di Tunguska, una in particolare è stata formulata nell’ultimo decennio: e se l’esplosione non fosse venuta dall’alto ma dal basso? L’astrofisico Wolfgang Kundt presso l’Università di Bonn, in Germania, e altri esponenti, hanno suggerito che un’eruzione di gas naturale da kimberlite, un tipo di roccia vulcanica meglio conosciuta per i diamanti presenti a volte al suo interno, potrebbe esserne la causa. “Sarebbe arrivato dal mantello terrestre, a circa 3.000 chilometri di profondità”, dice Kundt. “Il gas naturale sarebbe risalito fino alla superficie espandendosi sempre di più fino a causare una grande esplosione”, conclude l’astrofisico tedesco. Quest’ipotesi potrebbe forse combaciare anche con le misteriose voragini che si sono aperte in Siberia? È tutto collegato? Quando si aprì la prima voragine nella penisola dello Yamal nel 2014, molti credevano si trattasse di una bufala, eppure negli anni seguenti se ne aprirono centinaia provocando un vero e proprio allarme dapprima tra i contadini locali, poi tra tutta la comunità scientifica. Complice la rete, si diffusero immediatamente le prime teorie su queste misteriose voragini. Molti teorici del complotto concentravano le loro ipotesi sulla presunta presenza di stazioni sotterranee missilistiche collegate tra loro da gallerie che si snodano fino al centro della terra, altri gridavano al complotto UFO, fatto sta che la comunità scientifica russa cercò di dare una spiegazione mettendo a tacere tutte le voci che troppo rapidamente si stavano diffondendo. Alcuni studiosi ritengono che le voragini siano state provocate dall’esplosione di bolle di gas naturale, in gran parte metano, che si trovavano nel sottosuolo. Secondo alcune stime, tali esplosioni hanno avuto in totale una potenza paragonabile allo scoppio di 11 tonnellate di tritolo. Secondo altre ipotesi i colpevoli potrebbero essere i cambiamenti climatici che sempre più incessantemente stanno modificando l’essenza del nostro pianeta.

Qualche anno prima che queste voragini facessero la loro comparsa in rete, esisteva una storia con dei risvolti inquietanti, la zona? Sempre la Siberia, il soggetto? Sempre una voragine. La vicenda narra di un gruppo di ricercatori russi che avevano perforato, in un luogo non meglio precisato della Siberia, un buco profondo 14 chilometri. Secondo la loro testimonianza, nelle profondità di questa cavità avrebbero rilevato una temperatura di 1100 gradi circa e cosa ancor più inquietante avrebbero registrato delle urla, urla che potete sentire proprio QUI. Secondo alcuni, sarebbero le anime dannate che si trovano all’Inferno e tali urla sono il dolore e la sofferenza patiti nell’altro mondo. Oggi questa storia è stata bollata semplicemente come leggenda metropolitana anche se c’è chi non mette in dubbio la sua veridicità. La cosa certa è che molte vicende strane in questo mondo hanno luogo proprio tra le gelide steppe siberiane, un posto per buona parte ancora inesplorato, ricco di mistero e fascino.

Ritornando all’evento di Tunguska, abbiamo detto che l’ipotesi più probabile riguarda l’impatto di un meteorite nell’atmosfera, ma come ogni caso di cui non si ha una spiegazione certa, si sono fatte strada numerose teorie alternative. Dopo la seconda guerra mondiale e il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, le foto delle città sono state comparate con le foto aeree dell’area dell’esplosione di Tunguska ed erano spaventosamente simili. Questo unito al fatto che non erano state trovate tracce di meteoriti, portò a credere che ci fu una vera e propria esplosione nucleare, ma chi mai nel 1908 possedeva una tale tecnologia? Probabilmente nessuno e proprio per questo molti propendono per una qualche arma aliena. Altre teorie vedono l’annichilimento di antimateria, il passaggio di un piccolo buco nero, ma forse l’ipotesi alternativa più famosa riguarda uno scienziato che molto spesso è stato oggetto di teorie controverse: Nikola Tesla. L’esplosione di Tunguska sarebbe stata provocata proprio dallo scienziato di origini serbe che stava conducendo un esperimento sul raggio della morte e lo inviò in direzione della Siberia. Il raggio della morte è un’ipotetica arma segreta sviluppata da Tesla. Non vi sono prove circa l’esistenza di tale arma, solo lettere e dichiarazioni di personale militare o civile. Secondo le intenzioni, avrebbe dovuto trattarsi di un’arma estremamente potente, in grado di colpire a grande distanza le truppe nemiche, far esplodere i carri armati e gli aerei nemici in volo. Tesla l’avrebbe sperimentata proprio inviando un raggio in Siberia e dopo essersi reso conto della sua terribile potenza, l’avrebbe smantellata prima che finisse in mani sbagliate.

Come avete potuto ascoltare, esistono tante teorie affascinanti, da quella più accreditata come l’esplosione di una meteora a quelle che vedono in campo complotti o spiegazioni controverse. Le speculazioni su ciò che è avvenuto il 30 giugno 1908 in Siberia non finiranno mai e il mistero rimarrà imbrigliato in quel gelido paesaggio ricco di interrogativi.

 
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Pubblicato da su 13 giugno 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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