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Poltergeist di Amherst – Disumane e mostruose sofferenze

Poltergeist di Amherst – Disumane e mostruose sofferenze

Alcune storie di fantasmi vengono tramandate nel corso del tempo a causa del terrore che queste entità evanescenti hanno portato nella vita di coloro che le hanno viste di persona. Nella maggior parte dei casi, i fantasmi risultano innocui e consistono in fugaci apparizioni dal vivo o molto spesso su pellicola, come se il loro compito fosse far sentire la loro presenza per un istante e poi svanire nell’ignoto senza tempo. Esistono poi i casi di poltergeist che sono tutta un’altra storia. Il poltergeist sembra concentrarsi intorno a un individuo e produce fenomeni fisici che in molti casi causerebbero gravi danni alle persone e agli oggetti e la storia che state per sentire riguarda proprio una di queste spaventose entità che per mesi ha tormentato una ragazza e la sua famiglia con i suoi assordanti rumori, orribili minacce e indicibili violenze. Il nome della povera vittima era Esther Cox, la sua storia sconvolse l’intera comunità e ad oggi rimane una tra le più inquietanti e strane della storia del Canada.

L’anno era il 1878 e il luogo era Princess Street ad Amherst, una piccola cittadina della Nuova Scozia, in Canada, che allora contava circa 2.000 anime. Esther Cox aveva diciannove anni e viveva in una piccolo cottage affittato insieme alla sorella Olive la quale si era sposata e aveva avuto due figli. Nella piccola e affollata abitazione c’erano anche altri due fratelli di Esther, Jennie e William, e John, il fratello del marito di Olive. La loro era una comunissima famiglia alle prese con la normale quotidianità, fin quando, nel tedio della vita di tutti i giorni, l’orrore colpì come un fulmine a ciel sereno, ma la causa non fu una forza paranormale, ma un mostro in tutto e per tutto umano! Esther venne quasi violentata da Bob MacNeal, un conoscente, nonché calzolaio del paese con una reputazione non troppo degna, di cui la povera ragazza ne era all’oscuro. Durante l’attacco, Esther riuscì fortunatamente a fuggire e se la cavò solamente con qualche lesione di lieve entità, tuttavia questa violenza nei suoi confronti sembrava in qualche modo aver aperto la porta per altri ulteriori attacchi… questa volta da parte di entità invisibili! Così la storia del poltergeist di Amherst ha inizio.

Sebbene la casa fosse già abbastanza affollata, non era raro che le famiglie affittassero alcune stanze per contribuire a pagare l’affitto. Walter Hubbell, un attore occasionale del tempo, è stato un affittuario proprio quando cominciarono a verificarsi i primi fenomeni soprannaturali, descrivendoli poi dettagliatamente nel libro The Great Amherst Mystery. Una notte, urla di terrore svegliarono tutti nella casa che si precipitarono nella stanza in cui Esther e Jennie condividevano il letto. Le ragazze erano certe di aver visto qualcosa che si muoveva sotto le loro coperte ed Esther inizialmente pensò fosse un topo. Venne esaminata l’intera stanza, ma del piccolo roditore nessuna traccia, a quel punto tornarono tutti a letto e la notte riprese la propria calma. La notte seguente, molteplici urla disturbarono tutta la famiglia. Esther e Jennie affermarono di aver sentito strani rumori provenienti da una scatola contenente degli scarti di tessuti tenuta sotto il letto, quindi presero la scatola e la misero al centro della stanza, poi successe l’inaspettato! La scatola schizzò verso l’alto e atterrò sul fianco rovesciando il suo contenuto provocando le prime urla delle due ragazze, poi un altro balzo della scuola fece nuovamente scaturire altre grida di terrore. Fino a questo punto, gli eventi potrebbero essere stati attribuiti alla fervida immaginazione delle due ragazze, in particolare a causa della recente e terribile esperienza di Esther per mano di Bob MacNeal, tuttavia la terza notte fornirà prove a tutti nella casa che qualcosa di fuori dall’ordinario stava succedendo in particolare intorno a Esther Cox. Quella sera la ragazza andò a letto presto lamentando leggeri malori, poi verso le dieci, anche Jennie andò a coricarsi. Pochi minuti dopo Esther scese dal letto andando al centro della stanza, strappandosi la camicia da notte e gridando: “Mio Dio, cosa mi sta succedendo? Sto morendo!”. Jennie sobbalzo a accese la lampada, poi cercò di riportare a letto la sorella che sembrava soffocare, stava lottando per respirare. Nel frattempo il resto della famiglia era sopraggiunto nella stanza di Esther e Jennie e guardavano con incredulità mentre il corpo della giovane, che era estremamente caldo, si gonfiava arrossendosi. Gli occhi di Esther si spalancarono e pianse dal dolore, temendo che sarebbe letteralmente scoppiata attraverso la pelle eccessivamente allungata. Poi, da sotto il letto, venne udito un rumore assordante, come se fosse un tuono, che scosse la stanza. Altri tre scoppi più rumorosi si susseguirono, dopodiché il gonfiore di Esther si affievolì e la ragazza cadde in un sonno veramente profondo. Quattro notti dopo, quegli eventi terrificanti si ripeterono: il gonfiore e la tortura fisica e psicologica di Esther non avevano una spiegazione, così come quegli assordanti rumori provenire da sotto il letto. Per cercare di dare una spiegazione all’assurdo, venne chiesto aiuto al medico locale Dr. Carritte che esaminò Esther e fu testimone di alcuni degli eventi più spaventosi di tutti.

Il primo giorno che il medico andò a visitare Esther, osservò con stupore il cuscino che si muoveva sotto la testa senza che nessuno lo toccasse. Sentì strani rumori provenire da sotto il letto senza però trovare una spiegazione. Vide le lenzuola scaraventate da una parte all’altra da mani invisibili e infine sentì un rumore di graffi, come se un attrezzo metallico stesse strappando l’intonaco, a quel punto guardò la parete sopra il letto e vide delle lettere che si stavano intagliando da sole sul muro che formarono la scritta “Esther Cox sei mia da uccidere”. Poi un pezzo di intonaco si strappò dal muro, volò in tutta la stanza e atterrò ai piedi del medico. Due ore dopo gli eventi cessarono. Il Dr. Carrite, armato di coraggio e curiosità, tornò il giorno successivo e ancora una volte fu testimone di manifestazioni ancora più inspiegabili. Pezzi di argenteria venivano scaraventati da una parte all’altra, rumori assordanti sembravano ora provenire dal tetto della casa, ma quando il medico indagò sembrava non esserci alcuna causa apparente. Di questi eventi, anni dopo, scrisse a un collega:

Anche le persone scettiche e oneste, alla luce di tutti quegli eventi, erano convinte che non poteva esserci frode o inganno. Dovrei pubblicare questo caso nelle riviste mediche, come suggerisci, tuttavia dubito che verrebbe preso seriamente in considerazione dagli altri medici. Sono sicuro che non avrei potuto credere a nulla se non avessi visto coi miei stessi occhi.”

Naturalmente, arrivati a questo punto, il medico non poteva fare nulla per risolvere i problemi che affliggevano Esther e la sua famiglia. Giorno dopo giorno la persecuzione continuava e diventava sempre più minacciosa e distruttiva. Incendi inspiegabili scoppiarono intorno alla casa, mobili si spostavano da soli, spilli apparivano dal nulla e si conficcavano nella faccia di Esther. Un giorno un coltello tascabile venne strappato di mano da un vicino di casa e si conficcò nella schiena della povera ragazza che era perseguitata da questa entità ovunque lei andasse. Un giorno, mentre era in chiesa, degli assordanti rumori rieccheggiarono in tutto l’edificio e quando scappò quei rumori cessarono. Non sapendo più cosa fare, disperata, Esther si allontanò trovando lavoro in una fattoria vicina, ma anche lì gli orrori non tardarono ad arrivare. Un giorno nel fienile della fattoria scoppiò un incendio e tutti puntarono il dito contro la ragazza che venne arrestata e condannata a quattro mesi di carcere, nonostante i suoi numerosi tentativi di rivendicare la sua innocenza. Fortunatamente venne rilasciata dopo solo un mese e l’attività poltergeist sembrava essere finalmente scomparsa. Negli anni seguenti Esther si sposò due volte e morì nel 1912 all’età di 53 anni portando con sé nella tomba uno dei casi di poltergeist più sensazionali d’oltre oceano.

Questa storia, come ogni altra storia che riguarda i poltergeist o in generale i fantasmi, è di certo al limite del credibile, ma come mi piace sempre affermare, il mistero di oggi è la scienza di domani e chissà se un giorno si troverà una spiegazione scientifica a tutti quei fenomeni che oggi giorno sono additati come vere e proprie bufale…

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Pubblicato da su 6 novembre 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Poltergeist di Rosenheim – Fantasmi o poteri psichici?

Poltergeist di Rosenheim – Fantasmi o poteri psichici?

Uno dei fenomeni più affascinanti e di certo controversi che riguarda il mondo dei fenomeni psichici e paranormali è quello del “Poltergeist”. La traduzione letterale dal tedesco di questa parola è “Fantasma rumoroso” e consisterebbe in energia cinetica che si manifesta da una fonte fisicamente sconosciuta. I testimoni di tali attività parlano spesso di oggetti che volano per la stanza, mobili che si spostano da soli, luci che vanno e vengono, suoni da fonti non determinate, come il bussare a una porta senza la presenza di nessuno, e persino attacchi fisici reali! Da quale fonte questa energia si manifesti è ancora oggi motivo di leggende e dibattiti tra i ricercatori paranormali e non e nel corso della storia sono numerose le storie di Poltergeist, alcune ritenute quasi sicuramente bufale, altre invece senza una spiegazione razionale.

Uno dei casi che ha sconvolto l’opinione pubblica per la sua particolarità e stranezza, nonché uno dei più documentati e conosciuti, è quello che è avvenuto negli anni 60 a Rosenheim, una cittadina dell’Alta Baviera, in Germania. Per svariati mesi, gli uffici dell’avvocato Sigmund Adam segnalarono bizzarri incidenti come oggetti che si spostavano da soli, chiamate misteriose e altre stranezze, un caso molto simile a quello del poltergeist di Enfield che sarebbe avvenuto solo dieci anni più tardi gli eventi di Rosenheim in Inghilterra e di cui abbiamo già ampiamente parlato in uno dei nostri video. Quest’ultimo caso è ancora oggi additato dai critici come una delle più grandi bufale mai create, altra storia invece per il Poltergeist di Rosenheim che avrebbe alcune prove schiaccianti che dimostrerebbero la sua veridicità.

Tutto iniziò nel luglio del 1967, quando i telefoni degli uffici dell’avvocato Sigmund Adam, ognuno dei quali aveva una sua linea telefonica, cominciarono a squillare insistentemente, centinaia di telefonate venivano registrate dalla centrale sebbene, apparentemente, nessuno usasse il telefono. In un primo momento si pensò ad un pessimo scherzo, ma più il fenomeno aumentava di intensità, più Adam si chiedeva se tutto ciò non fosse dovuto in realtà a un guasto tecnico. L’avvocato spazientito allora chiamò un tecnico che sostituì tutti i telefoni constatando anche che non c’era nessun problema sulle linee telefoniche degli uffici, tuttavia le misteriose chiamate continuarono incessantemente fino a quando, nel mese di ottobre, cominciarono ad affiancarsi altri fenomeni ancor più strani: Le valvole elettriche saltavano, le luci si accendevano e si spegnevano spontaneamente, le lampade al neon si bruciavano o si svitavano. A questo punto Adam si vide costretto a chiamare ancora una volta un tecnico e quando gli elettricisti vennero a controllare cavi e fusibili sembrava tutto nella norma finché non usarono un misuratore di tensione per determinare se ci fossero sbalzi di corrente. Vennero registrati enormi picchi di potenza che avrebbero dovuto spazzare via ogni singolo apparecchio elettronico nell’edificio, eppure nessun fusibile era stato bruciato o compromesso. Successivamente l’intero impianto venne sostituito con un generatore autonomo, ma sorprendentemente gli sbalzi continuarono anche dopo, a quel punto l’avvocato e tutto il personale che lavorava in quegli uffici letteralmente impazziti, erano con le spalle al muro dopo aver provato ogni genere di soluzione invano.

Gli strani fenomeni divennero noti in città fino ad arrivare all’orecchio del dott. Hans Bender, un noto parapsicologo che nel 1941 fondò a Strasburgo l'”Istituto di Psicologia Clinica” e nel 1950 a Friburgo in Brisgovia l'”Istituto per i territori di confine della psicologia e dell’igiene mentale”, che è tuttora il più grande istituto privato di ricerca in parapsicologia. Bender, insieme a due fisici, durante le sue indagini potè assistere ai lampadari che si muovevano da soli e alle rotazioni di quadri appesi alle pareti che a volte cadevano addirittura a terra. Con l’avanzare delle indagini fu installato un videoregistratore e si poté fotografare il dondolio delle lampade. Sorprendentemente per la prima volta nella storia si era riusciti a filmare un fenomeno di poltergeist. Durante le indagini i fenomeni non cessavano affatto: i cassetti si aprivano da soli, i soprammobili volavano via e una grande libreria del peso di oltre 180 kg si spostò dal muro di circa 10 centimetri. Gli uffici stavano subendo grossi danni, dunque l’avvocato Adam sporse una denuncia “contro ignoti”, dunque la polizia avviò un’ulteriore indagine per capire se qualcuno stesse sabotando gli apparecchi elettronici, ma non trovò nulla di sospetto.

Il dott. Hans Bender continuò le sue indagini fino a quando trovò un filo comune che sembrava collegare tutti gli incidenti che si verificavano in quegli uffici e lo trovò in una ragazza diciannovenne di nome Anne-Marie Schaberl, una dipendente che lavorava per l’avvocato. Sembrava che tutti gli incidenti avvenissero durante i momenti in cui la giovane era presente negli uffici e cessassero quando se ne andava. Durante gli ultimi mesi di “infestazione”, l’attività aumentò e ci furono numerosi avvenimenti che parevano provenire da forze esterne, tutti incredibilmente concentrati intorno ad Anne-Marie. Infine tutto cessò di colpo quando, nel mese di gennaio del 1968, Anne-Marie cambiò posto di lavoro lasciando lo studio dell’avvocato. Naturalmente la prima supposizione che si fece riguardava la proprio la ragazza, era stata forse lei ad orchestrare tutto per attirare l’attenzione? Dopotutto lei era una donna con un passato molto travagliato, con comportamenti isterici e un rapporto difficoltoso con la famiglia e con gli altri, per questo anche malvista dai suoi colleghi. Quasi tutti puntavano il dito contro Anne-Marie, si pensò anche che agì con l’aiuto di qualcuno, tuttavia non furono mai trovate delle prove che la incastrassero ed è proprio a partire da questo punto che alcune controverse teorie piuttosto interessanti prendono il largo.

Alcuni ritengono che il coinvolgimento di Anne-Marie non sia stato intenzionale, ma piuttosto si basa sulla teoria secondo cui un’attività poltergeist come quella di Rosenheim avrebbe una fonte piuttosto umana. Un esame psicologico della ragazza rivelò “labilità psichica, elevata eccitabilità, bassa tolleranza alle frustrazioni”. Si constatò quindi che gli incidenti avvenivano quando Anne-Marie era disturbata emotivamente. La giovane non era contenta del proprio lavoro e nel tardo pomeriggio, proprio quando avveniva la maggior parte delle numerose chiamate telefoniche, era disperatamente ansiosa di tornare a casa. Siamo ancora una volta di fronte agli incredibili poteri nascosti della mente umana? Purtroppo non ci sono le prove certe anche se questa spiegazione potrebbe trovar credito in numerose attività poltergeist documentate. Naturalmente gli scettici ritengono che fu tutto uno scherzo orchestrato da Anne-Marie che aveva un forte desiderio di attirare l’attenzione su di sé. Voci sulla ragazza dicono che ovunque lei andasse causava problemi simili a quelli dello studio dell’avvocato Adam, poi un giorno si sposò e non vennero riportati più incidenti, forse finalmente aveva trovato la pace con se stessa.

I bizzarri eventi accaduti a Rosenheim tra il 1967 e il 1968, di certo sono i più documentati tra le storie di attività paranormale. Sia che sia stata tutta una truffa, un caso di telecinesi o di vero e proprio poltergeist, questo caso ha fatto parlare molto di se e ancora oggi quegli eventi sono sotto esame sia dagli scettici, come prova che l’uomo è capace di architettare vere e proprie bufale a regola d’arte, sia dai sostenitori di teorie controverse, come prova che molto probabilmente il paranormale di oggi è la scienza di domani.

 
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Pubblicato da su 12 giugno 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Robert The Doll – Una bambola indemoniata

Robert The Doll – Una bambola indemoniata

Bambola… Maledizione… Queste due parole nella stessa frase possono far venire in mente solo una cosa: Annabelle, la famosa bambola maledetta che terrorizzò un’intera famiglia e che scomodò persino i demonologi Ed e Lorraine Warren. Questa bambola è stata protagonista già di un nostro video e di ben tre film negli ultimi anni: The Conjuring, il suo spin-off Annabelle e il sequel Annabelle 2 previsto proprio per quest’anno. Tuttavia esiste un’altra bambola la cui storia inquietante non ha proprio nulla da invidiare rispetto a quella di Annabelle. Ecco la storia di Robert la bambola.

Key West, Florida. 1906. È il giorno del quinto compleanno per Eugene Ott, un bambino di cinque anni figlio di genitori benestanti, e in dono riceve una bambola da uno dei suoi servitori. Il primo nome di Eugene era Robert, ma il bambino preferiva usare il suo secondo nome e Robert fu anche il nome scelto per la bambola. Inizialmente nessuno pensò minimamente di mettere in discussione le origini della bambola Robert, ma in seguito a fatti terribilmente inquietanti si arrivò alla seguente conclusione. I genitori di Eugene erano molto severi con il bambino e lo erano molto di più con i loro servi. Li trattavano molto male, il loro salario era molto basso ed erano costretti a praticare lunghissime ore estenuanti di lavoro manuale, per non parlare degli abusi fisici a cui venivano sottoposti. Uno di questi servitori era una donna delle Bahamas che a detta di alcuni praticava le arti Voodoo. Fu proprio lei a donare Robert a Eugene. La donna avrebbe maledetto la bambola prima di darla al bambino e alcune persone sostengono che al suo interno ci fossero degli stracci mescolati con sangue umano di persone che avevano sofferto, oltre al fatto che i capelli della bambola sarebbero capelli umani.

Il giovane Eugene si affezionò rapidamente alla bambola Robert e ovunque lui andasse la portava con sé. Trattava la bambola come se fosse una sorta di fratello minore, a tavola gli dava da mangiare, dormiva con lui durante la notte, ma cosa più inquietante quando il signor e la signora Ott passavano vicino alla camera del figlio, avrebbero sentito in più di un’occasione Eugene conversare con qualcuno che aveva una voce bassa e sinistra… Naturalmente non ci fecero molto caso pensando che Eugene stesse semplicemente giocando con quello che era diventato ormai più che un giocattolo per lui. Non passò molto tempo prima che alcune cose strane cominciarono ad accadere. Eugene si svegliava spesso nel cuore della notte gridando in preda al terrore, e quando i genitori accorrevano nella sua camera per tranquillizzarlo trovavano spesso pesanti mobili spostati e oggetti a terra. Alcune lampade cominciarono a cadere andando in frantumi senza alcuna ragione apparente. Argenteria e bicchieri di vetro venivano scagliati da una parte all’altra della stanza da una forza invisibile. Venivano trovati vestiti strappati e letti disfatti in stanze dove persino i servi non avevano il permesso di accedervi. Ogni volta che accadeva qualcosa di strano, il signor e la signora Ott puntavano sempre il dito verso Eugene chiedendo spiegazione, ma il bambino con occhi innocenti diceva sempre: “Non sono stato io! È stato Robert!”… Ovviamente i genitori si sentivano presi in giro ed Eugene veniva messo in punizioni molto severe.

Nel corso degli anni Eugene e Robert divennero sempre più inseparabili e dopo che i suoi genitori morirono, i due rimasero da soli in casa. Numerosi nuovi servi andavano e venivano a causa dell’atmosfera di terrore che si poteva percepire in quella casa. Sentivano spesso ridacchiare in stanze in cui non c’era nessuno, ad eccezione di Robert naturalmente. Sentivano strane voci e passi risuonare in tutta la casa, il tutto condito con altre attività misteriose. Alcuni servi impazzirono e scappavano dalla casa urlando. Alla fine per Eugene era venuto il tempo di sposarsi. Si sposò con Anne, una ragazza conosciuta durante gli studi a Parigi, ma non passò molto prima che la sua nuova moglie si terrorizzò, non solo per l’attaccamento ossessivo tra Eugene e Robert, ma per i fatti raccapriccianti che continuavano ad accadere intorno a lei. Addirittura Eugene aveva fatto costruire una stanza in miniatura per la bambola. La nuova signora Ott percepiva del male puro in Robert, si sentiva osservata da quei suoi occhi vitrei e inespressivi e spesso aveva l’impressione che la sua espressione cambiasse da una innocente a una di pura malvagità e in qualche modo si sentiva minacciata. Terrorizzata convinse Eugene a rinchiudere la bambola in soffitta tenendola così finalmente lontana dalla sua vista.

Dopo aver relegato Robert in soffitta, i bambini del quartiere e i passanti cominciarono a notare movimenti strani attraverso la finestra che si affacciava sulla soffitta. A detta di alcuni c’era una piccola figura che si divertiva a seguire i passanti attraverso la finestra ridacchiando e fissandoli costantemente, intanto forse in Robert cresceva ogni giorno sempre di più la rabbia per essere stato confinato in quelle quattro mura polverose. Con Robert rinchiuso in soffitta, la salute di Eugene cominciò a risentirne. Spesso litigava con la moglie per far tornare la bambola tra di loro. La sua salute continuò a deteriorarsi fino a quando nel 1974 morì lasciando Anne in casa da sola con Robert… Ma non per molto dato che abbandonò in fretta Key West, andando a vivere a Boston e lasciando la casa Ott in affitto.

Non passò molto tempo prima che una nuova famiglia si insediasse in quella casa e quando i nuovi proprietari andarono per la prima volta in soffitta, la figlia di dieci anni scoprì Robert seduto su una piccola sedia, nascosto accuratamente sotto una coperta. La bambina si innamorò subito della bambola e la portò con sé nella sua camera da letto e da quel momento per la nuova famiglia iniziò un nuovo incubo. Una notte la bambina si mise a urlare a squarciagola terrorizzata sostenendo che Robert si stava muovendo intorno a lei in camera da letto cercando di attaccarla più volte… Cercando di ucciderla. I genitori portarono subito via Robert cercando di scoprire un po’ di più sulla sua storia e quando vennero a conoscenza della sua macabra origine, lo donarono al East Martello Museum a Key West. Ma la storia non finisce qui… Robert venne riposto in una teca di vetro al centro di una stanza e i dipendenti del museo affermarono più volte di aver visto la bambola muoversi all’interno della teca cambiando spesso posizione. Le guardie di sicurezza sono sicure di aver sentito più volte strani rumori e risatine stridule provenire dall’interno del museo in piena notte. Robert divenne ben presto l’attrazione principale del museo, la meta preferita dei turisti nonché la loro maledizione. Molti turisti avrebbero segnalato delle stranezze in foto fatte alla bambola senza averne l’autorizzazione. Da pellicole completamente bianche, senza alcuna immagine, a posizioni che non corrispondevano con quella di Robert al momento dello scatto. Alcuni vedevano l’espressione del male sul suo volto.

Questa storia è tanto assurda quanto inquietante, tanto da aver ispirato un film horror nel 2015. Per quanto possano sembrare già assurdi, fin qui sono stati riportati soltanto dei fatti, avvenimenti documentabili e riferiti da testimoni che non avevano motivo di mentire. Come alcuni ipotizzarono fin dall’inizio, la storia di Robert potrebbe essere spiegata razionalmente con un trauma di qualche genere subito da Eugene, forse dovuto proprio alla presenza inquietante del bambolotto, che lo ha in seguito portato a riconoscere in lui una presenza malvagia e compiere “in suo nome” atti inspiegabili. Per gli ospiti successivi della casa degli Ott, invece, si può pensare che si sia trattato di suggestione, infatti la storia di Robert era ben nota a Key West e i nuovi inquilini, condizionati da questi racconti, potrebbero aver ingigantito piccoli episodi del tutto normali. Verità o leggenda, sfidiamo chiunque a non provare un certo brivido nel fissare quegli occhi vuoti e neri.

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Demone Lupo Mannaro – L’incubo di Bill Ramsey

Demone Lupo Mannaro – L’incubo di Bill Ramsey

L’unica ragione per cui forse le storie di lupi mannari non sembrano molto credibili è che sono molto antiche, risalenti tra il 16esimo e 17esimo secolo. Tutti i miti che circolano su questi famosi mostri da cui sono stati tratti anche numerosi film possono essere sfatati considerando due principali fattori chiave: la natura superstiziosa delle persone dell’epoca e lo scarso progresso scientifico. Al giorno d’oggi praticamente nessuno crede nell’esistenza dei lupi mannari, anche te che stai guardando questo video molto probabilmente sei scettico, tuttavia forse dovrai ricrederti dopo aver finito di ascoltare questa incredibile storia. Sorprendentemente esiste un convincente caso di un vero lupo mannaro risalente al 1983 indagato persino dai famosi demonologi Ed e Lorraine Warren. Vi starete chiedendo cosa c’entri la coppia con un caso di licantropia, ebbene fu un caso anche di possessione demoniaca. Ecco il caso di Bill Ramsey, il lupo mannaro demone di Londra, una delle indagini più intriganti dei Warren.

Bill Ramsey nacque nel 1943 a Southend-on-Sea, una contea inglese, e tutto iniziò quando aveva solo 9 anni. Il ragazzo trascorreva ore a giocare nel cortile di casa sua. A Ramsey non mancava di certo la fantasia, infatti quando la madre appendeva i vestiti profumati e appena lavati lungo tutto il cortile, nella mente del ragazzo quei vestiti non erano altro che fanciulle da salvare, dunque si immedesimava nel ruolo del giovane eroe galante che avrebbe sconfitto innumerevoli nemici mortali pur di salvare una vita. In un caldo giorno d’estate si mise di nuovo a giocare nel suo cortile fantasticando le sue avventure. Giocò per oltre un’ora senza sosta fino a quando venne improvvisamente colto da una sensazione di freddo che scese lungo tutto il suo corpo e sentì anche un odore nauseabondo. Poco dopo tornò tutto alla normalità tranne che… C’era qualcosa di diverso. Si rese conto che tutti i suoi giochi erano infantili, come se lui non avesse più 9 anni. Le persone intorno a lui sembravano terribilmente fuori di testa, le madri chiamavano i propri figli nelle case allontanandoli da Ramsey, ma il ragazzo rimase immobile chiedendosi che cosa gli stava accadendo intorno. La sua temperatura corporea scese di nuovo. Immagini di se stesso come un lupo comparivano nella sua mente e sentì una potente rabbia dentro di lui che lo fece stramazzare al suolo, poi si alzò e sfogò tutta la sua ira ringhiando ai passanti. I genitori di Ramsey si precipitarono verso di lui che li accolse in un modo non troppo amichevole, poi strappò brutalmente il filo metallico di un recinto con le mani e i denti combattendo ogni istante con la rabbia che lo aveva sopraffatto. Secondo i testimoni ringhiava come un lupo arrabbiato. I genitori spaventati a morte e non riuscendo ad avvicinarsi scapparono in casa. Poi lentamente la rabbia si spense e Ramsey ritornato quel bambino spensierato di 9 anni bussò alla sua porta e venne accolto con riluttanza dai genitori.

Verso i 12 anni il ragazzo ebbe il primo episodio sconvolgente per la comunità. Mentre andava a scuola con sua madre, Ramsey tutto d’un tratto a quattro zampe si precipitò a scuotere con violenza un palo pubblicitario, sbavando e ringhiando contro chiunque gli si avvicinasse. Ad un certo punto addirittura smosse e dissotterrò il palo che era piantato nel calcestruzzo e poi con una forza inimmaginabile lo piegò più volte davanti agli occhi atterriti della gente. Da allora gli attacchi divennero più frequenti, ma i genitori si affidarono ad alcuni psicologi che seppero insegnare al ragazzo come controllarsi in quei momenti di rabbia improvvisa. Ciò però non distolse Ramsey dall’idea di essere un lupo mannaro: sin dai primi sintomi lui si convinse di essere in realtà un lupo nel corpo di un essere umano e quella convinzione probabilmente lo accompagnò tutta la vita.

Ramsey riprese una vita normale. Si sposò, ebbe una bambina e si guadagnò da vivere come falegname, ma gli orrori vissuti decenni prima si stavano per ripetere. La notte di lunedì 5 dicembre 1983, Ramsey stava tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro quando improvvisamente un dolore tremendo gli pervase il petto. Tutto il suo corpo era ricoperto di sudore freddo e i suoi respiri si fecero irregolari. Si precipitò al più vicino ospedale a Southend. Sentì il dolore lancinante al petto protendersi verso il braccio destro mentre barcollava all’ingresso del pronto soccorso. Due infermiere accorsero subito verso di lui aiutandolo a sdraiarsi su una barella per poi trasportarlo d’urgenza. All’improvviso Ramsey emise un ruggito agghiacciante, poi un’altro così forte che le infermiere fecero un balzo indietro per la paura. In un istante l’uomo si aggrappò al braccio di un’infermiera mordendola vicino al gomito staccandole quasi un pezzo di braccio. Il sangue gocciolava dalle sue mani e l’altra infermiera gridò per chiedere aiuto. Un giovane poliziotto che era di turno vicino al pronto soccorso si precipitò in ospedale, certo non si aspettava di vedere vagare per i corridoi una bestia più che un uomo, l’espressione sul suo volto era disumana e tratteneva saldamente con le mani le due infermiere terrorizzate. Intervenne un infermiere che insieme al poliziotto riuscì a legare la bestia con una cinghia. Ramsey riprese conoscenza all’interno di un’ambulanza che lo stava trasportando al Runwell Mental Hospital. Ovviamente non si ricordava nulla di ciò che era successo poco prima.

Pochi giorni dopo il terribile accaduto, Ramsey si presentò alla stazione di polizia di Southend implorando gli agenti di essere rinchiuso per la sua sicurezza e quella degli altri cittadini, ma sfortunatamente proprio in quel momento l’uomo ebbe un improvviso attacco di rabbia e assalì l’agente sollevandolo da terra e scaraventandolo nel parcheggio come se fosse un bambolotto. Ci vollero sei agenti per immobilizzare Ramsey e tre di loro finirono in ospedale. Ramsey venne chiuso in una cella di detenzione della stazione di polizia e per tutta la notte ringhiò. La polizia fu costretta a chiamare un medico per somministrargli un potente sedativo.

Questa volta non accadde come anni prima, il caso non finì nel dimenticatoio e finì presto sui giornali e TV locali. Ed e Lorraine Warren vennero a conoscenza di questo caso grazie a un episodio dello show televisivo inglese “Incredible Sunday” e rintracciarono Ramsey con l’aiuto della polizia. La coppia di demonologi era convinta che l’uomo fosse posseduto da un’entità malvagia estremamente potente, dunque insieme al ricercatore paranormale John Zaffis e la moglie di Ramsey, Nina, si riunirono presso la chiesa locale per testimoniare l’esorcismo. Erano presenti anche David Alford e John Cleve del giornale “The People”. L’incaricato dell’esorcismo fu invece il vescovo Robert McKenna il quale nella sua lunga carriera ha eseguito molti altri esorcismi, uno tra i più famosi fu quello della Casa Smurl di cui abbiamo già ampiamente parlato in uno dei nostri casi. Il vescovo si assicurò che quattro agenti di polizia fossero pronti nel caso fuoriuscisse quella violenza disumana da Ramsey. L’esorcismo iniziò e il vescovo Mckenna sfiorò la fronte di Ramsey con la sua stola, dopodiché afferrò la testa dell’uomo con decisione ordinando al demone di lasciarlo per sempre. Ramsey tremava in maniera incontrollabile e cercò di attaccare il vescovo il quale stava tenendo impresso un crocifisso sul volto dell’indemoniato. Ramsey ringhiava e si avventò su McKenna, il vescovo fece un balzo indietro per non essere afferrato e protraendo il crocifisso verso l’alto recitò l’esorcismo in latino. Piano piano Ramsey sentì il suo corpo diventare sempre più debole e caldo, un ultimò debole ruggito venne fuori dalla sua bocca e poi svanì insieme a tutta la sua rabbia. Il demone se n’era andato e Ramsey si sentiva purificato.

I Warren non furono in grado di fornire alcuna prova con foto o video, ma la presenza della celebre coppia di demonologi, del ricercatore paranormale John Zaffis e il famoso esorcista McKenna, ne aumenta notevolmente la credibilità. Inoltre non è mai stato riportato un vero cambiamento di forma di Ramsey, sono noti solo i suoi comportamenti simili a quelli che si raccontano siano tipici di un lupo mannaro. Più avanti per spiegare questo caso con un’impronta più scientifica si parlò di demonopatia, ossia una malattia psichiatrica la cui persona colpita è convinta di essere posseduta dal demonio. Si parlò anche di licantropia clinica, una rara sindrome psichiatrica che induce chi ne è affetto a credere di potersi trasformare in un animale. La sindrome costringe chi ne soffre a voler assomigliare ad un animale, spesso ad un lupo, nell’aspetto ma principalmente nel comportamento. Negli stadi più gravi i malati desiderano cibarsi di carne cruda, a volte umana, e di sangue. Tuttavia c’è un punto che cozza con queste spiegazioni, ossia il fatto che Ramsey, in uno dei suoi attacchi quando era più piccolo, sradicò un paletto a mani nude con una forza sovrumana.

Di certo questo è stato uno dei casi più bizzarri tra quelli seguiti dai Warren che sono stati testimoni di molti… fin troppi casi di possessione demoniaca.

 
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Pubblicato da su 31 gennaio 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Tavola Ouija – Il Caso della Calle Cañitas

Tavola Ouija – Il Caso della Calle Cañitas

Quella che viene conosciuta come una delle storie legate alla tavola Ouija più terrificanti che siano mai esistite viene spesso presa in considerazione dai demonologi più esperti anche come quella che ha causato in assoluto più danni e sofferenze di tutte. Tutto ebbe inizio una maledetta notte di maggio del 1982. Nel cuore di questa notte molto silenziosa, come un urlo di disperazione, il telefono di padre Thomas iniziò a squillare insistentemente… di solito erano poche le volte che il telefono squillava dato a Città del Messico padre Thomas di solito veniva sollecitato quasi sempre di persona, ma quella telefonata era una richiesta di soccorso, un’emergenza vera e propria. Quando padre Thomas alzò la cornetta del telefono si sentivano urla di paura in sottofondo mentre una voce molto turbata e quasi isterica chiedeva aiuto. Poche furono le parole che il padre riuscì a captare dato che quella persona disperata non sembrava nemmeno in grado di formulare una frase di senso compiuto. Dopo qualche minuto finalmente, Carlos Trejo, il ragazzo che si trovava dall’altra parte del telefono, riuscì a controllarsi e iniziò a raccontare il motivo della telefonata. Egli disse “Padre, abbiamo bisogno di lei… il male… il male si trova in questa casa per colpa nostra… Deve venire qui subito, abbiamo bisogno di lei o moriremo tutti”.

Carlos Trejo, disse che quello che era cominciato come un gioco con una tavola Ouija era diventato in breve tempo un incubo con il manifestarsi di entità che stavano tormentando in quel momento lui e un gruppo di amici. Padre Thomas ascoltò tutto il racconto e poi disse che si sarebbe recato l’indomani a benedire la casa e per il momento gli raccomandò di lasciare una bibbia aperta davanti alla propria porta, ma quello che padre Thomas non sapeva era che non avrebbe mai visitato quella casa e nessun’altra casa in vita sua… Infatti qualche ora dopo la terribile telefonata, proprio mentre si preparava per andare a trovare quelle persone, per qualche ragione ancora sconosciuta, scivolò giù dalle scale cadendo così rovinosamente da procurargli danni cerebrali e quindi la morte, mentre in quello stesso momento, stando ai racconti di diversi testimoni, una bibbia lasciata sulla porta della casa situata al numero 51 della Calle Cañitas iniziava a sanguinare copiosamente. Padre Thomas fu la prima vittima di quella che viene conosciuta come la maledizione della Calle Cañitas.

Le origini di questa storia nascono dal desiderio di mettersi in contatto con una persona cara attraverso la tavola Ouija. Norma, sorella di Carlos infatti qualche mese prima aveva tentato di contattare il suo ex fidanzato morto, senza però ottenere alcun risultato, così durante una notte di festa tra amici decisero di invocare lo spirito di questa persona. Inizialmente erano tutti d’accordo nel fare uno scherzo pesante a Norma facendo finta di essere posseduti, quindi riuniti in cerchio e con solo una candela a fare da lume iniziarono il rituale che li avrebbe spediti tutti in un baratro maledetto di morte, paura e follia per il resto dei loro giorni.

Quella sera avevano bevuto tutti e così il gruppo di amici tra risate e alcool decise di utilizzare la tavola Ouija come un gioco. Inizialmente fecero la domanda di rito, ossia se qualche spirito si trovasse nella stanza. Mentre il bicchiere si spostava verso la scritta “Sì”, diverse furono le persone che iniziarono a sorridere. Successivamente Norma chiese di mettersi in contatto con il suo ex ragazzo e passarono diversi minuti prima che il bicchiere ricominciasse a spostarsi, ma le risposte non avevano alcun senso, anzi, non sembravano nemmeno delle risposte… Sembravano minacce verso gli amici di Norma, come “Non si ride dei morti” e “Non scherzate col diavolo”. Piano piano l’atmosfera si fece gelida nella stanza e gli invitati con occhi incerti iniziarono a guardarsi a vicenda non ridendo più, inoltre in una delle stanze il vento aveva aperto una finestra e si sentiva il fruscio delle foglie e lo sbattere costante della finestra stessa. I fratelli più piccoli di Norma, Jorge e Luis che all’epoca avevano 12 e 14 anni cercarono di chiuderla ma dissero che ogni volta si riapriva da sola, ad ogni modo il rituale andava sempre avanti e Norma chiese di nuovo se fosse lì con loro il suo ex. Il bicchiere a quel punto iniziò a spostarsi tra le lettere della tavola fino a formare la frase: “Non sono il tuo ragazzo ma ora sarò sempre con te. Ora sono dentro Emanuel”. Tutti sbalorditi iniziarono a guardare Emanuel, l’attuale fidanzato di Norma, il quale forse in preda alla paura o a chissà cosa si accasciò a terra iniziando a tremare, alcuni credettero che fosse parte dello scherzo pensato inizialmente ma quando videro che le convulsioni non si fermavano, impauriti iniziarono ad urlare.

Carlos disperato chiamò subito padre Thomas, senza però ottenere un aiuto immediato ma solo la promessa di una benedizione per il giorno dopo. Disperati cercarono soccorso svegliando anche i vicini i quali raccontano che Emanuel si trovava in mezzo alla stanza mentre gli altri ragazzi cercavano di tenerlo fermo. I dettagli più inquietanti, raccolti anche dai giornali dell’epoca, raccontano che i vicini ascoltarono Emanuel urlare cose alquanto orribili nei confronti di tutti i presenti con una voce descritta come “sdoppiata” in particolare la frase che colpì tutti fu: “Non potete fermare quello che avete scatenato” e poi Emanuel con una forza sovrumana si liberò dalla presa iniziando a sbattere la testa contro il muro in modo violento finché non venne placcato di nuovo. Successivamente perse i sensi e vennero chiamate la polizia e l’ambulanza per gli accertamenti. Al suo risveglio Emanuel disse di non ricordare nulla ma solo di essersi accasciato a terra e poi essersi risvegliato in ospedale, così quello che era nato come uno scherzo con la tavola Ouija aveva segnato per sempre i loro destini. Infatti la vita dei Trejo e dei loro amici fu sconvolta da una serie di avvenimenti ritenuti alquanto strani, bizzarri e in qualche modo collegati con l’esperienza paranormale vissuta durante quella maledetta notte.

Al numero 51 della Calle Cañitas, iniziarono ad accadere cose strane e che gli stessi vicini testimoniarono ai mezzi locali prima e nazionali dopo. Nella casa di Carlos a qualunque ora del giorno si sentivano rumori, bisbigli e finestre che si aprivano da sole. Diverse volte la famiglia Trejo cercò di liberarsi da questo male attraverso esorcismi della casa e benedizioni di ogni genere ma i risultati furono sempre gli stessi, dopo qualche mese i fenomeni ricominciavano da capo e con più intensità. Gli oggetti iniziarono a spostarsi da soli, le figure sacre sanguinavano fino ad arrivare a quello che viene descritto da Carlos come la cosa più paurosa mai vista in vita loro. I membri della famiglia Trejo iniziarono ad osservare con la coda dell’occhio una figura nera ed incappucciata che si muoveva attraverso i muri e si spostava nel soffitto. Viene descritta come un’ombra che li inseguiva sempre. Norma in particolare disse che durante la notte quando arrivava l’ora di dormire mentre lei era sdraiata, nel buio, vedeva questa figura scura che sembrava avere degli artigli e che si trovava proprio sopra la sua testa. Spesso appena si sdraiava chiudeva gli occhi pur di non vedere più tale mostruosità, ma quando lo faceva sentiva qualcosa di gelido che si avvicinava a lei e le sussurrava all’orecchio una specie di fischio e lei non apriva più gli occhi fino al giorno dopo per paura di trovarsi di fronte quella cosa orribile e impazzire completamente. Le apparizioni di quest’entità divennero sempre più frequenti anche per gli altri membri. Durante quel periodo era normale che qualcuno si svegliasse nel cuore della notte in preda alla paura perché aveva avuto un brutto incubo o perché credeva di aver avuto un incubo. Fatto sta che piano piano quella presenza paranormale iniziò a deteriorare le menti di tutto il vicinato i quali, forse suggestionati, dicevano di vedere durante le notti una persona alta girata di spalle e tutta vestito di nero dinanzi alla porta dei Trejo.

Logorati da questa vicenda, Carlos e la sua famiglia cercarono di scoprire di più sulla storia della casa dato che sembrava essere questa la fonte di tale orrore, quindi grazie a storici e investigatori del paranormale scoprirono che era situata su di un cimitero di monaci di Tacuba appartenenti ad un ordine della santa inquisizione e in quel luogo i monaci avevano torturato con cruenti metodi tutti coloro che erano ritenuti miscredenti e peccatori. La figura incappucciata quindi rappresentava uno di quei monaci che avevano trascorso la loro vita torturando e ammazzando le persone e che non ha gradito essere disturbato. Inoltre lo sciamano avvertì i Trejo che probabilmente l’ente non li avrebbe mai più lasciati in pace e prima o poi sarebbe tornato per finire ciò che loro avevano iniziato.  

Fino a qui questa storia può sembrare tutto sommato solo una delle tante storie horror di possessioni di cui si sentono spesso la cui maggior parte sembra inventata, ma è proprio qui la differenza con qualunque altra storia. In questo caso i giornalisti iniziarono a interessarsi di questa vicenda solo dopo le morti in circostanze strane di tutte le persone implicate con quel rito avvenuto nel 1982. Emanuel fu la seconda vittima accertata. Durante una notte mentre viaggiava con tutta la sua famiglia in una via poco trafficata, per qualche motivo che non è mai stato chiarito, uscì di strada schiantandosi contro un albero. Non si salvò nessuno dei passeggeri, in particolare la morte di Emanuel fu molto lenta a dolorosa in quanto la sua gola venne attraversata dal tergicristallo. Jorge, uno degli amici dei Trejo e che era presente quella fatidica notte, morì nello stesso identico modo di Emanuel: un’incidente d’auto troncò per sempre la sua esistenza. Anche la morte di Fernando, uno dei partecipanti alla sessione di Ouija, avvenne in circostanze misteriose in quanto venne raggiunto alla testa da una pallottola vagante. Sofia, la moglie di Carlos fu colpita da un tumore cerebrale che la portò via per sempre a soli 28 anni, in particolare quest’ultimo avvenimento fu per Carlos un colpo così duro che decise di abbandonare quella casa. In quel periodo così delicato il suo migliore amico Guillermo era il suo unico sfogo e con un po’ di fortuna riuscì anche a trovare qualcuno che era interessato ad acquistare la casa, ma ancora una volta il destino sotto vesti scure travolse di nuovo la vita di Carlos. L’acquirente della casa il giorno in cui doveva firmare le carte morì in un incidente stradale, ma soprattutto il suo migliore amico ebbe un incidente domestico mortale.

Diversi demonologi che visitarono negli anni quella casa subirono destini strani come Sergio che nel 1992, mentre cercava di comunicare con l’entità, fu preda di un infarto cardiaco fulminante. Altri invece impazzirono e si suicidarono come Miguel che nel 1996 si buttò sotto una macchina anche se i giornali dell’epoca parlarono di un incidente più che di un suicidio. Anche Nancy, un’amica di famiglia dei Trejo, nel 1999 si suicidò dopo aver seguito le prime investigazioni del caso. Nel 2000 invece Jorge Trejo, fratello minore di Carlos, morì dopo una violenta possessione… Come avete capito la lista è davvero lunga, si calcola che circa 15 persone siano morte da allora, persone che erano implicate direttamente o indirettamente con la casa numero 51 della ormai tanto famigerata quanto maledetta Calle Cañitas.

Carlos è ancora vivo ed è tornato ad abitare da solo in quella casa che si è portato via tutto quello che aveva e durante un’intervista racconta che ormai si tratta di una questione personale tra lui e quell’entità. Coloro che vogliono visitare la casa sono assolutamente liberi di farlo, il cancello è sempre aperto, al suo ingresso però troverete un cartello che recita: “Vietato parlare di fantasmi, vietato fare foto a Carlos Trejo e vietato fare foto dentro la casa”. L’ultima morte accertata a causa di questa casa è avvenuta nel 2015. Se siete ancora interessati a visitarla la via la conoscete già… Felice Halloween e sogni d’oro.

 
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Pubblicato da su 2 novembre 2016 in Maledizioni e possessioni

 

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L’esorcismo di Roland Doe – La vera storia del film “L’esorcista”

L’esorcismo di Roland Doe – La vera storia del film “L’esorcista”

Cosa si nasconde dietro quella patina sottile di ciò che conosciamo come realtà? Esistono per caso misteriose entità che hanno il forte desiderio di abitare i nostri corpi e le nostre menti? Nel corso della storia sono numerosissimi gli eventi che hanno visto necessario l’uso di esorcismi… Vere infestazioni demoniache, seri problemi mentali, in ogni caso è stato percepito il bisogno urgente di eliminare le entità che logoravano l’anima e l’integrità fisica di una certa persona. Uno dei più terrificanti veri esorcismi ruota intorno a un giovane ragazzo e la storia che vi stiamo per raccontare supera di gran lunga l’efferatezza degli esorcismi che vi abbiamo narrato nei video precedenti, tanto che ha influenzato la considerazione di esorcismo nella comunità pubblica. Esso è stato d’ispirazione anche per uno dei film più spaventosi della storia del cinema. Ecco la storia che ispirò il film “L’esorcista”.

Tutto inizia nel 1948 a Cottage City, una minuscola cittadina di poco più di 1000 abitanti nel Maryland. Qui viveva un giovane ragazzo di 13 anni noto solo con lo pseudonimo “Robbie Mannheim”. Figlio unico la sua era una famiglia tedesca luterana. Robbie era un ragazzo molto studioso e tranquillo, timido, riservato e senza amici tanto che i suoi compagni di gioco erano per lo più membri della sua famiglia, in particolare la zia Harriet. Sua zia era una spiritista e come tale possedeva vari oggetti occulti e maledetti, tra cui una tavola Ouija. Un giorno il ragazzo espresse il suo interesse per quella tavola e la zia fu estremamente contenta di fargli vedere come funzionava. I due trascorsero quasi l’intera estate a giocare con la tavola Ouija e il ragazzo divenne sempre più ossessionato da essa fino a quando, in un giorno del 1949, sua zia morì in circostanze misteriose e le cause della morte furono determinate come naturali. Robbie non solo aveva perso la zia, ma anche la sua migliore amica, dunque cercò di mettersi in contatto con lei attraverso la tavola. Proprio da questo punto la storia si veste di risvolti alquanto macabri e bizzarri.

Poco dopo la morte di zia Harriet, la famiglia iniziò a sperimentare sulla propria pelle una serie crescente di strani eventi inspiegabili. Inizialmente tutto era abbastanza innocuo come suoni di gocce d’acqua senza nessuna fonte apparente o lievi rumori di graffi sulle pareti. La famiglia non diede molto peso, fino a quando non ebbero problemi con l’impianto idraulico. A quel punto il padre di Robbie controllò le tubature da cima a fondo spaccando anche diverse sezioni di muro, ma tutto era perfettamente normale. Per un po’ tutti cercarono di ignorare quei rumori misteriosi, fino a quando gli strani eventi progredirono in maniera talmente spropositata da non poter più far finta di nulla! I suoni di graffi e di gocce d’acqua ora erano accompagnati da un rumore stridente di numerosi passi che molto spesso svegliavano la famiglia bruscamente nel mezzo della notte. Molti altri rumori si potevano sentire ad ogni ora del giorno come porte che sbattevano, qualcuno che bussava, spesso provenienti da dentro le mura o sotto il pavimento. In un secondo momento i rumori si trasformarono in vere e proprie attività poltergeist. Dagli oggetti più piccoli fino a pesanti mobili… Tutto cominciava a muoversi per conto proprio. Era per caso lo spirito di zia Harriet che stava cercando di stabilire un contatto o qualcosa di più sinistro?.

Gli eventi inquietanti non accennavano a fermarsi, giorno dopo giorno aumentavano di frequenza e la salute dell’intera famiglia venne messa in serio pericolo. I vetri si frantumavano, le immagini religiose, di cui la casa ne era piena dato che la famiglia era molto devota, cominciarono a tremare e spaccarsi al suolo. Il primo membro della famiglia ad accusare sul proprio corpo quei terribili eventi fu proprio Robbie. Un giorno si svegliò pieno di graffi e lividi senza nessun motivo apparente. Improvvisamente tutte le attività sembravano concentrarsi sul ragazzo. Un giorno la madre sentì degli strani rumori provenire da camera sua e quando aprì la porta lo vide sul letto in preda a pesanti convulsioni. Apparentemente l’entità che infestava la casa seguiva Robbie anche a scuola dove in almeno un’occasione il suo banco è stato visto muoversi da solo fino a rompersi. Tutto ciò deteriorò la personalità e il comportamento di Robbie. Il ragazzo normalmente tranquillo e timido cominciò a diventare aggressivo e incline all’ira, nonché violento nei confronti dei propri genitori. Più volte venne riferito che bestemmiava con una voce che sembrava essere di qualcun altro, a volte parlava addirittura in latino, una lingua che Robbie non conosceva minimamente. I genitori erano molto preoccupati per questo suo comportamento e lo portarono da svariati medici e psichiatri, ma dovunque andassero non si scoprì nulla di anomalo, era praticamente sano. Senza risposte concrete i fenomeni peggioravano sempre di più e la famiglia si rivolse infine alla chiesa chiamando il reverendo Luther Miles Schulze che inizialmente scettico decise di aiutarli.

Durante la permanenza del reverendo Schulze in casa di Robbie, poté sperimentare numerosi eventi strani descritti dalla famiglia in precedenza, dunque concluse che una forza malvagia dimorava la loro casa e in particolare era ossessionata dal giovane Robbie. Dunque eseguì un semplice rito luterano che non sembrò sortire nessun effetto. Il reverendo capì di aver a che fare con una forza troppo potente per lui e mandò la famiglia dal prete cattolico Edward Hughes. Egli riferì che quando vide per la prima volta il ragazzo notò uno sguardo cupo, come se non ci fosse nulla dietro i suoi occhi. Quando Hughes, durante una delle sue visite, mise la Bibbia sul tavolo di fronte al ragazzo, disse che la sua sedia cominciò a vibrare per poi levitare con lui ancora seduto. A quel punto il prete chiede al ragazzo “Chi sei?!” in latino e ricevette una risposta nella stessa lingua: “Io sono una legione”. La risposta inquietò il prete per due motivi. Il primo per il fatto che Robbie aveva capito il latino, il secondo che la risposta implicava che c’era più di una entità che risiedeva all’interno del giovane. A fronte di questo Hughes si convinse che l’esorcismo era l’unica via di salvezza per il ragazzo ma non era del tutto fiducioso nelle sue capacità dato che non aveva nessuna esperienza nel campo e questo sarebbe stato per lui il primo esorcismo. Per cercare di mantenere tutto sotto controllo, dovette andare con Robbie al Georgetown University Hospital, un ospedale gesuita, dove l’esorcismo sarebbe stato monitorato dai fratelli gesuiti. Appena il ragazzo varcò la soglia dell’ospedale divenne estremamente violento: urlava oscenità, tirava calci e pugni a ogni cosa e sputava in faccia alle persone. Gli infermieri furono costretti a trattenerlo con cinghie da polso per tutta la durata dell’esorcismo, ma questo non fece altro che rendere il ragazzo ancora più violento. L’ultima sera, Robbie, o qualsiasi altra cosa lo stesse controllando, durante un esorcismo riuscì a liberarsi da una delle restrizioni che aveva al polso, dopodiché strappò una delle molle del letto, una prodezza fuori dalla portata di un qualsiasi ragazzo della sua età, e quindi ferire Padre Hughes dal polso al gomito. La profonda ferita riportata portò ad annullare il rito e Robbie venne mandato a casa.

Nelle settimane successive furono svariati i preti che tentarono di esorcizzare il giovane Robbie e tutti andarono incontro a terribili esperienze. Molti preti dissero che durante gli esorcismi, il corpo del ragazzo si riempiva di lividi che a volte formavano della parole come “Hell” o “Evil”. Una volta, quando i sacerdoti stavano recitando una preghiera, la parola “HELLO” sarebbe apparsa sul petto di Robbie davanti ai loro occhi. A questo punto, dopo settimane di sforzi e oltre trenta esorcismi infruttuosi, i sacerdoti, in particolare un certo Padre Bowdern, stanchi e afflitti, decisero di provare un ultimo e disperato tentativo nel battezzare Robbie e costringendolo alla Santa Comunione. Essi erano convinti che se fossero riusciti a convertire il ragazzo al cattolicesimo, i riti di esorcismo avrebbero avuto effetto. Tuttavia quando venne presentata l’ostia della comunione il ragazzo si trasformò in una bestia gettando a terra tutti gli uomini presenti nella stanza con una forza sovrumana. Con gli ultimi sforzi rimasti i sacerdoti riuscirono a trattenere il ragazzo e infilargli l’ostia in gola frantumandosi le dita mentre Robbie masticava. Per parecchi giorni dopo la comunione non ci fu alcun cambiamento in Robbie, tuttavia un giorno accadde qualcosa di strano. Il ragazzo si svegliò  e con una voce chiara disse “Satana! Satana! Sono San Michele e tu, Satana e gli altri spiriti maligni vi ordino di lasciare il corpo ora”. San Michele non è nient’altro che l’Arcangelo che in origine si dice abbia gettato Satana dal cielo in esilio. Dopo questo bizzarro accadimento Robbie tornò improvvisamente il ragazzo tranquillo di prima. L’esorcismo era finalmente riuscito.

La  vera identità del ragazzo e il nome rimangono un completo mistero, oggi è conosciuto solo con gli pseudonimi di “Robbie Mannheim” e talvolta “Roland Doe”. In totale ci furono più di quaranta testimoni e ciò che sappiamo oggi lo dobbiamo a numerosi e dettagliati diari dei preti che hanno assistito a quelle terribili scene. La straordinarietà di questo caso ispirò molti romanzi e forse il più famoso è quello di William Peter Blatty che affascinato da tutta la storia scrisse “L’esorcista” da cui deriva il film omonimo considerato il film più spaventoso mai realizzato. Ma cosa è successo dunque a Robbie Mannheim? Era solo un’anima tormentata che implorava attenzione? Fu un’implosione mentale causata da un giovane psicologicamente disturbato? O c’è qualcosa di più… Potrebbe questo ragazzo essere stato davvero tenuto sotto l’influenza insidiosa di forze demoniache oltre la nostra realtà? Qualunque possa essere la risposta, questo caso continua a suscitare polemiche, dibattiti e discussioni ancora oggi. Probabilmente la verità non la sapremo mai con certezza e la risposta alla domanda se esistano davvero forze del male desiderose di impossessarsi del nostro corpo rimane sconosciuta

 
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Pubblicato da su 10 ottobre 2016 in Maledizioni e possessioni

 

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Poltergeist di Enfield – Il caso che scioccò l’Inghilterra intera

Poltergeist di Enfield – Il caso che scioccò l’Inghilterra intera

Nel 1977 una piccola e tranquilla casa a Enfield, un borgo situato nella parte settentrionale di Londra, ha occupato numerosi titoli dei giornali di tutto il mondo quando divenne il teatro di inspiegabili fenomeni paranormali. Tali fenomeni diventeranno in seguito quelli più documentati mai registrati nella storia del Regno Unito con oltre 30 testimoni oculari che hanno potuto documentare una storia davvero terrificante. Il libro più dettagliato che sia stato scritto sul caso di Enfield è “This house is haunted”, di Guy Lyon Playfair, un giornalista ed investigatore del paranormale. Inoltre da questa storia è stato tratta la serie TV “Enfield: oscure presenze” e anche il film uscito quest’anno: The Conjuging 2. Tra gli scettici e i sostenitori di questo caso la domanda è: fu questa una vera entità del mondo dell’inspiegabile o la presunta attività poltergeist potrebbe essere attribuita a interventi per così dire… Più umani? Ecco la storia del poltergeist di Einfield.

Tutto inizia la notte del 30 agosto 1977 in una casa popolare al 284 di Green Street. L’intera famiglia, composta da Peggy Hodgson, donna divorziata, con i figli Margaret, Janet, Pete e Jimmy, è ormai a letto da qualche ora quando un evento che scosse per sempre la loro vita era in agguato. Tutta la storia ruota intorno a Janet, la figlia di 11 anni, ed è proprio con lei che inizia tutto quella notte. La ragazzina, che condivideva la stanza da letto con la sorella Margaret, si sveglia di soprassalto nel cuore della notte mentre il suo letto stava tremando. Si mette ad urlare svegliando anche Margaret il cui anche suo letto comincia a scuotersi violentemente. Peggy viene svegliata dalle urla delle figlie e temendo il peggio corre nella loro stanza, ma proprio nel momento in cui entra i fenomeni che stavano terrorizzando Janet e Margaret cessano improvvisamente. La madre dunque pensò che si trattasse di uno scherzo organizzato dai suoi stessi figli e ritornò a letto dopo averli sgridati per lo spavento preso.

Il giorno dopo tutto trascorre normalmente e le due ragazze archiviano la faccenda come frutto della loro immaginazione anche se in cuor loro il terrore non si è dissolto completamente, terrore che aumenta esponenzialmente di notte quando tutte le luci sono spente e il buio pervade l’intera casa come se volesse nascondere un’oscura presenza. Quella sera, precisamente alle 21:30 Janet e Pete chiamano Peggy lamentandosi che qualcosa stava facendo uno strano rumore, come di trascinamento. Janet affermò di aver avuto la sensazione che una delle sedie nella stanza si fosse mossa da sola, dunque la madre sposta la sedia fuori dalla stanza e tranquillizza Janet, ma proprio quando sta per dare nuovamente la buonanotte ai figli, anche Peggy sente un rumore di trascinamento e accende le luci per vedere se era nuovamente uno scherzo orchestrato dai figli, ma dovette ricredersi quando vide la pesante cassettiera muoversi da sola senza che nessuno la toccasse. La signora Hodgson cercò di rimettere la cassettiera al suo posto ma era come fosse bloccata da una forza invisibile, dunque urlò ai bambini di uscire dai loro letti! Questa volta era veramente convinta che qualcosa di inspiegabile stava succedendo. Vedendo che le luci dei loro vicini erano ancora accese, gli Hodgson ancora in camicia da notte, corsero da loro per chiedere aiuto. A quel punto Vic Nottingham, il loro vicino di casa, perquisì la casa e il giardino ma non trovò nessuno, ben presto cominciò a sentire dei colpi sulle pareti che battevano a intervalli regolari. Alle 23:00 venne chiamata la polizia, anche loro ispezionarono la casa costantemente accompagnati dai quei battiti regolari. Non trovarono nulla di strano e dissero che quei rumori probabilmente erano causati da dei topi, ma lo stupore si stampò sui loro volti quando videro una sedia muoversi inspiegabilmente da sola. I due agenti firmarono una dichiarazione scritta per confermare gli eventi accaduti quella notte.

Nei giorni successivi gli strani eventi continuavano a susseguirsi senza dare nessun segno apparente di tregua. Piccoli oggetti presenti nella casa venivano scagliati contro i muri o peggio contro i membri della famiglia e quando venivano raccolti erano molto caldi. Questi attacchi continuarono per tre giorni al termine dei quali la famiglia chiese di nuovo aiuto, non solo alla polizia ma anche ai media locali, tuttavia nessuno sembrava essere in grado di fermare l’escalation di eventi. La signora Hodgson infine si rivolse alla stampa e il Daily Mirror inviò il reporter Douglas Bence con il fotografo Graham Morris i quali passarono diverse ore all’interno dell’abitazione. Durante la loro permanenza non successe nulla degno di nota, dunque decisero di andarsene… Erano quasi alla loro auto quando alcuni giocattoli in casa vennero scagliati da una forza invisibile. Il fotografo venne colpito da un mattoncino Lego mentre stava cercando di scattare una foto. Il giornalista capo del Daily Mirror, George Fallows, fu così colpito dalla storia raccontata dai suoi colleghi che suggerì a Peggy di rivolgersi alla SPR (Società per la Ricerca Psichica), così fece e venne chiamato Maurice Grosse, un suo membro, per indagare sulla vicenda. Grosse arrivò dagli Hodgson il 5 settembre, una settimana dopo l’inizio degli eventi. Nei giorni immediatamente successivi non si verificò nulla di straordinario. Poi, l’8 settembre, mentre Grosse e i giornalisti del Daily Mirror erano pronti per captare qualcosa, si sentì un rumore secco provenire dalla camera da letto di Janet. Quando salirono scoprirono che la sedia dal comodino era stata gettata a circa due metri di distanza. Janet dormiva al momento e nessuno aveva visto il movimento della sedia, ma quando lo strano evento si ripeté un’ora più tardi, il fotografo era pronto catturando infine l’evento su pellicola.

Il 10 settembre, il caso di Einfield occupò l’intera prima pagina del Daily Mirror e da quel giorno il caso divenne di interesse nazionale prima e mondiale poi, tanto che persino i famosi demonologi Ed e Lorraine Warren si interessarono alla faccenda. I fenomeni non sembravano placarsi, c’erano interferenze con la TV, guasti elettrici. I dispositivi sia video che audio dei reporter utilizzati per registrare le attività paranormali nella casa risultavano spesso danneggiati e non più utilizzabili. Al team di ricerca si aggiunse presto lo scrittore Guy-Lyon Playfair che insieme a Grosse trascorse i successivi mesi a studiare il caso, mesi in cui ogni notte si sentiva bussare alla pareti, i mobili scivolavano sul pavimento venendo a volte gettati giù per le scale, giocattoli e altri oggetti volavano da una parte all’altra della stanza, misteriose pozze d’acqua si formavano per terra e misteriosi incendi seguiti da un’estinzione spontanea comparivano in casa. La famiglia dovette fare i conti anche con casi di levitazione, Janet affermò di essere stata presa e scagliata via nella sua camera da letto da un’entità invisibile, come testimoniato da alcuni vicini o da queste foto. Janet sostenne che più volte le tende di camera sua avrebbero in qualche modo preso vita cercando di strozzarla avvolgendola intorno al collo, il tutto venne sostenuto da sua madre che più volte aveva assistito alla scena.

Tuttavia il fatto più sconvolgente doveva ancora accadere e riguardava ancora una volta la povera Janet, in qualche modo la sua voce a volte assumeva connotazioni quasi demoniache e spesso parlava con un’aspra voce maschile. La ragazza affermava di non aver nessun controllo sulla voce e quando parlava in quel modo cadeva in uno stato di trance. Un giorno l’intero team intervistò la giovane e fu proprio in quei frangenti che si scoprì l’origine di quella voce dal linguaggio osceno. Bill, questo diceva essere, ossia il precedente proprietario dell’abitazione deceduto proprio in quella casa e quando Grosse gli chiese se ricordava in che modo fosse morto, questa fu la sua risposta: “Sono diventato cieco… poi ho avuto un’emorragia e mi sono addormentato e sono morto su una sedia nell’angolo al pianterreno”. Alcuni mesi dopo, Grosse fu contattato da Terry Wilkins, il cui padre, Bill, aveva vissuto nella casa degli Hodgson prima che questi ultimi vi si trasferissero. Quando gli fu fatta ascoltare la registrazione in questione, confermò che la “voce” aveva descritto le esatte circostanze della morte di Bill Wilkins. La cosa straordinaria era che nessuno degli Hodgson era a conoscenza di questo Bill. Ora starete pensando che l’intero caso sia stata una semplice messa in scena a sfondo economico, la famiglia Hodgson non viaggiava in buone acque in quel periodo, eppure la parte più inquietante di questa storia, ossia la voce di questo presunto Bill, è stata registrata più volte come potete sentire da questo estratto: [REGISTRAZIONE JANET/BILL]

Psichiatri e medici locali furono attirati da questa storia e visitarono Janet per capire se stava cominciando a sviluppare una seconda personalità o se ci fosse davvero un’entità paranormale al suo interno. Svariati logopedisti dissero che la voce così grave di Janet provenisse da una seconda serie di corde vocali che tutti hanno. Gli attori possono essere addestrati a parlare con questi falsi accordi, ma può essere un processo molto doloroso, inoltre per mantenere questa voce per ore porta incontrovertibilmente ripercussioni sulla normale voce e Janet sembrava non esserne colpita. La ragazza trascorse sei settimane al Maudsley Hospital dove venne sottoposta a numerosi test per individuare eventuali segni di squilibri mentali, ma non venne trovato nulla di anomalo e la cosa curiosa è che durante quel periodo l’attività poltergeist cessò. Quando Janet tornò a casa vennero inviati dal SPR due parapsicologi, John Beloff e Anita Gregory, convinti che tutte le attività derivassero niente meno che dall’inganno di tutta la famiglia e durante la loro visita avrebbero visto Janet barare. Era stata allestita una videocamera esterna che puntava la camera di Janet e registrò la ragazza nel tentativo di piegare cucchiai con le mani, così come rimbalzare su e giù dal suo letto facendo movimenti svolazzanti con le mani. Janet ammise di aver fatto questo sostenendo che voleva  cercare di mandare via i giornalisti che assediavano la casa in attesa dei fenomeni o, secondo altre fonti, per vedere se gli investigatori se ne sarebbero accorti…

Nei mesi successivi gli eventi si placarono e la famiglia Hodgson ricominciò a vivere una vita normale. Lo scetticismo che gira intorno a questa storia è molto alto anche se Maurice Grosse e la maggior parte dei testimoni oculari si dichiararono convinti della natura paranormale della vicenda. Infine un’ultima curiosità: nel 2003 Peggy Hodgson muore per un cancro al seno. Muore in quella casa… Proprio sulla stessa sedia dove morì Bill Wilkins. Ora l’abitazione è occupata ancora da una madre divorziata con quattro figli… La storia è destinata a ripetersi?

 
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Pubblicato da su 18 luglio 2016 in Maledizioni e possessioni

 

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