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Jack lo Squartatore – Il killer più folle e spaventoso

Jack lo Squartatore – Il killer più folle e spaventoso

Egli è senza dubbio il più famoso killer di tutti tempi e forse una delle più infami figure cult della storia. Non appena si menziona il suo nome si fanno smorfie di orrore al solo pensiero delle sue brutali azioni. L’identità dell’individuo, o per meglio dire, del mostro responsabile di alcuni orribili e orrendi delitti commessi nel tardo XIX secolo a Londra, è avvolta sotto una fitta nebbia di mistero ancora oggi. Per oltre un secolo, professionisti e dilettanti hanno cercato di trovare un minimo comun denominatore a quella scia di efferati delitti, ma nessuno è mai stato definitivamente in grado di rispondere ad alcune domande. Una tra le tante era: che tipo di persona sarebbe in grado di commette atti così terribili nei confronti di povere donne innocenti? La leggenda di Jack lo Squartatore e delle sue orripilanti azioni è tanto terribile quanto affascinante e fino ad oggi la serie raccapricciante di delitti avvenuti nel quartiere londinese di Whitechapel nel 1888 rimane il giallo più famoso di tutti i tempi.

Jack lo Squartatore è uno pseudonimo dato ad un serial killer che si nascondeva nei quartieri poveri ad est di Londra nell’autunno del 1888. Questo soprannome deriva da una lettera scritta al momento delle uccisioni da parte di un qualcuno che sosteneva di essere l’assassino. Le vittime di Jack lo Squartatore sono state tutte donne che risiedevano nelle baraccopoli del degradato quartiere di Whitechapel. Queste erano donne che a causa della povertà estrema si erano spinte a prostituirsi al fine di mantenersi. Quasi tutte le sfortunate vittime erano donne sulla quarantina fatta eccezione per una, Mary Jane Kelly, che era nel fiore dei suoi 25 anni al momento dell’omicidio. Non è chiaro cosa abbia alimentato la sua sete selvaggia di sangue, ma tutti gli omicidi sembravano essere metodici e calcolati. Il numero preciso delle vittime dello Squartatore non è definito, generalmente vengono riconosciute come sue vittime cinque donne, tutte prostitute che fecero davvero una brutta… brutta fine. Le gole delle vittime venivano quasi completamente recise, spesso seguivano mutilazioni addominali tra cui la rimozione degli organi in alcuni casi. Per la precisione dei tagli, si pensò che lo Squartatore avesse conoscenze chirurgiche, ma vediamo nel dettaglio tutte le sue vittime accertate…

31 agosto 1888 – Mary Ann Nichols – 44 anni. Mary Ann fu la prima vittima accertata. Venne ritrovata a Buck’s Row, di fronte a uno dei tanti mattatoi del quartiere. La vittima presentava la gola tagliata fin quasi alla decapitazione e tagli sul ventre, dai quali fuoriusciva l’intestino. Gli organi genitali presentavano gravissime ferite da taglio.

8 settembre 1888 – Annie Chapman – 46 anni. Il suo corpo fu ritrovato in un cortile al numero 29 di Hanbury Street a Whitechapel. La gola era squarciata e la testa era quasi del tutto recisa dal busto. Il ventre era aperto: gli intestini erano appoggiati sulla spalla destra, mentre l’utero e due terzi della vescica erano stati asportati. Il giorno dopo una bambina riferì alla polizia di aver visto una striscia di sangue in un cortile poco distante dal luogo del delitto: gli investigatori conclusero che probabilmente era la traccia lasciata dall’assassino, che era solito portare con sé un macabro trofeo asportato alla vittima. L’identità del killer rimaneva ignota e la polizia brancolava nel buio. Le ipotesi più probabili vedevano coinvolti fanatici o maniaci sessuali.

30 settembre 1888 – Elizabeth Stride – 44 anni. Fu trovata intorno all’una di mattina in Berner Street. Presentava un profondo taglio alla gola dal quale, al momento del ritrovamento, fuoriusciva ancora del sangue. La polizia ne concluse che lo Squartatore fuggì poco prima che venisse scoperto il cadavere, senza ultimare il suo macabro lavoro.

30 settembre 1888 – Catherine Eddowes – 46 anni. Il cadavere venne trovato lo stesso giorno di Elizabeth in un lago di sangue. L’assassino, probabilmente non essendo riuscito a ultimare il suo martirio su Elizabeth, sfogò tutta la sua pazzia su Catherine. La faccia era sfregiata: naso e lobo dell’orecchio sinistro erano stati tagliati, così come la palpebra dell’occhio destro. Il volto era sfigurato con un taglio a “V” sulla parte destra e con numerosi tagli sulle labbra, tanto profondi da mostrare le gengive. Il corpo era sventrato da un enorme e unico taglio che dall’inguine arrivava fino alla gola: lo stomaco e gli intestini erano stati estratti e appoggiati sulla spalla destra, il fegato appariva tagliuzzato, il rene sinistro e gli organi genitali erano stati portati via. La vittima come le altre era stata sgozzata quasi fino alla completa decapitazione. Vennero rinvenute tracce di sperma.

9 novembre 1888 – Mary Jane Kelly – 25 anni. È l’ultima vittima attribuita a Jack lo squartatore. Questo è considerato di certo l’omicidio più efferato di tutti. Il corpo di Mary Jane venne trovato sul letto della camera dove la donna viveva al numero 13 di Miller’s Court. La gola era squarciata, il viso severamente mutilato e irriconoscibile, il petto e l’addome aperti, molti organi interni tra cui il cuore erano stati rimossi, il fegato giaceva tra le gambe e l’intestino arrotolato presso le mani, la carne che ricopriva gli arti era stata asportata.

Ora sapete perchè Jack lo Squartatore è così tanto conosciuto. Le sue diaboliche azioni erano sulla bocca di tutti e in tutta la Londra dell’epoca aleggiava un clima di terrore puro soprattutto tra le donne che avevano paura di uscire di casa ed essere orribilmente mutilate da un pazzo di cui non si conosceva assolutamente nulla. In quel periodo si fecero centinaia di supposizioni, si ipotizzò che l’assassino fosse una donna, che fosse uno straniero, ma non si venne realmente mai a capo di nulla, inoltre durante il periodo degli omicidi la polizia ricevette centinaia di lettere da parte di ignoti che fornivano informazioni utili per la cattura dell’assassino, anche se la maggior parte di essere vennero considerate inutili. La cosa più inquietante tuttavia furono alcune lettere firmate da colui che si dichiarava l’assassino! Molte vennero considerate semplicemente come scherzi di cattivo gusto, ma altre fecero rabbrividire gli agenti di polizia non tanto per quello che c’era scritto… Ma per quello che accompagnava tali lettere. La più famosa è la lettera “From Hell” o “Dall’inferno” ricevuta il 16 ottobre 1888. La lettera era accompagnata da una piccola scatola contenente la metà di un rene umano, conservato in alcol etilico. Uno dei reni della vittima Catherine Eddowes era stato rimosso dal cadavere e il medico che lo esaminò determinò una certa somiglianza con quello sottratto alla donna.

Nel corso degli anni e dei decenni seguenti sono stati fatti talmente tanti nomi per identificare Jack lo Squartatore che si potrebbero riempire pagine e pagine, tuttavia una svolta avvenne ben 126 anni dopo gli orribili fatti. 2014. Dalle macchie di sangue e sperma ancora presenti sullo scialle di Catherine Eddowes è stato possibile risalire al DNA dell’assassino e confrontarlo con quello dei discendenti di entrambi. Venne fuori un nome: Aaron Kominski, un barbiere di origini polacche. Quest’uomo era già noto alla polizia del tempo e si ripeteva molte volte fra i documenti e le ricostruzioni di Scotland Yard. Kominksi con ogni probabilità, era affetto da una grave forma di schizofrenia, che gli causava forti istinti omicidi. Nel 1891 venne ricoverato in un manicomio. Morì nel 1919 proprio in quell’istituto. Dopo 126 anni dunque è stata finalmente svelata la vera identità di Jack lo Squartatore? A quanto pare no poiché un’equipe di esperti di DNA rivelò che i calcoli, alla base della teoria che aveva indicato il giovane barbiere polacco, erano sbagliati, dunque è tutto da rifare. A questo punto con ogni probabilità la vera identità di Jack lo Squartatore che negli anni ha assunto una figura quasi soprannaturale, rimarrà avvolta nel mistero per sempre.

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Pubblicato da su 11 aprile 2017 in Personaggi sinistri

 

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Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Nei giorni vicini all’ultimo Natale del XIX secolo, su un’isola remota e dimenticata da Dio, tre uomini scomparvero nel nulla. Le leggende locali e la superstizione rivendicano tale isola come luogo ricco di storie connesse con il mondo del soprannaturale. Le isole Flannan sono un piccolo gruppo di sette isole situate a poco più di 100 chilometri a nord-ovest dalla Scozia e fanno parte delle Ebridi Esterne, una serie di isole al largo della costa occidentale della Scozia, separate da quest’ultima dalle Ebridi Interne da uno stretto estremamente burrascoso. Le sette isole prendono il nome da St Flannan, un predicatore irlandese del VII secolo. L’isola più grande del gruppo, Eilean Mor, è la culla di un mistero vecchio di oltre un secolo che riguarda tre uomini, i guardiani del faro situato sull’isola, scomparsi senza lasciare nessuna traccia.

Per secoli Eilean Mor ha avuto una reputazione a dir poco inquietante tra i marinai, sono numerose le leggende che si raccontano su di essa, in particolare tra gli abitanti delle isole vicine. Si narra di un gruppo di “Piccole persone” con poteri magici che abiterebbe Eilean Mor da secoli, per comunicare tra di loro usano uno strano dialetto, sono molto schivi e non si fanno mai vedere dagli esseri umani verso la quale sono molto diffidenti. Altri raccontano che l’isola sia la casa di una particolare razza di volatili giganti e che gli abitanti li utilizzavano per spostarsi tra un atollo all’altro. Sono molti i marinai convinti di aver avvistato questi grossi volatili e quei piccoli esseri, ovviamente oggi si ritiene fosse tutto semplicemente frutto della fantasia di un popolo che ancora credeva in fate, elfi e folletti, ma come mi piace ogni volta ricordare: le leggende hanno sempre un fondo di verità. Quel che di sicuro non è leggenda è che nel 1896 si cominciò a costruire su Eilean Mor un faro che avrebbe dovuto essere il punto di riferimento per gli impavidi che si inoltravano tra le acque impervie del nord della Scozia. I lavori durarono tre anni e il 7 dicembre 1899 il faro cominciò e gettare la sua luce all’orizzonte come un’ancora di salvezza per i marinai. Prima che il faro venisse costruito furono numerose le navi e i vascelli che affondarono, inoltre sull’isola erano presenti solo le rovine di una cappella. Situato sul punto più alto di Eilean Mor, il faro si erge imponente con i suoi ventitré metri d’altezza, con una luce visibile da oltre 30 chilometri di distanza, costruito per resistere ai più temibili venti di burrasca.

Thomas Marshall, James Ducat, Donald MacArthur e Joseph Moore. Questi erano i nomi dei guardiani del faro scelti con estrema attenzione, infatti per compiere quel lavoro erano necessari un forte carattere, nervi saldi, facilità nell’adattarsi in ogni situazione e soprattutto, cosa più importante, una forte resistenza alla solitudine. Ai quattro uomini venne imposto che dovevano esserci sempre tre guardiani a presidiare il faro e i quattro si accordarono per turni di sei settimane. Un anno dopo che il farò entrò in funzione, accadde qualcosa che ancora oggi è considerato un vero e proprio mistero. La luce di quel faro eseguiva un giro completo ogni 30 secondi, ma la notte del 15 dicembre 1900 non fu così. Quella notte il mare era stranamente tranquillo, ma a permeare l’atmosfera di quel velo di paura e mistero c’era una fittissima nebbia. Di passaggio c’era un vascello inglese diretto a Edimburgo che però non venne accolto dalla luce rassicurante del faro di Eilean Mor. Era tutto spento, tuttavia il vascello riuscì comunque a raggiungere la sua meta tre giorni più tardi riferendo la stranezza alle autorità portuali, per qualche ragione però il rapporto non venne consegnato alla Northern Lighthouse Board, l’ente pubblico responsabile di tutti i fari in quelle isole.

Il 26 dicembre arrivò sull’isola una nave di soccorso in ritardo di quasi una settimana a causa delle forti burrasche avvenute nei giorni precedenti, a bordo c’era Joseph Moore pronto per sostituire uno dei suoi colleghi, ignaro però che non li avrebbe mai più visti. Joseph notò fin da subito qualcosa di strano, solitamente loro erano molto impazienti di vedere un compagno tornare per scambiare due parole prima di tornare alla solitudine del loro lavoro, ma quel giorno sulla banchina non c’era nessuno, allora il capitano della nave di soccorso suonò la sirena nella speranza di ricevere qualche risposta, ma il silenzio regnava sovrano. Preoccupato Joseph corse al faro, lo trovò chiuso ma la porta era comunque sbloccata. Si diresse subito in cucina dove trovò solo il nulla più assoluto, tutto era meticolosamente al suo posto, solo una sedia era ribaltata, come se chi vi fosse seduto sopra si fosse alzato repentinamente per correre via. L’orologio era fermo, le lampade ad olio appena riempite e il pasto era stato consumato a metà. Nessun letto era stato sistemato e negli armadietti mancavano solo due impermeabili, il terzo era ancora al suo posto, fatto strano dato che le regole imponevano ai guardiani che ogni volta che uscivano dovevano sempre indossare tutti gli impermeabili. Joseph gridò e gridò a squarciagola il nome dei suoi compagni uno a uno più volte, ma poteva udire solo le onde che s’infrangevano sugli scogli.

A questo punto Joseph e alcuni marinai della nave di soccorso cominciarono ad ispezionare l’intera isola, fortunatamente non era molto grande, ma dei tre guardiani nessuna traccia. Il diario riportava che fino all’ora di pranzo del 15 dicembre, tutto era tornato alla normalità dopo la violenta tempesta dei giorni precedenti, dunque dagli indizi quali il pasto mezzo consumato e i letti ancora da sistemare, si ipotizzò che qualsiasi cosa fosse accaduta doveva essere avvenuta probabilmente quello stesso pomeriggio. Qualche giorno dopo la Northern Lighthouse Board avviò un’indagine. Si scoprì che la zona ovest dell’isola mostrava violenti segni del passaggio di una terribile tempesta. Una cassa era andata completamente distrutta, alcuni tratti delle rotaie che portavano al faro erano stati scardinati dal cemento e un masso di oltre una tonnellata vi si è schiantato in mezzo. Si venne alla conclusione che i tre uomini avessero lasciato insieme il faro trascurando il protocollo di sicurezza per far fronte ai disastri che il maltempo stava procurando, per poi essere investiti da un’onda anomala mentre stavano lavorando che li inghiottì per sempre nell’Oceano Atlantico spezzando in un attimo le loro vite. Questa fu la conclusione ufficiale che tuttavia non convince per due principali motivi: il primo è che secondo recenti studi l’onda che avrebbe dovuto inghiottire i tre uomini sarebbe dovuta essere alta più di 30 metri, fatto assolutamente improbabile. In secondo luogo negli armadietti mancavano solo due impermeabili, vuol dire che il terzo uomo non aveva mai lasciato il faro. Tuttavia nonostante queste incongruenze, la Northern Lighthouse Board accettò questa spiegazione in fretta forse per non gettare troppo fango su se stessa o forse perché aveva trovato qualcosa che non voleva assolutamente divulgare mettendo in pratica una vera e propria opera di insabbiamento.

Come per ogni mistero esistono diverse teorie avanzate nel corso degli anni per cercare di dare una spiegazione a quei punti a cui la spiegazione ufficiale non riesce a dare risposta. In primo luogo venne suggerito che molti degli aspetti dell’intera faccenda furono “sensazionalizzati” dalla stampa con l’avanzare del tempo. Molti concordano con la spiegazione della Northern Lighthouse Board, altri invece avanzano spiegazioni ben più azzardate, come quella che vede protagonista l’omicidio. Uno dei tre uomini durante un momento di follia avrebbe gettato i corpi in mare dei suoi compagni per poi buttarsi tra le quelle stesse onde divorato dai sensi di colpa, ma dalle minuziose ispezioni dell’isola non furono trovate tracce di sangue, inoltre i corpi sarebbero dovuti tornare a riva a causa delle correnti. Altra teoria è quella che ha come protagonista un enorme serpente di mare, giunto sull’isola per divorare i poveri guardiani. Non mancano, ovviamente, teorie molto più fantasiose: dal rapimento alieno ai mostri marini, passando per la leggenda del Fantasma dei Sette Cacciatori, che viaggia fra le isole del piccolo arcipelago in cerca di uomini da reclutare.

Oggi le isole Flannan sono completamente deserte e il faro Eilean Mor è stato totalmente automatizzato a partire dagli anni 70, forse però non sono così deserte, magari gli spiriti dei tre guardiani sono le uniche anime che stanno ancora vagando con l’idea di vegliare sul faro.

 

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Caso YOG’TZE – Una paranoia mortale

Caso YOG’TZE – Una paranoia mortale

La Germania è un paese dove di certo si sono verificati molti casi di delitti irrisolti o macabri eventi, alcuni dei quali hanno già trovato spazio nel nostro canale come il caso della fattoria Hinterkaifeck o la raccapricciante storia di Armin Meiwes, meglio noto con il nome cannibale di Rotenburg. Oggi vi parleremo di un ennesimo caso tanto inquietante quanto strano, il caso YOG’TZE. Questa parola sembra un’accozzaglia di lettere messe a caso, tuttavia è stato l’unico criptico indizio di una morte alquanto sconcertante che ancora oggi non ha trovato una risposta.

Germania, 1984. Günther Stoll è un ingegnere alimentare disoccupato. La sua situazione finanziaria è molto precaria, ma un’ombra molto più grande incombe sulla sua vita: un caso preoccupante di paranoia clinica e la convinzione di essere preso di mira da una presenza sinistra. Capitava spesso che Günther raccontasse queste sue sensazioni alla moglie, che però non prendeva molto sul serio a causa della sua condizione clinica… e forse fu proprio questa superficialità da parte della moglie e dei medici a condannare l’uomo che raccontava di essere seguito da delle figuri indistinte a cui si riferiva sempre con il pronome “loro”. “Loro” sono stati qui, “loro” mi seguono. Chiunque fossero queste entità, Günther diceva sempre che presto gli avrebbero fatto molto, molto male.

La sera del 25 ottobre Günther è a casa nella sua camera da letto, seduto su una sedia pensieroso. Poi senza preavviso fa uno scatto, si alza e grida in tedesco “Ora ho capito!”. Comincia a rovistare nei cassetti, prende carta e penna e scarabocchia 6 lettere: “YOGTZE”, l’opinione dei ricercatori si spacca sulla lettera G che molti considerano sia in realtà il numero sei. Poco dopo Günther lancia via il biglietto su cui aveva scritto quel criptico messaggio e scappa di casa. È tardi ma l’uomo ha bisogno di riflettere e di un drink. Sale sulla sua Volkswagen Golf e si dirige alla vicina città di Wilnsdorf dove ordina una birra nel suo pub preferito. Prima che potesse fare il primo sorso, Günther crolla a terra ferendosi al volto. I testimoni rimasero sorpresi da quell’incidente anche perché Günther non aveva ancora bevuto e quindi non poteva essere ubriaco. Questo strano episodio si verificò intorno alle undici di sera, ma la notte era tutt’altro che finita. Dopo aver ripreso conoscenza Günther lascia il bar e cosa avesse fatto o dove fosse stato nelle due ore successive rimane un mistero. Quello che è noto è che dopo queste due ore di buio, all’una di notte, l’uomo si stava dirigendo con la sua auto nella sua città natale di Haigerseelbach, a circa 10 km da Wilnsdorf. Li cerca una donna, una sua vecchia amicizia, e la trova a casa sua, tuttavia la donna non lo lascia entrare e Günther parte con un monologo interminabile in cui avverte di un imminente “incidente orribile”. La donna lo ascolta da dietro la porta impaurita dopodiché invita Günther a tornare a casa da sua moglie credendolo ubriaco. L’uomo è sempre più spaventato e invece di seguire il consiglio della sua amica d’infanzia, prende la sua Golf e scompare per altre due ore, altre due ore di buio… Questa volte le ultime ore della sua vita.

26 ottobre, 3:00 del mattino. Due camionisti stanno percorrendo l’autostrada A45, un’autostrada lunga 257 km da Dortmund a Aschaffenburg, quando scorgono in lontananza un’auto finita fuori strada vicino all’uscita di Hagen-Süd, a circa 100 km da Haigerseelbach. Si fermano per verificare cosa fosse successo e notano che l’auto è una Volkswagen Golf, dentro c’è un uomo nudo e sanguinante accasciato sul sedile anteriore del passeggero e appena cosciente. Quell’uomo era Günther Stoll. Uno dei due camionisti chiamò subito l’ambulanza mentre l’altro cercò di capire cosa fosse accaduto parlando con Günther il quale biascicava dapprima parole incomprensibili e poi disse che stava viaggiando con quattro sconosciuti che lo picchiarono fino quasi alla morte per poi abbandonarlo nella sua auto. Poco dopo arriva l’ambulanza e si precipita in ospedale, ma per Günther era ormai giunta l’ora e morì durante il tragitto a causa delle profonde ferite sul suo corpo. I due camionisti vennero interrogati nello stesso momento, ma in due sessioni diverse ed entrambi dissero che poco prima del loro arrivo notarono un uomo ferito con una giacca bianca in fuga dalla Volkswagen Golf fuori strada, inoltre vicino all’uscita di Hagen-Süd videro anche uno autostoppista. Questo dettaglio complicò una scoperta sconcertante già fatta dalla polizia: le ferite di Günther non erano per niente riconducibili alla dinamica ricostruita dell’incidente, le ferite non coincidevano e sembravano causate più che altro da delle percosse, inoltre la posizione in cui era stato trovato era strana, sembrava quasi che si fosse ferito in un altro posto per poi raggiungere la sua auto, o che come molti pensano, sia stato messo lì da qualcuno che voleva simulare l’incidente.

Vennero spese molte energie per cercare di dare un senso a tutto ciò che apparentemente non ne aveva su quell’episodio. Semplice incidente? Omicidio premeditato? Nessuno lo sa ancora con certezza. La teoria popolare spiega come la sigla YOGTZE o YO6TZE, non fosse nient’altro che la targa di un’auto, magari lo stesso mezzo che usavano quelle figure che stando a quanto Günther diceva lo inseguivano e spiavano. Questa teoria afferma anche che quella stessa auto avrebbe poi causato l’incidente e il fatto che Günther avesse scritto la targa su un foglietto potrebbe essere stata una sorta di presentimento o intuizione. Ma perché non parlarne con la moglie o qualcuno… Forse l’uomo si era semplicemente rassegnato dato che tutti l’avevano ormai preso per pazzo, una situazione di certo frustrante. D’altro canto se escludiamo l’omicidio, tutto quello che è successo a Günther la notte tra il 25 e 26 ottobre 1984, è spiegabile semplicemente con una paranoia estrema andata fuori controllo. Un biglietto con lettere senza senso, uno svenimento in pubblico, la ricerca di una vecchia conoscenza e il vagare senza meta nel mezzo della notte, sono tutti atti che potrebbero essere attribuiti a una perdita di sanità mentale.

Un’altra teoria vede come protagonista l’omicidio involontario con occultamento di cadavere. Non è raro per coloro che non sono sani di mente togliersi i vestiti. Forse un veicolo colpì Günther mentre vagava nudo per le strade di notte. Coloro che avrebbero investito l’uomo, colti dal panico potrebbero aver riportato Günther nella sua auto portandolo poi fuori strada, tuttavia il perché abbiano deciso di abbandonarlo al largo della trafficata autostrada A45 resta complicato da spiegare. La pista che ad oggi ha più senso vede l’uomo al centro della malavita o di complotti, forse era venuto a conoscenza di qualcosa che non doveva assolutamente sapere. Gli inquirenti non riuscirono a capire il significato della parola YOGTZE e non pensarono che forse lo stassero leggendo dal lato sbagliato, se infatti si gira il biglietto di 180 gradi non si ha più a che fare con una stringa di lettere senza senso, ma con un numero: 027,906. Secondo una teoria questo insieme di cifre si riferisce al numero di catalogo di un acido usato nel trattamento alimentare e ricordiamo che Günther era un ingegnere alimentare… Coincidenze? Forse l’uomo aveva davvero scoperto qualcosa che non doveva scoprire.

Queste sono tutte speculazioni. Il fatto è che la morte di Günther è stata ufficialmente catalogata come omicidio da parte della polizia tedesca che ha archiviato il caso senza fornire nessuna risposta. Persone di tutto il mondo continuano a speculare sul caso YOGTZE, uno dei più intriganti cold case degli archivi della Germania.

 
 

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John Wayne Gacy – The Killer Clown

John Wayne Gacy – The Killer Clown

Nato il 17 marzo 1942 a Chicago, Illinois, ha fin da subito affrontato un’infanzia difficile e combattuto con conflitti riguardo la sua sessualità. Dopo essere stato condannato per violenze sessuali nel 1968, si scoprì anni più tardi che uccise la bellezza di trentatré giovani tutti maschi, seppellendo la maggior parte di essi sotto casa sua. Nel 1980 venne riconosciuto colpevole e la sentenza comprendeva molteplici condanne a morte. Venne giustiziato tramite iniezione letale il 10 maggio 1994. Questa è solo una breve sinossi del serial killer di cui vi stiamo per parlare ma fa già rabbrividire! Ecco la storia di John Wayne Gacy, Jr. noto con lo pseudonimo di Killer Clown.

Questo purtroppo famoso serial killer era figlio di genitori danesi e polacchi e insieme ai suoi fratelli venne cresciuto prevalentemente dal padre, un uomo violento che spesso tornava a casa ubriaco picchiando moglie e figli. Non era raro che l’uomo usasse rasoi e cinture per infliggere pesanti danni fisici ai figli non appena si fossero comportati male, ma in quel caso i danni più che fisici erano psicologici, danni che si ripercuoteranno pesantemente soprattutto nella vita di Gacy. La vita a scuola inoltre non era delle migliori, il ragazzo non riusciva a legarsi con gli altri a causa di una condizione cardiaca congenita che non gli permetteva di fare eccessivi sforzi e quindi giocare con i ragazzi della sua età, senza contare che questa sua condizione gravava ancor di più a casa in quanto il padre lo considerava un fallimento per questo. Durante la fase della sua adolescenza Gacy si rese conto che era attratto da altri uomini e quello per lui fu un periodo molto turbolento.

All’età di diciotto anni Gacy trovò lavoro in una catena di fast-food e iniziò anche a interessarsi di politica, lavorando come assistente del candidato del Partito Democratico del suo quartiere e nel 1964 si sposò. Ben voluto nella sua comunità Gacy era spesso chiamato a fare il clown alle feste dei bambini, difatti era membro di un “Jolly Joker Clown Club” i cui membri volontari, tutti mascherati da pagliacci, si esibivano regolarmente senza scopo di lucro in varie manifestazioni di beneficenza e negli ospedali dove davano spettacoli per i bambini malati. Insomma, fin qui abbiamo raccontato la vita di una persona a modo seppur con un’infanzia estremamente difficile, eppure sulle spalle di Gacy grava una storia ben più inquietante. Venne condannato nel 1968, all’età di ventisei anni, a un periodo di reclusione di dieci anni a seguito di una presunta violenza sessuale a danno di due ragazzi adolescenti. Il giorno stesso della condanna la moglie di Gacy chiese il divorzio. In prigione si rivelò un detenuto modello. Dopo diciotto mesi di carcere, il 18 giugno 1970, venne liberato sulla parola con dodici mesi di libertà condizionata, ma l’anno successivo la polizia lo arrestò nuovamente per l’accusa di un’altra violenza sessuale ai danni ancora una volta di un ragazzo adolescente, tuttavia le accuse caddero quanto il ragazzo non si presentò al processo. Anni più tardi venne scoperto che il suo primo omicidio si consumò nel 1972 prendendo la vita dell’adolescente Timothy McCoy dopo averlo attirato a casa sua. Nel corso di un’intervista a seguito dell’arresto, Gacy asserì che immediatamente dopo aver ucciso McCoy, si era reso conto di aver avuto un orgasmo completo nell’atto di uccidere il giovane, inoltre aggiunse: “Fu allora che realizzai che la morte era l’emozione più grande”.

Furono proprio gli anni 70 in cui Gacy commise i suoi più efferati crimini. Nel 1976 la seconda moglie di Gacy chiese il divorzio e otto mesi dopo iniziò a uccidere più di frequente avendo la casa tutta per sé. Tra l’aprile e l’agosto 1976 il killer uccise un minimo di otto giovani, due dei quali mai identificati. Sette di questi ragazzi furono seppelliti nella cantina di Gacy, quattro dei quali in una fossa comune sotto il locale lavanderia. Gli anni successivi furono costellati di sparizioni di giovani ragazzi, era Gacy che continuava a consumare la sua follia omicida.

Il 12 ottobre 1978 la polizia diramò l’avviso di una scomparsa: Robert Piest, un ragazzo di quindici anni le cui tracce erano scomparse da qualche giorno. Prima di sparire però, Piest aveva raccontato a parenti e amici di aver conosciuto il gioviale titolare della PDM e che l’uomo gli aveva offerto un posto di lavoro nella sua ditta. Infine aveva precisato che avrebbe dovuto incontrarlo a casa sua la sera della scomparsa. La PDM non nient’altro che una ditta edile fondata da Gacy nel 1972, l’assassino aveva colpito ancora. Dieci giorni più tardi la polizia ottenne un mandato per perquisire da cima a fondo la casa di Gacy nel quartiere di Norwood Park a Chicago. Dentro l’abitazione c’era una puzza nauseabonda, Gacy spiegò che si trattava del sistema fognario che stava dando problemi, ma poco dopo si scoprirono le orribili prove del suo coinvolgimento in numerosi atti deplorevoli tra cui l’omicidio. Vennero trovati ventotto corpi esanimi di giovani ragazzi, un vero e proprio cimitero in cui la casa era stata trasformata: corpi seppelliti in giardino, dietro la camera da letto, in garage, in cantina. La comunità locale, in cui era tra i più stimati, rimase scioccata. Non poteva essere la stessa persona che faceva divertire i figli del vicinato vestito da pagliaccio. Invece era proprio lui. In seguito Gacy confessò l’omicidio di ben trentatré ragazzi, alcuni dei quali recuperati vicino al fiume Des Plaines, probabilmente perché in casa sua non c’era più spazio per seppellire i corpi. Gacy attirava le sue vittime con la promessa di lavori nel settore edile per poi catturarli, violentarli e infine strangolarli con la corda. Molto spesso uccideva le sue vittime vestito come il suo alter ego “Pogo il Clown”, ossia le sembianze da pagliaccio che assumeva alle feste dei bambini.

Il processo a Gacy iniziò il 6 febbraio 1980. Dopo che l’uomo confessò ogni suo crimine, ci si concentrò sul suo stato mentale e se poteva essere dichiarato pazzo e quindi internato in una struttura psichiatrica. Gacy disse alla polizia che tutti gli omicidi erano stati commessi dalla sua personalità alternativa, quella che emergeva quando indossava il suo costume da pagliaccio, da qui il soprannome Killer Clown. Ad ogni modo gli psicologi stabilirono che lo stato mentale di Gacy era in perfetta salute e le perizie psichiatriche effettuate dimostrarono, come per molti serial killer “organizzati”, una notevole intelligenza. In definitiva Gacy venne considerato colpevole di tutti e trentatré gli omicidi e divenne noto come uno dei serial killer più feroci della storia degli Stati Uniti d’America. Gli vennero inferte 12 condanne a morte e 21 ergastoli. Fu imprigionato al Menard Correctional Center per quasi 15 anni durante i quali fece numerosi appelli e dichiarazioni contraddittorie sugli omicidi nelle interviste. Anche se confessò le sue azioni, negò più volte di essere colpevole e vennero registrate numerose interviste in cui si dichiarò innocente. Durante gli anni di prigionia Gacy dipinse numerosi quadri raffiguranti pagliacci mostrati al pubblico attraverso una galleria di Chicago, molti dei quali acquistati dall’attore Johnny Depp.

John Wayne Gacy morì per iniezione letale il 10 maggio del 1994 presso il Stateville Correctional Center a Crest Hill, Illinois. L’uomo portò con sé nella tomba numerosi segreti in quanto sussistono ancora scomparse misteriose avvenute a Chicago negli anni 70. Molto probabilmente in qualche luogo frequentato da Gacy giacciono senza vita i corpi di quei ragazzi i cui parenti non hanno più saputo nulla.

 
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Pubblicato da su 7 novembre 2016 in Personaggi sinistri

 

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Lilly Gray – Vittima della Bestia 666

Lilly Gray – Vittima della Bestia 666

Un epitaffio è un’iscrizione sulla tomba di una persona, molti epitaffi cercano di onorare con parole brevi la vita di quella persona o semplicemente cercano di trasmettere un messaggio a chi legge per portarlo a riflettere sulla propria esistenza e sulla morte. Quello che state per vedere però non ha nulla di tutto ciò, sembra uno scherzo di cattivo gusto ma è tutto reale e appena sentirete le parole che recita questo epitaffio molte saranno le immagini che scorreranno velocemente nella vostra mente cercando di coglierne il significato e contemporaneamente un brivido farà trasalire il vostro corpo.

Ci troviamo nel cimitero della città di Salt Lake nella contea omonima, nello stato dello Utah, USA.  In una delle sezioni più antiche del cimitero fra le tante lapidi logorate dal tempo e dimenticate, ne troviamo una che di certo non passa più inosservata! È la tomba che si trova esattamente nella sezione X – Blocco #1 – Lotto 169 – Tomba numero 4 a est. Nella posizione indicata troverete quest’oggetto… Qui giace Lilly Edith Gray nata il 6 giugno del 1881 e morta il 14 novembre del 1958. Vittima della Bestia 666. Quest’ultima frase è il nodo principale di tutta la vicenda e a una prima semplice lettura c’è solo un’interpretazione possibile, Parla chiaramente di una vittima e di una Bestia, il 666 della Bibbia, il sacro testo giudeo cristiano.

Nell’ultimo libro del Nuovo Testamento, chiamato Apocalisse, il cui autore secondo la tradizione cristiana sarebbe l’apostolo Giovanni, si racconta della fine dei tempi e di una battaglia finale tra il bene e il male e in particolare parla di una bestia che governerà sulla terra.

E vidi salir dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi, e sulle teste nomi di bestemmia. E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla mano destra o sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi avesse il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d’uomo; e il suo numero è 666. – Apocalisse 13:1-18

Quest’ipotesi è certamente incredibile ma è solo una delle tante che circolano in rete. Da diversi anni su internet si è diffusa questa storia e sono davvero poche le informazioni riguardanti Lilly Edith Zimmerman Gray, non si conosce la sua storia o quello che le è successo quando era ancora in vita, alcuni dicono sia nata in Canada e che sia morta per cause naturali. Una delle teorie più diffuse è che Lilly sia stata posseduta da un demone potente e che alla fine sia morta durante il rituale di liberazione diventando quindi una vittima del male. Altre teorie invece dicono che è stata una vittima sacrificale in qualche rituale che coinvolse delle comunità di satanisti. Ipotesi non del tutto casuale sapendo che esistono tutt’oggi diverse chiese sataniste molto attive in tutto lo Utah e in generale negli Stati Uniti. Per esempio uno dei casi più orribili che si siano visti risale a vent’anni fa. Il caso di Elyse Pahler. Questo caso ha di certo scosso e causato diverse notti insonne a più persone, soprattutto a molti genitori. Nel 1995 i l corpo nudo di questa ragazza, che all’epoca dei fatti aveva solo 15 anni, è stato trovato otto mesi dopo la sua sparizione in una foresta in uno stato avanzato di decomposizione vicino a casa sua e sotto di lei un pentacolo e altri simboli satanici con scritte che dichiaravano di offrire la sua anima al dio del male. La sfortunata storia di Elyse inizia come molte altre. Il giorno della sua scomparsa molto ingenuamente credeva di fare una gita divertente con i suoi cosiddetti “amici” nella foresta e trascorrere il weekend a bere alcolici e fumare marijuana, ma quando la comitiva di carnefici arrivò in un luogo abbandonato, lei trovò solo un altare di sacrificio e fu la vittima offerta a Satana.

Sicuramente la parte più scioccante di questa storia è che i suoi aguzzini non erano persone adulte bensì suoi coetanei: tre ragazzi di 17, 15 e 16 anni. Royce Casey, Jacob Delashmutt e Joseph Fiorella. Questi tre mostri colpirono con violenza Elyse. L’omicidio ebbe inizio quando Delashmutt iniziò a soffocarla lentamente con la sua cintura mentre Casey la teneva ferma per terra, successivamente Fiorella estrasse un coltello da caccia e colpì la ragazza diverse volta alla nuca fino a quando smise di muoversi… Una morte davvero lenta e orribile. Nei mesi successivi i tre assassini si ritrovavano nel luogo dell’omicidio per ascoltare musica death metal, bere e drogarsi di fronte al cadavere e addirittura a turno ebbero anche dei rapporti sessuali con il corpo senza vita di Elyse. Dopo aver confessato, due dei ragazzi vennero condannati al massimo della pena che per i minorenni è di 26 anni mentre Casey venne giudicato come un adulto e quindi sentenziato a vita. La famiglia della ragazza inoltre fece anche causa agli Slayer, una band metal che questi ragazzi ascoltavano assiduamente, le cui canzoni parlano spesso di rapimento, omicidio e necrofilia come via per raggiungere l’inferno. Ci sono molte storie che riguardano questo mondo e ci sono un’infinità di episodi di cui si potrebbe parlare, ma tutto questo insieme ad altri casi che riguardano anche la cronaca italiana verranno trattati in un video futuro.

Ritornando a Lilly Gray quindi, ci sarebbe la pista satanismo soprattutto perché negli stessi anni in cui è vissuta questa donna, negli Stati Uniti si faceva largo una figura nel mondo dell’occultismo che al giorno d’oggi è quasi un mito a livello mondiale; si tratta di Aleister Crowley uno dei più grandi occultisti e considerato il fondatore del satanismo moderno. Aleister si riferiva a se stesso proprio come la bestia 666, tuttavia anche quest’ipotesi non è del tutto credibile dato che un omicidio del genere avrebbe sicuramente fatto scalpore e avrebbe riempito per diversi anni le prime pagine dei giornali locali, ma nello storico dei notiziari di Salt Lake Lilly risulta del tutto ignota per non parlare del fatto che questa donna il giorno della sua morte aveva più di 77 anni e si sa che nelle cerimonie riguardanti i riti satanici si prediligono vite giovani e innocenti. Dunque l’enigma rimane anche se una spiegazione che non ha nulla a che fare con il mondo del soprannaturale prova a darla Richelle Hawks, una residente della città di Salt Lake e colei che fu probabilmente la prima persona a postare l’enigmatica tomba su internet 9 anni fa. Nel suo blog spiega che da sempre si è chiesta le ragioni di un epitaffio così particolare, ma qualunque spiegazione secondo lei era influenzata da tradizioni cristiane e misticismo di quel 666, cosa che Richelle non credeva possibile. Insomma, davvero l’anticristo aveva ucciso questa donna? Dato che su internet si possono trovare molte informazioni, decise di mettere online una foto della tomba per vedere se qualcun’altro nel cimitero della propria città avesse qualcosa di così enigmatico o avesse informazioni direttamente su Lilly Gray.

Nel 2009, dopo 2 anni da quando iniziò a circolare questa storia, Richelle raccolse così poche informazioni utili che decise di indagare direttamente di persona. Quindi come una vera e propria giornalista iniziò a scavare negli archivi storici della città e scoprì alcune piste che secondo lei portavano alla verità di questo mistero. Richelle innanzitutto scoprì che la vera data di nascita di questa donna è il 4 giugno del 1880 e non il 6 giugno del 1881, inoltre da quanto si legge dai registri Lilly è morta di cause naturali e quindi questo esclude buona parte delle teorie anzidette. Altre informazioni interessanti che sono state ricavate riguardano suo marito Elmer Gray e dai pochi documenti emergono dettagli che lasciano molti dubbi sulla sua sanità mentale e un profondo odio che covava.

I coniugi Gray ebbero una vita da sposati molto breve, infatti i due si conobbero circa nel 1950, anno in cui la signora Lilly si trasferì a Salt Lake e si sposarono 2 anni dopo, quando lei aveva circa 70 anni. Dai registri cimiteriali si legge anche che il signor Elmer è stato sepolto nello stesso cimitero di Lilly ma molto distante dalla sua coniuge, fatto alquanto bizzarro. Tuttavia i documenti più interessanti sono quelli legati al rilascio sulla parola del signor Elmer il quale era stato anche condannato a cinque giorni di lavori forzati a spaccare le rocce per aver rubato un ombrello del valore di 3 dollari e 50 centesimi. Richelle nelle sue ricerche è riuscita infatti a procurarsi un documento originale del rilascio sulla parola firmato dal signor Grey. Tale documento è pubblico e da questo si evincono particolari macabri. Questo è il documento originale del rilascio sulla parola datato 1947, tre anni prima di conoscere e sposare la signora Lilly e si legge chiaramente come Elmer abbia modificato e compilato tale documento con frasi come “sono stato rapito” e altre espressioni strane. Per esempio alla voce “indirizzo dei propri genitori” si legge: “I miei genitori sono morti dal dolore quando mia moglie è stata uccisa dai rapitori”, mentre nello spazio dedicato alla descrizione del reato commesso c’è scritto: “Cinque rapitori democratici mi hanno arrestato e mi tengono in ostaggio” e altre frasi che continuano a ricalcare il fatto che Elmer covasse un odio profondo verso la legge definendoli rapitori. È interessante notare anche che la sua prima moglie è stata uccisa da qualcuno e lui attribuisce questa colpa alla polizia. L’ipotesi di Richelle è che Elmer vedeva nella legge e nello stato una sorta di figura demoniaca che aveva portato via la sua amata e riempito di dolore la sua vita, quindi l’epitaffio non riguarda Lilly Gray ma è una specie di messaggio di protesta nei confronti della polizia, colpevole della sua perdita. Tra le tante teorie forse questa ha una base più solida anche se molti aspetti rimangono ancora irrisolti.

Sicuramente anche nelle vostre città si trovano oggetti particolari dei quali nessuno sa spiegare con esattezza l’origine e alle quali magari non date troppo peso, ma con un occhio più attento e un po’ più di curiosità riuscirete a scoprire storie affascinanti di tempi ormai dimenticati e storie sepolte sotto cumuli di polvere che aspettano solo di essere raccontate….

Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto un cumulo d’immagini infrante dove batte il sole… Io vi mostrerò qualcosa di diverso. Dall’ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall’ombra Vostra che a sera incontro a voi si leva; In una manciata di polvere vi mostrerò la paura. – Thomas Stearns Eliot

 
 

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Fattoria Hinterkaifeck – La famiglia sterminata da nessuno

Fattoria Hinterkaifeck – La famiglia sterminata da nessuno

Omicidi irrisolti, assassini sconosciuti, dinamiche bizzarre… Ad oggi negli archivi della polizia di tutto il mondo ci sono ancora omicidi coperti da un fitto alone di mistero e alcuni di essi hanno nel corso del tempo accresciuto la propria reputazione tanto per la loro stranezza quanto per la loro efferatezza. Uno di questi proviene dalle imponenti foreste alpine della Baviera, Germania. L’idilliaco paesaggio di montagna e la natura incontaminata di questo luogo sembrano conferire un’atmosfera inusuale per un violento omicidio, eppure nel 1922 una tranquilla cascina denominata Hinterkaifeck è stata la cornice di uno degli omicidi più brutali, misteriosi e imbarazzanti della storia tedesca.

Hinterkaifeck era una fattoria immersa nel verde dei boschi tra le città di Ingolstadt e Schrobenhausen, a circa un’ora di auto da Monaco di Baviera. La fattoria venne occupata alla fine dell’800 dalla famiglia Gruber, composta dal capofamiglia Andreas con sua moglie Cäzilia, entrambi di mezza età, e dalla figlia rimasta vedova Viktoria con i suoi due figli, Cäzilia – come la nonna – e Josef di sette e due anni. I Gruber vivevano in relativo isolamento dato che la loro fattoria era nascosta da una foresta a un chilometro dalla città principale di Kaifeck. Nonostante questa lontananza, la benestante famiglia Gruber era ben nota nella zona, anche se non per nobili motivi. Andreas era conosciuto per essere un uomo violento che spesso e volentieri picchiava sua moglie, per questo non era ben visto dalla gente. C’erano anche voci che lo vedevano come il vero padre di Cäzilia e Josef, frutti di una relazione incestuosa con sua figlia Viktoria. Andreas sarebbe stato così ossessionato dalla figlia che le proibiva di sposarsi di nuovo tenendola sotto il suo stretto controllo, inoltre sarebbe stato solito sfogare le sue ire sui due piccoli. L’unica persona che aveva una reputazione relativamente buona in città era Viktoria che faceva parte del coro della chiesa per la sua voce soave.

Al di la delle voci che giravano, le vere stranezze in questa fattoria iniziarono quando nel 1921 Maria, la cameriera, lasciò senza preavviso il suo lavoro. Quando le venne chiesto il perché avesse improvvisamente deciso di lasciare il suo unico lavoro così bruscamente, la donna affermò di aver sentito delle strane voci e altri rumori inquietanti dentro e attorno alla casa, così come il rumore di passi provenienti dalla soffitta. La cameriera si terrorizzò dopo aver visto un fantasma convincendosi che la casa fosse infestata, dunque decise di non rimanere li un minuto di più. Quando diede i suoi saluti finali, venne riferito che era molto pallida e scarna in volto e i Gruber pensarono che fosse semplicemente mentalmente disturbata e nonostante questo spiacevole evento, passarono un inverno tranquillo, una tranquillità destinata a interrompersi definitivamente in un giorno di marzo del 1922. Quel giorno Andreas si svegliò di prima mattina e fece un giro della proprietà per assicurarsi che non vi erano stati danni provocati dalla tempesta di neve avvenuta quella notte. Sembrava tutto a posto fino a quando qualcosa attirò la sua attenzione: delle impronte. Impronte fresche, nitide, che provenivano dalla foresta e si aggiravano intorno alla fattoria. Andreas dunque decise di seguire le orme per capire da dove provenivano; si addentrò nel bosco, superò decine di alberi e poi più niente, le tracce svanivano nel nulla all’improvviso. L’uomo, stranito, decise di tornare indietro e girare intorno alla proprietà alla ricerca di qualsiasi segno ulteriore delle tracce, ma non ce n’erano. Allarmato dal fatto che un intruso potenzialmente pericoloso potesse essere nascosto in casa sua, Andreas condusse una ricerca approfondita in casa, nella stalla e nel garage dove scoprì che la porta era stata forzata ma non era stato rubato nulla.

Quella stessa notte Andreas faticò a prendere sonno, era turbato e non riusciva a spiegarsi quelle impronte chiedendosi come mai, se qualcuno era davvero entrato in casa sua, non abbia provato a rubare qualcosa. Mentre era nel letto assorto nei suoi pensieri, sentì strani e inspiegabili rumori provenienti dal sottotetto. A quel punto si ricordò delle affermazioni della cameriera a proposito di fantasmi e strani rumori in soffitta, andò a verificare ma non trovò nulla, dopodiché imbracciò il suo fucile alla ricerca del presunto estraneo. Perquisì la fattoria in lungo e in largo restando sveglio tutta la notte, ma alla fine non trovò nessuno. La mattina successiva venne trovato un giornale semi sepolto dalla neve che nessuno aveva richiesto, ma la cosa più strana è che alla domande circa questo giornale, il postino non ne sapeva nulla. Qualche giorno dopo sparì misteriosamente un set di chiavi di casa che non verranno più ritrovate. Andreas, durante la ricerca di quest’ultime, scoprì degli inquietanti graffi sulla serratura del capanno degli attrezzi, come se qualcuno avesse cercato di forzarlo. Il giorno dopo tutte queste stranezze, arrivò una nuova cameriera per sostituire quella fuggita mesi prima. Il suo primo giorno si rivelò essere anche l’ultimo, il giorno in cui più nessuno avrebbe visto i Gruber… Vivi.

4 aprile 1922. Sono passati quattro giorni da quando i Gruber vennero visti per l’ultima volta e la gente cominciava a insospettirsi. Cäzilia, la nipote di sette anni, non venne più vista a scuola, nessuno di loro andò più in chiesa e l’ufficio postale stava accumulando la posta destinata a loro. Viktoria in particolare era nota per non perdere mai un giorno in chiesa a causa della sua posizione come membro del coro. A fronte di queste stranezze, alcuni abitanti della cittadina vicina decisero di andare a controllare la proprietà dei Gruber per vedere cosa stava succedendo. Al loro arrivo alla fattoria iniziarono a gridare i loro nomi in cerca di una risposta, ma tutto taceva. Un primo controllo non rivelò nessuna traccia della famiglia e l’intero posto aveva un’atmosfera stranamente tranquilla. Decisero così di ispezionare l’interno della stalla e aprendo la porta vennero accolti da uno spettacolo raccapricciante. In una pozza di sangue c’erano i corpi di Andreas, sua moglie, Viktoria e la nipote Cäzilia accuratamente impilati uno sopra l’altro e coperti di fieno. Inorridito, il gruppo di ricerca si apprestò a cercare l’ultimo membro della famiglia che venne trovato all’interno della casa. Josef, l’ultimo nipote giaceva morto nella sua culla nella camera da letto della madre e la cameriera venne trovata morta nella sua camera da letto. Entrambi avevano sanguinato copiosamente ed erano distesi nel loro sangue ormai coagulato. In totale, quel giorno vennero trovati sei corpi privi di vita, i cinque membri della famiglia Gruber e la cameriera, tutti brutalmente uccisi a sangue freddo.

Venne chiamata subito la polizia che arrivò in poche ora sulla scena. Le autopsie preliminari mostrarono che tutte le vittime erano state uccise con un colpo alla testa inflitto da un piccone, probabilmente l’assassino aveva una certa dimestichezza nell’uso dello strumento poiché tutte le ferite mortali erano state fatte con un unico colpo ben preciso alla testa. Si ritenne che tutte le vittime morirono sul colpo, tutte tranne una, Cäzilia, che mostrava la prova di essere sopravvissuta per diverse ore dopo essere stata ferita gravemente, inoltre vennero trovati tra le sue mani ciocche dei suoi stessi capelli, come se se li fosse strappati da sola per un qualche motivo sconosciuto. Un’indagine della scena del crimine portò la polizia alla conclusione che qualcuna aveva attirato Andreas, sua moglie e sua figlia nella stalla poco prima che andassero a dormire e che lì l’assassino avesse consumato la tragedia, dopodiché andò in casa per ultimare l’orrido spettacolo. Un dettaglio che notò la polizia era che tutti i cadaveri erano stati coperti in qualche modo. I corpi nella stalla con il fieno, il corpo della cameriera con delle lenzuola e il piccolo Josef con una delle gonne della madre. La data di morte venne determinata venerdì 31 marzo, ma dopo aver interrogato i vicini della fattoria venne a galla qualcosa di molto insolito. Essi affermarono di aver visto del fumo uscire dal camino per tutto il fine settimana, suggerendo che qualcuno era li in quella casa. Nell’abitazione vi erano numerose prove che qualcuno aveva consumato dei pasti e uno dei letti sembrava essere stato usato non molto tempo prima che i corpi venissero scoperti. Inoltre venne riscontrato che tutto il bestiame nella stalla era stato nutrito da poco. Il cane, trovato abbandonato all’interno della stalla, era stato legato e successivamente percosso dall’assassino. Tutte queste informazioni lasciarono attoniti gli investigatori, in quanto implicavano che chi aveva ucciso la famiglia era rimasto nell’abitazione per i giorni seguenti prima di fuggire dalla scena, ma perché qualcuno avrebbe dovuto fare una cosa del genere? Nessuno lo sapeva.

La polizia, perplessa, cominciò a lottare per trovare un movente, ma più avanzava ipotesi e più il mistero si faceva fitto. In un primo momento si pensò che il motivo fosse una rapina, dopotutto i Gruber erano una famiglia molto benestante e non era raro trovare ladri nella zona, tuttavia anche se alcune banconote erano state tolte dai portafogli, una notevole quantità di monete d’oro e gioielli venne trovata intatta. Si avanzò dunque l’ipotesi di un omicidio passionale e i sospetti caddero su Lorenz Schlittenbauer, un corteggiatore di Viktoria. La donna aveva sempre sostenuto che Josef fosse il figlio di Lorenz e le voci che lo davano invece come figlio di un incesto con il padre Andreas, avrebbe scagliato un impeto di gelosia e rabbia. Altri dettagli i quali fecero puntare il dito su Lorenz era che fu uno dei membri del primo gruppo alla ricerca dei Gruber e mentre erano li, il cane legato al fienile mostrò una certa antipatia nei suoi confronti. Le altre persone riferirono che l’uomo aveva particolare dimestichezza con la fattoria e che alla vista dei cadaveri non avrebbe fatto una piega. Lorenz venne interrogato a lungo ma non si trovarono prove abbastanza concrete per collegarlo al crimine. I corpi vennero seppelliti in un cimitero a Waidhofen senza testa, dal momento che erano state inviate a Monaco di Baviera per le analisi e mai più tornate indietro. L’indagine andò avanti per anni e anni con oltre cento sospetti e a oggi il caso è diventato uno dei misteri irrisolti più duraturi della Germania. Vennero assunti anche dei chiaroveggenti per poter risolvere questo puzzle ma senza il risultato sperato. Come per ogni mistero, col tempo vennero avanzate diverse teorie, da quella razionale alla più bizzarra, per poter spiegare l’accaduto.

Una di queste vede come colpevole Karl Gabriel, l’ex marito di Viktoria, ritenuto ucciso durante la Prima Guerra Mondiale. Il suo corpo sui campi di battaglia non è mai stato trovato e potrebbe così essere tornato a Hinterkaifeck. Saputo del piccolo Josef, che non poteva essere assolutamente figlio suo, potrebbe in impeto di follia aver sterminato la famiglia perché sentitosi tradito dalla donna amata. Tuttavia non ci sono prove che Karl sia sopravvissuto alla Grande Guerra. Altri sottolinearono gli elementi apparentemente paranormali del caso, come ad esempio i fantasmi segnalati dalla prima cameriera, le impronti inspiegabili nella neve, il giornale misterioso e i rumori sentiti da Andreas provenire dalla soffitta. Tutti questi dettagli fecero avanzare l’ipotesi che non fu un semplice uomo a consumare quei delitti, ma una sorta di vendetta soprannaturale avrebbe messo gli occhi sulla famiglia. Un’altra affascinante ipotesi è quella che vede Hinterkaifeck come un arsenale militare segreto. Alcune voci suggerirono agli ispettori che nella fattoria erano presenti dei pezzi ancora imballati di due caccia tedeschi. È possibile che Andreas abbia rubato dei piani di guerra al Reich e che questi abbia inviato un tenente e due sergenti a recuperarli, anche con l’uso della violenza: una divisa da tenente venne effettivamente ritrovata in casa.

In Germania, il caso degli omicidi di Hinterkaifeck è ormai leggenda. La stessa fattoria venne demolita nel 1923 dagli abitanti infelici di avere un monumento che ricordava una gravissima tragedia. Tutto ciò che rimane sono solo i ricordi di un orrendo crimine avvenuto in una tranquilla zona circondata da alberi che rimarranno gli unici a sapere cosa sia realmente accaduto qui.

 
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Pubblicato da su 21 aprile 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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John Lang – Cronaca di una morte annunciata

John Lang – Cronaca di una morte annunciata

Sebbene questa vicenda sia accaduta di recente e non siano ancora state arrestate delle persone per un perfido omicidio, alla fine del video comprenderete perché la polizia non farà delle indagini a riguardo e perché questo caso sia destinato a rimanere in uno degli archivi più nascosti di una polizia sepolta dalla vergogna e dai sensi di colpa. Purtroppo le fonti che si hanno a disposizione sono veramente così poche che sembra che avvenga una censura in rete e infatti non possiamo farvi vedere la foto reale di colui che è il protagonista dato che ora non c’è più alcuna traccia di quello che era la sua persona, ma parte della sua storia può essere narrata attraverso alcuni frammenti importanti che sono rimasti su internet. Cercheremo di costruire i fatti come i pezzi di un puzzle e mano a mano andremo a comporre questi pezzi, scoprirete i dettagli di una terribile storia.

John Lang era un padre di famiglia e attivista di Fresno in California, Stati Uniti. Normalmente John si occupava di scoprire fatti illegali o cose alquanto sospette che accadevano nella sua città e li pubblicava  online. Una delle tante ingiustizie di cui lui aveva parlato nel suo blog riguardava un’attività che la polizia locale di Fresno normalmente faceva, ossia nei quartieri più poveri conduceva delle scansioni delle targhe che si trovavano parcheggiate nei supermercati e nei grandi magazzini e poi, se si trovava una percentuale alta di persone che avevano multe arretrate o qualche altra infrazione, posizionavano un blocco nelle vicinanze e fermavano solo le targhe segnate da loro stessi così intascavano una grande quantità di profitti perché si prendevano una percentuale delle multe arricchendosi sulle spalle dei residenti più poveri. Tuttavia questo è niente in confronto alle altre storie di corruzione che vedevano protagonisti i poliziotti, infatti la polizia di Fresno, sempre secondo John, indagava spesso in rete nei blog e nei forum e risaliva addirittura attraverso l’indirizzo IP alle persone che osavano lamentarsi del loro operato, ma soprattutto quando prendevano di mira queste persone lo facevano con intimidazioni molto aggressive, avveniva un vero e proprio stalking nei loro confronti e lui essendo uno degli attivisti più costanti era una di queste persone…

Il 13 gennaio 2016 John pubblica una breve intervista scritta dove parla dei diversi motivi per cui la polizia di Fresno, da ben sette lunghi anni attraverso diverse azioni, cercava di intimorirlo attaccandolo in diversi modi fino ad arrivare a screditarlo con accuse pesanti come pedofilia e tentando di posizionare all’interno della sua proprietà delle false prove per incriminarlo di alcuni reati. Normalmente anche solo affermare metà di queste cose sarebbe una follia o uno scherzo di cattivo gusto, ma in America nessuno ha voglia di scherzare sulle leggi e sulla giustizia e John è così convinto delle sue affermazioni che cercò perfino di rivolgersi agli Affari Interni, ma le cose non fecero che peggiorare perché da allora la polizia era diventata molto più violenta e iniziò anche a scrivere sul suo account Facebook dei messaggi molto strani, per esempio uno dei poliziotti che usava lo pseudonimo di Kevin Arial gli scrisse: “La prima regola del fight club è non parlarne mai del fight club! …dovresti saperlo Mr. Lang!”. John quindi rivolgeva delle accuse molto dure nel suo blog e i poliziotti cercavano di rendergli la vita impossibile, ma a un certo punto vennero oltrepassati certi limiti non visibili che decretarono per sempre il destino di John e la pressione che egli subì fu impressionante. Spesso diceva di essere inseguito da alcune auto, di vedere delle persone che andavano a trovarlo sul suo posto di lavoro che gli sembrano sospette, diceva di vedere costantemente le stesse auto parcheggiate fuori dalla sua casa, ma nessuno lo ascolta, nessuno vuole credere alla sua storia ritenuta troppo assurda, così si affida a internet e inizia a registrare tutto quello che accadeva nelle vicinanze della sua proprietà attraverso un sistema di video-sorveglianza che registrava tutto 24 ore su 24.

Nel suo account YouTube, oggi l’unica fonte originale di questa storia che non è ancora stata oscurata, troviamo diversi filmati, diciassette in tutto, in cui effettivamente si possono osservare delle macchine strane che si fermano quasi di colpo davanti a casa sua per poi ripartire in fretta. Scrutando lentamente la casa quasi in cerca di uno sguardo, si vedono anche delle persone che passano e ripassano a notte fonda, ma la cosa più impressionante è che a un certo punto John inizia a fare dei nomi. In uno dei filmati racconta di come una volta uno dei poliziotti che egli chiama “Eli Rodriguez” cercò di entrare con dei pretesti all’interno della sua proprietà solo per cercare di inserire delle prove false dentro la sua casa così da poterlo arrestare. Eli viene descritto da John come una persona chiave che si trova coinvolta in una rete di corruzione così spessa che quando tutto verrà a galla egli trascinerà altri venti o trenta poliziotti corrotti come lui. In ogni video si può leggere anche una descrizione dettagliata dei fatti, spesso inoltre parla dei suoi vicini George e Maxine Ramirez come due informatori posizionati lì di proposito dalla polizia per sorvegliarlo e riferire quando lascia casa sua. Questa è l’unica spiegazione che John trova perché quando va a fare anche una piccola spesa di pochi minuti incrocia sempre quattro o cinque pattuglie, racconta anche che spesso queste pattuglie si affiancano a lui per fargli capire che sono e saranno sempre presenti. I suoi vicini inoltre, secondo John, cercano anche di tenerlo lontano dalla propria abitazione così da permettere a qualcun altro di entrare a casa sua allo scopo di infangarlo con delle prove false. In uno dei filmati caricati sul suo canale si può vedere praticamente come John scappa letteralmente dalla casa dei vicini dopo un breve incontro al quale era stato invitato dai Ramirez. John sente che c’è qualcosa che non va così con un pretesto decide di tornare a casa sua, i vicini ben lontani dal sembrare esterrefatti da questo comportamento, lo inseguono e cercano anche di bloccarlo per non permettergli di rientrare alla sua proprietà urlando quasi a squarciagola il suo nome, come se volessero far capire a qualcun altro che John stava rientrando a casa sua.

Purtroppo però John, anche dopo questi video, non viene preso in considerazione da nessuno, anzi, i pochi che lo vedono credono che sia malato o soffra di manie di persecuzione, ma nei filmati è sempre più evidente che accadono cose alquanto sospette davanti a casa sua, per non usare parole più allarmiste. Effettivamente a un certo punto la polizia, con uno squadrone al completo, inizia a sostare proprio di fronte a dove abita John e i poliziotti iniziano a osservare la sua casa cercando di dimostrare qualcosa, come se inviassero un messaggio. In un altro video si vede come un gruppo di uomini dentro un furgone nero e in pieno giorno, puntano una videocamera termica direttamente verso casa sua, probabilmente per sapere se si trovasse all’interno dell’abitazione. In particolare la persona alla guida sembra anche parlare con qualcuno al telefono; forse per informare se hanno via libera oppure no per entrare. Dopo aver visionato questo video particolare molte persone avranno compreso che forse John non stava esagerando quando diceva di sentirsi inseguito e di vedere dei soggetti strani intorno alla sua proprietà. Le cose diventano ancor più inquietanti quando in un altro filmato viene registrata una persona che si era introdotta nella sua casa verso le 5 di mattina. Il povero John, che non può per ovvi motivi rivolgersi alla polizia, chiede agli internauti se riescono a riconoscere il soggetto in questione, inoltre iniziano ad apparire degli inspiegabili gap temporali nella sua videocamera di sorveglianza, come se qualcuno a un certo punto avesse cominciato a manomettere i suoi impianti di sicurezza.

John, quasi disperato e logorato, il 14 gennaio 2016 pubblica un messaggio forte su Facebook: “Voglio solo dirvi una cosa ragazzi, se mi capiterà qualcosa domani o fra due giorni sappiate che sarà per colpa delle polizia di Fresno, dei miei vicini e di un dipendente del posto in cui lavoro”. Il giorno dopo, il 15 gennaio, sempre su Facebook convoca direttamente l’intervento del giornalista locale Corin Hogarth chiedendogli di investigare e forse salvargli anche la vita dai poliziotti corrotti che l’avevano preso di mira. Queste le sue parole: “Corin vuoi delle notizie? La polizia di Fresno proverà ad uccidermi questo weekend, forse questa stessa notte. Non è uno scherzo, per favore leggi qui la mia storia e non dare peso a quello che ti dirà di me la polizia…” e nei link c’erano il suo blog e il suo account di YouTube. John chiede aiuto ma nessuno arriva. Capisce di essere da solo e che presto sarebbero venuti a prenderlo. Il 16 gennaio pubblica il seguente post: “Se mi daranno per scomparso o verrò ritrovato morto domani ricordatevi di questo furgone. Credo di aver visto un paio di ragazzi sgattaiolare attraverso la porta laterale ed entrare nell’edificio quando hanno parcheggiato. Ho causato alla città di Fresno tanti problemi di cui ora mi pento”. Le sue parole così crude e cariche di rassegnazione e tristezza sono come un urlo che nessuno può sentire, John è da solo in questo mondo abbandonato dalla famiglia e dalle istituzioni. Qualche ora dopo pubblica su Facebook un post in cui chiede se qualcuno vuole rimanere con lui quella notte a casa sua ma specifica che dovrà avere il porto d’armi perché dei soggetti cattivi verranno a prenderlo. Ovviamente nessuno risponde alla sua ultima e disperata chiamata.

Quattro giorni dopo, il 20 gennaio, il TG locale manda in onda la seguente notizia: “Una casa di Fresno ha preso fuoco verso le 3 di quella notte, le fiamme sono state domate solo diverse ore dopo e all’interno dell’abitazione è stato trovato il corpo di un uomo. Dalle prime analisi risulta che la vittima sia stata pugnalata diverse volte e poi arsa insieme all’edificio. L’uomo è stato identificato come John Lang”. E’ incredibile ma in poco tempo vennero oscurati sia il blog gestito da John che altri siti di attivisti che parlavano di questa storia, inoltre anche il suo account Facebook venne chiuso, per non parlare della casa data alle fiamme, una classica strategia per eliminare le prove. Sembrano tutti indizi che collimano verso un unico colpevole. Di certo la polizia di Fresno non è nuova a scandali che vede coinvolti i suoi agenti, pensate che proprio un anno prima il secondo al comando dell’intero dipartimento di polizia venne arrestato perché gestiva una rete di traffici di droghe. L’arresto è stato fatto da agenti dell’FBI e dalla ATF. Forse se c’è una piccola luce di speranza per poter scoprire chi sia stato il killer di John Lang, sono proprio i federali. Infatti nel suo blog qualche giorno prima di morire pubblicò una lettera aperta all’FBI per chiedere aiuto e il suo penultimo video pubblicato s’intitola “Grazie a Dio i Federali mi hanno risposto” e nel video si vede una macchina che sosta davanti a casa sua. Questa storia è stata resa virale grazie a un thread pubblicato su Reddit e ben presto sono nate campagne per scoprire la verità dietro questa morte così annunciata. Addirittura è stata aperta un’iniziativa per fare una petizione online direttamente al presidente degli Stati Uniti attraverso un sito governativo per far si che i federali si occupino della faccenda.

Questo video non parla di cose paranormali o di eventi strani, ma a sapere che nel mondo tutti quelli che appena possono sono pronti a fare sfilate, flashmob e manifestazioni a supporto di valori come la libertà e l’uguaglianza, scompaiono appena sono chiamati in causa per fare davvero qualcosa di pratico per sostenere questi valori e i John Lang di turno si ritrovano da soli a combattere e morire completamente ignorati. Queste sono le cose che fanno davvero paura.

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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