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Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Ci sono alcuni luoghi in Italia che vengono considerati fra i più macabri sulla terra. Questi luoghi si prestano con facilità a storie di fantasmi e maledizioni, in particolare l’isola di Poveglia è nota in tutto il mondo come uno di quei posti che fanno rabbrividire anche le persone che a maledizioni e fantasmi non credono molto e non c’è da stupirsi perché quest’isola della laguna veneta ha una storia molto cupa, ma soprattutto reale, di pura sofferenza umana.

Poveglia si trova precisamente tra Venezia e il Lido di fronte a Malamocco, lungo il canal Orfano. I suoi primi abitanti risalgono al 421 d.C. in quel periodo fu il rifugio delle popolazioni di Este e Padova che cercavano un riparo dalle invasioni barbariche. Poi ci fu un periodo abbastanza lungo di pace e di prosperità, in generale per tutta la laguna Veneta, fino allo scoppio della guerra di Chioggia nel 1379,  anno in cui Venezia è stata attaccata dalla flotta genovese e gli abitanti di Poveglia sono stati spostati alla Giudecca. L’isola poi è rimasta deserta per molti anni, nel 1645 sono state erette delle fortificazioni ottagonali dal governo veneziano per proteggere gli ingressi alla laguna, quindi nel 1776 Poveglia era diventata un punto principale di controllo per tutte le navi che cercavano di entrare a Venezia.

Se avete visto il nostro video riguardante la peste, sicuramente saprete anche che proprio in quegli anni era scoppiata una delle epidemie più mortali che si siano mai state registrate nella storia dell’uomo e proprio Venezia è stata uno dei fulcri di tale orrore. Infatti nel 1700, in seguito allo scoppio della peste, l’isola di Poveglia è stata usata come un lazzaretto, anzi… praticamente come un cimitero a cielo aperto dove le persone venivano confinate e condotte a morire lontane dalla città di Venezia. Qui, in questi 72.000 metri quadrati di terreno, le persone venivano portate ancora coscienti e sentenziate a morte certa a causa delle infezioni degli altri malati. In pochi giorni la peste li divorava e i loro corpi marcivano nelle strade. I loro ultimi giorni sulla terra erano di dolore e agonia pura mischiata alla follia di un destino inevitabile. Ogni giorno nuovi cadaveri viventi venivano condotti a Poveglia durante gli anni della peste nera per essere bruciati e sepolti in fosse comuni. Spesso non veniva nemmeno fatta una distinzione fra malati terminali e contagiati ai primi stadi, tutti coloro che finivano qui dovevano indifferentemente subire la stessa fine. La testimonianza più incredibile e macabra di questa tragedia si trova ancora a Poveglia o meglio, sotto Poveglia. Proprio come avete capito, nel sottosuolo ancora oggi si trovano diversi strati di cadaveri, si parla di migliaia di corpi appartenenti a coloro che una volta in vita venivano emarginati e detestati e ora non sembrano trovare pace nemmeno da morti.

Per quanto incredibile vi sembri, questo è solo l’inizio, la storia di quest’isola infatti ha vissuto diverse sfumature di follia… letteralmente. Nel 1922, gli edifici deserti di Poveglia furono ricostruiti per poter ospitare, secondo fonti ufficiali, una casa di riposo per gli anziani, ma realtà queste mura ospitavano malati mentali. I pazienti che dovevano essere isolati dal resto della società, proprio come ai tempi della peste, venivano portati qui. La maggior parte delle persone che finivano qui venivano considerati inadatti per un’ospedalizzazione normale e si dice anche che i medici facessero una serie di esperimenti terribili su queste persone perché la loro testimonianza non valeva nulla ed erano sfruttati quali cavie di laboratorio, infatti negli anni 20 i malati mentali venivano sottoposti a cure che oggi vengono definite come vere e proprie torture: elettroshock, bagni di acqua gelata, lobotomie e altre pratiche terribili. Ancora oggi fra questi edifici sono rimasti alcuni oggetti come testimoni immorali di tali atrocità. L’immagine che state osservando in questo momento ne è un esempio. Fra le tante storie che i malati mentali raccontavano ce n’era una abbastanza ricorrente: Molti malati mentali dichiaravano di vedere strane ombre aggirarsi sia dentro che fuori la struttura, ovviamente i medici e le altre persone, diciamo “normali”,  giudicavano queste testimonianze come storie del tutto inventate e il tutto finiva lì senza che la faccenda venisse approfondita. Non si è mai scoperto chi fossero queste persone che vagavano al buio durante la notte.

Dalla seconda metà degli anni 90 l’edificio fu smantellato e stando ai racconti il destino che ebbe il direttore della clinica psichiatrica fu molto macabro: egli fu tormentato dagli spiriti dell’isola a tal punto che impazzì e si suicidò gettandosi dal campanile dell’isola. Secondo la leggenda, un’infermiera che si trovava nei paraggi e fu testimone del suo folle gesto, disse che in realtà l’uomo non morì al momento dell’impatto al suolo, ma venne soffocato da una strana nebbia dopo la caduta. Durante gli anni seguenti Poveglia lentamente venne abbandonata a sé stessa e ora ogni struttura che giace sul suo suolo si trova consumata dall’inesorabile aumento dell’entropia.

Attualmente Poveglia è dichiarata chiusa ai turisti e disabitata, ma ci sono molti esploratori e curiosi di vario genere che arrivano qui da tutto il mondo armati di barchetta, scarponi di sicurezza e coraggio, alla ricerca di quell’ombra che si nasconde fra gli alberi, quel suono in mezzo al nulla, quella sensazione di brivido lungo la schiena che fa accapponare la pelle. Se cercate su internet potete trovare un’infinità di testimonianze di blogger italiani che hanno vissuto questa incredibile esperienza in prima persona e se anche voi cercate il brivido potete recarvi sull’isola, ma vi consigliamo di fare molta attenzione perché le strutture sono davvero pericolanti… in fondo chissà che oltre al brivido non troviate qualcosa di più macabro che non vi lascerà mai più fare sogni tranquilli. Come al solito vi auguriamo buon viaggio…

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Billy Milligan – 24 personalità in un corpo solo

Billy Milligan – 24 personalità in un corpo solo

Sequestro di persona, rapina a mano armata e stupro. La storia che vi stiamo per raccontare inizia proprio da queste tre terribili azioni che vedono coinvolte più persone. In questo CASO della categoria “Personaggi sinistri” non analizzeremo come al solito soltanto la psiche malata di un serial killer, bensì di 24 soggetti la cui mente è considerata la più deviata di chiunque altro essere vivente sul pianeta terra ed è ritenuta l’esempio di come la realtà a volte superi la fantasia, di come il nostro cervello sia in grado di compiere azioni inimmaginabili. Certo non immaginerete mai cosa potessero avere in comune questi 24 soggetti il cui destino dell’uno era intrecciato irrimediabilmente con quello dell’altro. Un solo corpo, questo avevano in comune. Ecco la straordinaria storia di William Stanley Milligan, l’uomo con 24 personalità.

William Stanley Milligan, noto anche come Billy, nacque a Miami il 14 febbraio 1955 e, come ogni persona dalla mente deviata, non ebbe un’infanzia troppo tranquilla. A solo un mese di vita rischiò di morire per un tumore all’esofago. Sua madre Dorothy Sands, che aveva già alle spalle un divorzio, era spesso assente a causa del suo lavoro, mentre il padre, Johnny Morrison, soffriva di grossi problemi di depressione. Spesso tornava a casa ubriaco e un giorno tentò il suicidio. Venne trovato da Dorothy accasciato sul tavolo, a terra c’era una bottiglia di scotch vuota e un contenitore di sonniferi svuotato. Johnny sopravvisse, ma pochi mesi dopo tentò nuovamente il suicidio questa volta portando a termine con successo l’estremo atto. Billy aveva solo quattro anni e già la sua psiche stava cominciando a risentirne. Dopo questo tragico episodio la famiglia si trasferì a Circleville, Ohio dove Dorothy sposò nuovamente il suo primo marito per poi divorziare dopo neanche un anno. Infine la donna conobbe e sposò un terzo uomo: Chalmer Milligan che si dimostrò tutt’altro che un buon marito e padre ed è proprio da qui che ebbe inizio il vero incubo per Billy. Chalmer si dimostrò estremamente violento specialmente con Dorothy e Billy, fino ad arrivare ad abusare sessualmente di lui più volte e a torturarlo: gli piaceva appenderlo per le dita delle mani e dei piedi e a volte lo seppelliva vivo. Furono proprio queste torture e abusi a spaccare la mente di Billy in 24 personalità diverse.

Billy cresceva insieme ai suoi altri 23 alter ego. Veniva spesso sospeso da scuola perché lo si trovava vagare in stato di trance per la città. A quindici anni venne ricoverato per la prima volta in un ospedale psichiatrico dove gli fu diagnosticata una “nevrosi isterica con aspetti passivo-aggressivi”. Billy veniva considerato un pazzo praticamente da tutti e un giorno all’età di sedici anni tentò il suicidio: salì sul tetto della sua scuola per gettarsi di sotto, ma poco prima di buttarsi nel vuoto, una delle sue personalità prese il sopravvento e gli impedì di uccidersi. Da quel momento la personalità centrale fu tenuta per alcuni anni in un costante stato di incoscienza dalle sue personalità dominanti, che gli impedirono nuovi tentativi di suicidio. La vita sociale di Billy era in realtà vissuta via via dalle varie personalità, che si manifestavano alternandosi, a seconda delle situazioni da affrontare e tutto ciò che lui percepiva quando non era al comando del suo corpo erano semplicemente momenti di vuoto di cui non ricordava assolutamente nulla.

Negli anni 70 Billy cominciò a diventare famoso per i suoi crimini, ma la polizia di certo non immaginava di aver a che fare con 24 persone diverse racchiuse in un unico corpo. Chi mai l’avrebbe pensato? Nel 1972, ormai diciassettenne, fu arrestato per la prima volta per sequestro, stupro e aggressione a mano armata a danno di due prostitute e venne affidato al campo correttivo giovanile di Zanesville, in Ohio, dove rimase per quattro mesi. Gli anni successivi la sua fedina penale si arricchì di altri crimini, soprattutto di rapine a mano armata e nel 1975 venne trasferito all’istituto correttivo di Lebanon, presso Cincinnati, per poi essere rilasciato sulla parola il 26 aprile 1977, in libertà condizionale. Tuttavia lo stesso anno commise quel reato che poi lo rese famoso in tutto il mondo e che fece luce sulle sue 24 personalità. Il 27 ottobre Billy venne arrestato con l’accusa di aver rapito, stuprato e rapinato tre studentesse della Ohio State University e venne rinchiuso in carcere in attesa del processo. Il suo comportamento apparve fin da subito in bizzarro perché ogni volta che lo si interrogava sembrava di aver a che fare con una persona completamente diversa, le stesse tre vittime sottolinearono questo aspetto. Inizialmente gli fu diagnosticata una “schizofrenia acuta”, successivamente venne sottoposto a svariate elettroencefalografie a distanza di giorni e sorprendentemente ogni tracciato risultava diverso, fatto assolutamente impossibile per individui normali. Infine alcuni esami approfonditi condotti dalla psichiatra Dorothy Turner fecero emergere le varie identità e fu solo allora che gli venne definitivamente diagnosticato un “disturbo di personalità multipla” rendendo Billy Milligan un vero e proprio caso mediatico.

Billy fu la prima persona a utilizzare con successo un disturbo di personalità multipla come difesa per un crimine violento. Venne dimostrato come nel corpo di Billy, effettivamente, abitavano 24 persone diverse, ognuna con il proprio nome, background, storia, abilità, gusti e addirittura con il proprio accento. Quando sequestrò, rapinò e stuprò le tre ragazze per cui venne condannato, la personalità centrale ne era del tutto ignara perché il crimine era stato architettato e messo in atto solamente da altre due personalità il cui nome era Ragen e Adalana. Ogni personalità era completamente diversa dall’altra, alcune erano maschili e altre femminili tutte con nazionalità ed età diverse, andavano da un bambino di tre anni a un adulto. Loro erano anche divisi in due gruppi: “Desiderabili” e “Indesiderabili”. I desiderabili, che furono anche le personalità emerse sin dai primi interrogatori, facevano parte di un gruppo di 10 personalità creato da due di esse. Condividevano la coscienza e prendevano il sopravvento ogni volta che lo ritenevano opportuno. Questo gruppo condivideva cinque regole da seguire rigorosamente, pena la definitiva messa al bando nel gruppo degli indesiderabili e quindi il divieto assoluto di uscire all’esterno.

Le personalità emerse infine risultarono 23… e la 24esima? L’ultima personalità non era nient’altro che la fusione di tutte le personalità, i talenti, le conoscenze e i ricordi di ognuna di esse, denominata “Il maestro”, il vero Billy Milligan. Questa personalità è emersa durante l’internamento di Billy all’ospedale psichiatrico Harding Hospital dopo l’arresto grazie al dottor George Harding il quale riuscì a convincere le personalità a tenere sveglia quella centrale. La fusione avrebbe permesso alla varie coscienze di comunicare tra loro mentre Billy era sveglio, in modo da superare l’amnesia e ricordare tutte le attività, gli spostamenti e i pensieri delle varie identità. Fu proprio grazie a questa fusione che Billy risultò in grado di sostenere il processo che ebbe inizio il 4 dicembre 1978. Billy venne giudicato “non colpevole per infermità mentale” e trasferito all’Athens Mental Health Center, in Athens, Ohio. Gli anni seguenti furono un susseguirsi di riabilitazioni e ricadute, un vero periodo di inferno per Billy che venne in continuazione trasportato da un istituto psichiatrico all’altro. Il 1º agosto 1991 gli psichiatri e i tribunali dell’Ohio lo dichiararono ormai guarito. Billy Si stabilì dunque in California, dove divenne anche proprietario di una casa di produzione cinematografica: la Stormy Life Productions. La vita di Billy Milligan è destinata a interrompersi il 12 dicembre 2014, quando all’età di 59 anni morì dopo aver combattuto per due anni contro un tumore.

La storia di Billy Milligan e della sua mente, o per meglio dire delle sue menti, è a dir poco strabiliante tanto da aver ispirato numerosi film e libri, è il classico esempio di come la mente umana davvero sembra non avere nessun limite.

Ci troviamo in una stanza buia. In mezzo a questa stanza, sul pavimento, c’è una chiazza di luce. Chiunque faccia un passo dentro la luce esce sul posto, ed è fuori nel mondo reale, e possiede la coscienza. Questa è la persona che gli altri – quelli fuori – vedono e sentono e a cui reagiscono. Gli altri possono continuare a fare le solite cose, studiare, dormire, parlare o giocare. Ma chi è fuori, chiunque sia, deve fare molta attenzione a non rivelare l’esistenza degli altri. È un segreto di famiglia”

– Billy Milligan

 
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Pubblicato da su 27 febbraio 2017 in Personaggi sinistri

 

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