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Min Min Lights – Lo straordinario fenomeno luminoso australiano

Min Min Lights – Lo straordinario fenomeno luminoso australiano

Ci sono una serie di fenomeni naturali alquanto bizzarri che si producono in tutto il mondo, alcuni di essi sono meravigliosi e spettacolari, altri invece sono oggetto di dibattito da anni tra scienza e leggende urbane. Il fenomeno naturale di cui vi stiamo per parlare è uno dei più controversi e ancora oggi inspiegabili del pianeta terra; questi enigmatici globi luminosi appaiono nei cieli australiani da più di un secolo e la loro origine rimane un mistero. Chiamato Min Min Light, a causa del nome del vecchio paese abbandonato che sorgeva tra Boulia e Winton, nelle aride e remote terre del Queensland, questo fenomeno straordinario è stato oggetto di studio e analisi per gli scienziati i quali hanno avanzato diverse ipotesi a riguardo, ma nessuna ancora oggi riesce a spiegare il fenomeno al 100% .

Le luci Min Min sono state avvistate da migliaia di persone, ci sono diverse fotografie e video a riguardo e rappresentano uno dei misteri luminosi più documentati della storia. Pensate che esistono diverse storie su queste luci negli antichi miti aborigeni risalenti agli anni prima della colonizzazione di queste terre da parte degli europei e che oggigiorno fanno parte del folklore australiano. Attraverso racconti degli antichi aborigeni australiani, trasmessi per via orale, si è venuto a sapere che si tratta di luci di luminosità variabile in varie forme e colori che appaiono normalmente all’orizzonte e sembrerebbero inseguire i viaggiatori. Le leggende, inoltre, raccontano che queste luci esercitano un potere quasi ipnotico e  le persone che le seguono non tornerebbero più indietro. Secondo i nativi australiani questi fenomeni sono diventati sempre più frequenti dall’arrivo degli europei.  Quella che viene considerata come la prima testimonianza scritta del Min Min light risale al 1838, nel libro “Six Months in South Australia” di Thomas Horton James. L’autore descrisse un aneddoto del suo viaggio alquanto bizzarro: “Un gruppo di esploratori si erano accampati nella regione del fiume Ovens quando videro questo strano fuoco in lontananza. Alcuni di loro, curiosi, si allontanarono per indagare, camminarono per più di tre ore nella direzione della luce per cercare di scoprirne l’origine, ma videro che il fuoco sembrava allontanarsi costantemente perché la distanza che li separava sembrava essere uguale a quella iniziale. Poi videro uno strano tremolio e pallore in questa luce lontana e capirono che la sua natura era del tutto inconsistente… così tornarono a letto piuttosto mortificati”.

Da allora le testimonianze su questo fenomeno si sono moltiplicate in tutto il paese, la maggior parte di questi avvistamenti sembrerebbe essere concentrata in Channel Country vicino a Boulia. Il denominatore comune di queste innumerevoli testimonianze è che la luce si manifesta sotto forma di disco d’argento, o come dei flash lampeggianti nelle volta celeste. Particolarmente discordanti invece sarebbero i diversi livelli di luminosità descritte dai testimoni, alcuni infatti suggeriscono che queste luci siano molto deboli, mentre altri raccontano che sono particolarmente luminose, così tanto che il riflesso emesso da queste luci sarebbe perfettamente visibile sugli oggetti sottostanti a esso.  Ci sono alcune testimonianze che addirittura parlano di luci così forti che farebbero lacrimare se viste direttamente a occhio nudo. Anche le dimensioni di queste luci sono in discussione perché alcune volte vengono descritte come luci in lontananza simili a torce portatili e altre come dei fari di auto dalle dimensioni notevoli. Shelley Norton, direttrice dell’ufficio di turismo di Boulia, racconta che negli ultimi anni sempre più visitatori segnalano incontri con la luce min min. “Molti visitatori indicano queste luci nei cieli, in particolare coloro che fanno la strada da Boulia a Winton. Per esempio mi ricordo di una famiglia che si trovava in campeggio e il marito disse che si era alzato nel mezzo della notte per osservare una luna particolarmente luminosa, però quando uscì scoprì che in realtà non era la luna ma una luce brillante, tonda e di un colore argenteo. Sembrava di vedere due lune secondo lui, poi scomparve…” Shelly prosegue l’intervista dicendo: “A volte è un oggetto luminoso che rimane costantemente alla stessa distanza, altre volte sembra seguire le persone, poi si divide in due o tre palle infuocate” .

I contadini delle aziende locali parlano costantemente di strane e inquietanti luci che terrorizzerebbero gli animali, provocando improvvise reazioni di panico ed effetti fisiologici, come l’interruzione della produzione di latte nelle mucche. Oltre ai racconti e alle leggende si aggiungono anche testimonianze più accademiche come quella dello scrittore Henry Lamond, il quale nel Walkabout Magazine del 1937 narra di un’esperienza avvenuta durante la sua giovinezza, per l’esattezza nell’inverno del 1912 avvistò una palla di luce fluttuante, di colore e consistenza irreale, quasi spettrale. Henry inoltre racconta con molta sicurezza che si trattava di una luce che viaggiava a una velocità costante di circa 15 km/h e si trovava a una distanza dal suolo di 2 o 3 metri. L’autore è molto sicuro di questi dati perché si trovava in viaggio a cavallo e la luce seguì l’autore fino a raggiungerlo, a quel punto si spense come il filamento di una lampadina bruciata e poi sparì nel nulla.

Henry per 25 anni non raccontò mai a nessuno di questa sua esperienza perché non sapeva come spiegarlo razionalmente, poi leggendo i vari racconti che si susseguirono negli anni prese coraggio e decise di parlare anche lui. Nel corso degli anni la scienza ha tentato di dare una spiegazione a queste insolite manifestazioni

LUCI GEOFISICHE

Una delle ipotesi più diffuse sostiene che le luci siano il risultato di noti fenomeni geofisici, detti  piezoelettrici, ovvero una proprietà particolare che possiedono alcuni materiali di generare ai suoi capi una differenza di potenziale se deformati o sottoposti a certe condizioni fisiche. Dunque quelle luci sarebbero la manifestazione di questa proprietà. Sebbene ci siano le condizioni adeguate per generare questo fenomeno, in molti casi le luci sono state segnalate in zone prive di favorevoli condizioni geologiche.

BIOLUMINESCENZA

È stato ipotizzato che la luce può essere il risultato di insetti brulicanti provenienti dall’Asia che hanno assunto bioluminescenza e altre caratteristiche dopo essere stati contaminati da agenti naturali come funghi locali. Questa particolare ipotesi deriva dal fatto che molte testimonianze descrivono questo fenomeno come uno sciame di luce che prosegue ad una certa velocità e che sembra avere vita propria.

RARO FENOMENO “FATA MORGANA”

La “Fata Morgana” è un fenomeno fisico reale, causato da un’inversione di temperatura  e si verifica quando la luce, da una fonte naturale o artificiale, viene rifratta a un osservatore in decine o addirittura centinaia di chilometri di distanza creando un miraggio particolarmente vivido che confonde e incanta per le proprietà ottiche. Ad esempio, le scogliere irlandesi sono state osservate come se fossero realmente vicine al di sopra della superficie calma del mare nell’Atlantico, da parte di osservatori su navi che in realtà si trovavano a più di mille chilometri di distanza. Jack Pettigrew, un neuroscienziato all’Università del Queensland, che è stato anche testimone diretto delle luci Min Min, ha sempre sostenuto questa ipotesi…

Altre soluzioni proposte più bizzarre sono quelle di uccelli bioluminescienti, sacche di gas, luce riflessa dall’orizzonte, fulmini globulari, fuochi fatui fino ad arrivare ai più classici fenomeni UFO e di natura spirituale. Il mistero s’infittisce e rimane per ora senza una soluzione definitiva… ma senza dubbio a fare luce su questo mistero, prima o poi, ci penserà il lume della scienza.

 
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Pubblicato da su 23 giugno 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Nei giorni vicini all’ultimo Natale del XIX secolo, su un’isola remota e dimenticata da Dio, tre uomini scomparvero nel nulla. Le leggende locali e la superstizione rivendicano tale isola come luogo ricco di storie connesse con il mondo del soprannaturale. Le isole Flannan sono un piccolo gruppo di sette isole situate a poco più di 100 chilometri a nord-ovest dalla Scozia e fanno parte delle Ebridi Esterne, una serie di isole al largo della costa occidentale della Scozia, separate da quest’ultima dalle Ebridi Interne da uno stretto estremamente burrascoso. Le sette isole prendono il nome da St Flannan, un predicatore irlandese del VII secolo. L’isola più grande del gruppo, Eilean Mor, è la culla di un mistero vecchio di oltre un secolo che riguarda tre uomini, i guardiani del faro situato sull’isola, scomparsi senza lasciare nessuna traccia.

Per secoli Eilean Mor ha avuto una reputazione a dir poco inquietante tra i marinai, sono numerose le leggende che si raccontano su di essa, in particolare tra gli abitanti delle isole vicine. Si narra di un gruppo di “Piccole persone” con poteri magici che abiterebbe Eilean Mor da secoli, per comunicare tra di loro usano uno strano dialetto, sono molto schivi e non si fanno mai vedere dagli esseri umani verso la quale sono molto diffidenti. Altri raccontano che l’isola sia la casa di una particolare razza di volatili giganti e che gli abitanti li utilizzavano per spostarsi tra un atollo all’altro. Sono molti i marinai convinti di aver avvistato questi grossi volatili e quei piccoli esseri, ovviamente oggi si ritiene fosse tutto semplicemente frutto della fantasia di un popolo che ancora credeva in fate, elfi e folletti, ma come mi piace ogni volta ricordare: le leggende hanno sempre un fondo di verità. Quel che di sicuro non è leggenda è che nel 1896 si cominciò a costruire su Eilean Mor un faro che avrebbe dovuto essere il punto di riferimento per gli impavidi che si inoltravano tra le acque impervie del nord della Scozia. I lavori durarono tre anni e il 7 dicembre 1899 il faro cominciò e gettare la sua luce all’orizzonte come un’ancora di salvezza per i marinai. Prima che il faro venisse costruito furono numerose le navi e i vascelli che affondarono, inoltre sull’isola erano presenti solo le rovine di una cappella. Situato sul punto più alto di Eilean Mor, il faro si erge imponente con i suoi ventitré metri d’altezza, con una luce visibile da oltre 30 chilometri di distanza, costruito per resistere ai più temibili venti di burrasca.

Thomas Marshall, James Ducat, Donald MacArthur e Joseph Moore. Questi erano i nomi dei guardiani del faro scelti con estrema attenzione, infatti per compiere quel lavoro erano necessari un forte carattere, nervi saldi, facilità nell’adattarsi in ogni situazione e soprattutto, cosa più importante, una forte resistenza alla solitudine. Ai quattro uomini venne imposto che dovevano esserci sempre tre guardiani a presidiare il faro e i quattro si accordarono per turni di sei settimane. Un anno dopo che il farò entrò in funzione, accadde qualcosa che ancora oggi è considerato un vero e proprio mistero. La luce di quel faro eseguiva un giro completo ogni 30 secondi, ma la notte del 15 dicembre 1900 non fu così. Quella notte il mare era stranamente tranquillo, ma a permeare l’atmosfera di quel velo di paura e mistero c’era una fittissima nebbia. Di passaggio c’era un vascello inglese diretto a Edimburgo che però non venne accolto dalla luce rassicurante del faro di Eilean Mor. Era tutto spento, tuttavia il vascello riuscì comunque a raggiungere la sua meta tre giorni più tardi riferendo la stranezza alle autorità portuali, per qualche ragione però il rapporto non venne consegnato alla Northern Lighthouse Board, l’ente pubblico responsabile di tutti i fari in quelle isole.

Il 26 dicembre arrivò sull’isola una nave di soccorso in ritardo di quasi una settimana a causa delle forti burrasche avvenute nei giorni precedenti, a bordo c’era Joseph Moore pronto per sostituire uno dei suoi colleghi, ignaro però che non li avrebbe mai più visti. Joseph notò fin da subito qualcosa di strano, solitamente loro erano molto impazienti di vedere un compagno tornare per scambiare due parole prima di tornare alla solitudine del loro lavoro, ma quel giorno sulla banchina non c’era nessuno, allora il capitano della nave di soccorso suonò la sirena nella speranza di ricevere qualche risposta, ma il silenzio regnava sovrano. Preoccupato Joseph corse al faro, lo trovò chiuso ma la porta era comunque sbloccata. Si diresse subito in cucina dove trovò solo il nulla più assoluto, tutto era meticolosamente al suo posto, solo una sedia era ribaltata, come se chi vi fosse seduto sopra si fosse alzato repentinamente per correre via. L’orologio era fermo, le lampade ad olio appena riempite e il pasto era stato consumato a metà. Nessun letto era stato sistemato e negli armadietti mancavano solo due impermeabili, il terzo era ancora al suo posto, fatto strano dato che le regole imponevano ai guardiani che ogni volta che uscivano dovevano sempre indossare tutti gli impermeabili. Joseph gridò e gridò a squarciagola il nome dei suoi compagni uno a uno più volte, ma poteva udire solo le onde che s’infrangevano sugli scogli.

A questo punto Joseph e alcuni marinai della nave di soccorso cominciarono ad ispezionare l’intera isola, fortunatamente non era molto grande, ma dei tre guardiani nessuna traccia. Il diario riportava che fino all’ora di pranzo del 15 dicembre, tutto era tornato alla normalità dopo la violenta tempesta dei giorni precedenti, dunque dagli indizi quali il pasto mezzo consumato e i letti ancora da sistemare, si ipotizzò che qualsiasi cosa fosse accaduta doveva essere avvenuta probabilmente quello stesso pomeriggio. Qualche giorno dopo la Northern Lighthouse Board avviò un’indagine. Si scoprì che la zona ovest dell’isola mostrava violenti segni del passaggio di una terribile tempesta. Una cassa era andata completamente distrutta, alcuni tratti delle rotaie che portavano al faro erano stati scardinati dal cemento e un masso di oltre una tonnellata vi si è schiantato in mezzo. Si venne alla conclusione che i tre uomini avessero lasciato insieme il faro trascurando il protocollo di sicurezza per far fronte ai disastri che il maltempo stava procurando, per poi essere investiti da un’onda anomala mentre stavano lavorando che li inghiottì per sempre nell’Oceano Atlantico spezzando in un attimo le loro vite. Questa fu la conclusione ufficiale che tuttavia non convince per due principali motivi: il primo è che secondo recenti studi l’onda che avrebbe dovuto inghiottire i tre uomini sarebbe dovuta essere alta più di 30 metri, fatto assolutamente improbabile. In secondo luogo negli armadietti mancavano solo due impermeabili, vuol dire che il terzo uomo non aveva mai lasciato il faro. Tuttavia nonostante queste incongruenze, la Northern Lighthouse Board accettò questa spiegazione in fretta forse per non gettare troppo fango su se stessa o forse perché aveva trovato qualcosa che non voleva assolutamente divulgare mettendo in pratica una vera e propria opera di insabbiamento.

Come per ogni mistero esistono diverse teorie avanzate nel corso degli anni per cercare di dare una spiegazione a quei punti a cui la spiegazione ufficiale non riesce a dare risposta. In primo luogo venne suggerito che molti degli aspetti dell’intera faccenda furono “sensazionalizzati” dalla stampa con l’avanzare del tempo. Molti concordano con la spiegazione della Northern Lighthouse Board, altri invece avanzano spiegazioni ben più azzardate, come quella che vede protagonista l’omicidio. Uno dei tre uomini durante un momento di follia avrebbe gettato i corpi in mare dei suoi compagni per poi buttarsi tra le quelle stesse onde divorato dai sensi di colpa, ma dalle minuziose ispezioni dell’isola non furono trovate tracce di sangue, inoltre i corpi sarebbero dovuti tornare a riva a causa delle correnti. Altra teoria è quella che ha come protagonista un enorme serpente di mare, giunto sull’isola per divorare i poveri guardiani. Non mancano, ovviamente, teorie molto più fantasiose: dal rapimento alieno ai mostri marini, passando per la leggenda del Fantasma dei Sette Cacciatori, che viaggia fra le isole del piccolo arcipelago in cerca di uomini da reclutare.

Oggi le isole Flannan sono completamente deserte e il faro Eilean Mor è stato totalmente automatizzato a partire dagli anni 70, forse però non sono così deserte, magari gli spiriti dei tre guardiani sono le uniche anime che stanno ancora vagando con l’idea di vegliare sul faro.

 

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Nightcrawler – Creature impossibili

Nightcrawler – Creature impossibili

Quanti di voi hanno sentito la parola criptide? Questo è un termine usato nella criptozoologia per indicare un animale la cui esistenza è sostenuta da tradizioni e leggende, ma di cui mancano prove scientifiche. Molti criptidi sono stati visti camminare sulla terra ferma o soffermarsi nelle profondità degli oceani. Anche se la criptozoologia è considerata una pseudo-scienza, molto spesso mette in seria difficoltà la scienza ufficiale che cerca di spiegare il contenuto di numerosi video o foto che metterebbero alla luce creature misteriose! D’altronde ogni anno vengono scoperte nuove specie di animali, dalla più piccola a centinaia di metri sotto il mare alla più viscida nell’intricato paesaggio delle foreste. Nessuno sa stilare ancora un elenco completo degli animali che abitano il nostro pianeta, un elenco che giorno dopo giorno si arricchisce sempre più di bizzarre creature e forse un giorno quelli che oggi sono considerati dei miti, un domani saranno dettagli che riempiranno i libri di scienza.

L’elenco di queste presunte creature è lunghissimo e alcuni dei nostri video futuri parleranno proprio di alcune di esse, ma oggi ci concentreremo su un criptide poco famoso ma che attanaglia ancora le menti di molti ricercatori. Molti non lo considerano nemmeno un criptide e ci sono riferimenti in alcune leggende che non si possono considerare solo coincidenze. Nightcrawler, questo è il suo nome affibbiatogli anni fa quando comparve per la prima volta in un video.

Il Nightcrawler, nome derivato dalle parole inglesi “Night” (notte) e “Crawl” (camminare lentamente o strisciare), chiamato anche l’alieno di Fresno, è una bizzarra creatura che fece la sua prima apparizione nel 2007 a Fresno in California. L’avvistamento fu ripreso in una zona residenziale da una telecamera di sorveglianza installata appositamente da una famiglia perché capitava molto spesso che durante la notte i cani del vicinato abbaiassero. Un giorno, quando il sole era calato da ormai molte ore, i cani abbaiarono più forte del solito e la mattina dopo la famiglia decise di vedere le registrazioni non immaginando minimamente quello che avrebbero visto. Sconcertati chiamarono immediatamente la polizia la quale ne uscì altrettanto confusa e in poco tempo la notizia attirò i media locali. Il video relativamente breve e di scarsa qualità ritraeva una misteriosa creatura umanoide bianca, sottile, senza né braccia né busto. Il corpo sembra avvolto da un vestito o un mantello chiaro ed è composto da due lunghe gambe che convergono in quella che potrebbe essere la testa.

Un fatto curioso che riguarda i Nightcrawler è che stando alle leggende dei nativi americani della zona, queste creature popolerebbero la Terra da moltissimo tempo, addirittura da prima della comparsa dell’uomo e proverrebbero da un pianeta per lo più ricoperto di paludi, difatti le loro lunghe gambe servirebbero proprio per attraversare più agevolmente il terreno paludoso. Sempre secondo la leggenda queste creature sono sul nostro pianeta per assistere a una sorta di risveglio, per costruire un legame tra uomo e natura e successivamente portare la pace e l’armonia. Un altro fatto interessante che potrebbe essere legato ai Nightcrawler risale al 1931 quando a Blythe, una cittadina in California, un archeologo scoprì enormi glifi visibili nel loro insieme solo dal cielo, un po’ come le linee di Nazca. Questi glifi hanno mostrato un enorme essere con gambe e braccia lunghe e una piccola testa e il più grande misura circa 50 metri. Nessuno sa quando siano stati creati questi glifi, se ne fa solo menzione in leggende tramandate oralmente e antichi scritti dei nativi americani. Ancora una volta la leggenda si mischia con fatti apparentemente reali e anni più tardi, nel marzo del 2011, fece la sua comparsa un secondo video ripreso sempre da una telecamera di sicurezza di notte al Parco nazionale di Yosemite, un’area naturale protetta che si trova tra le contee di Mariposa e Tuolumne nello Stato della California. Questa volta vengono riprese due creature, due Nightcrawler che scendono giù per una collina con i loro strani movimenti.

Queste creature così surreali affascinarono molti ricercatori e proprio per la loro assurdità c’è chi semplicemente addita tutta la faccenda come una clamorosa bufala. Non mancano ipotesi sull’origine extraterrestre dei Nightcrawlers, ipotesi che peraltro sembra essere avvalorata proprio dalle leggende dei nativi americani. C’è inoltre chi afferma siano dei criptidi, fantasmi o una sorta di guardiani della foresta. L’unica cosa certa è che non assomigliano a nessuna creatura nota, ma allora cosa sono quelle creature? Nessuno ad oggi lo sa con certezza. Successivamente in rete apparvero anche diverse foto di statue intagliate nel legno che sembrano rappresentare appunto i Nightcrawler, tuttavia nessuno è stato in grado di determinare la fonte di quelle foto o dove siano state scattate… Sono semplicemente comparse in rete! Questo non fece altro che alimentare la teoria della bufala anche se c’è chi giustifica quelle statue come rappresentazioni realizzate dai nativi americani.

Grazie a internet i video cominciarono presto a fare il giro del mondo e le misteriose creature furono oggetto anche di una puntata di Fact or Faked: Paranormal Files, una serie televisiva statunitense di investigazioni su fenomeni paranormali in onda sul canale Syfy. Il team investigativo analizzò il primo video girato nel 2007. Le movenze delle strane creature sono apparse fin da subito molto strane, i movimenti sono fluidi e le ginocchia sembrano piegarsi all’indietro. Le analisi rivelarono che la creatura fosse alta circa un metro. Il team simulò numerosi tentativi di riproduzione di quelle movenze per cercare di dimostrare che fosse tutto un falso, ma ogni tentativo si rivelò infruttuoso. Infine l’analisi del video non mise alla luce nessun ritocco, sottolineiamo anche che la persona che mostrò il video alla polizia non aveva il minimo mezzo per poter effettuare qualche ritocco in digitale, inoltre non ha mai pubblicato di persona tale video né tanto meno venduto, insomma non ha fatto nulla per il quale avrebbe potuto ricavarne soldi o fama.

Il tempo passava, il mistero si infittiva sempre di più e la gente che cercava di dimostrare che era tutto un falso falliva miseramente perché non riusciva a ricreare perfettamente le strane movenze di quelle creature e ancora oggi il dibattito è aperto. Su YouTube esiste un video dello youtuber CaptainDisilusion che mostra come apparentemente sia stato realizzato il Nightcrawler, come vedete da queste immagini il tutto si sarebbe ottenuto tramite l’aiuto della computer grafica modificando un corpo di una persona rimuovendo digitalmente la parte superiore del corpo. Tuttavia questa spiegazione non convince per due motivi: il primo è che il video analizzato in Fact or Faked: Paranormal Files non presentava ritocchi, la seconda è che lo youtuber non è riuscito a rappresentare minimamente le strane movenze delle gambe delle creature. Dunque il mistero persiste ancora…

12 dicembre 2014, Contea di Highland, Ohio. Un ex marine e sua moglie stanno tornando a casa, fuori sta calando velocemente il sole e l’uomo accende i fari per illuminare meglio la strada, una strada buia e interminabile che costeggia la foresta da entrambi i lati. Mentre stanno scendendo da una collina la moglie indica un puntino bianco in mezzo alla strada molto lontano e l’uomo, pensando fosse un animale selvatico, comincia a rallentare per evitare il rischio di investirlo, ma mano a mano si avvicinano il puntino bianco assume una forma umanoide, ad un certo punto la creatura si accorge dell’auto in arrivo e fa un balzo nella foresta sparendo dalla vista della coppia. L’uomo rimane scioccato dalla visione di quella strana creatura e quando arriva a casa prende subito carta e penna per cercare di raffigurare ciò che aveva visto. Disegnò una creatura con lunghi arti inferiori, ginocchia piegate all’indietro senza busto e braccia… Proprio così, sembra la raffigurazione di un Nightcrawler. L’uomo affermò che la creatura fosse alta più di 2 metri e la moglie ribadì di come suo marito fosse un uomo troppo orgoglioso e non avrebbe mai e poi mai raccontato una frottola, fatto sta che l’unica prova che abbiamo di questo avvistamento rimane un disegno… Un disegno che sembra ritrarre la stessa creatura di Fresno catturata da una telecamera di sorveglianza anni prima…

Come ogni volta che si ha a che fare con un criptide non si hanno che una manciata di foto o video come prova, spesso di bassa qualità, ma come abbiamo detto a inizio video ogni anno si scoprono decine di nuove specie arricchendo la lista degli animali presenti sulla Terra e nessuno può dire se un domani un Bigfoot, un Nessie o un Nightcrawler possano far parte di questa lista…

 
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Pubblicato da su 28 novembre 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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CROATOAN – Il mistero dell’isola di Roanoke

CROATOAN – Il mistero dell’isola di Roanoke

In questo video parleremo di uno dei misteri più incredibili della storia americana. Quest’evento è così inciso nel folklore degli Stati Uniti che ha ispirato un’infinità di storie, libri, film e documentari. Pensate che Stephen King si è ispirato in parte a questa vicenda per ambientare il suo romanzo più famoso, IT. Infatti nel libro fa un paragone tra la maledetta città di Derry, luogo in cui da secoli qualcosa di malefico tormenta i suoi abitanti, e i fatti sconvolgenti accaduti al villaggio di Croatan sull’isola di Roanoke, tra il 1585 e il 1590.

La storia della prima colonia inglese in Nord America continua ad affascinare ricercatori e storici da più di quattro secoli a causa del suo misterioso destino. Tutto inizia nel 1585 quando il comandante Arthur Barlowe, insieme ad un piccolo gruppo di esploratori, arrivò su Roanoke, una piccola isola al largo della costa dell’odierno North Carolina. Inizialmente il rapporto con gli indigeni locali non era male, ben presto però vennero riportati diversi incidenti e i rapporti divennero molto tesi; spaventati gli inglesi chiesero dei rinforzi, ma l’unica nave che arrivo fu quella del leggendario corsaro Sir Francis Drake che fortuitamente si trovava di passaggio nel 1586. Il piccolo gruppo di esploratori stremati da questa situazione decisero di ripartire verso l’Inghilterra insieme al pirata. Qualche tempo dopo Sir Richard Grenville, colui che era stato nominato da Sir Walter Raleigh come responsabile di questo insediamento, arrivò sull’isola con i rinforzi e le provviste richieste, ovviamente al suo arrivo non vi trovò nessuno. Sir Richard confuso da questa situazione decise di lasciare alcune persone a presidiare il territorio: quindici soldati adulti vennero incaricati di custodire le nuove terre inglesi, mentre Sir Richard ripartì per l’Inghilterra. Il destino di questi quindici uomini lasciati sull’isola di Roanoke è del tutto ignoto, non si saprà mai più nulla di preciso sul loro destino. Molti sostengono siano stati gli indiani locali a farli fuggire o peggio ad ucciderli, ma le sparizioni e le vicende strane su quest’isola erano appena cominciate.

Un anno dopo, il 22 luglio 1587, un gruppo di coloni composto da 118 persone di cui 90 uomini, 17 donne e 11 bambini, si insediarono a Roanoke. Questo era il secondo tentativo di colonizzazione dell’Isola. Il viaggio condotto da John White era stato finanziato nuovamente dal magnate Sir Walter Raleigh sotto la corona inglese. Un mese dopo, il 18 agosto, il villaggio neo insediato diede il benvenuto alla prima persona nata in territorio Americano: una bambina chiamata Virginia Dare in onore a Elisabetta I, chiamata anche la Regina Vergine. Nelle prime settimane dopo l’insediamento c’era un clima di entusiasmo dato anche dalla presenza della neonata che rincuorava le persone in una vita nuova, lontana dall’Inghilterra. I rapporti con le tribù di indigeni erano buoni e non sembravano ostili. La tribù dei Croatan si era dimostrata collaborativa e favorevole al loro insediamento, anche la tribù dei Secatoan, sebbene più riluttanti, non manifestarono atteggiamenti violenti. Come unica nota negativa riportata proprio sui Secatoan, fu che si rifiutarono ad un incontro frontale con gli Inglesi.

Sembrava tutto sommato che le tre comunità potessero convivere insieme, tuttavia verso la fine del 1587 George Howe, un colono, venne trovato morto sulla spiaggia trafitto da frecce vicino al luogo in cui andava a cacciare granchi. Presto nel villaggio si sparse la notizia che qualcuno delle tribù indigene l’aveva ucciso. Le menti dei coloni s’impregnarono di paura e di conseguenza i rapporti iniziarono ad inasprirsi. Le provviste iniziarono a scarseggiare e sommato anche alla voci riguardanti l’omicidio di George l’entusiasmo iniziale si affievolì. John White capì che la situazione stava diventando critica quindi lascio l’isola e partì per l’Inghilterra con la promessa di tornare con rifornimenti. Sua figlia Eleonore Dare insieme a sua nipote Virginia lo salutarono e rimasero sulle sponde del mare ad osservare la sua nave diventare sempre più piccola finché non divenne un punto quasi invisibile all’orizzonte… Non lo rividero mai più.

John White al suo arrivo in Inghilterra rimase intrappolato nella capitale britannica a causa della guerra contro la Spagna. Quindi in mancanza di fondi da parte della corona reale il suo ritorno tardò di ben tre anni, infatti rivide Roanoke solo nel 1590 e come un crudele scherzo del destino, il giorno in cui rimise piede sull’isola fu un 18 di agosto, giorno in cui sua nipote Virginia avrebbe compiuto tre anni di vita. Tuttavia quello che doveva essere un giorno di festa si trasformò in un giorno triste e di disperazione. Al suo arrivo John non solo non vi trovò sua figlia e la sua amata nipote ad aspettarli… Non vi trovò proprio nessuno. Dei 119 coloni non ce n’era traccia in tutto il villaggio, erano scomparsi tutti quanti nel nulla più assoluto. Le case a due piani, che erano state costruite tre anni prima, si trovavano smantellate insieme ai recinti degli animali e non vi era traccia nemmeno del bestiame. L’unico indizio che lasciarono i coloni furono due tombe, una di loro probabilmente apparteneva a George Howe, ma quello che attirò subito l’attenzione di John e dei suoi uomini fu una scritta incisa sul pilastro di un forte: “CROATOAN”. Altre ricerche rivelarono un’altra scritta nelle vicinanze; sulla corteccia di un albero erano incise tre lettere: “CRO”.

Non c’erano tracce di battaglia o indizi che facessero intuire un attacco da parte delle tribù, infatti non venne trovata nessuna croce di malta, simbolo che significava secondo il loro protocollo un attacco da parte di qualcuno. John White ipotizzò che per qualche ragione i coloni si erano mischiati insieme alla tribù dei Croatan, ma prima di poterlo constatare con i propri occhi, una tormenta si abbatté sull’isola. La tempesta fu così violenta che il capitano della spedizione avvertì John che se non fossero salpati immediatamente non avrebbero potuto conservare a lungo le loro vite.  Così con molto rammarico ripartì verso l’Inghilterra, le lacrime che scendevano dai suoi occhi si mischiavano con l’acqua della tormenta che si abbatteva sul suo viso. In cuor suo sapeva che qualunque cosa fosse successa su Roanoke non avrebbe mai più rivisto sua figlia e sua nipote. La storia dell’incredibile scomparsa di quasi 120 persone fece scalpore in Inghilterra e da allora il villaggio di Croatan venne conosciuto come “The lost colony” ossia la colonia perduta.

Diverse sono le ipotesi formulate nell’arco dei secoli per riuscire a trovare una spiegazione a questo mistero. L’ipotesi più diffusa è che i coloni abbandonarono il villaggio in mancanza di viveri e si spostarono verso la capitale dei Croatan. Ciò però non spiega il perché qualcuno non avesse finito di scrivere la parola CROATOAN sull’albero o perché non avessero lasciato qualcuno lì ad attendere i rinforzi… Forse stavano scappando o andavano di fretta? Un’altra ipotesi sostenuta da sempre è che i coloni contrassero qualche malattia e quindi si spostarono dal villaggio in cerca di aiuto, questo spiegherebbe la seconda tomba trovata da John White, forse si trattava di una malattia mortale e vedendo i suoi effetti decisero di andare via. Molti storici però concordano sul fatto che per qualche ragione i coloni decisero di dividersi in piccoli gruppi e si dispersero cercando riparo fra le varie tribù e sebbene inizialmente quella dei Croatan sia quella indicata da loro stessi, in realtà alcuni studiosi, fra cui James Horn, basandosi sulla Virginea Pars, ossia la mappa disegnata da John White, sostengono che alcuni di loro si spostarono verso il fiume Chowan dove viveva un’altra tribù disposta ad aiutare gli europei. Una delle prove a sostegno di quest’ipotesi viene data da Malcolm LeCompte della Elizabeth City State University del North Carolina, il quale grazie all’utilizzo di un georadar riuscì a trovare nel sottosuolo resti di insediamenti indiani mischiati a quelli dei coloni risalenti agli inizi del 1600. Una prova che effettivamente in quel periodo indiani ed europei erano arrivati a convivere insieme. Altri storici ritengono anche che alcuni dei coloni caddero preda di tribù e altri ancora si spostarono più a sud.

Un possibile indizio che effettivamente in quel periodo ci sia stata una mescolanza fra indiani, americani ed europei è la tribù dei Lombee. Molti degli individui di questa tribù, soprattutto quelli che in quel periodo occupavano l’odierno North Carolina, hanno caratteristiche caucasiche, come la pelle ed occhi molto chiari, inoltre alcuni di loro addirittura nei registri presentano effettivamente dei cognomi inglesi e vengono descritti come “mullatos” un termine usato per persone di pelle scura che però hanno anche caratteristiche caucasiche. Ma ad arricchire questo mistero è la Virginea Pars. Il British Museum scoprì grazie a delle analisi con strumenti di alta tecnologia che qusta mappa presenta un piccolo simbolo rosso e blu, forse indicava qualcosa di cui solo John White era al corrente. Lo storico Eric Klingelhofer della Mercer University di Macon, Georgia, è convinto che le toppe scoperte sulla mappa stavano ad indicare delle posizioni strategiche e che parte della spedizione finanziata da Walter Releigh fosse coperta dal segreto di stato, dunque quelle erano informazioni assolutamente riservate, un mistero nel mistero insomma.

Da quando gli americani hanno memoria, la parola Croatoan è sempre stata associata a sparizioni e fenomeni inspiegabili, sicuramente alimentati dalla leggenda della colonia perduta. Per esempio si dice che nei suoi ultimi giorni di vita lo scrittore Edgar Allan Poe sia stato visto vagabondare nelle strade di Baltimora sussurrare cose senza senso e tra queste parole molti assicurano che dicesse proprio “Croatoan”. Tale parola inoltre è stata trovata scarabocchiata sul diario di Amelia Earhart dopo la sua scomparsa nel 1937. Un’altra scomparsa strana è quella dello scrittore horror Ambrose Bierce e si racconta che sul suo letto sia stata trovata intagliata la parola Croatoan, stesso destino di Black Bart nel 1888 e della nave Carroll A. Deering dove l’ultima parola scritta sul diario di bordo era proprio “Croatoan” mentre tutto l’equipaggio era scomparso nel nulla. La lista è davvero lunga ma come abbiamo detto all’inizio è probabile che queste storie siano state alimentate dalla leggenda dell’isola di Roanoke… Oppure sotto le leggende si nasconde qualcos’altro? Chissà…

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Il mondo dell’occulto – Leggende e rituali esoterici

Il mondo dell’occulto – Leggende e rituali esoterici

Da sempre il mondo del soprannaturale attira diversi amanti dell’occulto e del mistero. Questo mondo però è pericoloso, per esempio abbiamo visto diversi casi con la tavola Ouija in cui coloro che osano avventurarsi in questo rituale vengono perseguitati dai cosiddetti spiriti demoniaci e nei casi più estremi può condurre i malcapitati alla follia o addirittura alla morte. La Tavola Ouija però non è l’unico modo di entrare in contatto con queste presenze oscure e mistiche, ci sono altri riti in tutto il mondo che da secoli vengono utilizzati per comunicare con gli spiriti. In questo video parleremo di alcuni di questi riti ma non vi consigliamo di emularli se siete facilmente suscettibili e dalla psiche debole.

  • BLOODY MARY

Diffusa in tutto il mondo soprattutto in quello occidentale, la leggenda di Bloody Mary e il rituale che ne consegue rappresenta un pietra miliare in questo campo. Come spesso capita con le leggende, ci sono diverse versioni a seconda del luogo e il periodo in cui ci troviamo. Una delle prime versioni che si sono diffuse negli anni 70 negli Stati Uniti, narra di una giovane ragazza vissuta secoli or sono. Questa ragazza si chiamava Mary ed era affetta da una malattia incurabile, un giorno le sue condizioni peggiorarono così tanto che i medici la considerarono praticamente morta.  In quegli anni la medicina era precaria ma si conoscevano i casi di morte apparente che sono la conseguenza di estremi casi di cataplessia. Venne dunque seppellita con uno spago che legava le sue dita a un campanellino che arrivava fino alla superficie, così nella remota possibilità che fosse ancora viva e si svegliasse dentro la bara, i suoi famigliari ascoltando il rumore avrebbero potuto salvarla. Effettivamente Mary era ancora viva e quando riprese conoscenza dentro quella bara fredda e buia, in preda al panico con tutte le sue forze iniziò a urlare e a tirare lo spago, il tutto fu inutile perché quella notte ci fu una tormenta quindi il vento e i fulmini coprirono il tintinnio del campanellino. Nessuno ascoltò le sue urla e la sua disperazione. Il mattino seguente i familiari osservarono la sua tomba con lo spago rotto e il campanellino per terra e in fretta e furia disseppellirono Mary. Quando aprirono la bara si trovarono di fronte a un immagine che fece rabbrividire tutti i presenti. La ragazza era morta per soffocamento e sul suo volto, coperto di sangue, vi era stampata un’espressione indescrivibile frutto della disperazione, paura e odio. L’interno della bara era pieno di graffi e le unghie della ragazza erano conficcate nel legno, ma fu un particolare atroce ad attirare l’attenzione dei suoi familiari: vi era scritto il suo nome col sangue per tre volte. La ragazza nei suoi ultimi istanti di vita aveva lanciato una maledizione terribile che avrebbe ucciso chiunque avesse osato chiamarla, infatti più che la storia stessa è famoso il rituale di Bloody Mary. Tale rituale dice che per poterla invocare dovete essere da soli in casa con le tutte le finestre chiuse e le luci spente, successivamente dovete accendere una candela bianca e portarla davanti allo specchio, a questo punto guardando lo specchio dovete dire per tre volte Bloody Mary, Bloody Mary, Bloody Mary. Alla fine della terza volta la candela si spegnerà e quando la riaccenderete vedrete l’immagine di Mary riflessa sullo specchio. Ci sono due diversi finali del rituale: Verrete sfigurati e probabilmente uccisi dallo spirito di Mary oppure lei vi sussurrerà all’orecchio il vostro futuro. Ovviamente come abbiamo detto all’inizio si tratta solo di una leggenda… Oppure no, chissà se volete davvero scoprilo.

  • CHARLIE CHARLIE

Per parlare di questo rituale rimaniamo nel continente americano ma ci spostiamo verso sud dove esistono tanti rituali tradizionali legati all’occulto e alla morte. A differenza di ciò che si potrebbe pensare però i diversi popoli che compongono il continente vedono il soprannaturale e la morte come una componente importante del ciclo naturale dell’esistenza stessa, non li vedono come un tabù di cui avere paura, ma ne portano riverenza e rispetto. Sebbene queste popolazioni siano ancora molto legate alle tradizioni europee, sussistono ancora molti rituali precolombiani che nei secoli sono sopravvissuti e si sono fusi al cattolicesimo. Per esempio in Messico e in altri paesi centro americani il 2 di novembre si festeggia una festività nota come “El dia de los muertos” ovvero il giorno dei morti, una particolare festa dove le persone costruiscono dei piccoli altari dedicati ai propri cari che non ci sono più. Questi altari si trovano nei cimiteri o nelle case, quindi si preparano cibi e bevande che piacevano ai loro cari quando erano ancora in vita e si fanno diversi balli e preghiere, insomma un giorno in cui si ricorda con felicità i defunti e un ritrovo per i familiari per riflettere senza paura sulla morte e sulla vita. Potete quindi capire che in questo luogo particolare del mondo i riti con l’aldilà sono senz’altro una parte importante della cultura. Uno di questi riti che si pratica da diversi anni a questa parte è proprio l’ormai famigerato Charlie Charlie. Questo rituale divenne particolarmente famoso agli inizi del 2015 e spopolò in tutti i social network come Charlie Charlie Challenge. La leggenda narra che Charlie sia un’entità, alcuni dicono che si tratti del fantasma di un bambino di 14 anni morto molti anni fa in modo orribile, altri invece, per le esperienze che hanno vissuto e per le sensazioni che hanno provato durante il rituale, riferiscono che Charlie sia in realtà un demone e che entrare in contatto con lui non sia affatto piacevole. Per poter iniziare il rituale dovete prendere un foglio bianco e disegnate sopra due rette perpendicolari, successivamente scrivete la parola “si” e la parola “no” nei quattro spazi posizionati in questo modo poi si prendono due matite e si sistemano al centro della griglia, una in orizzontale e l’altra sopra in verticale a formare una croce . A questo punto il rituale vero e proprio può avere inizio, come prima domanda dovete chiedere a Charlie se si trova lì con voi. Charlie vi risponderà spostando la matita su uno dei quattro quadranti e se la risposta sarà positiva allora potrete fare altre domande, ricordate che nel formulare le domande dovete inserire la parola Charlie all’inizio. Attenzione! Una cosa molto importante è che per chiudere il rito dovete chiedere a Charlie se vuole finire la seduta e dovete aspettare una risposta positiva, fino ad allora è a vostro rischio e pericolo lasciare aperto uno di questi portali con l’altro mondo.

Don Aldo Bonaiuto, sacerdote ed esorcista, si è espresso riguardo a Charlie Challange dicendo: “Si tratta di una vera e propria seduta spiritica semplificata per bambini e adolescenti. Ai giovani raccomando di evitare nel modo più assoluto tali pratiche: non si può ‘giocare’ coi demoni senza aprire finestre difficili da richiudere nel mondo delle tenebre. Ci sarebbe da chiedersi quali menti occulte si nascondano dietro a tali invenzioni, soprattutto in considerazione del fatto che sono rivolte principalmente a un pubblico giovane e quindi facilmente influenzabile. Negli ultimi anni sono decine gli adolescenti che sono ricorsi alle cure ospedaliere a seguito di contatti con demoni o entità ultraterrene durante una seduta spiritica”. Effettivamente sono diverse le persone che hanno fatto questo rito e poi, forse in preda all’autosuggestione, hanno riportano di essersi sentiti male e di aver sentito voci strane o presenze aggirarsi nel buio delle loro stanze, mentre altri, in contrapposizione, dichiarano di non aver assistito in alcun modo a niente di paranormale. Se avete mai provato a fare la Charlie Charlie Challenge raccontateci la vostra esperienza nei commenti.

  • KOKKURI-SAN

Nella parte orientale del pianeta i racconti e le leggende che si narrano riguardanti il mondo dei non vivi sono fra le più interessanti e curiose. In particolare paesi come la Cina e il Giappone dimostrano di essere attratti maggiormente dall’occulto e dalle superstizioni. Proprio i nipponici probabilmente sono il popolo che più si è distinto negli anni con le sue svariate leggende e racconti di spettri. La Kokkuri-san ad esempio può essere considerata come la Ouija giapponese, con la differenza che lo spirito con cui si entra in contatto è quello di un animale. Il kokkuri infatti, secondo la tradizione giapponese è la combinazione di tre animali: la volpe , il cane e il procione e insieme rappresentano l’astuzia, la protezione e la buona sorte. Le origini di questo gioco sono remote, poste addirittura nel periodo Meiji ovvero verso la fine del 800 e gli inizi del 900. Per giocare a Kokkuri-san bisogna essere almeno in due e essere in possesso di un foglio con i caratteri Hiragana. Disegnate anche un Torii, ossia una porta tradizionale giapponese in cima al foglio di colore rosso, aggiungete dei numeri e infine la parola “si” e la parola “no” ai lati del Torii. A questo punto tutti i presenti insieme devono posizionare una moneta al centro del Torii e dire: “Kokkuri-san se sei qui muovi la moneta”, se la moneta si sposta dando una risposta positiva il gioco può avere inizio e potrete fare tutte le domande che volete, ma ricordate che il Kokkuri spesso si prende gioco delle persone dando risposte sbagliate. Una volta iniziato ricordate che nessuno dovrà staccare le dita dalla moneta e se volete finire la seduta dovrete dire: “Kokkuri-san per favore ritorna a casa” e aspettare che la moneta si sposti al centro del Torii. Per evitare di avere sfortuna bisogna tagliare il foglio usato come tavola in 48 pezzi e bruciarlo. Questo gioco è così largamente diffuso in Giappone, soprattutto fra gli studenti, che molte scuole hanno dovuto bandirlo ufficialmente nel regolamento scolastico. Vi sono altri riti legati a particolari fantasmi in Giappone, alcuni di essi vengono usati per evocare dei veri e propri demoni mentre altri sono racconti su dove si trovano dei fantasmi in cerca di compagnia. Una delle leggende metropolitane più famose si chiama “Toire no Hanako-san”, ovvero Hanako della toilette. Secondo i racconti Hanako è il nome di una ragazzina morta in circostanze misteriose, presumibilmente era una studentessa morta suicida e ora il suo spirito infesta i bagni delle scuole. Per interagire con lei dovrete bussare per tre volte alla terza cabina del bagno delle donne che si trova nel terzo piano e dire “Hanako , sei li dentro?” e lei vi risponderà di si. A quel punto avrete due possibilità: o la lasciate in pace andandovene senza voltarvi indietro, oppure spinti dalla curiosità potrete aprite la porta, sappiate però che nel secondo caso spesso i risultati sono fatali.

Per finire vogliamo parlarvi di un posto speciale. Il cosiddetto continente nero è con molta probabilità quello che possiede le radici più profonde nel mondo dell’occulto e diversamente da quanto si possa pensare, non sono solo le comunità più isolate a credere nella stregoneria o nei riti esoterici. Le pratiche religiose come il Voodoo e la Macumba sono molto diffuse anche nelle grandi città dei diversi paesi di questo continente e in tutti gli strati sociali. Gli stregoni praticano riti millenari per mettersi in contatto con divinità e spiriti dei morti, non è una novità che in queste terre la stregoneria è una vera e propria religione. Per esempio, a Lomè nel Togo, si trova il più grande mercato di feticci di tutto il mondo meglio noto come Akodessewa. In questo luogo potete trovare tutto quello che gli stregoni utilizzano per fare pozioni, amuleti, malefici e altri riti occulti. Nei diversi banchi si trovano esposti teschi di diversi animali quali scimmie, coccodrilli, iene, bufali e tutti i tipi di uccelli. Zampe di elefanti e criniere di leoni, rettili essiccati, veleni di serpenti , corna di ogni animale della savana e molto altro ancora. Più ci si addentra a Akodessewa e più si scoprono dettagli bizzarri, si trovano persino centri dedicati agli insegnamenti delle arti magiche, selle vere e proprie scuole di orientamento alla negromanzia per risolvere qualunque problema voi abbiate, sia quelli più banali fino a quelli di salute e amore. I clienti più assidui e i turisti occasionali qui trovano erbe medicinali dai poteri curativi e altri tipi di trattamenti alternativi a malattie ritenute incurabili, ma anche oggetti usati per maledizioni e altri riti mistici. Questo luogo per il suo aspetto così macabro viene considerato uno dei posti più stravaganti e angoscianti sulla terra.

Ancora oggi, come avete visto, in tutto il pianeta terra diverse sono le pratiche utilizzate per poter comunicare con il mondo del soprannaturale. Se siete suscettibili vi consigliamo di starne lontani dato che spesso l’autosuggestione gioca dei brutti scherzi. Un ultima cosa: non è solo attraverso i rituali che alcuni spettri si mettono in contatto con noi, in un prossimo video vi parleremo degli spettri che potreste incontrare se andate in certi luoghi o se vi trovate in certe situazioni.

 
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Pubblicato da su 13 ottobre 2015 in Maledizioni e possessioni

 

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