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Caso Amicizia – Gli alieni che invasero l’Italia

Caso Amicizia – Gli alieni che invasero l’Italia

Tra la metà degli anni 50 fino alla fine degli anni 70 ci fu un caso mediatico italiano che fece scalpore in tutto il mondo. Avvistamenti in massa di UFO, esseri umani che collaboravano con extraterrestri in segreto e centinaia di persone coinvolte. Il pubblico voleva sapere cosa stava succedendo, ma nessuno fu in grado di penetrare quel fitto strato di mistero che circondava quegli strani eventi. Solo dopo decenni di silenzio alcuni testimoni hanno deciso di parlare svelando alcuni retroscena piuttosto bizzarri, tuttavia ad oggi alcuni aspetti rimangono ignoti. Questa è l’incredibile vera storia del Caso Amicizia uscita allo scoperto solamente nel 2003 con la morte di Bruno Sammaciccia, il primo contattista, in quanto nel suo testamento era presente la volontà che la storia venisse divulgata solo dopo la sua morte.

Aprile 1956. Bruno Sammaciccia, un noto psicologo e teologo, insieme a due suoi amici Giancarlo e Giulio, stanno studiando una vecchia mappa di Ascoli Piceno, a nord-ovest di Pescara, per cercare di scoprire l’ubicazione di un eventuale tesoro nascosto nel castello di Rocca Pia, dove i tre si erano recati. Improvvisamente una penna scivolò fuori dall’astuccio di Bruno e si mise a scrivere da sola sulla mappa la seguente frase: “Ora ti spiegherò chi sono, da dove vengo e cosa voglio chiederti, siamo qui per darvi la nostra bontà e la nostra conoscenza”. Qualche giorno dopo i tre tornarono al castello di Rocca Pia dove questa volta udirono una voce: “Ora, amici miei, rimanete calmi perché mi mostrerò a voi. Siete pronti?” A quel punto davanti a loro comparve una figura umana, poi una seconda dietro un muro. I due uomini, che parlavano l’italiano e in tutto e per tutto uguali agli esseri umani, avevano delle peculiari fattezze fisiche, uno infatti erano alto due metri e mezzo, mentre l’altro solamente un metro. Proprio quell’incontro sancì l’inizio del Caso Amicizia destinato negli anni a seguire a coinvolgere sempre più persone che probabilmente non si sarebbero mai immaginate di inventarsi una storia simile… una storia di contatti con i cosiddetti “Fratelli dello Spazio” che dimostrarono quanto fossero amorevoli e rispettosi nei riguardi dell’intera umanità. Questi extraterrestri lavoravano in basi sotterranee ma non sarebbero stati l’unica razza esistente sulla Terra… solo nelle basi italiane sarebbero stati presenti più di 200 extraterrestri organizzati in una confederazione, mentre tutti gli altri erano sparsi in altri paesi europei, in Siberia, Sud America e in Australia nello stesso periodo.

L’affascinante e controverso racconto di Bruno Sammaciccia su quello che fu un caso di contattismo a lungo termine e su larga scala, è stato documentato dall’autore Stefano Breccia nel suo libro “Contattismi di massa” pubblicato nel 2007, il quale suscitò enorme scalpore e una grossa polemica presso l’opinione pubblica per l’assurdità del racconto e soprattutto per la totale assenza di prove. Agli occhi di tutti quel racconto sembrava una gigantesca truffa, anche se nessuno riusciva a spiegarsi quale fosse stato il fine, poiché nessuna delle principali persone coinvolte divenne famosa o guadagnò qualcosa, ma difesero fino alla fine quella storia assurda, in particolare Bruno fino addirittura alla sua morte, oppure anche Gaspare Da Lama, un’altra figura principale di questa storia. Poco dopo la pubblicazione del libro, Gaspare concesse un’intervista nella quale sviscerò altri numerosi dettagli, egli affermò che il suo amico Bruno era il punto di riferimento principale per gli extraterrestri che comunicavano con lui telepaticamente tramite un dispositivo impiantatogli dietro l’orecchio. Lo stesso Gaspare inizialmente fu totalmente scettico sull’esistenza di questi esseri e pensava che il tutto fosse una messa in scena, soprattutto quando, su loro precisa richiesta, venivano parcheggiati in un determinato punto dei camion con all’interno dei viveri che venivano prontamente smaterializzati da questi extraterrestri padroni di chissà quale tecnologia. Gaspare continuò l’intervista raccontando che quando cominciava a dubitare dell’esistenza dei cosiddetti “Fratelli dello Spazio”, riceveva dei messaggi sulla sua radio personale che portava sempre con se, messaggi provenienti direttamente dagli alieni che lo invitavano a cambiare il suo modo di pensare quasi come se potessero leggere i suoi pensieri.

Bruno Sammaciccia si riferiva agli alieni chiamandoli W56, con “56” che si riferiva all’anno del contatto e la “W” che stava per due “V” di “Vittoria”, tuttavia loro si riferivano a sé stessi con il nome “Akrij” che in sanscrito significa “Saggi”, in egiziano “Divinità”, mentre la forma greca della parola ha come significato “Persone che stanno in alto” e una parola simile araba da come significato “Gruppo di amici”. Considerando anche solo un momento che tutta questa storia fosse vera… Cosa ci facevano tutti quegli extraterrestri sulla Terra? Cosa volevano da noi e da quanto tempo erano qui? La risposta ce l’hanno tutte quelle persone che avrebbero vissuto in prima persona gli eventi del Caso Amicizia e che giurano che non vi è nulla di falso. Secondo i W56, la Terra è uno dei cinquanta pianeti della Via Lattea in grado di generare vita e nel corso della storia sul nostro pianeta si sono succedute ben sei civiltà che si sono estinte per colpa di sanguinosi conflitti interni sfociati in guerre. L’ultima di queste civiltà avrebbe posseduto una tecnologia tale che avrebbe permesso a pochi di loro di lasciare il pianeta e quindi salvarsi per poi evolversi nei millenni successivi su un altro pianeta cambiando anche leggermente il loro aspetto, tra cui l’altezza. Dunque i W56 sarebbero sia extraterrestri e allo stesso tempo terrestri e il motivo per cui si sarebbero tornati sulla terra costruendo basi segreta è la ricerca di una particolare energia che Gaspare, durante l’intervista, affermò che non fosse nient’altro che l’energia dell’amore. Per i W56 ogni cosa è energia e quella dell’amore era una delle più forti, infatti loro erano soliti fare discorsi profondi su fratellanza, pace e amore e che quest’ultimo dovesse essere al centro di ogni cosa, per evitare quella stessa distruzione che portò all’estinzione i popoli precedenti.

Questi alieni, dunque, utilizzavano proprio l’energia dell’amore per alimentare le loro basi sotterranee, nonché i loro velivoli spaziali, e finché c’era questa energia tra loro e i centinaia di contattisti tutto procedeva per il meglio, ma con il passare degli anni la natura più oscura dell’essere umano venne a galla e con essa anche gelosia, rabbia e odio. Questo portò l’energia dell’amore a venire meno e costrinse i W56 ad abbandonare il nostro pianeta definitivamente nel 1978, anno in cui si registrarono numerosi avvistamenti UFO in tutto il centro Italia e anche quando iniziarono i famosi incontri ravvicinati del terzo tipo da parte di Pier Fortunato Zanfretta, forse il caso italiano più famoso di questo genere e di cui abbiamo già parlato in uno dei nostri video. Il 1978 fu anche l’anno in cui furono avvistati decine di globi luminosi emergere dal Mar Adriatico, un fenomeno che interessò anche le autorità, che indagarono senza esito sul caso. Certamente oggi è difficile dare credito al Caso Amicizia, ma di fronte a tutti questi fatti possiamo veramente parlare solo di coincidenze?! È accaduto tutto veramente? Si è trattato di un caso di allucinazione di massa oppure è stata una delle più gigantesche messe in scena della storia sfuggita poi di mano?

Quella del Caso Amicizia è una storia di certo affascinante, al limite del credibile! Falsa o vera, chiunque siano stati questi W56, se alieni o esseri umani, sono di certo riusciti a dare delle lezioni importanti di vita e i loro discorsi dovrebbero essere alla base di ogni pensiero per evitare un giorno di autodistruggerci sotto la nostra stessa superbia.

Questo è un momento critico per la storia dell’essere umano. Non siamo qui per conquistare perché non c’è nulla da conquistare. Siamo sulla Terra ormai da molti secoli nascosti in basi segrete sparse per tutto il pianeta. La nostra bontà e verità saranno più forti dei dubbi umani. – W56

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Pubblicato da su 23 ottobre 2017 in Contatti exraterrestri

 

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Blue Whale – Un “gioco” malato

Blue Whale – Un “gioco” malato

Questo è uno di quei casi che fa tristezza parlarne per la crudeltà e per la poca speranza di un futuro migliore che ci aspetta a tutti noi. Abbiamo visto in altri video che su internet, in particolari nei social network, ormai proliferano persone che decidono di rendere pubblici i loro suicidi e i loro crimini, anche i più efferati. Famoso era diventato qualche settimana fa Steve Stephens, un 37enne afroamericano di Cleveland, che aveva postato un video orribile dove uccideva con un colpo di pistola una persona del tutto casuale incontrata per strada. L’uomo dichiarava di essere distrutto dal fatto che la fidanzata l’aveva lasciato ed era uscito fuori di senno… le incredibili immagini dell’omicidio sono state caricate su Facebook e molti addirittura pensavano si trattasse di un video in diretta salvo poi scoprire che era stato caricato diverse ore dopo aver commesso tale orrore. Il criminale inoltre si vantava di aver ucciso altre 13 persone e diceva di essere pronto a uccidere ancora. Prima che potesse mietere altre vittime  le autorità statunitensi lo braccarono e quando ormai si trovò senza via di fuga, Steve decise di suicidarsi, il tutto in diretta sotto gli occhi dei cittadini, come se si trattasse di una serie TV. La finzione che diventa realtà e la realtà che perde consistenza fino a sembrare finzione.

Nei social network però non ci sono solo criminali in cerca di fama, ci sono anche criminali di un’altra categoria, forse ancor più pericolosa, perché inducono migliaia di persone a infliggersi danni psicologici e fisici in modo irreparabile, persone che credono di partecipare a un gioco… un gioco in cui in palio c’è la vita stessa. Questo è uno dei motivi principali per cui il tasso di suicidi in tutto il mondo, principalmente in Russia, è aumentato in pochi anni fino a  raggiungere livelli così allarmanti che le autorità stanno cercando di porre fine a tale massacro, ma ogni tentativo di fermare quest’ondata sembra destinato a fallire. Diffuso principalmente tra gli adolescenti, questo “gioco” è nato in Russia. I primi casi risalgono circa al 2013. Inizialmente le autorità non riuscivano a comprendere perché negli ultimi anni sempre più giovani cercassero la via del suicidio, molti casi venivano classificati come semplici “incidenti” dato che le vittime spesso non avevano alcun motivo principale per commettere tale atto, ma dopo un’indagine che è durata diversi anni e un’analisi di oltre 130 casi di suicidio, è emerso un filo conduttore in grado di collegare questi casi e la realtà è molto più spaventosa di quanto sembri.

Innanzitutto il nome di questo macabro e mortale gioco è Blue Whale ovvero “Balena Azzurra” per la tendenza che hanno questi magnifici mammiferi a vivere una vita in quasi completa solitudine e quando le ombre del tramonto delle loro vite iniziano ad apparire, molti esemplari sembrerebbero decidere di incagliarsi sulla costa e quindi morire, come una specie di suicidio. Le autorità russe dovettero costruire un puzzle tanto bizzarro quanto inquietante perché molte delle vittime, o meglio…. i familiari delle vittime, dichiaravano le stesse cose dei loro defunti: i comportamenti, le loro manie di svegliarsi ad una certa ora, gli inquietanti video che guardavano in continuazione. Tuttavia non riuscivano a comprendere quale fosse la vera fonte di tutto ciò, la polizia quindi capì che la risposta per quanto assurda doveva per forza trovarsi in rete. Fu allora che le indagini fecero emergere molti gruppi e utenti della rete sociale più diffusa in Russia,  l’ormai famigerata VKontakte nota anche con le sigle VK. Qui, in questa rete, si nascondono coloro che vengono denominati curatori, tali figure sono le persone che decidono le regole di questo gioco, e persino il giorno della morte dei giocatori.

A questo punto vi starete chiedendo in che consiste di preciso questo gioco. Molto semplice, come ogni altro gioco, Blue Whale ha delle regole ben precise e definite, 50 per essere esatti. Sono 50 sfide che vi porteranno nell’ombra della valle della morte, da dove non si può più tornare indietro. Il primo passo è quello di contattare un curatore. I curatori sono i cosiddetti amministratori , coloro che si occuperanno di dirigervi fino alla vostra fine in questo gioco infernale, essi si trovano nei gruppi dei social network come appunto VKontakte, Facebook, Twitter e così via e anche in gruppi di Whatsapp, Viber e altre applicazioni di messaggistica. Una volta che viene contattato un curatore può avere inizio il gioco. il Blue Whale consiste nell’affrontare 50 sfide, una ogni 24 ore. Molte di queste sfide consistono nell’autoinfliggersi danno, annullarsi sia fisicamente ma soprattutto mentalmente e alla fine la 50esima sfida vi porterà via più di quanto possiate immaginare. In questo gioco non ci sono vincitori, ve lo sconsigliamo nel modo più assoluto di nuovo. Anche solo mettersi in contatto con i cosiddetti curatori potrebbe risultare molto pericoloso e se vi rifiuterete di arrivare in fondo al gioco, subirete pressioni di ogni tipo. Diverse testimonianze di ragazzi fanno riferimento a vere e proprie minacce ricevute non soltanto a loro stessi, ma anche ai loro familiari, infatti i gruppi dei curatori del Blue Whale riescono a rintracciarvi attraverso il vostro indirizzo IP e si impossessano delle vostre informazioni personali per ricattarvi, inoltre scelgono con cura chi potrebbe risultare più vulnerabile a questi attacchi, quindi siate prudenti e state lontani dal blue whale o da gruppi strani.

Grazie a diverse segnalazioni e su richiesta diretta della Commissione Russa di Vigilanza, l’amministrazione di “VKontakte”  ha cominciato a eliminare i link e i post contrassegnati dall’hashtag #BlueWhale e a bloccare gli utenti che avevano pubblicato questi link. La stessa cosa sta succedendo nelle altre reti sociali per cercare di emarginare questo fenomeno. Dopo l’introduzione di tali misure l’interesse per il gioco tra gli utenti della rete sembrerebbe calato, tuttavia negli ultimi mesi si sono registrati nuovi aumenti del numero di post contenenti materiali che risalirebbero al Blue Whale e adesso compaiono su Instagram praticamente ogni minuto. Dopo un’analisi sono state scoperte oltre 40.000 registrazioni su diverse piattaforme, di falsi utenti che cercherebbero di diffondere questo fenomeno. Account creati per qualche ora e poi cancellati. In italia si stanno riaprendo e analizzando alcuni casi classificati come suicidi e sembrerebbero esserci degli elementi che farebbero risalire a questo macabro gioco. Grazie anche al servizio delle Iene adesso le persone, ma soprattutto le autorità, ne parlano e non viene più semplicemente declassato come leggenda di internet. È tutto vero e accade in questo momento mentre guardi questo video. Proprio qui su YouTube inoltre, potete osservare alcuni filmati di ragazzini italiani che hanno provato a farlo e si sono pentiti, quindi si sono fermati in tempo prima che fosse troppo tardi, ma a differenza di loro ci sono ancora molti là fuori che percorrono questa strada senza via di uscita.

Come risposta a tale pazzia, dal Brasile è nato un’altro gioco, la “Balena Rosa” che consiste nell’affrontare 50 sfide che aiuterebbero le persone ad essere più felici e a vivere meglio, invece che di portarle al suicidio. Cercare di arginare il Blue Whale è possibile, ma come vi abbiamo detto all’inizio del video ogni tentativo alla fine fallirà perché ormai questo gioco ha preso piede e fermare le informazioni in rete è pressoché impossibile. L’unica soluzione vera e propria sarebbe quella di cercare di comprendere le motivazioni per cui i giovani spesso provino queste sfide che mettono a repentaglio la loro vita. Anche se tale gioco venisse cancellato per sempre, potrebbe nascerne un altro con altre sfide, forse più macabre e terribili, come quella di commettere omicidio o chissà che altro. Il problema non è nel gioco in sé ma nelle persone, sono le persone attratte da questi fenomeni che hanno una perversione verso il malato e il fondamentale senso di vuotezza interna le spinge a fare follie per sentirsi vive… fatto ironico quanto triste e sembrerebbe che le cose siano solo destinate a peggiorare.

 
 

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Leonarda Cianciulli – La saponificatrice di Correggio

Leonarda Cianciulli – La saponificatrice di Correggio

Ed Gein in America, Vlad Tepes nella Valacchia e Erzsébet Báthory in Ungheria, queste sono tre persone di cui abbiamo parlato in casi precedenti che hanno avuto tutte a che fare con terribili e cruenti omicidi. Ora stiamo per narrarvi la storia di un’altra spietata serial killer e questa volta staremo in Italia. Siamo negli anni 30 e il paese si sta pian piano riprendendo dal primo conflitto mondiale e la povertà è ancora molto diffusa. Leonarda Cianciulli è una donna piena di risorse, sa come sfruttare al meglio ogni mezzo per guadagnare sempre qualche lira in più. Come abbiamo detto sono gli anni 30 e a quell’epoca il denaro scarseggiava e bisognava darsi da fare. Ecco la storia di Leoanarda Cianciulli, meglio conosciuta come la saponificatrice di Correggio.

Leonarda nacque a Montella, in provincia di Avellino nel 1894, da Emilia di Nolfi e Mariano Cianciulli. La sua fu un’infanzia difficile, era sempre stata una bambina debole ed era nata senza che i genitori la desiderassero. Più volte tentò invano il suicidio cercando di impiccarsi due volte oppure mangiando dei cocci di vetro. All’età di 22 anni sposò Raffaele Pansardi, un impiegato dell’ufficio del registro e andò a vivere nell’Alta Irpinia, ad Ariano Irpino. Leonarda era una donna molto frugale e aveva tutte le buone ragioni per esserlo poiché perdette la sua casa e tutti i suoi aver a causa del Terremoto del Vulture che causò ingenti danni in Campania e in Basilicata, nonché la morte di 1404 persone il 23 luglio 1930. Per limitare le perdite, la donna e suo marito si trasferirono a Correggio dove iniziò la sua attività di cartomante autonominandosi anche sensitiva per le donne della paese. Ben presto divenne nota tra la gente del posto come una donna per bene e una buona vicina. Nel corso del suo matrimonio Leonarda portò avanti ben 17 gravidanze. Sfortunatamente ci furono 3 aborti e 10 morti premature. Leonarda era quindi estremamente protettiva nei confronti dei restanti 4 bambini: Giuseppe, Bernardo, Biagio e Norma. Sarebbe andata fino ai confini più estremi della terra pur di proteggerli e spesso si consultava con altri cartomanti e sensitivi per placare i suoi timori che un altro dei suoi bambini sarebbe morto. Infatti quando la donna era più giovane le venne predetto che tutti i suoi figli sarebbero morti e che non le sarebbe rimasto più nulla! Ben presto arrivò il periodo che il figlio maggiore e prediletto di Leonarda, Giuseppe, divenne abbastanza grande per essere arruolato nell’esercito. Avendo constatato che l’Italia si sarebbe unita allo sforzo bellico e che suo figlio si sarebbe unito a esso, Leonarda, agonizzante su come avrebbe dovuto proteggerlo, ancora una volta si rivolse alle arti oscure impiegando mezzi sempre più oscuri al fine di tenere in vita i suoi figli rimasti. Fu proprio in questo periodo che Leonarda cambiò, ella era convinta che se qualcun’altro avesse preso posto di suo figlio, lui poteva salvarsi dalle grinfie della morte. Poteva funzionare!

Leonarda aveva imparato a conoscere un bel po’ di persone grazie al suo lavoro. Sapeva quello che esse desideravano più di ogni altra cosa. I pensieri di Leonarda dunque si concentrarono sulla sua vicina Faustina Setti che desiderava disperatamente un marito e tempo prima era venuta da lei in cerca di aiuto. Si, Leonarda le aveva detto che avrebbe fatto del suo meglio per trovarne uno. Un giorno Leonarda invitò a casa sua Faustina dicendole che finalmente le aveva trovato un marito ma era abbastanza lontano, in una città chiamata Pola. Leonarda disse alla donna di non dire nulla della sua partenza per non scatenare delle invidie, ma di scrivere solo alcune lettere e cartoline che avrebbe potuto inviare più tardi in modo che tutti potessero sapere che stava bene. Dopo aver parlato, Leonarda le offrì del vino drogato in modo tale da sacrificarla per la vita di suo figlio. Leonarda si interrogò su cosa fare del corpo della donna privo di sensi. Di recente aveva preso in considerazione di ampliare il suo repertorio di competenze e si stava occupando della fabbricazione di sapone, dunque in casa aveva della soda caustica comprata recentemente al mercato che è un ingrediente necessario per la produzione di sapone fatto in casa. Dunque la Cianciulli la uccise a colpi di scure e la trascinò in uno stanzino. Qui sezionò il cadavere mischiandone i pezzi con la soda caustica in modo tale da realizzare saponi. Inoltre, per la gioia della donna, le fu anche possibile di aggiungere un po’ di sangue all’impasto di quelli che sarebbero stati dei deliziosi e croccanti pasticcini. Leonarda servì i suoi dolci con grande orgoglio al vicinato che si complimentò per l’incredibile bontà. Forse Leonarda ritenne che una volta finite le torte e i suoi prodotti di sapone, avrebbe dovuto riempire la dispensa con qualcos’altro. Forse pensava che il destino l’avesse beffata e che la sua offerta sacrificale aveva perso l’effetto, oppure che doveva esserci un sacrificio per ogni suo figlio rimasto in vita. Qualunque sia la ragione, Leonarda fu presto ossessionata nella ricerca della prossima vittima sacrificale tra le case del vicinato per la preparazione di nuove torte e saponi. Francesca Soavi è stata un’altra donna che era venuta in cerca di aiuto chiedendo di trovare un nuovo lavoro. Dunque Leonarda si inventò l’ennesima scusa dicendo che ne aveva trovato uno per lei in un altro luogo lontano, questa volta in una scuola a Piacenza. Leonarda pensò che poteva essere una bella sorpresa per Francesca mantenere il suo nuovo lavoro un segreto, così la futura vittima disse semplicemente ad amici e parenti che se ne stava andando via. Un po’ di droga nel vino, qualche colpo d’ascia più tardi e Francesca era pronta per essere servita, il tutto ovviamente guarnito con della soda caustica. A questo omicidio ne seguì un altro, la vittima è un’altra donna: Virginia Cacioppo che aveva supplicato Leonarda di aiutarla a riavviare la sua carriera di cantante lirica. Virginia come le altre giurò di mantenere il segreto sul suo imminente viaggio, difatti le era stato promesso un impiego come segretaria di un misterioso dirigente teatrale che, magari, avrebbe potuto reintrodurla nell’ambiente. Leonarda era particolarmente soddisfatta del suo terzo sacrificio. Dopo aver preparato Virginia nel piatto, Leonarda ha aggiunto un po’ di acqua di colonia notando che i saponi risultanti erano particolarmente dolci, così come lo erano i pasticcini. Si, quella Virginia era una donna veramente molto dolce! Tuttavia le preoccupazioni intorno ai membri della famiglia di Virginia crebbero di li a poco. Sua cognata in particolare ricordò di aver visto Virginia entrare in casa di Leonarda e da allora non l’aveva più vista. Queste preoccupazioni vennero riportate quindi alla polizia che cominciò le indagini. Una volta arrivati a Leonarda, la donna confessò i suoi tre omicidi senza fare molta resistenza. Gli inquirenti però non riuscivano a credere che una donna anziana, bassa e grossa avesse potuto fare tutto questo da sola e andarono alla ricerca di un complice che l’avesse aiutata a compiere i delitti. Il sospettato numero uno era il figlio Giuseppe che al processo, avvenuto nel 1946, dichiarò di aver spedito le lettere, senza però sapere la verità. La madre, intenzionata a difenderlo con tutte le sue forze, propose una dimostrazione atta a far capire che lei era l’unica artefice di quella mattanza. Davanti a magistrati e avvocati, in soli dodici minuti, sezionò il cadavere di un vagabondo morto in ospedale e procedette con le tecniche di saponificazione.

A Leonarda vennero dati 30 anni di carcere, più altri 3 da scontare nel manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli. La donna sopravvisse in carcere lavorando a uncinetto e cucinando biscotti, ma una volta in manicomio le venne immediatamente un ictus e morì il 15 ottobre del 1970 all’età di 76 anni.

Tagliai qui, qui e qui: in meno di 20 minuti tutto era finito, compresa la pulizia. Potrei anche dimostrarlo ora

 
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Pubblicato da su 8 giugno 2015 in Personaggi sinistri

 

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