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Poltergeist di Rosenheim – Fantasmi o poteri psichici?

Poltergeist di Rosenheim – Fantasmi o poteri psichici?

Uno dei fenomeni più affascinanti e di certo controversi che riguarda il mondo dei fenomeni psichici e paranormali è quello del “Poltergeist”. La traduzione letterale dal tedesco di questa parola è “Fantasma rumoroso” e consisterebbe in energia cinetica che si manifesta da una fonte fisicamente sconosciuta. I testimoni di tali attività parlano spesso di oggetti che volano per la stanza, mobili che si spostano da soli, luci che vanno e vengono, suoni da fonti non determinate, come il bussare a una porta senza la presenza di nessuno, e persino attacchi fisici reali! Da quale fonte questa energia si manifesti è ancora oggi motivo di leggende e dibattiti tra i ricercatori paranormali e non e nel corso della storia sono numerose le storie di Poltergeist, alcune ritenute quasi sicuramente bufale, altre invece senza una spiegazione razionale.

Uno dei casi che ha sconvolto l’opinione pubblica per la sua particolarità e stranezza, nonché uno dei più documentati e conosciuti, è quello che è avvenuto negli anni 60 a Rosenheim, una cittadina dell’Alta Baviera, in Germania. Per svariati mesi, gli uffici dell’avvocato Sigmund Adam segnalarono bizzarri incidenti come oggetti che si spostavano da soli, chiamate misteriose e altre stranezze, un caso molto simile a quello del poltergeist di Enfield che sarebbe avvenuto solo dieci anni più tardi gli eventi di Rosenheim in Inghilterra e di cui abbiamo già ampiamente parlato in uno dei nostri video. Quest’ultimo caso è ancora oggi additato dai critici come una delle più grandi bufale mai create, altra storia invece per il Poltergeist di Rosenheim che avrebbe alcune prove schiaccianti che dimostrerebbero la sua veridicità.

Tutto iniziò nel luglio del 1967, quando i telefoni degli uffici dell’avvocato Sigmund Adam, ognuno dei quali aveva una sua linea telefonica, cominciarono a squillare insistentemente, centinaia di telefonate venivano registrate dalla centrale sebbene, apparentemente, nessuno usasse il telefono. In un primo momento si pensò ad un pessimo scherzo, ma più il fenomeno aumentava di intensità, più Adam si chiedeva se tutto ciò non fosse dovuto in realtà a un guasto tecnico. L’avvocato spazientito allora chiamò un tecnico che sostituì tutti i telefoni constatando anche che non c’era nessun problema sulle linee telefoniche degli uffici, tuttavia le misteriose chiamate continuarono incessantemente fino a quando, nel mese di ottobre, cominciarono ad affiancarsi altri fenomeni ancor più strani: Le valvole elettriche saltavano, le luci si accendevano e si spegnevano spontaneamente, le lampade al neon si bruciavano o si svitavano. A questo punto Adam si vide costretto a chiamare ancora una volta un tecnico e quando gli elettricisti vennero a controllare cavi e fusibili sembrava tutto nella norma finché non usarono un misuratore di tensione per determinare se ci fossero sbalzi di corrente. Vennero registrati enormi picchi di potenza che avrebbero dovuto spazzare via ogni singolo apparecchio elettronico nell’edificio, eppure nessun fusibile era stato bruciato o compromesso. Successivamente l’intero impianto venne sostituito con un generatore autonomo, ma sorprendentemente gli sbalzi continuarono anche dopo, a quel punto l’avvocato e tutto il personale che lavorava in quegli uffici letteralmente impazziti, erano con le spalle al muro dopo aver provato ogni genere di soluzione invano.

Gli strani fenomeni divennero noti in città fino ad arrivare all’orecchio del dott. Hans Bender, un noto parapsicologo che nel 1941 fondò a Strasburgo l'”Istituto di Psicologia Clinica” e nel 1950 a Friburgo in Brisgovia l'”Istituto per i territori di confine della psicologia e dell’igiene mentale”, che è tuttora il più grande istituto privato di ricerca in parapsicologia. Bender, insieme a due fisici, durante le sue indagini potè assistere ai lampadari che si muovevano da soli e alle rotazioni di quadri appesi alle pareti che a volte cadevano addirittura a terra. Con l’avanzare delle indagini fu installato un videoregistratore e si poté fotografare il dondolio delle lampade. Sorprendentemente per la prima volta nella storia si era riusciti a filmare un fenomeno di poltergeist. Durante le indagini i fenomeni non cessavano affatto: i cassetti si aprivano da soli, i soprammobili volavano via e una grande libreria del peso di oltre 180 kg si spostò dal muro di circa 10 centimetri. Gli uffici stavano subendo grossi danni, dunque l’avvocato Adam sporse una denuncia “contro ignoti”, dunque la polizia avviò un’ulteriore indagine per capire se qualcuno stesse sabotando gli apparecchi elettronici, ma non trovò nulla di sospetto.

Il dott. Hans Bender continuò le sue indagini fino a quando trovò un filo comune che sembrava collegare tutti gli incidenti che si verificavano in quegli uffici e lo trovò in una ragazza diciannovenne di nome Anne-Marie Schaberl, una dipendente che lavorava per l’avvocato. Sembrava che tutti gli incidenti avvenissero durante i momenti in cui la giovane era presente negli uffici e cessassero quando se ne andava. Durante gli ultimi mesi di “infestazione”, l’attività aumentò e ci furono numerosi avvenimenti che parevano provenire da forze esterne, tutti incredibilmente concentrati intorno ad Anne-Marie. Infine tutto cessò di colpo quando, nel mese di gennaio del 1968, Anne-Marie cambiò posto di lavoro lasciando lo studio dell’avvocato. Naturalmente la prima supposizione che si fece riguardava la proprio la ragazza, era stata forse lei ad orchestrare tutto per attirare l’attenzione? Dopotutto lei era una donna con un passato molto travagliato, con comportamenti isterici e un rapporto difficoltoso con la famiglia e con gli altri, per questo anche malvista dai suoi colleghi. Quasi tutti puntavano il dito contro Anne-Marie, si pensò anche che agì con l’aiuto di qualcuno, tuttavia non furono mai trovate delle prove che la incastrassero ed è proprio a partire da questo punto che alcune controverse teorie piuttosto interessanti prendono il largo.

Alcuni ritengono che il coinvolgimento di Anne-Marie non sia stato intenzionale, ma piuttosto si basa sulla teoria secondo cui un’attività poltergeist come quella di Rosenheim avrebbe una fonte piuttosto umana. Un esame psicologico della ragazza rivelò “labilità psichica, elevata eccitabilità, bassa tolleranza alle frustrazioni”. Si constatò quindi che gli incidenti avvenivano quando Anne-Marie era disturbata emotivamente. La giovane non era contenta del proprio lavoro e nel tardo pomeriggio, proprio quando avveniva la maggior parte delle numerose chiamate telefoniche, era disperatamente ansiosa di tornare a casa. Siamo ancora una volta di fronte agli incredibili poteri nascosti della mente umana? Purtroppo non ci sono le prove certe anche se questa spiegazione potrebbe trovar credito in numerose attività poltergeist documentate. Naturalmente gli scettici ritengono che fu tutto uno scherzo orchestrato da Anne-Marie che aveva un forte desiderio di attirare l’attenzione su di sé. Voci sulla ragazza dicono che ovunque lei andasse causava problemi simili a quelli dello studio dell’avvocato Adam, poi un giorno si sposò e non vennero riportati più incidenti, forse finalmente aveva trovato la pace con se stessa.

I bizzarri eventi accaduti a Rosenheim tra il 1967 e il 1968, di certo sono i più documentati tra le storie di attività paranormale. Sia che sia stata tutta una truffa, un caso di telecinesi o di vero e proprio poltergeist, questo caso ha fatto parlare molto di se e ancora oggi quegli eventi sono sotto esame sia dagli scettici, come prova che l’uomo è capace di architettare vere e proprie bufale a regola d’arte, sia dai sostenitori di teorie controverse, come prova che molto probabilmente il paranormale di oggi è la scienza di domani.

 
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Pubblicato da su 12 giugno 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Volti di Bélmez – Facce comparse dal nulla

Volti di Bélmez – Facce comparse dal nulla

Soleggiata, temperata e protesa nel Mar Mediterraneo, l’Andalusia è l’incarnazione del fascino del Sud spagnolo. La provincia di Jaén, lungo il confine nord-orientale dell’Andalusia, è la culla della produzione dell’olio d’oliva in Spagna e ogni anno attira numerosi visitatori locali ed esteri. Tuttavia tra i suggestivi paesaggi che quei luoghi offrono, immerso in alcune cime rocciose, vi è un villaggio con una fama alquanto sinistra.

Bélmez de la Moraleda ha una popolazione di circa 4.000 persone. La mattina del 23 agosto 1971 María Gómez Pereira andò, come ogni mattina, in cucina a preparare la colazione per la famiglia quando notò una macchia insolita sul pavimento di cemento della sua cucina. Inizialmente non ci fece molto caso, forse era solo il sole che filtrava dalla finestra o forse un gioco di ombre, inoltre quella era una casa molto vecchia e l’insorgere di muffa non era un evento poi così strano, tuttavia il giorno dopo si oscurò acquisendo lentamente una forma particolare, forma che infine rivelò il volto sofferente di un uomo. María era una donna di chiesa, per questo più fissava quella figura più le sembrava di vedere il volto afflitto di Gesù Cristo. Spaventata, in preda agli incubi, con il terrore di essere vittima di una qualche punizione divina, María cercò di lavare e sfregare via ripetutamente quel volto inquietante che si era stampato sul pavimento, ma senza ottenere alcun risultato. La faccia rimaneva sempre lì, quasi ad osservare la donna. A quel punto intervenne il marito che decise di agire drasticamente. Con l’aiuto del figlio, con un piccone distrusse quella porzione di pavimento, dopodiché con una nuova gettata di cemento finalmente tutto era tornato come prima, come nuovo… questo fino a quando il volto non ricomparve una settimana più tardi.

Questa strana storia si diffuse rapidamente nella piccola cittadina. I vicini si fermarono per ispezionare quel fenomeno in casa Pereira e presto la famiglia divenne il centro dell’attenzione. Tutto ciò che loro volevano tuttavia era porre fine a qualunque forza maligna si fosse insinuata in casa loro, ma prima che potessero distruggere il volto per la seconda volta, il sindaco della cittadina dichiarò che il sito doveva essere scavato per ulteriori studi. Gli scavi andarono molto in profondità rimuovendo il pavimento di cemento e le antiche fondazioni sottostanti. Dallo scavo iniziarono a emergere ossa sparse. Ossa umane. Certo nessuno si aspettava di trovare quello che in realtà giaceva a metri di profondità sotto la cucina. Vennero ritrovati due scheletri decapitati, delle teste nessuna traccia. Dobbiamo sottolineare che quella casa venne edificata su un terreno che tempo prima aveva ospitato parte del cimitero della locale Chiesa Cattolica, un terreno di sepoltura che addirittura risaliva all’epoca romana. I cadaveri vennero riesumati e sottoposti a diversi studi al termine dei quali si concluse che quei corpi erano risalenti al tredicesimo secolo. Infine ai resti venne data una sepoltura dignitosa con rito cattolico al cimitero locale. Gli scavi terminarono, la buca riempita e la cucina ricostruita. Ovviamente la presenza di quegli scheletri senza testa non rassicurò per niente la famiglia che credeva di essere vittima di una sorta di maledizione. Non molto tempo dopo nuovi visi riemersero.

Ormai la notizia dei volti di Bélmez si diffuse ben oltre i confini della cittadina di montagna, attirando numerosi ricercatori in lungo e in largo. Sacerdoti, giornalisti e ricercatori del paranormale percorrevano decine, centinaia di chilometri per visitare quel villaggio un tempo sconosciuto a molti, nella speranza di assistere alla comparsa di un volto. Nel 1972 il parapsicologo tedesco Dr. Hans Bender, dopo aver visto di persona il fenomeno dei volti di Bélmez, lo sancì come l’evento paranormale più importante del secolo. Intanto, i volti persistevano. Alcuni sembravano persino essere capaci di spostarsi e cambiare posizione anche mentre erano sotto esame di esperti, mutando addirittura espressione. Alcuni si dissolvevano e negli spazi lasciati vuoti apparivano nuovi volti a prendere il loro posto.

Col passare del tempo il fenomeno si ampliò a dismisura e sul pavimento apparvero anche nudi femminili. Le figure aumentavano e di pari passo si moltiplicavano anche i testimoni. Molti associarono i volti di Bélmez ad apparizioni religiose, così soprattutto la domenica intere folle visitavano quella casa con picchi di 20.000 persone al giorno, un numero enorme considerando che il paese non contava nemmeno 4.000 persone. A questo punto partì un’indagine su larga scala capeggiata dal parapsicologo German de Argumosa. I ricercatori fotografarono il pavimento della cucina mappandolo minuziosamente prima di coprirlo con un panno e sigillandolo con la cera al fine di evitare ogni genere di manomissione. Un notaio locale si trovava come testimone quando la cucina venne sigillata. Tre mesi dopo riaprirono la cucina e ciò che scoprirono ebbe dell’incredibile! Senza che nessuno potesse inquinare in qualche modo le prove, i volti si erano spostati e trasformati. Come resoconto finale dell’indagine non si arrivò a un bel niente, non venne fornita alcuna spiegazione sull’esistenza dei volti di Bélmez. Arrivati a questo punto l’ipotesi paranormale sembrava incredibilmente quella più plausibile anche se gli scettici più convinti continuavano a negare e addirittura accusarono di complicità con i presunti imbroglioni sia Argumosa che Bender.

Furono numerose le ipotesi emerse successivamente. Quella che spicca tra le altre spiega come protagonista il nitrato d’argento, una sostanza in grado di scurirsi in seguito all’esposizione alla luce solare. Questa spiegazione chiarirebbe tra l’altro l’assenza di pigmenti, oltre al dato non certo trascurabile che i volti siano comparsi anche a stanza sigillata. Infine la pareidolia avrebbe fatto il resto. La pareidolia non è nient’altro che un’illusione subcosciente che tende a ricondurre oggetti o profili dalla forma casuale a forme note, in particolare volti. Questa è la spiegazione scientifica, non mancano tutta una serie di ipotesi paranormali, tra cui quella della “fotografia del pensiero” che ritiene che i volti siano una manifestazione fisica dei pensieri e delle emozioni di Marìa. Come un catalizzatore, la psiche della donna avrebbe generato quelle espressioni contorte sul pavimento. Cambiavano in base ai suoi umori e desideri, sarebbero scomparse solo quando Maria non avrebbe abitato più in quella casa. Nel 2004 María morì all’età di 85 anni e con la sua scomparsa molti sensitivi accorsero a Bélmez per vedere se quella teoria fosse vera, se con la morte di Maria quei volti sarebbero scomparsi, ma così non fu e nuovi volti apparvero.

I media spagnoli rimangono ancora oggi affascinati dai volti di Bélmez. Oggi c’è chi sostiene che l’intero fenomeno fosse una bufala architettata dal figlio di Maria, Diego. Se queste forme siano la manifestazione di espressioni addolorate di anime perdute, dipinti di un truffatore o un trucco dell’immaginazione, nessuno oggi riesce a fornire una risposta definitiva e soddisfacente. Solo una cosa è certa: gli occhi vuoti di quei volti continuano a scrutare dal basso.

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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