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Anatoly Moskvin – Il collezionista di bambole umane

Anatoly Moskvin – Il collezionista di bambole umane

Olga Chardymova era una vivace ragazzina di dieci anni sempre allegra e sorridente. I suoi genitori erano molto premurosi e non le permettevano mai di uscire di casa se non accompagnata. Un giorno la giovane Olga riuscì a convincere la madre per poter andare da sola a visitare la nonna la cui casa distava solamente un isolato da lei. Dopo svariati minuti di supplica la madre cedette e permise alla figlia di uscire di casa da sola… una decisione che rimpiangerà per il resto dei suoi giorni. Olga prese la sua borsetta verde preferita, il piccolo ombrello blu e si avviò a casa della nonna, ma ironia del destino, proprio durante la sua prima volta fuori casa da sola, venne assassinata. La giovane ragazza venne seppellita nel cimitero locale e nessuno ovviamente si sarebbe immaginato di vederla nuovamente, tanto meno vederla per colpa di un macabro teatrino inscenato da una mente malata… dalla mente di Anatoly Moskvin.

Anatoly Moskvin era uno scrittore e storico ben visto da tutti a Nizhny Novgorod, in Russia, la città dove risiedeva e che gli aveva dato i natali. Anatoly era uno storico esperto di cimiteri, una passione strana che sembrava avere gli albori durante la sua infanzia, quando i suoi genitori lo portavano a fare lunghe passeggiate proprio nel cimitero della città. Egli scrisse tredici libri, parlava fluentemente tredici lingue ed era descritto da molti come un “genio”, un genio però che nascondeva qualcosa di molto macabro. Nonostante la sua vita fu un discreto successo, all’età di 45 anni viveva in un appartamento ancora con la madre Elvira e il padre Yuri, entrambi di 78 anni, nel 2011. I genitori di Anatoly rimanevano nella loro casa di campagna ogni estate lasciando il figlio da solo nell’appartamento a Nizhny Novgorod, ma al loro rientro nell’estate del 2011 ci fu qualcosa di veramente inquietante ad attenderli. Nell’appartamento c’erano i corpi mummificati di ventotto bambine di età compresa tra i tre e i dodici anni, tutte vestite per sembrare delle tipiche bambole russe e sistemate in tutta l’abitazione. Anatoly, per diversi anni, aveva trascorso le sue estati dissotterrando cadaveri in oltre 700 cimiteri in Russia e si stima che abbia profanato oltre 150 tombe durante quegli anni. Le facce di molte ragazze trovate nel suo appartamento erano avvolte in un tessuto beige chiaro per nascondere gli effetti della decomposizione. La maggior parte indossava abiti, calze e stivali fino al ginocchio o abiti invernali. Alcune erano vestite da spose e una era stata abbigliata per sembrare un orsacchiotto. Tutte le “bambole” erano truccate e nelle loro casse toraciche era stato riposto un carillon. Anatoly, ogni volta che profanava un cadavere, annotava dettagliati appunti registrando anche i compleanni sul muro della sua camera da letto, dove per lungo tempo tenne le bambole al di fuori della vista dei genitori e quasi come se volesse sottolineare la sua pazzia, organizzava vere e proprie feste di compleanno per queste ragazze che aveva mummificato con le sue mani e dato loro tutti nuovi nomi.

Una ragazza il cui corpo divenne una delle bambole di Anatoly fu proprio quella Olga Chardymova assassinata all’età di dieci anni. Olga venne uccisa da un tossicodipendente che aspettava nell’atrio dell’appartamento e costrinse la giovane ragazza a salire all’ultimo piano dove la derubò dei suoi orecchini. Olga cercò di scappare ma venne colpita con una sbarra di metallo in testa, colpo che le fu fatale. I suoi resti vennero scoperti cinque mesi dopo incastrati dietro dei tubi nella soffitta dell’edificio. Olga fu sepolta nel cimitero di Nizhny Novgorod il 2 ottobre 2002 dove Natalia e Igor, i suoi genitori, costruirono una recinzione metallica intorno alla tomba della figlia tragicamente scomparsa. Il 7 maggio 2003, Natalia e Igor cominciarono a ri-dipingere questa recinzione e un giorno notarono che la corona che adornava la tomba di Olga era stata spostata, dunque chiesero spiegazioni al custode il quale disse di vedere qualcuno ogni tanto che faceva visita alla tomba della ragazzina. Poco dopo cominciarono a trovare delle note sulla tomba della figlia che si riferivano a lei come “Piccola signora” e si congratulavano per alcuni eventi come se fosse ancora viva. Ciascuno di quei biglietti era consegnato a mano direttamente da Anatoly Moskvin che visitava regolarmente le tombe delle ragazze che sarebbero diventate i suoi soprammobili. Ogni nuovo anno, i genitori di Olga trovavano la tomba della figlia decorata con peluches e giocattoli rubati da altre tombe del cimitero. Natalia Chardymova, la madre di Olga, disse ai giornalisti: “Ogni volta che andiamo a visitare la tomba di nostra figlia la paura ci assale perché non sappiamo cosa aspettarci, prova a immaginare cosa si proverebbe a leggere tutte quelle note rivolte alla nostra figlia assassinata”.

Come se non bastasse, cominciarono a comparire messaggi minacciosi come: “Se non erigi un’imponente tomba come merita, noi dissotterreremo il suo corpo”, ma la pazzia di Anatoly era solo all’inizio e una mattina i genitori di Olga trovarono la sua tomba parzialmente distrutta. Arrivati a questo punto Natalia e Igor contattarono la polizia e furono estremamente sorpresi e inorriditi quando vennero a sapere che il loro non era l’unico caso, ma decine di altri genitori di ragazzine morte prematuramente stavano avendo a che fare con il medesimo macabro problema. Il 5 ottobre 2012, circa dieci anni dopo la sepoltura di Olga, la polizia decise di aprire la sua tomba e quello che si scoprì scioccò tutti… la bara era vuota, i resti di Olga spariti! Dopo mesi di indagini si scoprì il vero colpevole, Anatoly Moskvin, che profanò la tomba di Olga nel 2003, pochi mesi dopo la sepoltura. Durante la sua udienza, la pazzia di Anatoly venne a galla quando accusò tutti i genitori delle ragazze che aveva mummificato di averle abbandonate al freddo e che lui le ha riportate a casa al caldo. Dopo tre anni in un ospedale psichiatrico, Anatoly venne dichiarato mentalmente instabile e gli fu diagnosticata una forma acuta di schizofrenia… a primo impatto può sembrare una persona in tutto e per tutto lucida, ma quando si parla delle “sue ragazze” diventa ossessivo. Tempo prima Anatoly aveva cercato di adottare una bambina, ma l’adozione gli era stata negata perché non era sposato e forse è stato meglio così. Quando gli venne chiesto il motivo di queste sue macabre gesta rispose: “Sto aspettando che la scienza scopra un modo per riportare di nuovo in vita queste ragazze… volevo diventare un esperto di mummificazione… volevo comunicare con queste ragazze.” e spiegò anche come sceglieva queste ragazze: “Mi mettevo vicino alla tomba e cercato di entrare in contatto con lei, ascoltavo ciò che diceva e spesso mi chiedeva di portarla fuori per una passeggiata.”.

Su questa macabra vicenda vennero interrogati anche i genitori di Anatoly, in particolare gli venne chiesto come possano aver trascurato la presenza di ventotto cadaveri in casa loro. La madre di Anatoly, Elvira, sostenne che videro quelle bambole, ma ovviamente non sospettarono mai che all’interno ci fossero dei corpi, ma che quello delle bambole fu semplicemente un hobby innocente e che non c’era nulla di sbagliato in questo. I genitori di Olga scelsero di non vedere mai la “bambola” con i resti, grazie anche al consiglio della polizia che la definirono una visione troppo scioccante per loro, tuttavia videro le immagini di alcune delle altre ragazze e in un’intervista la madre disse: “Io l’ho avuta per dieci anni e lui per nove…”. Per concludere, Anatoly non era un necrofilo, ma solo un malato di mente e la sua ossessione verso le ragazze morte iniziò quando fu costretto a baciare il volto di una ragazza di undici anni al suo funerale. Gli psichiatri ritengono che ci sia poca probabilità che Anatoly raggiunga una completa riabilitazione e che verrà mai liberato dall’istituto psichiatrico dove tutt’oggi risiede.

Come avete appena potuto ascoltare, ancora una volta abbiamo raccontato la macabra storia di una persona all’apparenza normale, ma che dentro di sé racchiude una personalità contorta e con perversioni che vanno al di là dell’immaginario collettivo. Chissà se almeno una delle persone che salutate tranquillamente tutti i giorni, in realtà racchiude un terribile segreto come quello di Anatoly Moskvin…

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Pubblicato da su 4 dicembre 2017 in Personaggi sinistri

 

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Mutilazione umana – Il folle caso di Guarapiranga

Mutilazione umana – Il folle caso di Guarapiranga

Questo caso coinvolge la più inquietante morte mai vista di un solo essere umano. L’uomo in questione è stato vittima di una brutale e raccapricciante mutilazione, eppure la realtà è che ciò che è accaduto a quest’uomo è molto più inquietante e va ben oltre la brutalità. È stata una mutilazione sistematica e chiunque fosse stato, aveva un livello di precisione straordinario sapendo già dove e cosa togliere al povero malcapitato. Sul torso superiore c’erano come due fori di drenaggio perfettamente circolari e l’interno era stato minuziosamente asportato lasciando un grosso buco aperto. Un altro fatto molto strano riguardava il sangue, non ce n’era nessuna traccia, né fuori né dentro il corpo… A questo punto è chiaro che questa mutilazione è stata eseguita con velocità ed estrema precisione da qualcuno, e non dalla normale decomposizione ed proprio questo che rende il caso così inquietante.

1998. Il ricercatore brasiliano Zapata Garcia e il Dott. Rubens Goes rivelano al pubblico per la prima volta delle fotografie trapelate da un insider della polizia brasiliana… delle foto assolutamente scioccanti di un uomo orribilmente mutilato e trovato alla fine degli anni ‘80 nei pressi del bacino idrico di Guarapiranga, situato nella zona meridionale di São Paulo, in Brasile. La polizia locale diventa dunque il centro dell’attenzione con il fine di saperne di più riguardo questa atrocità e sorprendentemente il capo che si occupò delle indagini svela tutte le documentazioni sul caso. La polizia ammise che questo omicidio andava ben oltre ciò che le normali menti criminali avrebbero potuto mai concepire. Non fu trovato nessun segno di colluttazione o arma da fuoco e il rapporto dell’autopsia affermò: “Le regioni ascellari su entrambi i lati hanno mostrato piccoli punti da cui sono stati rimossi alcuni organi, sono state eseguite incisioni sul viso, sul torace interno, sull’addome, sulle gambe, sulle braccia e sul petto. Abbiamo potuto osservare la rimozione di entrambe le aree orbitali, lo svuotamento della cavità della bocca, della faringe, del collo e dell’area delle ascelle, dell’addome e della cavità pelvica. Il torace è ridotto a causa della rimozione degli organi. I muscoli sono stati estratti da dei fori collocati in posizioni strategiche i cui i bordi sono perfettamente uniformi, così come lo sono le dimensioni. Questo livello di precisione suggerisce che l’operazione sia stata fatta con estrema rapidità mediante l’uso di laser o fonti di calore”. Infine l’autopsia rivela un ultimo particolare raccapricciante, forse il più perturbante di tutti, ecco l’ultimo estratto: “Dopo aver aperto la cavità cranica ci siamo trovati davanti un risultato inatteso, un edema cerebrale che in un caso come questo indica una morte agonizzante”. L’autopsia ne concluse che la causa di morte fu un’emorragia acuta dovuta da numerosi traumi e un arresto cardio-respiratorio causato da dolore estremo. Avete capito bene… tutte quelle mutilazioni sono state fatte mentre la povera vittima era ancora viva!

Dopo che il caso venne reso di dominio pubblico, vennero rese tali anche le documentazioni e le fotografie che ora si possono tranquillamente trovare in rete, tuttavia alcuni articoli sono stati parzialmente oscurati per proteggere l’identità della vittima. State attenti però, le immagini che troverete non saranno affatto piacevoli… immagini che mostrano un corpo tumefatto, che mostrano quella che una volta era una persona la cui vita si è conclusa in preda a chissà quali dolori disumani. Data l’estrema brutalità, la polizia non si seppe spiegare chi mai avesse potuto fare una cosa simile, di certo qualcuno privo di qualsiasi sentimento, come se fosse stata una macchina o peggio, qualcuno che potrebbe aver visto il povero uomo semplicemente come una cavia da laboratorio… qualcuno non di questo pianeta! Nel 2015 sul nostro canale abbiamo parlato del CASO delle mutilazioni del bestiame, un misterioso fenomeno nel quale si riporta la morte del bestiame a seguito dell’esportazione di organi e sangue. Sebbene l’esatta meccanica di queste mutilazioni varierebbe da un caso all’altro, una caratteristica comune di questi incidenti è l’apparente precisione chirurgica delle esportazioni. Generalmente si può osservare l’animale completamente dissanguato con l’eliminazione precisa di occhi, mammelle, organi sessuali, labbra, lingua, orecchie e altri organi importanti come il cuore o il fegato. Spesso viene riportata anche la rimozione della pelle nella zona della mandibola e l’area sotto l’orecchio esponendo completamente l’osso, inoltre le ferite molto nitide di tipo chirurgiche sembrano essere state cauterizzate da un calore molto intenso e realizzate da strumenti di precisione, senza provocare alcun sanguinamento. Come avete potuto appena ascoltare, i tratti in comune con la mutilazione di Guarapiranga sono sorprendenti e forse non sono solo coincidenze…

Siamo di fronte ancora una volta a qualcosa di non umano che sta operando in segreto sul nostro pianeta? Se così fosse questa sarebbe una prova che ipotetici visitatori extraterrestri non sono così amichevoli! Ciò che più disturba tuttavia, è che gli ufologi brasiliani e la polizia hanno affermato che potrebbero esserci una dozzina o più di casi simili al cadavere scoperto nella riserva di Guarapiranga. Gli ufologi spiegano che data la quantità di foto e video in archivi pubblici, inclusi video controversi della NASA, è probabile che ci siano più alieni nel nostro sistema solare di quanto pensiamo. Phil Schneider, un ex geologo e ingegnere, ha affermato che i militari statunitensi e internazionali sono a conoscenza di un “Costante conflitto con esseri alieni provenienti sia dallo spazio esterno, che da sotto terra”. Siamo quindi di fronte a una vera e propria minaccia extraterrestre? Ovviamente stiamo spaziando nelle teorie cospirative più estreme ma la misteriosa morte di Phil Schneider, ritrovato esanime in casa sua il 17 gennaio 1996, fa intendere che forse sapeva qualcosa che non doveva sapere o peggio: divulgare! Il caso di Phil Schneider merita di certo ben altri approfondimenti che troveranno sicuramente spazio in un altro video.

Tornando al caso di Guarapiranga… ci sono stati dei precedenti simili? A quanto pare sì e riguarda un sergente americano, il sergente Jonathan P Lovette. A metà degli anni 50 era stato trasferito al poligono di prova di missili di White Sand e un giorno il suo corpo venne ritrovato nudo e orrendamente mutilato in mezzo al deserto. Tre giorni prima un maggiore della United States Air Force sarebbe stato testimone di un fatto incredibile, il rapimento di Lovette da parte di un oggetto a forma di disco. I genitali di Lovette erano stati rimossi così come il suo retto esportato con la solita precisione chirurgica. Entrambe le cavità oculari erano prive degli occhi in una maniera del tutto simile alle incisioni fatte sulla vittima di Guarapiranga. Inoltre la lingua era stata rimossa dalla parte inferiore della mascella. Il rapporto autoptico confermò anche la completa assenza di sangue, completamente drenato dal cadavere dello sfortunato sergente.

Sembrerebbe che questi casi di orribile mutilazione umana non siano gli unici, ce ne sarebbero altri avvenuti in svariate parti del globo, alcuni pensano che addirittura l’incidente del passo Dyatlov, di cui abbiamo già approfondito gli aspetti più macabri in uno dei nostri video, possa essere un caso della categoria delle mutilazioni umane messe in atto da una qualche intelligenza superiore, o alieni o qualche organizzazione segreta umana senza il minimo scrupolo con chissà quale fine e chissà quali mezzi a disposizione, dato che non si conoscono macchinari per effettuare quelle esportazioni così precise. Qualsiasi sia la natura, queste mutilazioni non sono una leggenda, purtroppo sono fatti di cronaca e chissà se un giorno si scoprirà chi causa queste terribili azioni… di certo quel giorno saremo davanti a un vero e proprio mostro.

 
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Pubblicato da su 17 luglio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Cerere – Strane luci e fenomeni inspiegabili accadono su questo pianeta

Cerere – Strane luci e fenomeni inspiegabili accadono su questo pianeta

Cerere è uno dei corpi celesti più misteriosi del nostro Sistema Solare. Questo pianeta nano, che presenta 950 km di diametro, è il più grande della fascia principale di asteroidi che si trova fra Giove e Marte e da più di un decennio è diventato un vero e proprio rompicapo per illustri uomini di scienza in tutto il mondo. Venne scoperto nel 1801 dall’astronomo italiano Giuseppe Piazzi, il quale però riuscì a seguirlo solo per un breve periodo di tempo finché non scomparve dietro il nostro satellite naturale. Fu invece Friedrich Gauss a soli 23 anni a predirre esattamente la posizione in cui sarebbe ricomparso il corpo celeste grazie al suo innovativo metodo dei minimi quadrati. Cerere da sempre ha fatto parlare molto di se, infatti inizialmente era considerato come un pianeta poi negli anni fu degradato ad asteroide fino al 2006, anno in cui venne definitivamente categorizzato come pianeta nano.

Il motivo principale per cui Cerere è sempre stato oggetto di dibattito fra gli scienziati è principalmente perché si è sempre ipotizzato che potesse contenere una quantità enorme di acqua congelata sotto la sua superficie. Addirittura secondo alcune stime si deduce che lo strato di ghiaccio raggiunga una profondità di un centinaio di Km dando a Cerere una quantità di acqua pari a 200 milioni di Km cubici. Tutte ipotesi affascinanti e che in fondo portano sempre a quella domanda che ci spinge ad osservare il cielo: siamo da soli nell’universo? C’è vita sugli altri pianeti? Sembrerebbe che Cerere possa risolvere questo quesito ma il problema è che questo pianeta nano impiega 9 ore per compiere un moto di rotazione su se stesso e circa 4,5 anni per compiere un moto di rivoluzione intorno al Sole, perciò sulla sua superficie le temperature massime non superano i -34 gradi centigradi, quindi se esistessero forme di vita su questo pianeta sicuramente sarebbero dei microrganismi congelati. Le luci della ribalta però si accendono più di 2 secoli dopo la sua scoperta, esattamente nel 2003, anno in cui grazie alle osservazioni effettuate da terra e con il telescopio spaziale Hubble, il pianeta Cerere smette definitivamente di essere solo uno dei tanti corpi celesti che destano curiosità e diventa il principale oggetto di attenzione della NASA e di tutti gli astronomi del pianeta Terra.

Hubble aveva fotografato Cerere 267 volte e da queste immagini gli astronomi dedussero che, l’allora considerato asteroide, aveva un corpo quasi rotondo, inoltre presentava altre caratteristiche comuni a tutti i pianeti di tipo terrestre, ma ad attirare l’attenzione ovviamente sono state soprattutto quelle strane luci molto luminose sulla sua superficie. Ricordiamo che il telescopio Hubble si trova ad una distanza di oltre 240 milioni di km da Cerere, eppure quelle macchie bianche erano piuttosto evidenti. Queste immagini sebbene sgranate hanno fatto il giro del mondo tanto che la NASA dovette ammettere a suo tempo: “Le luci che appaiono in ogni immagine del pianeta Cerere sono per ora un mistero.”. Ben presto vennero stanziati nuovi fondi per una delle missioni più importanti mai concepite dalla NASA: La missione Dawn. Tale missione infatti nacque proprio per poter osservare da molto vicino gli asteroidi Vesta e Cerere: due protopianeti diversi fra loro per forme, caratteristiche morfologiche e natura geologica della superficie, ma la peculiarità più importante che li accomuna entrambi è che i due corpi popolavano la fascia di detriti intorno alla nostra stella fin dalle origini del Sistema Solare trovandosi lì da circa 4,5 miliardi di anni. Per questa ragione rappresentano una teca che potrebbe nascondere i segreti sulla storia della vita e del Sistema Solare nonché ospitare forme primordiali di vita.

Dopo il lancio della sonda Dawn tutti si aspettavano nuove immagini del misterioso pianeta nano, più nitide rispetto a quelle di Hubble. Gli scienziati di tutto il mondo non rimasero delusi quando il 19 febbraio 2015 la sonda Dawn scattò queste fotografie mentre si trovava ad una distanza di soli 46 mila Km da Cerere. Proprio così, ancora una volta delle luci molto luminose sulla sua superficie vennero immortalate nelle fotografie. A questo punto non si parlava più di effetti del telescopio o di strani giochi di luci e ombre, anche i più scettici dovettero ammettere che c’era qualcosa di strano e anomalo su Cerere. La NASA anche in questo caso descrisse le fotografie come “Crateri  caratterizzati da macchie luminose che si intravedono sulla superficie del pianeta nano”. Chris Russell, responsabile della missione, disse: “Man mano che ci avviciniamo, capiamo che Cerere ci ha incantati senza svelarci nulla di sé, ci aspettavamo di restare sorpresi, ma non così confusi”. Dichiarazioni che evidenziano quanto siano sorprendenti queste scoperte e alla domanda di quali siano le cause delle strane luci Russell disse: “La vicinanza delle due zone bianche osservate in queste nuove immagini potrebbe essere spiegata da un’origine criovulcanica, al momento sappiamo solo che il materiale riflette solo il 40% della luce che lo colpisce, ma ovviamente sarà necessario avere immagini ad una risoluzione migliore, per essere in grado di fare ipotesi geologiche”.

Altri scienziati invece parlano di depositi di sale, ghiaccio, getti di geyser e altri fattori che potrebbero riflettere la luce solare in questa maniera. Mentre gli scienziati cercano fra gli elementi naturali la soluzione, gli appassionati di UFO ed extraterrestri si focalizzano su altri aspetti cercando la soluzione secondo le più disparate teorie. Ad ogni modo, qualunque sia la spiegazione che viene teorizzata, mano a mano che si avvicina la sonda Dawn alla superficie del corpo celeste sembra che tali ipotesi vengano messe in discussione, difatti nelle fotografie inviate dopo marzo 2015, iniziano a vedersi non più due sole luci bianche sulla sua superficie, ma vengono riprese una serie di altre luci meno luminose ma sempre più evidenti. Gli scienziati però non si sbilanciano ancora anche se l’ipotesi dell’acqua solidificata sotto la sua superficie inizia a prendere più piede anche nelle inchieste fra gli internauti ed esperti accademici. La sonda Dawn calandosi progressivamente a quote più basse è riuscita a fornire nuovi e incredibili dati sul pianeta ma allo stesso tempo ha continuato a sorprendere con immagini incredibili e nuovi misteri. Uno di questi è senz’altro il cratere Occator. Le due aree chiare identificate durante l’avvicinamento si trovano all’interno di questo cratere largo circa 90 km e ovviamente è stata una delle zone più studiate del pianeta. Grazie allo spettrometro GRaND montato a bordo di Dawn, si è riusciti finalmente ad analizzare la composizione chimica delle suddette macchie bianche ottenendo risultati stupefacenti. I dati preliminari ricavati dalla superficie di Occator e su molti altri crateri suggerisce che il materiale presente su tale superficie siano principalmente due sali; il carbonato di sodio presente in concentrazioni molto elevate ed un particolare solfato di magnesio chiamato esaidrite.

Dopo aver visto i dati dello spettrometro, gli scienziati suggeriscono che probabilmente questi sali sono stati generati dopo l’impatto che formò il cratere Occator, infatti tale impatto potrebbe aver portato alla fuoriuscita di antichi depositi di acqua salata presenti al di sotto della sua crosta superficiale e di lì a poco l’acqua sublimò lasciando però sulla superficie del cratere stesso quei sali che un tempo erano contenuti al suo interno. Questo spiegherebbe anche perché la maggior parte delle luci si trovino all’interno dei crateri sparsi sulla superficie di Cerere. Mistero risolto dunque? A quanto pare non del tutto perché ci sono ancora una serie di interrogativi aperti, infatti sui crateri è stato trovato anche del ghiaccio, in particolare in crateri che sono permanentemente in ombra chiamati “trappole a freddo” dove la temperatura rimane sotto i -140 gradi. La NASA si chiede come sia arrivato lì tale ghiaccio deducendo anche che tali regioni non vengono colpite dalla luce solare da almeno 1 miliardo di anni. Un’altro interrogativo ancora più intrigante sono i crateri stessi perché ritenuti troppo piccoli, sembrerebbe quasi che Cerere curasse le ferite lasciate dai grandi impatti dei meteoriti, rigenerando in continuazione la propria superficie, un comportamento alquanto strano e unico fra i pianeti.

Sempre sulla sua superficie però è comparso quella che ancora oggi viene considerato il più grande enigma di questo pianeta. Si tratta di una montagna alta oltre 4.000 metri che si trova in un’area  quasi priva di crateri. La sua natura è oggetto di discussione non soltanto per la forma che ricorda quella di una piramide, ma anche perché non sembra essere stata causata dall’impatto di un meteorite. Picchi del genere si osservano solitamente nel cuore di grandi crateri, invece questa protuberanza si erge da sola in mezzo al nulla. A complicare ancora di più sono le striature biancastre disegnate sulla sua superficie. Molti scienziati si sono già pronunciati su questa immensa struttura geologica e l’hanno battezzata “Ahuna Mons” dicendo che tale fenomeno è stato causato da una fuoriuscita violenta di liquidi, gas e sali dagli strati interni del pianeta, forse originata da un impatto violento avvenuto dall’altra parte di Cerere. Ciò spiegherebbe anche perché sui lati di tale struttura si vedono quelle strisce cristallizzate, simili a quelle dei crateri. Quindi Ahuna Mons sarebbe un criovulcano, ovvero un vulcano di ghiaccio. Insomma sembra che questo piccolo pianeta abbia attirato l’attenzione del mondo grazie alle luci riflettenti sulla sua superficie, ma i veri enigmi li riserva nelle zone più buie, la dove i raggi del sole e della conoscenza cercano di arrivare, ma che potrebbero non giungere mai.

Nel nostro universo ci sono un’infinità di pianeti e misteri. Sotto la superficie di alcuni di essi si trovano strati di diamante puro più grandi del nostro pianeta, altri invece sembrerebbero non riflettere la luce dando loro un aspetto così scuro da essere stati scambiati per buchi neri. Altri pianeti invece pur avendo le dimensioni di Giove, data la loro composizione chimica risultano più leggeri di una palla di gomma. Queste sono solo alcune delle meraviglie che ci circondano e di cui si potrebbe parlare in video futuri… e pensare che l’essere umano si trova solo agli albori della più epica esplorazione mai avvenuta nella storia: l’universo, la cosa più misteriosa dell’esistenza stessa.

 

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Winchester House – Una casa unica al mondo

Winchester House – Una casa unica al mondo

Ci sono case in questo mondo che si dice siano possedute da fantasmi o demoni, altre invece sono state testimoni di crudeli omicidi e di conseguenza sono molte le storie che si raccontano su di loro… ma nel mondo esistono forse due o tre case che trasmettono un brivido non tanto per le storie e le dicerie narrate, ma sono comunque in grado di fare paura a chiunque perché sono incredibili e strane. Esistono case così particolari che una volta entrati, non si hanno garanzie di poterne uscire. Benvenuti alla magione Winchester.

Questa casa, conosciuta come una delle più strane e uniche nel suo genere al mondo, si trova a San Jose in California. Questa magnifica costruzione è stata realizzata grazie alla volontà di Sarah Winchester, forse per cercare di placare il pesante senso di colpa che gravava sulla sua coscienza. Sarah infatti era la moglie di William Wirt Winchester, proprietario della Winchester Repeating Arms Company, uno degli uomini più ricchi del XIX secolo grazie alla commercializzazione del famoso fucile Winchester, il primo fucile a ripetizione completamente affidabile e a buon prezzo. William era l’unico figlio ed erede di Oliver Winchester,  tuttavia nonostante l’incredibile ricchezza, egli non riuscì a giovarne per molto dato che poco tempo dopo aver ereditato l’impero di suo padre, morì per una tubercolosi. Il beffardo destino inoltre si portò via anche l’unica figlia che William e Sarah avessero mai avuto; la piccola Annie Pardee Winchester morì per un marasma infantile, lasciando in questo modo, nel 1881, la vedova Sarah Winchester come unica ereditiera di tutti quei soldi derivanti dalle armi e metà della compagnia.

Sarah aveva tutti i soldi immaginabili di questo mondo, ma a che cosa gli servivano se i suoi amori erano stati portati via per sempre dal destino? Con il cuore totalmente spezzato lei non era in grado di comprare la vita o di far tornare indietro il tempo a quando la sua famiglia era al completo. Molti storici raccontano che la quantità di soldi provenienti dalla vendita di armi ammontasse a circa 1.000 dollari giornalieri che corrispondono a più di 20.000 dollari dei giorni nostri, oltre ai diversi milioni presenti nelle banche. Tale quantità secondo gli esperti, avrebbe fatto impazzire chiunque, soprattutto chi, come Sarah, era una persona scossa e tormentata da un evento così drammatico come la morte dei familiari. Sarah cercando di trovare un senso alla propria esistenza iniziò a frequentare ambienti particolari, molti di essi legati al mondo del paranormale come veggenti e medium. A partire da questo punto la storia si offusca nella leggenda e la versione più diffusa del perché Sarah inizió la costruzione della maestosa residenza Winchester è la seguente.

Un giorno Sarah incontrò una medium, quest’incontro fu voluto da Sarah stessa dato che credeva di essere inseguita da una maledizione. Lei era convinta che tutte le anime delle persone uccise a causa dalle armi Winchester tormentassero la sua famiglia. Secondo lei queste anime avevano fatto ammalare prima sua figlia e poi suo marito, portandoli entrambi via per sempre. La medium confermò la sua teoria e aggiunse anche che Sarah poteva fare qualcosa per poter fermare tutte queste anime in cerca di vendetta, si trattava di uno stratagemma non semplice perché richiedeva uno sforzo economico smisurato per una persona normale, ma dato che lei possedeva metà della compagnia Winchester non vi erano problemi per metterlo in atto. Secondo la medium l’unico modo per poter fermare la maledizione consisteva nel trasferimento di Sarah sulla West Coast e lì iniziare a costruire una casa dove poter intrappolare gli spiriti, inoltre tale casa doveva essere in costante costruzione, quindi Sarah avrebbe dovuto ordinare la costruzione di nuove stanze o in caso contrario la maledizione e gli spiriti l’avrebbero raggiunta.

Un’altra spiegazione sulla motivazione che spinse Sarah a volere questa casa è che l’ereditiera dopo la morte del marito, sconvolta decise di trasferirsi lontano da New Haven, quindi dopo un viaggio coast to coast comprò diversi ettari di territorio in California, lo stato dove le persone decidono di ricominciare una nuova vita e qui diede inizio ad una strana forma di intrattenimento che solo lei poteva permettersi. Qualunque sia la ragione che spinse Sarah in California, la cosa certa è che trascorse il resto dei suoi giorni in quella casa costruendo costantemente nuove stanze.

Per più di 38 anni nella magione Winchester si lavorava 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Una devota, maniacale e ininterrotta ristrutturazione di proporzioni titaniche. Il tutto realizzato senza progettazioni architetturali, ma solo basate sulla volontà e idee giornaliere di Sarah. La particolarità però sono i modi in cui sono state costruite le nuove stanze, molte di esse per potervi entrare hanno passaggi nascosti per non parlare dell’infinità di porte false. In questa casa ci sono cunicoli interni che danno l’idea di un labirinto, scale che non portano da nessuna parte, pareti false, porte e finestre posizionate sul pavimento, porte che portano ad altre porte, stanze con pareti di vetro e molto altro tra cui il particolarissimo ascensore orizzontale utile negli spostamenti, anche se ci sono diverse fermate che portano a luoghi totalmente vuoti. Ecco alcune delle immagini reali della casa.

Molti dicono che il modo migliore per poter descrivere questa incredibile costruzione sia quello di immaginare la paradossale elaborazione grafica di Maurits Cornelis Escher  trasposta nella realtà. La casa ha attraversato diverse fasi nell’arco degli anni. Molte stanze, balconi e finestre sono state abbattute per fare spazio a nuove costruzioni. Con il passare dei giorni, settimane e anni la casa continuava a crescere sempre di più e nel suo massimo la magione Winchester raggiunse ben sette piani di altezza, ma a causa del terremoto che colpì San Francisco nel 1906 l’edificio venne gravemente danneggiato. Ricostruito in parte ora si dispone solo su quattro piani. Il modo assurdo di costruire e ricostruire senza un masterplan, quindi quasi completamente a caso, ha reso l’edificio una delle strutture più improbabili, non solo da replicare, ma persino da immaginare per la mente umana. Nel 1922, all’età di 83 anni, Sarah Winchester morì nella casa. I servi che avevano lavorato per lei dicevano di aver bisogno di una mappa, realizzata praticamente grazie all’esplorazione della struttura stessa, per poter muoversi all’interno. D’altronde la magione Winchester oggi presenta più di 160 camere conosciute e molte altre da scoprire, infatti proprio quest’anno a ottobre è stato scoperto un nuovo attico arredato da numerosi dipinti, un divano vittoriano, un armonium e delle macchine da cucire.

A quanto pare Sarah Winchester durante la sua realizzazione, nonostante non avesse in mente un piano ben definito, aveva pensato ad alcune particolarità, come per esempio l’uso ricorrente del numero 13, infatti le finestre contengono 13 pannelli di vetro, la serra aveva 13 cupole, ci sono 13 sezioni nel pavimento di legno, perfino alcune delle stanze hanno 13 finestre, candelabri con 13 bracci intrecciati e così via. Di certo l’ossessione con questo numero ha contribuito a fomentare la leggenda che la casa sia stregata e nelle stanze vi siano effettivamente racchiusi i fantasmi e anime delle persone uccise dai fucili Winchester. Molte persone che hanno visitato la casa dicono che si possono sentire rumori strani nelle stanze e hanno anche avvertito la sensazione particolare di essere osservati da qualcuno che si trovava alle loro spalle. Altri addirittura raccontano di aver visto il fantasma di Sarah nelle sue stanze preferite, perfino il programma Ghost Adventures gli ha dedicato un servizio, ma a causa di un evento tragico capitato a Zak Bagans non riuscirono a finire l’episodio.

Casa maledetta o meno oggi è riconosciuta come patrimonio storico della California e potete visitarla pagando 40 dollari all’ingresso. Attenzione però perché se vi allontanate dalle zone segnalate sulla mappa potreste perdervi e rimanere intrappolati in essa. Per sempre…

 
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Pubblicato da su 19 dicembre 2016 in Luoghi inspiegabili e inquietanti

 

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Poltergeist di Enfield – Il caso che scioccò l’Inghilterra intera

Poltergeist di Enfield – Il caso che scioccò l’Inghilterra intera

Nel 1977 una piccola e tranquilla casa a Enfield, un borgo situato nella parte settentrionale di Londra, ha occupato numerosi titoli dei giornali di tutto il mondo quando divenne il teatro di inspiegabili fenomeni paranormali. Tali fenomeni diventeranno in seguito quelli più documentati mai registrati nella storia del Regno Unito con oltre 30 testimoni oculari che hanno potuto documentare una storia davvero terrificante. Il libro più dettagliato che sia stato scritto sul caso di Enfield è “This house is haunted”, di Guy Lyon Playfair, un giornalista ed investigatore del paranormale. Inoltre da questa storia è stato tratta la serie TV “Enfield: oscure presenze” e anche il film uscito quest’anno: The Conjuging 2. Tra gli scettici e i sostenitori di questo caso la domanda è: fu questa una vera entità del mondo dell’inspiegabile o la presunta attività poltergeist potrebbe essere attribuita a interventi per così dire… Più umani? Ecco la storia del poltergeist di Einfield.

Tutto inizia la notte del 30 agosto 1977 in una casa popolare al 284 di Green Street. L’intera famiglia, composta da Peggy Hodgson, donna divorziata, con i figli Margaret, Janet, Pete e Jimmy, è ormai a letto da qualche ora quando un evento che scosse per sempre la loro vita era in agguato. Tutta la storia ruota intorno a Janet, la figlia di 11 anni, ed è proprio con lei che inizia tutto quella notte. La ragazzina, che condivideva la stanza da letto con la sorella Margaret, si sveglia di soprassalto nel cuore della notte mentre il suo letto stava tremando. Si mette ad urlare svegliando anche Margaret il cui anche suo letto comincia a scuotersi violentemente. Peggy viene svegliata dalle urla delle figlie e temendo il peggio corre nella loro stanza, ma proprio nel momento in cui entra i fenomeni che stavano terrorizzando Janet e Margaret cessano improvvisamente. La madre dunque pensò che si trattasse di uno scherzo organizzato dai suoi stessi figli e ritornò a letto dopo averli sgridati per lo spavento preso.

Il giorno dopo tutto trascorre normalmente e le due ragazze archiviano la faccenda come frutto della loro immaginazione anche se in cuor loro il terrore non si è dissolto completamente, terrore che aumenta esponenzialmente di notte quando tutte le luci sono spente e il buio pervade l’intera casa come se volesse nascondere un’oscura presenza. Quella sera, precisamente alle 21:30 Janet e Pete chiamano Peggy lamentandosi che qualcosa stava facendo uno strano rumore, come di trascinamento. Janet affermò di aver avuto la sensazione che una delle sedie nella stanza si fosse mossa da sola, dunque la madre sposta la sedia fuori dalla stanza e tranquillizza Janet, ma proprio quando sta per dare nuovamente la buonanotte ai figli, anche Peggy sente un rumore di trascinamento e accende le luci per vedere se era nuovamente uno scherzo orchestrato dai figli, ma dovette ricredersi quando vide la pesante cassettiera muoversi da sola senza che nessuno la toccasse. La signora Hodgson cercò di rimettere la cassettiera al suo posto ma era come fosse bloccata da una forza invisibile, dunque urlò ai bambini di uscire dai loro letti! Questa volta era veramente convinta che qualcosa di inspiegabile stava succedendo. Vedendo che le luci dei loro vicini erano ancora accese, gli Hodgson ancora in camicia da notte, corsero da loro per chiedere aiuto. A quel punto Vic Nottingham, il loro vicino di casa, perquisì la casa e il giardino ma non trovò nessuno, ben presto cominciò a sentire dei colpi sulle pareti che battevano a intervalli regolari. Alle 23:00 venne chiamata la polizia, anche loro ispezionarono la casa costantemente accompagnati dai quei battiti regolari. Non trovarono nulla di strano e dissero che quei rumori probabilmente erano causati da dei topi, ma lo stupore si stampò sui loro volti quando videro una sedia muoversi inspiegabilmente da sola. I due agenti firmarono una dichiarazione scritta per confermare gli eventi accaduti quella notte.

Nei giorni successivi gli strani eventi continuavano a susseguirsi senza dare nessun segno apparente di tregua. Piccoli oggetti presenti nella casa venivano scagliati contro i muri o peggio contro i membri della famiglia e quando venivano raccolti erano molto caldi. Questi attacchi continuarono per tre giorni al termine dei quali la famiglia chiese di nuovo aiuto, non solo alla polizia ma anche ai media locali, tuttavia nessuno sembrava essere in grado di fermare l’escalation di eventi. La signora Hodgson infine si rivolse alla stampa e il Daily Mirror inviò il reporter Douglas Bence con il fotografo Graham Morris i quali passarono diverse ore all’interno dell’abitazione. Durante la loro permanenza non successe nulla degno di nota, dunque decisero di andarsene… Erano quasi alla loro auto quando alcuni giocattoli in casa vennero scagliati da una forza invisibile. Il fotografo venne colpito da un mattoncino Lego mentre stava cercando di scattare una foto. Il giornalista capo del Daily Mirror, George Fallows, fu così colpito dalla storia raccontata dai suoi colleghi che suggerì a Peggy di rivolgersi alla SPR (Società per la Ricerca Psichica), così fece e venne chiamato Maurice Grosse, un suo membro, per indagare sulla vicenda. Grosse arrivò dagli Hodgson il 5 settembre, una settimana dopo l’inizio degli eventi. Nei giorni immediatamente successivi non si verificò nulla di straordinario. Poi, l’8 settembre, mentre Grosse e i giornalisti del Daily Mirror erano pronti per captare qualcosa, si sentì un rumore secco provenire dalla camera da letto di Janet. Quando salirono scoprirono che la sedia dal comodino era stata gettata a circa due metri di distanza. Janet dormiva al momento e nessuno aveva visto il movimento della sedia, ma quando lo strano evento si ripeté un’ora più tardi, il fotografo era pronto catturando infine l’evento su pellicola.

Il 10 settembre, il caso di Einfield occupò l’intera prima pagina del Daily Mirror e da quel giorno il caso divenne di interesse nazionale prima e mondiale poi, tanto che persino i famosi demonologi Ed e Lorraine Warren si interessarono alla faccenda. I fenomeni non sembravano placarsi, c’erano interferenze con la TV, guasti elettrici. I dispositivi sia video che audio dei reporter utilizzati per registrare le attività paranormali nella casa risultavano spesso danneggiati e non più utilizzabili. Al team di ricerca si aggiunse presto lo scrittore Guy-Lyon Playfair che insieme a Grosse trascorse i successivi mesi a studiare il caso, mesi in cui ogni notte si sentiva bussare alla pareti, i mobili scivolavano sul pavimento venendo a volte gettati giù per le scale, giocattoli e altri oggetti volavano da una parte all’altra della stanza, misteriose pozze d’acqua si formavano per terra e misteriosi incendi seguiti da un’estinzione spontanea comparivano in casa. La famiglia dovette fare i conti anche con casi di levitazione, Janet affermò di essere stata presa e scagliata via nella sua camera da letto da un’entità invisibile, come testimoniato da alcuni vicini o da queste foto. Janet sostenne che più volte le tende di camera sua avrebbero in qualche modo preso vita cercando di strozzarla avvolgendola intorno al collo, il tutto venne sostenuto da sua madre che più volte aveva assistito alla scena.

Tuttavia il fatto più sconvolgente doveva ancora accadere e riguardava ancora una volta la povera Janet, in qualche modo la sua voce a volte assumeva connotazioni quasi demoniache e spesso parlava con un’aspra voce maschile. La ragazza affermava di non aver nessun controllo sulla voce e quando parlava in quel modo cadeva in uno stato di trance. Un giorno l’intero team intervistò la giovane e fu proprio in quei frangenti che si scoprì l’origine di quella voce dal linguaggio osceno. Bill, questo diceva essere, ossia il precedente proprietario dell’abitazione deceduto proprio in quella casa e quando Grosse gli chiese se ricordava in che modo fosse morto, questa fu la sua risposta: “Sono diventato cieco… poi ho avuto un’emorragia e mi sono addormentato e sono morto su una sedia nell’angolo al pianterreno”. Alcuni mesi dopo, Grosse fu contattato da Terry Wilkins, il cui padre, Bill, aveva vissuto nella casa degli Hodgson prima che questi ultimi vi si trasferissero. Quando gli fu fatta ascoltare la registrazione in questione, confermò che la “voce” aveva descritto le esatte circostanze della morte di Bill Wilkins. La cosa straordinaria era che nessuno degli Hodgson era a conoscenza di questo Bill. Ora starete pensando che l’intero caso sia stata una semplice messa in scena a sfondo economico, la famiglia Hodgson non viaggiava in buone acque in quel periodo, eppure la parte più inquietante di questa storia, ossia la voce di questo presunto Bill, è stata registrata più volte come potete sentire da questo estratto: [REGISTRAZIONE JANET/BILL]

Psichiatri e medici locali furono attirati da questa storia e visitarono Janet per capire se stava cominciando a sviluppare una seconda personalità o se ci fosse davvero un’entità paranormale al suo interno. Svariati logopedisti dissero che la voce così grave di Janet provenisse da una seconda serie di corde vocali che tutti hanno. Gli attori possono essere addestrati a parlare con questi falsi accordi, ma può essere un processo molto doloroso, inoltre per mantenere questa voce per ore porta incontrovertibilmente ripercussioni sulla normale voce e Janet sembrava non esserne colpita. La ragazza trascorse sei settimane al Maudsley Hospital dove venne sottoposta a numerosi test per individuare eventuali segni di squilibri mentali, ma non venne trovato nulla di anomalo e la cosa curiosa è che durante quel periodo l’attività poltergeist cessò. Quando Janet tornò a casa vennero inviati dal SPR due parapsicologi, John Beloff e Anita Gregory, convinti che tutte le attività derivassero niente meno che dall’inganno di tutta la famiglia e durante la loro visita avrebbero visto Janet barare. Era stata allestita una videocamera esterna che puntava la camera di Janet e registrò la ragazza nel tentativo di piegare cucchiai con le mani, così come rimbalzare su e giù dal suo letto facendo movimenti svolazzanti con le mani. Janet ammise di aver fatto questo sostenendo che voleva  cercare di mandare via i giornalisti che assediavano la casa in attesa dei fenomeni o, secondo altre fonti, per vedere se gli investigatori se ne sarebbero accorti…

Nei mesi successivi gli eventi si placarono e la famiglia Hodgson ricominciò a vivere una vita normale. Lo scetticismo che gira intorno a questa storia è molto alto anche se Maurice Grosse e la maggior parte dei testimoni oculari si dichiararono convinti della natura paranormale della vicenda. Infine un’ultima curiosità: nel 2003 Peggy Hodgson muore per un cancro al seno. Muore in quella casa… Proprio sulla stessa sedia dove morì Bill Wilkins. Ora l’abitazione è occupata ancora da una madre divorziata con quattro figli… La storia è destinata a ripetersi?

 
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Pubblicato da su 18 luglio 2016 in Maledizioni e possessioni

 

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Famiglia Sodder – 5 bambini scomparsi tra le fiamme

Famiglia Sodder – 5 bambini scomparsi tra le fiamme

Fayetteville, West Virginia, 1945. George e Jennie Sodder stavano celebrando la vigilia di Natale come di consueto con nove dei loro dieci figli, uno di loro era assente poiché era stato chiamato nell’esercito. Tutti insieme passarono una bella serata in famiglia fino a quando, arrivata una certa ora, tutti si ritirarono nei proprio letti. Il capofamiglia George fu il primo a coricarsi, seguito dai due figli John e George Jr. Poco dopo Jennie, la madre, decise che era il momento che anche il resto dei figli dovesse andare a letto i quali la supplicarono per poter rimanere svegli a giocare con dei giocattoli appena regalati da Marian, la sorella maggiore. Dopo che i figli promisero che avrebbero rimesso tutto a posto, la madre li lasciò giocare, dopodiché prese in braccio Sylvia, la figlia più piccola, e andò a letto con lei.

Tutti stavano dormendo, sembrava una nottata tranquilla, quando tutto d’un tratto il telefono si mise a squillare. Era da poco passata mezzanotte e Jennie si alzò per rispondere chiedendosi preoccupata chi mai avrebbe dovuto chiamare a quell’ora. Dall’altra parte del telefono vi era una donna la quale chiedeva di parlare con qualcuno che Jennie non conosceva, dunque le disse che probabilmente aveva sbagliato numero, a quel punto la donna dall’altra parte si mise a ridere e riattaccò. Jennie pensò si trattasse di un semplice scherzo telefonico e non dette molto peso alla faccenda. Prima di tornare a letto, notò che le luci in casa erano ancora accese e le porte delle camere aperte. Trovò tutto questo insolito perché solitamente i figli chiudevano le porte delle rispettive camere prima di andare a dormire. Dunque spense le luci, chiuse le porte e tornò a dormire. Jennie si era addormentata da poco quando sentì un tonfo provenire dal tetto, seguito da un rumore di qualcosa che sembrava rotolare. In quel momento la donna si rese conto che la casa era in fiamme. Era l’una e mezza. La donna non si lasciò prendere troppo dal panico e urlò al marito e ai figli di uscire di casa. I due figli maggiori, John e George Jr, riuscirono a scampare alle fiamme, così come Marian che corse fuori con Sylvia. Infine anche George e Jennie fuggirono impotenti sulle fiamme che rapidamente stavano divorando l’abitazione.

Una volta fuori, George si rese subito conto che cinque dei suoi figli erano ancora dentro casa e fece il possibile per salvarli. Cercò di entrare in casa rompendo una finestra facendosi anche un taglio sul braccio e attraverso tutto il fumo vide che le fiamme avevano già coperto l’intero primo piano, cercò dunque di domare le fiamme grazie a un barile contenente acqua piovana, ma a suo malgrado l’acqua era congelata a causa del freddo. I minuti passavano e il fuoco stava cominciando a invadere anche il piano terra. George doveva pensare in fretta e il terrore che non avrebbe più rivisto i cinque figli intrappolati si faceva sempre più lampante. Dunque corse in garage dove aveva sempre tenuto una scala, ma era misteriosamente sparita, successivamente tentò invano di scalare la casa a mani nude. Infine gli venne un’ultima e disperata idea: far salire i due figli maggiori sopra il camion e portarli vicino alle finestre del piano superiore. Purtroppo la fortuna non girava dalla loro parte perché il camion non ne voleva sapere di partire. Nel frattempo, Marian era corsa a casa di un vicino per chiamare i vigili del fuoco. In un primo momento non riuscirono a raggiungere l’operatore, quando lo raggiunsero restava solo svegliare i vigili del fuoco e mandarli sulla scena. La stazione dei pompieri distava meno di cinque chilometri dalla casa dei Sodder, tuttavia i soccorsi non arrivarono fino alle 8 del mattino, quando era di gran lunga troppo tardi poiché la casa era stata rasa al suolo in meno di 45 minuti dallo scoppio dell’incendio.

La polizia arrivò sulla scena la mattina dopo e a seguito di un’indagine durata due ore, concluse che l’incendio si era scatenato a causa di un cablaggio di cavi difettoso. George sostenne però che non poteva essere quella la causa poiché aveva rifatto da poco quel cablaggio, inoltre le luci erano rimaste accese per un certo lasso di tempo dopo che l’incendio era divampato, quindi non c’era stato nessun corto circuito. Ciò che aumentò il mistero è che non venne trovato alcun cadavere dentro l’abitazione, nemmeno i resti di ossa o qualsiasi altra cosa che facesse pensare alla possibilità che dentro ci fosse qualcuno, inoltre il filo del telefono risultò tranciato. L’inchiesta fu chiusa e i cinque figli Sodder dichiarati morti, ma i genitori non si diedero pace per tutta la vita, non credendo che i bambini fossero all’interno della casa durante il suo incendio. Essi erano convinti che i figli fossero stati rapiti e che l’incendio fosse stato un atto doloso per coprire la scena del crimine. Nel corso del tempo si diffusero svariate voci che sostenevano questa ipotesi: Prima di tutto un uomo strano venne visto rubare dal garage dei Sodder poco prima dello scoppio dell’incendio. L’uomo avrebbe rubato la scala e tentato di tagliare la linea di alimentazione, tagliando invece quella telefonica. La scala in questione venne trovata qualche giorno dopo lungo un terrapieno poco distante dalla casa dei Sodder. Per qualche misteriosa ragione quest’uomo non è mai stato visto come un sospetto, ma gli fu solo ordinato di pagare una multa per aver rubato. Un autista di autobus inoltre, dichiarò che durante quella drammatica sera vide delle “palle di fuoco” che venivano in qualche modo gettate prima che scoppiasse l’incendio. Questa voce fu ulteriormente avvalorata quando, la primavera successiva, la piccola Slyvia trovò un guscio verde nel cortile. I Sodder mostrarono l’oggetto ad un amico ex-militare il quale affermò che quello non era nient’altro che un resto di un ordigno esplosivo simile a una bomba al napalm.

Nei giorni successivi alla tragedia, a seguito della pubblicazione delle foto dei bambini su svariati giornali, ci furono numerose persone che segnalarono il loro avvistamento. Una donna sostenne di aver visto i cinque bambini in una macchina nera andare a tutta velocità quando l’incendio era in corso. Una turista che si era fermata a circa 80 chilometri a ovest dalla casa dei Sodder, disse di aver visto, la mattina dopo l’incendio, i bambini in una tavola calda fare colazione. Successivamente li vide andare via in una macchina con una targa della Florida, ma non riuscì a identificare il guidatore. Un’altra donna credeva che i bambini fossero residenti nel suo albergo a Charleston, South Carolina. Disse che erano con due uomini e due donne. La donna cercò di parlare con i bambini visibilmente spaesati, ma i quattro adulti non lo permisero e divennero alquanto ostili nei suoi confronti. Successivamente li sentì parlare con i bambini in lingua italiana e se ne andarono di fretta. Secondo le affermazioni della donna, essi avrebbero effettuato il check-in intorno mezzanotte per poi andarsene la mattina successiva. Sfortunatamente non ricordava la data precisa e le indagini abbandonarono quella pista dopo aver appurato che la storia non era abbastanza affidabile.

George e Jennie Sodder non si davano per vinti. La donna fece delle personali ricerche provando a bruciare delle ossa di pollo nella stufa, con il risultato che le ossa non venivano mai distrutte completamente dal fuoco. La convinzione che i loro figli non erano nella casa durante l’incendio arrivò quando scoppiò un grande incendio in un’altra casa e in quel caso vennero rinvenuti sette scheletri tra le macerie. Dunque a fronte di tutti quest fatti, i Sodder cercarono di far riaprire il caso, ma la polizia si rifiutò dichiarando che nessun crimine aveva avuto luogo. Nel 1949 George, con l’aiuto di altre persone, scavò nel luogo della sua ex casa alla ricerca di eventuali resti che potevano essere stati trascurati. I rapporti successivi affermarono che furono trovati frammenti di ossa e organi possibilmente umani. L’organo trovato venne testato in un laboratorio e risultò essere di manzo relativamente fresco, alcuni dissero che era stato messo li di proposito per tentare di risaltare il lavoro scadente della polizia. Per quanto riguarda i frammenti di ossa, erano quattro pezzi di vertebre e due pezzi di falangi, possibilmente appartenenti alla mano di un bambino. Venne coinvolto un medico che dichiarò che sarebbe stato molto improbabile per tutti gli altri resti essere distrutti dal fuoco così rapidamente. Ritenne inoltre che i resti trovati appartenessero a un ragazzo di circa 14 anni, un’età che coincideva con uno dei figli scomparsi. George però non credeva che quelle ossa fossero di suo figlio per via della posizione del ritrovamento. Anni più tardi, dopo ulteriori test, un altro esperto dichiarò che i resti appartenevano a una persona tra i 16 e i 22 anni e che le ossa non presentavano nessun segno di danneggiamento da incendio. Dunque si pensò che fossero state messe lì da un cimitero vicino come cover-up.

Sei anni dopo la tragedia, i Sodder fecero un ultimo tentativo: misero un cartello nel luogo dell’incendio con le immagini di tutti i loro cinque figli scomparsi insieme alla storia di quello che era successo quella notte. La ricompensa per il ritrovamento era di 5.000 $, alzata poi a 10.000 $ ma sempre senza successo. Passarono gli anni e nel 1968 un detective scrisse un articolo sugli eventi di quella tragica vigilia di Natale di 23 anni prima. Qualche mese dopo George e Jennie ricevettero una foto nella loro cassetta postale: da un lato c’è il volto di un giovane e sul retro un messaggio scritto a mano. “Louis Sodder. I love brother Frankie. Ilil Boys. A90135”. Si pensò a uno scherzo di pessimo gusto, ma George e Jennie credettero fermamente che quello ritratto nella foto era davvero il loro piccolo Louis, oramai cresciuto. La somiglianza era incredibile. Per scoprire di più, i Sodder assunsero un investigatore privato che cercò di trovare l’origine della foto, ma di lui si persero misteriosamente le tracce. Un altro mistero che si va ad aggiungere a questa inquietante storia. Ad oggi l’identità dell’uomo nella foto è sconosciuta, così come il significato della frase. Le persone che studiarono il caso sottolinearono che George era il proprietario di un’azienda di autotrasporti di carbone e al tempo quel settore era sotto pressione da molte persone facenti parte della mafia, per cui si pensò che la scomparsa dei figli non fosse nient’altro che opera di questa purtroppo famosa organizzazione criminale. Dopotutto i Sodder erano di origine Italiana e il numero “90135” sul retro della foto corrispondeva al Codice di Avviamento Postale di Palermo, Italia.

George Sodder morì nel 1969 e Jennie nel 1989, entrambi senza sapere che fine fecero realmente  loro figli. La maggior parte delle persone crede che i bambini perirono tra le fiamme quella notte e che i Sodder semplicemente si rifiutavano di accettarlo. Ci sono però anche quelli che credono che i bambini furono rapiti e portati in Italia. Sylvia, la figlia sopravvissuta più giovane, ad oggi sta ancora cercando di capire cosa sia successo veramente ai suoi fratelli quella tragica notte del 1945.

 
 

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The Entity – La sconvolgente storia di Doris Bither

The Entity – La sconvolgente storia di Doris Bither

Questa storia per la quantità di fatti bizzarri che vengono narrati, per la quantità di prove che sono state documentate e per le atrocità accadute è senz’altro una delle più macabre mai raccontate tanto da risultare inverosimile. Purtroppo in casi come questi distinguere in modo inconfutabile ogni fatto reale nonostante, e ripeto, le numerose prove che lo sostengono; è veramente difficile. Noi ci limiteremo a raccontare la storia così come viene tramandata dai protagonisti, i quali con sommo orrore rivivono attraverso i ricordi quelle terribili notti. Alla fine sarete voi a trarre le vostre conclusioni.

La vita di Doris Bither all’età di 30 anni era un vero e proprio disastro sotto diversi aspetti. Madre single, alcolizzata, abitava con i suoi quattro figli in una piccola casa di Culver City nel sud della California agli inizi degli anni 70. All’epoca dei fatti i suoi figli avevano 6, 10, 12 e 13 anni. Tre maschi e una femmina, la più piccola. Doris viene descritta come una donna minuta e davanti agli occhi degli sconosciuti appariva come una persona con diversi problemi emotivi tanto da sembrare quasi patologici, ma quello che le persone ignoravano era che l’origine dei mali che pativa la signora Doris non erano di questo mondo e lei era una vittima nelle grinfie invisibili di forze sovrannaturali che la attanagliavano giorno dopo giorno. Le giornate per la famiglia Bither erano come quelle della maggior parte delle persone disagiate di Culver City, la loro casa era piccola, sporca, maleodorante e a malapena riuscivano ad avere tre pasti al giorno e un letto caldo… E se questa vi sembra già una situazione difficile, pensate che questa parte della giornata era quella più “normale”, perché al calar del sole quando le tenebre invadevano ogni angolo di quella piccola casa le cose peggioravano in maniera drastica.

Ogni notte, quando Doris e i suoi figli andavano a dormire, iniziava un incubo ad occhi aperti; la temperatura in tutta la casa scendeva di colpo e nell’aria si potevano sentire presenze strane, mentre Doris aveva la sensazione che qualcuno o qualcosa fosse appostato negli angoli bui della sua stanza e la osservasse per colpirla nel momento appropriato. Nelle rispettive camere i suoi figli si nascondevano sotto le coperte utilizzandole come se fossere un riparo dai mostri… Solo che questi erano mostri reali e avrebbero fatto presto visita a Doris. I quattro piccoli bambini si mettevano a piangere perché erano consapevoli che di lì a pochi minuti avrebbero sentito le urla della loro mamma spaccare il silenzio della notte. La povera signora Doris, ogni notte infatti, si sentiva bloccata da qualcosa, lei cercava di sottrarsi a questo essere che la sovrastava ma ogni sforzo era vano. Quest’esperienza non si trattava di una semplice sensazione come una paralisi nel sonno, lei poteva veramente sentire che c’era qualcosa lì nel buio che si trascinava attraverso i muri e lentamente attraversava la stanza per poi sostare davanti al suo letto. Mentre quel qualcosa si avvicinava a lei si poteva sentire un sogghigno che avrebbe gelato il sangue a chiunque! Doris, sempre inerme ma con gli occhi ben aperti, poteva constatare che quella orribile cosa si insinuava attraverso le coperte e risaliva verso di lei e con esso aumentava il fetore che si propagava nelle sue narici. L’essere freddo come un cadavere mano a mano che risaliva iniziava a farle del male fisico. Doris sentiva che qualcosa affondava le sue grinfie e suoi denti nella propria carne. ma lei restava inerme, era solo in grado di urlare… Quando trovava le forze per farlo, ma questa purtroppo non era l’unica violenza che quell’essere orribile faceva su di lei. Quando la signora Doris non era più nemmeno in grado di urlare e smetteva di lottare, quella cosa iniziava a seviziarla e l’unica cosa che poteva fare la povera donna era piangere, sperando che tutto questo finisse il più presto possibile. Così tutte le notti si consumavano orrori indescrivibili nella casa presente al numero civico 11547 di Braddock Drive nei primi anni 70.

Per pura casualità o per uno scherzo del destino, il 22 agosto 1974, Kerry Gaynor e Barry Taff, due investigatori che lavoravano per il laboratorio di ricerca di parapsicologia per la UCLA, facero una conferenza sul soprannaturale nella biblioteca della sua città e proprio quel giorno Doris si trovava in quella biblioteca. Dopo un tentennamento iniziale decise di parlare con i due soggetti, i quali non si dimostrarono particolarmente interessati inizialmente dato che Doris si era presentata con un forte odore di alcol, ma quando fece vedere i lividi, i graffi e gli ematomi che si disegnavano su tutto il corpo, i due investigatori cambiarono idea perché quei segni sembravano essere il risultato di una lotta con una bestia più che con un essere umano. Qualche giorno dopo i due si presentano all’appuntamento presso la residenza della signora Doris. La casa da fuori appariva come tutte le altre della zona, non attirava particolarmente l’attenzione e non aveva alcun aspetto lugubre o strano. Ben diversa invece era la situazione all’ interno della costruzione. L’ambiente viene descritto dai due come “caotico e degradato”. C’erano bottiglie di alcol sparse in tutta la casa, spazzatura ovunque, piatti sporchi e ammassati in cucina per non parlare dei figli, sporchi e lasciati a se stessi. Era evidente che Doris non era in grado di reggere la situazione in cui si trovava e non poteva svolgere i suoi doveri di genitore. Quel giorno l’atteggiamento da parte della signora Doris nei confronti dei due investigatori rispecchiava perfettamente l’interno della sua casa; ossia fu poco accogliente e poco collaborativa. Quindi Kerry e Barry pensando di aver perso invano del tempo abbandonarono l’abitazione sperando di non vederla mai più. Il giorno seguente invece con loro grande sorpresa ricevono una chiamata disperata da parte di Doris che in lacrime e con una voce secca quasi strozzata dal dolore implorava il loro aiuto perché le cose da quando si erano visti erano peggiorate.

Nelle dieci settimane successive vennero documentati tutti gli eventi legati al paranormale che accaddero in quella casa e i risultati furono estremamente sorprendenti. Le relazioni presentate e pubblicate parlano di tremolii continui delle luci di casa, rumori strani, cassetti che si aprivano da soli ma  soprattutto delle sensazioni provate dall’intero team di ricerca che sono incredibilmente coincidenti con quelle descritte da Doris durante le aggressioni. Infatti anche loro parlano di continui cali di temperatura e di una sensazione di soffocamento, per non parlare delle ventate di odore ripugnante che dal nulla si presentavano quando la signora Doris inveiva nei confronti degli spettri. Secondo gli studiosi c’erano ben quattro entità che si manifestavano, uno in particolare veniva chiamato “Mr. Who’s it” e si credeva fosse lo spirito innocuo di un signore anziano. I ragazzini infatti sembravano abbastanza legati a lui in qualche modo e si ipotizzava che fosse addirittura il loro nonno deceduto da poco. Se questa entità si dimostrava poco pericolosa, non si poteva dire lo stesso delle altre tre, soprattutto nei confronti di Doris che sembrava essere il loro bersaglio preferito. Le descrizioni e le storie che lei raccontava su di loro sono atroci e stando alla sua testimonianza, due di essi erano piccoli di statura ed erano coloro che la tenevano ferma mentre l’altra entità, quella più alta e mostruosa, la violentava.

Il team di ricerca, dopo aver raccolto le testimonianze e dopo aver anche documentato i fenomeni di poltergeist, non erano convinti di pubblicare la storia perché in fondo stavano parlando di uno stupro da parte di un essere che si presentava solo in alcuni momenti e che, nonostante i lividi e i segni sul corpo tipici degli abusi di questo tipo, nessuno poteva verificare con certezza assoluta. Insomma, era una scommessa e si giocavano la reputazione. Chi avrebbe mai anche solo ascoltato una storia simile? Fu solo la disperazione di quella famiglia a convincerli; erano la loro unica speranza, ma prima di andare avanti decisero di aumentare l’autenticità delle prove, ragion per cui vennero ingaggiati dei fotografi professionisti ai quali venne esplicitamente chiesto di scattare  tutte le fotografie con le Polaroid, dato che non possono essere alterate in alcun modo, inoltre venne anche ingaggiata una troupe per fare le riprese con delle attrezzature all’avanguardia per l’epoca in modo tale da poter raccogliere quanti più frame di immagini possibili. Un giorno quando si trovavano tutti nella stanza della signora Doris, dove normalmente questi fenomeni facevano la loro comparsa, decisero di provare un nuovo metodo quindi chiesero alla donna di imprecare nei confronti delle entità e di sfidarli… A parte Doris, erano tutti in silenzio e inizialmente non accadde nulla, ma mano a mano le maledizioni fuoriuscivano dalla bocca della gracile donna, più le luci della stanza presentavano un tremolio di intensità crescente; in poco tempo la stanza divenne fredda e un fetore iniziò a manifestarsi nella stanza e proprio quando la tensione era ai livelli massimi apparve quello che stavano cercando da settimane; l’entità.

Più di trenta persone presenti quel giorno non dimenticheranno mai più quello che si manifestò davanti ai loro occhi. In mezzo a un atmosfera da film horror, proprio in un angolo di quella stanza si era formata una specie di nebbia di colore verdastro oscuro e piano piano prendeva la forma di un essere tanto enorme quanto mostruoso. La maggior parte dei testimoni assicura che dopo pochi secondi la comparsa della nebbia, s’intravedeva il torso muscoloso di un essere di dimensioni abnormi e pochi istanti dopo era tutto scomparso. I presenti rimasero attoniti e increduli con gli occhi sgranati nella direzione dove fino a pochi istanti prima si era presentata l’entità. Lo shock fu tale che pareva che i testimoni fossero caduti in una specie di catalessi collettiva, sembravano tutti bloccati, il loro cervello non riusciva a comprendere con logica quello a cui avevano assistito. Uno di loro addirittura perse i sensi e il tonfo prodotto della sua caduta rovinosa fu il suono che li fece riprendere coscienza e tutti si precipitarono ai propri macchinari di ripresa per poter rivedere l’entità. Come accade spesso in questi casi, la tecnologia si dimostrò inaffidabile e i macchinari per i filmati non avevano ripreso la scena. Invece le fotografie scattate con le Polaroid sia prima che dopo la manifestazione presentavano quasi tutte delle chiazze di luci particolari e delle ombre strane. Una delle poche fotografie scattate che riprendeva con nitidezza l’intera scena è questa e rappresenta l’immagine emblema del caso di Doris Bither. Nella foto che vedete in copertina, si può osservare un arco di luce proprio sopra la testa di Doris. Diversi esperti negli anni analizzarono la fotografia e tutti raggiunsero lo  stesso verdetto: la fotografia è autentica e la figura di luce non è un errore di sviluppo del macchinario o della pellicola, inoltre il dettaglio più importante si trova esattamente sopra la testa di Doris, infatti se si osserva con attenzione, la luce non subisce alcun tipo di deformazione nonostante ci siano degli angoli nella stanza, quindi l’effetto non poteva essere creato da una luce artificiale. In aggiunta, la testimonianza delle trenta persone presenti quel giorno, fanno di questo il caso paranormale più accreditato della storia.

Per gli esperti questo è un caso più unico che raro tant’è che molti di essi ritengono che le entità terribili che si sono manifestate in realtà sono creazioni della stessa Doris, la quale possiede un potere alquanto incredibile capace di attirare una quantità di energia negativa aprendo varchi con il mondo del soprannaturale. Questo spiega anche perché le persone che si sono trasferite in quella casa, dopo che la famiglia Bither si era spostata a San Bernardino, non hanno mai avuto dei problemi di questo tipo, mentre la signora Doris anche dopo essersi trasferita nella nuova casa continuava ad essere vittima di queste presenze. Un dettaglio triste è che la signora Doris era stata vittima di abusi da parte dei suoi diversi coniugi negli anni e probabilmente il maltrattamento e le continue umiliazioni l’avevano portata a rivivere quelle sensazioni creandosi dei mostri e attirando su di lei queste forze metafisiche. In poco tempo questa storia divenne famosa fra le persone del settore e presto Hollywood decise di produrre un film chiamato “The Entity”, tuttavia secondo i testimoni il film non solo non rende per niente giustizia a tutto il dramma che la signora Doris ha sopportato per anni, ma addirittura manipola completamente la tematica stessa della sua vicenda.

Sebbene fosse Doris Bither a soffrire in prima persona di questi attacchi, senz’altro ne risentirono anche i suoi figli dato che questa situazione lacerò profondamente la loro psiche lasciando indelebili ricordi di impotenza e di sofferenza nella propria infanzia e adolescenza. Le ultime notizie che si hanno della signora Doris arrivano dalle parole di Brian Harris, uno dei figli che all’epoca dei fatti aveva 13 anni. La donna non superò mai i traumi e addirittura dichiarò a un certo punto di essere rimasta incinta di uno spettro quando risiedevano a San Bernardino e senza un supporto adeguato morì per problemi polmonari nel 1995. Dunque, una vera e propria manifestazione di forze soprannaturali o traumi psicologici che si trasformavano in vivide esperienze infernali? Come vi abbiamo detto all’inizio di questo video fate voi le vostre conclusioni. Forse l’unica certezza di questo caso è che si tratta di una storia triste più che spaventosa.

 
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Pubblicato da su 9 febbraio 2016 in Maledizioni e possessioni

 

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