RSS

Archivi tag: Fantasmi

Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Ci sono alcuni luoghi in Italia che vengono considerati fra i più macabri sulla terra. Questi luoghi si prestano con facilità a storie di fantasmi e maledizioni, in particolare l’isola di Poveglia è nota in tutto il mondo come uno di quei posti che fanno rabbrividire anche le persone che a maledizioni e fantasmi non credono molto e non c’è da stupirsi perché quest’isola della laguna veneta ha una storia molto cupa, ma soprattutto reale, di pura sofferenza umana.

Poveglia si trova precisamente tra Venezia e il Lido di fronte a Malamocco, lungo il canal Orfano. I suoi primi abitanti risalgono al 421 d.C. in quel periodo fu il rifugio delle popolazioni di Este e Padova che cercavano un riparo dalle invasioni barbariche. Poi ci fu un periodo abbastanza lungo di pace e di prosperità, in generale per tutta la laguna Veneta, fino allo scoppio della guerra di Chioggia nel 1379,  anno in cui Venezia è stata attaccata dalla flotta genovese e gli abitanti di Poveglia sono stati spostati alla Giudecca. L’isola poi è rimasta deserta per molti anni, nel 1645 sono state erette delle fortificazioni ottagonali dal governo veneziano per proteggere gli ingressi alla laguna, quindi nel 1776 Poveglia era diventata un punto principale di controllo per tutte le navi che cercavano di entrare a Venezia.

Se avete visto il nostro video riguardante la peste, sicuramente saprete anche che proprio in quegli anni era scoppiata una delle epidemie più mortali che si siano mai state registrate nella storia dell’uomo e proprio Venezia è stata uno dei fulcri di tale orrore. Infatti nel 1700, in seguito allo scoppio della peste, l’isola di Poveglia è stata usata come un lazzaretto, anzi… praticamente come un cimitero a cielo aperto dove le persone venivano confinate e condotte a morire lontane dalla città di Venezia. Qui, in questi 72.000 metri quadrati di terreno, le persone venivano portate ancora coscienti e sentenziate a morte certa a causa delle infezioni degli altri malati. In pochi giorni la peste li divorava e i loro corpi marcivano nelle strade. I loro ultimi giorni sulla terra erano di dolore e agonia pura mischiata alla follia di un destino inevitabile. Ogni giorno nuovi cadaveri viventi venivano condotti a Poveglia durante gli anni della peste nera per essere bruciati e sepolti in fosse comuni. Spesso non veniva nemmeno fatta una distinzione fra malati terminali e contagiati ai primi stadi, tutti coloro che finivano qui dovevano indifferentemente subire la stessa fine. La testimonianza più incredibile e macabra di questa tragedia si trova ancora a Poveglia o meglio, sotto Poveglia. Proprio come avete capito, nel sottosuolo ancora oggi si trovano diversi strati di cadaveri, si parla di migliaia di corpi appartenenti a coloro che una volta in vita venivano emarginati e detestati e ora non sembrano trovare pace nemmeno da morti.

Per quanto incredibile vi sembri, questo è solo l’inizio, la storia di quest’isola infatti ha vissuto diverse sfumature di follia… letteralmente. Nel 1922, gli edifici deserti di Poveglia furono ricostruiti per poter ospitare, secondo fonti ufficiali, una casa di riposo per gli anziani, ma realtà queste mura ospitavano malati mentali. I pazienti che dovevano essere isolati dal resto della società, proprio come ai tempi della peste, venivano portati qui. La maggior parte delle persone che finivano qui venivano considerati inadatti per un’ospedalizzazione normale e si dice anche che i medici facessero una serie di esperimenti terribili su queste persone perché la loro testimonianza non valeva nulla ed erano sfruttati quali cavie di laboratorio, infatti negli anni 20 i malati mentali venivano sottoposti a cure che oggi vengono definite come vere e proprie torture: elettroshock, bagni di acqua gelata, lobotomie e altre pratiche terribili. Ancora oggi fra questi edifici sono rimasti alcuni oggetti come testimoni immorali di tali atrocità. L’immagine che state osservando in questo momento ne è un esempio. Fra le tante storie che i malati mentali raccontavano ce n’era una abbastanza ricorrente: Molti malati mentali dichiaravano di vedere strane ombre aggirarsi sia dentro che fuori la struttura, ovviamente i medici e le altre persone, diciamo “normali”,  giudicavano queste testimonianze come storie del tutto inventate e il tutto finiva lì senza che la faccenda venisse approfondita. Non si è mai scoperto chi fossero queste persone che vagavano al buio durante la notte.

Dalla seconda metà degli anni 90 l’edificio fu smantellato e stando ai racconti il destino che ebbe il direttore della clinica psichiatrica fu molto macabro: egli fu tormentato dagli spiriti dell’isola a tal punto che impazzì e si suicidò gettandosi dal campanile dell’isola. Secondo la leggenda, un’infermiera che si trovava nei paraggi e fu testimone del suo folle gesto, disse che in realtà l’uomo non morì al momento dell’impatto al suolo, ma venne soffocato da una strana nebbia dopo la caduta. Durante gli anni seguenti Poveglia lentamente venne abbandonata a sé stessa e ora ogni struttura che giace sul suo suolo si trova consumata dall’inesorabile aumento dell’entropia.

Attualmente Poveglia è dichiarata chiusa ai turisti e disabitata, ma ci sono molti esploratori e curiosi di vario genere che arrivano qui da tutto il mondo armati di barchetta, scarponi di sicurezza e coraggio, alla ricerca di quell’ombra che si nasconde fra gli alberi, quel suono in mezzo al nulla, quella sensazione di brivido lungo la schiena che fa accapponare la pelle. Se cercate su internet potete trovare un’infinità di testimonianze di blogger italiani che hanno vissuto questa incredibile esperienza in prima persona e se anche voi cercate il brivido potete recarvi sull’isola, ma vi consigliamo di fare molta attenzione perché le strutture sono davvero pericolanti… in fondo chissà che oltre al brivido non troviate qualcosa di più macabro che non vi lascerà mai più fare sogni tranquilli. Come al solito vi auguriamo buon viaggio…

 

Tag: , , , , , , , , , ,

Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Nei giorni vicini all’ultimo Natale del XIX secolo, su un’isola remota e dimenticata da Dio, tre uomini scomparvero nel nulla. Le leggende locali e la superstizione rivendicano tale isola come luogo ricco di storie connesse con il mondo del soprannaturale. Le isole Flannan sono un piccolo gruppo di sette isole situate a poco più di 100 chilometri a nord-ovest dalla Scozia e fanno parte delle Ebridi Esterne, una serie di isole al largo della costa occidentale della Scozia, separate da quest’ultima dalle Ebridi Interne da uno stretto estremamente burrascoso. Le sette isole prendono il nome da St Flannan, un predicatore irlandese del VII secolo. L’isola più grande del gruppo, Eilean Mor, è la culla di un mistero vecchio di oltre un secolo che riguarda tre uomini, i guardiani del faro situato sull’isola, scomparsi senza lasciare nessuna traccia.

Per secoli Eilean Mor ha avuto una reputazione a dir poco inquietante tra i marinai, sono numerose le leggende che si raccontano su di essa, in particolare tra gli abitanti delle isole vicine. Si narra di un gruppo di “Piccole persone” con poteri magici che abiterebbe Eilean Mor da secoli, per comunicare tra di loro usano uno strano dialetto, sono molto schivi e non si fanno mai vedere dagli esseri umani verso la quale sono molto diffidenti. Altri raccontano che l’isola sia la casa di una particolare razza di volatili giganti e che gli abitanti li utilizzavano per spostarsi tra un atollo all’altro. Sono molti i marinai convinti di aver avvistato questi grossi volatili e quei piccoli esseri, ovviamente oggi si ritiene fosse tutto semplicemente frutto della fantasia di un popolo che ancora credeva in fate, elfi e folletti, ma come mi piace ogni volta ricordare: le leggende hanno sempre un fondo di verità. Quel che di sicuro non è leggenda è che nel 1896 si cominciò a costruire su Eilean Mor un faro che avrebbe dovuto essere il punto di riferimento per gli impavidi che si inoltravano tra le acque impervie del nord della Scozia. I lavori durarono tre anni e il 7 dicembre 1899 il faro cominciò e gettare la sua luce all’orizzonte come un’ancora di salvezza per i marinai. Prima che il faro venisse costruito furono numerose le navi e i vascelli che affondarono, inoltre sull’isola erano presenti solo le rovine di una cappella. Situato sul punto più alto di Eilean Mor, il faro si erge imponente con i suoi ventitré metri d’altezza, con una luce visibile da oltre 30 chilometri di distanza, costruito per resistere ai più temibili venti di burrasca.

Thomas Marshall, James Ducat, Donald MacArthur e Joseph Moore. Questi erano i nomi dei guardiani del faro scelti con estrema attenzione, infatti per compiere quel lavoro erano necessari un forte carattere, nervi saldi, facilità nell’adattarsi in ogni situazione e soprattutto, cosa più importante, una forte resistenza alla solitudine. Ai quattro uomini venne imposto che dovevano esserci sempre tre guardiani a presidiare il faro e i quattro si accordarono per turni di sei settimane. Un anno dopo che il farò entrò in funzione, accadde qualcosa che ancora oggi è considerato un vero e proprio mistero. La luce di quel faro eseguiva un giro completo ogni 30 secondi, ma la notte del 15 dicembre 1900 non fu così. Quella notte il mare era stranamente tranquillo, ma a permeare l’atmosfera di quel velo di paura e mistero c’era una fittissima nebbia. Di passaggio c’era un vascello inglese diretto a Edimburgo che però non venne accolto dalla luce rassicurante del faro di Eilean Mor. Era tutto spento, tuttavia il vascello riuscì comunque a raggiungere la sua meta tre giorni più tardi riferendo la stranezza alle autorità portuali, per qualche ragione però il rapporto non venne consegnato alla Northern Lighthouse Board, l’ente pubblico responsabile di tutti i fari in quelle isole.

Il 26 dicembre arrivò sull’isola una nave di soccorso in ritardo di quasi una settimana a causa delle forti burrasche avvenute nei giorni precedenti, a bordo c’era Joseph Moore pronto per sostituire uno dei suoi colleghi, ignaro però che non li avrebbe mai più visti. Joseph notò fin da subito qualcosa di strano, solitamente loro erano molto impazienti di vedere un compagno tornare per scambiare due parole prima di tornare alla solitudine del loro lavoro, ma quel giorno sulla banchina non c’era nessuno, allora il capitano della nave di soccorso suonò la sirena nella speranza di ricevere qualche risposta, ma il silenzio regnava sovrano. Preoccupato Joseph corse al faro, lo trovò chiuso ma la porta era comunque sbloccata. Si diresse subito in cucina dove trovò solo il nulla più assoluto, tutto era meticolosamente al suo posto, solo una sedia era ribaltata, come se chi vi fosse seduto sopra si fosse alzato repentinamente per correre via. L’orologio era fermo, le lampade ad olio appena riempite e il pasto era stato consumato a metà. Nessun letto era stato sistemato e negli armadietti mancavano solo due impermeabili, il terzo era ancora al suo posto, fatto strano dato che le regole imponevano ai guardiani che ogni volta che uscivano dovevano sempre indossare tutti gli impermeabili. Joseph gridò e gridò a squarciagola il nome dei suoi compagni uno a uno più volte, ma poteva udire solo le onde che s’infrangevano sugli scogli.

A questo punto Joseph e alcuni marinai della nave di soccorso cominciarono ad ispezionare l’intera isola, fortunatamente non era molto grande, ma dei tre guardiani nessuna traccia. Il diario riportava che fino all’ora di pranzo del 15 dicembre, tutto era tornato alla normalità dopo la violenta tempesta dei giorni precedenti, dunque dagli indizi quali il pasto mezzo consumato e i letti ancora da sistemare, si ipotizzò che qualsiasi cosa fosse accaduta doveva essere avvenuta probabilmente quello stesso pomeriggio. Qualche giorno dopo la Northern Lighthouse Board avviò un’indagine. Si scoprì che la zona ovest dell’isola mostrava violenti segni del passaggio di una terribile tempesta. Una cassa era andata completamente distrutta, alcuni tratti delle rotaie che portavano al faro erano stati scardinati dal cemento e un masso di oltre una tonnellata vi si è schiantato in mezzo. Si venne alla conclusione che i tre uomini avessero lasciato insieme il faro trascurando il protocollo di sicurezza per far fronte ai disastri che il maltempo stava procurando, per poi essere investiti da un’onda anomala mentre stavano lavorando che li inghiottì per sempre nell’Oceano Atlantico spezzando in un attimo le loro vite. Questa fu la conclusione ufficiale che tuttavia non convince per due principali motivi: il primo è che secondo recenti studi l’onda che avrebbe dovuto inghiottire i tre uomini sarebbe dovuta essere alta più di 30 metri, fatto assolutamente improbabile. In secondo luogo negli armadietti mancavano solo due impermeabili, vuol dire che il terzo uomo non aveva mai lasciato il faro. Tuttavia nonostante queste incongruenze, la Northern Lighthouse Board accettò questa spiegazione in fretta forse per non gettare troppo fango su se stessa o forse perché aveva trovato qualcosa che non voleva assolutamente divulgare mettendo in pratica una vera e propria opera di insabbiamento.

Come per ogni mistero esistono diverse teorie avanzate nel corso degli anni per cercare di dare una spiegazione a quei punti a cui la spiegazione ufficiale non riesce a dare risposta. In primo luogo venne suggerito che molti degli aspetti dell’intera faccenda furono “sensazionalizzati” dalla stampa con l’avanzare del tempo. Molti concordano con la spiegazione della Northern Lighthouse Board, altri invece avanzano spiegazioni ben più azzardate, come quella che vede protagonista l’omicidio. Uno dei tre uomini durante un momento di follia avrebbe gettato i corpi in mare dei suoi compagni per poi buttarsi tra le quelle stesse onde divorato dai sensi di colpa, ma dalle minuziose ispezioni dell’isola non furono trovate tracce di sangue, inoltre i corpi sarebbero dovuti tornare a riva a causa delle correnti. Altra teoria è quella che ha come protagonista un enorme serpente di mare, giunto sull’isola per divorare i poveri guardiani. Non mancano, ovviamente, teorie molto più fantasiose: dal rapimento alieno ai mostri marini, passando per la leggenda del Fantasma dei Sette Cacciatori, che viaggia fra le isole del piccolo arcipelago in cerca di uomini da reclutare.

Oggi le isole Flannan sono completamente deserte e il faro Eilean Mor è stato totalmente automatizzato a partire dagli anni 70, forse però non sono così deserte, magari gli spiriti dei tre guardiani sono le uniche anime che stanno ancora vagando con l’idea di vegliare sul faro.

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , ,

Winchester House – Una casa unica al mondo

Winchester House – Una casa unica al mondo

Ci sono case in questo mondo che si dice siano possedute da fantasmi o demoni, altre invece sono state testimoni di crudeli omicidi e di conseguenza sono molte le storie che si raccontano su di loro… ma nel mondo esistono forse due o tre case che trasmettono un brivido non tanto per le storie e le dicerie narrate, ma sono comunque in grado di fare paura a chiunque perché sono incredibili e strane. Esistono case così particolari che una volta entrati, non si hanno garanzie di poterne uscire. Benvenuti alla magione Winchester.

Questa casa, conosciuta come una delle più strane e uniche nel suo genere al mondo, si trova a San Jose in California. Questa magnifica costruzione è stata realizzata grazie alla volontà di Sarah Winchester, forse per cercare di placare il pesante senso di colpa che gravava sulla sua coscienza. Sarah infatti era la moglie di William Wirt Winchester, proprietario della Winchester Repeating Arms Company, uno degli uomini più ricchi del XIX secolo grazie alla commercializzazione del famoso fucile Winchester, il primo fucile a ripetizione completamente affidabile e a buon prezzo. William era l’unico figlio ed erede di Oliver Winchester,  tuttavia nonostante l’incredibile ricchezza, egli non riuscì a giovarne per molto dato che poco tempo dopo aver ereditato l’impero di suo padre, morì per una tubercolosi. Il beffardo destino inoltre si portò via anche l’unica figlia che William e Sarah avessero mai avuto; la piccola Annie Pardee Winchester morì per un marasma infantile, lasciando in questo modo, nel 1881, la vedova Sarah Winchester come unica ereditiera di tutti quei soldi derivanti dalle armi e metà della compagnia.

Sarah aveva tutti i soldi immaginabili di questo mondo, ma a che cosa gli servivano se i suoi amori erano stati portati via per sempre dal destino? Con il cuore totalmente spezzato lei non era in grado di comprare la vita o di far tornare indietro il tempo a quando la sua famiglia era al completo. Molti storici raccontano che la quantità di soldi provenienti dalla vendita di armi ammontasse a circa 1.000 dollari giornalieri che corrispondono a più di 20.000 dollari dei giorni nostri, oltre ai diversi milioni presenti nelle banche. Tale quantità secondo gli esperti, avrebbe fatto impazzire chiunque, soprattutto chi, come Sarah, era una persona scossa e tormentata da un evento così drammatico come la morte dei familiari. Sarah cercando di trovare un senso alla propria esistenza iniziò a frequentare ambienti particolari, molti di essi legati al mondo del paranormale come veggenti e medium. A partire da questo punto la storia si offusca nella leggenda e la versione più diffusa del perché Sarah inizió la costruzione della maestosa residenza Winchester è la seguente.

Un giorno Sarah incontrò una medium, quest’incontro fu voluto da Sarah stessa dato che credeva di essere inseguita da una maledizione. Lei era convinta che tutte le anime delle persone uccise a causa dalle armi Winchester tormentassero la sua famiglia. Secondo lei queste anime avevano fatto ammalare prima sua figlia e poi suo marito, portandoli entrambi via per sempre. La medium confermò la sua teoria e aggiunse anche che Sarah poteva fare qualcosa per poter fermare tutte queste anime in cerca di vendetta, si trattava di uno stratagemma non semplice perché richiedeva uno sforzo economico smisurato per una persona normale, ma dato che lei possedeva metà della compagnia Winchester non vi erano problemi per metterlo in atto. Secondo la medium l’unico modo per poter fermare la maledizione consisteva nel trasferimento di Sarah sulla West Coast e lì iniziare a costruire una casa dove poter intrappolare gli spiriti, inoltre tale casa doveva essere in costante costruzione, quindi Sarah avrebbe dovuto ordinare la costruzione di nuove stanze o in caso contrario la maledizione e gli spiriti l’avrebbero raggiunta.

Un’altra spiegazione sulla motivazione che spinse Sarah a volere questa casa è che l’ereditiera dopo la morte del marito, sconvolta decise di trasferirsi lontano da New Haven, quindi dopo un viaggio coast to coast comprò diversi ettari di territorio in California, lo stato dove le persone decidono di ricominciare una nuova vita e qui diede inizio ad una strana forma di intrattenimento che solo lei poteva permettersi. Qualunque sia la ragione che spinse Sarah in California, la cosa certa è che trascorse il resto dei suoi giorni in quella casa costruendo costantemente nuove stanze.

Per più di 38 anni nella magione Winchester si lavorava 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Una devota, maniacale e ininterrotta ristrutturazione di proporzioni titaniche. Il tutto realizzato senza progettazioni architetturali, ma solo basate sulla volontà e idee giornaliere di Sarah. La particolarità però sono i modi in cui sono state costruite le nuove stanze, molte di esse per potervi entrare hanno passaggi nascosti per non parlare dell’infinità di porte false. In questa casa ci sono cunicoli interni che danno l’idea di un labirinto, scale che non portano da nessuna parte, pareti false, porte e finestre posizionate sul pavimento, porte che portano ad altre porte, stanze con pareti di vetro e molto altro tra cui il particolarissimo ascensore orizzontale utile negli spostamenti, anche se ci sono diverse fermate che portano a luoghi totalmente vuoti. Ecco alcune delle immagini reali della casa.

Molti dicono che il modo migliore per poter descrivere questa incredibile costruzione sia quello di immaginare la paradossale elaborazione grafica di Maurits Cornelis Escher  trasposta nella realtà. La casa ha attraversato diverse fasi nell’arco degli anni. Molte stanze, balconi e finestre sono state abbattute per fare spazio a nuove costruzioni. Con il passare dei giorni, settimane e anni la casa continuava a crescere sempre di più e nel suo massimo la magione Winchester raggiunse ben sette piani di altezza, ma a causa del terremoto che colpì San Francisco nel 1906 l’edificio venne gravemente danneggiato. Ricostruito in parte ora si dispone solo su quattro piani. Il modo assurdo di costruire e ricostruire senza un masterplan, quindi quasi completamente a caso, ha reso l’edificio una delle strutture più improbabili, non solo da replicare, ma persino da immaginare per la mente umana. Nel 1922, all’età di 83 anni, Sarah Winchester morì nella casa. I servi che avevano lavorato per lei dicevano di aver bisogno di una mappa, realizzata praticamente grazie all’esplorazione della struttura stessa, per poter muoversi all’interno. D’altronde la magione Winchester oggi presenta più di 160 camere conosciute e molte altre da scoprire, infatti proprio quest’anno a ottobre è stato scoperto un nuovo attico arredato da numerosi dipinti, un divano vittoriano, un armonium e delle macchine da cucire.

A quanto pare Sarah Winchester durante la sua realizzazione, nonostante non avesse in mente un piano ben definito, aveva pensato ad alcune particolarità, come per esempio l’uso ricorrente del numero 13, infatti le finestre contengono 13 pannelli di vetro, la serra aveva 13 cupole, ci sono 13 sezioni nel pavimento di legno, perfino alcune delle stanze hanno 13 finestre, candelabri con 13 bracci intrecciati e così via. Di certo l’ossessione con questo numero ha contribuito a fomentare la leggenda che la casa sia stregata e nelle stanze vi siano effettivamente racchiusi i fantasmi e anime delle persone uccise dai fucili Winchester. Molte persone che hanno visitato la casa dicono che si possono sentire rumori strani nelle stanze e hanno anche avvertito la sensazione particolare di essere osservati da qualcuno che si trovava alle loro spalle. Altri addirittura raccontano di aver visto il fantasma di Sarah nelle sue stanze preferite, perfino il programma Ghost Adventures gli ha dedicato un servizio, ma a causa di un evento tragico capitato a Zak Bagans non riuscirono a finire l’episodio.

Casa maledetta o meno oggi è riconosciuta come patrimonio storico della California e potete visitarla pagando 40 dollari all’ingresso. Attenzione però perché se vi allontanate dalle zone segnalate sulla mappa potreste perdervi e rimanere intrappolati in essa. Per sempre…

 
1 Commento

Pubblicato da su 19 dicembre 2016 in Luoghi inspiegabili e inquietanti

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Tavola Ouija – Il Caso della Calle Cañitas

Tavola Ouija – Il Caso della Calle Cañitas

Quella che viene conosciuta come una delle storie legate alla tavola Ouija più terrificanti che siano mai esistite viene spesso presa in considerazione dai demonologi più esperti anche come quella che ha causato in assoluto più danni e sofferenze di tutte. Tutto ebbe inizio una maledetta notte di maggio del 1982. Nel cuore di questa notte molto silenziosa, come un urlo di disperazione, il telefono di padre Thomas iniziò a squillare insistentemente… di solito erano poche le volte che il telefono squillava dato a Città del Messico padre Thomas di solito veniva sollecitato quasi sempre di persona, ma quella telefonata era una richiesta di soccorso, un’emergenza vera e propria. Quando padre Thomas alzò la cornetta del telefono si sentivano urla di paura in sottofondo mentre una voce molto turbata e quasi isterica chiedeva aiuto. Poche furono le parole che il padre riuscì a captare dato che quella persona disperata non sembrava nemmeno in grado di formulare una frase di senso compiuto. Dopo qualche minuto finalmente, Carlos Trejo, il ragazzo che si trovava dall’altra parte del telefono, riuscì a controllarsi e iniziò a raccontare il motivo della telefonata. Egli disse “Padre, abbiamo bisogno di lei… il male… il male si trova in questa casa per colpa nostra… Deve venire qui subito, abbiamo bisogno di lei o moriremo tutti”.

Carlos Trejo, disse che quello che era cominciato come un gioco con una tavola Ouija era diventato in breve tempo un incubo con il manifestarsi di entità che stavano tormentando in quel momento lui e un gruppo di amici. Padre Thomas ascoltò tutto il racconto e poi disse che si sarebbe recato l’indomani a benedire la casa e per il momento gli raccomandò di lasciare una bibbia aperta davanti alla propria porta, ma quello che padre Thomas non sapeva era che non avrebbe mai visitato quella casa e nessun’altra casa in vita sua… Infatti qualche ora dopo la terribile telefonata, proprio mentre si preparava per andare a trovare quelle persone, per qualche ragione ancora sconosciuta, scivolò giù dalle scale cadendo così rovinosamente da procurargli danni cerebrali e quindi la morte, mentre in quello stesso momento, stando ai racconti di diversi testimoni, una bibbia lasciata sulla porta della casa situata al numero 51 della Calle Cañitas iniziava a sanguinare copiosamente. Padre Thomas fu la prima vittima di quella che viene conosciuta come la maledizione della Calle Cañitas.

Le origini di questa storia nascono dal desiderio di mettersi in contatto con una persona cara attraverso la tavola Ouija. Norma, sorella di Carlos infatti qualche mese prima aveva tentato di contattare il suo ex fidanzato morto, senza però ottenere alcun risultato, così durante una notte di festa tra amici decisero di invocare lo spirito di questa persona. Inizialmente erano tutti d’accordo nel fare uno scherzo pesante a Norma facendo finta di essere posseduti, quindi riuniti in cerchio e con solo una candela a fare da lume iniziarono il rituale che li avrebbe spediti tutti in un baratro maledetto di morte, paura e follia per il resto dei loro giorni.

Quella sera avevano bevuto tutti e così il gruppo di amici tra risate e alcool decise di utilizzare la tavola Ouija come un gioco. Inizialmente fecero la domanda di rito, ossia se qualche spirito si trovasse nella stanza. Mentre il bicchiere si spostava verso la scritta “Sì”, diverse furono le persone che iniziarono a sorridere. Successivamente Norma chiese di mettersi in contatto con il suo ex ragazzo e passarono diversi minuti prima che il bicchiere ricominciasse a spostarsi, ma le risposte non avevano alcun senso, anzi, non sembravano nemmeno delle risposte… Sembravano minacce verso gli amici di Norma, come “Non si ride dei morti” e “Non scherzate col diavolo”. Piano piano l’atmosfera si fece gelida nella stanza e gli invitati con occhi incerti iniziarono a guardarsi a vicenda non ridendo più, inoltre in una delle stanze il vento aveva aperto una finestra e si sentiva il fruscio delle foglie e lo sbattere costante della finestra stessa. I fratelli più piccoli di Norma, Jorge e Luis che all’epoca avevano 12 e 14 anni cercarono di chiuderla ma dissero che ogni volta si riapriva da sola, ad ogni modo il rituale andava sempre avanti e Norma chiese di nuovo se fosse lì con loro il suo ex. Il bicchiere a quel punto iniziò a spostarsi tra le lettere della tavola fino a formare la frase: “Non sono il tuo ragazzo ma ora sarò sempre con te. Ora sono dentro Emanuel”. Tutti sbalorditi iniziarono a guardare Emanuel, l’attuale fidanzato di Norma, il quale forse in preda alla paura o a chissà cosa si accasciò a terra iniziando a tremare, alcuni credettero che fosse parte dello scherzo pensato inizialmente ma quando videro che le convulsioni non si fermavano, impauriti iniziarono ad urlare.

Carlos disperato chiamò subito padre Thomas, senza però ottenere un aiuto immediato ma solo la promessa di una benedizione per il giorno dopo. Disperati cercarono soccorso svegliando anche i vicini i quali raccontano che Emanuel si trovava in mezzo alla stanza mentre gli altri ragazzi cercavano di tenerlo fermo. I dettagli più inquietanti, raccolti anche dai giornali dell’epoca, raccontano che i vicini ascoltarono Emanuel urlare cose alquanto orribili nei confronti di tutti i presenti con una voce descritta come “sdoppiata” in particolare la frase che colpì tutti fu: “Non potete fermare quello che avete scatenato” e poi Emanuel con una forza sovrumana si liberò dalla presa iniziando a sbattere la testa contro il muro in modo violento finché non venne placcato di nuovo. Successivamente perse i sensi e vennero chiamate la polizia e l’ambulanza per gli accertamenti. Al suo risveglio Emanuel disse di non ricordare nulla ma solo di essersi accasciato a terra e poi essersi risvegliato in ospedale, così quello che era nato come uno scherzo con la tavola Ouija aveva segnato per sempre i loro destini. Infatti la vita dei Trejo e dei loro amici fu sconvolta da una serie di avvenimenti ritenuti alquanto strani, bizzarri e in qualche modo collegati con l’esperienza paranormale vissuta durante quella maledetta notte.

Al numero 51 della Calle Cañitas, iniziarono ad accadere cose strane e che gli stessi vicini testimoniarono ai mezzi locali prima e nazionali dopo. Nella casa di Carlos a qualunque ora del giorno si sentivano rumori, bisbigli e finestre che si aprivano da sole. Diverse volte la famiglia Trejo cercò di liberarsi da questo male attraverso esorcismi della casa e benedizioni di ogni genere ma i risultati furono sempre gli stessi, dopo qualche mese i fenomeni ricominciavano da capo e con più intensità. Gli oggetti iniziarono a spostarsi da soli, le figure sacre sanguinavano fino ad arrivare a quello che viene descritto da Carlos come la cosa più paurosa mai vista in vita loro. I membri della famiglia Trejo iniziarono ad osservare con la coda dell’occhio una figura nera ed incappucciata che si muoveva attraverso i muri e si spostava nel soffitto. Viene descritta come un’ombra che li inseguiva sempre. Norma in particolare disse che durante la notte quando arrivava l’ora di dormire mentre lei era sdraiata, nel buio, vedeva questa figura scura che sembrava avere degli artigli e che si trovava proprio sopra la sua testa. Spesso appena si sdraiava chiudeva gli occhi pur di non vedere più tale mostruosità, ma quando lo faceva sentiva qualcosa di gelido che si avvicinava a lei e le sussurrava all’orecchio una specie di fischio e lei non apriva più gli occhi fino al giorno dopo per paura di trovarsi di fronte quella cosa orribile e impazzire completamente. Le apparizioni di quest’entità divennero sempre più frequenti anche per gli altri membri. Durante quel periodo era normale che qualcuno si svegliasse nel cuore della notte in preda alla paura perché aveva avuto un brutto incubo o perché credeva di aver avuto un incubo. Fatto sta che piano piano quella presenza paranormale iniziò a deteriorare le menti di tutto il vicinato i quali, forse suggestionati, dicevano di vedere durante le notti una persona alta girata di spalle e tutta vestito di nero dinanzi alla porta dei Trejo.

Logorati da questa vicenda, Carlos e la sua famiglia cercarono di scoprire di più sulla storia della casa dato che sembrava essere questa la fonte di tale orrore, quindi grazie a storici e investigatori del paranormale scoprirono che era situata su di un cimitero di monaci di Tacuba appartenenti ad un ordine della santa inquisizione e in quel luogo i monaci avevano torturato con cruenti metodi tutti coloro che erano ritenuti miscredenti e peccatori. La figura incappucciata quindi rappresentava uno di quei monaci che avevano trascorso la loro vita torturando e ammazzando le persone e che non ha gradito essere disturbato. Inoltre lo sciamano avvertì i Trejo che probabilmente l’ente non li avrebbe mai più lasciati in pace e prima o poi sarebbe tornato per finire ciò che loro avevano iniziato.  

Fino a qui questa storia può sembrare tutto sommato solo una delle tante storie horror di possessioni di cui si sentono spesso la cui maggior parte sembra inventata, ma è proprio qui la differenza con qualunque altra storia. In questo caso i giornalisti iniziarono a interessarsi di questa vicenda solo dopo le morti in circostanze strane di tutte le persone implicate con quel rito avvenuto nel 1982. Emanuel fu la seconda vittima accertata. Durante una notte mentre viaggiava con tutta la sua famiglia in una via poco trafficata, per qualche motivo che non è mai stato chiarito, uscì di strada schiantandosi contro un albero. Non si salvò nessuno dei passeggeri, in particolare la morte di Emanuel fu molto lenta a dolorosa in quanto la sua gola venne attraversata dal tergicristallo. Jorge, uno degli amici dei Trejo e che era presente quella fatidica notte, morì nello stesso identico modo di Emanuel: un’incidente d’auto troncò per sempre la sua esistenza. Anche la morte di Fernando, uno dei partecipanti alla sessione di Ouija, avvenne in circostanze misteriose in quanto venne raggiunto alla testa da una pallottola vagante. Sofia, la moglie di Carlos fu colpita da un tumore cerebrale che la portò via per sempre a soli 28 anni, in particolare quest’ultimo avvenimento fu per Carlos un colpo così duro che decise di abbandonare quella casa. In quel periodo così delicato il suo migliore amico Guillermo era il suo unico sfogo e con un po’ di fortuna riuscì anche a trovare qualcuno che era interessato ad acquistare la casa, ma ancora una volta il destino sotto vesti scure travolse di nuovo la vita di Carlos. L’acquirente della casa il giorno in cui doveva firmare le carte morì in un incidente stradale, ma soprattutto il suo migliore amico ebbe un incidente domestico mortale.

Diversi demonologi che visitarono negli anni quella casa subirono destini strani come Sergio che nel 1992, mentre cercava di comunicare con l’entità, fu preda di un infarto cardiaco fulminante. Altri invece impazzirono e si suicidarono come Miguel che nel 1996 si buttò sotto una macchina anche se i giornali dell’epoca parlarono di un incidente più che di un suicidio. Anche Nancy, un’amica di famiglia dei Trejo, nel 1999 si suicidò dopo aver seguito le prime investigazioni del caso. Nel 2000 invece Jorge Trejo, fratello minore di Carlos, morì dopo una violenta possessione… Come avete capito la lista è davvero lunga, si calcola che circa 15 persone siano morte da allora, persone che erano implicate direttamente o indirettamente con la casa numero 51 della ormai tanto famigerata quanto maledetta Calle Cañitas.

Carlos è ancora vivo ed è tornato ad abitare da solo in quella casa che si è portato via tutto quello che aveva e durante un’intervista racconta che ormai si tratta di una questione personale tra lui e quell’entità. Coloro che vogliono visitare la casa sono assolutamente liberi di farlo, il cancello è sempre aperto, al suo ingresso però troverete un cartello che recita: “Vietato parlare di fantasmi, vietato fare foto a Carlos Trejo e vietato fare foto dentro la casa”. L’ultima morte accertata a causa di questa casa è avvenuta nel 2015. Se siete ancora interessati a visitarla la via la conoscete già… Felice Halloween e sogni d’oro.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 2 novembre 2016 in Maledizioni e possessioni

 

Tag: , , , , , , , , , , , ,

Città del Messico – L’isola delle bambole e la sua macabra storia

Città del Messico – L’isola delle bambole e la sua macabra storia

Il Messico per le tradizioni tanto particolari quanto macabre, per la sua storia e per gli innumerevoli paesaggi naturali, è una delle mete più ambite dai turisti di tutto il mondo e non è una casualità dato che i quasi due milioni di metri quadrati di questa nazione ospitano alcuni dei luoghi più interessanti del pianeta. Molti di questi posti sono legati alle meraviglie millenarie di popoli antichi ormai scomparsi e la cui civiltà per diversi aspetti rimane ancora oggi un mistero, ma ci sono anche altri luoghi in questo paese che non vengono ricordati per la loro storia, ma per i fatti inquietanti e paranormali che vi accadono.

Uno dei luoghi più famosi e vasti per esempio è “La zona del silencio” il cui nome è il degno corollario all’infinità di miti e leggende che si narrano su questo luogo mistico e di cui vi abbiamo parlato in un precedente video, ma in Messico si nascondo ben altri luoghi misteriosi che farebbero rabbrividire anche a chi di solito a queste storie rimane indifferente. Per esempio se vi capita di andare a Città del Messico, capitale stessa di questa nazione, e siete degli appassionati di misteri, vi consigliamo di dare un’occhiata al Callejon del Diablo, in italiano “Vicolo del Diavolo”. Questo vicolo collega la strada di Río Mixcoac e la Campana, ma gli abitanti del luogo dicono che colleghi anche questo con l’altro mondo. Infatti il suo nome non è di certo casuale e nessuno osa metterci piede al calar del sole perché stando ai racconti, se cercate di attraversare il vicolo dopo la mezzanotte, alla fine di questa stradina piccola e scura in un silenzio di tomba vi troverete di fronte Satana in persona e quest’orrida visione vi porterà alla pazzia. Sembra incredibile ma questi racconti sono conditi da dettagli che arrivano addirittura dall’epoca Precolombiana, infatti El Callejon del Diablo esisteva ancor prima dell’arrivo degli spagnoli ed era una strada circondata da alberi molto alti che nascondevano a vista i suoi confini, era una zona che gli Aztechi ritenevano di malaugurio e dove accadevano cose inspiegabili, senz’altro uno dei posti dove una persona non vorrebbe mai trovarsi da sola.

In questo video però vi parleremo di un altro luogo che si trova sempre nella capitale e la cui fama da qualche decennio è diventata mondiale. Fra i canali di Xochimilco, uno dei sedici distretti in cui è divisa Città del Messico, si trova quella che viene chiamata l’isola delle bambole. Il nome non sembra particolarmente inquietante e ricorderebbe perfino quello di un racconto fiabesco, invece dando un’occhiata alle fotografie di questo luogo, le sensazioni provate possono essere diverse. Xochimilco normalmente era nota per i suoi canali pieni di colore e per l’agriturismo; infatti era una meta per i turisti i quali si divertivano a fare dei viaggi sui caratteristici “trajineras”. Ultimamente però, non sono più i suoi paesaggi colorati e pieni di vita ad attirare l’attenzione dei visitatori, ma sono i corpi privi di vita delle bambole impiccate e smembrate che si vedono su una delle isolette di questo canale. L’artefice di questa macabra opera fu Julian Santana Barrera. Quest’uomo verso la metà del 900 decise di trasferirsi in uno di questi isolotti perché la sua ragazza l’aveva abbandonato per un altro uomo, quindi Don Julian si trasferì in una zona il più isolata possibile così da poter arginare il suo dolore in silenzio, lontano dagli occhi indiscreti e dalle lingue taglienti della gente. In questa piccola isola in mezzo al nulla, egli stesso costruì una capanna e si dedicava a coltivare diversi cereali e fiori, i quali successivamente li vendeva nelle cittadine vicine. Aveva uno stile di vita tipico degli eremiti e non parlava con nessuno. Molto riservato il signor Julian quando andava in città portava con se un carrello pieno di cereali e fiori mentre al suo ritorno, il carrello era ancora pieno… Ma di bambole. Il signor Julian infatti dopo aver venduto la sua merce si dedicava a raccogliere tutte le bambole che trovava in città. Nessuno sapeva il perché e chiederglielo era inutile dato che non rispondeva mai a queste domande. Molti lo prendevano per pazzo, un pazzo lavoratore ma sempre un pazzo. La verità della sua storia venne a galla solo quando suo nipote Anastasio decise di parlare, infatti durante gli anni la mente del povero Julian per qualche strana ragione iniziava a sgretolarsi  piano piano come lo stucco di una cattedrale abbandonata, così uno dei suoi familiari, preoccupato per la sua salute fisica e mentale, decise di andare a vivere con lui e aiutarlo nei lavori che il povero Julian non era più in grado di fare.

Anastasio racconta che dopo il 1975 decise di andare a vivere sull’isolotto con suo zio e al suo arrivo si trovò di fronte la prova che il suo consanguineo aveva completamente perso il senno: si materializzò davanti ai suoi occhi un’infinità di bambole decapitate e impalate sugli alberi a conferma delle strane voci della gente che si insinuavano da tempo nelle sue orecchie e che cercava di ignorare. Quando chiese a suo zio il perché di tutto ciò la risposta fu così spiazzante che rimase sbalordito. Secondo Anastasio, suo zio aveva deciso di appendere quelle bambole perché un giorno aveva visto con i suoi occhi, lì nel mezzo del canale, il cadavere di una bambina morta. Tale visione orribile in realtà fu solo l’inizio di una serie di disgrazie che lo accompagnarono da quel giorno fino alla sua morte, infatti Don Julian iniziò a sentire delle voci strane provenire dalle acque scure del canale e diceva anche che qualcuno suonava alla sua porta nel mezzo della notte, ma quando apriva la porta sentiva solo un freddo di tomba e un brivido percorrergli il corpo. Lui sosteneva che l’anima della povera ragazza, probabilmente uccisa in modo orribile, non trovava pace e cercava la sua vendetta su chiunque si trovasse lì vicino. Una mattina vide riemergere dalle acque una bambola e Don Julian prese questo evento come un segno del destino e decise di appenderla, così lo spirito poteva intrattenersi con la bambola e darsi pace. Effettivamente per un periodo di tempo lo spettro aveva smesso di fargli visita nelle notti, ma ben presto, forse stanco di giocare con la bambola, gli eventi paranormali ricominciarono. Così Don Julian aveva iniziato la sua macabra collezione di bambole; per poter tenere a bada gli spiriti che circondano quest’isola.

Anastasio inizialmente prese il suo racconto come il culmine della follia causata dalla solitudine e dal dolore che avevano accompagnato suo zio per buona parte della vita, ma egli stesso subì sulla propria pelle queste esperienze e dovette ricredersi. Anastasio racconta che da quando si era trasferito sull’isola aveva iniziato a sentire dei cambiamenti nella sua personalità, stava sviluppando una specie di mania di persecuzione oltre che  avvertire una strana sensazione, come se le bambole iniziassero ad osservarlo e il più delle volte non riusciva a comprendere se era il vento soave a muoverle o forse era solo la sua immaginazione, eppure secondo l’uomo quegli occhi cupi e vitrei senza vita si aprivano e osservavano proprio lui. Il terrore prendeva il sopravvento quando calava il sole, non osava volgere loro la schiena perché sentiva la paura invadergli il corpo come se in qualunque istante quelle bambole fossero pronte a staccarsi dagli alberi e iniziare a camminare verso di lui. Così anche Anastasio iniziò a sentire quelle vocine accompagnate dal vento che trasportavano una melodia infantile e tetra, sentiva che c’era qualcosa che si muoveva fuori dalla capanna quando andavano a dormire e le cose non erano meglio di giorno perché durante le giornate silenziose egli poteva sentire in modo nitido i propri passi sul fogliame, ma quando si fermava ascoltava almeno altri due o tre passi in più dietro di lui. Ovviamente quando si girava c’erano solo le bambole impiccate e vuote di vita a fissarlo in lontananza…

Che queste misteriose voci e presenze sull’isola siano vere oppure solo un’allucinazione causate  della solitudine, è un dubbio che ora come ora può essere risolto solo da Anastasio dato che nel 2001 suo zio è venuto a mancare. Come se non bastasse, per aggiungere un altra sfumatura di mistero a questa tela, anche la morte di Don Julian rimane un’incognita. Secondo Anastasio, nei suoi ultimi giorni, suo zio parlava di un essere che si trovava a ridosso della riva, in particolare raccontava di una sirena e presto quell’essere l’avrebbe portato via. Anastasio quando racconta questa storia assume un’espressione triste e cupa, i suoi occhi fissano un punto a caso perché la sua mente risuscita ricordi terribili di quella mattina tragica. Era una giornata come le altre e i due uomini si erano alzati presto per poter sbrigare le solite faccende quotidiane, Don Julian era particolarmente felice e si era svegliato con la voglia di mangiare del pesce, quindi prese la canna e si diresse verso il canale fischiettando mentre Anastasio seguì una direzione opposta, infatti era andato a distribuire il mangime agli animali che si trovavano dentro un piccolo recinto. Qualche ora dopo Anastasio andò in cerca di suo zio per aiutarlo, ma una volta arrivato sull’orlo di quell’isoletta, l’unica traccia di lui era la sua canna da pesca che giaceva inerme nell’erba, solo avvicinandosi di più e allungando lo sguardo verso le scure acque, vide il corpo senza vita di suo zio che galleggiava sulla riva del canale. L’autopsia rivelò che Don Julian, nel fare uno sforzo incredibile probabilmente cercando di prendere un grosso pesce, ebbe un accelerazione al cuore che gli risultò fatale. Un infarto aveva stroncato la vita dell’anziano e poi per delle circostanze strane il suo corpo venne trascinato in acqua, quasi spinto da una forza incredibile.

Oggi Anastasio vive ancora lì sull’isola e lui come suo zio, nella solitudine dei giorni e nelle tenebre delle notti vede e sente quelle voci che hanno accompagnato Don Julian fino alla sua misteriosa morte. Quest’isola sicuramente nasconde un’infinità di aneddoti che eguagliano o addirittura superano il suo aspetto pauroso e mistico, quindi se andate in Città del Messico e vi piace il brivido ricordatevi di visitare questo luogo, ma se siete degli impavidi in cerca di qualcosa di più di un semplice brivido e volete sentire del vero terrore, allora andate nella strada chiamata “Calle Cañitas” e proseguite dritti fino ad arrivare alla casa situata al numero 51. Tutti in città conoscono questa casa perché qui sono accadute cose indescrivibili che hanno a che fare con quest’oggetto, ma questa è un’altra storia che vi racconteremo più avanti…

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

The Entity – La sconvolgente storia di Doris Bither

The Entity – La sconvolgente storia di Doris Bither

Questa storia per la quantità di fatti bizzarri che vengono narrati, per la quantità di prove che sono state documentate e per le atrocità accadute è senz’altro una delle più macabre mai raccontate tanto da risultare inverosimile. Purtroppo in casi come questi distinguere in modo inconfutabile ogni fatto reale nonostante, e ripeto, le numerose prove che lo sostengono; è veramente difficile. Noi ci limiteremo a raccontare la storia così come viene tramandata dai protagonisti, i quali con sommo orrore rivivono attraverso i ricordi quelle terribili notti. Alla fine sarete voi a trarre le vostre conclusioni.

La vita di Doris Bither all’età di 30 anni era un vero e proprio disastro sotto diversi aspetti. Madre single, alcolizzata, abitava con i suoi quattro figli in una piccola casa di Culver City nel sud della California agli inizi degli anni 70. All’epoca dei fatti i suoi figli avevano 6, 10, 12 e 13 anni. Tre maschi e una femmina, la più piccola. Doris viene descritta come una donna minuta e davanti agli occhi degli sconosciuti appariva come una persona con diversi problemi emotivi tanto da sembrare quasi patologici, ma quello che le persone ignoravano era che l’origine dei mali che pativa la signora Doris non erano di questo mondo e lei era una vittima nelle grinfie invisibili di forze sovrannaturali che la attanagliavano giorno dopo giorno. Le giornate per la famiglia Bither erano come quelle della maggior parte delle persone disagiate di Culver City, la loro casa era piccola, sporca, maleodorante e a malapena riuscivano ad avere tre pasti al giorno e un letto caldo… E se questa vi sembra già una situazione difficile, pensate che questa parte della giornata era quella più “normale”, perché al calar del sole quando le tenebre invadevano ogni angolo di quella piccola casa le cose peggioravano in maniera drastica.

Ogni notte, quando Doris e i suoi figli andavano a dormire, iniziava un incubo ad occhi aperti; la temperatura in tutta la casa scendeva di colpo e nell’aria si potevano sentire presenze strane, mentre Doris aveva la sensazione che qualcuno o qualcosa fosse appostato negli angoli bui della sua stanza e la osservasse per colpirla nel momento appropriato. Nelle rispettive camere i suoi figli si nascondevano sotto le coperte utilizzandole come se fossere un riparo dai mostri… Solo che questi erano mostri reali e avrebbero fatto presto visita a Doris. I quattro piccoli bambini si mettevano a piangere perché erano consapevoli che di lì a pochi minuti avrebbero sentito le urla della loro mamma spaccare il silenzio della notte. La povera signora Doris, ogni notte infatti, si sentiva bloccata da qualcosa, lei cercava di sottrarsi a questo essere che la sovrastava ma ogni sforzo era vano. Quest’esperienza non si trattava di una semplice sensazione come una paralisi nel sonno, lei poteva veramente sentire che c’era qualcosa lì nel buio che si trascinava attraverso i muri e lentamente attraversava la stanza per poi sostare davanti al suo letto. Mentre quel qualcosa si avvicinava a lei si poteva sentire un sogghigno che avrebbe gelato il sangue a chiunque! Doris, sempre inerme ma con gli occhi ben aperti, poteva constatare che quella orribile cosa si insinuava attraverso le coperte e risaliva verso di lei e con esso aumentava il fetore che si propagava nelle sue narici. L’essere freddo come un cadavere mano a mano che risaliva iniziava a farle del male fisico. Doris sentiva che qualcosa affondava le sue grinfie e suoi denti nella propria carne. ma lei restava inerme, era solo in grado di urlare… Quando trovava le forze per farlo, ma questa purtroppo non era l’unica violenza che quell’essere orribile faceva su di lei. Quando la signora Doris non era più nemmeno in grado di urlare e smetteva di lottare, quella cosa iniziava a seviziarla e l’unica cosa che poteva fare la povera donna era piangere, sperando che tutto questo finisse il più presto possibile. Così tutte le notti si consumavano orrori indescrivibili nella casa presente al numero civico 11547 di Braddock Drive nei primi anni 70.

Per pura casualità o per uno scherzo del destino, il 22 agosto 1974, Kerry Gaynor e Barry Taff, due investigatori che lavoravano per il laboratorio di ricerca di parapsicologia per la UCLA, facero una conferenza sul soprannaturale nella biblioteca della sua città e proprio quel giorno Doris si trovava in quella biblioteca. Dopo un tentennamento iniziale decise di parlare con i due soggetti, i quali non si dimostrarono particolarmente interessati inizialmente dato che Doris si era presentata con un forte odore di alcol, ma quando fece vedere i lividi, i graffi e gli ematomi che si disegnavano su tutto il corpo, i due investigatori cambiarono idea perché quei segni sembravano essere il risultato di una lotta con una bestia più che con un essere umano. Qualche giorno dopo i due si presentano all’appuntamento presso la residenza della signora Doris. La casa da fuori appariva come tutte le altre della zona, non attirava particolarmente l’attenzione e non aveva alcun aspetto lugubre o strano. Ben diversa invece era la situazione all’ interno della costruzione. L’ambiente viene descritto dai due come “caotico e degradato”. C’erano bottiglie di alcol sparse in tutta la casa, spazzatura ovunque, piatti sporchi e ammassati in cucina per non parlare dei figli, sporchi e lasciati a se stessi. Era evidente che Doris non era in grado di reggere la situazione in cui si trovava e non poteva svolgere i suoi doveri di genitore. Quel giorno l’atteggiamento da parte della signora Doris nei confronti dei due investigatori rispecchiava perfettamente l’interno della sua casa; ossia fu poco accogliente e poco collaborativa. Quindi Kerry e Barry pensando di aver perso invano del tempo abbandonarono l’abitazione sperando di non vederla mai più. Il giorno seguente invece con loro grande sorpresa ricevono una chiamata disperata da parte di Doris che in lacrime e con una voce secca quasi strozzata dal dolore implorava il loro aiuto perché le cose da quando si erano visti erano peggiorate.

Nelle dieci settimane successive vennero documentati tutti gli eventi legati al paranormale che accaddero in quella casa e i risultati furono estremamente sorprendenti. Le relazioni presentate e pubblicate parlano di tremolii continui delle luci di casa, rumori strani, cassetti che si aprivano da soli ma  soprattutto delle sensazioni provate dall’intero team di ricerca che sono incredibilmente coincidenti con quelle descritte da Doris durante le aggressioni. Infatti anche loro parlano di continui cali di temperatura e di una sensazione di soffocamento, per non parlare delle ventate di odore ripugnante che dal nulla si presentavano quando la signora Doris inveiva nei confronti degli spettri. Secondo gli studiosi c’erano ben quattro entità che si manifestavano, uno in particolare veniva chiamato “Mr. Who’s it” e si credeva fosse lo spirito innocuo di un signore anziano. I ragazzini infatti sembravano abbastanza legati a lui in qualche modo e si ipotizzava che fosse addirittura il loro nonno deceduto da poco. Se questa entità si dimostrava poco pericolosa, non si poteva dire lo stesso delle altre tre, soprattutto nei confronti di Doris che sembrava essere il loro bersaglio preferito. Le descrizioni e le storie che lei raccontava su di loro sono atroci e stando alla sua testimonianza, due di essi erano piccoli di statura ed erano coloro che la tenevano ferma mentre l’altra entità, quella più alta e mostruosa, la violentava.

Il team di ricerca, dopo aver raccolto le testimonianze e dopo aver anche documentato i fenomeni di poltergeist, non erano convinti di pubblicare la storia perché in fondo stavano parlando di uno stupro da parte di un essere che si presentava solo in alcuni momenti e che, nonostante i lividi e i segni sul corpo tipici degli abusi di questo tipo, nessuno poteva verificare con certezza assoluta. Insomma, era una scommessa e si giocavano la reputazione. Chi avrebbe mai anche solo ascoltato una storia simile? Fu solo la disperazione di quella famiglia a convincerli; erano la loro unica speranza, ma prima di andare avanti decisero di aumentare l’autenticità delle prove, ragion per cui vennero ingaggiati dei fotografi professionisti ai quali venne esplicitamente chiesto di scattare  tutte le fotografie con le Polaroid, dato che non possono essere alterate in alcun modo, inoltre venne anche ingaggiata una troupe per fare le riprese con delle attrezzature all’avanguardia per l’epoca in modo tale da poter raccogliere quanti più frame di immagini possibili. Un giorno quando si trovavano tutti nella stanza della signora Doris, dove normalmente questi fenomeni facevano la loro comparsa, decisero di provare un nuovo metodo quindi chiesero alla donna di imprecare nei confronti delle entità e di sfidarli… A parte Doris, erano tutti in silenzio e inizialmente non accadde nulla, ma mano a mano le maledizioni fuoriuscivano dalla bocca della gracile donna, più le luci della stanza presentavano un tremolio di intensità crescente; in poco tempo la stanza divenne fredda e un fetore iniziò a manifestarsi nella stanza e proprio quando la tensione era ai livelli massimi apparve quello che stavano cercando da settimane; l’entità.

Più di trenta persone presenti quel giorno non dimenticheranno mai più quello che si manifestò davanti ai loro occhi. In mezzo a un atmosfera da film horror, proprio in un angolo di quella stanza si era formata una specie di nebbia di colore verdastro oscuro e piano piano prendeva la forma di un essere tanto enorme quanto mostruoso. La maggior parte dei testimoni assicura che dopo pochi secondi la comparsa della nebbia, s’intravedeva il torso muscoloso di un essere di dimensioni abnormi e pochi istanti dopo era tutto scomparso. I presenti rimasero attoniti e increduli con gli occhi sgranati nella direzione dove fino a pochi istanti prima si era presentata l’entità. Lo shock fu tale che pareva che i testimoni fossero caduti in una specie di catalessi collettiva, sembravano tutti bloccati, il loro cervello non riusciva a comprendere con logica quello a cui avevano assistito. Uno di loro addirittura perse i sensi e il tonfo prodotto della sua caduta rovinosa fu il suono che li fece riprendere coscienza e tutti si precipitarono ai propri macchinari di ripresa per poter rivedere l’entità. Come accade spesso in questi casi, la tecnologia si dimostrò inaffidabile e i macchinari per i filmati non avevano ripreso la scena. Invece le fotografie scattate con le Polaroid sia prima che dopo la manifestazione presentavano quasi tutte delle chiazze di luci particolari e delle ombre strane. Una delle poche fotografie scattate che riprendeva con nitidezza l’intera scena è questa e rappresenta l’immagine emblema del caso di Doris Bither. Nella foto che vedete in copertina, si può osservare un arco di luce proprio sopra la testa di Doris. Diversi esperti negli anni analizzarono la fotografia e tutti raggiunsero lo  stesso verdetto: la fotografia è autentica e la figura di luce non è un errore di sviluppo del macchinario o della pellicola, inoltre il dettaglio più importante si trova esattamente sopra la testa di Doris, infatti se si osserva con attenzione, la luce non subisce alcun tipo di deformazione nonostante ci siano degli angoli nella stanza, quindi l’effetto non poteva essere creato da una luce artificiale. In aggiunta, la testimonianza delle trenta persone presenti quel giorno, fanno di questo il caso paranormale più accreditato della storia.

Per gli esperti questo è un caso più unico che raro tant’è che molti di essi ritengono che le entità terribili che si sono manifestate in realtà sono creazioni della stessa Doris, la quale possiede un potere alquanto incredibile capace di attirare una quantità di energia negativa aprendo varchi con il mondo del soprannaturale. Questo spiega anche perché le persone che si sono trasferite in quella casa, dopo che la famiglia Bither si era spostata a San Bernardino, non hanno mai avuto dei problemi di questo tipo, mentre la signora Doris anche dopo essersi trasferita nella nuova casa continuava ad essere vittima di queste presenze. Un dettaglio triste è che la signora Doris era stata vittima di abusi da parte dei suoi diversi coniugi negli anni e probabilmente il maltrattamento e le continue umiliazioni l’avevano portata a rivivere quelle sensazioni creandosi dei mostri e attirando su di lei queste forze metafisiche. In poco tempo questa storia divenne famosa fra le persone del settore e presto Hollywood decise di produrre un film chiamato “The Entity”, tuttavia secondo i testimoni il film non solo non rende per niente giustizia a tutto il dramma che la signora Doris ha sopportato per anni, ma addirittura manipola completamente la tematica stessa della sua vicenda.

Sebbene fosse Doris Bither a soffrire in prima persona di questi attacchi, senz’altro ne risentirono anche i suoi figli dato che questa situazione lacerò profondamente la loro psiche lasciando indelebili ricordi di impotenza e di sofferenza nella propria infanzia e adolescenza. Le ultime notizie che si hanno della signora Doris arrivano dalle parole di Brian Harris, uno dei figli che all’epoca dei fatti aveva 13 anni. La donna non superò mai i traumi e addirittura dichiarò a un certo punto di essere rimasta incinta di uno spettro quando risiedevano a San Bernardino e senza un supporto adeguato morì per problemi polmonari nel 1995. Dunque, una vera e propria manifestazione di forze soprannaturali o traumi psicologici che si trasformavano in vivide esperienze infernali? Come vi abbiamo detto all’inizio di questo video fate voi le vostre conclusioni. Forse l’unica certezza di questo caso è che si tratta di una storia triste più che spaventosa.

 
1 Commento

Pubblicato da su 9 febbraio 2016 in Maledizioni e possessioni

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Hoia Baciu – Una foresta spaventosa

Hoia Baciu – Una foresta spaventosa

Ancora oggi il nostro pianeta non smette di sorprenderci. Ogni angolo della Terra offre una sorta di peculiarità naturale la cui origine rimane un mistero. Alcuni di questi siti sono difficili da raggiungere, altri invece sono mete turistiche molto frequentate. Il nostro mondo oggi è ancora ricco di misteri a cui gli scienziati stanno cercando di fornire una risposta. In questo video vi parleremo di un luogo, in particolare di una foresta non molto famosa nel mondo ma molto conosciuta dagli abitanti della zona. Pubblicazioni prestigiose come la rivista Travel & Leisure o la BBC l’hanno inclusa fra le foreste più interessanti e infestate del pianeta. La sua fama continua oggi ad attrarre turisti di tutto il mondo e di tutti i ceti sociali, il suo nome è Hoia Baciu.

La foresta di Hoia Baciu si trova vicino a Cluj-Napoca, una delle città più popolose della Romania. Si estende su una superficie di oltre 250 ettari e spesso è indicata come il Triangolo delle Bermuda rumeno. Hoia Baciu deve la sua reputazione per la serie intensa di attività paranormali ed eventi bizzarri. I rapporti includono avvistamenti di fantasmi, sparizioni e apparizioni inspiegabili, volti che appaiono nelle foto che non erano visibili a occhio nudo, strane voci e a partire dagli anni 70 persino avvistamenti di strani oggetti nel cielo. I visitatori della foresta spesso riferiscono intensi sentimenti di ansia e la sensazione di essere costantemente osservati. Inoltre la vegetazione locale risulta alquanto strana, come se provenisse da una storia di finzione, con alberi dalla forma strana e carbonizzazioni inspiegabili su gran parte dei rami e sebbene la foresta sia vecchia di oltre due secoli, i suoi alberi alberi appaiono alla vista giovani e dagli arbusti sottili. Sono decine le storie che si narrano su Hoia Baciu, ma l’evento considerato da tutti il fattore scatenante della sua fama riguarda un pastore scomparso nella zona con un intero gregge di 200 pecore. Per giorni gli abitanti dei villaggi limitrofi setacciarono l’area, ma dell’uomo e dei suoi animali nessuno seppe più nulla. La maggior parte delle persone che vivono nei pressi della foresta ha paura a raccontare ciò che accade all’interno e soprattutto ha il terrore di entrarvi a causa di storie e leggende che si sono tramandate nel corso degli anni. Essi credono che chi visita il sito non potrà mai più tornare a casa. Molti degli abitanti del luogo che hanno avuto il coraggio di avventurarsi nel bosco, hanno lamentato danni fisici che comprendevano eruzioni cutanee, nausea, vomito, emicranie, ustioni, graffi, ansia e altre sensazioni insolite. Inoltre, i dispositivi elettronici hanno dei malfunzionamenti quando introdotti nella foresta. Alcuni investigatori del paranormale hanno associato questi strani malfunzionamenti con attività soprannaturali e diverse persone credono invece che Hoia Baciu sia in realtà un portale per un’altra dimensione. Nel corso della storia gli strani racconti su ciò che accade tra quegli alberi si sono moltiplicati e molti narrano di persone che entrano nella foresta per poi vivere dei veri e propri buchi temporali. La storia più famosa narra di una bambina di 5 anni che si perse all’interno di quel bosco, venne poi rinvenuta 5 anni più tardi con indosso gli stessi vestiti e senza il minimo segno di invecchiamento. Per qualche strano motivo la bambina era convinta fossero trascorse appena poche ore. Un’altra donna scomparve per diverso tempo per poi ricomparire dopo giorni con in tasca una moneta del quindicesimo secolo, ignorando di essere stata via per così tanto tempo.

Hoia Baciu era ormai sulla bocca di tutti in Romania, ma diventò famosa in tutto il mondo solo verso la fine degli anni 60 grazie al biologo Alexandru Sift che dopo aver visitato Hoia Baciu da giovane fu a sua volta vittima di un malore che lo accompagnò per due settimane con febbre e ustioni su tutto il corpo. Ha trascorso la sua vita a indagare sui misteri della foresta deciso a far luce su quanto accadutogli personalmente. Le foto da lui scattate sono fra le più incredibili: strani bagliori, oggetti volanti non identificati, umanoidi, sagome dai contorni non definiti e alberi senza foglie che crescono in spire ovoidali. Il 18 agosto del 1968, un tecnico militare di nome Emil Barnea fotografò un altro un disco volante che volteggiava sopra la foresta. A partire dagli anni 70 la zona divenne un focolaio di avvistamenti UFO e luci inspiegabili. Hoia Baciu divenne ben presto nota per l’ingente attività di accadimenti paranormali e molta gente cominciò ad assistere a numerosi eventi strani tra quegli alberi. Il fenomeno più comune è l’improvvisa comparsa di misteriose sfere di luce. La gente inoltre riferisce di apparizioni strane e di udire spaventose voci femminili rompere il silenzio. Ci sono molti casi di persone che affermano di essere stati graffiati da una qualche forza maligna e tutte queste cose accadono senza alcuna spiegazione ragionevole. Oggi, molti racconti che riguardano questa foresta narrano di strani fenomeni paranormali che sono stati registrati e studiati per quasi 50 anni. Si dice che quel posto sia infestato dai fantasmi delle persone che nel corso della storia sono state uccise nella zona. Le anime tormentate sarebbero intrappolate all’interno dei confini di Hoia Baciu e infuriate per questa situazione. Sono centinaia gli avvistamenti di strane figure tra gli alberi e la gente che abita nei dintorni della foresta e ci passa di fianco riferisce la costante sensazione di essere osservata. Più di recente, l’energia paranormale della foresta sta assumendo la forma di attività di poltergeist. In una serie televisiva sul paranormale, un investigatore venne graffiato e gettato a terra da una forza invisibile. Le persone affermano inoltre di vedere luci inspiegabili brillanti provenienti dall’interno dei boschi. Questa attività paranormale sembra essere concentrata in una radura della foresta nella quale vi è una zona morta di vegetazione, un cerchio quasi perfetto nel bosco dove nulla mai cresce. Vennero persino presi dei campioni del suolo per essere analizzati, ma i risultati dimostrarono che non vi è nulla nel suolo che dovrebbe impedire la crescita di vegetazione. Gli abitanti del posto considerano questo altopiano circolare nel profondo della foresta la “casa” di questi fantasmi. Le foto scattate qui hanno rivelato numerose silhouette dalla forma umana.

UFO, una zona di vegetazione morta, luci senza una fonte logica, attività di poltergeist, EVP e malfunzionamenti di aggeggi elettronici sono gli aventi paranormali documentati in questa foresta raccapricciante. Mentre alcune delle storie su questo luogo leggendario possono essere esagerate, è difficile ignorare il fatto che qualcosa che noi ancora non possiamo capire completamente sta accadendo in questa foresta. Molte persone che vivono vicino a Hoia Baciu hanno riferito di aver visto numerose di sfere di luce provenienti dagli alberi. Gli specialisti di tutto il mondo sono affascinati da questa foresta. Ricercatori provenienti da Germania, Francia, Stati Uniti, e Ungheria vengono per studiarne i misteri con strumenti professionali. Quando si utilizzava un rilevatore termico in presenza di queste luci misteriose, esse non sembrano produrre alcuna traccia termica. Alcuni sono riusciti a catturare manifestazioni bizzarre su pellicola, tra cui volti e apparizioni e alcuni di questi sono stati visti anche a occhio nudo.

Non possiamo dire con certezza se tutto questo sia vero o no, ma se siete abbastanza coraggiosi potete sempre visitare Hoia Baciu per poterlo scoprire con i vostri stessi occhi…

 
 

Tag: , , , , , , , , , , , , , ,