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Mutilazione umana – Il folle caso di Guarapiranga

Mutilazione umana – Il folle caso di Guarapiranga

Questo caso coinvolge la più inquietante morte mai vista di un solo essere umano. L’uomo in questione è stato vittima di una brutale e raccapricciante mutilazione, eppure la realtà è che ciò che è accaduto a quest’uomo è molto più inquietante e va ben oltre la brutalità. È stata una mutilazione sistematica e chiunque fosse stato, aveva un livello di precisione straordinario sapendo già dove e cosa togliere al povero malcapitato. Sul torso superiore c’erano come due fori di drenaggio perfettamente circolari e l’interno era stato minuziosamente asportato lasciando un grosso buco aperto. Un altro fatto molto strano riguardava il sangue, non ce n’era nessuna traccia, né fuori né dentro il corpo… A questo punto è chiaro che questa mutilazione è stata eseguita con velocità ed estrema precisione da qualcuno, e non dalla normale decomposizione ed proprio questo che rende il caso così inquietante.

1998. Il ricercatore brasiliano Zapata Garcia e il Dott. Rubens Goes rivelano al pubblico per la prima volta delle fotografie trapelate da un insider della polizia brasiliana… delle foto assolutamente scioccanti di un uomo orribilmente mutilato e trovato alla fine degli anni ‘80 nei pressi del bacino idrico di Guarapiranga, situato nella zona meridionale di São Paulo, in Brasile. La polizia locale diventa dunque il centro dell’attenzione con il fine di saperne di più riguardo questa atrocità e sorprendentemente il capo che si occupò delle indagini svela tutte le documentazioni sul caso. La polizia ammise che questo omicidio andava ben oltre ciò che le normali menti criminali avrebbero potuto mai concepire. Non fu trovato nessun segno di colluttazione o arma da fuoco e il rapporto dell’autopsia affermò: “Le regioni ascellari su entrambi i lati hanno mostrato piccoli punti da cui sono stati rimossi alcuni organi, sono state eseguite incisioni sul viso, sul torace interno, sull’addome, sulle gambe, sulle braccia e sul petto. Abbiamo potuto osservare la rimozione di entrambe le aree orbitali, lo svuotamento della cavità della bocca, della faringe, del collo e dell’area delle ascelle, dell’addome e della cavità pelvica. Il torace è ridotto a causa della rimozione degli organi. I muscoli sono stati estratti da dei fori collocati in posizioni strategiche i cui i bordi sono perfettamente uniformi, così come lo sono le dimensioni. Questo livello di precisione suggerisce che l’operazione sia stata fatta con estrema rapidità mediante l’uso di laser o fonti di calore”. Infine l’autopsia rivela un ultimo particolare raccapricciante, forse il più perturbante di tutti, ecco l’ultimo estratto: “Dopo aver aperto la cavità cranica ci siamo trovati davanti un risultato inatteso, un edema cerebrale che in un caso come questo indica una morte agonizzante”. L’autopsia ne concluse che la causa di morte fu un’emorragia acuta dovuta da numerosi traumi e un arresto cardio-respiratorio causato da dolore estremo. Avete capito bene… tutte quelle mutilazioni sono state fatte mentre la povera vittima era ancora viva!

Dopo che il caso venne reso di dominio pubblico, vennero rese tali anche le documentazioni e le fotografie che ora si possono tranquillamente trovare in rete, tuttavia alcuni articoli sono stati parzialmente oscurati per proteggere l’identità della vittima. State attenti però, le immagini che troverete non saranno affatto piacevoli… immagini che mostrano un corpo tumefatto, che mostrano quella che una volta era una persona la cui vita si è conclusa in preda a chissà quali dolori disumani. Data l’estrema brutalità, la polizia non si seppe spiegare chi mai avesse potuto fare una cosa simile, di certo qualcuno privo di qualsiasi sentimento, come se fosse stata una macchina o peggio, qualcuno che potrebbe aver visto il povero uomo semplicemente come una cavia da laboratorio… qualcuno non di questo pianeta! Nel 2015 sul nostro canale abbiamo parlato del CASO delle mutilazioni del bestiame, un misterioso fenomeno nel quale si riporta la morte del bestiame a seguito dell’esportazione di organi e sangue. Sebbene l’esatta meccanica di queste mutilazioni varierebbe da un caso all’altro, una caratteristica comune di questi incidenti è l’apparente precisione chirurgica delle esportazioni. Generalmente si può osservare l’animale completamente dissanguato con l’eliminazione precisa di occhi, mammelle, organi sessuali, labbra, lingua, orecchie e altri organi importanti come il cuore o il fegato. Spesso viene riportata anche la rimozione della pelle nella zona della mandibola e l’area sotto l’orecchio esponendo completamente l’osso, inoltre le ferite molto nitide di tipo chirurgiche sembrano essere state cauterizzate da un calore molto intenso e realizzate da strumenti di precisione, senza provocare alcun sanguinamento. Come avete potuto appena ascoltare, i tratti in comune con la mutilazione di Guarapiranga sono sorprendenti e forse non sono solo coincidenze…

Siamo di fronte ancora una volta a qualcosa di non umano che sta operando in segreto sul nostro pianeta? Se così fosse questa sarebbe una prova che ipotetici visitatori extraterrestri non sono così amichevoli! Ciò che più disturba tuttavia, è che gli ufologi brasiliani e la polizia hanno affermato che potrebbero esserci una dozzina o più di casi simili al cadavere scoperto nella riserva di Guarapiranga. Gli ufologi spiegano che data la quantità di foto e video in archivi pubblici, inclusi video controversi della NASA, è probabile che ci siano più alieni nel nostro sistema solare di quanto pensiamo. Phil Schneider, un ex geologo e ingegnere, ha affermato che i militari statunitensi e internazionali sono a conoscenza di un “Costante conflitto con esseri alieni provenienti sia dallo spazio esterno, che da sotto terra”. Siamo quindi di fronte a una vera e propria minaccia extraterrestre? Ovviamente stiamo spaziando nelle teorie cospirative più estreme ma la misteriosa morte di Phil Schneider, ritrovato esanime in casa sua il 17 gennaio 1996, fa intendere che forse sapeva qualcosa che non doveva sapere o peggio: divulgare! Il caso di Phil Schneider merita di certo ben altri approfondimenti che troveranno sicuramente spazio in un altro video.

Tornando al caso di Guarapiranga… ci sono stati dei precedenti simili? A quanto pare sì e riguarda un sergente americano, il sergente Jonathan P Lovette. A metà degli anni 50 era stato trasferito al poligono di prova di missili di White Sand e un giorno il suo corpo venne ritrovato nudo e orrendamente mutilato in mezzo al deserto. Tre giorni prima un maggiore della United States Air Force sarebbe stato testimone di un fatto incredibile, il rapimento di Lovette da parte di un oggetto a forma di disco. I genitali di Lovette erano stati rimossi così come il suo retto esportato con la solita precisione chirurgica. Entrambe le cavità oculari erano prive degli occhi in una maniera del tutto simile alle incisioni fatte sulla vittima di Guarapiranga. Inoltre la lingua era stata rimossa dalla parte inferiore della mascella. Il rapporto autoptico confermò anche la completa assenza di sangue, completamente drenato dal cadavere dello sfortunato sergente.

Sembrerebbe che questi casi di orribile mutilazione umana non siano gli unici, ce ne sarebbero altri avvenuti in svariate parti del globo, alcuni pensano che addirittura l’incidente del passo Dyatlov, di cui abbiamo già approfondito gli aspetti più macabri in uno dei nostri video, possa essere un caso della categoria delle mutilazioni umane messe in atto da una qualche intelligenza superiore, o alieni o qualche organizzazione segreta umana senza il minimo scrupolo con chissà quale fine e chissà quali mezzi a disposizione, dato che non si conoscono macchinari per effettuare quelle esportazioni così precise. Qualsiasi sia la natura, queste mutilazioni non sono una leggenda, purtroppo sono fatti di cronaca e chissà se un giorno si scoprirà chi causa queste terribili azioni… di certo quel giorno saremo davanti a un vero e proprio mostro.

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Pubblicato da su 17 luglio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Caso YOG’TZE – Una paranoia mortale

Caso YOG’TZE – Una paranoia mortale

La Germania è un paese dove di certo si sono verificati molti casi di delitti irrisolti o macabri eventi, alcuni dei quali hanno già trovato spazio nel nostro canale come il caso della fattoria Hinterkaifeck o la raccapricciante storia di Armin Meiwes, meglio noto con il nome cannibale di Rotenburg. Oggi vi parleremo di un ennesimo caso tanto inquietante quanto strano, il caso YOG’TZE. Questa parola sembra un’accozzaglia di lettere messe a caso, tuttavia è stato l’unico criptico indizio di una morte alquanto sconcertante che ancora oggi non ha trovato una risposta.

Germania, 1984. Günther Stoll è un ingegnere alimentare disoccupato. La sua situazione finanziaria è molto precaria, ma un’ombra molto più grande incombe sulla sua vita: un caso preoccupante di paranoia clinica e la convinzione di essere preso di mira da una presenza sinistra. Capitava spesso che Günther raccontasse queste sue sensazioni alla moglie, che però non prendeva molto sul serio a causa della sua condizione clinica… e forse fu proprio questa superficialità da parte della moglie e dei medici a condannare l’uomo che raccontava di essere seguito da delle figuri indistinte a cui si riferiva sempre con il pronome “loro”. “Loro” sono stati qui, “loro” mi seguono. Chiunque fossero queste entità, Günther diceva sempre che presto gli avrebbero fatto molto, molto male.

La sera del 25 ottobre Günther è a casa nella sua camera da letto, seduto su una sedia pensieroso. Poi senza preavviso fa uno scatto, si alza e grida in tedesco “Ora ho capito!”. Comincia a rovistare nei cassetti, prende carta e penna e scarabocchia 6 lettere: “YOGTZE”, l’opinione dei ricercatori si spacca sulla lettera G che molti considerano sia in realtà il numero sei. Poco dopo Günther lancia via il biglietto su cui aveva scritto quel criptico messaggio e scappa di casa. È tardi ma l’uomo ha bisogno di riflettere e di un drink. Sale sulla sua Volkswagen Golf e si dirige alla vicina città di Wilnsdorf dove ordina una birra nel suo pub preferito. Prima che potesse fare il primo sorso, Günther crolla a terra ferendosi al volto. I testimoni rimasero sorpresi da quell’incidente anche perché Günther non aveva ancora bevuto e quindi non poteva essere ubriaco. Questo strano episodio si verificò intorno alle undici di sera, ma la notte era tutt’altro che finita. Dopo aver ripreso conoscenza Günther lascia il bar e cosa avesse fatto o dove fosse stato nelle due ore successive rimane un mistero. Quello che è noto è che dopo queste due ore di buio, all’una di notte, l’uomo si stava dirigendo con la sua auto nella sua città natale di Haigerseelbach, a circa 10 km da Wilnsdorf. Li cerca una donna, una sua vecchia amicizia, e la trova a casa sua, tuttavia la donna non lo lascia entrare e Günther parte con un monologo interminabile in cui avverte di un imminente “incidente orribile”. La donna lo ascolta da dietro la porta impaurita dopodiché invita Günther a tornare a casa da sua moglie credendolo ubriaco. L’uomo è sempre più spaventato e invece di seguire il consiglio della sua amica d’infanzia, prende la sua Golf e scompare per altre due ore, altre due ore di buio… Questa volte le ultime ore della sua vita.

26 ottobre, 3:00 del mattino. Due camionisti stanno percorrendo l’autostrada A45, un’autostrada lunga 257 km da Dortmund a Aschaffenburg, quando scorgono in lontananza un’auto finita fuori strada vicino all’uscita di Hagen-Süd, a circa 100 km da Haigerseelbach. Si fermano per verificare cosa fosse successo e notano che l’auto è una Volkswagen Golf, dentro c’è un uomo nudo e sanguinante accasciato sul sedile anteriore del passeggero e appena cosciente. Quell’uomo era Günther Stoll. Uno dei due camionisti chiamò subito l’ambulanza mentre l’altro cercò di capire cosa fosse accaduto parlando con Günther il quale biascicava dapprima parole incomprensibili e poi disse che stava viaggiando con quattro sconosciuti che lo picchiarono fino quasi alla morte per poi abbandonarlo nella sua auto. Poco dopo arriva l’ambulanza e si precipita in ospedale, ma per Günther era ormai giunta l’ora e morì durante il tragitto a causa delle profonde ferite sul suo corpo. I due camionisti vennero interrogati nello stesso momento, ma in due sessioni diverse ed entrambi dissero che poco prima del loro arrivo notarono un uomo ferito con una giacca bianca in fuga dalla Volkswagen Golf fuori strada, inoltre vicino all’uscita di Hagen-Süd videro anche uno autostoppista. Questo dettaglio complicò una scoperta sconcertante già fatta dalla polizia: le ferite di Günther non erano per niente riconducibili alla dinamica ricostruita dell’incidente, le ferite non coincidevano e sembravano causate più che altro da delle percosse, inoltre la posizione in cui era stato trovato era strana, sembrava quasi che si fosse ferito in un altro posto per poi raggiungere la sua auto, o che come molti pensano, sia stato messo lì da qualcuno che voleva simulare l’incidente.

Vennero spese molte energie per cercare di dare un senso a tutto ciò che apparentemente non ne aveva su quell’episodio. Semplice incidente? Omicidio premeditato? Nessuno lo sa ancora con certezza. La teoria popolare spiega come la sigla YOGTZE o YO6TZE, non fosse nient’altro che la targa di un’auto, magari lo stesso mezzo che usavano quelle figure che stando a quanto Günther diceva lo inseguivano e spiavano. Questa teoria afferma anche che quella stessa auto avrebbe poi causato l’incidente e il fatto che Günther avesse scritto la targa su un foglietto potrebbe essere stata una sorta di presentimento o intuizione. Ma perché non parlarne con la moglie o qualcuno… Forse l’uomo si era semplicemente rassegnato dato che tutti l’avevano ormai preso per pazzo, una situazione di certo frustrante. D’altro canto se escludiamo l’omicidio, tutto quello che è successo a Günther la notte tra il 25 e 26 ottobre 1984, è spiegabile semplicemente con una paranoia estrema andata fuori controllo. Un biglietto con lettere senza senso, uno svenimento in pubblico, la ricerca di una vecchia conoscenza e il vagare senza meta nel mezzo della notte, sono tutti atti che potrebbero essere attribuiti a una perdita di sanità mentale.

Un’altra teoria vede come protagonista l’omicidio involontario con occultamento di cadavere. Non è raro per coloro che non sono sani di mente togliersi i vestiti. Forse un veicolo colpì Günther mentre vagava nudo per le strade di notte. Coloro che avrebbero investito l’uomo, colti dal panico potrebbero aver riportato Günther nella sua auto portandolo poi fuori strada, tuttavia il perché abbiano deciso di abbandonarlo al largo della trafficata autostrada A45 resta complicato da spiegare. La pista che ad oggi ha più senso vede l’uomo al centro della malavita o di complotti, forse era venuto a conoscenza di qualcosa che non doveva assolutamente sapere. Gli inquirenti non riuscirono a capire il significato della parola YOGTZE e non pensarono che forse lo stassero leggendo dal lato sbagliato, se infatti si gira il biglietto di 180 gradi non si ha più a che fare con una stringa di lettere senza senso, ma con un numero: 027,906. Secondo una teoria questo insieme di cifre si riferisce al numero di catalogo di un acido usato nel trattamento alimentare e ricordiamo che Günther era un ingegnere alimentare… Coincidenze? Forse l’uomo aveva davvero scoperto qualcosa che non doveva scoprire.

Queste sono tutte speculazioni. Il fatto è che la morte di Günther è stata ufficialmente catalogata come omicidio da parte della polizia tedesca che ha archiviato il caso senza fornire nessuna risposta. Persone di tutto il mondo continuano a speculare sul caso YOGTZE, uno dei più intriganti cold case degli archivi della Germania.

 
 

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Nazismo – Tra cospirazioni e profezie sconvolgenti

Nazismo – Tra cospirazioni e profezie sconvolgenti

La seconda guerra mondiale è stata di certo la guerra più devastante del genere umano e oggi si stima che i morti siano stati più di 70 milioni. Quando si parla di seconda guerra mondiale viene spontaneo pensare a quell’uomo che accese la miccia: Adolf Hitler e il suo movimento, il nazismo che con l’olocausto aprì una delle pagina più oscure della storia dell’umanità. Questo genocidio su scala globale causò circa 15 milioni di morti in pochi anni e come molti di voi sanno gli ebrei furono il principale obiettivo di questa mattanza. Non venne risparmiato nessuno, donne, bambini, anziani, per un totale di 6 milioni di ebrei sterminati. Non ci dilungheremo sul fatto che questo numero sia probabilmente una sovrastima completamente assurda come molti ritengono, ma concentrandoci sempre sulla cifra di 6 milioni vengono a galla fatti assai più inquietanti. [FOTO GIORNALE 1915]

“Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme gli Ebrei non conoscono pagina più oscura nella loro storia, di quella che il  governo russo sta scrivendo oggi. 6 MILIONI di Ebrei, metà degli Ebrei in tutto il mondo, sono perseguitati, umiliati, torturati, ridotti alla fame. Migliaia sono stati fatti fuori. Centinaia di migliaia di Ebrei, vecchi, donne e bambini, sono portati di città in città, senza pietà, deportati dal governo, attaccati da truppe del loro paese, oltraggiati e saccheggiati”. Questo è ciò che riportava la prima pagina del periodico americano “The Sun”. Decisamente orribile ma comunque nulla di strano per chi conosce la storia… Nulla di strano se non fosse per il fatto che la data di pubblicazione di quel giornale con quella pagina è 6 giugno 1915, anno in cui la strage dell’olocasto era ben lungi dal fare la sua comparsa nel mondo. Ad ogni modo addirittura già dalla fine del 1800, c’erano pubblicazioni giudaiche che dicevano che 6 milioni di ebrei sarebbero morti in Europa. Nei decenni successivi sono molteplici le pagine che sembrano annunciare lo sterminio degli ebrei e “6 milioni di ebrei” si ripete costantemente.

“6 milioni di ebrei hanno bisogno di aiuto” – New York Times, 18 ottobre 1918. “In Ucraina 6 milioni di ebrei hanno ricevuto la notizia che stanno per essere sterminati” – New York Times, 8 settembre 1919. “6 milioni di ebrei sono stati ridotti in condizioni di povertà, fame e malattia” – New York Times, 12 novembre 1919. “Vengono raccolti 50.000 dollari per contribuire a salvare 6 milioni di ebrei in Europa” – Atlanta Consitution, 23 febbraio 1920. “6 milioni di ebrei sono diretti alla morte per fame nel sud-est Europa” – Le Gazzette de Montreal, 29 dicembre 1931. “6 milioni di ebrei privi di tutte le possibilità economiche stanno letteralmente morendo di fame” – New York Times, 23 febbraio 1936.

La domanda sorge spontanea: chi sapeva già dalla fine dell’800 che 6 milioni di ebrei sarebbero stati sterminati? Una domanda che apre interrogativi parecchio inquietanti le cui risposte forse lo sono ancora di più e un’ipotesi troppo azzardata potrebbe mettere a rischio la permanenza stessa di questo video su YouTube, quindi lasceremo il giudizio a voi. Tuttavia esiste una domanda ancora più inquietante con cui vogliamo chiudere questa parentesi: perché nei decenni non si è fatto nulla per prevenire, visto che lo si sapeva pubblicamente?

Il movimento nazista è noto non solo per le atrocità commesse, esisteva anche una branca che si occupava di esoterismo, da qui sono nate decine e decine di storie e leggende, alcune delle quali vedono persino coinvolti patti segreti tra Hitler e gli alieni… Ad ogni modo le leggende hanno sempre un fondo di verità, bisogna semplicemente non dare credito a proprio tutte le storie che circolano perché è facile cadere nell’inganno. A quanto pare durante la seconda guerra mondiale, nel tentativo di governare il mondo intero, i nazisti effettuarono una serie di strani esperimenti con presunte tecnologie sconosciute al resto del mondo. Setacciarono l’intero pianeta alla ricerca di manufatti mitici e tecnologie ultraterrene nella speranza di imbattersi in un potere supremo che avrebbe permesso loro di conquistare l’inconquistabile. Lo stesso Hitler era ossessionato dall’esoterismo e uno dei suoi sogni era trovare l’Arca dell’Alleanza che secondo la Bibbia costituiva il segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Oggi molti invece ritengono che non fu nient’altro che una potentissima arma dalle origini incerte, forse un’ipotesi al quale era giunto lo stesso Hilter.

Senz’altro una delle presunte operazioni segrete avute luogo durante il periodo nazista vede protagonista la Nuova Svevia, più in particolare l’enigmatica Base 211 situata all’interno del continente antartico. La Nuova Svevia è una zona dell’Antartide con una superficie di 600.000 km² compresa tra le longitudini 20° E e 10° O, che fu rivendicata dalla Germania nazista dal 19 gennaio 1939 all’8 maggio 1945. Le spedizioni tedesche ci raccontano di aree bagnate da acqua dolce e tiepida e libere dai ghiacci con ricca vegetazione, le stesse aree secondo cui per la scienza non esistono che infinite distese di ghiaccio. Una delle citazioni più interessanti sulla Nuova Svevia da cui poi è nata la storia della Base 211, arriva dal Grandammiraglio della Marina tedesca Karl Dönitz il quale affermò: “La flotta sottomarina tedesca è orgogliosa di aver costruito per il Führer, in un altra parte del mondo, una Shangri-La sulla Terra, un inespugnabile fortezza.”.

Voci su spedizioni segrete naziste e su una base chiamata “Stazione 211” esistono da più di mezzo secolo e come abbiamo detto prima le voci hanno sempre un fondamento di verità. Secondo tutta una serie di indiscrezioni la Base 211, nota anche con il nome Nuova Berlino, era ben di più che una chiacchiera di corridoio, esisteva veramente e se così fosse, allora doveva sicuramente trovarsi in una di quelle zone libere dai ghiacci narrate dalle spedizioni naziste, forse all’interno di una catena montuosa e probabilmente è ancora la sepolta chissà dove. Tuttavia oggi molte persone respingono categoricamente l’esistenza di basi segrete in Antartide suggerendo che non ci sono prove a sostegno di tali informazioni. Come sempre, affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Molti sostengono che Richard Evelyn Byrd, uno degli esploratori polari più famosi nonché Contrammiraglio della Marina Americana, abbia esplorato il continente antartico alla ricerca di basi segrete naziste e del loro contenuto e l’avrebbe fatto usando come scusa l’operazione Highjump. L’operazione iniziò il 26 agosto 1946 e continuò sino al 1947 impiegando 4.700 uomini, 13 navi e diversi aerei. Gli obiettivi dichiarati furono, tra i tanti, addestrare il personale, consolidare ed estendere la sovranità statunitense sul continente antartico, determinare la possibilità di costruire basi in Antartide, aumentare le conoscenze geologiche esistenti e dell’area. Ad ogni modo non si fece alcuna menzione a basi segrete naziste.

L’operazione Highjump venne curiosamente terminata sei mesi prima del previsto. L’ultimo estratto del diario di Byrd datato 19 febbraio 1947 dice: “Stiamo attraversando la piccola catena montuosa procedendo verso nord. Al di là della catena montuosa c’è quella che sembra essere una valle con un piccolo fiume. Non ci dovrebbe essere del verde qui sotto, c’è qualcosa di sbagliato, dovremmo essere circondati da ghiaccio e neve! Ci sono delle foreste che crescono sulle pendici della montagna. I nostri strumenti di navigazione sono impazziti, il giroscopio oscilla avanti e indietro.”. Le teorie del complotto che circondano Byrd, la Base 211 e altre misteriose scoperte fatte dallo stesso ammiraglio, come l’esistenza di persone dalla pelle blu, sono infinite e forse non tutte così campate in aria. In particolare in questa base sperimentavano forse nuovi tipi di velivoli o armi? I cosiddetti UFO nazisti potrebbero aver visto la luce proprio nelle stanze più segrete della Base 211. È interessante notare che Byrd fece una serie di osservazioni piuttosto criptiche durante un’intervista. L’articolo è apparso nell’edizione del 5 marzo 1947 del quotidiano cileno ‘El Mercurio’: “L’Ammiraglio Byrd ha dichiarato oggi che era indispensabile per gli Stati Uniti avviare misure di difesa immediate contro le regioni ostili. L’Ammiraglio ha inoltre dichiarato che non voleva spaventare nessuno indebitamente, ma che si trattava di un’amara realtà il fatto che in caso di una nuova guerra, gli Stati Uniti sarebbero stati attaccati da oggetti volanti che potrebbero volare da un polo all’altro a velocità incredibili. Byrd ha ripetuto i suoi punti di vista di cui sopra derivanti dalle sue conoscenze apprese nelle sue spedizioni ai poli.”. Era dunque possibile che dopo la seconda guerra mondiale esisteva un pericolo reale proveniente dalle parti più meridionali dell’Antartide? Se si, quali erano queste minacce? I nazisti erano coinvolti? Nessuno può dirlo con certezza se non l’Ammiraglio Byrd il quale sta custodendo le risposte a questo mistero nella tomba da ormai 60 anni.

Gran parte dei nostri casi della categoria “Luoghi inspiegabili e inquietanti” hanno luogo proprio in Antartide, questo misterioso continente avvolto dai ghiacci, forse tutte le storie sono collegate? Esiste per caso un filo conduttore che lega tutto? Chissà se un giorno tutti i tasselli andranno al loro posto per formare quel grande mosaico chiamato verità.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Somosierra – La tragica scomparsa di un bambino

Somosierra – La tragica scomparsa di un bambino

25 giugno 1986. Intorno alle 6:00 del mattino, un camion Volvo F-12 che trasporta 20.000 litri di acido solforico quasi puro inizia la discesa del passo montano di Somosierra a nord-est di Madrid, Spagna. Il conducente aumenta sempre di più la velocità effettuando poi un sorpasso azzardato di un altro camion per poi superarne un altro questa volta passando così vicino che urta lo specchietto laterale dell’altro mezzo rompendolo e facendolo cadere al suolo. Poco dopo si avvicina a un terzo camion senza superarlo e comincia a speronarlo da dietro finché l’altro mezzo esce fuori strada. Gli altri autisti pensarono che quel camion avesse un problema con i freni. Pochi secondi dopo accade l’inevitabile e il Volvo si schianta contro un altro camion proveniente dalla direzione opposta all’incredibile velocità di 140 km/h. Il camion si ribalta e l’incidente provoca la rottura del serbatoio facendo fuoriuscire tutto il suo contenuto sopra l’abitacolo e sul terreno circostante. Una nube tossica ricopre la zona, in pochi secondi si era scatenano l’inferno.

Il soccorso stradale si precipita nel luogo della tragedia. Un giudice di pace di una città vicina identifica un uomo e una donna nella cabina del camion già morti con evidenti segni di corrosione provocati dall’acido solforico. Sono le uniche vittime. Dal momento che per loro non c’è più nulla da fare, i soccorritori concentrano i loro sforzi nel far evacuare gli altri autisti coinvolti nell’incidente e nel versare sabbia e calce sopra l’acido per neutralizzare la fuoriuscita prima che raggiunga il fiume vicino Duratón provocando un disastro ecologico. Tre ore più tardi vengono recuperati i due corpi all’interno dell’abitacolo e identificati come Andrés Martínez, un autista di camion proprietario del veicolo e sua moglie Carmen Gómez, che a volte lo accompagnava nei suoi viaggi. Lo stesso pomeriggio un agente della Guardia Civile comunica la tragica notizia alla madre di Carmen e la sua reazione sconcerta l’agente e tutte le persone che ancora oggi cercano di dare una risposta a questo caso. La madre disse: “Come sta il bambino? Vi prego, ditemi che mio nipote sta bene!”, tuttavia nell’incidente non era stato coinvolto nessun bambino. Il caso più strano d’Europa per la scomparsa di una persona era appena iniziato.

Juan Pedro Martínez aveva 10 anni ed era l’unico figlio della coppia morta nell’incidente. Aveva accompagnato il padre in numerosi altri viaggi ma mai in uno lungo come questo, difatti erano partiti da Cartagena diretti a BiIbao, un viaggio di più di 800km. A Juan erano stati raccontati i luoghi dei Paesi Baschi, luoghi completamente diversi da quelli semi deserti dove vivevano. Mucche al pascolo in verdi prati, boschi lussureggianti e montagne altissime, dunque Juan si ossessionò quando il padre gli promise che un giorno l’avrebbe portato in uno di questi posti se avesse ottenuto dei buoni voti a scuola. Dal momento che l’anno scolastico era appena finito, il padre si sentì in obbligo di portare il proprio figlio alla prossima consegna con il camion nei Paesi Baschi. In questo lungo viaggio prese parte anche la madre per avere un paio di occhi di riguardo in più. Così il 24 giugno Andrés arrivò a Fuente Álamo con la macchina di sua sorella e con moglie e figlio alle 7:00 di sera partì per Cartagena dove il camion venne preparato.

Ma Juan Pedro era ancora sul camion quando ci fu l’incidente? L’esame successivo dell’abitacolo mise alla luce cassette per bambini e vestiti da ragazzo nella parte posteriore, ma nessuna traccia del ragazzo. Il camion venne sollevato con delle gru per vedere se fosse caduto fuori durante l’impatto dato che probabilmente il bambino avrebbe viaggiato senza cintura, ma non venne trovato nulla. Diversi gruppi della polizia e molti volontari setacciarono la zona alla ricerca del bambino o dei suoi resti per i giorni successivi, addirittura scavarono la sabbia e la calce per verificare se fosse stato accidentalmente sepolto, ma l’unica cosa che trovarono fu una scarpa da ginnastica di una misura non compatibile con quella del piede di Juan, probabilmente era lì già prima dell’incidente. Ovviamente, il fatto che il camion trasportasse acido solforico e che la cabina ne fosse stata ricoperta non fu un dettaglio che venne trascurato, tuttavia i chimici negarono assolutamente che il corpo di Juan avesse potuto sciogliersi completamente senza lasciare traccia. Dalle analisi eseguite con resti di animali si confermò che un corpo dovrebbe essere rimanere in ammollo nell’acido per 24 ore affinché il tessuto molle si liquefaccia e fino a cinque giorni per disintegrare quasi completamente le ossa. Ad ogni modo elementi che non reagiscono all’acido come capelli, unghie, denti o parti del suo abbigliamento dovevano essere ancora presenti, ma non c’era nulla, niente di niente, dunque Juan Pedro era ufficialmente scomparso nel nulla.

Il cronotachigrafo del camion ancora intatto permise di ricostruire il tragitto e le fermate effettuate dalla famiglia. La prima tappa fu un luogo chiamato la Venta del Olivo, a pochi chilometri da Cieza, Murcia. La seconda tappa è stata fatta a mezzanotte e dodici nella città di Las Pedroñeras. Alle 3:00 del mattino erano in una stazione di servizio nei pressi di Madrid, infine la loro ultima tappa fu una locanda nei pressi di Cabanillas, una località a oltre 300 km a nord-est dalla capitale. Il cameriere non ebbe difficoltà a ricordare la famiglia perché rimase colpito dal modo in cui era vestito Juan, completamente di rosso. Dopo aver preso due caffè e una torta per il figlio, pagarono e lasciarono la locanda indisturbati. Fino a questo punto il viaggio della famiglia stava procedendo normalmente, poi il cronotachigrafo cominciò a rivelare qualcosa di strano, durante la salita del passo di montagna, il camion ha fatto dodici brevissime soste, la più breve durata meno di un secondo e la più lunga, l’ultima vicino al punto più alto, circa una ventina di secondi. Il padre aveva molta familiarità con quelle strade dunque non si era perso, inoltre non c’era traffico tale da giustificare quelle fermate. Infine un esame del camion rivelò che, contrariamente a quello che tutti avevano pensato al momento dell’incidente, i freni non erano affatto danneggiati.

I fatti strani tuttavia non finiscono qui. Il camionista che era stato speronato da dietro e spinto fuori strada dichiarò che negli istanti immediatamente successivi all’incidente, un furgone bianco, precisamente un Nissan Vanette, si era fermato di fianco al camion ribaltato. L’autista era un uomo baffuto che parlava con un accento straniero ed era accompagnato da una donna bionda. Lo strano individuo gli disse di non preoccuparsi e che la donna, sua moglie, era un’infermiera. La donna controllò brevemente le ferite riportate dal camionista speronato, dopodiché andò a controllare il camion che si era schiantato, infine se ne andarono. Questa testimonianza potrebbe coincidere con quella di due pastori che conferiscono a tutta questa storia una sfumatura alquanto inquietante. Questi due residenti locali hanno testimoniato che, subito dopo l’incidente e nella confusione che ne susseguì, videro due individui di altezza considerevole, dalla carnagione biancastra e con un camice bianco addosso che arrivava fino alle caviglie, scendere da un furgone bianco, avvicinarsi all’abitacolo del camion per poi portarsi via un grosso pacco. Altre persone confermarono di aver visto i due individui scendere dal furgone bianco che probabilmente era inseguito dal camion. Questa strana scomparsa acquisto notorietà e attirò numerose persone tra cui sensitivi, cacciatori di UFO e teorici della cospirazione.

La teoria ad oggi più accreditata è che la famiglia sia stata vittima di un incontro casuale con dei trafficanti di droga. Si dice che quella mattina ci fosse un posto di blocco della polizia a Somosierra e per passare in modo sicuro i trafficanti avrebbero costretto il camion a fermarsi durante la salita in modo da fargli trasportare la droga al posto loro. Andrés probabilmente rifiutò e i trafficanti rapirono il bambino, da qui sarebbe partito l’inseguimento finché non ci fu l’incidente e gli individui visti non sarebbero altro che i corrieri della droga che avrebbero ripreso il loro bottino nel camion. Con tutta probabilità Juan era nel furgone bianco con loro, forse senza vita. Non mancano teorie che vedono come protagonisti pedofili, strani culti, trafficanti di organi, addirittura alieni dato che le sembianze dei due individui scesi dal furgone bianco descritto dai pastori era molto strano, vennero descritti come persone dall’aspetto di uomini nordici. Nei giorni immediatamente successivi alla tragedia arrivarono numerose chiamate di persone che dicevano di aver visto Juan Pedro Martinez in diverse parti del territorio nazionale, in particolare a Bilbao, dove videro il ‘Bambino di Somosierra’, soprannome affibbiatogli dopo l’incidente, vagare attraverso una zona industriale della capitale basca, ma la ricerca da parte della polizia respinse tali testimonianze in quanto non c’era alcuna prova.

Questo è stato marchiato come il caso di sparizione più misterioso mai avvenuto nel vecchio continente e come al solito ci sono tante teorie ma poche risposte…

 
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Pubblicato da su 12 dicembre 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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UFO a Firenze – Il giorno in cui si fermò una partita di calcio

UFO a Firenze – Il giorno in cui si fermò una partita di calcio

È il 27 ottobre 1954, una tipica e normale giornata d’autunno toscana. Fiorentina-Pistoiese un match del campionato riserve, una competizione che oggi non esiste più, era una partita praticamente senza storia, ma che invece rimase impressa nella memoria non solo tra i tifosi che stavano guardando la partita, ma in tutto il mondo per un fatto tanto spettacolare quando bizzarro. Oltre 10.000 persone quel giorno erano concentrati a tifare i 22 giocatori in campo allo stadio Comunale, ma alle 14:27 poco dopo l’inizio del secondo tempo, calò il silenzio per poi trasformarsi in un brusio confuso. Gli spettatori non stavano più guardando la partita, ma stavano osservando il cielo stupiti e sconcertati, con le dita rivolte verso l’alto. A quel punto anche i giocatori si misero a guardare in alto e non prestarono più interesse al pallone che rotolò fuori dal campo…

Uno dei giocatori in campo era Ardico Magnini, una sorta di leggenda dell’epoca che aveva militato anche in nazionale nella Coppa del Mondo del 1954. “Ricordo tutto, dalla A alla Z”, afferma ora l’ex-giocatore. “Sembrava come un uovo che si librava in cielo molto, molto, molto lentamente. Tutti stavano guardando il cielo e una strana sostanza luccicante scendeva. Si poteva vedere l’espressione attonita di tutte le persone, non avevamo mai visto nulla di simile. Eravamo assolutamente scioccati”. Secondo il rapporto degli arbitri, il gioco venne sospeso per qualche minuto a causa di numerosi misteriosi oggetti nel cielo avvistati da tutti i 10.000 spettatori nello stadio. Tra la folla c’era Gigi Boni, un tifoso della Fiorentina. “Ricordo ancora chiaramente di aver visto questo spettacolo incredibile”, dice, tuttavia la sua descrizione differisce leggermente da quella di Magnini. “Quegli oggetti si muovevano molto velocemente per poi fermarsi. Il tutto è durato un paio di minuti. Non appena gli ho visti, la loro forma mi ha subito ricordato dei sigari cubani”. Boni trascorse molti anni della sua vita rivivendo quel giorno nella sua mente: “Penso che fossero velivoli extraterrestri, questo è ciò in cui credo fermamente e non c’è nessun’altra spiegazione che posso dare”. Un altro giocatore che assistette all’evento è Romolo Tuci. “In quegli anni tutti parlavano di alieni, tutti parlavano di UFO e noi li abbiamo visti in diretta, per davvero”. L’incidente avvenuto quel giorno allo stadio dunque, non può essere semplicemente interpretato come isteria di massa, senza contare che ci furono numerosi avvistamenti UFO in molte città della Toscana quel giorno e in quelli seguenti. Secondo alcuni testimoni oculari, quel giorno venne visto un raggio di luce bianca provenire dal cielo nei pressi di Prato, a nord di Firenze.

A quel tempo i giornali parlarono di alieni provenienti da Marte, allora teoria molto in voga. Oggi non si parla più di marziani, ma molte persone sono convinte che  quel giorno si verificò un fenomeno intelligente, in qualche modo tecnologico,  che non può essere collegato con niente di noto qui sulla Terra. In aggiunta all’avvistamento di UFO, che molti dicono essere stati più di venti, incuriosì molto anche la strana sostanza caduta dal cielo, descritta da molti, anche dallo stesso Magnini, come un glitter argentato simile a cotone o ragnatele che si disintegrava dopo un breve lasso di tempo. “Capelli d’angelo”, questo fu il nome affibbiatogli, era composta da un materiale appiccicoso e numerosi testimoni dell’epoca raccontano che i tetti delle case ne erano  pieni, quasi come se fossero innevati. Nonostante il fatto che la sostanza di distruggeva quasi subito, molte persone erano determinate a scoprire cosa fosse. Uno di loro era un giornalista del quotidiano fiorentino La Nazione: Giorgio Batini, scomparso nel 2009. Qualche anno prima della sua morte, durante un’intervista, disse che quel giorno del 1954 ricevette centinaia di chiamate per gli avvistamenti, così incuriosito guardò verso lo stadio, ma dagli uffici de La Nazione la visuale era coperta dal Duomo, così andò fino in cima al palazzo per vedere di cosa tutti stavano parlando. Affermò di aver visto delle “palle luccicanti” muoversi molto velocemente verso la cupola del Duomo. Dunque partirono le sue indagini. Andò in un bosco fuori città ricoperto da quella strana sostanza bianca e raccolse diversi campioni con l’uso di un fiammifero portandoli poi all’istituto di analisi chimica presso l’Università di Firenze. Quando arrivò scopri che molte altre persone avevano fatto lo stesso. Il laboratorio, guidato dal rinomato scienziato Giovanni Canneri, sottopose la sostanza ad analisi spettrografica e questa fu la sua conclusione:

Sostanza a struttura fibrosa, con notevole resistenza meccanica alla trazione e alla torsione. Al riscaldamento imbrunisce lasciando un residuo fusibile e trasparente. Il residuo fusibile spettograficamente mostra contenere prevalentemente: Boro, Silicio, Calcio e Magnesio. Sostanza a struttura macromolecolare probabilmente filiforme. In linea puramente ipotetica, la sostanza esaminata nella scala microchimica potrebbe essere: un vetro borosilicico.

Purtroppo questo non fornì alcuna risposta conclusiva e il materiale venne distrutto nel processo. Nessuno sapeva quale potesse essere il collegamento tra questa strana sostanza e gli UFO. Siamo di fronte a un fenomeno inspiegabile oppure anche questa volta tutto è stato ingigantito o mal interpretato? La scienza ha provato a fornire una spiegazione e afferma che lo spettacolo dei “Capelli d’angelo” era stato causato dai ragni migratori, piccoli aracnidi che costruiscono delle vere e proprie vele con cui si spostano di centinaia e migliaia di chilometri. Le ragnatele si collegano insieme e si forma una specie di grande agglomerato con i ragni che vi si spostano da un punto all’altro. L’avvistamento più incredibile è stato a 4.200 metri da terra, inoltre quando il sole brilla attraverso le ragnatele si crea un effetto “glitter”, lo stesso descritto dai tanti che raccontarono l’esperienza di quel giorno. Questa teoria è sostenuta dal fatto che settembre e ottobre sono proprio i mesi in cui i ragni migratori si spostano, tuttavia questa spiegazione non convince tutti, soprattutto chi quel giorno ha assistito in diretta all’evento. Una particolare motivazione per la quale la teoria dei ragni viene contestata, sta nell’analisi chimica dei campioni. La ragnatela è una proteina, un composto organico costituito da azoto, calcio, idrogeno e ossigeno, quindi non gli elementi trovati nei campioni che Batini e molte altre persone portarono all’università.

C’è però un altro materiale, prodotto questa volta dall’uomo, che ha proprio tutte le caratteristiche della sostanza misteriosa sia dal punto di vista chimico che della sua modifica di stato durante la caduta, si chiama chaff ed è un materiale che fu progettato per scopi militari verso la fine degli anni ‘30 come contromisura aerea per confondere i radar nemici.  Una volta espulso in volo e disperso in forma di nuvola dall’aeroplano che vuole ingannare l’avversario, il chaff genera un’onda elettromagnetica di riflesso che il radar nemico visualizza come se fosse il vero bersaglio da attaccare e colpire. La sua composizione chimica è assolutamente sovrapponibile a quella ottenuta da Canneri nel 1954 e inoltre il comportamento che ha è proprio quello di disgregarsi durante la caduta dal cielo e polverizzarsi al contatto, esattamente come avvenne a Firenze. Dunque se quella sostanza era chaff, allora gli UFO che videro migliaia di testimoni potrebbero essere stati aerei militari? Dobbiamo sottolineare che molti casi ufologici identificati che legano ricaduta di chaff ad avvistamenti UFO sono presenti nel famoso Project Blue Book, che raccolse i risultati di una serie di studi condotti sugli UFO dell’aeronautica militare statunitense tra il 1947 e il 1969. Inoltre in quel periodo, nel porto di Livorno, era attraccata la portaerei americana USS Lake Champlain (CV-39) con uno squadrone di aeroplani militari, che proprio tra settembre e ottobre del 1954 si esercitarono nei cieli italiani. Sottolineiamo anche di come gli aerei militari usati, dei  VF-84 Sidewinders, avessero una forma alquanto tozza, facilmente confondibile con UFO da delle persone che all’epoca non avevano mai visto un oggetto simile.

Oggi, più di sessant’anni dopo, le possibilità di determinare l’esatta causa dell’incidente sono scarse anche se l’ipotesi del chaff rimane la più probabile. Tuttavia a coloro che hanno potuto assistere allo spettacolo quel 27 ottobre 1954 non importa di tutte queste teorie o spiegazioni, essi sono convinti di aver visto UFO, non aerei e che quella sostanza fosse diversa da qualsiasi cosa presente qui sulla Terra. Tuttavia, anche se la soluzione degli UFO di Firenze, potrebbe essere stata trovata, esistono altre storie legate ad essa che esulano da racconti sugli extraterrestri. I teorici del complotto infatti sostengono che gli elementi fin qui raccolti dimostrano incontrovertibilmente che si trattò di tentativi sperimentali per mettere a punto le scie chimiche approntate presumibilmente una ventina di anni dopo, qui però entriamo in un discorso ben più ampio che tratteremo in futuro in un video a parte…

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2016 in Contatti exraterrestri

 

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Salish Sea Foot Mystery – Piedi mozzati sulle spiagge

Salish Sea Foot Mystery – Piedi mozzati sulle spiagge

Immerso nei confini accoglienti di Elliott Bay, Washington, il tratto di spiaggia Centennial Park ospita tutti gli anni persone che fanno jogging, pescatori o semplicemente cittadini di Seattle che hanno scoperto la beatitudine di questa zona al di fuori del caos cittadino. Ogni giorno, proprio come in tutte le altre spiagge di Seattle, possono essere trovati rifiuti di ogni tipo sulle rive del parco. Era un anonimo martedì di maggio del 2014 quando un gruppo di volontari, impegnati come sempre nella pulizia delle spiagge, si imbatté in qualcosa di molto più raccapricciante che nelle solite lattine di birra o cartacce. Essi trovarono una scarpa da tennis con dentro i resti in decomposizione di un piede umano. La scarpa e il suo macabro contenuto vennero immediatamente consegnati al porto del Seattle Police Department che a sua volta inviò il materiale all’ufficio del medico legale della King County. L’ufficio rilasciò un misero rapporto su questa storia solo molti giorni dopo il ritrovamento del piede. Gli indizi per lo più utili riguardavano la scarpa stessa: una New Balance taglia 45 bianca con rifiniture blu e un paio di calze di cotone nere. L’azienda produttrice di quella scarpa affermò che quel modello è stato messo in vendita per la prima volta nel mese di aprile del 2008, più di sei anni prima dal ritrovamento del piede a Seattle quindi. In base alle segnalazioni e ai pochi fatti noti, si potrebbe facilmente restringere il campo delle persone disperse o non identificate nella banca dati nazionale dello stato di Washington. Per esempio, a partire da 520 casi aperti e filtrando le informazioni, si avrebbero 75 casi potenziali che potrebbero essere collegati al piede. Questo potrebbe essere un numero abbastanza gestibile, ma anche se il proprietario fosse tra questi, non c’è nessuna informazione veramente concreta. Il piede inoltre potrebbe anche appartenere a persone la cui scomparsa non è mai stata segnalata alla polizia e si stima che possano essere più di 1,5 milioni tra adulti e bambini.

Kathy Taylor, antropologa forense, scrisse nel blog della polizia del Seattle Post-Intelligencer, un giornale locale online, che i piedi sono molto, molto difficili. Non esistono infatti indicatori biologici nel piede, inoltre il test del DNA era stato escluso a priori dato l’elevato grado di decomposizione. L’ufficio del medico legale inoltre, disse che non avrebbe avuto nulla di concreto con cui comparare i risultati del DNA. Dunque partì una caccia al fantasma chiedendo alle famiglie di persone scomparse da poco di presentare un campione di DNA. Ad oggi non è ancora stata trovata nessuna corrispondenza e probabilmente il mistero riguardo a questo piede sarà destinato a rimanere tale. Una vicenda alquanto macabra, ma forse nulla di così misterioso. Le possibili soluzioni, senza tirare in ballo teorie complottistiche, sono molte, ma ciò che rende questo ritrovamento particolarmente inquietante è il fatto che non è stato il primo, nemmeno il secondo, o terzo. Questa storia particolarmente contorta inizia nel 2007 e durante i 7 anni successivi sono stati rinvenuti ben 15 piedi sulle coste dei Pacifico nord-occidentale. Nel corso degli anni, ritrovamento dopo ritrovamento, questa storia divenne sempre più famosa e intricata, venne persino rinominata in “Salish sea foot mysteries”. Geograficamente riguarda tutte le isole nord e le coste dello Stretto di Georgia, sulla costa del Pacifico del Canada. Il giornalista Winston Ross raccolse alcuni fatti per il Daily Beast nel 2011, dopo che venne trovato un altro piede in un torrente della Columbia Britannica. Dopo numerosi confronti del DNA, si scoprì che due piedi trovati in precedenza nella zona appartenevano a persone scomparse che abitavano nei dintorni, persone che si diceva fossero affette da gravi malattie mentali. Dunque gli investigatori arrivarono alla conclusione che si erano trattate di morti accidentali.

Fin dai primissimi giorni di questo fenomeno, detective amatoriali e teorici della cospirazione cominciarono a partorire le prime speculazioni riguardo a questo piede. I primi quattro piedi sono stati trovati nella Columbia Britannica e la polizia inizialmente era molto diffidente e sospettosa. Nel 2008 il Toronto Star, il quotidiano a più alta diffusione del Canada, osservò che nonostante la polizia abbia suggerito che i piedi erano stati separati dai loro corpi naturalmente, un portavoce della polizia aveva detto: “Dobbiamo essere consapevoli del fatto che questi potrebbero essere i resti di vittime di omicidio”. Lo stesso articolo parla di alcune delle teorie cospirative che circondano queste inquietanti scoperte. Si deve considerare inoltre che nel 2005 c’era stato un incidente aereo vicino a Quadra Island, che è a circa duecentocinquanta chilometri da Vancouver. Uno dei piloti e tre passeggeri maschi mancarono all’appello, di loro non è mai stato ritrovato nessun «resto» umano. C’è anche chi ipotizza dei regolamenti di conti tra bande criminali, visto che una delle modalità più diffuse per l’eliminazione dei morti ammazzati è proprio quella  di gettarli in mare, anche se c’è da dire che il Canada è uno degli Stati con il minor tasso di criminalità al mondo. Dunque sono molti gli interrogativi, ma forse la domanda più comune che ci si chiede è: “Perché proprio i piedi?”.

William Haglund e Marcella Sorg, nel loro libro “I progressi nella Tafonomia forense”, narrano del loro studio riguardante la decomposizione e disarticolazione dei corpi umani in acqua. In questo studio, Haglund ha testato dei corpi recuperati dallo Stretto di Puget, la stessa zona dove è stata trovata la maggioranza dei piedi, e li ha esaminati per capire il processo esatto di decomposizione dei tessuti molli e la disarticolazione delle ossa scoprendo infine che un cadavere che si decompone in acqua, spesso si divide in dieci parti: la testa, il tronco, le braccia, le mani, le gambe, e appunto i piedi. I tempi di «separazione» dei pezzi dipendono dal tipo di acqua, dalla temperatura, ecc. Nello studio di Haglund, il corpo che era morto da più tempo, 36 mesi, aveva i piedi orribilmente straziati e decomposti, ma non ancora disarticolati. Due dei corpi che avevano perso completamente i piedi, erano stati in acqua così a lungo che i ricercatori non poterono nemmeno calcolare la data di morte. Dunque ci vogliono più di tre anni, alle stesse condizioni dell’ambiente presente nello Stretto di Puget, affinché un piede si disarticoli dal corpo. Tuttavia Hanglund e Sorg fornirono anche una tabella di vari fattori che potrebbero alterare i risultati dell’esperimento, uno dei quali è la “copertura” del corpo, come una scarpa. Molti dei piedi ritrovati erano dentro delle Nike e in molte scarpe da ginnastica di questa marca sono presenti microscopiche camere riempite di gas utili a fornire più elasticità e ad assorbire gli urti. Dunque le moderne scarpe da ginnastica, fabbricate con materiali leggeri e altamente resistenti, possono galleggiare e «navigare» in mare anche per migliaia di chilometri e conservare il piede più a lungo delle altre parti del corpo non protette.

Una volta che gli studi mostrarono i motivi del “perché i piedi”, arrivò un’altra domanda: “Perché Seattle”? Per quale motivo 15 piedi umani si sono riversati sulle coste del Pacifico nord-orientale negli ultimi dieci anni? Oltre alle ipotesi di omicidio, un’altra teoria ipotizzava che questi piedi sarebbero potuti appartenere alle persone travolte e spazzate via dallo tsunami che ha distrutto le coste del sud-est asiatico nel 2004. Se quest’ultima teoria potrebbe spiegare alcuni dei piedi trovati nello Stretto di Georgia, è altamente improbabile che l’origine del piede trovato a Seattle abbia avuto luogo fuori dallo stretto di Puget, dato che le correnti presenti in questo punto non permetterebbero. Le direzioni di quest’ultime fecero supporre che tutti i piedi trovati provenivano da una zona limitata di circa 20.000 chilometri quadrati di fiumi, torrenti, spiagge e litorali in cui qualcuno potrebbe anche caderci dentro per qualsiasi ragione. Insomma: migliaia di posti, migliaia di metodi e motivazioni, migliaia di incidenti, migliaia di modi per cui un corpo potrebbe trovarsi nello Stretto di Puget per settimane, mesi o addirittura anni. Ecco ora la lista completa dei ritrovamenti:

  • 20 agosto 2007 – Jedediah Island, British Columbia, Canada – 49.498611°N 124.204167°W

È una turista in visita da Washington che sta passeggiando sulla spiaggia a fare la prima raccapricciante scoperta. Era un piede destro di taglia 46 e apparteneva a un uomo adulto. Dalle prime analisi si ritenne che venne disarticolato a causa della decomposizione avvenuta con tutta probabilità sott’acqua. La marca della scarpa era Adidas e quel particolare modello venne prodotto nel 2003 e distribuito particolarmente in India. I resti non vennero mai identificati con certezza e venne ipotizzato che appartenevano a un uomo scomparso della Columbia Britannica.

  • 26 agosto 2007 – Gabriola Island, British Columbia, Canada – 49.15°N 123.733°W

Questa volta è una giovane coppia a fare la macabra scoperta. Il piede appartiene ancora a un uomo e la taglia è ancora la 46. Anche in questo caso le analisi confermarono che il piede si è staccato a causa della decomposizione. Probabilmente era stato trasportato sulla terra ferma da un animale. La scarpa è una Reebok bianca, un modello che è stato prodotto solo nel 2004 e venduto in tutto il mondo.

  • 8 febbraio 2008 – Valdes Island, British Columbia, Canada – 49.083333°N 123.666667°W

È un piede destro di taglia 45 appartente a un uomo. Si ipotizzò che i resti appartenessero a un 21enne morto per cause naturali. La scarpa è una Nike che venne venduta in Canada e negli Stati Uniti tra febbraio e giugno del 2003.

  • 22 maggio 2008 – Kirkland Island, British Columbia, Canada – 49.110905°N 123.095627°W

Questa volta il piede trovato appartiene a una donna. È un piede destro trovato avvolto nel calzino in una scarpa bianca e blu New Balance. Si pensò che aveva percorso tutto il fiume Fraser fino a raggiungere le coste. La scarpa è una sneaker fabbricata nel 1999 e dopo numerose indagini si scoprì che apparteneva a un paio di scarpe da ginnastica di una donna che si gettò dal ponte Patullo nel New Westminster nell’aprile del 2004.

  • 16 giugno 2008 – Westham Island, British Columbia, Canada – 49.083333°N 123.15°W

Viene trovato il piede sinistro di un uomo. Questo quinto piede è stato trovato da due escursionisti mentre stava galleggiando nelle acque del delta di un fiume. La scarpa è ancora una Nike, stesso modello di quella trovata l’8 febbraio a Valdes Island, infatti indagini successive dimostrarono che i due piedi trovati a distanza sia di tempo che di spazio, appartenevano alla stessa persona.

  • 1 agosto 2008 – Pysht, Washington, USA – 48.183333°N 124.116667°W

Il sesto piede viene trovato da un campeggiatore su una spiaggia a meno di 16 chilometri dal confine internazionale, nello stretto di Juan de Fuca. Viene ritrovata ricoperta d’alghe e dentro c’era quello che sembrava un piede, o almeno… Quello che ne rimaneva. Dentro infatti c’era solo un brandello di carne con qualche osso. Il test del DNA confermò che si trattava di un piede umano destro, taglia 45. Questo fu il primo piede a essere trovato al di fuori della British Columbia. Qualche giorno più tardi venne affermato che probabilmente il piede era stato trasportato a sud dalle acque canadesi.

  • 11 novembre 2008 – Richmond, British Columbia, Canada – 49.108°N 123.132°W

Piede sinistro di donna. Questo piede era in una scarpa che è stata trovata galleggiare nel fiume Fraser. Era una piccola scarpa da corsa New Balance, forse una scarpa da donna. L’analisi del profilo del DNA forense indicò che trovò la stessa firma genetica del piede scoperto il 22 maggio su Kirkland Island.

  • 27 ottobre 2009 – Richmond, British Columbia, Canada – 49.166667°N 123.133333°W

Il piede è quello di un uomo e la taglia della scarpa, una Nike, è 42. I resti vennero prelevati dalla spiaggia e identificati come quelli di un uomo che viveva nei dintorni di Vancouver. L’uomo era stato dato per disperso ed è morto probabilmente per cause naturali.

  • 27 agosto 2010 – Whidbey Island, Washington, USA – 48.083333°N 122.566667°W

Venne determinato che il piede in questione era stato in acqua per almeno due mesi prima di spiaggiare. La dimensione suggerì che potesse appartenere a una donna o a un minore. Questa volta il piede venne trovato senza né scarpa né calzino. Il detective Ed Wallace dell’ufficio dello sceriffo della contea dell’isola rilasciò successivamente una dichiarazione dicendo che sul piede sarebbe stato fatto il test del DNA, ma poi non si seppe più nulla.

  • 5 dicembre 2010 – Tacoma, Washington, USA – 47.286°N 122.441°W

Il decimo piede apparteneva a un ragazzo molto giovane oppure a un adulto di piccola taglia. Il numero è il 38 e venne trovato sulle piane di marea dentro uno scarpone per le escursioni. Anche in questo caso non è chiaro se venne effettuato il test del DNA.

  • 30 agosto 2011 – False Creek, British Columbia, Canada – 49.275°N 123.110°W

Genere sconosciuto! Piede taglia 43 in una scarpa da corsa bianca e blu. L’undicesimo piede è stato trovato galleggiare con la scarpa vicino alla Plaza of Nation. In questo caso il piede era ancora attaccato alla gamba e si potevano vedere i brandelli di quest’ultima in fase di decomposizione. La gamba aveva subito una disarticolazione naturale all’altezza del ginocchio.

  • 4 novembre 2011 – Sasamat Lake, British Columbia, Canada – 49.323°N 122.889°W

Anche questa volta si tratta di un piede abbastanza grande di un uomo, la taglia della scarpa, uno stivale da escursionista, è la 46 e venne scoperta da un gruppo di campeggiatori. Successivamente il piede venne identificato come quello di un uomo scomparso nel 1987. Inizialmente si sospettò che il piede fosse stato reciso in maniera non naturale dal resto del corpo, ma ulteriori indagini effettuate dal servizio medico locale stabilirono ancora una volta che il piede si è staccato in maniera naturale dal resto del corpo.

  • 10 dicembre 201 1 – Lake Union, Seattle, Washington, USA – 47.652°N 122.323°W

Viene trovato sotto il Ship Canal Bridge un piede umano attaccato a un osso della gamba.

  • 26 gennaio 2012 – Vanvouver, British Columbia, Canada – 49.278°N 123.151°W

Viene rinvenuto uno stivale sulla sabbia accanto a una striscia d’acqua vicino al Maritime Museum ai piedi di Arbutus Street. Il caso in questione differisce dagli altri in quanto le ossa trovate all’interno della scarpa non erano di un piede. Non si capì bene a che parte del corpo appartenessero, si riuscì solo a stabilire che erano umane.

  • 6 maggio 2014 – Seattle, Washington, USA – 47.626°N 122.373°W

Piede umano in una New Balance bianca trovato sulla spiaggia vicino al molo 86 Grain Terminal. La taglia è un 45 e appartiene a un uomo adulto. Il modello di scarpa rinvenuto è stato reso disponibile alla vendita per la prima volta nel mese di aprile del 2008.

Una lista di macabri ritrovamenti, una lista che non avrà mai una risposta definitiva destinata a rimanere per gran parte un mistero. Noi per ora concludiamo questo caso restando in attesa di un sedicesimo piede che potrebbe aprire qualche pista in più!

 
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Pubblicato da su 4 febbraio 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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SCOPERTA 25: Esiste una porta spazio-temporale in Antartide?

SCOPERTA 25: Esiste una porta spazio-temporale in Antartide?

Per stare in tema con il nostro ultimo caso, oggi vi parleremo dell’Antartide che sembra celare qualcosa che va oltre l’immaginazione umana.

E’ il continente più gelido, remoto e inospitale della Terra, con temperature che toccano anche i -80°C. Tante sono le speculazioni su ciò che potrebbe celarsi sotto la spessa coltre di ghiaccio che avvolge il 95 per cento del suo territorio e che raggiunge una profondità media di oltre 2 chilometri. Proprio in Antartide più di 4 mila scienziati, di 46 paesi del mondo, conducono da oltre cinquant’anni le ricerche più impensabili e sempre in questo luogo avvengono strani e incredibili fenomeni scientifici, alcuni dei quali sono ancora inspiegabili, proprio come quello avvenuto poco tempo fa…

Maggio 2013. Alcuni studiosi stavano lavorando a un comune progetto di climatologia quando hanno assistito a un evento incredibilmente stupefacente: un insolito vortice, stazionava in quota senza mai muoversi di un solo centimetro, nonostante le elevate raffiche di vento. All’inizio si era pensato a una tempesta polare ma, la staticità del mulinello e l’inconsueta nebbia che lo avvolgeva, hanno spinto i ricercatori a indagare sul fenomeno. Dunque, gli uomini hanno allestito un pallone meteo legato a un argano, completo di una radio sonda per il rilievo delle proprietà fisiche quali temperatura, umidità, pressione e velocità del vento. Era presente anche un cronometro scientifico per la registrazione dei tempi di lettura. L’oggetto è stato poi rilasciato e fatto risucchiare all’interno del vortice per il tempo strettamente necessario alle misurazioni.

Dopo alcuni minuti gli studiosi si trovarono di fronte ad un risultato a dir poco inquietante: il cronometro segnava la data del 27 gennaio 1965 e tutti i dati calcolati indicavano valori incompatibili con le normali caratteristiche di una tromba d’aria. La cosa straordinadia è che non si trattò di un evento isolato in quanto è stato ripetuto più volte e sempre con gli stessi risultati. Fu un evento talmente straordinario che venne segnalato ai servizi segreti militari e alla Casa Bianca.

Le prime indiscrezioni trapelate furono sensazionali: pare infatti che si tratti di una porta spazio-temporale. Questa scoperta ha fin da subito alimentato la curiosità di ufologi e sostenitori delle teorie del complotto, secondo i quali i militari americani stiano nascondendo il rinvenimento di un UFO o una grande apparecchiatura tecnologicamente avanzata mai vista prima, forse appartenuta alla civiltà perduta di Atlantide che da recenti scoperte pare proprio che popolasse l’Antartide. Ad avvalorare questa ipotesi il fatto che gli scavi siano iniziati in segreto e con una certa celerità.

Per ora le autorità statunitensi negano qualsiasi scoperta archeologica a quelle latitudini e a noi non ci resta che sognare.

 
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Pubblicato da su 29 luglio 2014 in Scoperte & Teorie

 

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