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Combustione Spontanea – Uno spaventoso fenomeno fisico senza spiegazione

Combustione Spontanea – Uno spaventoso fenomeno fisico senza spiegazione

Tra tutte le morti possibili che potrebbero capitare a una persona, forse la più strana e anche la più terribile è quella di “bruciare” inaspettatamente senza alcuna causa apparente. Essere divorati dalle fiamme fino a diventare un cumulo di cenere e carbone in pochi minuti non è solo un incubo ma è un’eventualità che può capitare a tutti e le possibilità non sono così remote quanto si pensi. In passato si sono registrati diversi casi eclatanti e spesso per la cultura dell’epoca venivano viste con superstizione e per secoli si è pensato che fosse una specie di punizione divina. Questo fenomeno era purtroppo molto popolare nei secoli XVIII e XIX e fra i tanti personaggi illustri che si sono dedicati allo studio di questo fenomeno, troviamo il famoso romanziere inglese Charles Dickens il quale si sentiva fortemente attratto dalla combustione spontanea. Dickens, infatti, aveva esaminato i casi di combustione umana spontanea con nutrito interesse e conosceva la maggior parte ei primi casi descrivendo alcune di queste strane morti nei suoi romanzi causando notevole scalpore fra i lettori. Per esempio nel romanzo “Casa Desolata”, pubblicato nel 1853, raccontò la morte di un sinistro personaggio di nome Krook.  Altri scrittori e illustri colti dell’epoca che si dedicarono allo studio dell’SHC, acronimo di “Spontaneous Human Combustion”, furono Thomas de Quincey, Herman Melville, Emile Zola e molti altri. Pensate che uno dei casi più studiati della storia è avvenuto in italia, nel 1731 a Cesena. La strana morte di Cornelia Zangari,- vedova Bandi, contessa e donna di rilevanza dell’epoca, fece così tanto clamore in Italia e all’estero che l’evento misterioso divenne in breve tempo molto celebre tra gli studiosi come uno dei primi esempi confutabili di questo bizzarro fenomeno.

I racconti dell’epoca narrano che la contessa, una notte di marzo del 1731, era andata a letto dopo una cena abbondante e si era addormentata dopo diverse ore perché aveva trascorso tanto tempo a parlare con la sua cameriera. Il mattino seguente la stessa cameriera fece una scoperta orribile: dopo aver aperto la porta scoprì che la contessa era morta a causa di una strana combustione, quello che rimase di lei si trovava vicino al caminetto, ovvero, le due gambe della nobildonna intatte e la sua testa con il cervello e metà del cranio ridotto in cenere e polvere. Nelle immediate vicinanze sono state trovate anche tre dita di una mano annerite dal fumo mentre il resto del corpo era ridotto ad un mucchietto di cenere.  Le cronache dell’epoca tendono anche a sottolineare che la contessa, che era poco più di una sessantenne, era una persona a cui piaceva  bere qualche bicchierino di troppo e spesso si bagnava con acquavite canforata. Forse la caratteristica più comune dell’SHC è la gran velocità con cui si verifica. Molte delle vittime infatti vengono viste vive e coinvolte in episodi di vita quotidiana anche pochi istanti prima di una morte così inspiegabile. Per esempio, parlando sempre di casi italiani, un chirurgo di nome Giuseppe Battaglia descrisse la morte di Don Giuseppe Maria Bertoli, originario della città di Filetto, nel 1789. Una sera mentre recitava l’uffizio il prete si sentì invadere da una vibrazione che si estese a tutto il corpo. Dopo pochi istanti parte del suo corpo venne avvolto da una fiamma leggera, ma che non riusciva a spegnere in nessun modo. Incredulo ma ancora cosciente, iniziò a urlare in cerca di soccorso. I familiari che si trovavano in casa quella sera, accorsero da lui immediatamente e lo aiutarono a spegnere questo strano incendio. Purtroppo però le ferite causate dalle bruciature erano così profonde che avevano danneggiato in modo irrimediabile gli organi interni , così in mezzo alle convulsioni e ai conati di vomito, don Giuseppe Bertoli trascorse i suoi ultimi istanti di vita, mentre i familiari non riuscivano a spiegare la ragione di tale fenomeno.

Le diverse storie tramandate durante i secoli tendono a sottolineare che molti dei casi di combustione spontanea hanno alcune caratteristiche accomunabili. Per esempio, nella maggior parte dei casi, si trattava di donne di una certa età o comunque soggetti che tendevano ad abusare di sostanze alcoliche. Inoltre, sebbene le fiamme consumino in fretta i malcapitati, in moltissimi casi, il corpo rimane quasi intatto; di solito sono le estremità che per qualche ragione non vengono consumate dalle fiamme. Gli oggetti vicino alle vittime non sembrano particolarmente coinvolti nel processo di combustione e infine i resti umani sono descritti come fetidi e unti. La scienza a riguardo è sempre stata molto scettica per diverse ragioni, innanzitutto perché in circostanze normali è molto difficile bruciare un corpo umano, infatti normalmente durante i più comuni incendi causati da fattori esterni, difficilmente le fiamme riescono a consumare totalmente le persone fino a ridurle in cenere come invece accade con i casi di combustione spontanea. Tutti gli esperti dicono che la riduzione di un corpo umano a un mucchio di cenere carbonizzata richiede tantissimo calore e se fosse causato solo dalle fiamme comuni richiederebbe diverse ore per questo processo. Il dottor Wilton M. Krogman, antropologo forense che lavora presso la scuola di medicina dell’Università della Pennsylvania, è uno dei massimi esperti al mondo sugli effetti del fuoco sul corpo umano e attraverso diversi esperimenti, utilizzando tutti i tipi di agenti possibili come gasolio, benzina legno e così via, bruciò diversi cadaveri. Servendosi anche dei più moderni crematori per il suo scopo egli riuscì a dimostrare che per consumare un corpo umano completamente, fino a ridurlo in cenere, ci vorrebbero oltre 1650°C. Pensate che un forno crematorio, la cui temperatura raggiunge i 1000°C, non riesce completamente a distruggere le ossa anche dopo otto ore ininterrotte di combustione.

Gli esperti di questo fenomeno spesso si sono chiesti per quale motivo siano veramente poche le vittime che riescono ad urlare e chiedere aiuto, mentre la maggior parte di costoro non sembrerebbero nemmeno lottare, anzi, sembrerebbero paralizzarsi durante tale fenomeno. In particolare queste domande sono state rivolte proprio ad alcune delle vittime che sono riuscite a scampare alla combustione spontanea. Per esempio Jack Angel, originario di Savannah, Georgia, nel 1974 si trovò ad affrontare un fenomeno a dir poco bizzarro e quasi unico. Il signor Angel era un venditore porta a porta e data la sua professione spesso doveva spostarsi in camper fra i vari stati, ma il 12 novembre 1974, quella che sembrava una notte qualsiasi, rimarrà per sempre nella sua memoria. Jack quella notte si addormentò nel suo camper in un parcheggio di un motel e per qualche ragione ancora da chiarire egli dormì per quattro giorni consecutivi. La sorpresa più grande, o meglio, il dispiacere più grande per Jack però fu al suo risveglio. Quando aprì gli occhi vide che la sua pelle era ricoperta da ustioni, c’erano bruciature che gli ricoprivano le braccia e anche il petto… Guardandosi attorno Jack non trovò alcuna prova di nessun incendio, nulla nella casa mobile era bruciato e persino i vestiti che indossava sembravano in ordine. Spaventato a morte e sotto shock cerco aiutò e poi svenne, al suo risveglio i medici dell’ospedale in cui era ricoverano gli fecero molte domande riguardanti le sue strane bruciature, domande alle quali egli non seppe rispondere. Non sapeva come era successo e perché non era riuscito a svegliarsi, non provava nemmeno dolore se non diverse ore dopo aver ripreso conoscenza. Ad ogni modo le bruciature erano così gravi, soprattutto quelle sul braccio sinistro che dovettero amputarglielo. Anni dopo Jack sottoposto anche ad un ipnosi regressiva non riuscì a ricordare nulla riguardo il motivo della sua strana paralisi e sulle sue bruciature.

Per finire, quando si parla di combustione spontanea non si può non parlare di questo caso, dato che è probabilmente non solo il più famoso di tutta la storia, ma anche quello più importante per il magnitudo raggiunto all’epoca dei fatti, quanto per le autorità coinvolte nello studio di esso. Il primo luglio del 1951 i resti della signora Mary Reeser, vedova di 57 anni, vennero trovati nel suo appartamento di ST. Petersburg, Florida. Come negli altri casi, non furono trovate fonti esterne che avrebbero potuto dar fuoco alla donna fino a ridurla in quello stato. Inoltre è stato condotto un attento esame di tutte le possibili cause di tale incendio  e secondo i rapporti della polizia la donna venne vista per l’ultima volta circa dodici ore prima mentre indossava una vestaglia di tessuto sintetico, probabilmente si era addormentata sulla sua poltrona quella notte. I vicini il giorno seguente sentirono un odore molto forte di fumo che fuoriusciva dall’abitazione della donna, così chiamarono le autorità, quindi i vigili del fuoco abbatterono la porta e furono testimoni di tale orrore. Quando il vice comandante dei pompieri O. Griffith iniziò l’ispezione del locale, non credette ai suoi occhi. In mezzo al pavimento era chiaramente visibile un’area carbonizzata di circa un metro e mezzo, all’interno della quale trovò i resti di un corpo umano fuse con alcune molle annerite della poltrona. I dettagli del rapporto descritto dai pompieri e dai medici forensi dichiarano che tali resti consistevano in un fegato carbonizzato ancora attaccato ad un pezzo di spina dorsale, un teschio rattrappito, che per il calore si era ridotto alle dimensioni di una palla da baseball, un piede che calzava ancora una pantofola e un mucchio di cenere. Quando il coroner Edward T. Silk arrivò per esaminare il corpo ed eseguire la perizia dell’appartamento, sebbene profondamente confuso, decise che la morte era stata accidentale e autorizzò la rimozione dei resti, che furono portati all’ospedale locale.

Le successive indagini, che coinvolsero la polizia, i pompieri e gli esperti in incendi dolosi, sembravano non essere in grado di spiegare i fatti accaduti soprattutto considerando l’enorme calore necessario per riuscire ad incenerire il corpo della signora Mary. I mobili, escludendo la poltrona sulla quale la signora sedeva e il tavolino accanto a essa, non erano stati danneggiati, ma l’appartamento mostrava alcuni segni particolari e inquietanti, infatti, il soffitto, le tende e le pareti a partire da un punto esatto,  erano coperte da una sorta di fuliggine oleosa. La polizia capì che si trattava di qualcosa di più complesso di un semplice incendio, così vennero coinvolti anche i federali. Test, fotografie, analisi e più di mille pagine di documentazione, fanno di questo il caso di combustione spontanea più documentato in assoluto, ma malgrado gli sforzi dell’FBI, dei pompieri, degli esperti di incendi e dei patologi, un anno dopo l’incidente il detective Cass Burgess della polizia di St. Petersburg dovette ammettere: “Le nostre indagini non hanno trovato niente che possa provare, al di là di ogni dubbio, cosa successe alla signora Mary Reeser. Il caso è ancora aperto, ma siamo ancora lontani dallo stabilire qualsiasi causa logica per questa morte”. La comunità scientifica bastona costantemente la teoria della combustione spontanea dichiarando che non c’è alcun bisogno di inventare bizzarre reazioni chimiche o attività paranormali per spiegare tale fenomeno, ad ogni modo un intero video non basta per parlare di tutti i casi che si sono verificati e di tutte le prove a sostegno o contro… di certo quello che è sicuramente confutabile, sono le fotografie orribili che testimoniano la ferocia di questo bizzarro, incredibile e ancora oggi misterioso fenomeno….

Come ultimo dato è che la stragrande maggioranza delle vittime è stata colpite da questo bizzarro fenomeno durante la notte, proprio mentre dormivano… strano vero? Se state guardando questo video prima di dormire… Vi auguriamo una buonanotte.

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Pubblicato da su 12 luglio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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