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Miniera Jarvis – “Qualcosa ha ucciso il mio cane!”

Miniera Jarvis – “Qualcosa ha ucciso il mio cane!”

Molte persone decidono di fare delle esplorazioni in luoghi abbandonati o addirittura mai esplorati prima e questo si potrebbe dire che è uno degli hobby più rischiosi del mondo perché in questi luoghi non più abitati di solito si trovano ogni genere di cose, da vecchi oggetti lasciati dalle persone che ci abitavano, fino a cadaveri di animali o nei casi più inquietanti, cadaveri umani… ed è proprio per questo genere di cose che su YouTube e su altre piattaforme proliferano questi tipi di video, di persone che si addentrano accompagnati da qualcuno o addirittura da soli nei luoghi più improbabili e pericolosi. Fabbriche, case, cimiteri, catacombe, sono solo alcuni di questi luoghi, non occorre aggiungere che la maggior parte di questi video vengono fatti durante la notte, sia perché spesso le autorità vietano questi tipi di esplorazioni e quindi di giorno è più difficile realizzarli, che per il valore stesso dei filmati i quali, se realizzati di notte, viene aggiunta di certo una componente importante e affascinante: il brivido.

In questo video parleremo di una persona che aveva deciso di fare una di queste esplorazioni e per sua sfortuna è finita in un modo del tutto inaspettato. Il protagonista di questa storia si fa chiamare Stan e spiega nel suo blog, aperto nel 2009, che è una persona a cui piacciono le avventure e stare all’aperto e poche righe dopo aggiunge: “Decisi di aprire questo blog perché la mia cagnolina è stata uccisa in questa miniera…” e prosegue il suo racconto con queste parole: “Non riesco a trovare molta attenzione a riguardo, sto cercando in tutti i modi di far conoscere questa storia. Ho provato a chiamare i ranger forestali, la BLM, lo sceriffo locale ma nulla. Le persone credono che sia pazzo. Non lo faccio per me, lo faccio per tutti voi là fuori. Il mio cane è morto, niente mi riporterà indietro la mia Millie e se qualcuno di voi decidesse di entrare in quella miniera non tornerà mai più, sto cercando di avvertirvi del pericolo.”

Stando alle sue parole, Stan è una persona che solitamente faceva delle passeggiate ed esplorazioni nei dintorni del Colorado. In questo stato americano ci sono una serie di miniere totalmente abbandonate, circa 23.000 secondo le stime svolte dai geologi del Colorado Geological Survey. Una di queste miniere, secondo il suo racconto, sarebbe quella di Jarvis. Con sommo rammarico, Stan, scrive che durante una di queste sue esplorazioni insieme alla sua fidata compagna, un labrador di nome Millie, si imbatté in questa vecchia miniera abbandonata. Padrone e fidato animale, ormai giunti verso la fine di una lunga giornata di escursioni sulle rocce del canyon, erano stanchi e affamati, ma quando l’avventura chiama è difficile resistergli, così i due si addentrarono nelle fauci della miniera. Stan però non si sentiva molto al sicuro e aveva dei brividi in quello spazio ristretto, quindi dopo aver percorso una decina di metri decise di fermarsi e di mangiare qualcosa prima di uscire e riprendere la sua strada, ma mentre cercava di prendere gli snack per nutrirsi, Millie che per tutto il tempo era rimasta insieme a lui iniziò ad innervosirsi. Continuava ad osservare l’oscurità della miniera, come se percepisse qualcuno. Dopo qualche secondo di tensione Millie iniziò a muoversi verso l’oscurità, Stan tentò di attirare l’attenzione dell’animale ma fu tutto inutile. Millie continuò la sua corsa ad una velocità sempre superiore, quindi Stan ormai spaventato iniziò a correre cercando di illuminare con la torcia il percorso e poco a poco vide l’animale allontanarsi sempre di più, fino a perdersi completamente nel buio più assoluto.

A questo punto Stan ammette che per la paura stava andando fuori di testa e per poco non perse il controllo dei suoi nervi. Si fermò di colpo, il tono della sua voce era diventato molto acuto quasi isterico mentre disperatamente chiamava Millie, poi dalle profondità del buio sentì abbaiare la cagnolina e ritrovando il coraggio di proseguire decise di seguire quel suono familiare sperando solo di riprendere Millie e uscire il più in fretta possibile, ma quel suono iniziò ad allontanarsi sempre di più. La sua cagnolina continuava ad addentrarsi in quelle viscere di rocce e Stan con la sua torcia cercava disperatamente di illuminare l’oscuro passaggio. Mentre si avvicinava, ad intermittenza riusciva a scorgere Millie grazie alla luce artificiale, poi di nuovo perse le sue tracce. Ormai in una corsa quasi disperata e alla cieca riuscì a raggiungere un punto dove Millie sembrava essersi distesa per terra dietro un sostegno di legno. Sentiva il suo respiro affannoso e impaurito. Avvicinandosi sempre di più Stan racconta che vide molto sangue per terra e poi successe qualcosa che l’avrebbe tormentato per il resto dei suoi giorni. Iniziò a sentire la presenza di qualcosa che egli stesso definisce non umano, come se si trattasse di una creatura, successivamente sentì un suono orrendo, che si avvicina più ad un grugnito che a qualunque altra cosa e completamente impaurito iniziò a correre con tutte le sue forze, per paura non si voltò mai indietro. Stan scrive sul suo blog che dopo essere fuggito, per la paura montò sul suo camion e guidò fino alla città più vicina che si trovava a 50 miglia. Cercò di richiamare l’attenzione delle persone, sia delle autorità che dei cittadini del posto, ma nessuno sembrava molto contento di sentire il suo racconto. Le poche informazioni che riuscì a ricavare furono che la miniera si chiamava “Jarvis Mine” e conclude il suo post dicendo che non crede nei fantasmi o roba del genere, ma vuole solo scoprire che cosa ci sia là sotto e se qualcuno, specialmente se è della zona, dovesse leggere la sua pubblicazione e sapesse qualcosa è pregato di contattarlo.

Passarono alcuni mesi prima che Stan prese la decisione di pubblicare un nuovo post e questa volta era riuscito a rimediare informazioni più dettagliate sulla miniera Jarvis. Come spesso succede in questi casi però le nuove informazioni raccolte sono così sconfortanti che le probabilità di trovare viva la sua cagnolina sono pressoché nulle… “Ho finalmente trovato prove concrete riguardo l’omicidio nella miniera Jarvis… Scavando negli archivi della contea ho trovato questi due articoli di giornale, scusate per la qualità delle immagini ma ho dovuto fare delle foto con i mezzi a mia disposizione perché non mi era concesso portarli fuori, inoltre i giornali stessi erano già molto deteriorati. Questa storia è veramente pazzesca.“. Nel suo post allega delle immagini molto sfuocate di giornali datati risalenti ai primi del 900, seppur in stato avanzato di deterioramento si possono leggere con molta chiarezza gli inquietanti titoli. Una di quelle fotografie di giornale risale al 27 ottobre 1909 e parla delle origini della miniera Jarvis e di un feroce omicidio.

Stando alle parole scritte direttamente da Stan, William Jarvis era il proprietario della miniera. William inizialmente aveva avuto un accordo con la compagnia mineraria di San Francisco per poter estrarre l’oro. Per circa cinque anni William, le sue figlie e sua moglie riuscirono a vivere una vita modesta ma tranquilla, poi per pura disgrazia egli trovò un vero e proprio tesoro nascosto nelle profondità rocciose. William che era un uomo molto fortunato ma anche molto astuto sapeva dove scavare e il suo fiuto per quelle rocce dorate lo portarono a scoprire una delle vene dorate più ricche di tutto lo stato. Ben presto strane persone si presentarono a casa sua, persone che cercarono in tutti i modi di spaventarlo, speculazioni dell’epoca parlano di veri e propri gangster pagati dalla compagnia per cercare di mandare via la sua famiglia. William però non scappò mai dalla sua terra, così i soggetti loschi decisero che era giunta l’ora di farlo fuori. Un giorno un gruppo di uomini armati giunse a casa sua, quando sua moglie andò ad aprire la porta la uccisero con un colpo violento in testa, poi presero le sue figlie e le portarono insieme a lui dentro la miniera e nella parte più scura e profonda decisero di violentarle obbligando Jarvis a osservare tale aberrazione, poi legarono le sue figlie insieme a lui e fecero esplodere la miniera a colpi di dinamite. William venne sepolto vivo insieme alle sue figlie. Da allora la miniera Jarvis è stata legata a fatti molto strani, leggende popolari tramandate dalla popolazione locale raccontano di diversi episodi funesti accaduti dentro la miniera. La compagnia infatti, dopo aver messo i propri uomini a lavorare dentro la miniera, perse così tanti soldi e vite umane che ha dovuto chiuderla in breve tempo. A testimoniare queste inspiegabili morti sono rimasti pochi giornali. La miniera Jarvis si dice sia fonte di una maledizione e nessuno che vi entra è il benvenuto.

Dopo qualche mese diverse persone iniziarono a scrivere sul blog di Stan, molti dei quali dichiaravano di aver già sentito questa storia ma per lo più si trattava di leggende metropolitane e non sapevano che fosse realmente accaduta una cosa del genere. Altre persone criticavano la sua scelta di abbandonare la miniera lasciando indietro l’animale ferito. Stan cercò in tutti i modi di giustificarsi dichiarando di aver avuto così tanta paura che temette di morire. Uno degli utenti però prese la faccenda seriamente e scrisse che non solo era della zona, ma aveva sempre avuto una certa curiosità riguardo questa miniera e presto sarebbe andato di persona a verificare se fosse tutto reale. Stan cercò in tutti i modi di persuaderlo a lasciar perdere e dopo questo post non si seppe più nulla né di Stan né dell’utente che voleva vedere con i propri occhi l’interno della miniera….

Questo blog rappresenta un mistero, alcuni dicono che sia solo una pubblicità per un film uscito nel 2013 chiamato “miniera abbandonata”, ma se fosse così il filmato sarebbe diventato virale, cosa che invece non è stato e poi per quale motivo fare un intero blog per promuovere un film e poi quattro anni dopo far uscire un film senza nemmeno nominare tale storia? Ci sono parecchie incongruenze qualunque sia l’ipotesi fatta, ma sicuramente visitare di persona la minerà Jarvis non è la soluzione appropriata per scoprirlo. Infatti se cercate di avventurarvi in una qualunque miniera abbandonata, fra serpenti, ragni, dinamite non ancora esplosa e gas tossici… Le entità paranormali saranno gli ultimi dei vostri pensieri….

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Pubblicato da su 21 marzo 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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John Lang – Cronaca di una morte annunciata

John Lang – Cronaca di una morte annunciata

Sebbene questa vicenda sia accaduta di recente e non siano ancora state arrestate delle persone per un perfido omicidio, alla fine del video comprenderete perché la polizia non farà delle indagini a riguardo e perché questo caso sia destinato a rimanere in uno degli archivi più nascosti di una polizia sepolta dalla vergogna e dai sensi di colpa. Purtroppo le fonti che si hanno a disposizione sono veramente così poche che sembra che avvenga una censura in rete e infatti non possiamo farvi vedere la foto reale di colui che è il protagonista dato che ora non c’è più alcuna traccia di quello che era la sua persona, ma parte della sua storia può essere narrata attraverso alcuni frammenti importanti che sono rimasti su internet. Cercheremo di costruire i fatti come i pezzi di un puzzle e mano a mano andremo a comporre questi pezzi, scoprirete i dettagli di una terribile storia.

John Lang era un padre di famiglia e attivista di Fresno in California, Stati Uniti. Normalmente John si occupava di scoprire fatti illegali o cose alquanto sospette che accadevano nella sua città e li pubblicava  online. Una delle tante ingiustizie di cui lui aveva parlato nel suo blog riguardava un’attività che la polizia locale di Fresno normalmente faceva, ossia nei quartieri più poveri conduceva delle scansioni delle targhe che si trovavano parcheggiate nei supermercati e nei grandi magazzini e poi, se si trovava una percentuale alta di persone che avevano multe arretrate o qualche altra infrazione, posizionavano un blocco nelle vicinanze e fermavano solo le targhe segnate da loro stessi così intascavano una grande quantità di profitti perché si prendevano una percentuale delle multe arricchendosi sulle spalle dei residenti più poveri. Tuttavia questo è niente in confronto alle altre storie di corruzione che vedevano protagonisti i poliziotti, infatti la polizia di Fresno, sempre secondo John, indagava spesso in rete nei blog e nei forum e risaliva addirittura attraverso l’indirizzo IP alle persone che osavano lamentarsi del loro operato, ma soprattutto quando prendevano di mira queste persone lo facevano con intimidazioni molto aggressive, avveniva un vero e proprio stalking nei loro confronti e lui essendo uno degli attivisti più costanti era una di queste persone…

Il 13 gennaio 2016 John pubblica una breve intervista scritta dove parla dei diversi motivi per cui la polizia di Fresno, da ben sette lunghi anni attraverso diverse azioni, cercava di intimorirlo attaccandolo in diversi modi fino ad arrivare a screditarlo con accuse pesanti come pedofilia e tentando di posizionare all’interno della sua proprietà delle false prove per incriminarlo di alcuni reati. Normalmente anche solo affermare metà di queste cose sarebbe una follia o uno scherzo di cattivo gusto, ma in America nessuno ha voglia di scherzare sulle leggi e sulla giustizia e John è così convinto delle sue affermazioni che cercò perfino di rivolgersi agli Affari Interni, ma le cose non fecero che peggiorare perché da allora la polizia era diventata molto più violenta e iniziò anche a scrivere sul suo account Facebook dei messaggi molto strani, per esempio uno dei poliziotti che usava lo pseudonimo di Kevin Arial gli scrisse: “La prima regola del fight club è non parlarne mai del fight club! …dovresti saperlo Mr. Lang!”. John quindi rivolgeva delle accuse molto dure nel suo blog e i poliziotti cercavano di rendergli la vita impossibile, ma a un certo punto vennero oltrepassati certi limiti non visibili che decretarono per sempre il destino di John e la pressione che egli subì fu impressionante. Spesso diceva di essere inseguito da alcune auto, di vedere delle persone che andavano a trovarlo sul suo posto di lavoro che gli sembrano sospette, diceva di vedere costantemente le stesse auto parcheggiate fuori dalla sua casa, ma nessuno lo ascolta, nessuno vuole credere alla sua storia ritenuta troppo assurda, così si affida a internet e inizia a registrare tutto quello che accadeva nelle vicinanze della sua proprietà attraverso un sistema di video-sorveglianza che registrava tutto 24 ore su 24.

Nel suo account YouTube, oggi l’unica fonte originale di questa storia che non è ancora stata oscurata, troviamo diversi filmati, diciassette in tutto, in cui effettivamente si possono osservare delle macchine strane che si fermano quasi di colpo davanti a casa sua per poi ripartire in fretta. Scrutando lentamente la casa quasi in cerca di uno sguardo, si vedono anche delle persone che passano e ripassano a notte fonda, ma la cosa più impressionante è che a un certo punto John inizia a fare dei nomi. In uno dei filmati racconta di come una volta uno dei poliziotti che egli chiama “Eli Rodriguez” cercò di entrare con dei pretesti all’interno della sua proprietà solo per cercare di inserire delle prove false dentro la sua casa così da poterlo arrestare. Eli viene descritto da John come una persona chiave che si trova coinvolta in una rete di corruzione così spessa che quando tutto verrà a galla egli trascinerà altri venti o trenta poliziotti corrotti come lui. In ogni video si può leggere anche una descrizione dettagliata dei fatti, spesso inoltre parla dei suoi vicini George e Maxine Ramirez come due informatori posizionati lì di proposito dalla polizia per sorvegliarlo e riferire quando lascia casa sua. Questa è l’unica spiegazione che John trova perché quando va a fare anche una piccola spesa di pochi minuti incrocia sempre quattro o cinque pattuglie, racconta anche che spesso queste pattuglie si affiancano a lui per fargli capire che sono e saranno sempre presenti. I suoi vicini inoltre, secondo John, cercano anche di tenerlo lontano dalla propria abitazione così da permettere a qualcun altro di entrare a casa sua allo scopo di infangarlo con delle prove false. In uno dei filmati caricati sul suo canale si può vedere praticamente come John scappa letteralmente dalla casa dei vicini dopo un breve incontro al quale era stato invitato dai Ramirez. John sente che c’è qualcosa che non va così con un pretesto decide di tornare a casa sua, i vicini ben lontani dal sembrare esterrefatti da questo comportamento, lo inseguono e cercano anche di bloccarlo per non permettergli di rientrare alla sua proprietà urlando quasi a squarciagola il suo nome, come se volessero far capire a qualcun altro che John stava rientrando a casa sua.

Purtroppo però John, anche dopo questi video, non viene preso in considerazione da nessuno, anzi, i pochi che lo vedono credono che sia malato o soffra di manie di persecuzione, ma nei filmati è sempre più evidente che accadono cose alquanto sospette davanti a casa sua, per non usare parole più allarmiste. Effettivamente a un certo punto la polizia, con uno squadrone al completo, inizia a sostare proprio di fronte a dove abita John e i poliziotti iniziano a osservare la sua casa cercando di dimostrare qualcosa, come se inviassero un messaggio. In un altro video si vede come un gruppo di uomini dentro un furgone nero e in pieno giorno, puntano una videocamera termica direttamente verso casa sua, probabilmente per sapere se si trovasse all’interno dell’abitazione. In particolare la persona alla guida sembra anche parlare con qualcuno al telefono; forse per informare se hanno via libera oppure no per entrare. Dopo aver visionato questo video particolare molte persone avranno compreso che forse John non stava esagerando quando diceva di sentirsi inseguito e di vedere dei soggetti strani intorno alla sua proprietà. Le cose diventano ancor più inquietanti quando in un altro filmato viene registrata una persona che si era introdotta nella sua casa verso le 5 di mattina. Il povero John, che non può per ovvi motivi rivolgersi alla polizia, chiede agli internauti se riescono a riconoscere il soggetto in questione, inoltre iniziano ad apparire degli inspiegabili gap temporali nella sua videocamera di sorveglianza, come se qualcuno a un certo punto avesse cominciato a manomettere i suoi impianti di sicurezza.

John, quasi disperato e logorato, il 14 gennaio 2016 pubblica un messaggio forte su Facebook: “Voglio solo dirvi una cosa ragazzi, se mi capiterà qualcosa domani o fra due giorni sappiate che sarà per colpa delle polizia di Fresno, dei miei vicini e di un dipendente del posto in cui lavoro”. Il giorno dopo, il 15 gennaio, sempre su Facebook convoca direttamente l’intervento del giornalista locale Corin Hogarth chiedendogli di investigare e forse salvargli anche la vita dai poliziotti corrotti che l’avevano preso di mira. Queste le sue parole: “Corin vuoi delle notizie? La polizia di Fresno proverà ad uccidermi questo weekend, forse questa stessa notte. Non è uno scherzo, per favore leggi qui la mia storia e non dare peso a quello che ti dirà di me la polizia…” e nei link c’erano il suo blog e il suo account di YouTube. John chiede aiuto ma nessuno arriva. Capisce di essere da solo e che presto sarebbero venuti a prenderlo. Il 16 gennaio pubblica il seguente post: “Se mi daranno per scomparso o verrò ritrovato morto domani ricordatevi di questo furgone. Credo di aver visto un paio di ragazzi sgattaiolare attraverso la porta laterale ed entrare nell’edificio quando hanno parcheggiato. Ho causato alla città di Fresno tanti problemi di cui ora mi pento”. Le sue parole così crude e cariche di rassegnazione e tristezza sono come un urlo che nessuno può sentire, John è da solo in questo mondo abbandonato dalla famiglia e dalle istituzioni. Qualche ora dopo pubblica su Facebook un post in cui chiede se qualcuno vuole rimanere con lui quella notte a casa sua ma specifica che dovrà avere il porto d’armi perché dei soggetti cattivi verranno a prenderlo. Ovviamente nessuno risponde alla sua ultima e disperata chiamata.

Quattro giorni dopo, il 20 gennaio, il TG locale manda in onda la seguente notizia: “Una casa di Fresno ha preso fuoco verso le 3 di quella notte, le fiamme sono state domate solo diverse ore dopo e all’interno dell’abitazione è stato trovato il corpo di un uomo. Dalle prime analisi risulta che la vittima sia stata pugnalata diverse volte e poi arsa insieme all’edificio. L’uomo è stato identificato come John Lang”. E’ incredibile ma in poco tempo vennero oscurati sia il blog gestito da John che altri siti di attivisti che parlavano di questa storia, inoltre anche il suo account Facebook venne chiuso, per non parlare della casa data alle fiamme, una classica strategia per eliminare le prove. Sembrano tutti indizi che collimano verso un unico colpevole. Di certo la polizia di Fresno non è nuova a scandali che vede coinvolti i suoi agenti, pensate che proprio un anno prima il secondo al comando dell’intero dipartimento di polizia venne arrestato perché gestiva una rete di traffici di droghe. L’arresto è stato fatto da agenti dell’FBI e dalla ATF. Forse se c’è una piccola luce di speranza per poter scoprire chi sia stato il killer di John Lang, sono proprio i federali. Infatti nel suo blog qualche giorno prima di morire pubblicò una lettera aperta all’FBI per chiedere aiuto e il suo penultimo video pubblicato s’intitola “Grazie a Dio i Federali mi hanno risposto” e nel video si vede una macchina che sosta davanti a casa sua. Questa storia è stata resa virale grazie a un thread pubblicato su Reddit e ben presto sono nate campagne per scoprire la verità dietro questa morte così annunciata. Addirittura è stata aperta un’iniziativa per fare una petizione online direttamente al presidente degli Stati Uniti attraverso un sito governativo per far si che i federali si occupino della faccenda.

Questo video non parla di cose paranormali o di eventi strani, ma a sapere che nel mondo tutti quelli che appena possono sono pronti a fare sfilate, flashmob e manifestazioni a supporto di valori come la libertà e l’uguaglianza, scompaiono appena sono chiamati in causa per fare davvero qualcosa di pratico per sostenere questi valori e i John Lang di turno si ritrovano da soli a combattere e morire completamente ignorati. Queste sono le cose che fanno davvero paura.

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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