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Billy Milligan – 24 personalità in un corpo solo

Billy Milligan – 24 personalità in un corpo solo

Sequestro di persona, rapina a mano armata e stupro. La storia che vi stiamo per raccontare inizia proprio da queste tre terribili azioni che vedono coinvolte più persone. In questo CASO della categoria “Personaggi sinistri” non analizzeremo come al solito soltanto la psiche malata di un serial killer, bensì di 24 soggetti la cui mente è considerata la più deviata di chiunque altro essere vivente sul pianeta terra ed è ritenuta l’esempio di come la realtà a volte superi la fantasia, di come il nostro cervello sia in grado di compiere azioni inimmaginabili. Certo non immaginerete mai cosa potessero avere in comune questi 24 soggetti il cui destino dell’uno era intrecciato irrimediabilmente con quello dell’altro. Un solo corpo, questo avevano in comune. Ecco la straordinaria storia di William Stanley Milligan, l’uomo con 24 personalità.

William Stanley Milligan, noto anche come Billy, nacque a Miami il 14 febbraio 1955 e, come ogni persona dalla mente deviata, non ebbe un’infanzia troppo tranquilla. A solo un mese di vita rischiò di morire per un tumore all’esofago. Sua madre Dorothy Sands, che aveva già alle spalle un divorzio, era spesso assente a causa del suo lavoro, mentre il padre, Johnny Morrison, soffriva di grossi problemi di depressione. Spesso tornava a casa ubriaco e un giorno tentò il suicidio. Venne trovato da Dorothy accasciato sul tavolo, a terra c’era una bottiglia di scotch vuota e un contenitore di sonniferi svuotato. Johnny sopravvisse, ma pochi mesi dopo tentò nuovamente il suicidio questa volta portando a termine con successo l’estremo atto. Billy aveva solo quattro anni e già la sua psiche stava cominciando a risentirne. Dopo questo tragico episodio la famiglia si trasferì a Circleville, Ohio dove Dorothy sposò nuovamente il suo primo marito per poi divorziare dopo neanche un anno. Infine la donna conobbe e sposò un terzo uomo: Chalmer Milligan che si dimostrò tutt’altro che un buon marito e padre ed è proprio da qui che ebbe inizio il vero incubo per Billy. Chalmer si dimostrò estremamente violento specialmente con Dorothy e Billy, fino ad arrivare ad abusare sessualmente di lui più volte e a torturarlo: gli piaceva appenderlo per le dita delle mani e dei piedi e a volte lo seppelliva vivo. Furono proprio queste torture e abusi a spaccare la mente di Billy in 24 personalità diverse.

Billy cresceva insieme ai suoi altri 23 alter ego. Veniva spesso sospeso da scuola perché lo si trovava vagare in stato di trance per la città. A quindici anni venne ricoverato per la prima volta in un ospedale psichiatrico dove gli fu diagnosticata una “nevrosi isterica con aspetti passivo-aggressivi”. Billy veniva considerato un pazzo praticamente da tutti e un giorno all’età di sedici anni tentò il suicidio: salì sul tetto della sua scuola per gettarsi di sotto, ma poco prima di buttarsi nel vuoto, una delle sue personalità prese il sopravvento e gli impedì di uccidersi. Da quel momento la personalità centrale fu tenuta per alcuni anni in un costante stato di incoscienza dalle sue personalità dominanti, che gli impedirono nuovi tentativi di suicidio. La vita sociale di Billy era in realtà vissuta via via dalle varie personalità, che si manifestavano alternandosi, a seconda delle situazioni da affrontare e tutto ciò che lui percepiva quando non era al comando del suo corpo erano semplicemente momenti di vuoto di cui non ricordava assolutamente nulla.

Negli anni 70 Billy cominciò a diventare famoso per i suoi crimini, ma la polizia di certo non immaginava di aver a che fare con 24 persone diverse racchiuse in un unico corpo. Chi mai l’avrebbe pensato? Nel 1972, ormai diciassettenne, fu arrestato per la prima volta per sequestro, stupro e aggressione a mano armata a danno di due prostitute e venne affidato al campo correttivo giovanile di Zanesville, in Ohio, dove rimase per quattro mesi. Gli anni successivi la sua fedina penale si arricchì di altri crimini, soprattutto di rapine a mano armata e nel 1975 venne trasferito all’istituto correttivo di Lebanon, presso Cincinnati, per poi essere rilasciato sulla parola il 26 aprile 1977, in libertà condizionale. Tuttavia lo stesso anno commise quel reato che poi lo rese famoso in tutto il mondo e che fece luce sulle sue 24 personalità. Il 27 ottobre Billy venne arrestato con l’accusa di aver rapito, stuprato e rapinato tre studentesse della Ohio State University e venne rinchiuso in carcere in attesa del processo. Il suo comportamento apparve fin da subito in bizzarro perché ogni volta che lo si interrogava sembrava di aver a che fare con una persona completamente diversa, le stesse tre vittime sottolinearono questo aspetto. Inizialmente gli fu diagnosticata una “schizofrenia acuta”, successivamente venne sottoposto a svariate elettroencefalografie a distanza di giorni e sorprendentemente ogni tracciato risultava diverso, fatto assolutamente impossibile per individui normali. Infine alcuni esami approfonditi condotti dalla psichiatra Dorothy Turner fecero emergere le varie identità e fu solo allora che gli venne definitivamente diagnosticato un “disturbo di personalità multipla” rendendo Billy Milligan un vero e proprio caso mediatico.

Billy fu la prima persona a utilizzare con successo un disturbo di personalità multipla come difesa per un crimine violento. Venne dimostrato come nel corpo di Billy, effettivamente, abitavano 24 persone diverse, ognuna con il proprio nome, background, storia, abilità, gusti e addirittura con il proprio accento. Quando sequestrò, rapinò e stuprò le tre ragazze per cui venne condannato, la personalità centrale ne era del tutto ignara perché il crimine era stato architettato e messo in atto solamente da altre due personalità il cui nome era Ragen e Adalana. Ogni personalità era completamente diversa dall’altra, alcune erano maschili e altre femminili tutte con nazionalità ed età diverse, andavano da un bambino di tre anni a un adulto. Loro erano anche divisi in due gruppi: “Desiderabili” e “Indesiderabili”. I desiderabili, che furono anche le personalità emerse sin dai primi interrogatori, facevano parte di un gruppo di 10 personalità creato da due di esse. Condividevano la coscienza e prendevano il sopravvento ogni volta che lo ritenevano opportuno. Questo gruppo condivideva cinque regole da seguire rigorosamente, pena la definitiva messa al bando nel gruppo degli indesiderabili e quindi il divieto assoluto di uscire all’esterno.

Le personalità emerse infine risultarono 23… e la 24esima? L’ultima personalità non era nient’altro che la fusione di tutte le personalità, i talenti, le conoscenze e i ricordi di ognuna di esse, denominata “Il maestro”, il vero Billy Milligan. Questa personalità è emersa durante l’internamento di Billy all’ospedale psichiatrico Harding Hospital dopo l’arresto grazie al dottor George Harding il quale riuscì a convincere le personalità a tenere sveglia quella centrale. La fusione avrebbe permesso alla varie coscienze di comunicare tra loro mentre Billy era sveglio, in modo da superare l’amnesia e ricordare tutte le attività, gli spostamenti e i pensieri delle varie identità. Fu proprio grazie a questa fusione che Billy risultò in grado di sostenere il processo che ebbe inizio il 4 dicembre 1978. Billy venne giudicato “non colpevole per infermità mentale” e trasferito all’Athens Mental Health Center, in Athens, Ohio. Gli anni seguenti furono un susseguirsi di riabilitazioni e ricadute, un vero periodo di inferno per Billy che venne in continuazione trasportato da un istituto psichiatrico all’altro. Il 1º agosto 1991 gli psichiatri e i tribunali dell’Ohio lo dichiararono ormai guarito. Billy Si stabilì dunque in California, dove divenne anche proprietario di una casa di produzione cinematografica: la Stormy Life Productions. La vita di Billy Milligan è destinata a interrompersi il 12 dicembre 2014, quando all’età di 59 anni morì dopo aver combattuto per due anni contro un tumore.

La storia di Billy Milligan e della sua mente, o per meglio dire delle sue menti, è a dir poco strabiliante tanto da aver ispirato numerosi film e libri, è il classico esempio di come la mente umana davvero sembra non avere nessun limite.

Ci troviamo in una stanza buia. In mezzo a questa stanza, sul pavimento, c’è una chiazza di luce. Chiunque faccia un passo dentro la luce esce sul posto, ed è fuori nel mondo reale, e possiede la coscienza. Questa è la persona che gli altri – quelli fuori – vedono e sentono e a cui reagiscono. Gli altri possono continuare a fare le solite cose, studiare, dormire, parlare o giocare. Ma chi è fuori, chiunque sia, deve fare molta attenzione a non rivelare l’esistenza degli altri. È un segreto di famiglia”

– Billy Milligan

 
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Pubblicato da su 27 febbraio 2017 in Personaggi sinistri

 

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Devil’s Kettle – Il misterioso Bollitore del Diavolo

Devil’s Kettle – Il misterioso Bollitore del Diavolo

Sul nostro pianeta ci sono luoghi molto strani e bizzarri, alcuni di essi presentano una morfologia e un aspetto completamente fuori dal normale tanto da sembrare paesaggi degni di libri di fantascienza. Alcuni di questi paesaggi però sono tanto belli e intriganti quanto pericolosi e mortali, si… perché la natura ha un modo tutto suo di avvertirci dei pericoli. Uno dei luoghi più affascinanti del nostro mondo si trova nel Judge C.R. Magney State Park, nello stato del Minnesota, Stati Uniti. Qui in mezzo a quello che sembra un bosco qualsiasi si trova il Devil’s Kettle ovvero il “Bollitore del diavolo”, una cascata unica in tutto il pianeta terra le cui caratteristiche sfidano tutte le leggi della fisica e della logica.

Il fiume Brule prende vita a partire dal Lago Vista e percorre circa 65 km prima di sfociare nel Lago Superior. Durante tutto il suo percorso ci sono una serie di cascate, ma una di esse spicca fra tutte perché si tratta di un vero e proprio mistero senza spiegazione. Proprio così, il Devil’s Kettle è un buco enorme che inghiottisce una di queste cascate, infatti il fiume Brule, a circa 2,4 chilometri prima di arrivare al lago Superior, raggiunge una biforcazione causata da un’enorme riolite, ovvero una roccia vulcanica molto dura, qui il fiume si divide in due; la metà di destra, dopo una caduta di qualche decina di metri, raggiunge il lago Superior, mentre l’altra metà cade nel Devil’s Kettle e la sua fine è un vero e proprio mistero. Nessuno conosce quanto sia profondo questo buco o dove finisce tutta l’acqua che durante anni, decenni e secoli ha ininterrottamente continuato a scorrervi dentro. Per questo motivo il Devil’s Kettle viene considerato come il più grande mistero che tutti i geologi vorrebbero risolvere.

Le persone del luogo hanno buttato dentro questo pozzo senza fondo di tutto e di più sia per curiosità sia per disfarsi di oggetti obsoleti, tanto che considerano questa voragine come un’enorme creatura che divora qualsiasi cosa vi cada dentro. Una delle storie locali più note è che sia stata buttata dentro perfino un’automobile, ma si tratta probabilmente solo di una leggenda anche perché queste cascate sono raggiungibili solo a piedi dato il tortuoso labirinto di fauna e flora del parco. Quello che invece non è una leggenda sono le numerose persone che sono cadute qui dentro e non sono mai state più viste.

Diverse sono le persone scomparse in questa foresta, soprattutto le autorità riferiscono di turisti scomparsi nel nulla. Una delle ipotesi più macabre e purtroppo anche quella più probabile prevede come scenario che le persone che non conoscono queste terre, trovandosi di fronte a quello che sembrerebbe un’affascinante piscina naturale, si tuffano senza troppi pensieri salvo poi rendersi conto che le correnti sono incredibilmente forti e quando ormai è troppo tardi per opporre resistenza, vengono trascinati in fondo nelle profondità ignote della terra, giù nelle sue viscere più mistiche e scure. Ovviamente queste sono persone ufficialmente scomparse, i loro cadaveri non sono mai stati veramente trovati, ma le autorità sanno che questa è una spiegazione più che plausibile a queste scomparse.

Ma dunque dove finisce una metà del fiume Brule? La risposta più ovvia suggerita dalla logica dice che tutta quell’acqua dovrebbe uscire da qualche parte nel Lago Superior, tuttavia non è mai stata dimostrata tale evenienza. Innanzitutto i geologi esperti dicono che la teoria di un fiume che scorre sotto terra, fino ad arrivare da qualche parte nel Lago Superior, è a dir poco inaudita perché per contenere l’incredibile portata del fiume Brule, dovrebbe esistere una grotta sotterranea ampia e profonda, eventualità molto rara che si verifica solo quando ci sono alcuni tipi di rocce cosiddette “morbide” come il calcare. Nel nord del Minnesota invece le rocce che si trovano sono molto dure, sono così dure infatti da resistere all’erosione stessa del fiume in superficie. Le rocce in questa zona sono il basalto e la riolite, come abbiamo detto prima si tratta di rocce molto dure di origine vulcanica, tuttavia esiste l’eventualità che negli strati più profondi queste rocce subiscano un’azione tettonica con così tanta intensità da schiacciare interi strati rocciosi sotterranei, creando un’ambiente molto più permeabile per l’acqua. Anche con tutti questi fattori a favore però sussiste un aspetto importante ovvero che durante le stagioni di pioggia spesso si scatenano temporali violenti in questa zona, addirittura molti alberi vengono abbattuti dalla furia dei venti e finiscono per essere trascinati per diversi chilometri dal fiume e parte di questi detriti finiscono proprio nel Devil’s Kettle, dunque il percorso sotterraneo dovrebbe riempirsi in qualche modo ma non è mai successo in tutta la sua storia, sembra che tutto ciò che attraversa questo buco semplicemente sparisca nel nulla più assoluto, come se si trattasse di un buco nero.

John C. Green, un geologo di fama internazionale, suggerisce che l’ipotesi sostenuta da molti, ossia che milioni di anni fa un tubo di lava potrebbe essersi formato nello strato di basalto sotto terra e ora viene percorso dall’acqua del fiume, non sia possibile perché il tipo di sottosuolo in questa zona del Minnesota non ha formazioni cave di quel genere e poi perché quel tipo di canali di lava si formano solo con alcuni tipi di rocce ma mai con le rioliti che è la roccia più diffusa della zona. Inoltre dalle analisi del sottosuolo non sono mai state riscontrati tali canali. Gli studiosi ormai senza poter più fare ipotesi a riguardo, nel disperato tentativo di scoprire dove si versa tutta quell’acqua fecero negli anni diverse prove. Sono stati lanciati dentro il Devil’s Kettle i più svariati oggetti e liquidi nella speranza di rivederli riemergere da qualche altra parte del parco e così risolvere l’enigma. In questa voragine sono state buttate palline da ping pong, galleggianti di ogni genere, dispositivi con GPS incorporati, liquidi colorati e molto molto altro. Ovviamente tutti tentativi falliti  perché le palline da ping pong non sono mai riemerse e i segnali dei GPS si interrompono dopo pochi minuti.

La parola mistero non è mai stata così tanto appropriata anche perché ancora oggi con tutti i mezzi tecnologici a disposizione e con tutti gli avanzamenti scientifici non si è ancora scoperto dove questa voragine porti. Si sa solo che tutto ciò che vi entra non uscirà mai più.

 
 

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Volti di Bélmez – Facce comparse dal nulla

Volti di Bélmez – Facce comparse dal nulla

Soleggiata, temperata e protesa nel Mar Mediterraneo, l’Andalusia è l’incarnazione del fascino del Sud spagnolo. La provincia di Jaén, lungo il confine nord-orientale dell’Andalusia, è la culla della produzione dell’olio d’oliva in Spagna e ogni anno attira numerosi visitatori locali ed esteri. Tuttavia tra i suggestivi paesaggi che quei luoghi offrono, immerso in alcune cime rocciose, vi è un villaggio con una fama alquanto sinistra.

Bélmez de la Moraleda ha una popolazione di circa 4.000 persone. La mattina del 23 agosto 1971 María Gómez Pereira andò, come ogni mattina, in cucina a preparare la colazione per la famiglia quando notò una macchia insolita sul pavimento di cemento della sua cucina. Inizialmente non ci fece molto caso, forse era solo il sole che filtrava dalla finestra o forse un gioco di ombre, inoltre quella era una casa molto vecchia e l’insorgere di muffa non era un evento poi così strano, tuttavia il giorno dopo si oscurò acquisendo lentamente una forma particolare, forma che infine rivelò il volto sofferente di un uomo. María era una donna di chiesa, per questo più fissava quella figura più le sembrava di vedere il volto afflitto di Gesù Cristo. Spaventata, in preda agli incubi, con il terrore di essere vittima di una qualche punizione divina, María cercò di lavare e sfregare via ripetutamente quel volto inquietante che si era stampato sul pavimento, ma senza ottenere alcun risultato. La faccia rimaneva sempre lì, quasi ad osservare la donna. A quel punto intervenne il marito che decise di agire drasticamente. Con l’aiuto del figlio, con un piccone distrusse quella porzione di pavimento, dopodiché con una nuova gettata di cemento finalmente tutto era tornato come prima, come nuovo… questo fino a quando il volto non ricomparve una settimana più tardi.

Questa strana storia si diffuse rapidamente nella piccola cittadina. I vicini si fermarono per ispezionare quel fenomeno in casa Pereira e presto la famiglia divenne il centro dell’attenzione. Tutto ciò che loro volevano tuttavia era porre fine a qualunque forza maligna si fosse insinuata in casa loro, ma prima che potessero distruggere il volto per la seconda volta, il sindaco della cittadina dichiarò che il sito doveva essere scavato per ulteriori studi. Gli scavi andarono molto in profondità rimuovendo il pavimento di cemento e le antiche fondazioni sottostanti. Dallo scavo iniziarono a emergere ossa sparse. Ossa umane. Certo nessuno si aspettava di trovare quello che in realtà giaceva a metri di profondità sotto la cucina. Vennero ritrovati due scheletri decapitati, delle teste nessuna traccia. Dobbiamo sottolineare che quella casa venne edificata su un terreno che tempo prima aveva ospitato parte del cimitero della locale Chiesa Cattolica, un terreno di sepoltura che addirittura risaliva all’epoca romana. I cadaveri vennero riesumati e sottoposti a diversi studi al termine dei quali si concluse che quei corpi erano risalenti al tredicesimo secolo. Infine ai resti venne data una sepoltura dignitosa con rito cattolico al cimitero locale. Gli scavi terminarono, la buca riempita e la cucina ricostruita. Ovviamente la presenza di quegli scheletri senza testa non rassicurò per niente la famiglia che credeva di essere vittima di una sorta di maledizione. Non molto tempo dopo nuovi visi riemersero.

Ormai la notizia dei volti di Bélmez si diffuse ben oltre i confini della cittadina di montagna, attirando numerosi ricercatori in lungo e in largo. Sacerdoti, giornalisti e ricercatori del paranormale percorrevano decine, centinaia di chilometri per visitare quel villaggio un tempo sconosciuto a molti, nella speranza di assistere alla comparsa di un volto. Nel 1972 il parapsicologo tedesco Dr. Hans Bender, dopo aver visto di persona il fenomeno dei volti di Bélmez, lo sancì come l’evento paranormale più importante del secolo. Intanto, i volti persistevano. Alcuni sembravano persino essere capaci di spostarsi e cambiare posizione anche mentre erano sotto esame di esperti, mutando addirittura espressione. Alcuni si dissolvevano e negli spazi lasciati vuoti apparivano nuovi volti a prendere il loro posto.

Col passare del tempo il fenomeno si ampliò a dismisura e sul pavimento apparvero anche nudi femminili. Le figure aumentavano e di pari passo si moltiplicavano anche i testimoni. Molti associarono i volti di Bélmez ad apparizioni religiose, così soprattutto la domenica intere folle visitavano quella casa con picchi di 20.000 persone al giorno, un numero enorme considerando che il paese non contava nemmeno 4.000 persone. A questo punto partì un’indagine su larga scala capeggiata dal parapsicologo German de Argumosa. I ricercatori fotografarono il pavimento della cucina mappandolo minuziosamente prima di coprirlo con un panno e sigillandolo con la cera al fine di evitare ogni genere di manomissione. Un notaio locale si trovava come testimone quando la cucina venne sigillata. Tre mesi dopo riaprirono la cucina e ciò che scoprirono ebbe dell’incredibile! Senza che nessuno potesse inquinare in qualche modo le prove, i volti si erano spostati e trasformati. Come resoconto finale dell’indagine non si arrivò a un bel niente, non venne fornita alcuna spiegazione sull’esistenza dei volti di Bélmez. Arrivati a questo punto l’ipotesi paranormale sembrava incredibilmente quella più plausibile anche se gli scettici più convinti continuavano a negare e addirittura accusarono di complicità con i presunti imbroglioni sia Argumosa che Bender.

Furono numerose le ipotesi emerse successivamente. Quella che spicca tra le altre spiega come protagonista il nitrato d’argento, una sostanza in grado di scurirsi in seguito all’esposizione alla luce solare. Questa spiegazione chiarirebbe tra l’altro l’assenza di pigmenti, oltre al dato non certo trascurabile che i volti siano comparsi anche a stanza sigillata. Infine la pareidolia avrebbe fatto il resto. La pareidolia non è nient’altro che un’illusione subcosciente che tende a ricondurre oggetti o profili dalla forma casuale a forme note, in particolare volti. Questa è la spiegazione scientifica, non mancano tutta una serie di ipotesi paranormali, tra cui quella della “fotografia del pensiero” che ritiene che i volti siano una manifestazione fisica dei pensieri e delle emozioni di Marìa. Come un catalizzatore, la psiche della donna avrebbe generato quelle espressioni contorte sul pavimento. Cambiavano in base ai suoi umori e desideri, sarebbero scomparse solo quando Maria non avrebbe abitato più in quella casa. Nel 2004 María morì all’età di 85 anni e con la sua scomparsa molti sensitivi accorsero a Bélmez per vedere se quella teoria fosse vera, se con la morte di Maria quei volti sarebbero scomparsi, ma così non fu e nuovi volti apparvero.

I media spagnoli rimangono ancora oggi affascinati dai volti di Bélmez. Oggi c’è chi sostiene che l’intero fenomeno fosse una bufala architettata dal figlio di Maria, Diego. Se queste forme siano la manifestazione di espressioni addolorate di anime perdute, dipinti di un truffatore o un trucco dell’immaginazione, nessuno oggi riesce a fornire una risposta definitiva e soddisfacente. Solo una cosa è certa: gli occhi vuoti di quei volti continuano a scrutare dal basso.

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Cerere – Strane luci e fenomeni inspiegabili accadono su questo pianeta

Cerere – Strane luci e fenomeni inspiegabili accadono su questo pianeta

Cerere è uno dei corpi celesti più misteriosi del nostro Sistema Solare. Questo pianeta nano, che presenta 950 km di diametro, è il più grande della fascia principale di asteroidi che si trova fra Giove e Marte e da più di un decennio è diventato un vero e proprio rompicapo per illustri uomini di scienza in tutto il mondo. Venne scoperto nel 1801 dall’astronomo italiano Giuseppe Piazzi, il quale però riuscì a seguirlo solo per un breve periodo di tempo finché non scomparve dietro il nostro satellite naturale. Fu invece Friedrich Gauss a soli 23 anni a predirre esattamente la posizione in cui sarebbe ricomparso il corpo celeste grazie al suo innovativo metodo dei minimi quadrati. Cerere da sempre ha fatto parlare molto di se, infatti inizialmente era considerato come un pianeta poi negli anni fu degradato ad asteroide fino al 2006, anno in cui venne definitivamente categorizzato come pianeta nano.

Il motivo principale per cui Cerere è sempre stato oggetto di dibattito fra gli scienziati è principalmente perché si è sempre ipotizzato che potesse contenere una quantità enorme di acqua congelata sotto la sua superficie. Addirittura secondo alcune stime si deduce che lo strato di ghiaccio raggiunga una profondità di un centinaio di Km dando a Cerere una quantità di acqua pari a 200 milioni di Km cubici. Tutte ipotesi affascinanti e che in fondo portano sempre a quella domanda che ci spinge ad osservare il cielo: siamo da soli nell’universo? C’è vita sugli altri pianeti? Sembrerebbe che Cerere possa risolvere questo quesito ma il problema è che questo pianeta nano impiega 9 ore per compiere un moto di rotazione su se stesso e circa 4,5 anni per compiere un moto di rivoluzione intorno al Sole, perciò sulla sua superficie le temperature massime non superano i -34 gradi centigradi, quindi se esistessero forme di vita su questo pianeta sicuramente sarebbero dei microrganismi congelati. Le luci della ribalta però si accendono più di 2 secoli dopo la sua scoperta, esattamente nel 2003, anno in cui grazie alle osservazioni effettuate da terra e con il telescopio spaziale Hubble, il pianeta Cerere smette definitivamente di essere solo uno dei tanti corpi celesti che destano curiosità e diventa il principale oggetto di attenzione della NASA e di tutti gli astronomi del pianeta Terra.

Hubble aveva fotografato Cerere 267 volte e da queste immagini gli astronomi dedussero che, l’allora considerato asteroide, aveva un corpo quasi rotondo, inoltre presentava altre caratteristiche comuni a tutti i pianeti di tipo terrestre, ma ad attirare l’attenzione ovviamente sono state soprattutto quelle strane luci molto luminose sulla sua superficie. Ricordiamo che il telescopio Hubble si trova ad una distanza di oltre 240 milioni di km da Cerere, eppure quelle macchie bianche erano piuttosto evidenti. Queste immagini sebbene sgranate hanno fatto il giro del mondo tanto che la NASA dovette ammettere a suo tempo: “Le luci che appaiono in ogni immagine del pianeta Cerere sono per ora un mistero.”. Ben presto vennero stanziati nuovi fondi per una delle missioni più importanti mai concepite dalla NASA: La missione Dawn. Tale missione infatti nacque proprio per poter osservare da molto vicino gli asteroidi Vesta e Cerere: due protopianeti diversi fra loro per forme, caratteristiche morfologiche e natura geologica della superficie, ma la peculiarità più importante che li accomuna entrambi è che i due corpi popolavano la fascia di detriti intorno alla nostra stella fin dalle origini del Sistema Solare trovandosi lì da circa 4,5 miliardi di anni. Per questa ragione rappresentano una teca che potrebbe nascondere i segreti sulla storia della vita e del Sistema Solare nonché ospitare forme primordiali di vita.

Dopo il lancio della sonda Dawn tutti si aspettavano nuove immagini del misterioso pianeta nano, più nitide rispetto a quelle di Hubble. Gli scienziati di tutto il mondo non rimasero delusi quando il 19 febbraio 2015 la sonda Dawn scattò queste fotografie mentre si trovava ad una distanza di soli 46 mila Km da Cerere. Proprio così, ancora una volta delle luci molto luminose sulla sua superficie vennero immortalate nelle fotografie. A questo punto non si parlava più di effetti del telescopio o di strani giochi di luci e ombre, anche i più scettici dovettero ammettere che c’era qualcosa di strano e anomalo su Cerere. La NASA anche in questo caso descrisse le fotografie come “Crateri  caratterizzati da macchie luminose che si intravedono sulla superficie del pianeta nano”. Chris Russell, responsabile della missione, disse: “Man mano che ci avviciniamo, capiamo che Cerere ci ha incantati senza svelarci nulla di sé, ci aspettavamo di restare sorpresi, ma non così confusi”. Dichiarazioni che evidenziano quanto siano sorprendenti queste scoperte e alla domanda di quali siano le cause delle strane luci Russell disse: “La vicinanza delle due zone bianche osservate in queste nuove immagini potrebbe essere spiegata da un’origine criovulcanica, al momento sappiamo solo che il materiale riflette solo il 40% della luce che lo colpisce, ma ovviamente sarà necessario avere immagini ad una risoluzione migliore, per essere in grado di fare ipotesi geologiche”.

Altri scienziati invece parlano di depositi di sale, ghiaccio, getti di geyser e altri fattori che potrebbero riflettere la luce solare in questa maniera. Mentre gli scienziati cercano fra gli elementi naturali la soluzione, gli appassionati di UFO ed extraterrestri si focalizzano su altri aspetti cercando la soluzione secondo le più disparate teorie. Ad ogni modo, qualunque sia la spiegazione che viene teorizzata, mano a mano che si avvicina la sonda Dawn alla superficie del corpo celeste sembra che tali ipotesi vengano messe in discussione, difatti nelle fotografie inviate dopo marzo 2015, iniziano a vedersi non più due sole luci bianche sulla sua superficie, ma vengono riprese una serie di altre luci meno luminose ma sempre più evidenti. Gli scienziati però non si sbilanciano ancora anche se l’ipotesi dell’acqua solidificata sotto la sua superficie inizia a prendere più piede anche nelle inchieste fra gli internauti ed esperti accademici. La sonda Dawn calandosi progressivamente a quote più basse è riuscita a fornire nuovi e incredibili dati sul pianeta ma allo stesso tempo ha continuato a sorprendere con immagini incredibili e nuovi misteri. Uno di questi è senz’altro il cratere Occator. Le due aree chiare identificate durante l’avvicinamento si trovano all’interno di questo cratere largo circa 90 km e ovviamente è stata una delle zone più studiate del pianeta. Grazie allo spettrometro GRaND montato a bordo di Dawn, si è riusciti finalmente ad analizzare la composizione chimica delle suddette macchie bianche ottenendo risultati stupefacenti. I dati preliminari ricavati dalla superficie di Occator e su molti altri crateri suggerisce che il materiale presente su tale superficie siano principalmente due sali; il carbonato di sodio presente in concentrazioni molto elevate ed un particolare solfato di magnesio chiamato esaidrite.

Dopo aver visto i dati dello spettrometro, gli scienziati suggeriscono che probabilmente questi sali sono stati generati dopo l’impatto che formò il cratere Occator, infatti tale impatto potrebbe aver portato alla fuoriuscita di antichi depositi di acqua salata presenti al di sotto della sua crosta superficiale e di lì a poco l’acqua sublimò lasciando però sulla superficie del cratere stesso quei sali che un tempo erano contenuti al suo interno. Questo spiegherebbe anche perché la maggior parte delle luci si trovino all’interno dei crateri sparsi sulla superficie di Cerere. Mistero risolto dunque? A quanto pare non del tutto perché ci sono ancora una serie di interrogativi aperti, infatti sui crateri è stato trovato anche del ghiaccio, in particolare in crateri che sono permanentemente in ombra chiamati “trappole a freddo” dove la temperatura rimane sotto i -140 gradi. La NASA si chiede come sia arrivato lì tale ghiaccio deducendo anche che tali regioni non vengono colpite dalla luce solare da almeno 1 miliardo di anni. Un’altro interrogativo ancora più intrigante sono i crateri stessi perché ritenuti troppo piccoli, sembrerebbe quasi che Cerere curasse le ferite lasciate dai grandi impatti dei meteoriti, rigenerando in continuazione la propria superficie, un comportamento alquanto strano e unico fra i pianeti.

Sempre sulla sua superficie però è comparso quella che ancora oggi viene considerato il più grande enigma di questo pianeta. Si tratta di una montagna alta oltre 4.000 metri che si trova in un’area  quasi priva di crateri. La sua natura è oggetto di discussione non soltanto per la forma che ricorda quella di una piramide, ma anche perché non sembra essere stata causata dall’impatto di un meteorite. Picchi del genere si osservano solitamente nel cuore di grandi crateri, invece questa protuberanza si erge da sola in mezzo al nulla. A complicare ancora di più sono le striature biancastre disegnate sulla sua superficie. Molti scienziati si sono già pronunciati su questa immensa struttura geologica e l’hanno battezzata “Ahuna Mons” dicendo che tale fenomeno è stato causato da una fuoriuscita violenta di liquidi, gas e sali dagli strati interni del pianeta, forse originata da un impatto violento avvenuto dall’altra parte di Cerere. Ciò spiegherebbe anche perché sui lati di tale struttura si vedono quelle strisce cristallizzate, simili a quelle dei crateri. Quindi Ahuna Mons sarebbe un criovulcano, ovvero un vulcano di ghiaccio. Insomma sembra che questo piccolo pianeta abbia attirato l’attenzione del mondo grazie alle luci riflettenti sulla sua superficie, ma i veri enigmi li riserva nelle zone più buie, la dove i raggi del sole e della conoscenza cercano di arrivare, ma che potrebbero non giungere mai.

Nel nostro universo ci sono un’infinità di pianeti e misteri. Sotto la superficie di alcuni di essi si trovano strati di diamante puro più grandi del nostro pianeta, altri invece sembrerebbero non riflettere la luce dando loro un aspetto così scuro da essere stati scambiati per buchi neri. Altri pianeti invece pur avendo le dimensioni di Giove, data la loro composizione chimica risultano più leggeri di una palla di gomma. Queste sono solo alcune delle meraviglie che ci circondano e di cui si potrebbe parlare in video futuri… e pensare che l’essere umano si trova solo agli albori della più epica esplorazione mai avvenuta nella storia: l’universo, la cosa più misteriosa dell’esistenza stessa.

 

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Demone Lupo Mannaro – L’incubo di Bill Ramsey

Demone Lupo Mannaro – L’incubo di Bill Ramsey

L’unica ragione per cui forse le storie di lupi mannari non sembrano molto credibili è che sono molto antiche, risalenti tra il 16esimo e 17esimo secolo. Tutti i miti che circolano su questi famosi mostri da cui sono stati tratti anche numerosi film possono essere sfatati considerando due principali fattori chiave: la natura superstiziosa delle persone dell’epoca e lo scarso progresso scientifico. Al giorno d’oggi praticamente nessuno crede nell’esistenza dei lupi mannari, anche te che stai guardando questo video molto probabilmente sei scettico, tuttavia forse dovrai ricrederti dopo aver finito di ascoltare questa incredibile storia. Sorprendentemente esiste un convincente caso di un vero lupo mannaro risalente al 1983 indagato persino dai famosi demonologi Ed e Lorraine Warren. Vi starete chiedendo cosa c’entri la coppia con un caso di licantropia, ebbene fu un caso anche di possessione demoniaca. Ecco il caso di Bill Ramsey, il lupo mannaro demone di Londra, una delle indagini più intriganti dei Warren.

Bill Ramsey nacque nel 1943 a Southend-on-Sea, una contea inglese, e tutto iniziò quando aveva solo 9 anni. Il ragazzo trascorreva ore a giocare nel cortile di casa sua. A Ramsey non mancava di certo la fantasia, infatti quando la madre appendeva i vestiti profumati e appena lavati lungo tutto il cortile, nella mente del ragazzo quei vestiti non erano altro che fanciulle da salvare, dunque si immedesimava nel ruolo del giovane eroe galante che avrebbe sconfitto innumerevoli nemici mortali pur di salvare una vita. In un caldo giorno d’estate si mise di nuovo a giocare nel suo cortile fantasticando le sue avventure. Giocò per oltre un’ora senza sosta fino a quando venne improvvisamente colto da una sensazione di freddo che scese lungo tutto il suo corpo e sentì anche un odore nauseabondo. Poco dopo tornò tutto alla normalità tranne che… C’era qualcosa di diverso. Si rese conto che tutti i suoi giochi erano infantili, come se lui non avesse più 9 anni. Le persone intorno a lui sembravano terribilmente fuori di testa, le madri chiamavano i propri figli nelle case allontanandoli da Ramsey, ma il ragazzo rimase immobile chiedendosi che cosa gli stava accadendo intorno. La sua temperatura corporea scese di nuovo. Immagini di se stesso come un lupo comparivano nella sua mente e sentì una potente rabbia dentro di lui che lo fece stramazzare al suolo, poi si alzò e sfogò tutta la sua ira ringhiando ai passanti. I genitori di Ramsey si precipitarono verso di lui che li accolse in un modo non troppo amichevole, poi strappò brutalmente il filo metallico di un recinto con le mani e i denti combattendo ogni istante con la rabbia che lo aveva sopraffatto. Secondo i testimoni ringhiava come un lupo arrabbiato. I genitori spaventati a morte e non riuscendo ad avvicinarsi scapparono in casa. Poi lentamente la rabbia si spense e Ramsey ritornato quel bambino spensierato di 9 anni bussò alla sua porta e venne accolto con riluttanza dai genitori.

Verso i 12 anni il ragazzo ebbe il primo episodio sconvolgente per la comunità. Mentre andava a scuola con sua madre, Ramsey tutto d’un tratto a quattro zampe si precipitò a scuotere con violenza un palo pubblicitario, sbavando e ringhiando contro chiunque gli si avvicinasse. Ad un certo punto addirittura smosse e dissotterrò il palo che era piantato nel calcestruzzo e poi con una forza inimmaginabile lo piegò più volte davanti agli occhi atterriti della gente. Da allora gli attacchi divennero più frequenti, ma i genitori si affidarono ad alcuni psicologi che seppero insegnare al ragazzo come controllarsi in quei momenti di rabbia improvvisa. Ciò però non distolse Ramsey dall’idea di essere un lupo mannaro: sin dai primi sintomi lui si convinse di essere in realtà un lupo nel corpo di un essere umano e quella convinzione probabilmente lo accompagnò tutta la vita.

Ramsey riprese una vita normale. Si sposò, ebbe una bambina e si guadagnò da vivere come falegname, ma gli orrori vissuti decenni prima si stavano per ripetere. La notte di lunedì 5 dicembre 1983, Ramsey stava tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro quando improvvisamente un dolore tremendo gli pervase il petto. Tutto il suo corpo era ricoperto di sudore freddo e i suoi respiri si fecero irregolari. Si precipitò al più vicino ospedale a Southend. Sentì il dolore lancinante al petto protendersi verso il braccio destro mentre barcollava all’ingresso del pronto soccorso. Due infermiere accorsero subito verso di lui aiutandolo a sdraiarsi su una barella per poi trasportarlo d’urgenza. All’improvviso Ramsey emise un ruggito agghiacciante, poi un’altro così forte che le infermiere fecero un balzo indietro per la paura. In un istante l’uomo si aggrappò al braccio di un’infermiera mordendola vicino al gomito staccandole quasi un pezzo di braccio. Il sangue gocciolava dalle sue mani e l’altra infermiera gridò per chiedere aiuto. Un giovane poliziotto che era di turno vicino al pronto soccorso si precipitò in ospedale, certo non si aspettava di vedere vagare per i corridoi una bestia più che un uomo, l’espressione sul suo volto era disumana e tratteneva saldamente con le mani le due infermiere terrorizzate. Intervenne un infermiere che insieme al poliziotto riuscì a legare la bestia con una cinghia. Ramsey riprese conoscenza all’interno di un’ambulanza che lo stava trasportando al Runwell Mental Hospital. Ovviamente non si ricordava nulla di ciò che era successo poco prima.

Pochi giorni dopo il terribile accaduto, Ramsey si presentò alla stazione di polizia di Southend implorando gli agenti di essere rinchiuso per la sua sicurezza e quella degli altri cittadini, ma sfortunatamente proprio in quel momento l’uomo ebbe un improvviso attacco di rabbia e assalì l’agente sollevandolo da terra e scaraventandolo nel parcheggio come se fosse un bambolotto. Ci vollero sei agenti per immobilizzare Ramsey e tre di loro finirono in ospedale. Ramsey venne chiuso in una cella di detenzione della stazione di polizia e per tutta la notte ringhiò. La polizia fu costretta a chiamare un medico per somministrargli un potente sedativo.

Questa volta non accadde come anni prima, il caso non finì nel dimenticatoio e finì presto sui giornali e TV locali. Ed e Lorraine Warren vennero a conoscenza di questo caso grazie a un episodio dello show televisivo inglese “Incredible Sunday” e rintracciarono Ramsey con l’aiuto della polizia. La coppia di demonologi era convinta che l’uomo fosse posseduto da un’entità malvagia estremamente potente, dunque insieme al ricercatore paranormale John Zaffis e la moglie di Ramsey, Nina, si riunirono presso la chiesa locale per testimoniare l’esorcismo. Erano presenti anche David Alford e John Cleve del giornale “The People”. L’incaricato dell’esorcismo fu invece il vescovo Robert McKenna il quale nella sua lunga carriera ha eseguito molti altri esorcismi, uno tra i più famosi fu quello della Casa Smurl di cui abbiamo già ampiamente parlato in uno dei nostri casi. Il vescovo si assicurò che quattro agenti di polizia fossero pronti nel caso fuoriuscisse quella violenza disumana da Ramsey. L’esorcismo iniziò e il vescovo Mckenna sfiorò la fronte di Ramsey con la sua stola, dopodiché afferrò la testa dell’uomo con decisione ordinando al demone di lasciarlo per sempre. Ramsey tremava in maniera incontrollabile e cercò di attaccare il vescovo il quale stava tenendo impresso un crocifisso sul volto dell’indemoniato. Ramsey ringhiava e si avventò su McKenna, il vescovo fece un balzo indietro per non essere afferrato e protraendo il crocifisso verso l’alto recitò l’esorcismo in latino. Piano piano Ramsey sentì il suo corpo diventare sempre più debole e caldo, un ultimò debole ruggito venne fuori dalla sua bocca e poi svanì insieme a tutta la sua rabbia. Il demone se n’era andato e Ramsey si sentiva purificato.

I Warren non furono in grado di fornire alcuna prova con foto o video, ma la presenza della celebre coppia di demonologi, del ricercatore paranormale John Zaffis e il famoso esorcista McKenna, ne aumenta notevolmente la credibilità. Inoltre non è mai stato riportato un vero cambiamento di forma di Ramsey, sono noti solo i suoi comportamenti simili a quelli che si raccontano siano tipici di un lupo mannaro. Più avanti per spiegare questo caso con un’impronta più scientifica si parlò di demonopatia, ossia una malattia psichiatrica la cui persona colpita è convinta di essere posseduta dal demonio. Si parlò anche di licantropia clinica, una rara sindrome psichiatrica che induce chi ne è affetto a credere di potersi trasformare in un animale. La sindrome costringe chi ne soffre a voler assomigliare ad un animale, spesso ad un lupo, nell’aspetto ma principalmente nel comportamento. Negli stadi più gravi i malati desiderano cibarsi di carne cruda, a volte umana, e di sangue. Tuttavia c’è un punto che cozza con queste spiegazioni, ossia il fatto che Ramsey, in uno dei suoi attacchi quando era più piccolo, sradicò un paletto a mani nude con una forza sovrumana.

Di certo questo è stato uno dei casi più bizzarri tra quelli seguiti dai Warren che sono stati testimoni di molti… fin troppi casi di possessione demoniaca.

 
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Pubblicato da su 31 gennaio 2017 in Maledizioni

 

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Caso Falcon Lake – L’UFO che bruciò un uomo!

Caso Falcon Lake – L’UFO che bruciò un uomo!

Incontro ravvicinato del secondo tipo: un UFO si è posato a terra a distanza relativamente ravvicinata lasciando tracce evidenti della sua presenza. Questa è la definizione corretta per questo tipo di incontro ravvicinato e tra tutti quelli analizzati nel corso della storia quello di certo più sensazionale, controverso e noto agli ufologi è senza ombra di dubbio il Caso di Falcon Lake. Questa vicenda ha come testimone Stefan Michalak, un uomo che avrebbe letteralmente sperimentato sulla propria pelle gli effetti terribili di quell’incontro.

L’avvistamento è avvenuto un sabato del 1967, in una zona vicino al Falcon Lake a Manitoba, Canada, a circa 75 chilometri a nord  dal confine americano. Stefan Michalak era un geologo dilettante che molto spesso investigava in quelle zone ricche di vegetazione alla ricerca di giacimenti d’argento. Il 20 maggio Stefan si era alzato di prima mattina convinto che quello sarebbe stato per lui un giorno fortunato e si mise di buona lena a cercare giacimenti d’argento. Passato da poco mezzogiorno Stefan stava cominciando a ricredersi sul fatto che quello fosse un giorno fortunato per lui… dei giacimenti d’argento non c’era traccia, ma soprattutto Stefan era del tutto ignaro che quel giorno  avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

Intorno a mezzogiorno e un quarto Stefan fu attirato da un gruppo di oche che improvvisamente si erano messe a starnazzare, come se fossero disturbate da qualcosa, poi il cielo si fece più luminoso e l’uomo alzò lo sguardo. Rimase sorpreso nel vedere due oggetti a forma di sigaro sormontati da una protuberanza che scendono lentamente. Un oggetto si posa a una cinquantina di metri da lui, mentre il secondo, dopo essersi librato per un attimo sulla cima degli alberi, scompare rapidamente in una nuvola. Il nostro testimone potè osservare attentamente il singolare oggetto atterrato, il cui colore subiva delle strane trasformazioni: come un metallo arroventato e bianco, che si raffredda a poco a poco, l’oggetto passa dal rosso brillante al rosso-grigio, poi al grigio e infine al grigio-argento. Stefan incuriosito e allo stesso tempo intimorito, si nascose dietro una roccia per osservare più da vicino l’oggetto e fece uno schizzo, quello che state osservando ora. Come potete vedere il velivolo è a forma di disco con un diametro di circa 10 metri, alto quasi 3. Negli attimi immediatamente successivi l’aria circostante diventò molto calda impregnandosi di un fortissimo odore di zolfo. “Sentì anche un ronzio che pareva essere quello di un motore elettrico e un sibilo assordante”, disse l’uomo in una testimonianza nei giorni successivi.

Poco dopo si aprì un portello sul lato del velivolo, inizialmente l’uomo non riuscì a vedere nulla, la luce all’interno era troppo forte, ma dopo aver indossato i suoi occhiali da sole poté distinguere numerosi fasci di luce viola che formavano una colonna al centro. Stefan si avvicinò molto cautamente fino a quando sentì chiaramente due voci simili a quelle umane, ma con un tono più acuto, a questo punto si convinse che l’oggetto fosse un velivolo sperimentare militare. Sottolineiamo di come Stefan non si era mai interessato ad argomenti quali UFO o alieni, dunque con tono sarcastico gridò: “Va bene Yankee, avete qualche problema? Venite fuori e vediamo cosa possiamo fare!”, ma non ricevette alcuna risposta, quindi provò ad attirare l’attenzione delle voci parlando in altre lingue. Poco dopo le voci di fermarono, improvvisamente tre pannelli scivolarono da sopra l’apertura sigillandola “Come un otturatore della fotocamera” affermò Stefan il quale aggiunse che questi pannelli avevano una struttura che ricordava un nido d’ape. Dopo che il portello si era chiuso, Stefan era abbastanza vicino da poter toccare il velivolo, ma probabilmente se non avesse avuto i guanti la sua mano si sarebbe fusa perché non appena sfiorò la superficie sentì un forte odore di gomma bruciata: erano le dita del suo guanto che stavano prendendo fuoco. Quando il velivolo cominciò a muoversi Stefan provò un intenso bruciore al petto. I suoi abiti presero fuoco e si mise a girare su se stesso sotto l’impulso di un violento soffio d’aria ardente. Non fu in grado di capire quello che stava accadendo e prima che si potesse riprendere dal forte spavento, il misterioso velivolo che era già sopra gli alberi, in un turbinio di luci sparì in una frazione di secondo. Stefan ancora sotto shock si rese finalmente conto che quello che aveva appena visto non poteva assolutamente essere un velivolo terrestre!

Ripreso dallo shock ma ancora intimorito, Stefan notò un forte odore di circuiti elettrici bruciati mescolato con un forte retrogusto di zolfo. Quando si avvicinò al punto dove aveva lasciato i suoi effetti personali vide che l’ago della sua bussola girava in modo irregolare, come se fosse impazzito. Poco dopo cominciò a sperimentare una forte nausea e un dolore alla testa, quindi tornò al motel dove stava alloggiando ma i sintomi non accennavano a passare e dopo diverse ore prese un autobus per la vicina città di Winnipeg dove viveva il figlio che lo portò in ospedale per accertamenti. Li si scoprì che l’intenso bruciore al petto provato dall’uomo gli aveva provocato una strana ustione a forma di griglia. I medici la classificarono come superficiale e l’uomo tornò a casa dopo poche ore continuando a lamentarsi di nausee, mal di testa e un odore acre provenire direttamente dai suoi polmoni. Le sofferenze di Stefan, però, non erano che all’inizio: un giorno, mentre si trovava al lavoro, sentì un intenso bruciore al collo e al petto ed ebbe l’impressione di avere la gola in fiamme. Venne trasportato immediatamente all’ambulatorio più vicino dove si riscontrò che il suo corpo era stranamente gonfio e che nel punto preciso delle vecchie scottature erano comparse delle grandi macchie rosse. Nei minuti successivi accadde qualcosa di strano e inquietante al corpo di Stefan, qualcosa di apparentemente inspiegabile: il suo corpo diventò viola gonfiandosi a tal punto che gli risultò impossibile togliersi la camicia. Le mani erano diventate come due piccoli palloni. I medici non poterono credere ai loro occhi e non riuscirono a formulare una diagnosi su quei sintomi misteriosi. Ad ogni modo il fatto più strano è che durante la notte, tutti i mali di cui soffriva Stefan spariscono completamente senza il minimo intervento medico e il giorno dopo era come nuovo, come se non fosse accaduto nulla, tant’è che lo stesso Stefan attribuì la sua guarigione a un miracolo.

Cosa è accaduto al corpo di Stefan Michalak e come ha fatto a guarire da solo in una notte? Oggi esistono alcune teorie avanzate da esperti che spaziano da “bruciature causate da onde ultrasoniche” a “reazioni termiche provocate da getti d’aria compressa”, ma forse quella più accreditata vede come colpevoli i raggi gamma che avrebbero provocato quelle bruciature e l’immediato deterioramento, nello stomaco di Stefan, del cibo che aveva consumato proprio prima dell’osservazione. Questo potrebbe anche spiegare il forte odore di zolfo avvertito dall’uomo. Tuttavia queste diverse teorie non riescono però a spiegare tutti i disturbi avvertiti: né lo straordinario e istantaneo gonfiore del corpo, né la brusca perdita di peso, né le macchie rosse seguite alle bruciature. I sintomi manifestati dal testimone di Falcon Lake rimangono nel regno dell’ignoto, un regno in cui gli ufologi vogliono addentrarsi più nel profondo affermando che il tutto fosse stato provocato da una particolare forma di energia sfruttata dall’UFO avvistato da Stefan, energia che forse sfruttava anche i raggi gamma.

Oltre alle analisi effettuate sul corpo di Stefan, vennero effettuate anche diverse ricerche sul presunto luogo del misterioso avvistamento, in particolare dove secondo il nostro testimone sarebbe atterrato il velivolo. Se le prime ricerche furono infruttuose, altre indagini, effettuate alla metà di giugno del 1967, fornirono risultati interessanti: si trovò infatti sul terreno una piccola zona circolare dove era sparita ogni traccia di vegetazione. Campioni del terreno prelevati e analizzati dal National Research Council del governo canadese e dall’Aviazione militare del Canada rivelarono la presenza di radioattività.

Questa storia oggi spacca l’opinione pubblica a metà, come del resto ogni storia che ha come protagonisti UFO o alieni e se anche Stefan avesse voluto mentire sulla reale verità dei fatti, i sintomi a cui ben ventisette medici assistettero erano reali e tutt’oggi parzialmente senza spiegazione. Come abbiamo detto all’inizio, Stefan è stata una persona che fino a quel fatidico giorno non si era mai interessato ad argomenti quali UFO o alieni e chi lo accusa di essere un bugiardo lui risponde: “Non chiedo a nessuno di credermi, ma io so quello che ho visto”. E voi? Gli credete?

 
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Pubblicato da su 17 gennaio 2017 in Contatti exraterrestri

 

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La macchina fantasma di mio papà

La macchina fantasma di mio papà

La storia che ascolterete a breve in realtà non ha nulla di paranormale o misterioso, non ci sono fantasmi, spettri, demoni o altre entità soprannaturali in questo video. Si tratta solo di una storia ritenuta reale che da diversi anni sta facendo il giro del mondo. Probabilmente molte persone fra di voi già la conoscono mentre gli altri che la ascolteranno per la prima volta non se la scorderanno mai più e alla fine di questo video tutti farete delle riflessioni personali.

I videogiochi non sono solo una forma di intrattenimento, come qualunque altra attività umana i videogiochi hanno un potere molto grande, ossia quello di rafforzare legami affettivi e immortalare ricordi nella nostra memoria. Chi non si ricorda il suo primo videogioco? Molti videogiochi rappresentano un’intera generazione e molti di voi in questo momento staranno avendo dei flash di ricordi di infanzia e adolescenza, pomeriggi interi trascorsi davanti a uno schermo insieme a qualcuno o da soli a premere i pulsanti del controller cercando di superare i più inimmaginabili livelli. È alquanto particolare come la nostra mente riesca ad associare i ricordi fra di loro. Così in un batter d’occhio oltre a ricordare quei pomeriggi spensierati sicuramente vi ricorderete anche le persone a cui eravate più legate in quegli anni: un amico, un cugino… i vostri genitori.

Questa storia è accaduta nel 2014 e viene ricordata come una delle più incredibili mai avvenute su internet. Proprio qui su youtube il canale PBS GAME/SHOW, un canale che si dedica ai videogiochi in generale, verso la fine di maggio di quell’anno pubblicò un video intitolato: “I videogiochi possono essere un’esperienza spirituale?”. Un video molto interessante dove si cerca di spiegare quali siano i sentimenti spirituali che alcune persone provano con i videogiochi, scatenando una serie di riflessioni fra gli internauti. In particolare un commento di uno degli utenti in breve tempo raggiunse una popolarità tale da guadagnarsi una quantità di like che superava addirittura quella del video stesso e presto capirete il motivo. L’utente con il nickname 00WARTHERAPY00 raccontò la sua incredibile esperienza vissuta diversi anni prima, ecco la sua storia.

“Quando avevo quattro anni mio papà decise di acquistare una Xbox, sapete, quella del 2001, insomma quella che sembrava un blocco ruvido di pietra. Grazie a quella console io e mio padre abbiamo trascorso così tanti pomeriggi di felicità. Tonnellate e tonnellate di divertimento insieme a lui giocando i più svariati giochi esistenti… Molto divertimento eh già! Fino al giorno della sua morte, quando avevo 6 anni.”.

Di certo perdere un genitore è uno dei colpi più duri nella vita di una persona, figuriamoci per un bambino. Molte persone agiscono in modi diversi al dolore e WARTHERAPY racconta della sua radicale decisione proseguendo con il racconto:

“Dal giorno della sua morte decisi di non giocare mai più con quella console, non la toccai per dieci anni. Poi un giorno ormai adolescente ripresi a giocare con quella vecchia console che mi faceva ricordare tante belle cose e tanto dolore contemporaneamente. Appena la accessi però osservai qualcosa di strano. Io e mio padre giocavamo soprattutto ad un gioco di corse di auto chiamato Rally Sports Challenge, un gioco veramente incredibile se si tiene conto degli anni in cui era uscito. Quando ripresi una delle gare che di solito facevamo io e mio papà notai una cosa strana: intorno a me vedevo un fantasma! Era letteralmente un fantasma! Sapete… la particolarità di questo gioco è che non soltanto viene memorizzato il tempo del giocatore che fa il giro più veloce della pista, ma il gioco memorizza l’intero percorso svolto da quel giocatore in quel giro e quando gareggi lo puoi vedere come se fosse una specie di fantasma. Proprio così, avete indovinato! Mio papà aveva registrato il giro più veloce della pista e quello che vedevo era proprio lui… la macchina fantasma era lui, mio papà! Così mi ritrovai di nuovo a vivere quei pomeriggi di felicità, stavamo gareggiando di nuovo insieme! Si vede che a mio papà gli piaceva davvero quel gioco, aveva registrato un tempo incredibile! Giocai e giocai per molto cercando di battere il suo tempo finché un giorno in una gara testa a testa riuscii a sorpassarlo e a distanziarlo per un pò, ma proprio prima di tagliare il traguardo frenai di colpo, così da non cancellare il record di papà. Ancora oggi il suo fantasma si trova memorizzato nel gioco, per la mia felicità.”.

Questa storia da allora commuove diverse persone in tutto il mondo e ancora oggi molti utenti vanno a vedere quel video solo per leggere il suo commento originale e rendergli omaggio condividendo le proprie esperienze. Il regista John Wikstrom decise di fare addirittura un corto su questa storia intitolato “Player Two”, davvero un bellissimo omaggio alla storia di WARTHERAPY.

Forse vi starete chiedendo che cosa c’entri tutto ciò con un canale di mistero, semplicemente è solo un modo di farvi comprendere che al di là dell’intrattenimento svolto dal canale con storie macabre o di mistero, in questo particolare periodo dell’anno vogliamo ricordarvi che ci sono cose molto più importanti nella vita. Indipendentemente dai regali ricevuti a Natale quello che bisogna ricordare sono le persone a cui si vuole bene, in queste feste vi auguriamo di passare dei bei momenti insieme ai vostri cari cercando di rendere ogni momento indimenticabile e ricordando coloro che non ci sono più… Un po’ come WARTHERAPY che ancora oggi corre insieme a suo papà.

Noi torneremo a metà gennaio. Buone feste da parte di Alex e Matteo!

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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