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Min Min Lights – Lo straordinario fenomeno luminoso australiano

Min Min Lights – Lo straordinario fenomeno luminoso australiano

Ci sono una serie di fenomeni naturali alquanto bizzarri che si producono in tutto il mondo, alcuni di essi sono meravigliosi e spettacolari, altri invece sono oggetto di dibattito da anni tra scienza e leggende urbane. Il fenomeno naturale di cui vi stiamo per parlare è uno dei più controversi e ancora oggi inspiegabili del pianeta terra; questi enigmatici globi luminosi appaiono nei cieli australiani da più di un secolo e la loro origine rimane un mistero. Chiamato Min Min Light, a causa del nome del vecchio paese abbandonato che sorgeva tra Boulia e Winton, nelle aride e remote terre del Queensland, questo fenomeno straordinario è stato oggetto di studio e analisi per gli scienziati i quali hanno avanzato diverse ipotesi a riguardo, ma nessuna ancora oggi riesce a spiegare il fenomeno al 100% .

Le luci Min Min sono state avvistate da migliaia di persone, ci sono diverse fotografie e video a riguardo e rappresentano uno dei misteri luminosi più documentati della storia. Pensate che esistono diverse storie su queste luci negli antichi miti aborigeni risalenti agli anni prima della colonizzazione di queste terre da parte degli europei e che oggigiorno fanno parte del folklore australiano. Attraverso racconti degli antichi aborigeni australiani, trasmessi per via orale, si è venuto a sapere che si tratta di luci di luminosità variabile in varie forme e colori che appaiono normalmente all’orizzonte e sembrerebbero inseguire i viaggiatori. Le leggende, inoltre, raccontano che queste luci esercitano un potere quasi ipnotico e  le persone che le seguono non tornerebbero più indietro. Secondo i nativi australiani questi fenomeni sono diventati sempre più frequenti dall’arrivo degli europei.  Quella che viene considerata come la prima testimonianza scritta del Min Min light risale al 1838, nel libro “Six Months in South Australia” di Thomas Horton James. L’autore descrisse un aneddoto del suo viaggio alquanto bizzarro: “Un gruppo di esploratori si erano accampati nella regione del fiume Ovens quando videro questo strano fuoco in lontananza. Alcuni di loro, curiosi, si allontanarono per indagare, camminarono per più di tre ore nella direzione della luce per cercare di scoprirne l’origine, ma videro che il fuoco sembrava allontanarsi costantemente perché la distanza che li separava sembrava essere uguale a quella iniziale. Poi videro uno strano tremolio e pallore in questa luce lontana e capirono che la sua natura era del tutto inconsistente… così tornarono a letto piuttosto mortificati”.

Da allora le testimonianze su questo fenomeno si sono moltiplicate in tutto il paese, la maggior parte di questi avvistamenti sembrerebbe essere concentrata in Channel Country vicino a Boulia. Il denominatore comune di queste innumerevoli testimonianze è che la luce si manifesta sotto forma di disco d’argento, o come dei flash lampeggianti nelle volta celeste. Particolarmente discordanti invece sarebbero i diversi livelli di luminosità descritte dai testimoni, alcuni infatti suggeriscono che queste luci siano molto deboli, mentre altri raccontano che sono particolarmente luminose, così tanto che il riflesso emesso da queste luci sarebbe perfettamente visibile sugli oggetti sottostanti a esso.  Ci sono alcune testimonianze che addirittura parlano di luci così forti che farebbero lacrimare se viste direttamente a occhio nudo. Anche le dimensioni di queste luci sono in discussione perché alcune volte vengono descritte come luci in lontananza simili a torce portatili e altre come dei fari di auto dalle dimensioni notevoli. Shelley Norton, direttrice dell’ufficio di turismo di Boulia, racconta che negli ultimi anni sempre più visitatori segnalano incontri con la luce min min. “Molti visitatori indicano queste luci nei cieli, in particolare coloro che fanno la strada da Boulia a Winton. Per esempio mi ricordo di una famiglia che si trovava in campeggio e il marito disse che si era alzato nel mezzo della notte per osservare una luna particolarmente luminosa, però quando uscì scoprì che in realtà non era la luna ma una luce brillante, tonda e di un colore argenteo. Sembrava di vedere due lune secondo lui, poi scomparve…” Shelly prosegue l’intervista dicendo: “A volte è un oggetto luminoso che rimane costantemente alla stessa distanza, altre volte sembra seguire le persone, poi si divide in due o tre palle infuocate” .

I contadini delle aziende locali parlano costantemente di strane e inquietanti luci che terrorizzerebbero gli animali, provocando improvvise reazioni di panico ed effetti fisiologici, come l’interruzione della produzione di latte nelle mucche. Oltre ai racconti e alle leggende si aggiungono anche testimonianze più accademiche come quella dello scrittore Henry Lamond, il quale nel Walkabout Magazine del 1937 narra di un’esperienza avvenuta durante la sua giovinezza, per l’esattezza nell’inverno del 1912 avvistò una palla di luce fluttuante, di colore e consistenza irreale, quasi spettrale. Henry inoltre racconta con molta sicurezza che si trattava di una luce che viaggiava a una velocità costante di circa 15 km/h e si trovava a una distanza dal suolo di 2 o 3 metri. L’autore è molto sicuro di questi dati perché si trovava in viaggio a cavallo e la luce seguì l’autore fino a raggiungerlo, a quel punto si spense come il filamento di una lampadina bruciata e poi sparì nel nulla.

Henry per 25 anni non raccontò mai a nessuno di questa sua esperienza perché non sapeva come spiegarlo razionalmente, poi leggendo i vari racconti che si susseguirono negli anni prese coraggio e decise di parlare anche lui. Nel corso degli anni la scienza ha tentato di dare una spiegazione a queste insolite manifestazioni

LUCI GEOFISICHE

Una delle ipotesi più diffuse sostiene che le luci siano il risultato di noti fenomeni geofisici, detti  piezoelettrici, ovvero una proprietà particolare che possiedono alcuni materiali di generare ai suoi capi una differenza di potenziale se deformati o sottoposti a certe condizioni fisiche. Dunque quelle luci sarebbero la manifestazione di questa proprietà. Sebbene ci siano le condizioni adeguate per generare questo fenomeno, in molti casi le luci sono state segnalate in zone prive di favorevoli condizioni geologiche.

BIOLUMINESCENZA

È stato ipotizzato che la luce può essere il risultato di insetti brulicanti provenienti dall’Asia che hanno assunto bioluminescenza e altre caratteristiche dopo essere stati contaminati da agenti naturali come funghi locali. Questa particolare ipotesi deriva dal fatto che molte testimonianze descrivono questo fenomeno come uno sciame di luce che prosegue ad una certa velocità e che sembra avere vita propria.

RARO FENOMENO “FATA MORGANA”

La “Fata Morgana” è un fenomeno fisico reale, causato da un’inversione di temperatura  e si verifica quando la luce, da una fonte naturale o artificiale, viene rifratta a un osservatore in decine o addirittura centinaia di chilometri di distanza creando un miraggio particolarmente vivido che confonde e incanta per le proprietà ottiche. Ad esempio, le scogliere irlandesi sono state osservate come se fossero realmente vicine al di sopra della superficie calma del mare nell’Atlantico, da parte di osservatori su navi che in realtà si trovavano a più di mille chilometri di distanza. Jack Pettigrew, un neuroscienziato all’Università del Queensland, che è stato anche testimone diretto delle luci Min Min, ha sempre sostenuto questa ipotesi…

Altre soluzioni proposte più bizzarre sono quelle di uccelli bioluminescienti, sacche di gas, luce riflessa dall’orizzonte, fulmini globulari, fuochi fatui fino ad arrivare ai più classici fenomeni UFO e di natura spirituale. Il mistero s’infittisce e rimane per ora senza una soluzione definitiva… ma senza dubbio a fare luce su questo mistero, prima o poi, ci penserà il lume della scienza.

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Pubblicato da su 23 giugno 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Poltergeist di Rosenheim – Fantasmi o poteri psichici?

Poltergeist di Rosenheim – Fantasmi o poteri psichici?

Uno dei fenomeni più affascinanti e di certo controversi che riguarda il mondo dei fenomeni psichici e paranormali è quello del “Poltergeist”. La traduzione letterale dal tedesco di questa parola è “Fantasma rumoroso” e consisterebbe in energia cinetica che si manifesta da una fonte fisicamente sconosciuta. I testimoni di tali attività parlano spesso di oggetti che volano per la stanza, mobili che si spostano da soli, luci che vanno e vengono, suoni da fonti non determinate, come il bussare a una porta senza la presenza di nessuno, e persino attacchi fisici reali! Da quale fonte questa energia si manifesti è ancora oggi motivo di leggende e dibattiti tra i ricercatori paranormali e non e nel corso della storia sono numerose le storie di Poltergeist, alcune ritenute quasi sicuramente bufale, altre invece senza una spiegazione razionale.

Uno dei casi che ha sconvolto l’opinione pubblica per la sua particolarità e stranezza, nonché uno dei più documentati e conosciuti, è quello che è avvenuto negli anni 60 a Rosenheim, una cittadina dell’Alta Baviera, in Germania. Per svariati mesi, gli uffici dell’avvocato Sigmund Adam segnalarono bizzarri incidenti come oggetti che si spostavano da soli, chiamate misteriose e altre stranezze, un caso molto simile a quello del poltergeist di Enfield che sarebbe avvenuto solo dieci anni più tardi gli eventi di Rosenheim in Inghilterra e di cui abbiamo già ampiamente parlato in uno dei nostri video. Quest’ultimo caso è ancora oggi additato dai critici come una delle più grandi bufale mai create, altra storia invece per il Poltergeist di Rosenheim che avrebbe alcune prove schiaccianti che dimostrerebbero la sua veridicità.

Tutto iniziò nel luglio del 1967, quando i telefoni degli uffici dell’avvocato Sigmund Adam, ognuno dei quali aveva una sua linea telefonica, cominciarono a squillare insistentemente, centinaia di telefonate venivano registrate dalla centrale sebbene, apparentemente, nessuno usasse il telefono. In un primo momento si pensò ad un pessimo scherzo, ma più il fenomeno aumentava di intensità, più Adam si chiedeva se tutto ciò non fosse dovuto in realtà a un guasto tecnico. L’avvocato spazientito allora chiamò un tecnico che sostituì tutti i telefoni constatando anche che non c’era nessun problema sulle linee telefoniche degli uffici, tuttavia le misteriose chiamate continuarono incessantemente fino a quando, nel mese di ottobre, cominciarono ad affiancarsi altri fenomeni ancor più strani: Le valvole elettriche saltavano, le luci si accendevano e si spegnevano spontaneamente, le lampade al neon si bruciavano o si svitavano. A questo punto Adam si vide costretto a chiamare ancora una volta un tecnico e quando gli elettricisti vennero a controllare cavi e fusibili sembrava tutto nella norma finché non usarono un misuratore di tensione per determinare se ci fossero sbalzi di corrente. Vennero registrati enormi picchi di potenza che avrebbero dovuto spazzare via ogni singolo apparecchio elettronico nell’edificio, eppure nessun fusibile era stato bruciato o compromesso. Successivamente l’intero impianto venne sostituito con un generatore autonomo, ma sorprendentemente gli sbalzi continuarono anche dopo, a quel punto l’avvocato e tutto il personale che lavorava in quegli uffici letteralmente impazziti, erano con le spalle al muro dopo aver provato ogni genere di soluzione invano.

Gli strani fenomeni divennero noti in città fino ad arrivare all’orecchio del dott. Hans Bender, un noto parapsicologo che nel 1941 fondò a Strasburgo l'”Istituto di Psicologia Clinica” e nel 1950 a Friburgo in Brisgovia l'”Istituto per i territori di confine della psicologia e dell’igiene mentale”, che è tuttora il più grande istituto privato di ricerca in parapsicologia. Bender, insieme a due fisici, durante le sue indagini potè assistere ai lampadari che si muovevano da soli e alle rotazioni di quadri appesi alle pareti che a volte cadevano addirittura a terra. Con l’avanzare delle indagini fu installato un videoregistratore e si poté fotografare il dondolio delle lampade. Sorprendentemente per la prima volta nella storia si era riusciti a filmare un fenomeno di poltergeist. Durante le indagini i fenomeni non cessavano affatto: i cassetti si aprivano da soli, i soprammobili volavano via e una grande libreria del peso di oltre 180 kg si spostò dal muro di circa 10 centimetri. Gli uffici stavano subendo grossi danni, dunque l’avvocato Adam sporse una denuncia “contro ignoti”, dunque la polizia avviò un’ulteriore indagine per capire se qualcuno stesse sabotando gli apparecchi elettronici, ma non trovò nulla di sospetto.

Il dott. Hans Bender continuò le sue indagini fino a quando trovò un filo comune che sembrava collegare tutti gli incidenti che si verificavano in quegli uffici e lo trovò in una ragazza diciannovenne di nome Anne-Marie Schaberl, una dipendente che lavorava per l’avvocato. Sembrava che tutti gli incidenti avvenissero durante i momenti in cui la giovane era presente negli uffici e cessassero quando se ne andava. Durante gli ultimi mesi di “infestazione”, l’attività aumentò e ci furono numerosi avvenimenti che parevano provenire da forze esterne, tutti incredibilmente concentrati intorno ad Anne-Marie. Infine tutto cessò di colpo quando, nel mese di gennaio del 1968, Anne-Marie cambiò posto di lavoro lasciando lo studio dell’avvocato. Naturalmente la prima supposizione che si fece riguardava la proprio la ragazza, era stata forse lei ad orchestrare tutto per attirare l’attenzione? Dopotutto lei era una donna con un passato molto travagliato, con comportamenti isterici e un rapporto difficoltoso con la famiglia e con gli altri, per questo anche malvista dai suoi colleghi. Quasi tutti puntavano il dito contro Anne-Marie, si pensò anche che agì con l’aiuto di qualcuno, tuttavia non furono mai trovate delle prove che la incastrassero ed è proprio a partire da questo punto che alcune controverse teorie piuttosto interessanti prendono il largo.

Alcuni ritengono che il coinvolgimento di Anne-Marie non sia stato intenzionale, ma piuttosto si basa sulla teoria secondo cui un’attività poltergeist come quella di Rosenheim avrebbe una fonte piuttosto umana. Un esame psicologico della ragazza rivelò “labilità psichica, elevata eccitabilità, bassa tolleranza alle frustrazioni”. Si constatò quindi che gli incidenti avvenivano quando Anne-Marie era disturbata emotivamente. La giovane non era contenta del proprio lavoro e nel tardo pomeriggio, proprio quando avveniva la maggior parte delle numerose chiamate telefoniche, era disperatamente ansiosa di tornare a casa. Siamo ancora una volta di fronte agli incredibili poteri nascosti della mente umana? Purtroppo non ci sono le prove certe anche se questa spiegazione potrebbe trovar credito in numerose attività poltergeist documentate. Naturalmente gli scettici ritengono che fu tutto uno scherzo orchestrato da Anne-Marie che aveva un forte desiderio di attirare l’attenzione su di sé. Voci sulla ragazza dicono che ovunque lei andasse causava problemi simili a quelli dello studio dell’avvocato Adam, poi un giorno si sposò e non vennero riportati più incidenti, forse finalmente aveva trovato la pace con se stessa.

I bizzarri eventi accaduti a Rosenheim tra il 1967 e il 1968, di certo sono i più documentati tra le storie di attività paranormale. Sia che sia stata tutta una truffa, un caso di telecinesi o di vero e proprio poltergeist, questo caso ha fatto parlare molto di se e ancora oggi quegli eventi sono sotto esame sia dagli scettici, come prova che l’uomo è capace di architettare vere e proprie bufale a regola d’arte, sia dai sostenitori di teorie controverse, come prova che molto probabilmente il paranormale di oggi è la scienza di domani.

 
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Pubblicato da su 12 giugno 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Blue Whale – Un “gioco” malato

Blue Whale – Un “gioco” malato

Questo è uno di quei casi che fa tristezza parlarne per la crudeltà e per la poca speranza di un futuro migliore che ci aspetta a tutti noi. Abbiamo visto in altri video che su internet, in particolari nei social network, ormai proliferano persone che decidono di rendere pubblici i loro suicidi e i loro crimini, anche i più efferati. Famoso era diventato qualche settimana fa Steve Stephens, un 37enne afroamericano di Cleveland, che aveva postato un video orribile dove uccideva con un colpo di pistola una persona del tutto casuale incontrata per strada. L’uomo dichiarava di essere distrutto dal fatto che la fidanzata l’aveva lasciato ed era uscito fuori di senno… le incredibili immagini dell’omicidio sono state caricate su Facebook e molti addirittura pensavano si trattasse di un video in diretta salvo poi scoprire che era stato caricato diverse ore dopo aver commesso tale orrore. Il criminale inoltre si vantava di aver ucciso altre 13 persone e diceva di essere pronto a uccidere ancora. Prima che potesse mietere altre vittime  le autorità statunitensi lo braccarono e quando ormai si trovò senza via di fuga, Steve decise di suicidarsi, il tutto in diretta sotto gli occhi dei cittadini, come se si trattasse di una serie TV. La finzione che diventa realtà e la realtà che perde consistenza fino a sembrare finzione.

Nei social network però non ci sono solo criminali in cerca di fama, ci sono anche criminali di un’altra categoria, forse ancor più pericolosa, perché inducono migliaia di persone a infliggersi danni psicologici e fisici in modo irreparabile, persone che credono di partecipare a un gioco… un gioco in cui in palio c’è la vita stessa. Questo è uno dei motivi principali per cui il tasso di suicidi in tutto il mondo, principalmente in Russia, è aumentato in pochi anni fino a  raggiungere livelli così allarmanti che le autorità stanno cercando di porre fine a tale massacro, ma ogni tentativo di fermare quest’ondata sembra destinato a fallire. Diffuso principalmente tra gli adolescenti, questo “gioco” è nato in Russia. I primi casi risalgono circa al 2013. Inizialmente le autorità non riuscivano a comprendere perché negli ultimi anni sempre più giovani cercassero la via del suicidio, molti casi venivano classificati come semplici “incidenti” dato che le vittime spesso non avevano alcun motivo principale per commettere tale atto, ma dopo un’indagine che è durata diversi anni e un’analisi di oltre 130 casi di suicidio, è emerso un filo conduttore in grado di collegare questi casi e la realtà è molto più spaventosa di quanto sembri.

Innanzitutto il nome di questo macabro e mortale gioco è Blue Whale ovvero “Balena Azzurra” per la tendenza che hanno questi magnifici mammiferi a vivere una vita in quasi completa solitudine e quando le ombre del tramonto delle loro vite iniziano ad apparire, molti esemplari sembrerebbero decidere di incagliarsi sulla costa e quindi morire, come una specie di suicidio. Le autorità russe dovettero costruire un puzzle tanto bizzarro quanto inquietante perché molte delle vittime, o meglio…. i familiari delle vittime, dichiaravano le stesse cose dei loro defunti: i comportamenti, le loro manie di svegliarsi ad una certa ora, gli inquietanti video che guardavano in continuazione. Tuttavia non riuscivano a comprendere quale fosse la vera fonte di tutto ciò, la polizia quindi capì che la risposta per quanto assurda doveva per forza trovarsi in rete. Fu allora che le indagini fecero emergere molti gruppi e utenti della rete sociale più diffusa in Russia,  l’ormai famigerata VKontakte nota anche con le sigle VK. Qui, in questa rete, si nascondono coloro che vengono denominati curatori, tali figure sono le persone che decidono le regole di questo gioco, e persino il giorno della morte dei giocatori.

A questo punto vi starete chiedendo in che consiste di preciso questo gioco. Molto semplice, come ogni altro gioco, Blue Whale ha delle regole ben precise e definite, 50 per essere esatti. Sono 50 sfide che vi porteranno nell’ombra della valle della morte, da dove non si può più tornare indietro. Il primo passo è quello di contattare un curatore. I curatori sono i cosiddetti amministratori , coloro che si occuperanno di dirigervi fino alla vostra fine in questo gioco infernale, essi si trovano nei gruppi dei social network come appunto VKontakte, Facebook, Twitter e così via e anche in gruppi di Whatsapp, Viber e altre applicazioni di messaggistica. Una volta che viene contattato un curatore può avere inizio il gioco. il Blue Whale consiste nell’affrontare 50 sfide, una ogni 24 ore. Molte di queste sfide consistono nell’autoinfliggersi danno, annullarsi sia fisicamente ma soprattutto mentalmente e alla fine la 50esima sfida vi porterà via più di quanto possiate immaginare. In questo gioco non ci sono vincitori, ve lo sconsigliamo nel modo più assoluto di nuovo. Anche solo mettersi in contatto con i cosiddetti curatori potrebbe risultare molto pericoloso e se vi rifiuterete di arrivare in fondo al gioco, subirete pressioni di ogni tipo. Diverse testimonianze di ragazzi fanno riferimento a vere e proprie minacce ricevute non soltanto a loro stessi, ma anche ai loro familiari, infatti i gruppi dei curatori del Blue Whale riescono a rintracciarvi attraverso il vostro indirizzo IP e si impossessano delle vostre informazioni personali per ricattarvi, inoltre scelgono con cura chi potrebbe risultare più vulnerabile a questi attacchi, quindi siate prudenti e state lontani dal blue whale o da gruppi strani.

Grazie a diverse segnalazioni e su richiesta diretta della Commissione Russa di Vigilanza, l’amministrazione di “VKontakte”  ha cominciato a eliminare i link e i post contrassegnati dall’hashtag #BlueWhale e a bloccare gli utenti che avevano pubblicato questi link. La stessa cosa sta succedendo nelle altre reti sociali per cercare di emarginare questo fenomeno. Dopo l’introduzione di tali misure l’interesse per il gioco tra gli utenti della rete sembrerebbe calato, tuttavia negli ultimi mesi si sono registrati nuovi aumenti del numero di post contenenti materiali che risalirebbero al Blue Whale e adesso compaiono su Instagram praticamente ogni minuto. Dopo un’analisi sono state scoperte oltre 40.000 registrazioni su diverse piattaforme, di falsi utenti che cercherebbero di diffondere questo fenomeno. Account creati per qualche ora e poi cancellati. In italia si stanno riaprendo e analizzando alcuni casi classificati come suicidi e sembrerebbero esserci degli elementi che farebbero risalire a questo macabro gioco. Grazie anche al servizio delle Iene adesso le persone, ma soprattutto le autorità, ne parlano e non viene più semplicemente declassato come leggenda di internet. È tutto vero e accade in questo momento mentre guardi questo video. Proprio qui su YouTube inoltre, potete osservare alcuni filmati di ragazzini italiani che hanno provato a farlo e si sono pentiti, quindi si sono fermati in tempo prima che fosse troppo tardi, ma a differenza di loro ci sono ancora molti là fuori che percorrono questa strada senza via di uscita.

Come risposta a tale pazzia, dal Brasile è nato un’altro gioco, la “Balena Rosa” che consiste nell’affrontare 50 sfide che aiuterebbero le persone ad essere più felici e a vivere meglio, invece che di portarle al suicidio. Cercare di arginare il Blue Whale è possibile, ma come vi abbiamo detto all’inizio del video ogni tentativo alla fine fallirà perché ormai questo gioco ha preso piede e fermare le informazioni in rete è pressoché impossibile. L’unica soluzione vera e propria sarebbe quella di cercare di comprendere le motivazioni per cui i giovani spesso provino queste sfide che mettono a repentaglio la loro vita. Anche se tale gioco venisse cancellato per sempre, potrebbe nascerne un altro con altre sfide, forse più macabre e terribili, come quella di commettere omicidio o chissà che altro. Il problema non è nel gioco in sé ma nelle persone, sono le persone attratte da questi fenomeni che hanno una perversione verso il malato e il fondamentale senso di vuotezza interna le spinge a fare follie per sentirsi vive… fatto ironico quanto triste e sembrerebbe che le cose siano solo destinate a peggiorare.

 
 

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I libri più misteriosi e maledetti del mondo | feat. L’inspiegabile

I libri più misteriosi e maledetti del mondo | feat. L’inspiegabile

Se seguite i nostri CASI da tempo, avrete potuto di certo constatare che la nostra storia è costellata di fatti misteriosi e a tratti macabri, che il nostro universo pullula di luoghi inspiegabili e assai inquietanti, che al mondo esistono persone capaci di azioni brutali e raccapriccianti… Tuttavia c’è ancora un tema a cui non abbiamo dato molto spazio ancora, quello che riguarda i libri! Nel corso della storia sono stati scritti centinaia di migliaia di libri, molti famosi e altri meno… molti proibiti e altri di completo dominio pubblico. Anche nel vasto mondo che riguarda i libri esistono storie misteriose, fantastiche e macabre. Sono numerosi infatti i libri scritti da persone la cui storia è avvolta dall’oscurità o aventi contenuti inspiegabili o talmente strani da essere considerati quasi eretici. Con questo video, in collaborazione con “L’Inspiegabile”, vi mostreremo alcune di queste particolari scritture…

LA BIBBIA DEL DIAVOLO

Un monaco benedettino che vive nel monastero di Podlažice, in Boemia, viene condannato ad essere murato vivo dopo aver violato i suoi voti. In un disperato tentativo di evitare la sua punizione, il monaco promette di creare in una sola notte un libro che includa tutta la conoscenza umana, allora l’abate del monastero, colto da una ventata di misericordia, decide di accettare la proposta dell’uomo. Il monaco comincia a scrivere fiumi interminabili di parole, ma il tempo passa e intorno a mezzanotte si rende conto che non potrà mai completare in tempo la sua opera, dunque chiede al Diavolo in persona di aiutarlo a finire il libro in cambio della sua anima. Il Diavolo dunque completa il manoscritto e il monaco per ringraziarlo inserisce una sua immagine all’interno del libro.

Qui è dove finisce la leggenda e inizia la storia di uno dei libri più misteriosi in circolazione. Diverse prove hanno rivelato che solamente a scrivere quel libro, non tenendo conto delle illustrazioni, degli abbellimenti e delle finiture varie, avrebbe dovuto portar via almeno cinque anni di scrittura ininterrotta di una sola persona, venti se teniamo conto di tutto. La cosiddetta “Bibbia del Diavolo” è in realtà il famoso Codex Gigas, latino per “Libro Gigante”, probabilmente risalente al XIII secolo. La dicitura Gigas è certamente dovuta alle dimensioni eccezionalmente fuori misura: 92 cm di lunghezza, 50 di larghezza e 22 di spessore, misure queste che rendono il Codex Gigas il manoscritto più voluminoso del medioevo con un peso di 75 kg. Contiene oltre 600 pagine e otto di queste sono state a un certo punto rimosse provocando ulteriori sospetti riguardo la sua origine che rimane ad oggi ignota. Ma cosa raccontano quei fiumi di parole all’interno del Codex Gigas? Sicuramente la pagina più strana e anche inquietante è la 577, che contiene un’immagine del Diavolo a tutta pagina. Il manoscritto, poi, include una trascrizione completa della Bibbia tratta quasi interamente dalla Vulgata, ossia una traduzione in latino della Bibbia dall’antica versione greca ed ebraica. Contiene anche vari lavori e trattati di natura storica, etimologica e fisiologica, un calendario con la lista dei santi e svariate formule magiche, molte delle quali inerenti all’alchimia… e chissà cosa contenevano quelle pagine strappate. Nessuno lo saprà mai…

CODEX SERAPHINIANUS

Scritto tra il 1976 e il 1978 dall’artista italiano Luigi Serafini, il Codex Seraphinianus sembra un’enciclopedia di circa 360 pagine di un pianeta immaginario, completo di oltre mille raffigurazioni tra mappe, piante e animali, il tutto dettagliato da scritte incomprensibili e indecifrabili, presumibilmente scritte con la lingua di questo ipotetico mondo. Nel 2009 l’autore, in una conferenza, ha dichiarato che l’alfabeto in cui il libro è scritto è interamente asemico, una forma di scrittura semantica aperta senza parole, e non trascrive alcuna lingua esistente o immaginaria. Questa sua illeggibilità ha fatto diventare il Codex Seraphinianus l’opera più famosa di Serafini, noto per le sue opera misteriose e surreali. Frutta che sembra sanguinare, pesci a forma di piatti volanti, ecco alcune delle bizzarre raffigurazioni di questo libro…

Una delle immagini più famosi del libro, che è stata anche la copertina in numerose edizioni, raffigura un uomo e una donna nudi che si trasformano lentamente in un alligatore.

GRIMORIO DI SAN CIPRIANO

Uno stregone morto come un santo, un santo passato alla storia come un mago. San Cipriano è stata una figura di certo controversa che nel corso della sua vita ha praticato magia nera. Pentitosi si è convertito al cristianesimo ed è morto nel nome di Cristo, tuttavia San Cipriano è famoso non tanto per la sua santità, ma per il libro che ha il suo nome in copertina, un popolare libro di preghiera, ma non le preghiere che conoscete voi, ma esoteriche, finalizzate a soddisfare desideri che non hanno nulla a che fare con il cristianesimo, quasi affini alla stregoneria! San Cipriano dunque è entrato nella storia non solo come stregone, ma anche come occultista e grande esperto di magia le cui opere racchiuse nel suo grimorio erano spesso colme di incantesimi per le più svariate occasioni, o almeno questo è quello che ci è pervenuto a noi oggi perché San Cipriano, durante la sua conversione al cristianesimo, avrebbe bruciato gran parte delle sue opere e chissà cos’altro aveva scritto…

San Cipriano di Antiochia fu un vescovo dell’omonima città turca e martire, nonché anche un grande studioso, egli infatti ha disegnato e scritto formule e segni ovunque, su pareti, mobili e pavimenti delle case in cui ha vissuto. Aveva un gran numero di discepoli che seguivano i suoi insegnamenti, forse anche quelli di carattere esoterico. Durante la persecuzione di Diocleziano, Cipriano venne arrestato, torturato, scarnificato e immerso in una caldaia bollente, ma ne uscì stranamente illeso. Infine, nel 304 d.C., venne portato sulla riva del fiume Gallo e decapitato, spezzando per sempre la sua vita e chissà quali altre strane conoscenze avesse acquisito nel corso della sua esistenza, conoscenze che in parte sono racchiuse nel suo grimorio apparso per la prima volta oltre mille anni dopo la sua morte, nel 1460 in Francia. Nel corso dei secoli successivi i rotoli della vita di San Cipriano fecero il giro del mondo e vennero addirittura usati come talismano, fomentando la reputazione del santo come grande e potente mago.

MALLEUS MALEFICARUM

Il Malleus Maleficarum, o in italiano “Il martello delle streghe”, è un libro che descrive nel dettaglio tutte le tipiche caratteristiche delle streghe, come riconoscerle, interrogarle e quale dovrebbe essere la loro punizione. Più che un libro era una sorta di manuale scritto durante il terribile periodo delle inquisizioni. Scritto interamente in latino, venne pubblicato nel 1487 dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, entrambi membri dell’Ordine Domenicano e inquisitori per la Chiesa Cattolica, dunque un libro scritto da inquisitori per inquisitori, è molto probabile quindi che gli autori siano responsabili di numerosissime torture e morte, più di qualsiasi altro autore che abbia mai scritto qualcosa. Allo sguardo moderno appare come una lezione orribile facente parte di un potere andato fuori controllo dominato da false superstizioni che bramava il totale controllo.

Il Malleus Maleficarum non fu mai adottato ufficialmente dalla Chiesa cattolica, ma non fu neppure mai inserito nell’indice dei libri proibiti, anzi, riscosse i consensi della quasi totalità degli inquisitori e di autorevoli ecclesiastici tanto che ne vennero pubblicate 34 edizioni e oltre 35.000 copie, facendolo diventare, fino alla metà del XVII secolo, il più consultato manuale sulla caccia alle streghe. Interessanti sono i criteri che venivano utilizzati per etichettare una possibile strega come ad esempio una malattia mentale, condizioni di vita precarie e altre banalità, se un giorno ti capiterà di leggere il Malleus Maleficarum sicuramente ti ritroverai in qualche criterio che ti avrebbe di certo condotto a provare sulla tua pelle le torture più strazianti mai concepite dall’uomo e infine all’inevitabile morte.

Se volete approfondire l’esistenza di altri libri strani, visitate il canale YouTube “L’Inspiegabile”, noi come al solito ci vediamo al prossimo video.

 

 
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Pubblicato da su 30 maggio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Bruno Borges – Una misteriosa scomparsa

Bruno Borges – Una misteriosa scomparsa

Secondo dati recenti, nel mondo ogni anno circa 10 milioni di persone scompaiono senza lasciare nessuna traccia, in Italia sono circa 30.000 le persone che ogni anno svaniscono nel nulla, di cui la metà sarebbero minorenni. La maggior parte degli adulti che scompaiono invece lo fanno per scelta propria e solo una piccola parte sparisce senza un motivo apparente e proprio fra queste scomparse  ce ne sono alcune veramente incredibili, casi in cui le persone sembrerebbero svanite nel nulla, probabilmente rapite da qualcuno… o qualcosa. Un alone di mistero assoluto circonda la strana sparizione di Bruno Borges, uno studente brillante di psicologia di 25 anni il quale sembrerebbe aver abbandonato Rio Branco, una cittadina nello stato di Acre in Brasile, lo scorso 27 Marzo. Le persone che lo conoscevano raccontano che Bruno stava lavorando a un progetto ultra segreto e a pochi giorni dalla sua scomparsa il suo comportamento era diventato a dir poco stravagante, ma la scintilla che fece esplodere la popolarità della sua triste scomparsa è stato un video finito in rete pochi giorni dopo la sua scomparsa e che riprenderebbe la sua stanza .

Nelle immagini si vede la sua camera da letto allestita in modo particolare e bizzarro. I suoi genitori raccontano di averla trovata in questo stato dopo la sua scomparsa, a quanto pare Bruno aveva tolto tutti i mobili e aveva messo al centro della sua camera la statua di Giordano Bruno in scala 1:1. Uno dei dettagli più interessanti del video inoltre sarebbero i manoscritti codificati e numerati lasciati in ordine sul tavolo, ovviamente si possono apprezzare anche una serie di simboli di natura massonica, satanica e mistica in tutta la stanza… ma quello che fece rabbrividire i suoi genitori fu l’immagine appesa come un poster che raffigura una persona insieme a quella che potremmo definire una creatura non umana, presumibilmente non terrestre. Infatti Bruno era anche un appassionato ufologo ed è proprio questa la pista che attira la morbosità e la curiosità delle persone. Bruno è forse riuscito a mettersi in contatto con chi non doveva?

Forse vi sarete chiesti chi fosse quest’uomo. Come anzidetto nel video si può osservare con chiarezza l’imponente statua di Giordano Bruno, un monaco e filosofo italiano del 500 passato alla storia principalmente perché fu uno dei primi a predire l’esistenza di vita fuori dal nostro pianeta, vita extraterrestre. Divenne poi martire perché accusato di eresia durante l’inquisizione e condannato a un’esecuzione in piazza pubblica mediante rogo il 17 Febbraio 1600. Una figura mistica e leggendaria particolarmente apprezzata in ambienti vicini all’ufologia e che Bruno Borges sicuramente riteneva fondamentale così tanto da comprare una sua statua e metterla al centro della stanza. I familiari riferirono alle autorità di non sapere nulla di tutto ciò perché si trovavano in vacanza e dopo 24 giorni di assenza il loro figlio aveva trasformato la sua stanza in un luogo di culto verso il mistico. Secondo sua sorella Gabriela, Bruno negli ultimi tempi era diventato particolarmente misterioso e non lasciava mai nessuno entrare nella sua stanza. Addirittura c’erano giorni in cui usciva solo per mangiare richiudendosi poi di nuovo in stanza. Gabriela riferì ai giornalisti queste parole: “Certo che mi preoccupava non sapere a che cosa stesse lavorando tutto il giorno chiuso nella sua stanza, ma era un adulto, non potevo di certo abbattere la porta solo perché ero curiosa…. quando gli chiesi a che cosa stesse lavorando mi disse che me l’avrebbe detto di lì a pochi giorni.”.

A detta di molti Bruno era un ragazzo brillante negli studi, quindi i suoi credevano che stesse solo studiando e lavorando a un progetto importante. inoltre un’altra cosa certa è che spesso e volentieri Bruno chiedeva a familiari e amici finanziamenti molto importanti, alcuni anche di migliaia di dollari. Cercava di non dare molti dettagli sui motivi di tali richieste e si limitava a dire che stava lavorando a una serie di libri che avrebbero cambiato l’umanità. Eduardo Veloso, un suo cugino oculista, disse che gli aveva prestato fino a 6.000 dollari per questo suo misterioso progetto. Sicuramente Bruno negli ultimi mesi in cui si era rinchiuso in stanza aveva lavorato a dei libri, di preciso furono rinvenuti 15 suoi manoscritti, tutti codificati attraverso un linguaggio sconosciuto. Le autorità non sono riuscite ancora oggi a decifrare l’intero significato ma sono al lavoro e una parte di essi sono stati decodificati da un esperto. Sua madre Denise ammise che suo figlio era molto interessato a tutto ciò che riguardava gli extraterrestri ed era anche a conoscenza dei suoi manoscritti perché fu una delle poche cose che Bruno le confidò: “Mi disse solo che stava scrivendo 15 libri che avrebbero cambiato l’umanità nel bene. Voleva brevettare una nuova teoria che aveva creato e io gli dissi che sarei state felice di leggere i suoi libri… e ora non c’è più”. Il papà di Bruno, Athos Borges, con amarezza disse che l’ultima volta che vide suo figlio fu il 27 Marzo. Quello stesso giorno, poco dopo pranzo, Bruno, senza soldi, senza nulla di valore e senza i libri a cui aveva lavorato tanto, decise di abbandonare casa sua per sempre, almeno questa è la percezione di questo padre amareggiato e triste per la mancanza del figlio. Athos afferma anche di aver ricevuto qualche informazione dalla polizia, ma mai nulla di concreto.

In pochi giorni questo caso divenne virale e molti internauti suggeriscono che forse Bruno, ormai impazzito, fuggì di casa o peggio si fosse aggregato a una setta ufologica, di quelle che adorano le entità extraterrestri. Una delle più terribili sette di questo genere è stata la Heaven’s Gate, una setta ufologica californiana guidata da Marshall Applewhite e Bonnie Nettles i quali ritenevano, fra la tante idee folli, che l’unico modo per poter elevarsi spiritualmente e raggiungere il piano dimensionale nel quale si trovano gli extraterrestri, fosse quello di abbandonare i loro corpi. La soluzione finale ordinata da Marshall fu quella di commettere suicidio collettivo in un momento preciso, quello che coincideva con il passaggio della cometa Hale-Bopp, dunque le loro anime sarebbero risalite fino all’astronave che si trovava, secondo loro, dietro tale cometa e avrebbero intrapreso il viaggio interstellare per sempre nell’universo. Ci sarebbero tante cose da raccontare a partire dal modo in cui decisero di suicidarsi, il quale fu tutt’altro che indolore, ma in questo video ci soffermiamo solo su un particolare atroce, il giorno scelto per l’ascensione, e quindi per il suicidio, fu il 26 marzo del 1997 ed esattamente 20 anni dopo Bruno decise di scomparire nel nulla, ma forse questa è solo una macabra coincidenza.

La signora Denise in diverse interviste disse che Bruno era completamente cosciente ed era tutto fuorché pazzo, inoltre esclude categoricamente la teoria della setta perché egli non era facilmente manipolabile. L’investigatore del caso, Fabrizio Sobreira, confidò che ci sono una serie di informazioni confidenziali nuove e che stanno valutando tutte le ipotesi senza escludere nessuna pista.

C’è una serie lunga di ufologi e di persone che si sono dedicate allo studio di tutto ciò che riguarda il fenomeno UFO, i quali spesso scompaiono in circostanze misteriose o soffrono di strane malattie, molti sono morti a causa di fulminei attacchi di cuore o strani incidenti. Nel 1971 l’investigatore Otto Binder scrisse un interessante articolo di queste strane scomparse e misteriose morti analizzando i decessi di almeno 137 esperti di ufologia i quali erano scrittori, scienziati, testimoni quasi tutti  morti o scomparsi in circostanze parecchio strane. Secondo Binder c’era una percentuale altissima di persone decedute a causa di attacchi cardiaci e cancro. Binder aggiunse anche che erano causati con molta probabilità da enti governativi e organizzazioni segrete altrimenti noti come Man in Black. Fra queste strane morti per esempio ci sono Phil Schneider il quale disse di aver ucciso due extraterrestri e venne trovato molti anni dopo con il suo stesso catetere attorcigliato intorno al collo, strana fu anche la morte del suo migliore amico e confidente Ronald Rummel, ex agente dell’intelligence americana, il quale si sarebbe suicidato con un colpo di pistola alla bocca, mentre le sue ultime parole sono state scritte su un foglio da un mancino mentre Ronald era destrorso. Lo scrittore della saga Alien Digest, Andreas Faber-Kaiser, invece è stato trovato portatore del virus HIV, egli non riuscì mai a spiegarsi come era possibile che si fosse preso tale infezione. Morì a 49 anni. Anche Max Spiers, un altro ufologo che stava indagando sul progetto spaziale “Solar Warden”, è stato trovato morto e secondo le fonti ufficiali, sarebbe da attribuire a cause naturali. Max Spiers aveva un fisico ben allenato tanto da essere soprannominato “super soldato” ed è morto per cause naturali sul suo divano di casa all’età di 39 anni. Queste sono solo alcune delle tante persone che forse come Bruno Borges hanno indagato troppo…

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Robert The Doll – Una bambola indemoniata

Robert The Doll – Una bambola indemoniata

Bambola… Maledizione… Queste due parole nella stessa frase possono far venire in mente solo una cosa: Annabelle, la famosa bambola maledetta che terrorizzò un’intera famiglia e che scomodò persino i demonologi Ed e Lorraine Warren. Questa bambola è stata protagonista già di un nostro video e di ben tre film negli ultimi anni: The Conjuring, il suo spin-off Annabelle e il sequel Annabelle 2 previsto proprio per quest’anno. Tuttavia esiste un’altra bambola la cui storia inquietante non ha proprio nulla da invidiare rispetto a quella di Annabelle. Ecco la storia di Robert la bambola.

Key West, Florida. 1906. È il giorno del quinto compleanno per Eugene Ott, un bambino di cinque anni figlio di genitori benestanti, e in dono riceve una bambola da uno dei suoi servitori. Il primo nome di Eugene era Robert, ma il bambino preferiva usare il suo secondo nome e Robert fu anche il nome scelto per la bambola. Inizialmente nessuno pensò minimamente di mettere in discussione le origini della bambola Robert, ma in seguito a fatti terribilmente inquietanti si arrivò alla seguente conclusione. I genitori di Eugene erano molto severi con il bambino e lo erano molto di più con i loro servi. Li trattavano molto male, il loro salario era molto basso ed erano costretti a praticare lunghissime ore estenuanti di lavoro manuale, per non parlare degli abusi fisici a cui venivano sottoposti. Uno di questi servitori era una donna delle Bahamas che a detta di alcuni praticava le arti Voodoo. Fu proprio lei a donare Robert a Eugene. La donna avrebbe maledetto la bambola prima di darla al bambino e alcune persone sostengono che al suo interno ci fossero degli stracci mescolati con sangue umano di persone che avevano sofferto, oltre al fatto che i capelli della bambola sarebbero capelli umani.

Il giovane Eugene si affezionò rapidamente alla bambola Robert e ovunque lui andasse la portava con sé. Trattava la bambola come se fosse una sorta di fratello minore, a tavola gli dava da mangiare, dormiva con lui durante la notte, ma cosa più inquietante quando il signor e la signora Ott passavano vicino alla camera del figlio, avrebbero sentito in più di un’occasione Eugene conversare con qualcuno che aveva una voce bassa e sinistra… Naturalmente non ci fecero molto caso pensando che Eugene stesse semplicemente giocando con quello che era diventato ormai più che un giocattolo per lui. Non passò molto tempo prima che alcune cose strane cominciarono ad accadere. Eugene si svegliava spesso nel cuore della notte gridando in preda al terrore, e quando i genitori accorrevano nella sua camera per tranquillizzarlo trovavano spesso pesanti mobili spostati e oggetti a terra. Alcune lampade cominciarono a cadere andando in frantumi senza alcuna ragione apparente. Argenteria e bicchieri di vetro venivano scagliati da una parte all’altra della stanza da una forza invisibile. Venivano trovati vestiti strappati e letti disfatti in stanze dove persino i servi non avevano il permesso di accedervi. Ogni volta che accadeva qualcosa di strano, il signor e la signora Ott puntavano sempre il dito verso Eugene chiedendo spiegazione, ma il bambino con occhi innocenti diceva sempre: “Non sono stato io! È stato Robert!”… Ovviamente i genitori si sentivano presi in giro ed Eugene veniva messo in punizioni molto severe.

Nel corso degli anni Eugene e Robert divennero sempre più inseparabili e dopo che i suoi genitori morirono, i due rimasero da soli in casa. Numerosi nuovi servi andavano e venivano a causa dell’atmosfera di terrore che si poteva percepire in quella casa. Sentivano spesso ridacchiare in stanze in cui non c’era nessuno, ad eccezione di Robert naturalmente. Sentivano strane voci e passi risuonare in tutta la casa, il tutto condito con altre attività misteriose. Alcuni servi impazzirono e scappavano dalla casa urlando. Alla fine per Eugene era venuto il tempo di sposarsi. Si sposò con Anne, una ragazza conosciuta durante gli studi a Parigi, ma non passò molto prima che la sua nuova moglie si terrorizzò, non solo per l’attaccamento ossessivo tra Eugene e Robert, ma per i fatti raccapriccianti che continuavano ad accadere intorno a lei. Addirittura Eugene aveva fatto costruire una stanza in miniatura per la bambola. La nuova signora Ott percepiva del male puro in Robert, si sentiva osservata da quei suoi occhi vitrei e inespressivi e spesso aveva l’impressione che la sua espressione cambiasse da una innocente a una di pura malvagità e in qualche modo si sentiva minacciata. Terrorizzata convinse Eugene a rinchiudere la bambola in soffitta tenendola così finalmente lontana dalla sua vista.

Dopo aver relegato Robert in soffitta, i bambini del quartiere e i passanti cominciarono a notare movimenti strani attraverso la finestra che si affacciava sulla soffitta. A detta di alcuni c’era una piccola figura che si divertiva a seguire i passanti attraverso la finestra ridacchiando e fissandoli costantemente, intanto forse in Robert cresceva ogni giorno sempre di più la rabbia per essere stato confinato in quelle quattro mura polverose. Con Robert rinchiuso in soffitta, la salute di Eugene cominciò a risentirne. Spesso litigava con la moglie per far tornare la bambola tra di loro. La sua salute continuò a deteriorarsi fino a quando nel 1974 morì lasciando Anne in casa da sola con Robert… Ma non per molto dato che abbandonò in fretta Key West, andando a vivere a Boston e lasciando la casa Ott in affitto.

Non passò molto tempo prima che una nuova famiglia si insediasse in quella casa e quando i nuovi proprietari andarono per la prima volta in soffitta, la figlia di dieci anni scoprì Robert seduto su una piccola sedia, nascosto accuratamente sotto una coperta. La bambina si innamorò subito della bambola e la portò con sé nella sua camera da letto e da quel momento per la nuova famiglia iniziò un nuovo incubo. Una notte la bambina si mise a urlare a squarciagola terrorizzata sostenendo che Robert si stava muovendo intorno a lei in camera da letto cercando di attaccarla più volte… Cercando di ucciderla. I genitori portarono subito via Robert cercando di scoprire un po’ di più sulla sua storia e quando vennero a conoscenza della sua macabra origine, lo donarono al East Martello Museum a Key West. Ma la storia non finisce qui… Robert venne riposto in una teca di vetro al centro di una stanza e i dipendenti del museo affermarono più volte di aver visto la bambola muoversi all’interno della teca cambiando spesso posizione. Le guardie di sicurezza sono sicure di aver sentito più volte strani rumori e risatine stridule provenire dall’interno del museo in piena notte. Robert divenne ben presto l’attrazione principale del museo, la meta preferita dei turisti nonché la loro maledizione. Molti turisti avrebbero segnalato delle stranezze in foto fatte alla bambola senza averne l’autorizzazione. Da pellicole completamente bianche, senza alcuna immagine, a posizioni che non corrispondevano con quella di Robert al momento dello scatto. Alcuni vedevano l’espressione del male sul suo volto.

Questa storia è tanto assurda quanto inquietante, tanto da aver ispirato un film horror nel 2015. Per quanto possano sembrare già assurdi, fin qui sono stati riportati soltanto dei fatti, avvenimenti documentabili e riferiti da testimoni che non avevano motivo di mentire. Come alcuni ipotizzarono fin dall’inizio, la storia di Robert potrebbe essere spiegata razionalmente con un trauma di qualche genere subito da Eugene, forse dovuto proprio alla presenza inquietante del bambolotto, che lo ha in seguito portato a riconoscere in lui una presenza malvagia e compiere “in suo nome” atti inspiegabili. Per gli ospiti successivi della casa degli Ott, invece, si può pensare che si sia trattato di suggestione, infatti la storia di Robert era ben nota a Key West e i nuovi inquilini, condizionati da questi racconti, potrebbero aver ingigantito piccoli episodi del tutto normali. Verità o leggenda, sfidiamo chiunque a non provare un certo brivido nel fissare quegli occhi vuoti e neri.

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Ci sono alcuni luoghi in Italia che vengono considerati fra i più macabri sulla terra. Questi luoghi si prestano con facilità a storie di fantasmi e maledizioni, in particolare l’isola di Poveglia è nota in tutto il mondo come uno di quei posti che fanno rabbrividire anche le persone che a maledizioni e fantasmi non credono molto e non c’è da stupirsi perché quest’isola della laguna veneta ha una storia molto cupa, ma soprattutto reale, di pura sofferenza umana.

Poveglia si trova precisamente tra Venezia e il Lido di fronte a Malamocco, lungo il canal Orfano. I suoi primi abitanti risalgono al 421 d.C. in quel periodo fu il rifugio delle popolazioni di Este e Padova che cercavano un riparo dalle invasioni barbariche. Poi ci fu un periodo abbastanza lungo di pace e di prosperità, in generale per tutta la laguna Veneta, fino allo scoppio della guerra di Chioggia nel 1379,  anno in cui Venezia è stata attaccata dalla flotta genovese e gli abitanti di Poveglia sono stati spostati alla Giudecca. L’isola poi è rimasta deserta per molti anni, nel 1645 sono state erette delle fortificazioni ottagonali dal governo veneziano per proteggere gli ingressi alla laguna, quindi nel 1776 Poveglia era diventata un punto principale di controllo per tutte le navi che cercavano di entrare a Venezia.

Se avete visto il nostro video riguardante la peste, sicuramente saprete anche che proprio in quegli anni era scoppiata una delle epidemie più mortali che si siano mai state registrate nella storia dell’uomo e proprio Venezia è stata uno dei fulcri di tale orrore. Infatti nel 1700, in seguito allo scoppio della peste, l’isola di Poveglia è stata usata come un lazzaretto, anzi… praticamente come un cimitero a cielo aperto dove le persone venivano confinate e condotte a morire lontane dalla città di Venezia. Qui, in questi 72.000 metri quadrati di terreno, le persone venivano portate ancora coscienti e sentenziate a morte certa a causa delle infezioni degli altri malati. In pochi giorni la peste li divorava e i loro corpi marcivano nelle strade. I loro ultimi giorni sulla terra erano di dolore e agonia pura mischiata alla follia di un destino inevitabile. Ogni giorno nuovi cadaveri viventi venivano condotti a Poveglia durante gli anni della peste nera per essere bruciati e sepolti in fosse comuni. Spesso non veniva nemmeno fatta una distinzione fra malati terminali e contagiati ai primi stadi, tutti coloro che finivano qui dovevano indifferentemente subire la stessa fine. La testimonianza più incredibile e macabra di questa tragedia si trova ancora a Poveglia o meglio, sotto Poveglia. Proprio come avete capito, nel sottosuolo ancora oggi si trovano diversi strati di cadaveri, si parla di migliaia di corpi appartenenti a coloro che una volta in vita venivano emarginati e detestati e ora non sembrano trovare pace nemmeno da morti.

Per quanto incredibile vi sembri, questo è solo l’inizio, la storia di quest’isola infatti ha vissuto diverse sfumature di follia… letteralmente. Nel 1922, gli edifici deserti di Poveglia furono ricostruiti per poter ospitare, secondo fonti ufficiali, una casa di riposo per gli anziani, ma realtà queste mura ospitavano malati mentali. I pazienti che dovevano essere isolati dal resto della società, proprio come ai tempi della peste, venivano portati qui. La maggior parte delle persone che finivano qui venivano considerati inadatti per un’ospedalizzazione normale e si dice anche che i medici facessero una serie di esperimenti terribili su queste persone perché la loro testimonianza non valeva nulla ed erano sfruttati quali cavie di laboratorio, infatti negli anni 20 i malati mentali venivano sottoposti a cure che oggi vengono definite come vere e proprie torture: elettroshock, bagni di acqua gelata, lobotomie e altre pratiche terribili. Ancora oggi fra questi edifici sono rimasti alcuni oggetti come testimoni immorali di tali atrocità. L’immagine che state osservando in questo momento ne è un esempio. Fra le tante storie che i malati mentali raccontavano ce n’era una abbastanza ricorrente: Molti malati mentali dichiaravano di vedere strane ombre aggirarsi sia dentro che fuori la struttura, ovviamente i medici e le altre persone, diciamo “normali”,  giudicavano queste testimonianze come storie del tutto inventate e il tutto finiva lì senza che la faccenda venisse approfondita. Non si è mai scoperto chi fossero queste persone che vagavano al buio durante la notte.

Dalla seconda metà degli anni 90 l’edificio fu smantellato e stando ai racconti il destino che ebbe il direttore della clinica psichiatrica fu molto macabro: egli fu tormentato dagli spiriti dell’isola a tal punto che impazzì e si suicidò gettandosi dal campanile dell’isola. Secondo la leggenda, un’infermiera che si trovava nei paraggi e fu testimone del suo folle gesto, disse che in realtà l’uomo non morì al momento dell’impatto al suolo, ma venne soffocato da una strana nebbia dopo la caduta. Durante gli anni seguenti Poveglia lentamente venne abbandonata a sé stessa e ora ogni struttura che giace sul suo suolo si trova consumata dall’inesorabile aumento dell’entropia.

Attualmente Poveglia è dichiarata chiusa ai turisti e disabitata, ma ci sono molti esploratori e curiosi di vario genere che arrivano qui da tutto il mondo armati di barchetta, scarponi di sicurezza e coraggio, alla ricerca di quell’ombra che si nasconde fra gli alberi, quel suono in mezzo al nulla, quella sensazione di brivido lungo la schiena che fa accapponare la pelle. Se cercate su internet potete trovare un’infinità di testimonianze di blogger italiani che hanno vissuto questa incredibile esperienza in prima persona e se anche voi cercate il brivido potete recarvi sull’isola, ma vi consigliamo di fare molta attenzione perché le strutture sono davvero pericolanti… in fondo chissà che oltre al brivido non troviate qualcosa di più macabro che non vi lascerà mai più fare sogni tranquilli. Come al solito vi auguriamo buon viaggio…

 

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