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SCOPERTA 29: Il motore a curvatura di Star Trek si può realizzare!

SCOPERTA 29: Il motore a curvatura di Star Trek si può realizzare!

1966 – Anno in cui la USS Entrerprise spicca per la prima volta il volo inoltrandosi la dove nessun uomo è mai giunto prima. La serie televisiva Star Trek è divenuta negli anni a venire tra le più popolari nella storia della televisione e la cosa che affascinava, e affascina ancora oggi, è la possibilità di avere un mezzo capace di visitare qualsiasi angolo dell’universo in pochissimi istanti. Nel telefilm tale possibilità era garantita dall’ormai famosa “Velocità a curvatura”.

Fantascienza? Per ora si, ma come la storia ci insegna a volta la scienza supera la fantascienza. Difatti secondo Harold White, fisico della NASA e specialista nei sistemi di propulsione di nuova generazione, sarebbe possibile, almeno teoricamente, costruire veicoli spaziali capaci di solcare il cosmo a velocità superiori a quelle della luce. Ma, come ci insegna la teoria della relatività generale di Einstein, è impossibile raggiungere ne tanto meno superare questa velocità, ma a detta di White ci sarebbe il trucco.

Infatti il fisico conferma che nessun corpo può viaggiare a velocità superiori a quelle della luce ma lo spazio si può contrarre ed espandere a qualsiasi velocità. Un’astronave dotata di motore a curvatura potrebbe quindi piegare in qualche modo lo spazio circostante accorciando le distanze ma muovendosi comunque localmente a velocità inferiori a quelle della luce e quindi senza violare le teorie di Einstein. Dunque in un paio di settimane si potrebbe raggiungere Alpha Centauri, distante dalla Terra poco più di 4 anni luce.

Purtroppo, secondo una prima stima, occorrerebbe una quantità di energia pari a quella della massa di Giove per viaggiare con questa tecnologia. Ma in seguito White ha scoperto che alcune variazioni nella geometria del motore a curvatura potrebbero ridurre di centinaia di ordini di grandezza l’energia necessaria alla sua attivazione. Il fatto incredibile è che le equazioni di campo hanno dimostrato, sulla carta, la validità di questa teoria. Ora non ci resta che aspettare la pratica.

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Pubblicato da su 14 ottobre 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 28: I segreti delle piante che imparano, ascoltano e addirittura cantano!

SCOPERTA 28: I segreti delle piante che imparano, ascoltano e addirittura cantano!

Non molto tempo fa, un gruppo di scienziati ha scoperto che piante ed esseri umani si somigliano più di quanto potessimo immaginare. Infatti esse sono in grado di ascoltare, vedere, annusare e di possedere la capacità di apprendere, ricordare, comunicare e percepire il pericolo.

Se tutto questo già vi sembra assurdo, recenti scoperte hanno confermato che non solo alle piante non piace il frastuono prodotto dall’uomo, ma fatto ancor più sorprendente è che sono anche in grado di fare musica e addirittura di cantare! Dunque la biologia umana e quella vegetale sono molto più vicine di quanto non si sia mai pensato e l’analisi di queste somiglianze potrebbe avere grossi benefici nello studio delle basi biologiche di malattie, come per esempio il cancro.

Queste recenti scoperte hanno fatto crescere l’interesse in moltissimi scienziati e in un esperimento condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Colorado, si è dimostrato che le piante, tra le numerose caratteristiche, sono anche altruiste. Sono stati esaminati dei semi di mais fecondato, ognuno dei quali conteneva due “fratelli” (un embrione e del tessuto cellulare noto come endosperma, che alimenta l’embrione durante la sua crescita).

Nello studio sono stati messi a confronto:

  • Il comportamento di embrioni e di endosperma di semi che condividono gli stessi genitori
  • Il comportamento di embrioni e di endosperma che avevano la stessa madre, ma padri geneticamente differenti

Queste sono le parole della professoressa Pamela Diggle che ha seguito l’esperimento:

I risultati hanno indicato che il gruppo di embrioni con gli stessi genitori presentava una maggiore quantità di endosperma, rispetto agli embrioni con la stessa madre, ma con un padre diverso. Abbiamo scoperto che l’endosperma del gruppo di embrioni che non condivide lo stesso genitore sembra essere meno cooperativo, presentandosi in quantità minore rispetto all’altro gruppo. A quanto pare, l’endosperma è più propenso a sacrificarsi per gli individui di una stessa famiglia.

Un’altra sorprendente scoperta riguardante il mondo vegetale è che il rumore avrebbe un effetto negativo sulle piante. Uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B. nel marzo del 2012 ha dimostrato che il rumore prodotto dall’uomo può avere effetti a catena anche sulle piante e a soffrirne di più sarebbero gli alberi, con conseguenze che potrebbero durare per decenni, anche dopo che la scomparsa della fonte del rumore.

Infine, il fenomeno più affascinante, e forse anche il più sorprendente, è la capacità delle piante di cantare e comporre musica! Questo particolare fenomeno è stato scoperto da alcuni ricercatori grazie all’ausilio di alcuni dispositivi che hanno creato per registrare la reattività delle piante. Proprio così hanno scoperto che esse sono in grado di apprendere e di comunicare tra loro. Utilizzando un circuito elettrico per misurare la resistenza elettrica tra i due poli di un circuito, hanno misurato le differenze elettriche tra le foglie e le radici della pianta. Tali misure, poi, sono state tradotte in una serie di effetti, tra cui la musica. Inoltre pare che le piante registrino le variazioni più significative quando avvertono l’avvicinarsi della persona che si prende cura di loro, quando vengono bagnate, quando gli si parla e durante la diffusione di musica. La reazione fisiologica della pianta viene poi espressa attraverso le apparecchiature elettroniche ideati dai ricercatori.

Come abbiamo potuto leggere, le piante sono più simili a noi di quanto avremmo mai potuto pensare. Chissà se ulteriori ricerche in futuro ci sorprenderanno ancora di più.

A questo link potete trovare il video delle piante musicali.

 
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Pubblicato da su 19 agosto 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 27: Shen Kuo racconta un avvistamento UFO nell’anno 1000?

SCOPERTA 27: Shen Kuo racconta un avvistamento UFO nell’anno 1000?

Chi è Shen Kuo? Lo si può quasi considerare il “Leonardo Da Vinci” cinese dato che è stato un geologo, astronomo, ambasciatore, matematico, cartografo, zoologo, botanico, generale, ingegnere idraulico, farmacologo cinese, nonché autore e burocrate della Dinastia Song. Una persona dunque di tutto rispetto che sembra essere stata testimone di un evento alquanto bizzarro.

Nel 1970 è stato scoperto, dal professor Zhang Longqiao del dipartimento cinese del Peking Teachers College, un brano appartenente a un libro sacro scritto intorno all’anno 1000. Ma cos’ha di così tanto speciale questo brano? Ebbene, sembra essere registrato in maniera alquanto dettagliata un vero e proprio avvistamento UFO. Il fatto straordinario è che non è un brano scritto da chiunque possa travisare un qualsiasi fenomeno scientifico, ma è appartenuto a uno dei più grandi scienziati cinesi del 11° secolo: Shen Kuo. Ecco cosa viene riportato:

Negli anni dell’Impero Jiayou (1056-1064) un oggetto volante luminoso, simile ad una perla, ha fatto spesso la sua comparsa sulla prospera città di Yangzhou, nella provincia di Jiangsu, soprattutto di notte.

In un primo momento l’oggetto è stato visto su un lago di Tienzhang, nella contea di Anhui, e successivamente sul Lago Pishe, a nord ovest di Gaoyou County nel Jiangsu. Successivamente, fu visto spesso dagli abitanti locali vicino al lago Xingkai.

Una notte, un uomo che vive in riva al lago, nel corso dei suoi studi all’aperto, si trovò di fronte alla perla splendente. L’oggetto aprì la sua porta e una marea di luce intensa, simile ai raggi di sole, schizzò fuori di esso. […]

La luce bianco-argento intenso era troppo forte per gli occhi umani; la sua intensità era tale da proiettare ombre di ogni albero in un raggio di dieci chilometri. Lo spettacolo era simile al sorgere del Sole. Poi, tutto ad un tratto, l’oggetto è decollato a una velocità tremenda, per poi scendere nel lago come il Sole che tramonta.

Dopo che la perla fece la sua comparsa nella città di Fanliang a Yangzhou, gli abitanti locali, che l’avevano vista di frequente, costruirono un padiglione sul ciglio della strada, chiamandolo “Il Padiglione della Perla”. Molti curiosi venivano da lontano in barca, in attesa di poter vedere la perla imprevedibile.

Come abbiamo potuto leggere, questa è una testimonianza chiara e semplice di un avvistamento UFO che sembra non lasciare spazio ad alcun dubbio!

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 26: Göbekli Tepe, il tempio che riscrive la storia

SCOPERTA 26: Göbekli Tepe, il tempio che riscrive la storia

Un sito archeologico che fin dalla sua scoperta, nel 1963, e dai primi scavi negli anni 90, sta sconcertando gli archeologi di tutto il mondo. Stiamo parlando di Göbekli Tepe, il tempio che non dovrebbe esistere.

Göbekli Tepe è situato all’estremo sud della Turchia, presso il confine con la Siria. Il complesso risale a circa sette millenni prima della Grande Piramide di Giza, Inoltre è il più antico esempio noto di architettura monumentale. Il sito è un santuario monumentale megalitico, costituito da una collina artificiale delimitata da muri in pietra grezza. E’ delimitato da enormi pilastri di calcare pesanti oltre 10 tonnellate, finemente scolpiti con bassorilievi raffiguranti gazzelle, serpenti, volpi, scorpioni, cinghiali selvatici e molti altri animali. Tutt’oggi gli archeologi stanno continuando a scavare e a discutere sul suo significato, l’unica certezza è che intorno all’8.000 a.C. il sito venne deliberatamente abbandonato e seppellito.

Göbekli Tepe e altri siti che si stanno rinvenendo in quella zona, stanno cambiando le nostre idee sulla storia dell’uomo in quanto questi templi non dovrebbero esistere. Infatti la datazione al radiocarbonio mostra che il complesso è di almeno 12.000, forse anche 13.000 anni fa, un tempo che precede la vita sedentaria dell’uomo, la ceramica, la scrittura. Un tempo che precede qualsiasi cosa!

Come poterono gli uomini delle caverne costruire qualcosa di così ambizioso? La scoperta più interessante riguarda le circa 40 pietre a forma di T, alte fino a cinque metri e mezzo. Si ipotizza che questi blocchi di calcare furono trasportati da una cava vicina, ma il fatto sconcertante è che le popolazioni dell’epoca non conoscevano né la ruota né avevano ancora addomesticato le bestie da soma. Inoltre, indagini geomagnetiche hanno indicato la presenza di altre 250 pietre ancora sepolte nel terreno. Le popolazioni dell’Età della Pietra hanno veramente eretto Göbekli Tepe? Questo cambierebbe radicalmente la nostra visione del mondo, perché mostra che la vita delle antiche popolazioni, in questa regione della Turchia, era di gran lunga più progredita di quanto si sia mai concepito.

La particolare disposizione del complesso, inoltre, ricorda la disposizione delle principali stelle della costellazione delle Pleiadi. Sono molti i siti archeologici nel mondo che sembrano uniti nell’omaggiare queste stelle.

Infine, intorno all’8.000 a.C., il sito fu deliberatamente e sistematicamente sepolto sotto migliaia di tonnellate di terra insieme a tutte le sue meravigliose sculture di pietra, creando le colline artificiali scoperte negli anni 60. Il motivo che spinse gli antichi a seppellire per sempre il tempio di Göbekli Tepe rimane tutt’oggi un mistero.

Ancora una volta siamo davanti ad un esempio che va contro quello che leggiamo nei libri di storia.

 
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Pubblicato da su 5 agosto 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 25: Esiste una porta spazio-temporale in Antartide?

SCOPERTA 25: Esiste una porta spazio-temporale in Antartide?

Per stare in tema con il nostro ultimo caso, oggi vi parleremo dell’Antartide che sembra celare qualcosa che va oltre l’immaginazione umana.

E’ il continente più gelido, remoto e inospitale della Terra, con temperature che toccano anche i -80°C. Tante sono le speculazioni su ciò che potrebbe celarsi sotto la spessa coltre di ghiaccio che avvolge il 95 per cento del suo territorio e che raggiunge una profondità media di oltre 2 chilometri. Proprio in Antartide più di 4 mila scienziati, di 46 paesi del mondo, conducono da oltre cinquant’anni le ricerche più impensabili e sempre in questo luogo avvengono strani e incredibili fenomeni scientifici, alcuni dei quali sono ancora inspiegabili, proprio come quello avvenuto poco tempo fa…

Maggio 2013. Alcuni studiosi stavano lavorando a un comune progetto di climatologia quando hanno assistito a un evento incredibilmente stupefacente: un insolito vortice, stazionava in quota senza mai muoversi di un solo centimetro, nonostante le elevate raffiche di vento. All’inizio si era pensato a una tempesta polare ma, la staticità del mulinello e l’inconsueta nebbia che lo avvolgeva, hanno spinto i ricercatori a indagare sul fenomeno. Dunque, gli uomini hanno allestito un pallone meteo legato a un argano, completo di una radio sonda per il rilievo delle proprietà fisiche quali temperatura, umidità, pressione e velocità del vento. Era presente anche un cronometro scientifico per la registrazione dei tempi di lettura. L’oggetto è stato poi rilasciato e fatto risucchiare all’interno del vortice per il tempo strettamente necessario alle misurazioni.

Dopo alcuni minuti gli studiosi si trovarono di fronte ad un risultato a dir poco inquietante: il cronometro segnava la data del 27 gennaio 1965 e tutti i dati calcolati indicavano valori incompatibili con le normali caratteristiche di una tromba d’aria. La cosa straordinadia è che non si trattò di un evento isolato in quanto è stato ripetuto più volte e sempre con gli stessi risultati. Fu un evento talmente straordinario che venne segnalato ai servizi segreti militari e alla Casa Bianca.

Le prime indiscrezioni trapelate furono sensazionali: pare infatti che si tratti di una porta spazio-temporale. Questa scoperta ha fin da subito alimentato la curiosità di ufologi e sostenitori delle teorie del complotto, secondo i quali i militari americani stiano nascondendo il rinvenimento di un UFO o una grande apparecchiatura tecnologicamente avanzata mai vista prima, forse appartenuta alla civiltà perduta di Atlantide che da recenti scoperte pare proprio che popolasse l’Antartide. Ad avvalorare questa ipotesi il fatto che gli scavi siano iniziati in segreto e con una certa celerità.

Per ora le autorità statunitensi negano qualsiasi scoperta archeologica a quelle latitudini e a noi non ci resta che sognare.

 
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Pubblicato da su 29 luglio 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 24: Autocombustione umana spontanea, tra scoperte e bizzarre teorie

SCOPERTA 24: Autocombustione umana spontanea, tra scoperte e bizzarre teorie

L’argomento di cui stiamo per parlare è oggetto di numerose teorie e studi ma ancora non sono stati raggiunti risultati soddisfacenti. È un fenomeno naturale per il quale, in determinate circostanze, un corpo umano prenderebbe fuoco bruciando senza fonti esterne di innesco, stiamo parlando della combustione spontanea umana.

Come è possibile che il corpo umano possa incendiarsi dall’interno e ridursi in cenere nel giro di pochi istanti lasciando intatti solo gli arti inferiori? Inoltre, il fatto curioso è che le vittime non avvertirebbero dolore durante l’autocombustione. Ad oggi non esiste nessuna spiegazione scientifica o logica soddisfacente. Nei rarissimi casi di cui si ha documentazione, nei luoghi in cui avvengono queste autocombustioni non vi sono danni ingenti ai locali, ma solo le vittime e la zona che li circonda è danneggiata dall’incendio.

Come abbiamo detto i casi di autocombustione umana sono rarissimi, il meglio documentato è quello della signora Mary Hardy Reeser. Questa signora, nel giorno del suo decesso, decise di prendere del sonnifero ed andare a dormire presto. Alle 8 del mattino seguente la padrona di casa, la signora Carpenter, ricevette un telegramma per la signora Reeser e andò a consegnarglielo di persona, ma la signora Reeser non rispose ai ripetuti richiami della padrona di casa la quale, preoccupata, chiese aiuto per aprire la porta di ingresso. Una volta all’interno dell’appartamento un ondata di caldo avvolse i soccorritori, ma non era presente nessun segno evidente d’incendio a parte una trave bruciacchiata, non passò molto quando vennero travolti da una visione orripilante: sul pavimento si trovavano i resti della povera signora Reeser di cui rimaneva solo un piede intatto con una pantofola, il teschio carbonizzato ed un mucchio di cenere in cui si potevano notare alcuni organi interni e la spina dorsale della sventurata. Il rapporto finale di questa tragica storia fu che la signora si era addormentata con la sigaretta accesa e la vestaglia aveva preso fuoco. Nonostante questa spiegazione però, per molte persone questo rimane un caso di autocombustione umana.

Ecco una lista di teorie avanzate nel tempo per spiegare questo tragico fenomeno:

  • EFFETTO STOPPINO

L’incendio verrebbe alimentato dai grassi che compongono il corpo umano il quale si scioglierebbero impregnando i vestiti, permettendo al corpo della vittima di continuare a bruciare. Questa teoria darebbe una spiegazione al fatto che gli arti inferiori e superiori delle vittime raramente bruciano poiché vi sono meno tessuti adiposi. L’unico difetto riguarda le ossa dato che non possono bruciare così velocemente e polverizzarsi come nel caso della signora Reeser.

  • ALCOL

Numerosi casi di si sono verificati dopo feste o dopo che le vittime avevano ingerito sostanze alcoliche in quantità elevate, dunque una presenza più alta di alcool nel sangue potrebbe generare una reazione chimica all’interno dell’organismo causando l’autocombustione della vittima.

  • FARMACI

L’assunzione di farmaci potrebbe avere lo stesso effetto dell’alcol nel corpo umano.

  • REAZIONE CHIMICA A LIVELLO CELLULARE

Secondo questa teoria avanzata dal professor John Heymer, una reazione chimica all’interno dei mitocondri tra idrogeno e ossigeno provocherebbe a livello cellulare una sorta di esplosione interna al mitocondrio stesso il quale si incendierebbe e a sua volta incendierebbe le altre cellule vicine in una reazione a catena.

  • FULMINI GLOBULARI

È la teoria più controversa e suggerisce che i fulmini globulari potrebbero penetrare all’interno di una stanza, colpire la vittima e causare l’incendio. Una teoria di certo molto azzardata dato che anche il fenomeno dei fulmini globulari è poco compreso ancora oggi.

 

 

 
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Pubblicato da su 23 luglio 2014 in Scoperte & Teorie

 

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SCOPERTA 23: Nuove e affascinanti teorie sul fenomeno del Déjà vu

SCOPERTA 23: Nuove e affascinanti teorie sul fenomeno del Déjà vu

Un fenomeno psichico che consiste nella sensazione errata di aver vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando, stiamo parlando del déjà vu. Ma che cos’è esattamente questo fenomeno? Nessuno ancora lo sa con certezza, ma alcuni ricercatori propongono nuove e intriganti teorie.

Chi di noi non si è mai trovato in un certo luogo dicendo: “Questa situazione l’ho già vissuta”, senza però ricordare né quando né dove? Per spiegare cosa generi questa particolare condizione della nostra percezione, in passato è stato provato di tutto, dai fenomeni paranormali ai disturbi neurologici. Perfino nel film Matrix è stato spiegato il déjà vu come un “errore del programma”.

Negli ultimi anni, è cresciuto l’interesse degli scienziati per questo singolare fenomeno, facendo emergere una serie di interessanti teorie sull’origine del déjà vu, stabilendo che non si tratta semplicemente di un problema tecnico nel sistema mnemonico del nostro cervello, ma di qualcosa di più profondo. La spiegazione più razionale è quella che suggeriscono gli psicologi, ossia che il déjà vu potrebbe verificarsi quando gli aspetti emotivi e cognitivi di una certa situazione sono simili a quelli di episodi già vissuti in precedenza. Tutte le informazioni accumulate nel corso della nostra esistenza, potrebbero generare quella particolare sensazione di familiarità tipica del déjà vu. Ma alcuni ricercatori si spingono ben oltre formulando teorie molto controverse.

Il fisico teorico Michio Kaku, conosciuto dalla maggior parte delle persone per le sue teorie che certamente sconfinano la fisica tradizionale, ha proposto un’interessante connessione tra il fenomeno del déjà vu e l’esistenza degli universi paralleli. La teoria degli universi paralleli ha preso piede con la teoria delle stringhe secondo la quale, oltre le 4 dimensioni conosciute, esisterebbero altre 6 dimensioni spaziali extra. Queste dimensioni potrebbero avere migliaia di forme diverse possibili, ognuna teoricamente corrispondente ad un universo con le proprie leggi fisiche.

Secondo il dott. Kaku, la fisica quantistica afferma che c’è la possibilità che il déjà vu sia causato dalla nostra capacità di saltare da un universo all’altro poiché. secondo la teoria del multiverso, esisterebbe un numero infinito di realtà parallele che convivono con noi “nella stessa stanza”. Il nostro cervello sarebbe “sintonizzato” sulla frequenza che corrisponde alla nostra realtà, ma ci sono un numero infinito di realtà parallele che esistono attorno a noi “trasmesse” ad una frequenza differente dalla nostra con le quali noi non potremmo sintonizzarci (come una radio che è sintonizzata su una frequenza e può cambiarla).

Una teoria che espande in modo molto affascinante il nostro concetto di realtà.

 

 
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Pubblicato da su 18 luglio 2014 in Scoperte & Teorie

 

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