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Archivi categoria: Luoghi inspiegabili e inquietanti

Clinton Road – La strada più terrificante d’America

Clinton Road – La strada più terrificante d’America

Partendo dalla Route 23, vicino a Newfoundland e percorrendo quindici chilometri fino al suo terminale settentrionale nella Upper Greenwood Lake area; la Clinton Road potrebbe sembrare un tratto di strada qualsiasi che attraversa la piccola cittadina di West Milford, nel New Jersey nella contea di Passaic. Tuttavia per gli appassionati del paranormale, questo tratto asfaltato è una delle strade più famose d’America, nota per essere un focolaio di attività paranormali, incontri inquietanti e fenomeni inspiegabili.

Una delle storie più interessanti che riguarda Clinton Road, ruota attorno a un pezzo di terra in cui una volta si ergeva un castello. Secondo i registri di West Milford, un certo Richard Cross costruì un castello nel 1905 e visse lì con la sua famiglia. L’intrigante edificio venne parzialmente distrutto da un incendio nel tardo ventesimo secolo e fu rimosso nel 1988. Tutto ciò che ora rimane sono solo le sue fondamenta e alcune rovine. Per anni prima della sua rimozione, il castello era tappa fissa per i più curiosi e ci furono diverse testimonianze di eventi inaspettati e strani che si sono verificati vicino l’edificio. Alcuni di questi eventi senza spiegazione sembravano minare direttamente la salute fisica e mentale delle persone, infatti molta gente, dopo essersi fermata a curiosare, fuggiva in preda a contusioni inspiegabili sui loro corpi oppure veniva colpita da vere e proprie crisi epilettiche. Tutte queste erano persone sane, senza alcun tipo di malattia che poteva ricondurre a quei sintomi… e se a tutto questo aggiungiamo che queste persone erano colpite da visioni inquietanti, questi strani episodi raggiungono quella barriera posta di certo ai confini della realtà. Cominciarono a girare storie sul fatto che il castello fosse infestato dalla famiglia Cross, poi a tutti questi racconti si aggiunge qualcosa di molto più malevolo. Scritti satanici vennero rinvenuti sulle pareti interne del castello in aree ritenute completamente inaccessibili. Ora la costruzione quasi completamente distrutta non si può ovviamente più visitare anche se esistono dei sentieri che portano direttamente alle sue fondamenta, ne esistono altri invece che portano a un sito anch’esso ricco di leggende. Secondo il folklore locale, una struttura in pietra dalla forma conica situata in prossimità di un serbatoio, appena fuori dalla Clinton Road, era una volta un sito dove i druidi eseguivano riti regolari. I druidi non erano altro che una classe sacerdotale al quale competeva l’adempimento di riti di culto comprendenti anche il sacrificio umano. Secondo la leggenda, qualsiasi intruso che osi visitare tale sito nel momento sbagliato, finirà per affrontare conseguenze orribili. Ufficialmente l’area recintata è elencata come una fonderia di acciaio utilizzata durante la guerra rivoluzionaria americana, ma questo non significa che la posizione, anche se probabilmente non la struttura, non sia stata utilizzata anche dai druidi in un più remoto passato.

Trovare un corpo sul lato della strada è di certo qualcosa di misterioso e terribile, ma quando l’autopsia rivela qualcosa di così’ sconcertante che riesce a scioccare i patologi, le cose si trasformano da terribili a qualcosa di peggio! Nel maggio del 1983, un ciclista, mentre stava percorrendo la Clinton Road, fu attirato da un avvoltoio impegnato a mangiare, appollaiato su qualcosa appena fuori il bordo della strada… mano a mano che si avvicinava all’animale, con raccapriccio scoprì che la cosa su cui l’avvoltoio era appollaiato era un corpo umano in stato di decomposizione. L’autopsia sul cadavere identificò qualcosa di veramente misterioso, dei cristalli di ghiaccio vicino al cuore e nei vasi sanguigni indicando che il corpo era stato congelato dopo la morte, a quel punto divenne evidente che l’uomo era stato vittima di qualcosa di terribile, vittima di un omicidio! L’inusuale natura di questo caso catturò l’attenzione dei federali e dopo anni di indagini, un membro della mafia Richard Kuklinski venne identificato come un sospetto e arrestato per l’omicidio nel 1986. Dopo essere stato messo sotto torchio, Kuklinski ammise di essere stato effettivamente lui l’artefice dell’omicidio e di essere responsabile di circa altri 200 casi simili. Come risultato, il mafioso si guadagnò il soprannome di “The Iceman” e con tutta l’attività paranormale riportata lungo Clinton Road, non sorprenderebbe scoprire che molte delle vittime di Kuklinski stiano ora infestando l’area in cui i loro corpi sono stati scaricati.

Se questi fatti vi sembrano già inquietanti, sono solo alcune delle strane storie che circondano Clinton Road, esistono infatti particolari punti di questa strada che sembrano più infestati di altri come la Dead Man’s Curve, traducibile come “La curva dell’uomo morto”, un ponte che secondo quanto riferito è la casa del fantasma di un ragazzo annegato nel fiume sottostante dopo essere caduto dal ponte. La leggenda dice che per trovare il fantasma che spesso frequenterebbe il ponte, bisogna lasciare un’offerta di un quarto di dollaro posta sulla linea gialla in mezzo alla strada a mezzanotte. Se questo procedimento viene fatto correttamente, apparirà lo spirito del ragazzo, ma attenzione… ci sono storie che molte altre persone sarebbero cadute da quel ponte, forse spinte da qualcuno… o da qualcosa… e a proposito di fantasmi, uno degli eventi insoliti più comunemente segnalati su Clinton Road è la comparsa improvvisa di camion fantasma o di altri veicoli di grosse dimensioni. I testimoni che affermano di aver vissuto tale esperienza, descrivono un grande camion nero ma, più spesso, il mezzo non viene nemmeno avvistato vedendo solamente dei fari accesi che galleggiano nell’oscurità per poi svanire nel nulla dopo aver inseguito gli automobilisti. A questo punto ci si chiede se quelle povere anime che in precedenza perirono su Clinton Road non stanno ora cercando di avvertire gli altri di allontanarsi dalla zona.

Dopo avvistamenti di fantasmi, strane luci e cadaveri… lungo quei quindici interminabili chilometri di Clinton Road, sono stati identificati anche strani animali e i cosiddetti criptidi, come l’hellhound, ossia cani diabolici facenti parte del folklore. Questi criptidi verrebbero avvistati soprattutto durante la notte provocando molto spesso paura e talvolta anche grossi incidenti, tuttavia ci sono dibattuti se queste creature siano veramente soprannaturali o semplicemente il risultato della chiusura di una riserva animale locale avvenuta 40 anni prima, in ogni caso la loro presenza rende Clinton Road molto pericolosa soprattutto nelle ore notturne, tuttavia secondo i fondatori della Weird NJ, una guida turistica con tutti i posti più misteriosi e strani del New Jersey, c’è molto più da temere sulla Clinton Road che di qualche apparizione di strani animali. Ci sono voci che un gruppo di indigeni cannibali vivano in quella zona in cerca di nuove vittime di cui nutrirsi. Secondo la leggenda, chiunque sosti lungo quella strada maledetta ed esca dal proprio veicolo, c’è la seria possibilità che venga assalito da questo gruppo per essere divorato. Anche se è difficile credere che a soli 90 minuti di strada dalla città di New York possa esistere una realtà del genere, si sono verificati effettivamente alcuni casi di sparizione lungo la Clinton Road… sono stati trovati veicoli senza i loro proprietari.

Etichettata come “La strada più spaventosa d’America”, Clinton Road è di certo estremamente suggestiva perché ogni persona che la visita avrà un’esperienza diversa, tuttavia tenendo conto del numero totale di rapporti paranormali e di altre stranezze, sembra giusto portare rispetto a Clinton Road perché non si sa mai cosa potresti trovare se ti troverai un giorno a doverla percorrere…

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Plum Island – L’isola dei mostri

Plum Island – L’isola dei mostri

Nelle scure acque che circondano Long Island, esiste un luogo attorniato da un alone di mistero conosciuto come Plum Island. A circa quindici chilometri a sud dalla costa del Connecticut, questo piccolo pezzo di terra è stato a lungo al centro di storie controverse che vedono come protagoniste ricerche top-secret su armi batteriologiche. Ufficialmente l’isola ospita il Plum Island Animal Disease Center of New York con il fine di condurre ricerche sugli agenti patogeni animali così da poter elaborare terapie efficaci, tuttavia alcuni ricercatori stanno cominciando a scoprire nuovi sorprendenti fatti su questo posto che forse nasconde qualcosa di ben più profondo e inquietante. Degli insider ed ex-dipendenti si sono fatti avanti per raccontare storie scioccanti: dalle violazioni di sicurezza nei laboratori batteriologici, alle malattie sfuggite di mano e alle potenziali epidemie di massa. Che sia questa la vera e sconvolgente storia di Plum Island che il governo statunitense sta cercando di tenere all’oscuro?

Le origini di Plum Island giacciono sotto fitti strati di segretezza. Recenti indagini hanno rivelato il fatto che negli anni ‘50 il laboratorio che sorgeva sull’isola era gestito da uno scienziato tedesco di nome Erich Traub, emigrato in America dopo la fine della seconda guerra mondiale. Traub, quando operava nel Terzo Reich, era specializzato nella ricerca di virus e vaccini e venne reclutato dagli americani con il fine di evitare che le sue conoscenze finissero nelle mani dell’Unione Sovietica. Lui e altri numerosi scienziati tedeschi vennero reclutati dal Governo Americano e questo fu nient’altro che un progetto noto con il nome di Operation Paperclip. L’allora presidente Truman approvò tale progetto a patto che gli scienziati non fossero stati membri del partito nazista. In molti casi però il servizio creato appositamente per gestire l’operazione, modificò i curriculum degli scienziati per permetterne il reclutamento. Le nuove identità degli scienziati venivano allegate ai fascicoli con delle graffette, da cui il nome dell’operazione. Traub si era specializzato in insetti che trasportano malattie, in particolare la zecca. Questi insetti sono spesso portati in alto dagli uccelli e possono quindi diffondersi molto rapidamente, inoltre sono geneticamente molto simili alle zanzare e possono infettare qualsiasi animale con cui entrano in contatto. Moltiplicando questo per milioni di zecche e zanzare, questi insetti diventano in tutto e per tutto un esercito perfetto per uno sterminio di massa.

Nel corso degli anni, Traub sperimentò regolarmente l’iniezione di agenti patogeni negli insetti e queste ricerche vennero anche autorizzate nel 1952 dal Joint Chiefs of Staff, l’organo che riunisce i capi di stato maggiore di ciascun ramo delle forze armate statunitensi. Tutti i documenti vennero semplicemente etichettati come “Ricerca sulle zecche” ma c’è chi parla di test per guerre batteriologiche su scala globale con tanto di risultati forniti direttamente al segretario della difesa. A metà degli anni ‘70, una misteriosa malattia scoppiò nella zona intorno alla cittadina di Lyme, nel Connecticut. Questa sindrome gravemente debilitante è stata rinominata in Malattia di Lyme e si manifestò con un misterioso aumento dei casi di artrite, soprattutto infantile. Inizialmente i medici furono sconcertati perché la malattia era raggruppata esclusivamente intorno a Lyme. Oggi diverse autorità mediche si domandano se la malattia non sia in parte psicosomatica, ma il numero delle vittime sembra non confermare questa ipotesi. Un’altra domanda ben più inquietante è se per caso Plum Island centri qualcosa visto che si trova veramente a pochi chilometri dalla cittadina di Lyme. Questo inquietante collegamento forse è confermato da un fatto sconcertante: quando la malattia iniziò a diffondersi, le ricerche si intensificarono e si scoprì che l’origine fu il batterio Borrelia Burgdorferi trasportato esclusivamente dalla zecca. Incredibilmente si trovarono tracce di questo batterio in campioni di insetti conservati in un laboratorio su Shelter Island, a pochi chilometri da Plum Island, tutti datati tra gli anni ‘40 e ‘50, proprio il periodo in cui Erich Traub stava infettando le zecche.

Molti anni dopo Karl Grossman, un giornalista televisivo locale, investigò personalmente sulla causa di questa epidemia e scoprì che più di 140 specie di uccelli frequentavano e nidificavano su Plum Island. Il sospetto allora ricadde su un particolare edificio dell’isola, l’edificio 257, una misteriosa e presumibilmente super-sicura costruzione. Un operaio di manutenzione sull’isola chiamato James McKoy ripetutamente si lamentava di una sicurezza scadente in questo edificio e raccontò una notizia scioccante: “Un freddo giorno di dicembre del 2002 la potenza dei generatori nei laboratori dell’edificio venne meno e i generatori di emergenza non furono in grado di reggere il carico. Per quattro ore i lavoratori hanno cercato di sigillare le porte dell’edificio 257 con un nastro adesivo che purtroppo non è in grado di arginare particelle microscopiche”. Sei anni dopo l’incidente, il 12 luglio 2008, sulla spiaggia di Ditch Plains, vicino al quartiere degli affari di Montauk, New York, viene rinvenuta una creatura mostruosa. Le immagini del corpo esanime balzano in poco tempo nelle principali reti mediatiche statunitensi e d’oltremare, nonché anche in rete e non passò molto tempo prima che venne soprannominato in Montauk Monster. La creatura, un quadrupede dalle dimensioni incerte, era morta quando fu scoperta e qualcuno indicò subito Plum Island come luogo di provenienza a causa delle correnti e della vicinanza alla terraferma. La paleozoologa Darren Naish studiò la fotografia e ne concluse che dalla dentatura visibile e dalle zampe anteriori, la creatura potrebbe essere stata un procione. Questo fu anche il parere di altri studiosi anche se molti sostengono che è impossibile esserne così sicuri data l’assenza di buona parte della mascella superiore, affermando che la bocca assomigli più a un becco portando a credere che quella creatura fosse una sorta di mostro ibrido, ma non mancò chi liquidò il tutto come una clamorosa bufala. Intanto però, le voci che quella carcassa provenisse da Plum Island si facevano sempre più insistenti e sembravano confermare le misteriose storie che giravano sull’isola.

Un altro fatto curioso è che sempre nel luglio del 2008 Aafia Siddiqui, una neuroscienziata sospettata di essere un membro di Al-Qaeda, venne arrestata in Afghanistan mentre portava con sé una borsa con delle note scritte a mano che si riferivano a un “Incidente casuale di massa” e tra le varie località elencate c’era proprio il laboratorio di Plum Island. Nel febbraio del 2010 è stata condannata per aver tentato di uccidere con un’arma mortale degli agenti dell’FBI che stavano cercando di interrogarla, ma il 2010 fu anche l’anno di un altro agghiacciante ritrovamento. Sulla spiaggia di Plum Island venne rinvenuto un corpo umano in avanzato stato di decomposizione, l’uomo presentava diverse malformazioni in tutto il corpo, tra cui delle dita estremamente lunghe. A questo punto viene naturale porsi una domanda: gli animali sono state le uniche cavie degli esperimenti batteriologici segreti americani o sono stati contagiati anche degli esseri umani?

Per la natura di simili ricerche l’accesso al centro di ricerche e a tutta l’isola è stato a lungo proibito e solo nel 1992 l’isola è stata aperta ai media e alle macabre teorie che circondano Plum Island, se ne sono aggiunte altre che vanno ben oltre il razionale! Sono ben note le ipotesi che vedono coinvolti gli scienziati del Terzo Reich nella costruzione di dispositivi bellici sulla base di U.F.O. catturati o grazie a contatti con extraterrestri. Soprattutto negli anni ‘60 del XX secolo, quando Plum Island e Camp Hero erano al culmine delle loro sinistre sperimentazioni, sono numerosi i rapporti di incontri ravvicinati con esseri alieni dalle sembianze umane. Curiosamente oggi Long Island ospita un impianto H.A.A.R.P. solo a pochi chilometri di distanza da Plum Island e sono stati molto frequenti avvistamenti di grosse sfere volanti in quei luoghi. C’è per caso un filo conduttore che lega tutto? Probabilmente non lo sapremo mai…

 

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Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Ci sono alcuni luoghi in Italia che vengono considerati fra i più macabri sulla terra. Questi luoghi si prestano con facilità a storie di fantasmi e maledizioni, in particolare l’isola di Poveglia è nota in tutto il mondo come uno di quei posti che fanno rabbrividire anche le persone che a maledizioni e fantasmi non credono molto e non c’è da stupirsi perché quest’isola della laguna veneta ha una storia molto cupa, ma soprattutto reale, di pura sofferenza umana.

Poveglia si trova precisamente tra Venezia e il Lido di fronte a Malamocco, lungo il canal Orfano. I suoi primi abitanti risalgono al 421 d.C. in quel periodo fu il rifugio delle popolazioni di Este e Padova che cercavano un riparo dalle invasioni barbariche. Poi ci fu un periodo abbastanza lungo di pace e di prosperità, in generale per tutta la laguna Veneta, fino allo scoppio della guerra di Chioggia nel 1379,  anno in cui Venezia è stata attaccata dalla flotta genovese e gli abitanti di Poveglia sono stati spostati alla Giudecca. L’isola poi è rimasta deserta per molti anni, nel 1645 sono state erette delle fortificazioni ottagonali dal governo veneziano per proteggere gli ingressi alla laguna, quindi nel 1776 Poveglia era diventata un punto principale di controllo per tutte le navi che cercavano di entrare a Venezia.

Se avete visto il nostro video riguardante la peste, sicuramente saprete anche che proprio in quegli anni era scoppiata una delle epidemie più mortali che si siano mai state registrate nella storia dell’uomo e proprio Venezia è stata uno dei fulcri di tale orrore. Infatti nel 1700, in seguito allo scoppio della peste, l’isola di Poveglia è stata usata come un lazzaretto, anzi… praticamente come un cimitero a cielo aperto dove le persone venivano confinate e condotte a morire lontane dalla città di Venezia. Qui, in questi 72.000 metri quadrati di terreno, le persone venivano portate ancora coscienti e sentenziate a morte certa a causa delle infezioni degli altri malati. In pochi giorni la peste li divorava e i loro corpi marcivano nelle strade. I loro ultimi giorni sulla terra erano di dolore e agonia pura mischiata alla follia di un destino inevitabile. Ogni giorno nuovi cadaveri viventi venivano condotti a Poveglia durante gli anni della peste nera per essere bruciati e sepolti in fosse comuni. Spesso non veniva nemmeno fatta una distinzione fra malati terminali e contagiati ai primi stadi, tutti coloro che finivano qui dovevano indifferentemente subire la stessa fine. La testimonianza più incredibile e macabra di questa tragedia si trova ancora a Poveglia o meglio, sotto Poveglia. Proprio come avete capito, nel sottosuolo ancora oggi si trovano diversi strati di cadaveri, si parla di migliaia di corpi appartenenti a coloro che una volta in vita venivano emarginati e detestati e ora non sembrano trovare pace nemmeno da morti.

Per quanto incredibile vi sembri, questo è solo l’inizio, la storia di quest’isola infatti ha vissuto diverse sfumature di follia… letteralmente. Nel 1922, gli edifici deserti di Poveglia furono ricostruiti per poter ospitare, secondo fonti ufficiali, una casa di riposo per gli anziani, ma realtà queste mura ospitavano malati mentali. I pazienti che dovevano essere isolati dal resto della società, proprio come ai tempi della peste, venivano portati qui. La maggior parte delle persone che finivano qui venivano considerati inadatti per un’ospedalizzazione normale e si dice anche che i medici facessero una serie di esperimenti terribili su queste persone perché la loro testimonianza non valeva nulla ed erano sfruttati quali cavie di laboratorio, infatti negli anni 20 i malati mentali venivano sottoposti a cure che oggi vengono definite come vere e proprie torture: elettroshock, bagni di acqua gelata, lobotomie e altre pratiche terribili. Ancora oggi fra questi edifici sono rimasti alcuni oggetti come testimoni immorali di tali atrocità. L’immagine che state osservando in questo momento ne è un esempio. Fra le tante storie che i malati mentali raccontavano ce n’era una abbastanza ricorrente: Molti malati mentali dichiaravano di vedere strane ombre aggirarsi sia dentro che fuori la struttura, ovviamente i medici e le altre persone, diciamo “normali”,  giudicavano queste testimonianze come storie del tutto inventate e il tutto finiva lì senza che la faccenda venisse approfondita. Non si è mai scoperto chi fossero queste persone che vagavano al buio durante la notte.

Dalla seconda metà degli anni 90 l’edificio fu smantellato e stando ai racconti il destino che ebbe il direttore della clinica psichiatrica fu molto macabro: egli fu tormentato dagli spiriti dell’isola a tal punto che impazzì e si suicidò gettandosi dal campanile dell’isola. Secondo la leggenda, un’infermiera che si trovava nei paraggi e fu testimone del suo folle gesto, disse che in realtà l’uomo non morì al momento dell’impatto al suolo, ma venne soffocato da una strana nebbia dopo la caduta. Durante gli anni seguenti Poveglia lentamente venne abbandonata a sé stessa e ora ogni struttura che giace sul suo suolo si trova consumata dall’inesorabile aumento dell’entropia.

Attualmente Poveglia è dichiarata chiusa ai turisti e disabitata, ma ci sono molti esploratori e curiosi di vario genere che arrivano qui da tutto il mondo armati di barchetta, scarponi di sicurezza e coraggio, alla ricerca di quell’ombra che si nasconde fra gli alberi, quel suono in mezzo al nulla, quella sensazione di brivido lungo la schiena che fa accapponare la pelle. Se cercate su internet potete trovare un’infinità di testimonianze di blogger italiani che hanno vissuto questa incredibile esperienza in prima persona e se anche voi cercate il brivido potete recarvi sull’isola, ma vi consigliamo di fare molta attenzione perché le strutture sono davvero pericolanti… in fondo chissà che oltre al brivido non troviate qualcosa di più macabro che non vi lascerà mai più fare sogni tranquilli. Come al solito vi auguriamo buon viaggio…

 

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Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Nei giorni vicini all’ultimo Natale del XIX secolo, su un’isola remota e dimenticata da Dio, tre uomini scomparvero nel nulla. Le leggende locali e la superstizione rivendicano tale isola come luogo ricco di storie connesse con il mondo del soprannaturale. Le isole Flannan sono un piccolo gruppo di sette isole situate a poco più di 100 chilometri a nord-ovest dalla Scozia e fanno parte delle Ebridi Esterne, una serie di isole al largo della costa occidentale della Scozia, separate da quest’ultima dalle Ebridi Interne da uno stretto estremamente burrascoso. Le sette isole prendono il nome da St Flannan, un predicatore irlandese del VII secolo. L’isola più grande del gruppo, Eilean Mor, è la culla di un mistero vecchio di oltre un secolo che riguarda tre uomini, i guardiani del faro situato sull’isola, scomparsi senza lasciare nessuna traccia.

Per secoli Eilean Mor ha avuto una reputazione a dir poco inquietante tra i marinai, sono numerose le leggende che si raccontano su di essa, in particolare tra gli abitanti delle isole vicine. Si narra di un gruppo di “Piccole persone” con poteri magici che abiterebbe Eilean Mor da secoli, per comunicare tra di loro usano uno strano dialetto, sono molto schivi e non si fanno mai vedere dagli esseri umani verso la quale sono molto diffidenti. Altri raccontano che l’isola sia la casa di una particolare razza di volatili giganti e che gli abitanti li utilizzavano per spostarsi tra un atollo all’altro. Sono molti i marinai convinti di aver avvistato questi grossi volatili e quei piccoli esseri, ovviamente oggi si ritiene fosse tutto semplicemente frutto della fantasia di un popolo che ancora credeva in fate, elfi e folletti, ma come mi piace ogni volta ricordare: le leggende hanno sempre un fondo di verità. Quel che di sicuro non è leggenda è che nel 1896 si cominciò a costruire su Eilean Mor un faro che avrebbe dovuto essere il punto di riferimento per gli impavidi che si inoltravano tra le acque impervie del nord della Scozia. I lavori durarono tre anni e il 7 dicembre 1899 il faro cominciò e gettare la sua luce all’orizzonte come un’ancora di salvezza per i marinai. Prima che il faro venisse costruito furono numerose le navi e i vascelli che affondarono, inoltre sull’isola erano presenti solo le rovine di una cappella. Situato sul punto più alto di Eilean Mor, il faro si erge imponente con i suoi ventitré metri d’altezza, con una luce visibile da oltre 30 chilometri di distanza, costruito per resistere ai più temibili venti di burrasca.

Thomas Marshall, James Ducat, Donald MacArthur e Joseph Moore. Questi erano i nomi dei guardiani del faro scelti con estrema attenzione, infatti per compiere quel lavoro erano necessari un forte carattere, nervi saldi, facilità nell’adattarsi in ogni situazione e soprattutto, cosa più importante, una forte resistenza alla solitudine. Ai quattro uomini venne imposto che dovevano esserci sempre tre guardiani a presidiare il faro e i quattro si accordarono per turni di sei settimane. Un anno dopo che il farò entrò in funzione, accadde qualcosa che ancora oggi è considerato un vero e proprio mistero. La luce di quel faro eseguiva un giro completo ogni 30 secondi, ma la notte del 15 dicembre 1900 non fu così. Quella notte il mare era stranamente tranquillo, ma a permeare l’atmosfera di quel velo di paura e mistero c’era una fittissima nebbia. Di passaggio c’era un vascello inglese diretto a Edimburgo che però non venne accolto dalla luce rassicurante del faro di Eilean Mor. Era tutto spento, tuttavia il vascello riuscì comunque a raggiungere la sua meta tre giorni più tardi riferendo la stranezza alle autorità portuali, per qualche ragione però il rapporto non venne consegnato alla Northern Lighthouse Board, l’ente pubblico responsabile di tutti i fari in quelle isole.

Il 26 dicembre arrivò sull’isola una nave di soccorso in ritardo di quasi una settimana a causa delle forti burrasche avvenute nei giorni precedenti, a bordo c’era Joseph Moore pronto per sostituire uno dei suoi colleghi, ignaro però che non li avrebbe mai più visti. Joseph notò fin da subito qualcosa di strano, solitamente loro erano molto impazienti di vedere un compagno tornare per scambiare due parole prima di tornare alla solitudine del loro lavoro, ma quel giorno sulla banchina non c’era nessuno, allora il capitano della nave di soccorso suonò la sirena nella speranza di ricevere qualche risposta, ma il silenzio regnava sovrano. Preoccupato Joseph corse al faro, lo trovò chiuso ma la porta era comunque sbloccata. Si diresse subito in cucina dove trovò solo il nulla più assoluto, tutto era meticolosamente al suo posto, solo una sedia era ribaltata, come se chi vi fosse seduto sopra si fosse alzato repentinamente per correre via. L’orologio era fermo, le lampade ad olio appena riempite e il pasto era stato consumato a metà. Nessun letto era stato sistemato e negli armadietti mancavano solo due impermeabili, il terzo era ancora al suo posto, fatto strano dato che le regole imponevano ai guardiani che ogni volta che uscivano dovevano sempre indossare tutti gli impermeabili. Joseph gridò e gridò a squarciagola il nome dei suoi compagni uno a uno più volte, ma poteva udire solo le onde che s’infrangevano sugli scogli.

A questo punto Joseph e alcuni marinai della nave di soccorso cominciarono ad ispezionare l’intera isola, fortunatamente non era molto grande, ma dei tre guardiani nessuna traccia. Il diario riportava che fino all’ora di pranzo del 15 dicembre, tutto era tornato alla normalità dopo la violenta tempesta dei giorni precedenti, dunque dagli indizi quali il pasto mezzo consumato e i letti ancora da sistemare, si ipotizzò che qualsiasi cosa fosse accaduta doveva essere avvenuta probabilmente quello stesso pomeriggio. Qualche giorno dopo la Northern Lighthouse Board avviò un’indagine. Si scoprì che la zona ovest dell’isola mostrava violenti segni del passaggio di una terribile tempesta. Una cassa era andata completamente distrutta, alcuni tratti delle rotaie che portavano al faro erano stati scardinati dal cemento e un masso di oltre una tonnellata vi si è schiantato in mezzo. Si venne alla conclusione che i tre uomini avessero lasciato insieme il faro trascurando il protocollo di sicurezza per far fronte ai disastri che il maltempo stava procurando, per poi essere investiti da un’onda anomala mentre stavano lavorando che li inghiottì per sempre nell’Oceano Atlantico spezzando in un attimo le loro vite. Questa fu la conclusione ufficiale che tuttavia non convince per due principali motivi: il primo è che secondo recenti studi l’onda che avrebbe dovuto inghiottire i tre uomini sarebbe dovuta essere alta più di 30 metri, fatto assolutamente improbabile. In secondo luogo negli armadietti mancavano solo due impermeabili, vuol dire che il terzo uomo non aveva mai lasciato il faro. Tuttavia nonostante queste incongruenze, la Northern Lighthouse Board accettò questa spiegazione in fretta forse per non gettare troppo fango su se stessa o forse perché aveva trovato qualcosa che non voleva assolutamente divulgare mettendo in pratica una vera e propria opera di insabbiamento.

Come per ogni mistero esistono diverse teorie avanzate nel corso degli anni per cercare di dare una spiegazione a quei punti a cui la spiegazione ufficiale non riesce a dare risposta. In primo luogo venne suggerito che molti degli aspetti dell’intera faccenda furono “sensazionalizzati” dalla stampa con l’avanzare del tempo. Molti concordano con la spiegazione della Northern Lighthouse Board, altri invece avanzano spiegazioni ben più azzardate, come quella che vede protagonista l’omicidio. Uno dei tre uomini durante un momento di follia avrebbe gettato i corpi in mare dei suoi compagni per poi buttarsi tra le quelle stesse onde divorato dai sensi di colpa, ma dalle minuziose ispezioni dell’isola non furono trovate tracce di sangue, inoltre i corpi sarebbero dovuti tornare a riva a causa delle correnti. Altra teoria è quella che ha come protagonista un enorme serpente di mare, giunto sull’isola per divorare i poveri guardiani. Non mancano, ovviamente, teorie molto più fantasiose: dal rapimento alieno ai mostri marini, passando per la leggenda del Fantasma dei Sette Cacciatori, che viaggia fra le isole del piccolo arcipelago in cerca di uomini da reclutare.

Oggi le isole Flannan sono completamente deserte e il faro Eilean Mor è stato totalmente automatizzato a partire dagli anni 70, forse però non sono così deserte, magari gli spiriti dei tre guardiani sono le uniche anime che stanno ancora vagando con l’idea di vegliare sul faro.

 

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Devil’s Kettle – Il misterioso Bollitore del Diavolo

Devil’s Kettle – Il misterioso Bollitore del Diavolo

Sul nostro pianeta ci sono luoghi molto strani e bizzarri, alcuni di essi presentano una morfologia e un aspetto completamente fuori dal normale tanto da sembrare paesaggi degni di libri di fantascienza. Alcuni di questi paesaggi però sono tanto belli e intriganti quanto pericolosi e mortali, si… perché la natura ha un modo tutto suo di avvertirci dei pericoli. Uno dei luoghi più affascinanti del nostro mondo si trova nel Judge C.R. Magney State Park, nello stato del Minnesota, Stati Uniti. Qui in mezzo a quello che sembra un bosco qualsiasi si trova il Devil’s Kettle ovvero il “Bollitore del diavolo”, una cascata unica in tutto il pianeta terra le cui caratteristiche sfidano tutte le leggi della fisica e della logica.

Il fiume Brule prende vita a partire dal Lago Vista e percorre circa 65 km prima di sfociare nel Lago Superior. Durante tutto il suo percorso ci sono una serie di cascate, ma una di esse spicca fra tutte perché si tratta di un vero e proprio mistero senza spiegazione. Proprio così, il Devil’s Kettle è un buco enorme che inghiottisce una di queste cascate, infatti il fiume Brule, a circa 2,4 chilometri prima di arrivare al lago Superior, raggiunge una biforcazione causata da un’enorme riolite, ovvero una roccia vulcanica molto dura, qui il fiume si divide in due; la metà di destra, dopo una caduta di qualche decina di metri, raggiunge il lago Superior, mentre l’altra metà cade nel Devil’s Kettle e la sua fine è un vero e proprio mistero. Nessuno conosce quanto sia profondo questo buco o dove finisce tutta l’acqua che durante anni, decenni e secoli ha ininterrottamente continuato a scorrervi dentro. Per questo motivo il Devil’s Kettle viene considerato come il più grande mistero che tutti i geologi vorrebbero risolvere.

Le persone del luogo hanno buttato dentro questo pozzo senza fondo di tutto e di più sia per curiosità sia per disfarsi di oggetti obsoleti, tanto che considerano questa voragine come un’enorme creatura che divora qualsiasi cosa vi cada dentro. Una delle storie locali più note è che sia stata buttata dentro perfino un’automobile, ma si tratta probabilmente solo di una leggenda anche perché queste cascate sono raggiungibili solo a piedi dato il tortuoso labirinto di fauna e flora del parco. Quello che invece non è una leggenda sono le numerose persone che sono cadute qui dentro e non sono mai state più viste.

Diverse sono le persone scomparse in questa foresta, soprattutto le autorità riferiscono di turisti scomparsi nel nulla. Una delle ipotesi più macabre e purtroppo anche quella più probabile prevede come scenario che le persone che non conoscono queste terre, trovandosi di fronte a quello che sembrerebbe un’affascinante piscina naturale, si tuffano senza troppi pensieri salvo poi rendersi conto che le correnti sono incredibilmente forti e quando ormai è troppo tardi per opporre resistenza, vengono trascinati in fondo nelle profondità ignote della terra, giù nelle sue viscere più mistiche e scure. Ovviamente queste sono persone ufficialmente scomparse, i loro cadaveri non sono mai stati veramente trovati, ma le autorità sanno che questa è una spiegazione più che plausibile a queste scomparse.

Ma dunque dove finisce una metà del fiume Brule? La risposta più ovvia suggerita dalla logica dice che tutta quell’acqua dovrebbe uscire da qualche parte nel Lago Superior, tuttavia non è mai stata dimostrata tale evenienza. Innanzitutto i geologi esperti dicono che la teoria di un fiume che scorre sotto terra, fino ad arrivare da qualche parte nel Lago Superior, è a dir poco inaudita perché per contenere l’incredibile portata del fiume Brule, dovrebbe esistere una grotta sotterranea ampia e profonda, eventualità molto rara che si verifica solo quando ci sono alcuni tipi di rocce cosiddette “morbide” come il calcare. Nel nord del Minnesota invece le rocce che si trovano sono molto dure, sono così dure infatti da resistere all’erosione stessa del fiume in superficie. Le rocce in questa zona sono il basalto e la riolite, come abbiamo detto prima si tratta di rocce molto dure di origine vulcanica, tuttavia esiste l’eventualità che negli strati più profondi queste rocce subiscano un’azione tettonica con così tanta intensità da schiacciare interi strati rocciosi sotterranei, creando un’ambiente molto più permeabile per l’acqua. Anche con tutti questi fattori a favore però sussiste un aspetto importante ovvero che durante le stagioni di pioggia spesso si scatenano temporali violenti in questa zona, addirittura molti alberi vengono abbattuti dalla furia dei venti e finiscono per essere trascinati per diversi chilometri dal fiume e parte di questi detriti finiscono proprio nel Devil’s Kettle, dunque il percorso sotterraneo dovrebbe riempirsi in qualche modo ma non è mai successo in tutta la sua storia, sembra che tutto ciò che attraversa questo buco semplicemente sparisca nel nulla più assoluto, come se si trattasse di un buco nero.

John C. Green, un geologo di fama internazionale, suggerisce che l’ipotesi sostenuta da molti, ossia che milioni di anni fa un tubo di lava potrebbe essersi formato nello strato di basalto sotto terra e ora viene percorso dall’acqua del fiume, non sia possibile perché il tipo di sottosuolo in questa zona del Minnesota non ha formazioni cave di quel genere e poi perché quel tipo di canali di lava si formano solo con alcuni tipi di rocce ma mai con le rioliti che è la roccia più diffusa della zona. Inoltre dalle analisi del sottosuolo non sono mai state riscontrati tali canali. Gli studiosi ormai senza poter più fare ipotesi a riguardo, nel disperato tentativo di scoprire dove si versa tutta quell’acqua fecero negli anni diverse prove. Sono stati lanciati dentro il Devil’s Kettle i più svariati oggetti e liquidi nella speranza di rivederli riemergere da qualche altra parte del parco e così risolvere l’enigma. In questa voragine sono state buttate palline da ping pong, galleggianti di ogni genere, dispositivi con GPS incorporati, liquidi colorati e molto molto altro. Ovviamente tutti tentativi falliti  perché le palline da ping pong non sono mai riemerse e i segnali dei GPS si interrompono dopo pochi minuti.

La parola mistero non è mai stata così tanto appropriata anche perché ancora oggi con tutti i mezzi tecnologici a disposizione e con tutti gli avanzamenti scientifici non si è ancora scoperto dove questa voragine porti. Si sa solo che tutto ciò che vi entra non uscirà mai più.

 
 

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Cerere – Strane luci e fenomeni inspiegabili accadono su questo pianeta

Cerere – Strane luci e fenomeni inspiegabili accadono su questo pianeta

Cerere è uno dei corpi celesti più misteriosi del nostro Sistema Solare. Questo pianeta nano, che presenta 950 km di diametro, è il più grande della fascia principale di asteroidi che si trova fra Giove e Marte e da più di un decennio è diventato un vero e proprio rompicapo per illustri uomini di scienza in tutto il mondo. Venne scoperto nel 1801 dall’astronomo italiano Giuseppe Piazzi, il quale però riuscì a seguirlo solo per un breve periodo di tempo finché non scomparve dietro il nostro satellite naturale. Fu invece Friedrich Gauss a soli 23 anni a predirre esattamente la posizione in cui sarebbe ricomparso il corpo celeste grazie al suo innovativo metodo dei minimi quadrati. Cerere da sempre ha fatto parlare molto di se, infatti inizialmente era considerato come un pianeta poi negli anni fu degradato ad asteroide fino al 2006, anno in cui venne definitivamente categorizzato come pianeta nano.

Il motivo principale per cui Cerere è sempre stato oggetto di dibattito fra gli scienziati è principalmente perché si è sempre ipotizzato che potesse contenere una quantità enorme di acqua congelata sotto la sua superficie. Addirittura secondo alcune stime si deduce che lo strato di ghiaccio raggiunga una profondità di un centinaio di Km dando a Cerere una quantità di acqua pari a 200 milioni di Km cubici. Tutte ipotesi affascinanti e che in fondo portano sempre a quella domanda che ci spinge ad osservare il cielo: siamo da soli nell’universo? C’è vita sugli altri pianeti? Sembrerebbe che Cerere possa risolvere questo quesito ma il problema è che questo pianeta nano impiega 9 ore per compiere un moto di rotazione su se stesso e circa 4,5 anni per compiere un moto di rivoluzione intorno al Sole, perciò sulla sua superficie le temperature massime non superano i -34 gradi centigradi, quindi se esistessero forme di vita su questo pianeta sicuramente sarebbero dei microrganismi congelati. Le luci della ribalta però si accendono più di 2 secoli dopo la sua scoperta, esattamente nel 2003, anno in cui grazie alle osservazioni effettuate da terra e con il telescopio spaziale Hubble, il pianeta Cerere smette definitivamente di essere solo uno dei tanti corpi celesti che destano curiosità e diventa il principale oggetto di attenzione della NASA e di tutti gli astronomi del pianeta Terra.

Hubble aveva fotografato Cerere 267 volte e da queste immagini gli astronomi dedussero che, l’allora considerato asteroide, aveva un corpo quasi rotondo, inoltre presentava altre caratteristiche comuni a tutti i pianeti di tipo terrestre, ma ad attirare l’attenzione ovviamente sono state soprattutto quelle strane luci molto luminose sulla sua superficie. Ricordiamo che il telescopio Hubble si trova ad una distanza di oltre 240 milioni di km da Cerere, eppure quelle macchie bianche erano piuttosto evidenti. Queste immagini sebbene sgranate hanno fatto il giro del mondo tanto che la NASA dovette ammettere a suo tempo: “Le luci che appaiono in ogni immagine del pianeta Cerere sono per ora un mistero.”. Ben presto vennero stanziati nuovi fondi per una delle missioni più importanti mai concepite dalla NASA: La missione Dawn. Tale missione infatti nacque proprio per poter osservare da molto vicino gli asteroidi Vesta e Cerere: due protopianeti diversi fra loro per forme, caratteristiche morfologiche e natura geologica della superficie, ma la peculiarità più importante che li accomuna entrambi è che i due corpi popolavano la fascia di detriti intorno alla nostra stella fin dalle origini del Sistema Solare trovandosi lì da circa 4,5 miliardi di anni. Per questa ragione rappresentano una teca che potrebbe nascondere i segreti sulla storia della vita e del Sistema Solare nonché ospitare forme primordiali di vita.

Dopo il lancio della sonda Dawn tutti si aspettavano nuove immagini del misterioso pianeta nano, più nitide rispetto a quelle di Hubble. Gli scienziati di tutto il mondo non rimasero delusi quando il 19 febbraio 2015 la sonda Dawn scattò queste fotografie mentre si trovava ad una distanza di soli 46 mila Km da Cerere. Proprio così, ancora una volta delle luci molto luminose sulla sua superficie vennero immortalate nelle fotografie. A questo punto non si parlava più di effetti del telescopio o di strani giochi di luci e ombre, anche i più scettici dovettero ammettere che c’era qualcosa di strano e anomalo su Cerere. La NASA anche in questo caso descrisse le fotografie come “Crateri  caratterizzati da macchie luminose che si intravedono sulla superficie del pianeta nano”. Chris Russell, responsabile della missione, disse: “Man mano che ci avviciniamo, capiamo che Cerere ci ha incantati senza svelarci nulla di sé, ci aspettavamo di restare sorpresi, ma non così confusi”. Dichiarazioni che evidenziano quanto siano sorprendenti queste scoperte e alla domanda di quali siano le cause delle strane luci Russell disse: “La vicinanza delle due zone bianche osservate in queste nuove immagini potrebbe essere spiegata da un’origine criovulcanica, al momento sappiamo solo che il materiale riflette solo il 40% della luce che lo colpisce, ma ovviamente sarà necessario avere immagini ad una risoluzione migliore, per essere in grado di fare ipotesi geologiche”.

Altri scienziati invece parlano di depositi di sale, ghiaccio, getti di geyser e altri fattori che potrebbero riflettere la luce solare in questa maniera. Mentre gli scienziati cercano fra gli elementi naturali la soluzione, gli appassionati di UFO ed extraterrestri si focalizzano su altri aspetti cercando la soluzione secondo le più disparate teorie. Ad ogni modo, qualunque sia la spiegazione che viene teorizzata, mano a mano che si avvicina la sonda Dawn alla superficie del corpo celeste sembra che tali ipotesi vengano messe in discussione, difatti nelle fotografie inviate dopo marzo 2015, iniziano a vedersi non più due sole luci bianche sulla sua superficie, ma vengono riprese una serie di altre luci meno luminose ma sempre più evidenti. Gli scienziati però non si sbilanciano ancora anche se l’ipotesi dell’acqua solidificata sotto la sua superficie inizia a prendere più piede anche nelle inchieste fra gli internauti ed esperti accademici. La sonda Dawn calandosi progressivamente a quote più basse è riuscita a fornire nuovi e incredibili dati sul pianeta ma allo stesso tempo ha continuato a sorprendere con immagini incredibili e nuovi misteri. Uno di questi è senz’altro il cratere Occator. Le due aree chiare identificate durante l’avvicinamento si trovano all’interno di questo cratere largo circa 90 km e ovviamente è stata una delle zone più studiate del pianeta. Grazie allo spettrometro GRaND montato a bordo di Dawn, si è riusciti finalmente ad analizzare la composizione chimica delle suddette macchie bianche ottenendo risultati stupefacenti. I dati preliminari ricavati dalla superficie di Occator e su molti altri crateri suggerisce che il materiale presente su tale superficie siano principalmente due sali; il carbonato di sodio presente in concentrazioni molto elevate ed un particolare solfato di magnesio chiamato esaidrite.

Dopo aver visto i dati dello spettrometro, gli scienziati suggeriscono che probabilmente questi sali sono stati generati dopo l’impatto che formò il cratere Occator, infatti tale impatto potrebbe aver portato alla fuoriuscita di antichi depositi di acqua salata presenti al di sotto della sua crosta superficiale e di lì a poco l’acqua sublimò lasciando però sulla superficie del cratere stesso quei sali che un tempo erano contenuti al suo interno. Questo spiegherebbe anche perché la maggior parte delle luci si trovino all’interno dei crateri sparsi sulla superficie di Cerere. Mistero risolto dunque? A quanto pare non del tutto perché ci sono ancora una serie di interrogativi aperti, infatti sui crateri è stato trovato anche del ghiaccio, in particolare in crateri che sono permanentemente in ombra chiamati “trappole a freddo” dove la temperatura rimane sotto i -140 gradi. La NASA si chiede come sia arrivato lì tale ghiaccio deducendo anche che tali regioni non vengono colpite dalla luce solare da almeno 1 miliardo di anni. Un’altro interrogativo ancora più intrigante sono i crateri stessi perché ritenuti troppo piccoli, sembrerebbe quasi che Cerere curasse le ferite lasciate dai grandi impatti dei meteoriti, rigenerando in continuazione la propria superficie, un comportamento alquanto strano e unico fra i pianeti.

Sempre sulla sua superficie però è comparso quella che ancora oggi viene considerato il più grande enigma di questo pianeta. Si tratta di una montagna alta oltre 4.000 metri che si trova in un’area  quasi priva di crateri. La sua natura è oggetto di discussione non soltanto per la forma che ricorda quella di una piramide, ma anche perché non sembra essere stata causata dall’impatto di un meteorite. Picchi del genere si osservano solitamente nel cuore di grandi crateri, invece questa protuberanza si erge da sola in mezzo al nulla. A complicare ancora di più sono le striature biancastre disegnate sulla sua superficie. Molti scienziati si sono già pronunciati su questa immensa struttura geologica e l’hanno battezzata “Ahuna Mons” dicendo che tale fenomeno è stato causato da una fuoriuscita violenta di liquidi, gas e sali dagli strati interni del pianeta, forse originata da un impatto violento avvenuto dall’altra parte di Cerere. Ciò spiegherebbe anche perché sui lati di tale struttura si vedono quelle strisce cristallizzate, simili a quelle dei crateri. Quindi Ahuna Mons sarebbe un criovulcano, ovvero un vulcano di ghiaccio. Insomma sembra che questo piccolo pianeta abbia attirato l’attenzione del mondo grazie alle luci riflettenti sulla sua superficie, ma i veri enigmi li riserva nelle zone più buie, la dove i raggi del sole e della conoscenza cercano di arrivare, ma che potrebbero non giungere mai.

Nel nostro universo ci sono un’infinità di pianeti e misteri. Sotto la superficie di alcuni di essi si trovano strati di diamante puro più grandi del nostro pianeta, altri invece sembrerebbero non riflettere la luce dando loro un aspetto così scuro da essere stati scambiati per buchi neri. Altri pianeti invece pur avendo le dimensioni di Giove, data la loro composizione chimica risultano più leggeri di una palla di gomma. Queste sono solo alcune delle meraviglie che ci circondano e di cui si potrebbe parlare in video futuri… e pensare che l’essere umano si trova solo agli albori della più epica esplorazione mai avvenuta nella storia: l’universo, la cosa più misteriosa dell’esistenza stessa.

 

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Winchester House – Una casa unica al mondo

Winchester House – Una casa unica al mondo

Ci sono case in questo mondo che si dice siano possedute da fantasmi o demoni, altre invece sono state testimoni di crudeli omicidi e di conseguenza sono molte le storie che si raccontano su di loro… ma nel mondo esistono forse due o tre case che trasmettono un brivido non tanto per le storie e le dicerie narrate, ma sono comunque in grado di fare paura a chiunque perché sono incredibili e strane. Esistono case così particolari che una volta entrati, non si hanno garanzie di poterne uscire. Benvenuti alla magione Winchester.

Questa casa, conosciuta come una delle più strane e uniche nel suo genere al mondo, si trova a San Jose in California. Questa magnifica costruzione è stata realizzata grazie alla volontà di Sarah Winchester, forse per cercare di placare il pesante senso di colpa che gravava sulla sua coscienza. Sarah infatti era la moglie di William Wirt Winchester, proprietario della Winchester Repeating Arms Company, uno degli uomini più ricchi del XIX secolo grazie alla commercializzazione del famoso fucile Winchester, il primo fucile a ripetizione completamente affidabile e a buon prezzo. William era l’unico figlio ed erede di Oliver Winchester,  tuttavia nonostante l’incredibile ricchezza, egli non riuscì a giovarne per molto dato che poco tempo dopo aver ereditato l’impero di suo padre, morì per una tubercolosi. Il beffardo destino inoltre si portò via anche l’unica figlia che William e Sarah avessero mai avuto; la piccola Annie Pardee Winchester morì per un marasma infantile, lasciando in questo modo, nel 1881, la vedova Sarah Winchester come unica ereditiera di tutti quei soldi derivanti dalle armi e metà della compagnia.

Sarah aveva tutti i soldi immaginabili di questo mondo, ma a che cosa gli servivano se i suoi amori erano stati portati via per sempre dal destino? Con il cuore totalmente spezzato lei non era in grado di comprare la vita o di far tornare indietro il tempo a quando la sua famiglia era al completo. Molti storici raccontano che la quantità di soldi provenienti dalla vendita di armi ammontasse a circa 1.000 dollari giornalieri che corrispondono a più di 20.000 dollari dei giorni nostri, oltre ai diversi milioni presenti nelle banche. Tale quantità secondo gli esperti, avrebbe fatto impazzire chiunque, soprattutto chi, come Sarah, era una persona scossa e tormentata da un evento così drammatico come la morte dei familiari. Sarah cercando di trovare un senso alla propria esistenza iniziò a frequentare ambienti particolari, molti di essi legati al mondo del paranormale come veggenti e medium. A partire da questo punto la storia si offusca nella leggenda e la versione più diffusa del perché Sarah inizió la costruzione della maestosa residenza Winchester è la seguente.

Un giorno Sarah incontrò una medium, quest’incontro fu voluto da Sarah stessa dato che credeva di essere inseguita da una maledizione. Lei era convinta che tutte le anime delle persone uccise a causa dalle armi Winchester tormentassero la sua famiglia. Secondo lei queste anime avevano fatto ammalare prima sua figlia e poi suo marito, portandoli entrambi via per sempre. La medium confermò la sua teoria e aggiunse anche che Sarah poteva fare qualcosa per poter fermare tutte queste anime in cerca di vendetta, si trattava di uno stratagemma non semplice perché richiedeva uno sforzo economico smisurato per una persona normale, ma dato che lei possedeva metà della compagnia Winchester non vi erano problemi per metterlo in atto. Secondo la medium l’unico modo per poter fermare la maledizione consisteva nel trasferimento di Sarah sulla West Coast e lì iniziare a costruire una casa dove poter intrappolare gli spiriti, inoltre tale casa doveva essere in costante costruzione, quindi Sarah avrebbe dovuto ordinare la costruzione di nuove stanze o in caso contrario la maledizione e gli spiriti l’avrebbero raggiunta.

Un’altra spiegazione sulla motivazione che spinse Sarah a volere questa casa è che l’ereditiera dopo la morte del marito, sconvolta decise di trasferirsi lontano da New Haven, quindi dopo un viaggio coast to coast comprò diversi ettari di territorio in California, lo stato dove le persone decidono di ricominciare una nuova vita e qui diede inizio ad una strana forma di intrattenimento che solo lei poteva permettersi. Qualunque sia la ragione che spinse Sarah in California, la cosa certa è che trascorse il resto dei suoi giorni in quella casa costruendo costantemente nuove stanze.

Per più di 38 anni nella magione Winchester si lavorava 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Una devota, maniacale e ininterrotta ristrutturazione di proporzioni titaniche. Il tutto realizzato senza progettazioni architetturali, ma solo basate sulla volontà e idee giornaliere di Sarah. La particolarità però sono i modi in cui sono state costruite le nuove stanze, molte di esse per potervi entrare hanno passaggi nascosti per non parlare dell’infinità di porte false. In questa casa ci sono cunicoli interni che danno l’idea di un labirinto, scale che non portano da nessuna parte, pareti false, porte e finestre posizionate sul pavimento, porte che portano ad altre porte, stanze con pareti di vetro e molto altro tra cui il particolarissimo ascensore orizzontale utile negli spostamenti, anche se ci sono diverse fermate che portano a luoghi totalmente vuoti. Ecco alcune delle immagini reali della casa.

Molti dicono che il modo migliore per poter descrivere questa incredibile costruzione sia quello di immaginare la paradossale elaborazione grafica di Maurits Cornelis Escher  trasposta nella realtà. La casa ha attraversato diverse fasi nell’arco degli anni. Molte stanze, balconi e finestre sono state abbattute per fare spazio a nuove costruzioni. Con il passare dei giorni, settimane e anni la casa continuava a crescere sempre di più e nel suo massimo la magione Winchester raggiunse ben sette piani di altezza, ma a causa del terremoto che colpì San Francisco nel 1906 l’edificio venne gravemente danneggiato. Ricostruito in parte ora si dispone solo su quattro piani. Il modo assurdo di costruire e ricostruire senza un masterplan, quindi quasi completamente a caso, ha reso l’edificio una delle strutture più improbabili, non solo da replicare, ma persino da immaginare per la mente umana. Nel 1922, all’età di 83 anni, Sarah Winchester morì nella casa. I servi che avevano lavorato per lei dicevano di aver bisogno di una mappa, realizzata praticamente grazie all’esplorazione della struttura stessa, per poter muoversi all’interno. D’altronde la magione Winchester oggi presenta più di 160 camere conosciute e molte altre da scoprire, infatti proprio quest’anno a ottobre è stato scoperto un nuovo attico arredato da numerosi dipinti, un divano vittoriano, un armonium e delle macchine da cucire.

A quanto pare Sarah Winchester durante la sua realizzazione, nonostante non avesse in mente un piano ben definito, aveva pensato ad alcune particolarità, come per esempio l’uso ricorrente del numero 13, infatti le finestre contengono 13 pannelli di vetro, la serra aveva 13 cupole, ci sono 13 sezioni nel pavimento di legno, perfino alcune delle stanze hanno 13 finestre, candelabri con 13 bracci intrecciati e così via. Di certo l’ossessione con questo numero ha contribuito a fomentare la leggenda che la casa sia stregata e nelle stanze vi siano effettivamente racchiusi i fantasmi e anime delle persone uccise dai fucili Winchester. Molte persone che hanno visitato la casa dicono che si possono sentire rumori strani nelle stanze e hanno anche avvertito la sensazione particolare di essere osservati da qualcuno che si trovava alle loro spalle. Altri addirittura raccontano di aver visto il fantasma di Sarah nelle sue stanze preferite, perfino il programma Ghost Adventures gli ha dedicato un servizio, ma a causa di un evento tragico capitato a Zak Bagans non riuscirono a finire l’episodio.

Casa maledetta o meno oggi è riconosciuta come patrimonio storico della California e potete visitarla pagando 40 dollari all’ingresso. Attenzione però perché se vi allontanate dalle zone segnalate sulla mappa potreste perdervi e rimanere intrappolati in essa. Per sempre…

 
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Pubblicato da su 19 dicembre 2016 in Luoghi inspiegabili e inquietanti

 

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