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Archivi categoria: Luoghi inspiegabili e inquietanti

Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Ci sono alcuni luoghi in Italia che vengono considerati fra i più macabri sulla terra. Questi luoghi si prestano con facilità a storie di fantasmi e maledizioni, in particolare l’isola di Poveglia è nota in tutto il mondo come uno di quei posti che fanno rabbrividire anche le persone che a maledizioni e fantasmi non credono molto e non c’è da stupirsi perché quest’isola della laguna veneta ha una storia molto cupa, ma soprattutto reale, di pura sofferenza umana.

Poveglia si trova precisamente tra Venezia e il Lido di fronte a Malamocco, lungo il canal Orfano. I suoi primi abitanti risalgono al 421 d.C. in quel periodo fu il rifugio delle popolazioni di Este e Padova che cercavano un riparo dalle invasioni barbariche. Poi ci fu un periodo abbastanza lungo di pace e di prosperità, in generale per tutta la laguna Veneta, fino allo scoppio della guerra di Chioggia nel 1379,  anno in cui Venezia è stata attaccata dalla flotta genovese e gli abitanti di Poveglia sono stati spostati alla Giudecca. L’isola poi è rimasta deserta per molti anni, nel 1645 sono state erette delle fortificazioni ottagonali dal governo veneziano per proteggere gli ingressi alla laguna, quindi nel 1776 Poveglia era diventata un punto principale di controllo per tutte le navi che cercavano di entrare a Venezia.

Se avete visto il nostro video riguardante la peste, sicuramente saprete anche che proprio in quegli anni era scoppiata una delle epidemie più mortali che si siano mai state registrate nella storia dell’uomo e proprio Venezia è stata uno dei fulcri di tale orrore. Infatti nel 1700, in seguito allo scoppio della peste, l’isola di Poveglia è stata usata come un lazzaretto, anzi… praticamente come un cimitero a cielo aperto dove le persone venivano confinate e condotte a morire lontane dalla città di Venezia. Qui, in questi 72.000 metri quadrati di terreno, le persone venivano portate ancora coscienti e sentenziate a morte certa a causa delle infezioni degli altri malati. In pochi giorni la peste li divorava e i loro corpi marcivano nelle strade. I loro ultimi giorni sulla terra erano di dolore e agonia pura mischiata alla follia di un destino inevitabile. Ogni giorno nuovi cadaveri viventi venivano condotti a Poveglia durante gli anni della peste nera per essere bruciati e sepolti in fosse comuni. Spesso non veniva nemmeno fatta una distinzione fra malati terminali e contagiati ai primi stadi, tutti coloro che finivano qui dovevano indifferentemente subire la stessa fine. La testimonianza più incredibile e macabra di questa tragedia si trova ancora a Poveglia o meglio, sotto Poveglia. Proprio come avete capito, nel sottosuolo ancora oggi si trovano diversi strati di cadaveri, si parla di migliaia di corpi appartenenti a coloro che una volta in vita venivano emarginati e detestati e ora non sembrano trovare pace nemmeno da morti.

Per quanto incredibile vi sembri, questo è solo l’inizio, la storia di quest’isola infatti ha vissuto diverse sfumature di follia… letteralmente. Nel 1922, gli edifici deserti di Poveglia furono ricostruiti per poter ospitare, secondo fonti ufficiali, una casa di riposo per gli anziani, ma realtà queste mura ospitavano malati mentali. I pazienti che dovevano essere isolati dal resto della società, proprio come ai tempi della peste, venivano portati qui. La maggior parte delle persone che finivano qui venivano considerati inadatti per un’ospedalizzazione normale e si dice anche che i medici facessero una serie di esperimenti terribili su queste persone perché la loro testimonianza non valeva nulla ed erano sfruttati quali cavie di laboratorio, infatti negli anni 20 i malati mentali venivano sottoposti a cure che oggi vengono definite come vere e proprie torture: elettroshock, bagni di acqua gelata, lobotomie e altre pratiche terribili. Ancora oggi fra questi edifici sono rimasti alcuni oggetti come testimoni immorali di tali atrocità. L’immagine che state osservando in questo momento ne è un esempio. Fra le tante storie che i malati mentali raccontavano ce n’era una abbastanza ricorrente: Molti malati mentali dichiaravano di vedere strane ombre aggirarsi sia dentro che fuori la struttura, ovviamente i medici e le altre persone, diciamo “normali”,  giudicavano queste testimonianze come storie del tutto inventate e il tutto finiva lì senza che la faccenda venisse approfondita. Non si è mai scoperto chi fossero queste persone che vagavano al buio durante la notte.

Dalla seconda metà degli anni 90 l’edificio fu smantellato e stando ai racconti il destino che ebbe il direttore della clinica psichiatrica fu molto macabro: egli fu tormentato dagli spiriti dell’isola a tal punto che impazzì e si suicidò gettandosi dal campanile dell’isola. Secondo la leggenda, un’infermiera che si trovava nei paraggi e fu testimone del suo folle gesto, disse che in realtà l’uomo non morì al momento dell’impatto al suolo, ma venne soffocato da una strana nebbia dopo la caduta. Durante gli anni seguenti Poveglia lentamente venne abbandonata a sé stessa e ora ogni struttura che giace sul suo suolo si trova consumata dall’inesorabile aumento dell’entropia.

Attualmente Poveglia è dichiarata chiusa ai turisti e disabitata, ma ci sono molti esploratori e curiosi di vario genere che arrivano qui da tutto il mondo armati di barchetta, scarponi di sicurezza e coraggio, alla ricerca di quell’ombra che si nasconde fra gli alberi, quel suono in mezzo al nulla, quella sensazione di brivido lungo la schiena che fa accapponare la pelle. Se cercate su internet potete trovare un’infinità di testimonianze di blogger italiani che hanno vissuto questa incredibile esperienza in prima persona e se anche voi cercate il brivido potete recarvi sull’isola, ma vi consigliamo di fare molta attenzione perché le strutture sono davvero pericolanti… in fondo chissà che oltre al brivido non troviate qualcosa di più macabro che non vi lascerà mai più fare sogni tranquilli. Come al solito vi auguriamo buon viaggio…

 

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Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Isole Flannan – I guardiani del faro scomparsi nel nulla

Nei giorni vicini all’ultimo Natale del XIX secolo, su un’isola remota e dimenticata da Dio, tre uomini scomparvero nel nulla. Le leggende locali e la superstizione rivendicano tale isola come luogo ricco di storie connesse con il mondo del soprannaturale. Le isole Flannan sono un piccolo gruppo di sette isole situate a poco più di 100 chilometri a nord-ovest dalla Scozia e fanno parte delle Ebridi Esterne, una serie di isole al largo della costa occidentale della Scozia, separate da quest’ultima dalle Ebridi Interne da uno stretto estremamente burrascoso. Le sette isole prendono il nome da St Flannan, un predicatore irlandese del VII secolo. L’isola più grande del gruppo, Eilean Mor, è la culla di un mistero vecchio di oltre un secolo che riguarda tre uomini, i guardiani del faro situato sull’isola, scomparsi senza lasciare nessuna traccia.

Per secoli Eilean Mor ha avuto una reputazione a dir poco inquietante tra i marinai, sono numerose le leggende che si raccontano su di essa, in particolare tra gli abitanti delle isole vicine. Si narra di un gruppo di “Piccole persone” con poteri magici che abiterebbe Eilean Mor da secoli, per comunicare tra di loro usano uno strano dialetto, sono molto schivi e non si fanno mai vedere dagli esseri umani verso la quale sono molto diffidenti. Altri raccontano che l’isola sia la casa di una particolare razza di volatili giganti e che gli abitanti li utilizzavano per spostarsi tra un atollo all’altro. Sono molti i marinai convinti di aver avvistato questi grossi volatili e quei piccoli esseri, ovviamente oggi si ritiene fosse tutto semplicemente frutto della fantasia di un popolo che ancora credeva in fate, elfi e folletti, ma come mi piace ogni volta ricordare: le leggende hanno sempre un fondo di verità. Quel che di sicuro non è leggenda è che nel 1896 si cominciò a costruire su Eilean Mor un faro che avrebbe dovuto essere il punto di riferimento per gli impavidi che si inoltravano tra le acque impervie del nord della Scozia. I lavori durarono tre anni e il 7 dicembre 1899 il faro cominciò e gettare la sua luce all’orizzonte come un’ancora di salvezza per i marinai. Prima che il faro venisse costruito furono numerose le navi e i vascelli che affondarono, inoltre sull’isola erano presenti solo le rovine di una cappella. Situato sul punto più alto di Eilean Mor, il faro si erge imponente con i suoi ventitré metri d’altezza, con una luce visibile da oltre 30 chilometri di distanza, costruito per resistere ai più temibili venti di burrasca.

Thomas Marshall, James Ducat, Donald MacArthur e Joseph Moore. Questi erano i nomi dei guardiani del faro scelti con estrema attenzione, infatti per compiere quel lavoro erano necessari un forte carattere, nervi saldi, facilità nell’adattarsi in ogni situazione e soprattutto, cosa più importante, una forte resistenza alla solitudine. Ai quattro uomini venne imposto che dovevano esserci sempre tre guardiani a presidiare il faro e i quattro si accordarono per turni di sei settimane. Un anno dopo che il farò entrò in funzione, accadde qualcosa che ancora oggi è considerato un vero e proprio mistero. La luce di quel faro eseguiva un giro completo ogni 30 secondi, ma la notte del 15 dicembre 1900 non fu così. Quella notte il mare era stranamente tranquillo, ma a permeare l’atmosfera di quel velo di paura e mistero c’era una fittissima nebbia. Di passaggio c’era un vascello inglese diretto a Edimburgo che però non venne accolto dalla luce rassicurante del faro di Eilean Mor. Era tutto spento, tuttavia il vascello riuscì comunque a raggiungere la sua meta tre giorni più tardi riferendo la stranezza alle autorità portuali, per qualche ragione però il rapporto non venne consegnato alla Northern Lighthouse Board, l’ente pubblico responsabile di tutti i fari in quelle isole.

Il 26 dicembre arrivò sull’isola una nave di soccorso in ritardo di quasi una settimana a causa delle forti burrasche avvenute nei giorni precedenti, a bordo c’era Joseph Moore pronto per sostituire uno dei suoi colleghi, ignaro però che non li avrebbe mai più visti. Joseph notò fin da subito qualcosa di strano, solitamente loro erano molto impazienti di vedere un compagno tornare per scambiare due parole prima di tornare alla solitudine del loro lavoro, ma quel giorno sulla banchina non c’era nessuno, allora il capitano della nave di soccorso suonò la sirena nella speranza di ricevere qualche risposta, ma il silenzio regnava sovrano. Preoccupato Joseph corse al faro, lo trovò chiuso ma la porta era comunque sbloccata. Si diresse subito in cucina dove trovò solo il nulla più assoluto, tutto era meticolosamente al suo posto, solo una sedia era ribaltata, come se chi vi fosse seduto sopra si fosse alzato repentinamente per correre via. L’orologio era fermo, le lampade ad olio appena riempite e il pasto era stato consumato a metà. Nessun letto era stato sistemato e negli armadietti mancavano solo due impermeabili, il terzo era ancora al suo posto, fatto strano dato che le regole imponevano ai guardiani che ogni volta che uscivano dovevano sempre indossare tutti gli impermeabili. Joseph gridò e gridò a squarciagola il nome dei suoi compagni uno a uno più volte, ma poteva udire solo le onde che s’infrangevano sugli scogli.

A questo punto Joseph e alcuni marinai della nave di soccorso cominciarono ad ispezionare l’intera isola, fortunatamente non era molto grande, ma dei tre guardiani nessuna traccia. Il diario riportava che fino all’ora di pranzo del 15 dicembre, tutto era tornato alla normalità dopo la violenta tempesta dei giorni precedenti, dunque dagli indizi quali il pasto mezzo consumato e i letti ancora da sistemare, si ipotizzò che qualsiasi cosa fosse accaduta doveva essere avvenuta probabilmente quello stesso pomeriggio. Qualche giorno dopo la Northern Lighthouse Board avviò un’indagine. Si scoprì che la zona ovest dell’isola mostrava violenti segni del passaggio di una terribile tempesta. Una cassa era andata completamente distrutta, alcuni tratti delle rotaie che portavano al faro erano stati scardinati dal cemento e un masso di oltre una tonnellata vi si è schiantato in mezzo. Si venne alla conclusione che i tre uomini avessero lasciato insieme il faro trascurando il protocollo di sicurezza per far fronte ai disastri che il maltempo stava procurando, per poi essere investiti da un’onda anomala mentre stavano lavorando che li inghiottì per sempre nell’Oceano Atlantico spezzando in un attimo le loro vite. Questa fu la conclusione ufficiale che tuttavia non convince per due principali motivi: il primo è che secondo recenti studi l’onda che avrebbe dovuto inghiottire i tre uomini sarebbe dovuta essere alta più di 30 metri, fatto assolutamente improbabile. In secondo luogo negli armadietti mancavano solo due impermeabili, vuol dire che il terzo uomo non aveva mai lasciato il faro. Tuttavia nonostante queste incongruenze, la Northern Lighthouse Board accettò questa spiegazione in fretta forse per non gettare troppo fango su se stessa o forse perché aveva trovato qualcosa che non voleva assolutamente divulgare mettendo in pratica una vera e propria opera di insabbiamento.

Come per ogni mistero esistono diverse teorie avanzate nel corso degli anni per cercare di dare una spiegazione a quei punti a cui la spiegazione ufficiale non riesce a dare risposta. In primo luogo venne suggerito che molti degli aspetti dell’intera faccenda furono “sensazionalizzati” dalla stampa con l’avanzare del tempo. Molti concordano con la spiegazione della Northern Lighthouse Board, altri invece avanzano spiegazioni ben più azzardate, come quella che vede protagonista l’omicidio. Uno dei tre uomini durante un momento di follia avrebbe gettato i corpi in mare dei suoi compagni per poi buttarsi tra le quelle stesse onde divorato dai sensi di colpa, ma dalle minuziose ispezioni dell’isola non furono trovate tracce di sangue, inoltre i corpi sarebbero dovuti tornare a riva a causa delle correnti. Altra teoria è quella che ha come protagonista un enorme serpente di mare, giunto sull’isola per divorare i poveri guardiani. Non mancano, ovviamente, teorie molto più fantasiose: dal rapimento alieno ai mostri marini, passando per la leggenda del Fantasma dei Sette Cacciatori, che viaggia fra le isole del piccolo arcipelago in cerca di uomini da reclutare.

Oggi le isole Flannan sono completamente deserte e il faro Eilean Mor è stato totalmente automatizzato a partire dagli anni 70, forse però non sono così deserte, magari gli spiriti dei tre guardiani sono le uniche anime che stanno ancora vagando con l’idea di vegliare sul faro.

 

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Devil’s Kettle – Il misterioso Bollitore del Diavolo

Devil’s Kettle – Il misterioso Bollitore del Diavolo

Sul nostro pianeta ci sono luoghi molto strani e bizzarri, alcuni di essi presentano una morfologia e un aspetto completamente fuori dal normale tanto da sembrare paesaggi degni di libri di fantascienza. Alcuni di questi paesaggi però sono tanto belli e intriganti quanto pericolosi e mortali, si… perché la natura ha un modo tutto suo di avvertirci dei pericoli. Uno dei luoghi più affascinanti del nostro mondo si trova nel Judge C.R. Magney State Park, nello stato del Minnesota, Stati Uniti. Qui in mezzo a quello che sembra un bosco qualsiasi si trova il Devil’s Kettle ovvero il “Bollitore del diavolo”, una cascata unica in tutto il pianeta terra le cui caratteristiche sfidano tutte le leggi della fisica e della logica.

Il fiume Brule prende vita a partire dal Lago Vista e percorre circa 65 km prima di sfociare nel Lago Superior. Durante tutto il suo percorso ci sono una serie di cascate, ma una di esse spicca fra tutte perché si tratta di un vero e proprio mistero senza spiegazione. Proprio così, il Devil’s Kettle è un buco enorme che inghiottisce una di queste cascate, infatti il fiume Brule, a circa 2,4 chilometri prima di arrivare al lago Superior, raggiunge una biforcazione causata da un’enorme riolite, ovvero una roccia vulcanica molto dura, qui il fiume si divide in due; la metà di destra, dopo una caduta di qualche decina di metri, raggiunge il lago Superior, mentre l’altra metà cade nel Devil’s Kettle e la sua fine è un vero e proprio mistero. Nessuno conosce quanto sia profondo questo buco o dove finisce tutta l’acqua che durante anni, decenni e secoli ha ininterrottamente continuato a scorrervi dentro. Per questo motivo il Devil’s Kettle viene considerato come il più grande mistero che tutti i geologi vorrebbero risolvere.

Le persone del luogo hanno buttato dentro questo pozzo senza fondo di tutto e di più sia per curiosità sia per disfarsi di oggetti obsoleti, tanto che considerano questa voragine come un’enorme creatura che divora qualsiasi cosa vi cada dentro. Una delle storie locali più note è che sia stata buttata dentro perfino un’automobile, ma si tratta probabilmente solo di una leggenda anche perché queste cascate sono raggiungibili solo a piedi dato il tortuoso labirinto di fauna e flora del parco. Quello che invece non è una leggenda sono le numerose persone che sono cadute qui dentro e non sono mai state più viste.

Diverse sono le persone scomparse in questa foresta, soprattutto le autorità riferiscono di turisti scomparsi nel nulla. Una delle ipotesi più macabre e purtroppo anche quella più probabile prevede come scenario che le persone che non conoscono queste terre, trovandosi di fronte a quello che sembrerebbe un’affascinante piscina naturale, si tuffano senza troppi pensieri salvo poi rendersi conto che le correnti sono incredibilmente forti e quando ormai è troppo tardi per opporre resistenza, vengono trascinati in fondo nelle profondità ignote della terra, giù nelle sue viscere più mistiche e scure. Ovviamente queste sono persone ufficialmente scomparse, i loro cadaveri non sono mai stati veramente trovati, ma le autorità sanno che questa è una spiegazione più che plausibile a queste scomparse.

Ma dunque dove finisce una metà del fiume Brule? La risposta più ovvia suggerita dalla logica dice che tutta quell’acqua dovrebbe uscire da qualche parte nel Lago Superior, tuttavia non è mai stata dimostrata tale evenienza. Innanzitutto i geologi esperti dicono che la teoria di un fiume che scorre sotto terra, fino ad arrivare da qualche parte nel Lago Superior, è a dir poco inaudita perché per contenere l’incredibile portata del fiume Brule, dovrebbe esistere una grotta sotterranea ampia e profonda, eventualità molto rara che si verifica solo quando ci sono alcuni tipi di rocce cosiddette “morbide” come il calcare. Nel nord del Minnesota invece le rocce che si trovano sono molto dure, sono così dure infatti da resistere all’erosione stessa del fiume in superficie. Le rocce in questa zona sono il basalto e la riolite, come abbiamo detto prima si tratta di rocce molto dure di origine vulcanica, tuttavia esiste l’eventualità che negli strati più profondi queste rocce subiscano un’azione tettonica con così tanta intensità da schiacciare interi strati rocciosi sotterranei, creando un’ambiente molto più permeabile per l’acqua. Anche con tutti questi fattori a favore però sussiste un aspetto importante ovvero che durante le stagioni di pioggia spesso si scatenano temporali violenti in questa zona, addirittura molti alberi vengono abbattuti dalla furia dei venti e finiscono per essere trascinati per diversi chilometri dal fiume e parte di questi detriti finiscono proprio nel Devil’s Kettle, dunque il percorso sotterraneo dovrebbe riempirsi in qualche modo ma non è mai successo in tutta la sua storia, sembra che tutto ciò che attraversa questo buco semplicemente sparisca nel nulla più assoluto, come se si trattasse di un buco nero.

John C. Green, un geologo di fama internazionale, suggerisce che l’ipotesi sostenuta da molti, ossia che milioni di anni fa un tubo di lava potrebbe essersi formato nello strato di basalto sotto terra e ora viene percorso dall’acqua del fiume, non sia possibile perché il tipo di sottosuolo in questa zona del Minnesota non ha formazioni cave di quel genere e poi perché quel tipo di canali di lava si formano solo con alcuni tipi di rocce ma mai con le rioliti che è la roccia più diffusa della zona. Inoltre dalle analisi del sottosuolo non sono mai state riscontrati tali canali. Gli studiosi ormai senza poter più fare ipotesi a riguardo, nel disperato tentativo di scoprire dove si versa tutta quell’acqua fecero negli anni diverse prove. Sono stati lanciati dentro il Devil’s Kettle i più svariati oggetti e liquidi nella speranza di rivederli riemergere da qualche altra parte del parco e così risolvere l’enigma. In questa voragine sono state buttate palline da ping pong, galleggianti di ogni genere, dispositivi con GPS incorporati, liquidi colorati e molto molto altro. Ovviamente tutti tentativi falliti  perché le palline da ping pong non sono mai riemerse e i segnali dei GPS si interrompono dopo pochi minuti.

La parola mistero non è mai stata così tanto appropriata anche perché ancora oggi con tutti i mezzi tecnologici a disposizione e con tutti gli avanzamenti scientifici non si è ancora scoperto dove questa voragine porti. Si sa solo che tutto ciò che vi entra non uscirà mai più.

 
 

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Cerere – Strane luci e fenomeni inspiegabili accadono su questo pianeta

Cerere – Strane luci e fenomeni inspiegabili accadono su questo pianeta

Cerere è uno dei corpi celesti più misteriosi del nostro Sistema Solare. Questo pianeta nano, che presenta 950 km di diametro, è il più grande della fascia principale di asteroidi che si trova fra Giove e Marte e da più di un decennio è diventato un vero e proprio rompicapo per illustri uomini di scienza in tutto il mondo. Venne scoperto nel 1801 dall’astronomo italiano Giuseppe Piazzi, il quale però riuscì a seguirlo solo per un breve periodo di tempo finché non scomparve dietro il nostro satellite naturale. Fu invece Friedrich Gauss a soli 23 anni a predirre esattamente la posizione in cui sarebbe ricomparso il corpo celeste grazie al suo innovativo metodo dei minimi quadrati. Cerere da sempre ha fatto parlare molto di se, infatti inizialmente era considerato come un pianeta poi negli anni fu degradato ad asteroide fino al 2006, anno in cui venne definitivamente categorizzato come pianeta nano.

Il motivo principale per cui Cerere è sempre stato oggetto di dibattito fra gli scienziati è principalmente perché si è sempre ipotizzato che potesse contenere una quantità enorme di acqua congelata sotto la sua superficie. Addirittura secondo alcune stime si deduce che lo strato di ghiaccio raggiunga una profondità di un centinaio di Km dando a Cerere una quantità di acqua pari a 200 milioni di Km cubici. Tutte ipotesi affascinanti e che in fondo portano sempre a quella domanda che ci spinge ad osservare il cielo: siamo da soli nell’universo? C’è vita sugli altri pianeti? Sembrerebbe che Cerere possa risolvere questo quesito ma il problema è che questo pianeta nano impiega 9 ore per compiere un moto di rotazione su se stesso e circa 4,5 anni per compiere un moto di rivoluzione intorno al Sole, perciò sulla sua superficie le temperature massime non superano i -34 gradi centigradi, quindi se esistessero forme di vita su questo pianeta sicuramente sarebbero dei microrganismi congelati. Le luci della ribalta però si accendono più di 2 secoli dopo la sua scoperta, esattamente nel 2003, anno in cui grazie alle osservazioni effettuate da terra e con il telescopio spaziale Hubble, il pianeta Cerere smette definitivamente di essere solo uno dei tanti corpi celesti che destano curiosità e diventa il principale oggetto di attenzione della NASA e di tutti gli astronomi del pianeta Terra.

Hubble aveva fotografato Cerere 267 volte e da queste immagini gli astronomi dedussero che, l’allora considerato asteroide, aveva un corpo quasi rotondo, inoltre presentava altre caratteristiche comuni a tutti i pianeti di tipo terrestre, ma ad attirare l’attenzione ovviamente sono state soprattutto quelle strane luci molto luminose sulla sua superficie. Ricordiamo che il telescopio Hubble si trova ad una distanza di oltre 240 milioni di km da Cerere, eppure quelle macchie bianche erano piuttosto evidenti. Queste immagini sebbene sgranate hanno fatto il giro del mondo tanto che la NASA dovette ammettere a suo tempo: “Le luci che appaiono in ogni immagine del pianeta Cerere sono per ora un mistero.”. Ben presto vennero stanziati nuovi fondi per una delle missioni più importanti mai concepite dalla NASA: La missione Dawn. Tale missione infatti nacque proprio per poter osservare da molto vicino gli asteroidi Vesta e Cerere: due protopianeti diversi fra loro per forme, caratteristiche morfologiche e natura geologica della superficie, ma la peculiarità più importante che li accomuna entrambi è che i due corpi popolavano la fascia di detriti intorno alla nostra stella fin dalle origini del Sistema Solare trovandosi lì da circa 4,5 miliardi di anni. Per questa ragione rappresentano una teca che potrebbe nascondere i segreti sulla storia della vita e del Sistema Solare nonché ospitare forme primordiali di vita.

Dopo il lancio della sonda Dawn tutti si aspettavano nuove immagini del misterioso pianeta nano, più nitide rispetto a quelle di Hubble. Gli scienziati di tutto il mondo non rimasero delusi quando il 19 febbraio 2015 la sonda Dawn scattò queste fotografie mentre si trovava ad una distanza di soli 46 mila Km da Cerere. Proprio così, ancora una volta delle luci molto luminose sulla sua superficie vennero immortalate nelle fotografie. A questo punto non si parlava più di effetti del telescopio o di strani giochi di luci e ombre, anche i più scettici dovettero ammettere che c’era qualcosa di strano e anomalo su Cerere. La NASA anche in questo caso descrisse le fotografie come “Crateri  caratterizzati da macchie luminose che si intravedono sulla superficie del pianeta nano”. Chris Russell, responsabile della missione, disse: “Man mano che ci avviciniamo, capiamo che Cerere ci ha incantati senza svelarci nulla di sé, ci aspettavamo di restare sorpresi, ma non così confusi”. Dichiarazioni che evidenziano quanto siano sorprendenti queste scoperte e alla domanda di quali siano le cause delle strane luci Russell disse: “La vicinanza delle due zone bianche osservate in queste nuove immagini potrebbe essere spiegata da un’origine criovulcanica, al momento sappiamo solo che il materiale riflette solo il 40% della luce che lo colpisce, ma ovviamente sarà necessario avere immagini ad una risoluzione migliore, per essere in grado di fare ipotesi geologiche”.

Altri scienziati invece parlano di depositi di sale, ghiaccio, getti di geyser e altri fattori che potrebbero riflettere la luce solare in questa maniera. Mentre gli scienziati cercano fra gli elementi naturali la soluzione, gli appassionati di UFO ed extraterrestri si focalizzano su altri aspetti cercando la soluzione secondo le più disparate teorie. Ad ogni modo, qualunque sia la spiegazione che viene teorizzata, mano a mano che si avvicina la sonda Dawn alla superficie del corpo celeste sembra che tali ipotesi vengano messe in discussione, difatti nelle fotografie inviate dopo marzo 2015, iniziano a vedersi non più due sole luci bianche sulla sua superficie, ma vengono riprese una serie di altre luci meno luminose ma sempre più evidenti. Gli scienziati però non si sbilanciano ancora anche se l’ipotesi dell’acqua solidificata sotto la sua superficie inizia a prendere più piede anche nelle inchieste fra gli internauti ed esperti accademici. La sonda Dawn calandosi progressivamente a quote più basse è riuscita a fornire nuovi e incredibili dati sul pianeta ma allo stesso tempo ha continuato a sorprendere con immagini incredibili e nuovi misteri. Uno di questi è senz’altro il cratere Occator. Le due aree chiare identificate durante l’avvicinamento si trovano all’interno di questo cratere largo circa 90 km e ovviamente è stata una delle zone più studiate del pianeta. Grazie allo spettrometro GRaND montato a bordo di Dawn, si è riusciti finalmente ad analizzare la composizione chimica delle suddette macchie bianche ottenendo risultati stupefacenti. I dati preliminari ricavati dalla superficie di Occator e su molti altri crateri suggerisce che il materiale presente su tale superficie siano principalmente due sali; il carbonato di sodio presente in concentrazioni molto elevate ed un particolare solfato di magnesio chiamato esaidrite.

Dopo aver visto i dati dello spettrometro, gli scienziati suggeriscono che probabilmente questi sali sono stati generati dopo l’impatto che formò il cratere Occator, infatti tale impatto potrebbe aver portato alla fuoriuscita di antichi depositi di acqua salata presenti al di sotto della sua crosta superficiale e di lì a poco l’acqua sublimò lasciando però sulla superficie del cratere stesso quei sali che un tempo erano contenuti al suo interno. Questo spiegherebbe anche perché la maggior parte delle luci si trovino all’interno dei crateri sparsi sulla superficie di Cerere. Mistero risolto dunque? A quanto pare non del tutto perché ci sono ancora una serie di interrogativi aperti, infatti sui crateri è stato trovato anche del ghiaccio, in particolare in crateri che sono permanentemente in ombra chiamati “trappole a freddo” dove la temperatura rimane sotto i -140 gradi. La NASA si chiede come sia arrivato lì tale ghiaccio deducendo anche che tali regioni non vengono colpite dalla luce solare da almeno 1 miliardo di anni. Un’altro interrogativo ancora più intrigante sono i crateri stessi perché ritenuti troppo piccoli, sembrerebbe quasi che Cerere curasse le ferite lasciate dai grandi impatti dei meteoriti, rigenerando in continuazione la propria superficie, un comportamento alquanto strano e unico fra i pianeti.

Sempre sulla sua superficie però è comparso quella che ancora oggi viene considerato il più grande enigma di questo pianeta. Si tratta di una montagna alta oltre 4.000 metri che si trova in un’area  quasi priva di crateri. La sua natura è oggetto di discussione non soltanto per la forma che ricorda quella di una piramide, ma anche perché non sembra essere stata causata dall’impatto di un meteorite. Picchi del genere si osservano solitamente nel cuore di grandi crateri, invece questa protuberanza si erge da sola in mezzo al nulla. A complicare ancora di più sono le striature biancastre disegnate sulla sua superficie. Molti scienziati si sono già pronunciati su questa immensa struttura geologica e l’hanno battezzata “Ahuna Mons” dicendo che tale fenomeno è stato causato da una fuoriuscita violenta di liquidi, gas e sali dagli strati interni del pianeta, forse originata da un impatto violento avvenuto dall’altra parte di Cerere. Ciò spiegherebbe anche perché sui lati di tale struttura si vedono quelle strisce cristallizzate, simili a quelle dei crateri. Quindi Ahuna Mons sarebbe un criovulcano, ovvero un vulcano di ghiaccio. Insomma sembra che questo piccolo pianeta abbia attirato l’attenzione del mondo grazie alle luci riflettenti sulla sua superficie, ma i veri enigmi li riserva nelle zone più buie, la dove i raggi del sole e della conoscenza cercano di arrivare, ma che potrebbero non giungere mai.

Nel nostro universo ci sono un’infinità di pianeti e misteri. Sotto la superficie di alcuni di essi si trovano strati di diamante puro più grandi del nostro pianeta, altri invece sembrerebbero non riflettere la luce dando loro un aspetto così scuro da essere stati scambiati per buchi neri. Altri pianeti invece pur avendo le dimensioni di Giove, data la loro composizione chimica risultano più leggeri di una palla di gomma. Queste sono solo alcune delle meraviglie che ci circondano e di cui si potrebbe parlare in video futuri… e pensare che l’essere umano si trova solo agli albori della più epica esplorazione mai avvenuta nella storia: l’universo, la cosa più misteriosa dell’esistenza stessa.

 

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Winchester House – Una casa unica al mondo

Winchester House – Una casa unica al mondo

Ci sono case in questo mondo che si dice siano possedute da fantasmi o demoni, altre invece sono state testimoni di crudeli omicidi e di conseguenza sono molte le storie che si raccontano su di loro… ma nel mondo esistono forse due o tre case che trasmettono un brivido non tanto per le storie e le dicerie narrate, ma sono comunque in grado di fare paura a chiunque perché sono incredibili e strane. Esistono case così particolari che una volta entrati, non si hanno garanzie di poterne uscire. Benvenuti alla magione Winchester.

Questa casa, conosciuta come una delle più strane e uniche nel suo genere al mondo, si trova a San Jose in California. Questa magnifica costruzione è stata realizzata grazie alla volontà di Sarah Winchester, forse per cercare di placare il pesante senso di colpa che gravava sulla sua coscienza. Sarah infatti era la moglie di William Wirt Winchester, proprietario della Winchester Repeating Arms Company, uno degli uomini più ricchi del XIX secolo grazie alla commercializzazione del famoso fucile Winchester, il primo fucile a ripetizione completamente affidabile e a buon prezzo. William era l’unico figlio ed erede di Oliver Winchester,  tuttavia nonostante l’incredibile ricchezza, egli non riuscì a giovarne per molto dato che poco tempo dopo aver ereditato l’impero di suo padre, morì per una tubercolosi. Il beffardo destino inoltre si portò via anche l’unica figlia che William e Sarah avessero mai avuto; la piccola Annie Pardee Winchester morì per un marasma infantile, lasciando in questo modo, nel 1881, la vedova Sarah Winchester come unica ereditiera di tutti quei soldi derivanti dalle armi e metà della compagnia.

Sarah aveva tutti i soldi immaginabili di questo mondo, ma a che cosa gli servivano se i suoi amori erano stati portati via per sempre dal destino? Con il cuore totalmente spezzato lei non era in grado di comprare la vita o di far tornare indietro il tempo a quando la sua famiglia era al completo. Molti storici raccontano che la quantità di soldi provenienti dalla vendita di armi ammontasse a circa 1.000 dollari giornalieri che corrispondono a più di 20.000 dollari dei giorni nostri, oltre ai diversi milioni presenti nelle banche. Tale quantità secondo gli esperti, avrebbe fatto impazzire chiunque, soprattutto chi, come Sarah, era una persona scossa e tormentata da un evento così drammatico come la morte dei familiari. Sarah cercando di trovare un senso alla propria esistenza iniziò a frequentare ambienti particolari, molti di essi legati al mondo del paranormale come veggenti e medium. A partire da questo punto la storia si offusca nella leggenda e la versione più diffusa del perché Sarah inizió la costruzione della maestosa residenza Winchester è la seguente.

Un giorno Sarah incontrò una medium, quest’incontro fu voluto da Sarah stessa dato che credeva di essere inseguita da una maledizione. Lei era convinta che tutte le anime delle persone uccise a causa dalle armi Winchester tormentassero la sua famiglia. Secondo lei queste anime avevano fatto ammalare prima sua figlia e poi suo marito, portandoli entrambi via per sempre. La medium confermò la sua teoria e aggiunse anche che Sarah poteva fare qualcosa per poter fermare tutte queste anime in cerca di vendetta, si trattava di uno stratagemma non semplice perché richiedeva uno sforzo economico smisurato per una persona normale, ma dato che lei possedeva metà della compagnia Winchester non vi erano problemi per metterlo in atto. Secondo la medium l’unico modo per poter fermare la maledizione consisteva nel trasferimento di Sarah sulla West Coast e lì iniziare a costruire una casa dove poter intrappolare gli spiriti, inoltre tale casa doveva essere in costante costruzione, quindi Sarah avrebbe dovuto ordinare la costruzione di nuove stanze o in caso contrario la maledizione e gli spiriti l’avrebbero raggiunta.

Un’altra spiegazione sulla motivazione che spinse Sarah a volere questa casa è che l’ereditiera dopo la morte del marito, sconvolta decise di trasferirsi lontano da New Haven, quindi dopo un viaggio coast to coast comprò diversi ettari di territorio in California, lo stato dove le persone decidono di ricominciare una nuova vita e qui diede inizio ad una strana forma di intrattenimento che solo lei poteva permettersi. Qualunque sia la ragione che spinse Sarah in California, la cosa certa è che trascorse il resto dei suoi giorni in quella casa costruendo costantemente nuove stanze.

Per più di 38 anni nella magione Winchester si lavorava 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Una devota, maniacale e ininterrotta ristrutturazione di proporzioni titaniche. Il tutto realizzato senza progettazioni architetturali, ma solo basate sulla volontà e idee giornaliere di Sarah. La particolarità però sono i modi in cui sono state costruite le nuove stanze, molte di esse per potervi entrare hanno passaggi nascosti per non parlare dell’infinità di porte false. In questa casa ci sono cunicoli interni che danno l’idea di un labirinto, scale che non portano da nessuna parte, pareti false, porte e finestre posizionate sul pavimento, porte che portano ad altre porte, stanze con pareti di vetro e molto altro tra cui il particolarissimo ascensore orizzontale utile negli spostamenti, anche se ci sono diverse fermate che portano a luoghi totalmente vuoti. Ecco alcune delle immagini reali della casa.

Molti dicono che il modo migliore per poter descrivere questa incredibile costruzione sia quello di immaginare la paradossale elaborazione grafica di Maurits Cornelis Escher  trasposta nella realtà. La casa ha attraversato diverse fasi nell’arco degli anni. Molte stanze, balconi e finestre sono state abbattute per fare spazio a nuove costruzioni. Con il passare dei giorni, settimane e anni la casa continuava a crescere sempre di più e nel suo massimo la magione Winchester raggiunse ben sette piani di altezza, ma a causa del terremoto che colpì San Francisco nel 1906 l’edificio venne gravemente danneggiato. Ricostruito in parte ora si dispone solo su quattro piani. Il modo assurdo di costruire e ricostruire senza un masterplan, quindi quasi completamente a caso, ha reso l’edificio una delle strutture più improbabili, non solo da replicare, ma persino da immaginare per la mente umana. Nel 1922, all’età di 83 anni, Sarah Winchester morì nella casa. I servi che avevano lavorato per lei dicevano di aver bisogno di una mappa, realizzata praticamente grazie all’esplorazione della struttura stessa, per poter muoversi all’interno. D’altronde la magione Winchester oggi presenta più di 160 camere conosciute e molte altre da scoprire, infatti proprio quest’anno a ottobre è stato scoperto un nuovo attico arredato da numerosi dipinti, un divano vittoriano, un armonium e delle macchine da cucire.

A quanto pare Sarah Winchester durante la sua realizzazione, nonostante non avesse in mente un piano ben definito, aveva pensato ad alcune particolarità, come per esempio l’uso ricorrente del numero 13, infatti le finestre contengono 13 pannelli di vetro, la serra aveva 13 cupole, ci sono 13 sezioni nel pavimento di legno, perfino alcune delle stanze hanno 13 finestre, candelabri con 13 bracci intrecciati e così via. Di certo l’ossessione con questo numero ha contribuito a fomentare la leggenda che la casa sia stregata e nelle stanze vi siano effettivamente racchiusi i fantasmi e anime delle persone uccise dai fucili Winchester. Molte persone che hanno visitato la casa dicono che si possono sentire rumori strani nelle stanze e hanno anche avvertito la sensazione particolare di essere osservati da qualcuno che si trovava alle loro spalle. Altri addirittura raccontano di aver visto il fantasma di Sarah nelle sue stanze preferite, perfino il programma Ghost Adventures gli ha dedicato un servizio, ma a causa di un evento tragico capitato a Zak Bagans non riuscirono a finire l’episodio.

Casa maledetta o meno oggi è riconosciuta come patrimonio storico della California e potete visitarla pagando 40 dollari all’ingresso. Attenzione però perché se vi allontanate dalle zone segnalate sulla mappa potreste perdervi e rimanere intrappolati in essa. Per sempre…

 
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Pubblicato da su 19 dicembre 2016 in Luoghi inspiegabili e inquietanti

 

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Kalachi e Krasnogorsk – I villaggi del sonno

Kalachi e Krasnogorsk – I villaggi del sonno

Dal marzo 2013 una misteriosa malattia colpisce più di 200 persone a Kalachi e Krasnogorsk, che sono due villaggi della grande steppa Kazaka. Gli abitanti di questi villaggi si addormentano improvvisamente a qualunque ora del giorno e secondo alcune testimonianze perfino mentre camminano. Quasi un quarto dell’intera popolazione dei due villaggi racconta che dormivano anche per dodici ore consecutive e al loro risveglio non ricordavano nulla dell’accaduto ma avevano solo un mal di testa insopportabile, vertigini e stanchezza. Nei casi più estremi addirittura alcuni individui dormivano anche fino a sei giorni consecutivi. Un’indagine accurata nel 2014 riportata dal quotidiano Komsomolskaya Pravda riferì queste testuali parole: “Le persone sembrano essere coscienti, possono sentire e camminare anche se sono addormentate fino quando non cadono in un sonno più profondo e iniziano a russare, poi al loro risveglio molti non ricordano assolutamente nulla”. Sembrerebbe che tale epidemia sonnifera colpisca persone di tutte le età, da anziani a bambini e sono stati riportati anche casi di animali domestici i quali sembrerebbero subire altri effetti collaterali dato che al loro risveglio diventano aggressivi e in alcuni casi non riconoscono più i loro padroni. Per esempio Yelena Zhavoronkova, una residente di Kalachi, disse al quotidiano Vremya che il suo gatto all’improvviso era diventato ostile e aveva iniziato ad attaccare le persone e gli altri animali senza alcuna spiegazione. Nei momenti in cui dormiva invece l’animale sembrava essere sotto l’effetto di un qualche narcotizzante perché restava in quelle condizioni per diverse ore consecutive non rispondendo nemmeno all’odore del cibo. Molte storie simili sono state riportate per quanto riguarda cani, pecore, cavalli e altri animali.

Nel 2013 quello che era iniziato come uno tanti casi isolati era diventato virale. Inizialmente gli esperti parlarono di “encefalopatia di origine sconosciuta” ossia un termine molto generico per malattie del cervello, una spiegazione che di fatto stava a significare che non avevano un’idea precisa di che cosa si trattasse. Addirittura alcuni medici nelle cartelle cliniche avevano scritto che i pazienti soffrivano probabilmente i postumi di sbornia da vodka dato che russavano molto e niente sembrava svegliarli, ma dopo i primi test tossicologici che risultarono negativi anche all’alcool, i medici iniziarono a formulare le più svariate ipotesi senza però averne la certezza assoluta, anzi… ogni ipotesi fatta veniva puntualmente smentita dai test.

Una peculiarità abbastanza inquietante è che sono poche le persone che riescono a ricordare i loro sogni, ma quelli che si ricordano vorrebbero dimenticarseli. Molti riferiscono di aver vissuto delle esperienze a dir poco orribili, praticamente le vittime in qualche modo aprivano gli occhi ma il loro corpo non riusciva a rispondere alle loro menti e quindi rimanevano bloccati per diverse ore! Questo è il fenomeno della cosiddetta paralisi nel sonno, un’esperienza traumatizzante per molti, dove le paure più inquietanti delle persone prendono vita. Normalmente una paralisi del sonno dura qualche minuto, immaginate le conseguenze che possono avere nella psiche di una persona quando quest’effetto dura per diverse ore se non giorni come in alcuni casi riportati dai cittadini di Kalachi e  Krasnogorsk. Le povere vittime al loro risveglio piangevano in maniera incontrollata dichiarando di aver vissuto per giorni con demoni che le bloccavano a letto e senza lasciarle andare via, altri raccontano di aver visto serpenti giganti, streghe, extraterrestri e altre allucinazioni prodotte dalle loro paure più recondite ed amplificate dalle loro menti.

Alcune voci su questi demoni iniziarono a circolare fra la popolazione, quindi oltre alla paura che molti avevano di non risvegliarsi mai più, si aggiunse anche quella di essere dilaniati da demoni durante il sonno. Questo purtroppo non fu di aiuto al fine di comprendere l’origine della patologia perché gli studiosi iniziarono a credere che si trattasse solo di una psicosi collettiva simile alla psicosi nota come “Bin Laden Itch” che colpì molti teenager negli Stati Uniti nel 2002. “Il prurito di Bin Laden”, chiamata in questo modo perché molti americani avevano così tanta ansia e paura di subire attentati terroristici dopo l’11 settembre che i loro corpi avevano sviluppato delle eruzioni e lacerazioni cutanee evidenti senza alcuna spiegazione apparente. Una psicosi collettiva però non riesce a spiegare perché tale fenomeno colpisce anche gli animali e persone capitate casualmente in quelle città. In questo caso è interessante la storia di Alexey Gom, il quale racconta: “Ero venuto qui con mia moglie a trovare mia suocera. Ho acceso il mio portatile, ho iniziato a leggere alcune pagine ed è stato come se qualcuno avesse premuto un pulsante e mi avesse spento. Mi sono risvegliato in ospedale con mia moglie e mia suocera accanto al letto mentre i medici non sapevano cosa dire se non che avessi dormito per trenta ore di fila e non avevano trovato nulla durante le analisi effettuate in quelle ore.“.

Casi come quello di Alexey attirarono l’attenzione degli scienziati dato che si focalizzava il problema da un’altro punto di vista, ossia che la causa non era legata alle persone e alla loro psiche, ma ai villaggi stessi, quindi gli esperti iniziarono ad analizzare la geografia del luogo scoprendo un fatto rivelatore. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica le miniere ricche di uranio in teoria erano state chiuse lasciando Krasnogorsk come una città fantasma con soli 400 dei suoi 6500 residenti iniziali. Nel 2015 l’ex ministro del lavoro e della protezione sociale della popolazione del Kazakistan, Berdibek Saparbaev , dopo aver analizzato i risultati degli esami medici di tutti i residenti insieme ad un gruppo di ricercatori, concluse che questa malattia è stata causata da livelli elevati di monossido di carbonio e idrocarburi nell’aria. Saparbaev, cercando di porre fine a questa incredibile vicenda, in un comunicato ufficiale disse che l’ossigeno nell’aria si riduce a causa dei gas fuoriusciti dalle miniere di uranio ed è quella la vera ragione per la malattia del sonno di quei villaggi. Infine per poter proteggere la popolazione è iniziata una lenta e inesorabile evacuazione dei centri abitati.

Sembrerebbe un caso risolto, invece il mistero rimane perché dopo aver evacuato gran parte della zona le autorità non hanno trovato livelli di radiazioni o di metalli particolarmente elevate come credevano, senza contare che l’avvelenamento da monossido di carbonio lo si può vedere grazie ad un esame del sangue, tuttavia qualche mese prima dell’evacuazione dei villaggi molte persone colpite dalla malattia risultarono negative a questo tipo di avvelenamento. Claude Piantadosi, uno pneumologo della Duke University Medical Center del North Carolina, afferma che il monossido di carbonio si lega al sangue umano 200 volte più forte rispetto all’ossigeno, il che significa che non ci vuole molto di questo gas velenoso per soffocare qualcuno, ma i sintomi non corrispondono del tutto a quelli descritti dalla popolazione. Quindi quello dell’avvelenamento da monossido di carbonio è una spiegazione plausibile ma non del tutto convincente anche perché quel gas è un sottoprodotto della combustione e la miniera di uranio accanto ai due villaggi era inattiva da diversi decenni, quindi come avrebbe fatto tutto quel monossido di carbonio a fuoriuscire, forse era rimasto là sotto durante tutti questi anni? Robert Ferriter, uno specialista di sicurezza nelle miniere presso la Colorado School of Mines, non riesce a spiegarsi come così tanto gas sia rimasto sotto terra per poi uscire tutto in una volta sola provocando tutti quei danni alla popolazione. “È vero che è facile per i gas pericolosi rimanere intrappolati in uno spazio chiuso come una miniera con scarsa ventilazione, ma la loro improvvisa fuoriuscita dovrebbe essere stata provocata anche da qualche cambiamento geologico come un terremoto” racconta Ferriter.

Forse il governo kazako nasconde altri dati e informazioni, ma per adesso la spiegazione ufficiale rimane quella dell’avvelenamento da monossido di carbonio anche se molti interrogativi rimangono ancora irrisolti. Sembra che quella miniera che è stata fonte di lavoro per molti cittadini del luogo, una volta chiusa sia stata la loro maledizione… Che destino ironico.

 
 

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Hy-Brasil – L’isola fantasma comparsa dal nulla

Hy-Brasil – L’isola fantasma comparsa dal nulla

Dall’alba dei tempi l’umanità cerca di rappresentare ciò che gli sta intorno, sono frequenti le raffigurazioni di uomini preistorici che descrivevano scene di caccia ma non solo. Si ritiene oggi che delle rappresentazioni spaziali siano apparse già in uno stadio iniziale dell’umanità. Si trattava di illustrazioni su materiali deperibili come legno, osso, pelle o di schizzi sulla sabbia, pertanto non si sono conservate tracce di esse. Raffigurazioni di questo tipo sono tuttavia ancora documentate presso popoli senza scrittura, come gli aborigeni australiani. L’uomo dunque ha sentito fin da subito la necessita di rappresentare lo spazio che lo circonda e le più antiche testimonianze conosciute di qualcosa che assomigli a una cartina geografica non riguardano la terra, ma il cielo, così come appare di notte. Sui muri delle grotte di Lascaux sono stati infatti osservati dei puntini dipinti che rappresentano il cielo notturno databili al 16.500 a.C., periodo in cui non esisteva nemmeno la scrittura. Si possono riconoscere alcune stelle tra cui Vega, Deneb e Altair.

Per quanto riguarda le rappresentazioni geografiche che riguardano la Terra dobbiamo fare un salto avanti di svariati millenni. Datate fra il V e il II millennio a.C., alcune incisioni rupestri della Val Camonica composte da elementi geometrici raffigurerebbero rappresentazioni “topografiche” del territorio agricolo. Con l’avanzare dei secoli, con l’avvento della scrittura e di nuove tecnologie che permettevano di spostarsi più agevolmente sul globo terrestre, l’uomo realizza cartine geografiche sempre più vaste e dettagliate fino ad arrivare al giorno d’oggi che grazie alle mappature satellitari conosciamo perfettamente i nostri confini geografici. Tuttavia, in un’epoca in cui i satelliti non erano nemmeno nell’immaginario della mente umana, alcune carte geografiche rappresentavano isole o addirittura interi continenti che non sarebbero dovuti esistere, tra le più famose troviamo le mappe di Oronzio Fineo e Piri Reis. In particolare dal 1325 sulle mappe antiche comparve un’isola misteriosamente scomparsa poi dagli atlanti dalla seconda metà dell’800. Ecco la storia di Hy-Brasil.

Sulla maggior parte delle mappe, Hy-Brasil è ubicata a circa 320 chilometri al largo della costa occidentale d’Irlanda nel Nord Atlantico anche se non mancò chi ne segnò la posizione a poca distanza dalle Azzorre. Una delle caratteristiche geografiche più particolari di Hy-Brasil è che spesso appare come un cerchio con un canale che scorre da est a ovest lungo tutto il suo diametro. Storie e leggende su questo misterioso luogo circolarono in tutta Europa per secoli e si vociferava fosse la tanto famigerata Terra Promessa descritta nelle litanie di San Brendano, un abate irlandese vissuto nel VI secolo d.C.. Alcuni ci raccontano che l’isola è abitata da preti o monaci custodi di un’antica conoscenza che ha permesso loro di creare una civiltà avanzata, altri che è la casa degli dei della tradizione irlandese. Sempre nei miti irlandesi viene detto che è un’isola perennemente offuscata dalla nebbia e un giorno ogni sette anni diventa visibile permettendo di sbarcare.

Il nome Hy-Brasil e le sue varianti Hy-Breasal, Hy-Brasile, Hy-Breasil o Brazir, ha origini controverse ma potrebbe derivare da Breasal, il Re Supremo del Mondo del folklore celtico, oppure da un antico vocabolo irlandese, Breas, che significa nobile o fortunato, non a caso Hy-Brasil era denominata anche L’isola Fortunata. Alcuni pensano che il nome stesso del Brasile potrebbe avere proprio avuto origine da quest’isola. L’immagine al centro della bandiera brasiliana è rappresentata da un cerchio con una striscia che vi passa dentro, proprio come le prime rappresentazioni dell’isola sulle mappe. L’isola venne rappresentata per la prima volta nel 1325 dal cartografo genovese Angelino Dalorto che la nominò “Bracile”. In seguito apparve nell’Atlante Catalano nel 1375 che la identificò come due isole separate con lo stesso nome: “Illa de Brasil”. Nel corso degli anni ci sono state svariate rappresentazioni, ma forse la testimonianza più esplicita è stata disegnata in una mappa nel 1572 dal fiammingo Abraham Ortelius, riconosciuto come il creatore del moderno atlante. Dopo il 1865 Hy-Brasil appare su alcune mappe, ma la sua posizione non può essere verificata. Tuttavia, indipendentemente dal nome e dalle sue origini, la storia dell’isola sembra essere coerente: è la casa di una civiltà ricca e progredita. Coloro che avrebbero visitato quel posto raccontano di torri d’oro, architetture complesse, animali e piante in abbondanza e cittadini molto ricchi e longevi.

Nel 1480 partì da Bristol, Inghilterra, la prima spedizione guidata dal capitano John Jay Jr. per trovare l’isola leggendaria, ma dopo due mesi trascorsi in mare l’intero equipaggio si vide costretto a tornare indietro a mani vuote. L’anno seguente altre due navi, la Trinity e la George, partirono sempre da Bristol per una seconda spedizione che, come per la prima, si rivelò infruttuosa. Tuttavia c’è un fatto curioso, nel 1497 il diplomatico spagnolo Pedro de Ayala riferì ai Re Cattolici di Spagna che l’italiano Giovanni Caboto, il primo uomo a visitare il Nord America dopo i Vichinghi, aveva parlato con delle persone di Bristol che avevano trovato Hy-Brasil. Questo forse implica che una di quelle spedizioni partite da Bristol avesse in realtà portato a termine con successo la sua missione senza divulgare la notizia in vie ufficiali. Quasi due secoli dopo il capitano scozzese John Nisbet affermò di aver avvistato Hy-Brasil nel suo viaggio dalla Francia all’Irlanda nel 1674. Nei diari di bordo è riportato che un gruppo di quattro marinai vennero inviati sull’isola dove trascorsero una giornata intera. Qui incontrarono un uomo a detta loro “vecchio e saggio” che li rifornì di oro e argento. Il capitano fece un bizzarro rapporto affermando che fosse abitata da grandi conigli neri e da un misterioso mago che viveva in un grande castello di pietra costruito da egli stesso. Una spedizione supplementare guidata dal capitano Alexander Johnson confermò tutto quello raccontato dal capitano Nisbet. L’ultimo avvistamento documentato di Hy-Brasil venne riportato nel 1872 da Robert O’Flaherty e T.J. Westropp. Quest’ultimo disse di aver visitato l’isola in altre tre precedenti occasioni e ne fu così affascinato che portò la sua famiglia con lui per mostrare tale spettacolo. Sebbene questa misteriosa isola appaia in molte mappe antiche, non se ne trova traccia nelle carte moderne. Hy-Brasil è semplicemente scomparsa senza lasciare traccia.

Siamo di fronte soltanto a una leggenda? Come mai i cartografi di tutta Europa l’hanno rappresentata sulla carte geografiche se si trattava solo di un mito? La storia di Hy-Brasil è così straordinaria che avrebbe collegamenti persino con il famoso incidente della foresta di Rendlesham, ossia con quella serie di avvistamenti di luci e di un presunto UFO avvenuti nella foresta di Rendlesham, nel sud dell’Inghilterra, nelle notti tra il 26 e il 28 dicembre del 1980. Per chi fosse maggiormente interessato al caso può vedere il nostro video dedicato. Nel 2010 venne divulgato un interessante sviluppo su questo caso. Il militare statunitense Penniston, ora in pensione, diffuse alcune informazioni circa la sua esperienza. Raccontò che il 27 dicembre 1980 fu tra i militari che videro l’oggetto triangolare atterrato in una radura. Egli si avvicinò all’oggetto per sfiorarlo con una mano. Il testimone si accorse che l’UFO sprigionava calore, poi fu investito da un’immagine che si stampò nella sua memoria visiva: una serie numerica formata da una lunga serie di 0 ed 1. Tornato alla base, Penniston sentì l’impulso irrefrenabile di trascrivere su un taccuino la sequenza che per lui rimase un enigma indecifrabile per molti anni, fino a quando, andato in pensione, consegnò il quaderno con la successione numerica ad un informatico affinché provasse a decodificarla. L’esperto, dopo vari tentativi, concluse che la serie era traducibile nel seguente messaggio: “Esplorazione dell’umanità per l’avanzamento del pianeta”. Non solo, un’altra parte della comunicazione conteneva le seguenti coordinate geografiche: 52°05’39.3″N 13°07’52.6″W, e se provate a inserire queste coordinate su una mappa verrete portati proprio nello stesso luogo in cui gli antichi cartografi posizionarono l’isola di Hy-Brasil. Forse è solo una coincidenza, un’incredibile e assurda coincidenza, anche perché oggi c’è chi crede che l’incidente di Rendlesham abbia spiegazioni ben più convenzionali, tuttavia se fosse vero siamo di fronte a una base aliena presente proprio qui sulla Terra?

Ad oggi nessuno sa con certezza se Hy-Brasil esiste o è esistita in passato. Questa leggenda potrebbe anche essere una storia tramandata di generazione in generazione dalla fine dell’ultima era glaciale, quando il livello del mare era più basso. Ad esempio, il Porcupine Bank, un’area dell’Oceano Atlantico scoperta nel 1862, sembra essere stata un’isola in passato e come potete vedere da quest’immagine è situata proprio dove i cartografi hanno originariamente collocato Hy-Brasil. La mitologia è piena di antiche isole scomparse, più famose tra tutte sono di certo l’isola perduta di Atlantide e il continente di Mu. Oggi è impossibile dimostrare che queste isole proprio non esistevano anche se la storia geologica della Terra negherebbe l’esistenza di alcune di esse. Detto questo le leggende si basano sempre su un fondo di verità, bisogna solo scoprire quanta ce n’è dietro lo spesso strato di storie che nel corso dei secoli hanno distorto la realtà dei fatti perché se qualcosa non può essere provato non significa che non esiste.

 

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