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Aleshenka – Caso shock di un feto alieno

Aleshenka – Caso shock di un feto alieno

Questa storia è tanto strana quanto inverosimile, essa è costellata da numerose testimonianze e versioni tutte diverse tra di loro, nonché da numerose teorie. Indipendentemente da tutto ciò, sembra che tutti siano d’accordo su dove e quando questo strano caso è cominciato, in una delle regioni più povere della Russia. Ecco la strana storia dell’alieno Aleshenka.

È una calda estate quella che investe la Russia nel 1996 e il piccolo villaggio di Kaolinory, nei pressi di Kyštym, non viene risparmiato dall’ondata rovente. Tamara Vasilieuna Prosvirina è un’anziana pensionata con lievi disturbi psichiatrici che ha la strana abitudine di decorare la casa sua con i fiori colti dal cimitero di notte. La sera del 13 agosto Tamara sta andando come sua solita abitudine al cimitero quando si imbatte in qualcosa di totalmente inaspettato. Mentre sta attraversando un bosco sente degli strani lamenti provenire da dietro un albero, inizialmente pensa a un qualche lamento di animale, ma mano a mano che si avvicina alla fonte del rumore si rende conto che quello era più simile a un grido infantile misto a un fischio. Gira intorno all’albero e quello che vede non poteva essere assolutamente vero, ai piedi dell’albero c’è quello che sembra essere un bambino ancora vivo, ma che di “bambino” ha ben poco. Tamara immediatamente avvolge la creatura nel suo scialle portandola a casa nel suo appartamento, gli da anche un nome: Aleshenka e comincia a trattarlo come se fosse suo figlio.

Il giorno dopo la nuora di Tamara, che si chiama come l’anziana, va a far visita alla suocera dopo che le aveva telefonato dicendo che aveva avuto un nuovo bambino. Quando Tamara Jr. arriva a casa della suocera non riesce a credere a quello vede nella camera da letto: una creatura avvolta in uno scialle sdraiata nel letto che ella stessa descrive più tardi come qualcosa “non di questo pianeta!”. L’aspetto di Aleshenka era terribilmente inquietante: la pelle era di un color grigiastro, la testa molto più grande rispetto al resto del corpo e la forma ricordava quella di una cipolla. Gli occhi erano molto grandi e a mandorla e sotto di essi c’era un piccolo foro da cui la creatura sembrava respirare. Tuttavia ciò che faceva più impressione era come la creatura mangiava: nessuno vide mai la sua bocca muoversi, era come se succhiasse il cibo dal foro che aveva. Secondo Tamara Jr. la creatura non mangiava, consumava letteralmente il cibo!

A partire da questo punto la storia si tinge di numerose sfaccettature dettate da diverse versioni dei fatti. Qualche giorno dopo il ritrovamento di Aleshenka, venne riferito che Tamara si era ammalata ed era stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, altri affermano che in realtà fu un vicino a chiamare l’ospedale locale dopo aver visto l’anziana donna delirare di nuovo mentre affermava che aveva avuto un bambino, ovviamente nessuno le credeva a causa dei suoi disturbi psichiatrici ben noti al vicinato. Malata di mente o no, non è chiaro come Tamara finì in ospedale, quel che è certo però è che Aleshenka fu lasciato solo nella casa della donna senza che nessuno si prendesse più cura di lui. Durante tutto il periodo che Tamara passò in ospedale, cercò di avvisare il personale medico che il suo bambino era a casa da solo, ma ovviamente nessuno le credette e venne ignorata. I più curiosi cercarono di sbirciare dalla finestra della casa affermando di vedere solamente “un gatto avvolto in alcuni stracci”. Le uniche persone che avevano visto dal vivo Aleshenka furono, oltre a Tamara, sua nuora e un suo conoscente: Vladimir Nurdinov, noto alla polizia per aver commesso dei crimini di poco conto. Non si conosce il motivo per cui Nurdinov era solito visitare Tamara, fatto sta che quando l’uomo e Tamara Jr. vennero informati che Tamara era stata ricoverata, si recarono subito nella casa dell’anziana ma fu troppo tardi purtroppo, una volta entrati nella camera da letto videro la creatura ormai priva di vita, probabilmente morta di stenti. La sua mummia essiccata si trovava distesa nel letto.

Non sapendo cosa fare Nurdinov prese con sé il corpo mummificato di Aleshenka e lo portò a casa sua, li chiamò Vladimir Bendlin, un poliziotto locale. Bendlin ipotizzò subito che quelli erano i resti mummuficati di un bambino e li portò dalla dottoressa Irina Yermolaeva per delle analisi. Dichiarò subito che non si trattava di una bufala in quanto era un vero corpo mummificato una volta in vita. Le sue conclusioni furono che si trattava di un bambino prematuro deformato probabilmente dalle radiazioni causate dall’incidente di Kyštym, uno dei più gravi disastri nucleari della storia, inferiore solo agli incidenti di Černobyl’ e Fukushima. Tuttavia Lyubov Romanowa, un’assistente della dottoressa che era stata a contatto con moltissimi bambini affetti da deformazione da radiazioni, disse di non aver mai visto nulla di simile, che quella creatura non poteva essere di origina umana! C’erano troppe differenze con l’anatomia di un normale bambino, almeno venti e le più importanti riguardavano la testa che consisteva in quattro ossa che si chiudevano tra di loro con spigoli molto accentuati, completamente diversa da quella di un normale essere umano, senza contare che non aveva nessun apparato sessuale e gli mancava anche l’ombelico che tutti i mammiferi hanno.

La bizzarra storia di Aleshenka cominciò a diffondersi a macchia d’olio e i media cominciarono ad interessarsi alla vicenda facendo visita al piccolo villaggio russo. Dopo i media arrivarono molti esperti e appassionati di UFO e alieni. Passarono altri giorni e ancora non era stato fatto nessun esame del DNA sulla strana creatura, fu così che intervenne il noto ufologo russo Boris Zolotov, purtroppo noto per essere anche un ciarlatano, pronto per effettuare il test del DNA. Bendlin diede la creatura agli assistenti di Zolotov ma si pentirà presto di questa suo gesto. Il poliziotto pensò di avere il risultato entro poche settimane, ma passarono i mesi senza che nessuno sapesse più nulla su Boris Zolotov fino a quando venne rintracciato da dei giornalisti della TV russa, a quel punto Zolotov diede una spiegazione a dir poco assurda: affermò che uno dei suoi assistenti, mentre stava guidando verso il laboratorio con il corpo per le analisi, vide delle luci lampeggianti nel cielo e poi un disco volante gli bloccò la strada. Zolotov prosegue il bizzarro racconto dicendo che gli occupanti del mezzo non identificato rivollero indietro la creatura, poi se ne andarono sparendo all’orizzonte. Una storia assurda, talmente assurda che molti teorizzano che l’ufologo sarebbe stato costretto a consegnare i resti di Aleshenka non ad alieni, bensì ai servizi segreti russi, come affermarono delle fonti anonime. Altri invece affermano che Zolotov avrebbe venduti i resti a un ignoto acquirente privato a scopo di lucro. Tuttavia qualsiasi cosa fosse accaduta, i resti di Aleshenka non furono mai più visti da nessuno.

Una svolta sulla probabile vera identità della creatura si ebbe qualche giorno più avanti quando una donna sconosciuta disse di essere venuta in possesso della coperta che avvolgeva Aleshenka. La donna diede la coperta a Bendlin chiedendo di fare un esame del DNA su di essa e soprattutto assicurandosi che le analisi venissero effettuate da persone competenti. Tamara Jr. confermò che quella era veramente la coperta usata per avvolgere Aleshenka e i risultati del DNA mostrarono qualcosa di incredibile: vennero rinvenute tracce di DNA umano, presumibilmente quelle di Tamara, e tracce di un ceppo sconosciuto alla scienza, ma nonostante questo risultato, la spiegazione ufficiale afferma che Aleshenka non era altro che il corpo di un bambino prematuro di una ventina di settimane con gravi malformazioni… Una spiegazione tutto sommato credibile se non fosse per il fatto che bambini nati così prematuramente non possono sopravvivere naturalmente per più di un paio d’ore dopo la nascita, Tamara invece l’avrebbe accudito per svariati giorni, inoltre le uniche due persone che hanno visto Aleshenka, oltre all’anziana donna, furono Tamara Jr. e Nurdinov e sostengono che quella creatura non aveva nulla di umano. Ad alimentare di mistero questa già insolita storia infine, fu un fatto che accadde una notte all’anziana Tamara. La donna stava vagando nuda per strada con solo un paio di calzini ai piedi, le persone che la notarono cercarono di metterla in salvo ma fu troppo tardi perché sopraggiunse un veicolo a tutta velocità che colpì Tamara uccidendola sul colpo! Il veicolo non si fermò e non si trovò mai il colpevole. I testimoni oculari che assistettero alla terribile scena affermarono che la donna sembrava stesse reagendo a qualcuno che la chiamava. Curiosamente tutto questo è successo pochi giorni prima che Tamara venisse sottoposta a ipnosi regressiva da Mark Milkhimer, un esperto in questo campo, ma le stranezze non finiscono qui perché Mark, che godeva di ottima salute, morì subito dopo essere giunto a Kyštym di un improvviso attacco di cuore.

Ancora una volta siamo di fronte a un caso avvolto da un fitto alone di mistero e costellato di numerosi fatti che fanno davvero pensare che sotto ci sia una vera e propria azione di cover-up. Solo una cosa è certa: Aleshenka è esistito veramente ed era vivo…

 
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Pubblicato da su 26 aprile 2017 in Contatti exraterrestri

 

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Caso Falcon Lake – L’UFO che bruciò un uomo!

Caso Falcon Lake – L’UFO che bruciò un uomo!

Incontro ravvicinato del secondo tipo: un UFO si è posato a terra a distanza relativamente ravvicinata lasciando tracce evidenti della sua presenza. Questa è la definizione corretta per questo tipo di incontro ravvicinato e tra tutti quelli analizzati nel corso della storia quello di certo più sensazionale, controverso e noto agli ufologi è senza ombra di dubbio il Caso di Falcon Lake. Questa vicenda ha come testimone Stefan Michalak, un uomo che avrebbe letteralmente sperimentato sulla propria pelle gli effetti terribili di quell’incontro.

L’avvistamento è avvenuto un sabato del 1967, in una zona vicino al Falcon Lake a Manitoba, Canada, a circa 75 chilometri a nord  dal confine americano. Stefan Michalak era un geologo dilettante che molto spesso investigava in quelle zone ricche di vegetazione alla ricerca di giacimenti d’argento. Il 20 maggio Stefan si era alzato di prima mattina convinto che quello sarebbe stato per lui un giorno fortunato e si mise di buona lena a cercare giacimenti d’argento. Passato da poco mezzogiorno Stefan stava cominciando a ricredersi sul fatto che quello fosse un giorno fortunato per lui… dei giacimenti d’argento non c’era traccia, ma soprattutto Stefan era del tutto ignaro che quel giorno  avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

Intorno a mezzogiorno e un quarto Stefan fu attirato da un gruppo di oche che improvvisamente si erano messe a starnazzare, come se fossero disturbate da qualcosa, poi il cielo si fece più luminoso e l’uomo alzò lo sguardo. Rimase sorpreso nel vedere due oggetti a forma di sigaro sormontati da una protuberanza che scendono lentamente. Un oggetto si posa a una cinquantina di metri da lui, mentre il secondo, dopo essersi librato per un attimo sulla cima degli alberi, scompare rapidamente in una nuvola. Il nostro testimone potè osservare attentamente il singolare oggetto atterrato, il cui colore subiva delle strane trasformazioni: come un metallo arroventato e bianco, che si raffredda a poco a poco, l’oggetto passa dal rosso brillante al rosso-grigio, poi al grigio e infine al grigio-argento. Stefan incuriosito e allo stesso tempo intimorito, si nascose dietro una roccia per osservare più da vicino l’oggetto e fece uno schizzo, quello che state osservando ora. Come potete vedere il velivolo è a forma di disco con un diametro di circa 10 metri, alto quasi 3. Negli attimi immediatamente successivi l’aria circostante diventò molto calda impregnandosi di un fortissimo odore di zolfo. “Sentì anche un ronzio che pareva essere quello di un motore elettrico e un sibilo assordante”, disse l’uomo in una testimonianza nei giorni successivi.

Poco dopo si aprì un portello sul lato del velivolo, inizialmente l’uomo non riuscì a vedere nulla, la luce all’interno era troppo forte, ma dopo aver indossato i suoi occhiali da sole poté distinguere numerosi fasci di luce viola che formavano una colonna al centro. Stefan si avvicinò molto cautamente fino a quando sentì chiaramente due voci simili a quelle umane, ma con un tono più acuto, a questo punto si convinse che l’oggetto fosse un velivolo sperimentare militare. Sottolineiamo di come Stefan non si era mai interessato ad argomenti quali UFO o alieni, dunque con tono sarcastico gridò: “Va bene Yankee, avete qualche problema? Venite fuori e vediamo cosa possiamo fare!”, ma non ricevette alcuna risposta, quindi provò ad attirare l’attenzione delle voci parlando in altre lingue. Poco dopo le voci di fermarono, improvvisamente tre pannelli scivolarono da sopra l’apertura sigillandola “Come un otturatore della fotocamera” affermò Stefan il quale aggiunse che questi pannelli avevano una struttura che ricordava un nido d’ape. Dopo che il portello si era chiuso, Stefan era abbastanza vicino da poter toccare il velivolo, ma probabilmente se non avesse avuto i guanti la sua mano si sarebbe fusa perché non appena sfiorò la superficie sentì un forte odore di gomma bruciata: erano le dita del suo guanto che stavano prendendo fuoco. Quando il velivolo cominciò a muoversi Stefan provò un intenso bruciore al petto. I suoi abiti presero fuoco e si mise a girare su se stesso sotto l’impulso di un violento soffio d’aria ardente. Non fu in grado di capire quello che stava accadendo e prima che si potesse riprendere dal forte spavento, il misterioso velivolo che era già sopra gli alberi, in un turbinio di luci sparì in una frazione di secondo. Stefan ancora sotto shock si rese finalmente conto che quello che aveva appena visto non poteva assolutamente essere un velivolo terrestre!

Ripreso dallo shock ma ancora intimorito, Stefan notò un forte odore di circuiti elettrici bruciati mescolato con un forte retrogusto di zolfo. Quando si avvicinò al punto dove aveva lasciato i suoi effetti personali vide che l’ago della sua bussola girava in modo irregolare, come se fosse impazzito. Poco dopo cominciò a sperimentare una forte nausea e un dolore alla testa, quindi tornò al motel dove stava alloggiando ma i sintomi non accennavano a passare e dopo diverse ore prese un autobus per la vicina città di Winnipeg dove viveva il figlio che lo portò in ospedale per accertamenti. Li si scoprì che l’intenso bruciore al petto provato dall’uomo gli aveva provocato una strana ustione a forma di griglia. I medici la classificarono come superficiale e l’uomo tornò a casa dopo poche ore continuando a lamentarsi di nausee, mal di testa e un odore acre provenire direttamente dai suoi polmoni. Le sofferenze di Stefan, però, non erano che all’inizio: un giorno, mentre si trovava al lavoro, sentì un intenso bruciore al collo e al petto ed ebbe l’impressione di avere la gola in fiamme. Venne trasportato immediatamente all’ambulatorio più vicino dove si riscontrò che il suo corpo era stranamente gonfio e che nel punto preciso delle vecchie scottature erano comparse delle grandi macchie rosse. Nei minuti successivi accadde qualcosa di strano e inquietante al corpo di Stefan, qualcosa di apparentemente inspiegabile: il suo corpo diventò viola gonfiandosi a tal punto che gli risultò impossibile togliersi la camicia. Le mani erano diventate come due piccoli palloni. I medici non poterono credere ai loro occhi e non riuscirono a formulare una diagnosi su quei sintomi misteriosi. Ad ogni modo il fatto più strano è che durante la notte, tutti i mali di cui soffriva Stefan spariscono completamente senza il minimo intervento medico e il giorno dopo era come nuovo, come se non fosse accaduto nulla, tant’è che lo stesso Stefan attribuì la sua guarigione a un miracolo.

Cosa è accaduto al corpo di Stefan Michalak e come ha fatto a guarire da solo in una notte? Oggi esistono alcune teorie avanzate da esperti che spaziano da “bruciature causate da onde ultrasoniche” a “reazioni termiche provocate da getti d’aria compressa”, ma forse quella più accreditata vede come colpevoli i raggi gamma che avrebbero provocato quelle bruciature e l’immediato deterioramento, nello stomaco di Stefan, del cibo che aveva consumato proprio prima dell’osservazione. Questo potrebbe anche spiegare il forte odore di zolfo avvertito dall’uomo. Tuttavia queste diverse teorie non riescono però a spiegare tutti i disturbi avvertiti: né lo straordinario e istantaneo gonfiore del corpo, né la brusca perdita di peso, né le macchie rosse seguite alle bruciature. I sintomi manifestati dal testimone di Falcon Lake rimangono nel regno dell’ignoto, un regno in cui gli ufologi vogliono addentrarsi più nel profondo affermando che il tutto fosse stato provocato da una particolare forma di energia sfruttata dall’UFO avvistato da Stefan, energia che forse sfruttava anche i raggi gamma.

Oltre alle analisi effettuate sul corpo di Stefan, vennero effettuate anche diverse ricerche sul presunto luogo del misterioso avvistamento, in particolare dove secondo il nostro testimone sarebbe atterrato il velivolo. Se le prime ricerche furono infruttuose, altre indagini, effettuate alla metà di giugno del 1967, fornirono risultati interessanti: si trovò infatti sul terreno una piccola zona circolare dove era sparita ogni traccia di vegetazione. Campioni del terreno prelevati e analizzati dal National Research Council del governo canadese e dall’Aviazione militare del Canada rivelarono la presenza di radioattività.

Questa storia oggi spacca l’opinione pubblica a metà, come del resto ogni storia che ha come protagonisti UFO o alieni e se anche Stefan avesse voluto mentire sulla reale verità dei fatti, i sintomi a cui ben ventisette medici assistettero erano reali e tutt’oggi parzialmente senza spiegazione. Come abbiamo detto all’inizio, Stefan è stata una persona che fino a quel fatidico giorno non si era mai interessato ad argomenti quali UFO o alieni e chi lo accusa di essere un bugiardo lui risponde: “Non chiedo a nessuno di credermi, ma io so quello che ho visto”. E voi? Gli credete?

 
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Pubblicato da su 17 gennaio 2017 in Contatti exraterrestri

 

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Frederick Valentich – Una trasmissione radio inquietante

Frederick Valentich – Una trasmissione radio inquietante

In questo video torneremo indietro nel tempo al 1978, quando il giovanissimo pilota Frederick Valentich affittò un Cessna monomotore volando letteralmente verso il tramonto senza essere mai più visto. Purtroppo fin qui non c’è nulla di strano, non sono poi così rare le tragedie che riguardano piccoli aerei. Questa volta però c’è qualcosa di diverso. Il caso di Frederick Valentich è tornato più volte alla ribalta nel corso degli anni ed è di certo il caso più misterioso che riguarda l’aviazione australiana, non perché un uomo è semplicemente scomparso, ma perché le trasmissioni radiofoniche finali hanno fatto intendere che il pilota avesse avvistato un UFO. Da allora molti, tra cui lo stesso padre di Frederick, credono che il pilota sia stato vittima di un rapimento alieno e che possa essere ancora vivo da qualche parte. Il Dipartimento Dei Trasporti Australiano, nella sua relazione finale a seguito delle indagini sull’incidente, ha liquidato il tutto scrivendo solamente una riga: “La ragione della scomparsa del velivolo non è stata determinata.” e questo è tutto, uno scarno epitaffio sulla tragedia che ha riguardato un uomo e una famiglia.

Frederick aveva solo 20 anni il giorno della tragedia. Membro del Training Corps Air, un programma di giovani cadetti volontari promosso dalla Royal Australian Air Force, aveva da poco meno di un anno ottenuto la licenza di pilota privato e possedeva una discreta esperienza di volo. Viveva con i suoi genitori e da tutti era conosciuto come un bravo ragazzo, felice e soddisfatto della carriera intrapresa. Un giorno di ottobre del 1978 si presentò presso l’aeroporto di Moorabbin a Melbourne per affittare un aereo e volare fino a King Island, un giro di circa 560 chilometri che lo avrebbero tenuto occupato per oltre tre ore. Tuttavia quel giorno si stava avvicinando una grossa tempesta e non gli fu concesso il volo, così il giovane ritornò due giorni più tardi e questa volta partì con il suo Cessna 182L, ignaro che quello sarebbe stato il suo ultimo volo…

Decollò il 21 ottobre poco dopo le sei di sera per intraprendere il suo primo e unico volo notturno sopra le acque. Le condizioni meteorologiche erano buone. King Island è a circa metà strada tra l’isola principale della Tasmania e l’Australia. Per volare lì da Melbourne, in genere i piloti non eseguono una linea retta perché ciò significherebbe volare sopra l’oceano per quasi tutta la strada e ovviamente è più rischioso che sorvolare la terraferma. Dunque in genere i piloti vanno da Melbourne a Cape Otway lungo la costa sud-ovest, che è il punto più vicino alla terraferma a King Island. Questo percorso è in gran parte su terra, tuttavia anche questa strada comprende un tratto di 85 chilometri su acqua.

Frederick stava volando senza particolari complicazioni e circa venti minuti dopo il tramonto si allontanò dalla costa ad un’altitudine di 4.500 piedi iniziando così il lungo tratto sopra l’acqua. Fu in quel momento che fece la sua prima chiamata alla torre radio dell’aeroporto di Melbourne. Esistono svariate registrazioni della conversazione radiofonica, ma per qualche motivo nessuna copia è stata resa pubblica. Esistono diverse trascrizioni, non sappiamo con certezza se quella che vi stiamo per mostrare corrisponde a quella originale, comunque rispecchia fedelmente le trascrizioni che si trovano in giro:

F: Qui è Delta Siera Juliet. Rilevate traffico sotto i 5.000 piedi?

M: No, non rileviamo nulla

F: Sembra che ci sia un grosso velivolo sotto i 5.000 piedi

M: Che tipo di velivolo è?

F: Non sono sicuro. Vedo quattro bagliori, mi sembrano luci delle lui di atterraggio… Il velivolo è appena passato sopra di me ad almeno 1.000 piedi. C’è qualche aereo militare nelle vicinanze?

M: No, nessun velivolo è stato rilevato nelle vicinanze

F: Sembra che stia giocando. Sta volando sopra di me… Non è un aereo. È…

M: Puoi descrivere il velivolo?

F: Non appena mi è passato sopra, ho visto una forma allungata… Non posso dire di più… È stato velocissimo… È davanti di me proprio ora, Melbourne.

M: E quanto sarebbe largo questo oggetto?

F: Sembra stazionario. Sto mantenendo l’orbita e quella cosa sta facendo la stessa cosa sopra di me. Ora ha una luce verde e sembra essere di metallo. È molto lucente. È appena sparito… Quello strano velivolo sta stazionando sopra di me ancora. Sta stazionando e NON È UN AEREO.

“NON È UN AEREO”. Queste sono state le sue ultime parole registrate alle 19:12 e 28 secondi. Valentich era un pilota esperto che avrebbe dovuto essere in grado di identificare un altro aeromobile. Successivamente Melbourne diramò un’allerta che si tramutò in situazione di emergenza circa venti minuti più tardi.

Al di là di storie che riguardano alieni e UFO, sono numerosi i fatti strani che circondano questa storia dall’inizio alla fine. Il primo è che Frederick ha mentito a tutti sul perché stesse andando a King Island, infatti disse in aeroporto che doveva prendere dei passeggeri, ma non vi era nessuno da prelevare. Disse alla fidanzata e alla sua famiglia che stava andando a raccogliere gamberi, ma su King Island questi crostacei sono assenti. Disse inoltre che sarebbe tornato per le 7:30 di sera, un orario che era chiaramente impossibile. Niente di quello che raccontò fu vero, ma perché l’avrebbe fatto? Nessuno lo sa con certezza. Frederick sapeva benissimo che sarebbe arrivato ben dopo il tramonto, sapeva anche che la pista di atterraggio a King Island non era sotto un controllo diretto, il che significa che non c’era una torre di controllo e quindi nessuno dall’altra parte alla radio. Per questo motivo avrebbe dovuto chiamare in anticipo per avere le luci della pista accese, ma dai registri non risultò che questa chiamata fosse mai stata fatta.

A fronte di tutte queste stranezze molti hanno avanzato l’ipotesi che Frederick abbia mentito a tutti per commettere il gesto estremo, per togliersi la vita nel modo forse considerato il migliore per lui: mentre guidava un aereo, la sua passione. Detto questo i familiari e chi lo conosceva bene si sentirono di escludere categoricamente l’ipotesi del suicidio dato che Frederick era particolarmente entusiasta del suo percorso di vita e non c’era nulla in lui che potesse far pensare ad atti così estremi. In particolare il padre, Guido Valentich, premeva sull’ipotesi del rapimento alieno e che suo figlio fosse ancora vivo da qualche parte. In seguito si scopre infatti che i due erano da tempo forti sostenitori riguardo l’esistenza di UFO e alieni. Forse Frederick, troppo condizionato da queste storie, ha corso troppo con la fantasia mentre forse c’erano ben altri problemi durante il volo? L’ipotesi ad oggi più accreditata è che Frederick fosse stato vittima di disorientamento spaziale, non a caso contattò la stazione radio proprio non appena iniziò il tratto sul mare aperto. Purtroppo il disorientamento spaziale è una condanna a morte virtuale. C’è un ammonimento tra i piloti che insegna che il tempo medio tra il divenire spazialmente disorientati e la morte è di soli 178 secondi, forse proprio gli stessi secondi che sono costati la vita a Frederick Valentich.

A questo punto c’è da chiedersi come mai Frederick abbia chiamato la torre di controllo per segnalare l’avvistamento di un oggetto non identificato. Forse era in preda ad allucinazioni e le sue ferme convinzioni su UFO e alieni hanno ingannato il suo cervello su un fenomeno del tutto naturale. Ipotesi questa suggerita da molti scettici, gli stessi che sottolineano di come solamente un anno prima dell’incidente fosse uscito il film Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo. C’è una scena del film infatti che mostra la conversazione tra un pilota di un aereo e la torre di controllo in cui si parla di oggetti non identificati in avvistamento, conversazione che forse avrebbe potuto aver condizionato il giovane pilota. Tutte ipotesi queste, ma la realtà su cosa sia successo quella sera nei cieli sopra le acque australiane rimane un mistero, un grande puzzle il cui ultimo pezzo una foto scatta da Roy Manifold. L’uomo aveva installato una fotocamera per i timelapse col fine di catturare il tramonto al largo della costa, ma quando sviluppò le foto non vide solo degli splendidi raggi arancioni che al tramonto baciano il mare, ma qualcosa di strano nel cielo, un oggetto inspiegabile. Il fatto curioso è che questi scatti sono stati eseguiti solamente venti minuti prima dell’ultima trasmissione di Frederick. Gli esperti che analizzarono le foto conclusero che l’oggetto ripreso doveva avere una velocità di almeno 320 km/h.

Cinque anni dopo la scomparsa, parte di un cofano di un Cessna 182L venne trovato sulle rive di Flinder Island in Tasmania, su questo cofano erano presenti dei numeri che corrispondevano alle prime cifre del numero di serie dell’aeroplano. Le analisi successive dimostrarono di come quelle cifre iniziali corrispondessero a quelle del Cessna 182L affittato da Frederick cinque anni prima! Ovviamente non poteva essere una coincidenza, quello era proprio un pezzo della carcassa di quell’aereo emerso forse dalle profondità marine trasportato dalla corrente. Quello fu l’unico pezzo ritrovato, l’aereo e soprattutto il corpo sono ancora da qualche parte su questo pianeta… O forse no?

 
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Pubblicato da su 24 ottobre 2016 in Contatti exraterrestri

 

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Extraterrestri – Le prove tenute nascoste nei testi antichi

Extraterrestri – Le prove tenute nascoste nei testi antichi

8 luglio 1947. Durante quella notte di esattamente 69 anni fa, qualcosa si schianta sull’arido suolo di una distesa desertica a qualche chilometro da una cittadina allora per niente famosa e conosciuta nel mondo. La mattina seguente il luogo dell’incidente viene sommerso da ondate di militari che rendono la zona off-limits. Nei giorni successivi ci fu un vero e proprio stupore quando le testate giornalistiche mostrarono in prima pagina la dichiarazione di cattura di un UFO. Come avete potuto capire stiamo parlando del famosissimo incidente di Roswell, evento secondo cui si sarebbe verificato lo schianto di un UFO e non di un pallone sonda come dichiarato solo più tardi dall’aviazione statunitense. Questo evento aprì le porte all’era dell’ufologia moderna e da quel caldo giorno di estate del 1947, il susseguirsi di eventi ufologici fu incessante per tutta la seconda metà del XX secolo. Ancora oggi, era però in cui la computer grafica può ingannare anche l’occhio più esperto, il fenomeno non sembra essersi placato…

Oggi molte persone scettiche si chiedono: e prima di quel giorno? Come mai prima degli anni 40 non vengono riportati avvistamenti, anni in cui casualmente si cominciavano a sperimentare particolari velivoli che ai comuni mortali parevano provenire da un altro mondo. Ebbene la risposta è semplice: l’umanità sembra invece conoscere dall’alba dei tempi il fenomeno UFO, da addirittura migliaia di anni prima dell’incidente di Roswell e le testimonianze sono centinaia. Andando a ritroso, prima di parlare di eventi avvenuti migliaia di anni fa, veniamo incontro a numerosi dipinti di età medievale rappresentati oggetti piuttosto strani. A un occhio moderno, quei misteriosi oggetti sembrano proprio essere degli UFO. Dunque gli autori volevano mostrarci ciò che avevano visto oppure sapevano qualcosa che andava al di là delle normali conoscenze dell’epoca? Certamente per quegli strani oggetti rappresentati nei dipinti esistono anche le spiegazioni convenzionali che sono ben lungi da quelle che riguardano oggetti volanti non identificati, ma sempre restando nel periodo intorno al medioevo veniamo incontro a un evento alquanto bizzarro: Il fenomeno celeste di Norimberga.

14 aprile 1561, secondo le cronache del tempo, la popolazione vede comparire nel cielo numerosi oggetti volanti, di varie forme, che ingaggiano fra di loro una sorta di combattimento. Nel tempo sono state avanzate numerosi ipotesi per spiegare quell’evento, tutte riguardanti fenomeni naturali. D’altro canto all’epoca le conoscenze su tali fenomeni erano limitate e spesso venivano confusi con una qualche opera divina. Tuttavia le cronache del tempo riportarono l’accaduto con dovizia di particolari, affinché della vicenda ne rimanesse chiara memoria. Inoltre, furono eseguite diverse incisioni su legno e stampe su carta. L’avvenimento durò circa un’ora e terminò quando diversi oggetti precipitarono al suolo, alla periferia della città, causando un incendio. Dunque sembra proprio non essere paragonabile a nessun evento ad oggi noto. Ecco un estratto delle cronache: “E così da ambo i lati del Sole vi erano sfere in gran numero, c’è n’erano tre in fila, altre disposte in formazione quadrilatera, tante altre solitarie. E tra queste sfere sono state viste molte croci color sangue, e tra le croci e le sfere sono state visti due oggetti fusiformi color sangue con la parte posteriore più spessa. E in mezzo a tutti questi si trovavano anche due grandi tubi, uno sulla destra l’altro sulla sinistra, e dentro questi tubi si trovavano tre, quattro e più sfere. Tutti insieme incominciarono a combattere, le sfere sul Sole si mossero verso quelli ai lati, questi ultimi si mossero con le sfere dentro ai tubi verso il Sole”. Come avete potuto ascoltare, sembra proprio il racconto di una battaglia nei cieli.

Al giorno d’oggi esiste una teoria molto affascinante e parecchio controversa completamente rifiutata dalla comunità scientifica tradizionale. Tale teoria potrebbe spiegare numerosi interrogativi a cui la scienza ancora non sa rispondere, compreso il famoso anello mancante dell’evoluzione umana e forse per accogliere questa teoria basta avere una mente libera priva da ogni condizionamento di qualsivoglia natura. Alla fine del video sarete voi a decidere se appoggiare questa tesi oppure no. Stiamo parlando della teoria degli antichi astronauti, o teoria del paleocontatto, secondo cui degli extraterrestri, o esseri venuti dal cielo come dicevano gli antichi, con una conoscenza superiore sarebbero sbarcati sul nostro pianeta condividendo la loro esperienza, e non solo, con le prime civiltà e cambiando per sempre il corso della storia. Ma come ha fatto questa teoria a svilupparsi, c’è qualche prova a sostegno di tutto ciò? A quanto pare si e non parliamo di una o due prove, ma centinaia sparse in tutto il mondo che arrivano da civiltà distanti tra di loro migliaia di chilometri che a quanto pare ci raccontano tutte la stessa identica storia.

Questa teoria prese piede nella seconda metà del XX secolo. Il tema dell’interazione uomo-alieno in particolare è stata spinta sotto i riflettori nel 1968 da Stanley Kubrick con il film 2001: Odissea nello spazio, con la famosa scena iniziale che ci mostra un’Africa di milioni di anni fa e un gruppo di ominidi che va incontro a un misterioso monolito nero. Gli ominidi, venendovi a contatto, imparano inspiegabilmente a usare gli strumenti per cacciare gli animali e ad estendere il proprio territorio aggredendo i nemici. Per caso il regista voleva dirci qualcosa? Se l’uomo ora sta cominciando a spostarsi verso altri pianeti, perché non possono averlo fatto extraterrestri con una conoscenza superiore in passato? Sempre nel 1968, l’autore svizzero Erich von Däniken, considerato il padre della teoria degli antichi astronauti, pubblica Chariots of the Gods che in poco tempo diventerà un best seller. In esso viene formulata per la prima volta l’ipotesi che migliaia di anni fa, viaggiatori spaziali provenienti da altri pianeti avrebbero visitato la Terra insegnando agli esseri umani la tecnologia e influenzando addirittura le religioni antiche, tra cui secondo molti anche tutte le religioni che ne derivano oggi. Vi sembra assurdo? Se tutto ciò vi sembra poco credibile probabilmente non conoscete il Culto del Cargo che mette in risalto come può nascere una religione!

Il Culto del Cargo è una religione nata a cavallo della seconda guerra mondiale nelle isole del Pacifico, dove gli aerei americani facevano scalo per andare in Giappone. Essi si fermavano; avevano dei magazzini con le merci, con i viveri per le truppe… Dunque gli indigeni del posto hanno cominciato a vedere gli americani come degli Dèi perché li vedevano arrivare con aerei, mezzi per loro straordinari. Da qui nasce, appunto, il culto del cargo, cioè degli aerei cargo, tant’è che quando la guerra finì e gli americani se ne andarono, questi indigeni costruirono una fusoliera di aereo in legno, una finta pista di atterraggio e dei modelli di radio sempre in legno per poi celebrare dei riti. Inoltre ogni anno a febbraio facevano una festa chiamata “John Frum Day” dal nome del loro Dio chiamato John Frum poiché durante il periodo in cui gli americani atterravano, avevano identificato in particolare una persona di colore che diceva “I’m John from USA”, da qui John Frum. Il Culto del Cargo dunque ci mette di fronte a straordinari parallelismi! Gli indigeni non sono nient’altro che l’umanità del passato e gli americani i visitatori dallo spazio con tutto ciò che ne consegue…

Detto questo starete sicuramente aspettando ancora le prove a sostegno di questa controversa ipotesi, ebbene la maggior parte dei teorici degli antichi alieni, tra cui Von Däniken, sceglie due tipi di prove per sostenere le loro idee. La prima risiede nei testi religiosi antichi, tra cui la Bibbia, in cui i popoli addirittura interagiscono con degli Dèi o altri esseri celesti che scendono dal cielo, a volte in veicoli simili a navicelle spaziali e dotati di poteri straordinari. La seconda prova sarebbe tutta una serie di opere d’arte raffiguranti strane creature simili agli alieni descritti oggi, oltre che gli OOPArt, ossia tutti quei reperti archeologici che, secondo comuni convinzioni riguardo al passato, si suppone non sarebbero potuti esistere nell’epoca a cui si riferiscono le datazioni effettuate, ma per parlare meglio di questi misteriosi artefatti e della cosiddetta archeologia misteriosa, andrebbe dedicato un video a parte. Molti, inoltre, sostengono che meraviglie architettoniche antiche, tra le più famose citiamo le piramidi di Giza, siano state costruite con l’aiuto di una qualche tecnologia che non poteva esistere al tempo. Un esempio lo troviamo nel famoso sito di Puma Punku. Situato negli altopiani boliviani, Puma Punku è un campo di rovine di pietra disseminato di giganteschi blocchi finemente scolpiti. Tale lavorazione precisa su vasta scala sarebbe stata quasi impossibile senza strumenti moderni o qualche tipo di macchinario, ma le rovine hanno più di mille anni. I teorici degli antichi alieni ipotizzano che qualche civiltà avanzata abbia aiutato gli abitanti del posto a costruire quelle incredibili strutture.

I popoli sudamericani sembrano lasciare numerosi indizi sul fatto che qualcosa di straordinario è avvenuto nel passato sul nostro pianeta, come le linee di Nazca. Incise su un altopiano nel deserto di Nazca in Perù, queste linee sono una serie di antichi disegni che si estendono per più di 80 chilometri. Esse hanno sconcertato gli archeologi per decenni. Composte con linee semplici e forme geometriche, comprendono disegni di animali, uccelli e esseri umani, alcune figure hanno dimensioni di circa 200 metri di diametro. A causa delle loro dimensioni colossali, le figure possono essere apprezzate solo dall’alto e non vi è alcuna prova che il popolo di Nazca, che abitava la zona compresa tra il 300 a.C. e 800 d.C., abbia inventato macchine volanti. Che queste linee fossero un tributo per chi giungeva dall’alto? A quanto pare i cieli del passato parevano essere molto trafficati perché se ci spostiamo di diverse migliaia di chilometri dal sudamerica e andiamo in Asia, troviamo ancora numerosi racconti riguardanti “carri celesti”. Molte epopee scritte in sanscrito, come il Mahābhārata, realizzate in India più di duemila anni fa, contengono numerosi riferimenti a macchine volanti chiamate Vimana. Esistono interi volumi di centinaia di pagine che descrivono minuziosamente il loro funzionamento portando a pensare che più che un testo sacro, quello fosse un manuale tecnico. Questi Vimana non erano nient’altro che macchine volanti di esseri di altri pianeti? Oppure come molti sostengono pura e semplice mitologia? La cosa curiosa è che tutti i popoli della Terra ci raccontano le stesse cose…

A fronte di tutto ciò, forse le testimonianze più importanti ce le abbiamo nel libro che, con quasi 4 miliardi di copie vendute nell’ultimo mezzo secolo, è il libro più venduto al mondo, anche se volendo essere più precisi esso è una raccolta di libri: La Bibbia. Ebbene secondo alcuni studiosi La Bibbia, in particolare l’antico testamento, non sarebbe nient’altro che un libro di sanguinarie guerre e del rapporto di un popolo non con il Dio universale che siamo abituati a credere, ma con un gruppo di individui denominati Elohim ed è proprio sulla loro figura che ci soffermeremo. Su questi esseri ci sarebbere da scrivere fiumi di parole, ma la cosa più importante da sapere è che la stragrande maggioranza delle volte che leggete Dio nella Bibbia, in realtà l’originale testo ebraico riportava “Elohim” che è un termine al plurale, accompagnato molto spesso da verbi al plurale. Questo termine nessuno sa cosa voglia dire di preciso anche se forse la traduzione più precisa sarebbe “I potenti”, ma chi erano in realtà questi esseri? I teorici degli antichi alieni credono fossero dei visitatori provenienti da altri pianeti che sono scesi sulla Terra centinaia di migliaia di anni fa e avrebbero creato l’uomo, più scientificamente parlando, avrebbero mischiato i loro geni con gli ominidi presenti sul pianeta all’epoca creando così l’homo sapiens. Tutto questo ce lo direbbe proprio la Bibbia nei primi versetti della Genesi.

Ultimamente la scienza sta confermando di come l’uomo abbia avuto un salto genetico troppo repentino molto tempo fa trasformandolo in Homo Sapiens. Guidato dal Dr. Martin Taylor, dell’Istituto di Genetica e Medicina Molecolare presso l’Università di Edimburgo, un team internazionale di ricercatori ha scoperto un gene, il Mir-941, legato alla funzione cerebrale, presenti negli esseri umani, ma assente nelle scimmie come negli scimpanzé. Questo gene, dalle origini assolutamente sconosciute, avrebbe in pratica dato un’accelerazione fantastica al processo cognitivo del nostro cervello rendendoci unici, rendendoci… Umani. Senza questo gene ora saremmo ancora fermi allo stato evolutivo di ominidi, ma da dove sia arrivato è un completo mistero, mistero che forse può trovare risposta proprio in quei testi antichi considerati mitologia o opere divine ma che forse raccontano le nostre vere origini…

Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra» – Genesi 1,26

 
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Pubblicato da su 11 luglio 2016 in Contatti exraterrestri

 

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Wow! – Un vero e proprio segnale extraterrestre

Wow! – Un vero e proprio segnale extraterrestre

Siamo davvero soli nell’universo? Questa è una domanda retorica per molti scienziati i quali non soltanto hanno già risposto con diverse teorie, ma lo hanno dimostrato in diversi modi che non è ovviamente plausibile. In particolare grazie all’equazione di Drake possiamo anche sapere con relativa certezza quante siano le forme di vita intelligenti più vicine a noi. Allora la domanda veramente interessante è: siamo mai venuti a contatto con entità extraterrestri? Sebbene per molte persone questa sia una domanda ancora molto in discussione, in realtà per diversi scienziati la risposta è un contundente SI i quali, da uomini di scienza, si affidano ai fatti e in particolare questo contatto sarebbe avvenuto attraverso il famigerato “Segnale Wow!”.

Nei primi anni 60 Philip Morrison e Giuseppe Cocconi, due astrofisici della Cornell University, si interrogarono su quale metodo una possibile civiltà extraterrestre avrebbe usato per contattare altri esseri intelligenti. Tra le diverse ipotesi quella più plausibile secondo i loro studi fu che questo metodo comprenderebbe i segnali radio, dal momento che questi richiedono relativamente poca energia per viaggiare in punti lontani dello spazio. Inoltre degli esseri intelligenti sceglierebbero un messaggio semplice e conciso usando la matematica come linguaggio di comunicazione principale e un tipo di codifica binario. Ma l’ipotesi più interessante che fecero Cocconi e Morrison fu suggerire che la frequenza di trasmissione per la comunicazione sicuramente sarebbe la stessa di quella emessa dall’idrogeno perché è l’elemento più comune del cosmo e corrisponde a 1420 Mhz. Sulla base di tutte queste ipotesi, negli anni 70 e anche grazie al finanziamento della NASA, nacque il SETI, acronimo di Search for Extraterrestrial Intelligence, un progetto dedicato alla ricerca appunto di forme di vita intelligenti extraterrestri nella nostra galassia. Uno dei fondatori più importanti del progetto nonché ancora direttore è Frank Drake insieme al suo ormai defunto collega Carl Sagan. In tutti questi anni il SETI, attraverso potentissimi radiotelescopi, si dedicò alla trasmissione di diversi messaggi a punti distanti anche migliaia di anni luce da noi. Questi messaggi contenevano informazioni sul nostro pianeta e sulla nostra civiltà come coordinate del nostro sistema solare, una descrizione breve sulla composizione organica degli esseri sulla Terra e altre informazioni codificate, ma la parte più interessante di questo progetto è l’ascolto, cattura e analisi dei diversi segnali elettromagnetici provenienti dal cosmo. Questo perché forse diverse civiltà a noi sconosciute da migliaia di anni stanno cercando di mettersi in contatto con noi…

Sono trascorsi quasi 40 anni da quel 15 di agosto del 1977, data in cui il radiotelescopio Big Ear situato nell’Ohio, Stati Uniti, catturò un segnale proveniente dalla costellazione del Sagittario. Tale segnale viene ricordato come il più importante mai giunto sulla Terra e quello che per molti è la prova più concreta dell’esistenza di forme di vita intelligenti fuori dal nostro corpo celeste. Erano esattamente le ore 23 e 16 nella costa orientale degli Stati Uniti, quando l’elaboratore dell’osservatorio, un IBM 1130 che aveva una memoria RAM di 32 kb e un hard disk di 1 Mb, catturò uno strano segnale che aveva una potenza trenta volte superiore a quelle normalmente campionate e registrate dai radiotelescopi. Successivamente i dati vennero trasformati in codici alfanumerici e stampati su un foglio e a differenza di come viene spesso raccontata questa storia in realtà non se ne accorse nessuno di questo fatto fino a qualche giorno dopo. Infatti circa 48 ore dopo l’allora 37enne Jerry Ehman, un astronomo e investigatore presso l’università dell’Ohio che era volontario del Big Ear, posò gli occhi su ciò che era stato impresso dal calcolatore. Di certo possiamo solo immaginare la gioia e l’emozione che aveva investito Jerry quando vide quel voglio di carta in cui il segnale trasformato in codice alfanumerico annunciava 6EQUJ5. Senza pensare Jerry prese la sua biro rossa e scrisse la parola “Wow!” come espressione di stupore, nome con cui poi questo segnale verrà ricordato fino ai giorni nostri.

Il signor Ehman entusiasta si mise in contatto con il direttore dell’osservatorio John Krauss e il suo collaboratore Bob Dixon e pure loro rimasero esterrefatti dinanzi a tale scoperta. D’altronde tutti loro lavoravano al progetto SETI e dopo quasi 10 anni finalmente erano giunti a  una svolta epocale: non siamo soli nell’universo e possiamo metterci in contatto con gli extraterrestri. Il segnale Wow! è sorprendente non soltanto perché è più unico che raro ma anche per diversi aspetti che ora andremo ad analizzare. Innanzitutto la durata. Si tratta di un segnale radio di esattamente 72 secondi che corrisponde all’intera finestra di ascolto impostata al Big Ear, quindi probabilmente il segnale originale aveva una durata superiore a 72 secondi. L’intensità di questo segnale come anzidetto è notevole, gli esperti dicono che sia di circa 30 volte superiore al rumore che Big Ear normalmente catturava trasformando il segnale Wow! nell’anomalia più intensa mai registrata da un radiotelescopio in tutta la storia dell’uomo. Come ciliegina sulla torta, la frequenza con cui era stato trasmesso era esattamente 1420 Mhz, ossia la frequenza dell’idrogeno neutro come ipotizzato da Cocconi. Non poteva e non può essere solo una coincidenza…

Ma chi stava cercando di stabilire una comunicazione con noi? Presi dal fermento della scoperta tutti i radiotelescopi a disposizione del SETI vennero messi in ascolto e tutti gli astronomi del mondo setacciarono ogni angolo nella zona della costellazione del Sagittario. Gli investigatori del Big Ear, che conoscevano l’esatta posizione da cui era giunto il segnale, analizzarono le coordinate indicate e fu sorprendente sapere che il segnale sembrava provenire da un punto a nordovest dell’ammasso globulare M55 e più precisamente giunsero alla conclusione che proveniva dal gruppo di stelle Chi Sagittarii dove i corpi celesti distano mediamente dalla Terra 600 anni luce. Negli anni a seguire fino ai giorni nostri diversi furono i tentativi e i progetti avviati per cercare di cogliere questo segnale e altri simili provenienti dal cosmo… Tutti tentativi fallimentari purtroppo.

  • Nel 1987 e nel 1989 Robert Gray, ricercatore presso l’Oak Ridge Observatory, non ottenne nessun risultato.
  • Luglio 1995. L’allora direttore esecutivo del SETI, il dottor H. Paul Shuch, tentò di ascoltare il famigerato segnale con un radiotelescopio di 12 metri presso il National Radio Astronomy Observatory di Green Bank, West Virginia: nessun risultato utile.
  • Gray fece altri tentativi nel 1995 e nel 1996 utilizzando per l’occasione il Very Large Array situato nel New Mexico ma anche in questo caso gli unici segnali che arrivarono dal cosmo furono rumore spaziale.
  • 1999. il Dr. Simon Ellingsen insieme a Gray, utilizza il radiotelescopio di 26 metri presso l’osservatorio Mount Pleasant Radio e non ottenne alcun risultato positivo.

Questi sono solo alcuni dei tantissimi tentativi andati a vuoto, il segnale Wow! non è mai più stato registrato da alcun radiotelescopio. Oggi il SETI è impegnato in diversi progetti ma non è più finanziato dalla NASA ed è stato più volte messo in discussione da esponenti della comunità scientifica. Invece diverse sono le ipotesi prese in considerazione per tentare di spiegare quel segnale così incredibile. lo stesso Ehman, colui che fece la scoperta, si è sempre dimostrato abbastanza scettico riguardo al segnale Wow! tant’è vero che in un intervista del 1994 al magazine Cleveland Plain Dealer disse senza ombra di dubbio: “Dovremmo aver visto il segnale di nuovo dato che lo cercammo più di cinquanta volte all’epoca. Qualcosa mi suggerisce che si trattò di un segnale di origine terrestre e che è stato riflesso da qualche spazzatura spaziale come detriti di satelliti”. Quindi  secondo Ehman si tratta di un segnale terrestre anche se bisogna ammettere che per una serie di fattori l’ipotesi descritta da egli è alquanto improbabile. Ovviamente ci sono anche persone che affermano che quel segnale sia stato dovuto ad una trasmissione da parte di un’astronave extraterrestre che si trovava in quell’esatta posizione quarant’anni prima ed è per questo che non è mai più stato riprodotto. A partire da qui ci sono centinaia di teorie sempre più affascinanti quanto bizzarre che parlano addirittura di mostri cosmici Lovecraftiani come possibili sorgenti del segnale Wow!.

Una delle teorie oggi più accreditate risale a qualche mese fa ed è stata formulata da Antonio Paris, professore di Astronomia del St Petersburg College in Florida ed ex analista per il dipartimento della difesa americana. Egli non solo formula un’ipotesi del tutto nuova e diversa dalle altre ma è anche deciso a dimostrarla.  Secondo Paris il segnale captato circa quarant’anni addietro è stato causato da due comete, la 266P/Christensen e la P/2008 Y2 e le cui traiettorie per coincidenze fortuite si trovavano nella finestra spaziale di ascolto del Big Ear, quindi il segnale Wow! sarebbe in realtà provocato dall’idrogeno rilasciato dal loro nucleo. La ragione per cui a nessuno all’epoca venne in mente tale ipotesi è che queste due comete sono state scoperte rispettivamente nel 2006 e nel 2008 perciò la loro esistenza era del tutto ignota agli scienziati. Per dimostrare la sua teoria Paris fa una previsione: “Nel 2017 e nel 2018 le comete attraverseranno di nuovo la finestra spaziale in cui si trovava in ascolto Big Ear nell’agosto del 1977 e si produrrà di nuovo un altro segnale Wow!”. Per poter dare una spiegazione definitiva a questo caso quindi ci tocca aspettare ancora uno o due anni, ma fino ad allora il segnale Wow! è forse l’unica prova tangibile che si ha dell’esistenza di forme di vita extraterrestri.

 
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Pubblicato da su 9 maggio 2016 in Contatti exraterrestri

 

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UFO a Firenze – Il giorno in cui si fermò una partita di calcio

UFO a Firenze – Il giorno in cui si fermò una partita di calcio

È il 27 ottobre 1954, una tipica e normale giornata d’autunno toscana. Fiorentina-Pistoiese un match del campionato riserve, una competizione che oggi non esiste più, era una partita praticamente senza storia, ma che invece rimase impressa nella memoria non solo tra i tifosi che stavano guardando la partita, ma in tutto il mondo per un fatto tanto spettacolare quando bizzarro. Oltre 10.000 persone quel giorno erano concentrati a tifare i 22 giocatori in campo allo stadio Comunale, ma alle 14:27 poco dopo l’inizio del secondo tempo, calò il silenzio per poi trasformarsi in un brusio confuso. Gli spettatori non stavano più guardando la partita, ma stavano osservando il cielo stupiti e sconcertati, con le dita rivolte verso l’alto. A quel punto anche i giocatori si misero a guardare in alto e non prestarono più interesse al pallone che rotolò fuori dal campo…

Uno dei giocatori in campo era Ardico Magnini, una sorta di leggenda dell’epoca che aveva militato anche in nazionale nella Coppa del Mondo del 1954. “Ricordo tutto, dalla A alla Z”, afferma ora l’ex-giocatore. “Sembrava come un uovo che si librava in cielo molto, molto, molto lentamente. Tutti stavano guardando il cielo e una strana sostanza luccicante scendeva. Si poteva vedere l’espressione attonita di tutte le persone, non avevamo mai visto nulla di simile. Eravamo assolutamente scioccati”. Secondo il rapporto degli arbitri, il gioco venne sospeso per qualche minuto a causa di numerosi misteriosi oggetti nel cielo avvistati da tutti i 10.000 spettatori nello stadio. Tra la folla c’era Gigi Boni, un tifoso della Fiorentina. “Ricordo ancora chiaramente di aver visto questo spettacolo incredibile”, dice, tuttavia la sua descrizione differisce leggermente da quella di Magnini. “Quegli oggetti si muovevano molto velocemente per poi fermarsi. Il tutto è durato un paio di minuti. Non appena gli ho visti, la loro forma mi ha subito ricordato dei sigari cubani”. Boni trascorse molti anni della sua vita rivivendo quel giorno nella sua mente: “Penso che fossero velivoli extraterrestri, questo è ciò in cui credo fermamente e non c’è nessun’altra spiegazione che posso dare”. Un altro giocatore che assistette all’evento è Romolo Tuci. “In quegli anni tutti parlavano di alieni, tutti parlavano di UFO e noi li abbiamo visti in diretta, per davvero”. L’incidente avvenuto quel giorno allo stadio dunque, non può essere semplicemente interpretato come isteria di massa, senza contare che ci furono numerosi avvistamenti UFO in molte città della Toscana quel giorno e in quelli seguenti. Secondo alcuni testimoni oculari, quel giorno venne visto un raggio di luce bianca provenire dal cielo nei pressi di Prato, a nord di Firenze.

A quel tempo i giornali parlarono di alieni provenienti da Marte, allora teoria molto in voga. Oggi non si parla più di marziani, ma molte persone sono convinte che  quel giorno si verificò un fenomeno intelligente, in qualche modo tecnologico,  che non può essere collegato con niente di noto qui sulla Terra. In aggiunta all’avvistamento di UFO, che molti dicono essere stati più di venti, incuriosì molto anche la strana sostanza caduta dal cielo, descritta da molti, anche dallo stesso Magnini, come un glitter argentato simile a cotone o ragnatele che si disintegrava dopo un breve lasso di tempo. “Capelli d’angelo”, questo fu il nome affibbiatogli, era composta da un materiale appiccicoso e numerosi testimoni dell’epoca raccontano che i tetti delle case ne erano  pieni, quasi come se fossero innevati. Nonostante il fatto che la sostanza di distruggeva quasi subito, molte persone erano determinate a scoprire cosa fosse. Uno di loro era un giornalista del quotidiano fiorentino La Nazione: Giorgio Batini, scomparso nel 2009. Qualche anno prima della sua morte, durante un’intervista, disse che quel giorno del 1954 ricevette centinaia di chiamate per gli avvistamenti, così incuriosito guardò verso lo stadio, ma dagli uffici de La Nazione la visuale era coperta dal Duomo, così andò fino in cima al palazzo per vedere di cosa tutti stavano parlando. Affermò di aver visto delle “palle luccicanti” muoversi molto velocemente verso la cupola del Duomo. Dunque partirono le sue indagini. Andò in un bosco fuori città ricoperto da quella strana sostanza bianca e raccolse diversi campioni con l’uso di un fiammifero portandoli poi all’istituto di analisi chimica presso l’Università di Firenze. Quando arrivò scopri che molte altre persone avevano fatto lo stesso. Il laboratorio, guidato dal rinomato scienziato Giovanni Canneri, sottopose la sostanza ad analisi spettrografica e questa fu la sua conclusione:

Sostanza a struttura fibrosa, con notevole resistenza meccanica alla trazione e alla torsione. Al riscaldamento imbrunisce lasciando un residuo fusibile e trasparente. Il residuo fusibile spettograficamente mostra contenere prevalentemente: Boro, Silicio, Calcio e Magnesio. Sostanza a struttura macromolecolare probabilmente filiforme. In linea puramente ipotetica, la sostanza esaminata nella scala microchimica potrebbe essere: un vetro borosilicico.

Purtroppo questo non fornì alcuna risposta conclusiva e il materiale venne distrutto nel processo. Nessuno sapeva quale potesse essere il collegamento tra questa strana sostanza e gli UFO. Siamo di fronte a un fenomeno inspiegabile oppure anche questa volta tutto è stato ingigantito o mal interpretato? La scienza ha provato a fornire una spiegazione e afferma che lo spettacolo dei “Capelli d’angelo” era stato causato dai ragni migratori, piccoli aracnidi che costruiscono delle vere e proprie vele con cui si spostano di centinaia e migliaia di chilometri. Le ragnatele si collegano insieme e si forma una specie di grande agglomerato con i ragni che vi si spostano da un punto all’altro. L’avvistamento più incredibile è stato a 4.200 metri da terra, inoltre quando il sole brilla attraverso le ragnatele si crea un effetto “glitter”, lo stesso descritto dai tanti che raccontarono l’esperienza di quel giorno. Questa teoria è sostenuta dal fatto che settembre e ottobre sono proprio i mesi in cui i ragni migratori si spostano, tuttavia questa spiegazione non convince tutti, soprattutto chi quel giorno ha assistito in diretta all’evento. Una particolare motivazione per la quale la teoria dei ragni viene contestata, sta nell’analisi chimica dei campioni. La ragnatela è una proteina, un composto organico costituito da azoto, calcio, idrogeno e ossigeno, quindi non gli elementi trovati nei campioni che Batini e molte altre persone portarono all’università.

C’è però un altro materiale, prodotto questa volta dall’uomo, che ha proprio tutte le caratteristiche della sostanza misteriosa sia dal punto di vista chimico che della sua modifica di stato durante la caduta, si chiama chaff ed è un materiale che fu progettato per scopi militari verso la fine degli anni ‘30 come contromisura aerea per confondere i radar nemici.  Una volta espulso in volo e disperso in forma di nuvola dall’aeroplano che vuole ingannare l’avversario, il chaff genera un’onda elettromagnetica di riflesso che il radar nemico visualizza come se fosse il vero bersaglio da attaccare e colpire. La sua composizione chimica è assolutamente sovrapponibile a quella ottenuta da Canneri nel 1954 e inoltre il comportamento che ha è proprio quello di disgregarsi durante la caduta dal cielo e polverizzarsi al contatto, esattamente come avvenne a Firenze. Dunque se quella sostanza era chaff, allora gli UFO che videro migliaia di testimoni potrebbero essere stati aerei militari? Dobbiamo sottolineare che molti casi ufologici identificati che legano ricaduta di chaff ad avvistamenti UFO sono presenti nel famoso Project Blue Book, che raccolse i risultati di una serie di studi condotti sugli UFO dell’aeronautica militare statunitense tra il 1947 e il 1969. Inoltre in quel periodo, nel porto di Livorno, era attraccata la portaerei americana USS Lake Champlain (CV-39) con uno squadrone di aeroplani militari, che proprio tra settembre e ottobre del 1954 si esercitarono nei cieli italiani. Sottolineiamo anche di come gli aerei militari usati, dei  VF-84 Sidewinders, avessero una forma alquanto tozza, facilmente confondibile con UFO da delle persone che all’epoca non avevano mai visto un oggetto simile.

Oggi, più di sessant’anni dopo, le possibilità di determinare l’esatta causa dell’incidente sono scarse anche se l’ipotesi del chaff rimane la più probabile. Tuttavia a coloro che hanno potuto assistere allo spettacolo quel 27 ottobre 1954 non importa di tutte queste teorie o spiegazioni, essi sono convinti di aver visto UFO, non aerei e che quella sostanza fosse diversa da qualsiasi cosa presente qui sulla Terra. Tuttavia, anche se la soluzione degli UFO di Firenze, potrebbe essere stata trovata, esistono altre storie legate ad essa che esulano da racconti sugli extraterrestri. I teorici del complotto infatti sostengono che gli elementi fin qui raccolti dimostrano incontrovertibilmente che si trattò di tentativi sperimentali per mettere a punto le scie chimiche approntate presumibilmente una ventina di anni dopo, qui però entriamo in un discorso ben più ampio che tratteremo in futuro in un video a parte…

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2016 in Contatti exraterrestri

 

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Zigmund Adamski – Enigmi tra sparizioni e UFO

Zigmund Adamski – Enigmi tra sparizioni e UFO

Quante volte ci è capitato di sentire notizie in cui persone scompaiono misteriosamente senza lasciare traccia. Ossessive sono le indagini che vengono svolte nei giorni, mesi e a volte anni seguenti. Queste misteriose sparizioni il più delle volte sono messe in atto dalla crudele mano dell’essere umano e sono rari i casi in cui le indagini si concludono nel migliore dei modi. Purtroppo quasi la totalità di queste sparizioni rimane un vero e proprio rompicapo, nonché un mistero destinato a rimanere tale per sempre. La storia che vi stiamo per raccontare ha a che fare esattamente con questa categoria di sparizioni, la sparizione di Zigmund Adamski rimane sicuramente ancora ad oggi una delle più contorte ed enigmatiche della storia.

Zigmund Jan Adamski era un minatore che viveva a Tingley, una piccola cittadina dello Yorkshire, nei pressi di Wakefield. Polacco di nascita, viveva in Inghilterra dal 1960 insieme alla moglie Leokadia Kowalska, conosciuta anche come Lottie, la quale soffriva di sclerosi multipla. Zigmund e Leokadia, sposati da quasi 30, erano una coppia perfettamente normale e senza pretese. Tutto ciò rese la scomparsa e la successiva morte di Zigmund un mistero, nonché un vero e proprio rompicapo per gli investigatori. Collegamenti con strane storie riguardanti UFO arricchiscono inoltre questa storia ancor più di fascino e mistero. Alle tre e mezza di pomeriggio del 6 giugno 1980, il 56enne Zigmund uscì di casa a piedi per acquistare delle patate in un negozio vicino. Mentre lasciava l’abitazione salutò anche il vicino di casa che lo vide allontanarsi in direzione del negozio. Tutto sembrava esattamente come doveva essere quel pomeriggio di estate, ma il signor Adamski non venne mai più visto… Vivo… E per cinque giorni le sue sorti rimasero un mistero.

Cinque giorni dopo, mercoledì 11 giugno, venne rinvenuto il suo corpo privo di vita disteso sulla cima di un mucchio di carbone, poco distante da un deposito di carbone nei pressi di una linea ferroviaria a Todmorden, a pochi chilometri dall’abitazione della vittima. La macabra scoperta venne fatta alle 3:45 di pomeriggio da Trevor Parker, il figlio del proprietario del deposito. Venne subito allertata la polizia e sul posto giunse l’ufficiale Alan Godfrey che, insieme a un collega, procedette ad esaminare la scena del crimine. Fin da subito si scopre qualcosa di strano: il corpo era stato trovato alle 15:45, mentre la chiusura del deposito era avvenuta alle 11:00. Quella si trattava di una zona altamente trafficata, quindi era impossibile che il cadavere si trovasse lì quel mattino, dunque Alan giunse alla conclusione che il corpo doveva essere stato scaricato lì per forza tra quelle quattro ore. Un primo esame sul corpo di Adamski constatò che probabilmente era morto a causa di un attacco cardiaco, ma ciò che aumentava il mistero erano degli strani segni di bruciatura presenti sul collo e sulle spalle, coperti da una strana sostanza gelatinosa che, a seguito di analisi, risultò composta da una materiale sconosciuto. Tutto si complica ulteriormente quando vengono controllati i vestiti: l’uomo è perfettamente vestito, ma non indossa la maglia, rimossa probabilmente da qualcuno. Ciò fece pensare che questo qualcuno l’abbia spogliato e rivestito senza accorgersi della mancanza. A sostegno di quest’ipotesi c’erano anche le scarpe allacciate al contrario, il giubbotto abbottonato non correttamente e la patta dei pantaloni aperta. Sui suoi vestiti, inoltre, non vi era alcuna traccia di polvere, fatto molto strano per un corpo lasciato in un deposito di carbone. Difatti tutt’intorno, per centinaia di metri, il suolo è ricoperto di polvere nerastra. Adamski sembrava completamente fuori luogo, come se fosse riapparso lì, su quella pila di carbone, dal nulla. A conferma di tutto ciò vi era anche la totale mancanza di tracce di carbone sotto le dita o sulla pelle, segno che l’uomo non si era arrampicato volontariamente su quella pila di carbone. Le stranezze però non erano finite qua e i medici legali che esaminarono il cadavere nei giorni successivi rimasero decisamente perplessi. Si scoprì che Adamski, nonostante fosse scomparso per ben cinque giorni, non soffrì né la fame né il sonno. Il corpo non presentava nessun segno di violenza, fatta eccezione per le bruciature sul collo e sulle spalle. I medici confermarono che morì per un arresto cardiaco tra le 11 di mattino e l’una del giorno del ritrovamento, mentre quelle strane bruciature vennero fatte un paio di giorni prima. Una delle cose più strane però la troviamo nell’aspetto dell’uomo avvolto in una terribile smorfia di terrore, come se fosse stato preda di una grande paura prima di morire, ma sul volto di Adamski c’era un’altra stranezza: la lunghezza della barba. Questa infatti non coincideva, era cresciuta troppo poco, come se il giorno prima del ritrovamento la vittima avesse avuto modo di radersi, cosa abbastanza difficile da credere se veramente l’uomo era stato rapito da qualcuno.

Sembrava che non vi fosse alcuna ragione per l’improvvisa scomparsa di Adamski. Venne riferito anche che il giorno dopo la sua scomparsa sarebbe dovuto partire per partecipare a un matrimonio di famiglia, evento a cui non vedeva l’ora di partecipare. Tuttavia, a seguito di un’indagine avvenuta nel 2005 per conto della BUFORA, la British UFO Research Association, in base alle testimonianze raccolte all’epoca del caso, sembrava che Adamski non avesse alcuna intenzione di partecipare al matrimonio previsto a causa di tensioni familiari con altri due invitati, marito e moglie, che avevano ottenuto contro di lui un ordine restrittivo. Si credette dunque che proprio queste due misteriose persone siano state gli artefici del rapimento, rinchiudendo Adamski in un capannone dove poi sarebbe stati colpito da un attacco cardiaco. Tutto questo potrebbe anche essere la spiegazione del mistero, d’altronde sentiamo spesso di famiglie in cui si consumano vere e proprie tragedie, anche ben più gravi di questa. Tuttavia dobbiamo chiudere non un occhio, bensì tutti e due per poter considerare chiuso il mistero con questa spiegazione, difatti sono parecchi i conti che ancora non tornano. Ad esempio da dove provenivano quegli strani segni di bruciatura sul corpo? Che cos’era quella sostanza sconosciuta che ricopriva quei segni? Inoltre, che senso aveva per i rapitori spogliare il corpo per poi rivestirlo? Tutte domande a cui moltissime persone oggi rispondono con un’unica parola: alieni!

Proprio gli anni 80 furono teatro di numerosissimi avvistamenti UFO in Inghilterra e Todmorden era considerato un vero e proprio hotspot. Il primo a mettere in gioco gli extraterrestri fu lo stesso Alan Godfrey, l’ufficiale di polizia che per primo arrivò sulla scena, che alcuni mesi prima, secondo la sua descrizione, venne addirittura rapito da entità aliene. Il 28 novembre 1979, a notte fonda, Godfrey viene inviato dal distretto ad indagare su una mandria di mucche sparita nel nulla. Alle 5:00 del mattino sta guidando lungo la Burnley Road A646 di Todmorden, a circa un chilometro e mezzo dal deposito di carbone, quando vede qualcosa ai bordi della strada. A prima vista sembrava trattarsi di un autobus a due piani uscito dalla carreggiata, così l’agente accese le sirene deciso ad andare a controllare ed eventualmente prestare aiuto. Una volta avvicinato però la paura prese il possesso del suo corpo. Di fronte a lui c’era un disco volante che aleggiava ad un metro da terra, emettendo una debole luce e nessun rumore, la forma ricordava vagamente un diamante, con la parte superiore fissa e quella inferiore che ruotava lentamente su sé stessa. Spaventato, corre a chiedere aiuto via radio, ma questa non funziona, così come la sua automobile di pattuglia.  Poi, d’improvviso, si ritrovò a decine di metri dal luogo dell’incontro. Il fatto strano è che erano passati 45 minuti senza che Godfrey se ne accorgesse, l’uomo aveva avuto un buco temporale di oltre mezz’ora. Confuso per quello che era successo, per essere certo di non essere impazzito, decise di tornare sul luogo dove avvistò lo strano oggetto, ma una volta giunto scoprì solo un’enorme chiazza asciutta nel bel mezzo della strada bagnata dalla pioggia. Dopo alcuni attimi di terrore, Godfrey tornò alla stazione di polizia dove, con l’aiuto di alcuni colleghi, partì nuovamente alla ricerca della mandria di mucche sparite. Infine la trovarono in un campo il cui unico accesso era un cancello chiuso a chiave e anche se aveva piovuto da poco, non c’era nessuna impronta sul terreno fangoso. Come con Adamski, la mandria di mucche sembrava riapparsa dal nulla. Il giorno seguente Godfrey fece rapporto su quanto accaduto e scoprì che una persona quella sera aveva allertato la polizia di Todmorden perché, mentre stava guidando sulla stessa strada, vide una luce bianca volteggiare a qualche chilometro di distanza. Una settimana dopo la vicenda di Godfrey trapelò alla stampa che contribuì a diffonderla. Tutto ciò causò grande imbarazzo per la polizia e Godfrey venne infine allontanato e sollevato dal suo incarico.

Godfrey decise di sottoporsi a un’ipnosi regressiva sotto la supervisione della BUFORA. Sotto ipnosi raccontò i tipici avvenimenti dei rapimenti alieni, come una luce brillante avvolgere la sua auto. Disse che si ritrovò in una stanza arredata come in una qualsiasi casa, c’era un cane nero e un uomo con la barba accompagnati da due piccole figure simili a dei robot. L’uomo con la barba gli comunicò per via telepatica dicendo di chiamarsi Yosef e che lui e Godfrey si conoscevano già. Godfrey continuò il racconto dicendo che il misterioso uomo lo invitò a sdraiarsi su un tavolo dove i robot gli tolsero le scarpe. Vennero posti degli strumenti sulle sue gambe e braccia provocandogli un grosso fastidio, inoltre un cattivo odore penetrò le sue narici. Oltre a quest’esperienza, sembra che Alan Godfrey abbia avuto una vita colma di strane esperienze. Da bambino vide una palla di luce apparire nella sua camera da letto. Nel 1965, all’età di 18 anni, mentre stava tornando a casa con la sua ragazza verso le 2 del mattino, vide una donna con un cane camminare in mezzo alla strada e quando scese dall’auto per verificare le condizioni della donna, non c’era più nessuno. All’arrivo a casa si rese conto che sia lui che la sua ragazza avevano un buco temporale di due ore. Godfrey disse inoltre di aver già visto in più occasioni quel cane nero che descrisse durante l’ipnosi regressiva e che non era altro che un cane che viveva nei pressi della sua proprietà, morto però due anni prima del suo presunto rapimento. Uno degli aspetti più sinistri di questo rapimento è che qualche tempo dopo venne vista una persona distribuire volantini nella zona con l’annuncio dell’omicidio di Alan Godfrey. La polizia venne subito allertata, ma di quella persona non vi era più traccia.

Ritornando alla morte di Zigmund Adamski, l’inchiesta venne abbandonata quello stesso anno e ci fu immediatamente un giro di vite sulle notizie che trapelavano proibendo anche alla stampa di parlarne. Molti anni dopo, nel 1993, James Turnbull, il medico che esaminò il corpo di Adamski, disse che quel caso l’aveva estremamente disorientato e affermò di non escludere l’ipotesi UFO. Col senno di poi, l’autunno del 1980 sembra essere stato un momento importante nella storia dell’ufologia, che porta fino a eventi straordinari come quello della foresta di Rendlesham. Alieni o no, questa sparizione rimane una delle più misteriose e a tratti inquietanti della storia.

 
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Pubblicato da su 18 gennaio 2016 in Contatti exraterrestri

 

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