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Cindy James – Una persecuzione paranormale

Cindy James – Una persecuzione paranormale

L’8 giugno 1989, un’infermiera canadese di 44 anni di nome Cindy James è stata trovata morta a Richmond, un sobborgo di Vancouver, Canada. Era stata drogata, strangolata e le mani e i piedi erano legati dietro la schiena. È stata trovata in un cortile di una casa abbandonata a un chilometro e mezzo da un piccolo centro commerciale dove era parcheggiata la sua auto rinvenuta il 25 maggio, giorno della sua scomparsa. C’era sangue sulla portiera del conducente e il suo portafogli era sotto l’auto. Quando il suo corpo fu scoperto nel cortile, sembrava che Cindy fosse stata uccisa brutalmente. Una calza di nylon era stata legata stretta intorno al collo e l’autopsia scoprì che nel corpo della donna vi erano ingenti quantità di morfina e altri farmaci. La Royal Canadian Mounted Police, credeva che la sua morte fosse stata un incidente o un suicidio, tuttavia il coroner di Vancouver stabilì che la morte di Cindy non era dovuta da suicidio, incidente o omicidio… piuttosto sostenne che morì a causa di un “evento sconosciuto”. In ogni caso la storia di Cindy James inizia sette anni prima quando cominciò a segnalare diversi incidenti e molestie nei suoi confronti dopo quattro mesi il divorzio da suo marito.

Cindy era la maggiore di sei fratelli. All’età di 19 anni si sposò con il dottor Roy Makepeace, diciotto anni più grande di lei. Grazie all’aiuto del marito trovò impiego come infermiera e aiutava spesso i bambini che avevano dei problemi emotivi, cosa che amava fare. La sua vita pareva perfetta, ma quando decise di divorziare nel 1982, tutto le crollò addosso e la sua vita divenne un inferno. La donna aveva un rapporto abbastanza buono con i suoi genitori e proprio a loro cominciò a confidare le prime storie di molestie nei suoi confronti, dopodiché si rivolse alla polizia quando ricevette vere e proprie minacce di morte via telefono o per posta da parte di un’entità sconosciuta. Molestia dopo molestia, la salute mentale e fisica di Cindy si sgretolava sempre di più. Un giorno quando tornò a casa trovò tre gatti morti appesi nel suo giardino, le luci del portico frantumate e la linea telefonica tagliata. Strani biglietti venivano trovati quotidianamente davanti alla sua porta e quasi ogni giorno Cindy segnalava alla polizia violenti attacchi fisici. Una notte, un’amica di Cindy, decise di andare a trovarla, ma quando bussò alla porta non ricevette risposta. Preoccupata cominciò a fare il giro della casa per raggiungere la porta sul retro e di certo non si sarebbe mai immaginata a cosa avrebbe assistito. Cindy era accovacciata a terra nel suo garage aperto con una calza di nylon legata intorno al collo. Alla richiesta di spiegazioni da parte dell’amica, Cindy affermò che qualcuno l’aveva tramortita per poi fuggire quando sentì l’amica bussare.

Per Cindy il terrore non era che all’inizio. Vennero lasciate foto sul parabrezza della sua auto ritraenti cadaveri in obitorio. Della carne cruda veniva consegnata a casa sua e un giorno Cindy trovò il suo cane in evidente stato di terrore seduto accanto alle proprie feci con un cordone legato stretto al collo. Nel frattempo la polizia intensificò i controlli direttamente fuori casa della donna dopo le sue numerose segnalazioni, ma non riuscì mai a identificare nulla degno di nota, cominciando a pensare che Cindy fosse semplicemente pazza e che fosse proprio lei ad architettare tutte quelle terribili cose, forse in preda alla depressione a causa del divorzio. Cindy, ormai stremata e con l’accusa di essere semplicemente una matta, decise di trasferirsi in una nuova casa, ridipingere l’auto e cambiare addirittura il cognome. Assunse anche Ozzie Kaban, un investigatore privato, che a aveva spesso problemi nel comunicare con Cindy in quanto rifiutava di fornire informazioni dettagliate riguardo i suoi incidenti ed era sempre vaga, tuttavia la famiglia giustificava questo comportamento perché pensava che Cindy fosse direttamente minacciata di morte nel caso avesse riferito qualsiasi qualcosa.

L’investigatore privato installò diverse luci nella residenza della donna, le diede anche una radio e un pulsante che se premuto avrebbe chiamato direttamente la polizia che regolarmente sorvegliava la sua nuova casa. Una notte Ozzie sentì strani suoni provenire dalla radio e si precipitò a casa di Cindy. Quando arrivò la trovò distesa sul pavimento con un coltello conficcato nella sua mano, con accanto un biglietto che diceva “Sei morta, stronza”. La donna venne immediatamente ricoverata in ospedale, mentre la polizia non fece nulla stanca di tutte queste storie che circondavano Cindy, tuttavia Ozzie era convinto che mai nessuno avrebbe potuto auto-infliggersi una cosa del genere. Le donna venne sottoposta a diverse sessioni di ipnosi regressiva per cercare di andare più a fondo, tuttavia la mente di Cindy era troppo “traumatizzata” per considerare quei test attendibili. Una volta tornata a casa, il terrore per Cindy non era ancora finito: telefonate minatorie continuavano a perpetrarsi a ogni ora del giorno senza che si riuscisse mai a rintracciarle perché troppo brevi. Una cosa strana è che la polizia, quando era impegnata a sorvegliare la casa di Cindy ventiquattr’ore su ventiquattro, non sentiva mai squillare il telefono e non riusciva mai ad assistere a qualcosa di strano, un motivo in più per loro per credere che Cindy si stava semplicemente inventando tutto, ma un giorno, come se non bastasse, Cindy venne trovata distesa in un fosso a dieci chilometri da casa sua, indossando un indumento da lavoro e un guanto di un uomo. Stava soffrendo di ipotermia e aveva tagli e contusioni su tutto il corpo e ancora una volta aveva una calza di nylon nera intorno al collo, ormai divenuto un marchio dei suoi presunti attacchi.

Tutta questa vicenda stava assumendo una sfumatura quasi paranormale fin quando un giorno scoppiò un incendio nel seminterrato della casa della povera donna. Dopo aver capito che il telefono non funzionava, Cindy corse si fuori per avvisare i vicini e vide un uomo al quale chiese di chiamare i vigili del fuoco, ma l’uomo, invece di prestare aiuto, fuggì. La polizia stabilì che il fuoco era stato avviato dall’interno della casa perché non fu rinvenuto niente che potesse far intendere a un’effrazione, dunque si pensò che Cindy stessa avesse messo in scena l’incidente. La salute mentale e fisica di Cindy si stava deteriorando sempre di più e i genitori erano molto preoccupati. Spaventati dall’idea che potesse commettere qualcosa di molto più strano, il suo medico la portò in un reparto psichiatrico da dove uscì dieci settimane dopo senza che venne riscontrato nulla di particolare. La domanda che si stavano ponendo tutti era: Cindy era veramente perseguitata da qualcuno o stava inscenando tutto perché impazzita? Cindy era convinta che la figura dietro tutte queste molestie non fosse altri che il suo ex marito, ma ovviamente quest’ultimo negò ogni cosa. La svolta definitiva alla storia avvenne il 25 maggio quando Cindy andò al centro commerciale per fare la spesa e quella fu l’ultima cosa che fece… ora c’è da chiedersi, se fosse stato veramente un suicidio, come mai inscenare una cosa tanto elaborata? Perché non morire semplicemente nel suo letto di casa e dare alla sua famiglia meno dolore?

L’ipotesi del suicidio non regge molto anche per la posizione in cui venne rinvenuta Cindy, con mani e piedi legati… come avrebbe potuto da sola? Ci sono tante cose che non tornano. Il suo ex marito credeva che Cindy fosse affetta dal disturbo di personalità multipla e che a causare tutte quelle terribili cose fosse una sua personalità di cui la vera Cindy non ne era a conoscenza, d’altronde abbiamo già dimostrato nel nostro video dedicato a Billy Milligan, come in questi casi la mente umana sia in grado di fare cose straordinarie e all’apparenza impossibili, ad ogni modo questa fu solo una teoria non tanto accreditata, l’unica cosa certa in questa storia è che Cindy soffrì immensamente durante i suoi ultimi sette anni di vita, venne torturata sia fisicamente che mentalmente, o da un sadico pazzo assassino, oppure dalla sua stessa mano. Il padre di Cindy morì nel 2010 e sua madre nel 2012 ed entrambi, fino al loro ultimo respiro, erano convinti che Cindy non avrebbe mai e poi mai potuto commettere suicidio. L’unica persona che ad oggi sta ancora cercando la verità è la sorella Melanie che ha scritto un libro al riguardo, intitolato “Who Killed My Sister, My Friend”. In quelle pagine si può percepire lo strazio di una famiglia e di una sorella che sicuramente non scoprirà mai la verità…

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Pubblicato da su 20 novembre 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Kenneka Jenkins – Caso chiuso e risolto?

Kenneka Jenkins – Caso chiuso e risolto?

Questo caso è un vero e proprio giallo pieno di strani dettagli e incognite. Secondo la ricostruzione della polizia, Kenneka Jenkins, una ragazza del west side di Chicago, si sarebbe recata con delle amiche in un hotel chiamato Crowne Plaza Chicago O’Hare Hotel & Conference Center, a Rosemont nell’Illinois, la notte dell’8 settembre del 2017 verso le 23:30.

A quanto pare lei e le sue amiche si erano recate in quell’edificio per partecipare a una festa al nono piano con altri coetanei. La festa si svolgeva sotto fiumi di alcool e marijuana, fatto confermato anche dagli interrogatori svolti dalla polizia e dalle stesse immagini pubblicate da molti ragazzi che avevano postato diversi video nei vari social network. In molti di questi filmati si può vedere Kenneka insieme alle sue amiche mentre si divertono. Verso le 2:20 la stessa Kenneka aveva postato un video su Snapchat in cui si vede lei con alcune amiche in bagno. Sembra abbastanza euforica, ma è ben lontana dallo stato in cui si troverà un’ora dopo, verso le 3:25. In altro video, ripreso dalle videocamere dell’hotel verso le 3:05, vengono riprese le amiche di Kenneka nella lobby del Crowne Plaza ormai pronte ad andare via, ma non si vede Kenneka anche se una delle sue amiche dichiara che fosse presente anche lei nella lobby dell’hotel a quell’ora. Successivamente le ragazze tornano su, nelle stanze della festa, alla ricerca delle chiavi e di un cellulare che avevano smarrito e dopo venti minuti circa viene ripresa Kenneka che prende un ascensore e scende a un piano di sotto. Le immagini riprese fuori dall’ascensore e nei corridoi, mostrano Kenneka completamente sola, in uno stato di evidente difficoltà, barcollante e che fa fatica a coordinare così tanto i suoi movimenti che deve aggrapparsi ai muri e alle scalette e sembra girovagare senza una meta precisa aprendo e chiudendo le porte senza alcuna logica.  Già a questo punto sorgono alcune domande… perché si trova da sola in quello stato? Dove erano finite le sue amiche e soprattutto dove si dirigeva Kenneka o credeva di dirigersi? Qualche minuto dopo e per qualche ragione Kenneka era riuscita a raggiungere la cucina dell’hotel e, sempre in quello stato di forte disorientamento, continua a camminare verso quella che sarà la sua tomba: il freezer della cucina… Durante le ore seguenti, le sue amiche allarmate dalla sua scomparsa la cercano in tutto l’hotel ma non la trovano, quindi chiamano la sua famiglia per avvisare della situazione. Teresa Martin, la madre della ragazza, si reca all’Hotel e comunica alla polizia la scomparsa di sua figlia. Per questioni ancora non chiare la ragazza viene ufficialmente inserita nel database delle persone scomparse solo verso le ore 13 del 9 Settembre e quindi la polizia interviene con una squadra di ricerca dentro l’Hotel solo dopo svariate ore. Iniziano così gli interrogatori sia dei suoi amici che del personale e vengono visionate ore e ore di filmati ripresi dalle più di quaranta telecamere dell’impianto, ma senza risultati immediati. Solo dopo la mezzanotte, casualmente, una delle persone dello staff dell’hotel si reca in cucina e fa la macabra scoperta, così avverte immediatamente le autorità, più di ventuno ore dopo l’ultima volta che è stata vista. Sono state fatte diverse analisi sul corpo di Kenneka e dopo l’autopsia le autorità dichiararono che la ragazza è morta di ipotermia dentro la cella frigorifera nella quale si era introdotta da sola per ragioni ancora sconosciute. Secondo il referto scientifico la giovane aveva nel suo sangue ingenti quantità di alcol e farmaci anti epilettici, fattori che avrebbero contribuito alla sua morte. Inoltre dalle analisi non sono state trovate tracce di violenza sulla ragazza.

Nel referto dei medici viene esplicitamente specificato: “Kenneka aveva bevuto, ma la causa principale della sua morte è stata il freddo. L’effetto combinato dei farmaci che prendeva Kenneka, insieme all’alcol, causano vertigini, stordimento e confusione.”. Tale spiegazione non è bastata per placare l’ondata di proteste degli afroamericani che si sono riversati nei giorni seguenti alla sua morte di fronte al Crowne Plaza, proteste che chiedevano la verità e sul perché la polizia sia intervenuta così tardi, per non parlare dei migliaia di filmati e teorie sorte su internet in cui viene dichiarato che Kenneka sia stata uccisa da qualcuno e le domande che tutti si pongono sono: com’è possibile che non ci sia neanche un filmato in cui si vede Kenneka entrare nella cella frigorifera e per quale motivo si sarebbe introdotta da sola? La polizia sotto pressione fece ancora diversi interrogatori, analizzando anche i telefoni e i messaggi di tutti gli invitati alla festa e svolse altre analisi sul corpo della giovane, ma i risultati ottenuti erano sempre gli stessi. Andrew Holmes, attivista per i diritti civili che collabora con la polizia di Chicago, dopo aver visionato i diversi filmati, diede una conferenza stampa dove dichiarava che Kenneka non è stata uccisa, ma è morta per un insieme di fattori sfortunati, provocati principalmente dal alcol combinato ai farmaci e da una negligenza della struttura. Non si è trattato di un omicidio ma di un incidente. Solo questa conferenza fece smorzare le tensioni createsi dopo la morte di Kenneka, ma molti interrogativi rimangono ancora aperti.

Dalle immagini della Lobby dell’hotel si può osservare che verso l’ora in cui la ragazza girava nei corridoi c’era molta gente, com’è possibile che nessuno dello staff l’abbia vista? Anche in cucina non c’era proprio nessuno nel momento in cui Kenneka raggiungeva la cella frigorifera? Durante la seconda settimana di ottobre, la polizia rilasciò nuove informazioni su questo caso, in particolare vennero pubblicate delle fotografie del cadavere dentro la cella frigorifera… ATTENZIONE! Sono immagini che potrebbero urtare la vostra sensibilità. In alcune fotografie si vede la ragazza accasciata a terra senza una scarpa, con un piccolo taglio su un piede e le mani contorte sopra lo stomaco. Secondo la descrizione della polizia, la maglietta sotto la giacca era stata tolta esponendo in questo modo i seni e teneva gli occhi chiusi in una smorfia. L’avvocato Larry Rogers Jr.  della famiglia Jenkins disse che tali fotografie non fanno altro che gettare altri dubbi su questo caso. In rete circolano altri video dove si cerca di analizzare tutti i filmati degli amici durante la festa e delle videocamere. Alcune di queste teorie sostengono che i filmati stessi in cui si vede la ragazza sono stati modificati, inoltre in alcuni dei video della festa, Kenneka avrebbe chiesto aiuto, ma sembrerebbero solo delle conversazioni del tutto casuali. Dalle analisi delle fotografie post mortem emergono dettagli più interessanti, dalle fotografie si vede infatti che la ragazza aveva cercato di aprire la cella dall’interno, probabilmente dando anche dei calci, ragion per cui la maniglia bianca si era rotta da una parte e si vedono perfino degli schizzi di sangue, forse è così come aveva perso la scarpa e si era fatta quel taglio alla caviglia. Il fatto che la ragazza fosse stata trovata in quella particolare posizione e quasi svestita può essere causato proprio dall’ipotermia che, negli ultimi stadi soprattutto quando i soggetti ingeriscono significative quantità di alcol, genera nel corpo umano un fenomeno noto come “paradoxal undressing”, ovvero una sensazione di caldo estremo che spinge soggetti a togliersi i vestiti. La madre della ragazza, Teresa, all’indomani della morte della figlia, aveva accusato il personale del Crowne Plaza dichiarando: “È come se avessero contribuito alla morte della mia bambina” e molti sono d’accordo nell’accusare la direzione dell’albergo per non aver reso inaccessibile al pubblico una parte “a rischio” della struttura, la zona delle celle frigorifere.

Il caso è stato dichiarato chiuso dalla polizia nella perplessità generale, classificato come uno sfortunato incidente. Ad ogni modo, sebbene la dinamica sulla sua morte sia chiara e non siano stati trovati elementi che facciano pensare ad un omicidio, l’interrogativo più importante rimane ancora irrisolto, ovvero il motivo per cui Kenneka si sia recata in cucina e sia entrata nella cella frigorifera. Resta da capire inoltre come sia stato possibile che il personale dell’albergo non si sia accorto di niente, non abbia controllato o non abbia aperto la cella per più di ventuno ore. Tutte domande che forse non troveranno mai una risposta. Come ultimo e macabro dettaglio di questo caso, in un particolare filmato molti sostengono addirittura di vedere una mano che trascina Kenneka fuori dall’inquadratura della telecamera, forse qualcuno che conosceva dove erano posizionate le telecamere. Chissà…

 
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Pubblicato da su 15 novembre 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Poltergeist di Amherst – Disumane e mostruose sofferenze

Poltergeist di Amherst – Disumane e mostruose sofferenze

Alcune storie di fantasmi vengono tramandate nel corso del tempo a causa del terrore che queste entità evanescenti hanno portato nella vita di coloro che le hanno viste di persona. Nella maggior parte dei casi, i fantasmi risultano innocui e consistono in fugaci apparizioni dal vivo o molto spesso su pellicola, come se il loro compito fosse far sentire la loro presenza per un istante e poi svanire nell’ignoto senza tempo. Esistono poi i casi di poltergeist che sono tutta un’altra storia. Il poltergeist sembra concentrarsi intorno a un individuo e produce fenomeni fisici che in molti casi causerebbero gravi danni alle persone e agli oggetti e la storia che state per sentire riguarda proprio una di queste spaventose entità che per mesi ha tormentato una ragazza e la sua famiglia con i suoi assordanti rumori, orribili minacce e indicibili violenze. Il nome della povera vittima era Esther Cox, la sua storia sconvolse l’intera comunità e ad oggi rimane una tra le più inquietanti e strane della storia del Canada.

L’anno era il 1878 e il luogo era Princess Street ad Amherst, una piccola cittadina della Nuova Scozia, in Canada, che allora contava circa 2.000 anime. Esther Cox aveva diciannove anni e viveva in una piccolo cottage affittato insieme alla sorella Olive la quale si era sposata e aveva avuto due figli. Nella piccola e affollata abitazione c’erano anche altri due fratelli di Esther, Jennie e William, e John, il fratello del marito di Olive. La loro era una comunissima famiglia alle prese con la normale quotidianità, fin quando, nel tedio della vita di tutti i giorni, l’orrore colpì come un fulmine a ciel sereno, ma la causa non fu una forza paranormale, ma un mostro in tutto e per tutto umano! Esther venne quasi violentata da Bob MacNeal, un conoscente, nonché calzolaio del paese con una reputazione non troppo degna, di cui la povera ragazza ne era all’oscuro. Durante l’attacco, Esther riuscì fortunatamente a fuggire e se la cavò solamente con qualche lesione di lieve entità, tuttavia questa violenza nei suoi confronti sembrava in qualche modo aver aperto la porta per altri ulteriori attacchi… questa volta da parte di entità invisibili! Così la storia del poltergeist di Amherst ha inizio.

Sebbene la casa fosse già abbastanza affollata, non era raro che le famiglie affittassero alcune stanze per contribuire a pagare l’affitto. Walter Hubbell, un attore occasionale del tempo, è stato un affittuario proprio quando cominciarono a verificarsi i primi fenomeni soprannaturali, descrivendoli poi dettagliatamente nel libro The Great Amherst Mystery. Una notte, urla di terrore svegliarono tutti nella casa che si precipitarono nella stanza in cui Esther e Jennie condividevano il letto. Le ragazze erano certe di aver visto qualcosa che si muoveva sotto le loro coperte ed Esther inizialmente pensò fosse un topo. Venne esaminata l’intera stanza, ma del piccolo roditore nessuna traccia, a quel punto tornarono tutti a letto e la notte riprese la propria calma. La notte seguente, molteplici urla disturbarono tutta la famiglia. Esther e Jennie affermarono di aver sentito strani rumori provenienti da una scatola contenente degli scarti di tessuti tenuta sotto il letto, quindi presero la scatola e la misero al centro della stanza, poi successe l’inaspettato! La scatola schizzò verso l’alto e atterrò sul fianco rovesciando il suo contenuto provocando le prime urla delle due ragazze, poi un altro balzo della scuola fece nuovamente scaturire altre grida di terrore. Fino a questo punto, gli eventi potrebbero essere stati attribuiti alla fervida immaginazione delle due ragazze, in particolare a causa della recente e terribile esperienza di Esther per mano di Bob MacNeal, tuttavia la terza notte fornirà prove a tutti nella casa che qualcosa di fuori dall’ordinario stava succedendo in particolare intorno a Esther Cox. Quella sera la ragazza andò a letto presto lamentando leggeri malori, poi verso le dieci, anche Jennie andò a coricarsi. Pochi minuti dopo Esther scese dal letto andando al centro della stanza, strappandosi la camicia da notte e gridando: “Mio Dio, cosa mi sta succedendo? Sto morendo!”. Jennie sobbalzo a accese la lampada, poi cercò di riportare a letto la sorella che sembrava soffocare, stava lottando per respirare. Nel frattempo il resto della famiglia era sopraggiunto nella stanza di Esther e Jennie e guardavano con incredulità mentre il corpo della giovane, che era estremamente caldo, si gonfiava arrossendosi. Gli occhi di Esther si spalancarono e pianse dal dolore, temendo che sarebbe letteralmente scoppiata attraverso la pelle eccessivamente allungata. Poi, da sotto il letto, venne udito un rumore assordante, come se fosse un tuono, che scosse la stanza. Altri tre scoppi più rumorosi si susseguirono, dopodiché il gonfiore di Esther si affievolì e la ragazza cadde in un sonno veramente profondo. Quattro notti dopo, quegli eventi terrificanti si ripeterono: il gonfiore e la tortura fisica e psicologica di Esther non avevano una spiegazione, così come quegli assordanti rumori provenire da sotto il letto. Per cercare di dare una spiegazione all’assurdo, venne chiesto aiuto al medico locale Dr. Carritte che esaminò Esther e fu testimone di alcuni degli eventi più spaventosi di tutti.

Il primo giorno che il medico andò a visitare Esther, osservò con stupore il cuscino che si muoveva sotto la testa senza che nessuno lo toccasse. Sentì strani rumori provenire da sotto il letto senza però trovare una spiegazione. Vide le lenzuola scaraventate da una parte all’altra da mani invisibili e infine sentì un rumore di graffi, come se un attrezzo metallico stesse strappando l’intonaco, a quel punto guardò la parete sopra il letto e vide delle lettere che si stavano intagliando da sole sul muro che formarono la scritta “Esther Cox sei mia da uccidere”. Poi un pezzo di intonaco si strappò dal muro, volò in tutta la stanza e atterrò ai piedi del medico. Due ore dopo gli eventi cessarono. Il Dr. Carrite, armato di coraggio e curiosità, tornò il giorno successivo e ancora una volte fu testimone di manifestazioni ancora più inspiegabili. Pezzi di argenteria venivano scaraventati da una parte all’altra, rumori assordanti sembravano ora provenire dal tetto della casa, ma quando il medico indagò sembrava non esserci alcuna causa apparente. Di questi eventi, anni dopo, scrisse a un collega:

Anche le persone scettiche e oneste, alla luce di tutti quegli eventi, erano convinte che non poteva esserci frode o inganno. Dovrei pubblicare questo caso nelle riviste mediche, come suggerisci, tuttavia dubito che verrebbe preso seriamente in considerazione dagli altri medici. Sono sicuro che non avrei potuto credere a nulla se non avessi visto coi miei stessi occhi.”

Naturalmente, arrivati a questo punto, il medico non poteva fare nulla per risolvere i problemi che affliggevano Esther e la sua famiglia. Giorno dopo giorno la persecuzione continuava e diventava sempre più minacciosa e distruttiva. Incendi inspiegabili scoppiarono intorno alla casa, mobili si spostavano da soli, spilli apparivano dal nulla e si conficcavano nella faccia di Esther. Un giorno un coltello tascabile venne strappato di mano da un vicino di casa e si conficcò nella schiena della povera ragazza che era perseguitata da questa entità ovunque lei andasse. Un giorno, mentre era in chiesa, degli assordanti rumori rieccheggiarono in tutto l’edificio e quando scappò quei rumori cessarono. Non sapendo più cosa fare, disperata, Esther si allontanò trovando lavoro in una fattoria vicina, ma anche lì gli orrori non tardarono ad arrivare. Un giorno nel fienile della fattoria scoppiò un incendio e tutti puntarono il dito contro la ragazza che venne arrestata e condannata a quattro mesi di carcere, nonostante i suoi numerosi tentativi di rivendicare la sua innocenza. Fortunatamente venne rilasciata dopo solo un mese e l’attività poltergeist sembrava essere finalmente scomparsa. Negli anni seguenti Esther si sposò due volte e morì nel 1912 all’età di 53 anni portando con sé nella tomba uno dei casi di poltergeist più sensazionali d’oltre oceano.

Questa storia, come ogni altra storia che riguarda i poltergeist o in generale i fantasmi, è di certo al limite del credibile, ma come mi piace sempre affermare, il mistero di oggi è la scienza di domani e chissà se un giorno si troverà una spiegazione scientifica a tutti quei fenomeni che oggi giorno sono additati come vere e proprie bufale…

 
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Pubblicato da su 6 novembre 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Storie reali di telefonate e mail dall’aldilà | SPECIAL DI HALLOWEEN

Storie reali di telefonate e mail dall’aldilà | SPECIAL DI HALLOWEEN

Da millenni l’uomo ha cercato di comprendere le ragioni della propria esistenza in modo tale da dare un significato alla propria vita… e anche alla propria morte. Cercare di scoprire cosa ci sia dopo la morte sembrerebbe una cosa impossibile, ma forse alcuni dei casi che vi verranno proposti in questo video potrebbero fornirvi una pista in più per svelare questo mistero.

35 TELEFONATE

Los Angeles. 12 settembre 2008 ore 16.22. In questa data indicata un treno pendolare con 225 anime si scontrò con un treno merci gestito da un equipaggio di tre persone in quello è conosciuto come “Chatsworth crash”. 135 persone furono ferite, di cui 87 vennero portate in ospedale. Metà di loro erano in condizioni critiche e 25 morirono successivamente. Le cause dell’incidente vennero attribuite principalmente a un’inadempienza professionale del personale sommata a un inefficienza ingegneristica dei sistemi.  Una delle persone che non sopravvisse è Charles E. Peck di 49 anni, agente di assistenza al cliente per la Delta Air Lines all’aeroporto internazionale di Salt Lake City. Stava andando a Los Angeles per un colloquio all’aeroporto di Van Nuys e ottenere così un lavoro nel “Golden State” che gli avrebbe permesso di sposare la sua fidanzata, Andrea Katz, del Westlake Village. Questo sarebbe stato il suo secondo matrimonio; Peck, infatti, aveva tre figli cresciuti da una precedente unione. Il corpo senza vita dell’uomo è stato recuperato dalle lamiere dodici ore dopo lo scontro dei mezzi, eppure, durante le prime undici ore dopo l’incidente, il suo telefono cellulare aveva fatto diverse telefonate. Si potrebbe ovviamente pensare ad un malfunzionamento del dispositivo causato da un impatto violento, però la cosa più strana è che sono stati composti i numeri delle persone più vicine a lui. I suoi figli, la sua fidanzata, suo fratello, la sorella e la matrigna. In totale il suo telefono aveva effettuato trentacinque telefonate quel maledetto giorno. I testimoni raccontano che è stato veramente crudele scoprire che in realtà era morto perché nelle telefonate si poteva sentire solo rumore di fondo e sembrava chiedesse aiuto dando loro una speranza che fosse ancora in vita. Le indagini forensi successive dichiararono che Charles Peck era morto sul colpo e qualunque cosa fosse successa dopo la sua morte non era più per la sua volontà fisica. Come ultimo dettaglio di questa strana storia è che gli investigatori non sono mai riusciti a ritrovare il cellulare di Peck.

LE EMAIL DI JACK

La morte improvvisa di Jack Froese, avvenuta a giugno nel 2011, è stato un vero shock per i suoi amici e familiari, non soltanto perché Jack aveva solo 32 anni quando è giunta per lui l’ora finale, ma anche perché la causa della sua morte è stata un’aritmia cardiaca improvvisa. Circa cinque mesi dopo al sua morte, si sono verificati dei fenomeni strani che ancora oggi rimangono senza spiegazione. L’amico di infanzia Tim Hart disse che nella sua posta elettronica iniziò a ricevere dei messaggi provenienti dalla mail personale di Jack. Inizialmente pensava si trattasse di qualche scherzo macabro fatto da qualcuno, ma quello che diceva e le informazioni che dimostrava di conoscere la persona con cui scambiava i messaggi erano così precise e personali che poteva conoscerle solo il suo amico Jack. Per esempio in una di queste mail l’oggetto recitava la frase: “Ti sto osservando” e il messaggio era “Mi hai sentito? Sono a casa tua. Pulisci il tuo attico!”. Tim impallidì dinanzi a tale messaggio perché proprio qualche giorno prima di morire gli aveva detto che il suo attico era un disastro. Turbato da questa storia Tim iniziò a cercare fra gli amici e familiari di Jack altre persone che, come lui, avevano ricevuto questi messaggi strani e scoprì non soltanto di non essere l’unico, ma anche che c’erano messaggi ancor più inquietanti di quelli giunti a lui. Per esempio suo cugino Jimmy Mcgraw disse di aver ricevuto mail in cui Jack gli diceva “Hey Jim, come va? Sapevo che stavi per romperti una caviglia. Ho cercato di avvertirti. Fai Attenzione.”. Effettivamente Jimmy si era rotto una caviglia dopo la morte di Jack. A differenza di Tim però Jim non dubitò mai sull’origine di questi messaggi dichiarando di essere completamente sicuro che si tratti di suo cugino. Jimmy inoltre raccontò ai giornali di sentirsi felice di ricevere queste mail da suo cugino, che in qualche modo, cercava ancora di vegliare su di lui e forse voleva solo aiutarlo a superare questo momento. I suoi amici non pensarono neanche lontanamente che Jack avesse dato la sua password a qualcun altro perché era una persona molto gelosa delle sue cose e solo lui conosceva le credenziali. Patty, la madre di Jack, in un’intervista per il New York Daily disse di accettare queste mail come un dono del figlio e che sicuramente, in qualche modo, si trova ancora vicino a tutti loro che gli volevano bene. La vera fonte di queste mail rimane un mistero. Molti credono che davvero si tratti dello spirito di Jack che comunica con loro dall’aldilà. Tim ha invece più volte raccontato di essere veramente spaventato da questa storia e per paura decise di pulire totalmente il suo attico… eppure ogni tanto nella notte, si sentono rumori provenire da lì.

EMILY È ANCORA ONLINE

Nel 2014 l’utente Nathan scrisse un post su Reddit sulla sua ex fidanzata Emily. Secondo il suo racconto questa ragazza era morta in un incidente stradale nell’agosto del 2012 provocato da un’altra auto che era passata con il rosso. Lui e la madre della ragazza decisero di non chiudere l’account di Facebook e mantenerlo online in sua memoria. Qualche mese dopo la sua morte però, Nathan ricevette uno strano messaggio dall’account di Emily, fu come ricevere un colpo al cuore, ma cercò di processare il tutto in modo razionale… sicuramente era stata Susan, la madre di Emily, ad aver sbagliato account e aveva probabilmente usato quello di sua figlia. Nathan chiese quindi alla madre di Emily, ma lei disse di non aver più eseguito l’accesso da qualche settimana dopo la sua morte. Nathan, a questo punto, arrabbiato e distrutto, credette che qualcuno si stesse prendendo gioco di lui per puro sadismo. I suoi amici gli consigliarono di non modificare la password e di cercare di rintracciare i messaggi così da prendere il responsabile di tutto questo. Quindi il ragazzo replicava a questi messaggi chiedendo solo: “Perché stai facendo questo?”, ma le risposte che riceveva dall’account di Emily non avevano alcun senso, o meglio, le frasi scritte nei messaggi in realtà erano delle vecchie conversazioni. Questo lo fece rallegrare in qualche modo perché significava che era solo un errore del social network, un semplice malfunzionamento. Nathan allora scrisse agli amministratori di Facebook segnalando questa anomalia, ma gli dissero che non si è mai verificato nulla di simile e sembrava una cosa davvero strana e unica. Nel frattempo i messaggi continuavano ad arrivare. Due o tre volte a settimana riceveva frasi di vecchie conversazioni e per Nathan era una tortura crudele continuare a chattare con qualcosa che non era più Emily. A un certo punto però non si trattava solo di semplici messaggi, Emily, o chi stava usando il suo account, iniziò a taggarsi nelle fotografie in cui compariva il ragazzo negli spazi vuoti in cui non c’era nessuno… Facebook rispose che chiunque stesse usando il suo account, effettuava l’accesso da casa sua, ossia dalla casa di Nathan. Questa cosa lo spaventò a morte e a quel punto decise di chiedere aiuto, credeva di essere preda di qualche scherzo architettato dalla propria mente e dal dolore provocato dalla perdita della sua ragazza. Credeva di impazzire, non riusciva più a dormire durante le notti. I messaggi poi divennero ancor più inquietanti, e un giorno arrivò la stessa conversazione avuta il giorno della sua morte, giorno nel quale Nathan continuava a inviarle messaggi chiedendo dove si trovasse e di fare attenzione… solo che Emily adesso rispondeva dicendo di avere freddo perché si sentiva congelare. Nathan disse che nei suoi incubi vedeva Emily in macchina, fredda grigio-pallida, completamente morta, che gli chiedeva aiuto… poi un giorno ricevette via messaggio una fotografia inquietante, come se qualcuno facesse delle fotografie fuori dalla sua stanza, solo che lui si trova rinchiuso da qualche parte! Fu decisamente troppo, dopo questo chiuse il profilo di Emily e non sapendo più a chi rivolgersi decise di postare la sua storia su Reddit in cerca di aiuto per non impazzire. Molti dichiarano che si tratti solo di un racconto falso ben elaborato e potrebbe anche essere… oppure Nathan viene veramente inseguito dallo spirito della sua ragazza. Tuttavia, l’ipotesi più inquietante di tutte è che la storia sia reale e Nathan probabilmente non è mai riuscito a superare la morte di Emily e manda a se stesso questi messaggi senza nemmeno rendersi conto, tormentando se stesso addossandosi la colpa della morte di Emily.

Ci sono ancora altri racconti di persone che sono state dichiarate morte per qualche minuto e durante questo tempo loro avrebbero visto cose incredibili! Paesaggi infernali, demoni, angeli e delle volte il nulla più assoluto, ma queste sono storie per un video futuro… nel frattempo vi auguriamo di fare dei sogni tranquilli e di trascorrere un felice Halloween!

 
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Pubblicato da su 30 ottobre 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Caso Amicizia – Gli alieni che invasero l’Italia

Caso Amicizia – Gli alieni che invasero l’Italia

Tra la metà degli anni 50 fino alla fine degli anni 70 ci fu un caso mediatico italiano che fece scalpore in tutto il mondo. Avvistamenti in massa di UFO, esseri umani che collaboravano con extraterrestri in segreto e centinaia di persone coinvolte. Il pubblico voleva sapere cosa stava succedendo, ma nessuno fu in grado di penetrare quel fitto strato di mistero che circondava quegli strani eventi. Solo dopo decenni di silenzio alcuni testimoni hanno deciso di parlare svelando alcuni retroscena piuttosto bizzarri, tuttavia ad oggi alcuni aspetti rimangono ignoti. Questa è l’incredibile vera storia del Caso Amicizia uscita allo scoperto solamente nel 2003 con la morte di Bruno Sammaciccia, il primo contattista, in quanto nel suo testamento era presente la volontà che la storia venisse divulgata solo dopo la sua morte.

Aprile 1956. Bruno Sammaciccia, un noto psicologo e teologo, insieme a due suoi amici Giancarlo e Giulio, stanno studiando una vecchia mappa di Ascoli Piceno, a nord-ovest di Pescara, per cercare di scoprire l’ubicazione di un eventuale tesoro nascosto nel castello di Rocca Pia, dove i tre si erano recati. Improvvisamente una penna scivolò fuori dall’astuccio di Bruno e si mise a scrivere da sola sulla mappa la seguente frase: “Ora ti spiegherò chi sono, da dove vengo e cosa voglio chiederti, siamo qui per darvi la nostra bontà e la nostra conoscenza”. Qualche giorno dopo i tre tornarono al castello di Rocca Pia dove questa volta udirono una voce: “Ora, amici miei, rimanete calmi perché mi mostrerò a voi. Siete pronti?” A quel punto davanti a loro comparve una figura umana, poi una seconda dietro un muro. I due uomini, che parlavano l’italiano e in tutto e per tutto uguali agli esseri umani, avevano delle peculiari fattezze fisiche, uno infatti erano alto due metri e mezzo, mentre l’altro solamente un metro. Proprio quell’incontro sancì l’inizio del Caso Amicizia destinato negli anni a seguire a coinvolgere sempre più persone che probabilmente non si sarebbero mai immaginate di inventarsi una storia simile… una storia di contatti con i cosiddetti “Fratelli dello Spazio” che dimostrarono quanto fossero amorevoli e rispettosi nei riguardi dell’intera umanità. Questi extraterrestri lavoravano in basi sotterranee ma non sarebbero stati l’unica razza esistente sulla Terra… solo nelle basi italiane sarebbero stati presenti più di 200 extraterrestri organizzati in una confederazione, mentre tutti gli altri erano sparsi in altri paesi europei, in Siberia, Sud America e in Australia nello stesso periodo.

L’affascinante e controverso racconto di Bruno Sammaciccia su quello che fu un caso di contattismo a lungo termine e su larga scala, è stato documentato dall’autore Stefano Breccia nel suo libro “Contattismi di massa” pubblicato nel 2007, il quale suscitò enorme scalpore e una grossa polemica presso l’opinione pubblica per l’assurdità del racconto e soprattutto per la totale assenza di prove. Agli occhi di tutti quel racconto sembrava una gigantesca truffa, anche se nessuno riusciva a spiegarsi quale fosse stato il fine, poiché nessuna delle principali persone coinvolte divenne famosa o guadagnò qualcosa, ma difesero fino alla fine quella storia assurda, in particolare Bruno fino addirittura alla sua morte, oppure anche Gaspare Da Lama, un’altra figura principale di questa storia. Poco dopo la pubblicazione del libro, Gaspare concesse un’intervista nella quale sviscerò altri numerosi dettagli, egli affermò che il suo amico Bruno era il punto di riferimento principale per gli extraterrestri che comunicavano con lui telepaticamente tramite un dispositivo impiantatogli dietro l’orecchio. Lo stesso Gaspare inizialmente fu totalmente scettico sull’esistenza di questi esseri e pensava che il tutto fosse una messa in scena, soprattutto quando, su loro precisa richiesta, venivano parcheggiati in un determinato punto dei camion con all’interno dei viveri che venivano prontamente smaterializzati da questi extraterrestri padroni di chissà quale tecnologia. Gaspare continuò l’intervista raccontando che quando cominciava a dubitare dell’esistenza dei cosiddetti “Fratelli dello Spazio”, riceveva dei messaggi sulla sua radio personale che portava sempre con se, messaggi provenienti direttamente dagli alieni che lo invitavano a cambiare il suo modo di pensare quasi come se potessero leggere i suoi pensieri.

Bruno Sammaciccia si riferiva agli alieni chiamandoli W56, con “56” che si riferiva all’anno del contatto e la “W” che stava per due “V” di “Vittoria”, tuttavia loro si riferivano a sé stessi con il nome “Akrij” che in sanscrito significa “Saggi”, in egiziano “Divinità”, mentre la forma greca della parola ha come significato “Persone che stanno in alto” e una parola simile araba da come significato “Gruppo di amici”. Considerando anche solo un momento che tutta questa storia fosse vera… Cosa ci facevano tutti quegli extraterrestri sulla Terra? Cosa volevano da noi e da quanto tempo erano qui? La risposta ce l’hanno tutte quelle persone che avrebbero vissuto in prima persona gli eventi del Caso Amicizia e che giurano che non vi è nulla di falso. Secondo i W56, la Terra è uno dei cinquanta pianeti della Via Lattea in grado di generare vita e nel corso della storia sul nostro pianeta si sono succedute ben sei civiltà che si sono estinte per colpa di sanguinosi conflitti interni sfociati in guerre. L’ultima di queste civiltà avrebbe posseduto una tecnologia tale che avrebbe permesso a pochi di loro di lasciare il pianeta e quindi salvarsi per poi evolversi nei millenni successivi su un altro pianeta cambiando anche leggermente il loro aspetto, tra cui l’altezza. Dunque i W56 sarebbero sia extraterrestri e allo stesso tempo terrestri e il motivo per cui si sarebbero tornati sulla terra costruendo basi segreta è la ricerca di una particolare energia che Gaspare, durante l’intervista, affermò che non fosse nient’altro che l’energia dell’amore. Per i W56 ogni cosa è energia e quella dell’amore era una delle più forti, infatti loro erano soliti fare discorsi profondi su fratellanza, pace e amore e che quest’ultimo dovesse essere al centro di ogni cosa, per evitare quella stessa distruzione che portò all’estinzione i popoli precedenti.

Questi alieni, dunque, utilizzavano proprio l’energia dell’amore per alimentare le loro basi sotterranee, nonché i loro velivoli spaziali, e finché c’era questa energia tra loro e i centinaia di contattisti tutto procedeva per il meglio, ma con il passare degli anni la natura più oscura dell’essere umano venne a galla e con essa anche gelosia, rabbia e odio. Questo portò l’energia dell’amore a venire meno e costrinse i W56 ad abbandonare il nostro pianeta definitivamente nel 1978, anno in cui si registrarono numerosi avvistamenti UFO in tutto il centro Italia e anche quando iniziarono i famosi incontri ravvicinati del terzo tipo da parte di Pier Fortunato Zanfretta, forse il caso italiano più famoso di questo genere e di cui abbiamo già parlato in uno dei nostri video. Il 1978 fu anche l’anno in cui furono avvistati decine di globi luminosi emergere dal Mar Adriatico, un fenomeno che interessò anche le autorità, che indagarono senza esito sul caso. Certamente oggi è difficile dare credito al Caso Amicizia, ma di fronte a tutti questi fatti possiamo veramente parlare solo di coincidenze?! È accaduto tutto veramente? Si è trattato di un caso di allucinazione di massa oppure è stata una delle più gigantesche messe in scena della storia sfuggita poi di mano?

Quella del Caso Amicizia è una storia di certo affascinante, al limite del credibile! Falsa o vera, chiunque siano stati questi W56, se alieni o esseri umani, sono di certo riusciti a dare delle lezioni importanti di vita e i loro discorsi dovrebbero essere alla base di ogni pensiero per evitare un giorno di autodistruggerci sotto la nostra stessa superbia.

Questo è un momento critico per la storia dell’essere umano. Non siamo qui per conquistare perché non c’è nulla da conquistare. Siamo sulla Terra ormai da molti secoli nascosti in basi segrete sparse per tutto il pianeta. La nostra bontà e verità saranno più forti dei dubbi umani. – W56

 
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Pubblicato da su 23 ottobre 2017 in Contatti exraterrestri

 

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Orrore a Krasnodar – Cannibali massacrano e divorano più di 30 persone

Orrore a Krasnodar – Cannibali massacrano e divorano più di 30 persone

Nel mondo spariscono ogni giorno mediamente 27.000 persone, molte di esse non verranno mai più ritrovate… questo è un dato che rende la storia che state per sentire ancor più inquietante. Krasnodar è una città russa che si trova a sud, vicino alle coste del Mar Nero. Conta quasi un milione di abitanti ed è diventata tristemente famosa in tutto il mondo per alcuni avvenimenti inverosimili.

Un giorno di fine estate a Krasnodar –  Settembre 2017

Sembra una giornata qualsiasi, le case che si affacciano sulla strada sembrano vecchie e logorate da qualunque direzione le si osservino e si diramano su direzioni parallele alla lunga lingua nera di asfalto che Roman Khomyakov e suoi colleghi stanno faticosamente costruendo. Roman è stanco e pensa solo che presto tornerà a casa a mangiare insieme alla sua famiglia. La giornata è quella tipica di fine estate a Krasnodar: buia e ormai quasi fredda dopo il tramonto. Immerso nei suoi pensieri osserva in lontananza lo strato di usura appena costruito e a un certo punto i suoi occhi senza volere si concentrano su di un oggetto molto piccolo e dalla superficie piatta che si trova ai bordi dell’asfalto. Inizialmente pensa che si tratti di uno specchietto, ma la curiosità lo attrae come una calamita all’oggetto misterioso. Quindi interrompe il macchinario e chiede ai suoi colleghi se anche loro vedessero l’oggetto, così tutti incuriositi decidono di avvicinarsi con calma all’artefatto. Roman per primo e con sua grande sorpresa scopre che si tratta di un cellulare e spinto dai colleghi inizia a cercare delle informazioni sul suo proprietario: Nomi, indirizzi, ma non c’era la sim inserita… Dato che loro avevano lavorato su quella strada praticamente tutta l’estate, conoscevano alcuni dei cittadini del posto e sicuramente avrebbero riconosciuto il proprietario da una fotografia, quindi decisero di aprire l’album delle foto… decisione che condannerà a soffrire notti insonne a più di uno di loro. Le immagini scattate con il telefono mostravano per lo più la figura di un uomo magro sulla trentina che avevano già visto aggirarsi in quella strada, ma l’album di fotografie era pieno di altre immagini che avevano fatto impallidire i presenti. In queste foto si vedeva lo stesso uomo mentre si faceva dei selfie con la testa mozzata di una donna, mani e piedi umani, maschere di pelle umana e altri abominevoli ritratti digitali. A quel punto Roman, insieme ai suoi colleghi, portò il cellulare alla stazione di polizia più vicina e raccontò l’accaduto.

Qualche giorno dopo…

La rivista russa Life diede per prima la notizia dell’arresto di una coppia indagata per cannibalismo i quali corrisponderebbero a Dmitri Baksheev e Natalia Shaporenko, rispettivamente di 35 e 42 anni. Dmitri fino al giorno del suo arresto lavorava come operaio e lei come infermiera e cuoca. Entrambi vivevano nella stanza degli ospiti dell’istituto superiore dell’aeronautica militare di Krasnodar, ma anche se non lavoravano più lì da anni i due avrebbero continuavano ad occupare la stanza in maniera abusiva. Dmitri, dopo essere stato arrestato dalle autorità, cercò inizialmente di giustificarsi dichiarando di aver solo commesso una “piccola stupidaggine, una leggerezza” e che lui non aveva ucciso la persona che si vedeva nelle fotografie, ma aveva trovato il suo cadavere nei boschi già decapitato e squartato portando poi a casa sua i resti per farsi dei selfie. Dopo essere stato torchiato dalla polizia, rivelò la verità e confessò l’omicidio della donna. L’indomani venne arrestata anche la sua compagna Natalia, probabile complice di altri omicidi. L’orrore vero e le più cruenti ipotesi divennero realtà quando le autorità iniziarono a perquisire l’appartamento dove la coppia di assassini conviveva.

Vennero rinvenute diverse parti di corpi umani, molte delle quali erano tenute in bottiglie di vetro. Altre parti erano tenute in sacchi dentro il freezer pronte per poter essere scongelate e consumate… pezzi di carne umana in cesti insieme alla frutta, pelle umana dentro barattoli, pezzi di carne conservati con acqua e sale. In mezzo alla sporcizia giacevano un po’ ovunque diverse fotografie che ritraevano la coppia in posa con resti umani sui loro piatti a cena e lumi di candela, come se si trattasse di qualcosa di romantico. La polizia in particolare vi trovò la fotografia di una ragazza scomparsa nel 1999. I due  poi confessarono di coltivare queste orrende pratiche da molto tempo. Le indagini portarono a scoprire che l’ultima delle loro vittime è stata uccisa probabilmente agli inizi di settembre del 2017, e che effettivamente alcune persone avevano dichiarato di aver visto questa coppia discutere con una ragazza per strada. Poco tempo dopo Dmitri e sua moglie l’avrebbero brutalmente assassinata, squartata e successivamente mangiata a pezzettini. Natalia Smyatskaya, assistente capo delle forze investigative di Krasnodar, comunicò che la fotografia della persona uccisa a settembre sarebbe Elena Vashrusheva, una ragazza di 35 anni proveniente da Omutninsk, una cittadina che si trova nella regione di Kirov. Oggi le autorità russe stanno raccogliendo altre informazioni riaprendo vecchi casi di persone scomparse e data la quantità incredibile di carne, ossa e altre prove, si pensa che sarebbero una trentina circa le vittime dei due carnefici. Per adesso ci sono ben otto omicidi confermati, ma il caso è ancora sotto inchiesta e purtroppo tale numero sarà destinato ad aumentare.

Altre macabre scoperte sono state portate alla luce grazie alle ricerche nei dintorni dell’abitazione di Dmitri, infatti le autorità trovarono quello che sembrava il cuoio capelluto appartenuto ad una persona dai capelli rossi, inoltre c’erano molte macchie di sangue nelle scale antincendio, come se qualcuno, già ferito e in gravi condizioni, avesse tentato di scappare per poi essere stato brutalmente ucciso sul posto. Proprio qualche giorno fa una fonte della polizia avrebbe riferito che dentro quella casa degli orrori c’erano tantissimi cellulari, presumibilmente delle vittime e anche dei video tutorial su come cucinare la carne umana… Molti pensano che Natalia cucinasse spezzatino di carne umana per i cadetti dell’accademia militare a loro insaputa e vendesse torte ripiene nel quartiere fatte anch’esse con la carne delle loro vittime. Secondo una prima ricostruzione, il modus operandi dei due serial killer era molto semplice: Mettevano online, sui siti di incontri, degli annunci per adescare le ignare vittime e poi davano loro un appuntamento in un luogo abbastanza transitato che non dava molti sospetti. Una volta giunta la persona nel luogo concordato veniva fatta ubriacare, forse anche drogata, e poi portata in un posto abbandonato. In questo luogo uccidevano brutalmente la persona e iniziavano il processo di smembramento. Infine trasportavano la carne già preparata in sacchi e zaini nella loro abitazione. Non sono ancora ben chiare le motivazioni di tale orrore, ma la coppia sicuramente soffre di una forma grave di antropofagia mischiata a qualche parafilia, secondo gli psicologi infatti, Dmitri e Natalia probabilmente provano piacere sessuale nell’uccidere e mangiare le persone.

Nell’immediato futuro emergeranno altri dettagli raccapriccianti su questa vicenda e sicuramente qualcuno sta già pensando di produrre un film horror a riguardo… una storia terribile, malata, infernale e soprattutto reale. Ricordando la frase iniziale di questo video, immaginate quante di quelle persone, che non sono mai più state ritrovate, hanno fatto una fine come quella di coloro che si sono imbattuti in questa coppia, solo che nessuno lo scoprirà mai… chissà quante…

 
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Pubblicato da su 19 ottobre 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Cannock Chase – Inquietanti e spaventosi avvistamenti

Cannock Chase – Inquietanti e spaventosi avvistamenti

Lungi dall’essere un maniero infestato o una base militare che potrebbe attirare l’attenzione di qualche UFO, Cannock Chase è semplicemente un distretto dello Staffordshire, Inghilterra, con sede a Cannock e immerso in una tranquilla zona di campagna che mescola le tipiche architetture dei villaggi rurali inglesi con le bellezze naturali del posto, come la grande foresta di Cannock Chase anticamente proprietà esclusiva della famiglia reale britannica. Fin qui nulla di strano, ma dietro quel tranquillo paesaggio rurale si nasconde qualcosa di molto più profondo e misterioso, tanto da aver trasformato Cannock Chase in uno dei posti più famosi del Regno Unito tra gli appassionati del paranormale, infatti è stato teatro di efferati omicidi, misteriose sparizioni e inquietanti avvistamenti. Ecco la tetra storia di Cannock Chase.

1° dicembre 1964. È una giornata insolitamente più fredda del solito a Bloxwich, una piccola città della contea delle West Midlands. La piccola Julya Taylor è appena uscita da scuola e sta aspettando con ansia l’arrivo della madre per tornare a casa al caldo e dopo pochi minuti arriva una macchina guidata da un uomo che dice a Julya di essere un amico della madre e che è qui per riportarla a casa, ma a casa quel giorno non ci arriverà mai. Julya verrà ritrovata il giorno dopo da un ciclista che passava casualmente nei pressi di Cannock Chase, con evidenti segni di violenza e strangolamento, agonizzante ma viva. L’anno successivo scompaiono altre due ragazzine: Margaret Reynolds e Diana Joy Tift di 6 e 5 anni e nonostante l’enorme dispiegamento di forze nella ricerca, sembrava che le due giovani fossero svanite nel nulla, tuttavia il 12 giugno dell’anno successivo i loro cadaveri vennero rinvenuti in una fossa nei pressi ancora una volta di Cannock Chase. L’anno successivo è il turno di un’altra bambina, Christine Darby di 7 anni, il cui corpo venne rinvenuto poco distante la foresta da un soldato. Fortunatamente il 1968 fu l’anno in cui questa orrenda scia di omicidi a danno di bambine è destinata a concludersi in quanto il 4 novembre venne arrestato un uomo che stava tentando di abbordare nella sua auto una bambina. L’uomo era un certo Raymond Leslie Morris che venne condannato all’ergastolo dopo avergli riconosciuto l’omicidio di tutte le bambine trovate morte gli anni precedenti. Raymond morì in prigione l’11 marzo 2014 all’età di 84 anni ponendo definitivamente fine alla storia divenuta famosa come “I delitti di Cannock Chase”.

Uno dei motivi per cui l’area è nota come un focolaio di eventi paranormali, è che ci sono un certo numero di avvistamenti di strani animali, in particolare grossi cani e gatti neri dall’aspetto inquietante sono stati segnalati per un certo numero di anni e sfidano spiegazioni chiare. Il caso più famoso riguarda un testimone che stava guidando lungo l’autostrada A5 che attraversa Cannock Chase. Mentre era al volante vide qualcosa balzare al centro della carreggiata e fu costretto a frenare bruscamente! A detta del testimone quell’animale era una specie di grossa iena, ma la cosa più inquietante erano gli occhi di un color rosso sangue ed estremamente luminosi che facevano raggelare il sangue… lo strano animale fissò l’uomo in auto per pochi secondi che sembravano ore, poi con un grande balzo se ne andò sparendo tra gli alberi della foresta. Un’altra storia risale al 2005 quando venne avvistato un grosso gatto nero lungo circa tre metri nei pressi di alcuni piccoli boschi di Cannock Chase. Questo gatto apparve dal nulla e fece fuggire numerose persone. Pochi giorni dopo un altro testimone stava camminando con suo figlio quando vide quella grossa creatura nera che pareva ignorarli completamente mentre correva davanti a loro. Secondo il Cannock Chase Post, ci sono stati oltre 2000 avvistamenti di questo gatto nero nella zona.

Né strane iene, né quei grossi gatti neri sono gli unici strani animali che sembrano popolare l’area di Cannock Chase, ci sono anche rapporti di creature simili al Bigfoot. Una relazione datata febbraio 2006 riferì che una creatura gigante e pelosa con occhi rossi ardenti è stata avvistata nei pressi della ferrovia che attraversa la campagna. Tutto questo fermento di strane creature attirò l’attenzione di Nick Redfern, un criptozoologo inglese, che ha indagato l’area e ha parlato con un testimone il quale affermò che un giorno dovette sterzare bruscamente per evitare tale creatura. Non riuscì a vederlo con nitidezza in quanto andava molto veloce, ma potè osservare una figura umanoide molto alta, pelosa e con occhi rossi incandescenti… poi scomparve tra gli alberi. Un avvistamento simile avvenne nel settembre del 1998 quando un testimone vide una figura alta due metri con folti capelli marrone scuro e occhi rossi accovacciarsi vicino a una strada a Cannock Chase… ma se ora vi dicessimo che forse esiste un’altra ben più terrificante creatura che popolerebbe la foresta di Cannock Chase? Esiste una bizzarra storia la quale racconta che poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il governo inglese con il supporto di quello statunitense avrebbe avviato lo sviluppo di una nuova arma che non comprendeva grosse bombe o strani macchinari, bensì il fulcro era l’ingegneria genetica e la creazione di un super soldato, così cominciarono a mischiare il DNA umano con quello animale per vedere cosa potesse venir fuori. Fino a qui la storia potrebbe essere anche vera, come più volte dimostrato i governi in passato, soprattutto durante il periodo della guerra fredda, avviarono molti progetti per sperimentare tecniche per creare super soldati, come il progetto MK-Ultra di cui abbiamo già ampiamente parlato in uno dei nostri video. A partire da questo punto la storia si tinge di aspetti alquanto strani, infatti il governo avrebbe rapito diverse donne per impiantare geni modificati di maiale affinché restassero incinta. Spesso i risultati erano negativi, o moriva la gestante oppure il feto, ma un parto sarebbe andato a buon fine dando alla luce un essere ripugnante con il corpo di uomo e la testa di maiale. Delusi dal risultato le sperimentazioni sarebbero finite e la creatura lasciata libera nella foresta di Cannock Chase con il fine di studiarla. Da allora, quasi ogni notte nei pressi della foresta sarebbe stato possibile udire strazianti lamenti misti a grugniti, questo fino al 1993, anno dell’ultimo presunto avvistamento da parte del ricercatore paranormale Lee Brickley.

Con tutto ciò che vi abbiamo appena raccontato, non c’è da stupirsi che proprio nella foresta di Cannock Chase ci siano parecchi avvistamenti di presunti fantasmi. Uno dei più documentati parla della Lady of the Chase. Un testimone riferì di aver visto questo spettro spaventoso mentre stava guidando sulla Chase Road intorno alle undici e mezza di sera. Affermo che dovette frenare improvvisamente quando vide una figura in mezzo alla strada il cui aspetto ricordava quello di una donna alta, ma dal profilo evanescente. Aveva occhi grandi e ipnotici e fissò il testimone, proprio come fece la grande bestia dagli occhi rossi, poi sparì nei boschi vicini. Un’altra apparizione altrettanto terrificante riguarda la famigerata ragazza con gli occhi neri, uno spettro inquietante segnalato da diversi testimoni. Alcuni collegano questo spirito a quelle bambine brutalmente uccise negli anni 60 da Raymond Leslie Morris. Incredibilmente esiste un video che dimostrerebbe l’esistenza di questo spirito e non è il solito video girato di notte con scarsa qualità, bensì è video realizzato da un drone in pieno giorno dove si vedrebbe chiaramente una presenza femminile nei boschi.

Infine per chiudere il cerchio degli eventi insoliti che accadono a Cannock Chase, ci sono gli avvistamenti di strani globi luminosi nel cielo. Molte persone hanno affermato di aver più volte sentito uno strano ronzio seguito da forti bagliori nel cielo o strane luci in lontananza. Giravano voci che si trattasse di un prototipo di velivolo militare o un nuovo tipo di drone, ma nessun dettaglio venne mai confermato né smentito dai militari… Queste strane luci nel cielo, insieme a grossi animali dagli occhi rossi, fantasmi dagli occhi neri e uomini maiale, fanno sicuramente di Cannock Chase un posto assolutamente da visitare per i ricercatori del paranormale e tutti quegli avvistamenti non possono essere solo il frutto della fantasia delle persone, probabilmente qualcosa di strano c’è… e tu? Avresti il coraggio di visitare quel posto?

 

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