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Bruno Borges – Una misteriosa scomparsa

Bruno Borges – Una misteriosa scomparsa

Secondo dati recenti, nel mondo ogni anno circa 10 milioni di persone scompaiono senza lasciare nessuna traccia, in Italia sono circa 30.000 le persone che ogni anno svaniscono nel nulla, di cui la metà sarebbero minorenni. La maggior parte degli adulti che scompaiono invece lo fanno per scelta propria e solo una piccola parte sparisce senza un motivo apparente e proprio fra queste scomparse  ce ne sono alcune veramente incredibili, casi in cui le persone sembrerebbero svanite nel nulla, probabilmente rapite da qualcuno… o qualcosa. Un alone di mistero assoluto circonda la strana sparizione di Bruno Borges, uno studente brillante di psicologia di 25 anni il quale sembrerebbe aver abbandonato Rio Branco, una cittadina nello stato di Acre in Brasile, lo scorso 27 Marzo. Le persone che lo conoscevano raccontano che Bruno stava lavorando a un progetto ultra segreto e a pochi giorni dalla sua scomparsa il suo comportamento era diventato a dir poco stravagante, ma la scintilla che fece esplodere la popolarità della sua triste scomparsa è stato un video finito in rete pochi giorni dopo la sua scomparsa e che riprenderebbe la sua stanza .

Nelle immagini si vede la sua camera da letto allestita in modo particolare e bizzarro. I suoi genitori raccontano di averla trovata in questo stato dopo la sua scomparsa, a quanto pare Bruno aveva tolto tutti i mobili e aveva messo al centro della sua camera la statua di Giordano Bruno in scala 1:1. Uno dei dettagli più interessanti del video inoltre sarebbero i manoscritti codificati e numerati lasciati in ordine sul tavolo, ovviamente si possono apprezzare anche una serie di simboli di natura massonica, satanica e mistica in tutta la stanza… ma quello che fece rabbrividire i suoi genitori fu l’immagine appesa come un poster che raffigura una persona insieme a quella che potremmo definire una creatura non umana, presumibilmente non terrestre. Infatti Bruno era anche un appassionato ufologo ed è proprio questa la pista che attira la morbosità e la curiosità delle persone. Bruno è forse riuscito a mettersi in contatto con chi non doveva?

Forse vi sarete chiesti chi fosse quest’uomo. Come anzidetto nel video si può osservare con chiarezza l’imponente statua di Giordano Bruno, un monaco e filosofo italiano del 500 passato alla storia principalmente perché fu uno dei primi a predire l’esistenza di vita fuori dal nostro pianeta, vita extraterrestre. Divenne poi martire perché accusato di eresia durante l’inquisizione e condannato a un’esecuzione in piazza pubblica mediante rogo il 17 Febbraio 1600. Una figura mistica e leggendaria particolarmente apprezzata in ambienti vicini all’ufologia e che Bruno Borges sicuramente riteneva fondamentale così tanto da comprare una sua statua e metterla al centro della stanza. I familiari riferirono alle autorità di non sapere nulla di tutto ciò perché si trovavano in vacanza e dopo 24 giorni di assenza il loro figlio aveva trasformato la sua stanza in un luogo di culto verso il mistico. Secondo sua sorella Gabriela, Bruno negli ultimi tempi era diventato particolarmente misterioso e non lasciava mai nessuno entrare nella sua stanza. Addirittura c’erano giorni in cui usciva solo per mangiare richiudendosi poi di nuovo in stanza. Gabriela riferì ai giornalisti queste parole: “Certo che mi preoccupava non sapere a che cosa stesse lavorando tutto il giorno chiuso nella sua stanza, ma era un adulto, non potevo di certo abbattere la porta solo perché ero curiosa…. quando gli chiesi a che cosa stesse lavorando mi disse che me l’avrebbe detto di lì a pochi giorni.”.

A detta di molti Bruno era un ragazzo brillante negli studi, quindi i suoi credevano che stesse solo studiando e lavorando a un progetto importante. inoltre un’altra cosa certa è che spesso e volentieri Bruno chiedeva a familiari e amici finanziamenti molto importanti, alcuni anche di migliaia di dollari. Cercava di non dare molti dettagli sui motivi di tali richieste e si limitava a dire che stava lavorando a una serie di libri che avrebbero cambiato l’umanità. Eduardo Veloso, un suo cugino oculista, disse che gli aveva prestato fino a 6.000 dollari per questo suo misterioso progetto. Sicuramente Bruno negli ultimi mesi in cui si era rinchiuso in stanza aveva lavorato a dei libri, di preciso furono rinvenuti 15 suoi manoscritti, tutti codificati attraverso un linguaggio sconosciuto. Le autorità non sono riuscite ancora oggi a decifrare l’intero significato ma sono al lavoro e una parte di essi sono stati decodificati da un esperto. Sua madre Denise ammise che suo figlio era molto interessato a tutto ciò che riguardava gli extraterrestri ed era anche a conoscenza dei suoi manoscritti perché fu una delle poche cose che Bruno le confidò: “Mi disse solo che stava scrivendo 15 libri che avrebbero cambiato l’umanità nel bene. Voleva brevettare una nuova teoria che aveva creato e io gli dissi che sarei state felice di leggere i suoi libri… e ora non c’è più”. Il papà di Bruno, Athos Borges, con amarezza disse che l’ultima volta che vide suo figlio fu il 27 Marzo. Quello stesso giorno, poco dopo pranzo, Bruno, senza soldi, senza nulla di valore e senza i libri a cui aveva lavorato tanto, decise di abbandonare casa sua per sempre, almeno questa è la percezione di questo padre amareggiato e triste per la mancanza del figlio. Athos afferma anche di aver ricevuto qualche informazione dalla polizia, ma mai nulla di concreto.

In pochi giorni questo caso divenne virale e molti internauti suggeriscono che forse Bruno, ormai impazzito, fuggì di casa o peggio si fosse aggregato a una setta ufologica, di quelle che adorano le entità extraterrestri. Una delle più terribili sette di questo genere è stata la Heaven’s Gate, una setta ufologica californiana guidata da Marshall Applewhite e Bonnie Nettles i quali ritenevano, fra la tante idee folli, che l’unico modo per poter elevarsi spiritualmente e raggiungere il piano dimensionale nel quale si trovano gli extraterrestri, fosse quello di abbandonare i loro corpi. La soluzione finale ordinata da Marshall fu quella di commettere suicidio collettivo in un momento preciso, quello che coincideva con il passaggio della cometa Hale-Bopp, dunque le loro anime sarebbero risalite fino all’astronave che si trovava, secondo loro, dietro tale cometa e avrebbero intrapreso il viaggio interstellare per sempre nell’universo. Ci sarebbero tante cose da raccontare a partire dal modo in cui decisero di suicidarsi, il quale fu tutt’altro che indolore, ma in questo video ci soffermiamo solo su un particolare atroce, il giorno scelto per l’ascensione, e quindi per il suicidio, fu il 26 marzo del 1997 ed esattamente 20 anni dopo Bruno decise di scomparire nel nulla, ma forse questa è solo una macabra coincidenza.

La signora Denise in diverse interviste disse che Bruno era completamente cosciente ed era tutto fuorché pazzo, inoltre esclude categoricamente la teoria della setta perché egli non era facilmente manipolabile. L’investigatore del caso, Fabrizio Sobreira, confidò che ci sono una serie di informazioni confidenziali nuove e che stanno valutando tutte le ipotesi senza escludere nessuna pista.

C’è una serie lunga di ufologi e di persone che si sono dedicate allo studio di tutto ciò che riguarda il fenomeno UFO, i quali spesso scompaiono in circostanze misteriose o soffrono di strane malattie, molti sono morti a causa di fulminei attacchi di cuore o strani incidenti. Nel 1971 l’investigatore Otto Binder scrisse un interessante articolo di queste strane scomparse e misteriose morti analizzando i decessi di almeno 137 esperti di ufologia i quali erano scrittori, scienziati, testimoni quasi tutti  morti o scomparsi in circostanze parecchio strane. Secondo Binder c’era una percentuale altissima di persone decedute a causa di attacchi cardiaci e cancro. Binder aggiunse anche che erano causati con molta probabilità da enti governativi e organizzazioni segrete altrimenti noti come Man in Black. Fra queste strane morti per esempio ci sono Phil Schneider il quale disse di aver ucciso due extraterrestri e venne trovato molti anni dopo con il suo stesso catetere attorcigliato intorno al collo, strana fu anche la morte del suo migliore amico e confidente Ronald Rummel, ex agente dell’intelligence americana, il quale si sarebbe suicidato con un colpo di pistola alla bocca, mentre le sue ultime parole sono state scritte su un foglio da un mancino mentre Ronald era destrorso. Lo scrittore della saga Alien Digest, Andreas Faber-Kaiser, invece è stato trovato portatore del virus HIV, egli non riuscì mai a spiegarsi come era possibile che si fosse preso tale infezione. Morì a 49 anni. Anche Max Spiers, un altro ufologo che stava indagando sul progetto spaziale “Solar Warden”, è stato trovato morto e secondo le fonti ufficiali, sarebbe da attribuire a cause naturali. Max Spiers aveva un fisico ben allenato tanto da essere soprannominato “super soldato” ed è morto per cause naturali sul suo divano di casa all’età di 39 anni. Queste sono solo alcune delle tante persone che forse come Bruno Borges hanno indagato troppo…

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Robert The Doll – Una bambola indemoniata

Robert The Doll – Una bambola indemoniata

Bambola… Maledizione… Queste due parole nella stessa frase possono far venire in mente solo una cosa: Annabelle, la famosa bambola maledetta che terrorizzò un’intera famiglia e che scomodò persino i demonologi Ed e Lorraine Warren. Questa bambola è stata protagonista già di un nostro video e di ben tre film negli ultimi anni: The Conjuring, il suo spin-off Annabelle e il sequel Annabelle 2 previsto proprio per quest’anno. Tuttavia esiste un’altra bambola la cui storia inquietante non ha proprio nulla da invidiare rispetto a quella di Annabelle. Ecco la storia di Robert la bambola.

Key West, Florida. 1906. È il giorno del quinto compleanno per Eugene Ott, un bambino di cinque anni figlio di genitori benestanti, e in dono riceve una bambola da uno dei suoi servitori. Il primo nome di Eugene era Robert, ma il bambino preferiva usare il suo secondo nome e Robert fu anche il nome scelto per la bambola. Inizialmente nessuno pensò minimamente di mettere in discussione le origini della bambola Robert, ma in seguito a fatti terribilmente inquietanti si arrivò alla seguente conclusione. I genitori di Eugene erano molto severi con il bambino e lo erano molto di più con i loro servi. Li trattavano molto male, il loro salario era molto basso ed erano costretti a praticare lunghissime ore estenuanti di lavoro manuale, per non parlare degli abusi fisici a cui venivano sottoposti. Uno di questi servitori era una donna delle Bahamas che a detta di alcuni praticava le arti Voodoo. Fu proprio lei a donare Robert a Eugene. La donna avrebbe maledetto la bambola prima di darla al bambino e alcune persone sostengono che al suo interno ci fossero degli stracci mescolati con sangue umano di persone che avevano sofferto, oltre al fatto che i capelli della bambola sarebbero capelli umani.

Il giovane Eugene si affezionò rapidamente alla bambola Robert e ovunque lui andasse la portava con sé. Trattava la bambola come se fosse una sorta di fratello minore, a tavola gli dava da mangiare, dormiva con lui durante la notte, ma cosa più inquietante quando il signor e la signora Ott passavano vicino alla camera del figlio, avrebbero sentito in più di un’occasione Eugene conversare con qualcuno che aveva una voce bassa e sinistra… Naturalmente non ci fecero molto caso pensando che Eugene stesse semplicemente giocando con quello che era diventato ormai più che un giocattolo per lui. Non passò molto tempo prima che alcune cose strane cominciarono ad accadere. Eugene si svegliava spesso nel cuore della notte gridando in preda al terrore, e quando i genitori accorrevano nella sua camera per tranquillizzarlo trovavano spesso pesanti mobili spostati e oggetti a terra. Alcune lampade cominciarono a cadere andando in frantumi senza alcuna ragione apparente. Argenteria e bicchieri di vetro venivano scagliati da una parte all’altra della stanza da una forza invisibile. Venivano trovati vestiti strappati e letti disfatti in stanze dove persino i servi non avevano il permesso di accedervi. Ogni volta che accadeva qualcosa di strano, il signor e la signora Ott puntavano sempre il dito verso Eugene chiedendo spiegazione, ma il bambino con occhi innocenti diceva sempre: “Non sono stato io! È stato Robert!”… Ovviamente i genitori si sentivano presi in giro ed Eugene veniva messo in punizioni molto severe.

Nel corso degli anni Eugene e Robert divennero sempre più inseparabili e dopo che i suoi genitori morirono, i due rimasero da soli in casa. Numerosi nuovi servi andavano e venivano a causa dell’atmosfera di terrore che si poteva percepire in quella casa. Sentivano spesso ridacchiare in stanze in cui non c’era nessuno, ad eccezione di Robert naturalmente. Sentivano strane voci e passi risuonare in tutta la casa, il tutto condito con altre attività misteriose. Alcuni servi impazzirono e scappavano dalla casa urlando. Alla fine per Eugene era venuto il tempo di sposarsi. Si sposò con Anne, una ragazza conosciuta durante gli studi a Parigi, ma non passò molto prima che la sua nuova moglie si terrorizzò, non solo per l’attaccamento ossessivo tra Eugene e Robert, ma per i fatti raccapriccianti che continuavano ad accadere intorno a lei. Addirittura Eugene aveva fatto costruire una stanza in miniatura per la bambola. La nuova signora Ott percepiva del male puro in Robert, si sentiva osservata da quei suoi occhi vitrei e inespressivi e spesso aveva l’impressione che la sua espressione cambiasse da una innocente a una di pura malvagità e in qualche modo si sentiva minacciata. Terrorizzata convinse Eugene a rinchiudere la bambola in soffitta tenendola così finalmente lontana dalla sua vista.

Dopo aver relegato Robert in soffitta, i bambini del quartiere e i passanti cominciarono a notare movimenti strani attraverso la finestra che si affacciava sulla soffitta. A detta di alcuni c’era una piccola figura che si divertiva a seguire i passanti attraverso la finestra ridacchiando e fissandoli costantemente, intanto forse in Robert cresceva ogni giorno sempre di più la rabbia per essere stato confinato in quelle quattro mura polverose. Con Robert rinchiuso in soffitta, la salute di Eugene cominciò a risentirne. Spesso litigava con la moglie per far tornare la bambola tra di loro. La sua salute continuò a deteriorarsi fino a quando nel 1974 morì lasciando Anne in casa da sola con Robert… Ma non per molto dato che abbandonò in fretta Key West, andando a vivere a Boston e lasciando la casa Ott in affitto.

Non passò molto tempo prima che una nuova famiglia si insediasse in quella casa e quando i nuovi proprietari andarono per la prima volta in soffitta, la figlia di dieci anni scoprì Robert seduto su una piccola sedia, nascosto accuratamente sotto una coperta. La bambina si innamorò subito della bambola e la portò con sé nella sua camera da letto e da quel momento per la nuova famiglia iniziò un nuovo incubo. Una notte la bambina si mise a urlare a squarciagola terrorizzata sostenendo che Robert si stava muovendo intorno a lei in camera da letto cercando di attaccarla più volte… Cercando di ucciderla. I genitori portarono subito via Robert cercando di scoprire un po’ di più sulla sua storia e quando vennero a conoscenza della sua macabra origine, lo donarono al East Martello Museum a Key West. Ma la storia non finisce qui… Robert venne riposto in una teca di vetro al centro di una stanza e i dipendenti del museo affermarono più volte di aver visto la bambola muoversi all’interno della teca cambiando spesso posizione. Le guardie di sicurezza sono sicure di aver sentito più volte strani rumori e risatine stridule provenire dall’interno del museo in piena notte. Robert divenne ben presto l’attrazione principale del museo, la meta preferita dei turisti nonché la loro maledizione. Molti turisti avrebbero segnalato delle stranezze in foto fatte alla bambola senza averne l’autorizzazione. Da pellicole completamente bianche, senza alcuna immagine, a posizioni che non corrispondevano con quella di Robert al momento dello scatto. Alcuni vedevano l’espressione del male sul suo volto.

Questa storia è tanto assurda quanto inquietante, tanto da aver ispirato un film horror nel 2015. Per quanto possano sembrare già assurdi, fin qui sono stati riportati soltanto dei fatti, avvenimenti documentabili e riferiti da testimoni che non avevano motivo di mentire. Come alcuni ipotizzarono fin dall’inizio, la storia di Robert potrebbe essere spiegata razionalmente con un trauma di qualche genere subito da Eugene, forse dovuto proprio alla presenza inquietante del bambolotto, che lo ha in seguito portato a riconoscere in lui una presenza malvagia e compiere “in suo nome” atti inspiegabili. Per gli ospiti successivi della casa degli Ott, invece, si può pensare che si sia trattato di suggestione, infatti la storia di Robert era ben nota a Key West e i nuovi inquilini, condizionati da questi racconti, potrebbero aver ingigantito piccoli episodi del tutto normali. Verità o leggenda, sfidiamo chiunque a non provare un certo brivido nel fissare quegli occhi vuoti e neri.

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Poveglia – Un’isola leggendaria con un oscuro passato

Ci sono alcuni luoghi in Italia che vengono considerati fra i più macabri sulla terra. Questi luoghi si prestano con facilità a storie di fantasmi e maledizioni, in particolare l’isola di Poveglia è nota in tutto il mondo come uno di quei posti che fanno rabbrividire anche le persone che a maledizioni e fantasmi non credono molto e non c’è da stupirsi perché quest’isola della laguna veneta ha una storia molto cupa, ma soprattutto reale, di pura sofferenza umana.

Poveglia si trova precisamente tra Venezia e il Lido di fronte a Malamocco, lungo il canal Orfano. I suoi primi abitanti risalgono al 421 d.C. in quel periodo fu il rifugio delle popolazioni di Este e Padova che cercavano un riparo dalle invasioni barbariche. Poi ci fu un periodo abbastanza lungo di pace e di prosperità, in generale per tutta la laguna Veneta, fino allo scoppio della guerra di Chioggia nel 1379,  anno in cui Venezia è stata attaccata dalla flotta genovese e gli abitanti di Poveglia sono stati spostati alla Giudecca. L’isola poi è rimasta deserta per molti anni, nel 1645 sono state erette delle fortificazioni ottagonali dal governo veneziano per proteggere gli ingressi alla laguna, quindi nel 1776 Poveglia era diventata un punto principale di controllo per tutte le navi che cercavano di entrare a Venezia.

Se avete visto il nostro video riguardante la peste, sicuramente saprete anche che proprio in quegli anni era scoppiata una delle epidemie più mortali che si siano mai state registrate nella storia dell’uomo e proprio Venezia è stata uno dei fulcri di tale orrore. Infatti nel 1700, in seguito allo scoppio della peste, l’isola di Poveglia è stata usata come un lazzaretto, anzi… praticamente come un cimitero a cielo aperto dove le persone venivano confinate e condotte a morire lontane dalla città di Venezia. Qui, in questi 72.000 metri quadrati di terreno, le persone venivano portate ancora coscienti e sentenziate a morte certa a causa delle infezioni degli altri malati. In pochi giorni la peste li divorava e i loro corpi marcivano nelle strade. I loro ultimi giorni sulla terra erano di dolore e agonia pura mischiata alla follia di un destino inevitabile. Ogni giorno nuovi cadaveri viventi venivano condotti a Poveglia durante gli anni della peste nera per essere bruciati e sepolti in fosse comuni. Spesso non veniva nemmeno fatta una distinzione fra malati terminali e contagiati ai primi stadi, tutti coloro che finivano qui dovevano indifferentemente subire la stessa fine. La testimonianza più incredibile e macabra di questa tragedia si trova ancora a Poveglia o meglio, sotto Poveglia. Proprio come avete capito, nel sottosuolo ancora oggi si trovano diversi strati di cadaveri, si parla di migliaia di corpi appartenenti a coloro che una volta in vita venivano emarginati e detestati e ora non sembrano trovare pace nemmeno da morti.

Per quanto incredibile vi sembri, questo è solo l’inizio, la storia di quest’isola infatti ha vissuto diverse sfumature di follia… letteralmente. Nel 1922, gli edifici deserti di Poveglia furono ricostruiti per poter ospitare, secondo fonti ufficiali, una casa di riposo per gli anziani, ma realtà queste mura ospitavano malati mentali. I pazienti che dovevano essere isolati dal resto della società, proprio come ai tempi della peste, venivano portati qui. La maggior parte delle persone che finivano qui venivano considerati inadatti per un’ospedalizzazione normale e si dice anche che i medici facessero una serie di esperimenti terribili su queste persone perché la loro testimonianza non valeva nulla ed erano sfruttati quali cavie di laboratorio, infatti negli anni 20 i malati mentali venivano sottoposti a cure che oggi vengono definite come vere e proprie torture: elettroshock, bagni di acqua gelata, lobotomie e altre pratiche terribili. Ancora oggi fra questi edifici sono rimasti alcuni oggetti come testimoni immorali di tali atrocità. L’immagine che state osservando in questo momento ne è un esempio. Fra le tante storie che i malati mentali raccontavano ce n’era una abbastanza ricorrente: Molti malati mentali dichiaravano di vedere strane ombre aggirarsi sia dentro che fuori la struttura, ovviamente i medici e le altre persone, diciamo “normali”,  giudicavano queste testimonianze come storie del tutto inventate e il tutto finiva lì senza che la faccenda venisse approfondita. Non si è mai scoperto chi fossero queste persone che vagavano al buio durante la notte.

Dalla seconda metà degli anni 90 l’edificio fu smantellato e stando ai racconti il destino che ebbe il direttore della clinica psichiatrica fu molto macabro: egli fu tormentato dagli spiriti dell’isola a tal punto che impazzì e si suicidò gettandosi dal campanile dell’isola. Secondo la leggenda, un’infermiera che si trovava nei paraggi e fu testimone del suo folle gesto, disse che in realtà l’uomo non morì al momento dell’impatto al suolo, ma venne soffocato da una strana nebbia dopo la caduta. Durante gli anni seguenti Poveglia lentamente venne abbandonata a sé stessa e ora ogni struttura che giace sul suo suolo si trova consumata dall’inesorabile aumento dell’entropia.

Attualmente Poveglia è dichiarata chiusa ai turisti e disabitata, ma ci sono molti esploratori e curiosi di vario genere che arrivano qui da tutto il mondo armati di barchetta, scarponi di sicurezza e coraggio, alla ricerca di quell’ombra che si nasconde fra gli alberi, quel suono in mezzo al nulla, quella sensazione di brivido lungo la schiena che fa accapponare la pelle. Se cercate su internet potete trovare un’infinità di testimonianze di blogger italiani che hanno vissuto questa incredibile esperienza in prima persona e se anche voi cercate il brivido potete recarvi sull’isola, ma vi consigliamo di fare molta attenzione perché le strutture sono davvero pericolanti… in fondo chissà che oltre al brivido non troviate qualcosa di più macabro che non vi lascerà mai più fare sogni tranquilli. Come al solito vi auguriamo buon viaggio…

 

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Aleshenka – Caso shock di un feto alieno

Aleshenka – Caso shock di un feto alieno

Questa storia è tanto strana quanto inverosimile, essa è costellata da numerose testimonianze e versioni tutte diverse tra di loro, nonché da numerose teorie. Indipendentemente da tutto ciò, sembra che tutti siano d’accordo su dove e quando questo strano caso è cominciato, in una delle regioni più povere della Russia. Ecco la strana storia dell’alieno Aleshenka.

È una calda estate quella che investe la Russia nel 1996 e il piccolo villaggio di Kaolinory, nei pressi di Kyštym, non viene risparmiato dall’ondata rovente. Tamara Vasilieuna Prosvirina è un’anziana pensionata con lievi disturbi psichiatrici che ha la strana abitudine di decorare la casa sua con i fiori colti dal cimitero di notte. La sera del 13 agosto Tamara sta andando come sua solita abitudine al cimitero quando si imbatte in qualcosa di totalmente inaspettato. Mentre sta attraversando un bosco sente degli strani lamenti provenire da dietro un albero, inizialmente pensa a un qualche lamento di animale, ma mano a mano che si avvicina alla fonte del rumore si rende conto che quello era più simile a un grido infantile misto a un fischio. Gira intorno all’albero e quello che vede non poteva essere assolutamente vero, ai piedi dell’albero c’è quello che sembra essere un bambino ancora vivo, ma che di “bambino” ha ben poco. Tamara immediatamente avvolge la creatura nel suo scialle portandola a casa nel suo appartamento, gli da anche un nome: Aleshenka e comincia a trattarlo come se fosse suo figlio.

Il giorno dopo la nuora di Tamara, che si chiama come l’anziana, va a far visita alla suocera dopo che le aveva telefonato dicendo che aveva avuto un nuovo bambino. Quando Tamara Jr. arriva a casa della suocera non riesce a credere a quello vede nella camera da letto: una creatura avvolta in uno scialle sdraiata nel letto che ella stessa descrive più tardi come qualcosa “non di questo pianeta!”. L’aspetto di Aleshenka era terribilmente inquietante: la pelle era di un color grigiastro, la testa molto più grande rispetto al resto del corpo e la forma ricordava quella di una cipolla. Gli occhi erano molto grandi e a mandorla e sotto di essi c’era un piccolo foro da cui la creatura sembrava respirare. Tuttavia ciò che faceva più impressione era come la creatura mangiava: nessuno vide mai la sua bocca muoversi, era come se succhiasse il cibo dal foro che aveva. Secondo Tamara Jr. la creatura non mangiava, consumava letteralmente il cibo!

A partire da questo punto la storia si tinge di numerose sfaccettature dettate da diverse versioni dei fatti. Qualche giorno dopo il ritrovamento di Aleshenka, venne riferito che Tamara si era ammalata ed era stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, altri affermano che in realtà fu un vicino a chiamare l’ospedale locale dopo aver visto l’anziana donna delirare di nuovo mentre affermava che aveva avuto un bambino, ovviamente nessuno le credeva a causa dei suoi disturbi psichiatrici ben noti al vicinato. Malata di mente o no, non è chiaro come Tamara finì in ospedale, quel che è certo però è che Aleshenka fu lasciato solo nella casa della donna senza che nessuno si prendesse più cura di lui. Durante tutto il periodo che Tamara passò in ospedale, cercò di avvisare il personale medico che il suo bambino era a casa da solo, ma ovviamente nessuno le credette e venne ignorata. I più curiosi cercarono di sbirciare dalla finestra della casa affermando di vedere solamente “un gatto avvolto in alcuni stracci”. Le uniche persone che avevano visto dal vivo Aleshenka furono, oltre a Tamara, sua nuora e un suo conoscente: Vladimir Nurdinov, noto alla polizia per aver commesso dei crimini di poco conto. Non si conosce il motivo per cui Nurdinov era solito visitare Tamara, fatto sta che quando l’uomo e Tamara Jr. vennero informati che Tamara era stata ricoverata, si recarono subito nella casa dell’anziana ma fu troppo tardi purtroppo, una volta entrati nella camera da letto videro la creatura ormai priva di vita, probabilmente morta di stenti. La sua mummia essiccata si trovava distesa nel letto.

Non sapendo cosa fare Nurdinov prese con sé il corpo mummificato di Aleshenka e lo portò a casa sua, li chiamò Vladimir Bendlin, un poliziotto locale. Bendlin ipotizzò subito che quelli erano i resti mummuficati di un bambino e li portò dalla dottoressa Irina Yermolaeva per delle analisi. Dichiarò subito che non si trattava di una bufala in quanto era un vero corpo mummificato una volta in vita. Le sue conclusioni furono che si trattava di un bambino prematuro deformato probabilmente dalle radiazioni causate dall’incidente di Kyštym, uno dei più gravi disastri nucleari della storia, inferiore solo agli incidenti di Černobyl’ e Fukushima. Tuttavia Lyubov Romanowa, un’assistente della dottoressa che era stata a contatto con moltissimi bambini affetti da deformazione da radiazioni, disse di non aver mai visto nulla di simile, che quella creatura non poteva essere di origina umana! C’erano troppe differenze con l’anatomia di un normale bambino, almeno venti e le più importanti riguardavano la testa che consisteva in quattro ossa che si chiudevano tra di loro con spigoli molto accentuati, completamente diversa da quella di un normale essere umano, senza contare che non aveva nessun apparato sessuale e gli mancava anche l’ombelico che tutti i mammiferi hanno.

La bizzarra storia di Aleshenka cominciò a diffondersi a macchia d’olio e i media cominciarono ad interessarsi alla vicenda facendo visita al piccolo villaggio russo. Dopo i media arrivarono molti esperti e appassionati di UFO e alieni. Passarono altri giorni e ancora non era stato fatto nessun esame del DNA sulla strana creatura, fu così che intervenne il noto ufologo russo Boris Zolotov, purtroppo noto per essere anche un ciarlatano, pronto per effettuare il test del DNA. Bendlin diede la creatura agli assistenti di Zolotov ma si pentirà presto di questa suo gesto. Il poliziotto pensò di avere il risultato entro poche settimane, ma passarono i mesi senza che nessuno sapesse più nulla su Boris Zolotov fino a quando venne rintracciato da dei giornalisti della TV russa, a quel punto Zolotov diede una spiegazione a dir poco assurda: affermò che uno dei suoi assistenti, mentre stava guidando verso il laboratorio con il corpo per le analisi, vide delle luci lampeggianti nel cielo e poi un disco volante gli bloccò la strada. Zolotov prosegue il bizzarro racconto dicendo che gli occupanti del mezzo non identificato rivollero indietro la creatura, poi se ne andarono sparendo all’orizzonte. Una storia assurda, talmente assurda che molti teorizzano che l’ufologo sarebbe stato costretto a consegnare i resti di Aleshenka non ad alieni, bensì ai servizi segreti russi, come affermarono delle fonti anonime. Altri invece affermano che Zolotov avrebbe venduti i resti a un ignoto acquirente privato a scopo di lucro. Tuttavia qualsiasi cosa fosse accaduta, i resti di Aleshenka non furono mai più visti da nessuno.

Una svolta sulla probabile vera identità della creatura si ebbe qualche giorno più avanti quando una donna sconosciuta disse di essere venuta in possesso della coperta che avvolgeva Aleshenka. La donna diede la coperta a Bendlin chiedendo di fare un esame del DNA su di essa e soprattutto assicurandosi che le analisi venissero effettuate da persone competenti. Tamara Jr. confermò che quella era veramente la coperta usata per avvolgere Aleshenka e i risultati del DNA mostrarono qualcosa di incredibile: vennero rinvenute tracce di DNA umano, presumibilmente quelle di Tamara, e tracce di un ceppo sconosciuto alla scienza, ma nonostante questo risultato, la spiegazione ufficiale afferma che Aleshenka non era altro che il corpo di un bambino prematuro di una ventina di settimane con gravi malformazioni… Una spiegazione tutto sommato credibile se non fosse per il fatto che bambini nati così prematuramente non possono sopravvivere naturalmente per più di un paio d’ore dopo la nascita, Tamara invece l’avrebbe accudito per svariati giorni, inoltre le uniche due persone che hanno visto Aleshenka, oltre all’anziana donna, furono Tamara Jr. e Nurdinov e sostengono che quella creatura non aveva nulla di umano. Ad alimentare di mistero questa già insolita storia infine, fu un fatto che accadde una notte all’anziana Tamara. La donna stava vagando nuda per strada con solo un paio di calzini ai piedi, le persone che la notarono cercarono di metterla in salvo ma fu troppo tardi perché sopraggiunse un veicolo a tutta velocità che colpì Tamara uccidendola sul colpo! Il veicolo non si fermò e non si trovò mai il colpevole. I testimoni oculari che assistettero alla terribile scena affermarono che la donna sembrava stesse reagendo a qualcuno che la chiamava. Curiosamente tutto questo è successo pochi giorni prima che Tamara venisse sottoposta a ipnosi regressiva da Mark Milkhimer, un esperto in questo campo, ma le stranezze non finiscono qui perché Mark, che godeva di ottima salute, morì subito dopo essere giunto a Kyštym di un improvviso attacco di cuore.

Ancora una volta siamo di fronte a un caso avvolto da un fitto alone di mistero e costellato di numerosi fatti che fanno davvero pensare che sotto ci sia una vera e propria azione di cover-up. Solo una cosa è certa: Aleshenka è esistito veramente ed era vivo…

 
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Pubblicato da su 26 aprile 2017 in Contatti exraterrestri

 

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Sad Satan – Il videogioco più terrificante del Deep Web

Sad Satan – Il videogioco più terrificante del Deep Web

Come si evince dal titolo del video, questa storia arriva direttamente dal deep web, quel vasto  e oscuro luogo di internet covo di criminali e psicopatici di ogni genere, luogo in cui la pornografia infantile dilaga mentre le droghe si acquistano con la stessa facilità con cui si comprano le caramelle. Nel deep web però oltre a trovare tutto questo materiale, ci sono una serie di oggetti digitali inquietanti creati da menti malate e che altrettante menti malate sono alla loro ricerca. Infatti il deep web è famoso per essere la fonte dei videogiochi più inquietanti mai creati in rete. Uno di questi videogiochi viene considerato il più perturbante di tutti. Questa è la storia di Sad Satan.

Nel 2015 il canale YouTube Obscure Horror Corner, aveva caricato dei gameplay di questo videogioco. Fino a quel video questo canale aveva pubblicato una serie di clip di giochi horror DOS molto vecchi o indie, ossia videogiochi amatoriali creati per lo più da privati che lavoravo in maniera indipendente. Poteva considerarsi di nicchia questo canale, ma la comunità su internet iniziò ad interessarsi in maniera esponenziale al video caricato il 25 giugno dello stesso anno, così tanto che YouTube iniziò a tenere d’occhio questa crescita anomala. Il titolo di tale video era: “Sad Satan – Deep Web Horror Game – Part 1”. Nella descrizione del video si poteva apprezzare una spiegazione molto semplice ed esplicita. A quanto pare Jamie, il proprietario del canale, si era impossessato del gioco grazie a un suo iscritto il quale gli aveva inviato un link ad un file chiamato Sad Satan, il link indirizzava verso un sito che si trovava nel deep web, in particolare si trattava di un sito speciale dove le persone potevano postare dei link anonimi e temporanei. Secondo la sua stessa testimonianza, Jamie cercò capire di più sulle origini di tale file per scoprire se si trattasse di un virus o peggio ancora di materiale pedopornografico. Il misterioso iscritto però diceva che l’aveva trovato in un forum con le iniziali “ZK” e che si trattava di un gioco horror, il più orribile a cui avesse mai giocato nella sua vita. Jamie un pò spaventato ma incuriosito decise di scaricare il file… dopo aver verificato che fosse completamente pulito grazie a un antivirus, decise di far partire l’eseguibile e iniziò a giocare il più misterioso e maledetto gioco di cui si abbiano notizie.

Come potete osservare con i vostri stessi occhi il gioco appare di per sé molto strano, ha una grafica particolare che riesce a tenere molto alta la tensione, si gioca in prima persona quindi sembra che lo scopo principale del creatore o dei creatori sia quello di far vivere sensazioni particolari ai protagonisti. Il gioco è molto semplice, si tratterebbe di una serie infinita di corridoi molto scuri dove il giocatore si muove, sembrerebbe una specie di labirinto. Inizialmente gli unici suoni che accompagnano il giocatore sono quelli prodotti dai suoi stessi passi mentre di sottofondo si apprezza una colonna sonora molto soft, ma mano a mano il protagonista prosegue attraverso le stanze, iniziano a comparire, come dei flash, fotografie in bianco e nero e la colonna sonora inizia a diventare sempre più intensa e stressante fino a raggiungere suoni irritanti e anche in questo caso delle volte si sentono dei dialoghi estremamente strani, come se fossero rallentati. Analizzando i flash di immagini che si vedono nel primo video si possono individuare questi due fotogrammi. Nella prima foto si vede Franz Joseph, nono principe di Thurn, dentro il castello di Konopiště, in Repubblica Ceca. La particolarità di questo castello è che è stata l’ultima residenza dell’arciduca Francesco Ferdinando, passato alla storia principalmente perché il suo omicidio diede inizio alla prima guerra mondiale. Nella seconda foto invece si vedono Jimmy Savile e Margaret Thatcher mentre promuovono l’organizzazione chiamata “Società Nazionale per la Prevenzione della Crudeltà verso i Bambini”. Se nel primo caso la foto sembrerebbe nascondere un messaggio un po’ velato e misterioso, come la caccia o il cacciatore, nel secondo caso invece non sembrerebbero esserci molti misteri, infatti è una cosa di dominio pubblico che Jimmy Savile è stato ironicamente accusato diverse volte proprio di abusi sessuali nei confronti dei bambini ed è proprio quest’ultimo messaggio che iniziò ad allarmare gli utenti su internet. Sad Satan… di che cosa si tratta? Di un gioco psicologico con sfumature horror oppure seriamente contiene messaggi cifrati di pedofilia?

Pochi giorni dopo, Jamie caricò la seconda parte del gioco, anche in questo caso c’erano altre immagini lampo in bianco e nero, una di queste raffigurava J. F. Kennedy pochi istanti prima della sua morte, in un’altra foto invece si può apprezzare la cosiddetta “capra sabbatica”, la famosa immagine disegnata da Eliphas Levi che rappresenta il Bafometto. C’erano anche in questo caso altri messaggi audio, di sottofondo infatti si potevano ascoltare altri dialoghi al contrario e altri effetti da stazione radio, il tutto condito dalla solita atmosfera inquietante, ma niente di tutto questo è stato così inquietante quanto la cosa che comparve nella seconda metà del video. Ad un certo punto quando sembrava che ormai la dinamica del gioco fosse sempre la stessa, qualcosa cambiò, Jamie capì di non essere più da solo perché in quei corridoi bui sembrava nascondersi qualcuno. Improvvisamente le sue sensazioni si trasformano in realtà e comparve una persona, che dai tratti e dalle dimensioni sembrerebbe proprio un bambino, un personaggio che da quel momento iniziò a comparire in tutti i luoghi e le stanze in cui si muoveva Jamie. Inizialmente questi bambini erano del tutto inoffensivi e non facevano nulla, anzi sembravano pure tristi, poi però nell’ultimo video caricato da Jamie si vede una ragazzina molto aggressiva capace di causare danni fisici ogni volta che si avvicina al giocatore. Dal momento che il personaggio impersonificato nel gioco non ha alcun mezzo di difesa, sembrerebbe che il tuo destino sia quello di morire a causa degli attacchi di questo personaggio aggressivo.

Questo raccapricciante gioco dalla storia sconosciuta in breve tempo era diventato trending topic fra gli internauti e oggetto di speculazione dei fan dell’horror e di teorie scure. Jamie aveva perfino fatto un’intervista con Kotaku, un blog di videogiochi, dove confermava la sua esperienza e di averlo trovato nel deep web. Una volta diventato famoso, però, la storia di Jamie iniziò a vacillare, infatti il link che si vedeva in descrizione e da dove lui dichiarava di averlo scaricato, non sembrava essere quello originale perché conteneva dei caratteri strani. Ben presto Jamie stranamente iniziò a togliere anche la descrizione dai suoi video oltre ai link. Si trattava quindi di una fake, solo una montatura? Tutto il contrario, infatti molti internauti iniziarono ad accusare Jamie di non aver postato il videogioco originale che si trova veramente nel deep web e che a detta delle suddette persone è molto più orribile di quello postato dallo youtuber. Dopo qualche giorno su 4chan era comparso un post di un utente che si firmava con le iniziali ZK e diceva: “Non dovete credere a quel codardo di Obscure Horror Corner, lui non vi ha mostrato il vero gioco, se volete vedere la verità guardate voi stessi” e aveva postato il link del gioco Sad Satan. Il gioco originale, che Jamie aveva censurato per non essere bannato da YouTube, conteneva immagini di ogni genere, dal gore più estremo fino alla pedofilia, immagini sataniche e molto altro ancora, inoltre gli utenti che l’avevano scaricato raccontavano che i loro computer si erano riempiti di virus e quel gioco aveva distrutto tutti i loro file. La parte più inquietante di questa storia, confermata da molti, è che nella versione originale del gioco dopo aver fatto l’installazione compare un file di testo con estensione .txt sul desktop  e piano piano inizia a riempirsi di caratteri strani che sembrerebbero casuali. Un utente su Reddit però, dopo una breve decodifica, scoprì che questi strani messaggi sono tutto tranne che casuali.

Si tratta quindi di un gioco horror creato da qualche pedofilo e rilasciato nella parte più scura della rete dove poteva avere più consensi e seguaci? Oppure al contrario è stato creato per poter scovare queste persone e poterle rintracciare? Il dibattito è ancora acceso in rete. Le uniche cose certe sono le orribili immagini e i suoni inquietanti che si sentono durante tutto il gioco, in particolare nella versione originale sembrerebbe che ci siano intere stanze composte da tante immagini di bambini reali abusati e riprodotte come un mosaico e cose di questo genere. Come ogni storia nata su internet, ci sono un’infinità di teorie a riguardo e le testimonianze sono veramente numerose, molti parlano di vero e proprio lavaggio del cervello dove le tematiche che si cercano di introdurre con questo gioco sono satanismo, pedofilia e violenza di ogni genere.  Sad Satan oggi è un vero e proprio mito di internet, ancora oggi molti ne parlano e ne sono affascinati, altri lo ritengono un motivo in più per tenersi lontani dal deep web, il luogo più strano, malato, infinito, pericoloso e inquietante di internet.

 
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Pubblicato da su 21 aprile 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Jack lo Squartatore – Il killer più folle e spaventoso

Jack lo Squartatore – Il killer più folle e spaventoso

Egli è senza dubbio il più famoso killer di tutti tempi e forse una delle più infami figure cult della storia. Non appena si menziona il suo nome si fanno smorfie di orrore al solo pensiero delle sue brutali azioni. L’identità dell’individuo, o per meglio dire, del mostro responsabile di alcuni orribili e orrendi delitti commessi nel tardo XIX secolo a Londra, è avvolta sotto una fitta nebbia di mistero ancora oggi. Per oltre un secolo, professionisti e dilettanti hanno cercato di trovare un minimo comun denominatore a quella scia di efferati delitti, ma nessuno è mai stato definitivamente in grado di rispondere ad alcune domande. Una tra le tante era: che tipo di persona sarebbe in grado di commette atti così terribili nei confronti di povere donne innocenti? La leggenda di Jack lo Squartatore e delle sue orripilanti azioni è tanto terribile quanto affascinante e fino ad oggi la serie raccapricciante di delitti avvenuti nel quartiere londinese di Whitechapel nel 1888 rimane il giallo più famoso di tutti i tempi.

Jack lo Squartatore è uno pseudonimo dato ad un serial killer che si nascondeva nei quartieri poveri ad est di Londra nell’autunno del 1888. Questo soprannome deriva da una lettera scritta al momento delle uccisioni da parte di un qualcuno che sosteneva di essere l’assassino. Le vittime di Jack lo Squartatore sono state tutte donne che risiedevano nelle baraccopoli del degradato quartiere di Whitechapel. Queste erano donne che a causa della povertà estrema si erano spinte a prostituirsi al fine di mantenersi. Quasi tutte le sfortunate vittime erano donne sulla quarantina fatta eccezione per una, Mary Jane Kelly, che era nel fiore dei suoi 25 anni al momento dell’omicidio. Non è chiaro cosa abbia alimentato la sua sete selvaggia di sangue, ma tutti gli omicidi sembravano essere metodici e calcolati. Il numero preciso delle vittime dello Squartatore non è definito, generalmente vengono riconosciute come sue vittime cinque donne, tutte prostitute che fecero davvero una brutta… brutta fine. Le gole delle vittime venivano quasi completamente recise, spesso seguivano mutilazioni addominali tra cui la rimozione degli organi in alcuni casi. Per la precisione dei tagli, si pensò che lo Squartatore avesse conoscenze chirurgiche, ma vediamo nel dettaglio tutte le sue vittime accertate…

31 agosto 1888 – Mary Ann Nichols – 44 anni. Mary Ann fu la prima vittima accertata. Venne ritrovata a Buck’s Row, di fronte a uno dei tanti mattatoi del quartiere. La vittima presentava la gola tagliata fin quasi alla decapitazione e tagli sul ventre, dai quali fuoriusciva l’intestino. Gli organi genitali presentavano gravissime ferite da taglio.

8 settembre 1888 – Annie Chapman – 46 anni. Il suo corpo fu ritrovato in un cortile al numero 29 di Hanbury Street a Whitechapel. La gola era squarciata e la testa era quasi del tutto recisa dal busto. Il ventre era aperto: gli intestini erano appoggiati sulla spalla destra, mentre l’utero e due terzi della vescica erano stati asportati. Il giorno dopo una bambina riferì alla polizia di aver visto una striscia di sangue in un cortile poco distante dal luogo del delitto: gli investigatori conclusero che probabilmente era la traccia lasciata dall’assassino, che era solito portare con sé un macabro trofeo asportato alla vittima. L’identità del killer rimaneva ignota e la polizia brancolava nel buio. Le ipotesi più probabili vedevano coinvolti fanatici o maniaci sessuali.

30 settembre 1888 – Elizabeth Stride – 44 anni. Fu trovata intorno all’una di mattina in Berner Street. Presentava un profondo taglio alla gola dal quale, al momento del ritrovamento, fuoriusciva ancora del sangue. La polizia ne concluse che lo Squartatore fuggì poco prima che venisse scoperto il cadavere, senza ultimare il suo macabro lavoro.

30 settembre 1888 – Catherine Eddowes – 46 anni. Il cadavere venne trovato lo stesso giorno di Elizabeth in un lago di sangue. L’assassino, probabilmente non essendo riuscito a ultimare il suo martirio su Elizabeth, sfogò tutta la sua pazzia su Catherine. La faccia era sfregiata: naso e lobo dell’orecchio sinistro erano stati tagliati, così come la palpebra dell’occhio destro. Il volto era sfigurato con un taglio a “V” sulla parte destra e con numerosi tagli sulle labbra, tanto profondi da mostrare le gengive. Il corpo era sventrato da un enorme e unico taglio che dall’inguine arrivava fino alla gola: lo stomaco e gli intestini erano stati estratti e appoggiati sulla spalla destra, il fegato appariva tagliuzzato, il rene sinistro e gli organi genitali erano stati portati via. La vittima come le altre era stata sgozzata quasi fino alla completa decapitazione. Vennero rinvenute tracce di sperma.

9 novembre 1888 – Mary Jane Kelly – 25 anni. È l’ultima vittima attribuita a Jack lo squartatore. Questo è considerato di certo l’omicidio più efferato di tutti. Il corpo di Mary Jane venne trovato sul letto della camera dove la donna viveva al numero 13 di Miller’s Court. La gola era squarciata, il viso severamente mutilato e irriconoscibile, il petto e l’addome aperti, molti organi interni tra cui il cuore erano stati rimossi, il fegato giaceva tra le gambe e l’intestino arrotolato presso le mani, la carne che ricopriva gli arti era stata asportata.

Ora sapete perchè Jack lo Squartatore è così tanto conosciuto. Le sue diaboliche azioni erano sulla bocca di tutti e in tutta la Londra dell’epoca aleggiava un clima di terrore puro soprattutto tra le donne che avevano paura di uscire di casa ed essere orribilmente mutilate da un pazzo di cui non si conosceva assolutamente nulla. In quel periodo si fecero centinaia di supposizioni, si ipotizzò che l’assassino fosse una donna, che fosse uno straniero, ma non si venne realmente mai a capo di nulla, inoltre durante il periodo degli omicidi la polizia ricevette centinaia di lettere da parte di ignoti che fornivano informazioni utili per la cattura dell’assassino, anche se la maggior parte di essere vennero considerate inutili. La cosa più inquietante tuttavia furono alcune lettere firmate da colui che si dichiarava l’assassino! Molte vennero considerate semplicemente come scherzi di cattivo gusto, ma altre fecero rabbrividire gli agenti di polizia non tanto per quello che c’era scritto… Ma per quello che accompagnava tali lettere. La più famosa è la lettera “From Hell” o “Dall’inferno” ricevuta il 16 ottobre 1888. La lettera era accompagnata da una piccola scatola contenente la metà di un rene umano, conservato in alcol etilico. Uno dei reni della vittima Catherine Eddowes era stato rimosso dal cadavere e il medico che lo esaminò determinò una certa somiglianza con quello sottratto alla donna.

Nel corso degli anni e dei decenni seguenti sono stati fatti talmente tanti nomi per identificare Jack lo Squartatore che si potrebbero riempire pagine e pagine, tuttavia una svolta avvenne ben 126 anni dopo gli orribili fatti. 2014. Dalle macchie di sangue e sperma ancora presenti sullo scialle di Catherine Eddowes è stato possibile risalire al DNA dell’assassino e confrontarlo con quello dei discendenti di entrambi. Venne fuori un nome: Aaron Kominski, un barbiere di origini polacche. Quest’uomo era già noto alla polizia del tempo e si ripeteva molte volte fra i documenti e le ricostruzioni di Scotland Yard. Kominksi con ogni probabilità, era affetto da una grave forma di schizofrenia, che gli causava forti istinti omicidi. Nel 1891 venne ricoverato in un manicomio. Morì nel 1919 proprio in quell’istituto. Dopo 126 anni dunque è stata finalmente svelata la vera identità di Jack lo Squartatore? A quanto pare no poiché un’equipe di esperti di DNA rivelò che i calcoli, alla base della teoria che aveva indicato il giovane barbiere polacco, erano sbagliati, dunque è tutto da rifare. A questo punto con ogni probabilità la vera identità di Jack lo Squartatore che negli anni ha assunto una figura quasi soprannaturale, rimarrà avvolta nel mistero per sempre.

 
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Pubblicato da su 11 aprile 2017 in Personaggi sinistri

 

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Quadrato magico SATOR – Un enigma senza tempo

Quadrato magico SATOR – Un enigma senza tempo

Questo è uno di quegli enigmi che voi potete constatare di persona, infatti è molto probabile che questo quadrato si trovi nelle vostre città, magari è inciso sotto la vostra casa ma non ve ne siete mai accorti o non ci avete fatto molto caso. Il quadrato Sator ha suscitato nei secoli fascino e mistero. Questo quadrato è stato ritrovato in diversi monumenti, siti archeologici, chiese, edifici, dipinti e molto altro ancora. Oggigiorno viene chiamato “magico” per le sue incredibili proprietà. Se viene letto dall’alto verso il basso si leggono le cinque parole SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. Se viene letto da destra verso sinistra e dal basso verso l’alto si ottiene ancora la stessa sequenza: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS, ma questo è solo l’inizio… Il quadrato SATOR ha suscitato molta curiosità per altre sue proprietà, in qualunque modo venga letto vi farà vedere nuove caratteristiche. Infatti le parole lette sia in verticale che in orizzontale sono palindrome ed esiste una simmetria rispetto alla lettera centrale N.

La domanda che probabilmente vi state facendo in questo momento è: “Che cosa significa SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS?” Nell’arco dei secoli ci sono stati numerosi studiosi che hanno cercato di decifrarne l’enigmatico significato. Una traduzione letterale molto approssimativa dal latino sarebbe qualcosa come: “Il seminatore AREPO tiene con destrezza l’aratro”. Un’altra traduzione abbastanza popolare dice che la frase recita: “Il seminatore sul suo carro, dirige con destrezza le ruote”, in quest’ultima traduzione AREPO è intesa come una parola di origine celtica che può essere intesa come “carro agricolo o aratro”. Ad ogni modo sembra che la sua traduzione letterale sia poco significativa e sia solo una maschera che nasconde qualcosa di molto più potente e arcaico. Infatti il quadrato SATOR sembra una costruzione pseudo matematica che gioca con le lettere rappresentate e con l’ordine con cui appaiono. Un indizio importante di questa tesi è la parola AREPO, che più che un nome vero e proprio sembra solo una forzatura per poter fare la trasformazione palindroma della parola OPERA.

Innanzitutto per capire quali siano le sue origini bisognerebbe stabilire con certezza il luogo e l’anno in cui è comparso per la prima volta, ma le evidenze archeologiche in questo caso sono davvero così vaste che stabilirne con certezza il quando e il dove non è semplice. Ci sono incisioni ad Ercolano e nelle rovine di Pompei datati prima del 79 d.C. In Inghilterra, nelle rovine romane dell’antica Corinium, attuale Cirencester, sono stati trovati graffiti raffiguranti il quadrato Sator, datati 1868 e altri in una casa risalente al secolo II e IV secolo. Altre testimonianze si trovano a Santiago de Compostela, Spagna, Altofen, Ungheria e a Siena sulle pareti del duomo cittadino di fronte al Palazzo Arcivescovile. A Manchester si conserva uno dei dipinti più significativi di questo quadrato magico. A Malta, fuori dalla chiesa dei cavalieri e molto molto altro ancora. Se l’avete visto anche voi nella vostra città condividetelo nei commenti.

Il più antico esemplare di Sator è stato trovato a Dura-Europos, sulle rive dell’Eufrate, oggi in territorio Siriano, e pensate che risale al 260 d.C.. In questa antica città furono ritrovati quattro esemplari del Quadrato Magico, tutti nella versione speculare. Proprio quest’ultimo ritrovamento rafforzerebbe una delle tesi più diffuse riguardo a Sator, ovvero che esso rappresenterebbe un codice adottato dai primi Cristiani perché la loro fede religiosa era ancora contrastata e vietata dai Romani e da altre popolazioni, infatti le due parole Tenet disegnano al centro del quadrato una croce simmetrica e perfetta. Numerosi studiosi, fra cui Felix Grossner, un pastore evangelista di Chemnitz, scoprirono che le 25 lettere del quadrato potevano essere disposte in modo da formare le parole PATERNOSTER, ovvero “Padre nostro” incrociato dalle lettere A ed O le quali corrisponderebbero all’Alfa e all’Omega dell’alfabeto greco. Questa frase si riferisce al libro dell’Apocalisse che inizia e finisce con la rivelazione dell’Alfa e dell’Omega, dimostrando il fatto che tutti gli eventi nel Libro Sacro girano intorno a Dio e precisamente in Apocalisse 1:8 recita: “Io sono l’Alfa e l’Omega, colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente”. Questo spiegherebbe anche perché il quadrato SATOR può essere letto da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso e in senso contrario, perché la sua valenza è la stessa sempre, il suo significato è eterno, immutabile nel tempo. Dunque questo quadrato indicava un luogo in cui i cristiani potevano trovare riparo, come se fosse un segno distintivo, non sarebbe di certo la prima volta che queste simbologie vengono inserite nei monumenti cristiani, se siete mai stati a Barcellona sicuramente avrete anche visto la Sagrada Familia, un’opera magnifica del genio Gaudì. Forse la sua magnificenza e i suoi numerosi dettagli vi avranno catturati e forse vi è caduto l’occhio su questo quadrato. Quello che state osservando è noto come il quadrato magico della Sagrada Família e non è opera di Gaudí ma di Josep Maria Subirachs. La particolarità di questo quadrato è che sommando le sue cifre sia in senso orizzontale, verticale oppure obliquo, il numero che si ottiene è il 33. Ovviamente si tratta di una specie di sudoku in onore dell’età in cui Gesù Cristo morì sulla croce.

POSSIBILE LEGAME CON I TEMPLARI

Molte delle località in cui si trova inciso il quadrato SATOR sarebbero state dei possedimenti di un antico e leggendario ordine, ovvero quello dei cavalieri Templari. Sulla base di alcuni studi, l’ipotesi che lega il quadrato magico con l’ordine cavalleresco non è così azzardata, sembra infatti che i cavalieri adottassero questo simbolo per contrassegnare dei particolari luoghi o per trasmettere delle informazioni esoteriche in forma criptata o codificata. Infatti la maggior parte delle presenze del quadrato sia in Italia e soprattutto in Francia è databile attorno al XII e XIII secolo nelle località in cui altre simbologie dei Templari sono ben presenti oppure quelle dei Frati Cistercensi che erano a stretto contatto con i l’ordine. Ma su cosa si baserebbe questa ipotesi? A quanto pare la N centrale della croce TENET è rovesciata, questa è un’analogia che è stata riscontrata su alcuni dipinti e sui crocifissi su cui il Titulus Crucis presenta la scritta “INRI”. Gli storici ritengono che non sia casuale, sembrerebbe esserci una dottrina segreta tramandata soltanto ad alcuni iniziati. Ci sono anche altre anomalie sulle A e sulle O utilizzate, guarda caso proprio quelle che rappresentano l’Alfa e l’Omega. Queste anomalie si trovano principalmente in quelle città fortemente influenzate dall’ordine, come se ci fosse un messaggio dentro un messaggio insomma. Infatti come è arcinoto la O con il punto interno su questi particolari SATOR è il ben noto simbolo alchemico del sole, ovvero dell’oro e si ricollegherebbe alla tanto famigerata pietra filosofale, la quale si dice sia in grado di dare la vita eterna e l’onniscienza a chi la possieda, inoltre sarebbe anche in grado di tramutare in oro tutti i metalli. Questo però è un tema di discussione molto vasto e non basterebbe un intero video per trattarne tutti gli aspetti… magari in un futuro video. Ad ogni modo perché interessava ai templari il quadrato di Sator e che cosa stavano indicando? Forse qualcosa di ancor più antico e non solo un mero significato religioso?

Nelle altre civiltà esistono in maniera analoga altri quadrati magici, molti di essi ancor più lontani nel tempo rispetto a quello di SATOR, per esempio è stato scoperto che in Perù gli antichi Inca usavano un quadrato 5×5, cinque parole in lingua quechua la cui conoscenza veniva tramandata esclusivamente oralmente. Tale quadrato recitava MICUC, ISUTU, CUYUC, UTUSI, CUCIM. Anche in questo caso la traduzione letterale sembra poco significativa e sarebbe qualcosa come: “Un pedicello che mangia l’UTUSI e si dimena è felice”, anche in questo caso, proprio come nel quadrato di Sator, gli studiosi trovano una parola intrusa, ovvero UTUSI, che sembra inserita solo per poter rendere UTUSI e ISUTU speculari. Il quadrato magico più antico di tutta la storia dell’umanità però si troverebbe in Asia, in particolare in Cina. Il “Lo Shu” risale al III millennio a.C. e secondo la leggenda è stato copiato dall’imperatore cinese Yu dal disegno che egli vide sul dorso di una tartaruga sacra trovata nel Lo, un affluente del fiume Giallo. Il Lo Shu è una matrice 3×3 che contiene alcuni numeri, anche in questo caso come il quadrato di Subirachs, sommando fra loro questi numeri sia per riga, colonna oppure le diagonali, si ottiene sempre un numero: il 15.  Per gli antichi il “Lo Shu” era un simbolo potentissimo che racchiudeva il segreto della vita, spesso viene ricordato anche come simbolo dell’armonia universale, la vita e la morte, lo Yin e Yang. Nove numeri che racchiudono un messaggio così potente devono pur significare qualcosa.

Tale è la molteplicità dei luoghi e dei testi in cui ritorna il quadrato magico del Sator, che la sua interpretazione appare un vero rompicapo. Il quadrato magico di Sator è stato studiato per secoli da archeologi, filologi, paleografi, matematici, mistici, artisti e teologi di tutto il mondo i quali hanno cercato di decifrare il suo significato. Si potrebbe fare un elenco di altre teorie su questo magico quadrato, ma lo scopo del video in realtà è quello di suscitare interesse in voi e spingervi a fare ricerche e proporre delle teorie a riguardo… e chissà se prima o poi qualcuno, magari proprio uno di voi spinto dalla curiosità, riuscirà a scoprirne il significato definitivo. Chissà…

 
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Pubblicato da su 3 aprile 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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