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Archivio mensile:gennaio 2017

Demone Lupo Mannaro – L’incubo di Bill Ramsey

Demone Lupo Mannaro – L’incubo di Bill Ramsey

L’unica ragione per cui forse le storie di lupi mannari non sembrano molto credibili è che sono molto antiche, risalenti tra il 16esimo e 17esimo secolo. Tutti i miti che circolano su questi famosi mostri da cui sono stati tratti anche numerosi film possono essere sfatati considerando due principali fattori chiave: la natura superstiziosa delle persone dell’epoca e lo scarso progresso scientifico. Al giorno d’oggi praticamente nessuno crede nell’esistenza dei lupi mannari, anche te che stai guardando questo video molto probabilmente sei scettico, tuttavia forse dovrai ricrederti dopo aver finito di ascoltare questa incredibile storia. Sorprendentemente esiste un convincente caso di un vero lupo mannaro risalente al 1983 indagato persino dai famosi demonologi Ed e Lorraine Warren. Vi starete chiedendo cosa c’entri la coppia con un caso di licantropia, ebbene fu un caso anche di possessione demoniaca. Ecco il caso di Bill Ramsey, il lupo mannaro demone di Londra, una delle indagini più intriganti dei Warren.

Bill Ramsey nacque nel 1943 a Southend-on-Sea, una contea inglese, e tutto iniziò quando aveva solo 9 anni. Il ragazzo trascorreva ore a giocare nel cortile di casa sua. A Ramsey non mancava di certo la fantasia, infatti quando la madre appendeva i vestiti profumati e appena lavati lungo tutto il cortile, nella mente del ragazzo quei vestiti non erano altro che fanciulle da salvare, dunque si immedesimava nel ruolo del giovane eroe galante che avrebbe sconfitto innumerevoli nemici mortali pur di salvare una vita. In un caldo giorno d’estate si mise di nuovo a giocare nel suo cortile fantasticando le sue avventure. Giocò per oltre un’ora senza sosta fino a quando venne improvvisamente colto da una sensazione di freddo che scese lungo tutto il suo corpo e sentì anche un odore nauseabondo. Poco dopo tornò tutto alla normalità tranne che… C’era qualcosa di diverso. Si rese conto che tutti i suoi giochi erano infantili, come se lui non avesse più 9 anni. Le persone intorno a lui sembravano terribilmente fuori di testa, le madri chiamavano i propri figli nelle case allontanandoli da Ramsey, ma il ragazzo rimase immobile chiedendosi che cosa gli stava accadendo intorno. La sua temperatura corporea scese di nuovo. Immagini di se stesso come un lupo comparivano nella sua mente e sentì una potente rabbia dentro di lui che lo fece stramazzare al suolo, poi si alzò e sfogò tutta la sua ira ringhiando ai passanti. I genitori di Ramsey si precipitarono verso di lui che li accolse in un modo non troppo amichevole, poi strappò brutalmente il filo metallico di un recinto con le mani e i denti combattendo ogni istante con la rabbia che lo aveva sopraffatto. Secondo i testimoni ringhiava come un lupo arrabbiato. I genitori spaventati a morte e non riuscendo ad avvicinarsi scapparono in casa. Poi lentamente la rabbia si spense e Ramsey ritornato quel bambino spensierato di 9 anni bussò alla sua porta e venne accolto con riluttanza dai genitori.

Verso i 12 anni il ragazzo ebbe il primo episodio sconvolgente per la comunità. Mentre andava a scuola con sua madre, Ramsey tutto d’un tratto a quattro zampe si precipitò a scuotere con violenza un palo pubblicitario, sbavando e ringhiando contro chiunque gli si avvicinasse. Ad un certo punto addirittura smosse e dissotterrò il palo che era piantato nel calcestruzzo e poi con una forza inimmaginabile lo piegò più volte davanti agli occhi atterriti della gente. Da allora gli attacchi divennero più frequenti, ma i genitori si affidarono ad alcuni psicologi che seppero insegnare al ragazzo come controllarsi in quei momenti di rabbia improvvisa. Ciò però non distolse Ramsey dall’idea di essere un lupo mannaro: sin dai primi sintomi lui si convinse di essere in realtà un lupo nel corpo di un essere umano e quella convinzione probabilmente lo accompagnò tutta la vita.

Ramsey riprese una vita normale. Si sposò, ebbe una bambina e si guadagnò da vivere come falegname, ma gli orrori vissuti decenni prima si stavano per ripetere. La notte di lunedì 5 dicembre 1983, Ramsey stava tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro quando improvvisamente un dolore tremendo gli pervase il petto. Tutto il suo corpo era ricoperto di sudore freddo e i suoi respiri si fecero irregolari. Si precipitò al più vicino ospedale a Southend. Sentì il dolore lancinante al petto protendersi verso il braccio destro mentre barcollava all’ingresso del pronto soccorso. Due infermiere accorsero subito verso di lui aiutandolo a sdraiarsi su una barella per poi trasportarlo d’urgenza. All’improvviso Ramsey emise un ruggito agghiacciante, poi un’altro così forte che le infermiere fecero un balzo indietro per la paura. In un istante l’uomo si aggrappò al braccio di un’infermiera mordendola vicino al gomito staccandole quasi un pezzo di braccio. Il sangue gocciolava dalle sue mani e l’altra infermiera gridò per chiedere aiuto. Un giovane poliziotto che era di turno vicino al pronto soccorso si precipitò in ospedale, certo non si aspettava di vedere vagare per i corridoi una bestia più che un uomo, l’espressione sul suo volto era disumana e tratteneva saldamente con le mani le due infermiere terrorizzate. Intervenne un infermiere che insieme al poliziotto riuscì a legare la bestia con una cinghia. Ramsey riprese conoscenza all’interno di un’ambulanza che lo stava trasportando al Runwell Mental Hospital. Ovviamente non si ricordava nulla di ciò che era successo poco prima.

Pochi giorni dopo il terribile accaduto, Ramsey si presentò alla stazione di polizia di Southend implorando gli agenti di essere rinchiuso per la sua sicurezza e quella degli altri cittadini, ma sfortunatamente proprio in quel momento l’uomo ebbe un improvviso attacco di rabbia e assalì l’agente sollevandolo da terra e scaraventandolo nel parcheggio come se fosse un bambolotto. Ci vollero sei agenti per immobilizzare Ramsey e tre di loro finirono in ospedale. Ramsey venne chiuso in una cella di detenzione della stazione di polizia e per tutta la notte ringhiò. La polizia fu costretta a chiamare un medico per somministrargli un potente sedativo.

Questa volta non accadde come anni prima, il caso non finì nel dimenticatoio e finì presto sui giornali e TV locali. Ed e Lorraine Warren vennero a conoscenza di questo caso grazie a un episodio dello show televisivo inglese “Incredible Sunday” e rintracciarono Ramsey con l’aiuto della polizia. La coppia di demonologi era convinta che l’uomo fosse posseduto da un’entità malvagia estremamente potente, dunque insieme al ricercatore paranormale John Zaffis e la moglie di Ramsey, Nina, si riunirono presso la chiesa locale per testimoniare l’esorcismo. Erano presenti anche David Alford e John Cleve del giornale “The People”. L’incaricato dell’esorcismo fu invece il vescovo Robert McKenna il quale nella sua lunga carriera ha eseguito molti altri esorcismi, uno tra i più famosi fu quello della Casa Smurl di cui abbiamo già ampiamente parlato in uno dei nostri casi. Il vescovo si assicurò che quattro agenti di polizia fossero pronti nel caso fuoriuscisse quella violenza disumana da Ramsey. L’esorcismo iniziò e il vescovo Mckenna sfiorò la fronte di Ramsey con la sua stola, dopodiché afferrò la testa dell’uomo con decisione ordinando al demone di lasciarlo per sempre. Ramsey tremava in maniera incontrollabile e cercò di attaccare il vescovo il quale stava tenendo impresso un crocifisso sul volto dell’indemoniato. Ramsey ringhiava e si avventò su McKenna, il vescovo fece un balzo indietro per non essere afferrato e protraendo il crocifisso verso l’alto recitò l’esorcismo in latino. Piano piano Ramsey sentì il suo corpo diventare sempre più debole e caldo, un ultimò debole ruggito venne fuori dalla sua bocca e poi svanì insieme a tutta la sua rabbia. Il demone se n’era andato e Ramsey si sentiva purificato.

I Warren non furono in grado di fornire alcuna prova con foto o video, ma la presenza della celebre coppia di demonologi, del ricercatore paranormale John Zaffis e il famoso esorcista McKenna, ne aumenta notevolmente la credibilità. Inoltre non è mai stato riportato un vero cambiamento di forma di Ramsey, sono noti solo i suoi comportamenti simili a quelli che si raccontano siano tipici di un lupo mannaro. Più avanti per spiegare questo caso con un’impronta più scientifica si parlò di demonopatia, ossia una malattia psichiatrica la cui persona colpita è convinta di essere posseduta dal demonio. Si parlò anche di licantropia clinica, una rara sindrome psichiatrica che induce chi ne è affetto a credere di potersi trasformare in un animale. La sindrome costringe chi ne soffre a voler assomigliare ad un animale, spesso ad un lupo, nell’aspetto ma principalmente nel comportamento. Negli stadi più gravi i malati desiderano cibarsi di carne cruda, a volte umana, e di sangue. Tuttavia c’è un punto che cozza con queste spiegazioni, ossia il fatto che Ramsey, in uno dei suoi attacchi quando era più piccolo, sradicò un paletto a mani nude con una forza sovrumana.

Di certo questo è stato uno dei casi più bizzarri tra quelli seguiti dai Warren che sono stati testimoni di molti… fin troppi casi di possessione demoniaca.

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Pubblicato da su 31 gennaio 2017 in Maledizioni e possessioni

 

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Caso Falcon Lake – L’UFO che bruciò un uomo!

Caso Falcon Lake – L’UFO che bruciò un uomo!

Incontro ravvicinato del secondo tipo: un UFO si è posato a terra a distanza relativamente ravvicinata lasciando tracce evidenti della sua presenza. Questa è la definizione corretta per questo tipo di incontro ravvicinato e tra tutti quelli analizzati nel corso della storia quello di certo più sensazionale, controverso e noto agli ufologi è senza ombra di dubbio il Caso di Falcon Lake. Questa vicenda ha come testimone Stefan Michalak, un uomo che avrebbe letteralmente sperimentato sulla propria pelle gli effetti terribili di quell’incontro.

L’avvistamento è avvenuto un sabato del 1967, in una zona vicino al Falcon Lake a Manitoba, Canada, a circa 75 chilometri a nord  dal confine americano. Stefan Michalak era un geologo dilettante che molto spesso investigava in quelle zone ricche di vegetazione alla ricerca di giacimenti d’argento. Il 20 maggio Stefan si era alzato di prima mattina convinto che quello sarebbe stato per lui un giorno fortunato e si mise di buona lena a cercare giacimenti d’argento. Passato da poco mezzogiorno Stefan stava cominciando a ricredersi sul fatto che quello fosse un giorno fortunato per lui… dei giacimenti d’argento non c’era traccia, ma soprattutto Stefan era del tutto ignaro che quel giorno  avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

Intorno a mezzogiorno e un quarto Stefan fu attirato da un gruppo di oche che improvvisamente si erano messe a starnazzare, come se fossero disturbate da qualcosa, poi il cielo si fece più luminoso e l’uomo alzò lo sguardo. Rimase sorpreso nel vedere due oggetti a forma di sigaro sormontati da una protuberanza che scendono lentamente. Un oggetto si posa a una cinquantina di metri da lui, mentre il secondo, dopo essersi librato per un attimo sulla cima degli alberi, scompare rapidamente in una nuvola. Il nostro testimone potè osservare attentamente il singolare oggetto atterrato, il cui colore subiva delle strane trasformazioni: come un metallo arroventato e bianco, che si raffredda a poco a poco, l’oggetto passa dal rosso brillante al rosso-grigio, poi al grigio e infine al grigio-argento. Stefan incuriosito e allo stesso tempo intimorito, si nascose dietro una roccia per osservare più da vicino l’oggetto e fece uno schizzo, quello che state osservando ora. Come potete vedere il velivolo è a forma di disco con un diametro di circa 10 metri, alto quasi 3. Negli attimi immediatamente successivi l’aria circostante diventò molto calda impregnandosi di un fortissimo odore di zolfo. “Sentì anche un ronzio che pareva essere quello di un motore elettrico e un sibilo assordante”, disse l’uomo in una testimonianza nei giorni successivi.

Poco dopo si aprì un portello sul lato del velivolo, inizialmente l’uomo non riuscì a vedere nulla, la luce all’interno era troppo forte, ma dopo aver indossato i suoi occhiali da sole poté distinguere numerosi fasci di luce viola che formavano una colonna al centro. Stefan si avvicinò molto cautamente fino a quando sentì chiaramente due voci simili a quelle umane, ma con un tono più acuto, a questo punto si convinse che l’oggetto fosse un velivolo sperimentare militare. Sottolineiamo di come Stefan non si era mai interessato ad argomenti quali UFO o alieni, dunque con tono sarcastico gridò: “Va bene Yankee, avete qualche problema? Venite fuori e vediamo cosa possiamo fare!”, ma non ricevette alcuna risposta, quindi provò ad attirare l’attenzione delle voci parlando in altre lingue. Poco dopo le voci di fermarono, improvvisamente tre pannelli scivolarono da sopra l’apertura sigillandola “Come un otturatore della fotocamera” affermò Stefan il quale aggiunse che questi pannelli avevano una struttura che ricordava un nido d’ape. Dopo che il portello si era chiuso, Stefan era abbastanza vicino da poter toccare il velivolo, ma probabilmente se non avesse avuto i guanti la sua mano si sarebbe fusa perché non appena sfiorò la superficie sentì un forte odore di gomma bruciata: erano le dita del suo guanto che stavano prendendo fuoco. Quando il velivolo cominciò a muoversi Stefan provò un intenso bruciore al petto. I suoi abiti presero fuoco e si mise a girare su se stesso sotto l’impulso di un violento soffio d’aria ardente. Non fu in grado di capire quello che stava accadendo e prima che si potesse riprendere dal forte spavento, il misterioso velivolo che era già sopra gli alberi, in un turbinio di luci sparì in una frazione di secondo. Stefan ancora sotto shock si rese finalmente conto che quello che aveva appena visto non poteva assolutamente essere un velivolo terrestre!

Ripreso dallo shock ma ancora intimorito, Stefan notò un forte odore di circuiti elettrici bruciati mescolato con un forte retrogusto di zolfo. Quando si avvicinò al punto dove aveva lasciato i suoi effetti personali vide che l’ago della sua bussola girava in modo irregolare, come se fosse impazzito. Poco dopo cominciò a sperimentare una forte nausea e un dolore alla testa, quindi tornò al motel dove stava alloggiando ma i sintomi non accennavano a passare e dopo diverse ore prese un autobus per la vicina città di Winnipeg dove viveva il figlio che lo portò in ospedale per accertamenti. Li si scoprì che l’intenso bruciore al petto provato dall’uomo gli aveva provocato una strana ustione a forma di griglia. I medici la classificarono come superficiale e l’uomo tornò a casa dopo poche ore continuando a lamentarsi di nausee, mal di testa e un odore acre provenire direttamente dai suoi polmoni. Le sofferenze di Stefan, però, non erano che all’inizio: un giorno, mentre si trovava al lavoro, sentì un intenso bruciore al collo e al petto ed ebbe l’impressione di avere la gola in fiamme. Venne trasportato immediatamente all’ambulatorio più vicino dove si riscontrò che il suo corpo era stranamente gonfio e che nel punto preciso delle vecchie scottature erano comparse delle grandi macchie rosse. Nei minuti successivi accadde qualcosa di strano e inquietante al corpo di Stefan, qualcosa di apparentemente inspiegabile: il suo corpo diventò viola gonfiandosi a tal punto che gli risultò impossibile togliersi la camicia. Le mani erano diventate come due piccoli palloni. I medici non poterono credere ai loro occhi e non riuscirono a formulare una diagnosi su quei sintomi misteriosi. Ad ogni modo il fatto più strano è che durante la notte, tutti i mali di cui soffriva Stefan spariscono completamente senza il minimo intervento medico e il giorno dopo era come nuovo, come se non fosse accaduto nulla, tant’è che lo stesso Stefan attribuì la sua guarigione a un miracolo.

Cosa è accaduto al corpo di Stefan Michalak e come ha fatto a guarire da solo in una notte? Oggi esistono alcune teorie avanzate da esperti che spaziano da “bruciature causate da onde ultrasoniche” a “reazioni termiche provocate da getti d’aria compressa”, ma forse quella più accreditata vede come colpevoli i raggi gamma che avrebbero provocato quelle bruciature e l’immediato deterioramento, nello stomaco di Stefan, del cibo che aveva consumato proprio prima dell’osservazione. Questo potrebbe anche spiegare il forte odore di zolfo avvertito dall’uomo. Tuttavia queste diverse teorie non riescono però a spiegare tutti i disturbi avvertiti: né lo straordinario e istantaneo gonfiore del corpo, né la brusca perdita di peso, né le macchie rosse seguite alle bruciature. I sintomi manifestati dal testimone di Falcon Lake rimangono nel regno dell’ignoto, un regno in cui gli ufologi vogliono addentrarsi più nel profondo affermando che il tutto fosse stato provocato da una particolare forma di energia sfruttata dall’UFO avvistato da Stefan, energia che forse sfruttava anche i raggi gamma.

Oltre alle analisi effettuate sul corpo di Stefan, vennero effettuate anche diverse ricerche sul presunto luogo del misterioso avvistamento, in particolare dove secondo il nostro testimone sarebbe atterrato il velivolo. Se le prime ricerche furono infruttuose, altre indagini, effettuate alla metà di giugno del 1967, fornirono risultati interessanti: si trovò infatti sul terreno una piccola zona circolare dove era sparita ogni traccia di vegetazione. Campioni del terreno prelevati e analizzati dal National Research Council del governo canadese e dall’Aviazione militare del Canada rivelarono la presenza di radioattività.

Questa storia oggi spacca l’opinione pubblica a metà, come del resto ogni storia che ha come protagonisti UFO o alieni e se anche Stefan avesse voluto mentire sulla reale verità dei fatti, i sintomi a cui ben ventisette medici assistettero erano reali e tutt’oggi parzialmente senza spiegazione. Come abbiamo detto all’inizio, Stefan è stata una persona che fino a quel fatidico giorno non si era mai interessato ad argomenti quali UFO o alieni e chi lo accusa di essere un bugiardo lui risponde: “Non chiedo a nessuno di credermi, ma io so quello che ho visto”. E voi? Gli credete?

 
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Pubblicato da su 17 gennaio 2017 in Contatti exraterrestri

 

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La macchina fantasma di mio papà

La macchina fantasma di mio papà

La storia che ascolterete a breve in realtà non ha nulla di paranormale o misterioso, non ci sono fantasmi, spettri, demoni o altre entità soprannaturali in questo video. Si tratta solo di una storia ritenuta reale che da diversi anni sta facendo il giro del mondo. Probabilmente molte persone fra di voi già la conoscono mentre gli altri che la ascolteranno per la prima volta non se la scorderanno mai più e alla fine di questo video tutti farete delle riflessioni personali.

I videogiochi non sono solo una forma di intrattenimento, come qualunque altra attività umana i videogiochi hanno un potere molto grande, ossia quello di rafforzare legami affettivi e immortalare ricordi nella nostra memoria. Chi non si ricorda il suo primo videogioco? Molti videogiochi rappresentano un’intera generazione e molti di voi in questo momento staranno avendo dei flash di ricordi di infanzia e adolescenza, pomeriggi interi trascorsi davanti a uno schermo insieme a qualcuno o da soli a premere i pulsanti del controller cercando di superare i più inimmaginabili livelli. È alquanto particolare come la nostra mente riesca ad associare i ricordi fra di loro. Così in un batter d’occhio oltre a ricordare quei pomeriggi spensierati sicuramente vi ricorderete anche le persone a cui eravate più legate in quegli anni: un amico, un cugino… i vostri genitori.

Questa storia è accaduta nel 2014 e viene ricordata come una delle più incredibili mai avvenute su internet. Proprio qui su youtube il canale PBS GAME/SHOW, un canale che si dedica ai videogiochi in generale, verso la fine di maggio di quell’anno pubblicò un video intitolato: “I videogiochi possono essere un’esperienza spirituale?”. Un video molto interessante dove si cerca di spiegare quali siano i sentimenti spirituali che alcune persone provano con i videogiochi, scatenando una serie di riflessioni fra gli internauti. In particolare un commento di uno degli utenti in breve tempo raggiunse una popolarità tale da guadagnarsi una quantità di like che superava addirittura quella del video stesso e presto capirete il motivo. L’utente con il nickname 00WARTHERAPY00 raccontò la sua incredibile esperienza vissuta diversi anni prima, ecco la sua storia.

“Quando avevo quattro anni mio papà decise di acquistare una Xbox, sapete, quella del 2001, insomma quella che sembrava un blocco ruvido di pietra. Grazie a quella console io e mio padre abbiamo trascorso così tanti pomeriggi di felicità. Tonnellate e tonnellate di divertimento insieme a lui giocando i più svariati giochi esistenti… Molto divertimento eh già! Fino al giorno della sua morte, quando avevo 6 anni.”.

Di certo perdere un genitore è uno dei colpi più duri nella vita di una persona, figuriamoci per un bambino. Molte persone agiscono in modi diversi al dolore e WARTHERAPY racconta della sua radicale decisione proseguendo con il racconto:

“Dal giorno della sua morte decisi di non giocare mai più con quella console, non la toccai per dieci anni. Poi un giorno ormai adolescente ripresi a giocare con quella vecchia console che mi faceva ricordare tante belle cose e tanto dolore contemporaneamente. Appena la accessi però osservai qualcosa di strano. Io e mio padre giocavamo soprattutto ad un gioco di corse di auto chiamato Rally Sports Challenge, un gioco veramente incredibile se si tiene conto degli anni in cui era uscito. Quando ripresi una delle gare che di solito facevamo io e mio papà notai una cosa strana: intorno a me vedevo un fantasma! Era letteralmente un fantasma! Sapete… la particolarità di questo gioco è che non soltanto viene memorizzato il tempo del giocatore che fa il giro più veloce della pista, ma il gioco memorizza l’intero percorso svolto da quel giocatore in quel giro e quando gareggi lo puoi vedere come se fosse una specie di fantasma. Proprio così, avete indovinato! Mio papà aveva registrato il giro più veloce della pista e quello che vedevo era proprio lui… la macchina fantasma era lui, mio papà! Così mi ritrovai di nuovo a vivere quei pomeriggi di felicità, stavamo gareggiando di nuovo insieme! Si vede che a mio papà gli piaceva davvero quel gioco, aveva registrato un tempo incredibile! Giocai e giocai per molto cercando di battere il suo tempo finché un giorno in una gara testa a testa riuscii a sorpassarlo e a distanziarlo per un pò, ma proprio prima di tagliare il traguardo frenai di colpo, così da non cancellare il record di papà. Ancora oggi il suo fantasma si trova memorizzato nel gioco, per la mia felicità.”.

Questa storia da allora commuove diverse persone in tutto il mondo e ancora oggi molti utenti vanno a vedere quel video solo per leggere il suo commento originale e rendergli omaggio condividendo le proprie esperienze. Il regista John Wikstrom decise di fare addirittura un corto su questa storia intitolato “Player Two”, davvero un bellissimo omaggio alla storia di WARTHERAPY.

Forse vi starete chiedendo che cosa c’entri tutto ciò con un canale di mistero, semplicemente è solo un modo di farvi comprendere che al di là dell’intrattenimento svolto dal canale con storie macabre o di mistero, in questo particolare periodo dell’anno vogliamo ricordarvi che ci sono cose molto più importanti nella vita. Indipendentemente dai regali ricevuti a Natale quello che bisogna ricordare sono le persone a cui si vuole bene, in queste feste vi auguriamo di passare dei bei momenti insieme ai vostri cari cercando di rendere ogni momento indimenticabile e ricordando coloro che non ci sono più… Un po’ come WARTHERAPY che ancora oggi corre insieme a suo papà.

Noi torneremo a metà gennaio. Buone feste da parte di Alex e Matteo!

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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Nazismo – Tra cospirazioni e profezie sconvolgenti

Nazismo – Tra cospirazioni e profezie sconvolgenti

La seconda guerra mondiale è stata di certo la guerra più devastante del genere umano e oggi si stima che i morti siano stati più di 70 milioni. Quando si parla di seconda guerra mondiale viene spontaneo pensare a quell’uomo che accese la miccia: Adolf Hitler e il suo movimento, il nazismo che con l’olocausto aprì una delle pagina più oscure della storia dell’umanità. Questo genocidio su scala globale causò circa 15 milioni di morti in pochi anni e come molti di voi sanno gli ebrei furono il principale obiettivo di questa mattanza. Non venne risparmiato nessuno, donne, bambini, anziani, per un totale di 6 milioni di ebrei sterminati. Non ci dilungheremo sul fatto che questo numero sia probabilmente una sovrastima completamente assurda come molti ritengono, ma concentrandoci sempre sulla cifra di 6 milioni vengono a galla fatti assai più inquietanti. [FOTO GIORNALE 1915]

“Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme gli Ebrei non conoscono pagina più oscura nella loro storia, di quella che il  governo russo sta scrivendo oggi. 6 MILIONI di Ebrei, metà degli Ebrei in tutto il mondo, sono perseguitati, umiliati, torturati, ridotti alla fame. Migliaia sono stati fatti fuori. Centinaia di migliaia di Ebrei, vecchi, donne e bambini, sono portati di città in città, senza pietà, deportati dal governo, attaccati da truppe del loro paese, oltraggiati e saccheggiati”. Questo è ciò che riportava la prima pagina del periodico americano “The Sun”. Decisamente orribile ma comunque nulla di strano per chi conosce la storia… Nulla di strano se non fosse per il fatto che la data di pubblicazione di quel giornale con quella pagina è 6 giugno 1915, anno in cui la strage dell’olocasto era ben lungi dal fare la sua comparsa nel mondo. Ad ogni modo addirittura già dalla fine del 1800, c’erano pubblicazioni giudaiche che dicevano che 6 milioni di ebrei sarebbero morti in Europa. Nei decenni successivi sono molteplici le pagine che sembrano annunciare lo sterminio degli ebrei e “6 milioni di ebrei” si ripete costantemente.

“6 milioni di ebrei hanno bisogno di aiuto” – New York Times, 18 ottobre 1918. “In Ucraina 6 milioni di ebrei hanno ricevuto la notizia che stanno per essere sterminati” – New York Times, 8 settembre 1919. “6 milioni di ebrei sono stati ridotti in condizioni di povertà, fame e malattia” – New York Times, 12 novembre 1919. “Vengono raccolti 50.000 dollari per contribuire a salvare 6 milioni di ebrei in Europa” – Atlanta Consitution, 23 febbraio 1920. “6 milioni di ebrei sono diretti alla morte per fame nel sud-est Europa” – Le Gazzette de Montreal, 29 dicembre 1931. “6 milioni di ebrei privi di tutte le possibilità economiche stanno letteralmente morendo di fame” – New York Times, 23 febbraio 1936.

La domanda sorge spontanea: chi sapeva già dalla fine dell’800 che 6 milioni di ebrei sarebbero stati sterminati? Una domanda che apre interrogativi parecchio inquietanti le cui risposte forse lo sono ancora di più e un’ipotesi troppo azzardata potrebbe mettere a rischio la permanenza stessa di questo video su YouTube, quindi lasceremo il giudizio a voi. Tuttavia esiste una domanda ancora più inquietante con cui vogliamo chiudere questa parentesi: perché nei decenni non si è fatto nulla per prevenire, visto che lo si sapeva pubblicamente?

Il movimento nazista è noto non solo per le atrocità commesse, esisteva anche una branca che si occupava di esoterismo, da qui sono nate decine e decine di storie e leggende, alcune delle quali vedono persino coinvolti patti segreti tra Hitler e gli alieni… Ad ogni modo le leggende hanno sempre un fondo di verità, bisogna semplicemente non dare credito a proprio tutte le storie che circolano perché è facile cadere nell’inganno. A quanto pare durante la seconda guerra mondiale, nel tentativo di governare il mondo intero, i nazisti effettuarono una serie di strani esperimenti con presunte tecnologie sconosciute al resto del mondo. Setacciarono l’intero pianeta alla ricerca di manufatti mitici e tecnologie ultraterrene nella speranza di imbattersi in un potere supremo che avrebbe permesso loro di conquistare l’inconquistabile. Lo stesso Hitler era ossessionato dall’esoterismo e uno dei suoi sogni era trovare l’Arca dell’Alleanza che secondo la Bibbia costituiva il segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Oggi molti invece ritengono che non fu nient’altro che una potentissima arma dalle origini incerte, forse un’ipotesi al quale era giunto lo stesso Hilter.

Senz’altro una delle presunte operazioni segrete avute luogo durante il periodo nazista vede protagonista la Nuova Svevia, più in particolare l’enigmatica Base 211 situata all’interno del continente antartico. La Nuova Svevia è una zona dell’Antartide con una superficie di 600.000 km² compresa tra le longitudini 20° E e 10° O, che fu rivendicata dalla Germania nazista dal 19 gennaio 1939 all’8 maggio 1945. Le spedizioni tedesche ci raccontano di aree bagnate da acqua dolce e tiepida e libere dai ghiacci con ricca vegetazione, le stesse aree secondo cui per la scienza non esistono che infinite distese di ghiaccio. Una delle citazioni più interessanti sulla Nuova Svevia da cui poi è nata la storia della Base 211, arriva dal Grandammiraglio della Marina tedesca Karl Dönitz il quale affermò: “La flotta sottomarina tedesca è orgogliosa di aver costruito per il Führer, in un altra parte del mondo, una Shangri-La sulla Terra, un inespugnabile fortezza.”.

Voci su spedizioni segrete naziste e su una base chiamata “Stazione 211” esistono da più di mezzo secolo e come abbiamo detto prima le voci hanno sempre un fondamento di verità. Secondo tutta una serie di indiscrezioni la Base 211, nota anche con il nome Nuova Berlino, era ben di più che una chiacchiera di corridoio, esisteva veramente e se così fosse, allora doveva sicuramente trovarsi in una di quelle zone libere dai ghiacci narrate dalle spedizioni naziste, forse all’interno di una catena montuosa e probabilmente è ancora la sepolta chissà dove. Tuttavia oggi molte persone respingono categoricamente l’esistenza di basi segrete in Antartide suggerendo che non ci sono prove a sostegno di tali informazioni. Come sempre, affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Molti sostengono che Richard Evelyn Byrd, uno degli esploratori polari più famosi nonché Contrammiraglio della Marina Americana, abbia esplorato il continente antartico alla ricerca di basi segrete naziste e del loro contenuto e l’avrebbe fatto usando come scusa l’operazione Highjump. L’operazione iniziò il 26 agosto 1946 e continuò sino al 1947 impiegando 4.700 uomini, 13 navi e diversi aerei. Gli obiettivi dichiarati furono, tra i tanti, addestrare il personale, consolidare ed estendere la sovranità statunitense sul continente antartico, determinare la possibilità di costruire basi in Antartide, aumentare le conoscenze geologiche esistenti e dell’area. Ad ogni modo non si fece alcuna menzione a basi segrete naziste.

L’operazione Highjump venne curiosamente terminata sei mesi prima del previsto. L’ultimo estratto del diario di Byrd datato 19 febbraio 1947 dice: “Stiamo attraversando la piccola catena montuosa procedendo verso nord. Al di là della catena montuosa c’è quella che sembra essere una valle con un piccolo fiume. Non ci dovrebbe essere del verde qui sotto, c’è qualcosa di sbagliato, dovremmo essere circondati da ghiaccio e neve! Ci sono delle foreste che crescono sulle pendici della montagna. I nostri strumenti di navigazione sono impazziti, il giroscopio oscilla avanti e indietro.”. Le teorie del complotto che circondano Byrd, la Base 211 e altre misteriose scoperte fatte dallo stesso ammiraglio, come l’esistenza di persone dalla pelle blu, sono infinite e forse non tutte così campate in aria. In particolare in questa base sperimentavano forse nuovi tipi di velivoli o armi? I cosiddetti UFO nazisti potrebbero aver visto la luce proprio nelle stanze più segrete della Base 211. È interessante notare che Byrd fece una serie di osservazioni piuttosto criptiche durante un’intervista. L’articolo è apparso nell’edizione del 5 marzo 1947 del quotidiano cileno ‘El Mercurio’: “L’Ammiraglio Byrd ha dichiarato oggi che era indispensabile per gli Stati Uniti avviare misure di difesa immediate contro le regioni ostili. L’Ammiraglio ha inoltre dichiarato che non voleva spaventare nessuno indebitamente, ma che si trattava di un’amara realtà il fatto che in caso di una nuova guerra, gli Stati Uniti sarebbero stati attaccati da oggetti volanti che potrebbero volare da un polo all’altro a velocità incredibili. Byrd ha ripetuto i suoi punti di vista di cui sopra derivanti dalle sue conoscenze apprese nelle sue spedizioni ai poli.”. Era dunque possibile che dopo la seconda guerra mondiale esisteva un pericolo reale proveniente dalle parti più meridionali dell’Antartide? Se si, quali erano queste minacce? I nazisti erano coinvolti? Nessuno può dirlo con certezza se non l’Ammiraglio Byrd il quale sta custodendo le risposte a questo mistero nella tomba da ormai 60 anni.

Gran parte dei nostri casi della categoria “Luoghi inspiegabili e inquietanti” hanno luogo proprio in Antartide, questo misterioso continente avvolto dai ghiacci, forse tutte le storie sono collegate? Esiste per caso un filo conduttore che lega tutto? Chissà se un giorno tutti i tasselli andranno al loro posto per formare quel grande mosaico chiamato verità.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2017 in Casi macabri e misteriosi

 

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