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Somosierra – La tragica scomparsa di un bambino

12 Dic
Somosierra – La tragica scomparsa di un bambino

25 giugno 1986. Intorno alle 6:00 del mattino, un camion Volvo F-12 che trasporta 20.000 litri di acido solforico quasi puro inizia la discesa del passo montano di Somosierra a nord-est di Madrid, Spagna. Il conducente aumenta sempre di più la velocità effettuando poi un sorpasso azzardato di un altro camion per poi superarne un altro questa volta passando così vicino che urta lo specchietto laterale dell’altro mezzo rompendolo e facendolo cadere al suolo. Poco dopo si avvicina a un terzo camion senza superarlo e comincia a speronarlo da dietro finché l’altro mezzo esce fuori strada. Gli altri autisti pensarono che quel camion avesse un problema con i freni. Pochi secondi dopo accade l’inevitabile e il Volvo si schianta contro un altro camion proveniente dalla direzione opposta all’incredibile velocità di 140 km/h. Il camion si ribalta e l’incidente provoca la rottura del serbatoio facendo fuoriuscire tutto il suo contenuto sopra l’abitacolo e sul terreno circostante. Una nube tossica ricopre la zona, in pochi secondi si era scatenano l’inferno.

Il soccorso stradale si precipita nel luogo della tragedia. Un giudice di pace di una città vicina identifica un uomo e una donna nella cabina del camion già morti con evidenti segni di corrosione provocati dall’acido solforico. Sono le uniche vittime. Dal momento che per loro non c’è più nulla da fare, i soccorritori concentrano i loro sforzi nel far evacuare gli altri autisti coinvolti nell’incidente e nel versare sabbia e calce sopra l’acido per neutralizzare la fuoriuscita prima che raggiunga il fiume vicino Duratón provocando un disastro ecologico. Tre ore più tardi vengono recuperati i due corpi all’interno dell’abitacolo e identificati come Andrés Martínez, un autista di camion proprietario del veicolo e sua moglie Carmen Gómez, che a volte lo accompagnava nei suoi viaggi. Lo stesso pomeriggio un agente della Guardia Civile comunica la tragica notizia alla madre di Carmen e la sua reazione sconcerta l’agente e tutte le persone che ancora oggi cercano di dare una risposta a questo caso. La madre disse: “Come sta il bambino? Vi prego, ditemi che mio nipote sta bene!”, tuttavia nell’incidente non era stato coinvolto nessun bambino. Il caso più strano d’Europa per la scomparsa di una persona era appena iniziato.

Juan Pedro Martínez aveva 10 anni ed era l’unico figlio della coppia morta nell’incidente. Aveva accompagnato il padre in numerosi altri viaggi ma mai in uno lungo come questo, difatti erano partiti da Cartagena diretti a BiIbao, un viaggio di più di 800km. A Juan erano stati raccontati i luoghi dei Paesi Baschi, luoghi completamente diversi da quelli semi deserti dove vivevano. Mucche al pascolo in verdi prati, boschi lussureggianti e montagne altissime, dunque Juan si ossessionò quando il padre gli promise che un giorno l’avrebbe portato in uno di questi posti se avesse ottenuto dei buoni voti a scuola. Dal momento che l’anno scolastico era appena finito, il padre si sentì in obbligo di portare il proprio figlio alla prossima consegna con il camion nei Paesi Baschi. In questo lungo viaggio prese parte anche la madre per avere un paio di occhi di riguardo in più. Così il 24 giugno Andrés arrivò a Fuente Álamo con la macchina di sua sorella e con moglie e figlio alle 7:00 di sera partì per Cartagena dove il camion venne preparato.

Ma Juan Pedro era ancora sul camion quando ci fu l’incidente? L’esame successivo dell’abitacolo mise alla luce cassette per bambini e vestiti da ragazzo nella parte posteriore, ma nessuna traccia del ragazzo. Il camion venne sollevato con delle gru per vedere se fosse caduto fuori durante l’impatto dato che probabilmente il bambino avrebbe viaggiato senza cintura, ma non venne trovato nulla. Diversi gruppi della polizia e molti volontari setacciarono la zona alla ricerca del bambino o dei suoi resti per i giorni successivi, addirittura scavarono la sabbia e la calce per verificare se fosse stato accidentalmente sepolto, ma l’unica cosa che trovarono fu una scarpa da ginnastica di una misura non compatibile con quella del piede di Juan, probabilmente era lì già prima dell’incidente. Ovviamente, il fatto che il camion trasportasse acido solforico e che la cabina ne fosse stata ricoperta non fu un dettaglio che venne trascurato, tuttavia i chimici negarono assolutamente che il corpo di Juan avesse potuto sciogliersi completamente senza lasciare traccia. Dalle analisi eseguite con resti di animali si confermò che un corpo dovrebbe essere rimanere in ammollo nell’acido per 24 ore affinché il tessuto molle si liquefaccia e fino a cinque giorni per disintegrare quasi completamente le ossa. Ad ogni modo elementi che non reagiscono all’acido come capelli, unghie, denti o parti del suo abbigliamento dovevano essere ancora presenti, ma non c’era nulla, niente di niente, dunque Juan Pedro era ufficialmente scomparso nel nulla.

Il cronotachigrafo del camion ancora intatto permise di ricostruire il tragitto e le fermate effettuate dalla famiglia. La prima tappa fu un luogo chiamato la Venta del Olivo, a pochi chilometri da Cieza, Murcia. La seconda tappa è stata fatta a mezzanotte e dodici nella città di Las Pedroñeras. Alle 3:00 del mattino erano in una stazione di servizio nei pressi di Madrid, infine la loro ultima tappa fu una locanda nei pressi di Cabanillas, una località a oltre 300 km a nord-est dalla capitale. Il cameriere non ebbe difficoltà a ricordare la famiglia perché rimase colpito dal modo in cui era vestito Juan, completamente di rosso. Dopo aver preso due caffè e una torta per il figlio, pagarono e lasciarono la locanda indisturbati. Fino a questo punto il viaggio della famiglia stava procedendo normalmente, poi il cronotachigrafo cominciò a rivelare qualcosa di strano, durante la salita del passo di montagna, il camion ha fatto dodici brevissime soste, la più breve durata meno di un secondo e la più lunga, l’ultima vicino al punto più alto, circa una ventina di secondi. Il padre aveva molta familiarità con quelle strade dunque non si era perso, inoltre non c’era traffico tale da giustificare quelle fermate. Infine un esame del camion rivelò che, contrariamente a quello che tutti avevano pensato al momento dell’incidente, i freni non erano affatto danneggiati.

I fatti strani tuttavia non finiscono qui. Il camionista che era stato speronato da dietro e spinto fuori strada dichiarò che negli istanti immediatamente successivi all’incidente, un furgone bianco, precisamente un Nissan Vanette, si era fermato di fianco al camion ribaltato. L’autista era un uomo baffuto che parlava con un accento straniero ed era accompagnato da una donna bionda. Lo strano individuo gli disse di non preoccuparsi e che la donna, sua moglie, era un’infermiera. La donna controllò brevemente le ferite riportate dal camionista speronato, dopodiché andò a controllare il camion che si era schiantato, infine se ne andarono. Questa testimonianza potrebbe coincidere con quella di due pastori che conferiscono a tutta questa storia una sfumatura alquanto inquietante. Questi due residenti locali hanno testimoniato che, subito dopo l’incidente e nella confusione che ne susseguì, videro due individui di altezza considerevole, dalla carnagione biancastra e con un camice bianco addosso che arrivava fino alle caviglie, scendere da un furgone bianco, avvicinarsi all’abitacolo del camion per poi portarsi via un grosso pacco. Altre persone confermarono di aver visto i due individui scendere dal furgone bianco che probabilmente era inseguito dal camion. Questa strana scomparsa acquisto notorietà e attirò numerose persone tra cui sensitivi, cacciatori di UFO e teorici della cospirazione.

La teoria ad oggi più accreditata è che la famiglia sia stata vittima di un incontro casuale con dei trafficanti di droga. Si dice che quella mattina ci fosse un posto di blocco della polizia a Somosierra e per passare in modo sicuro i trafficanti avrebbero costretto il camion a fermarsi durante la salita in modo da fargli trasportare la droga al posto loro. Andrés probabilmente rifiutò e i trafficanti rapirono il bambino, da qui sarebbe partito l’inseguimento finché non ci fu l’incidente e gli individui visti non sarebbero altro che i corrieri della droga che avrebbero ripreso il loro bottino nel camion. Con tutta probabilità Juan era nel furgone bianco con loro, forse senza vita. Non mancano teorie che vedono come protagonisti pedofili, strani culti, trafficanti di organi, addirittura alieni dato che le sembianze dei due individui scesi dal furgone bianco descritto dai pastori era molto strano, vennero descritti come persone dall’aspetto di uomini nordici. Nei giorni immediatamente successivi alla tragedia arrivarono numerose chiamate di persone che dicevano di aver visto Juan Pedro Martinez in diverse parti del territorio nazionale, in particolare a Bilbao, dove videro il ‘Bambino di Somosierra’, soprannome affibbiatogli dopo l’incidente, vagare attraverso una zona industriale della capitale basca, ma la ricerca da parte della polizia respinse tali testimonianze in quanto non c’era alcuna prova.

Questo è stato marchiato come il caso di sparizione più misterioso mai avvenuto nel vecchio continente e come al solito ci sono tante teorie ma poche risposte…

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Pubblicato da su 12 dicembre 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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