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Timothy Treadwell – L’uomo divorato da una bestia

05 Dic
Timothy Treadwell – L’uomo divorato da una bestia

Ci sono pochi audio al mondo in grado di perturbare così profondamente la psiche di una persona, se siete persone sensibili potreste avere un trauma e incubi notturni dopo averlo sentito, ma se avete deciso di proseguire vi facciamo le solite raccomandazioni…

Per più di dodici anni Timothy Treadwell fuggì dalle spiagge di Malibù per addentrarsi nelle terre più selvagge dell’Alaska dove vi stabilì un accampamento, lì proprio in mezzo ai più grandi e numerosi Ursus Arctos Horribilis, comunemente noti come orsi bruni del Nord America o Grizzlies. Timothy era nato come Timothy Dexter a Long Island nel 1957 e aveva trascorso una vita piena di obiettivi falliti e dipendenze di vario genere, tra cui anche alcool e droghe. Verso la fine degli anni 80 cambiò nome in Timothy Treadwell e dopo aver vissuto in California una vita da aspirante attore fallito decise di intraprendere un viaggio verso l’Alaska, d’altronde fa parte della cultura americana che una persona intraprenda un viaggio per purificare la sua esistenza o per trascorrere con se stessi del tempo e riflettere sulle proprie scelte di vita trascorsa e futura. Gli indiani d’America addirittura credevano che per poter avere una visione o un’illuminazione, le persone dovevano vagare in mezzo al deserto da sole, alla ricerca di se stessi. Timothy quindi, zaino in spalla e fotocamera in una mano, decise di allontanarsi da tutto quel frastuono delle metropoli per poter vivere un’esperienza a 360 gradi in mezzo alla natura più selvaggia. Lì in quelle terre desolate una volta possedute dai russi il silenzio viene interrotto solo da altri rumori della natura glaciale e in quel silenzio Timothy intraprese un altro viaggio, verso la sua psiche più profonda…. Un viaggio nel labirinto della sua mente. Una continua ricerca di un senso alla sua vita e un posto nel mondo l’avevano portato là in mezzo al nulla, o meglio, in mezzo alle bestie.

Timothy per 12 estati, dal 1990 fino al 2002, aveva vissuto a stretto contatto con gli orsi bruni in diverse riserve naturali dell’Alaska, ma il suo preferito senz’altro era Il Katmai National Park, il quale grazie agli oltre 12.000 chilometri quadrati e più di 2.000 orsi bruni, rappresenta una pietra miliare per gli appassionati di natura selvaggia di tutto il mondo. Nelle sue testimonianze scritte racconta di come inizialmente la sua totale inesperienza in fatto di campeggi e tecniche di sopravvivenza gli avessero fatto passare alcuni momenti difficili ma anche comici, infatti sul suo diario scrisse che spesso era in balia del freddo e della fame, inoltre gli insetti tormentavano le sue notti e al suo primo incontro con un orso, la bestia era scappata via impaurita alla sua vista. Il fatto che gli animali lo vedessero come una minaccia lo faceva sentire triste, ma nonostante tutto, racconta, che non si era mai sentito così libero nella sua vita. Piano piano iniziò a relazionarsi con gli orsi, tanto che gli animali non fuggivano più e addirittura si lasciavano avvicinare fino a pochi metri ignorando quasi totalmente la sua presenza, così ebbe l’opportunità di riprendere la vita di questi maestosi animali come mai era stato possibile prima di allora. Grazie alle riprese così vicine e nitide egli iniziò ad acquisire fama proprio nell’ambiente che gli aveva negato così tante opportunità, ossia nello spettacolo.

Quando l’inverno tornava Timothy si recava di nuovo in California a lavorare come barista, durante tutto quel periodo riuscì ad allontanarsi da quella miserevole vita fatta solo di alcool e donne facili e nel 1997 pubblicò il libro che avrebbe cambiato per sempre la sua esistenza: “Tra i Grizzlies, vivere con gli orsi selvatici in Alaska”. In quest’insieme di fogli raccoglie la gran parte della sua esperienza personale di vita insieme agli orsi e gran parte di un’introspezione della sua persona e della sua esistenza. Dopo qualche anno dalla pubblicazione del suo libro divenne una celebrità in tutta la nazione, spesso veniva invitato ai programmi televisivi per poter parlare della sua esperienza e del perché avesse deciso di fare questa scelta di vita. Le persone a lui molto vicine però raccontano che qualcosa in lui iniziò a cambiare, non tanto il suo modo di vedere la vita, ma il suo modo di concepire la realtà stessa. Iniziò ad ossessionarsi sempre di più agli orsi fino al punto di credere di essere egli stesso un orso e parte di un branco speciale. I ranger dei diversi parchi raccontano che spesso rimaneva a soggiornare nei luoghi più del dovuto e inoltre non portava più con sé lo spray anti-orso che è una misura di sicurezza obbligatoria in queste riserve. Timothy quindi era diventato distratto e troppo sicuro di sé, forse questo eccesso di sicurezza è stata la sua inevitabile rovina…

  • L’Estate numero 13

Nel 2003, insieme alla sua ragazza Amie Huguenard, un’assistente medico del Colorado, Timothy si era preparato per un’altra stagione di riprese di vita naturale. La coppia aveva già trascorso le tre estati precedenti insieme in Alaska e il 29 settembre del 2003 si erano recati a Kaflia Bay, una delle tappe obbligatorie per poter raggiungere Kaimi Park, così da poter avere una possibilità in più per stare insieme agli orsi prima della pausa invernale. Il pilota Willy Fulton, che aveva trasportato la coppia fino al parco, ricorda bene il giorno in cui era tornato a riprenderli. Era lunedì 6 ottobre, “Un giorno piovoso e pieno di nebbia” racconta con una voce aspra. “Mi ero avvicinato alla loro tenda ma non c’era nessuno, mi sembrava tutto molto strano, così decisi di fare una perlustrazione lungo il sentiero vicino alla spiaggia, ma sentivo che c’era qualcosa che non andava perché non rispondevano quando li chiamavo a squarciagola. Poi vidi un orso lì vicino. Sembrava nutrirsi di qualcosa, lì per lì pareva una cassa toracica umana, ma non ero certo dato che quando mi avvicinavo l’orso si rannicchiava sopra la sua preda e cercava di mangiarselo più in fretta possibile. Cercai di mandarlo via volteggiandovi sopra con l’aereo per quindici, venti volte, ma l’animale rimaneva lì continuando a nutrirsi”. Non potendo più fare molto Willy decise di avvertire le autorità, quindi i ranger in servizio raggiunsero il luogo circa due ore dopo l’allarme. I corpi senza vita di Amie e Timothy vennero trovati vicino alla riva, gran parte dei loro corpi erano stati divorati dagli orsi. Nell’accampamento vennero trovati alcuni effetti personali, ma soprattutto venne trovata la telecamera con la quale facevano le riprese… La coppia aveva registrato i loro ultimi istanti di vita.

  • 6 Minuti di Terrore

I primi suoni del nastro sono della voce di Amie, la quale si chiede se “sia ancora là fuori “. Pare che Timothy le avesse chiesto di accendere la telecamera, ad ogni modo si capisce che l’attacco era già in corso quando erano iniziate le riprese. La voce che si sente dopo è quella di Timothy che urla “Vattene via, io verrò ucciso qui”. Il rumore di pioggia e di vento fa da sottofondo mentre Amie disperatamente gli urla di fingersi morto. Dopo un momento di pausa nel quale la bestia probabilmente confusa si stava allontanando, si capisce che ritorna ad accanirsi su Timothy, il quale urla disperatamente mentre Amie sembra più lontana dalla scena e piange, probabilmente costretta a fare marcia indietro. Successivamente si sentono i rumori della bestia mentre sbrana Timothy, il quale urla ad Amie di colpire l’orso. Amie gli urla di non mollare e di combattere, poi urla all’orso di andare via, dopodiche un suono metallico si sente distintamente insieme ai lamenti dell’orso, forse Amie aveva trovato qualcosa con cui colpire la bestia, ma Timothy continua a urlare, probabilmente l’attacco non aveva funzionato. Dalla ricostruzione fatta dalla polizia si ritiene che a questo punto l’orso aveva iniziato a mangiare la gamba di Timothy, le urla dei due amanti sovrastano la pioggia e il vento, rumori di ossa che si spezzano. A quel punto si sente Timothy mentre implora Amie di scappare “Scappa Amie, vai via” le urla… sapeva che ormai non c’era più molto da fare per lui e voleva solo salvare Amie dal suo stesso destino. Ovviamente Amie non lo abbandonò e fece la sua stessa fine. Se volete sentire l’audio guarda il video integrato in questo articolo…

Gli stessi ranger in seguito diranno che probabilmente l’attacco è stato realizzato da qualche orso tra quelli inseriti recentemente nella riserva, ma la cosa strana è che non si era limitato ad uccidere Timothy ed Amie, ma si era nutrito anche della loro carne, cosa alquanto inusuale per un orso. La natura ha un modo tutto suo di ricordarci quanto siamo fragili e fisicamente deboli rispetto alla stragrande maggioranza degli animali presenti sulla terra. Rispettare la natura significa anche accettarla per quello che è. Dimenticarci che gli animali rispondono a istinti più primitivi dei nostri può risultare fatale.

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Pubblicato da su 5 dicembre 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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