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CROATOAN – Il mistero dell’isola di Roanoke

08 Ago
CROATOAN – Il mistero dell’isola di Roanoke

In questo video parleremo di uno dei misteri più incredibili della storia americana. Quest’evento è così inciso nel folklore degli Stati Uniti che ha ispirato un’infinità di storie, libri, film e documentari. Pensate che Stephen King si è ispirato in parte a questa vicenda per ambientare il suo romanzo più famoso, IT. Infatti nel libro fa un paragone tra la maledetta città di Derry, luogo in cui da secoli qualcosa di malefico tormenta i suoi abitanti, e i fatti sconvolgenti accaduti al villaggio di Croatan sull’isola di Roanoke, tra il 1585 e il 1590.

La storia della prima colonia inglese in Nord America continua ad affascinare ricercatori e storici da più di quattro secoli a causa del suo misterioso destino. Tutto inizia nel 1585 quando il comandante Arthur Barlowe, insieme ad un piccolo gruppo di esploratori, arrivò su Roanoke, una piccola isola al largo della costa dell’odierno North Carolina. Inizialmente il rapporto con gli indigeni locali non era male, ben presto però vennero riportati diversi incidenti e i rapporti divennero molto tesi; spaventati gli inglesi chiesero dei rinforzi, ma l’unica nave che arrivo fu quella del leggendario corsaro Sir Francis Drake che fortuitamente si trovava di passaggio nel 1586. Il piccolo gruppo di esploratori stremati da questa situazione decisero di ripartire verso l’Inghilterra insieme al pirata. Qualche tempo dopo Sir Richard Grenville, colui che era stato nominato da Sir Walter Raleigh come responsabile di questo insediamento, arrivò sull’isola con i rinforzi e le provviste richieste, ovviamente al suo arrivo non vi trovò nessuno. Sir Richard confuso da questa situazione decise di lasciare alcune persone a presidiare il territorio: quindici soldati adulti vennero incaricati di custodire le nuove terre inglesi, mentre Sir Richard ripartì per l’Inghilterra. Il destino di questi quindici uomini lasciati sull’isola di Roanoke è del tutto ignoto, non si saprà mai più nulla di preciso sul loro destino. Molti sostengono siano stati gli indiani locali a farli fuggire o peggio ad ucciderli, ma le sparizioni e le vicende strane su quest’isola erano appena cominciate.

Un anno dopo, il 22 luglio 1587, un gruppo di coloni composto da 118 persone di cui 90 uomini, 17 donne e 11 bambini, si insediarono a Roanoke. Questo era il secondo tentativo di colonizzazione dell’Isola. Il viaggio condotto da John White era stato finanziato nuovamente dal magnate Sir Walter Raleigh sotto la corona inglese. Un mese dopo, il 18 agosto, il villaggio neo insediato diede il benvenuto alla prima persona nata in territorio Americano: una bambina chiamata Virginia Dare in onore a Elisabetta I, chiamata anche la Regina Vergine. Nelle prime settimane dopo l’insediamento c’era un clima di entusiasmo dato anche dalla presenza della neonata che rincuorava le persone in una vita nuova, lontana dall’Inghilterra. I rapporti con le tribù di indigeni erano buoni e non sembravano ostili. La tribù dei Croatan si era dimostrata collaborativa e favorevole al loro insediamento, anche la tribù dei Secatoan, sebbene più riluttanti, non manifestarono atteggiamenti violenti. Come unica nota negativa riportata proprio sui Secatoan, fu che si rifiutarono ad un incontro frontale con gli Inglesi.

Sembrava tutto sommato che le tre comunità potessero convivere insieme, tuttavia verso la fine del 1587 George Howe, un colono, venne trovato morto sulla spiaggia trafitto da frecce vicino al luogo in cui andava a cacciare granchi. Presto nel villaggio si sparse la notizia che qualcuno delle tribù indigene l’aveva ucciso. Le menti dei coloni s’impregnarono di paura e di conseguenza i rapporti iniziarono ad inasprirsi. Le provviste iniziarono a scarseggiare e sommato anche alla voci riguardanti l’omicidio di George l’entusiasmo iniziale si affievolì. John White capì che la situazione stava diventando critica quindi lascio l’isola e partì per l’Inghilterra con la promessa di tornare con rifornimenti. Sua figlia Eleonore Dare insieme a sua nipote Virginia lo salutarono e rimasero sulle sponde del mare ad osservare la sua nave diventare sempre più piccola finché non divenne un punto quasi invisibile all’orizzonte… Non lo rividero mai più.

John White al suo arrivo in Inghilterra rimase intrappolato nella capitale britannica a causa della guerra contro la Spagna. Quindi in mancanza di fondi da parte della corona reale il suo ritorno tardò di ben tre anni, infatti rivide Roanoke solo nel 1590 e come un crudele scherzo del destino, il giorno in cui rimise piede sull’isola fu un 18 di agosto, giorno in cui sua nipote Virginia avrebbe compiuto tre anni di vita. Tuttavia quello che doveva essere un giorno di festa si trasformò in un giorno triste e di disperazione. Al suo arrivo John non solo non vi trovò sua figlia e la sua amata nipote ad aspettarli… Non vi trovò proprio nessuno. Dei 119 coloni non ce n’era traccia in tutto il villaggio, erano scomparsi tutti quanti nel nulla più assoluto. Le case a due piani, che erano state costruite tre anni prima, si trovavano smantellate insieme ai recinti degli animali e non vi era traccia nemmeno del bestiame. L’unico indizio che lasciarono i coloni furono due tombe, una di loro probabilmente apparteneva a George Howe, ma quello che attirò subito l’attenzione di John e dei suoi uomini fu una scritta incisa sul pilastro di un forte: “CROATOAN”. Altre ricerche rivelarono un’altra scritta nelle vicinanze; sulla corteccia di un albero erano incise tre lettere: “CRO”.

Non c’erano tracce di battaglia o indizi che facessero intuire un attacco da parte delle tribù, infatti non venne trovata nessuna croce di malta, simbolo che significava secondo il loro protocollo un attacco da parte di qualcuno. John White ipotizzò che per qualche ragione i coloni si erano mischiati insieme alla tribù dei Croatan, ma prima di poterlo constatare con i propri occhi, una tormenta si abbatté sull’isola. La tempesta fu così violenta che il capitano della spedizione avvertì John che se non fossero salpati immediatamente non avrebbero potuto conservare a lungo le loro vite.  Così con molto rammarico ripartì verso l’Inghilterra, le lacrime che scendevano dai suoi occhi si mischiavano con l’acqua della tormenta che si abbatteva sul suo viso. In cuor suo sapeva che qualunque cosa fosse successa su Roanoke non avrebbe mai più rivisto sua figlia e sua nipote. La storia dell’incredibile scomparsa di quasi 120 persone fece scalpore in Inghilterra e da allora il villaggio di Croatan venne conosciuto come “The lost colony” ossia la colonia perduta.

Diverse sono le ipotesi formulate nell’arco dei secoli per riuscire a trovare una spiegazione a questo mistero. L’ipotesi più diffusa è che i coloni abbandonarono il villaggio in mancanza di viveri e si spostarono verso la capitale dei Croatan. Ciò però non spiega il perché qualcuno non avesse finito di scrivere la parola CROATOAN sull’albero o perché non avessero lasciato qualcuno lì ad attendere i rinforzi… Forse stavano scappando o andavano di fretta? Un’altra ipotesi sostenuta da sempre è che i coloni contrassero qualche malattia e quindi si spostarono dal villaggio in cerca di aiuto, questo spiegherebbe la seconda tomba trovata da John White, forse si trattava di una malattia mortale e vedendo i suoi effetti decisero di andare via. Molti storici però concordano sul fatto che per qualche ragione i coloni decisero di dividersi in piccoli gruppi e si dispersero cercando riparo fra le varie tribù e sebbene inizialmente quella dei Croatan sia quella indicata da loro stessi, in realtà alcuni studiosi, fra cui James Horn, basandosi sulla Virginea Pars, ossia la mappa disegnata da John White, sostengono che alcuni di loro si spostarono verso il fiume Chowan dove viveva un’altra tribù disposta ad aiutare gli europei. Una delle prove a sostegno di quest’ipotesi viene data da Malcolm LeCompte della Elizabeth City State University del North Carolina, il quale grazie all’utilizzo di un georadar riuscì a trovare nel sottosuolo resti di insediamenti indiani mischiati a quelli dei coloni risalenti agli inizi del 1600. Una prova che effettivamente in quel periodo indiani ed europei erano arrivati a convivere insieme. Altri storici ritengono anche che alcuni dei coloni caddero preda di tribù e altri ancora si spostarono più a sud.

Un possibile indizio che effettivamente in quel periodo ci sia stata una mescolanza fra indiani, americani ed europei è la tribù dei Lombee. Molti degli individui di questa tribù, soprattutto quelli che in quel periodo occupavano l’odierno North Carolina, hanno caratteristiche caucasiche, come la pelle ed occhi molto chiari, inoltre alcuni di loro addirittura nei registri presentano effettivamente dei cognomi inglesi e vengono descritti come “mullatos” un termine usato per persone di pelle scura che però hanno anche caratteristiche caucasiche. Ma ad arricchire questo mistero è la Virginea Pars. Il British Museum scoprì grazie a delle analisi con strumenti di alta tecnologia che qusta mappa presenta un piccolo simbolo rosso e blu, forse indicava qualcosa di cui solo John White era al corrente. Lo storico Eric Klingelhofer della Mercer University di Macon, Georgia, è convinto che le toppe scoperte sulla mappa stavano ad indicare delle posizioni strategiche e che parte della spedizione finanziata da Walter Releigh fosse coperta dal segreto di stato, dunque quelle erano informazioni assolutamente riservate, un mistero nel mistero insomma.

Da quando gli americani hanno memoria, la parola Croatoan è sempre stata associata a sparizioni e fenomeni inspiegabili, sicuramente alimentati dalla leggenda della colonia perduta. Per esempio si dice che nei suoi ultimi giorni di vita lo scrittore Edgar Allan Poe sia stato visto vagabondare nelle strade di Baltimora sussurrare cose senza senso e tra queste parole molti assicurano che dicesse proprio “Croatoan”. Tale parola inoltre è stata trovata scarabocchiata sul diario di Amelia Earhart dopo la sua scomparsa nel 1937. Un’altra scomparsa strana è quella dello scrittore horror Ambrose Bierce e si racconta che sul suo letto sia stata trovata intagliata la parola Croatoan, stesso destino di Black Bart nel 1888 e della nave Carroll A. Deering dove l’ultima parola scritta sul diario di bordo era proprio “Croatoan” mentre tutto l’equipaggio era scomparso nel nulla. La lista è davvero lunga ma come abbiamo detto all’inizio è probabile che queste storie siano state alimentate dalla leggenda dell’isola di Roanoke… Oppure sotto le leggende si nasconde qualcos’altro? Chissà…

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1 Commento

Pubblicato da su 8 agosto 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Una risposta a “CROATOAN – Il mistero dell’isola di Roanoke

  1. SemplicementeSarah

    23 settembre 2016 at 17:05

    Coatoan: se ne parla anche in Haven.

     

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