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Archivio mensile:agosto 2016

Hy-Brasil – L’isola fantasma comparsa dal nulla

Hy-Brasil – L’isola fantasma comparsa dal nulla

Dall’alba dei tempi l’umanità cerca di rappresentare ciò che gli sta intorno, sono frequenti le raffigurazioni di uomini preistorici che descrivevano scene di caccia ma non solo. Si ritiene oggi che delle rappresentazioni spaziali siano apparse già in uno stadio iniziale dell’umanità. Si trattava di illustrazioni su materiali deperibili come legno, osso, pelle o di schizzi sulla sabbia, pertanto non si sono conservate tracce di esse. Raffigurazioni di questo tipo sono tuttavia ancora documentate presso popoli senza scrittura, come gli aborigeni australiani. L’uomo dunque ha sentito fin da subito la necessita di rappresentare lo spazio che lo circonda e le più antiche testimonianze conosciute di qualcosa che assomigli a una cartina geografica non riguardano la terra, ma il cielo, così come appare di notte. Sui muri delle grotte di Lascaux sono stati infatti osservati dei puntini dipinti che rappresentano il cielo notturno databili al 16.500 a.C., periodo in cui non esisteva nemmeno la scrittura. Si possono riconoscere alcune stelle tra cui Vega, Deneb e Altair.

Per quanto riguarda le rappresentazioni geografiche che riguardano la Terra dobbiamo fare un salto avanti di svariati millenni. Datate fra il V e il II millennio a.C., alcune incisioni rupestri della Val Camonica composte da elementi geometrici raffigurerebbero rappresentazioni “topografiche” del territorio agricolo. Con l’avanzare dei secoli, con l’avvento della scrittura e di nuove tecnologie che permettevano di spostarsi più agevolmente sul globo terrestre, l’uomo realizza cartine geografiche sempre più vaste e dettagliate fino ad arrivare al giorno d’oggi che grazie alle mappature satellitari conosciamo perfettamente i nostri confini geografici. Tuttavia, in un’epoca in cui i satelliti non erano nemmeno nell’immaginario della mente umana, alcune carte geografiche rappresentavano isole o addirittura interi continenti che non sarebbero dovuti esistere, tra le più famose troviamo le mappe di Oronzio Fineo e Piri Reis. In particolare dal 1325 sulle mappe antiche comparve un’isola misteriosamente scomparsa poi dagli atlanti dalla seconda metà dell’800. Ecco la storia di Hy-Brasil.

Sulla maggior parte delle mappe, Hy-Brasil è ubicata a circa 320 chilometri al largo della costa occidentale d’Irlanda nel Nord Atlantico anche se non mancò chi ne segnò la posizione a poca distanza dalle Azzorre. Una delle caratteristiche geografiche più particolari di Hy-Brasil è che spesso appare come un cerchio con un canale che scorre da est a ovest lungo tutto il suo diametro. Storie e leggende su questo misterioso luogo circolarono in tutta Europa per secoli e si vociferava fosse la tanto famigerata Terra Promessa descritta nelle litanie di San Brendano, un abate irlandese vissuto nel VI secolo d.C.. Alcuni ci raccontano che l’isola è abitata da preti o monaci custodi di un’antica conoscenza che ha permesso loro di creare una civiltà avanzata, altri che è la casa degli dei della tradizione irlandese. Sempre nei miti irlandesi viene detto che è un’isola perennemente offuscata dalla nebbia e un giorno ogni sette anni diventa visibile permettendo di sbarcare.

Il nome Hy-Brasil e le sue varianti Hy-Breasal, Hy-Brasile, Hy-Breasil o Brazir, ha origini controverse ma potrebbe derivare da Breasal, il Re Supremo del Mondo del folklore celtico, oppure da un antico vocabolo irlandese, Breas, che significa nobile o fortunato, non a caso Hy-Brasil era denominata anche L’isola Fortunata. Alcuni pensano che il nome stesso del Brasile potrebbe avere proprio avuto origine da quest’isola. L’immagine al centro della bandiera brasiliana è rappresentata da un cerchio con una striscia che vi passa dentro, proprio come le prime rappresentazioni dell’isola sulle mappe. L’isola venne rappresentata per la prima volta nel 1325 dal cartografo genovese Angelino Dalorto che la nominò “Bracile”. In seguito apparve nell’Atlante Catalano nel 1375 che la identificò come due isole separate con lo stesso nome: “Illa de Brasil”. Nel corso degli anni ci sono state svariate rappresentazioni, ma forse la testimonianza più esplicita è stata disegnata in una mappa nel 1572 dal fiammingo Abraham Ortelius, riconosciuto come il creatore del moderno atlante. Dopo il 1865 Hy-Brasil appare su alcune mappe, ma la sua posizione non può essere verificata. Tuttavia, indipendentemente dal nome e dalle sue origini, la storia dell’isola sembra essere coerente: è la casa di una civiltà ricca e progredita. Coloro che avrebbero visitato quel posto raccontano di torri d’oro, architetture complesse, animali e piante in abbondanza e cittadini molto ricchi e longevi.

Nel 1480 partì da Bristol, Inghilterra, la prima spedizione guidata dal capitano John Jay Jr. per trovare l’isola leggendaria, ma dopo due mesi trascorsi in mare l’intero equipaggio si vide costretto a tornare indietro a mani vuote. L’anno seguente altre due navi, la Trinity e la George, partirono sempre da Bristol per una seconda spedizione che, come per la prima, si rivelò infruttuosa. Tuttavia c’è un fatto curioso, nel 1497 il diplomatico spagnolo Pedro de Ayala riferì ai Re Cattolici di Spagna che l’italiano Giovanni Caboto, il primo uomo a visitare il Nord America dopo i Vichinghi, aveva parlato con delle persone di Bristol che avevano trovato Hy-Brasil. Questo forse implica che una di quelle spedizioni partite da Bristol avesse in realtà portato a termine con successo la sua missione senza divulgare la notizia in vie ufficiali. Quasi due secoli dopo il capitano scozzese John Nisbet affermò di aver avvistato Hy-Brasil nel suo viaggio dalla Francia all’Irlanda nel 1674. Nei diari di bordo è riportato che un gruppo di quattro marinai vennero inviati sull’isola dove trascorsero una giornata intera. Qui incontrarono un uomo a detta loro “vecchio e saggio” che li rifornì di oro e argento. Il capitano fece un bizzarro rapporto affermando che fosse abitata da grandi conigli neri e da un misterioso mago che viveva in un grande castello di pietra costruito da egli stesso. Una spedizione supplementare guidata dal capitano Alexander Johnson confermò tutto quello raccontato dal capitano Nisbet. L’ultimo avvistamento documentato di Hy-Brasil venne riportato nel 1872 da Robert O’Flaherty e T.J. Westropp. Quest’ultimo disse di aver visitato l’isola in altre tre precedenti occasioni e ne fu così affascinato che portò la sua famiglia con lui per mostrare tale spettacolo. Sebbene questa misteriosa isola appaia in molte mappe antiche, non se ne trova traccia nelle carte moderne. Hy-Brasil è semplicemente scomparsa senza lasciare traccia.

Siamo di fronte soltanto a una leggenda? Come mai i cartografi di tutta Europa l’hanno rappresentata sulla carte geografiche se si trattava solo di un mito? La storia di Hy-Brasil è così straordinaria che avrebbe collegamenti persino con il famoso incidente della foresta di Rendlesham, ossia con quella serie di avvistamenti di luci e di un presunto UFO avvenuti nella foresta di Rendlesham, nel sud dell’Inghilterra, nelle notti tra il 26 e il 28 dicembre del 1980. Per chi fosse maggiormente interessato al caso può vedere il nostro video dedicato. Nel 2010 venne divulgato un interessante sviluppo su questo caso. Il militare statunitense Penniston, ora in pensione, diffuse alcune informazioni circa la sua esperienza. Raccontò che il 27 dicembre 1980 fu tra i militari che videro l’oggetto triangolare atterrato in una radura. Egli si avvicinò all’oggetto per sfiorarlo con una mano. Il testimone si accorse che l’UFO sprigionava calore, poi fu investito da un’immagine che si stampò nella sua memoria visiva: una serie numerica formata da una lunga serie di 0 ed 1. Tornato alla base, Penniston sentì l’impulso irrefrenabile di trascrivere su un taccuino la sequenza che per lui rimase un enigma indecifrabile per molti anni, fino a quando, andato in pensione, consegnò il quaderno con la successione numerica ad un informatico affinché provasse a decodificarla. L’esperto, dopo vari tentativi, concluse che la serie era traducibile nel seguente messaggio: “Esplorazione dell’umanità per l’avanzamento del pianeta”. Non solo, un’altra parte della comunicazione conteneva le seguenti coordinate geografiche: 52°05’39.3″N 13°07’52.6″W, e se provate a inserire queste coordinate su una mappa verrete portati proprio nello stesso luogo in cui gli antichi cartografi posizionarono l’isola di Hy-Brasil. Forse è solo una coincidenza, un’incredibile e assurda coincidenza, anche perché oggi c’è chi crede che l’incidente di Rendlesham abbia spiegazioni ben più convenzionali, tuttavia se fosse vero siamo di fronte a una base aliena presente proprio qui sulla Terra?

Ad oggi nessuno sa con certezza se Hy-Brasil esiste o è esistita in passato. Questa leggenda potrebbe anche essere una storia tramandata di generazione in generazione dalla fine dell’ultima era glaciale, quando il livello del mare era più basso. Ad esempio, il Porcupine Bank, un’area dell’Oceano Atlantico scoperta nel 1862, sembra essere stata un’isola in passato e come potete vedere da quest’immagine è situata proprio dove i cartografi hanno originariamente collocato Hy-Brasil. La mitologia è piena di antiche isole scomparse, più famose tra tutte sono di certo l’isola perduta di Atlantide e il continente di Mu. Oggi è impossibile dimostrare che queste isole proprio non esistevano anche se la storia geologica della Terra negherebbe l’esistenza di alcune di esse. Detto questo le leggende si basano sempre su un fondo di verità, bisogna solo scoprire quanta ce n’è dietro lo spesso strato di storie che nel corso dei secoli hanno distorto la realtà dei fatti perché se qualcosa non può essere provato non significa che non esiste.

 

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CROATOAN – Il mistero dell’isola di Roanoke

CROATOAN – Il mistero dell’isola di Roanoke

In questo video parleremo di uno dei misteri più incredibili della storia americana. Quest’evento è così inciso nel folklore degli Stati Uniti che ha ispirato un’infinità di storie, libri, film e documentari. Pensate che Stephen King si è ispirato in parte a questa vicenda per ambientare il suo romanzo più famoso, IT. Infatti nel libro fa un paragone tra la maledetta città di Derry, luogo in cui da secoli qualcosa di malefico tormenta i suoi abitanti, e i fatti sconvolgenti accaduti al villaggio di Croatan sull’isola di Roanoke, tra il 1585 e il 1590.

La storia della prima colonia inglese in Nord America continua ad affascinare ricercatori e storici da più di quattro secoli a causa del suo misterioso destino. Tutto inizia nel 1585 quando il comandante Arthur Barlowe, insieme ad un piccolo gruppo di esploratori, arrivò su Roanoke, una piccola isola al largo della costa dell’odierno North Carolina. Inizialmente il rapporto con gli indigeni locali non era male, ben presto però vennero riportati diversi incidenti e i rapporti divennero molto tesi; spaventati gli inglesi chiesero dei rinforzi, ma l’unica nave che arrivo fu quella del leggendario corsaro Sir Francis Drake che fortuitamente si trovava di passaggio nel 1586. Il piccolo gruppo di esploratori stremati da questa situazione decisero di ripartire verso l’Inghilterra insieme al pirata. Qualche tempo dopo Sir Richard Grenville, colui che era stato nominato da Sir Walter Raleigh come responsabile di questo insediamento, arrivò sull’isola con i rinforzi e le provviste richieste, ovviamente al suo arrivo non vi trovò nessuno. Sir Richard confuso da questa situazione decise di lasciare alcune persone a presidiare il territorio: quindici soldati adulti vennero incaricati di custodire le nuove terre inglesi, mentre Sir Richard ripartì per l’Inghilterra. Il destino di questi quindici uomini lasciati sull’isola di Roanoke è del tutto ignoto, non si saprà mai più nulla di preciso sul loro destino. Molti sostengono siano stati gli indiani locali a farli fuggire o peggio ad ucciderli, ma le sparizioni e le vicende strane su quest’isola erano appena cominciate.

Un anno dopo, il 22 luglio 1587, un gruppo di coloni composto da 118 persone di cui 90 uomini, 17 donne e 11 bambini, si insediarono a Roanoke. Questo era il secondo tentativo di colonizzazione dell’Isola. Il viaggio condotto da John White era stato finanziato nuovamente dal magnate Sir Walter Raleigh sotto la corona inglese. Un mese dopo, il 18 agosto, il villaggio neo insediato diede il benvenuto alla prima persona nata in territorio Americano: una bambina chiamata Virginia Dare in onore a Elisabetta I, chiamata anche la Regina Vergine. Nelle prime settimane dopo l’insediamento c’era un clima di entusiasmo dato anche dalla presenza della neonata che rincuorava le persone in una vita nuova, lontana dall’Inghilterra. I rapporti con le tribù di indigeni erano buoni e non sembravano ostili. La tribù dei Croatan si era dimostrata collaborativa e favorevole al loro insediamento, anche la tribù dei Secatoan, sebbene più riluttanti, non manifestarono atteggiamenti violenti. Come unica nota negativa riportata proprio sui Secatoan, fu che si rifiutarono ad un incontro frontale con gli Inglesi.

Sembrava tutto sommato che le tre comunità potessero convivere insieme, tuttavia verso la fine del 1587 George Howe, un colono, venne trovato morto sulla spiaggia trafitto da frecce vicino al luogo in cui andava a cacciare granchi. Presto nel villaggio si sparse la notizia che qualcuno delle tribù indigene l’aveva ucciso. Le menti dei coloni s’impregnarono di paura e di conseguenza i rapporti iniziarono ad inasprirsi. Le provviste iniziarono a scarseggiare e sommato anche alla voci riguardanti l’omicidio di George l’entusiasmo iniziale si affievolì. John White capì che la situazione stava diventando critica quindi lascio l’isola e partì per l’Inghilterra con la promessa di tornare con rifornimenti. Sua figlia Eleonore Dare insieme a sua nipote Virginia lo salutarono e rimasero sulle sponde del mare ad osservare la sua nave diventare sempre più piccola finché non divenne un punto quasi invisibile all’orizzonte… Non lo rividero mai più.

John White al suo arrivo in Inghilterra rimase intrappolato nella capitale britannica a causa della guerra contro la Spagna. Quindi in mancanza di fondi da parte della corona reale il suo ritorno tardò di ben tre anni, infatti rivide Roanoke solo nel 1590 e come un crudele scherzo del destino, il giorno in cui rimise piede sull’isola fu un 18 di agosto, giorno in cui sua nipote Virginia avrebbe compiuto tre anni di vita. Tuttavia quello che doveva essere un giorno di festa si trasformò in un giorno triste e di disperazione. Al suo arrivo John non solo non vi trovò sua figlia e la sua amata nipote ad aspettarli… Non vi trovò proprio nessuno. Dei 119 coloni non ce n’era traccia in tutto il villaggio, erano scomparsi tutti quanti nel nulla più assoluto. Le case a due piani, che erano state costruite tre anni prima, si trovavano smantellate insieme ai recinti degli animali e non vi era traccia nemmeno del bestiame. L’unico indizio che lasciarono i coloni furono due tombe, una di loro probabilmente apparteneva a George Howe, ma quello che attirò subito l’attenzione di John e dei suoi uomini fu una scritta incisa sul pilastro di un forte: “CROATOAN”. Altre ricerche rivelarono un’altra scritta nelle vicinanze; sulla corteccia di un albero erano incise tre lettere: “CRO”.

Non c’erano tracce di battaglia o indizi che facessero intuire un attacco da parte delle tribù, infatti non venne trovata nessuna croce di malta, simbolo che significava secondo il loro protocollo un attacco da parte di qualcuno. John White ipotizzò che per qualche ragione i coloni si erano mischiati insieme alla tribù dei Croatan, ma prima di poterlo constatare con i propri occhi, una tormenta si abbatté sull’isola. La tempesta fu così violenta che il capitano della spedizione avvertì John che se non fossero salpati immediatamente non avrebbero potuto conservare a lungo le loro vite.  Così con molto rammarico ripartì verso l’Inghilterra, le lacrime che scendevano dai suoi occhi si mischiavano con l’acqua della tormenta che si abbatteva sul suo viso. In cuor suo sapeva che qualunque cosa fosse successa su Roanoke non avrebbe mai più rivisto sua figlia e sua nipote. La storia dell’incredibile scomparsa di quasi 120 persone fece scalpore in Inghilterra e da allora il villaggio di Croatan venne conosciuto come “The lost colony” ossia la colonia perduta.

Diverse sono le ipotesi formulate nell’arco dei secoli per riuscire a trovare una spiegazione a questo mistero. L’ipotesi più diffusa è che i coloni abbandonarono il villaggio in mancanza di viveri e si spostarono verso la capitale dei Croatan. Ciò però non spiega il perché qualcuno non avesse finito di scrivere la parola CROATOAN sull’albero o perché non avessero lasciato qualcuno lì ad attendere i rinforzi… Forse stavano scappando o andavano di fretta? Un’altra ipotesi sostenuta da sempre è che i coloni contrassero qualche malattia e quindi si spostarono dal villaggio in cerca di aiuto, questo spiegherebbe la seconda tomba trovata da John White, forse si trattava di una malattia mortale e vedendo i suoi effetti decisero di andare via. Molti storici però concordano sul fatto che per qualche ragione i coloni decisero di dividersi in piccoli gruppi e si dispersero cercando riparo fra le varie tribù e sebbene inizialmente quella dei Croatan sia quella indicata da loro stessi, in realtà alcuni studiosi, fra cui James Horn, basandosi sulla Virginea Pars, ossia la mappa disegnata da John White, sostengono che alcuni di loro si spostarono verso il fiume Chowan dove viveva un’altra tribù disposta ad aiutare gli europei. Una delle prove a sostegno di quest’ipotesi viene data da Malcolm LeCompte della Elizabeth City State University del North Carolina, il quale grazie all’utilizzo di un georadar riuscì a trovare nel sottosuolo resti di insediamenti indiani mischiati a quelli dei coloni risalenti agli inizi del 1600. Una prova che effettivamente in quel periodo indiani ed europei erano arrivati a convivere insieme. Altri storici ritengono anche che alcuni dei coloni caddero preda di tribù e altri ancora si spostarono più a sud.

Un possibile indizio che effettivamente in quel periodo ci sia stata una mescolanza fra indiani, americani ed europei è la tribù dei Lombee. Molti degli individui di questa tribù, soprattutto quelli che in quel periodo occupavano l’odierno North Carolina, hanno caratteristiche caucasiche, come la pelle ed occhi molto chiari, inoltre alcuni di loro addirittura nei registri presentano effettivamente dei cognomi inglesi e vengono descritti come “mullatos” un termine usato per persone di pelle scura che però hanno anche caratteristiche caucasiche. Ma ad arricchire questo mistero è la Virginea Pars. Il British Museum scoprì grazie a delle analisi con strumenti di alta tecnologia che qusta mappa presenta un piccolo simbolo rosso e blu, forse indicava qualcosa di cui solo John White era al corrente. Lo storico Eric Klingelhofer della Mercer University di Macon, Georgia, è convinto che le toppe scoperte sulla mappa stavano ad indicare delle posizioni strategiche e che parte della spedizione finanziata da Walter Releigh fosse coperta dal segreto di stato, dunque quelle erano informazioni assolutamente riservate, un mistero nel mistero insomma.

Da quando gli americani hanno memoria, la parola Croatoan è sempre stata associata a sparizioni e fenomeni inspiegabili, sicuramente alimentati dalla leggenda della colonia perduta. Per esempio si dice che nei suoi ultimi giorni di vita lo scrittore Edgar Allan Poe sia stato visto vagabondare nelle strade di Baltimora sussurrare cose senza senso e tra queste parole molti assicurano che dicesse proprio “Croatoan”. Tale parola inoltre è stata trovata scarabocchiata sul diario di Amelia Earhart dopo la sua scomparsa nel 1937. Un’altra scomparsa strana è quella dello scrittore horror Ambrose Bierce e si racconta che sul suo letto sia stata trovata intagliata la parola Croatoan, stesso destino di Black Bart nel 1888 e della nave Carroll A. Deering dove l’ultima parola scritta sul diario di bordo era proprio “Croatoan” mentre tutto l’equipaggio era scomparso nel nulla. La lista è davvero lunga ma come abbiamo detto all’inizio è probabile che queste storie siano state alimentate dalla leggenda dell’isola di Roanoke… Oppure sotto le leggende si nasconde qualcos’altro? Chissà…

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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