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Shanti Devi – Una storia di reincarnazione

20 Giu
Shanti Devi – Una storia di reincarnazione

Il caso internazionalmente acclamato da Shanti Devi è uno dei più spettacolari della storia se non il più incredibile in assoluto. Molti considerano questo caso come la prova definitiva che la reincarnazione è possibile. Shanti Devi nacque a Delhi, in India, nel 1926 frutto di una famiglia economicamente agiata. Quella che sembrava una bambina del tutto normale iniziò a chiamare l’attenzione di coloro che la circondavano all’età di 4 anni, età nella quale iniziò a parlare e a dire frasi molto articolate, ma quello che richiamava l’attenzione era la storia che ripeteva in continuazione. Shanti raccontava una drammatica sequenza di eventi accaduti in un’esistenza precedente, infatti questa piccola bambina raccontava di aver vissuto una vita precedente sotto il nome di Lugdi Devi ed era la moglie di un uomo chiamato Kedarnath, ma i dettagli non si fermano qui, diceva anche di avere tre figli e che vivevano tutti a Mathura, una città che si trova circa a 150 chilometri da Delhi. I genitori inizialmente credevano che la fantasia della bambina insieme alla solitudine fossero il combustibile di queste storie così strane, ma successivamente Shanti iniziò a fornire più dettagli riguardo alla sua storia, dettagli così specifici che iniziarono a preoccupare la sua famiglia. La bambina non soltanto raccontava di avere una famiglia precedente, ma riusciva a ricordare la città di Mathura parlando delle sue vie, dove vendevano certi prodotti e ovviamente si ricordava anche l’indirizzo della via dove era vissuta. La bambina ripeteva la sua storia fino a diventare una vera e propria ossessione, cercava in tutti i modi di convincere i suoi attuali genitori che era tutto reale.

Temendo a quel punto che la bambina soffrisse di un disturbo psicologico, i suoi si misero in contatto con dei medici. Shanti, come sempre, raccontò di nuovo la sua storia ma in questo caso aggiunse anche un particolare che rendeva la vicenda ancor più drammatica. Quando il medico le chiese che fine avesse fatto la sua famiglia precedente lei semplicemente disse che non lo sapeva, ricordava solo di essere morta durante il parto del suo terzo figlio verso la fine del 1925, ossia un anno prima della sua seconda nascita a Delhi. Non del tutto sconvolto il medico chiese che cosa fosse per lei un parto e la bambina descrisse tutto il quadro e lo stress fisico e mentale al quale solo una donna in quello stato viene sottoposta, dettagli ed emozioni che solo una donna matura che aveva partorito è in grado di raccontare. I medici e gli psicologici che la ascoltarono nei diversi anni di analisi, test e prove di diversa natura, giunsero sempre alla stessa diagnosi: Shanti era una bambina sana sia psicologicamente che fisicamente e quello che raccontava non erano sogni, allucinazioni o fantasie, ma veri e propri ricordi anche se scientificamente ciò non era spiegabile. Quando Shanti compì nove anni, suo zio, il Professor Kishen Chand, decise di fare qualcosa che fino ad allora a nessuno era mai venuto in mente. Kishen scrisse una lettera a Kedarnath, il presunto ex marito di Shanti, e la inviò all’indirizzo di Mathura che la ragazzina aveva ripetuto così tante volte. Tra i parenti e gli amici della famiglia Devi si creò una grande attesa, sarà tutto vero? Esiste una persona chiamata Kedarnath che vive a Mathura presso l’indirizzo indicato da Shanti? Non rimaneva che aspettare per scoprirlo.

Mentre mille dubbi e paure consumavano le menti della famiglia di Shanti, a 150 chilometri da Delhi, quella lettera giungeva alla sua destinazione. Pandit Kedarnath Chaubey aprì una lettera indirizzata a nome suo dove un certo professor Kishen Chand scriveva una storia incredibile quanto impossibile e gli veniva chiesto di recarsi il prima possibile a Delhi per poter incontrare una bambina di nome Shanti. Kedarnath incredulo, spaventato e sorpreso cercava in tutti i modi di trovare una spiegazione, così inizialmente pensava che Kishen fosse in realtà qualcuno che stava cercando di approfittarsi di lui, che in qualche modo voleva prendersi parte dell’eredità lasciata dalla sua defunta moglie Lugdi morta nel 1925. Kedarnath spaventato e preoccupato di essere coinvolto in una faccenda losca decise, prudentemente, di rimanere a Mathura e contattò un suo parente che risiedeva a Delhi, spiegandogli la situazione. Kedarnath quindi scrisse una lettera a suo cugino chiedendogli esplicitamente di visitare la famiglia di questa ragazzina e di osservare la situazione per comprendere bene il mistero che si celava dietro questa faccenda.

Il cugino di Kedarnath noto come Knajimal, in incognito, fece delle ricerche riguardo alla famiglia misteriosa. Inizialmente chiese ai vicini sulla reputazione dei Devi, ma tutti risposero che erano delle brave persone, successivamente per completare la sua missione s’inventò una scusa di natura commerciale per farsi invitare a cena dalla famiglia. La sera in cui Knajimal si presentò alla casa dei Devi, Shanti stava aiutando sua madre in cucina a preparare la cena con cui avrebbe deliziato il loro ospite e non appena avvertì il suono alla porta si precipitò ad aprirla per scoprire di chi si trattasse. Passarono alcuni minuti prima che la mamma di Shanti, allarmata per non aver sentito più alcun rumore, si presentò di persona a ricevere l’ospite. Quello che vide fu una scena alquanto strana: la piccola Shanti era rimasta bloccata davanti alla porta, completamente attonita alla vista di Knajimal come se avesse visto un fantasma. L’uomo si presentò come il fratello di Kedarnath ma la piccola squadrò il soggetto e disse che non era vero, lui in realtà era il cugino minore di Kedarnath. Knajimal non credette alle sue orecchie, com’era possibile che quella bambina conoscesse un legame così preciso. Durante l’incontro Shanti venne interrogata su diversi aspetti della sua vita precedente, ma lei rispose immediatamente a tutte le domande e senza mai dubitare, fornendo anche dettagli precisi tanto da sconvolgere il loro ospite e soprattutto i suoi familiari. Insomma avevano di fronte la prova che la reincarnazione è possibile. Ad un certo punto Knajimal emozionato si mise a piangere e dovette confessare di non essere il fratello di Kedarnath ma il cugino, rivelò inoltre le sue vere intenzioni e confermò ogni parola che la bambina ripeteva dai suoi quattro anni di età, ossia che suo cugino di nome Kedarnath viveva a Mathura con i suoi tre figli ed era rimasto vedovo nel 1925. Uno dei dettagli più incredibili di quell’incontro fu che quella piccola bambina di 9 anni conosceva perfettamente il dialetto della lingua locale di Mathura e sapeva anche dove avevano nascosto dei soldi in caso di emergenza.

Knajimal ancora incredulo scrisse a suo cugino implorandogli di presentarsi il prima possibile a Delhi per verificare con i proprio occhi e sentire con le proprie orecchie questa ragazzina che parlava di cose che solo la sua ex moglie poteva sapere, episodi della loro vita che nessun altro potrebbe mai essere venuto a conoscenza. I familiari di Shanti erano spaventati di quello che sarebbe successo, ma ormai le decisioni erano prese e la curiosità di scoprire la verità rimane uno dei sentimenti più forti e incontrastabili di questo mondo. Kedarnath ancora molto diffidente ma incuriosito rispose attraverso una lettera dicendo che si sarebbe presentato insieme alla sua famiglia. Detto fatto! Kedarnath si presentò a casa dei Devi insieme a suo cugino e a uno dei suoi figli il 13 novembre del 1935. Cercarono di depistare Shanti ancora una volta: Kedarnath si presentò a tutti come il fratello di Knajimal ma la bambina scoprì la sua maschera dicendo che non era affatto vero e che lui in realtà era il suo ex marito e quando lei era in vita si chiamava Lugdi. La piccola bambina inoltre vedendo suo figlio si mise a piangere e lo abbracciò con molta forza. Il bambino si chiamava Navneet e anche se non era mai riuscita a conoscerlo perché era morta durante il suo parto,  disse che la sua anima e il suo spirito sapevano che fosse proprio lui.  Gli regalò anche tutti i suoi giocattoli anche se il bambino era più grande di un anno rispetto a lei.

Le persone presenti quel giorno raccontano che durante l’incontro ci furono pianti ed emozioni indescrivibili in quella casa, sembrava di assistere a qualcosa di mistico. Ci furono lacrime, stupore e curiosità. Kedarnath sempre più confuso fece tante domande quante gliene vennero in mente e presto si rese conto che era tutto reale, solo la sua ex moglie Lugdi poteva sapere quali erano i dolci che preparavano per le feste, come e dove erano posizionati i mobili nella sua casa a Mathura, dove si erano incontrati per la prima volta lui e Lugdi e soprattutto quali promesse si erano fatti a vicenda durante la loro relazione. La bambina in lacrime rispose a tutte le domande correttamente raccontando anche cose che Kedarnath aveva già dimenticato. I vicini, sentendo tutto quel rumore e pianti provenire dalla casa dei Devi, incuriositi si affacciarono per vedere che cosa stesse succedendo e così ben presto la notizia si diffuse a macchia d’olio: Una bambina di nome Shanti era la reincarnazione di una donna morta durante un parto. Una storia incredibile! Kedarnath, tanto sbalordito quanto felice, decise di tornare a Mathura, doveva raccontare tutto al resto della sua famiglia. Nel frattempo la storia della bambina reincarnata aveva raggiunto i principali mezzi di comunicazione indiani dell’epoca e stava diventando una faccenda di stato. Il signor Deshbandhu Gupta, il presidente in quel momento di una grande catena di pubblicazioni chiamata All-India Newspaper Publishers Association e membro del Parlamento dell’India, ordinò di effettuare un’indagine del caso in via semi-ufficiale. Quindi venne nominata una commissione ad honorem guidata da Gupta stesso per sottomettere Shanti Devi ad una prova finale e definitiva.

Una mattina, a pochi giorni di distanza dall’ultimo incontro con Kedarnath. Una comitiva composta dalla bambina prodigio, i suoi genitori, il signor Gupta e altri membri illustri, partirono col treno verso Mathura. La prima prova fu che sul convoglio stesso vi era una persona che la bambina in teoria non aveva mai incontrato prima: Era un uomo di mezza età ma Shanti appena lo vide disse che era il fratello maggiore di Kedarnath e disse anche che si chiamava Babu Ram Chaubey. Fatto assolutamente vero. Una volta giunti alla stazione di Mathura vi era tutta una folla di curiosi ad accogliere Shanti e lei iniziò a sentirsi strana, tutta quella confusione e quel rumore l’avevano disorientata. Racconta che iniziò ad avere dei flash dei suoi vecchi ricordi. Gupta le chiese di andare senza l’aiuto di nessuno a quella che lei ricorda essere la casa della sua vita precedente. La bambina iniziò a muoversi in quelle strade e via via che faceva dei passi osservava i luoghi, le persone di quella città e iniziò a parlare il dialetto locale ricordando con chiarezza anche altri dettagli. Quindi, seguita da una folla impressionante di persone, camminò fino a una casa bianca, lei confusa disse: “È questa la casa ma io me lo ricordo di un altro colore, era gialla “, fatto confermato da Kedarnath che l’aveva fatta dipingere di bianco poco dopo la scomparsa di Lugdi.

Ad attenderla vi erano i suoi figli i quali rimasero esterrefatti nel vedere quella bambina piangere di gioia. In mezzo alla folla c’erano anche i genitori di Lugdi e i suoi suoceri. Lei riuscì a riconoscerli tutti e li chiamò per nome uno ad uno senza mai sbagliare, disse con certezza dove erano nascoste le rupie, raccontò di tutti i gioielli ricevuti negli anni narrando anche le loro storie, disse dove i suoi figli avevano delle cicatrici e come se le erano procurate. La folla e tutti i presenti rimasero a bocca aperta e a un certo punto Kedarnath gli chiese se si ricordava che fine avessero fatto i suoi anelli preziosi, dato che lui dopo la morte di Lugdi non era mai riuscito a trovarli. La bambina senza esitare segnalò un punto nel giardino dove poi venne trovata una scatola contente i preziosi oggetti, il tutto venne documentato dalla commissione di Gupta in modo rigoroso. Sebbene Shanti volesse rimanere con la sua ex famiglia, in realtà la legge indiana è molto chiara e dice che tutti i diritti familiari finiscono con la morte. Dunque Shanti non poteva in alcun modo essere riconosciuta in maniera legale come la madre dei piccoli. Inoltre Kedarnath si era anche risposato e perciò era ancor più complicato. Decise semplicemente di farsi da parte e lasciar loro vivere una vita normale senza interferire perché il suo amore e il legame spirituale che li unisce va aldilà di qualunque forma materiale e sapeva che prima o poi li avrebbe incontrati di nuovo.

Negli anni Shanti è stata sottoposta a diverse altre prove ma è sempre stata riconosciuta come una persona autentica e i ricordi e le emozioni che provava erano del tutto spontanei così anche i più scettici dovettero accettare che lei era la reincarnazione di Lugdi. Questo caso è stato più volte analizzato da esperti e curiosi di tutto il mondo, persino Mahatma Gandhi in persona si è interessato a Shanti e attraverso un comitato d’indagine raggiunse lo stesso verdetto di tutti gli altri. Il professor Indra Sen dell’Istituto Sri Aurobindo della città di Pondicherry, è in possesso di un archivio completo di questo enigmatico caso. Nel 1958 il Washington Post pubblicò alcune note di questo archivio insieme ad un’intervista in esclusiva con Shanti Devi rendendo il caso internazionale.  Shanti non si è mai sposata e dopo essere diventata un’insegnante si dedicò completamente ad offrire la sua esistenza agli altri. “Una donna devota alla carità e alla spiritualità” sono queste le parole con cui viene ricordata da tutti coloro che hanno avuto l’onore di conoscerla di persona. Morì nel dicembre del 1987, scrisse diversi libri e documentari dove vengono descritti i suoi ricordi e quella che è stata anche la sua esperienza durante il passaggio tra la vita e la morte. In India, fino al giorno d’oggi è considerata una prova inconfutabile  della reincarnazione.

Vi sembrerà incredibile ma ci sono molti casi simili a quello di Shanti, casi ugualmente incredibili dove persone ricordano dettagli di vite passate, uno di quei casi pensate parla di una bambina tornata in vita per denunciare il suo assassino fornendo anche le prove dell’omicidio, ma questi sono casi di cui vi parleremo in futuro. Quelli che credono nella reincarnazione dicono che dopo la morte lo spirito andrà ad occupare una forma materiale nuova e solo poche volte una persona riesce a ricordare le sue vite passate, ma ci sono alcune caratteristiche di ogni persona che rimarranno per sempre  perché sono intrinseche alla nostra essenza stessa.

Concludiamo questo caso raccontandovi un fatto intrigante: Due delle più grandi menti del diciasettesimo secolo sono Galileo Galilei e Isaac Newton. Pensate che l’anno di morte di Galileo è il 1642 e coincide con l’anno di nascita di Isaac Newton e quest’ultimo ha completato gli studi riguardanti i principi della dinamica iniziati da Galileo. Coincidenze?

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Pubblicato da su 20 giugno 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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