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Archivio mensile:giugno 2016

Daisy’s Destruction – Il video più atroce del Deep Web

Daisy’s Destruction – Il video più atroce del Deep Web

Ad oggi, se si vogliono vedere video dove la violenza fa da padrona, non bisogna guardare poi così tanto lontano. Per i più curiosi basta andare su motori di ricerca per trovare filmati che mostrano la morte in diretta e uno dei siti pubblici più famosi che mostrano immagini non adatte ai più sensibili è Rotten.com. Ogni settimana sembra portare con sé video virali osceni con contenuti che vanno dalla morte vera e propria di una persona a sparatorie della polizia, da decapitazioni terroristiche a disastri girati in alta definizione. La cosa incredibile è che molti di essi sono disponibili proprio qui su YouTube alla portata di tutti. Fortunatamente i contenuti più gore, come le svariate decapitazioni in diretta da parte dell’ISIS, vengono prontamente eliminati dalle autorità competenti anche se questo non vieta ai più rapidi di scaricarsi il contenuto. Tuttavia esiste un luogo dove persino le autorità faticano ad arrivare: il Deep Web, ed è proprio qui che le oscenità più indecenti dilagano senza un freno inibitore, oscenità di cui gli snuff movie ne fanno parte.

Per decenni, i dibattiti circa gli snuff movie, hanno avuto luogo coinvolgendo numerosissime persone, soprattutto dal momento in cui internet ci ha fornito i mezzi per caricare e distribuire contenuti con un semplice click. Molti sostengono che siano solo una leggenda, mentre altri insistono che la violenza nel mondo sia troppo reale per eliminare la possibilità che essa sia stata solo condivisa sotto forma di filmati, ma che ci potrebbe anche essere un intero mercato per condividerla al mondo. Arrivati a questo punto vi starete chiedendo, ma che cos’è uno snuff movie? Ebbene, nel gergo della cinematografia, l’espressione snuff, che in inglese significa “spegnere lentamente”, si riferisce a presunti video amatoriali realizzati sotto compenso in cui vengono mostrate torture su animali o essere umani realmente messe in pratica durante la realizzazione del film che terminano con la morte della vittima dopo strazianti minuti di agonia. Tali video farebbero parte di una rete commerciale enorme dai guadagni pazzeschi… Ebbene si, al mondo esiste gente così malata da pagare per vedere video di gente che viene realmente torturata e ammazzata e siccome non esiste limite al peggio, molti di questi filmati avrebbero come soggetto dei bambini aggiungendo quindi la pedofilia a questo cocktail di azioni orripilanti. In particolare esiste un video il quale si dice che sia il peggior mai creato da un essere umano, tanto terribile che la pagina dov’era stato pubblicato fu quasi immediatamente bloccata dall’FBI dopo essere stata per pochissimo tempo accessibile da chiunque. Oggi per poter recuperare questo video si deve far ricorso al Deep Web dove, con non poca difficoltà, si può trovare il filmato per non meno di 700 dollari. Sconsigliamo fortemente anche solo cercare questo video perché si possono avere grossi guai con la giustizia. In ogni singolo frame sono concentrati attimi terrificanti: pedofilia, sadismo, tortura… Il tutto subito da una bambina di non più di cinque anni. Stiamo parlando del video di Daisy’s Destruction.

Sono pochissimi quelli che hanno visto quelle terribili immagini, o almeno dicono di aver visto. Chi afferma di essere in possesso del video non lo vuole vedere di nuovo. Molti sono spinti dalla curiosità di vedere Daisy’s Destruction e considerano fortunati i pochi che hanno guardato quegli attimi di terrore, ma per il vostro bene vi auguriamo che quel video non capiti mai tra le vostri mani. Dalle svariate descrizioni, le immagini mostrerebbero una bambina che viene violentata e smembrata. Nei primi minuti la giovane viene molestata da più persone che litigano tra di loro per contendersi quella che considerano la loro preda, finché non si vede una donna. Successivamente un uomo comincia a violentare la bambina fino a lacerarli gli organi interni e dopo pochi minuti la donna comincia a smembrarla con un coltello. Chi ha visto queste scene dice che la parte più terrificante non erano tanto le immagini seppur terribili, quanto le urla della povera bambina, grida strazianti che hanno portato lo spettatore a mettere il muto o interrompere il video. Dopo questa oscenità si può vedere tutto il letto pieno di sangue, la bambina muore senza infine dire più nulla, solo la testa sembrava essere in preda a terribili convulsioni. Il video, che pare essere girato negli anni 80, è di qualità molto scadente e con tutta probabilità è parte di una sequenza più lunga. C’è una leggera sfocatura e sembra che il regista sia la prima volta che impugni una videocamera. La data e il luogo sono sconosciuti, l’unico dettaglio riguarda la bambina che viene chiamata più volte Daisy.

Ad oggi sono molte le leggende che aleggiano intorno a Daisy’s Destruction, nei vari blog su internet si leggono sempre dettagli diversi sui quei terribili attimi creando confusione sulla reale trama della storia. Questo unito al fatto che il video presenta contenuti troppo terribili per essere stato realizzato da una mente umana, ha portato a credere che il tutto fosse semplicemente una storia inventata, una classica creepypasta volta a inorridire o spaventare il lettore o in questo caso lo spettatore. Molti sono convinti che Daisy’s Destruction sia solo una leggenda, che l’uomo non possa spingersi così oltre. Invece è vero, tutto vero… Quelle grida, quelle torture, quelle sevizie a una bambina innocente non sono una leggenda, bisogna semplicemente non dare credito al primo che dice di aver visto il filmato perché ad oggi è quasi totalmente irreperibile.

20 febbraio 2015. La polizia filippina arresta Peter Gerard Scully, un cinquantunenne di origini australiane sospettato di abusi sessuali infantili, omicidio e sequestro di persona, dopo aver trovato il corpo di una ragazzina di 10 anni sepolto sotto una casa che aveva affittato a Malaybalay, nelle Filippine, dove era fuggito da Melbourne dopo essere stato accusato di bancarotta fraudolenta nel 2011. Qui ha iniziato a gestire materiale pedopornografico via internet offrendo un servizio pay-per-view in cui era possibile guardare video in streaming di torture e violenza sessuali su minori. Al momento del suo arresto, la polizia non era al corrente di tutte le atrocità commesse dall’uomo e solo in un secondo momento, grazie all’agente di ricerca Janet Francis, si scoprì l’intera rete di distribuzione di pornografia infantile creata da Scully. Dalle prime indagini si scoprì che Scully insieme ai sui complici Carmen Ann e Angel Alvarez, abusò e violentò tredici ragazze sotto i 15 anni uccidendone anche una, ma la ricerca era solo all’inizio e il peggio doveva essere ancora scoperto. Durante il processo Scully narrò eventi inquietantemente simili a quelli di Daisy’s Destruction. I video sequestrati dalla polizia riferiscono ogni tipo di abuso sessuale sui bambini, i poliziotti non erano mai stati dinnanzi a tale orrore prima d’ora quando a un certo punto, tra i svariati file di Scully, ne trovano uno intitolato “Daisy’s Destruction” e la verità su questo video è molto più atroce delle storie che si leggono su internet. Quando vennero chiesti chiarimenti del video a Scully, l’uomo non disse nulla al riguardo affermando solamente che alcune persone pagarono più di 7000 $ per vedere quel video. Successivamente si scoprì che la donna nel video è Carmen Ann e la bambina non superava i 2 anni di età. C’è anche un altro uomo presente nel video e pare essere l’altro complice di Scully, Alvarez, mentre il cameraman è lo stesso Scully.

Come fa a esistere un uomo con una mente così spregevole e perversa vi starete domandando… Secondo alcune testimonianze non confermate esisterebbe un altro video addirittura più malato di Daisy’s Destruction, girato dell’australiano, dal titolo Dafu Love. Le immagini mostrerebbero Scully che, insieme ad alcuni complici, torturerebbe a morte diversi bambini. Secondo le voci, il gruppo userebbe un martello e uno scalpello per sfondare il cranio a un bambino, ne squarterebbe un altro e sbatterebbe due bambini come cuscini uno contro l’altro fino a ucciderli. Molti hanno cercato prove dell’esistenza di Dafu Love ma mai nessuno ha trovato niente di concreto o così si dice, in quanto chi ammettesse di aver visto anche solo un frame starebbe in pratica confessando di aver commesso un crimine. Se Daisy’s Destruction è reale al 100%, forse Dafu Love rimane solo una leggenda come tanti altri presunti Suff Movie che circolerebbero nel tanto famigerato Deep Weeb.

Immagini e filmati di violenza, aggressioni, torture e omicidi sono dunque ormai onnipresenti. Tutto ciò apre una questione ben più ampia sulla natura umana e la sua perversa e oscura curiosità. A molti di voi sarà sicuramente venuto in mente anche il caso dell’omicidio di Junko Furuta, questo purtroppo famoso caso giudiziario ebbe come vittima una studentessa liceale giapponese, la cui morte fu causata da terribili sevizie subite da alcuni suoi coetanei alla fine degli anni ottanta, ma questo orribile caso di cronaca che non da spazio a ipotetiche invenzioni meriterebbe di essere raccontato in un video a parte, la lista delle torture inflitte alla povera ragazza, una più atroce dell’altra, è veramente lunga. Tornando invece all’arresto di Scully, ciò ha cancellato ogni dubbio circa la vera esistenza dei cosiddetti snuff movie e della loro rete commerciale, ma cosa ancor più certa è l’abisso sempre più profondo che la mente umana raggiunge, fin dove si spingerà ancora?

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Shanti Devi – Una storia di reincarnazione

Shanti Devi – Una storia di reincarnazione

Il caso internazionalmente acclamato da Shanti Devi è uno dei più spettacolari della storia se non il più incredibile in assoluto. Molti considerano questo caso come la prova definitiva che la reincarnazione è possibile. Shanti Devi nacque a Delhi, in India, nel 1926 frutto di una famiglia economicamente agiata. Quella che sembrava una bambina del tutto normale iniziò a chiamare l’attenzione di coloro che la circondavano all’età di 4 anni, età nella quale iniziò a parlare e a dire frasi molto articolate, ma quello che richiamava l’attenzione era la storia che ripeteva in continuazione. Shanti raccontava una drammatica sequenza di eventi accaduti in un’esistenza precedente, infatti questa piccola bambina raccontava di aver vissuto una vita precedente sotto il nome di Lugdi Devi ed era la moglie di un uomo chiamato Kedarnath, ma i dettagli non si fermano qui, diceva anche di avere tre figli e che vivevano tutti a Mathura, una città che si trova circa a 150 chilometri da Delhi. I genitori inizialmente credevano che la fantasia della bambina insieme alla solitudine fossero il combustibile di queste storie così strane, ma successivamente Shanti iniziò a fornire più dettagli riguardo alla sua storia, dettagli così specifici che iniziarono a preoccupare la sua famiglia. La bambina non soltanto raccontava di avere una famiglia precedente, ma riusciva a ricordare la città di Mathura parlando delle sue vie, dove vendevano certi prodotti e ovviamente si ricordava anche l’indirizzo della via dove era vissuta. La bambina ripeteva la sua storia fino a diventare una vera e propria ossessione, cercava in tutti i modi di convincere i suoi attuali genitori che era tutto reale.

Temendo a quel punto che la bambina soffrisse di un disturbo psicologico, i suoi si misero in contatto con dei medici. Shanti, come sempre, raccontò di nuovo la sua storia ma in questo caso aggiunse anche un particolare che rendeva la vicenda ancor più drammatica. Quando il medico le chiese che fine avesse fatto la sua famiglia precedente lei semplicemente disse che non lo sapeva, ricordava solo di essere morta durante il parto del suo terzo figlio verso la fine del 1925, ossia un anno prima della sua seconda nascita a Delhi. Non del tutto sconvolto il medico chiese che cosa fosse per lei un parto e la bambina descrisse tutto il quadro e lo stress fisico e mentale al quale solo una donna in quello stato viene sottoposta, dettagli ed emozioni che solo una donna matura che aveva partorito è in grado di raccontare. I medici e gli psicologici che la ascoltarono nei diversi anni di analisi, test e prove di diversa natura, giunsero sempre alla stessa diagnosi: Shanti era una bambina sana sia psicologicamente che fisicamente e quello che raccontava non erano sogni, allucinazioni o fantasie, ma veri e propri ricordi anche se scientificamente ciò non era spiegabile. Quando Shanti compì nove anni, suo zio, il Professor Kishen Chand, decise di fare qualcosa che fino ad allora a nessuno era mai venuto in mente. Kishen scrisse una lettera a Kedarnath, il presunto ex marito di Shanti, e la inviò all’indirizzo di Mathura che la ragazzina aveva ripetuto così tante volte. Tra i parenti e gli amici della famiglia Devi si creò una grande attesa, sarà tutto vero? Esiste una persona chiamata Kedarnath che vive a Mathura presso l’indirizzo indicato da Shanti? Non rimaneva che aspettare per scoprirlo.

Mentre mille dubbi e paure consumavano le menti della famiglia di Shanti, a 150 chilometri da Delhi, quella lettera giungeva alla sua destinazione. Pandit Kedarnath Chaubey aprì una lettera indirizzata a nome suo dove un certo professor Kishen Chand scriveva una storia incredibile quanto impossibile e gli veniva chiesto di recarsi il prima possibile a Delhi per poter incontrare una bambina di nome Shanti. Kedarnath incredulo, spaventato e sorpreso cercava in tutti i modi di trovare una spiegazione, così inizialmente pensava che Kishen fosse in realtà qualcuno che stava cercando di approfittarsi di lui, che in qualche modo voleva prendersi parte dell’eredità lasciata dalla sua defunta moglie Lugdi morta nel 1925. Kedarnath spaventato e preoccupato di essere coinvolto in una faccenda losca decise, prudentemente, di rimanere a Mathura e contattò un suo parente che risiedeva a Delhi, spiegandogli la situazione. Kedarnath quindi scrisse una lettera a suo cugino chiedendogli esplicitamente di visitare la famiglia di questa ragazzina e di osservare la situazione per comprendere bene il mistero che si celava dietro questa faccenda.

Il cugino di Kedarnath noto come Knajimal, in incognito, fece delle ricerche riguardo alla famiglia misteriosa. Inizialmente chiese ai vicini sulla reputazione dei Devi, ma tutti risposero che erano delle brave persone, successivamente per completare la sua missione s’inventò una scusa di natura commerciale per farsi invitare a cena dalla famiglia. La sera in cui Knajimal si presentò alla casa dei Devi, Shanti stava aiutando sua madre in cucina a preparare la cena con cui avrebbe deliziato il loro ospite e non appena avvertì il suono alla porta si precipitò ad aprirla per scoprire di chi si trattasse. Passarono alcuni minuti prima che la mamma di Shanti, allarmata per non aver sentito più alcun rumore, si presentò di persona a ricevere l’ospite. Quello che vide fu una scena alquanto strana: la piccola Shanti era rimasta bloccata davanti alla porta, completamente attonita alla vista di Knajimal come se avesse visto un fantasma. L’uomo si presentò come il fratello di Kedarnath ma la piccola squadrò il soggetto e disse che non era vero, lui in realtà era il cugino minore di Kedarnath. Knajimal non credette alle sue orecchie, com’era possibile che quella bambina conoscesse un legame così preciso. Durante l’incontro Shanti venne interrogata su diversi aspetti della sua vita precedente, ma lei rispose immediatamente a tutte le domande e senza mai dubitare, fornendo anche dettagli precisi tanto da sconvolgere il loro ospite e soprattutto i suoi familiari. Insomma avevano di fronte la prova che la reincarnazione è possibile. Ad un certo punto Knajimal emozionato si mise a piangere e dovette confessare di non essere il fratello di Kedarnath ma il cugino, rivelò inoltre le sue vere intenzioni e confermò ogni parola che la bambina ripeteva dai suoi quattro anni di età, ossia che suo cugino di nome Kedarnath viveva a Mathura con i suoi tre figli ed era rimasto vedovo nel 1925. Uno dei dettagli più incredibili di quell’incontro fu che quella piccola bambina di 9 anni conosceva perfettamente il dialetto della lingua locale di Mathura e sapeva anche dove avevano nascosto dei soldi in caso di emergenza.

Knajimal ancora incredulo scrisse a suo cugino implorandogli di presentarsi il prima possibile a Delhi per verificare con i proprio occhi e sentire con le proprie orecchie questa ragazzina che parlava di cose che solo la sua ex moglie poteva sapere, episodi della loro vita che nessun altro potrebbe mai essere venuto a conoscenza. I familiari di Shanti erano spaventati di quello che sarebbe successo, ma ormai le decisioni erano prese e la curiosità di scoprire la verità rimane uno dei sentimenti più forti e incontrastabili di questo mondo. Kedarnath ancora molto diffidente ma incuriosito rispose attraverso una lettera dicendo che si sarebbe presentato insieme alla sua famiglia. Detto fatto! Kedarnath si presentò a casa dei Devi insieme a suo cugino e a uno dei suoi figli il 13 novembre del 1935. Cercarono di depistare Shanti ancora una volta: Kedarnath si presentò a tutti come il fratello di Knajimal ma la bambina scoprì la sua maschera dicendo che non era affatto vero e che lui in realtà era il suo ex marito e quando lei era in vita si chiamava Lugdi. La piccola bambina inoltre vedendo suo figlio si mise a piangere e lo abbracciò con molta forza. Il bambino si chiamava Navneet e anche se non era mai riuscita a conoscerlo perché era morta durante il suo parto,  disse che la sua anima e il suo spirito sapevano che fosse proprio lui.  Gli regalò anche tutti i suoi giocattoli anche se il bambino era più grande di un anno rispetto a lei.

Le persone presenti quel giorno raccontano che durante l’incontro ci furono pianti ed emozioni indescrivibili in quella casa, sembrava di assistere a qualcosa di mistico. Ci furono lacrime, stupore e curiosità. Kedarnath sempre più confuso fece tante domande quante gliene vennero in mente e presto si rese conto che era tutto reale, solo la sua ex moglie Lugdi poteva sapere quali erano i dolci che preparavano per le feste, come e dove erano posizionati i mobili nella sua casa a Mathura, dove si erano incontrati per la prima volta lui e Lugdi e soprattutto quali promesse si erano fatti a vicenda durante la loro relazione. La bambina in lacrime rispose a tutte le domande correttamente raccontando anche cose che Kedarnath aveva già dimenticato. I vicini, sentendo tutto quel rumore e pianti provenire dalla casa dei Devi, incuriositi si affacciarono per vedere che cosa stesse succedendo e così ben presto la notizia si diffuse a macchia d’olio: Una bambina di nome Shanti era la reincarnazione di una donna morta durante un parto. Una storia incredibile! Kedarnath, tanto sbalordito quanto felice, decise di tornare a Mathura, doveva raccontare tutto al resto della sua famiglia. Nel frattempo la storia della bambina reincarnata aveva raggiunto i principali mezzi di comunicazione indiani dell’epoca e stava diventando una faccenda di stato. Il signor Deshbandhu Gupta, il presidente in quel momento di una grande catena di pubblicazioni chiamata All-India Newspaper Publishers Association e membro del Parlamento dell’India, ordinò di effettuare un’indagine del caso in via semi-ufficiale. Quindi venne nominata una commissione ad honorem guidata da Gupta stesso per sottomettere Shanti Devi ad una prova finale e definitiva.

Una mattina, a pochi giorni di distanza dall’ultimo incontro con Kedarnath. Una comitiva composta dalla bambina prodigio, i suoi genitori, il signor Gupta e altri membri illustri, partirono col treno verso Mathura. La prima prova fu che sul convoglio stesso vi era una persona che la bambina in teoria non aveva mai incontrato prima: Era un uomo di mezza età ma Shanti appena lo vide disse che era il fratello maggiore di Kedarnath e disse anche che si chiamava Babu Ram Chaubey. Fatto assolutamente vero. Una volta giunti alla stazione di Mathura vi era tutta una folla di curiosi ad accogliere Shanti e lei iniziò a sentirsi strana, tutta quella confusione e quel rumore l’avevano disorientata. Racconta che iniziò ad avere dei flash dei suoi vecchi ricordi. Gupta le chiese di andare senza l’aiuto di nessuno a quella che lei ricorda essere la casa della sua vita precedente. La bambina iniziò a muoversi in quelle strade e via via che faceva dei passi osservava i luoghi, le persone di quella città e iniziò a parlare il dialetto locale ricordando con chiarezza anche altri dettagli. Quindi, seguita da una folla impressionante di persone, camminò fino a una casa bianca, lei confusa disse: “È questa la casa ma io me lo ricordo di un altro colore, era gialla “, fatto confermato da Kedarnath che l’aveva fatta dipingere di bianco poco dopo la scomparsa di Lugdi.

Ad attenderla vi erano i suoi figli i quali rimasero esterrefatti nel vedere quella bambina piangere di gioia. In mezzo alla folla c’erano anche i genitori di Lugdi e i suoi suoceri. Lei riuscì a riconoscerli tutti e li chiamò per nome uno ad uno senza mai sbagliare, disse con certezza dove erano nascoste le rupie, raccontò di tutti i gioielli ricevuti negli anni narrando anche le loro storie, disse dove i suoi figli avevano delle cicatrici e come se le erano procurate. La folla e tutti i presenti rimasero a bocca aperta e a un certo punto Kedarnath gli chiese se si ricordava che fine avessero fatto i suoi anelli preziosi, dato che lui dopo la morte di Lugdi non era mai riuscito a trovarli. La bambina senza esitare segnalò un punto nel giardino dove poi venne trovata una scatola contente i preziosi oggetti, il tutto venne documentato dalla commissione di Gupta in modo rigoroso. Sebbene Shanti volesse rimanere con la sua ex famiglia, in realtà la legge indiana è molto chiara e dice che tutti i diritti familiari finiscono con la morte. Dunque Shanti non poteva in alcun modo essere riconosciuta in maniera legale come la madre dei piccoli. Inoltre Kedarnath si era anche risposato e perciò era ancor più complicato. Decise semplicemente di farsi da parte e lasciar loro vivere una vita normale senza interferire perché il suo amore e il legame spirituale che li unisce va aldilà di qualunque forma materiale e sapeva che prima o poi li avrebbe incontrati di nuovo.

Negli anni Shanti è stata sottoposta a diverse altre prove ma è sempre stata riconosciuta come una persona autentica e i ricordi e le emozioni che provava erano del tutto spontanei così anche i più scettici dovettero accettare che lei era la reincarnazione di Lugdi. Questo caso è stato più volte analizzato da esperti e curiosi di tutto il mondo, persino Mahatma Gandhi in persona si è interessato a Shanti e attraverso un comitato d’indagine raggiunse lo stesso verdetto di tutti gli altri. Il professor Indra Sen dell’Istituto Sri Aurobindo della città di Pondicherry, è in possesso di un archivio completo di questo enigmatico caso. Nel 1958 il Washington Post pubblicò alcune note di questo archivio insieme ad un’intervista in esclusiva con Shanti Devi rendendo il caso internazionale.  Shanti non si è mai sposata e dopo essere diventata un’insegnante si dedicò completamente ad offrire la sua esistenza agli altri. “Una donna devota alla carità e alla spiritualità” sono queste le parole con cui viene ricordata da tutti coloro che hanno avuto l’onore di conoscerla di persona. Morì nel dicembre del 1987, scrisse diversi libri e documentari dove vengono descritti i suoi ricordi e quella che è stata anche la sua esperienza durante il passaggio tra la vita e la morte. In India, fino al giorno d’oggi è considerata una prova inconfutabile  della reincarnazione.

Vi sembrerà incredibile ma ci sono molti casi simili a quello di Shanti, casi ugualmente incredibili dove persone ricordano dettagli di vite passate, uno di quei casi pensate parla di una bambina tornata in vita per denunciare il suo assassino fornendo anche le prove dell’omicidio, ma questi sono casi di cui vi parleremo in futuro. Quelli che credono nella reincarnazione dicono che dopo la morte lo spirito andrà ad occupare una forma materiale nuova e solo poche volte una persona riesce a ricordare le sue vite passate, ma ci sono alcune caratteristiche di ogni persona che rimarranno per sempre  perché sono intrinseche alla nostra essenza stessa.

Concludiamo questo caso raccontandovi un fatto intrigante: Due delle più grandi menti del diciasettesimo secolo sono Galileo Galilei e Isaac Newton. Pensate che l’anno di morte di Galileo è il 1642 e coincide con l’anno di nascita di Isaac Newton e quest’ultimo ha completato gli studi riguardanti i principi della dinamica iniziati da Galileo. Coincidenze?

 
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Pubblicato da su 20 giugno 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Tunguska – L’esplosione più terrificante mai avvenuta

Tunguska – L’esplosione più terrificante mai avvenuta

È passato oltre un secolo dalla misteriosa esplosione di Tunguska, un’esplosione che ha raso al suolo un’area delle dimensioni di Tokyo, e il dibattuto sull’evento continua tutt’oggi. Esistono ancora parecchi interrogativi riguardo ciò che si è schiantò sulla Terra, quanto grande era, di cosa era fatto. Alcuni si chiedono addirittura se l’oggetto misterioso fosse davvero venuto dallo spazio, oppure sia stata un esplosione da terra, mentre le speculazioni su UFO e sul famoso raggio della morte di Nikola Tesla sono vive più che mai…

30 giugno 1908, ora locale 7:14. Una terribile esplosione nei pressi del fiume Tunguska Pietrosa rade al suolo oltre 2.000 chilometri quadrati, abbattendo 80 milioni di alberi. Il rumore dell’esplosione viene udito fino a mille chilometri di distanza. A 500 chilometri molti testimoni affermano di aver udito uno scoppio assordante e visto sollevarsi una nube di fumo. A 65 chilometri altre persone che assistettero all’evento raccontano di aver visto il cielo spaccarsi in due e un grande fuoco coprire la foresta, dopodiché videro il cielo richiudersi in un fragoroso boato che spostò numerosi oggetti a qualche metro di distanza. Inoltre in tutta Europa, per diversi giorni dopo l’impatto, vengono riportate insolite notti luminose. Questo è stato il maggiore evento esplosivo naturale registrato nella storia recente in prossimità della Terra. Gli scienziati hanno calcolato che tale esplosione ebbe una potenza pari a 10 o 20 megatoni e per fare un paragone, vuol dire che è stata 1000 volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima. La teoria ad oggi più accreditata riguarda l’impatto di un meteorite e negli ultimi anni i ricercatori hanno ipotizzato che l’evento potrebbe essere stato innescato proprio da una meteora esplosa nell’atmosfera terrestre a 5-10 chilometri di altezza, larga 30 metri e pesante oltre 500.000 tonnellate. Recenti simulazioni effettuate con supercomputer suggeriscono però che l’asteroide che causò il danno fosse molto più piccolo. In particolare il fisico Mark Boslough, presso il Sandia National Laboratory di Albuquerque, afferma che l’oggetto avesse una larghezza non superiore a 20 metri e che esplodendo nell’atmosfera avrebbe generato un’onda supersonica di gas surriscaldato. Questa palla di fuoco avrebbe poi causato molteplici onde d’urto che hanno colpito il terreno, onde d’urto più forti di quelle che si pensava inizialmente.

Negli anni immediatamente successivi vennero eseguite delle spedizioni per cercare il luogo dell’impatto, fin quando il mineralologo russo Leonid Alekseevič Kulik credette di averlo identificato in una foresta abbattuta presso il bacino del fiume Tunguska Pietrosa. Con le spedizioni tra il 1927 e il 1939, Kulik raccolse numerosi indizi ma non riuscì mai a trovare meteoriti o tracce inequivocabili di materiale di origine extraterrestre. Altre spedizioni vennero effettuate dal 1950 fino ai giorni nostri e mediante analisi chimiche è stata rilevata la presenza di polveri con tracce di Nichel e Iridio. Nel 1999, una spedizione scientifica italiana riesce a esplorare la zona dell’esplosione e in particolare un piccolo lago, il Lago Cheko, a circa 10 chilometri dall’epicentro dell’esplosione, che viene interpretato come un cratere da impatto. Tuttavia non vennero trovate prove e prima che si potesse trovare qualche informazione in più, vennero tagliati i fondi.

Come abbiamo detto a inizio video, sono tante le ipotesi che si sono fatte strada durante gli anni per spiegare l’evento di Tunguska, una in particolare è stata formulata nell’ultimo decennio: e se l’esplosione non fosse venuta dall’alto ma dal basso? L’astrofisico Wolfgang Kundt presso l’Università di Bonn, in Germania, e altri esponenti, hanno suggerito che un’eruzione di gas naturale da kimberlite, un tipo di roccia vulcanica meglio conosciuta per i diamanti presenti a volte al suo interno, potrebbe esserne la causa. “Sarebbe arrivato dal mantello terrestre, a circa 3.000 chilometri di profondità”, dice Kundt. “Il gas naturale sarebbe risalito fino alla superficie espandendosi sempre di più fino a causare una grande esplosione”, conclude l’astrofisico tedesco. Quest’ipotesi potrebbe forse combaciare anche con le misteriose voragini che si sono aperte in Siberia? È tutto collegato? Quando si aprì la prima voragine nella penisola dello Yamal nel 2014, molti credevano si trattasse di una bufala, eppure negli anni seguenti se ne aprirono centinaia provocando un vero e proprio allarme dapprima tra i contadini locali, poi tra tutta la comunità scientifica. Complice la rete, si diffusero immediatamente le prime teorie su queste misteriose voragini. Molti teorici del complotto concentravano le loro ipotesi sulla presunta presenza di stazioni sotterranee missilistiche collegate tra loro da gallerie che si snodano fino al centro della terra, altri gridavano al complotto UFO, fatto sta che la comunità scientifica russa cercò di dare una spiegazione mettendo a tacere tutte le voci che troppo rapidamente si stavano diffondendo. Alcuni studiosi ritengono che le voragini siano state provocate dall’esplosione di bolle di gas naturale, in gran parte metano, che si trovavano nel sottosuolo. Secondo alcune stime, tali esplosioni hanno avuto in totale una potenza paragonabile allo scoppio di 11 tonnellate di tritolo. Secondo altre ipotesi i colpevoli potrebbero essere i cambiamenti climatici che sempre più incessantemente stanno modificando l’essenza del nostro pianeta.

Qualche anno prima che queste voragini facessero la loro comparsa in rete, esisteva una storia con dei risvolti inquietanti, la zona? Sempre la Siberia, il soggetto? Sempre una voragine. La vicenda narra di un gruppo di ricercatori russi che avevano perforato, in un luogo non meglio precisato della Siberia, un buco profondo 14 chilometri. Secondo la loro testimonianza, nelle profondità di questa cavità avrebbero rilevato una temperatura di 1100 gradi circa e cosa ancor più inquietante avrebbero registrato delle urla, urla che potete sentire proprio QUI. Secondo alcuni, sarebbero le anime dannate che si trovano all’Inferno e tali urla sono il dolore e la sofferenza patiti nell’altro mondo. Oggi questa storia è stata bollata semplicemente come leggenda metropolitana anche se c’è chi non mette in dubbio la sua veridicità. La cosa certa è che molte vicende strane in questo mondo hanno luogo proprio tra le gelide steppe siberiane, un posto per buona parte ancora inesplorato, ricco di mistero e fascino.

Ritornando all’evento di Tunguska, abbiamo detto che l’ipotesi più probabile riguarda l’impatto di un meteorite nell’atmosfera, ma come ogni caso di cui non si ha una spiegazione certa, si sono fatte strada numerose teorie alternative. Dopo la seconda guerra mondiale e il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, le foto delle città sono state comparate con le foto aeree dell’area dell’esplosione di Tunguska ed erano spaventosamente simili. Questo unito al fatto che non erano state trovate tracce di meteoriti, portò a credere che ci fu una vera e propria esplosione nucleare, ma chi mai nel 1908 possedeva una tale tecnologia? Probabilmente nessuno e proprio per questo molti propendono per una qualche arma aliena. Altre teorie vedono l’annichilimento di antimateria, il passaggio di un piccolo buco nero, ma forse l’ipotesi alternativa più famosa riguarda uno scienziato che molto spesso è stato oggetto di teorie controverse: Nikola Tesla. L’esplosione di Tunguska sarebbe stata provocata proprio dallo scienziato di origini serbe che stava conducendo un esperimento sul raggio della morte e lo inviò in direzione della Siberia. Il raggio della morte è un’ipotetica arma segreta sviluppata da Tesla. Non vi sono prove circa l’esistenza di tale arma, solo lettere e dichiarazioni di personale militare o civile. Secondo le intenzioni, avrebbe dovuto trattarsi di un’arma estremamente potente, in grado di colpire a grande distanza le truppe nemiche, far esplodere i carri armati e gli aerei nemici in volo. Tesla l’avrebbe sperimentata proprio inviando un raggio in Siberia e dopo essersi reso conto della sua terribile potenza, l’avrebbe smantellata prima che finisse in mani sbagliate.

Come avete potuto ascoltare, esistono tante teorie affascinanti, da quella più accreditata come l’esplosione di una meteora a quelle che vedono in campo complotti o spiegazioni controverse. Le speculazioni su ciò che è avvenuto il 30 giugno 1908 in Siberia non finiranno mai e il mistero rimarrà imbrigliato in quel gelido paesaggio ricco di interrogativi.

 
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Pubblicato da su 13 giugno 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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L’uomo di Taured – Un misterioso viaggiatore

L’uomo di Taured – Un misterioso viaggiatore

Questa storia ancora oggi continua a dare parecchi rompicapo a persone di tutto il mondo, non si conosce esattamente quello che è successo dato che i diretti protagonisti non hanno mai rilasciato una versione ufficialmente, ma non l’hanno nemmeno smentita e perciò rimane uno degli aneddoti più bizzarri e uno dei misteri più offuscati che si celano negli archivi dell’Aeroporto di Tokyo. D’altronde i giapponesi, orgogliosi come sono, non si sbilanciano sulla storia lasciando che un alone di mistero seppellisca questa vicenda una volta per tutte.

Questo evento sconcertante si è svolto durante una giornata apparentemente normale in uno dei giorni più noiosi di un’estate particolarmente torrida di Tokyo nel 1954. All’aeroporto di Haneda le cose procedevano come al solito fino a quando ciò che sembrava solo uno dei tanti aerei provenienti dall’Europa fece scalo. Questo aereo trasportava un passeggero alquanto inusuale. Le persone scese dal velivolo si avvicinarono alla dogana per i controlli e in mezzo alla folla spiccava un uomo caucasico di mezza età, particolarmente alto e vestito da uomo d’affari. Una volta giunto alle postazioni di controllo, l’uomo spiego che in viaggio per affari, uno dei tre viaggi fatti fino a quel momento. Ricordiamo che nel 1954 erano trascorsi solo nove anni dalla seconda guerra mondiale e il Giappone distrutto cercava di ricomporre piano piano la propria identità e le relazioni internazionali, perciò facevano particolarmente attenzione agli stranieri che giungevano dall’Europa. Quando l’uomo prese in mano il suo passaporto e lo diede ai funzionari ebbe inizio questo affascinante mistero. Gli ispettori di sicurezza dopo aver letto il nome del paese in cui era stato emesso tale documento si scambiarono un’occhiata di perplessità. Il passaporto aveva stampato in lettere dorate “Passaporto di Taured”. I funzionari che ovviamente non avevano mai sentito parlare di questa nazione, credevano che si trattasse di una specie di scherzo anche se l’uomo dinnanzi a loro sembrava più spazientito che divertito. Controllando il passaporto i funzionari verificarono che lo strano soggetto aveva usato tale documento per fare diversi viaggi in tutta Europa ed effettivamente c’erano anche i timbri dei precedenti viaggi a Tokyo, come egli stesso aveva dichiarato. Sembrava proprio un documento ufficiale e autentico.

Il misterioso viaggiatore parlava un giapponese modesto e la sua lingua principale era il francese anche se conosceva molte altre lingue europee e un’ulteriore conferma che era un viaggiatore abituale erano le banconote che portava con se di diversi paesi principalmente europei. Per fare ulteriori controlli il soggetto venne trasferito nella stanza degli interrogatori mentre il suo passaporto passò in mano ad esperti, inoltre gli venne chiesto di mostrare altri documenti per verificare la sua identità. L’uomo, che voleva solo uscire da lì e proseguire il suo viaggio di affari, collaborò in tutti gli aspetti e diede loro tutti i documenti che attestavano la sua provenienza, ma questo invece di chiarire l’equivoco si dimostrò controproducente. Tutti i suoi documenti, carta d’identità, patente, assicurazione, insomma proprio ogni singolo documento detenuto dall’individuo erano stati emessi dalla repubblica di Taured. La perplessità degli ispettori era superata solo da quella del viaggiatore dato che secondo lui non vi erano mai stati problemi in tutta la sua vita ed erano anni che viaggiava.

Ormai giunti ad una situazione paradossale, i funzionari dell’aeroporto chiesero esplicitamente dove si trovasse di preciso sulla mappa questa nazione. L’uomo sorpreso disse con un tono di sarcasmo che ovviamente si trovava tra la Francia e la Spagna. Spazientiti gli chiesero anche di indicare con il proprio dito dove si trovasse e gli portarono una cartina geografica. Quando l’uomo abbasso lo sguardo alla ricerca del suo paese natale, osservò che l’area da egli stesso indicata si chiama Andorra. A quel punto si sentì preso in giro e disse che la cartina era sbagliata perché il suo paese, che per altro aveva una storia millenaria, si trovava proprio in quel punto e si chiamava Taured non Andorra. I funzionari cercarono di spiegare che quella nazione non è mai esistita ma nello stesso tempo l’individuo replicava invece di si e sollevava la questione di come avesse fatto anche solo a salire sull’aereo e a intraprendere i viaggi precedenti senza problemi se i suoi documenti non sono in regola. Questa situazione non stava portando da nessuna parte ma frustrava solo entrambi i contingenti in discussione, dato che qualunque spiegazione razionale portava ad un vicolo senza via d’uscita. Dopo qualche ora arrivarono i risultati degli esperti che avevano analizzato nei minimi dettagli il passaporto ed il verdetto fu che esso era del tutto un passaporto autentico ed erano anche autentici tutti i timbri aeroportuali internazionali, ma nello stesso tempo nessuno degli aeroporti indicati poteva confermare di aver mai avuto a che fare con alcun passaporto di una nazione chiamata Taured, quindi l’enigma principale rimaneva ancora irrisolto: che nazione è Taured?

I giapponesi decisero di chiamare l’azienda per cui l’uomo diceva di lavorare e purtroppo anche in questo caso la soluzione si rivelo un completo fiasco. L’azienda non soltanto disse di non aver mai sentito di quell’uomo, ma anche di non essere a conoscenza del paese nominato, anche se l’uomo portava con se una serie di documenti e attestati che dimostravano il contrario, inoltre vennero anche contattati i membri della compagnia con i quali avrebbe dovuto concludere degli affari lì a Tokyo, ma anche loro affermarono di non avere idea di chi fosse questo soggetto. Il misterioso viaggiatore più confuso che mai propose allora di provare a chiamare l’Hotel in cui aveva prenotato una stanza per il suo soggiorno… L’Hotel disse di non aver nessuna stanza prenotata a nome suo. A quel punto le autorità Giapponesi, non potendo fare altro per cercare di risolvere la situazione si attennero al protocollo riguardanti i viaggiatori ignoti e chiesero l’intervento della polizia. Il soggetto in uno stato confusionale venne trasferito sotto la custodia di autorità di sicurezza speciali in un edificio per trascorrervi la notte. Inoltre come da protocollo vennero piantonate  due guardie armate e ben addestrate di fronte alla sua stanza perché il mattino seguente sarebbe stato torchiato non più da semplici funzionari aeroportuali, ma da agenti di sicurezza nazionale specializzati in spionaggio dato che la sua situazione era precipitata fino al punto da essere considerato una spia e un pericolo per la sicurezza nazionale giapponese.  L’uomo senza mai opporre resistenza chiese solo qualcosa per il mal di testa e appena fu dentro la sua stanza si buttò sul letto, probabilmente sperando che al suo risveglio tutto finisse e che tutto fosse solo un brutto incubo.

Il mattino seguente un team composto da poliziotti di Tokyo e da agenti di sicurezza della PSIA si recò presso l’edificio dove l’avevano lasciato. Le guardie che avevano sorvegliato tutta la notte riferirono che il soggetto non è mai uscito dalla stanza e non hanno sentito alcun rumore particolare, ma quando la porta venne aperta l’ultimo dettaglio inquietante di questa storia si materializzò davanti agli occhi scioccati delle autorità. L’uomo che diceva di provenire da Taured, come nell’ultimo numero di un illusionista, sparì nel nulla. Non vi era traccia di lui in tutta la stanza, compresi i suoi effetti personali e l’unica via di uscita era una finestra chiusa che si riversava in una strada affollata. Per qualunque persona normale cercare di scappare attraverso la finestra significava la morte data l’altezza dell’edificio. Le guardie che non si erano mosse per un solo istante dalla porta non potevano far altro che cercare con disperazione l’uomo in ogni angolo. L’incredulità venne rapidamente sostituita dalla rabbia, le autorità ovviamente si sentivano prese in giro ma non riuscendo a trovare una spiegazione a questa bizzarra vicenda decisero di seppellire tutta la storia e di non parlarne mai più.

A partire dagli anni 60 iniziò a circolare questa storia solo grazie al fatto che durante la disperata ricerca dei funzionari aeroportuali giapponesi, cercando di scoprire il paese di origine dello sconosciuto viaggiatore, contattarono aeroporti di tutto il mondo per chiedere l’autenticità dei timbri di quel passaporto strano che portava la scritta Taured come nazione. Negli anni diverse sono state le ipotesi che si sono fatte e una delle teorie che riscontra più seguaci è quella del viaggiatore interdimensionale, ossia una persona che in un momento della sua esistenza, per ragioni a noi non ancora note, si ritrova a vivere in un mondo che non è come quello conosciuto fino a quel momento. Insomma, un soggetto che attraversa un portale interdimensionale e si ritrova a vivere una realtà che esiste in un universo parallelo. Pensate che in tutto il mondo ci sono tantissime persone che descrivono esperienze simili, riconducibili a questi viaggi interdimesionali.

Una di queste è  Carol Chase McElheney che racconta una storia alquanto bizzarra accaduta nel 2006. Durante un viaggio da Perris, California, a San Bernardino decise di fermarsi a Riverside che è la sua città natale, ma appena entrò in quella che lei considerava la sua città, capì subito che c’era qualcosa di così strano e di anomalo, tanto da interrogarsi se si trovasse nella città giusta. Carol non credendo ai suoi occhi dovette controllare più volte la cartina geografica e le insegne, ma tutto indicava che si  trovasse proprio a Riverside. Lei sostiene che non solo non riusciva a trovare la sua casa d’infanzia o quella degli altri membri della famiglia e dei suoi amici, in realtà lei non riusciva a riconoscere nessuna delle case di quella città. Anche il cimitero dove sono stati sepolti i suoi nonni era solo uno spazio recintato con dell’erba molto alta e mal curata. Credendo quindi di trovarsi nella città sbagliata, cercò di allontanarsi ma poi vide qualcosa di familiare. Si trattava della sua scuola media. ma in uno stato malridotto e pieno di graffiti sulla facciata come se fosse abbandonata da moltissimi anni, inoltre quest’atmosfera sinistra era perenne in quella città; perfino le persone che la abitavano sembravano strane e moribonde. Presa dalla paura si allontanò il più in fretta possibile senza voltarsi indietro. La donna non raccontò mai a nessuno della sua esperienza fino al giorno della morte di suo padre, giorno in cui dovette tornare a Riverside per il suo funerale. Al suo ritorno da quell’ultimo brutto incontro vide che era di nuovo tutto normale come nei suoi ricordi di infanzia: la scuola, il cimitero, la sua ex casa. Carol, cercando di dare una spiegazione, dice che forse era entrata in qualche modo in una dimensione parallela in cui Riverside è un luogo molto più pauroso e macabro.

Una storia simile viene raccontata da Lerina Garcia. La donna afferma che un giorno di luglio del 2008 si svegliò in un letto che non era il suo perché c’erano strani dettagli come il colore delle lenzuola e perfino quello del suo pigiama che era diverso rispetto a quello che ricordava di indossare la notte precedente. Le cose però divennero ancor più strane quando raggiunse il suo posto di lavoro: il suo ufficio in realtà non c’era più o meglio era su un altro piano. Al suo ritorno in appartamento invece di trovarsi con il suo attuale fidanzato si ritrovò il suo ex, il quale si comportava come se nulla fosse successo quando in realtà avevano interrotto la loro relazione da molti mesi. Inizialmente credeva di essere impazzita e dopo diverse analisi non vennero trovati particolari sintomi o disfunzioni della sua psiche. Lerina davvero crede di aver vissuto una vita diversa fino a quel giorno d’estate del 2008 e a differenza di Carol Chase, Lerina non ritornò mai in quella che ricorda come “vita precedente”, infatti rimase intrappolata in questo mondo.

Ritornando al misterioso viaggiatore, una possibile spiegazione potrebbe essere che costui era arrivato da qualche altra dimensione parallela in cui Andorra si Chiama Taured, per poi ritornare in qualche modo alla sua dimensione di appartenenza. Un’altra spiegazione invece dice che il misterioso viaggiatore era in realtà una spia, questo spiegherebbe la sua grande capacità di riprodurre fedelmente i timbri aeroportuali e una grande quantità di documenti contraffatti in modo preciso, inoltre il suo addestramento potrebbe averlo aiutato a fuggire dalla finestra e a mentire al momento di essere interrogato, ma per quale motivo allora scegliere il nome di una nazione inesistente per i documenti falsi rischiando di richiamare l’attenzione? Ci sono diversi dettagli in questa storia a noi sconosciuti e per quello che ci è dato sapere l’uomo di Taured rimarrà per sempre un mistero. Forse in questo momento in un’altra dimensione, un Fuoco di Prometeo alternativo racconta la storia di un uomo misteriosamente scomparso in volo da Taured in Giappone nell’estate del 1954 e poi ricomparso in un edificio abbandonato di Tokyo, chissà…

 
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Pubblicato da su 6 giugno 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Mostro di Firenze – Un incubo della cronaca italiana

Mostro di Firenze – Un incubo della cronaca italiana

Nella quasi totalità dei nostri casi, gli eventi narrati sono avvenuti in paesi stranieri, in particolare negli Stati Uniti. Ciò però non vuol dire che il nostro Paese, l’Italia, sia privo di fatti di cronaca inquietanti, della presenza di efferati serial killer, di eventi senza spiegazione o luoghi misteriosi. L’Italia ha alle spalle migliaia di anni di storia carica delle più disparate leggende, ma ora non siamo qui per raccontarvi di una di queste, bensì per esporvi un fatto di cronaca fin troppo reale. Questa è la storia di un assassino che divenne famoso per il suo terribile modus operandi: egli mirava sempre giovani coppie uccidendole a sangue freddo a una distanza ravvicinata con una Beretta calibro .22 e mutilava gli organi sessuali della donna. Questo killer è stato il presunto responsabile di 16 omicidi avvenuti tra il 1968 e il 1985: stiamo parlando di quello che oggi è conosciuto come Mostro di Firenze.

21 agosto 1968. È mezzanotte. In segreto due amanti, Antonio Lo Bianco di 29 anni e Barbara Locci di 32, appartati all’interno della macchina del giovane, sono intenti in preliminari amorosi. Sul sedile posteriore dell’auto dorme Natalino Mele di 6 anni, figlio di Barbara e di suo marito, Stefano Mele. Una figura misteriosa si avvicina all’auto, si sentono i rumori dei passi sull’asfalto e senza che la coppia si accorga di chi si stia avvicinando all’auto, esplodono otto colpi di pistola da distanza ravvicinata; quattro colpiscono l’uomo e quattro la donna. Le indagini successive recupereranno solo cinque bossoli di una Beretta calibro .22. Poche ore dopo il piccolo Natalino suona alla porta di una casa ad oltre 2 chilometri di distanza da dove era parcheggiata l’automobile. Il proprietario che era sveglio si affaccia alla finestra e scorge il bambino che dice: “Aprimi la porta che ho sonno e dopo riaccompagnami a casa perché mia mamma e lo zio sono morti in macchina…”. Questo è quello che anni più tardi sarà reputato come il primo assassinio del Mostro di Firenze anche se nel frattempo in carcere è finito Stefano Mele, condannato a una pena di 14 anni nonostante le molte incongruenze. Il primo delitto di una lunga e sanguinosa serie, infatti passarono ben sei anni prima che il misterioso assassino colpisse ancora. 1974. Le vittime sono ancora due giovani, una coppia: Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini di 19 e 18 anni. I colpi esplosi sono ancora otto, cinque verso l’uomo e tre verso la donna che tuttavia non la uccidono. Stefania viene trascinata violentemente fuori dall’auto, non poteva fuggire a causa delle profonde ferite alle gambe causate dai proiettili. Viene infine uccisa con tre coltellate allo sterno ma l’assassino non si accontenta, infatti la colpisce altre 96 volte così violentemente da causare, in sede processuale, lo svenimento di un Carabiniere durante l’udienza in cui venivano mostrate le foto del corpo della ragazza. Infine l’assassino le penetra la vagina con un tralcio di vite, particolare che fece pensare a un qualche rito esoterico.

Il Mostro di Firenze, nome affibbiatogli dai media, cominciò a guadagnare la sua notorietà il 6 giugno 1981, dopo che i corpi del 30enne Giovanni Foggi e della sua fidanzata Carmela di Nuccio di 21 anni, vennero trovati vicino alla loro auto nei pressi di Mosciano di Scandicci, in provincia di Firenze.  I due si conoscevano da pochi mesi ma avevano già programmato di sposarsi, probabilmente avevano dei grandi progetti per il futuro, progetti che vennero distrutti ancora da otto colpi di pistola fatali, tre a Giovanni e cinque a Carmela, mentre erano ancora in macchina. Un particolare che era già avvenuto e che si ripeterà anche in alcuni omicidi successivi è che vennero trovati meno bossoli di quelli effettivamente usati. A quanto pare all’assassino non bastò aver semplicemente ucciso i due giovani dato che infierì sui cadaveri con colpi di coltello, inoltre trascinò la donna poco distante dall’auto, recise i suoi jeans e per mezzo di tre precisissimi fendenti ne asportò interamente il pube. I corpi dei due giovani vennero rinvenuti il mattino dopo e la polizia non poté fare a meno di notare le analogie con i due duplici omicidi avvenuti nel 1968 e nel 1974. La polizia stava cominciando a rendersi conto di aver a che fare con un killer seriale molto, molto cruento…

Gli investigatori inizialmente sospettarono di Enzo Spalletti, un autista di autoambulanze che era conosciuto in famiglia per essere anche un guardone, la cui macchina era parcheggiata vicino alla scena del crimine. Quando gli agenti della polizia lo interrogarono, diede prima risposte poi dettagli inerenti al delitto che però non erano ancora stati divulgati dalla stampa, dunque venne arrestato. Tuttavia, mentre l’uomo era ancora in carcere, un nuovo efferato omicidio portò la polizia a credere di aver arrestato l’uomo sbagliato. Le vittime sono ancora una giovane coppia in auto: Stefano Baldi di 26 anni e Susanna Cambi di 24. Anche loro avrebbero dovuto sposarsi entro pochi mesi ma la sera del 23 ottobre del 1981 non tornarono mai più a casa… Vivi. Ancora una volta colpi provenienti da una Beretta calibro .22, ancora una volta vengono ritrovati meno bossoli di quelli effettivamente usati e ancora una volta alla ragazza è stato escisso il pube. La polizia brancolava nel buio e otto mesi dopo ci fu un altro omicidio, il quinto! Questa volta il delitto si differenzia dai precedenti in  quanto il luogo in cui avviene l’aggressione non è appartato, inoltre non viene eseguita l’escissione degli organi sessuali femminili. Le vittime sono Paolo Mainardi, meccanico di 22 anni, e Antonella Migliorini di 19. L’assassino sopraggiunge favorito dall’oscurità ed esplode alcuni colpi verso la coppia. La ragazza muore sul colpo mentre Paolo viene solo ferito e riesce a fuggire, tuttavia in preda al panico non controlla la macchina che sbanda fuori strada. Un colpo di fortuna per l’assassino che avvicinandosi all’auto fredda il giovane. Quando viene scoperto l’omicidio Paolo respira ancora e viene immediatamente trasportato all’ospedale più vicino dove morirà il mattino seguente. Qualche giorno dopo arrivò alla polizia una lettera anonima che recitava: “Perché non andate a rivedere il processo di Perugia contro Stefano Mele?”. Si riferiva al primo omicidio avvenuto nel 1968 in cui era stato processato e condannato Stefano Mele, evidentemente l’assassino si stava prendendo gioco della polizia.

L’ondata di omicidi è incessante: 9 settembre 1983. Avviene l’omicidio di Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch, due turisti tedeschi di 24 anni. 29 luglio 1984. Vengono uccisi Claudio Stefanacci e Pia Rontini di 21 e 18 anni. Questa volta un particolare alquanto macabro sta nel fatto che l’assassino abbia asportato il pube della donna mentre era ancora in vita, seppur in agonia. 7 settembre 1985. Avviene l’ultimo omicidio, vengono assassinati Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, ragazzo e ragazza di origini francesi. Stesso modus operandi dei delitti precedenti.

A seguito di otto duplici omicidi avvenuti nell’arco di quasi 20 anni, gli investigatori non erano ancora in grado di trovare un colpevole definitivo. Vennero interrogate oltre 100.000 persone nella speranza di raccogliere ogni tipo di prova. Le indagini portarono alle porte della casa di Pietro Pacciani, un contadino che nel 1951 venne arrestato per aver ucciso l’uomo che aveva trovato a letto con la sua fidanzata. L’uomo era stato accusato più volte di stupro. Pacciani venne rilasciato nel 1964 dopo aver scontato 13 anni di carcere e gli investigatori credettero che l’uomo ancora a piede libero fosse tornato a commettere violenti omicidi. Durante un processo nel 1994, il giudice condannò Pacciani per 14 delle 16 accuse di omicidio, ma nel 1996 una corte d’appello ribaltò la condanna citando la mancanza di prove. La polizia, ormai disperata nel vano tentativo di trovare l’assassino, iniziò a sviluppare una teoria alternativa: rituali satanici. Agendo su questa convinzione, gli investigatori conclusero che due amici di Pacciani, Mario Vanni e Giancarlo Lotti furono complici nei crimini e che commisero gli omicidi al fine di ottenere un qualche tipo di potere dagli organi sessuali delle vittime durante i loro culti. Pacciani venne tenuto in prigione per un nuovo processo mentre nel 1997 Lotti e Vanni furono condannati all’ergastolo pur avendo pochissime prove a sostegno delle rivendicazioni. Pacciani morì di arresto cardiaco nel febbraio del 1998, prima che fosse in grado di affrontare l’ennesimo processo e Lotti morì in carcere quattro anni più tardi.

Gli investigatori invertono la rotta nel gennaio del 2004, quando accusarono il farmacista Francesco Calamandrei per aver guidato il culto satanico e l’allora giornalista de La Nazione, Mario Spezi per colpa delle sue indagini private. Quest’ultimo venne anche arrestato con una serie di accuse pesantissime: dal depistaggio al concorso in omicidio, alla turbativa di servizio pubblico, fino alla calunnia. Anni prima la ex moglie di Calamandrei, si recò dai carabinieri e riferì che quando era ancora sposata con lui, aveva trovato in casa una pistola, precisamente una Beretta calibro 22, e nel frigorifero alcuni macabri feticci, a sua detta provenienti dalle vittime femminili del Mostro di Firenze. Ben presto la ex moglie fu vista come una visionaria che voleva solo vendicarsi dell’ex marito che l’aveva lasciata. Aveva forse ragione? A quanto pare no perché il 21 maggio 2008, al termine di un processo con rito abbreviato iniziato nel settembre 2007, Calamandrei venne assolto dalle accuse per mancanza totale di prove. Due anni più tardi, Vanni morì in una casa di cura e se partecipò ai crimini oppure no, è un mistero che si è portato nella tomba. Nel corso degli anni sono state fatte decine di ipotesi su questo macabro fatto di cronaca che ha sconvolto il nostro Paese, tutte ipotesi però senza prove concrete, dunque il mistero legato al Mostro di Firenze probabilmente non verrà mai risolto.

 
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Pubblicato da su 1 giugno 2016 in Personaggi sinistri

 

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