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Archivio mensile:maggio 2016

Bouvet Island – L’isola più remota della Terra

Bouvet Island – L’isola più remota della Terra

Come abbiamo già detto e mostrato in molti dei nostri video, la Terra è disseminata da luoghi tanto affascinanti quanto enigmatici, tanto macabri quanto misteriosi e il posto di cui vi stiamo per parlare non non ha nulla da invidiare, ha tutti gli ingredienti che mischiati insieme lo rendono uno dei posti più inquietanti del nostro pianeta, nonché uno dei più remoti. Si tratta di un’isola: Bouvet Island.

Bouvet Island si trova nell’emisfero australe, in uno degli angoli più remoti e devastati dalle tempeste dell’Oceano Atlantico, all’estremo sud dei Quaranta Ruggenti, due fasce di latitudini australi caratterizzate da forti venti. Si tratta di un granello di ghiaccio nel bel mezzo di una vastità congelata priva di vegetazione, rifugi, luoghi di atterraggio o qualsiasi forma di vita e che comprende migliaia di miglia quadrate di vulcani sottomarini. Bouvet è spaventosamente isolata; la terra più vicina è la costa dell’Antartide, a più di 1750 km a Sud. Questo piccolo pezzo di ghiaccio ha una superficie di circa 50km quadrati, eppure, nonostante queste sue particolari caratteristiche, l’isola ha una storia piuttosto interessante. Venne scoperta in un periodo straordinariamente precoce: il 1° gennaio 1739 dall’esploratore Jean-Baptiste Bouvet de Lozier, da cui prende il nome. Dopodiché l’isola si perse nuovamente per i successivi sessantanove anni in quanto Bouvet aveva fissato la sua posizione in modo non proprio corretto in un epoca in cui tutta quella zona di mare era praticamente sconosciuta. Venne scoperta di nuovo nel 1808 a centinaia di miglia dal luogo dove era stata segnata. La cosa strana è che tutte le altre isole scoperte tra il 1739 e il 1808 erano rimaste, per così dire, al loro posto sulla mappa, ma questo probabilmente perché la zona di Bouvet Island è avvolta da uno strato semi permanente di nebbia e colpita da tempeste 300 giorni l’anno. L’isola venne fissata definitivamente sulle carte nautiche nel 1898 dal capitano Adalbert Krech della nave oceanografica tedesca Valdivia.

I tedeschi furono i primi a circumnavigare l’isola, prima si credeva che fosse il promontorio settentrionale della Terra Australis, un continente ipotetico illustrato sulle mappe risalenti al periodo compreso fra il XV e il XVIII secolo. Venne riferito che l’isola non era più grande di 5 miglia di lunghezza e che per almeno nove decimi fosse sepolta dal ghiaccio. Non era accessibile in quanto completamente circondata da scogliere di ghiaccio alte fino a 500 metri. Dunque gli uomini della Valdivia non riuscirono a sbarcare. I primi esploratori a mettere i loro piedi a riva furono norvegesi, provenienti dalla nave di esplorazione Norvegia nel 1927 e guidati dal capitano Harald Horntvedt. Essi furono anche i primi ad avventurarsi nell’altopiano centrale di Bouvet che arriva a 780 metri sul livello del mare ed è composto da una coppia di ghiacciai che coprono i resti di un vulcano ancora attivo. Lo rinominarono Nyrøysa, in italiano “Nuovo Mondo”. Il capitano Horntvedt rivendicò l’isola in nome del re Haakon VII e la rinominò Bouvetøya che significa semplicemente “Isola di Bouvet” in norvegese. Lasciò inoltre in un piccolo nascondiglio dei viveri per eventuali naufraghi. Tornarono un paio di anni più tardi e scoprirono che i loro approvvigionamenti erano stati spazzati via dal clima locale incessantemente ostile, dopodiché nessuno si interessò più di Bouvet Island fino al 1955, anno in cui il governo sudafricano espresse il suo interesse per la possibilità di stabilire una stazione meteorologica, dunque venne inviata la fregata Transvaal che raggiunse l’isola il 30 gennaio. Una volta arrivati però, l’altopiano su cui i norvegesi avevano camminato 30 anni prima, era svanito nel nulla, dunque non si poté costruire nessuna stazione meteorologica. Tre anni dopo, la rompighiaccio americana Westwind scoprì che era avvenuta una piccola eruzione vulcanica nel 1955 che aveva cambiato leggermente la morfologia dell’isola.

Sei anni più tardi, nel 1964, i sudafricani trovarono di nuovo il tempo e le risorse per l’invio di una nuova spedizione e verificare l’altopiano dell’isola. Vennero inviate due navi che si sarebbero incontrate nei mari intorno a Bouvet la domenica di Pasqua. La spedizione aspettò per tre lunghi giorni a causa di venti gelidi che ululavano attraverso l’altopiano Nyrøysa fino a quando arrivò il 2 aprile, giorno che venne considerato sicuro per un atterraggio in elicottero. Proprio quel giorno venne fatta una bizzarra scoperta, in una piccola laguna e sorvegliata da una colonia di foche, vi era una scialuppa di salvataggio, abbandonata, piena di provviste e per metà immersa nell’acqua, ma ancora in condizioni abbastanza buone da permettere di essere usata ancora. Questo fu un vero mistero e tra i marinai si fecero subito strada le teoria più strane. L’imbarcazione doveva sicuramente provenire da una nave più grande, ma non esisteva nessuna rotta commerciale nel raggio di molte miglia, ma se davvero era una scialuppa di salvataggio, quali spettacolari prodezze di navigazione l’avrebbero condotta in quella laguna? Come avrebbe potuto sopravvivere a un attraversamento dell’Oceano Sud Atlantico? Non vi erano segni che la scialuppa avesse avuto un qualche tipo di motore o un albero maestro, ma la domanda che terrorizzata i marinai fu: che fine fece l’equipaggio? Dalle ispezioni fatte in elicottero precedentemente, non c’era nessun segno di un qualche accampamento, tuttavia non vi era tempo per effettuare indagini più minuziose dato che i marinai dovevano occuparsi del sondaggio del terreno in quella piccola finestra temporale che concedeva loro condizioni meteorologiche ottimali. Due anni dopo, nel 1966, un gruppo di ricerca biologica, tornò sull’isola e analizzò con cura quella laguna stabilendo che era poco profonda e densa di alghe, ma se la barca era ancora li, nessuno la menzionò nei rapporti. Nessuno si interessò più di quella barca, vennero avanzate alcune ipotesi ma ognuna di esse aveva sempre una grossa lacuna. Questo è di certo un mistero desinato a durare per sempre.

Come avete potuto già capire, Bouvet Island ha tutte le caratteristiche che la rendono uno dei posti più misteriosi del pianeta: una terra desolata di ghiaccio immersa in una nebbia perenne, condizioni meteo estreme, una nave abbandonata, eppure qualcosa di ancora più misterioso aleggia intorno a quest’isola e ciò che vi stiamo per raccontare è noto oggi come Vela Incident. Il 22 settembre 1979, intorno alle 3:00 ora locale, un satellite degli Stati Uniti registra degli intensi lampi in una porzione remota del Sud Atlantico. Pochi istanti dopo venne rilevato dall’osservatorio di Arecibo di Porto Rico un insolito e rapido disturbo della ionosfera e più o meno nello stesso istante, venne sentito un pesante tonfo dal sottomarino della marina statunitense. Evidentemente qualcosa di violento era accaduto in mare in quei frangenti al largo della punta meridionale dell’Africa. Un esame successivo dei dati raccolti dal satellite Vela 6911 suggerì quasi senza ombra di dubbio che la causa di questi disturbi è stata l’esplosione di un ordigno nucleare. Il modello dei flash registrati corrispondeva esattamente a quello di rilevamenti nucleari precedenti e nessun altro fenomeno naturale noto è in grado di produrre la stessa firma. Purtroppo però le agenzie di intelligence degli Stati Uniti erano incerte su chi fosse realmente il responsabile di quella detonazione che non sarebbe mai dovuta avvenire. I primi indiziati furono senza dubbio le grandi superpotenze nucleari Unione Sovietica e Cina anche se alcuni rapporti additarono che il colpevole più probabile fosse Israele, possibilmente in cooperazione con il Sud Africa, entrambi allora alleati degli Stati Uniti. Ovviamente né uno, né l’altro stato rivendicò nessun test nucleare.

Gli Stati Uniti istituirono la rete satellitare Vela negli anni 60 a seguito del Trattato sulla messa al bando parziale dei test, ossia quel trattato internazionale sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari, del 1963. Anche se la durata prevista per ogni satellite era solo di diciotto mesi, molti di essi hanno continuato a rilevare detonazioni per gli anni successivi. Prima del misterioso evento del settembre del 1979, il sistema di sorveglianza orbitale aveva registrato con successo quarantuno detonazioni atomiche, dodici dei quali sono state avvistate dal satellite Vela 6911. Purtroppo a causa delle limitazioni tecnologiche di quei satelliti, i tecnici non riuscirono mai a determinare la posizione esatta del presunto evento nucleare. I sensori restrinsero il campo nel raggio di 3000 miglia e in questo raggio vi era solo acqua, eccetto per un minuscolo puntino di ghiaccio: Bouvet Island.

Negli anni a seguire si cercarono altre ipotesi per spiegare un’ipotetica ragione extra atomica dell’evento ma non si venne a capo mai di nulla. C’è chi avanzò la teoria dell’impatto di un meteorite, ipotesi subito scartata perché venne determinato che la probabilità che un impatto produca la stessa firma di un’esplosione nucleare, quella rilevata dal satellite, è di una su cento miliardi. C’è anche chi azzardò teorie fantascientifiche che vedevano coinvolte astronavi aliene, ma nulla di concreto fu mai raggiunto. Con il crollo dello stato sudafricano nei primi anni 90, gran parte delle informazioni per quanto riguardava i loro programmi di armi nucleari venne reso pubblico. Tra queste rivelazioni vi erano documenti che indicavano che la loro prima arma nucleare funzionale non venne costruita prima del novembre del 1979, due mesi dopo l’incidente Vela. Dunque l’ipotesi più probabile si sgretolò definitivamente sancendo così un altro mistero destinato a perdurare probabilmente per sempre.

 

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Illuminati – Il gioco che aveva previsto il futuro

Illuminati – Il gioco che aveva previsto il futuro

Durante la nostra esistenza spesso ci troviamo di fronte ad eventi incredibili che possiamo interpretare come delle semplici coincidenze, alcune volte solo ingenue e banali mentre altre  macabre e inquietanti. Per esempio Edgar Allan Poe, oggi mistificato in tutto il mondo non solo per le sue opere ma anche per la sua morte così enigmatica, scrisse diverse poesie e racconti intrise di colpi di scena e svolte inquietanti, ma molti ignorano che uno dei suoi romanzi si è anche rivelato profetico.

Il romanzo pubblicato dall’americano nel 1838 chiamato “Le avventure di Arthur Gordon Pym” racconta le sventure di Arthur, un amante dei mari, e dell’equipaggio della baleniera Grampus. Questo romanzo è un’opera completa che riassume tutte le sfumature dell’arte di Poe. Nel libro la Grampus si ritrova alla deriva per una serie di eventi che vanno dall’ammutinamento al capriccio del destino, così gli sventurati membri del brigantino insieme ad Arthur sul punto di morire di fame e di sete decidono di affidarsi alle crudeli leggi del mare e quindi estraggono a sorte colui che doveva sacrificarsi per dare una speranza agli altri. Lo sfortunato membro dell’equipaggio destinato a morire divorato dai compagni nel libro si chiama Richard Parker. Cinquanta anni dopo la pubblicazione del romanzo e ad essere precisi il 5 luglio del 1884, quattro membri dello Yacht Mignonette, un’imbarcazione diretta dall’Inghilterra in Australia, subì un incidente provocato da una tempesta mentre l’equipaggio si trovava distante 1600 miglia da Capo di Buona Speranza. In balia delle onde ma ancora vivi, i quattro riuscirono a mettersi in salvo su una scialuppa di salvataggio. Come in altre situazioni analoghe col passare del tempo, la fame e la sete li spinse ad uccidere una delle persone a bordo e a cibarsi della sua carne per sopravvivere. La persona scelta era il mozzo, un ragazzo di 17 anni che rispondeva al nome di Richard Parker… Stesso nome e destino crudele descritto da Poe mezzo secolo prima. Per quanto il racconto possa essere incredibile, possiamo parlare di una macabra coincidenza, ma che cosa accade quando le coincidenze riguardanti un determinato evento sono davvero tantissime? Iniziamo a vacillare e nelle nostre menti s’insinua l’idea che forse c’è molto di più che una semplice ironia della sorte.

Da sempre le carte sono state associate al destino dato che in esse si nasconde un insieme di fattori che possono risultare fortuiti per alcuni e divinatori per altri, ma oggi non parleremo di carte qualsiasi o di tarocchi particolari, vi parleremo di un gioco di carte così incredibile che gli eventi, le situazioni e le vicende descritte in queste carte si sono rivelate visionarie… E pensate che ancora oggi stanno succedendo molte delle cose descritte in esse. Questo gioco di carte poco conosciuto nel mondo si chiama “ILLUMINATI, il gioco della cospirazione”.

Già dal nome e il logo con cui è stato coniato, su questo gioco ci sarebbe da parlare moltissimo, ma oggi non vi parleremo delle origini del suo nome e delle cose che si dicono di quell’organizzazione omonima, ma del suo contenuto. Il gioco è molto semplice, ogni giocatore assume il ruolo di un’organizzazione illuminati e lo scopo è quello di usare tutto il potere che hai per poter sfruttare gruppi come la CIA, l’FBI, il partito dei repubblicani, la California, il network, e così via, per prendere il controllo del mondo. Dunque attraverso diverse azioni e cospirazioni si deve generare panico nelle persone e aumentare la ricchezza della propria organizzazione e quella degli alleati per poter rafforzare il proprio dominio e così poter controllare come burattini la popolazione che è all’oscuro di tutto. Il gioco pur essendo semplice da giocare è intriso di dettagli che lasciano intendere anche che si può essere sleali nei confronti degli alleati e degli altri giocatori perché lo scopo unico è quello di vincere!

Fino a qui potreste pensare che in fondo si tratti solo di un gioco appunto per amanti di teorie complottistiche e di fantascienza, ma in queste carte possiamo trovare dei riferimenti specifici ad eventi reali. L’anno di pubblicazione di questo gioco risale al 1982 e tra le tante carte possiamo trovarne una che di sicuro rievocherà diversi ricordi in voi: questa… Proprio così, quasi vent’anni prima che accadesse, questo gioco aveva previsto l’attentato terroristico delle torri gemelle dell’11 settembre ma non solo, aveva previsto anche questo evento…. L’attacco avvenuto al pentagono! Questo è solo l’inizio perché presto vi riveleremo altre carte alquanto particolari. Prima di procedere però, apriamo una piccola parentesi sul creatore di questo gioco, ossia Steve Jackson. Steve, insieme al direttore artistico Dale Martin, verso la seconda metà degli anni 80 si ispirò alla trilogia di romanzi chiamata “Illuminatus” di Robert Shea e Robert Anton Wilson per creare la trasposizione ludica di quel mondo fatto di misteri, complotti e società segrete. Entrambi raccolsero molte delle idee proprio da coloro che vengono definiti complottisti per dare una visione sotto forma di gioco di quello che in teoria è la base delle banche, dei governi, delle guerre e crisi di cui oggigiorno il mondo soffre.

Jackson racconta che verso la fine degli anni 90 il gioco, pur non essendo così famoso, iniziò ad attirare l’attenzione di curiosi di ogni tipo, in particolare di alcuni soggetti vestiti con abiti scuri e poco espressivi che si presentavano nel suo studio e facevano domande sul suo lavoro, sulla sua famiglia, sulle sue conoscenze e cercavano di indagare anche sul suo passato. Queste persone dicevano di lavorare per il Governo degli Stati Uniti e in particolare per il dipartimento di sicurezza nazionale. Questi agenti, secondo le parole stesse di Jackson, dimostrarono un atteggiamento sempre più minaccioso fino al 1 marzo 1990, giorno nel quale gli uffici della Steve Jackson Games, attraverso un vero e proprio raid come quelli che si fanno nei confronti di criminali pericolosi, vennero messi  sotto sequestro. Il Governo americano disse che stava conducendo delle indagini a livello nazionale riguardante una rete di hacker e quindi per la sicurezza nazionale tutti i documenti, i computer e perfino le stampanti detenute allora dall’azienda passarono in mano al Governo. La confisca di materiale, manoscritti e appunti del gioco Illuminati causò un’interruzione delle attività della società che risultò così catastrofica che per poco la Steve Jackson Games non chiuse i battenti. La società dovette licenziare metà dei suoi dipendenti per poter sopravvivere. Dopo un’indagine iniziale, Jackson e la sua società vennero accusati per condotta fraudolenta, acquisizione di informazioni riservate attraverso hacking e propaganda anti-americana.

Dopo più di tre anni di battaglie legali contro niente di meno che il Governo americano, una corte federale stabilì che tutte le accuse di coinvolgimenti della Steve Jackson Games in attività illegali erano infondate e quindi stabilì un risarcimento per le spese legali di 250 mila dollari e altri 50 mila per ostruzione alla propria attività e danni di immagine. Ma per quale motivo i servizi segreti di sicurezza nazionale cercarono di impedire a Jackson di continuare la propria attività? Forse alcune delle sue carte possono fornirci una risposta! Per esempio questa carta parla di organizzazioni in grado di controllare il meteo e creare catastrofi come tornado. Inoltre l’aereo che si trova disegnato sembra avere un lazo con il quale trascina delle nuvole o forse fa un breve accenno a quelle che oggi conosciamo come scie chimiche. Fra i tanti disastri previsti da queste carte possiamo inserire anche quello più sfortunato e rovinoso disastro ambientale mai avvenuto in America, ossia la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico nel 2010 e per il quale la British Petroleum pagherà quasi 20 miliardi di dollari. Tuttavia non si parla soltanto di disastri fisici, ma anche di educazione. Si parla del fatto che la conoscenza verrà rimpiazzata da altri valori che renderanno le persone più ignoranti. Verrà premiata la stupidità, l’incompetenza e le cose futili soppianteranno in importanza i valori come il rispetto e l’istruzione e in quel modo i governi potranno riscrivere a proprio piacimento perfino la storia e controllare una delle poche cose che possono renderci liberi, ossia la cultura. Una delle carte che senz’altro oggi si dimostra essere vera è quella che aveva previsto una continua crescita di catene di cibo spazzatura come i fast food, ma aveva previsto anche il contrario, ossia l’aumento di persone che hanno una fissazione vera e propria per l’alimentazione e la salute ma che lo fanno solo per apparire… Questo gioco aveva previsto anche la schiavitù tecnologica, scenario sempre più evidente oggigiorno.

Il mazzo di questo gioco è composto da oltre 300 figure e possiamo trovare molto, molto altro ancora. Per esempio se pensiamo a uno dei disastri nucleari più recenti, il primo che ci viene in mente è di certo quello avvenuto a Fukushima nel 2011 e se vi state chiedendo se esiste una carta che descrive quell’evento, beh giudicate voi stessi… La figura chiamata “Combined disaster” non soltanto parla di due disastri avvenuti nello stesso momento, ma in particolar modo accaduti in Giappone. Difatti la torre raffigurata, che a prima vista sembrerebbe il Big Ben londinese, in realtà è la Wako Clock Tower di Tokyo ed effettivamente il disastro di Fukishima in realtà è il risultato di un terremoto di magnitudo 8.9 che causò uno tsunami e una fuga nucleare. Tutti eventi descritti nel gioco. Inquietante perfino che l’orologio segni le ore 11 e 11 mentre il disastro è avvenuto il giorno 11 di marzo del 2011. Ci sono poi molte altre coincidenze macabre come l’esistenza di gruppi terroristici e fanatici religiosi pronti alla jihad attraverso atti vigliacchi di terrore cercando non soltanto di colpire l’integrità fisica delle persone ma anche quella culturale. Infatti è stata prevista la distruzione di statue raffiguranti antiche divinità e luoghi storici patrimonio dell’umanità.

Ma che cosa ci aspetta per il futuro? Secondo queste carte esiste un modo infallibile per poter controllare e rendere vulnerabile la popolazione attraverso la paura e l’odio, infatti il malcontento generale della popolazione provocato da una crisi ci porterà a lottare gli uni contro gli altri e in questo clima così teso di violenza come un salvatore apparirà lui: Hitler! Ovviamente non fisicamente, ma si faranno largo le sue idee e il suo pensiero. La voglia quindi di trovare un capro espiatorio dei  mali economici e della sicurezza porterà la maggior parte della popolazioni ad abbandonarsi a partiti filonazisti o comunque di estrema destra come per altro è già successo in Grecia e sta succedendo in Belgio, Francia e Germania. La paura per piegare i loro pensieri e la speranza di un domani migliore per schiavizzarli. Tutto questo è soltanto la punta dell’iceberg perché ci sono un’infinità di eventi e vicende narrate in questo gioco che non sono così lontane dall’avverarsi come la crisi energetica che colpirà il mondo, il diffondersi di nuove malattie, una riduzione drastica della popolazione, compagnie e multinazionali sempre più potenti e infine forse la carta che porterà all’oblio per sempre l’intero pianeta… La terza guerra mondiale. Se siete interessati a questo gioco potete fare delle ricerche personali e raccontare le vostre considerazioni a riguardo nei commenti, sicuramente scoprirete altri dettagli inquietanti.

Si potrebbe pensare che questo gioco non sia altro che un insieme di idee complottistiche o siano solo coincidenze, ma la persecuzione che Jackson e la sua compagnia subirono da parte del governo americano è assolutamente reale, quest’uomo è stato falsamente accusato dal governo per anni e senza alcun motivo. Per concludere questo caso bisogna dire che la verità più grande che ci ha trasmesso Jackson attraverso le carte Illuminati è che questo mondo può solo peggiorare. Jackson in questo capolavoro artistico fa una brillante critica descrivendo un mondo così egocentrico, feroce, crudele ed egoista che sembra davvero lo specchio della nostra società e di quello che aspetta a generazioni future…. Un mondo fatto sempre più di interessi e meno di umanità.

GRAZIE A TUTTI PER L’INCREDIBILE TRAGUARDO DI 100.000 ISCRITTI!!

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Wow! – Un vero e proprio segnale extraterrestre

Wow! – Un vero e proprio segnale extraterrestre

Siamo davvero soli nell’universo? Questa è una domanda retorica per molti scienziati i quali non soltanto hanno già risposto con diverse teorie, ma lo hanno dimostrato in diversi modi che non è ovviamente plausibile. In particolare grazie all’equazione di Drake possiamo anche sapere con relativa certezza quante siano le forme di vita intelligenti più vicine a noi. Allora la domanda veramente interessante è: siamo mai venuti a contatto con entità extraterrestri? Sebbene per molte persone questa sia una domanda ancora molto in discussione, in realtà per diversi scienziati la risposta è un contundente SI i quali, da uomini di scienza, si affidano ai fatti e in particolare questo contatto sarebbe avvenuto attraverso il famigerato “Segnale Wow!”.

Nei primi anni 60 Philip Morrison e Giuseppe Cocconi, due astrofisici della Cornell University, si interrogarono su quale metodo una possibile civiltà extraterrestre avrebbe usato per contattare altri esseri intelligenti. Tra le diverse ipotesi quella più plausibile secondo i loro studi fu che questo metodo comprenderebbe i segnali radio, dal momento che questi richiedono relativamente poca energia per viaggiare in punti lontani dello spazio. Inoltre degli esseri intelligenti sceglierebbero un messaggio semplice e conciso usando la matematica come linguaggio di comunicazione principale e un tipo di codifica binario. Ma l’ipotesi più interessante che fecero Cocconi e Morrison fu suggerire che la frequenza di trasmissione per la comunicazione sicuramente sarebbe la stessa di quella emessa dall’idrogeno perché è l’elemento più comune del cosmo e corrisponde a 1420 Mhz. Sulla base di tutte queste ipotesi, negli anni 70 e anche grazie al finanziamento della NASA, nacque il SETI, acronimo di Search for Extraterrestrial Intelligence, un progetto dedicato alla ricerca appunto di forme di vita intelligenti extraterrestri nella nostra galassia. Uno dei fondatori più importanti del progetto nonché ancora direttore è Frank Drake insieme al suo ormai defunto collega Carl Sagan. In tutti questi anni il SETI, attraverso potentissimi radiotelescopi, si dedicò alla trasmissione di diversi messaggi a punti distanti anche migliaia di anni luce da noi. Questi messaggi contenevano informazioni sul nostro pianeta e sulla nostra civiltà come coordinate del nostro sistema solare, una descrizione breve sulla composizione organica degli esseri sulla Terra e altre informazioni codificate, ma la parte più interessante di questo progetto è l’ascolto, cattura e analisi dei diversi segnali elettromagnetici provenienti dal cosmo. Questo perché forse diverse civiltà a noi sconosciute da migliaia di anni stanno cercando di mettersi in contatto con noi…

Sono trascorsi quasi 40 anni da quel 15 di agosto del 1977, data in cui il radiotelescopio Big Ear situato nell’Ohio, Stati Uniti, catturò un segnale proveniente dalla costellazione del Sagittario. Tale segnale viene ricordato come il più importante mai giunto sulla Terra e quello che per molti è la prova più concreta dell’esistenza di forme di vita intelligenti fuori dal nostro corpo celeste. Erano esattamente le ore 23 e 16 nella costa orientale degli Stati Uniti, quando l’elaboratore dell’osservatorio, un IBM 1130 che aveva una memoria RAM di 32 kb e un hard disk di 1 Mb, catturò uno strano segnale che aveva una potenza trenta volte superiore a quelle normalmente campionate e registrate dai radiotelescopi. Successivamente i dati vennero trasformati in codici alfanumerici e stampati su un foglio e a differenza di come viene spesso raccontata questa storia in realtà non se ne accorse nessuno di questo fatto fino a qualche giorno dopo. Infatti circa 48 ore dopo l’allora 37enne Jerry Ehman, un astronomo e investigatore presso l’università dell’Ohio che era volontario del Big Ear, posò gli occhi su ciò che era stato impresso dal calcolatore. Di certo possiamo solo immaginare la gioia e l’emozione che aveva investito Jerry quando vide quel voglio di carta in cui il segnale trasformato in codice alfanumerico annunciava 6EQUJ5. Senza pensare Jerry prese la sua biro rossa e scrisse la parola “Wow!” come espressione di stupore, nome con cui poi questo segnale verrà ricordato fino ai giorni nostri.

Il signor Ehman entusiasta si mise in contatto con il direttore dell’osservatorio John Krauss e il suo collaboratore Bob Dixon e pure loro rimasero esterrefatti dinanzi a tale scoperta. D’altronde tutti loro lavoravano al progetto SETI e dopo quasi 10 anni finalmente erano giunti a  una svolta epocale: non siamo soli nell’universo e possiamo metterci in contatto con gli extraterrestri. Il segnale Wow! è sorprendente non soltanto perché è più unico che raro ma anche per diversi aspetti che ora andremo ad analizzare. Innanzitutto la durata. Si tratta di un segnale radio di esattamente 72 secondi che corrisponde all’intera finestra di ascolto impostata al Big Ear, quindi probabilmente il segnale originale aveva una durata superiore a 72 secondi. L’intensità di questo segnale come anzidetto è notevole, gli esperti dicono che sia di circa 30 volte superiore al rumore che Big Ear normalmente catturava trasformando il segnale Wow! nell’anomalia più intensa mai registrata da un radiotelescopio in tutta la storia dell’uomo. Come ciliegina sulla torta, la frequenza con cui era stato trasmesso era esattamente 1420 Mhz, ossia la frequenza dell’idrogeno neutro come ipotizzato da Cocconi. Non poteva e non può essere solo una coincidenza…

Ma chi stava cercando di stabilire una comunicazione con noi? Presi dal fermento della scoperta tutti i radiotelescopi a disposizione del SETI vennero messi in ascolto e tutti gli astronomi del mondo setacciarono ogni angolo nella zona della costellazione del Sagittario. Gli investigatori del Big Ear, che conoscevano l’esatta posizione da cui era giunto il segnale, analizzarono le coordinate indicate e fu sorprendente sapere che il segnale sembrava provenire da un punto a nordovest dell’ammasso globulare M55 e più precisamente giunsero alla conclusione che proveniva dal gruppo di stelle Chi Sagittarii dove i corpi celesti distano mediamente dalla Terra 600 anni luce. Negli anni a seguire fino ai giorni nostri diversi furono i tentativi e i progetti avviati per cercare di cogliere questo segnale e altri simili provenienti dal cosmo… Tutti tentativi fallimentari purtroppo.

  • Nel 1987 e nel 1989 Robert Gray, ricercatore presso l’Oak Ridge Observatory, non ottenne nessun risultato.
  • Luglio 1995. L’allora direttore esecutivo del SETI, il dottor H. Paul Shuch, tentò di ascoltare il famigerato segnale con un radiotelescopio di 12 metri presso il National Radio Astronomy Observatory di Green Bank, West Virginia: nessun risultato utile.
  • Gray fece altri tentativi nel 1995 e nel 1996 utilizzando per l’occasione il Very Large Array situato nel New Mexico ma anche in questo caso gli unici segnali che arrivarono dal cosmo furono rumore spaziale.
  • 1999. il Dr. Simon Ellingsen insieme a Gray, utilizza il radiotelescopio di 26 metri presso l’osservatorio Mount Pleasant Radio e non ottenne alcun risultato positivo.

Questi sono solo alcuni dei tantissimi tentativi andati a vuoto, il segnale Wow! non è mai più stato registrato da alcun radiotelescopio. Oggi il SETI è impegnato in diversi progetti ma non è più finanziato dalla NASA ed è stato più volte messo in discussione da esponenti della comunità scientifica. Invece diverse sono le ipotesi prese in considerazione per tentare di spiegare quel segnale così incredibile. lo stesso Ehman, colui che fece la scoperta, si è sempre dimostrato abbastanza scettico riguardo al segnale Wow! tant’è vero che in un intervista del 1994 al magazine Cleveland Plain Dealer disse senza ombra di dubbio: “Dovremmo aver visto il segnale di nuovo dato che lo cercammo più di cinquanta volte all’epoca. Qualcosa mi suggerisce che si trattò di un segnale di origine terrestre e che è stato riflesso da qualche spazzatura spaziale come detriti di satelliti”. Quindi  secondo Ehman si tratta di un segnale terrestre anche se bisogna ammettere che per una serie di fattori l’ipotesi descritta da egli è alquanto improbabile. Ovviamente ci sono anche persone che affermano che quel segnale sia stato dovuto ad una trasmissione da parte di un’astronave extraterrestre che si trovava in quell’esatta posizione quarant’anni prima ed è per questo che non è mai più stato riprodotto. A partire da qui ci sono centinaia di teorie sempre più affascinanti quanto bizzarre che parlano addirittura di mostri cosmici Lovecraftiani come possibili sorgenti del segnale Wow!.

Una delle teorie oggi più accreditate risale a qualche mese fa ed è stata formulata da Antonio Paris, professore di Astronomia del St Petersburg College in Florida ed ex analista per il dipartimento della difesa americana. Egli non solo formula un’ipotesi del tutto nuova e diversa dalle altre ma è anche deciso a dimostrarla.  Secondo Paris il segnale captato circa quarant’anni addietro è stato causato da due comete, la 266P/Christensen e la P/2008 Y2 e le cui traiettorie per coincidenze fortuite si trovavano nella finestra spaziale di ascolto del Big Ear, quindi il segnale Wow! sarebbe in realtà provocato dall’idrogeno rilasciato dal loro nucleo. La ragione per cui a nessuno all’epoca venne in mente tale ipotesi è che queste due comete sono state scoperte rispettivamente nel 2006 e nel 2008 perciò la loro esistenza era del tutto ignota agli scienziati. Per dimostrare la sua teoria Paris fa una previsione: “Nel 2017 e nel 2018 le comete attraverseranno di nuovo la finestra spaziale in cui si trovava in ascolto Big Ear nell’agosto del 1977 e si produrrà di nuovo un altro segnale Wow!”. Per poter dare una spiegazione definitiva a questo caso quindi ci tocca aspettare ancora uno o due anni, ma fino ad allora il segnale Wow! è forse l’unica prova tangibile che si ha dell’esistenza di forme di vita extraterrestri.

 
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Pubblicato da su 9 maggio 2016 in Contatti exraterrestri

 

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Lilly Gray – Vittima della Bestia 666

Lilly Gray – Vittima della Bestia 666

Un epitaffio è un’iscrizione sulla tomba di una persona, molti epitaffi cercano di onorare con parole brevi la vita di quella persona o semplicemente cercano di trasmettere un messaggio a chi legge per portarlo a riflettere sulla propria esistenza e sulla morte. Quello che state per vedere però non ha nulla di tutto ciò, sembra uno scherzo di cattivo gusto ma è tutto reale e appena sentirete le parole che recita questo epitaffio molte saranno le immagini che scorreranno velocemente nella vostra mente cercando di coglierne il significato e contemporaneamente un brivido farà trasalire il vostro corpo.

Ci troviamo nel cimitero della città di Salt Lake nella contea omonima, nello stato dello Utah, USA.  In una delle sezioni più antiche del cimitero fra le tante lapidi logorate dal tempo e dimenticate, ne troviamo una che di certo non passa più inosservata! È la tomba che si trova esattamente nella sezione X – Blocco #1 – Lotto 169 – Tomba numero 4 a est. Nella posizione indicata troverete quest’oggetto… Qui giace Lilly Edith Gray nata il 6 giugno del 1881 e morta il 14 novembre del 1958. Vittima della Bestia 666. Quest’ultima frase è il nodo principale di tutta la vicenda e a una prima semplice lettura c’è solo un’interpretazione possibile, Parla chiaramente di una vittima e di una Bestia, il 666 della Bibbia, il sacro testo giudeo cristiano.

Nell’ultimo libro del Nuovo Testamento, chiamato Apocalisse, il cui autore secondo la tradizione cristiana sarebbe l’apostolo Giovanni, si racconta della fine dei tempi e di una battaglia finale tra il bene e il male e in particolare parla di una bestia che governerà sulla terra.

E vidi salir dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi, e sulle teste nomi di bestemmia. E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla mano destra o sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi avesse il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d’uomo; e il suo numero è 666. – Apocalisse 13:1-18

Quest’ipotesi è certamente incredibile ma è solo una delle tante che circolano in rete. Da diversi anni su internet si è diffusa questa storia e sono davvero poche le informazioni riguardanti Lilly Edith Zimmerman Gray, non si conosce la sua storia o quello che le è successo quando era ancora in vita, alcuni dicono sia nata in Canada e che sia morta per cause naturali. Una delle teorie più diffuse è che Lilly sia stata posseduta da un demone potente e che alla fine sia morta durante il rituale di liberazione diventando quindi una vittima del male. Altre teorie invece dicono che è stata una vittima sacrificale in qualche rituale che coinvolse delle comunità di satanisti. Ipotesi non del tutto casuale sapendo che esistono tutt’oggi diverse chiese sataniste molto attive in tutto lo Utah e in generale negli Stati Uniti. Per esempio uno dei casi più orribili che si siano visti risale a vent’anni fa. Il caso di Elyse Pahler. Questo caso ha di certo scosso e causato diverse notti insonne a più persone, soprattutto a molti genitori. Nel 1995 i l corpo nudo di questa ragazza, che all’epoca dei fatti aveva solo 15 anni, è stato trovato otto mesi dopo la sua sparizione in una foresta in uno stato avanzato di decomposizione vicino a casa sua e sotto di lei un pentacolo e altri simboli satanici con scritte che dichiaravano di offrire la sua anima al dio del male. La sfortunata storia di Elyse inizia come molte altre. Il giorno della sua scomparsa molto ingenuamente credeva di fare una gita divertente con i suoi cosiddetti “amici” nella foresta e trascorrere il weekend a bere alcolici e fumare marijuana, ma quando la comitiva di carnefici arrivò in un luogo abbandonato, lei trovò solo un altare di sacrificio e fu la vittima offerta a Satana.

Sicuramente la parte più scioccante di questa storia è che i suoi aguzzini non erano persone adulte bensì suoi coetanei: tre ragazzi di 17, 15 e 16 anni. Royce Casey, Jacob Delashmutt e Joseph Fiorella. Questi tre mostri colpirono con violenza Elyse. L’omicidio ebbe inizio quando Delashmutt iniziò a soffocarla lentamente con la sua cintura mentre Casey la teneva ferma per terra, successivamente Fiorella estrasse un coltello da caccia e colpì la ragazza diverse volta alla nuca fino a quando smise di muoversi… Una morte davvero lenta e orribile. Nei mesi successivi i tre assassini si ritrovavano nel luogo dell’omicidio per ascoltare musica death metal, bere e drogarsi di fronte al cadavere e addirittura a turno ebbero anche dei rapporti sessuali con il corpo senza vita di Elyse. Dopo aver confessato, due dei ragazzi vennero condannati al massimo della pena che per i minorenni è di 26 anni mentre Casey venne giudicato come un adulto e quindi sentenziato a vita. La famiglia della ragazza inoltre fece anche causa agli Slayer, una band metal che questi ragazzi ascoltavano assiduamente, le cui canzoni parlano spesso di rapimento, omicidio e necrofilia come via per raggiungere l’inferno. Ci sono molte storie che riguardano questo mondo e ci sono un’infinità di episodi di cui si potrebbe parlare, ma tutto questo insieme ad altri casi che riguardano anche la cronaca italiana verranno trattati in un video futuro.

Ritornando a Lilly Gray quindi, ci sarebbe la pista satanismo soprattutto perché negli stessi anni in cui è vissuta questa donna, negli Stati Uniti si faceva largo una figura nel mondo dell’occultismo che al giorno d’oggi è quasi un mito a livello mondiale; si tratta di Aleister Crowley uno dei più grandi occultisti e considerato il fondatore del satanismo moderno. Aleister si riferiva a se stesso proprio come la bestia 666, tuttavia anche quest’ipotesi non è del tutto credibile dato che un omicidio del genere avrebbe sicuramente fatto scalpore e avrebbe riempito per diversi anni le prime pagine dei giornali locali, ma nello storico dei notiziari di Salt Lake Lilly risulta del tutto ignota per non parlare del fatto che questa donna il giorno della sua morte aveva più di 77 anni e si sa che nelle cerimonie riguardanti i riti satanici si prediligono vite giovani e innocenti. Dunque l’enigma rimane anche se una spiegazione che non ha nulla a che fare con il mondo del soprannaturale prova a darla Richelle Hawks, una residente della città di Salt Lake e colei che fu probabilmente la prima persona a postare l’enigmatica tomba su internet 9 anni fa. Nel suo blog spiega che da sempre si è chiesta le ragioni di un epitaffio così particolare, ma qualunque spiegazione secondo lei era influenzata da tradizioni cristiane e misticismo di quel 666, cosa che Richelle non credeva possibile. Insomma, davvero l’anticristo aveva ucciso questa donna? Dato che su internet si possono trovare molte informazioni, decise di mettere online una foto della tomba per vedere se qualcun’altro nel cimitero della propria città avesse qualcosa di così enigmatico o avesse informazioni direttamente su Lilly Gray.

Nel 2009, dopo 2 anni da quando iniziò a circolare questa storia, Richelle raccolse così poche informazioni utili che decise di indagare direttamente di persona. Quindi come una vera e propria giornalista iniziò a scavare negli archivi storici della città e scoprì alcune piste che secondo lei portavano alla verità di questo mistero. Richelle innanzitutto scoprì che la vera data di nascita di questa donna è il 4 giugno del 1880 e non il 6 giugno del 1881, inoltre da quanto si legge dai registri Lilly è morta di cause naturali e quindi questo esclude buona parte delle teorie anzidette. Altre informazioni interessanti che sono state ricavate riguardano suo marito Elmer Gray e dai pochi documenti emergono dettagli che lasciano molti dubbi sulla sua sanità mentale e un profondo odio che covava.

I coniugi Gray ebbero una vita da sposati molto breve, infatti i due si conobbero circa nel 1950, anno in cui la signora Lilly si trasferì a Salt Lake e si sposarono 2 anni dopo, quando lei aveva circa 70 anni. Dai registri cimiteriali si legge anche che il signor Elmer è stato sepolto nello stesso cimitero di Lilly ma molto distante dalla sua coniuge, fatto alquanto bizzarro. Tuttavia i documenti più interessanti sono quelli legati al rilascio sulla parola del signor Elmer il quale era stato anche condannato a cinque giorni di lavori forzati a spaccare le rocce per aver rubato un ombrello del valore di 3 dollari e 50 centesimi. Richelle nelle sue ricerche è riuscita infatti a procurarsi un documento originale del rilascio sulla parola firmato dal signor Grey. Tale documento è pubblico e da questo si evincono particolari macabri. Questo è il documento originale del rilascio sulla parola datato 1947, tre anni prima di conoscere e sposare la signora Lilly e si legge chiaramente come Elmer abbia modificato e compilato tale documento con frasi come “sono stato rapito” e altre espressioni strane. Per esempio alla voce “indirizzo dei propri genitori” si legge: “I miei genitori sono morti dal dolore quando mia moglie è stata uccisa dai rapitori”, mentre nello spazio dedicato alla descrizione del reato commesso c’è scritto: “Cinque rapitori democratici mi hanno arrestato e mi tengono in ostaggio” e altre frasi che continuano a ricalcare il fatto che Elmer covasse un odio profondo verso la legge definendoli rapitori. È interessante notare anche che la sua prima moglie è stata uccisa da qualcuno e lui attribuisce questa colpa alla polizia. L’ipotesi di Richelle è che Elmer vedeva nella legge e nello stato una sorta di figura demoniaca che aveva portato via la sua amata e riempito di dolore la sua vita, quindi l’epitaffio non riguarda Lilly Gray ma è una specie di messaggio di protesta nei confronti della polizia, colpevole della sua perdita. Tra le tante teorie forse questa ha una base più solida anche se molti aspetti rimangono ancora irrisolti.

Sicuramente anche nelle vostre città si trovano oggetti particolari dei quali nessuno sa spiegare con esattezza l’origine e alle quali magari non date troppo peso, ma con un occhio più attento e un po’ più di curiosità riuscirete a scoprire storie affascinanti di tempi ormai dimenticati e storie sepolte sotto cumuli di polvere che aspettano solo di essere raccontate….

Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto un cumulo d’immagini infrante dove batte il sole… Io vi mostrerò qualcosa di diverso. Dall’ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall’ombra Vostra che a sera incontro a voi si leva; In una manciata di polvere vi mostrerò la paura. – Thomas Stearns Eliot

 
 

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