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John Lang – Cronaca di una morte annunciata

05 Apr
John Lang – Cronaca di una morte annunciata

Sebbene questa vicenda sia accaduta di recente e non siano ancora state arrestate delle persone per un perfido omicidio, alla fine del video comprenderete perché la polizia non farà delle indagini a riguardo e perché questo caso sia destinato a rimanere in uno degli archivi più nascosti di una polizia sepolta dalla vergogna e dai sensi di colpa. Purtroppo le fonti che si hanno a disposizione sono veramente così poche che sembra che avvenga una censura in rete e infatti non possiamo farvi vedere la foto reale di colui che è il protagonista dato che ora non c’è più alcuna traccia di quello che era la sua persona, ma parte della sua storia può essere narrata attraverso alcuni frammenti importanti che sono rimasti su internet. Cercheremo di costruire i fatti come i pezzi di un puzzle e mano a mano andremo a comporre questi pezzi, scoprirete i dettagli di una terribile storia.

John Lang era un padre di famiglia e attivista di Fresno in California, Stati Uniti. Normalmente John si occupava di scoprire fatti illegali o cose alquanto sospette che accadevano nella sua città e li pubblicava  online. Una delle tante ingiustizie di cui lui aveva parlato nel suo blog riguardava un’attività che la polizia locale di Fresno normalmente faceva, ossia nei quartieri più poveri conduceva delle scansioni delle targhe che si trovavano parcheggiate nei supermercati e nei grandi magazzini e poi, se si trovava una percentuale alta di persone che avevano multe arretrate o qualche altra infrazione, posizionavano un blocco nelle vicinanze e fermavano solo le targhe segnate da loro stessi così intascavano una grande quantità di profitti perché si prendevano una percentuale delle multe arricchendosi sulle spalle dei residenti più poveri. Tuttavia questo è niente in confronto alle altre storie di corruzione che vedevano protagonisti i poliziotti, infatti la polizia di Fresno, sempre secondo John, indagava spesso in rete nei blog e nei forum e risaliva addirittura attraverso l’indirizzo IP alle persone che osavano lamentarsi del loro operato, ma soprattutto quando prendevano di mira queste persone lo facevano con intimidazioni molto aggressive, avveniva un vero e proprio stalking nei loro confronti e lui essendo uno degli attivisti più costanti era una di queste persone…

Il 13 gennaio 2016 John pubblica una breve intervista scritta dove parla dei diversi motivi per cui la polizia di Fresno, da ben sette lunghi anni attraverso diverse azioni, cercava di intimorirlo attaccandolo in diversi modi fino ad arrivare a screditarlo con accuse pesanti come pedofilia e tentando di posizionare all’interno della sua proprietà delle false prove per incriminarlo di alcuni reati. Normalmente anche solo affermare metà di queste cose sarebbe una follia o uno scherzo di cattivo gusto, ma in America nessuno ha voglia di scherzare sulle leggi e sulla giustizia e John è così convinto delle sue affermazioni che cercò perfino di rivolgersi agli Affari Interni, ma le cose non fecero che peggiorare perché da allora la polizia era diventata molto più violenta e iniziò anche a scrivere sul suo account Facebook dei messaggi molto strani, per esempio uno dei poliziotti che usava lo pseudonimo di Kevin Arial gli scrisse: “La prima regola del fight club è non parlarne mai del fight club! …dovresti saperlo Mr. Lang!”. John quindi rivolgeva delle accuse molto dure nel suo blog e i poliziotti cercavano di rendergli la vita impossibile, ma a un certo punto vennero oltrepassati certi limiti non visibili che decretarono per sempre il destino di John e la pressione che egli subì fu impressionante. Spesso diceva di essere inseguito da alcune auto, di vedere delle persone che andavano a trovarlo sul suo posto di lavoro che gli sembrano sospette, diceva di vedere costantemente le stesse auto parcheggiate fuori dalla sua casa, ma nessuno lo ascolta, nessuno vuole credere alla sua storia ritenuta troppo assurda, così si affida a internet e inizia a registrare tutto quello che accadeva nelle vicinanze della sua proprietà attraverso un sistema di video-sorveglianza che registrava tutto 24 ore su 24.

Nel suo account YouTube, oggi l’unica fonte originale di questa storia che non è ancora stata oscurata, troviamo diversi filmati, diciassette in tutto, in cui effettivamente si possono osservare delle macchine strane che si fermano quasi di colpo davanti a casa sua per poi ripartire in fretta. Scrutando lentamente la casa quasi in cerca di uno sguardo, si vedono anche delle persone che passano e ripassano a notte fonda, ma la cosa più impressionante è che a un certo punto John inizia a fare dei nomi. In uno dei filmati racconta di come una volta uno dei poliziotti che egli chiama “Eli Rodriguez” cercò di entrare con dei pretesti all’interno della sua proprietà solo per cercare di inserire delle prove false dentro la sua casa così da poterlo arrestare. Eli viene descritto da John come una persona chiave che si trova coinvolta in una rete di corruzione così spessa che quando tutto verrà a galla egli trascinerà altri venti o trenta poliziotti corrotti come lui. In ogni video si può leggere anche una descrizione dettagliata dei fatti, spesso inoltre parla dei suoi vicini George e Maxine Ramirez come due informatori posizionati lì di proposito dalla polizia per sorvegliarlo e riferire quando lascia casa sua. Questa è l’unica spiegazione che John trova perché quando va a fare anche una piccola spesa di pochi minuti incrocia sempre quattro o cinque pattuglie, racconta anche che spesso queste pattuglie si affiancano a lui per fargli capire che sono e saranno sempre presenti. I suoi vicini inoltre, secondo John, cercano anche di tenerlo lontano dalla propria abitazione così da permettere a qualcun altro di entrare a casa sua allo scopo di infangarlo con delle prove false. In uno dei filmati caricati sul suo canale si può vedere praticamente come John scappa letteralmente dalla casa dei vicini dopo un breve incontro al quale era stato invitato dai Ramirez. John sente che c’è qualcosa che non va così con un pretesto decide di tornare a casa sua, i vicini ben lontani dal sembrare esterrefatti da questo comportamento, lo inseguono e cercano anche di bloccarlo per non permettergli di rientrare alla sua proprietà urlando quasi a squarciagola il suo nome, come se volessero far capire a qualcun altro che John stava rientrando a casa sua.

Purtroppo però John, anche dopo questi video, non viene preso in considerazione da nessuno, anzi, i pochi che lo vedono credono che sia malato o soffra di manie di persecuzione, ma nei filmati è sempre più evidente che accadono cose alquanto sospette davanti a casa sua, per non usare parole più allarmiste. Effettivamente a un certo punto la polizia, con uno squadrone al completo, inizia a sostare proprio di fronte a dove abita John e i poliziotti iniziano a osservare la sua casa cercando di dimostrare qualcosa, come se inviassero un messaggio. In un altro video si vede come un gruppo di uomini dentro un furgone nero e in pieno giorno, puntano una videocamera termica direttamente verso casa sua, probabilmente per sapere se si trovasse all’interno dell’abitazione. In particolare la persona alla guida sembra anche parlare con qualcuno al telefono; forse per informare se hanno via libera oppure no per entrare. Dopo aver visionato questo video particolare molte persone avranno compreso che forse John non stava esagerando quando diceva di sentirsi inseguito e di vedere dei soggetti strani intorno alla sua proprietà. Le cose diventano ancor più inquietanti quando in un altro filmato viene registrata una persona che si era introdotta nella sua casa verso le 5 di mattina. Il povero John, che non può per ovvi motivi rivolgersi alla polizia, chiede agli internauti se riescono a riconoscere il soggetto in questione, inoltre iniziano ad apparire degli inspiegabili gap temporali nella sua videocamera di sorveglianza, come se qualcuno a un certo punto avesse cominciato a manomettere i suoi impianti di sicurezza.

John, quasi disperato e logorato, il 14 gennaio 2016 pubblica un messaggio forte su Facebook: “Voglio solo dirvi una cosa ragazzi, se mi capiterà qualcosa domani o fra due giorni sappiate che sarà per colpa delle polizia di Fresno, dei miei vicini e di un dipendente del posto in cui lavoro”. Il giorno dopo, il 15 gennaio, sempre su Facebook convoca direttamente l’intervento del giornalista locale Corin Hogarth chiedendogli di investigare e forse salvargli anche la vita dai poliziotti corrotti che l’avevano preso di mira. Queste le sue parole: “Corin vuoi delle notizie? La polizia di Fresno proverà ad uccidermi questo weekend, forse questa stessa notte. Non è uno scherzo, per favore leggi qui la mia storia e non dare peso a quello che ti dirà di me la polizia…” e nei link c’erano il suo blog e il suo account di YouTube. John chiede aiuto ma nessuno arriva. Capisce di essere da solo e che presto sarebbero venuti a prenderlo. Il 16 gennaio pubblica il seguente post: “Se mi daranno per scomparso o verrò ritrovato morto domani ricordatevi di questo furgone. Credo di aver visto un paio di ragazzi sgattaiolare attraverso la porta laterale ed entrare nell’edificio quando hanno parcheggiato. Ho causato alla città di Fresno tanti problemi di cui ora mi pento”. Le sue parole così crude e cariche di rassegnazione e tristezza sono come un urlo che nessuno può sentire, John è da solo in questo mondo abbandonato dalla famiglia e dalle istituzioni. Qualche ora dopo pubblica su Facebook un post in cui chiede se qualcuno vuole rimanere con lui quella notte a casa sua ma specifica che dovrà avere il porto d’armi perché dei soggetti cattivi verranno a prenderlo. Ovviamente nessuno risponde alla sua ultima e disperata chiamata.

Quattro giorni dopo, il 20 gennaio, il TG locale manda in onda la seguente notizia: “Una casa di Fresno ha preso fuoco verso le 3 di quella notte, le fiamme sono state domate solo diverse ore dopo e all’interno dell’abitazione è stato trovato il corpo di un uomo. Dalle prime analisi risulta che la vittima sia stata pugnalata diverse volte e poi arsa insieme all’edificio. L’uomo è stato identificato come John Lang”. E’ incredibile ma in poco tempo vennero oscurati sia il blog gestito da John che altri siti di attivisti che parlavano di questa storia, inoltre anche il suo account Facebook venne chiuso, per non parlare della casa data alle fiamme, una classica strategia per eliminare le prove. Sembrano tutti indizi che collimano verso un unico colpevole. Di certo la polizia di Fresno non è nuova a scandali che vede coinvolti i suoi agenti, pensate che proprio un anno prima il secondo al comando dell’intero dipartimento di polizia venne arrestato perché gestiva una rete di traffici di droghe. L’arresto è stato fatto da agenti dell’FBI e dalla ATF. Forse se c’è una piccola luce di speranza per poter scoprire chi sia stato il killer di John Lang, sono proprio i federali. Infatti nel suo blog qualche giorno prima di morire pubblicò una lettera aperta all’FBI per chiedere aiuto e il suo penultimo video pubblicato s’intitola “Grazie a Dio i Federali mi hanno risposto” e nel video si vede una macchina che sosta davanti a casa sua. Questa storia è stata resa virale grazie a un thread pubblicato su Reddit e ben presto sono nate campagne per scoprire la verità dietro questa morte così annunciata. Addirittura è stata aperta un’iniziativa per fare una petizione online direttamente al presidente degli Stati Uniti attraverso un sito governativo per far si che i federali si occupino della faccenda.

Questo video non parla di cose paranormali o di eventi strani, ma a sapere che nel mondo tutti quelli che appena possono sono pronti a fare sfilate, flashmob e manifestazioni a supporto di valori come la libertà e l’uguaglianza, scompaiono appena sono chiamati in causa per fare davvero qualcosa di pratico per sostenere questi valori e i John Lang di turno si ritrovano da soli a combattere e morire completamente ignorati. Queste sono le cose che fanno davvero paura.

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1 Commento

Pubblicato da su 5 aprile 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Una risposta a “John Lang – Cronaca di una morte annunciata

  1. L'arca di Michy

    6 aprile 2016 at 0:07

    Tristissima e terribile storia, io ho firmato la petizione…spero che prestissimo possa essere fatta luce su questa tremenda vicenda…il problema è che in America la polizia ha potere troppo, troppo potere che non viene controllato a sufficienza…John, lotteremo ancora per te affinché il tuo sacrificio non sia stato vano…

     

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