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Famiglia Sodder – 5 bambini scomparsi tra le fiamme

07 Mar
Famiglia Sodder – 5 bambini scomparsi tra le fiamme

Fayetteville, West Virginia, 1945. George e Jennie Sodder stavano celebrando la vigilia di Natale come di consueto con nove dei loro dieci figli, uno di loro era assente poiché era stato chiamato nell’esercito. Tutti insieme passarono una bella serata in famiglia fino a quando, arrivata una certa ora, tutti si ritirarono nei proprio letti. Il capofamiglia George fu il primo a coricarsi, seguito dai due figli John e George Jr. Poco dopo Jennie, la madre, decise che era il momento che anche il resto dei figli dovesse andare a letto i quali la supplicarono per poter rimanere svegli a giocare con dei giocattoli appena regalati da Marian, la sorella maggiore. Dopo che i figli promisero che avrebbero rimesso tutto a posto, la madre li lasciò giocare, dopodiché prese in braccio Sylvia, la figlia più piccola, e andò a letto con lei.

Tutti stavano dormendo, sembrava una nottata tranquilla, quando tutto d’un tratto il telefono si mise a squillare. Era da poco passata mezzanotte e Jennie si alzò per rispondere chiedendosi preoccupata chi mai avrebbe dovuto chiamare a quell’ora. Dall’altra parte del telefono vi era una donna la quale chiedeva di parlare con qualcuno che Jennie non conosceva, dunque le disse che probabilmente aveva sbagliato numero, a quel punto la donna dall’altra parte si mise a ridere e riattaccò. Jennie pensò si trattasse di un semplice scherzo telefonico e non dette molto peso alla faccenda. Prima di tornare a letto, notò che le luci in casa erano ancora accese e le porte delle camere aperte. Trovò tutto questo insolito perché solitamente i figli chiudevano le porte delle rispettive camere prima di andare a dormire. Dunque spense le luci, chiuse le porte e tornò a dormire. Jennie si era addormentata da poco quando sentì un tonfo provenire dal tetto, seguito da un rumore di qualcosa che sembrava rotolare. In quel momento la donna si rese conto che la casa era in fiamme. Era l’una e mezza. La donna non si lasciò prendere troppo dal panico e urlò al marito e ai figli di uscire di casa. I due figli maggiori, John e George Jr, riuscirono a scampare alle fiamme, così come Marian che corse fuori con Sylvia. Infine anche George e Jennie fuggirono impotenti sulle fiamme che rapidamente stavano divorando l’abitazione.

Una volta fuori, George si rese subito conto che cinque dei suoi figli erano ancora dentro casa e fece il possibile per salvarli. Cercò di entrare in casa rompendo una finestra facendosi anche un taglio sul braccio e attraverso tutto il fumo vide che le fiamme avevano già coperto l’intero primo piano, cercò dunque di domare le fiamme grazie a un barile contenente acqua piovana, ma a suo malgrado l’acqua era congelata a causa del freddo. I minuti passavano e il fuoco stava cominciando a invadere anche il piano terra. George doveva pensare in fretta e il terrore che non avrebbe più rivisto i cinque figli intrappolati si faceva sempre più lampante. Dunque corse in garage dove aveva sempre tenuto una scala, ma era misteriosamente sparita, successivamente tentò invano di scalare la casa a mani nude. Infine gli venne un’ultima e disperata idea: far salire i due figli maggiori sopra il camion e portarli vicino alle finestre del piano superiore. Purtroppo la fortuna non girava dalla loro parte perché il camion non ne voleva sapere di partire. Nel frattempo, Marian era corsa a casa di un vicino per chiamare i vigili del fuoco. In un primo momento non riuscirono a raggiungere l’operatore, quando lo raggiunsero restava solo svegliare i vigili del fuoco e mandarli sulla scena. La stazione dei pompieri distava meno di cinque chilometri dalla casa dei Sodder, tuttavia i soccorsi non arrivarono fino alle 8 del mattino, quando era di gran lunga troppo tardi poiché la casa era stata rasa al suolo in meno di 45 minuti dallo scoppio dell’incendio.

La polizia arrivò sulla scena la mattina dopo e a seguito di un’indagine durata due ore, concluse che l’incendio si era scatenato a causa di un cablaggio di cavi difettoso. George sostenne però che non poteva essere quella la causa poiché aveva rifatto da poco quel cablaggio, inoltre le luci erano rimaste accese per un certo lasso di tempo dopo che l’incendio era divampato, quindi non c’era stato nessun corto circuito. Ciò che aumentò il mistero è che non venne trovato alcun cadavere dentro l’abitazione, nemmeno i resti di ossa o qualsiasi altra cosa che facesse pensare alla possibilità che dentro ci fosse qualcuno, inoltre il filo del telefono risultò tranciato. L’inchiesta fu chiusa e i cinque figli Sodder dichiarati morti, ma i genitori non si diedero pace per tutta la vita, non credendo che i bambini fossero all’interno della casa durante il suo incendio. Essi erano convinti che i figli fossero stati rapiti e che l’incendio fosse stato un atto doloso per coprire la scena del crimine. Nel corso del tempo si diffusero svariate voci che sostenevano questa ipotesi: Prima di tutto un uomo strano venne visto rubare dal garage dei Sodder poco prima dello scoppio dell’incendio. L’uomo avrebbe rubato la scala e tentato di tagliare la linea di alimentazione, tagliando invece quella telefonica. La scala in questione venne trovata qualche giorno dopo lungo un terrapieno poco distante dalla casa dei Sodder. Per qualche misteriosa ragione quest’uomo non è mai stato visto come un sospetto, ma gli fu solo ordinato di pagare una multa per aver rubato. Un autista di autobus inoltre, dichiarò che durante quella drammatica sera vide delle “palle di fuoco” che venivano in qualche modo gettate prima che scoppiasse l’incendio. Questa voce fu ulteriormente avvalorata quando, la primavera successiva, la piccola Slyvia trovò un guscio verde nel cortile. I Sodder mostrarono l’oggetto ad un amico ex-militare il quale affermò che quello non era nient’altro che un resto di un ordigno esplosivo simile a una bomba al napalm.

Nei giorni successivi alla tragedia, a seguito della pubblicazione delle foto dei bambini su svariati giornali, ci furono numerose persone che segnalarono il loro avvistamento. Una donna sostenne di aver visto i cinque bambini in una macchina nera andare a tutta velocità quando l’incendio era in corso. Una turista che si era fermata a circa 80 chilometri a ovest dalla casa dei Sodder, disse di aver visto, la mattina dopo l’incendio, i bambini in una tavola calda fare colazione. Successivamente li vide andare via in una macchina con una targa della Florida, ma non riuscì a identificare il guidatore. Un’altra donna credeva che i bambini fossero residenti nel suo albergo a Charleston, South Carolina. Disse che erano con due uomini e due donne. La donna cercò di parlare con i bambini visibilmente spaesati, ma i quattro adulti non lo permisero e divennero alquanto ostili nei suoi confronti. Successivamente li sentì parlare con i bambini in lingua italiana e se ne andarono di fretta. Secondo le affermazioni della donna, essi avrebbero effettuato il check-in intorno mezzanotte per poi andarsene la mattina successiva. Sfortunatamente non ricordava la data precisa e le indagini abbandonarono quella pista dopo aver appurato che la storia non era abbastanza affidabile.

George e Jennie Sodder non si davano per vinti. La donna fece delle personali ricerche provando a bruciare delle ossa di pollo nella stufa, con il risultato che le ossa non venivano mai distrutte completamente dal fuoco. La convinzione che i loro figli non erano nella casa durante l’incendio arrivò quando scoppiò un grande incendio in un’altra casa e in quel caso vennero rinvenuti sette scheletri tra le macerie. Dunque a fronte di tutti quest fatti, i Sodder cercarono di far riaprire il caso, ma la polizia si rifiutò dichiarando che nessun crimine aveva avuto luogo. Nel 1949 George, con l’aiuto di altre persone, scavò nel luogo della sua ex casa alla ricerca di eventuali resti che potevano essere stati trascurati. I rapporti successivi affermarono che furono trovati frammenti di ossa e organi possibilmente umani. L’organo trovato venne testato in un laboratorio e risultò essere di manzo relativamente fresco, alcuni dissero che era stato messo li di proposito per tentare di risaltare il lavoro scadente della polizia. Per quanto riguarda i frammenti di ossa, erano quattro pezzi di vertebre e due pezzi di falangi, possibilmente appartenenti alla mano di un bambino. Venne coinvolto un medico che dichiarò che sarebbe stato molto improbabile per tutti gli altri resti essere distrutti dal fuoco così rapidamente. Ritenne inoltre che i resti trovati appartenessero a un ragazzo di circa 14 anni, un’età che coincideva con uno dei figli scomparsi. George però non credeva che quelle ossa fossero di suo figlio per via della posizione del ritrovamento. Anni più tardi, dopo ulteriori test, un altro esperto dichiarò che i resti appartenevano a una persona tra i 16 e i 22 anni e che le ossa non presentavano nessun segno di danneggiamento da incendio. Dunque si pensò che fossero state messe lì da un cimitero vicino come cover-up.

Sei anni dopo la tragedia, i Sodder fecero un ultimo tentativo: misero un cartello nel luogo dell’incendio con le immagini di tutti i loro cinque figli scomparsi insieme alla storia di quello che era successo quella notte. La ricompensa per il ritrovamento era di 5.000 $, alzata poi a 10.000 $ ma sempre senza successo. Passarono gli anni e nel 1968 un detective scrisse un articolo sugli eventi di quella tragica vigilia di Natale di 23 anni prima. Qualche mese dopo George e Jennie ricevettero una foto nella loro cassetta postale: da un lato c’è il volto di un giovane e sul retro un messaggio scritto a mano. “Louis Sodder. I love brother Frankie. Ilil Boys. A90135”. Si pensò a uno scherzo di pessimo gusto, ma George e Jennie credettero fermamente che quello ritratto nella foto era davvero il loro piccolo Louis, oramai cresciuto. La somiglianza era incredibile. Per scoprire di più, i Sodder assunsero un investigatore privato che cercò di trovare l’origine della foto, ma di lui si persero misteriosamente le tracce. Un altro mistero che si va ad aggiungere a questa inquietante storia. Ad oggi l’identità dell’uomo nella foto è sconosciuta, così come il significato della frase. Le persone che studiarono il caso sottolinearono che George era il proprietario di un’azienda di autotrasporti di carbone e al tempo quel settore era sotto pressione da molte persone facenti parte della mafia, per cui si pensò che la scomparsa dei figli non fosse nient’altro che opera di questa purtroppo famosa organizzazione criminale. Dopotutto i Sodder erano di origine Italiana e il numero “90135” sul retro della foto corrispondeva al Codice di Avviamento Postale di Palermo, Italia.

George Sodder morì nel 1969 e Jennie nel 1989, entrambi senza sapere che fine fecero realmente  loro figli. La maggior parte delle persone crede che i bambini perirono tra le fiamme quella notte e che i Sodder semplicemente si rifiutavano di accettarlo. Ci sono però anche quelli che credono che i bambini furono rapiti e portati in Italia. Sylvia, la figlia sopravvissuta più giovane, ad oggi sta ancora cercando di capire cosa sia successo veramente ai suoi fratelli quella tragica notte del 1945.

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