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Città del Messico – L’isola delle bambole e la sua macabra storia

01 Mar
Città del Messico – L’isola delle bambole e la sua macabra storia

Il Messico per le tradizioni tanto particolari quanto macabre, per la sua storia e per gli innumerevoli paesaggi naturali, è una delle mete più ambite dai turisti di tutto il mondo e non è una casualità dato che i quasi due milioni di metri quadrati di questa nazione ospitano alcuni dei luoghi più interessanti del pianeta. Molti di questi posti sono legati alle meraviglie millenarie di popoli antichi ormai scomparsi e la cui civiltà per diversi aspetti rimane ancora oggi un mistero, ma ci sono anche altri luoghi in questo paese che non vengono ricordati per la loro storia, ma per i fatti inquietanti e paranormali che vi accadono.

Uno dei luoghi più famosi e vasti per esempio è “La zona del silencio” il cui nome è il degno corollario all’infinità di miti e leggende che si narrano su questo luogo mistico e di cui vi abbiamo parlato in un precedente video, ma in Messico si nascondo ben altri luoghi misteriosi che farebbero rabbrividire anche a chi di solito a queste storie rimane indifferente. Per esempio se vi capita di andare a Città del Messico, capitale stessa di questa nazione, e siete degli appassionati di misteri, vi consigliamo di dare un’occhiata al Callejon del Diablo, in italiano “Vicolo del Diavolo”. Questo vicolo collega la strada di Río Mixcoac e la Campana, ma gli abitanti del luogo dicono che colleghi anche questo con l’altro mondo. Infatti il suo nome non è di certo casuale e nessuno osa metterci piede al calar del sole perché stando ai racconti, se cercate di attraversare il vicolo dopo la mezzanotte, alla fine di questa stradina piccola e scura in un silenzio di tomba vi troverete di fronte Satana in persona e quest’orrida visione vi porterà alla pazzia. Sembra incredibile ma questi racconti sono conditi da dettagli che arrivano addirittura dall’epoca Precolombiana, infatti El Callejon del Diablo esisteva ancor prima dell’arrivo degli spagnoli ed era una strada circondata da alberi molto alti che nascondevano a vista i suoi confini, era una zona che gli Aztechi ritenevano di malaugurio e dove accadevano cose inspiegabili, senz’altro uno dei posti dove una persona non vorrebbe mai trovarsi da sola.

In questo video però vi parleremo di un altro luogo che si trova sempre nella capitale e la cui fama da qualche decennio è diventata mondiale. Fra i canali di Xochimilco, uno dei sedici distretti in cui è divisa Città del Messico, si trova quella che viene chiamata l’isola delle bambole. Il nome non sembra particolarmente inquietante e ricorderebbe perfino quello di un racconto fiabesco, invece dando un’occhiata alle fotografie di questo luogo, le sensazioni provate possono essere diverse. Xochimilco normalmente era nota per i suoi canali pieni di colore e per l’agriturismo; infatti era una meta per i turisti i quali si divertivano a fare dei viaggi sui caratteristici “trajineras”. Ultimamente però, non sono più i suoi paesaggi colorati e pieni di vita ad attirare l’attenzione dei visitatori, ma sono i corpi privi di vita delle bambole impiccate e smembrate che si vedono su una delle isolette di questo canale. L’artefice di questa macabra opera fu Julian Santana Barrera. Quest’uomo verso la metà del 900 decise di trasferirsi in uno di questi isolotti perché la sua ragazza l’aveva abbandonato per un altro uomo, quindi Don Julian si trasferì in una zona il più isolata possibile così da poter arginare il suo dolore in silenzio, lontano dagli occhi indiscreti e dalle lingue taglienti della gente. In questa piccola isola in mezzo al nulla, egli stesso costruì una capanna e si dedicava a coltivare diversi cereali e fiori, i quali successivamente li vendeva nelle cittadine vicine. Aveva uno stile di vita tipico degli eremiti e non parlava con nessuno. Molto riservato il signor Julian quando andava in città portava con se un carrello pieno di cereali e fiori mentre al suo ritorno, il carrello era ancora pieno… Ma di bambole. Il signor Julian infatti dopo aver venduto la sua merce si dedicava a raccogliere tutte le bambole che trovava in città. Nessuno sapeva il perché e chiederglielo era inutile dato che non rispondeva mai a queste domande. Molti lo prendevano per pazzo, un pazzo lavoratore ma sempre un pazzo. La verità della sua storia venne a galla solo quando suo nipote Anastasio decise di parlare, infatti durante gli anni la mente del povero Julian per qualche strana ragione iniziava a sgretolarsi  piano piano come lo stucco di una cattedrale abbandonata, così uno dei suoi familiari, preoccupato per la sua salute fisica e mentale, decise di andare a vivere con lui e aiutarlo nei lavori che il povero Julian non era più in grado di fare.

Anastasio racconta che dopo il 1975 decise di andare a vivere sull’isolotto con suo zio e al suo arrivo si trovò di fronte la prova che il suo consanguineo aveva completamente perso il senno: si materializzò davanti ai suoi occhi un’infinità di bambole decapitate e impalate sugli alberi a conferma delle strane voci della gente che si insinuavano da tempo nelle sue orecchie e che cercava di ignorare. Quando chiese a suo zio il perché di tutto ciò la risposta fu così spiazzante che rimase sbalordito. Secondo Anastasio, suo zio aveva deciso di appendere quelle bambole perché un giorno aveva visto con i suoi occhi, lì nel mezzo del canale, il cadavere di una bambina morta. Tale visione orribile in realtà fu solo l’inizio di una serie di disgrazie che lo accompagnarono da quel giorno fino alla sua morte, infatti Don Julian iniziò a sentire delle voci strane provenire dalle acque scure del canale e diceva anche che qualcuno suonava alla sua porta nel mezzo della notte, ma quando apriva la porta sentiva solo un freddo di tomba e un brivido percorrergli il corpo. Lui sosteneva che l’anima della povera ragazza, probabilmente uccisa in modo orribile, non trovava pace e cercava la sua vendetta su chiunque si trovasse lì vicino. Una mattina vide riemergere dalle acque una bambola e Don Julian prese questo evento come un segno del destino e decise di appenderla, così lo spirito poteva intrattenersi con la bambola e darsi pace. Effettivamente per un periodo di tempo lo spettro aveva smesso di fargli visita nelle notti, ma ben presto, forse stanco di giocare con la bambola, gli eventi paranormali ricominciarono. Così Don Julian aveva iniziato la sua macabra collezione di bambole; per poter tenere a bada gli spiriti che circondano quest’isola.

Anastasio inizialmente prese il suo racconto come il culmine della follia causata dalla solitudine e dal dolore che avevano accompagnato suo zio per buona parte della vita, ma egli stesso subì sulla propria pelle queste esperienze e dovette ricredersi. Anastasio racconta che da quando si era trasferito sull’isola aveva iniziato a sentire dei cambiamenti nella sua personalità, stava sviluppando una specie di mania di persecuzione oltre che  avvertire una strana sensazione, come se le bambole iniziassero ad osservarlo e il più delle volte non riusciva a comprendere se era il vento soave a muoverle o forse era solo la sua immaginazione, eppure secondo l’uomo quegli occhi cupi e vitrei senza vita si aprivano e osservavano proprio lui. Il terrore prendeva il sopravvento quando calava il sole, non osava volgere loro la schiena perché sentiva la paura invadergli il corpo come se in qualunque istante quelle bambole fossero pronte a staccarsi dagli alberi e iniziare a camminare verso di lui. Così anche Anastasio iniziò a sentire quelle vocine accompagnate dal vento che trasportavano una melodia infantile e tetra, sentiva che c’era qualcosa che si muoveva fuori dalla capanna quando andavano a dormire e le cose non erano meglio di giorno perché durante le giornate silenziose egli poteva sentire in modo nitido i propri passi sul fogliame, ma quando si fermava ascoltava almeno altri due o tre passi in più dietro di lui. Ovviamente quando si girava c’erano solo le bambole impiccate e vuote di vita a fissarlo in lontananza…

Che queste misteriose voci e presenze sull’isola siano vere oppure solo un’allucinazione causate  della solitudine, è un dubbio che ora come ora può essere risolto solo da Anastasio dato che nel 2001 suo zio è venuto a mancare. Come se non bastasse, per aggiungere un altra sfumatura di mistero a questa tela, anche la morte di Don Julian rimane un’incognita. Secondo Anastasio, nei suoi ultimi giorni, suo zio parlava di un essere che si trovava a ridosso della riva, in particolare raccontava di una sirena e presto quell’essere l’avrebbe portato via. Anastasio quando racconta questa storia assume un’espressione triste e cupa, i suoi occhi fissano un punto a caso perché la sua mente risuscita ricordi terribili di quella mattina tragica. Era una giornata come le altre e i due uomini si erano alzati presto per poter sbrigare le solite faccende quotidiane, Don Julian era particolarmente felice e si era svegliato con la voglia di mangiare del pesce, quindi prese la canna e si diresse verso il canale fischiettando mentre Anastasio seguì una direzione opposta, infatti era andato a distribuire il mangime agli animali che si trovavano dentro un piccolo recinto. Qualche ora dopo Anastasio andò in cerca di suo zio per aiutarlo, ma una volta arrivato sull’orlo di quell’isoletta, l’unica traccia di lui era la sua canna da pesca che giaceva inerme nell’erba, solo avvicinandosi di più e allungando lo sguardo verso le scure acque, vide il corpo senza vita di suo zio che galleggiava sulla riva del canale. L’autopsia rivelò che Don Julian, nel fare uno sforzo incredibile probabilmente cercando di prendere un grosso pesce, ebbe un accelerazione al cuore che gli risultò fatale. Un infarto aveva stroncato la vita dell’anziano e poi per delle circostanze strane il suo corpo venne trascinato in acqua, quasi spinto da una forza incredibile.

Oggi Anastasio vive ancora lì sull’isola e lui come suo zio, nella solitudine dei giorni e nelle tenebre delle notti vede e sente quelle voci che hanno accompagnato Don Julian fino alla sua misteriosa morte. Quest’isola sicuramente nasconde un’infinità di aneddoti che eguagliano o addirittura superano il suo aspetto pauroso e mistico, quindi se andate in Città del Messico e vi piace il brivido ricordatevi di visitare questo luogo, ma se siete degli impavidi in cerca di qualcosa di più di un semplice brivido e volete sentire del vero terrore, allora andate nella strada chiamata “Calle Cañitas” e proseguite dritti fino ad arrivare alla casa situata al numero 51. Tutti in città conoscono questa casa perché qui sono accadute cose indescrivibili che hanno a che fare con quest’oggetto, ma questa è un’altra storia che vi racconteremo più avanti…

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