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Archivio mensile:marzo 2016

UFO a Firenze – Il giorno in cui si fermò una partita di calcio

UFO a Firenze – Il giorno in cui si fermò una partita di calcio

È il 27 ottobre 1954, una tipica e normale giornata d’autunno toscana. Fiorentina-Pistoiese un match del campionato riserve, una competizione che oggi non esiste più, era una partita praticamente senza storia, ma che invece rimase impressa nella memoria non solo tra i tifosi che stavano guardando la partita, ma in tutto il mondo per un fatto tanto spettacolare quando bizzarro. Oltre 10.000 persone quel giorno erano concentrati a tifare i 22 giocatori in campo allo stadio Comunale, ma alle 14:27 poco dopo l’inizio del secondo tempo, calò il silenzio per poi trasformarsi in un brusio confuso. Gli spettatori non stavano più guardando la partita, ma stavano osservando il cielo stupiti e sconcertati, con le dita rivolte verso l’alto. A quel punto anche i giocatori si misero a guardare in alto e non prestarono più interesse al pallone che rotolò fuori dal campo…

Uno dei giocatori in campo era Ardico Magnini, una sorta di leggenda dell’epoca che aveva militato anche in nazionale nella Coppa del Mondo del 1954. “Ricordo tutto, dalla A alla Z”, afferma ora l’ex-giocatore. “Sembrava come un uovo che si librava in cielo molto, molto, molto lentamente. Tutti stavano guardando il cielo e una strana sostanza luccicante scendeva. Si poteva vedere l’espressione attonita di tutte le persone, non avevamo mai visto nulla di simile. Eravamo assolutamente scioccati”. Secondo il rapporto degli arbitri, il gioco venne sospeso per qualche minuto a causa di numerosi misteriosi oggetti nel cielo avvistati da tutti i 10.000 spettatori nello stadio. Tra la folla c’era Gigi Boni, un tifoso della Fiorentina. “Ricordo ancora chiaramente di aver visto questo spettacolo incredibile”, dice, tuttavia la sua descrizione differisce leggermente da quella di Magnini. “Quegli oggetti si muovevano molto velocemente per poi fermarsi. Il tutto è durato un paio di minuti. Non appena gli ho visti, la loro forma mi ha subito ricordato dei sigari cubani”. Boni trascorse molti anni della sua vita rivivendo quel giorno nella sua mente: “Penso che fossero velivoli extraterrestri, questo è ciò in cui credo fermamente e non c’è nessun’altra spiegazione che posso dare”. Un altro giocatore che assistette all’evento è Romolo Tuci. “In quegli anni tutti parlavano di alieni, tutti parlavano di UFO e noi li abbiamo visti in diretta, per davvero”. L’incidente avvenuto quel giorno allo stadio dunque, non può essere semplicemente interpretato come isteria di massa, senza contare che ci furono numerosi avvistamenti UFO in molte città della Toscana quel giorno e in quelli seguenti. Secondo alcuni testimoni oculari, quel giorno venne visto un raggio di luce bianca provenire dal cielo nei pressi di Prato, a nord di Firenze.

A quel tempo i giornali parlarono di alieni provenienti da Marte, allora teoria molto in voga. Oggi non si parla più di marziani, ma molte persone sono convinte che  quel giorno si verificò un fenomeno intelligente, in qualche modo tecnologico,  che non può essere collegato con niente di noto qui sulla Terra. In aggiunta all’avvistamento di UFO, che molti dicono essere stati più di venti, incuriosì molto anche la strana sostanza caduta dal cielo, descritta da molti, anche dallo stesso Magnini, come un glitter argentato simile a cotone o ragnatele che si disintegrava dopo un breve lasso di tempo. “Capelli d’angelo”, questo fu il nome affibbiatogli, era composta da un materiale appiccicoso e numerosi testimoni dell’epoca raccontano che i tetti delle case ne erano  pieni, quasi come se fossero innevati. Nonostante il fatto che la sostanza di distruggeva quasi subito, molte persone erano determinate a scoprire cosa fosse. Uno di loro era un giornalista del quotidiano fiorentino La Nazione: Giorgio Batini, scomparso nel 2009. Qualche anno prima della sua morte, durante un’intervista, disse che quel giorno del 1954 ricevette centinaia di chiamate per gli avvistamenti, così incuriosito guardò verso lo stadio, ma dagli uffici de La Nazione la visuale era coperta dal Duomo, così andò fino in cima al palazzo per vedere di cosa tutti stavano parlando. Affermò di aver visto delle “palle luccicanti” muoversi molto velocemente verso la cupola del Duomo. Dunque partirono le sue indagini. Andò in un bosco fuori città ricoperto da quella strana sostanza bianca e raccolse diversi campioni con l’uso di un fiammifero portandoli poi all’istituto di analisi chimica presso l’Università di Firenze. Quando arrivò scopri che molte altre persone avevano fatto lo stesso. Il laboratorio, guidato dal rinomato scienziato Giovanni Canneri, sottopose la sostanza ad analisi spettrografica e questa fu la sua conclusione:

Sostanza a struttura fibrosa, con notevole resistenza meccanica alla trazione e alla torsione. Al riscaldamento imbrunisce lasciando un residuo fusibile e trasparente. Il residuo fusibile spettograficamente mostra contenere prevalentemente: Boro, Silicio, Calcio e Magnesio. Sostanza a struttura macromolecolare probabilmente filiforme. In linea puramente ipotetica, la sostanza esaminata nella scala microchimica potrebbe essere: un vetro borosilicico.

Purtroppo questo non fornì alcuna risposta conclusiva e il materiale venne distrutto nel processo. Nessuno sapeva quale potesse essere il collegamento tra questa strana sostanza e gli UFO. Siamo di fronte a un fenomeno inspiegabile oppure anche questa volta tutto è stato ingigantito o mal interpretato? La scienza ha provato a fornire una spiegazione e afferma che lo spettacolo dei “Capelli d’angelo” era stato causato dai ragni migratori, piccoli aracnidi che costruiscono delle vere e proprie vele con cui si spostano di centinaia e migliaia di chilometri. Le ragnatele si collegano insieme e si forma una specie di grande agglomerato con i ragni che vi si spostano da un punto all’altro. L’avvistamento più incredibile è stato a 4.200 metri da terra, inoltre quando il sole brilla attraverso le ragnatele si crea un effetto “glitter”, lo stesso descritto dai tanti che raccontarono l’esperienza di quel giorno. Questa teoria è sostenuta dal fatto che settembre e ottobre sono proprio i mesi in cui i ragni migratori si spostano, tuttavia questa spiegazione non convince tutti, soprattutto chi quel giorno ha assistito in diretta all’evento. Una particolare motivazione per la quale la teoria dei ragni viene contestata, sta nell’analisi chimica dei campioni. La ragnatela è una proteina, un composto organico costituito da azoto, calcio, idrogeno e ossigeno, quindi non gli elementi trovati nei campioni che Batini e molte altre persone portarono all’università.

C’è però un altro materiale, prodotto questa volta dall’uomo, che ha proprio tutte le caratteristiche della sostanza misteriosa sia dal punto di vista chimico che della sua modifica di stato durante la caduta, si chiama chaff ed è un materiale che fu progettato per scopi militari verso la fine degli anni ‘30 come contromisura aerea per confondere i radar nemici.  Una volta espulso in volo e disperso in forma di nuvola dall’aeroplano che vuole ingannare l’avversario, il chaff genera un’onda elettromagnetica di riflesso che il radar nemico visualizza come se fosse il vero bersaglio da attaccare e colpire. La sua composizione chimica è assolutamente sovrapponibile a quella ottenuta da Canneri nel 1954 e inoltre il comportamento che ha è proprio quello di disgregarsi durante la caduta dal cielo e polverizzarsi al contatto, esattamente come avvenne a Firenze. Dunque se quella sostanza era chaff, allora gli UFO che videro migliaia di testimoni potrebbero essere stati aerei militari? Dobbiamo sottolineare che molti casi ufologici identificati che legano ricaduta di chaff ad avvistamenti UFO sono presenti nel famoso Project Blue Book, che raccolse i risultati di una serie di studi condotti sugli UFO dell’aeronautica militare statunitense tra il 1947 e il 1969. Inoltre in quel periodo, nel porto di Livorno, era attraccata la portaerei americana USS Lake Champlain (CV-39) con uno squadrone di aeroplani militari, che proprio tra settembre e ottobre del 1954 si esercitarono nei cieli italiani. Sottolineiamo anche di come gli aerei militari usati, dei  VF-84 Sidewinders, avessero una forma alquanto tozza, facilmente confondibile con UFO da delle persone che all’epoca non avevano mai visto un oggetto simile.

Oggi, più di sessant’anni dopo, le possibilità di determinare l’esatta causa dell’incidente sono scarse anche se l’ipotesi del chaff rimane la più probabile. Tuttavia a coloro che hanno potuto assistere allo spettacolo quel 27 ottobre 1954 non importa di tutte queste teorie o spiegazioni, essi sono convinti di aver visto UFO, non aerei e che quella sostanza fosse diversa da qualsiasi cosa presente qui sulla Terra. Tuttavia, anche se la soluzione degli UFO di Firenze, potrebbe essere stata trovata, esistono altre storie legate ad essa che esulano da racconti sugli extraterrestri. I teorici del complotto infatti sostengono che gli elementi fin qui raccolti dimostrano incontrovertibilmente che si trattò di tentativi sperimentali per mettere a punto le scie chimiche approntate presumibilmente una ventina di anni dopo, qui però entriamo in un discorso ben più ampio che tratteremo in futuro in un video a parte…

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2016 in Contatti exraterrestri

 

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The Dating Game – L’aneddoto più inquietante dei Reality Show

The Dating Game – L’aneddoto più inquietante dei Reality Show

Questa è una di quelle storie che non solo dovrebbe farvi riflettere, ma a molti di voi, soprattutto i più giovani, dovrà far cambiare modo di pensare su certi aspetti riguardanti la vostra vita e sulla visione della stessa facendovi gelare il sangue. Per come si sono svolti i fatti e per come verrà presentata a voi questa vicenda, vi sembrerà un racconto di fantasia ma è tutto reale. Qualunque introduzione che possiamo fare per questo caso sarebbe inutile, in realtà non ci sono parole per descrivere ciò che proverete alla fine di questo video.

Questa vicenda incredibile, tanto per cambiare, si è svolta negli Stati Uniti d’America. Siamo verso la fine degli anni 70 e in questa parte del globo i programmi di Reality Show riguardanti gli appuntamenti vanno per la maggiore. In particolare il programma chiamato “The Dating Game”, condotto dal carismatico Jim Lange, è uno dei più seguiti in tutta la nazione americana. Molti di voi dal nome potranno intuire in che cosa consistesse il gioco. I concorrenti solitamente erano quattro persone, una ragazza e tre ragazzi, nessuno si conosceva o aveva dei legami con gli altri partecipanti. La ragazza durante la puntata doveva fare delle domande e porre delle situazioni ad ogni ragazzo e a seconda delle risposte sceglieva il concorrente finale con cui avere un appuntamento; l’unica regola era che nessuna delle domande doveva riguardare il nome, l’occupazione, il reddito e perfino l’età del concorrente, ma soprattutto durante l’intera puntata la ragazza non poteva vedere nessuno dei concorrenti dato che erano divisi da una barriera, quindi poteva solo affidarsi all’istinto. Normalmente erano episodi pieni di situazioni imbarazzanti e divertenti, ma la puntata andata in onda mercoledì 13 settembre 1978 riservò un particolare inquietante che allora tutti ignoravano…

La puntata

Il programma era iniziato in modo consueto con la presentazione dei tre concorrenti e possibili vincitori: Jed Mills, Kevin Scott Allen e Rodney Alcala, quest’ultimo, il concorrente numero 1, sarà quello su cui ci concentreremo in particolar modo. Successivamente il presentatore fa entrare la ragazza scelta per l’appuntamento; si trattava di Cheryl Bradshaw, un’insegnante di recitazione originaria di Phoenix, Arizona…

Jim Lange: “Ciao Cheryl, non andare via, rimani pure qui… Va tutto bene. Sei rilassata? Ti senti bene? Ok, ci sono tre concorrenti dall’altra parte, puoi chiedere loro qualunque cosa tu voglia tranne il loro nome la loro età, il loro lavoro e il loro reddito, ok? Iniziamo col salutare la nostra concorrente… Concorrente numero 1, potrebbe per favore salutare Cheryl?”  

Concorrente 1: “CE LA SPASSEREMO INSIEME, CHERYL”  

Il concorrente numero 1 parte subito forte e durante l’intera puntata sorprende tutti con le sue risposte sempre divertenti e strane, anche troppo strane. Infatti Alcala, presentato all’audience come un fotografo di successo amante delle motociclette e del paracadutismo sportivo, rivela una capacità incredibile nel rispondere con astuzia a tutte le domande della concorrente, ma in tutte le risposte che dava, insieme alla sua risata furba, trasmetteva una sensazione strana che molti anni dopo avrebbe rivelato la verità. Prima ancora che finisse il programma sapevano tutti chi avrebbe vinto. Gli ascolti erano alle stelle, le risate del pubblico in studio erano sincere e probabilmente milioni di persone da casa tifavano per il concorrente numero 1… Tifavano tutti per quel mostro di Rodney Alcala fin quando Cheryl scelse proprio lui! Tutti applaudono, tutti ridono, la ragazza mostra un bel sorriso smagliante e sincero mentre a lei si avvicina Rodney Alcala con quei capelli lunghi e quello charme da attore di Hollywood, ma quello che nessuno sa è che quello stesso Rodney, quello con il sorriso furbo e la battuta sempre pronta è un pericoloso psicopatico, pedofilo, serial killer. È incredibile come quest’uomo nonostante la sua deviazione mentale fosse in grado di mantenere la calma e perfino ad essere confidente con le persone. Questa sua peculiarità l’aveva portato ad avvicinarsi a così tante donne che diverse fonti parlava no di centinaia di vittime. Effettivamente all’epoca dei fatti Rodney aveva già ucciso in modo brutale molte donne.

  • Jill Barcomb (uccisa nel 1977), una ragazza di soli 18 anni che si era trasferita da poco in California da New York. Questa povera ragazza è stata violentata,  sodomizzata, sfigurata brutalmente a sassate e strangolata a morte. Rodney gettò il suo corpo giù da un dirupo fangoso. La polizia trovo anche diversi segni di morsi sul suo corpo.
  • Georgia Wixted (uccisa nel 1977), un’infermiera di 27 anni. Il suo corpo senza vita è stato trovato nel suo appartamento a Malibu. È stata violentata, torturata, strangolata e infine uccisa a martellate.
  • Charlotte Lamb (trovata morta nel giugno del 1978) una segretaria di uno studio legale di 32 anni la quale è stata violentata e strangolata con dei lacci delle scarpe e il suo cadavere abbandonato in lavanderia.
  • Qualche anno prima invece aveva rapito Tali Shapiro, una bambina di soli 8 anni mentre andava a scuola. Vi risparmiamo i dettagli disumani in questo caso, sappiate solo che cercò di strangolarla con un filo di metallo.

Tutto questo era accaduto prima che partecipasse al programma The Dating Game, inoltre era già stato messo dalla polizia sotto il profilo di “sex offender” e spesso si aggirava nei parchi con la sua macchina fotografica. Ovviamente la sua furia omicida non si era mai fermata e anche dopo il programma questo mostro continuò con la sua scia di perversione e morte. Infatti nemmeno un anno dopo aver partecipato al The Dating Game, nel giugno del 1979, Rodney si introdusse nell’abitazione di Jill Parenteau attraverso la finestra del suo appartamento. Jill, di soli 21 anni, non poté fare niente contro quel mostro. Il suo cadavere deturpato portava gli stessi segni delle altre vittime. La polizia la trovò completamente nuda e senza vita nella sua abitazione a Burbank.

Ma com’è possibile che un criminale del genere si aggirasse a piede libero? Anche voi avete potuto constatare la sua scaltrezza al momento di parlare, quel dono così incredibile si è rivelato un’arma potente per raggirare le sue vittime, ma gli è anche stato utile per sfuggire alla giustizia. Difatti nonostante sia stato più volte indagato e perfino aver trascorso diversi anni nei penitenziari, Alcala è sempre riuscito a farla franca alla sentenza di morte o all’ergastolo. Non è stato fritto sulla sedia elettrica non solo grazie a degli errori giuridici, bensì perché soprattutto la sua parlantina, i suoi gesti e il suo sorriso erano sempre riusciti a convincere la giuria o qualche responsabile della sua riabilitazione, che egli fosse completamente guarito o addirittura che fosse del tutto innocente ai fatti di cui lo accusavano, quindi alla fine tornava sempre in libertà e continuava il suo cammino fatto di sangue e dolore.

La sua ultima vittima certa con la quale peraltro raggiunse il culmine di sadismo è stata Robin Christine Samsoe, una ragazzina di 12 anni. Alcala rapì Robin mentre si recava in bicicletta da sola a delle lezioni di ballo nel suo quartiere a Hungtington Beach. L’elenco delle perversioni applicate sul corpo della ragazza è tanto lungo quanto raccapricciante. Il suo corpo mutilato venne trovato in stato di decomposizione nel parco nazionale Angels Nation Forest nel luglio del 1979. Negli ultimi tempi però era diventando troppo impulsivo e in particolare un episodio chiamò  l’attenzione della polizia: pochi giorni prima della scomparsa di Robin Samsoe, nel quartiere era stato individuato un tizio con i capelli lunghi e mossi che cercava di convincere delle ragazze adolescenti a farsi scattare delle fotografie in costume da bagno offrendo loro in cambio marijuana. Lo stesso tizio strano venne visto aggirarsi in macchina il giorno stesso della scomparsa di Robin e grazie anche a un testimone venne individuata la targa dell’auto. La fortuna per Alcala era finita, così dopo pochi mesi di indagini venne arrestato con l’accusa di omicidio, inoltre la polizia trovò nella sua stanza il lucchetto di un magazzino di Seattle. Questo magazzino era il suo nascondiglio dove conservava diversi oggetti appartenenti alle vittime e centinaia di fotografie compromettenti. Vi sembrerà incredibile ma nonostante tutte queste prove, solo nel 2010 è stata emessa la sentenza definitiva e non poteva che essere la pena capitale. Inoltre, quello stesso anno, la polizia mise online molte delle fotografie trovate nel magazzino di Alcala, infatti centinaia di queste foto ritraggono donne mai identificate e di cui nessuno ha mai fatto denuncia. Questo è solo uno degli ultimi dettagli di questa orribile storia e in questo momento quel mostro di nome Rodney Alcala si trova nel braccio della morte di San Quentin e ha un appuntamento con la morte.

Ma ora torniamo da Cheryl Bradshaw, secondo voi che fine ha fatto questa donna dopo il programma? Lei è stata molto fortunata perché all’ultimo momento rifiutò l’appuntamento con Alcala, infatti secondo le sue stesse parole il misterioso uomo le trasmetteva una brutta sensazione e in particolare lei uso la parola “creepy” per descriverlo. Riascoltando le risposte che dava Alcala durante il programma, dopo aver sentito questa storia e aver compreso che cosa intendesse fare questo mostro con Cheryl, si avvertono sensazioni da film horror. Certamente questa storia ci offre diversi spunti di riflessione, ma uno dei principali è che spesso le persone non sono quel che sembrano… Sia nel bene che nel male.

 
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Pubblicato da su 14 marzo 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

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Famiglia Sodder – 5 bambini scomparsi tra le fiamme

Famiglia Sodder – 5 bambini scomparsi tra le fiamme

Fayetteville, West Virginia, 1945. George e Jennie Sodder stavano celebrando la vigilia di Natale come di consueto con nove dei loro dieci figli, uno di loro era assente poiché era stato chiamato nell’esercito. Tutti insieme passarono una bella serata in famiglia fino a quando, arrivata una certa ora, tutti si ritirarono nei proprio letti. Il capofamiglia George fu il primo a coricarsi, seguito dai due figli John e George Jr. Poco dopo Jennie, la madre, decise che era il momento che anche il resto dei figli dovesse andare a letto i quali la supplicarono per poter rimanere svegli a giocare con dei giocattoli appena regalati da Marian, la sorella maggiore. Dopo che i figli promisero che avrebbero rimesso tutto a posto, la madre li lasciò giocare, dopodiché prese in braccio Sylvia, la figlia più piccola, e andò a letto con lei.

Tutti stavano dormendo, sembrava una nottata tranquilla, quando tutto d’un tratto il telefono si mise a squillare. Era da poco passata mezzanotte e Jennie si alzò per rispondere chiedendosi preoccupata chi mai avrebbe dovuto chiamare a quell’ora. Dall’altra parte del telefono vi era una donna la quale chiedeva di parlare con qualcuno che Jennie non conosceva, dunque le disse che probabilmente aveva sbagliato numero, a quel punto la donna dall’altra parte si mise a ridere e riattaccò. Jennie pensò si trattasse di un semplice scherzo telefonico e non dette molto peso alla faccenda. Prima di tornare a letto, notò che le luci in casa erano ancora accese e le porte delle camere aperte. Trovò tutto questo insolito perché solitamente i figli chiudevano le porte delle rispettive camere prima di andare a dormire. Dunque spense le luci, chiuse le porte e tornò a dormire. Jennie si era addormentata da poco quando sentì un tonfo provenire dal tetto, seguito da un rumore di qualcosa che sembrava rotolare. In quel momento la donna si rese conto che la casa era in fiamme. Era l’una e mezza. La donna non si lasciò prendere troppo dal panico e urlò al marito e ai figli di uscire di casa. I due figli maggiori, John e George Jr, riuscirono a scampare alle fiamme, così come Marian che corse fuori con Sylvia. Infine anche George e Jennie fuggirono impotenti sulle fiamme che rapidamente stavano divorando l’abitazione.

Una volta fuori, George si rese subito conto che cinque dei suoi figli erano ancora dentro casa e fece il possibile per salvarli. Cercò di entrare in casa rompendo una finestra facendosi anche un taglio sul braccio e attraverso tutto il fumo vide che le fiamme avevano già coperto l’intero primo piano, cercò dunque di domare le fiamme grazie a un barile contenente acqua piovana, ma a suo malgrado l’acqua era congelata a causa del freddo. I minuti passavano e il fuoco stava cominciando a invadere anche il piano terra. George doveva pensare in fretta e il terrore che non avrebbe più rivisto i cinque figli intrappolati si faceva sempre più lampante. Dunque corse in garage dove aveva sempre tenuto una scala, ma era misteriosamente sparita, successivamente tentò invano di scalare la casa a mani nude. Infine gli venne un’ultima e disperata idea: far salire i due figli maggiori sopra il camion e portarli vicino alle finestre del piano superiore. Purtroppo la fortuna non girava dalla loro parte perché il camion non ne voleva sapere di partire. Nel frattempo, Marian era corsa a casa di un vicino per chiamare i vigili del fuoco. In un primo momento non riuscirono a raggiungere l’operatore, quando lo raggiunsero restava solo svegliare i vigili del fuoco e mandarli sulla scena. La stazione dei pompieri distava meno di cinque chilometri dalla casa dei Sodder, tuttavia i soccorsi non arrivarono fino alle 8 del mattino, quando era di gran lunga troppo tardi poiché la casa era stata rasa al suolo in meno di 45 minuti dallo scoppio dell’incendio.

La polizia arrivò sulla scena la mattina dopo e a seguito di un’indagine durata due ore, concluse che l’incendio si era scatenato a causa di un cablaggio di cavi difettoso. George sostenne però che non poteva essere quella la causa poiché aveva rifatto da poco quel cablaggio, inoltre le luci erano rimaste accese per un certo lasso di tempo dopo che l’incendio era divampato, quindi non c’era stato nessun corto circuito. Ciò che aumentò il mistero è che non venne trovato alcun cadavere dentro l’abitazione, nemmeno i resti di ossa o qualsiasi altra cosa che facesse pensare alla possibilità che dentro ci fosse qualcuno, inoltre il filo del telefono risultò tranciato. L’inchiesta fu chiusa e i cinque figli Sodder dichiarati morti, ma i genitori non si diedero pace per tutta la vita, non credendo che i bambini fossero all’interno della casa durante il suo incendio. Essi erano convinti che i figli fossero stati rapiti e che l’incendio fosse stato un atto doloso per coprire la scena del crimine. Nel corso del tempo si diffusero svariate voci che sostenevano questa ipotesi: Prima di tutto un uomo strano venne visto rubare dal garage dei Sodder poco prima dello scoppio dell’incendio. L’uomo avrebbe rubato la scala e tentato di tagliare la linea di alimentazione, tagliando invece quella telefonica. La scala in questione venne trovata qualche giorno dopo lungo un terrapieno poco distante dalla casa dei Sodder. Per qualche misteriosa ragione quest’uomo non è mai stato visto come un sospetto, ma gli fu solo ordinato di pagare una multa per aver rubato. Un autista di autobus inoltre, dichiarò che durante quella drammatica sera vide delle “palle di fuoco” che venivano in qualche modo gettate prima che scoppiasse l’incendio. Questa voce fu ulteriormente avvalorata quando, la primavera successiva, la piccola Slyvia trovò un guscio verde nel cortile. I Sodder mostrarono l’oggetto ad un amico ex-militare il quale affermò che quello non era nient’altro che un resto di un ordigno esplosivo simile a una bomba al napalm.

Nei giorni successivi alla tragedia, a seguito della pubblicazione delle foto dei bambini su svariati giornali, ci furono numerose persone che segnalarono il loro avvistamento. Una donna sostenne di aver visto i cinque bambini in una macchina nera andare a tutta velocità quando l’incendio era in corso. Una turista che si era fermata a circa 80 chilometri a ovest dalla casa dei Sodder, disse di aver visto, la mattina dopo l’incendio, i bambini in una tavola calda fare colazione. Successivamente li vide andare via in una macchina con una targa della Florida, ma non riuscì a identificare il guidatore. Un’altra donna credeva che i bambini fossero residenti nel suo albergo a Charleston, South Carolina. Disse che erano con due uomini e due donne. La donna cercò di parlare con i bambini visibilmente spaesati, ma i quattro adulti non lo permisero e divennero alquanto ostili nei suoi confronti. Successivamente li sentì parlare con i bambini in lingua italiana e se ne andarono di fretta. Secondo le affermazioni della donna, essi avrebbero effettuato il check-in intorno mezzanotte per poi andarsene la mattina successiva. Sfortunatamente non ricordava la data precisa e le indagini abbandonarono quella pista dopo aver appurato che la storia non era abbastanza affidabile.

George e Jennie Sodder non si davano per vinti. La donna fece delle personali ricerche provando a bruciare delle ossa di pollo nella stufa, con il risultato che le ossa non venivano mai distrutte completamente dal fuoco. La convinzione che i loro figli non erano nella casa durante l’incendio arrivò quando scoppiò un grande incendio in un’altra casa e in quel caso vennero rinvenuti sette scheletri tra le macerie. Dunque a fronte di tutti quest fatti, i Sodder cercarono di far riaprire il caso, ma la polizia si rifiutò dichiarando che nessun crimine aveva avuto luogo. Nel 1949 George, con l’aiuto di altre persone, scavò nel luogo della sua ex casa alla ricerca di eventuali resti che potevano essere stati trascurati. I rapporti successivi affermarono che furono trovati frammenti di ossa e organi possibilmente umani. L’organo trovato venne testato in un laboratorio e risultò essere di manzo relativamente fresco, alcuni dissero che era stato messo li di proposito per tentare di risaltare il lavoro scadente della polizia. Per quanto riguarda i frammenti di ossa, erano quattro pezzi di vertebre e due pezzi di falangi, possibilmente appartenenti alla mano di un bambino. Venne coinvolto un medico che dichiarò che sarebbe stato molto improbabile per tutti gli altri resti essere distrutti dal fuoco così rapidamente. Ritenne inoltre che i resti trovati appartenessero a un ragazzo di circa 14 anni, un’età che coincideva con uno dei figli scomparsi. George però non credeva che quelle ossa fossero di suo figlio per via della posizione del ritrovamento. Anni più tardi, dopo ulteriori test, un altro esperto dichiarò che i resti appartenevano a una persona tra i 16 e i 22 anni e che le ossa non presentavano nessun segno di danneggiamento da incendio. Dunque si pensò che fossero state messe lì da un cimitero vicino come cover-up.

Sei anni dopo la tragedia, i Sodder fecero un ultimo tentativo: misero un cartello nel luogo dell’incendio con le immagini di tutti i loro cinque figli scomparsi insieme alla storia di quello che era successo quella notte. La ricompensa per il ritrovamento era di 5.000 $, alzata poi a 10.000 $ ma sempre senza successo. Passarono gli anni e nel 1968 un detective scrisse un articolo sugli eventi di quella tragica vigilia di Natale di 23 anni prima. Qualche mese dopo George e Jennie ricevettero una foto nella loro cassetta postale: da un lato c’è il volto di un giovane e sul retro un messaggio scritto a mano. “Louis Sodder. I love brother Frankie. Ilil Boys. A90135”. Si pensò a uno scherzo di pessimo gusto, ma George e Jennie credettero fermamente che quello ritratto nella foto era davvero il loro piccolo Louis, oramai cresciuto. La somiglianza era incredibile. Per scoprire di più, i Sodder assunsero un investigatore privato che cercò di trovare l’origine della foto, ma di lui si persero misteriosamente le tracce. Un altro mistero che si va ad aggiungere a questa inquietante storia. Ad oggi l’identità dell’uomo nella foto è sconosciuta, così come il significato della frase. Le persone che studiarono il caso sottolinearono che George era il proprietario di un’azienda di autotrasporti di carbone e al tempo quel settore era sotto pressione da molte persone facenti parte della mafia, per cui si pensò che la scomparsa dei figli non fosse nient’altro che opera di questa purtroppo famosa organizzazione criminale. Dopotutto i Sodder erano di origine Italiana e il numero “90135” sul retro della foto corrispondeva al Codice di Avviamento Postale di Palermo, Italia.

George Sodder morì nel 1969 e Jennie nel 1989, entrambi senza sapere che fine fecero realmente  loro figli. La maggior parte delle persone crede che i bambini perirono tra le fiamme quella notte e che i Sodder semplicemente si rifiutavano di accettarlo. Ci sono però anche quelli che credono che i bambini furono rapiti e portati in Italia. Sylvia, la figlia sopravvissuta più giovane, ad oggi sta ancora cercando di capire cosa sia successo veramente ai suoi fratelli quella tragica notte del 1945.

 
 

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Città del Messico – L’isola delle bambole e la sua macabra storia

Città del Messico – L’isola delle bambole e la sua macabra storia

Il Messico per le tradizioni tanto particolari quanto macabre, per la sua storia e per gli innumerevoli paesaggi naturali, è una delle mete più ambite dai turisti di tutto il mondo e non è una casualità dato che i quasi due milioni di metri quadrati di questa nazione ospitano alcuni dei luoghi più interessanti del pianeta. Molti di questi posti sono legati alle meraviglie millenarie di popoli antichi ormai scomparsi e la cui civiltà per diversi aspetti rimane ancora oggi un mistero, ma ci sono anche altri luoghi in questo paese che non vengono ricordati per la loro storia, ma per i fatti inquietanti e paranormali che vi accadono.

Uno dei luoghi più famosi e vasti per esempio è “La zona del silencio” il cui nome è il degno corollario all’infinità di miti e leggende che si narrano su questo luogo mistico e di cui vi abbiamo parlato in un precedente video, ma in Messico si nascondo ben altri luoghi misteriosi che farebbero rabbrividire anche a chi di solito a queste storie rimane indifferente. Per esempio se vi capita di andare a Città del Messico, capitale stessa di questa nazione, e siete degli appassionati di misteri, vi consigliamo di dare un’occhiata al Callejon del Diablo, in italiano “Vicolo del Diavolo”. Questo vicolo collega la strada di Río Mixcoac e la Campana, ma gli abitanti del luogo dicono che colleghi anche questo con l’altro mondo. Infatti il suo nome non è di certo casuale e nessuno osa metterci piede al calar del sole perché stando ai racconti, se cercate di attraversare il vicolo dopo la mezzanotte, alla fine di questa stradina piccola e scura in un silenzio di tomba vi troverete di fronte Satana in persona e quest’orrida visione vi porterà alla pazzia. Sembra incredibile ma questi racconti sono conditi da dettagli che arrivano addirittura dall’epoca Precolombiana, infatti El Callejon del Diablo esisteva ancor prima dell’arrivo degli spagnoli ed era una strada circondata da alberi molto alti che nascondevano a vista i suoi confini, era una zona che gli Aztechi ritenevano di malaugurio e dove accadevano cose inspiegabili, senz’altro uno dei posti dove una persona non vorrebbe mai trovarsi da sola.

In questo video però vi parleremo di un altro luogo che si trova sempre nella capitale e la cui fama da qualche decennio è diventata mondiale. Fra i canali di Xochimilco, uno dei sedici distretti in cui è divisa Città del Messico, si trova quella che viene chiamata l’isola delle bambole. Il nome non sembra particolarmente inquietante e ricorderebbe perfino quello di un racconto fiabesco, invece dando un’occhiata alle fotografie di questo luogo, le sensazioni provate possono essere diverse. Xochimilco normalmente era nota per i suoi canali pieni di colore e per l’agriturismo; infatti era una meta per i turisti i quali si divertivano a fare dei viaggi sui caratteristici “trajineras”. Ultimamente però, non sono più i suoi paesaggi colorati e pieni di vita ad attirare l’attenzione dei visitatori, ma sono i corpi privi di vita delle bambole impiccate e smembrate che si vedono su una delle isolette di questo canale. L’artefice di questa macabra opera fu Julian Santana Barrera. Quest’uomo verso la metà del 900 decise di trasferirsi in uno di questi isolotti perché la sua ragazza l’aveva abbandonato per un altro uomo, quindi Don Julian si trasferì in una zona il più isolata possibile così da poter arginare il suo dolore in silenzio, lontano dagli occhi indiscreti e dalle lingue taglienti della gente. In questa piccola isola in mezzo al nulla, egli stesso costruì una capanna e si dedicava a coltivare diversi cereali e fiori, i quali successivamente li vendeva nelle cittadine vicine. Aveva uno stile di vita tipico degli eremiti e non parlava con nessuno. Molto riservato il signor Julian quando andava in città portava con se un carrello pieno di cereali e fiori mentre al suo ritorno, il carrello era ancora pieno… Ma di bambole. Il signor Julian infatti dopo aver venduto la sua merce si dedicava a raccogliere tutte le bambole che trovava in città. Nessuno sapeva il perché e chiederglielo era inutile dato che non rispondeva mai a queste domande. Molti lo prendevano per pazzo, un pazzo lavoratore ma sempre un pazzo. La verità della sua storia venne a galla solo quando suo nipote Anastasio decise di parlare, infatti durante gli anni la mente del povero Julian per qualche strana ragione iniziava a sgretolarsi  piano piano come lo stucco di una cattedrale abbandonata, così uno dei suoi familiari, preoccupato per la sua salute fisica e mentale, decise di andare a vivere con lui e aiutarlo nei lavori che il povero Julian non era più in grado di fare.

Anastasio racconta che dopo il 1975 decise di andare a vivere sull’isolotto con suo zio e al suo arrivo si trovò di fronte la prova che il suo consanguineo aveva completamente perso il senno: si materializzò davanti ai suoi occhi un’infinità di bambole decapitate e impalate sugli alberi a conferma delle strane voci della gente che si insinuavano da tempo nelle sue orecchie e che cercava di ignorare. Quando chiese a suo zio il perché di tutto ciò la risposta fu così spiazzante che rimase sbalordito. Secondo Anastasio, suo zio aveva deciso di appendere quelle bambole perché un giorno aveva visto con i suoi occhi, lì nel mezzo del canale, il cadavere di una bambina morta. Tale visione orribile in realtà fu solo l’inizio di una serie di disgrazie che lo accompagnarono da quel giorno fino alla sua morte, infatti Don Julian iniziò a sentire delle voci strane provenire dalle acque scure del canale e diceva anche che qualcuno suonava alla sua porta nel mezzo della notte, ma quando apriva la porta sentiva solo un freddo di tomba e un brivido percorrergli il corpo. Lui sosteneva che l’anima della povera ragazza, probabilmente uccisa in modo orribile, non trovava pace e cercava la sua vendetta su chiunque si trovasse lì vicino. Una mattina vide riemergere dalle acque una bambola e Don Julian prese questo evento come un segno del destino e decise di appenderla, così lo spirito poteva intrattenersi con la bambola e darsi pace. Effettivamente per un periodo di tempo lo spettro aveva smesso di fargli visita nelle notti, ma ben presto, forse stanco di giocare con la bambola, gli eventi paranormali ricominciarono. Così Don Julian aveva iniziato la sua macabra collezione di bambole; per poter tenere a bada gli spiriti che circondano quest’isola.

Anastasio inizialmente prese il suo racconto come il culmine della follia causata dalla solitudine e dal dolore che avevano accompagnato suo zio per buona parte della vita, ma egli stesso subì sulla propria pelle queste esperienze e dovette ricredersi. Anastasio racconta che da quando si era trasferito sull’isola aveva iniziato a sentire dei cambiamenti nella sua personalità, stava sviluppando una specie di mania di persecuzione oltre che  avvertire una strana sensazione, come se le bambole iniziassero ad osservarlo e il più delle volte non riusciva a comprendere se era il vento soave a muoverle o forse era solo la sua immaginazione, eppure secondo l’uomo quegli occhi cupi e vitrei senza vita si aprivano e osservavano proprio lui. Il terrore prendeva il sopravvento quando calava il sole, non osava volgere loro la schiena perché sentiva la paura invadergli il corpo come se in qualunque istante quelle bambole fossero pronte a staccarsi dagli alberi e iniziare a camminare verso di lui. Così anche Anastasio iniziò a sentire quelle vocine accompagnate dal vento che trasportavano una melodia infantile e tetra, sentiva che c’era qualcosa che si muoveva fuori dalla capanna quando andavano a dormire e le cose non erano meglio di giorno perché durante le giornate silenziose egli poteva sentire in modo nitido i propri passi sul fogliame, ma quando si fermava ascoltava almeno altri due o tre passi in più dietro di lui. Ovviamente quando si girava c’erano solo le bambole impiccate e vuote di vita a fissarlo in lontananza…

Che queste misteriose voci e presenze sull’isola siano vere oppure solo un’allucinazione causate  della solitudine, è un dubbio che ora come ora può essere risolto solo da Anastasio dato che nel 2001 suo zio è venuto a mancare. Come se non bastasse, per aggiungere un altra sfumatura di mistero a questa tela, anche la morte di Don Julian rimane un’incognita. Secondo Anastasio, nei suoi ultimi giorni, suo zio parlava di un essere che si trovava a ridosso della riva, in particolare raccontava di una sirena e presto quell’essere l’avrebbe portato via. Anastasio quando racconta questa storia assume un’espressione triste e cupa, i suoi occhi fissano un punto a caso perché la sua mente risuscita ricordi terribili di quella mattina tragica. Era una giornata come le altre e i due uomini si erano alzati presto per poter sbrigare le solite faccende quotidiane, Don Julian era particolarmente felice e si era svegliato con la voglia di mangiare del pesce, quindi prese la canna e si diresse verso il canale fischiettando mentre Anastasio seguì una direzione opposta, infatti era andato a distribuire il mangime agli animali che si trovavano dentro un piccolo recinto. Qualche ora dopo Anastasio andò in cerca di suo zio per aiutarlo, ma una volta arrivato sull’orlo di quell’isoletta, l’unica traccia di lui era la sua canna da pesca che giaceva inerme nell’erba, solo avvicinandosi di più e allungando lo sguardo verso le scure acque, vide il corpo senza vita di suo zio che galleggiava sulla riva del canale. L’autopsia rivelò che Don Julian, nel fare uno sforzo incredibile probabilmente cercando di prendere un grosso pesce, ebbe un accelerazione al cuore che gli risultò fatale. Un infarto aveva stroncato la vita dell’anziano e poi per delle circostanze strane il suo corpo venne trascinato in acqua, quasi spinto da una forza incredibile.

Oggi Anastasio vive ancora lì sull’isola e lui come suo zio, nella solitudine dei giorni e nelle tenebre delle notti vede e sente quelle voci che hanno accompagnato Don Julian fino alla sua misteriosa morte. Quest’isola sicuramente nasconde un’infinità di aneddoti che eguagliano o addirittura superano il suo aspetto pauroso e mistico, quindi se andate in Città del Messico e vi piace il brivido ricordatevi di visitare questo luogo, ma se siete degli impavidi in cerca di qualcosa di più di un semplice brivido e volete sentire del vero terrore, allora andate nella strada chiamata “Calle Cañitas” e proseguite dritti fino ad arrivare alla casa situata al numero 51. Tutti in città conoscono questa casa perché qui sono accadute cose indescrivibili che hanno a che fare con quest’oggetto, ma questa è un’altra storia che vi racconteremo più avanti…

 

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