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Zodiac – Lettere da un misterioso serial killer

15 Feb
Zodiac – Lettere da un misterioso serial killer

Io non sono malato. Io sono pazzo. Ma questo non fermerà il gioco.

Queste sono le sinistre parole scritte dall’uomo che sarebbe divenuto noto con il nome di Killer dello Zodiaco, un uomo che terrorizzò San Francisco e dintorni dal 1966 al 1970 con un numero di omicidi che potrebbe variare tra i 5 accertati e i 37 ipotizzati. Questo enigmatico killer sconcertò gli investigatori impegnati giorno e notte alla ricerca della sua vera identità che resta ad oggi ancora sconosciuta. Si ritiene che la sua prima vittima fu Cheri Jo Bates, una diciottenne matricola al Riverside City College vicino a Los Angeles. In una tranquilla sera del 30 ottobre 1966, mentre la ragazza stava studiando presso la biblioteca del campus, qualcuno manomise la sua auto. Dopo che questo qualcuno, presumibilmente un uomo, si accorse che l’auto non ne voleva sapere di partire, si avvicinò alla ragazza e con violenza la trascinò in alcuni cespugli vicini. La ragazza venne presa a calci in testa e accoltellata due volte al petto e alla gola, in particolare in quest’ultimo punto l’uomo era stato così brutale quasi da decapitarla. Pochi giorni dopo la polizia ricevette una lettera con scritti i dettagli dell’omicidio, dettagli che solo l’assassino avrebbe potuto sapere. “Era giovane e bella” erano le prime parole della lettera… “Ma ora è malconcia e morta. Non è stata la prima e non sarà l’ultima.” Questa fu solo la prima di una raffica di lettere che sarebbero state inviate alla polizia e ai media negli anni seguenti. Nelle lettere successive l’assassino cominciò a farsi chiamare “Zodiac”, in particolare ognuna di esse era contraddistinta da un simbolo particolare, quasi come fosse una firma dell’assassino, un simbolo che divenne ben presto sinonimo di terrore: un cerchio con una croce.

Dalla prima lettera passarono più di 18 mesi prima che Zodiac colpisse ancora. La notte del 20 dicembre 1968, una giovane coppia formata da David Faraday di 17 anni e Bettylou Jensen di 16, si stava dirigendo in auto al lago Herman, sul lato nord della San Francisco Bay, per passare una nottata incantanti dalla splendida vista su Vallejo, California. Mentre si stavano baciando in macchina, una torcia elettrica improvvisamente ne illuminò l’interno e la portiera dal lato del guidatore venne forzata. I due ragazzi non si rendettero nemmeno conto di cosa stava succedendo che David venne colpito a bruciapelo alla testa. Bettilou scioccata trovò le forze per aprire la portiera e scappare più veloce che poteva, ma fece solo pochi metri prima di essere colpita con un’arma da fuoco alla schiena per ben cinque volte. Quando la polizia arrivò sulla scena la ragazza era ormai morta da tempo. David, era stordito ma ancora vivo e riuscì a fornire solo alcuni dettagli circa l’aggressione, ma nessuno riguardo l’aggressore. Il ragazzo morì poco dopo l’arrivo in ospedale. Anche in questo caso non c’erano stati testimoni, le vittime non erano state derubate e nessuno dei due venne aggredito sessualmente. Per concludere, non c’era nessun motivo apparente e la polizia era perplessa.

Passarono altri sei mesi quando un incidente simile si verificò al Blue Rock Spring, a soli tre chilometri di distanza dal precedente attacco. È il 4 luglio 1969. Darlene Ferrin di 22 anni aveva frequentato un cospicuo numero di ragazzi alle spalle del marito e quel giorno in particolare aveva un appuntamento con il 19enne Michael Mageau. La coppia andò in macchina fino al punto panoramico, ma non si resero conto che erano seguiti da un’altra auto che parcheggiò a pochi metri da loro. Il ragazzo si accorse dell’auto e si innervosì, ma Darlene gli disse di conoscere il guidatore e lo rassicurò intimandogli di non preoccuparsi. L’uomo infatti pareva essere un ammiratore di Darlene, nonché un assiduo frequentatore del locale dove lei prestava servizio come cameriera. Più avanti gireranno voci che Darlene fosse al corrente che l’uomo era l’autore dell’omicidio del lago Herman e che egli l’abbia uccisa per impedirle di denunciarlo o perché lo stava ricattando in cambio del suo silenzio. Quella sera, dieci minuti dopo aver parcheggiato, un fascio di luce avvolse l’abitacolo della loro auto e partirono dei colpi di arma da fuoco. Darlene venne colpita nove molte e morì sul posto. Michael invece venne colpito al collo mandando in frantumi la sua mascella e strappando via parte della sua lingua, tuttavia sopravvisse al brutale colpo e fu in grado di dare una descrizione del killer anche se piuttosto confusa. Nel giro di un’ora dalla sparatoria, un uomo chiamò il dipartimento di polizia di Vallejo da un telefono pubblico. “Voglio segnalare un duplice omicidio” disse. “Se andate a un miglio a est sulla Columbus Parkway, al parco pubblico, troverete dei bambini in un’automobile marrone. Sono stati uccisi con una 9 millimetri con la quale ho ucciso anche quei ragazzi l’anno scorso. Arriverderci”. Dopo questo episodio, i sospetti caddero sul marito di Darlene Ferrin, ma si scoprì che l’uomo aveva un solido alibi e i sospetti svanirono. La polizia era stata ancora una volta messa in difficoltà e oltre alla telefonata, non avevano alcuna prova che collegava gli ultimi due omicidi. Fu proprio in questo periodo, nell’estate del 1969, che Zodiac cominciò a scrivere lettere ai tre giornali locali Vallejo Times-Herald, San Francisco Chronicle e San Francisco Examiner, con i dettagli dei suoi crimini. Le prime lettere contenevano un cifrario e ciascun quotidiano ricevette una parte del messaggio. In esse Zodiac rivendicava la responsabilità dei tre omicidi e inoltre includeva su ciascuna un terzo di un crittogramma che a suo dire nascondeva la sua identità. Zodiac chiedeva che ciascuna parte fosse stampata sulla prima pagina del rispettivo quotidiano, altrimenti si sarebbe infuriato e avrebbe ucciso una dozzina di persone quel weekend. Le minacce non ebbero luogo e tutte e tre le parti del crittogramma furono pubblicate. Qualche giorno dopo due lettori del quotidiano, Donald e Bettye Harden, riuscirono a risolvere il crittogramma, che non conteneva il nome di Zodiac. Il messaggio diceva:

MI PIACE UCCIDERE LE PERSONE PERCHÉ È MOLTO DIVERTENTE È PIÙ DIVERTENTE DI UCCIDERE ANIMALI SELVAGGI NELLA FORESTA PERCHÉ L’UOMO È L’ANIMALE PIÙ PERICOLOSO UCCIDERE QUALCOSA È UN’ESPERIENZA ECCITANTISSIMA PER ME È PERSINO MEGLIO DI VENIRE CON UNA RAGAZZA LA PARTE MIGLIORE È CHE QUANDO MUOIO RINASCERÒ IN PARADISO E TUTTI QUELLI CHE AVRÒ UCCISO DIVENTERANNO MIEI SCHIAVI NON VI DARÒ IL MIO NOME PERCHÉ CERCHERESTE DI RALLENTARE O FERMARE LA MIA COLLEZIONE DI SCHIAVI PER LA MIA SECONDA VITA EBEORIETEMETHHPITI

Il significato degli ultimi 18 simboli non venne mai chiarito, si fece solo un’enorme quantità di speculazioni associando tali lettere a svariati nomi come Ted Kaczynski, condannato anni dopo per aver inviato pacchi postali esplosivi a numerose persone, oppure Arthur Leigh Allen, una persona all’epoca considerata il principale sospettato della catena di omicidi.

Gli intervalli tra le uccisioni erano sempre più brevi e il prossimo attacco sarebbe avvenuto solo due mesi più tardi dall’ultimo. Due studenti, il 22enne Bryan Hartnell e Cecilia Shepard di 20, stavano facendo un pic nic sulle rive del lago Berryessa nella Napa County, California, quando un uomo alto con indosso un mantello e un cappuccio neri, si avvicinò con una pistola semi-automatica puntata direttamente verso di loro. Li legò con uno stendibiancheria, li mise a faccia in giù e cominciò a consumare la sua follia omicida a furia di coltellate sulla schiena dei giovani malcapitati. Poco dopo un uomo chiamò all’ufficio dello sceriffo della contea segnalando l’aggressione e che era stato proprio lui a commetterla. Quando le autorità arrivarono sulla scena, sulla portiera della macchina c’erano dei solchi, nonché il simbolo di Zodiac e le date dei precedenti omicidi. La donna morì il giorno dopo mentre l’uomo sopravvisse. Due settimane più tardi, un tassita di San Francisco, Paul Stine, venne ucciso a sangue freddo con una pistola 9 millimetri dello stesso tipo di quella usata per uccidere David Faraday e Bettylou Jensen. Tre giorni dopo, il San Francisco Chronicle ricevette ancora una lettera da parte di Zodiac che sosteneva di aver ammazzato proprio lui quel tassista.

L’ennesimo incidente non si sarebbe verificato prima del 22 marzo 1970. Kathleen Johns e sua figlia di 10 anni vennero fermate per strada da un uomo che affermò che le ruote posteriori della sua auto stavano andando a terra, quindi si offrì per dare alla donna un passaggio alla stazione di servizio più vicina. Lei accettò e salì in macchina non sapendo che la destinazione non era la stazione di servizio, ma un vero e proprio inferno. L’uomo infatti le disse che stava per ucciderla, tuttavia quando il rapitore sbagliò strada e si fermò, la donna afferrò sua figlia e saltò giù dalla macchina riuscendo a fuggire. Quando arrivò alla stazione di polizia più vicina cominciò a raccontare l’accaduto e a descrivere l’uomo fin quando non vide un poster raffigurante l’identikit di Zodiac, a quel punto la donna lo indicò e disse che era stato proprio lui a rapirla. Dopo questo brutto episodio e per il resto degli anni 70, la polizia e i media continuarono a ricevere lettere da parte di Zodiac. Molte contenevano biglietti di auguri, altre frasi come “Il mio nome è…” seguito da un messaggio cifrato di 13 caratteri, oppure “I hope you enjoy yourselves when I have my BLAST” ossia “Spero che vi divertirete quando avrò la mia ESPLOSIONE”, seguito dal consueto simbolo. Sul retro di questo biglietto, Zodiac minacciava di usare presto la sua bomba su uno scuolabus se il giornale non avesse pubblicato tutti i dettagli che scriveva. Inoltre avrebbe voluto cominciare a vedere la gente portare “qualche bella spilletta di Zodiac”. Decine e decine di lettere, ma la maggior parte vennero poi bollate come bufale e più nessun omicidio venne collegato a Zodiac. L’ultima lettera considerata autentica venne ricevuta il 25 aprile 1978 e diceva: “Sono tornato con voi” e si concludeva: “Ora detengo il controllo di ogni cosa.”.

Il controverso caso del Killer dello Zodiaco rimane tutt’oggi irrisolto anche se ci sono stati numerosi sospetti tra cui Charles Manson e come abbiamo detto prima, l’unabomber Ted Kaczynski, mentre Arthur Leigh Allen, che venne identificato come l’aggressore da Hartnell e Maegeu, venne completamente scagionato dal test del DNA. La polizia di San Francisco ha catalogato il caso come “inattivo” nell’aprile del 2004, ma l’ha riaperto nel marzo 2007; anche in altre giurisdizioni il caso rimane aperto, ma le speculazioni circa l’identità di Zodiac riemersero nel 2014 dopo la pubblicazione del libro “The Most Dangerous Animal of All” nella quale l’autore Gary L. Stewart affermò che il suo padre biologico era niente meno che il Killer dello Zodiaco. Stewart diceva che era stato abbandonato da bambino e in seguito adottato. Dopo aver cercato di rintracciare il padre per più di dieci anni, la sua ricerca lo portò a San Francisco dove scoprì che il padre biologico aveva dei precedenti penali e una somiglianza spaventosa con l’identikit del killer. L’uomo, ora deceduto, è stato identificato come Earl Van Miglior Jr, ma come gli altri indagati, non vi è alcuna prova concreta che lo collega agli omicidi.

L’identità di Zodiac è stata, è e rimarrà per sempre un mistero, un mistero la cui soluzione è stata forse portata nella tomba dallo stesso killer, perché chiunque abbia seminato il terrore nei dintorni di San Francisco tra gli anni 60 e 70, ora starà molto probabilmente giacendo da qualche parte senza vita.

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Pubblicato da su 15 febbraio 2016 in Personaggi sinistri

 

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