RSS

Archivio mensile:febbraio 2016

Zodiac – Lettere da un misterioso serial killer

Zodiac – Lettere da un misterioso serial killer

Io non sono malato. Io sono pazzo. Ma questo non fermerà il gioco.

Queste sono le sinistre parole scritte dall’uomo che sarebbe divenuto noto con il nome di Killer dello Zodiaco, un uomo che terrorizzò San Francisco e dintorni dal 1966 al 1970 con un numero di omicidi che potrebbe variare tra i 5 accertati e i 37 ipotizzati. Questo enigmatico killer sconcertò gli investigatori impegnati giorno e notte alla ricerca della sua vera identità che resta ad oggi ancora sconosciuta. Si ritiene che la sua prima vittima fu Cheri Jo Bates, una diciottenne matricola al Riverside City College vicino a Los Angeles. In una tranquilla sera del 30 ottobre 1966, mentre la ragazza stava studiando presso la biblioteca del campus, qualcuno manomise la sua auto. Dopo che questo qualcuno, presumibilmente un uomo, si accorse che l’auto non ne voleva sapere di partire, si avvicinò alla ragazza e con violenza la trascinò in alcuni cespugli vicini. La ragazza venne presa a calci in testa e accoltellata due volte al petto e alla gola, in particolare in quest’ultimo punto l’uomo era stato così brutale quasi da decapitarla. Pochi giorni dopo la polizia ricevette una lettera con scritti i dettagli dell’omicidio, dettagli che solo l’assassino avrebbe potuto sapere. “Era giovane e bella” erano le prime parole della lettera… “Ma ora è malconcia e morta. Non è stata la prima e non sarà l’ultima.” Questa fu solo la prima di una raffica di lettere che sarebbero state inviate alla polizia e ai media negli anni seguenti. Nelle lettere successive l’assassino cominciò a farsi chiamare “Zodiac”, in particolare ognuna di esse era contraddistinta da un simbolo particolare, quasi come fosse una firma dell’assassino, un simbolo che divenne ben presto sinonimo di terrore: un cerchio con una croce.

Dalla prima lettera passarono più di 18 mesi prima che Zodiac colpisse ancora. La notte del 20 dicembre 1968, una giovane coppia formata da David Faraday di 17 anni e Bettylou Jensen di 16, si stava dirigendo in auto al lago Herman, sul lato nord della San Francisco Bay, per passare una nottata incantanti dalla splendida vista su Vallejo, California. Mentre si stavano baciando in macchina, una torcia elettrica improvvisamente ne illuminò l’interno e la portiera dal lato del guidatore venne forzata. I due ragazzi non si rendettero nemmeno conto di cosa stava succedendo che David venne colpito a bruciapelo alla testa. Bettilou scioccata trovò le forze per aprire la portiera e scappare più veloce che poteva, ma fece solo pochi metri prima di essere colpita con un’arma da fuoco alla schiena per ben cinque volte. Quando la polizia arrivò sulla scena la ragazza era ormai morta da tempo. David, era stordito ma ancora vivo e riuscì a fornire solo alcuni dettagli circa l’aggressione, ma nessuno riguardo l’aggressore. Il ragazzo morì poco dopo l’arrivo in ospedale. Anche in questo caso non c’erano stati testimoni, le vittime non erano state derubate e nessuno dei due venne aggredito sessualmente. Per concludere, non c’era nessun motivo apparente e la polizia era perplessa.

Passarono altri sei mesi quando un incidente simile si verificò al Blue Rock Spring, a soli tre chilometri di distanza dal precedente attacco. È il 4 luglio 1969. Darlene Ferrin di 22 anni aveva frequentato un cospicuo numero di ragazzi alle spalle del marito e quel giorno in particolare aveva un appuntamento con il 19enne Michael Mageau. La coppia andò in macchina fino al punto panoramico, ma non si resero conto che erano seguiti da un’altra auto che parcheggiò a pochi metri da loro. Il ragazzo si accorse dell’auto e si innervosì, ma Darlene gli disse di conoscere il guidatore e lo rassicurò intimandogli di non preoccuparsi. L’uomo infatti pareva essere un ammiratore di Darlene, nonché un assiduo frequentatore del locale dove lei prestava servizio come cameriera. Più avanti gireranno voci che Darlene fosse al corrente che l’uomo era l’autore dell’omicidio del lago Herman e che egli l’abbia uccisa per impedirle di denunciarlo o perché lo stava ricattando in cambio del suo silenzio. Quella sera, dieci minuti dopo aver parcheggiato, un fascio di luce avvolse l’abitacolo della loro auto e partirono dei colpi di arma da fuoco. Darlene venne colpita nove molte e morì sul posto. Michael invece venne colpito al collo mandando in frantumi la sua mascella e strappando via parte della sua lingua, tuttavia sopravvisse al brutale colpo e fu in grado di dare una descrizione del killer anche se piuttosto confusa. Nel giro di un’ora dalla sparatoria, un uomo chiamò il dipartimento di polizia di Vallejo da un telefono pubblico. “Voglio segnalare un duplice omicidio” disse. “Se andate a un miglio a est sulla Columbus Parkway, al parco pubblico, troverete dei bambini in un’automobile marrone. Sono stati uccisi con una 9 millimetri con la quale ho ucciso anche quei ragazzi l’anno scorso. Arriverderci”. Dopo questo episodio, i sospetti caddero sul marito di Darlene Ferrin, ma si scoprì che l’uomo aveva un solido alibi e i sospetti svanirono. La polizia era stata ancora una volta messa in difficoltà e oltre alla telefonata, non avevano alcuna prova che collegava gli ultimi due omicidi. Fu proprio in questo periodo, nell’estate del 1969, che Zodiac cominciò a scrivere lettere ai tre giornali locali Vallejo Times-Herald, San Francisco Chronicle e San Francisco Examiner, con i dettagli dei suoi crimini. Le prime lettere contenevano un cifrario e ciascun quotidiano ricevette una parte del messaggio. In esse Zodiac rivendicava la responsabilità dei tre omicidi e inoltre includeva su ciascuna un terzo di un crittogramma che a suo dire nascondeva la sua identità. Zodiac chiedeva che ciascuna parte fosse stampata sulla prima pagina del rispettivo quotidiano, altrimenti si sarebbe infuriato e avrebbe ucciso una dozzina di persone quel weekend. Le minacce non ebbero luogo e tutte e tre le parti del crittogramma furono pubblicate. Qualche giorno dopo due lettori del quotidiano, Donald e Bettye Harden, riuscirono a risolvere il crittogramma, che non conteneva il nome di Zodiac. Il messaggio diceva:

MI PIACE UCCIDERE LE PERSONE PERCHÉ È MOLTO DIVERTENTE È PIÙ DIVERTENTE DI UCCIDERE ANIMALI SELVAGGI NELLA FORESTA PERCHÉ L’UOMO È L’ANIMALE PIÙ PERICOLOSO UCCIDERE QUALCOSA È UN’ESPERIENZA ECCITANTISSIMA PER ME È PERSINO MEGLIO DI VENIRE CON UNA RAGAZZA LA PARTE MIGLIORE È CHE QUANDO MUOIO RINASCERÒ IN PARADISO E TUTTI QUELLI CHE AVRÒ UCCISO DIVENTERANNO MIEI SCHIAVI NON VI DARÒ IL MIO NOME PERCHÉ CERCHERESTE DI RALLENTARE O FERMARE LA MIA COLLEZIONE DI SCHIAVI PER LA MIA SECONDA VITA EBEORIETEMETHHPITI

Il significato degli ultimi 18 simboli non venne mai chiarito, si fece solo un’enorme quantità di speculazioni associando tali lettere a svariati nomi come Ted Kaczynski, condannato anni dopo per aver inviato pacchi postali esplosivi a numerose persone, oppure Arthur Leigh Allen, una persona all’epoca considerata il principale sospettato della catena di omicidi.

Gli intervalli tra le uccisioni erano sempre più brevi e il prossimo attacco sarebbe avvenuto solo due mesi più tardi dall’ultimo. Due studenti, il 22enne Bryan Hartnell e Cecilia Shepard di 20, stavano facendo un pic nic sulle rive del lago Berryessa nella Napa County, California, quando un uomo alto con indosso un mantello e un cappuccio neri, si avvicinò con una pistola semi-automatica puntata direttamente verso di loro. Li legò con uno stendibiancheria, li mise a faccia in giù e cominciò a consumare la sua follia omicida a furia di coltellate sulla schiena dei giovani malcapitati. Poco dopo un uomo chiamò all’ufficio dello sceriffo della contea segnalando l’aggressione e che era stato proprio lui a commetterla. Quando le autorità arrivarono sulla scena, sulla portiera della macchina c’erano dei solchi, nonché il simbolo di Zodiac e le date dei precedenti omicidi. La donna morì il giorno dopo mentre l’uomo sopravvisse. Due settimane più tardi, un tassita di San Francisco, Paul Stine, venne ucciso a sangue freddo con una pistola 9 millimetri dello stesso tipo di quella usata per uccidere David Faraday e Bettylou Jensen. Tre giorni dopo, il San Francisco Chronicle ricevette ancora una lettera da parte di Zodiac che sosteneva di aver ammazzato proprio lui quel tassista.

L’ennesimo incidente non si sarebbe verificato prima del 22 marzo 1970. Kathleen Johns e sua figlia di 10 anni vennero fermate per strada da un uomo che affermò che le ruote posteriori della sua auto stavano andando a terra, quindi si offrì per dare alla donna un passaggio alla stazione di servizio più vicina. Lei accettò e salì in macchina non sapendo che la destinazione non era la stazione di servizio, ma un vero e proprio inferno. L’uomo infatti le disse che stava per ucciderla, tuttavia quando il rapitore sbagliò strada e si fermò, la donna afferrò sua figlia e saltò giù dalla macchina riuscendo a fuggire. Quando arrivò alla stazione di polizia più vicina cominciò a raccontare l’accaduto e a descrivere l’uomo fin quando non vide un poster raffigurante l’identikit di Zodiac, a quel punto la donna lo indicò e disse che era stato proprio lui a rapirla. Dopo questo brutto episodio e per il resto degli anni 70, la polizia e i media continuarono a ricevere lettere da parte di Zodiac. Molte contenevano biglietti di auguri, altre frasi come “Il mio nome è…” seguito da un messaggio cifrato di 13 caratteri, oppure “I hope you enjoy yourselves when I have my BLAST” ossia “Spero che vi divertirete quando avrò la mia ESPLOSIONE”, seguito dal consueto simbolo. Sul retro di questo biglietto, Zodiac minacciava di usare presto la sua bomba su uno scuolabus se il giornale non avesse pubblicato tutti i dettagli che scriveva. Inoltre avrebbe voluto cominciare a vedere la gente portare “qualche bella spilletta di Zodiac”. Decine e decine di lettere, ma la maggior parte vennero poi bollate come bufale e più nessun omicidio venne collegato a Zodiac. L’ultima lettera considerata autentica venne ricevuta il 25 aprile 1978 e diceva: “Sono tornato con voi” e si concludeva: “Ora detengo il controllo di ogni cosa.”.

Il controverso caso del Killer dello Zodiaco rimane tutt’oggi irrisolto anche se ci sono stati numerosi sospetti tra cui Charles Manson e come abbiamo detto prima, l’unabomber Ted Kaczynski, mentre Arthur Leigh Allen, che venne identificato come l’aggressore da Hartnell e Maegeu, venne completamente scagionato dal test del DNA. La polizia di San Francisco ha catalogato il caso come “inattivo” nell’aprile del 2004, ma l’ha riaperto nel marzo 2007; anche in altre giurisdizioni il caso rimane aperto, ma le speculazioni circa l’identità di Zodiac riemersero nel 2014 dopo la pubblicazione del libro “The Most Dangerous Animal of All” nella quale l’autore Gary L. Stewart affermò che il suo padre biologico era niente meno che il Killer dello Zodiaco. Stewart diceva che era stato abbandonato da bambino e in seguito adottato. Dopo aver cercato di rintracciare il padre per più di dieci anni, la sua ricerca lo portò a San Francisco dove scoprì che il padre biologico aveva dei precedenti penali e una somiglianza spaventosa con l’identikit del killer. L’uomo, ora deceduto, è stato identificato come Earl Van Miglior Jr, ma come gli altri indagati, non vi è alcuna prova concreta che lo collega agli omicidi.

L’identità di Zodiac è stata, è e rimarrà per sempre un mistero, un mistero la cui soluzione è stata forse portata nella tomba dallo stesso killer, perché chiunque abbia seminato il terrore nei dintorni di San Francisco tra gli anni 60 e 70, ora starà molto probabilmente giacendo da qualche parte senza vita.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 15 febbraio 2016 in Personaggi sinistri

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

The Entity – La sconvolgente storia di Doris Bither

The Entity – La sconvolgente storia di Doris Bither

Questa storia per la quantità di fatti bizzarri che vengono narrati, per la quantità di prove che sono state documentate e per le atrocità accadute è senz’altro una delle più macabre mai raccontate tanto da risultare inverosimile. Purtroppo in casi come questi distinguere in modo inconfutabile ogni fatto reale nonostante, e ripeto, le numerose prove che lo sostengono; è veramente difficile. Noi ci limiteremo a raccontare la storia così come viene tramandata dai protagonisti, i quali con sommo orrore rivivono attraverso i ricordi quelle terribili notti. Alla fine sarete voi a trarre le vostre conclusioni.

La vita di Doris Bither all’età di 30 anni era un vero e proprio disastro sotto diversi aspetti. Madre single, alcolizzata, abitava con i suoi quattro figli in una piccola casa di Culver City nel sud della California agli inizi degli anni 70. All’epoca dei fatti i suoi figli avevano 6, 10, 12 e 13 anni. Tre maschi e una femmina, la più piccola. Doris viene descritta come una donna minuta e davanti agli occhi degli sconosciuti appariva come una persona con diversi problemi emotivi tanto da sembrare quasi patologici, ma quello che le persone ignoravano era che l’origine dei mali che pativa la signora Doris non erano di questo mondo e lei era una vittima nelle grinfie invisibili di forze sovrannaturali che la attanagliavano giorno dopo giorno. Le giornate per la famiglia Bither erano come quelle della maggior parte delle persone disagiate di Culver City, la loro casa era piccola, sporca, maleodorante e a malapena riuscivano ad avere tre pasti al giorno e un letto caldo… E se questa vi sembra già una situazione difficile, pensate che questa parte della giornata era quella più “normale”, perché al calar del sole quando le tenebre invadevano ogni angolo di quella piccola casa le cose peggioravano in maniera drastica.

Ogni notte, quando Doris e i suoi figli andavano a dormire, iniziava un incubo ad occhi aperti; la temperatura in tutta la casa scendeva di colpo e nell’aria si potevano sentire presenze strane, mentre Doris aveva la sensazione che qualcuno o qualcosa fosse appostato negli angoli bui della sua stanza e la osservasse per colpirla nel momento appropriato. Nelle rispettive camere i suoi figli si nascondevano sotto le coperte utilizzandole come se fossere un riparo dai mostri… Solo che questi erano mostri reali e avrebbero fatto presto visita a Doris. I quattro piccoli bambini si mettevano a piangere perché erano consapevoli che di lì a pochi minuti avrebbero sentito le urla della loro mamma spaccare il silenzio della notte. La povera signora Doris, ogni notte infatti, si sentiva bloccata da qualcosa, lei cercava di sottrarsi a questo essere che la sovrastava ma ogni sforzo era vano. Quest’esperienza non si trattava di una semplice sensazione come una paralisi nel sonno, lei poteva veramente sentire che c’era qualcosa lì nel buio che si trascinava attraverso i muri e lentamente attraversava la stanza per poi sostare davanti al suo letto. Mentre quel qualcosa si avvicinava a lei si poteva sentire un sogghigno che avrebbe gelato il sangue a chiunque! Doris, sempre inerme ma con gli occhi ben aperti, poteva constatare che quella orribile cosa si insinuava attraverso le coperte e risaliva verso di lei e con esso aumentava il fetore che si propagava nelle sue narici. L’essere freddo come un cadavere mano a mano che risaliva iniziava a farle del male fisico. Doris sentiva che qualcosa affondava le sue grinfie e suoi denti nella propria carne. ma lei restava inerme, era solo in grado di urlare… Quando trovava le forze per farlo, ma questa purtroppo non era l’unica violenza che quell’essere orribile faceva su di lei. Quando la signora Doris non era più nemmeno in grado di urlare e smetteva di lottare, quella cosa iniziava a seviziarla e l’unica cosa che poteva fare la povera donna era piangere, sperando che tutto questo finisse il più presto possibile. Così tutte le notti si consumavano orrori indescrivibili nella casa presente al numero civico 11547 di Braddock Drive nei primi anni 70.

Per pura casualità o per uno scherzo del destino, il 22 agosto 1974, Kerry Gaynor e Barry Taff, due investigatori che lavoravano per il laboratorio di ricerca di parapsicologia per la UCLA, facero una conferenza sul soprannaturale nella biblioteca della sua città e proprio quel giorno Doris si trovava in quella biblioteca. Dopo un tentennamento iniziale decise di parlare con i due soggetti, i quali non si dimostrarono particolarmente interessati inizialmente dato che Doris si era presentata con un forte odore di alcol, ma quando fece vedere i lividi, i graffi e gli ematomi che si disegnavano su tutto il corpo, i due investigatori cambiarono idea perché quei segni sembravano essere il risultato di una lotta con una bestia più che con un essere umano. Qualche giorno dopo i due si presentano all’appuntamento presso la residenza della signora Doris. La casa da fuori appariva come tutte le altre della zona, non attirava particolarmente l’attenzione e non aveva alcun aspetto lugubre o strano. Ben diversa invece era la situazione all’ interno della costruzione. L’ambiente viene descritto dai due come “caotico e degradato”. C’erano bottiglie di alcol sparse in tutta la casa, spazzatura ovunque, piatti sporchi e ammassati in cucina per non parlare dei figli, sporchi e lasciati a se stessi. Era evidente che Doris non era in grado di reggere la situazione in cui si trovava e non poteva svolgere i suoi doveri di genitore. Quel giorno l’atteggiamento da parte della signora Doris nei confronti dei due investigatori rispecchiava perfettamente l’interno della sua casa; ossia fu poco accogliente e poco collaborativa. Quindi Kerry e Barry pensando di aver perso invano del tempo abbandonarono l’abitazione sperando di non vederla mai più. Il giorno seguente invece con loro grande sorpresa ricevono una chiamata disperata da parte di Doris che in lacrime e con una voce secca quasi strozzata dal dolore implorava il loro aiuto perché le cose da quando si erano visti erano peggiorate.

Nelle dieci settimane successive vennero documentati tutti gli eventi legati al paranormale che accaddero in quella casa e i risultati furono estremamente sorprendenti. Le relazioni presentate e pubblicate parlano di tremolii continui delle luci di casa, rumori strani, cassetti che si aprivano da soli ma  soprattutto delle sensazioni provate dall’intero team di ricerca che sono incredibilmente coincidenti con quelle descritte da Doris durante le aggressioni. Infatti anche loro parlano di continui cali di temperatura e di una sensazione di soffocamento, per non parlare delle ventate di odore ripugnante che dal nulla si presentavano quando la signora Doris inveiva nei confronti degli spettri. Secondo gli studiosi c’erano ben quattro entità che si manifestavano, uno in particolare veniva chiamato “Mr. Who’s it” e si credeva fosse lo spirito innocuo di un signore anziano. I ragazzini infatti sembravano abbastanza legati a lui in qualche modo e si ipotizzava che fosse addirittura il loro nonno deceduto da poco. Se questa entità si dimostrava poco pericolosa, non si poteva dire lo stesso delle altre tre, soprattutto nei confronti di Doris che sembrava essere il loro bersaglio preferito. Le descrizioni e le storie che lei raccontava su di loro sono atroci e stando alla sua testimonianza, due di essi erano piccoli di statura ed erano coloro che la tenevano ferma mentre l’altra entità, quella più alta e mostruosa, la violentava.

Il team di ricerca, dopo aver raccolto le testimonianze e dopo aver anche documentato i fenomeni di poltergeist, non erano convinti di pubblicare la storia perché in fondo stavano parlando di uno stupro da parte di un essere che si presentava solo in alcuni momenti e che, nonostante i lividi e i segni sul corpo tipici degli abusi di questo tipo, nessuno poteva verificare con certezza assoluta. Insomma, era una scommessa e si giocavano la reputazione. Chi avrebbe mai anche solo ascoltato una storia simile? Fu solo la disperazione di quella famiglia a convincerli; erano la loro unica speranza, ma prima di andare avanti decisero di aumentare l’autenticità delle prove, ragion per cui vennero ingaggiati dei fotografi professionisti ai quali venne esplicitamente chiesto di scattare  tutte le fotografie con le Polaroid, dato che non possono essere alterate in alcun modo, inoltre venne anche ingaggiata una troupe per fare le riprese con delle attrezzature all’avanguardia per l’epoca in modo tale da poter raccogliere quanti più frame di immagini possibili. Un giorno quando si trovavano tutti nella stanza della signora Doris, dove normalmente questi fenomeni facevano la loro comparsa, decisero di provare un nuovo metodo quindi chiesero alla donna di imprecare nei confronti delle entità e di sfidarli… A parte Doris, erano tutti in silenzio e inizialmente non accadde nulla, ma mano a mano le maledizioni fuoriuscivano dalla bocca della gracile donna, più le luci della stanza presentavano un tremolio di intensità crescente; in poco tempo la stanza divenne fredda e un fetore iniziò a manifestarsi nella stanza e proprio quando la tensione era ai livelli massimi apparve quello che stavano cercando da settimane; l’entità.

Più di trenta persone presenti quel giorno non dimenticheranno mai più quello che si manifestò davanti ai loro occhi. In mezzo a un atmosfera da film horror, proprio in un angolo di quella stanza si era formata una specie di nebbia di colore verdastro oscuro e piano piano prendeva la forma di un essere tanto enorme quanto mostruoso. La maggior parte dei testimoni assicura che dopo pochi secondi la comparsa della nebbia, s’intravedeva il torso muscoloso di un essere di dimensioni abnormi e pochi istanti dopo era tutto scomparso. I presenti rimasero attoniti e increduli con gli occhi sgranati nella direzione dove fino a pochi istanti prima si era presentata l’entità. Lo shock fu tale che pareva che i testimoni fossero caduti in una specie di catalessi collettiva, sembravano tutti bloccati, il loro cervello non riusciva a comprendere con logica quello a cui avevano assistito. Uno di loro addirittura perse i sensi e il tonfo prodotto della sua caduta rovinosa fu il suono che li fece riprendere coscienza e tutti si precipitarono ai propri macchinari di ripresa per poter rivedere l’entità. Come accade spesso in questi casi, la tecnologia si dimostrò inaffidabile e i macchinari per i filmati non avevano ripreso la scena. Invece le fotografie scattate con le Polaroid sia prima che dopo la manifestazione presentavano quasi tutte delle chiazze di luci particolari e delle ombre strane. Una delle poche fotografie scattate che riprendeva con nitidezza l’intera scena è questa e rappresenta l’immagine emblema del caso di Doris Bither. Nella foto che vedete in copertina, si può osservare un arco di luce proprio sopra la testa di Doris. Diversi esperti negli anni analizzarono la fotografia e tutti raggiunsero lo  stesso verdetto: la fotografia è autentica e la figura di luce non è un errore di sviluppo del macchinario o della pellicola, inoltre il dettaglio più importante si trova esattamente sopra la testa di Doris, infatti se si osserva con attenzione, la luce non subisce alcun tipo di deformazione nonostante ci siano degli angoli nella stanza, quindi l’effetto non poteva essere creato da una luce artificiale. In aggiunta, la testimonianza delle trenta persone presenti quel giorno, fanno di questo il caso paranormale più accreditato della storia.

Per gli esperti questo è un caso più unico che raro tant’è che molti di essi ritengono che le entità terribili che si sono manifestate in realtà sono creazioni della stessa Doris, la quale possiede un potere alquanto incredibile capace di attirare una quantità di energia negativa aprendo varchi con il mondo del soprannaturale. Questo spiega anche perché le persone che si sono trasferite in quella casa, dopo che la famiglia Bither si era spostata a San Bernardino, non hanno mai avuto dei problemi di questo tipo, mentre la signora Doris anche dopo essersi trasferita nella nuova casa continuava ad essere vittima di queste presenze. Un dettaglio triste è che la signora Doris era stata vittima di abusi da parte dei suoi diversi coniugi negli anni e probabilmente il maltrattamento e le continue umiliazioni l’avevano portata a rivivere quelle sensazioni creandosi dei mostri e attirando su di lei queste forze metafisiche. In poco tempo questa storia divenne famosa fra le persone del settore e presto Hollywood decise di produrre un film chiamato “The Entity”, tuttavia secondo i testimoni il film non solo non rende per niente giustizia a tutto il dramma che la signora Doris ha sopportato per anni, ma addirittura manipola completamente la tematica stessa della sua vicenda.

Sebbene fosse Doris Bither a soffrire in prima persona di questi attacchi, senz’altro ne risentirono anche i suoi figli dato che questa situazione lacerò profondamente la loro psiche lasciando indelebili ricordi di impotenza e di sofferenza nella propria infanzia e adolescenza. Le ultime notizie che si hanno della signora Doris arrivano dalle parole di Brian Harris, uno dei figli che all’epoca dei fatti aveva 13 anni. La donna non superò mai i traumi e addirittura dichiarò a un certo punto di essere rimasta incinta di uno spettro quando risiedevano a San Bernardino e senza un supporto adeguato morì per problemi polmonari nel 1995. Dunque, una vera e propria manifestazione di forze soprannaturali o traumi psicologici che si trasformavano in vivide esperienze infernali? Come vi abbiamo detto all’inizio di questo video fate voi le vostre conclusioni. Forse l’unica certezza di questo caso è che si tratta di una storia triste più che spaventosa.

 
1 Commento

Pubblicato da su 9 febbraio 2016 in Maledizioni

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Salish Sea Foot Mystery – Piedi mozzati sulle spiagge

Salish Sea Foot Mystery – Piedi mozzati sulle spiagge

Immerso nei confini accoglienti di Elliott Bay, Washington, il tratto di spiaggia Centennial Park ospita tutti gli anni persone che fanno jogging, pescatori o semplicemente cittadini di Seattle che hanno scoperto la beatitudine di questa zona al di fuori del caos cittadino. Ogni giorno, proprio come in tutte le altre spiagge di Seattle, possono essere trovati rifiuti di ogni tipo sulle rive del parco. Era un anonimo martedì di maggio del 2014 quando un gruppo di volontari, impegnati come sempre nella pulizia delle spiagge, si imbatté in qualcosa di molto più raccapricciante che nelle solite lattine di birra o cartacce. Essi trovarono una scarpa da tennis con dentro i resti in decomposizione di un piede umano. La scarpa e il suo macabro contenuto vennero immediatamente consegnati al porto del Seattle Police Department che a sua volta inviò il materiale all’ufficio del medico legale della King County. L’ufficio rilasciò un misero rapporto su questa storia solo molti giorni dopo il ritrovamento del piede. Gli indizi per lo più utili riguardavano la scarpa stessa: una New Balance taglia 45 bianca con rifiniture blu e un paio di calze di cotone nere. L’azienda produttrice di quella scarpa affermò che quel modello è stato messo in vendita per la prima volta nel mese di aprile del 2008, più di sei anni prima dal ritrovamento del piede a Seattle quindi. In base alle segnalazioni e ai pochi fatti noti, si potrebbe facilmente restringere il campo delle persone disperse o non identificate nella banca dati nazionale dello stato di Washington. Per esempio, a partire da 520 casi aperti e filtrando le informazioni, si avrebbero 75 casi potenziali che potrebbero essere collegati al piede. Questo potrebbe essere un numero abbastanza gestibile, ma anche se il proprietario fosse tra questi, non c’è nessuna informazione veramente concreta. Il piede inoltre potrebbe anche appartenere a persone la cui scomparsa non è mai stata segnalata alla polizia e si stima che possano essere più di 1,5 milioni tra adulti e bambini.

Kathy Taylor, antropologa forense, scrisse nel blog della polizia del Seattle Post-Intelligencer, un giornale locale online, che i piedi sono molto, molto difficili. Non esistono infatti indicatori biologici nel piede, inoltre il test del DNA era stato escluso a priori dato l’elevato grado di decomposizione. L’ufficio del medico legale inoltre, disse che non avrebbe avuto nulla di concreto con cui comparare i risultati del DNA. Dunque partì una caccia al fantasma chiedendo alle famiglie di persone scomparse da poco di presentare un campione di DNA. Ad oggi non è ancora stata trovata nessuna corrispondenza e probabilmente il mistero riguardo a questo piede sarà destinato a rimanere tale. Una vicenda alquanto macabra, ma forse nulla di così misterioso. Le possibili soluzioni, senza tirare in ballo teorie complottistiche, sono molte, ma ciò che rende questo ritrovamento particolarmente inquietante è il fatto che non è stato il primo, nemmeno il secondo, o terzo. Questa storia particolarmente contorta inizia nel 2007 e durante i 7 anni successivi sono stati rinvenuti ben 15 piedi sulle coste dei Pacifico nord-occidentale. Nel corso degli anni, ritrovamento dopo ritrovamento, questa storia divenne sempre più famosa e intricata, venne persino rinominata in “Salish sea foot mysteries”. Geograficamente riguarda tutte le isole nord e le coste dello Stretto di Georgia, sulla costa del Pacifico del Canada. Il giornalista Winston Ross raccolse alcuni fatti per il Daily Beast nel 2011, dopo che venne trovato un altro piede in un torrente della Columbia Britannica. Dopo numerosi confronti del DNA, si scoprì che due piedi trovati in precedenza nella zona appartenevano a persone scomparse che abitavano nei dintorni, persone che si diceva fossero affette da gravi malattie mentali. Dunque gli investigatori arrivarono alla conclusione che si erano trattate di morti accidentali.

Fin dai primissimi giorni di questo fenomeno, detective amatoriali e teorici della cospirazione cominciarono a partorire le prime speculazioni riguardo a questo piede. I primi quattro piedi sono stati trovati nella Columbia Britannica e la polizia inizialmente era molto diffidente e sospettosa. Nel 2008 il Toronto Star, il quotidiano a più alta diffusione del Canada, osservò che nonostante la polizia abbia suggerito che i piedi erano stati separati dai loro corpi naturalmente, un portavoce della polizia aveva detto: “Dobbiamo essere consapevoli del fatto che questi potrebbero essere i resti di vittime di omicidio”. Lo stesso articolo parla di alcune delle teorie cospirative che circondano queste inquietanti scoperte. Si deve considerare inoltre che nel 2005 c’era stato un incidente aereo vicino a Quadra Island, che è a circa duecentocinquanta chilometri da Vancouver. Uno dei piloti e tre passeggeri maschi mancarono all’appello, di loro non è mai stato ritrovato nessun «resto» umano. C’è anche chi ipotizza dei regolamenti di conti tra bande criminali, visto che una delle modalità più diffuse per l’eliminazione dei morti ammazzati è proprio quella  di gettarli in mare, anche se c’è da dire che il Canada è uno degli Stati con il minor tasso di criminalità al mondo. Dunque sono molti gli interrogativi, ma forse la domanda più comune che ci si chiede è: “Perché proprio i piedi?”.

William Haglund e Marcella Sorg, nel loro libro “I progressi nella Tafonomia forense”, narrano del loro studio riguardante la decomposizione e disarticolazione dei corpi umani in acqua. In questo studio, Haglund ha testato dei corpi recuperati dallo Stretto di Puget, la stessa zona dove è stata trovata la maggioranza dei piedi, e li ha esaminati per capire il processo esatto di decomposizione dei tessuti molli e la disarticolazione delle ossa scoprendo infine che un cadavere che si decompone in acqua, spesso si divide in dieci parti: la testa, il tronco, le braccia, le mani, le gambe, e appunto i piedi. I tempi di «separazione» dei pezzi dipendono dal tipo di acqua, dalla temperatura, ecc. Nello studio di Haglund, il corpo che era morto da più tempo, 36 mesi, aveva i piedi orribilmente straziati e decomposti, ma non ancora disarticolati. Due dei corpi che avevano perso completamente i piedi, erano stati in acqua così a lungo che i ricercatori non poterono nemmeno calcolare la data di morte. Dunque ci vogliono più di tre anni, alle stesse condizioni dell’ambiente presente nello Stretto di Puget, affinché un piede si disarticoli dal corpo. Tuttavia Hanglund e Sorg fornirono anche una tabella di vari fattori che potrebbero alterare i risultati dell’esperimento, uno dei quali è la “copertura” del corpo, come una scarpa. Molti dei piedi ritrovati erano dentro delle Nike e in molte scarpe da ginnastica di questa marca sono presenti microscopiche camere riempite di gas utili a fornire più elasticità e ad assorbire gli urti. Dunque le moderne scarpe da ginnastica, fabbricate con materiali leggeri e altamente resistenti, possono galleggiare e «navigare» in mare anche per migliaia di chilometri e conservare il piede più a lungo delle altre parti del corpo non protette.

Una volta che gli studi mostrarono i motivi del “perché i piedi”, arrivò un’altra domanda: “Perché Seattle”? Per quale motivo 15 piedi umani si sono riversati sulle coste del Pacifico nord-orientale negli ultimi dieci anni? Oltre alle ipotesi di omicidio, un’altra teoria ipotizzava che questi piedi sarebbero potuti appartenere alle persone travolte e spazzate via dallo tsunami che ha distrutto le coste del sud-est asiatico nel 2004. Se quest’ultima teoria potrebbe spiegare alcuni dei piedi trovati nello Stretto di Georgia, è altamente improbabile che l’origine del piede trovato a Seattle abbia avuto luogo fuori dallo stretto di Puget, dato che le correnti presenti in questo punto non permetterebbero. Le direzioni di quest’ultime fecero supporre che tutti i piedi trovati provenivano da una zona limitata di circa 20.000 chilometri quadrati di fiumi, torrenti, spiagge e litorali in cui qualcuno potrebbe anche caderci dentro per qualsiasi ragione. Insomma: migliaia di posti, migliaia di metodi e motivazioni, migliaia di incidenti, migliaia di modi per cui un corpo potrebbe trovarsi nello Stretto di Puget per settimane, mesi o addirittura anni. Ecco ora la lista completa dei ritrovamenti:

  • 20 agosto 2007 – Jedediah Island, British Columbia, Canada – 49.498611°N 124.204167°W

È una turista in visita da Washington che sta passeggiando sulla spiaggia a fare la prima raccapricciante scoperta. Era un piede destro di taglia 46 e apparteneva a un uomo adulto. Dalle prime analisi si ritenne che venne disarticolato a causa della decomposizione avvenuta con tutta probabilità sott’acqua. La marca della scarpa era Adidas e quel particolare modello venne prodotto nel 2003 e distribuito particolarmente in India. I resti non vennero mai identificati con certezza e venne ipotizzato che appartenevano a un uomo scomparso della Columbia Britannica.

  • 26 agosto 2007 – Gabriola Island, British Columbia, Canada – 49.15°N 123.733°W

Questa volta è una giovane coppia a fare la macabra scoperta. Il piede appartiene ancora a un uomo e la taglia è ancora la 46. Anche in questo caso le analisi confermarono che il piede si è staccato a causa della decomposizione. Probabilmente era stato trasportato sulla terra ferma da un animale. La scarpa è una Reebok bianca, un modello che è stato prodotto solo nel 2004 e venduto in tutto il mondo.

  • 8 febbraio 2008 – Valdes Island, British Columbia, Canada – 49.083333°N 123.666667°W

È un piede destro di taglia 45 appartente a un uomo. Si ipotizzò che i resti appartenessero a un 21enne morto per cause naturali. La scarpa è una Nike che venne venduta in Canada e negli Stati Uniti tra febbraio e giugno del 2003.

  • 22 maggio 2008 – Kirkland Island, British Columbia, Canada – 49.110905°N 123.095627°W

Questa volta il piede trovato appartiene a una donna. È un piede destro trovato avvolto nel calzino in una scarpa bianca e blu New Balance. Si pensò che aveva percorso tutto il fiume Fraser fino a raggiungere le coste. La scarpa è una sneaker fabbricata nel 1999 e dopo numerose indagini si scoprì che apparteneva a un paio di scarpe da ginnastica di una donna che si gettò dal ponte Patullo nel New Westminster nell’aprile del 2004.

  • 16 giugno 2008 – Westham Island, British Columbia, Canada – 49.083333°N 123.15°W

Viene trovato il piede sinistro di un uomo. Questo quinto piede è stato trovato da due escursionisti mentre stava galleggiando nelle acque del delta di un fiume. La scarpa è ancora una Nike, stesso modello di quella trovata l’8 febbraio a Valdes Island, infatti indagini successive dimostrarono che i due piedi trovati a distanza sia di tempo che di spazio, appartenevano alla stessa persona.

  • 1 agosto 2008 – Pysht, Washington, USA – 48.183333°N 124.116667°W

Il sesto piede viene trovato da un campeggiatore su una spiaggia a meno di 16 chilometri dal confine internazionale, nello stretto di Juan de Fuca. Viene ritrovata ricoperta d’alghe e dentro c’era quello che sembrava un piede, o almeno… Quello che ne rimaneva. Dentro infatti c’era solo un brandello di carne con qualche osso. Il test del DNA confermò che si trattava di un piede umano destro, taglia 45. Questo fu il primo piede a essere trovato al di fuori della British Columbia. Qualche giorno più tardi venne affermato che probabilmente il piede era stato trasportato a sud dalle acque canadesi.

  • 11 novembre 2008 – Richmond, British Columbia, Canada – 49.108°N 123.132°W

Piede sinistro di donna. Questo piede era in una scarpa che è stata trovata galleggiare nel fiume Fraser. Era una piccola scarpa da corsa New Balance, forse una scarpa da donna. L’analisi del profilo del DNA forense indicò che trovò la stessa firma genetica del piede scoperto il 22 maggio su Kirkland Island.

  • 27 ottobre 2009 – Richmond, British Columbia, Canada – 49.166667°N 123.133333°W

Il piede è quello di un uomo e la taglia della scarpa, una Nike, è 42. I resti vennero prelevati dalla spiaggia e identificati come quelli di un uomo che viveva nei dintorni di Vancouver. L’uomo era stato dato per disperso ed è morto probabilmente per cause naturali.

  • 27 agosto 2010 – Whidbey Island, Washington, USA – 48.083333°N 122.566667°W

Venne determinato che il piede in questione era stato in acqua per almeno due mesi prima di spiaggiare. La dimensione suggerì che potesse appartenere a una donna o a un minore. Questa volta il piede venne trovato senza né scarpa né calzino. Il detective Ed Wallace dell’ufficio dello sceriffo della contea dell’isola rilasciò successivamente una dichiarazione dicendo che sul piede sarebbe stato fatto il test del DNA, ma poi non si seppe più nulla.

  • 5 dicembre 2010 – Tacoma, Washington, USA – 47.286°N 122.441°W

Il decimo piede apparteneva a un ragazzo molto giovane oppure a un adulto di piccola taglia. Il numero è il 38 e venne trovato sulle piane di marea dentro uno scarpone per le escursioni. Anche in questo caso non è chiaro se venne effettuato il test del DNA.

  • 30 agosto 2011 – False Creek, British Columbia, Canada – 49.275°N 123.110°W

Genere sconosciuto! Piede taglia 43 in una scarpa da corsa bianca e blu. L’undicesimo piede è stato trovato galleggiare con la scarpa vicino alla Plaza of Nation. In questo caso il piede era ancora attaccato alla gamba e si potevano vedere i brandelli di quest’ultima in fase di decomposizione. La gamba aveva subito una disarticolazione naturale all’altezza del ginocchio.

  • 4 novembre 2011 – Sasamat Lake, British Columbia, Canada – 49.323°N 122.889°W

Anche questa volta si tratta di un piede abbastanza grande di un uomo, la taglia della scarpa, uno stivale da escursionista, è la 46 e venne scoperta da un gruppo di campeggiatori. Successivamente il piede venne identificato come quello di un uomo scomparso nel 1987. Inizialmente si sospettò che il piede fosse stato reciso in maniera non naturale dal resto del corpo, ma ulteriori indagini effettuate dal servizio medico locale stabilirono ancora una volta che il piede si è staccato in maniera naturale dal resto del corpo.

  • 10 dicembre 201 1 – Lake Union, Seattle, Washington, USA – 47.652°N 122.323°W

Viene trovato sotto il Ship Canal Bridge un piede umano attaccato a un osso della gamba.

  • 26 gennaio 2012 – Vanvouver, British Columbia, Canada – 49.278°N 123.151°W

Viene rinvenuto uno stivale sulla sabbia accanto a una striscia d’acqua vicino al Maritime Museum ai piedi di Arbutus Street. Il caso in questione differisce dagli altri in quanto le ossa trovate all’interno della scarpa non erano di un piede. Non si capì bene a che parte del corpo appartenessero, si riuscì solo a stabilire che erano umane.

  • 6 maggio 2014 – Seattle, Washington, USA – 47.626°N 122.373°W

Piede umano in una New Balance bianca trovato sulla spiaggia vicino al molo 86 Grain Terminal. La taglia è un 45 e appartiene a un uomo adulto. Il modello di scarpa rinvenuto è stato reso disponibile alla vendita per la prima volta nel mese di aprile del 2008.

Una lista di macabri ritrovamenti, una lista che non avrà mai una risposta definitiva destinata a rimanere per gran parte un mistero. Noi per ora concludiamo questo caso restando in attesa di un sedicesimo piede che potrebbe aprire qualche pista in più!

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 4 febbraio 2016 in Casi macabri e misteriosi

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,