RSS

Albert Fish – Una mente perversa

14 Dic
Albert Fish – Una mente perversa

Esistono pochi assassini nella storia dell’umanità che vengono ricordati ancora oggi come mentalmente squilibrati e diabolici ma con l’aria apparentemente gentile e innocua. Uno di essi è Albert Fish conosciuto anche come l’Uomo grigio, il Lupo mannaro di Wysteria, il Vampiro di Brooklyn e Il Maniaco della Luna. Sembrava il nonno che qualunque bambino potesse desiderare, ma dietro quell’espressione tranquilla, quei capelli e baffi argentati, si celava un mostro orrendo che si accaniva su giovani innocenti con i suoi “strumenti dell’Inferno”: una mannaia, un coltello da macellaio e una sega. Fu, come lui stesso dichiarò, il molestatore di oltre 400 bambini nell’arco di 20 anni e gli psichiatri che lo visitavano rimanevano scioccati, uno dichiarò: “Ha vissuto una vita di perversione senza precedenti”. Dopo la sua cattura, diede la colpa alla sua terribile infanzia per tutti gli omicidi che ha commesso. Albert è ancora oggi l’uomo più anziano finito su una sedia elettrica, si trattò di una morte arrivata troppo tardi per molte delle sue vittime.

Albert Fish nacque il 19 maggio 1870 a Washington. I suoi antenati combatterono durante la Rivoluzione Americana, ma fu abbandonato in tenera età dopo che il padre, Randall Fish, morì quando Albert aveva solo 5 anni e la madre non aveva i mezzi finanziari per mantenerlo ed educarlo. Dunque fu messo in un orfanotrofio dove ha visto e vissuto sulla sua pelle i primi atti brutali di sadismo. Qui impara anche a sopportare il dolore, a causa delle ripetute punizioni che prevedevano l’uso della frusta sul corpo nudo di chiunque commettesse errori, davanti a tutti gli altri bambini. All’età di 26 anni si sposa con una ragazza di sette anni più giovane, dalla quale avrà sei figli. Aveva un’istruzione pubblica scarna e spesso truffava la gente per poter guadagnare qualcosa. Il suo comportamento strano e imprevedibile ha cominciato ad emergere quando la moglie scappò di casa con un altro uomo lasciando tutti i figli ad Albert. Egli lo scoprì un giorno che era tornato a casa e la trovò deserta con tutti i mobili privi dei vestiti.

Abbandonato a se stesso, Albert comincia a compiere piccoli crimini come scrivere e spedire delle lettere oscene e per questo venne arrestato più volte finendo anche in un manicomio. Secondo le testimonianze dei figli, nelle notti di luna piena Albert consumerebbe enormi quantità di carne cruda dalla dubbia provenienza. Egli raccoglie anche una grande quantità di materiale sul cannibalismo. Secondo alcuni avrebbe cominciato a uccidere proprio in questo periodo, nel 1910. La prima vittima sarebbe stato un uomo adulto a New York mutilato orribilmente. Inoltre è in questo periodo che comincia ad essere letteralmente ossessionato dalla religione. Le allucinazioni sia visive che uditive erano frequenti. Diverse volte, improvvisamente, levava le braccia aperte al cielo ed urlava “Io sono Cristo!”. Proprio a causa di queste allucinazioni e di letture distorte della Bibbia, si convinse che Dio stesso gli aveva dato ordine di espiare i suoi peccati attraverso punizioni corporali e compiendo sacrifici umani ai danni di bambini, mediante tortura e castrazione. Su se stesso praticava atti di fustigazione, obbligava i suoi stessi figli a frustarlo fino a sanguinare, imbeveva bastoncini per la pulizia delle orecchie nell’alcool e li incendiava dopo averli infilati nell’ano. Inoltre era solito infilarsi aghi nella zona tra l’ano e lo scroto, aghi che spesso riusciva poi a togliere, ma non sempre, difatti più avanti una radiografia al bacino mostrò  chiaramente la presenza di ben 29 aghi. Albert comincia a perseguire il suo folle disegno di purificazione che lo porterà ad ammazzare con atti brutali un numero indeterminato di bambini, numero che varia dai 15 accertati fino ad arrivare a 100.

La prima vittima accertata risale al luglio del 1924 a Staten Island, New York. Francis McDonnell, un bambino di otto anni, sta giocando di fronte a casa sotto gli occhi vigili della madre. Ad un certo punto nota poco distante un signore anziano, vestito male, che guarda insistentemente i bambini, borbottando frasi incomprensibili tra sè e sè. Poi l’uomo scompare. Quel pomeriggio, però, lo stesso uomo ritorna e avvicina Francis mentre gioca a palla con quattro amici e lo porta via. Nessuno sembra accorgersi della scomparsa del bambino. L’allarme viene dato solo la sera, quando i genitori si rendono conto che Francis non si presenta per cena. Suo padre, un poliziotto, organizza personalmente una ricerca insieme ad altri agenti e volontari. Il piccolo Francis viene ritrovato poche ore dopo, sdraiato sotto dei rami, con i vestiti strappati, strangolato con le proprie bretelle e con chiari segni di bastonate sul corpo.

Nel 1929 Albert colpisce ancora, questa volta la vittima è William Gaffney, un bambino di quattro anni. In questo caso però ci fu un testimone, un bambino di tre anni che stava giocando con William e alle domande dei poliziotti circa il bambino scomparso, rispose: “L’ha portato via l’uomo nero”. Nessuno diede peso a quelle parole così venne organizzata una ricerca serrata nelle zone. Quando fu chiaro che la ricerca non avrebbe portato ad un ritrovamento, finalmente qualcuno si decise a parlare di nuovo con l’unico testimone, il bambino di tre anni, e farsi dare una descrizione dell’uomo nero. Corrispondeva ad un uomo di età avanzata, magro, con capelli e baffi grigi. William non verrà più ritrovato nonostante le insistenti ricerche della polizia e sarà Albert Fish stesso a raccontare il trattamento riservato alla piccola vittima. Fu portato in una discarica di rifiuti, all’interno della quale c’era una casa abbandonata. Qui Billy venne completamente spogliato e lasciato lì, legato con degli stracci. La morte giunge il giorno dopo, quando Fish ritorna in quella casa e tortura la sua piccola vittima, frustandolo fino a farlo sanguinare. Poi mentre è ancora vivo, gli mutila le orecchie e il naso. A quel punto il piccolo muore, ma per Albert non è ancora finita. Inizia a smembrare il cadavere, liberandosi delle estremità e conservando le parti più tenere. La testimonianza di cosa ne fece fu terrificante per tutti. In alcuni stralci si legge:

Feci uno stufato con orecchie, naso, pezzi della faccia e pancia, come condimento usai cipolle, carote, rape, sedano, sale e pepe. Era buono. Poi tagliai le natiche e i suoi genitali dopo averli lavati. Poggiai strisce di pancetta affumicata su ciascun gluteo prima di metterli nel forno … Vi assicuro che non ho mai mangiato un arrosto di tacchino buono anche solo la metà del suo. Mangiai ogni pezzo della sua carne in quattro giorni…

La confessione di Fish sconvolse l’opinione pubblica ma nonostante ciò non fu questo l’omicidio più terribile, bensì quello della piccola Grace Budd di dieci anni. La piccola apparteneva a una famiglia in condizione economiche disagiate e il fratello Edward da poco maggiorenne decise di dare il suo contributo economico mettendo così un’inserzione su un giornale locale per offrirsi come bracciante agricolo, seguito dall’indirizzo. Pochi giorni dopo alla porta di casa suonò Frank Howard, un signore anziano dall’aspetto curato e dalla corporatura esile, con baffi e capelli grigi e disse che era lì per via dell’annuncio sul giornale. Il sig. Howard aveva detto loro di possedere una grossa fattoria e i Budd lo invitarono a trattenersi per pranzo. Proprio in quei frangenti vide la piccola e graziosa Grace. A pranzo finito il sig. Howard si congedò dalla famiglia dicendo che sarebbe tornato in serata a prendere il giovane Edward, per portarlo alla fattoria. Prima però sarebbe dovuto andare a una festa di compleanno e convinse i Budd inizialmente riluttanti a portare con se la piccola Grace che sicuramente si sarebbe divertita con gli altri bambini. Il signor Howard non fece più ritorno e con lui anche Grace Budd. I genitori della bambina erano disperati e chiamarono la polizia che, dopo una serie di indagini, scopri che né la fattoria né il singor Howard esistevano. Albert Fish aveva colpito di nuovo. La sua mente malata e contorta decise di far sapere cosa ne era stato della piccola Grace e lo fece nel modo più disgustoso e crudele, mandando una lettera con tutti i dettagli ai Budd.

Cara Signora Budd. Nel 1894 un mio amico, John Davis, s’imbarcò come marinaio sulla Steamer Tacoma. La nave salpò da San Francisco per Hong Kong, Cina. Arrivati lui ed altri due sbarcarono e andarono a bere. Quando ritornarono la nave era partita. A quell’epoca c’era la carestia in Cina. La carne, di ogni tipo, andava da 1 a 3 dollari a libbra. Talmente era grande la sofferenza tra le persone molto povere che tutti i bambini sotto i dodici anni venivano venduti come cibo allo scopo di evitare di far morire di fame gli altri. Un ragazzo o una ragazza sotto i quattordici anni non erano al sicuro per strada. Potevate andare in qualsiasi negozio e chiedere una bistecca, delle braciole o della carne stufata. Parti del corpo nudo di un ragazzo o di una ragazza sarebbero state tirate fuori e il pezzo che volevate sarebbe stato tagliato. Il posteriore di un ragazzo o di una ragazza, che è la parte più dolce del corpo, era venduta come costoletta di agnello e data via al prezzo più alto. John rimase lì così a lungo che prese ad apprezzare il gusto della carne umana. Al suo ritorno a N.Y. rapì due bambini, uno di 7 e l’altro di 11 anni. Li portò a casa sua, li spogliò e li legò nudi in un ripostiglio. Poi bruciò ogni cosa avessero addosso. Molte volte, giorno e notte, li sculacciava e li torturava per rendere la loro carne buona e tenera. Per primo uccise il ragazzo di undici anni, perché aveva il culo più grasso e ovviamente più carne su di esso. Ogni parte del corpo fu cucinata e mangiata eccetto la testa, le ossa e le budella. Fu arrostito nel forno, bollito, grigliato, fritto e stufato. Il ragazzino più piccolo fu il prossimo, andò allo stesso modo. All’epoca, vivevo al 409 E 100 St., lato destro. Lui mi disse così spesso quanto era buona la carne umana che decisi di provarla. La domenica del 3 giugno 1928 vi chiamai al 406 W 15 St. Vi portai del formaggio fresco e delle fragole. Pranzammo. Grace si sedette sul mio grembo e mi baciò. Decisi che l’avrei mangiata, con la scusa di portarla ad una festa. Diceste che sarebbe potuta venire. La portai in una casa vuota a Westchester che avevo già scelto. Quando arrivammo lì, le dissi di rimanere fuori. Si mise a raccogliere fiori di campo. Andai al piano di sopra e mi strappai tutti i vestiti di dosso. Sapevo che se non l’avessi fatto si sarebbero macchiati del suo sangue. Quando tutto fu pronto andai alla finestra e la chiamai. Allora mi nascosi in un ripostiglio fino a che non fu nella stanza. Quando mi vide tutto nudo cominciò a piangere e provò a correre giù per le scale. L’afferrai e lei disse che l’avrebbe detto alla sua mamma. Per prima cosa la spogliai. Lei scalciava, mordeva e graffiava. La soffocai fino ad ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così avrei potuto portare la mia carne a casa. La cucinai e la mangiai. Come era dolce e tenera la sua carne arrostita nel forno. Mi ci vollero nove giorni per mangiarne l’intero corpo. Non l’ho scopata anche se lo desideravo con tutto me stesso. Morì vergine.

Il contenuto di questa sadica lettera, recapitata ben sei anni dopo, scioccò i genitori di Grace ma fu anche utile per incastrare l’assassino una volta per tutte. La lettera era stata scritta su una carta che recava il logo della New York Private Chauffeur’s Benevolent Association. La polizia riunì immediatamente tutti i membri dell’associazione e fece fare un test calligrafico. Dopo aver appurato che nessuna delle grafie corrispondeva a quella dell’assassino, chiesero ad ognuno se qualche volta era capitato loro di portare buste o carte da lettere all’esterno dell’associazione. Spuntò quindi un custode, che ammise di aver lasciato qualche busta e della carta da lettera nella sua vecchia casa. Quando la polizia arrivò sul posto trovò solo la padrona di casa, che confermò che lì ci viveva un signore corrispondente alla descrizione che gli inquirenti le avevano fornito. Si chiamava Fish, Albert Fish, ma che era fuori città per qualche giorno. Quando quel giorno arrivò, la proprietaria di casa avvisò la polizia e Fish venne finalmente arrestato.

Il processo iniziò l’11 marzo del 1935, l’accusa era omicidio premeditato ai danni della piccola Grace Budd. Durante il processo venne sottolineato come egli era stato in grado di pianificare l’omicidio della piccola Grace in ogni minimo dettaglio, rimanendo sempre freddo e lucido e respingendo quindi ogni voce che lo dava come mentalmente instabile. Stesso atteggiamento di freddezza e lucidità Fish lo ebbe anche durante il processo, al quale presiedeva in maniera quasi disinteressata. Albert Fish venne condannato a morte tramite esecuzione sulla sedia elettrica e alla lettura della sentenza rimase sereno, sostenendo che la sedia elettrica era l’unica modalità che gli mancava per procurarsi dolore. L’esecuzione venne eseguita il 16 gennaio del 1936.

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 14 dicembre 2015 in Personaggi sinistri

 

Tag: , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: