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Archivio mensile:dicembre 2015

Sette e Culti – Le organizzazioni più terribili della storia

Sette e Culti – Le organizzazioni più terribili della storia

Quando si entra a far parte di una setta religiosa o di un  culto, non si è più in grado di pensare con il proprio criterio, ma si è preda di un indottrinamento vero e proprio. Tutto ciò che non è inerente alle regole o al credo che viene inculcato all’interno della setta, viene automaticamente visto come una minaccia, mentre i leader di questi movimenti sono visti più come degli esseri di natura trascendentale che degli essere umani. Le sette posso raggiungere gradi di pericolosità tali da poter essere dichiarate organizzazioni terroristiche. Infatti un’adesione irrazionale, esasperata e incondizionata ad un credo religioso o politico spesso e volentieri sfocia in attacchi di violenza verso qualunque posizione che sia diversa dalla loro. In questo video ripercorreremo insieme alcune delle organizzazioni che negli anni si sono distinte per atti cruenti e abominevoli.

// I BAMBINI DI DIO //

Il culto “I Bambini di Dio” è stato fondato nel 1968 a Huntington Beach, in California, da un ex pastore di nome David Brandt Berg, noto ai suoi seguaci con gli appellativi di Mosè David, il re Davide o addirittura Papà o Nonno. Questo culto poteva  inizialmente sembrare innocuo dato che si basava sulla cristianità e sui movimenti hippy che in quegli anni si erano diffusi con tanta forza in tutto il mondo, ma in realtà questa setta è stata una delle più orrende che si siano mai viste. I valori che venivano inculcati nelle menti dei suoi fedeli devoti erano per lo più sulla libertà sessuale, in particolar modo secondo la loro visione contorta era del tutto normale avere dei rapporti sessuali con minori. Secondo la setta i bambini venivano “inizializzati all’amore divino che regna sulla Terra per volere di Gesù”, testuali parole dei loro insegnamenti. Alcune delle regole di cui si ha una documentazione dicono che l’incesto era del tutto naturale all’interno della setta, infatti lo stesso David Berg commise questo lurido atto con sua figlia di appena sette anni. I membri di questa setta praticavano orge e altri atti depravati come un vero e proprio culto religioso, inoltre avevano una tattica infallibile quando si trattava di attirare nuovi membri. Questa tecnica chiamata “flirty fishing” consisteva nell’attirare i malcapitati, per lo più uomini, attraverso la sensualità dei loro membri in locali alla moda o in discoteche. Così i boccaloni venivano avvicinati alla setta da altri membri attraverso il sesso. Se, per un rigurgitò di moralità, si rifiutavano di collaborare venivano ricattati per i loro atti deplorevoli con minori, cosa che spesso accadeva soprattutto ai politici.

L’organizzazione contava su una quantità massiccia di soldi non soltanto dalle donazioni più o meno volontarie, ma soprattutto perché i suoi membri facevano prostituire le loro donne e i bambini. Proprio come avete sentito, molti dei bambini nati nella setta venivano fatti prostituire nel nome di Gesù e dell’organizzazione. Pensate che questo movimento era arrivato anche in Italia nel 1971 e la sua rapida diffusione è stata oggetto di attenzione in particolare a Roma e Milano da parte di giornalisti e della polizia, tanto che nel 1979 tredici persone vengono arrestate nella discoteca “Ok Club” di Roma per sfruttamento della prostituzione legati al “flirt fishing” finalizzato ad attirare membri nella setta. È senz’altro incalcolabile la mole di danni psicologici e fisici subiti dai bambini che hanno conosciuto questa terribile realtà e non ci deve sorprendere se molti di loro sono diventati dei tossici, delinquenti o addirittura si sono suicidati. Nel 2007 Celeste Jones, attraverso un libro, ha raccontato la sua terribile esperienza vissuta insieme alle sue sorelle e di come per 25 anni, da quando lei ne aveva solo quattro, è stata sfruttata come oggetto sessuale dalla setta della quale facevano parte i suoi genitori, coloro che l’avevano condannata a vivere tale inferno. Oggi questo gruppo si chiama “Family International” ed è guidato da Karen Zerby, l’ex moglie del fondatore David, e conta con più di 10.000 membri attivi in tutto il globo terrestre, in Italia la sede principale si trova a Villafranca di Verona.

// I DAVIDIANI //

Possiamo dire che questa setta è nata dalla scissione della chiesa cristiana avventista del settimo giorno avvenuta nel 1930 e dopo diverse rifondazioni e ramificazioni avvenute negli anni 50, è nata l’Associazione davidiana avventista del settimo giorno. Alcuni dei suoi membri infatti volevano riformare la chiesa avventista concentrandosi soprattutto sull’apocalisse e sulla fine del mondo. Predicavano circa le profezie bibliche sul giudizio universale e che tali profezie erano vicine dall’avverarsi. I Davidiani quindi volevano una restaurazione del regno davidico di Israele della Bibbia prima della seconda venuta di Cristo sulla Terra. Come ogni nuova fondazione religiosa avevano un nuovo profeta: Vernom Howell, il quale cambiò successivamente nome in David Koresh. Egli è stato per un ramo dei davidiani l’unico e vero rappresentante della parola di Dio in Terra, era il leader indiscusso del gruppo. Una volta che le persone entravano a far parte di questo gruppo venivano privati di tutti i mezzi materiali di indipendenza personale come denaro o altri beni. Koresh aveva un certo fascino e una disinvoltura tale che i membri invece di analizzare con logica gli insegnamenti, semplicemente imparavano ad udire e ubbidire quello che diceva Koresh, qualunque parola fluisse dalla sua lingua era pura verità divina. Koresh, approfittando di tale situazione, diventava sempre più ricco e illuminato dinanzi ai suoi fedeli che attaccavano duramente chi osava contraddire i suoi insegnamenti o addirittura chi minava la sua autorità. Verso la fine degli anni 80′ David Koresh, ormai logorato dai deliri di onnipotenza, cercò di prendere il controllo anche di altri rami della setta controllati da altre persone. In particolare nel 1987 si introdusse presso la Mount Carmel Center con alcuni dei suoi seguaci muniti di armi automatiche e fucili di grosso calibro per prendere il controllo della sede, allora capeggiata da George Roden. Ci fu una sparatoria da entrambi i lati e diversi feriti. All’arrivo della polizia David venne arrestato e accusato di tentato omicidio, ma le accuse caddero in tribunale e successivamente riuscì a prendere controllo anche della Mount Carmel Center. Questo è stato solo l’inizio di una fine che sarà a dir poco drammatica e che per molti anni sarà descritta come il più grande massacro mai avvenuto sul suolo americano.

Accusata dagli altri rami dei davidiani, questa setta venne dichiarata illegale e oggetto di indagine soprattutto per possesso di armi da fuoco e pedofilia fra i suoi membri. Così nel 1993 David e i suoi seguaci ormai braccati anche dalle autorità, in particolare dal BATF, il dipartimento di Alchol, tabacco e armi da fuoco, dovette rifugiarsi presso il ranch di Waco nel Texas. Le autorità circondarono la residenza e attraverso un impiego massiccio di forze speravano nella resa dei suoi membri. Il braccio di ferro fra le autorità e i davidiani durò circa 51 giorni. Il 19 aprile del 1993, dopo un’irruzione da parte delle forze speciali, ci fu una sparatoria e poco tempo dopo ci furono esplosioni violentissime. 85 persone, tra cui 17 bambini di età inferiore a 10 anni commisero un suicidio collettivo appiccando anche un incendio. Presto il ranch venne divorato dalle fiamme e di quelle persone non rimase null’altro che parti carbonizzate. Un dettaglio alquanto macabro è che le forze dell’ordine avevano tolto l’acqua per giorni in tutta la zona così da costringere i davidiani a uscire e quando divampò l’incendio non poterono far altro che guardarli bruciare perché non c’era acqua per spegnere l’incendio.  Si sa che il destino è sempre ironico e condito da un umorismo molto nero.

// IL TEMPIO DEL POPOLO //

Questa setta per molti aspetti ricorda quella precedente, ma questa è stata senz’altro quella che ha causato più danni e vittime fra i suoi membri. La chiave per comprendere bene questa storia coincide con il suo fondatore stesso, il reverendo Jim Jones. Jones nacque a Lynn nel Ohio nel 1931 e fin da giovane assisteva in chiesa e studiava le scritture sacre e la Bibbia che lo aveva accompagnato per buona parte della sua formazione come persona. Studiò pedagogia all’università dell’Indiana e all’età di 21 anni iniziò a fare il pastore alla Somerset Methodist Church di Indianapolis. Le sue prediche erano basate per lo più sull’integrazione sociale e sull’uguaglianza dei diritti fra bianchi e neri in America. Inizialmente le sue prediche ebbero poco successo dato che in quegli anni buona parte della popolazione bianca odiava i neri e persino in chiesa non li volevano vicini, così nel 1954 Jones fondò la sua chiesa con i suoi insegnamenti e le sue idee. La parte triste di questa vicenda è che forse Jones aveva buone intenzioni almeno all’inizio e predicava le sue idee sull’uguaglianza fra le persone libere di questo mondo. Anche se le sue intenzioni erano buone però la sua incapacità di gestire una situazione che nemmeno egli stesso riusciva a comprendere del tutto si dimostrerà disastrosa.

Verso la fine degli anni 60 riuscì a raccogliere una quantità notevole di fedeli e a trasferirsi con tutti loro in California, dove all’epoca le idee nuove, soprattutto quelle socialiste, erano più accettate che altrove negli Stati Uniti. Questo è stato probabilmente il periodo più glorioso per questa setta, in California trovarono l’ambiente giusto e fertile dove poter predicare le loro idee socialiste e cattoliche, ma poco a poco le cose sfuggirono di mano sia a Jones che ai suoi fedeli. Iniziarono a circolare storie su di lui come un guaritore onnisciente, una persona in grado di vedere il futuro e un leader che avrebbe guidato tutti verso la salvezza e la purificazione delle anime. Mentre i fedeli aumentavano, la fama iniziava a consumare Jones e in diversi episodi di delirio dinnanzi ad una folla, disse che era stato scelto dal destino per essere Dio in persona. I suoi fedeli iniziarono a diventare violenti nei confronti di chi lo chiamava ciarlatano o falso profeta, così lo stesso Jones divenne paranoico e vedeva nemici dovunque; lo stato, le autorità e altre persone non aderenti alle sue idee socio spirituali. Addirittura per convincere i propri fedeli che erano perseguitati e che solo lui poteva salvarli mise in scena diversi auto-attentati, di cui uno in particolare dove una banda di motociclisti sparava contro la sua persona ad un raduno e lui riusciva a cavarsela senza un graffio. Più lui dava segni di squilibrio mentale più i suoi fedeli lo vedevano come un salvatore e questo circolo vizioso si chiuderà nel peggiore dei modi possibili.

Verso la prima metà degli anni 70 Jones proiettava spesso e volentieri davanti a tutto il suo gregge i titoli di diversi giornali; cronaca nera che riguardava la morte di afroamericani ed episodi di razzismo. Cercava di convincere a tutti i costi i suoi sostenitori che ormai erano in guerra con la società fuori dalle porte del tempio. I suoi fedeli iniziarono così a portare armi, giravano sempre in compagnia e diffidavano di chiunque non fosse un affiliato al tempio del popolo. Addirittura Jones a un certo punto getterà per terra la sua Bibbia perché piena di insegnamenti che non permettevano la lotta al male come per esempio “porgere l’altra guancia” a chi ti ha fatto un torno, dichiarando che sono delle falsità per rendere impotente qualunque tentativo di ribellione contro il sistema, a quel punto senza più delle scritture da seguire, Jones era diventato la parola e il volere di Dio in terra e coloro che non erano d’accordo con lui venivano visti come traditori o disertori della giusta causa, quindi dei nemici da perseguitare. Il potere economico e politico che quest’uomo aveva verso la metà degli anni 70 era impressionante, tanto da attirare l’attenzione dei servizi segreti. I primi disertori ormai esausti delle sue follie iniziarono a parlare delle sue costanti allusioni a una guerra razziale e che molte delle guarigioni miracolose messe in scena erano per poter controllare il suo gregge e poterlo manovrare con facilità. Visto che l’atmosfera si era fatta pesante per la setta, nel 1977 i membri si trasferiscono a Guyana, in Sud America. Nella giungla sperduta di questo paese venne eretto Jonestown, ossia un piccolo centro con delle case e un tempio destinato a contenere circa 1000 persone.

Completamente uscito di senno Jones dichiarò che questa era la terra promessa e ordinò esplicitamente che chiunque cercasse di minare la sicurezza del gruppo doveva essere eliminato all’istante. Parole che saranno la loro stessa sentenza di morte. Infatti poco tempo dopo nel 1978 venne inviato il deputato del congresso Leo Ryan a Jonestown per verificare le condizioni in cui vivevano i cittadini americani e perché aveva ricevuto diverse richieste di aiuto da parte di alcuni parenti dei membri rimasti in California, dichiarando che quelle persone si trovavano in pericolo di morte. Al suo arrivo però nessuno parlò male della setta e molti di loro si erano dimostrati ostili nei suoi confronti mentre in altri semplicemente si disegnava la paura nei loro occhi, paura di non poter parlare. Consapevole che ormai quella era una situazione difficile e pericolosa, decise di ripartire il prima possibile per riferirlo ai suoi colleghi del congresso e poter intervenire, ma proprio prima di partire, in molti implorarono il suo aiuto per poter abbandonare Jonestown. In quel momento i seguaci più fedeli ricordarono le parole del suo profeta, ossia “eliminare i traditori”, così un gruppo di uomini muniti di armi d’assalto bloccarono l’aereo sulla pista di atterraggio e iniziarono a sparare contro i giornalisti e contro il deputato. Leo Ryan mori per un colpo alla testa.

Per quanto possa sembravi incredibile il vero e proprio massacro non era ancora cominciato. A Jonestown ormai tutti erano consapevoli del destino inesorabile che li attendeva. Jones in un ultimo, delirante e contorto discorso disse che era giunta l’ora del suicidio rivoluzionario, erano pronti a raggiungere il creatore e che questo mondo non era ancora pronto per loro. In questo modo più di 900 persone fra adulti, anziani e bambini quello stesso giorno presero un cocktail letale composto da cianuro di potassio… Le persone cadevano a terra in preda a convulsioni e con schiuma alla bocca, si sentivano urlava soffocate e si vedevano famiglie che si tenevano strette in un intenso e doloroso abbraccio finale. Tutto quest’orrido spettacolo si materializzava in quel tempio mentre di sottofondo si sentivano i discorsi deliranti del loro profeta. Alla fine Jones si suicidò con un colpo di pistola alla testa. Quando le autorità arrivarono sul luogo era troppo tardi, centinaia di persone erano sparse sul suolo di quella giungla sperduta… Una visione orribile quanto triste. Questo tragico evento è ancora ricordato oggi come il più grande suicidio di massa della storia.

Questi sono solo alcuni degli esempi a cui può portare il fanatismo verso una persona o religione. Purtroppo ci sono ancora migliaia di storie da raccontare riguardo questi temi, molte delle quali più recenti e tetre.. Questa volta non vi chiederemo se vi è piaciuto il video, vi chiederemo invece di riflettere e di comprendere che il fanatismo religioso, politico o di qualunque natura esso sia, non può che essere dannoso per voi e per coloro che vi stanno intorno. Le persone libere non hanno bisogno di seguire nessuno se non le proprie idee rispettando quelle delle altre persone e se ognuno di noi imparasse a vivere in pace con se stesso allora potremmo farlo anche con gli altri e forse questo mondo potrebbe diventare un luogo più bello e sicuro in cui vivere.

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Pubblicato da su 30 dicembre 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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Hoia Baciu – Una foresta spaventosa

Hoia Baciu – Una foresta spaventosa

Ancora oggi il nostro pianeta non smette di sorprenderci. Ogni angolo della Terra offre una sorta di peculiarità naturale la cui origine rimane un mistero. Alcuni di questi siti sono difficili da raggiungere, altri invece sono mete turistiche molto frequentate. Il nostro mondo oggi è ancora ricco di misteri a cui gli scienziati stanno cercando di fornire una risposta. In questo video vi parleremo di un luogo, in particolare di una foresta non molto famosa nel mondo ma molto conosciuta dagli abitanti della zona. Pubblicazioni prestigiose come la rivista Travel & Leisure o la BBC l’hanno inclusa fra le foreste più interessanti e infestate del pianeta. La sua fama continua oggi ad attrarre turisti di tutto il mondo e di tutti i ceti sociali, il suo nome è Hoia Baciu.

La foresta di Hoia Baciu si trova vicino a Cluj-Napoca, una delle città più popolose della Romania. Si estende su una superficie di oltre 250 ettari e spesso è indicata come il Triangolo delle Bermuda rumeno. Hoia Baciu deve la sua reputazione per la serie intensa di attività paranormali ed eventi bizzarri. I rapporti includono avvistamenti di fantasmi, sparizioni e apparizioni inspiegabili, volti che appaiono nelle foto che non erano visibili a occhio nudo, strane voci e a partire dagli anni 70 persino avvistamenti di strani oggetti nel cielo. I visitatori della foresta spesso riferiscono intensi sentimenti di ansia e la sensazione di essere costantemente osservati. Inoltre la vegetazione locale risulta alquanto strana, come se provenisse da una storia di finzione, con alberi dalla forma strana e carbonizzazioni inspiegabili su gran parte dei rami e sebbene la foresta sia vecchia di oltre due secoli, i suoi alberi alberi appaiono alla vista giovani e dagli arbusti sottili. Sono decine le storie che si narrano su Hoia Baciu, ma l’evento considerato da tutti il fattore scatenante della sua fama riguarda un pastore scomparso nella zona con un intero gregge di 200 pecore. Per giorni gli abitanti dei villaggi limitrofi setacciarono l’area, ma dell’uomo e dei suoi animali nessuno seppe più nulla. La maggior parte delle persone che vivono nei pressi della foresta ha paura a raccontare ciò che accade all’interno e soprattutto ha il terrore di entrarvi a causa di storie e leggende che si sono tramandate nel corso degli anni. Essi credono che chi visita il sito non potrà mai più tornare a casa. Molti degli abitanti del luogo che hanno avuto il coraggio di avventurarsi nel bosco, hanno lamentato danni fisici che comprendevano eruzioni cutanee, nausea, vomito, emicranie, ustioni, graffi, ansia e altre sensazioni insolite. Inoltre, i dispositivi elettronici hanno dei malfunzionamenti quando introdotti nella foresta. Alcuni investigatori del paranormale hanno associato questi strani malfunzionamenti con attività soprannaturali e diverse persone credono invece che Hoia Baciu sia in realtà un portale per un’altra dimensione. Nel corso della storia gli strani racconti su ciò che accade tra quegli alberi si sono moltiplicati e molti narrano di persone che entrano nella foresta per poi vivere dei veri e propri buchi temporali. La storia più famosa narra di una bambina di 5 anni che si perse all’interno di quel bosco, venne poi rinvenuta 5 anni più tardi con indosso gli stessi vestiti e senza il minimo segno di invecchiamento. Per qualche strano motivo la bambina era convinta fossero trascorse appena poche ore. Un’altra donna scomparve per diverso tempo per poi ricomparire dopo giorni con in tasca una moneta del quindicesimo secolo, ignorando di essere stata via per così tanto tempo.

Hoia Baciu era ormai sulla bocca di tutti in Romania, ma diventò famosa in tutto il mondo solo verso la fine degli anni 60 grazie al biologo Alexandru Sift che dopo aver visitato Hoia Baciu da giovane fu a sua volta vittima di un malore che lo accompagnò per due settimane con febbre e ustioni su tutto il corpo. Ha trascorso la sua vita a indagare sui misteri della foresta deciso a far luce su quanto accadutogli personalmente. Le foto da lui scattate sono fra le più incredibili: strani bagliori, oggetti volanti non identificati, umanoidi, sagome dai contorni non definiti e alberi senza foglie che crescono in spire ovoidali. Il 18 agosto del 1968, un tecnico militare di nome Emil Barnea fotografò un altro un disco volante che volteggiava sopra la foresta. A partire dagli anni 70 la zona divenne un focolaio di avvistamenti UFO e luci inspiegabili. Hoia Baciu divenne ben presto nota per l’ingente attività di accadimenti paranormali e molta gente cominciò ad assistere a numerosi eventi strani tra quegli alberi. Il fenomeno più comune è l’improvvisa comparsa di misteriose sfere di luce. La gente inoltre riferisce di apparizioni strane e di udire spaventose voci femminili rompere il silenzio. Ci sono molti casi di persone che affermano di essere stati graffiati da una qualche forza maligna e tutte queste cose accadono senza alcuna spiegazione ragionevole. Oggi, molti racconti che riguardano questa foresta narrano di strani fenomeni paranormali che sono stati registrati e studiati per quasi 50 anni. Si dice che quel posto sia infestato dai fantasmi delle persone che nel corso della storia sono state uccise nella zona. Le anime tormentate sarebbero intrappolate all’interno dei confini di Hoia Baciu e infuriate per questa situazione. Sono centinaia gli avvistamenti di strane figure tra gli alberi e la gente che abita nei dintorni della foresta e ci passa di fianco riferisce la costante sensazione di essere osservata. Più di recente, l’energia paranormale della foresta sta assumendo la forma di attività di poltergeist. In una serie televisiva sul paranormale, un investigatore venne graffiato e gettato a terra da una forza invisibile. Le persone affermano inoltre di vedere luci inspiegabili brillanti provenienti dall’interno dei boschi. Questa attività paranormale sembra essere concentrata in una radura della foresta nella quale vi è una zona morta di vegetazione, un cerchio quasi perfetto nel bosco dove nulla mai cresce. Vennero persino presi dei campioni del suolo per essere analizzati, ma i risultati dimostrarono che non vi è nulla nel suolo che dovrebbe impedire la crescita di vegetazione. Gli abitanti del posto considerano questo altopiano circolare nel profondo della foresta la “casa” di questi fantasmi. Le foto scattate qui hanno rivelato numerose silhouette dalla forma umana.

UFO, una zona di vegetazione morta, luci senza una fonte logica, attività di poltergeist, EVP e malfunzionamenti di aggeggi elettronici sono gli aventi paranormali documentati in questa foresta raccapricciante. Mentre alcune delle storie su questo luogo leggendario possono essere esagerate, è difficile ignorare il fatto che qualcosa che noi ancora non possiamo capire completamente sta accadendo in questa foresta. Molte persone che vivono vicino a Hoia Baciu hanno riferito di aver visto numerose di sfere di luce provenienti dagli alberi. Gli specialisti di tutto il mondo sono affascinati da questa foresta. Ricercatori provenienti da Germania, Francia, Stati Uniti, e Ungheria vengono per studiarne i misteri con strumenti professionali. Quando si utilizzava un rilevatore termico in presenza di queste luci misteriose, esse non sembrano produrre alcuna traccia termica. Alcuni sono riusciti a catturare manifestazioni bizzarre su pellicola, tra cui volti e apparizioni e alcuni di questi sono stati visti anche a occhio nudo.

Non possiamo dire con certezza se tutto questo sia vero o no, ma se siete abbastanza coraggiosi potete sempre visitare Hoia Baciu per poterlo scoprire con i vostri stessi occhi…

 
 

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Esperienze oniriche – Paralisi del sonno e sogni lucidi

Esperienze oniriche – Paralisi del sonno e sogni lucidi

Il mondo dei sogni e quello che accade ogni notte quando andiamo a dormire è senz’altro uno dei più grandi misteri dell’umanità. Per i diversi popoli dell’antichità, i sogni erano lo strumento privilegiato per accedere a una dimensione trascendentale attraverso la quale potersi mettere in contatto con entità divine e persone dell’aldilà. Per altri invece avevano una funzione di mezzo premonitore per comprendere il futuro e svelare misteri del passato attraverso messaggi nascosti in immagini e personaggi onirici. Invece per diversi illustri studiosi e rinomati artisti, i sogni hanno rappresentato una preziosa musa ispiratrice. Ma che cosa sono veramente i sogni e perché li facciamo?

La scienza, solo a partire dal 1900, cerca di scrutare il mistero dei sogni attraverso degli studi approfonditi sulle esperienze oniriche degli individui. Come documentato dagli scritti del famoso  Sigmund Freud egli credeva che i sogni, attraverso il proprio linguaggio simbolico, permettessero all’inconscio di rappresentare senza censura una serie di situazioni in cui gli impulsi e desideri proibiti potessero essere soddisfatti, desideri per lo più di natura sessuale. Quindi i sogni sarebbero una visione della realizzazione dei desideri repressi di ciascuno di noi. Chiaramente questa teoria è stata contestata aspramente per anni dato che spesso nei sogni si producono anche situazioni che non sono identificabili a una sorgente diretta di un desiderio nascosto. Quindi per comprendere al meglio i meccanismi del sogno Carl Gustav Jung, un eminente psichiatra e saggista di origine svizzera, postulò l’esistenza di un inconscio collettivo appartenente all’intero genere umano e la sua manifestazione avviene nei sogni attraverso immagini che hanno una forte influenza sul inconscio individuale. Freud parla del sogno come di una via regia di accesso all’inconscio della propria persona ed essa trae origine dai nostri pensieri e desideri più profondi. Per Jung i sogni sono indipendenti dalla nostra coscienza e nascondono qualcosa di molto più ampio della nostra stessa persona trasportando un messaggio arcaico che cavalca il tempo e lo spazio e che prescinde da noi stessi. Bisogna sottolineare che le due linee di pensiero sono una la complementare dell’altra e forse, se esiste una verità, è probabile che si trovi a metà.

Sebbene i sogni siano spesso influenzati dalle nostre esperienze personali, diversi ricercatori hanno scoperto che alcuni temi sono comuni e ricorrenti fra gli individui alle diverse latitudini del globo terrestre. Per esempio molte persone raccontano di essere inseguite da qualcuno o da oggetti che mano a mano diventano sempre più giganteschi o di cadere nel vuoto con la conseguenza di un risveglio brusco. Volare, arrivare in ritardo da qualche parte o ritrovarsi nudi in pubblico e molti raccontano anche di visitare con ricorrenza una città che non esiste. Altre esperienze particolari comuni a molte persone sono i colori spesso non sono ben distinguibili e la totale assenza del tempo.

Rimanendo in tema dei sogni ricorrenti, bisogna segnalare un fatto alquanto bizzarro che dura ormai da circa 9 anni. Si tratta di un soggetto, un uomo dai capelli corti, labbra sottili, ciglia folte e un sorriso accennato. Quest’uomo si dice che appaia alle persone nei loro sogni. Forse lo avrete riconosciuto anche voi… Nessuno conosce il suo nome, ma la sua storia inizia nel mese di gennaio del 2006 a New York. Una paziente durante le sue sedute terapeutiche disegna il volto di quest’uomo dichiarando di incontrarlo spesso nei suoi sogni, molti nei quali il soggetto gli dava dei consigli, senza averlo mai incontrato nella vita reale. Il disegno-ritratto, rimasto sulla scrivania dello psichiatra, catturò in breve tempo l’attenzione di altri pazienti. Tutti raccontavano la stessa storia: “Quest’uomo  io lo conosco, lo vedo nei miei sogni, mi insegue e mi osserva da lontano, chi ha fatto questo disegno? Sapete di chi si tratta?“. Circa le origini di questa persona o sulla sua stessa esistenza lo specialista era incapace di rispondere, allora decise di inviarlo ai suoi colleghi e chiese specificamente di mostrarlo ai suoi pazienti che facevano dei sogni ricorrenti e i risultati furono sorprendenti. Ancora una volta, molti, osservando il ritratto rimasero sbalorditi e raccontavano di averlo incontrato nei loro sogni… E anche quelli che non l’avevano mai visto dicevano di ricordargli vagamente qualcuno di familiare. Questa storia divenne virale e gli avvistamenti nel mondo si moltiplicarono. Oggi esiste questo sito dove si possono leggere le testimonianze delle persone che lo sognano spesso e cercano di darne una spiegazione. Al momento non vi è alcuna relazione accertata tra le persone che hanno incontrato questo uomo nelle realtà oniriche. Inoltre nessun uomo vivente è mai stato riconosciuto come simile all’uomo del ritratto. Si tratta di un raro caso di subconscio collettivo, pura soggezione o c’è qualcosa di soprannaturale? Qualunque sia la spiegazione di certo questo è solo uno dei cassetti di questo infinito e misterioso mobile che costituisce i nostri sogni. A partire da questo punto ci addentriamo nelle esperienze e fenomeni che ognuno di noi almeno una volta nella vita ha esperimentato o lo farà in futuro.

Come distinguere ciò che reale da ciò che non lo è… E se i nostri peggiori incubi potessero aprirsi un varco nella realtà ed entrare in quello che consideriamo il mondo reale? Se vi sembra una storia horror o un racconto macabro vi sbagliate perché è proprio quello che accade ogni notte alle persone che soffrono del disturbo chiamato “paralisi del sonno”. Il fenomeno della paralisi del sonno viene considerato come una delle esperienze più spaventose che una persona possa avere e corrisponde all’incapacità di muoversi quando ci si risveglia durante la fase del sonno REM, ossia quella fase dove avvengono i sogni vividi. In questa fase delicata il cervello normalmente attiva un meccanismo che paralizza il corpo, quindi siamo incapaci di muovere i nostri muscoli. In teoria è un meccanismo di sicurezza dato che dovrebbe farci impedire di muovere o di agire durante i nostri sogni e magari involontariamente farci del male. Tuttavia per qualche ragione, a volte questo meccanismo non è del tutto efficiente e il soggetto ancora immerso nell’attività onirica si sveglia. Una volta aperti gli occhi inizia un incubo vero e proprio: secondo il nostro cervello siamo ancora nella fase REM per cui i nostri muscoli sono del tutto bloccati ma contemporaneamente osservando attorno a noi vediamo la nostra stanza, i nostri oggetti e non capiamo perché siamo incapaci di muoverci. In poco tempo l’ansia e la paura invadono i nostri pensieri, così dal subconscio più profondo richiamiamo i nostri peggiori incubi: davanti a noi si materializzano fantasmi, alieni, demoni e altri esseri come streghe e succubi. Ci sentiamo prigionieri di queste entità, assolutamente incapaci di muoverci, li vediamo vicino a noi e in alcuni casi addirittura sopra di noi che ci bloccano. Non si può nemmeno urlare, sotto uno sforzo immane riusciamo a malapena a muovere le nostre dita e a biascicare alcune parole. Si è assolutamente impotenti e sebbene duri al massimo qualche minuto quest’esperienza terribile sarà un’eternità di terrore puro. Questo fenomeno è noto fin dall’antichità e le sensazioni che si provano sono descritte con accuratezza dal quadro che state osservando. Chiamato “Incubo”, realizzato verso la fine del 700′ da “Johann Heinrich Fussli”. Un vero e proprio incubo che prende vita davanti ai nostri occhi e ci soffoca. Non ci deve sorprendere dunque se nelle diverse tradizioni di tutto il mondo quest’esperienza prende diversi nomi e viene attribuita a diverse cause. Baland Jalal, neuroscienziato dell’University of California di San Diego che studia da 5 anni la paralisi del sonno insieme alla prestigiosa università di Harvard e in collaborazione anche con Andrea Romanelli del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, rivelò alcune delle conclusioni dei suoi studi. Per esempio in Canada viene chiamato “Old Hag” e sarebbe causato da una strega, in Giappone invece si crede che l’origine di questi incubi ad occhi aperti sia da attribuire al demone Kanashibari, mentre in Cina questo fenomeno viene causato “dall’oppressione del fantasma”. È interessante notare anche le percentuali di persone affette da questo male che credono in fenomeni sovrannaturali o credono più a spiegazini scientifiche. Per esempio è stato reso noto che in Egitto circa il 70% della popolazione crede che questo fenomeno sia collegato con il mondo del soprannaturale attribuendo in particolar modo a uno spirito demone chiamato Jinn. In Danimarca invece solo il 5% della popolazione che soffre di paralisi del sonno crede che sia dovuto a forze non di questo mondo. In Italia il 38% delle persone che hanno avuto almeno un episodio di paralisi del sonno crede che sia causato da una creatura soprannaturale e in particolar modo il 28% di queste persone crede che la causa sia la Pandafeche, una strega orrenda che verrebbe a trovare di notte i malcapitati, folclore particolarmente diffuso nelle Marche e in Abruzzo. Se soffrite spesso di questo male, non dovete preoccuparvi dato che è del tutto innocuo, ma dovete consultare un medico e non persone che si occupano di paranormale. Secondo gli esperti dormire poco e male aumenterebbe il rischio, quindi il modo migliore per ovviare questi fenomeni è avere dei ritmi di sonno regolari, fare esercizio e mangiare sano. Un consiglio alquanto particolare è quello di non dormire sulla schiena ma di lato perché dormire sulla schiena aumenterebbe la probabilità di avere una di queste paralisi.

Vi abbiamo parlato di un fenomeno che trasporta, seppur come allucinazioni vivide, gli incubi nella realtà, ma esiste un altro fenomeno tale per cui siamo siamo noi a comprendere che siamo dentro un sogno e possiamo modificarne il contenuto. In quel caso si parla di sogni lucidi e per quanto incredibile possa sembrare anche questo fenomeno è molto diffuso e circa il 60% della popolazione nel mondo dichiara di averlo vissuto almeno una volta nella loro vita. Durante un sogno lucido il soggetto è a conoscenza che niente di ciò che vede è reale ma è frutto del proprio subconscio, quindi in un sogno lucido siamo noi a poter modificare la realtà. Le diverse testimonianze riguardanti questi sogni parlano di una sorta di onnipotenza onirica nella quale ogni pensiero e ogni desiderio viene creato e si manifesta dinnanzi loro. Le principali azioni che vengono compiute durante i sogni lucidi sono volare, fare sesso con personaggi famosi, incontrare persone che sono morte e viaggiare nel tempo, insomma quando ci si trova in questo stato singolare di coscienza l’unico limite è la mente umana. Una particolarità dei sogni lucidi è che queste esperienze al risveglio sono ancora vivide e rispetto ad un sogno normale essi vengono immagazzinati dalla nostra mente come qualunque altro ricordo reale, così molti artisti, scrittori e altri illustri hanno usufruito dei sogni lucidi per creare dei veri e propri capolavori nella realtà. Per esempio Salvador Dalì era a conoscenza dei sogni lucidi aveva dichiarato più volte che i suoi quadri sono i ricordi delle sue esplorazioni del proprio subconscio durante i sogni.

Mary Shelley tra le 2 e le 3 di notte del 16 giugno del 1816  iniziò a scrivere il romanzo che diventerà uno dei più celebri di tutta la storia: Frankeinstein. Mary Dichiarò che l’idea le venne in un sogno e non appena ebbe la visione di ciò che desiderava si svegliò e iniziò a scrivere la sua opera. Mentre ad Hollywood sono infiniti gli esempi di grandi produttori e registi che si sono ispirati a questo fenomeno. Due su tutti sono ovviamente Inception, l’idea di poter creare un mondo onirico del tutto immaginario e modificarlo a piacimento e Matrix, ossia l’idea di vivere in un mondo che per quanto reale possa sembrare è solo un’illusione. In particolare di quest’ultimo le analogie della trama con i sogni lucidi sono veramente tante. Innanzitutto il protagonista Neo spesso all’inizio del film si chiedeva per quale motivo avesse la sensazione di vivere in un sogno, intuizione che nel corso della storia si scopre effettivamente essere vera. Dopo aver appreso definitivamente coscienza di trovarsi in un mondo fittizio inizia a volare mentre di sottofondo si sente la canzone “Wake up” ovvero “Svegliati!”.

Concludiamo questo breve percorso nel labirinto dei sogni con una riflessione. Nella cultura induista si pensa che questo mondo, la galassia e tutte le galassie di questo universo e di tutti i multiversi sono solo un sogno di  Vishnu , la divinità creatrice di ogni cosa e noi tutti insieme a quest’universo spariremo quando Vishnu si sveglierà. Osservando quello che accade da sempre nel mondo chissà che più che un sogno non si tratti di un incubo…

 
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Pubblicato da su 15 dicembre 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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Albert Fish – Una mente perversa

Albert Fish – Una mente perversa

Esistono pochi assassini nella storia dell’umanità che vengono ricordati ancora oggi come mentalmente squilibrati e diabolici ma con l’aria apparentemente gentile e innocua. Uno di essi è Albert Fish conosciuto anche come l’Uomo grigio, il Lupo mannaro di Wysteria, il Vampiro di Brooklyn e Il Maniaco della Luna. Sembrava il nonno che qualunque bambino potesse desiderare, ma dietro quell’espressione tranquilla, quei capelli e baffi argentati, si celava un mostro orrendo che si accaniva su giovani innocenti con i suoi “strumenti dell’Inferno”: una mannaia, un coltello da macellaio e una sega. Fu, come lui stesso dichiarò, il molestatore di oltre 400 bambini nell’arco di 20 anni e gli psichiatri che lo visitavano rimanevano scioccati, uno dichiarò: “Ha vissuto una vita di perversione senza precedenti”. Dopo la sua cattura, diede la colpa alla sua terribile infanzia per tutti gli omicidi che ha commesso. Albert è ancora oggi l’uomo più anziano finito su una sedia elettrica, si trattò di una morte arrivata troppo tardi per molte delle sue vittime.

Albert Fish nacque il 19 maggio 1870 a Washington. I suoi antenati combatterono durante la Rivoluzione Americana, ma fu abbandonato in tenera età dopo che il padre, Randall Fish, morì quando Albert aveva solo 5 anni e la madre non aveva i mezzi finanziari per mantenerlo ed educarlo. Dunque fu messo in un orfanotrofio dove ha visto e vissuto sulla sua pelle i primi atti brutali di sadismo. Qui impara anche a sopportare il dolore, a causa delle ripetute punizioni che prevedevano l’uso della frusta sul corpo nudo di chiunque commettesse errori, davanti a tutti gli altri bambini. All’età di 26 anni si sposa con una ragazza di sette anni più giovane, dalla quale avrà sei figli. Aveva un’istruzione pubblica scarna e spesso truffava la gente per poter guadagnare qualcosa. Il suo comportamento strano e imprevedibile ha cominciato ad emergere quando la moglie scappò di casa con un altro uomo lasciando tutti i figli ad Albert. Egli lo scoprì un giorno che era tornato a casa e la trovò deserta con tutti i mobili privi dei vestiti.

Abbandonato a se stesso, Albert comincia a compiere piccoli crimini come scrivere e spedire delle lettere oscene e per questo venne arrestato più volte finendo anche in un manicomio. Secondo le testimonianze dei figli, nelle notti di luna piena Albert consumerebbe enormi quantità di carne cruda dalla dubbia provenienza. Egli raccoglie anche una grande quantità di materiale sul cannibalismo. Secondo alcuni avrebbe cominciato a uccidere proprio in questo periodo, nel 1910. La prima vittima sarebbe stato un uomo adulto a New York mutilato orribilmente. Inoltre è in questo periodo che comincia ad essere letteralmente ossessionato dalla religione. Le allucinazioni sia visive che uditive erano frequenti. Diverse volte, improvvisamente, levava le braccia aperte al cielo ed urlava “Io sono Cristo!”. Proprio a causa di queste allucinazioni e di letture distorte della Bibbia, si convinse che Dio stesso gli aveva dato ordine di espiare i suoi peccati attraverso punizioni corporali e compiendo sacrifici umani ai danni di bambini, mediante tortura e castrazione. Su se stesso praticava atti di fustigazione, obbligava i suoi stessi figli a frustarlo fino a sanguinare, imbeveva bastoncini per la pulizia delle orecchie nell’alcool e li incendiava dopo averli infilati nell’ano. Inoltre era solito infilarsi aghi nella zona tra l’ano e lo scroto, aghi che spesso riusciva poi a togliere, ma non sempre, difatti più avanti una radiografia al bacino mostrò  chiaramente la presenza di ben 29 aghi. Albert comincia a perseguire il suo folle disegno di purificazione che lo porterà ad ammazzare con atti brutali un numero indeterminato di bambini, numero che varia dai 15 accertati fino ad arrivare a 100.

La prima vittima accertata risale al luglio del 1924 a Staten Island, New York. Francis McDonnell, un bambino di otto anni, sta giocando di fronte a casa sotto gli occhi vigili della madre. Ad un certo punto nota poco distante un signore anziano, vestito male, che guarda insistentemente i bambini, borbottando frasi incomprensibili tra sè e sè. Poi l’uomo scompare. Quel pomeriggio, però, lo stesso uomo ritorna e avvicina Francis mentre gioca a palla con quattro amici e lo porta via. Nessuno sembra accorgersi della scomparsa del bambino. L’allarme viene dato solo la sera, quando i genitori si rendono conto che Francis non si presenta per cena. Suo padre, un poliziotto, organizza personalmente una ricerca insieme ad altri agenti e volontari. Il piccolo Francis viene ritrovato poche ore dopo, sdraiato sotto dei rami, con i vestiti strappati, strangolato con le proprie bretelle e con chiari segni di bastonate sul corpo.

Nel 1929 Albert colpisce ancora, questa volta la vittima è William Gaffney, un bambino di quattro anni. In questo caso però ci fu un testimone, un bambino di tre anni che stava giocando con William e alle domande dei poliziotti circa il bambino scomparso, rispose: “L’ha portato via l’uomo nero”. Nessuno diede peso a quelle parole così venne organizzata una ricerca serrata nelle zone. Quando fu chiaro che la ricerca non avrebbe portato ad un ritrovamento, finalmente qualcuno si decise a parlare di nuovo con l’unico testimone, il bambino di tre anni, e farsi dare una descrizione dell’uomo nero. Corrispondeva ad un uomo di età avanzata, magro, con capelli e baffi grigi. William non verrà più ritrovato nonostante le insistenti ricerche della polizia e sarà Albert Fish stesso a raccontare il trattamento riservato alla piccola vittima. Fu portato in una discarica di rifiuti, all’interno della quale c’era una casa abbandonata. Qui Billy venne completamente spogliato e lasciato lì, legato con degli stracci. La morte giunge il giorno dopo, quando Fish ritorna in quella casa e tortura la sua piccola vittima, frustandolo fino a farlo sanguinare. Poi mentre è ancora vivo, gli mutila le orecchie e il naso. A quel punto il piccolo muore, ma per Albert non è ancora finita. Inizia a smembrare il cadavere, liberandosi delle estremità e conservando le parti più tenere. La testimonianza di cosa ne fece fu terrificante per tutti. In alcuni stralci si legge:

Feci uno stufato con orecchie, naso, pezzi della faccia e pancia, come condimento usai cipolle, carote, rape, sedano, sale e pepe. Era buono. Poi tagliai le natiche e i suoi genitali dopo averli lavati. Poggiai strisce di pancetta affumicata su ciascun gluteo prima di metterli nel forno … Vi assicuro che non ho mai mangiato un arrosto di tacchino buono anche solo la metà del suo. Mangiai ogni pezzo della sua carne in quattro giorni…

La confessione di Fish sconvolse l’opinione pubblica ma nonostante ciò non fu questo l’omicidio più terribile, bensì quello della piccola Grace Budd di dieci anni. La piccola apparteneva a una famiglia in condizione economiche disagiate e il fratello Edward da poco maggiorenne decise di dare il suo contributo economico mettendo così un’inserzione su un giornale locale per offrirsi come bracciante agricolo, seguito dall’indirizzo. Pochi giorni dopo alla porta di casa suonò Frank Howard, un signore anziano dall’aspetto curato e dalla corporatura esile, con baffi e capelli grigi e disse che era lì per via dell’annuncio sul giornale. Il sig. Howard aveva detto loro di possedere una grossa fattoria e i Budd lo invitarono a trattenersi per pranzo. Proprio in quei frangenti vide la piccola e graziosa Grace. A pranzo finito il sig. Howard si congedò dalla famiglia dicendo che sarebbe tornato in serata a prendere il giovane Edward, per portarlo alla fattoria. Prima però sarebbe dovuto andare a una festa di compleanno e convinse i Budd inizialmente riluttanti a portare con se la piccola Grace che sicuramente si sarebbe divertita con gli altri bambini. Il signor Howard non fece più ritorno e con lui anche Grace Budd. I genitori della bambina erano disperati e chiamarono la polizia che, dopo una serie di indagini, scopri che né la fattoria né il singor Howard esistevano. Albert Fish aveva colpito di nuovo. La sua mente malata e contorta decise di far sapere cosa ne era stato della piccola Grace e lo fece nel modo più disgustoso e crudele, mandando una lettera con tutti i dettagli ai Budd.

Cara Signora Budd. Nel 1894 un mio amico, John Davis, s’imbarcò come marinaio sulla Steamer Tacoma. La nave salpò da San Francisco per Hong Kong, Cina. Arrivati lui ed altri due sbarcarono e andarono a bere. Quando ritornarono la nave era partita. A quell’epoca c’era la carestia in Cina. La carne, di ogni tipo, andava da 1 a 3 dollari a libbra. Talmente era grande la sofferenza tra le persone molto povere che tutti i bambini sotto i dodici anni venivano venduti come cibo allo scopo di evitare di far morire di fame gli altri. Un ragazzo o una ragazza sotto i quattordici anni non erano al sicuro per strada. Potevate andare in qualsiasi negozio e chiedere una bistecca, delle braciole o della carne stufata. Parti del corpo nudo di un ragazzo o di una ragazza sarebbero state tirate fuori e il pezzo che volevate sarebbe stato tagliato. Il posteriore di un ragazzo o di una ragazza, che è la parte più dolce del corpo, era venduta come costoletta di agnello e data via al prezzo più alto. John rimase lì così a lungo che prese ad apprezzare il gusto della carne umana. Al suo ritorno a N.Y. rapì due bambini, uno di 7 e l’altro di 11 anni. Li portò a casa sua, li spogliò e li legò nudi in un ripostiglio. Poi bruciò ogni cosa avessero addosso. Molte volte, giorno e notte, li sculacciava e li torturava per rendere la loro carne buona e tenera. Per primo uccise il ragazzo di undici anni, perché aveva il culo più grasso e ovviamente più carne su di esso. Ogni parte del corpo fu cucinata e mangiata eccetto la testa, le ossa e le budella. Fu arrostito nel forno, bollito, grigliato, fritto e stufato. Il ragazzino più piccolo fu il prossimo, andò allo stesso modo. All’epoca, vivevo al 409 E 100 St., lato destro. Lui mi disse così spesso quanto era buona la carne umana che decisi di provarla. La domenica del 3 giugno 1928 vi chiamai al 406 W 15 St. Vi portai del formaggio fresco e delle fragole. Pranzammo. Grace si sedette sul mio grembo e mi baciò. Decisi che l’avrei mangiata, con la scusa di portarla ad una festa. Diceste che sarebbe potuta venire. La portai in una casa vuota a Westchester che avevo già scelto. Quando arrivammo lì, le dissi di rimanere fuori. Si mise a raccogliere fiori di campo. Andai al piano di sopra e mi strappai tutti i vestiti di dosso. Sapevo che se non l’avessi fatto si sarebbero macchiati del suo sangue. Quando tutto fu pronto andai alla finestra e la chiamai. Allora mi nascosi in un ripostiglio fino a che non fu nella stanza. Quando mi vide tutto nudo cominciò a piangere e provò a correre giù per le scale. L’afferrai e lei disse che l’avrebbe detto alla sua mamma. Per prima cosa la spogliai. Lei scalciava, mordeva e graffiava. La soffocai fino ad ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così avrei potuto portare la mia carne a casa. La cucinai e la mangiai. Come era dolce e tenera la sua carne arrostita nel forno. Mi ci vollero nove giorni per mangiarne l’intero corpo. Non l’ho scopata anche se lo desideravo con tutto me stesso. Morì vergine.

Il contenuto di questa sadica lettera, recapitata ben sei anni dopo, scioccò i genitori di Grace ma fu anche utile per incastrare l’assassino una volta per tutte. La lettera era stata scritta su una carta che recava il logo della New York Private Chauffeur’s Benevolent Association. La polizia riunì immediatamente tutti i membri dell’associazione e fece fare un test calligrafico. Dopo aver appurato che nessuna delle grafie corrispondeva a quella dell’assassino, chiesero ad ognuno se qualche volta era capitato loro di portare buste o carte da lettere all’esterno dell’associazione. Spuntò quindi un custode, che ammise di aver lasciato qualche busta e della carta da lettera nella sua vecchia casa. Quando la polizia arrivò sul posto trovò solo la padrona di casa, che confermò che lì ci viveva un signore corrispondente alla descrizione che gli inquirenti le avevano fornito. Si chiamava Fish, Albert Fish, ma che era fuori città per qualche giorno. Quando quel giorno arrivò, la proprietaria di casa avvisò la polizia e Fish venne finalmente arrestato.

Il processo iniziò l’11 marzo del 1935, l’accusa era omicidio premeditato ai danni della piccola Grace Budd. Durante il processo venne sottolineato come egli era stato in grado di pianificare l’omicidio della piccola Grace in ogni minimo dettaglio, rimanendo sempre freddo e lucido e respingendo quindi ogni voce che lo dava come mentalmente instabile. Stesso atteggiamento di freddezza e lucidità Fish lo ebbe anche durante il processo, al quale presiedeva in maniera quasi disinteressata. Albert Fish venne condannato a morte tramite esecuzione sulla sedia elettrica e alla lettura della sentenza rimase sereno, sostenendo che la sedia elettrica era l’unica modalità che gli mancava per procurarsi dolore. L’esecuzione venne eseguita il 16 gennaio del 1936.

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2015 in Personaggi sinistri

 

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