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Peste Nera – L’inferno sulla Terra

02 Nov
Peste Nera – L’inferno sulla Terra

La Prima guerra mondiale ha causato un numero di morti fra militari e civili di 20 milioni. La Seconda guerra mondiale ha fatto un numero di vittime totali di circa 60 milioni di persone. La peste nera fra il 1347 e il 1353 è stata la causa di più di 70 milioni di morti in tutto l’allora mondo conosciuto. Nota anche come morte nera, quest’epidemia si è diffusa nel XIV secolo a partire dall’Asia arrivando nei porti commerciali d’Europa e in breve tempo sterminò circa il 35% della popolazione del vecchio continente. In questo periodo storico in Europa e soprattutto nelle città commerciali d’Italia vi era un commercio molto sviluppato con i popoli dell’Asia. Molti storici ancora oggi discutono su dove precisamente ebbe l’origine questa pandemia, alcuni ritengono dal nord dell’India. Di fatto però le prime testimonianze scritte di questo male vennero trovate presso le comunità cristiane che abitavano il lago di Ysykköl, nell’attuale Kirghizistan, nel 1338. Quindi a partire da qualche luogo sperduto dell’Asia Centrale la peste iniziò a diffondersi attraverso i percorsi commerciali e proprio come la morte che cavalca il suo cavallo portatore di tenebre e orrore, arrivò fino ai confini dei domini mongoli bussando alle porte dell’Europa un decennio dopo. Infatti nel 1346 presso la città di Caffa, che ai tempi era una delle colonie genovesi più importanti del Mar Nero, iniziò una delle prime guerre batteriologiche della storia in quanto la cosiddetta Orda D’Oro, guidata da Ganī Bek, assediava questa città e pur di conquistarla ad un certo punto gettò addirittura i cadaveri delle persone morte di peste con le catapulte oltre le mura della città allo scopo di ammalare i cittadini e farli fuggire. In poco tempo la peste s’introdusse nelle venature delle reti commerciali genovesi, quindi si diffuse in tutte le città del Mediterraneo e in particolare arrivò in Italia nei porti di Genova, Venezia e Messina. La rapidità con cui quest’epidemia si diffonderà a partire dal 1347 e la forza con cui flagellerà tutta l’Europa, seppur ad intermittenza per diversi secoli, sarà veramente inaudita.

  • I SINTOMI DELLA PESTE

Pensate che solo nel 1894, durante un’epidemia a Hong Kong, si è scoperto il bacillo della peste. Alexandre E.J. Yersin, un medico svizzero, riuscì a isolare il bacillo Yersinia Pestis mettendo a punto un siero. Questo agente patogeno si annida nei roditori in particolare nei ratti dato che essi ospitano i Xenopsylla Cheopis ovvero le pulci del ratto. Quindi questo bacillo viene trasmesso da ratto a ratto e da ratto a uomo tramite le pulci. La peste si può manifestare in tre modi con diversi sintomi: la bubbonica, la polmonare e la setticemia. La prima è la più comune e viene trasmessa direttamente dalla pulce all’uomo dopo 2 o 3 giorni dalla puntura, inizia in modo brusco con febbre alta, vomito, nausea,diarrea, bava, vesciche e tumefazione dei linfonodi adiacenti all’area della puntura con bubboni di colore blu tendente al nero e di circa 4 o 5 centimetri di diametro; viene chiamata in questo modo proprio perché il principale segno caratteristico è il bubbone ovoidale che si sviluppa normalmente nella regione dell’inguine, nelle ascelle e sul collo. Non curata ha un tasso di mortalità di circa il 60%. La peste polmonare invece si diffonde da persona a persona. Può accadere infatti che in alcuni casi i bacilli creino delle metastasi nei polmoni, causando la peste polmonare i cui sintomi sono quelli di una gravissima polmonite, con tosse, febbre e difficoltà respiratorie  gravi. La vittima tossisce e sputa sangue così il virus si diffonde per via aerea. Questa forma è terribilmente letale, non curata raggiunge un tasso di mortalità prossimo al 90%. Ma la più letale di tutte è la peste setticemica perché non dà scampo. Il bacillo delle peste entra direttamente nel sangue creando condizioni di gravissima tossicità. Quando si instaura l’infezione setticemica non sono presenti bubboni o sintomi polmonari, il malato presenta invece forti disturbi di diarrea, sindrome emorragica grave, ipertermia, delirio, allucinazioni e manifestazioni di demenza. La morte può avvenire nel giro di poche ore dai primi sintomi portando l’infetto inesorabilmente al collasso cardiaco.

  • UN PAESAGGIO APOCALITTICO

Secondo le cronache dell’epoca in tutta Europa la gente moriva per le case, nei palazzi, per le strade, sulle navi in viaggio e nelle chiese in cerca di una salvezza divina. Dovunque l’occhio posasse il suo sguardo vi era presente il segno della morte e della desolazione. Morirono contadini e cittadini di ogni estrazione sociale. Morirono accattoni e miserabili così come re, giudici e vescovi. Morirono perfino i medici che tentavano di curarli. Le persone reagivano in modi diversi dinanzi all’incalzare della peste e i rapporti tra persone andarono imbarbarendosi, specialmente all’interno delle famiglie. I padri, di fronte ai figli ammalati si rifiutavano di restare vicino a loro e chi aveva il coraggio di avvicinarsi ai parenti ammalati, veniva colpito dal morbo egli stesso. Nelle città italiane diverse furono le testimonianze dirette giunte fino ad oggi di tale orrido spettacolo. A Firenze la testimonianza più celebre di questa catastrofe è quella del Boccaccio il quale attraverso il Decameron fece una descrizione cupa, lucida, distaccata e realistica della peste – vista come un fenomeno non solo di corruzione fisica ma di disgregazione morale e sociale. Egli stesso subì delle perdite importanti a causa di questa terribile epidemia, infatti la peste causò la morte di molti dei suoi amici e familiari, in particolare quella di suo padre e la sua matrigna. Venezia prima del 1347 vantava insieme a Parigi una popolazione di oltre 100.000 abitanti e pensate che in poco più di 18 mesi morirono di peste i tre quinti dei veneziani, tanto che vennero incaricati degli addetti affinché passassero per le strade e nelle case a raccogliere i moribondi per essere trasportati presso i monasteri di San Leonardo in Fossa mala e San Marco in Boccalama dove i corpi degli sciagurati venivano seppelliti in grandi fosse comuni, ma quando la situazione divenne ancor più critica venne utilizzata anche l’isola di Sant’Erasmo e la località di San Martino De Strata. A Parigi, durante la fase più acuta della peste nera, morivano dalle ottocento alle mille persone al giorno. Morivano perfino i gatti e gli animali domestici quali polli, conigli e uccellini.

La medicina del tempo era impotente di fronte alla peste dato che non conoscevano le cause. I medici credevano che la salute era condizionata dall’equilibrio nel corpo umano dei suoi quattro elementi costitutivi e si pensava che la peste si trovasse nell’aria. Così i medici del tempo iniziarono ad utilizzare una maschera simile alla testa di un pellicano. Nel lungo becco venivano poste erbe profumate che avrebbero dovuto contrastare gli effetti dei miasmi. Successivamente l’indumento è stato arricchito di altri particolari da Charles de Lorme nel XVI secolo e reso purtroppo famoso durante la peste del 1630 a Venezia. Infatti Charles, ispirandosi alle armature dei soldati, aggiunse anche una tunica cerata lunga, dei guanti per non entrare in contatto diretto e un bastone per poter sollevare le coperte dei malati. Quindi negli anni della peste nera, come degli uccelli del malaugurio, gli uomini di scienza vagavano per le strade con un aspetto cupo e inquietante. Nell’immaginario comune il fallimento della scienza rafforzava la convinzione di trovarsi di fronte a qualcosa di divino e, come tale, inaffrontabile. Man mano che si dimostrava l’inefficacia di ogni metodo per scongiurare il diffondersi dell’epidemia, aumentava al contrario a dismisura l’insicurezza delle persone, cimentando in tal modo una certezza: nulla di concreto si poteva contro la peste I sintomi terrificanti con cui si manifestava la pestilenza contribuirono in maniera determinante a destabilizzare l’equilibrio mentale della società  del tempo, infatti, in questo panorama surreale e apocalittico il popolo in preda all’isteria religiosa credeva che questo male fosse stato causato dagli uomini stessi che avevano provocato l’ira di Dio su tutta l’Europa. Alcuni cercarono di placare l’ira divina attraverso metodi non convenzionali. La confraternita dei flagellanti durante la peste nera crebbe in maniera vertiginosa sfiorando il milione di aderenti. Questo movimento aveva delle regole molto rigide che proibivano di parlare con le donne, di lavarsi o di cambiarsi d’abito. I membri dovevano flagellarsi due volte al giorno, quindi con una croce sulle spalle e un cappuccio in testa si riversavano nelle strade e si flagellavano fino allo svenimento cercando di pagare con sofferenza tutti i mali dell’umanità. I flagellanti iniziarono ad additare le istituzioni religiose come una delle responsabili di questo castigo divino a causa della corruzione e dell’avarizia, così la chiesa comincio a perseguitarli e il movimento venne sciolto. Ben presto però venne trovato un altro capro espiatorio come causa di questa pandemia: gli ebrei i quali vennero accusati di avvelenare i pozzi. Secondo molti furono la causa principale della peste perché usurai e non riconoscevano Cristo come figlio del Creatore, quindi offendevano Dio e i valori cristiani. Quest’etnia fu duramente perseguitata, i suoi membri in preda ad atroci torture confessarono di essere i responsabili di tutto, quindi migliaia di ebrei vennero giustiziati a fil di spada o bruciati nei roghi delle piazze. Solo l’intervento di papa Clemente VI riuscì a placare l’ira del popolo. Persone infette che vagavano disdegnate anche dai propri familiari, corpi senza vita accatastati come spazzatura nelle strade, persone che si flagellavano senza sosta pregando nel perdono divino mentre altre venivano arse vive, il tutto immerso in un sottofondo di lamenti, lacrime e grida. In tutti gli aspetti questo è stato il trionfo della morte. Senz’altro la fine del mondo non è mai stata così vicina come nel 1348.

Come ogni storia di Halloween che si rispetti vogliamo finire raccontarvi una breve storia.

In un paese imprecisato e in un tempo lontano e indefinito, una terribile epidemia si diffonde, portando morte e devastazione. Il principe Prospero è però convinto che la sua ricchezza e il suo potere lo rendano invulnerabile. Si rinchiude quindi in un sontuoso castello con una compagnia di mille amici scelti, sicuro di essere più forte del male. Ma la morte è ovunque e giunge inaspettata anche all’interno di quello splendido rifugio, proprio quando maggiormente serena e gioiosa sembra essere la festa. A mezzanotte quando iniziano i dodici rintocchi di questa festa speciale, fece la sua comparsa una figura tetra che causò prima disgusto e poi orrore puro. La figura era avvolta nel funebre lenzuolo della tomba dalla testa ai piedi. La maschera che nascondeva il volto era oltremodo simile alle fattezze  di un cadavere, quella maschera s’era spinta tanto oltre da assumere l’immagine propria della Morte Rossa. Il costume era chiazzato di sangue, l’ampia fronte e i lineamenti del volto erano spruzzati di quell’orrore scarlatto. Quando lo sguardo del principe Prospero cadde su quell’immagine spettrale un brivido violento lo assalì, fosse terrore o disgusto; ma, dopo un istante, la fronte gli si arrossò di furore. “Chi osa?” domandò roco ai cortigiani che gli stavano dappresso, “Chi osa insultarci con tale beffa blasfema? Prendetelo, strappategli la maschera affinché possiamo sapere chi faremo impiccare sugli spalti, al levar del sole!”

Il principe Prospero, folle di rabbia e di vergogna per la propria momentanea codardia, attraversò di gran furia le stanze in direzione dell’intruso, ma nessuno osò seguirlo, poiché un mortale terrore si era impadronito di tutti. Il principe levava alta la spada sguainata e con veloce impeto aveva ormai raggiunto la figura, quando a un certo punto trovandosi faccia faccia con la Morte Rossa udì un alto urlo che echeggio in tutte le stanze e nei cuori dei presenti, poi sfavillando, la spada cadde sul tappeto color tenebra, sul quale, dopo un attimo, cadde anche il principe Prospero, prostrato nella morte. Nel furore della disperazione, una folla si precipitò verso l’intruso e stese le mani sull’alta figura mascherata dritta e immobile all’ombra del pendolo d’ebano. La folla inorridita, senza fiato, scoprì che le funebri bende e la maschera cadaverica erano deserte di qualsiasi forma tangibile. Così si seppe che quella era la Morte Rossa, giunta come un ladro nella notte e ad una ad una caddero le maschere festose nelle sanguinose sale della festa e la vita di tutti i presenti si estinse con l’ultimo rintocco della mezzanotte. Il Buio, il disfacimento e La Morte Rossa dominarono indisturbati sopra ogni cosa. Edgar Allan Poe – La maschera della morte rossa.

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Pubblicato da su 2 novembre 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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