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Suicidi e Omicidi in Rete | P1 – Social Network da Horror

15 Set
Suicidi e Omicidi in Rete | P1 – Social Network da Horror

Internet è un luogo dove ognuno di noi trova il proprio spazio. Le persone che potremmo definire “normali” usano questo strumento per postare foto, rimanere collegati con gli amici e ottenere informazioni in tempo reale su quello che accade nel mondo. La frase iniziale di questo video però vale anche per le persone che non sono ritenute “normali”, coloro che hanno delle fantasie troppo aberranti per poterle raccontare agli amici nel mondo reale o semplicemente sono dei completi deviati mentali. Anche queste persone trovano il loro posto su internet. In questo fantastico Universo Cibernetico esistono forum, blog e tutti i più svariati siti dedicati a tutto ciò che una persona può immaginare. Uno dei siti più perturbanti che si potrebbe trovare su internet è il blog dell’americano Joseph E. Duncan III. Questo blog si chiama fifthnail ossia il “quinto chiodo” perché secondo la tradizione oltre ai quattro chiodi usati per crocifiggere Gesù Cristo c’era un quinto chiodo portato poi via dai romani. Joseph qui raccontava giorno per giorno ciò che accadeva nella sua vita e spesso e volentieri documentava ogni particolare pensiero che gli attraversava l’anticamera del cervello. Niente di eccezionale penserete voi, il signor Joseph però non è una persona comune. Questo Blog risale al 2004 e quando scriveva queste parole erano già trascorsi 7 anni da quando nel 1997 Joseph aveva rapito, violentato e ucciso 3 persone uno dei quali era Anthony Martinez,  un bambino di soli 10 anni. Joseph aveva una fedina penale orribile e malata. Nel 1980 all’età di 15 anni era stato condannato a 20 anni di prigione per abusi sessuali su di un ragazzino. Rilasciato nel 1994 dovette scontare i restanti 6 anni in libertà vigilata dove, invece di cercare di redimere ai propri errori e dare una svolta alla sua vita, si dimostra ancora un criminale sadico dalla mente contorta. Dal 1994 al 1997 commise tre orribili crimini e tutti a sfondo sessuale, purtroppo però all’epoca non vi erano prove nei sui confronti. Tornò in prigione nel 1997 dopo essere stato trovato positivo ai test di diverse sostanze stupefacenti e soprattutto per non essersi registrato come “sex-offender” nella sua città che è un reato federale grave negli Stati Uniti, dunque venne arrestato dall’FBI.

Nel 2000 torna in libertà e a quanto pare inizialmente cerca di rifarsi una vita aprendo anche un blog dove scrive i propri sentimenti e gli episodi quotidiani della sua vita. In questo blog Joseph spesso si lamentava di come i cosiddetti “sex offenders”, cioè i criminali che hanno commesso un reato a sfondo sessuale, negli Stati Uniti vengono segnalati dalla polizia, ossia tramite la pubblicazione online di foto e nomi, così facendo le persone, se hanno dei sospetti su qualcuno dei loro vicini, possono verificarlo su questi siti pubblici. Joseph diceva anche che i sex offenders come lui non sono dei veri criminali e che la società non capisce ciò che egli prova limitandosi a giudicarlo. In un certo modo, ogni giorno cerca delle giustificazioni alle sue perversioni, si sente addirittura una vittima, un perseguitato. In altri post invece parla della sua esperienza in galera e in diverse occasioni ripete di aver conosciuto un molestatore di bambine che egli definiva come “ratto spifferatore” sentendosi persino disgustato dal suo comportamento, ma probabilmente parlava di se stesso ed era combattuto tra ciò che i suoi istinti infimi gli stavano portando a commettere di nuovo e ciò che in fondo sapeva essere la cosa giusta. Sapeva che i mostri della sua mente malata sarebbero ritornati e  ogni giorno scriveva di essere combattuto tra Dio e Satana e che il suo passato continuava a tormentarlo, così poco a poco nei suoi post si cominciava a intravedere come la sua mente iniziava a disgregarsi e staccarsi dalla realtà, chiedendo quasi aiuto. Il 16 maggio del 2005 vennero trovati i corpi senza vita di Brenda Groene insieme al suo ragazzo Mark Mckenzie e il figlio Slade Groene di soli 13 anni, tutti massacrati a colpi di martello nella loro casa. Indagini successive portarono alla scoperta di un altro cadavere, si trattava del piccolo Dylan Groene di 9 anni. Il bambino era stato seviziato e brutalmente ucciso mentre la terza figlia della signora Brenda, la piccola Shasta di 8 anni, era stata rapita e portata via dal maniaco. Come potete immaginare Joseph in preda a ciò che egli definiva i suoi demoni aveva fatto questa strage e teneva prigioniera la piccola Shasta. Venne arrestato il 2 Luglio del 2005 mentre si trovava in una tavola calda con la piccola Shasta. Gli furono imputati in totale sette omicidi con l’aggravante di abusi sessuali. Questo mostro ora si trova nel braccio della morte di una prigione federale della California mentre ai posteri è rimasto il suo blog, lo stesso blog che viene ora utilizzato dai criminologi per poter osservare e studiare la cruda testimonianza di una mente malata.

Internet però sta diventando non solo una valvola di sfogo per questi criminali, infatti sempre più spesso si sente parlare di omicidi che vengono pubblicamente messi online attraverso i social network. Per esempio in questi giorni stanno facendo il giro del mondo le immagini della giornalista Alison Parker e il cameraman Adam Ward ammazzati in diretta nazionale a colpi di pistola da un loro ex collega. Il killer che riprese l’intera scena dal suo cellulare si chiamava Vester Lee Flanagan. Nel video si può vedere Vester mentre si avvicina alle vittime proprio nel momento in cui fanno un’intervista, così da far vedere in diretta l’omicidio. Nelle immagini cruente osserviamo Il criminale mentre cammina senza farsi notare e quando si trova abbastanza vicino ai suoi bersagli, in modo altrettanto silenzioso estrae una pistola. Il folle rimane fermo per qualche interminabile secondo e poi inizia a sparare, qualche secondo dopo le immagini si oscurano e di sottofondo si sentono solo le urla delle sue vittime. Vester era un afroamericano e si faceva chiamare Bryce Williams. Questo soggetto era una persona con dei forti disturbi psicologici ed era stato licenziato dall’emittente tv WDBJ-TV perché non riusciva a relazionarsi con i suoi colleghi, nella sua scheda personale viene descritto come una persona piena di rabbia e frustrazione. Vester dopo aver commesso l’omicidio dal suo account twitter fece quest’annuncio: “Ho ripreso la sparatoria, guardate su facebook”, inoltre afferma che Alison aveva fatto dei commenti razzisti nei suoi confronti. Circa due ore dopo la strage, Vester inviò un fax di 23 pagine alla ABC News dichiarando che il duplice omicidio è la vendetta per il massacro di Charleston dove un ragazzo bianco di 21 anni, Dylann Storm Roof, aprì il fuoco in una chiesa gospel uccidendo 9 afroamericani. Dopo una caccia all’uomo, Vester si sparò in testa e morì in ospedale.

Altri esempi che i social network stanno diventando una finestra personale attraverso la quale sempre più persone decidono di annunciare suicidi e addirittura degli omicidi sono i seguenti.

  • L’ULTIMA FOTO DI GABRIELA HERNANDEZ

Nel 2013 una giovane ragazza messicana di nome Gabriela Hernandez Guerra di 22 anni, decise di togliersi la vita per colpa di una delusione amorosa. Gabriela non riusciva a farsi una ragione da quando Julio, un ragazzo di cui si era innamorata su internet, aveva deciso di troncare la loro relazione. L’immagine che state vedendo è stata pubblicata l’11 novembre su Facebook qualche secondo prima che si impiccasse. Il testo del post riportava: “Addio a tutti, non mi è rimasto nulla, proprio nulla. Julio ti amo non lo dimenticare mai, me ne vado con un sorriso segno della felicità che mi hai portato finché durato. Alla mia famiglia chiedo perdono, vi voglio bene, Gabi”.

  • SANGUE BLU NELLE STRADE DI NEW YORK

Negli ultimi anni le tensioni razziali in America hanno generato un’ondata di proteste e odio senza precedenti, a questa difficile situazione aggiungiamo che negli Stati Uniti circa 8 persone su 10 possiedono un’arma da fuoco e ciò che si ottiene è una guerriglia fra estremisti arrabbiati e armati pronti a fare una strage in qualsiasi momento. Uno di questi sociopatici era l’afroamericano Ismaayil Brinsley di 28 anni. Questo soggetto cercava vendetta da quando i poliziotti avevano ucciso Michael Brown ed Eric Garner. Sui social network Ismaayil esprimeva il suo odio verso la polizia definendoli maiali in divisa e che voleva essere noto per fare la cosa giusta. Probabilmente nessuno prese sul serio le parole di Ismaayil fino al 20 dicembre del 2014, giorno in cui decise di consumare la sua vendetta. Sui social network pubblica la foto di una pistola con la seguente scioccante descrizione: “Oggi metterò le ali ai maiali. Hanno preso uno di noi… E noi prediamo due di loro. Questo probabilmente sarà il mio ultimo post”. Due ore Dopo a Brooklyn, New York, Ismaayil premette il grilletto di quella pistola e sparò a bruciapelo a due poliziotti in servizio. Le vittime sono gli agenti Wenjian Liu e Rafael Ramos. Non contento il criminale pubblicò un’altra foto che ritraeva le sue scarpe e i suoi pantaloni sporchi di sangue. Le sue ultime ore le ha vissute da fuggitivo, cercando una via di fuga attraverso la metropolitana, ma quando capì che sarebbe stato catturato decise di puntare la canna della sua pistola alla tempia premendo il grilletto per l’ultima volta..

  • COSIMO PAGNANI

Questo fatto di cronaca è successo in Italia, più precisamente a Postiglione, Salerno. Cosimo Pagnani, un uomo di 32 anni, aveva una relazione turbolenta con Mariangela D’antonio, l’ex-moglie con cui aveva una piccola bambina. Si sa, dopo una separazione le relazioni fra ex coniugi sono sempre molto aspre, ci sono molti litigi e discussioni soprattutto per i figli e questo caso non è l’eccezzione. Cosimo il  1° dicembre del 2014, durante un’accesa lite con la signora Mariangela, prese un coltello e a sangue freddo pugnalo la donna fino a ucciderla. L’impatto fu tale che la notizia fece il giro del mondo e tante furono le polemiche sollevate soprattutto per la quantità incredibile di “Mi piace” che ricevette tale post, segno di demenza largamente diffuso fra gli amici dell’assassino. I vicini che erano i parenti della vittima, sentendo le urla hanno chiamato la polizia, l’uomo è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario. Ora la piccola bambina che si è vista sottrarre la mamma dovrà crescere da sola in un mondo sempre più malato, violento e pericoloso…

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Pubblicato da su 15 settembre 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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