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Archivio mensile:agosto 2015

Oak Island – Il mistero del tesoro sepolto

Oak Island – Il mistero del tesoro sepolto

Cosa sarebbe successo se il giovane Daniel McGinnis nell’estate del 1795 avesse scelto di esplorare un altro luogo invece che gli intricati boschi all’estremità orientale di Oak Island? Probabilmente nessun altro avrebbe camminato in quel luogo per i prossimi anni e la foresta avrebbe seppellito per sempre la scoperta fatta da McGinnis quel fatidico giorno di estate del 1795. Ma cosa scoprì il giovane ragazzo? Ebbene stava camminando quando incontrò una curiosa depressione circolare sul terreno larga circa 4 metri. Sopra questa depressione c’era un albero i cui rami erano stati tagliati in modo tale che sembrava fossero stati usati come carrucola. Daniel, avendo sentito storie di pirati nella zona e affascinato dal fatto che potevano esserci dei tesori nascosti, decise di ritornare a casa per cercare degli amici e ritornare più tardi per fare indagini sulla buca. Daniel tornò sul luogo del ritrovamento con due amici: il dicianovenne John Smith e Anthony Vaughan di 16 anni. Insieme, armati di pale e picconi, iniziarono forse la più famosa caccia al tesoro dei tempi moderni. L’isola su cui erano McGinnis, Smith e Vaughan faceva parte dell’arcipelago composto da 300 isole nella Mahone Bay, Nuova Scozia, Canada, lunga poco più di un chilometro e larga circa 300 metri, la sua forma ricorda quella di un’arachide. Senza dubbio i tre pensarono che fossero sul punto di scoprire il tesoro del capitano William Kidd. Una storia del 1600 infatti raccontava che il capitano avesse sepolto un grosso tesoro in un isola a “est di Boston”. Secondo la leggenda, nelle colonie del New England, prima di morire un marinaio confessò di aver fatto parte dell’equipaggio del famigerato Kidd, ma non rivelò mai l’esatta posizione del bottino nascosto. I tre giovani cominciarono a scavare tagliando gli alberi più piccoli. Dopo aver scavato per circa un metro, si trovarono di fronte al primo ostacolo, infatti con le pale colpirono un pavimento formato da lastre di pietra accuratamente intagliate. Questo tipo di pietra non era presente sull’isola e il gruppo pensò che era stata portata li dall’esterno. Una volta tolte le pietre si accorsero che il pozzo era stato riempito appositamente, le paretiinoltre presentavano segni di piccone, altre prove che questa struttura era di origine artificiale. A tre metri di profondità i tre colpirono un pavimento di legno, in un primo momento pensarono di aver colpito un cassa del tesoro, ma presto di resero conto di aver semplicemente trovato una piattaforma di tronchi di quercia incastrati nelle pareti del pozzo. Una volta rimossi i tronchi scoprirono una depressione di oltre 1 metro. Continuarono a scavare fino a raggiungere una profondità di oltre 7 metri, qui decisero che non potevano continuare senza una migliore pianificazione e ulteriori informazioni, dunque se ne andarono per organizzarsi meglio e sicuri del fatto che la sotto da qualche parte si nascondeva un tesoro magnifico. Chi mai avrebbe scavato un pozzo così profondo? Non vennero fatti altri progressi negli scavi fino al 1802. Ci sono varie storie su quello che successe in quegli anni, ma sembra che i tre li trascorsero alla ricerca di un finanziatore che fornisse assistenza per uno scavo più sofisticato. Dunque si fece avanti l’avventuriero Simeon Lynds che, colpito dalla storia, formò una società per effettuare gli scavi. I lavori iniziarono nell’estate del 1803. Dopo aver ripulito il pozzo, l’equipaggio iniziò a scavare verso il basso e a 10 metri metri di profondità trovarono un’altra piattaforma di legno di quercia. Continuarono a scavare e ogni 3 metri trovavano strati di carbonella, stucco, pietre e una piattaforma di legno. Infine, raggiunti i 25 metri di profondità, venne trovata una misteriosa lastra di pietra con strani simboli intagliati su di essa che vennero tradotti in “quaranta piedi più giù sono sepolti due milioni di sterline”. Una volta rimossa la lastra, il pavimento del pozzo cominciò a trasformarsi in fango molle. Prima che calasse il buio, l’equipaggio sondò il fondo con un piede di porco nella speranza di trovare qualcosa. Con grande stupore colpirono una barriera e ipotizzando di aver finalmente raggiunto il tesoro se ne andarono con grandi aspettative per il giorno dopo.

Il giorno dopo, frenetici di cominciare a scavare, l’equipaggio rimase scioccato nello scoprire che durante la notte, la buca si era riempita di 20 metri d’acqua. Cercarono invano di drenarla, ma essa continuava a scorrere nel pozzo. Tentarono di scavare un secondo pozzo per raggiungere il tesoro, ma appena raggiunsero una certa profondità, anche quel pozzo cominciò ad allagarsi. Passarono nuovamente gli anni e nel 1849 una nuova società finanziò ancora gli scavi. Questo gruppo incontrò gli stessi problemi di allagamenti verificatisi 40 anni prima. Essi però usarono un trapano per sondare ciò che era al di sotto dell’ultima barriera trovata. Il trapano venne azionato e una volta recuperato il campione degli strati rimossi dall’attrezzo, il gruppo recuperò quelli che sembravano essere parti di diverse catene d’oro. Mentre la perforazione stava andando avanti, ci si accorse che l’acqua nel pozzo era salata e seguiva il corso della maree. Ciò portò alla speculazione che i costruttori del pozzo avessero concepito un’ingegnosa trappola per inondare il pozzo nel caso in cui qualcuno avesse cercato di appropriarsi del tesoro. L’esistenza di questa trappola venne confermata dalla scoperta che la vicina spiaggia di Smith Cave era di origine artificiale. Essa era collegata con cinque scarichi e un tunnel direttamente al pozzo che grazie a dei sistemi filtranti il pozzo si sarebbe allagato se qualcuno avesse rimosso le lastre di pietra presenti. Un progetto molto ingegnoso che funzionò molto bene. Vennero fatti numerosi tentativi per evitare l’allagamento tramite la costruzione di una paratoia intorno al pozzo in modo evitare l’effetto delle maree. Tutti i tentavi fallirono e i finanziamenti finirono nel 1851. Il tentativo successivo avvenuto nel 1861 costò la prima vita umana. I ricercatori cercarono di pompare fuori l’acqua tramite delle pompe alimentate a vapore. Una caldaia scoppiò e un lavoratore venne ustionato a morte mentre altri rimasero feriti. Nel 1866, 1909, 1931 e 1936 ci furono ulteriori scavi. I metodi di escavazione progredivano con la tecnologia. Vennero usati anche metodi estremi tra cui l’uso di cariche di dinamite per di struggere il tunnel di allagamento o la costruzione di una diga per tenere alla larga l’effetto delle maree. Con nessuno di questi metodi si riuscì a recuperare una singola moneta del tesoro, anzi si scoprì che altra acqua si stava versando nel tunnel dalla direzione opposta attraverso un percorso naturale. Forature successive rivelarono che potrebbe esserci una sorta di lastra di cemento a circa 45 metri di profondità. Gli scavi diventarono sempre più difficili e spesso i finanziamenti finivano prima di poter recuperare il tesoro. Di recente ci sono stati altri tentativi di svelare il mistero sepolto a Oak Island. In particolare nel 1959 Robert Restall, un ex motociclista, insieme a suo figlio cercò di drenare il pozzo con una pompa, ma ben presto tale impresa si trasformò in tragedia. Infatti il figlio scivolò nel pozzo e nel tentativo di salvarlo, il padre e due suoi amici scivolarono anch’essi nella fossa. Sopravvisse solo uno degli amici di Robert, tutti gli altri morirono per avvelenamento da monossido di carbonio causato dallo scarico della pompa. Nel 1970 venne fondata la Triton Alliance per continuare a cercare il tesoro, ma le battaglie legali tra i proprietari delle diverse porzioni dell’isola portò a scarsi progressi. Venne anche calata una videocamera nel pozzo e quando vennero analizzate le immagini si notò quello che sembrava essere un petto e una mano mozzata, ma la qualità era così scarsa che l’identificazione fu impossibile. Oggi la Triton sta chiedendo al governo canadese un prestito di 12 milioni di dollari per continuare i suoi scavi.

Chi ha costruito dunque questo pozzo e cosa si nasconde nelle sue profondità? Vi è veramente sepolto il tesoro del capitano Kidd? Nonostante le leggende, è molto poco probabile che William Kidd abbia mai avuto la possibilità e i mezzi di costruire un pozzo così per seppellire il suo tesoro, inoltre si sa per certo che Kidd ha fatto seppellire parte del suo bottino su Gardiners Island che è stato rapidamente sequestrato dal governatore di New York. Molti dicono che vi possa essere sepolto il tesoro di Barbanera, forse il più famoso pirata di tutti i tempi che è stato più volte associato a Oak Island. Egli vantava di avere nascosto un tesoro in modo tale che solo lui e Satana potevano trovarlo. Molti sostengono dunque che in quel pozzo ci sia il tesoro del famoso pirata, anche se non vi è alcuna prova a sostegno. Inoltre i pirati non si servivano di sistemi così complessi per nascondere il proprio bottino. Oltre al pozzo, il resto dell’isola è disseminato di blocchi di pietra di vario tipo. La composizione più particolare è formata da sei massi disposti a forma di croce lunga quasi 270 metri. Alcune speculazioni basate su questa croce suggeriscono che quel pozzo possa contenere il Santo Graal. Altre teorie suggeriscono che la costruzione potrebbe essere avvenuta centinaia se non migliaia di anni prima dalla sua scoperta nel 1795. Magari dai Vichinghi che stavano visitando il Nuovo Mondo oppure da una qualche civiltà avanzata di cui oggi non sappiamo nulla che doveva nascondere chissà quale segreto. Insomma, qualsiasi cosa ci sia nascosta la sotto, sembra che dovrà rimanere sepolta per ancora molto, molto tempo. Se non per sempre…

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