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SS Baychimo – La nave fantasma tra i ghiacci

20 Lug
SS Baychimo – La nave fantasma tra i ghiacci

Uno dei casi più bizzarri di nave fantasma mai registrati è sicuramente quello della SS Baychimo che ha in realtà superato la semplice denominazione di nave fantasma diventando uno dei misteri marittimi più grandi e duraturi del mondo moderno. La SS Baychimo era una nave a vapore composta da 1.322 tonnellate di acciaio. Ha iniziato la sua vita in Svezia dove venne costruita nel 1914. La sua carriera da nave da cargo è iniziata sotto il nome “Ångermanelfven” per conto di una compagnia di navigazione tedesca, dove ha trascorso anche qualche breve periodo come nave commerciale tra Amburgo e la Svezia, questo fino a quando scoppiò la prima guerra mondiale. Nel periodo successivo il conflitto, venne trasferita in Gran Bretagna come indennità di guerra per le perdite che i tedeschi avevano causato alla marina inglese. Qui fu ribattezzata SS Baychimo, acquistata dalla Hudson’s Bay Company e posizionata in Scozia dove prestò il suo servizio come nave cargo tra le coste inglesi e quelle del Canada. La nave doveva inoltre attraversare le gelide e pericolose acque dell’Artico perché venne in gran parte usata per il commercio delle pellicce con gli insediamenti Inuit. Il Baychimo e il suo equipaggio hanno sempre svolto egregiamente i loro compiti, sfidando le impervie condizioni meteo nei mari ghiacciati del nord, eseguendo anche un totale di nove viaggi da e verso l’Alaska, ma il primo ottobre del 1931 la fortuna per la nave e il suo equipaggio si esaurì. Il Baychimo stava effettuando un traporto di routine verso Vancouver con un carico di pellicce pregiate, tuttavia l’equipaggio non aveva tenuto in considerazione che quell’anno l’inverno era arrivato prima  del solito. La nave venne sballottata dalle gelide raffiche di vento, l’equipaggio era stremato da temperature di congelamento ma non si dettero per vinti e decisi di consegnare il prezioso carico a tutti i costi proseguirono la loro rotta verso la città canadese. All’improvviso una bufera di neve di abbatté su di loro portando con se pesanti e grosse lastre di ghiaccio che presto intrappolarono la nave e il suo equipaggio terrorizzato. Il Baychimo dunque venne stretto in una gabbia di ghiaccio senza possibilità di uscita mentre l’equi paggio non poteva far altro che guardare impotente.

Incapace di proseguire il viaggio e di fronte a un possibile affondamento, il capitano ordinò di abbandonare la nave dirigendosi a piedi verso la città di Barrow, solo che tra l’equipaggio e la città c’era circa un chilometro di infide lastre di ghiaccio da superare, ma con grande coraggio arrivarono sani e salvi in città, dove stazionarono per due giorni, dopodiché tornarono per controllare lo stato della loro nave abbandonata. Quando arrivarono, furono sorpresi di scoprire che il Baychimo si era liberato dal ghiaccio in loro assenza ed era andata alla deriva. L’equipaggio aspettò prima di poter recuperare la nave e costruirono un accampamento nelle vicinanze per poter tenere d’occhio il vascello, ma il cattivo tempo non stava dando tregua agli uomini e l’8 ottobre la nave si impiantò nuovamente nel ghiaccio. Questa volta però le lastre erano riluttanti a lasciare andare la nave che rimase intrappolata in questo carcere di ghiaccio ancora una volta. Il 15 ottobre, con la tormenta che continuava a flagellare il campo, intervenne la Hudson’s Bay Company inviando degli aerei con una squadra di salvataggio per recuperare dal loro accampamento l’equipaggio del Baychimo. Anche se 22 membri vennero tratti in salvo, il capitano e altri 14 membri si rifiutarono di seguire la squadra di salvataggio, essi non volevano perdere di vista la nave e il suo carico, dunque decisero di rimanere accampati sul ghiaccio nonostante la tempesta. Il 24 novembre una bufera di neve particolarmente feroce si abbatté sull’equipaggio rimasto e la visibilità si era ridotta praticamente a zero, dunque gli uomini persero completamente di vista la nave in mezzo a quelle raffiche di neve. Il giorno successivo il Baychimo era svanito nel nulla. Considerata la gravità della tempesta il capitano pensò che la nave fosse affondata nel buio delle profondità glaciali, dunque con il suo equipaggio decise di ritornare alla civiltà.

Immaginate la sorpresa dell’equipaggio quando, una settimana dopo, un cacciatore di foche Inuit disse di aver visto la nave galleggiare nei dintorni pochi giorni prima a circa 45 chilometri da dove era rimasta intrappolata l’ultima volta. L’equipaggio eccitato racimolò le proprie cose e si diress sul luogo per vedere se poteva recuperare la nave perduta. Quel giorno la fortuna era dalla loro parte, infatti riuscirono a rintracciare il Baychimo esattamente dove il cacciatore aveva detto che sarebbe stato e si imbarcarono entusiasti. La nave però era gravemente danneggiata ed era alquanto improbabile che potesse navigare ancora per tutto l’inverno. Per paura che potesse affondare di li a poco, l’equipaggio recuperò alcune delle pellicce più pregiate e se ne andò abbandonando per sempre la nave. Forse il capitano si sbagliava sulle condizione del Baychimo perché apparentemente sopravvisse all’inverno e qui inizia la sua ascesa negli annali delle leggende del mare. La gente cominciò a riferire di vedere la nave che solcava le fredde acque dell’Atlantico completamente intatta e apparentmente senza equipaggio. Il primo di questi avvistamenti è avvenuto quando un  uomo su una slitta che si stava dirigendo a Nome, Alaska, individuò la nave alla deriva. Da quel momento il numero di avvistamenti decollò vertiginosamente. Il percorso del Baychimo era imprevedibile e irregolare: molte volte venne visto vicino a riva, navigare al largo, intrappolato nel ghiaccio in luoghi molto distanti tra di loro e altre volte addirittura in fondo al mare. C’era anche chi cercava di avvicinarsi alla nave solo per capire come potesse navigare senza un equipaggio, ma quando si tentava di farlo misteriosamente il Baychimo scompariva dalla vista prima che potesse essere raggiunto. Ogni tentativo di salire a bordo del relitto veniva sempre in qualche modo contrastato e ogni volta l’equipaggio che ha tentato l’impresa si è visto costretto a lasciarlo andare per un motivo o per l’altro. Si dice anche che alcune persone abbiano perso la vita tentando l’impresa. Si racconta che nel 1933 un gruppo di Inuit, in cerca di un riparo dalla tempesta, salì per caso sul relitto, ma essi rimasero poi intrappolati per 10 giorni tra le mura di ghiaccio formatesi improvvisamente. In altre occasioni, quando le persone sono riuscite a salirvi a bordo, banchi di ghiaccio appirirebbero nelle acque circostanti la nave come squali attirati dal sangue, rendendo ogni speranza di recupero impossibile. Inoltre il cavo da traino spesso si staccava, questo dava la netta e inquietante impressione che il Baychimo non volesse essere abbordato!

A causa delle difficoltà che tutti coloro i quali hanno cercato invano di recuperare il Baychimo sono andati in contro, la nave negli anni ha maturato la reputazione di essere maledetta e nel 1939 ci sono state molte navi che fuggirono piuttosto che cercare di recuperare il relitto. Quello stesso anno, dopo l’ennesimo tentativo fallito, il Baychimo scomparve nei mari gelidi dell’Artico per 23 anni. Nel corso di tutto questo tempo si pensò che la nave fosse affondata, ma nel marzo del 1962 un gruppo di Inuit la vide nuovamente alla deriva. Successivamente venne avvistata più volte fino al 1969, l’ultima volta intrappolata tra i ghiacci, ma quando una spedizione di soccorso arrivò sul luogo la nave era scomparsa e non fu mai più rivista. Da quel momento molti pensarono che finalmente il mare avesse inghiottito il Baychimo anche se nessuna traccia del relitto venne mai trovata. Nel 2006 ci fu un rinnovato interesse riguardo il misterioso destino della nave e il governo dell’Alaska annunciò la sua intenzione di individuarla, ma ad oggi non hanno trovato ancora nulla, nemmeno un rottame, come se fosse scomparsa senza lasciare la minima traccia sulla faccia della Terra. Il destino del Baychimo e del suo carico, probabilmente ancora intatto nella stiva, resta sconosciuto. Nessuno sa se questa nave è affondata o magari recuperata in segreto. Se per caso vi ritrovaste a navigare i mari del nord, buttate un occhio all’orizzonte, magari scorgerete proprio il Baychimo che naviga ancora tra quelle gelide acque.

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Pubblicato da su 20 luglio 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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