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Archivio mensile:giugno 2015

Film maledetti – La Hollywood degli orrori

Film maledetti – La Hollywood degli orrori

La parola maledetto per definizione è lo stato di disgrazia con delle conseguenze negative e sfortunate che perseguitano una persona o un oggetto e tutti coloro che gli stanno intorno. Può darsi che siano solo coincidenze dato che non ci sono le prove concrete per affermare che un oggetto o una persona siano maledetti, eppure la sequenza di eventi sfortunati, e soprattutto la quantità di morti in circostanze misteriose che sono legate ad alcuni oggetti, è così lunga che affermare che si tratti di coincidenze sarebbe quasi un atto di fede ed una sfida alla statistica. Nel mondo ci sono molti oggetti considerati maledetti: pitture, giocattoli e persino luoghi, ma oggi vi parleremo di un’altra categoria, quella dei film. Sappiamo che Hollywood, essendo un industria di ingenti guadagni, è anche un lugubre posto dove spesso e volentieri le persone non hanno scrupoli quando ci sono di mezzo i soldi e la fama, eppure  sarà per pura scaramanzia o sarà perché veramente credono che ci sia una maledizione, ma molti attori e produttori quando si parla anche solo di fare un remake di alcuni dei film che stiamo per raccontarvi adesso, rifiutano qualunque coinvolgimento diretto o indiretto.

  • Poltergeist

Scritto da Steven Spilberg e diretto da Tobe Hooper. Il primo film è uscito nel 1982 e ha avuto così tanto successo che sono stati prodotti altri due sequel. Il film parla della storia della famiglia Freeling, sconvolta da una serie di eventi paranormali che si verificano nella loro casa in California. Nel film la famiglia viene perseguitata da spettri e addirittura la piccola Carol-Anne Freeling, interpretata da Heather O’ Rourke,  viene rapita. La presunta maledizione che nacque intorno a questo film fu soprattutto per colpa della morte di diversi membri del cast. Cinque sono gli attori morti durante o dopo aver girato uno dei film della trilogia. Will Sampson, un nativo Americano che faceva la parte di uno spirito buono in Poltergesit II, non sopravvisse a un trapianto e morì nel 1987 all’età di 53 anni. Julian Beck, che faceva la parte di uno spirito cattivo sempre in Poltergeist II, morì per cancro allo stomaco all’età di 60 anni. Lou Perryman, uno dei più veterani della trilogia che faceva la parte di Pugsley in Poltergeist I, venne ucciso a colpi di ascia da un ex galeotto nella sua casa di Austin in Texas nel 2009. Ma sicuramente le morti che diedero al film l’infame notorietà di film maledetto riguardano quelle di Dominique Dunne e Heather O’Rourke. Dominique, che nel primo Poltergeist faceva la sorella maggiore di Carol-Anne, è stata strangolata dal suo ex fidanzato  John Thomas Sweeney durante una furibonda discussione sulla loro storia amorosa che Thomas di rifiutava di concludere. Dominique morì all’età di 22 anni. Heather, la protagonista di tutta la trilogia, morì all’età di soli 12 anni per arresto cardiaco e shock settico causato da stenosi intestinale nel febbraio del 1988, poco dopo l’uscita nelle sale dell’ultima parte della trilogia. Un dato alquanto macabro è che durante le riprese del primo film vennero utilizzati degli scheletri reali perché all’epoca costavano meno rispetto alle repliche, coincidenza alquanto bizzarra perché Poltergeist tratta appunto di spettri che non riescono a riposare in pace e perseguitano coloro che hanno osato profanare il loro luogo di riposo. Quest’anno è uscito un remake del primo Poltergeist. Chissà cosa riserva il destino agli attori .

  • Atuk

Parlare di Atuk come film maledetto sarebbe tecnicamente errato dato che in effetti non è mai stato realizzato nessun film e vi racconteremo il motivo. La sceneggiatura di Atuk è stata scritta da Peter Gwzovsky ed è tratta da un romanzo di Mordecai Richler del 1963 il cui vero titolo è “L’incomparabile Atuk”. Atuk (anziano in lingua Inuit) è un amichevole Eskimo che decide di cambiare stile di vita e passa dal suo igloo, dalla caccia alle foche e dai combattimenti con gli orsi polari, alla giungla urbana di Manhattan a New York. Doveva essere un film umoristico e satirico c’entrato sul razzismo e la vita moderna dove Atuk si trovava in situazioni improbabili quanto singolari. Come potete comprendere, il problema più grande per la realizzazione del film era la scelta del protagonista. La prima vittima di Atuk fu il grande comico Jhon Belushi il quale dopo aver letto la sceneggiatura nel 1982 vi rimase folgorato ed entusiasta dall’idea di interpretare tale personaggio, ma una settimana dopo aver firmato il contratto, Belushi morì per overdose(anale) di “Speedball”, non  ossia un cocktail letale di eroina e cocaina. Nel 1987 i produttori ritornarono alla carica e questa volta decisero di offrire il ruolo all’eccentrico attore e comico televisivo Sam Kinison, il quale in passato era stato anche predicatore in una chiesa evangelica. Sam firmò il contratto e insieme alla troupe riuscì a girare anche qualche scena del film, ma ben presto la personalità eccentrica a volte irritante dell’attore e quella irascibile dei produttori collidero, così Kinison decise di abbandonare il progetto. La maledizione lo colpì nel 1992 quando la sua Pontiac Firebird venne investita in pieno da un pick up guidato da un adolescente ubriaco. A bordo della pontiac, oltre all’attore, c’era anche sua moglie Malika Souiri che sopravvisse per miracolo all’incidente. Nel 1994 i produttori, forse incentivati dal motto “la terza volta è quella buona” decisero di contattare John Candy il quale si trovava nella città di Durango in Messico a girare il film Wagons East, una parodia dei film Western.  Un mese prima di iniziare le riprese di Atuk l’attore venne trovato morto nella sua camera la causa: infarto. Sempre nel 1994 inoltre Murray O’Donoghue, che era amico sia di Belushi che di Kinison e che aveva contribuito nella scrittura di alcune scene di Atuk, morì a causa di un emorragia cerebrale. Un produttore indipendente nel 1997 comprò i diritti del film e riuscì a contattare un attore di spicco, il famoso Chris Farlay, ma come potete immaginare proprio una settimana prima di girare il film, morì per overdose. Da allora nessuno ha più osato produrre questo film.

  • The Omen

The Omen, uscito in italia nel 1976 come “Il presagio”, è considerato uno dei film horror più belli di sempre e che vi consigliamo di guardare. La trama di per se è da brividi, senza anticiparvi altro, possiamo dirvi che tratta del figlio dell’Anticristo. Il film è stato diretto da Richard Donner il quale ha più volte ammesso che gli incidenti, le coincidenze e le morti che sono capitate durante le riprese del film, forse cono ancor più agghiaccianti del film stesso. L’aereo dove si trovava uno dei protagonisti principali, Gregory Peck, durante il viaggio dagli Stati Uniti verso l’Inghilterra venne colpito da un fulmine! Identico fu l’incidente subito dall’aereo del produttore esecutivo del film, Mace Neufeld e persino lo sceneggiatore David Seltzer disse che durante il viaggio attraverso l’atlantico il suo aereo venne colpito da un fulmine. In tutti e tre i casi non ci furono delle conseguenze, anche perché spesso succede che i fulmini colpiscono gli aerei in volo, in questo caso però forse il destino li aveva solo avvertiti di ciò che sarebbe capitato dopo. Altri sfortunati eventi colpirono anche agli altri membri dello stuff, per esempio la stazione metropolitana di Green Park a Londra dove si recava la troupe venne colpita da un attentato terroristico del gruppo radicale IRA. Un altro attentato quasi mortale avvenne nel ristorante prenotato da Neufeld e anche in quell’occasione gli attentatori erano membri del’IRA. Per miracolo non ci furono conseguenze mortali per i membri della troupe. Un altro sfortunato aneddoto riguarda l’aereo prenotato dall’agenzia degli studios perché il regista voleva riprendere delle immagini di Israele dall’alto,  ma proprio il giorno prima che venisse utilizzato per le riprese durante il suo ultimo volo commerciale, l’aereo ebbe dei guasti. Infatti poco dopo il decollo l’aereo si schiantò e tutte le persone a bordo morirono nell’esplosione. Ci sono molte altre storie legate direttamente e indirettamente al film, ma senz’altro l’evento più traumatico vissuto dall’attore principale Gregory Peck fu la morte di suo figlio Jonathan Gregory Peck. Jonathan stava attraversando dei momenti psicologici molto delicati soprattutto perché considerava se stesso come una brutta copia dell’ombra di suo padre. Lo stress e i fallimenti portarono Jonathan a commettere un atto disperato. Proprio quando suo padre si trovava in Europa per girare il film Omen, Jonathan si sparò alla testa. Purtroppo però questo non fu l’evento più incredibile di tutti,   infatti un ultimo capitolo di questa saga infinita dell’horror doveva essere scritto. Il 13 di Agosto del 1976 il supervisore degli effetti visivi del film, John Richardson, stava viaggiando con la sua assistente Liz Moore su una strada nei Paesi Bassi, quando all’improvviso perse il controllo della vettura. Lo schianto fu di una violenza tale che la ragazza che lo accompagnava venne decapitata da una lastra di metallo e per pura fatalità del destino, quando Richardson quasi in fin di vita uscì dalla macchina, si guardó attorno in cerca d’aiuto ma non c’era nessuno a soccorrerlo, c’era solo un cartello beffardo ed agghiacciante:siete lontani da  66.6 km. Pochi minuti dopo morì. A proposito, se guardate il calendario , il 13 di Agosto del 1976 era un venerdì.

Per concludere vogliamo parlarvi di un film che è stato per molti anni dimenticato e che, aldilà della trama, porta con se una storia triste che ci deve far riflettere. The Conqueror o in italiano “Il conquistatore” è un film del 1956 Diretto da Dick Powell e prodotto dal magnate Howard Hughes. Questo film era uno dei più ambiziosi della sua epoca e tratta della vita del condottiero e sovrano mongolo Gengis Khan. Le aspettative per il film erano elevate e per renderlo ancor più epico venne scelto come protagonista la leggenda vivente John Wayne. Su decisione del megalomane Howard, la location per girare la pellicola doveva essere più realistica possibile e venne scelto il deserto di Escalante vicino a St. George (Utah) come scenario per emulare le steppe della mongolia, ma questa decisione si rivelerà a dir poco fatale perché il deserto scelto era utilizzato dal governo Americano per fare i test nucleari. Le conseguenze come potete immaginare sono state disastrose. Tra le 220 persone che facevano parte del cast, 91 di esse anni dopo furono affette da svariate forme di cancro e tumori cerebrali causati alle radiazioni. John Wayne, il protagonista, sviluppò il cancro ai polmoni e allo stomaco e morì nel 1979. Come se non bastasse il film fu un disastro anche dal punto di vista commerciale, infatti venne duramente attaccato e sepolto dalla critica e ora è ricordato come uno dei peggiori film mai realizzati. Questo ci deve far riflettere su quanto la stupidità umana e l’incompetenza siano molto più pericolose di qualunque maledizione.

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2015 in Maledizioni

 

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Mutilazioni del bestiame – Chi si nasconde dietro?

Mutilazioni del bestiame – Chi si nasconde dietro?

Un fenomeno terribile che coinvolge tutto il mondo, soprattutto gli Stati Uniti, e così vasto da aver coinvolto addirittura l’FBI. Dalla fine degli anni 60 sono stati riportati più di 8mila casi e ad oggi non esiste ancora una spiegazione. Stiamo parlando del fenomeno della mutilazione del bestiame, un misterioso fenomeno nel quale si riporta la morte del bestiame a seguito dell’esportazione di organi e sangue. Sebbene l’esatta meccanica di queste mutilazioni varierebbe da un caso all’altro, una caratteristica comune di questi incidenti è l’apparente precisione chirurgica delle esportazioni. Generalmente si può osservare l’animale completamente dissanguato con l’eliminazione precisa di occhi, mammelle, organi sessuali, labbra, lingua, orecchie e altri organi importanti come il cuore o il fegato. Spesso viene riportata anche la rimozione della pelle nella zona della mandibola e l’area sotto l’orecchio esponendo completamente l’osso, inoltre le ferite molto nitide di tipo chirurgiche sembrano essere state cauterizzate da un calore molto intenso e realizzate da strumenti di precisione, senza provocare alcun sanguinamento. A volte il bestiame mutilato viene lasciato nel fango o nella neve profonda e in quelle occasioni non sono mai state rilevate impronte o altri segni che potevano essere attribuiti al passaggio di qualcuno. Fin dai primi episodi di mutilazione la gente ha cominciato ad attribuire tali barbarie a diverse cause prendendo in considerazione le ipotesi più disparate: da predatori naturali al famoso animale leggendario chupacabra, dai vampiri agli alieni, da esperimenti di misteriose agenzie militari fino ai riti satanici. Fatto sta che in questi ultimi anni, soprattutto nella parte occidentale degli Stati Uniti, sono stati mutilati brutalmente numerosi bovini e nessuno è riuscito ancora a fornire una spiegazione razionale anche se tra gli anni 60 e 70 l’FBI, dopo aver indagato sulla vicenda con l’operazione “Animal Mutilation”, concluse che queste mutilazioni erano il risultato di predazione naturale. Molti scettici dunque hanno tentato di incolpare i predatori di questo fenomeno, ma se si chiede agli allevatori che sono stati vittime di questi fatti, essi diranno chiaramente che è impossibile che i predatori possano fare tutto questo senza lasciare la ben che minima traccia! Dunque chi o cosa causa queste terribili mutilazioni?

  • Un animale misterioso, il Chupacabra

Nel corso degli anni 90 si era fatta strada una leggenda di un misterioso essere che si nutriva di sangue: il chupacabra. Esso è stato associato con apparizioni di un presunto animale sconosciuto a Porto Rico, Messico e anche Stati Uniti. Il nome deriva dal fatto che sarebbe sua abitudine bere il sangue di capre e altri animali domestici e infliggere loro particolari mutilazioni. Le descrizioni del chupacabra da parte dei presunti testimoni sono varie e la più frequente è quella di un essere con un’altezza compresa tra i 60 e i 180 cm che si muove con postura eretta ma leggermente curvo, con arti allungati terminanti in tre dita artigliate, viso appuntito, occhi rossi e allungati, due fori al posto delle narici, piccole orecchie e presenza di squame appuntite sul dorso e sul capo. Quest’ultime sarebbero fatte vibrare dall’essere e produrrebbero un suono particolare, ascoltato dai testimoni in concomitanza con l’emissione di un odore sgradevole. Una caratteristica del chupacabra è il suo “camminare” sui tetti delle abitazioni provocando forti rumori sulle case. Il suo “verso” è descritto dai testimoni come un urlo disumano e acuto. Sono molte le spiegazioni che sono state avanzate nel corso degli anni. Le più bizzarre hanno preso in considerazione esseri provenienti da altri pianeti o dimensioni, mutazioni genetiche anomale oppure un animale ancora sconosciuto. Una delle spiegazioni più accreditate ci dice che il chupacabra potrebbe essere nient’altro che un coyote affetto da mange, una rara malattia della pelle che affligge i canidi. Dunque per il suo aspetto potrebbe essere stato scambiato per un animale misterioso e nel corso degli anni, storia dopo storia, è diventato il chupacabra. Leggenda o verità dunque? Se questo animale esistesse veramente potrebbe essere la causa delle mutilazioni del bestiame? Molti credono comunque di no per via della precisione chirurgica delle esportazioni. Qui entra in gioco un’altra spiegazione: operazioni militari segrete.

  • Il governo e il progetto Gasbuggy

Tutto inizia nel 1976 quando alcuni allevatori hanno trovato numerose mucche mutilate vicino al territorio dei Jicarilla Apache, una tribù che vive nel New Mexico. Proprio quel territorio venne usato dal Governo Federale per testare l’inquinamento ambientale causato da test nucleari alla fine degli anni 60. In particolare questa contaminazione venne causata da un esperimento noto come “Gasbuggy Project” che ha avuto luogo il 10 dicembre 1967, 21 miglia a sud ovest di Dulce, proprio dove molti teorici del complotto ritengono vi sia installata una base militare ancor più segreta dell’Area 51. L’obiettivo del progetto era quello di individuare degli usi pacifici per le esplosioni nucleari e ha coinvolto la detonazione di un dispositivo di 29 kilotoni situato 4.227 metri sotto terra. L’intento era di rilasciare sacche di gas naturale per usi commerciali, ma tale gas si dimostrò essere troppo radioattivo per un suo utilizzo, dunque il governo avrebbe condotto le mutilazioni del bestiame per determinare gli effetti delle radiazioni da Gasbuggy. Diverse agenzie governative ed enti militari, come la US Air Force, sono stati pesantemente coinvolte nel cover-up e per proteggere la segretezza delle loro operazioni, avrebbero intrapreso una campagna di disinformazione e incoraggiato voci su UFO e alieni. Un particolare molto inquietante è che le mutilazioni avverrebbero sull’animale ancora vivo. Esso verrebbe paralizzato, spesso in posizione eretta. Tutto ciò è avvalorato da molti indizi presenti sugli animali: per esempio, un toro fu trovato mutilato nel 1981 in Colorado, con tracce essiccate di essudazione che gocciolavano giù lungo il muso da entrambi gli occhi, rimossi in una maniera tale che sarebbe stata possibile solo se fosse stato in piedi. Ciò sta a significare che chiunque abbia tagliato i suoi occhi, rimosso la lingua, le parti sessuali e il retto, abbia fatto il tutto con l’animale ancora vivo, paralizzato e in piedi sulle proprie zampe. Con tutta probabilità, inoltre, l’animale viene mutilato non nel luogo in cui poi viene ritrovato, ricordiamo che non sono mai state trovate tracce di sangue o impronte sul terreno. Un importante indizio risiede nelle ossa dell’animale, infatti in molti casi sono state trovate fratturate, quasi come se fosse stato lasciato cadere da un’altezza considerevole. Una volta un toro mutilato è caduto di testa finendo con le corna conficcate nel terreno. Dunque le mutilazioni avvengono su dei mezzi in volo? Questa teoria potrebbe essere confermata da molti allevatori che avrebbero sentito rumori di elicotteri e avvistato luci strane nella notte.

  • Riti satanici o esperimenti alieni?

Un’altra spiegazione alle mutilazioni potrebbe arrivare dai culti satanici, ma se la analizziamo ci accorgiamo subito che regge veramente poco, infatti in genere il sacrificio nel culto diabolico coinvolge una donna o un bambino. Gli unici culti che prevedono il sacrificio di animali sono il vudù e la teurgia pagana ed entrambe non prevedono quelle terribili mutilazioni. L’assenza poi di tracce nel terreno e la precisione quasi chirurgica delle incisioni negli organi escludono categoricamente questa spiegazione. Non mancano ipotesi che riguardano gli extraterrestri, essi avrebbero bisogno dei tessuti del bestiame per sperimentazioni perché a livello genetico hanno le stesse cellule dell’essere umano. Tutto questo con l’accordo del governo forse.

Sono passati ormai 50 anni dalla nascita di questo terribile fenomeno e una vera e propria spiegazione non esiste. Esistono molte teorie, alcune poco credibili e altre con basi solide che se sviluppate potrebbero portare sulla strada giusta, ma ad oggi il mistero rimane.

Sono passati ormai 50 anni dalla nascita di questo terribile fenomeno e una vera e propria spiegazione non esiste. Esistono molte teorie, alcune poco credibili e altre con basi solide che se sviluppate potrebbero portare sulla strada giusta, ma ad oggi il mistero rimane.

 
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Pubblicato da su 22 giugno 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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Maledizione dei Chase – Le bare che si muovono da sole

Maledizione dei Chase – Le bare che si muovono da sole

Sull’isola di Barbados che appartiene alle Antille si narra di una storia poco nota e che non ha ancora trovato una spiegazione. Nel cimitero della Chiesa di Cristo “Christ Church Parish Church” successe un fatto spaventoso e orrendo che scosse l’intera città. Non è semplicemente una leggenda, ma un fatto che è stato anche registrato dagli storici del luogo. Questa cripta sotterranea, ora abbandonata e dove nessuno osa entrare è la protagonista della storia che stiamo per raccontarvi oggi. La cripta ha la sua origine quando l’isola era ancora una colonia britannica, essa era stata costruita per evitare delle azioni di sciacallaggio. Aveva un’unica entrata dalla superficie la quale era sigillata da un enorme lastra di marmo blu così pesante che richiedeva uno sforzo di 6 o 7 schiavi per poter essere spostata. Dopo una discesa lungo le scalinate di pietra si trovava un enorme cancello chiuso a chiave, la cui unica copia era detenuta dai Walrond i proprietari. Oltre il cancello si trovava un enorme spazio destinato a contenere i corpi dei defunti.

Nel 1742 la potente famiglia Walrond, non avendo mai utilizzato tale cripta, decise di venderla a degli amici di famiglia, gli Elliot, ma nemmeno loro, per  fortuna, ebbero la necessità di utilizzarla  per seppellire i propri famigliari. Il 31 luglio del 1807 Thomasina Goddard, una cara amica degli Elliot morì, così per rispetto e per amicizia decisero di seppellirla nella cripta di famiglia dentro una bara di legno e fu la prima persona ad essere sepolta lì. Poco tempo dopo, nel 1808 il mausoleo sotterraneo fu venduto alla famiglia Chase, noti su tutta l’isola non certo per le loro buone azioni. Thomas Chase, il patriarca famigliare, è ricordato come un despota aggressivo che si comportava in modo brutale soprattutto nei confronti degli schiavi di sua proprietà ma anche nei confronti della propria famiglia.
Il 22 febbraio del 1808 la cripta accoglieva il suo secondo membro, si trattava della piccola Mary Ann Chase di soli 2 anni di età, la cui morte è ancora oggi oggetto di speculazioni. Alcune ipotesi portano ad affermare che sia stato lo stesso Thomas ad averla uccisa. Il corpo di Mary Ann venne messo dentro una piccola bara di piombo e sepolta vicino a quello di Thomasina Goddard. Purtroppo le disgrazie per la famiglia Chase non erano ancora finite e 4 anni più tardi, il 6 luglio del 1812, si suicidò la sorella della piccola Mary Ann, Dorcas Chase. Anche in questo caso si dice che i continui abusi psicologici e la crudeltà del proprio padre l’abbiano portata a commettere tale gesto. Il corpo della giovane Dorcas venne messo dentro un’altra pesante bara di piombo e  sepolta vicino a sua sorella. Il dolore di queste perdite fu così immenso per Thomas Chase che, guidato probabilmente anche dai sensi di colpa, si suicidò un mese dopo. Per il padre venne scelta una bara di marmo e vennero impiegati ben 8 uomini per trasportare i resti della sua umanità attraverso le scalinate e depositarla dentro la cripta. Ma quando venne aperto il cancello tutte le persone presenti quel giorno si trovarono di fronte a qualcosa che non poteva essere vero, eppure era lì davanti ai loro occhi. Tutte le bare erano state spostate dai luoghi in cui erano state messe inizialmente e in particolare quella della piccola Mary Ann si trovava sul lato opposto, sottosopra. Il dolore iniziale dei famigliari di fronte a quell’orrida scena si trasformò in rabbia perché pensarono che vi fosse stato qualcuno che si era permesso di profanare le tombe, magari in cerca di oggetti preziosi. Quindi dopo aver risistemato tutte le bare e aver depositato i resti del signor Thomas Chase decisero di aumentare la sorveglianza sulla cripta.

A partire da questo momento le persone sull’isola testimoniano dei fatti strani e rumori provenire dal cimitero nel mezzo della notte, in particolare di quella cripta che in breve tempo si era riempita dei membri della famiglia Chase, dicevano che si sentiva un rumore ben riconoscibile “come se vi fosse qualcosa che si trascina nell’oscurità“. Questi racconti ben presto divennero realtà mettendo a dura prova anche i più scettici. Quattro anni più tardi, il 25 settembre 1916, la cripta venne riaperta per accogliere un nuovo membro: Charles Brewster Ames, morto a soli 11 anni. Come potete immaginare anche in questo caso le bare si trovavano spostate in posizioni inusuali e addirittura quella del signor Thomas Chase, il cui feretro pesava più di 250 kg, si trovava nella posizione opposta in cui era stata sistemata. Nonostante lo shock per tale spettacolo, tutte le bare vennero rimesse a posto e la cripta sigillata. Molti dei testimoni avevano uno sguardo perso e confuso, probabilmente nelle loro menti si faceva largo sempre con più forza l’idea che vi fosse qualcosa di soprannaturale dietro questo mistero. Il 17 novembre 1816 la cripta venne riaperta per ospitare una nuova salma, quella di Samuel Brewster. Oramai la voce riguardante le bare mobili si era diffusa su tutta l’isola e decine di curiosi vennero da ogni dove ad osservare questo spettacolo raccapricciante. Quando venne spostato il marmo all’ingresso e venne aperto il cancello interno, puntualmente come un film dell’orrore che si ripete all’infinito, i feretri erano sparsi qua e la, spostati come se fossero giocattoli. Anche in questo caso tra lo stupore e gli sguardi atterriti dei curiosi, le bare vennero rimesse a posto e la cripta richiusa. Il 7 luglio 1819 toccò alla signora Thomazina Clarke essere introdotta nel sepolcro.

La situazione diventa cosi disperata che decise di intervenire il governatore di Barbados in persona, Lord Combermere. Per poter seppellire i resti della donna la cripta venne aperta per l’ennesima volta e il governatore vide con i propri occhi ciò che temeva fosse reale, dinanzi a lui c’erano le bare completamente rivoltate in posizioni improbabili quanto bizzarre. A quel punto decise di mandare via tutti, sia curiosi che parenti e insieme al corpo di polizia e a dei muratori esaminò con minuziosa cura ogni angolo della cripta osservando se c’erano dei fori attraverso i quali potesse entrare l’acqua o addirittura dei passaggi nascosti attraverso i quali potessero entrare gli sciacalli, anche se bisogna specificare che nessun oggetto prezioso era mai stato trafugato dalla cripta. Il governatore non ottenne nessun risultato, tutta la struttura si dimostrava solida senza aperture. Così con arguta astuzia fece cambiare la serratura del cancello interno e fece sistemare le bare in una posizione ben definita, una sopra l’altra posizionando quelle più pesanti e grandi sotto quelle piccole. Successivamente ordinò di cospargere di sabbia fine il pavimento cosi da poter registrare le impronte degli intrusi, non contento di tali precauzioni fissò anche il pesante blocco di marmo all’ingresso attraverso l’utilizzo del cemento e come ciliegina sulla torta, quando il cemento era ancora fresco, decise di imprimere, attraverso il suo anello, il suo sigillo personale il quale rappresentava anche un avvertimento per chiunque avesse osato entrare. Insomma quella cripta era diventata impenetrabile. Il 18 aprile del 1820 il governatore, accompagnato dal corpo di polizia e dai muratori, decise di ritornare sul luogo per verificare se tali precauzioni erano servite e cosi poter finalmente mettere a tacere quelle voci su presunti fantasmi ed eventi paranormali della cripta. Il cemento che fermava la porta di accesso era intatto e allo stesso modo anche il sigillo, quindi nessuno aveva violato l’ingresso. Dopo aver aperto il cancello iniziarono la discesa delle scale osservando con minuziosa cura il pavimento, verificando se c’erano delle impronte. Il luogo era identico a come l’avevano lasciato l’ultima volta, salvo un particolare: la posizione delle bare. Come in un dejavù Lord Combermere assistette di nuovo a quell’incredibile visione, non c’erano impronte né sulle bare e nemmeno per terra ma esse si erano mosse e in questo caso c’erano addirittura tre bare messe una sopra l’altra, una in posizione verticale. Increduli e scioccati decisero di metter fine a tutto ciò, portarono fuori le bare e abbandonarono il luogo per sempre.

Da allora durante i secoli diversi scienziati, spiritisti, detective e altri esperti cercarono invano di spiegare questo fenomeno, ovviamente senza ottenere alcun risultato. Voi avreste il coraggio di trascorrere una notte dentro questa cripta?

 
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Pubblicato da su 15 giugno 2015 in Maledizioni

 

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Leonarda Cianciulli – La saponificatrice di Correggio

Leonarda Cianciulli – La saponificatrice di Correggio

Ed Gein in America, Vlad Tepes nella Valacchia e Erzsébet Báthory in Ungheria, queste sono tre persone di cui abbiamo parlato in casi precedenti che hanno avuto tutte a che fare con terribili e cruenti omicidi. Ora stiamo per narrarvi la storia di un’altra spietata serial killer e questa volta staremo in Italia. Siamo negli anni 30 e il paese si sta pian piano riprendendo dal primo conflitto mondiale e la povertà è ancora molto diffusa. Leonarda Cianciulli è una donna piena di risorse, sa come sfruttare al meglio ogni mezzo per guadagnare sempre qualche lira in più. Come abbiamo detto sono gli anni 30 e a quell’epoca il denaro scarseggiava e bisognava darsi da fare. Ecco la storia di Leoanarda Cianciulli, meglio conosciuta come la saponificatrice di Correggio.

Leonarda nacque a Montella, in provincia di Avellino nel 1894, da Emilia di Nolfi e Mariano Cianciulli. La sua fu un’infanzia difficile, era sempre stata una bambina debole ed era nata senza che i genitori la desiderassero. Più volte tentò invano il suicidio cercando di impiccarsi due volte oppure mangiando dei cocci di vetro. All’età di 22 anni sposò Raffaele Pansardi, un impiegato dell’ufficio del registro e andò a vivere nell’Alta Irpinia, ad Ariano Irpino. Leonarda era una donna molto frugale e aveva tutte le buone ragioni per esserlo poiché perdette la sua casa e tutti i suoi aver a causa del Terremoto del Vulture che causò ingenti danni in Campania e in Basilicata, nonché la morte di 1404 persone il 23 luglio 1930. Per limitare le perdite, la donna e suo marito si trasferirono a Correggio dove iniziò la sua attività di cartomante autonominandosi anche sensitiva per le donne della paese. Ben presto divenne nota tra la gente del posto come una donna per bene e una buona vicina. Nel corso del suo matrimonio Leonarda portò avanti ben 17 gravidanze. Sfortunatamente ci furono 3 aborti e 10 morti premature. Leonarda era quindi estremamente protettiva nei confronti dei restanti 4 bambini: Giuseppe, Bernardo, Biagio e Norma. Sarebbe andata fino ai confini più estremi della terra pur di proteggerli e spesso si consultava con altri cartomanti e sensitivi per placare i suoi timori che un altro dei suoi bambini sarebbe morto. Infatti quando la donna era più giovane le venne predetto che tutti i suoi figli sarebbero morti e che non le sarebbe rimasto più nulla! Ben presto arrivò il periodo che il figlio maggiore e prediletto di Leonarda, Giuseppe, divenne abbastanza grande per essere arruolato nell’esercito. Avendo constatato che l’Italia si sarebbe unita allo sforzo bellico e che suo figlio si sarebbe unito a esso, Leonarda, agonizzante su come avrebbe dovuto proteggerlo, ancora una volta si rivolse alle arti oscure impiegando mezzi sempre più oscuri al fine di tenere in vita i suoi figli rimasti. Fu proprio in questo periodo che Leonarda cambiò, ella era convinta che se qualcun’altro avesse preso posto di suo figlio, lui poteva salvarsi dalle grinfie della morte. Poteva funzionare!

Leonarda aveva imparato a conoscere un bel po’ di persone grazie al suo lavoro. Sapeva quello che esse desideravano più di ogni altra cosa. I pensieri di Leonarda dunque si concentrarono sulla sua vicina Faustina Setti che desiderava disperatamente un marito e tempo prima era venuta da lei in cerca di aiuto. Si, Leonarda le aveva detto che avrebbe fatto del suo meglio per trovarne uno. Un giorno Leonarda invitò a casa sua Faustina dicendole che finalmente le aveva trovato un marito ma era abbastanza lontano, in una città chiamata Pola. Leonarda disse alla donna di non dire nulla della sua partenza per non scatenare delle invidie, ma di scrivere solo alcune lettere e cartoline che avrebbe potuto inviare più tardi in modo che tutti potessero sapere che stava bene. Dopo aver parlato, Leonarda le offrì del vino drogato in modo tale da sacrificarla per la vita di suo figlio. Leonarda si interrogò su cosa fare del corpo della donna privo di sensi. Di recente aveva preso in considerazione di ampliare il suo repertorio di competenze e si stava occupando della fabbricazione di sapone, dunque in casa aveva della soda caustica comprata recentemente al mercato che è un ingrediente necessario per la produzione di sapone fatto in casa. Dunque la Cianciulli la uccise a colpi di scure e la trascinò in uno stanzino. Qui sezionò il cadavere mischiandone i pezzi con la soda caustica in modo tale da realizzare saponi. Inoltre, per la gioia della donna, le fu anche possibile di aggiungere un po’ di sangue all’impasto di quelli che sarebbero stati dei deliziosi e croccanti pasticcini. Leonarda servì i suoi dolci con grande orgoglio al vicinato che si complimentò per l’incredibile bontà. Forse Leonarda ritenne che una volta finite le torte e i suoi prodotti di sapone, avrebbe dovuto riempire la dispensa con qualcos’altro. Forse pensava che il destino l’avesse beffata e che la sua offerta sacrificale aveva perso l’effetto, oppure che doveva esserci un sacrificio per ogni suo figlio rimasto in vita. Qualunque sia la ragione, Leonarda fu presto ossessionata nella ricerca della prossima vittima sacrificale tra le case del vicinato per la preparazione di nuove torte e saponi. Francesca Soavi è stata un’altra donna che era venuta in cerca di aiuto chiedendo di trovare un nuovo lavoro. Dunque Leonarda si inventò l’ennesima scusa dicendo che ne aveva trovato uno per lei in un altro luogo lontano, questa volta in una scuola a Piacenza. Leonarda pensò che poteva essere una bella sorpresa per Francesca mantenere il suo nuovo lavoro un segreto, così la futura vittima disse semplicemente ad amici e parenti che se ne stava andando via. Un po’ di droga nel vino, qualche colpo d’ascia più tardi e Francesca era pronta per essere servita, il tutto ovviamente guarnito con della soda caustica. A questo omicidio ne seguì un altro, la vittima è un’altra donna: Virginia Cacioppo che aveva supplicato Leonarda di aiutarla a riavviare la sua carriera di cantante lirica. Virginia come le altre giurò di mantenere il segreto sul suo imminente viaggio, difatti le era stato promesso un impiego come segretaria di un misterioso dirigente teatrale che, magari, avrebbe potuto reintrodurla nell’ambiente. Leonarda era particolarmente soddisfatta del suo terzo sacrificio. Dopo aver preparato Virginia nel piatto, Leonarda ha aggiunto un po’ di acqua di colonia notando che i saponi risultanti erano particolarmente dolci, così come lo erano i pasticcini. Si, quella Virginia era una donna veramente molto dolce! Tuttavia le preoccupazioni intorno ai membri della famiglia di Virginia crebbero di li a poco. Sua cognata in particolare ricordò di aver visto Virginia entrare in casa di Leonarda e da allora non l’aveva più vista. Queste preoccupazioni vennero riportate quindi alla polizia che cominciò le indagini. Una volta arrivati a Leonarda, la donna confessò i suoi tre omicidi senza fare molta resistenza. Gli inquirenti però non riuscivano a credere che una donna anziana, bassa e grossa avesse potuto fare tutto questo da sola e andarono alla ricerca di un complice che l’avesse aiutata a compiere i delitti. Il sospettato numero uno era il figlio Giuseppe che al processo, avvenuto nel 1946, dichiarò di aver spedito le lettere, senza però sapere la verità. La madre, intenzionata a difenderlo con tutte le sue forze, propose una dimostrazione atta a far capire che lei era l’unica artefice di quella mattanza. Davanti a magistrati e avvocati, in soli dodici minuti, sezionò il cadavere di un vagabondo morto in ospedale e procedette con le tecniche di saponificazione.

A Leonarda vennero dati 30 anni di carcere, più altri 3 da scontare nel manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli. La donna sopravvisse in carcere lavorando a uncinetto e cucinando biscotti, ma una volta in manicomio le venne immediatamente un ictus e morì il 15 ottobre del 1970 all’età di 76 anni.

Tagliai qui, qui e qui: in meno di 20 minuti tutto era finito, compresa la pulizia. Potrei anche dimostrarlo ora

 
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Pubblicato da su 8 giugno 2015 in Personaggi sinistri

 

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