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Ourang Medan – La nave della morte

11 Mag

Racconti minacciosi come quelli sulle navi fantasma quali l’Olandese Volante e la Mary Celeste, vengono tramandati da una generazione di gente di mare all’altra da ormai molti secoli. Queste storie narrano di vascelli abbandonati, ma ancor più angoscianti sono i dettagli che di solito riguardano l’equipaggio morto in circostanze misteriose. Probabilmente il caso più inquietante tra tutte queste leggende è quello che riguarda la SS Ourang Medan.

Molti rapporti alternativi riportano la data di febbraio 1948, ma secondo i rapporti ufficiali dell’epoca nel giugno del 1947, molteplici navi che attraversarono le vie commerciali dello Stretto di Malacca, tra le assolate coste di Sumatra e Malasya, affermarono di aver raccolto una serie di segnali si soccorso. Il messaggio della nave sconosciuta era tanto semplice quanto inquietante: “Tutti gli ufficiali, tra cui il capitano, sono morti e giacciono in sala nautica e sul ponte. Probabilmente è morto anche tutto l’equipaggio”. Questo messaggio era poi seguito da una raffica indecifrabile di codice Morse dopo il quale si poteva sentire: “Sono morto”, dopodiché solo un silenzio di tomba. Questa agghiacciante richiesta di soccorso venne ripresa da due navi americane e postazioni di ascolto inglesi e olandesi. Gli ascoltatori riuscirono a triangolare la fonte di queste trasmissioni e dedussero che probabilmente provenivano da una nave da carico olandese nota col nome SS Ourang Medan che in quel momento stava navigando tra le acque dello Stretto di Malacca. In quel momento un mercantile statunitense, il Silver Star, era il più vicino alla presunta posizione della Ourang Medan e notando l’urgenza di quel messaggio dettato da una persona terrorizzata, il capitano non perse tempo a cambiare la rotta nel tentativo di soccorrere la nave. In poche ore la Silver Star riuscì a raggiungere l’Ourang Medan in balia delle acque increspate. Non appena il mercantile si avvicinò alla nave, l’equipaggio notò immediatamente che non vi era alcun segno di vita sul ponte e invano tentarono di chiamare qualcuno. Il capitano decise dunque di attraccare all’Ourang Medan per salirvi a bordo e capire cosa fosse successo. In quel momento l’equipaggio ancora non sapeva che stava per entrare in un incubo.

Appena gli uomini salirono a bordo della nave si resero rapidamente conto che le chiamate di soccorso non furono affatto un’esagerazione. I ponti della nave erano disseminati di cadaveri dell’equipaggio della nave olandese, tutti i loro occhi erano spalancati, le braccia protese come se stessero aggredendo degli assalitori invisibili, le facce contorte in volti pieni di agonia e terrore. Anche il cane della nave era morto e il suo muso era congelato in una smorfia orribile. Gli uomini della Silver Star trovarono i resti del capitano sul ponte, mentre i cadaveri degli ufficiali erano sparsi tra la timoniera e la sala nautica. L’ufficiale delle comunicazioni era ancora al suo posto, morto, con il dito che poggiava ancora sul telegrafo. Sottocoperta vennero trovati altri cadaveri nel locale caldaia, ma la cosa terrificante è che i soccorritori riportarono di aver provato un forte senso di gelo nonostante la temperatura nel locale fosse di oltre 40 gradi. Mentre il team di ricerca ha potuto vedere la prova evidente che l’equipaggio dell’Ourang Medan avesse sofferto profondamente, non trovarono invece alcune traccia di lesioni sui loro corpi che si stavano decomponendo più velocemente del solito. Non trovarono nemmeno danni alla nave. Il capitano della Silver Star decise dunque di legare l’Ourang Medan per rimorchiarla al porto ma non appena l’equipaggio collegò il cavo di traino alla nave, gli uomini notarono una a grossa colonna di fumo nero che si stava formando dai ponti inferiori della nave olandese, in particolare dalla stiva numero 4. L’equipaggio dunque si affrettò a tagliere il cavo di traino e non appena lo spezzarono l’Ourang Medan esplose con una forza talmente tremenda che si sollevò dall’acqua per poi affondare rapidamente. Dopodiché l’equipaggio osservò la nave affondare e scomparire nelle profondità salmastre delle acque dello Stretto di Malacca, terrorizzati ma allo stesso tempo sollevati di non essere stati trascinati sul fondo del mare insieme all’Ourang Medan. La tomba d’acqua che ha richiamato a se l’Ourang Medan, l’ha effettivamente rimosso dalla faccia della Terra facendo entrare questa storia direttamente nel regno dei miti e delle leggende. Questo naturalmente ha fatto si che tutta la faccenda diventasse uno dei misteri marittimi più duraturi e intriganti di sempre lasciandoci porre la domanda più semplice: cosa è accaduto all’Ourang Medan?

Mentre le voci circa la macabra scoperta della Silver Star circolavano ampiamente lungo le rotte commerciali delle Indie Orientali, il primo resoconto ufficiale non sarebbe stato stampato fino al maggio del 1952 in una sezione degli Atti del consiglio della Marina Mercantile, pubblicato dalla Guardia Costiera americana. In esso vi era riportato lo stato allarmante dell’equipaggio olandese: “I loro volti congelati sono stati restituiti al Sole… A guardare, come impauriti… Le bocche e gli occhi erano spalancati in maniera innaturale”. Il primo problema a cui veniamo incontro nel tentativo di accertare cosa sia successo a questo ormai famoso cargo olandese è il fatto che non sembra essere mai esistito in nessun documento ufficiale. Sappiamo invece che il Silver Star era reale, anche se nel 1947 era stato riacquistato dalla compagnia Grace Line rinominandolo in “Santa Juana” ma non c’era nessuna traccia nei diari di bordo dell’Ourang Medan. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che se l’Ourang Medan fosse esistita veramente, probabilmente proveniva dalla Sumatra che all’epoca era una colonia olandese. “Ourang” è indonesiano e significa “Uomo” mentre “Medan” è la città più grande dell’isola di Sumatra, il che porta alla traduzione “Uomo di Medan”. Dunque l’etimologia del nome potrebbe dare qualche indizio sulla sua origine ma non esiste nessuna registrazione di questa nave.

Lo storico e scrittore Roy Bainton fu la persona che si interessò di più alla vicenda con l’obiettivo di mettere luce su questa misteriosa storia, ma incontrò numerosi vicoli ciechi. Proprio mentre stava per abbandonare la sua indagine e archiviare il tutto come una storiella di marinai, venne contattato dal professor Theodor Siersdorfer di Essen, Germania. Egli aveva indagato per 50 anni sull’intera faccenda ed è stato il primo a rivelare i nomi delle due navi americane che sentirono l’SOS dell’Ourang Medan. Siersdorfer fece leggere a Baiton un libretto di 32 pagine scritto nel 1954 da Otto Mielke dal titolo “La nave della morte nei mari del Sud” in cui venivano descritti molti dettagli sulla nave olandese, dalla rotta alla stazza, dalla potenza del motore al nome del capitano. Ci fu però una sezione del libro che illuminò Baiton in cui veniva spiegato che la stiva numero 4 veniva riempita con sostanze estremamente letali, proprio quella stiva da dove proveniva il fumo nero. Dunque la conclusione di Baiton fu che ci fu una fuga di queste sostanze tossiche e il fatto che la nave non era presente in nessun registro era dovuto al fatto che molte di quelle sostanze erano illegali. Ancora più terrificante, secondo Bainton, è la congettura che l’Ourang Medan potrebbe essere stato un mercantile per il contrabbando di gas nervino o armi biologiche ancora più insidiose prodotte da una sinistra unità dell’esercito giapponese i cui esperimenti erano così atroci che a confronto quelli nazisti impallidivano. Stiamo parlando dell’unità 731. Ci furono molte persone che, non convinte della versione di Bainton, si spinsero oltre nel cercare di spiegare il mistero che circonda l’Ourang Medan. Vennero avanzate ipotesi che l’equipaggio potesse addirittura essere stato attaccato da una qualche forza extraterrestre, Molti addirittura affermarono che la ciurma potesse aver incontrato spettri vendicativi del mare, oppure una nave fantasma e che abbiamo intrapreso uno scontro con dei pirati non morti, questo per spiegare il fatto che i corpi dei marinai vennero ritrovati in una strana posizione, come se stessero combattendo contro una forza invisibile.

Oltre alle spiegazioni che mettono in gioco il paranormale ce ne sono molte altre che riguarderebbero cause naturali. L’espressione terrorizzata dell’equipaggio potrebbe essere stata causata da una nube di gas metano proveniente da una qualche fessura sul fondo del mare che avvelenò tutte le persone a bordo. Queste bolle di metano però non avrebbero potuto in nessun modo causare quella forte esplosione riportata dai marinai della Silver Star, dunque la causa potrebbe essere stata una falla nella caldaia della nave. Del monossido di carbonio potrebbe essere quindi fuoriuscito e causare l’avvelenamento dell’equipaggio mentre il fuoco lentamente cresceva andando infine a contatto con il carburante e causando la forte esplosione. Per concludere, qualunque sia la verità dietro a questa tragedia insondabile, l’affondamento dell’Ourang medan e ciò che è successo al suo equipaggio rimane uno degli enigmi marittimi più sconcertanti e decisamente spaventosi del 20° secolo!

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Pubblicato da su 11 maggio 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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