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Archivio mensile:maggio 2015

Cupole siberiane – Misteri nella Valle della Morte

 Molti racconti di popoli antichi sparsi per il globo sembrano confermare una grande battaglia avvenuta migliaia di anni fa combattuta da entità soprannaturali allora chiamati Dei e che oggi potremmo definire extraterrestri. Sarebbero molti i luoghi che in passato sono stati coinvolti da queste battaglie, da Mohenjo-daro a Sodoma e Gomorra, in particolare di quest’ultime vi è una descrizione della loro distruzione proprio nella Bibbia. Sulla Terra probabilmente esiste un altro posto che forse è strettamente legato a queste battaglie, una zona remota nella Siberia, luogo oggetto di numerose leggende, nate dalla scoperte di diverse tombe antiche, enigmatici insediamenti e strani manufatti.

Yakutia, Russia. Questa vasta regione, circondata da una serie di antichi ed irrisolti misteri, situata nel centro nord della Siberia è una delle più remote e meno esplorate al mondo. Privo di qualsiasi tipo di strada, il territorio è in gran parte coperto da una fitta foresta, con numerosi alberi sradicati, vaste paludi e consistenti sciami di zanzare. Praticamente, lo scenario ideale per l’ambientazione di miti e leggende su strane creature e fatti misteriosi. Proprio qui, nel profondo delle dense foreste e dei territori paludosi, lungo il fiume Viliuy, c’è una zona denominata “Uliuiu Cherkechekh”, traducibile come “Valle della Morte”, un luogo dove la gente del posto non osa avventurarsi poiché si dice che chiunque si addentri non ne esca più vivo. Loro non vogliono che nessuno metta piede nella Valle della Morte e di fatto è stata interdetta e dichiarata come una zona proibita. Nel 1854 il geografo e studioso di scienze naturali Ričard Maak venne nominato dalla Società Geografica Russa per condurre una spedizione scientifica nel temuto bacino idrografico del fiume Viliuy. Nel suo diario Richard riporta l’avvistamento di diverse strutture metalliche misteriose di grandi dimensioni che i cacciatori nomadi locali chiamarono “calderoni” per via della loro forma a cupola e descrivendole anche come delle grandi case di ferro impiantate nel terreno perennemente ghiacciato. Alcune di esse avrebbero anche un’apertura sulla parte superiore, con una scala a chiocciola che conduce fino a una galleria circolare con diverse camere interne. Nel 1971, un vecchio cacciatore evenchi, affermò che dentro una di queste cupole aveva notato i corpi di strani esseri con un occhio solo, vestiti con una sorta di costume di ferro. Benché si fosse reso disponibile ad accompagnare chiunque volesse a visitare il misterioso sito, nessuna delle autorità volle credere al suo racconto.

Gli anziani del luogo chiamano le enigmatiche strutture olgius, ma ne ignorano l’origine. Le leggende fanno risalire la loro costruzione ai demoni della taiga, Niurgun Bootur e Tong Duurai e la loro esistenza venne confermata in altre tre occasioni tra il 1933 e il 1947 da Mikhail Koretsky di Vladivostok che stava attraversando la valle della morte alla ricerca di oro. Egli sostenne di aver visto 7 oggetti a forma di cupola, ognuno di essi misurava tra i 6 e i 9 metri di diametro e tutti erano coperti parzialmente dalla vegetazione che naturalmente cresceva su di essi. Sembra siano fatte di un metallo simile al rame nell’aspetto ma, a differenza del rame, non può essere scalfito o danneggiato e nessuno è mai stato in grado di tagliarne anche un frammento. Nell’ultima visita alle cupole, Koretsky e i suoi amici trascorsero la notte in una di esse. Benché quella notte non successe nulla di particolare, nei giorni a seguire uno dei suoi compagni si trovò a perdere quasi tutti i capelli, mentre Koretsky sviluppo due piccole pustole sulla guancia che non si sono mai più rimarginate. Ma cosa potrebbe spiegare questa sorta di reazione tossica? Ma soprattutto da dove provengono quelle misteriose cupole? In cerca di risposte, il ricercatore UFO Ivan Mackerle insieme a un team di scienziati, viaggiò fino alla valle della morte per cercare di localizzare quegli strani oggetti metallici. “Non sapevo se era solo una leggenda o no, così fui spinto a cercare quel posto e investigare maggiormente per dare la mia personale opinione”. Usando un parapendio a motore per cercare la misteriosa valle, i ricercatori hanno infine localizzato una pianura circolare nella zona paludosa. Quando il team esplorò la zona a piedi trovarono un terreno molto inusuale sotto la zona paludosa, infatti quando cercarono di capire cosa vi fosse sotto i loro piedi sentirono un insolito rumore metallico, in quel modo trovarono una cupola affondata. Andando avanti con le ricerche trovarono un posto dove ci furono delle forti variazioni elettromagnetiche, ma prima che potessero esplorare il sito ulteriormente, i membri dell’esplorazione improvvisamente cominciarono ad avvertire forti emicrania con nausee e conseguente disorientamento, sintomi simili a quelli descritti nelle leggende locali. Il team non riusciva a spiegare questi sintomi, in particolare Ivan non riusciva più a camminare ne deglutire e le sue pupille erano più grandi del solito tanto che arrivò a pensare di essere stato in qualche modo avvelenato da un insetto o animale selvatico. Quando tornò a casa, il dottore gli fece una visita completa e la cosa sorprendente è che non venne trovata nessuna ragione per quei sintomi. Gli esploratori hanno dunque trovato il luogo dove si nascondono quelle misiteriose cupole metalliche? E quale è stata la causa di quei misteriosi e strani sintomi avvertiti da tutto il team di ricerca? Sono stati per caso colpiti da una sorta di radiazione proveniente dalle profondità del terreno? Stando alle leggende Yakutia locali, le cupole metalliche erano un tempo una parte di una potentissima arma caduta in disuso dopo una grandiosa battaglia tra esseri provenienti da altri mondi, in particolare vengono descritte palle di fuoco che venivano sparate dalla terra. Vi furono dei rumori terribili e tutta la foresta circostante venne distrutta, gli alberi polverizzati e le rocce sciolte. Questa leggenda fomentò un’ipotesi avanzata dal ricercatore russo Valery Uvarov che afferma che le misteriose cupole della Siberia potrebbero essere un’antica arma costruita dagli extraterrestri per proteggere il nostro pianeta da eventuali pericoli esterni, tipo meteoriti o altri alieni ostili. Il sistema di difesa, composto da numerose cupole interrate, sarebbe collegato ad una centrale elettrica costruita nelle profondità del suolo e capace di operare automaticamente, proteggendo la Terra dalle minacce cosmiche. Uvarov è convinto che il sistema di difesa extraterrestre sia entrato in funzione tre volte negli ultimi cento anni: nel 1908 abbattendo il famoso meteorite di Tunguska; nel 1984 distruggendo il bolide di Chulym, penetrato nell’atmosfera fino all’altezza di circa 100 chilometri e, più di recente, il meteorite Vitim nel 2002. Qualcuno ipotizza che il sistema sia entrato in funzione una quarta volta per scongiurare un impatto che poteva essere catastrofico: ossia la Meteora di Čeljabinsk esplosa nei cieli Russi il 15 febbraio del 2013. Recentemente, un team di scienziati e di esploratori russi è tornato dalla Valle della Morte affermando di aver trovato la prova di almeno cinque cupole metalliche e alla domanda su cosa il team pensa di aver scoperto e se potrebbe trattarsi di qualcosa costruita da Antichi Astronauti, il team si è rifiutato di commentare dicendo; “C’è sicuramente qualcosa di strano là fuori, ma non abbiamo idea di cosa sia o per cosa sia stato utilizzato”.

Infine una coincidenza alquanto strana si è verificata di recente. Un gigantesco cratere di circa 90 metri di larghezza si è aperto in una delle zone più inospitali della Russia, la penisola siberiana dello Yamal. Il fatto strano è che il diametro è identico a quello di un altro buco che si trova in un altra zona inospitale della terra, ossia in antartide. Cosa si nasconde sotto la superficie ? Basi militari o qualcosa di ancor più strano? Esiste per caso qualche nesso tra le cupole e questi buchi? Ancora una volta siamo di fronte a molte domande e poche risposte su un luogho ricoperti da spessi strati di ghiaccio… E di mistero!

 
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Pubblicato da su 26 maggio 2015 in Luoghi inspiegabili e inquietanti

 

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Amityville – La casa degli Orrori

In ogni città o paese c’è sempre una casa diversa dalle altre, quella di cui ti parlano da quando sei bambino. Quella casa abbandonata dove nessuno osa entrare e che tu con timore o curiosità osservi da lontano mentre passi. Il suo profilo ti sembra immenso e rovinato e nello stesso tempo minaccioso. Quella casa che mentre la guardi ti vengono in mente i ricordi delle storie che circolano e che tu con abile immaginazione li fai diventare realtà nella tua mente e delle volte incubi nei tuoi sogni. Quella casa che da bambino osservavi con timore in particolar modo le sue finestre rotte nella speranza di osservare qualcuno, o qualcosa. Ovviamente la maggior parte delle storie che circolano su queste case cosiddette infestate sono inventate dalle persone del paese solo per poter dare una spiegazione al loro abbandono, eppure ci sono alcuni luoghi dove sono successi degli avvenimenti cosi raccapriccianti e cosi disumani che solo al pensiero di metterci piede verrebbero i brividi a chiunque. La casa che state osservando ora è uno di questi luoghi.

Il 14 novembre 1974, la piccola cittadina di Amityville, situata a Long Island – New York, è stata scossa da una notizia terribile. Ronald DeFeo Jr, un ragazzo di 23 anni, con un fucile da caccia calibro 35, aveva massacrato tutti i membri della sua famiglia (padre, madre, due fratelli e due sorelle), all’interno della propria casa situata al 112 Ocean Avenue ad Amityville, vicino al fiume. Secondo i rapporti della polizia, “Il crimine commesso ha delle caratteristiche particolari che indicavano tratti sadici solo spiegabili da una mente malata. Probabilmente la famiglia era stata narcotizzata prima di dormire, così l’assassino con calma uccise tutti i suoi familiari durante la notte. Ognuno dei membri dormiva a faccia in giù, con la testa appoggiata sulle braccia incrociate e tutti erano stati colpiti alla schiena con un’arma estremamente potente, tranne la madre, che è stata colpita alla testa.”. DeFeo, dopo essere stato catturato dalla polizia, durante il processo disse che aveva sentito una voce demoniaca che lo aveva spinto a uccidere la propria famiglia. Il processo per Ronald DeFeo Jr. cominciò il 14 ottobre del 1975 e il suo avvocato difensore William Weber non avendo nulla a cui aggrapparsi se non all’infermità mentale, cercò attraverso diverse analisi psichiatriche di costruire la sua difesa su quest’ipotesi cercando di risparmiare più anni possibili all’assassino. Gli esperti dissero che effettivamente Ronald soffriva di gravi disturbi psichici ed era diventato molto associale e che era fortemente dipendente da droghe quali l’LSD e l’eroina, ma era assolutamente in grado di valutare le sue azioni. Cosi Ronald è stato dichiarato colpevole con l’accusa di omicidio colposo plurimo e condannato a 25 anni di carcere per ogni omicidio commesso per un totale di 150 anni di carcere a Green Haven Correctional Facility, una prigione di massima sicurezza di New York. Questo fu solo l’inizio di una catena di eventi apparentemente inspiegabili che coinvolgono la casa situata sulla strada Ocean Avenue.

Nel dicembre 1975, la grande casa a due piani accoglieva i suoi nuovi abitanti: i Lutz. George e Kathy Lutz si erano trasferiti con i loro 3 figli Danny, Chris, e Missy. Considerando gli orribili eventi avvenuti in casa, la prima cosa che fecerò i Lutz fu chiamare il prete Ralph Pecoraro a benedire la casa, ma quando il sacerdote si trovò dentro all’abitazione avrebbe sentito una voce provenire dal piano superiore, una voce rauca che gli diceva di andare via. Successivamente le cose peggiorarono. I Lutz dichiararono che nella casa si potevano sentire odori sgradevoli, rumori strani, macchie sconosciute che apparivano e scomparivano sulle pareti e in modo inquietante con il passare del tempo, George, il padre di famiglia, iniziò a mostrare sintomi molto strani. Egli diceva di sentire sempre freddo e trascorreva ore davanti al camino osservando in silenzio le fiamme. Smise di prendersi cura della propria persona diventando sempre più sporco e spettinato acquisendo una somiglianza inquietante a Ronald Defeo. La moglie riferisce che da quanto si erano trasferiti in quella casa George diventava sempre più aggressivo e come se non bastasse la figlia Missy affermava che c’era una bambina chiamata Jodie con cui parlava spesso. Ma la cosa peggiore sono gli incubi sempre più frequenti e orribili. Kathy Lutz iniziò ad avere orribili visioni in sogno degli omicidi successi neanche un anno prima in quella casa. Lo stesso George iniziò a svegliarsi ogni notte alle 3:15, casualmente la stessa ora in cui erano stati commessi quei crimini. Più passava il tempo e più la presenza di spettri demoniaci si faceva sempre più evidente: mosche alle finestre, rumori nel mezzo della notte, sussurri provenire dall’oscurità. I Lutz dopo nemmeno 28 giorni dovettero abbandonare la casa terrorizzati. Da quel momento anche la stampa iniziò ad occuparsi dei Lutz, così iniziarono a narrare le loro esperienze ai giornali, spesso erano invitati in televisione e anche alla radio. Nacque un interesse per la casa degli orrori così forte che ben presto venne circondata da ricercatori dell’occulto, medium, sensitivi, cacciatori di fantasmi e spiritisti. Così dei ricercatori improvvisati e alcuni più esperti come i Warren diedero diverse motivazioni sul perché fosse infestata da spettri cosi aggressivi.  Secondo alcuni la casa si trovava su un antico sanatorio indiano dove i malati venivano lasciati quando la loro fine era vicina, altri invece suggeriscono che il terreno appartenesse ad un certo John Ketchum, uno stregone che era riuscito a fuggire al famoso processo alle streghe di Salem e che proprio su quella terra avesse continuato a fare i riti esoterici. Successivamente, la stampa accuso i Lutz di essersi inventati tutte queste storie e che le loro presunte esperienze paranormali erano solo un invenzione. Uno dei punti fondamentali di queste accuse era che William Weber, l’avvocato di Ronald DeFeo Jr, e George Lutz si conoscevano dai tempi del college e a quanto pare Weber, approfittando della situazione economica precaria di Lutz, li avrebbe pagati per poter vivere in quella casa e convincere l’opinione pubblica che l’abitazione era davvero infestata da presenze paranormali e così rafforzare la tesi che il suo cliente DeFeo era posseduto da uno di questi spettri.

Al giorno d’oggi non sappiamo con certezza se i fatti successi alla famiglia Lutz siano veri oppure no, le uniche certezze che abbiamo di questa storia sono i fatti cruenti successi alla famiglia DeFeo riportanti anche nel ibro The Amityville Horror: A True Story, scritto nel 1977 dallo scrittore americano Jay Anson e basato sui presunti eventi paranormali successi ai Lutz. Questo libro fu un successo di vendite a livello modiale mondiale. Per non parlare della quantità innumerevole di film con incassi milionari. La stampa e altri membri dell’occulto, durante il periodo dei duri attacchi mediatici alla famiglia Lutz, facevano indagini molto mirate sulla casa e scattavano diverse fotografie dentro e fuori cercando di smontare ciò che per molti era considerato una bufala ben orchestrata e tra le tante fotografie scattate alla casa si può osservarne una in particolare.  La fotografia in questione è stata scattata da Gene Campbell, un fotografo professionista, il quale durante una delle sessioni fotogratiche, quasi esausto dopo non aver trovato nulla di straordinario nei suoi rullini, iniziò a scattare delle fotografie fuori dalle stanze e nei corridoi. Grande fu la sorpresa quanto gelidi furono i brividi dietro la schiena di Gene quando scopri questa fotografia. Molti ritengono che si tratti del fantasma di John Matthew, il più piccolo dei Defeo uccisi quella notte maledetta. A proposito la casa è in vendita a circa 955mila dollari, così se vi interessa…

 
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Pubblicato da su 18 maggio 2015 in Maledizioni

 

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Ourang Medan – La nave della morte

Racconti minacciosi come quelli sulle navi fantasma quali l’Olandese Volante e la Mary Celeste, vengono tramandati da una generazione di gente di mare all’altra da ormai molti secoli. Queste storie narrano di vascelli abbandonati, ma ancor più angoscianti sono i dettagli che di solito riguardano l’equipaggio morto in circostanze misteriose. Probabilmente il caso più inquietante tra tutte queste leggende è quello che riguarda la SS Ourang Medan.

Molti rapporti alternativi riportano la data di febbraio 1948, ma secondo i rapporti ufficiali dell’epoca nel giugno del 1947, molteplici navi che attraversarono le vie commerciali dello Stretto di Malacca, tra le assolate coste di Sumatra e Malasya, affermarono di aver raccolto una serie di segnali si soccorso. Il messaggio della nave sconosciuta era tanto semplice quanto inquietante: “Tutti gli ufficiali, tra cui il capitano, sono morti e giacciono in sala nautica e sul ponte. Probabilmente è morto anche tutto l’equipaggio”. Questo messaggio era poi seguito da una raffica indecifrabile di codice Morse dopo il quale si poteva sentire: “Sono morto”, dopodiché solo un silenzio di tomba. Questa agghiacciante richiesta di soccorso venne ripresa da due navi americane e postazioni di ascolto inglesi e olandesi. Gli ascoltatori riuscirono a triangolare la fonte di queste trasmissioni e dedussero che probabilmente provenivano da una nave da carico olandese nota col nome SS Ourang Medan che in quel momento stava navigando tra le acque dello Stretto di Malacca. In quel momento un mercantile statunitense, il Silver Star, era il più vicino alla presunta posizione della Ourang Medan e notando l’urgenza di quel messaggio dettato da una persona terrorizzata, il capitano non perse tempo a cambiare la rotta nel tentativo di soccorrere la nave. In poche ore la Silver Star riuscì a raggiungere l’Ourang Medan in balia delle acque increspate. Non appena il mercantile si avvicinò alla nave, l’equipaggio notò immediatamente che non vi era alcun segno di vita sul ponte e invano tentarono di chiamare qualcuno. Il capitano decise dunque di attraccare all’Ourang Medan per salirvi a bordo e capire cosa fosse successo. In quel momento l’equipaggio ancora non sapeva che stava per entrare in un incubo.

Appena gli uomini salirono a bordo della nave si resero rapidamente conto che le chiamate di soccorso non furono affatto un’esagerazione. I ponti della nave erano disseminati di cadaveri dell’equipaggio della nave olandese, tutti i loro occhi erano spalancati, le braccia protese come se stessero aggredendo degli assalitori invisibili, le facce contorte in volti pieni di agonia e terrore. Anche il cane della nave era morto e il suo muso era congelato in una smorfia orribile. Gli uomini della Silver Star trovarono i resti del capitano sul ponte, mentre i cadaveri degli ufficiali erano sparsi tra la timoniera e la sala nautica. L’ufficiale delle comunicazioni era ancora al suo posto, morto, con il dito che poggiava ancora sul telegrafo. Sottocoperta vennero trovati altri cadaveri nel locale caldaia, ma la cosa terrificante è che i soccorritori riportarono di aver provato un forte senso di gelo nonostante la temperatura nel locale fosse di oltre 40 gradi. Mentre il team di ricerca ha potuto vedere la prova evidente che l’equipaggio dell’Ourang Medan avesse sofferto profondamente, non trovarono invece alcune traccia di lesioni sui loro corpi che si stavano decomponendo più velocemente del solito. Non trovarono nemmeno danni alla nave. Il capitano della Silver Star decise dunque di legare l’Ourang Medan per rimorchiarla al porto ma non appena l’equipaggio collegò il cavo di traino alla nave, gli uomini notarono una a grossa colonna di fumo nero che si stava formando dai ponti inferiori della nave olandese, in particolare dalla stiva numero 4. L’equipaggio dunque si affrettò a tagliere il cavo di traino e non appena lo spezzarono l’Ourang Medan esplose con una forza talmente tremenda che si sollevò dall’acqua per poi affondare rapidamente. Dopodiché l’equipaggio osservò la nave affondare e scomparire nelle profondità salmastre delle acque dello Stretto di Malacca, terrorizzati ma allo stesso tempo sollevati di non essere stati trascinati sul fondo del mare insieme all’Ourang Medan. La tomba d’acqua che ha richiamato a se l’Ourang Medan, l’ha effettivamente rimosso dalla faccia della Terra facendo entrare questa storia direttamente nel regno dei miti e delle leggende. Questo naturalmente ha fatto si che tutta la faccenda diventasse uno dei misteri marittimi più duraturi e intriganti di sempre lasciandoci porre la domanda più semplice: cosa è accaduto all’Ourang Medan?

Mentre le voci circa la macabra scoperta della Silver Star circolavano ampiamente lungo le rotte commerciali delle Indie Orientali, il primo resoconto ufficiale non sarebbe stato stampato fino al maggio del 1952 in una sezione degli Atti del consiglio della Marina Mercantile, pubblicato dalla Guardia Costiera americana. In esso vi era riportato lo stato allarmante dell’equipaggio olandese: “I loro volti congelati sono stati restituiti al Sole… A guardare, come impauriti… Le bocche e gli occhi erano spalancati in maniera innaturale”. Il primo problema a cui veniamo incontro nel tentativo di accertare cosa sia successo a questo ormai famoso cargo olandese è il fatto che non sembra essere mai esistito in nessun documento ufficiale. Sappiamo invece che il Silver Star era reale, anche se nel 1947 era stato riacquistato dalla compagnia Grace Line rinominandolo in “Santa Juana” ma non c’era nessuna traccia nei diari di bordo dell’Ourang Medan. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che se l’Ourang Medan fosse esistita veramente, probabilmente proveniva dalla Sumatra che all’epoca era una colonia olandese. “Ourang” è indonesiano e significa “Uomo” mentre “Medan” è la città più grande dell’isola di Sumatra, il che porta alla traduzione “Uomo di Medan”. Dunque l’etimologia del nome potrebbe dare qualche indizio sulla sua origine ma non esiste nessuna registrazione di questa nave.

Lo storico e scrittore Roy Bainton fu la persona che si interessò di più alla vicenda con l’obiettivo di mettere luce su questa misteriosa storia, ma incontrò numerosi vicoli ciechi. Proprio mentre stava per abbandonare la sua indagine e archiviare il tutto come una storiella di marinai, venne contattato dal professor Theodor Siersdorfer di Essen, Germania. Egli aveva indagato per 50 anni sull’intera faccenda ed è stato il primo a rivelare i nomi delle due navi americane che sentirono l’SOS dell’Ourang Medan. Siersdorfer fece leggere a Baiton un libretto di 32 pagine scritto nel 1954 da Otto Mielke dal titolo “La nave della morte nei mari del Sud” in cui venivano descritti molti dettagli sulla nave olandese, dalla rotta alla stazza, dalla potenza del motore al nome del capitano. Ci fu però una sezione del libro che illuminò Baiton in cui veniva spiegato che la stiva numero 4 veniva riempita con sostanze estremamente letali, proprio quella stiva da dove proveniva il fumo nero. Dunque la conclusione di Baiton fu che ci fu una fuga di queste sostanze tossiche e il fatto che la nave non era presente in nessun registro era dovuto al fatto che molte di quelle sostanze erano illegali. Ancora più terrificante, secondo Bainton, è la congettura che l’Ourang Medan potrebbe essere stato un mercantile per il contrabbando di gas nervino o armi biologiche ancora più insidiose prodotte da una sinistra unità dell’esercito giapponese i cui esperimenti erano così atroci che a confronto quelli nazisti impallidivano. Stiamo parlando dell’unità 731. Ci furono molte persone che, non convinte della versione di Bainton, si spinsero oltre nel cercare di spiegare il mistero che circonda l’Ourang Medan. Vennero avanzate ipotesi che l’equipaggio potesse addirittura essere stato attaccato da una qualche forza extraterrestre, Molti addirittura affermarono che la ciurma potesse aver incontrato spettri vendicativi del mare, oppure una nave fantasma e che abbiamo intrapreso uno scontro con dei pirati non morti, questo per spiegare il fatto che i corpi dei marinai vennero ritrovati in una strana posizione, come se stessero combattendo contro una forza invisibile.

Oltre alle spiegazioni che mettono in gioco il paranormale ce ne sono molte altre che riguarderebbero cause naturali. L’espressione terrorizzata dell’equipaggio potrebbe essere stata causata da una nube di gas metano proveniente da una qualche fessura sul fondo del mare che avvelenò tutte le persone a bordo. Queste bolle di metano però non avrebbero potuto in nessun modo causare quella forte esplosione riportata dai marinai della Silver Star, dunque la causa potrebbe essere stata una falla nella caldaia della nave. Del monossido di carbonio potrebbe essere quindi fuoriuscito e causare l’avvelenamento dell’equipaggio mentre il fuoco lentamente cresceva andando infine a contatto con il carburante e causando la forte esplosione. Per concludere, qualunque sia la verità dietro a questa tragedia insondabile, l’affondamento dell’Ourang medan e ciò che è successo al suo equipaggio rimane uno degli enigmi marittimi più sconcertanti e decisamente spaventosi del 20° secolo!

 
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Pubblicato da su 11 maggio 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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Bohemian Grove – L’oscuro ritrovo dei potenti

Nel nostro mondo esistono certamente dei gruppi d’elite nei quali possono prendervi parte solo pochi eletti, molti di questi gruppi sono composti da persone potenti e uno dei più famosi è ad esempio il Club Bilderberg, un gruppo che si riunisce ogni anno e che conta dai 120 ai 130 membri fra i quali ci sono personaggi di spicco soprattutto nel mondo della finanza e della politica Europea e Nord Americana. Alle riunioni del Club Bilderberg vi possono prendere parte solo coloro che sono stati invitati e viene svolto a porte chiuse negli hotel più lussuosi del mondo. Il fatto particolare è che ogni anno l’elenco di coloro che vi parteciperanno viene reso pubblico attraverso la stampa, è noto anche il luogo di queste riunioni, ad esempio quest’anno si terrà il 63esimo incontro all’Interalpen-Hotel Tyrol in Austria, probabilmente tra il 10 e il 15 di giugno. Nonostante alla fine di queste riunioni venga pubblicato l’elenco dei temi che sono stati trattati non si conosce per davvero quello che accade e ciò ha dato voce alle più disparate teorie cospirative su questo gruppo d’elite. Vi sembrerà incredibile ma nel mondo ci sono altri gruppi ancor più potenti del Club Bilderberg le cui riunioni annuali si svolgono da oltre un secolo presidiate da membri che sono davvero in grado di influenzare la finanza, l’economia e la politica a livello mondiale. Senz’altro il Bohemian Grove non soltanto presenta le caratteristiche anzidette ma le porta ad un livello superiore.

La storia del Bohemian Grove (che può essere tradotto come “boschetto Bohemian”) inizia all’incirca nel 1872, anno in cui è stato Fondato il Bohemian Club. Uno dei suoi membri fondatori fu Henry Edwards attore teatrale, scrittore ed entomologo il quale insieme a dei giovani artisti, musicisti, giornalisti e altre persone colte nostalgiche degli anni trascorsi nei college, decidono di riunirsi all’aria aperta presso i boschi di Monte Rio a Sonoma in California. Lo spirito e la filosofia dei primi membri del Bohemian Club era quello delle persone che consideravano se stesse come artisti privilegiati che volevano sfuggire alla monotonia del resto della società trovando un po’ di libertà intellettuale fra i propri simili. Dunque ogni anno in mezzo agli oltre 1.000 ettari di sequoie secolari di proprietà del Club si riunivano per poter discutere di arte, musica, poesia, pittura e letteratura. Inizialmente il requisito per essere ammessi al Bohemian Club era quella di praticare almeno una delle Sette Arti, ciò è stato confermato anche da George Sterling, poeta americano e da Oscar Wilde il quale durante una visita al Bohemian Club nel 1882 disse:

Non ho mai visto cosi tanti bohemi ben vestiti, ben alimentati e dall’aspetto di persone d’affari in vita mia

Negli anni successivi la quantità di uomini d’affari, governatori e militari iniziò ad aumentare vertiginosamente all’interno del Club grazie anche alle enormi quantità di soldi che venivano donate all’associazione, così ben presto gli uomini potenti s’impossessarono del club e di conseguenza anche buona parte dei valori su cui esso era stato fondato vennero modificati radicalmente. Il Bohemian Club è sopravvissuto fino ai giorni nostri e ogni anno da oltre un secolo avviene l’incontro dei suoi membri dove figura una quantità innumerevole di artisti ed intellettuali, oltre che a diversi presidenti degli Stati Uniti e anche molti membri del congresso, vi prendono parte senatori e accademici delle università più prestigiose d’America per non parlare degli imprenditori delle istituzioni finanziarie americane. Fra i suoi membri infatti c’erano Mark Twain, Jack London, William Randolph Hearst, David Rockefeller, Dwight Eisenhower, Ronald Reagan, Henry Kissinger, George Bush senior e jr, Dick Cheney , Donald Rumsfeld e molti altri. Come avete potuto notare non soltanto i membri del Bohemian Grove sono persone di spicco ma sono anche tutti maschi.

In teoria il motto del club sarebbe “Weaving Spiders Come Not Here” ossia “Ragni tessitori non venite qui”, questo perché coloro che entrano a far parte del club e in particolare coloro che partecipano al Bohemian Grove non devono parlare di affari durante il tempo di permanenza nel campeggio ma devono solo dedicarsi a partecipare alle feste, ai concerti, alle opere teatriali e altre attività culturali e di relax che si organizzano all’interno del club, sempre in teoria. Tutto ciò però è in contrasto con un anedotto di cui i membri del club tra l’altro ne vanno molto fieri e spesso lo raccontano ai nuovi arrivati, infatti si racconta che nell’incontro del 1942 erano presenti coloro che poi divennero gli artefici di ciò che forse è il progetto più importante del 20° secolo e che cambiò la storia per sempre, ossia il progetto Manhattan che porto alla realizzazione della bomba atomica. Gli stessi membri raccontano anche che Richard Nixon nel 1967, li fra quelle sequoie, diede il suo discorso che gli aprì le porte alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

Nonostante queste contraddizioni Sam Singer, portavoce del Bohemian Club, assicura che l’incontro annuale fra i suoi membri, chiamato Bohemian Grove, non è altro che un semplice ritrovamento della durata di circa 2 settimane dove i suoi membri e altri invitati godono della natura del bosco e degli innumerevoli spettacoli organizzati ogni anno oltre che alla partecipazione di conferenze su alcuni temi di attualità, ma niente di più. Peter Phillips, professore dell’università di Sonoma, specializzato in sociologia politica e che indaga da oltre 20 anni sulle attività del Bohemian Grove è però di un altro parere. Il professor Phillips ebbe l’opportunità infatti di intervistare alcuni dei suoi membri sopratutto negli anni 90′ e in una occasione venne perfino invitato a partecipare ad uno di questi incontri. Peter assicura che attualmente il Bohemian Club conta con oltre 2.500 soci e per entrare a far parte del Club si può anche pagare ma in quel caso la quota iniziale è di 25.000 dollari con un tempo d’attesa che va dai 15 ai 20 anni prima di diventare un membro vero e proprio. Dalla sua esperienza il professore narra che questi incontri si svolgono verso luglio e ci sono circa 2.000 “bohos” tutti maschi che vi partecipano. All’interno del bosco proprietà del Cub ci sono 120 diversi “camps” o settori nei quali i membri si suddividono a seconda del propri interessi professionali e personali. Durante gli incontri regna il cameratismo e lo spirito di compagnia “è come un incontro tra amici in una grande festa”, dentro ci sono tutte le comodità ed è tutto gratis. La maggior parte dei membri trascorre le sue giornate a bere e a dialogare di ogni cosa con gli altri, inoltre sottolinea anche che in questi incontri ognuno è letteralmente libero di fare ciò che vuole, infatti molti dei membri vanno addirittura in giro nudi completamente ubriachi e una regola non scritta del posto è che tutti devono urinare sugli alberi. Fino a qui si tratta di un incontro alquanto bizzarro ma nulla di sconcertante penserete, ebbene vi sbagliate perché lo stesso Phillips racconta che succedono delle cose strane durante questi incontri, infatti rituali e simbolismi a dir poco inquietanti prendono vita al Bohemian Grove. A confermare le parole di Philips c’è questo video girato nel 2000 dal conduttore radiofonico Alex Jones. Attraverso una telecamera nascosta ed eludendo la sicurezza, riusci a riprendere ciò che viene chiamato “cremation of care” o in italiano la cremazione delle cose importanti. Questa cerimonia si svolge durante la notte del primo fine settimana davanti ad un piccolo lago. Qui un gruppo di uomini indossanti delle toghe e cappucci  danno fuoco a una effigie coperta da una coltre di fronte a una gigantesca statua alta 15 metri raffigurante un gufo. La diffusione di queste immagini richiamò molto l’attenzione dei media tanto che dal Bohemian Club dovettero dichiarare che si trattò solo di uno spettacolo teatrale che simboleggia l’addio da parte di tutti i membri alle preoccupazioni quotidiane e che da quel momento potevano ritenersi liberi do tali preoccupazioni. Questa spiegazione chiaramente non è sufficiente soprattutto perché la simbologia utilizzata, oltre ad essere molto forte, ricorda anche delle famose sette non di certo note per la loro bontà. Inoltre se fosse stata una semplice rappresentazione teatrale quale ruolo ricoprirebbe il gufo? Essendo cosi enorme e trovandosi nel mezzo della scena deve senz’altro avere un ruolo principale.

Alex Jones dice che Il gufo viene chiamato Moloch dai membri, lo stesso nome di un’antichissima divinità pagana del medio oriente a cui venivano offerti dei sacrifici umani, soprattutto bambini i quali venivano bruciati vivi. Chiaramente queste sono solo teorie e speculazioni ma per quale motivo degli uomini potenti dovrebbero fare questo rito ogni anno bruciando, suppur in maniera simbolica, ciò che per loro è più caro ad una statua enorme raffigurante un gufo di nome Moloch? Da notare che questo gufo è presente anche nel logo del Bohemian Club e in altre parti degli edifici che si trovano all’interno del campeggio per non parlare degli altri luoghi e simboli di potere Americano come il gufo che si trova esattamente nel centro del pentagono o il gufo quasi nascosto sulla banconota da 1 dollaro. Come abbiamo detto prima queste sono solo teorie, eppure osservando quest’immagine è veramente difficile credere che sia solo una coincidenza.

 
 

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