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Archivio mensile:aprile 2015

Caso UMMO – Lettere da un altro pianeta

Rapimenti alieni, strani avvistamenti confusi, incontri ravvicinati del terzo tipo. Questi sono i tipici avvenimenti che noi tutti conosciamo sul fenomeno UFO, moltissime sono le persone che affermano di aver assistito ad almeno uno di questi, ma oggi vi parleremo di un fenomeno che, pur parlando di alieni, esula completamente da tutto ciò. Questa catena di eventi inizia in Spagna a partire dagli anni 60 e ancora oggi rimane gran parte un mistero. Si trattò di un vero caso di alieni che entrarono in contatto con il genere umano oppure la più grande bufala meglio orchestrata della storia? Ecco il fenomeno UMMO.

Tutto ha inizio nel Febbraio del 1966 nei pressi di Madrid, periodo nel quale molte persone affermarono di aver avvistato un UFO muoversi a poche decine di metri dal suolo. Jose Luis Jordan Pena, uno dei testimoni, ricordò di aver visto sul velivolo uno strano simbolo che ricordava due parentesi opposte unite da una linea verticale nel mezzo, oppure il simbolo usato per rappresentare Urano. Nel corso nei mesi successivi gli avvistamenti si moltiplicarono esponenzialmente fin quando nel 1967, a San Jose de Valderas, furono molti i testimoni che dichiararono di aver visto un UFO con lo stesso simbolo.Nel Giugno di quello stesso anno, un fotografo che lavorava per diversi quotidiani locali, ricevette una telefonata anonima. Il segnalatore disse di aver scattato alcune foto di questi presunti velivoli e che copie degli scatti potevano essere ritirate presso un laboratorio di stampa a Madrid. La foto che state guardando ora è un presunto scatto del fotografo. Passa solo qualche settimana quando alcuni volantini firmati “Henri Dagousset” indicavano che gli UFO degli avvistamenti avevano lasciato delle strane capsule nella zona e veniva offerto l’equivalente di 300 dollari a chiunque fosse stato in grado di reperire questi oggetti, poi da spedire presso una casella postale anonima di Madrid. In Agosto, Marius Lleget, scrittore e autore di diverse pubblicazioni sugli UFO, ricevette una lettera senza indirizzo del mittente ma firmata “Antonio Pardo” nella quale vi erano due ulteriori foto dell’avvistamento di San Jose de Valderas con bene in vista il simbolo misterioso. Nella busta, inoltre, vi era inserita una striscia di plastica verde con lo strano simbolo che pare fosse stata trovata all’interno di una di quelle presunte capsule abbandonate nella zona dell’avvistamento. Successive analisi effettuate sulla striscia indicarono che era composta da materiali utilizzati per applicazioni aerospaziali. Pochi giorni dopo Lleget ricevette una telefonata da questo “Pardo” e dopo una lunga chiacchierata in merito alle origini delle foto, la telefonata si interruppe senza riuscire ad ottenere un incontro di persona, inoltre risultò impossibile risalire al numero del chiamante. Nel disperato tentativo di rintracciare questo misterioso interlocutore, i ricercatori contattarono tutti i “Pardo” presenti nell’elenco telefonico di Madrid, senza però riuscire a contattare la persona giusta. Durante la conversazione venne alla luce una cosa interessante, ossia che a breve un disco volante sarebbe atterrato nei pressi di Madrid per riportare tutti gli extraterrestri al loro pianeta di origine, Ummo. Questa incredibile notizia venne riportata dal quoitidiano nazionale spagnolo e nei giorni successivi vi furono numerose segnalazioni di lettori che comunicavano avvistamenti UFO. Inoltre il simbolo Ummita iniziò ad apparire nelle strade, sui muri e su volantini anonimi. Tutti questi eventi sembravano confermare una predizione fatta il 31 Maggio di quell’anno dal contattista Fernando Sesma, presidente dell’associazione “Gli amici dei visitatori dello spazio”. In un discorso egli rivelò che era a conoscenza del piano Ummita sin dal 1965 e che era in contatto con loro tramite la ricezione di numerose lettere a firma “Ummo”. Entro l’anno, varie persone prevalentemente a Madrid, ricevettero circa 150 documenti ummiti per un totale di circa 1000 pagine. Ogni pagina dei documenti recava stampigliato lo stesso simbolo raffigurante le tre linee verticali unite da una linea orizzontale. In seguito molte altre persone ricevettero le lettere degli ummiti, tra cui lo scienziato francese Jean-Pierre Petit, ex direttore del CNRS, che dichiarò di aver utilizzato materiale ummita per le sue attività di ricerca.

Due lettere in particolare raccontano l’arrivo degli ummiti sulla Terra, che sarebbe avvenuto il 28 marzo 1950 a Digne-les-Bains e La Javie, in Francia, tant’è che il Governo francese si interessò agli eventi ma le indagini ufficiali non arrivarono a nulla di concreto. Un piccolo gruppo di scienziati extraterrestri dunque sarebbe sbarcato per studiare il nostro pianeta e la nostra cultura. La Terra sarebbe stata scoperta in seguito all’intercettazione di un messaggio telegrafico emesso nel febbraio 1934 da un navigatore norvegese al largo dell’isola di Terranova. Altre lettere descrivono le condizioni di vita del loro pianeta, con numerose illustrazioni. Vengono descritte la vita quotidiana, il lavoro, la famiglia, il divertimento, l’arte, l’educazione, la sessualità e la religione; si parla anche della loro storia, dei sistemi di governo che hanno conosciuto e del sistema politico attuale. Infine gli ummiti affermano di provenire dal pianeta Ummo, distante circa 14 anni-luce dalla Terra e orbitante attorno alla stella IUMMA, identificata come la nana rossa Wolf 424 della costellazione di Virgo. Ecco una stringata descrizione della civiltà ummiti direttamente dalle loro parole:

Insomma, potreste interpretare la nostra civiltà come una specie di struttura socialista (molto più perfezionata dei balbuzienti ed equivoci sistemi socialisti della Terra) e profondamente religiosa, ma con una base razionale per questa religione di taglio nettamente scientifico e privo di tendenze fanatiche. Noi crediamo in valori spirituali molto più equilibrati dei vostri. Solo le arti, e specialmente la musica, sono terribilmente più poveri di quelle della Terra.

La quantità del materiale ummita era incredibile. Secondo un studio effettuato nel 1983 da appassionati del fenomeno, le comunicazioni ummite furono più di 670, molte delle quali sarebbero avvenute faccia a faccia tra umani e alieni, descritti come uomini alti e biondi. La maggioranza di queste comunicazioni erano in lingua spagnola, altre tradotte in un francese scolastico. La faccenda era ormai diventata virale e un giorno ci fu anche un triste fatto di cronaca direttamente collegato al caso Ummo. Il sarto madrileno Jose Maria Ruiz stermina la propria famiglia gridando “Me l’hanno ordinato loro!”. Anche lui scriveva lettere al gruppo de La Balena Allegra di cui facevano parte i membri dell’associazione “Gli amici dei visitatori dello spazio” capeggiata da Fernando Sesma. Negli anni 70, la presunta foto dell’UFO di San Jose de Valderas venne analizzata con avanzati sistemi di foto-analisi. Il risultato fu che l’oggetto non identificato altro non era che un piatto e che il simbolo ummita appariva disegnato con l’inchiostro. Nonostante questo le comunicazioni degli ummiti continuarono a circolare in tutto il globo e vennero pubblicati anche numerosi libri sul fenomeno.

Ad oggi non vi è nessuna dimostrazione concreta dell’esistenza di Ummo e degli ummiti, così come non è chiara l’identità di coloro che hanno lavorato alla diffusione dei vari comunicati. Gli scettici ritengono che lettere scritte a macchina ed inviate per posta non possono in alcun caso essere considerate prove a favore dell’esistenza di extraterrestri. Gli analisti scettici ritengono che le lettere siano contraffazioni più o meno elaborate ed avanzano l’ipotesi che Peña, da solo o aiutato da qualche complice, sia l’autore delle prime lettere e che in seguito altre persone si siano basate su queste come modello per le successive, allo scopo di creare un mito. Secondo altri, un elemento a favore dell’ipotesi extraterrestre sarebbe costituito dalle informazioni scientifiche contenute nelle lettere, che sarebbero più avanzate delle conoscenze terrestri; è di questo parere anche Jean-Pierre Petit. In ogni caso, chiunque vi sia dietro al caso Ummo, è indiscusso che abbia speso moltissimo tempo ed energie per la sua causa in oltre trent’anni di lavoro.

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Pubblicato da su 29 aprile 2015 in Contatti exraterrestri

 

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Volo Malaysia Airlines 370 – L’aereo fantasma

Oggi parleremo di ciò che potrebbe essere il caso più grave e strano dell’aviazione moderna. Questa tragica storia ha riempito i giornali di tutto il mondo per intere settimane! Perfino voi ne avrete sentito parlare almeno una volta al telegiornale, eppure ancora oggi rimane un mistero irrisolto. Tutto ebbe inizio l’8 marzo del 2014, il decollo dell’aereo era previsto alle 00:41 ora locale di Kuala Lumpur con atterraggio a Pechino alle 6:30, ma come sappiamo l’aereo non è mai arrivato a destinazione. Stiamo parlando del volo MH370 della Malaysia Airlines operato da un Boing 777 in cui a bordo al momento del decollo c’erano 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio. Le poche certezze secondo quanto rivelato dai radar militari è che l’aereo ha improvvisamente cambiato direzione dalla rotta prevista, virando da nordest a ovest, sulla penisola malese, sopra l’isola di Penang dirigendosi sullo Stretto di Malacca prima di virare a sud verso l’Oceano indiano. A quel punto tutti i sistemi d’identificazione di bordo erano stati spenti e gli unici segnali erano quelli tra l’aereo e un satellite che si trovava a 35.800 metri di altezza.

Era l’1.21 di notte quando, dopo 40 minuti di volo, si perse ogni ogni comunicazione con il Boeing 777. Nelle ore successive alla sparizione i soccorritori dovettero basare le loro ricerche sulle comunicazioni con il satellite, ma queste non contenevano però informazioni sulla posizione del volo. Solo attraverso dei calcoli basati sui tempi impiegati dagli scambi dei segnali tra l’aereo, la stazione di terra e il satellite e tenendo conto anche della quantità di carburante, si ottenne una vastissima area di ricerca che arrivava a nord fino all’Asia Centrale e a sud si estendeva fino a una remota area dell’Oceano Indiano meridionale. Inizialmente si sperava di captare il segnale della scatola nera, ma questa si è scaricata dopo tre settimane. Da allora si perlustrarono migliaia di chilometri quadrati di acqua senza ottenere alcun risultato.

La vera svolta nelle indagini fu quando si scoprì che l’aereo era stato in volo ben 7 ore dopo l’ultima comunicazione con la torre di controllo. Quest’informazione venne ricavata sulla base degli ultimi dati satellitari che hanno rilevato la presenza del velivolo fino alle 8:11, ore locali di Kuala Lumpur e le ultime parole del pilota furono “Buona notte, Malaysian 370”. “Il volo MH370 della Malaysian Airlines è stato probabilmente dirottato da una persona con grande esperienza di volo che ha volontariamente cambiato la rotta del velivolo e interrotto le comunicazioni”. Queste le parole scioccanti di un funzionario malese portavoce delle indagini. Najib Razak, il primo ministro malese, confermò indirettamente tale ipotesi attraverso un comunicato in cui disse “Il cambio di rotta del volo MH370 è stato un atto deliberato” e aggiunse anche che non vi erano ragioni per sostenere che vi erano implicate organizzazioni terroristiche e le motivazioni del dirottamento dovevano ancora essere stabilite. Questa nuova svolta comportò un notevole allargamento dell’area di ricerca e s’ipotizzava ad un corridoio tra Kirghizistan e Cina. Gli stessi dati indicano anche che l’aereo avrebbe pure più volte variato l’altitudine, salendo prima a circa 45.000 piedi e scendendo poi a circa 23.000, rendendo plausibile l’ipotesi di un dirottamento da parte di un pilota esperto che manovrava in modo da sfuggire alle numerose torri di controllo. Ovviamente i primi indagati furono il pilota Zaharie Ahmad Shah di 53 anni e il copilota Fariq Abdul Hamid di 27 anni, in particolare le autorità fecero una ricerca approfondita sul pilota setacciando gli anfratti più privati della sua vita. Addirittura vi era stata anche l’ipotesi di un coin­vol­gi­mento poli­tico o di una instabilità psichica del soggetto. Tutte strade che però non condussero a niente di decisivo. Le auto­rità spiegarono anche che l’aereo non inviò alcun segnale di aiuto, anche se secondo gli esperti è ancora da stabilire se i piloti abbiano ten­tato di comu­ni­care ma non furono in grado di farlo a causa di un evento cata­stro­fico a bordo come un incendio. Il caso del volo MH370 si rivelò anche dal punto di vista diplomatico molto difficile da gestire. Le ricerche portarono a una delle più impressionanti cooperazioni internazionali coinvolgendo fino a 27 Paesi nella ricerca di quest’aereo, fra i quali la Francia, il Giappone, gli  Stati Uniti, passando dai diretti interessati Vietnam, Malaysia, India, Australia e Cina. Proprio di quest’ultima nazione erano provenienti la maggior parte dei passeggeri, infatti erano 153 i Cinesi a bordo e a un certo punto, dopo uno scambio di comunicati dai toni molto forti sulle colpe e responsabilità, le relazioni fra Pechino e Kuala Lumpur rischiarono d’inasprirsi definitivamente.

Durante le indagini per scoprire se vi fossero degli squilibrati o terroristi a bordo dell’aereo, vennero controllati oltre al personale di volo anche i passeggeri e ben presto si scopri la presenza di due iraniani che viaggiavano con dei documenti falsi. Pouria Nourmohammadi Delavar di 19 anni e Seyed Mohammad Reza di 29. Essi utilizzavano l’uno un passaporto dell’italiano Luigi Maraldi e l’altro un passaporto austriaco di Christian Kozel, entrambi ovviamente rubati. Le principali agenzie antiterrorismo vennero allertate da queste rivelazioni e per chiarire definitivamente se vi fosse la presenza di terroristi a bordo l’Interpol, attraverso il suo segretario generale Ronald Noble, in una conferenza stampa dichiarò che probabilmente non erano terroristi ma si trattava semplicemente di emigrazione clandestina verso l’Europa. Questo non fece che aumentare ulteriormente l’alone di mistero intorno a questo volo. Da qui in poi, soprattutto nel mondo di internet, si scatenarono diverse teorie e speculazioni sul motivo per cui il volo MH370 poteva essere stato dirottato. Fra queste teorie forse la più interessante che presenta delle basi certe è il coinvolgimento della Freescale semiconductor Inc. Questa società produce semiconduttori e altri prodotti della più alta gamma tecnologica mondiale, ci basti pensare che fornisce microprocessori per computer, radio, telefoni, carro armati, navi, aerei da caccia e satelliti lavorando a stretto contatto con colossi come Apple e Sun. Inoltre fornisce tecnologia soprattutto per i sistemi più sofisticati di sicurezza nazionale Americana ottenendo dei fatturati miliardari. Mitch Haws, vice presidente della società e responsabile delle comunicazioni globali, attraverso un comunicato ufficiale dichiarò che tra le 239 persone sul volo MH370 c’erano venti dei suoi dipendenti. Erano per lo più ingegneri e altri esperti che lavoravano per rendere più efficienti i chip della società a Tianjin, in Cina e Kuala Lumpur aggiungendo anche che erano persone con molta esperienza e bagaglio tecnico alle spalle e che si trattava sicuramente di una grossa perdita per la società. Il fatto che la Freescale avesse avuto così tanto personale altamente qualificato a bordo del Boeing 777 aveva già fatto nascere teorie cospiratorie riguardanti quello che potrebbe essere realmente successo. Una delle cospirazioni si basa sul fatto che fra i venti dipendenti, quattro possedevano il brevetto di un nuovo microcontrollore: l’ARM di Freescale Semiconductor “KL-03” e che la loro scomparsa avrebbe reso il famoso miliardario Jacob Rothschild l’unico proprietario dell’importante brevetto. Questa macabra coincidenza fece scalpore dato che Jacob come tutti i Rothschild è ritenuto uno dei più importanti membri della massoneria mondiale.

Il 29 Gennaio del 2015, dopo quasi un anno di ricerche a vuoto, la scomparsa del volo MH370 è stata dichiarata ufficialmente “un incidente” dalle autorità della Malaysia proponendo così anche un risarcimento ai parenti più stretti delle vittime. La rabbia e il dolore hanno portato molti famigliari delle vittime, soprattutto in Cina, a manifestazioni in cui esprimevano tutta la loro angoscia con striscioni e scritte del tipo “verità, non soldi!”, infatti quasi nessuno ha accettato i 50.000 dollari di risarcimento, dato che molti si rifiutano di credere che i parenti siano morti e che si sia trattato di un semplice incidente.

Infine un particolare alquanto agghiacciante dichiarato proprio dai parenti dalle vittime è che molti di loro nella disperazione avevano provato a chiamare i famigliari, ma i cellulari, invece di risultare senza linea, squillavano a vuoto…

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2015 in Casi macabri e misteriosi

 

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Casa Ammons – Possessione di oltre 200 demoni

Casa Ammons è la più infestata del mondo che con oltre 200 demoni che terrorizzò una famiglia intera…

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2015 in Maledizioni e possessioni

 

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