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Erzsébet Báthory – Una spietata serial killer

31 Mar

Se dovessimo fare una classifica delle persone più sanguinarie e violente della storia umana senz’altro sarebbe dominata da personaggi maschili, ma la corona di questa infame classifica verrebbe assegnata a una donna le cui ignobili gesta hanno ispirato molti film, libri e leggende. Stiamo parlando della contessa Erzsébet Báthory, sicuramente la Serial Killer più spietata di tutti i tempi con oltre 600 vittime confermate. Erzsébet Báthory nacque a Nyírbátor in Ungheria nel 1560, in una nobile famiglia fra le più potenti dell’epoca, infatti era parente diretta dei regnanti della Polonia e discendente del generale Steven Bathory che aiutò Vlad Tepes a riconquistare la Valacchia con sanguinosi e violenti massacri. Da giovane la Bathory soffriva di convulsioni, di scatti d’ira e attacchi di epilessia, inoltre la morte prematura del padre avvenuta quando lei aveva solo dieci anni non fece che peggiorare la sua infanzia, senza contare che la balia, alla quale era stata affidata quando era ancora una bambina, era dedita alla magia nera e si dice che usasse sangue e ossa di bambini per fare degli incantesimi.

A 15 anni sposa Ferenc Nadasdy, questo matrimonio combinato porta la contessa a ricevere come dono di nozze il castello di Cachtice e i diciassette villaggi circostanti. Dopo dieci anni di matrimonio aveva già dato alla luce quattro figli senza però mai dimostrarsi una madre molto premurosa. Ferenc, suo marito detto “L’eroe nero d’Ungheria”, era un guerriero ed era spesso assente a causa delle campagne militari, per questo motivo raccomandava alla consorte che si trovava nel castello di Sarvar di portare avanti il compito di disciplinare la servitù, ma Erzsébet prende troppo sul serio queste parole e presto inizia a dare segni di violenza squilibrata, infatti procurare dolore, soprattutto alle povere serve, divenne il suo passatempo preferito. Di frequente faceva svestire le ragazze davanti agli altri servi per il puro piacere di umiliarle. Molte volte le violenze sfociavano nell’omicidio, di certo venne influenzata anche da suo marito il quale come ogni aristocratico era molto violento con la servitù: il suo metodo punitivo preferito era quello di cospargere i servi di miele, e di lasciarli legati a un muro mentre venivano assaliti dalle api. Un altro tipo di tortura che l’uomo insegnerà alla moglie è quello di congelare una persona, tenendola nuda all’aperto d’inverno e versandogli continuamente dell’acqua fredda addosso.

Come se non bastasse Erzsébet si circondò di persone poco raccomandabili formando un entourage di stregoni, alchimisti ed esperti dell’occulto. Erzsébet infatti sceglie con abile cura fra i personaggi più deplorevoli del regno, tutti uniti dallo stesso comune interesse: la tortura e la magia nera. Di questa compagnia maledetta spiccavano il suo fedele valletto Ficzko. un nano pervertito e pedofilo, Helena Jo la balia esperta di magia nera, Dorothea Szentes e infine il suo leggendario servo e maestro dell’occulto Thorko.

Con l’aiuto dei suoi più crudeli servi Erzsébet adescava le ragazze con la scusa di prenderle in servitù al castello, poi le sbatteva nelle celle dei sotterranei. Le sventurate venivano picchiate ripetutamente fino a che i loro corpi non si gonfiano. Spesso la Contessa non si limitava ad assistere, ma era lei stessa ad infierire sulle giovani vittime e le torture che riservava a queste povere sventurate erano disumane: ad alcune vittime veniva cucita la bocca, altre erano costrette a mangiare la propria carne, inoltre cicatrizzava le ferite con il fuoco allungando così le loro sofferenze per molti altri giorni. La contessa aveva delle esigenze particolare, per esempio quando viaggiava pretendeva che una delle sue prigioniere venisse al suo fianco sulla carrozza seduta sopra un sedile di aghi.

Per dimostrare il suo amore, Nádasdy, mandava alla moglie incantesimi e magie che egli imparava quando si trovava in battaglia in terre lontane e la Contessa, in cambio gli confidava tutti i rituali e le nefandezze che compiva nel castello in sua assenza, in particolare gli confessava nei minimi particolari i rituali che praticava e la magia nera che imparava dal suo più fedele servo Thorko, ecco un famoso estratto di una di quelle lettere:

Thorko mi ha insegnato un nuovo incantesimo. Prendi una gallina nera e colpiscila con un bastone bianco, fino alla morte. Raccogli il sangue della gallina e cerca di imbrattare con esso un abito del tuo nemico. Gli capiterà presto una disgrazia.

Thorko è un essere quasi mistico in questa storia e secondo alcuni racconti egli era uno spettro che accompagnava la contessa, altri invece dicono che fosse un demone o un essere di pura magia nera. Uno dei tanti incantesimi che Thorko insegnò alla contessa era quello scritto su una pergamena fatta di amnio, ovvero la membrana che protegge i bambini nell’addome della madre, sulla quale c’era scritto con il sangue un incantesimo del dio Isten che prometteva salute, lunga vita e protezione, mentre ai nemici di colui che portava tale pergamena era augurata una morte violenta per le grinfie di 99 gatti. Fra i tanti rituali che la contessa faceva, ce n’era uno particolarmente atroce, ovvero si racconta che faceva il bagno nel sangue delle giovani vergini per tenere la pelle giovane e beveva anche il sangue delle sue vittime sempre per lo stesso motivo.

Nel 1601 Nádasdy si ammala e dopo 3 anni passati nel proprio letto muore, lasciando vedova la Contessa 44enne. La donna si trasferisce nei possedimenti di Vienna ma, colta dalla noia, decide di tornare alle sue torture in Ungheria. In questo periodo giovani donne e bambini cominciano a scomparire dai villaggi. I poveri contadini avevano dei forti sospetti su chi fosse la responsabile ma puntare il dito contro un nobile poteva essere molto pericoloso.

Comunemente a tutti i Serial Killer, anche Erzsébet Báthory, con il tempo diventa più arrogante e inizia a commettere degli errori fatali cominciando a rapire le figlie di altre famiglie nobili. Dopo un omicidio che la Báthory cerca di far passare come un suicidio, le autorità decidono di muoversi, così nel 1610, in una notte fredda di dicembre i poliziotti, come una vera e propria squadra d’assalto, entrano di nascosto nel castello della contessa e guidati dall’odore rancido di carne in putrefazione e dalle urla delle povere ragazze torturate scoprono un vero e proprio show degli orrori: centinaia di corpi di ragazze torturate e uccise giacenti per terra, alcune arse vive altre fatte a pezzi altre ancora pugnalate e lasciate morire dissanguate. Quando Erzsébet Báthory venne arrestata dichiarò che quelle avvenute nel castello erano tutte morti naturali e che lei non poteva esserne ritenuta responsabile, ma non ci vollero molti sforzi per raccogliere tutte le prove necessarie anche perché nella camera della Contessa c’erano i vestiti e gli effetti personali di alcune delle ragazze nobili scomparse. Insieme alla contessa vennero processati anche i suoi servi che raccontarono forse solo il 10% di quello che successe davvero in quel castello.

Per la “Legge del taglione” i complici della Contessa vengono sottoposti a torture non molto differenti da quelle inflitte alle giovani vittime: ad alcuni vengono strappati gli occhi, ad altri le dita, alcuni vengono seppelliti vivi, altri ancora vengono decapitati o bruciati vivi. Ben più difficoltosa sarà la scelta della pena per la Contessa poiché aveva amicizie molto importanti senza contare che godeva dell’immunità regia. Il Primo Ministro Thurzo che è anche il cugino di Erzsébet, insiste nel sostenere che la donna non fosse capace di intendere e di volere e che non avesse la capacità di controllare la propria rabbia. Così Erzsébet Báthory venne imprigionata a vita in un’ala del suo castello, dove tre anni dopo, nell’estate del 1614, muore all’età di 54 anni.

Ma come si spiega tutta questa follia? Molti storici ritengono che la Bathory subì delle violenze sessuali durante l’infanzia, forse da parte del nonno. Altri invece dicono che sia stata la balia ad introdurla nella magia nera squilibrando la psiche della povera contessa. Va considerato anche il fatto che la malattia mentale non è una rarità tra i Báthory. Di certo in questa famiglia le personalità particolari non mancavano come il fratello di Erzsébet il quale è ricordato come maniaco sessuale e ubriacone, sua zia è stata incarcerata perché strega e lesbica e un altro zio era un alchimista e adoratore del demonio. Ciò che sappiamo è che sicuramente è stata la serial killer più prolifica della storia e anche una delle pochissime donne che ha praticato vampirismo e cannibalismo.

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Pubblicato da su 31 marzo 2015 in Personaggi sinistri

 

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