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Archivio mensile:dicembre 2014

La storia del fantasma di Azzurrina. Leggenda o realtà?

La storia del fantasma di Azzurrina. Leggenda o realtà?

Ombra, figura visibile di persona defunta che appare in allucinazioni ai sopravvissuti”, “Ombra, spettro, essere soprannaturale di solito malefico, immaginato dalla fantasia popolare

Queste sono alcune delle molteplici definizioni che vengono attribuite alla parola “fantasma”, ma questi esseri considerati soprannaturali cosa sono realmente? Sono solo frutto di leggende e della fervida immaginazione dell’essere umano oppure dietro i racconti che parlano di queste entità si cela qualcosa di veritiero? Sappiamo che quasi sempre le leggende hanno un qualche fondo di verità e forse anche tutto ciò che aleggia attorno ai fantasmi non è poi da considerarsi così assurdo.

La parola “fantasma” deriva dal greco “φάντασμα (phàntasma) che significa “apparizione”. Nella tradizione popolare si identifica un fantasma come lo spirito di una persona deceduta, spesso in condizioni molto violente, che ha ancora un conto in sospeso con il mondo terreno e per questo vagherebbe tra noi. Spesso ci si riferisce a questa entità come a una presenza incorporea, a volte anche caratterizzata da alcuni elementi macabri o sinistri come l’assenza della testa, la presenza di rumori di catene o voci che fanno rabbrividire al solo pensiero. La figura del fantasma è così popolare che alcuni hanno provato anche a fornire una spiegazione pseudo scientifica con una teoria che sostiene che grazie a particolari situazioni ambientali, si possa creare una sorta di “buco nella luce” che renderebbe possibile vedere nel passato per pochi istanti. Questo infatti sarebbe il motivo del perché i fantasmi vengono visti oltrepassare muri, fluttuare nell’aria ed camminare immersi per metà nella strada; questo perché molto probabilmente nel passato non esisteva quel determinato muro, c’era una duna oppure la strada non era ancora stata costruita. Questa teoria, però, non spiega il fatto di come molti fantasmi possano interagire con noi. Al mondo esistono infinite storie di fantasmi e una miriade di persone che giurano di avere avuto un contatto con essi, ma oggi ci soffermeremo su una storia in particolare, forse la più famosa in Italia, ovvero la storia del fantasma di Guendalina, meglio nota col nome Azzurrina.

La leggenda di Azzurrina viene tramandata oralmente ormai da secoli dagli abitanti di Montebello di Torriana, una frazione del comune di Poggio Torriana, in provincia di Rimini. Come si sa in questi casi il racconto dei fatti accaduti non è mai fedele all’originale, ma subisce inevitabilmente una modificazione dovuta al tempo. Esso è riportato per la prima volta in un documento scritto nel 1620, dopo quasi tre secoli di leggenda popolare tramandata oralmente. Questo documento è conosciuto con il titolo di “Mons Belli et Deline” ed è custodito all’interno del castello stesso. La sua paternità sembra appartenere ad un monaco o sacerdote, che vi raccolse tutta una serie di leggende popolari, originarie di quella terra. Ma ecco, grazie anche a questo documento, cosa sappiamo oggi di questa storia:

Guendalina nacque nel 1370 ed era figlia del feudatario di Montebello: Ugolinuccio o Uguccione. Solitamente padre e figlia sono indicati col cognome Malatesta, famiglia signorile di Rimini che allora controllava anche Montebello. Guendalina era una bambina albina e la superstizione popolare del tempo collegava l’albinismo con eventi di natura magica e perfino diabolica. Per questo il padre aveva deciso di farla sempre scortare da un paio di guardie e non la faceva mai uscire dal castello dove abitavano per proteggerla dalle dicerie e dal pregiudizio popolare. Per tentare di nascondere la sua diversità, la madre le tingeva ripetutamente i capelli con pigmenti di natura vegetale. Questi, complice la scarsa capacità dei capelli albini di trattenere il pigmento, avevano dato alla bimba riflessi azzurri. Questa particolarità unita al colore azzurro cielo dei suoi occhi ne originarono il soprannome “Azzurrina”.

Ma come mai si parlò tanto di questa bambina? Ebbene, la piccola nel 1375 all’età di soli 5 anni, fu protagonista di un triste fatto di cronaca. Era il 21 giugno, il padre era fuori in battaglia e Azzurrina, come sempre vigilata da due armigeri, stava giocando nel castello di Montebello con una palla di stracci mentre fuori infuriava un temporale. Ad un certo punto la palla con cui la bambina stava giocando cade rimbalzando per le scale che portavano alla ghiacciaia sotterranea, così Azzurrina la rincorse nel vano tentativo di recuperarla. Ma all’improvviso le guardie sentono un urlo lancinante, capiscono che proveniva dalla ghiacciaia e corrono nel locale entrando dall’unico ingresso, essi però non trovarono traccia né della bambina né della palla. Il temporale sarebbe cessato con la scomparsa di Azzurrina e il suo corpo non è mai stato ritrovato. Qui finisce la tragica storia di Guendalina e inizia la misteriosa leggenda di Azzurrina:

…e si narra che, allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, un suono proveniente da quel sotterraneo cunicolo si faccia ancora sentire.

1990, il Castello è aperto al pubblico da appena un anno, ciononostante, la leggenda è già di dominio pubblico. C’è chi si schiera subito a sostenerla ciecamente, chi la contesta, molti la temono, altri la deridono, ma tutti ne parlano. E’ il 21 giugno di quell’anno quando una troup televisiva della RAI girò un documentario all’interno del castello. I tecnici effettuano le prime registrazioni. Le apparecchiature sono sofisticate. Tutte le frequenze vengono incise. Infine, in sede di studio si procede all’ascolto: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia e poi dei suoni inquietanti che sembrano essere i pianti e i singhiozzi di una bambina. Dalle registrazioni molti affermano con assoluta certezza che si posso udire chiaramente i pianti e i singhiozzi di una bambina, i più scettici invece ritengono che tali suoni siano semplicemente il risultato del vento che si fa strada tra i cunicoli più stretti del castello.

Passano 5 anni, siamo nel 1995, è sempre il 21 giugno e vengono eseguite nuove registrazioni. Il suono che si capta è il medesimo di 5 anni prima. Passano altri 5 anni, nel 2000 e sempre il giorno del solstizio estivo quel misterioso suono si ripete. 2005, 2010, la leggenda continua a stupire studiosi e ricercatori e ai suoni cominciano ad affiancarsi anche delle presunte foto che immortalerebbero il fantasma della bambina.

I due scatti che state osservando sono stati effettuati con una macchina compatta modificata per vedere anche gli ultravioletti e gli infrarossi, e in essi compare una figura chiaramente riconoscibile. È senza dubbio una bambina: si distinguono il volto delicato, i capelli sciolti sulle spalle, le maniche ampie del vestito dalla gonna lunga e gonfia. Dunque se escludiamo la beffa volontaria e la suggestione, che altra spiegazione rimane? Questa immagine lattiginosa, evanescente ed eterea può essere davvero uno spettro? È il fantasma della piccola scomparsa sette secoli fa?

La storia di Azzurrina è di certo una delle più affascinanti sui fantasmi in Italia. Crederci o no poco importa, la superstizione, la vita dopo la morte e la suggestione hanno reso il Castello un luogo di culto per gli appassionati di paranormale, per studiosi del campo e per turisti alla ricerca del brivido.

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Pubblicato da su 30 dicembre 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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CASO 36: Azzurrina – Il fantasma più famoso d’Italia

Il caso più famoso sui fantasmi in Italia ancora oggi avvolto nel mistero. Ecco la leggenda del fantasma di Azzurrina

 
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Pubblicato da su 30 dicembre 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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L’esperimento carcerario di Stanford. Follia nel finto carcere

L’esperimento carcerario di Stanford. Follia nel finto carcere

Nel corso degli anni l’uomo è stato protagonista di innumerevoli atti cruenti e spietati, ci basti pensare al nazismo, all’unità 731 giapponese o alle tante dittature della storia. La particolarità delle persone protagoniste di questi atti disumani è che agivano come un unica entità, erano identici fra di loro per il modo di pensare, di agire e perfino nel modo di vestirsi, quindi individualmente erano annullati ed erano considerati come uno strumento di potere, non a caso loro si dichiaravano degli innocenti che eseguivano semplicemente degli ordini. La convinzione delle persone di essere completamente innocenti ed estranei ai loro atti cruenti portò negli anni diversi interrogativi in ambito sociologico e psicologico. In particolare lo paicologo Philip Zimbardo si pose la seguente domanda: “Come può una persona essenzialmente buona, considerata normale trasformarsi in un mostro capace degli atti più disumani?” La risposta a questa domanda secondo Philip è il cosiddetto Effetto Lucifero!

Questo fenomeno non si concentra sulla crudeltà delle persone, ma sulla malvagità che può introdursi in esse in determinate circostanze e in particolare la base di questa trasformazione è il potere. Il male è l’esercizio del potere. Il potere di far male intenzionalmente alle persone sia psicologicamente, che fisicamente fino al punto di commettere crimini contro l’umanità senza dover rispondere in prima persona delle proprie azioni. Infatti gli individui che credono che la loro responsabilità sia distribuita tra i membri del proprio gruppo e che esercitano un certo potere sono più disinibiti e li porta a compiere anche ciò che da soli non si penserebbe mai di fare. Per avere dei dati scientifici e quindi anche dei riscontri sperimentali dell’effetto Lucifero, nel corso degli anni una grande quantità di persone è stata sottoposta a degli esperimenti efferati che hanno dato dei risultati incredibili. Due di questi esperimenti sono “the third wave” o “La Terza Onda”, condotta nel 1967 in California, e il famigerato “Esperimento carcerario di Stanford”.

1971, Palo Alto, California. Philip Zimbardo con il suo gruppo di ricercatori tra cui Craig Haney, Curtis Banks e David Jaffe, presso la Stanford University, decisero di effettuare un esperimento con il fine analizzare la psiche delle persone quando si trovano ad affrontare un forte potere sia dal punto di vista di coloro che agiscono come strumento di esso che per coloro che lo subiscono. Quindi attraverso lo Stanford Daily, il quotidiano degli studenti distribuito nel campus dell’università di Stanford viene diffuso il seguente annuncio

Studenti maschi che frequentano il college richiesti per uno studio psicologico sulla vita carceraria. 15$ al giorno per 1-2 settimane.

In poco tempo più di 70 persone rispondono all’annuncio. Dopo aver sottoposto i 70 volontari a una serie di test della personalità, vengono selezionati 24 ragazzi bianchi che non avevano mai avuto problemi con la giustizia e non avevano problemi di instabilità o fragilità psicologica. Successivamente assegnarono casualmente a ciascuno di loro il ruolo di “prigioniero” o di “guardia” e perfino il dottor Zimbardo vestì i panni di un ruolo, ovvero quello di responsabile del carcere, così ebbe inizio ciò che diventerà il più celebre esperimento di psicologia sociale della storia.

Per rendere l’esperimento il più reale possibile coloro che vestivano il ruolo di prigioniero vengono arrestati e schedati proprio come si fa con un criminale nella realtà. Diverse auto della  polizia arrivarono a casa degli studenti del college e notificarono a ciascuno l’arresto per furto con scasso e rapina a mano armata e li trascinarono fuori di casa perquisendoli in strada prima di farli salire in macchina, tutto questo sotto lo sguardo attonito dei parenti e dei vicini. A sirene spiegate gli arrestati vennero portati in caserma e una volta giunti lì furono nuovamente informati dei loro diritti e schedati prelevando le loro impronte digitali, successivamente furono bendati e trasferiti nel “Carcere della contea di Stanford”. Una volta arrivati in questo “carcere”, i “prigionieri” furono accolti uno alla volta dal “direttore” ossia dal professor Zimbardo, che comunicò loro lo stato di arresto e la gravità del reato commesso. Successivamente ogni detenuto venne perquisito, denudato e spruzzato dalle guardie con uno spray contro germi e pidocchi, imitando così le normali pratiche carcerarie. Al prigioniero veniva a questo punto consegnata un’uniforme di colore bianco che doveva indossare senza biancheria sotto. Davanti e dietro c’era stampato un numero identificativo che dovevano imparare a memoria. Alla caviglia destra inoltre avevano una pesante catena chiusa con un lucchetto per ricordare loro di quanto quel posto fosse deprimente mentre ai piedi portavano dei sandali di gomma e in testa un copricapo ricavato da una calza di nylon. Le guardie invece indossavano uniformi color cachi, portavano un fischietto al collo, manganelli di ordinanza e occhiali scuri per evitare di mostrare qualsiasi emozione ai prigionieri. Si alternavano in 3 turni da 8 ore e non era stata data nessuna indicazione specifica su come comportarsi, ma era stato detto loro che, per mantenere l’ordine nella prigione, potevano fare qualsiasi cosa che non attentasse all’integrità fisica dei detenuti. Il carcere fittizio si trovava nel seminterrato del Dipartimento di Psicologia di Stanford. Dentro le improvvisate “celle” destinate a contenere 3 persone vennero istallati dei citofoni per poter fare degli annunci pubblici ai prigionieri e microfoni nascosti per spiare i loro discorsi. Non c’erano orologi o finestre che potessero dare una cognizione del tempo, le porte erano fatte con sbarre d’acciaio e al di sopra di queste era posto un numero. Inoltre c’era uno sgabuzzino di sessanta centimetri per sessanta, denominato dai prigionieri successivamente come “la buca” destinato a coloro che venivano puniti con l’isolamento. Il bagno poteva essere raggiunto solo se accompagnati da una guardia e con gli occhi bendati per impedire loro di capire come fuggire dal carcere. L’esperimento doveva durare 2 settimane ma in realtà venne sospeso dopo soli 6 giorni perché presto la situazione precipitò.

La mattina del secondo giorno i detenuti iniziarono una rivolta. Si tolsero il copricapo dalla testa, spinsero i materassi contro le porte e iniziarono a prendere in giro le guardie con pesanti insulti. Per sedare la rivolta le guardie decisero di risolvere la situazione usando gli estintori allontanando così i prigionieri dalle porte. Poi entrarono nelle celle, denudarono i detenuti, portarono fuori i letti e misero quelli che credevano i capi della rivolta in isolamento nella “buca” senza cibo. A partire da cui la situazione precipitò ancora di più e le guardie iniziarono ad abusare del loro potere, cominciarono a negare il diritto di andare in bagno ai prigionieri dopo lo spegnimento delle luci costringendoli ad usare dei secchi, così l’ambiente iniziò a diventare oltreché deprimente anche sgradevole. Dopo solo 36 ore il detenuto 8612 abbandonò l’esperimento perché manifestava dei disturbi emotivi acuti e pensieri disorganizzati insieme al pianto incontrollato ed accessi d’ira. La situazione divenne veramente complicata per i prigionieri che venivano sempre più umiliati e castigati anche per banalità come per non aver imparato a memoria il loro numero identificativo o semplicemente per non aver finito la cena. Quindi, dopo la prima visita dei parenti, fra i detenuti iniziarono a nascere dei complotti per cercare di fuggire.

Il direttore, il dottor Zimbardo, il quale si era calato perfettamente nel ruolo di direttore, si preoccupò della sicurezza della sua prigione e inviò una spia fra i prigionieri per cercare di scoprire quante più notizie possibili sul complotto in corso. Il direttore aveva perfino architettato un piano abbastanza diabolico per castigare in modo esemplare coloro che volevano fuggire. Ma in realtà non accadde nulla! incredibilmente sia le guardie che il direttore reagirono in modo violento dato che si aspettavano una fuga o una rivolta ma non successe nulla, quindi sentendosi presi in giro intensificarono il grado di umiliazione costringendoli a pulire a mani nude i water. I prigionieri diventarono molto silenziosi e per poter raccogliere dei dati rilevanti il direttore decise di introdurre una figura con la quale i detenuti potessero confidarsi e che fosse estraneo al carcere, ossia un prete il quale fece visita a ognuno di loro. Il risultato fu che metà dei carcerati si presentò con il numero e non con il nome avevano idee confuse perfino sulle motivazioni per cui si trovavano in quel posto dicendo che avevano commesso dei reati e uno di loro, il numero 819, iniziò a crollare emotivamente con pianti isterici. Le guardie come castigo fecero cantare a tutti gli altri prigionieri il seguente coro: “819 è un pessimo prigioniero. A causa di quello che 819 ha fatto, la mia cella è un letamaio” umiliandolo ulteriormente. I detenuti ormai erano a pezzi, sia come gruppo sia a livello individuale. Non c’era più alcuna unità ma solo un mucchio di individui somiglianti a prigionieri di guerra o pazienti di un ospedale psichiatrico. Le guardie avevano il controllo totale della situazione e potevano contare sulla cieca obbedienza di ciascun carcerato. Divenne chiaro a questo punto che lo studio doveva essere terminato, si era creata una situazione in cui i prigionieri, uno dopo l’altro, stavano mollando o comunque manifestando una serie di comportamenti patologici, mentre le guardie diventavano sempre più sadiche. Un contributo importante per porre fine all’esperimento venne dato da Christina Maslach, una dottoranda di Stanford venuta ad intervistare guardie e detenuti. Ella mostrò tutto il suo dissenso e fu l’unica a contestare l’eticità dell’esperimento.

La conclusione più cruda di quest’esperienza, che è anche il concetto fondamentale dell’effetto Lucifero, è che la maggior parte delle persone, se si trovano in determinate circostanze e che esercitano un certo potere, possono subire un processo di spersonalizzazione compiendo così atti violenti e impensabili. Il professor Zimbardo dichiarò che egli stesso stava subendo una trasformazione durante questo periodo e ne fu sconvolto per sempre.

 
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Pubblicato da su 17 dicembre 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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CASO35: Effetto Lucifero – Esperimento carcerario di Stanford

Ecco uno degli esperimenti di psicologia più folli mai realizzati: L’esperimento di Stanford e il suo effetto Lucifero!

 
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Pubblicato da su 17 dicembre 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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L’incidente di Rendlesham: l’UFO avvistato da più di 60 ufficiali dell’aeronautica

L’incidente di Rendlesham: l’UFO avvistato da più di 60 ufficiali dell’aeronautica

Illusioni ottiche, palloni sonda, riflessi sull’obbiettivo, fulmini globulari. Il 95% degli avvistamenti di UFO può essere spiegato e subito screditato. Ma il 5% ha abbastanza testimoni e prove fisiche che richiede di essere preso sul serio. Gran parte dei racconti sugli UFO viene riportata da civili, solo in casi isolati sono avvalorati da uno o due testimoni e possono essere smentiti facilmente. Ma quando un avvistamento avviene nei pressi di una base americana e viene osservato da 60 ufficiali dell’aeronautica per 45 minuti, richiede di certo un esame più approfondito. Ora vi racconteremo il caso dell’incidente della foresta di Rendlesham, uno degli avvistamenti UFO più soprendenti mai registrati nella storia.

Suffolk, Inghilterra. 26 dicembre 1980. Un soldato della base aerea di Woodbrige, che stava facendo un servizio di ronda, vede una luce rossa particolarmente forte che sembrava provenire dalla vicina foresta di Rendlesham. Pensando alla caduta di un aereo il soldato si mise immediatamente in contatto con la torre di controllo della base che rispose che non c’era in corso alcun volo né da Woodbridge né dalla vicina base di Bentwaters, che accoglieva la più grande squadriglia di caccia al mondo. La tensione sale dopo che anche i radar della base di Bentwaters segnalano un presunto schianto di un velivolo. Allora il personale della base decide di effettuare una missione di ricognizione nella foresta di Rendlesham, in particolare vennero inviati il sergente James Penniston con gli avieri John Burroughs e Edward Cabansag.

Quando i tre uomini si addentrano nella foresta cominciarono a udire inquietanti rumori di animali, come se le bestie fossero in preda al panico. Mano a mano che si fanno strada tra gli alberi, quella che all’inizio era una luce fioca diventa una forte luce di colore tra il giallo e il bianco, che in basso proiettava una forte luce blu, mentre in alto si poteva notare una luce rossa intermittente, proprio come quella avvistata dal soldato che stava effettuando la ronda. I tre uomini non sapevano cosa si trovava di fronte ai loro occhi in quell’istante, ricordiamo che stiamo parlando di soldati perfettamente addestrati anche a riconoscere qualsiasi tipo di velivolo, ma in quel momento i dubbi affollavano la loro mente, così il sergente Penniston si avvicinò ulteriormente e si accorse che si trattava di un oggetto metallico a forma piramidale che sembrava poggiare su una specie di treppiede. All’improvviso l’oggetto si alzò in cielo di circa un metro e partì muovendosi a zig-zag tra gli alberi della foresta. I militari increduli tentarono di riprendere contatto con l’oggetto, ma prima che potessero raggiungerlo decollò con un’accelerazione proibitiva per qualsiasi mezzo conosciuto all’uomo e sparì quasi istantaneamente nel cielo.

La mattina seguente il tenente colonnello Charles Halt, che in quel mometo dirigeva la base di Bentwaters, viene a sapere che quella notte c’era stato uno strano avvistamento nella vicina foresta di Rendlesham e nel rapporto ufficiale scrive che erano state semplicemente avvisate delle luci. Halt spera che la storia degli UFO svanisca nonostante nella base si continui a parlare di uno strano oggetto volante, ma due giorni dopo dovette intervenire quando un comandate della base gli disse: “L’UFO è tornato!”. Halt, certo di mettere tutto a tacere, prende il suo registratore tascabile, un rilevatore di radiazioni e va nella foresta insieme ad altri 4 ufficiali tra cui un comandante e un esperto in disastri. Insieme vanno nel presunto luogo dell’atterraggio avvenuto due notti precedenti e localizzano tre solchi nel terreno che formano un triangolo. Ma la cosa straordinaria è che i rilevatarori mostrarono una dose di radiazioni 10 volte superiore alla norma e indicano che in questo avvistamento c’è molto di più di quanto Halt avesse pensato. Egli stesso afferma che c’erano grossi segni sugli alberi e alcuni rami rotti per terra, inoltre guardando in alto notò un’apertura tra gli alberi come se qualcosa vi fosse passato attraverso. All’improvviso uno dei 4 ufficiali nota un oggetto rosso luminoso ai margini della foresta e mano a mano che Halt e la sua squadra si avvicinano i dettagli dell’oggetto si fanno sempre più nitidi. Era un oggetto ovale di un colore arancione acceso con dei frammenti che all’apparenza sembravano di metallo fuso che gocciolava per terra. Aveva un centro nero scuro, assomigliava quasi ad un occhio. Lo strano oggetto si muoveva in modo frenetico, come se stesse cercando qualcosa. Ma l’esperienza di Halt e dei 4 ufficiali stava per trasformarsi in qualcosa di insolito. La luce infatti si muove verso di loro quando ad un tratto si divide in cinque oggetti bianchi che scompaiono all’improvviso nel cielo. Ad un certo punto la squadra, guardando verso nord, nota 5 oggetti ellittici con luci multicolore a circa 1 km di altezza che si muovevano a grande velocità con movimenti bruschi e angolati, in quel momento le radio erano molto disturbate e si faceva molta fatica a comunicare. La tensione era alle stelle poiché alcuni pensarono che quegli oggetti misteriosi stessero puntando le proprie luci sul deposito d’armi nucleari della loro base. Improvvisamente uno degli UFO si ferma proprio sopra Halt e i suoi uomini puntando un raggio ai loro piedi. Tutti erano scioccati e increduli per quello che stava accadendo, ma ad un certo punto l’UFO, propri com’era comparso, se ne va.

Più di 60 ufficiali dell’aeronautica riportano di aver visto un UFO durante le due notti dell’incidente di Rendlesham, tant’è che questo fatto diventò un problema di sicurezza nazionale sia per gli inglesi che per gli americani. Ricordiamo infatti che si era nel periodo della Guerra Fredda e che quello era un avamposto nucleare armato.
Quale ufficiale comandante in servizio, Halt dovette riportare l’evento ai suoi superiori, così scrive un breve rapporto nella speranza di mettere tutto a tacere. Il rapporto viene inviato al ministero della difesa britannico che subito conclude dicendo che l’evento non è di alcun interesse per la difesa chiudendo di fatto uno dei casi più sorprendenti di avvistamenti UFO.

Ma sui fatti di Rendlesham sono state avanzate diverse spiegazioni da parte degli scettici. La prima è che a qualche chilometro dalla base si trova il faro di Orford Ness. Un altra possibile ipotesi è che in quei giorni è stato osservato un bolide luminoso nel sud dell’Inghilterra. Ma è possibile i che fasci luminosi di un faro o un bolide siano stati in grado confondere ufficiali altamente addestrati? È stata anche fatta notare la presenza nella zona di un centro di ricerca della NSA dedicato allo studio delle tecnologie laser dunque le luci osservate furono il risultato di qualche esperimento segreto?

Ma di tutta questa storia esiste un aneddoto ancora più sorprendente. Quando la prima notte dell’avvistamento Penniston si avvicinò all’oggetto, ne avrebbe toccato la superficie trovandosi all’improvviso paralizzato mentre un messaggio in codice veniva inviato direttamente al suo cervello, come una sorta di comunicazione telepatica. Queste le sue parole

Rimasi accecato da un lampo di luce bianca e poi cominciai a vedere una serie di uno e di zero intermittenti

Solo 30 anni dopo il suo collega John Burroughs vede le trascrizioni del codice e si rende conto di cosa Penniston ha ricevuto. Mentre esaminava il suo taccuino, John capì subito che si trattava di codice binario, così fece vedere tale codice a degli esperti che, una volta decifrato, avrebbe rivelato un messaggio sconvolgente: “Sondaggio dell’umanità”, quindi delle coordinate di latitudine e longitudine e le parole “Costante per l’avanzamento del pianeta”. Questo misterioso messaggio potrebbe contenere il segreto del futuro o del passato dell’umanità?

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2014 in Contatti exraterrestri

 

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CASO 34: Incidente di Rendlesham – L’UFO della foresta

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2014 in Contatti exraterrestri

 

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