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Archivio mensile:ottobre 2014

Mohenjo-Daro, una città distrutta da un’esplosione nucleare 4000 anni fa?

Mohenjo-Daro, una città distrutta da un’esplosione nucleare 4000 anni fa?

Le piramidi di Giza, il sito di Puma Punku, le linee di Nazca, il tempio di Göbekli Tepe. Questi luoghi sono solo una parte dell’incredibile eredità lasciata dalle grandi civiltà del passato e molto spesso tali luoghi sono avvolti da misteri che mettono in crisi gli archeologi e chi studia la loro origine. Ora ci soffermeremo su uno dei siti più affascinanti di sempre: la città di Mohenjo-Daro.

Mohenjo-Daro, il cui nome nella lingua locale significa “Collina dei morti”, è stato uno dei più grandi insediamenti della civiltà della Valle dell’Indo che ha popolato la zona tra il 3300 e il 1300 a.C. Questa antichissima città è situata sulla riva destra del fiume Indo, nell’attuale regione pakistana del Sindh. Si estende per circa 1000 chilometri quadrati e si presume sia stata costruita intorno al 2600 a.C. per poi essere stata misteriosamente e improvvisamente abbandonata verso la fine del 18° secolo a.C.
Il sito è stato scoperto nel 1922 da Rakhaldas Bandyopadhyay, un archeologo indiano, portato sul posto da un monaco buddista. Qualche anno dopo iniziarono gli scavi e quando si arrivò al livello della strada venne scoperta una moltitudine di scheletri sparsi per la città, molti di essi erano in una posizione accovacciata mentre si tenevano ancora la mano l’un l’altro. Inoltre non c’era presenza di tombe o sepolture. Degli oltre 100.000 abitanti che popolavano la città, in tutto furono scoperti solo 44 scheletri, nessuno di essi mostrava fratture o segni di morsi di animali, presentavano tutti tracce di calcinazione e carbonizzazione, indizi che insieme ai campioni di roccia, vasi, mattoni e vari suppellettili vetrificati, lasciano supporre che la città sia stata rasa al suolo da un’improvvisa e repentina devastazione con presenza di temperature estremamente elevate.

Una delle prime ipotesi avanzate negli anni 70 per spiegare il misterioso abbandono di Mohenjo-Daro fu l’impatto di un meteorite, ciò giustificherebbe la vetrificazione di molti oggetti rinvenuti durante gli scavi. Questa ipotesi, però, fu subito scartata perché non sono mai stati trovati frammenti di meteorite nella zona. Dunque, se non fosse per il fatto che tutto ciò è avvenuto 4000 anni fa, non ci sarebbe nessun dubbio sulla causa di questa improvvisa devastazione: un’esplosione nucleare.
L’ipotesi nucleare costituiva negli anni 70 l’unica realtà bellica in grado di poter spiegare una potenza distruttiva paragonabile a quella ipotizzata a Mohenjo-Daro. Si è stati dunque inclini a saltare a questa conclusione perché l’umanità possiede tale energia ma potrebbe anche essere che sia stato usato un qualche tipo di tecnologia del tutto differente. Infatti nelle analisi eseguite sulle rocce di Mohenjo-Daro, a 4000 anni di distanza dall’evento ipotizzato, non risultava alcuna traccia di radioattività anche se alcune fonti sostengono che gli scheletri trovati presentavano alte dosi di radiazioni.

Con l’avanzare degli anni e degli scavi, si scoprì che anche altre città antiche a nord dell’India mostrano indizi che fanno pensare ad esplosioni di grande entità. Una di queste, che si trova tra il Gange e le montagne di Rajmahal, sembra essere stata sottoposta a calore intenso poiché si scoprirono masse enormi di mura e rocce completamente fuse e vetrificate con le fondamenta. Dunque se escludiamo l’ipotesi del meteorite e dato che non vi è alcuna indicazione di una qualche eruzione vulcanica a Mohenjo-Daro o in altre città, l’intenso calore per fondere queste mura può essere spiegato solo da un’esplosione atomica o da una qualche altra arma sconosciuta.
Ad avvalorare questa controversa ipotesi sembrano essere proprio i racconti narrati in uno dei testi più sacri dell’Induismo: il Mahābhārata, nel quale si narra di intere città distrutte con l’utilizzo di potentissime armi energetiche, di strane macchine volanti e di entità divine con poteri straordinari. Inoltre gli antichi documenti indiani in sanscrito riferiscono di queste creature divine, provenienti da altri luoghi dell’Universo su carri volanti conosciuti col nome di Vimana, intenti a contendersi le donne umane. Il Rāmāyaṇa, un altro testo sacro, è pieno di descrizioni di queste gigantesche aeronavi, come si evidenzia da questo estratto:

Quel carro si muove da sé, era tutto lucente e dipinto: aveva due piani e molte finestre molte camere e tante bandiere; mentre volava emetteva un suono melodioso che sembrava un mormorio

Scorgemmo nel cielo una cosa che sembrava una nube luminosa, come delle fiamme di un fuoco ardente. Da questa massa emerse un enorme Vimana scura che lanciò dei bolidi fiammeggianti. Si avvicinò al suolo a velocità incredibile, lanciando delle ruote di fuoco

Non solo gli antichi testi sacri indiani raccontano di intere città distrutte da una qualche forma di energia, l’esempio forse più famoso è racchiuso ancora una volta proprio nella Bibbia dove si narra della distruzione di Sodoma e Gomorra per opera di Dio. Il fatto ancor più incredibile è che questo racconto è narrato anche nelle tavolette Sumero-Accadiche:

…sulle cinque, l’una dopo l’altra, città Nergal inviò dai cieli l’arma del terrore … è in tutto ciò che in esse era vita si trasformò in vapore

…con la brillantezza di sette soli le rocce della pianura vennero tramutate in una ferita gocciolante, la terra tremò, andò in frantumi e i cieli, dopo la brillantezza si oscurarono …  di tutte le foreste solo l’arbusto dell’albero era rimasto in piedi

La Bibbia ci dice che del territorio di Sodoma e Gomorra l’acqua è ancora cattiva e il terreno è sterile. Nel libro della Sapienza, quindi circa 2000 anni dopo l’evento, viene riportato che gli alberi da frutto portano frutti vuoti e non giungono a maturazione.

E’ possibile dunque, come sostengono i teorici degli Antichi Astronauti, che la Terra del passato sia stata teatro di una guerra tra fazioni avverse di popolazioni non terrestri? I testi sacri dell’Induismo, la Bibbia e le tavolette sumero-accadiche offrono un resoconto storico di quanto avvenuto nell’infanzia della nostra civiltà? Mohenjo-daro è una delle tante città cadute vittima di una guerra spaziale? Ipotesi affascinanti che forse non troveranno mai una conferma.

…un unico proiettile caricato con tutta la potenza dell’universo, una colonna incandescente di fumo e di fiamme, luminosa come diecimila soli, si levò in tutto il suo splendore. Un’arma sconosciuta, un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte che ridusse in cenere l’intera razza dei Vrishnis e dei Andhakas – Mahābhārata

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Pubblicato da su 26 ottobre 2014 in Luoghi inspiegabili e inquietanti

 

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CASO 30: Mohenjo-Daro – L’enigma di un popolo scomparso

Cos’è accaduto a Mohenjo-Daro? La misteriosa scomparsa del suo popolo e la controversa teoria dell’esplosione atomica!

 

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La storia che ispirò “The Exorcism of Emily Rose”: L’esorcismo di Anneliese Michel

La storia che ispirò “The Exorcism of Emily Rose”: L’esorcismo di Anneliese Michel

Nel corso dei millenni, molte culture di tutto il mondo e ogni civiltà della storia hanno raccontato storie macabre di creature oscure. Queste creature, secondo antichi miti, sarebbero degli spettri che si alimentano del dolore delle persone provando piacere nel distruggere l’integrità morale, e in certi casi anche fisica, degli esseri umani. Per esempio in tutta l’Asia, nel Medio Oriente e persino nelle civiltà precolombiane si sono tramandate per generazioni leggende di creature maligne e dannate che si nascondono negli angoli più scuri della mente umana e nelle paure più nascoste di ogni persona. Oggi vi parleremo delle manifestazioni più eclatanti di questi esseri, ossia le possessioni demoniache. Quando una persona è posseduta non ha più volontà sul proprio corpo perché in essa risiede un essere soprannaturale e per riuscire a cacciare via questo spirito bisogna ricorrere ad un esorcista.

Sante Babolin, un noto esorcista, ha affermato che di tutti i casi di persone che chiedono un rituale di liberazione da demoni solo il 2% riguarda veri episodi di possessione diabolica, mentre il restante è costituito da casi psichiatrici. Questi numeri vengono confermati anche da un’altro esorcista di fama mondiale: Padre Gabriele Amorth, sacerdote esorcista della diocesi di Roma, il quale ha fatto oltre 70.000 esorcismi nella sua lunga esperienza di oltre 20 anni. Padre Amorth dice che per capire se una persona è posseduta o no bisogna verificare 3 sintomi fondamentali:

  • Le persone possedute manifestano una forza inaudita rispetto alla propria condizione fisica. Infatti spesso gli esorcisti si fanno aiutare da altre persone per tenere fermo il posseduto data la loro forza sovrannaturale che manifestano.
  • I posseduti parlano lingue che non hanno mai imparato e con diverse tonalità di voci, delle volte con più voci contemporaneamente e addirittura parlano in lingue in disuso da ormai diversi secoli, come l’aramaico.
  • Ma è soprattutto il terzo sintomo che ci fa capire per davvero se una persona è posseduta, ovvero l’ostilità verso qualsiasi oggetto sacro. Infatti le persone possedute non sopportano le croci, l’acqua benedetta e altri simboli religiosi, spesso sputano sui crocifissi e urlano volgarità contro Dio.

Per liberare un posseduto da un demone bisogna ricorrere al rituale dell’esorcismo. Hollywood ha raccontato diverse storie di esorcismi e alcuni di questi film sono anche diventati delle icone mondiali, ma nella realtà, come diciamo spesso, le cose sono molto più crude e macabre. Oggi vi parleremo di uno dei casi più crudeli di possessione che a suo tempo ha sconvolto la Germania e il Vaticano. Ecco il caso di Anneliese Michel.

Anneliese nasce a Leiblfing in Germania il 21 settembre 1952. Proviene da una famiglia modesta e di forte credenza cattolica, i primi anni della sua vita si svolgono come quelli di una normalissima ragazza. Dunque la sua è una vita molto tranquilla, o almeno così sembrava all’inizio. Infatti nel 1968, all’età di sedici anni, comincia il suo calvario iniziando a dare i primi segni di malessere: alcune parti del suo corpo si irrigidiscono all’improvviso, il torace presenta un rigonfiamento smisurato e inizia ad avere delle convulsioni con tanto di schiuma alla bocca. I genitori preoccupati consultano diversi centri medici, così la ragazza viene ricoverata nella clinica di Wurzburg dove le viene diagnosticata una rara forma di epilessia. Le furono prescritti dei medicinali ma nel 1970, in seguito a un peggioramento delle condizioni e a una tubercolosi, viene ricoverata a Mittelberg per sottoporla a trattamenti più controllati. Nonostante tutte queste difficoltà però la ragazza, con un ammirevole forza d’animo e determinazione, riesce a diplomarsi e si iscrive all’università di pedagogia di Wurzburg per poter coronare il suo sogno di diventare maestra delle elementari.

Purtroppo però il destino ha in serbo per lei ancora molte sofferenze. Nonostante Annaliese prendesse le sue medicine regolarmente inizia in lei un declino psicologico e fisico inarrestabile. La ragazza infatti inizia a strapparsi i vestiti e automutilarsi, mordere i membri della propria famiglia, mangiare insetti di vario genere e un giorno arriva persino a staccare e ingurgitare la testa di un uccello morto. Anneliese sembrava una ragazza schizofrenica con un disturbo bipolare, in alcuni momenti si comportava come una bestia che voleva distruggere tutto, in particolare i simboli religiosi, in altri esprimeva profonda disperazione chiedendo aiuto ai suoi familiari. Anneliese sosteneva di vedere volti demoniaci in tutte le persone che la circondavano. Lei stessa credeva che queste visioni, sempre più spesso associate a voci che affermava di sentire, erano il segno di una possessione diabolica. Forse i momenti più terrificanti per lei avvenivano durante le notti. La ragazza rimaneva paralizzata sul letto con gli occhi aperti a fissare il soffitto, senza riuscire a dire una sola parola: le sembrava d’esser sopraffatta da una forza sovrumana che la opprimeva, la incatenava, cercava di soffocarla e sempre più spesso udiva quelle voci orrende e spettrali.

I genitori di Anneliese nell’estate del 1973 incontrano diversi sacerdoti, tra cui padre Ernst Alt, per richiedere loro di effettuare un rituale di esorcismo sulla figlia, richiesta che viene però rifiutata a favore del trattamento medico. Ma la medicina continuava a non dare risultati e mentre le condizioni di Anneliese peggioravano sempre di più, Ernst Alt si rese conto che il caso era serio e chiese al vescovo di Wurzburg, Josef Stangl, il permesso di procedere con l’esorcismo. Dopo averla ufficialmente dichiarata posseduta nel settembre 1975, il Vescovo Josef Stangl scelse come esorcisti il pastore Ernst Alt e padre Arnold Renz che eseguiranno il cosiddetto “Grande Esorcismo” dal 24 settembre 1975 al 30 giugno 1976 per tre volte alla settimana. Durante le varie sedute furono fatte parecchie foto e venne registrato anche un nastro di circa un’ora e mezza in cui si sente Anneliese parlare con voci demoniache e in più lingue tra cui il latino, il greco, l’aramaico e altre lingue morte. Come riporterà Padre Roth, durante i rituali gli occhi della ragazza diventavano completamente neri, aggrediva con furia i sacerdoti, spezzava qualsiasi Rosario le si porgesse e si arrampicava sui muri emettendo suoni mostruosi.

Nei momenti di lucidità Anneliese non faceva altro che pregare e le continue genuflessioni le causarono la rottura di entrambe le ginocchia. Durante questo periodo perse molto peso perché si rifiutava di mangiare e bere e diceva che erano i demoni a impedirglielo, questo portò ad un ulteriore indebolimento del suo corpo già martoriato dalle lesioni autoinflitte. Le atroci sofferenze che Annaliese era costretta a sopportare sono indescrivibili ed è questo uno dei motivi per cui questo caso viene ricordato come il più feroce della storia e non è da meno dato che gli esorcisti dichiararono che si manifestarono sette demoni tra cui Lucifero stesso. La vita di questa povera ragazza volge al termine e si racconta che qualche giorno prima di morire le apparì la vergine Maria, la quale le diede la scelta di continuare con queste sofferenze e fare penitenza per poter salvare i peccatori o essere liberata da questo male nell’immediato. Annaliese scelse la via ardua della sofferenza per poter espiare i nostri peccati e qualche giorno dopo morì. Una delle sue ultime frasi sul punto di morte fu questa:

Ho voluto soffrire per altre persone in modo che non finiscano all’inferno. Ma non avrei mai pensato che sarebbe stato così spaventoso, così orribile

Ancora oggi si discute su questa storia, alcuni ritengono che la ragazza non fosse posseduta ma che avesse dei seri disturbi psicologici e che i genitori della ragazza e i sacerdoti sono dei criminali per aver permesso tutto ciò. Il fatto su cui bisogna senz’altro riflettere, però, è la forza d’animo che Annaliese dimostrava e che nonostante questi disturbi sia psicologici che fisici non si è mai arresa e coltivava ancora il sogno di fare l’insegnante. Infine se ne è andata lottando con tutte le forze morendo il primo luglio del 1976, all’età di soli 23 anni, sotto atroci sofferenze!

 
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Pubblicato da su 19 ottobre 2014 in Maledizioni e possessioni

 

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CASO 29: Anneliese Michel – Un esorcismo scioccante

Il caso di Anneliese Michel: l’esorcismo più scioccante mai eseguito nella storia!

 
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Pubblicato da su 19 ottobre 2014 in Maledizioni e possessioni

 

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SCOPERTA 29: Il motore a curvatura di Star Trek si può realizzare!

SCOPERTA 29: Il motore a curvatura di Star Trek si può realizzare!

1966 – Anno in cui la USS Entrerprise spicca per la prima volta il volo inoltrandosi la dove nessun uomo è mai giunto prima. La serie televisiva Star Trek è divenuta negli anni a venire tra le più popolari nella storia della televisione e la cosa che affascinava, e affascina ancora oggi, è la possibilità di avere un mezzo capace di visitare qualsiasi angolo dell’universo in pochissimi istanti. Nel telefilm tale possibilità era garantita dall’ormai famosa “Velocità a curvatura”.

Fantascienza? Per ora si, ma come la storia ci insegna a volta la scienza supera la fantascienza. Difatti secondo Harold White, fisico della NASA e specialista nei sistemi di propulsione di nuova generazione, sarebbe possibile, almeno teoricamente, costruire veicoli spaziali capaci di solcare il cosmo a velocità superiori a quelle della luce. Ma, come ci insegna la teoria della relatività generale di Einstein, è impossibile raggiungere ne tanto meno superare questa velocità, ma a detta di White ci sarebbe il trucco.

Infatti il fisico conferma che nessun corpo può viaggiare a velocità superiori a quelle della luce ma lo spazio si può contrarre ed espandere a qualsiasi velocità. Un’astronave dotata di motore a curvatura potrebbe quindi piegare in qualche modo lo spazio circostante accorciando le distanze ma muovendosi comunque localmente a velocità inferiori a quelle della luce e quindi senza violare le teorie di Einstein. Dunque in un paio di settimane si potrebbe raggiungere Alpha Centauri, distante dalla Terra poco più di 4 anni luce.

Purtroppo, secondo una prima stima, occorrerebbe una quantità di energia pari a quella della massa di Giove per viaggiare con questa tecnologia. Ma in seguito White ha scoperto che alcune variazioni nella geometria del motore a curvatura potrebbero ridurre di centinaia di ordini di grandezza l’energia necessaria alla sua attivazione. Il fatto incredibile è che le equazioni di campo hanno dimostrato, sulla carta, la validità di questa teoria. Ora non ci resta che aspettare la pratica.

 
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Pubblicato da su 14 ottobre 2014 in Scoperte & Teorie

 

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L’incredibile storia di Pier Fortunato Zanfretta e i suoi incontri ravvicinati del quarto tipo

L’incredibile storia di Pier Fortunato Zanfretta e i suoi incontri ravvicinati del quarto tipo

Siamo soli nell’universo? Una domanda che ancora oggi non ha ricevuto una risposta definitiva anche se sembra assurdo ipotizzare che il nostro pianeta possa essere l’unico abitato in tutto l’universo. Per darvi un’idea delle dimensioni del cosmo considerate che ci sono più stelle nel cielo che granelli di sabbia sulla terra. Dunque, a fronte di questa considerazione, è praticamente impossibile anche solo pensare di essere soli.

Ma esiste una domanda ancor più intrigante: siamo mai stati visitati da una qualche civiltà tecnologicamente avanzata? Nel corso della sua storia, l’uomo è stato testimone di svariati avvisamenti di oggetti non identificati nel cielo e non solo a partire dagli anni 40 del 900, dopo il famoso incidente di Roswell, ma si hanno testimonianze risalenti anche a centinaia se non migliaia di anni fa. C’è chi pensa che una delle prime prove scritte di avvistamenti UFO siano racchiuse addirittura nella Bibbia, nel famoso Libro di Ezechiele. Ma nel corso degli ultimi 70 anni, gli avvistamenti inspiegabili sembrano essersi moltiplicati esponenzialmente, tant’è che sono stati addirittura classificati e suddivisi in categorie:

  • Incontro del 1° tipo: ossia la visione di un UFO posato a terra a una distanza di non più di alcune centinaia di metri.
  • Incontro del 2° tipo: l’UFO, oltre a essersi posato a terra, deve avere lasciato tracce della sua presenza con segni sul terreno, bruciature su un albero e altro ancora.
  • Incontro del 3° tipo: in questo caso, con l’UFO deve essere avvistata anche un’entità animata.
  • Infine abbiamo l’incontro ravvicinato del  4° tipo: ovvero il rapimento di una persona a bordo di un UFO.

In questo caso ci soffermeremo proprio su quest’ultimo analizzando una storia avvenuta qui in Italia che ancora oggi sembra non avere una spiegazione logica se non proprio quella del rapimento. Ecco la storia di Pier Fortunato Zanfretta.

Zanfretta nasce a Nova Milanese nel 1952 e deve la sua notorietà al fatto di sostenere di avere vissuto, tra il 1978 e il 1981, ben undici episodi di incontro ravvicinato del terzo e soprattutto del quarto tipo. Ora vi racconteremo la sua prima e macabra esperienza.

Nel 1978 Zanfretta prestava servizio presso la cooperativa “Istituto Val Bisagno” di Genova come Metronotte, dunque si dedicava principalmente all’ispezione notturna. Egli era solito seguire con l’auto una strada di circa 50 km per notte percorrendo le frazioni e i comuni di Prato, Bargagli, Torriglia, Montebruno e Rovegno per poi tornare indietro. Questo tragitto lo faceva da ormai molti anni senza aver mai cambiato strada una sola volta. Ma la notte tra il 6 e 7 dicembre 1978 qualcosa cambia. Zanfretta percorre il suo solito giro, ma a metà tragitto invece di percorrere la strada che lo porta a Torriglia, decide di andare a Marzano, una cittadina che visitava sempre e solo al ritorno. Successivamente scende in una valle dove ci sono due ville: Villa “Verde” e Villa “Casa Nostra”.

Arrivato a Villa “Verde” verso mezzanotte, Zanfretta scende dall’auto lasciando il motore e gli abbaglianti accesi dato che in quel posto di notte la luminosità è molto scarsa. Dunque entra in Villa “Verde” per controllare che fosse tutto a posto, dopodiché va sul retro e proprio in quel momento nota qualcosa di strano: quattro luci che si muovevano vicino alla villa che avrebbe dovuto controllare subito dopo.

A questo punto Zanfretta comincia a preoccuparsi dato che pensava ci fossero dei ladri dentro la casa. Corre così verso la macchina, prende il microfono e comunica alla sala operativa il suo avvistamento avvisando della probabile presenza di ladri in Villa “Casa Nostra”. In quello stesso istante tutte le luci della vallata si spengono improvvisamente, si spengono anche il motore e le luci dell’auto. Zanfretta pensando ad un guasto prende la sua pila e si avvia a piedi verso Villa “Casa Nostra” non sapendo che di li a poco la sua vita cambierà in maniera radicale.

Mentre Zanfretta si avvicina alla casa, la paura prende sempre più possesso del suo corpo. Quando raggiunge la villa le quattro luci si spostano improvvisamente sul retro. Zanfretta le segue e sempre pensando che fossero ladri prende in mano la pistola e spegne la pila. Ad un certo punto riceve una grossa spinta da dietro che lo fa cadere nel giardino della villa. Senza ancora aver realizzato chi o cosa l’avesse spinto, prende la pila e la punta dietro di se. La prima cosa che nota sono due piedi enormi e mano a mano che fa luce su questo essere nota subito che non è umano. Infine quando punta la luce sulla faccia di questa misteriosa entità, Zanfretta sviene dalla paura.

La descrizione che Zanfretta farà in seguito ai carabinieri è di un essere umanoide alto circa tre metri con la pelle squamosa dalle sfumature verdi. Braccia muscolose, otto dita per mano e ognuna di esse presentava alle estremità delle ventose. Continua la descrizione dicendo che sul petto c’era una sorta di rombo con disegnato all’interno un simbolo che ricordava una “A”. Infine descrive la testa dell’essere dicendo che era gigantesca e dalla sua sommità si potevano vedere le vene che pulsavano. Al posto delle orecchie aveva tre spuntoni e gli occhi si presentavano di forma triangolare e gialli. Il naso era composto da soli due buchi e davanti aveva una specie di retina che emetteva una strana luce a intermittenza.

Ma la macabra avventura di Zanfretta non si fermerebbe all’incontro con questa misteriosa entità. Infatti egli afferma che subito dopo due di quegli esseri lo hanno prelevato portandolo sul loro mezzo che stazionava nel cielo. Continua dicendo che dopo averlo trasportato in una stanza, lo hanno disteso su un letto d’acciaio e in quel momento i suoi vestiti avrebbero cominciato a staccarsi da soli. A quel punto uno strano macchinario con sei lunghe punte di vetro scende dal soffitto perforando Zafretta alle gambe, ai fianchi e alle spalle, egli afferma di non aver sentito dolore e subito dopo ha notato il sangue fluire in queste punte di vetro, entrare nel macchinario sul soffitto per poi rientrare nel suo corpo. A questo punto della storia i ricordi di Zanfretta vengono meno e afferma di essersi svegliato circa due ore dopo nello stesso posto dove era stato prelevato. Dopo questa esperienza Zanfretta, terrorizzato, corre verso l’automobile per chiamare la sala operativa e chiedere aiuto. Qualche minuto dopo viene raggiunto da alcuni colleghi e insieme scendono in città. Fino a questo momento, tutto pareva essere stato solo un brutto scherzo giocato dalla stanchezza che il lavoro del Metronotte può causare.

Ma il giorno dopo Zanfretta fu convocato dai Carabinieri nel luogo dove era stato fatto l’incontro ravvicinato, arrivato sul posto viene subito accolto dal brigadiere, nonché amico di vecchia data, Antonio Nucchi che chiede a Zanfretta cosa fosse accaduto la scorsa notte. Egli spiega che probabilmente il tutto era stato causato dalla stanchezza e racconta l’intero accaduto. Dopodiché i carabinieri decidono di riportare Zanfretta a Villa “Casa Nostra” e una volta arrivati c’erano altri carabinieri che stavano già effettuando un sopralluogo. La prima cosa che Zanfretta notò fu una serie di grosse impronte di circa 50 centimetri nell’erba del giardino. Inoltre una parete di vetro della villa era stata completamente sfondata e il muro adiacente ridotto in polvere. Infine il prato presentava una grossa sagoma a forma di ferro di cavallo come se qualcosa vi fosse stato appoggiato per lungo tempo. Ma il fatto sorprendente è che quando il brigadiere Antonio Nucchi fece delle indagini accertò che 52 persone quella notte, in quelle ore e in quella località, avvistarono un enorme disco volante luminoso volteggiare nel cielo per poi atterrare. Tra le persone che fecero questo avvistamento c’era addirittura il sindaco di Torriglia.

Questa esperienza per Zanfretta fu solo l’inizio di un’odissea durata ben 4 anni con 11 rapimenti. Infatti egli stesso afferma di essere stato più volte prelevato da questi esseri nel corso della notte e trascorreva diverse ore sulla loro astronave in balia di esperimenti vari. In un paio di volte è stata proprio la sala operativa ad accorgersi che qualcosa non andava in quanto il silenzio radio di Zanfretta durante le sue ispezioni pareva molto strano. In questi casi gli stessi colleghi, non avendo sue notizie da ore, si recavano a cercarlo, trovandolo sempre in stato di shock nel luogo del suo ultimo contatto radio. La cosa strana è che il metronotte, nonostante le condizioni meteo erano molto rigide, pareva sempre estremamente accaldato e sudato soprattutto nella testa. Anche la carrozzeria dell’auto si presentava molto calda.

Zanfretta non ricordava mai immediatamente l’accaduto e i suoi ricordi erano quasi sempre annebbiati. Proprio per questo motivo venne sottoposto a decine e decine di sedute di ipnosi regressiva in tutto il mondo dove non ha mai neanche una volta mostrato un segno di contraddizione. Egli rivelava sempre gli stessi macabri dettagli delle sue esperienze. Gli psicanalisti che lo sottoposero a queste sedute, affermarono che le dichiarazioni circa tali eventi rese durante lo stato ipnotico sarebbero state fatte in buona fede. La storia di Zanfretta, come quella di altri contattisti, risulta a tutt’oggi non verificabile anche se in coincidenza con alcuni dei suoi rapimenti, i residenti del posto segnalarono diversi black-out circoscritti, solo un caso?

Infine Zanfretta, per accertare le sue condizioni di salute, fu sottoposto anche a visite presso il reparto neurologico dell’ospedale di San Martino ed è sempre stato riconosciuto come sanissimo di mente. E’ stato accertato inoltre che non è dedito all’uso di bevande alcoliche o sostanze stupefacenti. Questa è la storia più straordinaria e documentata riguardante i rapimenti UFO in Italia anche se ad oggi l’unico che sa la completa verità è solo Pier Fortunato Zanfretta.

Concludiamo questo caso sottolineando un fatto molto bizzarro: durante una delle tante ipnosi, Zanfretta racconta di una notte in particolare che è stato rapito e trasportato a bordo del “disco volante” con tutta l’auto. Qui, parlando con i suoi misteriosi interlocutori, ad un certo punto disse: “…dove siete andati? e a far che cosa sopra la Spagna? Perché? Ma tutti assieme?”. Il fatto curioso è che il giorno dopo questo fatto, il servizio internazionale dell’Ansa trasmise a tutte le redazioni dei giornali italiani che un veterinario spagnolo ha affermato di essere stato seguito da un oggetto volante non identificato mentre si trovava al volante della sua automobile su una strada vicina a Guadalajara, in Spagna. Coincidenze?

Per ulteriori informazioni:

 
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Pubblicato da su 13 ottobre 2014 in Contatti exraterrestri

 

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CASO 28: Pier Fortunato Zanfretta – Un incredibile incontro ravvicinato

Uno dei casi più documentati al mondo di incontri ravvicinati del quarto tipo. Ecco la storia di Pier Fortunato Zanfretta

 
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Pubblicato da su 13 ottobre 2014 in Contatti exraterrestri

 

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