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La spedizione più terrificante della storia: Spedizione Dyatlov

28 Set
La spedizione più terrificante della storia: Spedizione Dyatlov

I Monti Urali, le più antiche catene montuose esistenti al mondo. Nella storia, sono stati luogo di eventi bizzarri, misteriosi e raccapriccianti. Ricordiamo infatti il recente episodio avvenuto nel febbraio del 2013 quando quasi 1.000 persone sono rimaste ferite a causa di un meteorite esploso da qualche parte proprio negli Urali. Ma l’episodio più terrificante è avvenuto nel 1959, sempre a febbraio ed è un enigma irrisolto tutt’oggi, stiamo parlando del caso dell’incidente della spedizione Dyatlov.

Tutto inizia nel gennaio del 1959 quando un gruppo di giovani sciatori intraprese un’escursione sul Kholat Syakhl, uno dei monti degli Urali settentrionali, comunemente noto come la “Montagna Morta” per la totale assenza di vegetazione. Il gruppo, guidato da Igor Dyatlov, era composto da sette uomini e due donne. La maggior parte di loro erano studenti e neolaureati dell’Istituto Politecnico degli Urali e tutti avevano alle spalle esperienza sia di lunghe escursioni sugli sci che di spedizioni di montagna, e questo renderà ancora più misterioso ciò che accadrà di li a poco.

Il loro obiettivo era quello di raggiungere a piedi le pendici dell’Otorten e grazie ai diari e alle macchine fotografiche ritrovati attorno al loro ultimo campo è stato possibile ricostruire il percorso della spedizione.

  • 27 gennaio: Il gruppo si mette in marcia da Vižaj verso l’Otorten.
  • 31 gennaio: Arrivano sul bordo di un altopiano e iniziano a prepararsi per la salita.
  • 1° febbraio: Gli escursionisti cominciano a percorrere il passo e pare che avessero progettato di valicarlo accampandosi per la notte successiva dall’altro lato, ma a causa del peggioramento delle condizioni climatiche, che scaturì nell’inizio di una tempesta di neve, la visibilità calò di molto e fece loro perdere l’orientamento. Essi quindi deviano verso ovest, verso la cima del Kholat Syakhl. Quando capiscono che stavano sbagliando strada, decidono di fermarsi e accamparsi per la notte sul pendio della montagna che avevano raggiunto, in attesa che le condizioni climatiche migliorassero. Ed è proprio in questa notte che per la spedizione inizierà un’avventura agghiacciante, un’avventura che ancora oggi non si conosce con precisione, ma a giudicare dalle conseguenze, qualunque cosa fosse, si scatenò il delirio.

Il gruppo aveva concordato che non appena fossero rientrati a Vižaj, Djatlov avrebbe comunicato via telegrafo con la loro associazione sportiva. La data prevista era il 12 febbraio, ma quando passò quel giorno, nessuno reagì alla mancata comunicazione, dato che i ritardi nelle spedizioni sono una cosa piuttosto normale. Ma i giorni passarono e la preoccupazione dei parenti si faceva sempre più pressante fino a quando arriva il 20 Febbraio, giorno in cui si organizza una prima spedizione di soccorso composta da studenti e insegnanti volontari. Solo in un secondo momento vennero coinvolti anche la polizia e l’esercito che avevano a disposizione aeroplani ed elicotteri per ricerche più efficaci.

Passarono sei giorni dalla partenza dei soccorritori quando, il 26 febbraio, fu trovato il campo dei giovani escursionisti. I soccorritori si trovarono davanti ad una scena inquietante: la tenda ad un primo sguardo sembrava intatta nella sua struttura, ma la stoffa aveva dei grossi squarci fatti dall’interno, come se ci fosse stata una fuga repentina. Dentro infatti non c’era nessuno, ma la cosa più strana erano le attrezzature e le scarpe del gruppo presenti ancora nella tenda. Mano a mano i soccorritori si guardavano intorno, le cose che scoprivano si facevano sempre più inquietanti, difatti trovarono una serie di impronte nella neve e presto ci si rese conto che le tracce erano state lasciate da almeno 8 persone in fuga a piedi nudi o con una sola scarpa. Cosa ha potuto spingere gli occupanti della tenda ad avventurarsi senza scarpe nella neve ad una temperatura di -24° C?

Le ricerche si facevano sempre più serrate e si scoprirono due serie di orme che si dirigevano giù per un pendio, verso una zona densamente boscosa. I soccorritori le seguirono fino a quando si imbatterono in una scena a dir poco raccapricciante: i corpi congelati di due membri del team, entrambi nudi e scalzi. Le successive indagini forensi rivelarono brandelli di pelle nella corteccia degli alberi circostanti i corpi, indicando che i due avevano tentato freneticamente di scalare l’albero, come se volessero fuggire da qualche imminente pericolo. Gli investigatori pensarono subito ad un attacco di qualche bestia ma il fatto che non ci fossero tracce evidenti di animali, unito al fatto che i corpi erano praticamente intatti, non ha fatto altro che aumentare lo sconcerto.

Ma per i soccorritori gli orrori non erano ancora finiti. Infatti tra gli alberi e la tenda furono trovati i corpi di altri tre escursionisti, tra cui quello di Dyatlov. I corpi erano lontani l’uno dall’altro e quello di Dyatlov fu trovato sulla schiena: con una mano si era aggrappato ad un ramo, mentre con l’altro braccio sembrava proteggersi la testa da un qualche aggressore sconosciuto. Gli ultimi quattro escursionisti furono cercati per più di due mesi e vennero infine ritrovati il 4 maggio, sepolti sotto quattro metri di neve in una gola scavata da un torrente all’interno del bosco.

Dunque tutti i membri della spedizione erano morti per ipotermia, ma le indagini successive sollevarono una serie di domande. Perché i ragazzi avevano lasciato il calore e la sicurezza del loro rifugio? Perché si sono avventurati all’esterno nudi? E ancora, perché non hanno tentato di recuperare la loro attrezzatura dopo aver lasciato il campo? A complicare un quadro già contorto, furono le autopsie sui cadaveri che rilevarono le seguenti stranezze:

  • Due dei membri del gruppo avevano i crani fratturati.
  • Altri due, tra cui una delle donne, avevano la gabbia toracica gravemente fratturata, come se fossero stati travolti da qualcosa, senza però presentare ferite esterne.
  • Una delle due donne era priva della lingua.
  • E il fatto più sconcertante di tutti: l’abbigliamento degli escursionisti presentava un altissimo livello di contaminazione radioattiva.

A fronte di tutto ciò, il verdetto finale fu che tutti i membri del gruppo erano morti a causa di una potente “forza sconosciuta”. L’inchiesta fu ufficialmente chiusa nel maggio 1959 per assenza di colpevoli. Secondo alcune fonti i fascicoli furono mandati in un archivio segreto e le fotocopie del caso furono rese disponibili solo negli anni novanta seppur con qualche parte mancante. Probabilmente nessuno verrà mai a conoscenza della verità, ne noi, ne i parenti delle vittime.

Infine, c’è una curiosità che riguarda un altro gruppo di escursionisti che si trovava a circa 50 km a sud del luogo dell’incidente. Il gruppo riferì che quella notte avvistarono delle strane sfere arancioni verso nord, proprio dove si trovava il gruppo di Dyatlov. Ma il fatto ancor più strano è che sfere simili furono osservate anche nelle zone limitrofe nel periodo tra febbraio e marzo 1959 da vari testimoni, tra cui il servizio meteorologico e membri dell’esercito. Alcuni resoconti infine suggeriscono che nella zona si trovavano molti rottami di metallo. Tutto ciò porta a sospettare che l’esercito avesse utilizzato l’area per manovre segrete e che sia stato interessato a un insabbiamento?

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2 commenti

Pubblicato da su 28 settembre 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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2 risposte a “La spedizione più terrificante della storia: Spedizione Dyatlov

  1. Silvia Puhek

    11 giugno 2015 at 20:02

    Buonasera, mi interessano molto questi casi e, dopo aver letto in rete tutti i vari resoconti dell’incidente, azzarderei un’ipotesi per spiegare perchè questi 9 ragazzi sono usciti nella notte di corsa e mezzi svestiti per poi morire di freddo (e altro) nel corso di pochi giorni successivi. Ho analizzato in sequenza:
    1) le personalità dei 9 ragazzi, studenti e laureati di un Istituto Politecnico, amanti della natura e appassionati di escursioni, poco inclini a fantasticare, ma piuttosto a ricercare spiegazioni scientifiche per ogni aspetto strano si presentasse ai loro occhi;
    2) l’aspetto finale dei corpi, così come sono stati ritrovati, nei 3 gruppi in cui si sono divisi ante mortem;
    3) l’ultima foto scattata prima di lasciare la tenda;
    4) le cronache riportate dei funerali, in cui si diceva che le bare erano ermeticamente chiuse e i familiari avevano timore di avvicinarsi;
    5) il fatto che in quei giorni proprio sopra il Cholat Sjakhl si siano viste nella notte strane sfere luminose;
    6) il fatto che le indagini “ufficiali” siano partite molti giorni dopo che i militari avevano effettuato delle accurate indagini sul posto (cosa testimoniata anche da Jurij Judin, il quale affermò che sul posto era stato trovato un oggetto tipicamente militare, mi sembra una calza o un guanto, e che i ragazzi erano tutti con la pelle molto molto scura e i capelli crespi e come bruciati).
    7) il fatto che su tutti i vestiti e i corpi dei ragazzi sono state rinvenute tracce molto forti di radioattività.

    Secondo me questi 9 giovani ad un certo punto della notte, mentre dormivano nella tenda, si devono essersi svegliati per qualcosa di insolito (luci nella notte, rumori strani probabilmente), uno di loro ha scattato quella foto (in cui si intravede una luce non identificata di forma rotondeggiante attraverso la tenda), e, quello che li ha fatti decidere di scappare più in fretta che potevano e senza vestirsi è stato proprio il fatto che – essendo studenti e conoscendo benissimo gli effetti delle radiazioni sul corpo umano – si sono visti nel giro di pochi secondi cambiare il colore della pelle e dei capelli. a quel punto non sapevano cosa si stava avvicinando alla tenda, ma certo quel qualcosa li avrebbe uccisi subito se non fossero usciti immediatamente. E sono usciti ovviamente dalla parte opposta a quella in cui c’era l’entrata, perchè lì fuori c’era quella luce radioattiva, tagliando la tenda. In quel momento, essendo tutti bruciati, non devono aver sentito neppure il freddo. Essendo studiosi hanno avuto comunque la prontezza, anche in circostanze terribili, di dividersi in 3 gruppi, per poter fornire qualche ulteriore dettaglio o appunto sul caso. Il primo si è diretto verso un gruppo di alberi e ha cercato di “controllare” la/le luci, per vedere se fosse stato ragionevolmente possibile pensare di ritornare per pochi attimi alla tenda per recuperare i vestiti. Purtroppo questo non è stato possibile, i ragazzi sono morti di freddo e gli altri – che erano ancora vivi – sono ritornati e si sono impadroniti dei loro vestiti. Il secondo gruppo ha cercato anch’esso di tornare in prossimità della tenda (sono state ritrovate alcune loro tracce che indicavano le due direzioni andata/ritorno) ma, senza scarpe ed equipaggiamento, sono scivolati, probabilmente hanno cercato di aiutarsi a vicenda ma ad un certo punto sono morti di freddo. E’ l’ultimo gruppo che presenta il mistero a mio avviso più affascinante, se così si può dire, in quanto non si riesce a comprendere come sia stato possibile riportare quei traumi interni senza segni esterni sul corpo, addirittura una ragazza aveva la lingua tagliata e mi sembra fosse priva dei bulbi oculari all’atto del rinvenimento. Uno degli ultimi sopravvissuti inoltre è stato trovato nell’atto di coprirsi il capo, come a voler difendersi da qualcosa. Qui mi prendo la briga di “fantasticare”, vista la molteplicità di avvistamenti luminosi in quella notte in quel luogo e visto che perfino i militari si sono scomodati ad effettuare delle ricerche in via ufficiosa, prima della ricerca ufficiale effettuata una decina di giorni dopo. Credo che possano essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato e pertanto si siano trovati in pieno difronte a degli ufo, con le conseguenze letali che ciò ha prodotto per la radioattività. Non so se poi siano stati seguiti e terminati, con quelle lesioni a livello di organi interni, in modo che non potessero sopravvivere. Sta di fatto che ormai è risaputo e testimoniato in tutto il mondo con decine di casi che la vicinanza a certi veicoli spaziali provoca sui nostri corpi gli esiti di esposizioni a radioattività. Non dimentichiamo infine che nel Sudamerica è abbastanza comune rinvenire i corpi del bestiame con la mancanza di parte o tutti i tessuti molli, tipo organi genitali, lingua, occhi, dopo la presenza nel cielo di sfere luminose non identificate.
    Non credo perciò affatto a quello che ha ipotizzato Donni Eichar nel 2014, semplicemente perchè quei ragazzi erano studiosi, inoltre erano avvezzi agli eventi atmosferici di quei luoghi ed escursionisti provetti, non avrebbero perciò reagito con quella velocità scappando fuori dalla tenda seminudi a 40 sotto zero.
    Per lo stesso motivo non credo neppure alla spiegazione apparsa recentemente alla TV su un big foot che avrebbe causato quello scempio dei loro corpi, mutilandoli e privandoli solo della lingua e degli occhi, causando inoltre traumi interni (rottura delle costole con perforazione del cuore) e frattura di ossa craniche senza che all’esterno fosse visibile alcunchè. Non si capirebbe inoltre perchè questo big foot – ammesso che non sia una bufala e che si tratti un animale in carne ed ossa – avrebbe dovuto davanti a tutto questo ben di dio accontentarsi di cibarsi solo di una lingua e degli occhi. Infine ogni animale scappa davanti a tutto ciò che ritiene di non poter dominare e le sfere luminose nel cielo di quella notte, viste da decine di testimoni, sicuramente non l’avrebbero fatto rimanere lì, visto che si continua a dire che si tratta di animali molto schivi, che rifuggono dai contatti umani, figurarsi allora da contatti con gli ufo.
    Forse un giorno si saprà cosa c’era veramente nel cielo la notte in cui i 9 ragazzi russi sono stati investiti da radioattività in dosi massicce.

     

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