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L’esperimento più controverso della Marina americana? L’esperimento Philadelphia

01 Set
L’esperimento più controverso della Marina americana? L’esperimento Philadelphia

Negli ultimi anni sono venuti alla luce alcuni avvenimenti dai quali emerge che il governo americano, in passato, forse non è sempre stato esplicito in merito ad alcuni progetti che ha portato avanti. C’è anche chi ipotizza che tali avvenimenti potrebbero far parte di un complotto organizzato tuttora in corso. E’ vero che durante la seconda guerra mondiale la Marina ha tentato di costruire una nave invisibile portando al successo tale esperimento e che successivamente la nave sia riapparsa in un altro porto a centinaia di chilometri di distanza? E non solo distante nello spazio ma anche nel tempo? Stiamo parlando del famoso Esperimento Philadelphia.

Questo esperimento ha dell’incredibile, ma se è stato condotto veramente, gli uomini dell’equipaggio ne erano al corrente o sono stati usati come cavie inconsapevoli? C’è chi pensa che alcuni ricercatori si siano sostituiti a famosi scienziati per portare avanti ricerche segrete sui viaggi temporali senza mettere al corrente i partecipanti. Inoltre, proprio in quel periodo, Einstein avrebbe completato la teoria del campo unificato, o teoria del tutto, e insieme ad altri matematici raggiunse l’equazione che avrebbe dato accesso all’invisibilità.

Tutto inizia nel Gennaio 1956 quando un ex insegnate universitario di matematica, Morris K. Jessup, particolarmente interessato alla teoria del campo unificato di Einstein, riceve una lettera proveniente da un uomo che si firmava Carlos Miguel Allende o Carl Allen. In questa lettera Allen confermeva a Jessup la validità della teoria del campo unificato e che la marina americana l’aveva già sperimentata su un cacciatorpediniere il 28 ottobre 1943 facendolo scomparire insieme a tutto il suo equipaggio. La nave scomparve dal molo di Filadelfia e solo qualche minuto dopo ricomparve nel molo di Norfolk in Virginia, per poi scomparire di nuovo tornando al molo di Filadelfia in pochissimi minuti. Il fatto più sconcertante è che i due porti distano tra loro più di 600 chilometri. A fronte di tutto ciò non è chiaro se Jessup fece ulteriori indagini, il suo coinvolgimento in questa storia terminò il 20 aprile 1959 quando venne trovato morto dentro la sua auto in Florida. Apparentemente si trattava di suicidio ma la sua famiglia e i suoi amici contestarono questa ipotesi. Probabilmente è stato considerato da qualcuno una persona alquanto scomoda per aver indagato troppo sull’Esperimento Filadelfia e di consguenza è stato tolto di mezzo. La Marina, pur continuando a negare l’esperimento, improvvisamente cominciò ad interessarsi di chiunque chiedesse della USS Eldridge, la presunta nave coinvolta nell’esperimento.

Ma che cos’era esattamete l’Esperimento Filadelfia e perché la Marina americana aveva deciso di portare avanti quella ricerca? Lo scopo dichiarato era quello di rendere una nave invisibile ai radar ma lo scopo che molti ritengono sia quello vero e occultato era l‘invisibilità totale. Nel 1943, negli Stati Uniti, l’interazione ipotizzata da Einstein tra elettricità, gravità e magnetismo sembrava adattarsi al concetto di mimetizzazione elettronica. Ma l’attuazione pratica di questa teoria richiedeva il contributo di un altro grande scienziato dell’epoca morto anche lui in circostanze molto misteriose: Nikola Tesla. Egli si interessò al progetto e ne divenne direttore lavorando insieme ad Einstein, abbandonò però il tutto nel 1942 e venne sostituito da un’altra leggenda: il dottor John Von Neumann.

Dapprima l’esperimento si chiamava progetto Rainbow ma poi venne reso segreto e diviso in due fasi. Dal punto di vista dell’invisibilità la prova andò molto bene ma l’effetto sui marinai che erano a bordo fu devastante, alcuni si ammalarono, altri rimasero totalmente disorientati. Successivamente prese il via la seconda fase imbarcando un equipaggio più due scienziati. Tutto quello che abbiamo appena raccontato lo sappiamo grazie ad una persona: Alfred Bielek, il cui vero nome è Edward Cameron, era lui uno dei due scienziati a bordo, l’altro era suo fratello, e ovviamente conferma il vero scopo dell’Esperimento Philadelphia, la sua vita oggi è oggetto di accesi dibattiti.

Cameron nacque il 4 agosto 1915 a Bayshore, nel Long Island. Nel 1932 andò a Princeton dove conobbe Von Neumann. Cameron si laurea in fisica ad Harvard e successivamente venne reclutato dalla marina americana insieme a suo fratello, anch’egli laureato in fisica, per lavorare al progetto dell’invisibilità. Proprio in questo periodo conobbe Einstein e Tesla che seguivano con interesse le fasi di avanzamento del progetto. Ma come ha fatto Ed Cameron a diventare Al Bielek? Tutto avrebbe inizio durante la seconda fase del progetto che si dice abbia avuto luogo in mare aperto. Ed e suo fratello salirono a bordo della USS Eldridge in veste di scienziati sapendo solo che si trattava di un esperimento per l’invisibilità ai radar, questo il suo racconto:

Io e Duncan vedemmo i tubi di elettroni scintillare in modo strano, poi si verificarono delle scariche, la radio era fuori uso e cercammo invano di intervenire sul quadro di controllo, dopodiché decidemmo di uscire ma sul ponte le cose erano ancora peggio, c’era nebbia verde ovunque, i marinai vagavano qua e la totalmente disorientati, quasi sul punto di impazzire. Non potevamo contattare nessuno a terra. Decidemmo quindi di gettarci in mare ma non arrivammo mai in acqua, la sensazione era quella di cadere in un tunnel e dopo un paio di minuti ci ritrovammo in una base militare, improvvisamente un elicottero ci puntò addosso un fascio di luce, noi non sapevamo che cosa fosse un elicottero in quanto questi velivoli erano ancora in fase sperimentale durante gli anni 40. Subito dopo arrivò la polizia militare portandoci via e scaraventandoci in un ascensore, scendemmo di parecchio e all’apertura delle porte una persona anziana si presentò a noi come il dottor Von Neumann.

Quello non era il 1943, bensì il 1983, dunque ci troviamo di fronte ad un vero e proprio viaggio nel tempo. Successivamente Von Neumann disse che era tutto sotto controllo e che potevano tornare nel 1943 per distruggere l’apparecchiatura, così fecero e le cose cominciarono ad andare a ritroso, alla fine si ritrovarono dove l’esperimento ebbe inizio. Molti membri dell’equipaggio si trovarono disorientati, alcuni morirono di infarto, ma la visione più orripilante per Cameron fu quella di vedere alcuni marinai fusi e inglobati nell’acciaio della nave, tra cui anche suo fratello. E’ dunque possibile che una nave della marina americana abbia vissuto tutto questo? Comunque stiano le cose i testimoni sono soltanto due: Carl Allen, le cui lettere a Jessup hanno dato il via a tutta la ricerca, e Al Bielek che al momento dell’Esperimendo Phildelphia si chiamava Ed Cameron. Sicuramente i racconti di quest’ultimo hanno generato non poca perplessità e scetticismo.

Infine sottolineiamo che Allen, nella sua lettera, fa riferimento a un giornale di Philadelphia in cui si parla di uno strano fatto avvenuto in un bar del porto. Secondo l’articolo tre marinai sono apparsi nel bar dal nulla e che poi se ne erano andati com’erano comparsi. Una bufala che guarda caso coincide con i presunti fatti dell’Esperimento Philadelphia?

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Pubblicato da su 1 settembre 2014 in Casi macabri e misteriosi

 

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